Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Theodore McCarrick

  • Abusi, i vertici dei vescovi Usa incontreranno il Papa giovedì 13 settembre

    Abusi, i vertici dei vescovi Usa incontreranno il Papa giovedì 13 settembre

    Udienza in Vaticano dopo gli scandali con il presidente della Conferenza episcopale DiNardo, il vicepresidente Gómez, il segretario Bransfield. Presente il cardinale O’Malley 

    IACOPO SCARAMUZZI
    CITTÀ DEL VATICANO

    Sulla scia dello scandalo abusi che sta scuotendo in queste settimane la Chiesa statunitense, Papa Francesco riceverà il prossimo giovedì 13 settembre, a mezzogiorno, i vertici della Conferenza episcopale degli Stati Uniti. Lo conferma il portavoce vaticano Greg Burke con una nota diffusa in serata, in cui spiega che nel Palazzo Apostolico saranno ricevuti dal Papa il cardinale Daniel DiNardo, arcivescovo di Galveston-Houston, presidente della Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti d’America, insieme al cardinale Seán Patrick O’Malley, arcivescovo di Boston, presidente della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori. Saranno presenti anche monsignor José Horacio Gómez, arcivescovo di Los Angeles, vicepresidente della medesima Conferenza episcopale, e il segretario generale monsignor Brian Bransfield.

    Nei giorni scorsi la stampa statunitense aveva riportato che il cardinale DiNardo aveva chiesto tempo fa udienza al Papa. La Chiesa degli Stati Uniti è stata confrontata nelle scorse settimane dapprima con il rapporto del Gran Giurì della procura della Pennsylvania, che ha indagato sugli abusi compiuti in sei delle otto diocesi dello Stato negli ultimi settant’anni, poi con l’apertura delle indagini da parte della Procura nelle otto diocesi dello Stato di New York, e infine con lo scandalo del cardinale Theodore McCarrick, arcivescovo emerito di Washington oggi 88enne, trovato colpevole di abusi sessuali a danno di un minore e di diversi seminaristi maggiorenni compiuti nei decenni passati, al centro del “comunicato” dell’ex nunzio negli Usa Carlo Maria Viganò.

    Da oggi fino a mercoledì prossimo il Papa è riunito nella periodica riunione con i nove cardinali che lo coadiuvano nella riforma della Curia romana e nel governo della Chiesa cattolica mondiale. Del cosiddetto C9 fa parte un altro cardinale statunitense, l’arcivescovo di Boston Sean O’Malley, presidente della Pontificia Commissione per la Tutela dei minori che ha svolto la sua plenaria a Roma da venerdì scorso a ieri. La riunione, che si è aperta con le testimonianze di una donna dell’America Latina che da bambina è stata abusata da un sacerdote e della madre di due vittime adulte provenienti dagli Stati Uniti.

    «Le domande che sono emerse negli ultimi mesi», è la conclusione della plenaria riportata in un comunicato diramato domenica sera, «non solo pongono l’attenzione sulla serietà della questione degli abusi, rappresentano anche l’opportunità per porre l’attenzione di tutti sugli strumenti di prevenzione al fine di rendere il futuro diverso dal nostro passato. Il nostro punto di partenza non è indagare i casi particolari ma prevenire per il futuro».

    http://www.lastampa.it/2018/09/10/vaticaninsider/abusi-i-vertici-dei-vescovi-usa-incontreranno-il-papa-nei-prossimi-giorni-4NgFvf3AjeCRhJxmVPyqSP/pagina.html

  • [DOSSIER VIGANÒ] La caccia è aperta

    [DOSSIER VIGANÒ] La caccia è aperta

    Di Marco Tosatti

    Mentre quotidianamente aumenta il numero dei vescovi, in particolare negli Stati Uniti, che chiedono al Pontefice regnante di dire una parola chiara sulla testimonianza dell’arcivescovo Viganò; e mentre – inspiegabilmente – non ha ancora avuto risposta la richiesta di udienza del presidente della Conferenza Episcopale USA, card. Di Nardo, Church Militant, un sito di cattolici Usa molto attivo e documentato ha scritto che è cominciata la caccia all’ex Nunzio da parte degli agenti della sicurezza della Santa Sede.

    Chi è interessato all’articolo può leggerlo QUI. Church Militant è particolarmente attiva in questo periodo, ed è a questo sito che si deve la denuncia dell’esistenza di una “pipeline” dalla Colombia agli Stati Uniti per importare sacerdoti rifiutati dai seminari del Paese perché omosessuali. Una connection che aveva il suo terminale a Newark, la sede di McCarrick.

    Vediamo che cosa scrive Church Militant.

    “Secondo fonti all’interno del Vaticano, la Segreteria di Stato della Santa Sede — sotto la direzione del cardinale Pietro Parolin — ha comunicato un’istruzione ai propri servizi di sicurezza interna ed esterna per utilizzare le proprie “risorse di intelligence” per individuare il luogo fisico in cui si trova l’arcivescovo Viganò. Questa richiesta è stata comunicata non solo al fine di prevenire ulteriori danni imprevedibili per l’immagine di Papa Francesco e la Santa Sede sulla scena mondiale, ma anche per ‘preparare il terreno’ per la prosecuzione dell’ex Nunzio per presunti crimini più contro la legge del Vaticano e della Chiesa.”

    L’urgenza con cui si ricerca il luogo fisico in cui si trova l’arcivescovo Viganò è tanto più palpabile poiché, secondo il canone 1507 del codice di diritto canonico e altre norme procedurali e penali della Santa Sede e dello stato della città del Vaticano, l’arcivescovo Viganò non può essere perseguito e tantomeno punito a meno che prima non gli sia data la possibilità di essere ufficialmente notificato per iscritto dei crimini specifici canonici che è sospettato di aver commesso, in modo da avere la possibilità di difendersi contro di essi.

    Come ha segnalato il prof. Roberto de Mattei (Corrispondenza Romana, 5 settembre), le accuse devono essere redatte in un libello accusatorius (denuncia penale canonica) per avere Viganò presumibilmente commesso spergiuro per aver forme di segreto di Stato in violazione  dell’istruzione “Secreta continere” sul segreto pontificio, emessa il 4 febbraio 1974 da John Cardinale Villot, Segretario di Stato di il Vaticano.

