Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Theodore McCarrick

  • Pedofilia, Chiesa olandese coprì e commise abusi per anni: indagati alcuni vescovi

    Pedofilia, Chiesa olandese coprì e commise abusi per anni: indagati alcuni vescovi

    Una nuova bufera rischia di abbattersi sulle Chiese europee, sull’onda senza fine dello scandalo pedofilia. Nel corso di 65 anni, 20 dei 39 cardinali olandesi, vescovi e loro ausiliari che si sono susseguiti risulterebbero coinvolti nella copertura di abusi sessuali su minori, commessi tra il 1945 e il 2010. Quattro di loro avrebbero commesso abusi in prima persona. Lo riporta il quotidiano olandese Nrc.

    La portavoce della Chiesa olandese Daphne van Roosendaal – riferisce il Guardian, che riprende la notizia – sostiene che parte del rapporto potrebbe essere confermata. Sempre secondo la portavoce della Chiesa olandese «i nomi di diversi vescovi corrispondono a quelli citati in un rapporto commissionato dalla Chiesa nel 2010». Per la maggior parte, i religiosi accusati sono deceduti. Quelli ancora vivi, riporta l’olandese Nrc, si sono rifiutati di rilasciare dichiarazioni.

    Le nuove, pesanti ombre sulla Chiesa olandese arrivano solo a pochi giorni dal rapporto-shock sulla Germania, dove uno studio a tappeto nella Chiesa cattolica ha dato risultati inquietanti: 3.677 minori sono stati coinvolti in casi di abuso da parte dei sacerdoti in un arco di quasi 70 anni dal 1946 al 2014. In tutto sono 1.670 i sacerdoti accusati di aver abusato sessualmente di bambini, che nella metà dei casi avevano meno di 13 anni.

    A rivelarlo i media tedeschi Der Spiegel e Die Zeit, anticipando alcuni stralci del rapporto commissionato dalla Conferenza dei Vescovi della Germania a tre università tedesche, documento che dovrebbe essere presentato a Fulda, in Assia, il 25 settembre prossimo dal cardinale Reinhard Marx, capo dell’episcopato di Germania e tra i più stretti collaboratori di papa Francesco.

    Piove sul bagnato, si direbbe, dopo che i report d’indagine su Stati Usa, come la Pennsylvania, hanno dato esiti ugualmente angoscianti su decenni di crimini dei preti pedofili e sulle coperture anche da vescovi oggi in posizioni chiave, vedi il cardinale di Washington, Donald Wuerl, che sta per recarsi in Vaticano per discutere le dimissioni col Papa. Il capitolo pedofilia, quindi, si fa sempre più esplosivo, in un momento in cui gli oppositori al pontificato di Bergoglio ne fanno uso per attaccare il Papa: è il caso del ‘dossier’ Viganò, che ne ha chiesto le dimissioni per aver ignorato le informazioni sugli abusi gay dall’altro ex cardinale di Washington, Theodore McCarrick, cui poi Francesco ha revocato la porpora. Su questi temi è intervenuto oggi Steve Bannon, ex capo stratega della Casa Bianca, cattolico di area conservatrice, in un’intervista a News Mediaset trasmessa da Tgcom24.

    «Papa Francesco non dovrebbe assolutamente dimettersi. Lui è il vicario di Cristo sulla terra. Ma la gente deve capire la portata del danno inferto dalla e alla Chiesa cattolica. È per questo che invoco un Tribunale. Un Tribunale indipendente dalla Chiesa. Oggi la Chiesa cattolica a livello globale sta affrontando una minaccia esistenziale», ha detto. «Voglio essere brutalmente franco – ha poi aggiunto sull’ultima decisione del Papa -. Una riunione dei presidenti delle Conferenze episcopali a febbraio è troppo tardi. Il Papa dovrebbe convocare tutti i vescovi adesso per essere lì domani. Leggetevi il rapporto dei giudici della Pennsylvania – è ripugnante. Solo leggendolo si può capire quali siano le implicazioni non solo morali ma anche finanziarie per la Chiesa cattolica nel mondo. È una crisi esistenziale che deve essere affrontata adesso»

    https://www.ilmessaggero.it/primopiano/esteri/pedofilia_vaticano_chiesa_olanda_abusi_vescovi-3977382.html

  • La rivista America: “Su McCarrick la Chiesa dovrebbe vergognarsi”

    La rivista America: “Su McCarrick la Chiesa dovrebbe vergognarsi”

    Il duro editoriale sul magazine dei gesuiti statunitensi: molte autorità della Chiesa avevano ricevuto diversi avvisi sul comportamento del cardinale, le diocesi sapevano, il nunzio a Washington pure