    Le norme specifiche di Secreta, che potrebbero essere  toccate, includono:

    Art. I-4 presunta divulgazione delle denunce extragiudiziali ricevuto da lui durante il suo servizio della Santa sede per quanto riguarda i reati contro la fede e morale e il sacramento della penitenza e il processo e la decisione relativi al trattamento di queste denunce per quanto riguarda Theodore McCarrick e altri religiosi a cui fa riferimento Viganò nella sua testimonianza e negli articoli di giornalisti ai quali l’arcivescovo è sospettato di avere diffuso le informazioni classificate;

    Art. I-7 presunta diffusione di segreti del Vaticano conosciuti in virtù del suo ufficio relativi alle nomine dei Vescovi, in particolare per quanto riguarda la nomina di Cdl. Blase Cupich come arcivescovo di Chicago, Illinois;

    Art. I-9 presunta divulgazione dell’ordine elettronicamente crittografato trasmesso dalla Segreteria di Stato all’arcivescovo Viganò per quanto riguarda la nomina di BP. Robert McElroy presso la sede di San Diego, California;

    Art. I-10 per la sua violazione di “business o questioni che sono così gravi in natura che sono vincolate al segreto pontificio dal Sommo Pontefice o un cardinale del Dicastero interessato.”

    Le notizie del Vaticano sull’uso delle sue vaste risorse internazionali per rintracciare e perseguire l’arcivescovo Viganò sono coerenti con le sue affermazioni a Aldo Maria Valli nel loro ultimo incontro: che Viganò “aveva acquistato un biglietto aereo,” che era “in viaggio all’estero”.

    Fin qui Church Militant.

    A questa ricostruzione così precisa possiamo aggiungere alcuni dettagli. Quando, mercoledì 22 agosto l’arcivescovo Carlo Maria Viganò stava per lasciare la mia abitazione, dove avevamo riletto la testimonianza da lui preparata, e avevamo concordato la data di pubblicazione, (domenica, per dare tempo a spagnoli e inglesi di tradurre il testo), in maniera molto naturale gli chiesi: “E adesso dove se andrà, eccellenza?”. Mi rispose: “Non glielo dico, così quando glielo chiederanno non sarà obbligato a dire una bugia”. L’impressione che ricevetti è che sarebbe partito per l’estero. E anche questo sarebbe ragionevole. Il comandante dei Servizi di Sicurezza della Santa Sede, il generale Domenico Giani, proviene dai servizi italiani. È ben probabile che abbia rapporti con essi sia per ragioni d’ufficio che personali. Ed è quindi chiaro che una ricerca dell’arcivescovo sarebbe più agevole sul territorio italiano che altrove. Mons. Viganò mi disse che avrebbe spento il suo cellulare. E anche questo è ragionevole. Più volte abbiamo scritto, in base a informazioni di ottima fonte, che i telefoni e i servizi internet in Vaticano sono sotto controllo. Un controllo che – a quanto ci è stato detto – si estende anche ai cellulari di cui la Santa Sede è titolare, e forse anche a un raggio più ampio. Ora grazie al cellulare la localizzazione di una persona è cosa semplice. E la misura di precauzione primordiale è quella di spegnerlo. Fra l’altro, non dimentichiamo che mons. Viganò è stato Segretario dello Stato della Città del Vaticano, e che di conseguenza ha lavorato a stretto contatto con i Servizi di Sicurezza della Santa Sede (e ha esperienza del loro modus operandi), e con il generale Giani.

    [continua…]

    [DOSSIER VIGANÒ] La caccia è aperta

  • Ramsey: ho cercato di fermare l’ex card. McCarrick per 30 anni, ma nessuno mi ha ascoltato. Ecco la storia.

    Ramsey: ho cercato di fermare l’ex card. McCarrick per 30 anni, ma nessuno mi ha ascoltato. Ecco la storia.

    Padre Bonifacio Ramsey, in questa intervista a Helise Harris, ci racconta tutti i suoi tentativi, fatti nell’arco di trenta anni, di fermare l’ex card. Theodore McCarrick, l’abusatore seriale. Purtroppo, tutti questi tentativi si sono dimostrati vani perché sue lettere sono rimaste sempre senza risposta.

    Riporto ampi stralci dell’intervista, nella mia traduzione.

    Padre Bonifacio Ramsey, l’uomo che quasi 20 anni fa ha segnalato i misfatti sessuali dell’ex cardinale Theohdore McCarrick, ha detto che la Chiesa, pur avendo finalmente agito, non ha fatto abbastanza.(…)

    In un’intervista telefonica con Crux, Ramsey ha detto che “una cosa buona sarebbe laicizzare McCarrick. Mi sembra un modo molto importante per dimostrare che il Papa e tutti gli altri sono seri. Sarebbe un segnale così formidabile della serietà con cui stanno affrontando la questione”.

    Mentre le voci sulla cattiva condotta sessuale di McCarrick con i seminaristi erano note da anni, la notizia delle accuse di abusi sui minori è stata resa pubblica solo a giugno, a seguito di un’indagine interna sulle accuse da parte dell’arcidiocesi di New York e dei successivi articoli del New York Times.

    Papa Francesco in luglio ha tolto la berretta cardinalizia a McCarrick, escludendolo dal Collegio dei Cardinali. Tuttavia, Ramsey ha detto che togliere la berretta rossa “non è niente”, e molto deve essere fatto.

    “Hanno ridotto allo stato laicale i sacerdoti per questo, perché non possono ridurre allo stato laicale McCarrick? (…)

    Da giugno, e specialmente dopo la pubblicazione, il 26 agosto, di una dichiarazione dell’ex ambasciatore del Vaticano negli Stati Uniti, l’Arcivescovo Carlo Maria Viganò, che affermava che Papa Francesco sapeva della cattiva condotta di McCarrick e non ha fatto nulla, “sembra che tutti si stiano agitando”, ha detto Ramsey. (…)

    Ex domenicano, Ramsey ha fatto parte della facoltà del seminario dell’Immacolata Concezione presso la Seton Hall University nel New Jersey durante il periodo di McCarrick come arcivescovo di Newark, dal 1986 al 2000. Ha detto di aver sollevato le prime preoccupazioni al rettore del seminario alla fine degli anni Ottanta dopo aver sentito i seminaristi raccontare come McCarrick condivideva un letto con loro durante le visite notturne presso la sua casa sulla spiaggia.

    “Questo è qualcosa che tutti in seminario sapevano”, ha detto Ramsey, spiegando che all’epoca non sapeva che la cattiva condotta rientrasse nella categoria delle molestie, “Sapevo solo che era sbagliato”.

    Ramsey ha detto che il rettore riconosceva che il comportamento di McCarrick era preoccupante e credeva che qualcosa andasse fatto, ma non è successo nulla.

    “Una specie di intrigo sessuale continuava ad accadere”, ha detto, spiegando che pochi anni dopo, intorno al maggio 1992 o 1993, fu cacciato dalla “voting faculty” del seminario, che autorizza i seminaristi ad avanzare per l’anno successivo, dopo che aveva criticato un seminarista che aveva commesso un comportamento di abuso sessuale con altri seminaristi.

    Dopo le lamentele di Ramsey, questo seminarista, che era vicino a McCarrick, fu espulso dal seminario. Quando Ramsey tornò al campus dopo le vacanze estive, fu informato dal rettore che era stato rimosso dalla “voting faculty” perché “McCarrick sa che non sei d’accordo con lui su certe cose”. Il rettore, ha detto, citava specificamente il seminarista che era stato espulso.

    Quando Ramsey confidò le sue preoccupazioni all’Arcivescovo Thomas Kelly di Louisville, morto nel 2011, Kelly, ha detto, gli disse che non si poteva fare nulla, perché McCarrick “era il capo”, e “ti darebbe un calcio nelle parti basse se ti avvicinassi a lui” per (chiedere chiarimenti) sull’essere stato rimosso dalla “voting faculty”.

    Kelly, ha detto Ramsey, alludeva al comportamento di McCarrick con gli uomini, e diceva: “sappiamo tutti” di quella volta che McCarrick aveva preso un giovane dall’aeroporto, e quell’uomo era il seminarista che era stato espulso. Ramsey ha detto di aver preso il commento “sappiamo tutti” nel senso che tutti i vescovi erano almeno in qualche misura consapevoli del comportamento di McCarrick.

    Ramsey ha detto che dopo la conversazione, mantenne le sue preoccupazioni per lo più per sé stesso e non parlò a nessuno sulla situazione della facoltà del seminario, “ma tutti dovevano sapere della questione”. (…)

    Ramsey ha detto di aver finalmente deciso di scrivere una lettera che descriveva in dettaglio la cattiva condotta di McCarrick all’ambasciatore del Vaticano negli Stati Uniti, l’arcivescovo Gabriel Montalvo, nel 2000, quando McCarrick fu nominato arcivescovo di Washington. Ha detto di essere stato in contatto con Montalvo, che lo esortò a inviare la lettera nonostante i suoi dubbi. Tuttavia, anche se la sua lettera venne ricevuta, Ramsey ha detto di non essere mai stato contattato a riguardo.

    Rivolse nuovamente le sue preoccupazioni al cardinale Edward Egan, allora arcivescovo di New York, nel 2004, dopo aver lasciato l’ordine domenicano per diventare sacerdote diocesano a New York. I due si incontrarono per una conversazione casuale, disse, e ad un certo punto McCarrick si avvicinò.

    Quando confidò le sue preoccupazioni su McCarrick, “Il cardinale Egan chiaramente non voleva sentirne parlare”, ha detto Ramsey. “Sapeva esattamente di cosa stavo parlando. Vedendo come aveva reagito, sapeva esattamente quello che stavo dicendo, e non voleva perseguire sull’argomento”.

    Ramsey ha poi scritto al giornalista Joe Feuerherd nel 2005 dopo aver letto un articolo che Feuerherd aveva pubblicato su McCarrick. Il giornalista, ha detto Ramsey, aveva sentito le stesse voci sul comportamento di McCarrick con i seminaristi, ma non era stato in grado di verificarle, quindi “questo è qualcosa che tutti conoscevano, e ci volle una persona, il ragazzo che fu abusato da bambino, per aprire il vaso di Pandora”.

    Nel 2015, Ramsey decise di scrivere l’ennesima lettera che descriveva in dettaglio le sue preoccupazioni al cardinale Sean O’Malley di Boston, che è il presidente della Pontificia Commissione per la Protezione dei Minori (quella istituita da papa Francesco il 22 marzo 2014, ndr), dopo che era rimasto turbato quando vide McCarrick partecipare alla Messa funebre del card. Egan a New York.

    “Ho pensato dentro di me, cosa ci fa ancora questo tizio in giro? Non sanno tutti della questione? E’ una persona ripugnante“, ha detto Ramsey, spiegando che la risposta che ricevette dalla Commissione (per la Protezione dei Minori) fu che la cattiva condotta di McCarrick non rientrava nelle competenze della Commissione, dato che le accuse di abusi su minori non erano ancora venute alla luce pubblicamente, e gli fu chiesto di indirizzare la questione altrove.

    “La mia carriera è piena di persone che non rispondono alle lettere, o non rispondono nel modo giusto“, ha detto.

    Dopo che le notizie della lettera del 2015 di Ramsey divennero di pubblico dominio, il card. O’Malley (come detto, in qualità di Presidente della Pontificia Commissione per la Protezione dei Minori, ndr) all’inizio di questo mese ha rilasciato una dichiarazione pubblica con la quale si scusava per non essere riuscito ad agire sulla base delle preoccupazioni sollevate, tuttavia, Ramsey ha detto che non è mai stato contattato direttamente al riguardo.

    O’Malley “avrebbe dovuto mettersi in contatto con lui prima di inviare una dichiarazione pubblica,” Ramsey ha detto, spiegando che ha ricevuto una lettera formale dal cardinale (O’Malley) solo dopo che Ramsey gli aveva scritto per dirgli che fare una dichiarazione senza prima contattarlo era un disastro dal punto di vista delle pubbliche relazioni.

    Il ruolo di Ramsey come informatore di lunga data sul caso McCarrick non è stato reso pubblico fino a quest’estate, quando il New York Times ha riferito di presunti abusi sui minori da parte di McCarrick.

    Da allora, Ramsey ha detto che solo due degli ex seminaristi da lui seguiti a Newark lo hanno contattato, e che nessuno della gerarchia ecclesiastica, compreso il suo arcivescovo, il cardinale Timothy Dolan di New York, lo ha contattato per le sue lamentele o il ruolo che ha svolto nel tentativo di fermare McCarrick per quasi 30 anni.

    Per quanto riguarda la dichiarazione di 11 pagine di Viganó, secondo cui nel 2008 Benedetto XVI avrebbe imposto sanzioni private contro McCarrick, e che Papa Francesco le ha soppresse o ignorate, considerando McCarrick come confidente e consigliere della Chiesa statunitense, Ramsey ha detto di essere “scioccato” dalla lettera.