    ANDREA TORNIELLI
    CITTÀ DEL VATICANO

    «Molte autorità della Chiesa avevano ricevuto diversi avvisi sul comportamento del cardinale. Le diocesi locali erano state informate, il nunzio papale a Washington sapeva e persino a Benedetto XVI era stato detto». È durissimo l’editoriale dedicato da America, la rivista dei gesuiti statunitensi, al caso dell’arcivescovo emerito di Washington Theodore McCarrick. Come si ricorderà il cardinale è stato sospeso dal ministero a motivo di un processo canonico su un presunto abuso su un minore avvenuto quasi cinquant’anni fa a New York : nel corso della vicenda è stata reso ufficialmente pubblico che il porporato, da vescovo, aveva molestato sessualmente alcuni seminaristi maggiorenni e alcuni sacerdoti. Un atteggiamento divenuto abbastanza noto nell’entourage e tra il clero delle diocesi che McCarrick ha guidato (ci furono risarcimenti), ma che non ne ha frenato l’ascesa alla guida della Chiesa della capitale federale e al cardinalato.

    «È vero – si legge nell’editoriale – che nessuno dei precedenti rapporti di abuso riguardano presunti comportamenti criminali con minori, ma si trattava di fatti abbastanza noti e il cardinale McCarrick avrebbe dovuto essere chiamato a rendere conto del terribile abuso del suo ministero e della sua autorità. La Chiesa e i suoi leader dovrebbero vergognarsi della loro incapacità».

    La rivista dei gesuiti fa anche una sorta di autocritica – merce davvero rara di questi tempi – affermando: «Né i media, compresi noi, nei media cattolici (il cardinale McCarrick è stato amico di lunga data di questa rivista e ha tenuto l’omelia durante la nostra celebrazione del centenario nel 2009), può essere assolto dalla responsabilità per aver mancato di prendere sul serio queste voci e altre voci e rapporti, come era richiesto. Indicare la responsabilità solo della gerarchia è di per sé ipocrita».

    «La Chiesa – continua l’editoriale – non può fingere che si tratti di un incidente isolato. Sono molto i probabili rapporti simili che coinvolgono altri vescovi e leader della Chiesa che hanno abusato della loro autorità o hanno commesso reati sessuali che sono stati ignorati negli ultimi decenni. Mentre le società di tutto il mondo fanno i conti con il dispiegarsi del movimento #MeToo e le vittime di abusi sessuali e molestie trovano le loro voci, la Chiesa non deve fingere che questo sia soltanto un episodio deplorevole che presto sarà finito».

    «Con ogni probabilità – scrive America – ci sono ancora altre notizie che mostreranno che questa situazione è peggiore di quanto non si sappia oggi. La Chiesa dovrebbe ricordare che il vero miglioramento non consiste nella cessazione della cattiva stampa che la riguarda, ma nello sviluppo di una cultura in cui i leader potenti non si aspettano che le loro malefatte vengano nascoste in silenzio. Una cultura nella quale le vittime di abusi e molestie vengano sostenute nella loro decisione di affrontare coloro che le hanno maltrattate».

    La rivista dei gesuiti suggerisce tre punti imprescindibili: «Primo, la Chiesa deve stabilire una volta per tutte la sua disponibilità ad ascoltare notizie di abus i e di abusi di potere che sono stati ignorati o “trattatiˮ in passato. Le Conferenze episcopali dovrebbero stabilire procedure chiare» a questo proposito.

    «Secondo, Papa Francesco e il Vaticano devono dimostrare di essere disposti a rimuovere vescovi e altri dirigenti ecclesiastici colpevoli di qualsiasi forma di abuso, non solo di abusi sessuali su minori». Una «riforma ancora più importante sarebbe una maggiore trasparenza nell’indagare e nel rendere pubbliche le decisioni nei casi che coinvolgono i vescovi. Cioè, quando un vescovo viene rimosso, il Vaticano ha bisogno di dichiarare pubblicamente perché viene rimosso».

    «Terzo, anche prima dell’azione di Roma, i vescovi possono compiere sforzi sostanziali per cercare giustizia per le vittime e per la comunità ecclesiale , anche a costo di risorse istituzionali e della reputazione. La decisione delle due diocesi del New Jersey di liberare uno degli accusatori del cardinale McCarrick dagli accordi di riservatezza è un primo passo positivo».