    Mentre crede che le accuse fondamentali sollevate da Vigano meritino di essere prese sul serio, Ramsey ha detto che si oppone all’immagine che Vigano dipinge di una vasta “rete gay” che opera all’interno della Chiesa, definendo l’affermazione “ridicola”. (…)

    “C’è una parte significativa del clero che è omosessuale, e di questa, c’è una parte significativa che è casta e che cerca di essere casta”, ha detto, aggiungendo che “non ho problemi con persone che ogni tanto cadono”. (…)

    Fonte: Crux Now

    Ramsey: ho cercato di fermare l’ex card. McCarrick per 30 anni, ma nessuno mi ha ascoltato. Ecco la storia.

  • Attacchi al papa, Delpini si schiera con Bergoglio: “La chiesa di Milano gli sia solidale”

    Attacchi al papa, Delpini si schiera con Bergoglio: “La chiesa di Milano gli sia solidale”

    L’invito rivolto ai parroci della comunità ambrosiana di dimostrare sostegno e vicinanza al pontefice al centro di accuse dopo l’ultimo scandalo pedofilia nella Chiesa

    La chiesa ambrosiana deve essere militante a fianco del Papa, soprattutto in questo periodo di attacchi personali che sta ricevendo. E’ il senso dell’appello che arriva dall’arcivescovo di Milano Mario Delpini, durante l’omelia della messa con cui ogni 8 settembre si aprono le attività dell’anno pastorale.

    “Noi vogliamo bene al Papa. E questo volergli bene si esprime ascoltando la sua voce e leggendo i suoi testi. Noi non dipendiamo dai titoli dei giornali”, ha detto in Duomo, interrotto da un lungo applauso, monsignor Delpini, concludendo la messa pontificale per la solennità di Santa Maria Nascente. Delpini – hanno spiegato i suoi collaboratori – non ce l’ha con la stampa che riporta le notizie, ma con chi, come l’ex nunzio apostolico a Washington Carlo Maria Viganò, che ha lanciato pesantissime accuse nei confronti del pontefice, che secondo lui era a conoscenza degli abusi perpetrati dal cardinale americano Theodore McCarrick, accusato di pedofilia.

    Delpini non nomina l’ex nunzio ma è chiaro che pensa al cardinale conservatore che attacca Bergoglio, quando dice: “Noi cattolici non possiamo prescindere dal riferimento al Papa perché questo ci tiene uniti. Ma siccome noi di Milano siamo migliori degli altri, volevo pubblicare un decreto che si intitolasse ‘La Chiesa di Milano vuole bene a papa Francesco’, ma siccome l’ho pensato poco prima della Comunione, il cancelliere non è riuscito a preparalo”.

    Una frase semiseria – Delpini non firmerà alcun decreto ovviamente – ma che indica una precisa richiesta ai parrochi e alla chiesa milanese di dimostrare la solidarietà a Francesco, anche quando si parla degli scandali e delle polemiche che lo riguardano. “Noi vogliamo bene a Papa Francesco, perché lui ci vuole bene come ha dimostrato poco più di un anno fa, venendo per una giornata a Milano, e chiamandomi a partecipare al sinodo dei Giovani. Allora noi possiamo discutere, ma ogni discussione deve concludersi così: noi vigiliamo bene papa Francesco”.

    https://milano.repubblica.it/cronaca/2018/09/08/news/attacchi_al_papa_delpini_si_schiera_con_bergoglio_la_chiesa_di_milano_gli_sia_solidale_-205916213/

  • VIGANÒGATE. UNA LETTERA DI SANDRI CONFERMA LA DENUNCIA DELL’EX NUNZIO. IL PAPA TEME DI VEDERE DI NARDO?

    VIGANÒGATE. UNA LETTERA DI SANDRI CONFERMA LA DENUNCIA DELL’EX NUNZIO. IL PAPA TEME DI VEDERE DI NARDO?

    Marco Tosatti

    A letter dated Oct. 11, 2006 from Archbishop Leonardo Sandri, then substitute for the Vatican Secretariat of State, to Father Boniface Ramsey references a Nov. 2000 letter Father Ramsey had written to Archbishop Gabriel Montalvo, Vatican nuncio to the United States, warning about sexual abuse committed by Archbishop Theodore E. McCarrick. The letter, scanned and released by Father Ramsey to Catholic News Service Sept. 7, confirms past remarks by Father Ramsey and also confirms elements of the Aug. 26 testimony by Archbishop Carlo Maria Vigano, former nuncio to the United States. (CNS photo/courtesy of Father Boniface Ramsey) See MCCARRICK-SANDRI-RAMSEY Sept. 7, 2018. EDITORS: Name of priest redacted by Father Ramsey and CNS.

    Il Viganògate, anche se è quasi scomparso dai media mainstream italiani, timorosi di dare fastidio al Pontefice e al Vaticano,  fa registrare nuovi sviluppi. Una lettera dell’ottobre 2006, scannerizzata e fornita al Catholic News Service, conferma quanto denunciato dall’arcivescovo Viganò nella sua testimonianza di undici pagine sulle coperture – a Roma e negli Usa – e sulle complicità di cui ha goduto Theodore McCarrick, omosessuale predatore di seminaristi e giovani preti. E diventato ai tempi di Francesco il master mind delle nomine episcopali e cardinalizie negli Stati Uniti.

    La lettera è stata scritta dall’allora Sostituto alla Segreteria di Stato Leonardo Sandri, ora cardinale e Prefetto delle Chiese Orientali. Fa riferimento a una lettera scritta nel novembre 2000 da padre Bonifacio Ramsey al Nunzio Gabriel Montalvo, in cui si gettava l’allarme per gli abusi sessuali commessi da Mc Carrick. Ramsey ha dichiarato al CNS: “Mi lamentavo per le relazioni di McCarrick con i seminaristi e per tutto l’affare di dormire con i seminaristi e così via; tutta la questione che ormai tutti sappiamo”. Ramsey ha insegnato dal 1986 al 1996 nel seminario dell’Immacolata Concezione. Sandri nel 2006 scriveva a Ramsey chiedendogli informazioni su un sacerdote che era stato proposto per un incarico in Vaticano. “Chiedo con particolare riferimento alle serie questioni che riguardavano alcuni studenti del Seminario dell’Immacolata Concezione, che Lei è stato così gentile da portare confidenzialmente all’attenzione dell’allora Nunzio Apostolico nella Stati Uniti, l’arcivescovo Gabriel Montalvo”.

    Stranamente, nel messaggio di Sandri non si parla di McCarrick. Questo, secondo Ramsey, perché le accuse verso il cardinale “erano troppo sensibili. La mia lettera del 22 novembre 2000era su McCarrick, e non accusava i seminaristi di nulla; accusava McCarrick”.

    Scrive il Catholic News Service: “La lettera del 2006 (di Sandri, n.d.r.) non solo conferma affermazioni fatte in passato da padre Ramesy, ma anche elementi del documento scritto dall’arcivescovo Carlo Maria Viganò, che è stato nunzio negli Stati Uniti dal 2001 al 2016”.

    Quindi, almeno su questo punto, anche i detrattori dell’ex Nunzio sono costretti ad ammettere che non si è inventato nulla. E infatti la linea di condotta dei difensori arroccati nel silenzio straordinario del bunker papale è costretta a cambiare. Ne è testimone il gesuita omosessualista James Martin, che scrive: “La lettera fu ricevuta nel 2000, durante il pontificato  di San Giovanni Paolo II, che alcuni mesi dopo fece McCarrick cardinale. Ha servito come arcivescovo di Washington fino al 2006, sotto Benedetto XVI. Smettiamola di biasimare ingiustamente papa Francesco per l’ascesa al potere di McCarrick”.

    Alcune considerazioni. Né di Giovanni Paolo II né di Benedetto abbiamo testimonianza di qualcuno – come invece accade per Francesco – che abbia informato DIRETTAMENTE il papa su chi era McCarrick e cosa faceva. Di Francesco, sì; e lui non vuole rispondere, su questo punto, cruciale e centrale.

    Né Giovanni Paolo II né Benedetto (che l’ha sanzionato, a quanto pare senza molto successo) erano amici di McCarrick; avevano goduto (l’ha detto McCarrick stesso) della sua opera di lobbying per diventare pontefice; l’hanno mandato in giro per il mondo come loro rappresentante personale; l’hanno usato come consigliere eccellente per nominare vescovi e cardinali negli Stati Uniti. Tutte cose che Francesco ha fatto. Quindi dire che il ragionamento di James Martin (e di altri della stessa combriccola, gesuiti e non) è almeno carente, se non semplicemente falso appare più che ragionevole.

    Ricordiamo, ancora una volta, il nodo di questa storia. E cioè la testimonianza in prima persona di mons. Viganò (trovate qui tutti i documenti) dell’udienza con il Pontefice nel giugno 2016:

    “Subito dopo il papa mi chiese con tono accattivante: “Il card. McCarrick com’è?” Io gli risposi con tutta franchezza e se volete con tanta ingenuità: “Santo Padre, non so se lei conosce il card. McCarrick, ma se chiede alla Congregazione per i Vescovi c’è un dossier grande così su di lui. Ha corrotto generazioni di seminaristi e di sacerdoti e papa Benedetto gli ha imposto di ritirarsi ad una vita di preghiera e di penitenza”. Il papa non fece il minimo commento a quelle mie parole tanto gravi e non mostrò sul suo volto alcuna espressione di sorpresa, come se la cosa gli fosse già nota da tempo, e cambiò subito di argomento. Ma allora, con quale finalità il papa mi aveva posto quella domanda: “Il card. McCarrick com’è?”. Evidentemente voleva accertarsi se ero alleato di McCarrick o no”.

    Solo di passaggio accenniamo – ci torneremo sopra presto – che la Chiesa negli Stati Uniti, come quella in Honduras, Cile e Australia – sta per trovarsi nel pieno di una tempesta giudiziaria senza precedenti, perché numerosi Stati, a catena, hanno deciso di aprire inchieste sulla questione degli abusi. E anche alla luce di questo fatto appare sconcertante che il Pontefice non abbia ancora accolto la richiesta di un’udienza formulata dal presidente della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti, il card. Di Nardo. Certamente straordinario; tanto più perché ha trovato il tempo e il modo di ricevere nel frattempo due amici e protetti dell’ex cardinale McCarrick, Cupich e Wuerl, e di organizzare (se le notizie non ufficiali corrispondono a verità, come sembra) una riunione con il card. Coccopalmerio ed esperti di diritto per studiare quali sanzioni comminare eventualmente all’arcivescovo Viganò. Il che, lasciatecelo dire, corrisponderebbe a un errore di portata clamorosa. Far punire un testimone scomodo da cardinale che – sostiene – non si era accorto delle strane abitudini di un segretario che organizzava orge omosessuali spruzzate di droga in un palazzo della Santa Sede davanti a San Pietro. Se lo vedessimo in un film diremmo che il regista esagera con toni e colori per screditare la Chiesa.

  • “Giusto tacere”, dice l’altro Viganò. Quello che fabbricava fake news

    “Giusto tacere”, dice l’altro Viganò. Quello che fabbricava fake news

    Al coro del “silenzio” sui fatti scoperchiati dall’ex-nunzio, si unisce l’esperto di comunicazione del Vaticano famoso per aver taroccato una lettera di Benedetto XVI. Il popolo dei fedeli intanto attende ancora la verità

    di Giorgio Gandola

    Undici campanili. Dalla terrazza a sbalzo sul presepe d’acqua davanti al santuario della Madonna del Soccorso, dove quell’altro ramo del lago di Como diventa magico e silenzioso, se ne contano undici. Piccole pievi dove la fede è ancora pietra angolare. Li ha innalzati il popolo di Dio in duemila anni di cristianità e da qui è più facile osservare l’orizzonte, andare oltre la canea delle polemiche che mettono in imbarazzo la Chiesa.  Non è ai cosiddetti cani mediatici che il Papa nega una risposta, una parola di verità sul memoriale Viganò, ma a questi uomini e donne, a questi fedeli perplessi, che continuano a salire fin qui sotto il sole a picco per confrontarsi con la bellezza assoluta.

    Lobby gay, pedofilia, torbidi maneggi curiali denunciati con puntualità. È troppo facile sbarazzarsi dell’ansia di verità con la formuletta dei benedettini, quel “silenzio e preghiera” fuori dal tempo che oggi – nella società della comunicazione – significa omertà. È troppo comodo lasciare che la violenza continui a scorrere nelle penombre vaticane additando chi solleva il tappeto per mostrare la polvere come nemico da abbattere a colpi di alabarda. È troppo riduttivo seguire il grido indignato di Avvenire, che da giorni fa la lista dei buoni e dei cattivi. I buoni sono coloro che custodiscono il silenzio turbato del Papa, i cattivi sono coloro che chiedono di illuminare il problema, di accendere la luce che lo stesso Pontefice auspica quando apre le imposte di quella finestra a San Pietro, ogni mercoledì.

    Lo scritto di Viganò ha colto nel segno, per il bene della Chiesa. Non si tratta solo di fare luce sull’omosessualità praticata da numerose tonache che si autoassolvono andando contro il dettato di castità, ma di estirpare la mala pianta della pedofilia troppe volte coperta quando si tratta di un nome, una vittima, una storia scabrosa. Mentre i cani da guardia consigliano ai fedeli di guardare altrove, i fatti si ostinano a smentire i princìpi astratti.

    Perché è un fatto che il cardinale Theodore McCarrick abbia imperversato nonostante Francesco. È un fatto che monsignor Battista Ricca, pur con un imbarazzante curriculum coperto dalla lobby gay, continui a far parte del cerchio magico del Pontefice. È un fatto che mille bambini negli Stati Uniti sono stati vittime di violenze sessuali da parte di 300 preti, come ha rivelato il procuratore della Pennsylvania, Josh Shapiro, aggiungendo: “Abbiamo le prove che il Vaticano sapeva e ha coperto gli abusi”. È un fatto che, anche in conseguenza di questo, oggi sono molti gli alti prelati americani che sottoscrivono il memoriale Viganò sul sito lifesitenews.com. Vescovi del Texas, Wisconsin, California, Hawaii, Arizona, Illinois, Oklahoma, Colorado, Virginia, Ohio, Rhode Island chiedono trasparenza. Adottare la furbesca arte del silenzio come impone Avvenire significa sfiorare il grottesco, mettersi nei panni di Ugo Tognazzi nel Federale quando, tornato nella Roma liberata, si ostina a ripetere: “Quanti prigionieri americani ci sono in giro!”. La forza della verità è sempre stata il motore del popolo cattolico. Ed è a quel popolo che si devono risposte.

    Perché è ancora un fatto che l’arcivescovo di Lione, Philippe Barbarin, perseguito per omissione su casi di pedofilia, rischia un processo. È un fatto che il procuratore francese vorrebbe ascoltare sul tema il cardinale Luis Francisco Ladaria Ferrer, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, e per due volte ha inviato Oltretevere l’invito a comparire. Ma per due volte gli è tornato indietro.

    È un fatto – e che fatto – che monsignor Mario Delpini cercò di chiudere lo scandalo di un giovane prete che aveva portato un minorenne “nel lettone” (in seguito il ragazzo tentò più volte il suicidio) mandando il sacerdote a occuparsi di adolescenti in un’altra parrocchia. Delpini è stato nominato arcivescovo di Milano proprio da Francesco nel 2017.

    Eppure Bergoglio, firmando il motu proprio intitolato Come una madre amorevole, aveva sottolineato la possibilità di rimuovere dall’ufficio ecclesiastico vescovi colpevoli di comportamenti omertosi.

    La conferma che una parola di verità fuori dal copione sia liberatoria arriva, per contrapposizione, da un prete chiacchierato, uomo di potere e di curia, il Viganò sbagliato che di nome fa Dario e che proprio ieri ha deciso di rompere il suo doveroso silenzio. “Alimentare questo circolo del detto e non detto è sbagliato, lo stile giusto è silenzio e preghiera”, ha suggerito il presunto esperto di comunicazione della Santa Sede costretto alle dimissioni per quella lettera di sostegno a papa Francesco da parte di Benedetto XVI, poi risultata manipolata.

    Come una madre amorevole. E allora si torna alla fine del bosco in quel centro lago manzoniano, percorso dai pellegrini di ogni nazionalità. Prima di salire al santuario della Madonna del Soccorso si toccano 14 cappelle; la quinta è dedicata alla disputa di Gesù con i dottori del tempio. Con il potere. I fedeli si fermano a tergersi il sudore e pregano. Pregano anche per il Papa, come chiese lui. Per la sua santità e perché quel silenzio finisca.

    (trascrizione da La Verità del 7 settembre 2018)

  • Pedofilia nella Chiesa Incontro tra Papa Francesco e il cardinale Donald Wuerl

    Pedofilia nella Chiesa Incontro tra Papa Francesco e il cardinale Donald Wuerl

    L’arcivescovo di Washington è accusato di aver coperto degli abusi in passato

    Salvatore Tropea

    Il cardinale arcivescovo di Washington, Donald Wuerl, ha incontrato Papa Francesco la scorsa settimana in Vaticano, discutendo con il Pontefice della sua situazione personale, dal momento che l’alto prelato è accusato per la sua gestione del dossier sugli abusi sessuali quando era arcivescovo di Pittsburgh, in Pennsylvania. A riferire dell’incontro è stata la Cnn, mentre da fonti ufficiali è arrivata solo la conferma del viaggio in Vaticano di Wuerl da parte del direttore della comunicazione dell’arcidiocesi di Washington, ma nessun ulteriore dettaglio sui contenuti dell’incontro.

    Secondo quanto riportato dalla Cnn, il cardinale statunitense avrebbe confidato i contenuti dell’udienza con il Papa durante una presentazione ai preti locali nella capitale statunitense. In particolare, Papa Francesco avrebbe consigliato a Wuerl di confidarsi proprio con i sacerdoti della sua arcidiocesi circa il futuro del cardinale. Wuerl è chiamato in causa dal Gran Giurì della Pennsylvania per una presunta copertura degli abusi sui minori negli anni in cui era vescovo in quelle diocesi, ed è inoltre stato citato nel dossier dell’ex Nunzio degli Stati Uniti, monsignor Carlo Maria Viganò. In particolare, l’ex Nunzio accusa Wuerl di essere stato informato delle sanzioni imposte al suo predecessore Theodore McCarrick da Papa Benedetto XVI, ma di aver taciuto.

    La settimana scorsa, inoltre, l’attuale arcivescovo di Washington ha scritto una lettera ai sacerdoti della sua diocesi, ribadendo la sua volontà di continuare a servire la Chiesa, chiedendosi quale sia ora il modo migliore. Nel dettaglio, il porporato esprime la sua “angoscia per coloro che hanno sofferto e il dolore per non essere stato in grado di essere presente sia per gli abusati che per tutti coloro che ora sentono un senso di alienazione. Nel mio cuore – si legge nella lettera – ora mi chiedo quale sia il modo in cui posso servire meglio questa Chiesa, che amo molto”.

    Pedofilia nella Chiesa, incontro tra il Papa e il cardinale statunitense Donald Wuerl

  • I sopravvissuti agli abusi del clero spingono per un’indagine federale sulla Chiesa cattolica

    I sopravvissuti agli abusi del clero spingono per un’indagine federale sulla Chiesa cattolica

    By Daniel Burke, CNN Religion Editor

    (CNN) I sopravvissuti agli abusi sessuali del clero si sono presentati davanti all’ambasciata vaticana a Washington giovedì e hanno esortato due alte potenze – il Papa e il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti – a prendere provvedimenti concreti per prevenire ulteriori abusi e ritenere gli abusatori responsabili.

    La Rete dei sopravvissuti di coloro che sono stati abusati da sacerdoti (SNAP) e Centro per i diritti costituzionali hanno anche inviato una lettera al sostituto procuratore generale Rod Rosenstein chiedendo “indagini e azioni penali contro funzionari di alto livello nella Chiesa cattolica” per crimini sessuali e insabbiamenti.

    “È passato molto tempo, che il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti avvii un’indagine su vasta scala a livello nazionale sugli stupri sistemici e le violenze sessuali e le coperture nella Chiesa cattolica e, se del caso, porti a procedimenti penali e / o civili contro la gerarchia che ha permesso le violazioni”, hanno detto i gruppi nella lettera.

    Pam Spees, procuratore senior del Centro per i diritti costituzionali, ha detto che un funzionario del Dipartimento di Giustizia ha confermato la ricezione della richiesta. Spees faceva parte della piccola protesta davanti all’ambasciata vaticana giovedì.

    Chiesto un commento, un portavoce del Dipartimento di Giustizia ha dichiarato: “Non confermiamo o neghiamo l’esistenza di indagini”.

    “Hanno un sacco di prove”, ha detto Peter Isely, portavoce del gruppo Ending Clergy Abuse. “Lanciamo questa indagine. Facciamolo ora”.

    La lettera di SNAP che richiede un’indagine federale è datata 15 agosto, un giorno dopo un rapporto schiacciante da parte di un gran giurì in Pennsylvania ha detto che ci sono prove credibili che 301 “preti predatori” hanno abusato di più di 1.000 bambini in sei diocesi dal 1947.

    Poiché la legge sulle prescrizioni era intervenuta nella maggior parte dei crimini, solo due preti sono stati accusati a seguito dell’indagine durata due anni.

    Ma il rapporto della Pennsylvania ha spinto funzionari di diversi altri Stati , tra cui l’Illinois e il Missouri, ad aprire indagini su accuse di cattiva condotta sessuale da parte del clero cattolico.

    Lo SNAP ha affermato di aver chiesto un’indagine federale sulla Chiesa cattolica dal 2003, durante l’ultimo diffuso scandalo della violenza sessuale da parte del clero.

    Mentre la bandiera papale bianca e gialla dell’ambasciata ondeggiava dietro di loro, i sopravvissuti hanno anche chiesto a Papa Francesco di rilasciare documenti che potessero far luce su quali alti funzionari vaticani erano a conoscenza dell’ex cardinale di Washington, l’arcivescovo Theodore McCarrick, accusato di aver abusato di un minore e seminaristi.

    McCarrick ha negato le accuse secondo cui ha abusato del minore e non ha commentato le accuse sui seminaristi.

    In una lettera esplosiva pubblicata domenica, l’ex ambasciatore vaticano, l’arcivescovo Carlo Maria Viganò, ha affermato che i massimi esponenti della chiesa, incluso papa Francesco, sapevano che McCarrick era stato accusato di aver abusato dei seminaristi, ma l’aveva coperto. Viganò ha anche accusato Francesco di aver revocato le restrizioni imposte a lui dal precedente papa, Benedetto XVI.

    Vigano ha scritto che i documenti a sostegno delle sue accuse erano in archivi vaticani nell’ambasciata di Washington, dove ha lavorato dal 2011 al 2006, quando è stato rimosso da Papa Francesco.

    Il Papa ha detto che non commenterà le accuse.

    “Non dirò una sola parola su questo”, ha detto domenica in una conferenza stampa a bordo dell’aereo papale. “Credo che la dichiarazione parli da sola e che tu abbia la capacità giornalistica sufficiente per trarre le tue conclusioni: è un atto di fiducia”.

    Il Vaticano non ha risposto a una richiesta della CNN di rivedere i file della chiesa di McCarrick. La CNN ha anche tentato di parlare ai funzionari vaticani presso l’ambasciata a Washington giovedì, ma nessuno ha risposto alla porta.

    Ha esortato il Papa a fare immediatamente tre passi: attuare una politica di “tolleranza zero” in tutto il mondo per ogni sacerdote accusato di abusi sessuali; fare lo stesso per i vescovi accusati di abuso sessuale o di aver coperto i crimini degli altri; pubblicare un registro completo di ogni sacerdote cattolico accusato in modo credibile di abuso sessuale.

    (traduzione con google translate)

    https://edition.cnn.com/2018/08/30/us/church-abuse-investigation/index.html

     

  • Chaput: ho chiesto al Papa di annullare il Sinodo sui giovani

    Chaput: ho chiesto al Papa di annullare il Sinodo sui giovani

    L’arcivescovo di Philadelphia: in questo momento i vescovi non avrebbero alcuna credibilità a parlare di questo argomento
    ANDREA TORNIELLI
    CITTÀ DEL VATICANO

    «Ho chiesto al Papa di annullare il Sinodo». Charles Chaput, arcivescovo di Philadelphia, uno dei primi vescovi statunitensi a pubblicare una dichiarazione di solidarietà all’ex nunzio Carlo Maria Viganò che domenica scorsa ha chiesto le dimissioni di Francesco, ha rivelato di aver scritto al Pontefice. Per convincerlo a non celebrare il Sinodo dei vescovi in programma il prossimo ottobre, dedicato ai giovani.

    Chaput è intervenuto il 30 agosto 2018 al “Cardinal’s Forumˮ, un incontro annuale per la formazione accademica di seminaristi e la formazione permanente dei laici. L’incontro, che si è svolto al Seminario San Carlo Borromeo, aveva come tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionaleˮ e vi hanno preso parte circa trecento persone.

    «Ho scritto al Santo Padre e l’ho invitato a cancellare l’imminente Sinodo sui giovani. In questo momento i vescovi non avrebbero assolutamente credibilità nell’affrontare questo argomento». È evidente la connessione con lo scandalo degli abusi sui minori scoppiato negli Stati Uniti con la pubblicazione del Pennsylvania report. Il portavoce della diocesi di Philadelphia Ken Gavin ha confermato che Chaput ha scritto al Pontefice, senza aggiungere altre informazioni.

    Non è confermato invece se la lettera dell’arcivescovo sia stata inviata a Francesco prima o dopo la pubblicazione del report dell’ex nunzio Carlo Maria Viganò, che accusa Papa Bergoglio di aver coperto il cardinale molestatore e abusatore Theodore McCarrick arrivando a chiederne le dimissioni.

    Immediatamente dopo la pubblicazione del clamoroso “comunicatoˮ di Viganò, Chaput si era sentito in dovere di manifestare la sua solidarietà all’ex nunzio, attestandone la credibilità, senza aggiungere una parola sul Papa né sull’annessa richiesta di dimissioni.

    Ora l’arcivescovo di Philadelphia, che i confratelli vescovi statunitensi hanno eletto come uno dei loro rappresentanti al Sinodo, ritiene che questo andrebbe cancellato per prepararne un altro dedicato alla vita sacerdotale e alla responsabilità dei vescovi.

    http://www.lastampa.it/2018/08/31/vaticaninsider/chaput-ho-scritto-al-papa-chiedendogli-di-annullare-il-sinodo-sui-giovani-wS9QboiGNKhbx82Fwc6gRM/pagina.html?

  • La toppa del vaticanista pompiere

    La toppa del vaticanista pompiere

    Nell’ansia di screditare l’autore del documento, Andrea Tornielli finisce per mollare pure Ratzinger. E attribuisce a Viganò la firma (inesistente) della “Correctio filialis”

    Di Giorgio Gandola

    Angeli e demoni. Quando uno schizzo di verità cola su una tonaca candida mettendo in imbarazzo chi la indossa, i rimedi sono due: il silenzio contrito e distante o il pronto intervento di don Andrea. Come una candeggina. Poiché davanti all’eco mondiale delle parole di monsignor Carlo Maria Viganò non è possibile tacere, ecco scendere in campo Andrea Tornielli, vaticanista di lungo corso e di altro magistero, che sul sito Vatican Insider (autorevole finestra sui cortili d’Oltretevere inglobata nella Stampa) ieri ha provato a distruggere dalle fondamenta le accuse a papa Francesco. E lo ha fatto da difensore d’ufficio, da alabardiere svizzero con la penna al posto della picca col fiocco, applicando al caso la regola numero uno dello smontaggio mediatico: se non riesci a colpire il ragionamento, colpisci il ragionatore.

    Così Viganò si trasforma in un cupo prelato millenarista corroso dall’invidia neanche fosse uscito da Il nome della rosa; un opportunista che pretende di scoperchiare il verminaio della lobby gay davanti all’altare di Cristo ma si faceva fotografare con il cardinale Theodore McCarrick; un uomo confuso che parla per frustrazione contro sua santità Jorge Bergoglio senza averne motivo. E che farebbe parte di una de stabilizzatrice Spectre mondiale riconducibile ai firmatari della famosa “Correzione filiale” all’esortazione post-sinodale Amoris Laetitia.

    Il problema delle difese d’ufficio è quasi sempre il trasporto, lo slittamento della frizione. Tornielli scrive che Viganò firmò quel documento eretico, ma del suo nome nel sito ufficiale correctiofilialis.org non c’è traccia. Lo stesso vaticanista spiegava nei giorni della lettera scarlatta, un anno fa: “A sorpresa il documento non contiene le firme di cardinali (…). Non compaiono nemmeno le firme di vescovi in comunione con Roma”. Impossibile che un fuoriclasse come lui abbia preso un buco.

    Nel comprendibile tentativo di gettarsi a corpo moro su papa Francesco per difenderlo dalle critiche, Tornielli sostiene che non del Pontefice argentino sia la colpa dello scandalo, semmai del suo predecessore Joseph Ratzinger “non in grado di far rispettare i suoi stessi ordini, senza battere ciglio vedendoselo arrivare in Vaticano in più occasioni” (il soggetto è sempre il pedofilo McCarrick). E qui sembra un altro giornalista, che evidentemente ha cambiato punto di vista sul Golgota della verità, non certo il coautore con Paolo Rodari del bestseller Attacco a Ratzinger contro chi osava sollevare il sopracciglio nei confronti di Benedetto XVI che nel 2012 (non è inutile ricordarlo) era il Papa in carica.

    Chi accusa di omissioni il mondo, talvolta finisce per omettere. Per esempio che monsignor Viganò non può essersi vendicato  per una mancata promozione di qualche mese fa poiché già nel 2011, proprio a Benedetto XVI, aveva denunciato la presenza di una potente lobby gay in Vaticano. E per questo suo amore di verità si giocò la carriera. Allora era vicegovernatore, in pole position per diventare governatore fra le sacre mura anche per le sue qualità amministrative: era riuscito ad ottenere un avanzo di 22 milioni limitando gli sprechi babilonesi dei preti. Ma pagò il so coraggio con un allontanamento punitivo in Africa deciso dall’allora segretario di stato, Tarcisio Bertone. Quando Ratzinger lo seppe stracciò la lettera d’incarico e gli cambiò destinazione, riconoscendogli lealtà e trasparenza, e attribuendogli il prestigioso ruolo di nunzio apostolico a Washington. Il prelato allegramente screditato dalle penne all’incenso, in realtà sacrificò il proprio futuro in nome della verità; sarebbe piaciuto a Gilbert Keith Chesterton e ai grandi cristiani della Storia. Dopo 7 anni ha continuato a pronunciarla, anzi a gridarla com’è giusto, perché il cancro della pedofilia continua ad albergare fra le tonache nonostante le dichiarazioni di principio di Bergoglio, applaudite dalla claque. Prima dell’estate il caso del ragazzo di Rozzano, abusato sessualmente da un prete coperto da Mario Delpini, è finito davanti alla platea dell’Onu a Ginevra. Non per la straordinarietà della vicenda, ma perché il sacerdote omertoso è stato nominato arcivescovo di Milano proprio da papa Francesco, che ha (invano) il dossier della vittima sulla scrivania. Angeli, demoni e alabardieri fuori taglia. Ma la luce delle candele resta tremula, come la carne di troppi preti.

    (trascrizione da La Verità del giorno 29 agosto 2018)