    Un punto aggiuntivo, non presente nell’elenco di America, potrebbe riguardare il fatto che queste tristi vicende non dovrebbero rappresentare per alcuni una pietra tombale mentre per altri vengono insabbiate o cancellate, a seconda dell’appartenenza a certe cordate e delle amicizie potenti dietro alle quali ci si può riparare.

    http://www.lastampa.it/2018/07/18/vaticaninsider/la-rivista-america-su-mccarrick-la-chiesa-dovrebbe-vergognarsi-vGKKUvahx5UjCXs1iTXTJM/pagina.html

  • Caso McCarrick: abusi e clericalismo. I dubbi sulla nomina

    Caso McCarrick: abusi e clericalismo. I dubbi sulla nomina

    In attesa dei chiarimenti sul dossier Viganò emergono nuovi particolari sulla designazione dell’arcivescovo a Washington: il cardinale O’Connor si oppose alla sua promozione

    ANDREA TORNIELLI
    CITTÀ DEL VATICANO

    Nel dialogo con i gesuiti in Irlanda, Francesco è tornato a parlare dell’origine degli abusi sessuali, individuandola nel clericalismo. «L’elitismo, il clericalismo – ha detto il Papa – favoriscono ogni forma di abuso. E l’abuso sessuale non è il primo. Il primo è l’abuso di potere e di coscienza». Parole che si applicano perfettamente al caso di Theodore McCarrick, il cardinale molestatore di seminaristi e abusatore di ragazzi, che Francesco ha pesantemente sanzionato obbligandolo a ritirarsi in una casa e togliendogli la porpora dopo l’emergere di una denuncia di abuso su un minore. Un caso che mette in discussione i meccanismi delle nomine episcopali negli ultimi trent’anni, come rivelano nuovi particolari sulle autorevoli opposizioni alla nomina a Washington del wojtyliano liberal McCarrick nell’anno 2000: tra queste va annoverata quella del cardinale John Joseph O’Connor, un altro porporato wojtyliano, morto ad ottant’anni già compiuti come arcivescovo di New York.

    I gruppi politico-mediatici e i giornalisti che hanno collaborato con l’ex nunzio Carlo Maria Viganò a scrivere, aggiustare e poi a divulgare il “comunicatoˮ con la clamorosa richiesta delle dimissioni del Pontefice, insistono da settimane a dire che il problema nella Chiesa non sono gli abusi sui minori ma l’omosessualità. L’affermazione viene ripetuta dai supporter palesi e occulti di Viganò ed è sostenuta da molti “influencerˮ della blogosfera conservatrice soprattutto italiana, attivi da mesi nella martellante campagna contro la partecipazione del gesuita James Martin all’incontro delle famiglie di Dublino. Ma è davvero così? Davvero la radice, l’origine del problema degli abusi è l’omosessualità dei preti? Le statistiche ci dicono che una parte consistente delle violenze sui minori vedono come vittime ragazzi maschi adolescenti. Non è un mistero che siano esistite in passato, ed esistano, “lobby gayˮ che agiscono come cordate. Papa Francesco, sulla scia dei documenti più recenti della Santa Sede, ha ricordato ai vescovi di non far entrare nei seminari persone con tendenze omosessuali radicate. Detto ciò, resta la domanda: hanno ragione quelli che oggi si sbracciano minimizzando gli abusi sui minori – come se si trattasse di un problema secondario – per puntare tutto sull’omosessualità?

    Uno sguardo senza pregiudizi alla triste vicenda di McCarrick mostra esattamente il contrario. Nonostante gli “editoriˮ di Viganò cerchino di ridurre tutto all’orientamento e alla pratica sessuale del vescovo molestatore, le testimonianze degli ex seminaristi delle diocesi di Metuchen e Newark descrivono una storia ben diversa. Anche il caso McCarrick infatti il problema è il clericalismo, l’abuso di potere e di coscienza, che viene prima dell’abuso sessuale ed è commesso da persone – sacerdoti o vescovi – che mai possono essere considerati alla pari delle loro vittime, sulle quali esercitano un’influenza e spesso una forma sottile o palese di ricatto. Questo appare con ogni evidenza nel caso dei bambini e dei ragazzi. Ma può accadere anche con persone adulte più o meno vulnerabili, senza con questo voler mettere le due situazioni sullo stesso livello.

    Il disastro McCarrick – al netto delle risultanze ancora non emerse riguardo alla sua innegabile abilità di collettore di denaro che non lasciva certo indifferenti i suoi alti referenti vaticani fin dagli anni Novanta – è un evidente caso di abusi psicologici, abusi di potere, di coscienza e sessuali. Trattato troppo a lungo soltanto come un caso di pratica omosessuale. No, McCarrick non aveva relazioni omosessuali. Molestava e abusava i seminaristi in nome del suo potere episcopale, facendo loro intendere che andare al mare con lui e sottostare alle sue attenzioni era un passaggio obbligatorio per essere da lui meglio conosciuti e per arrivare all’ordinazione sacerdotale.

    È già stato rivelato che negli Stati Uniti vi fu, tra gli altri, un autorevolissimo oppositore alla promozione di McCarrick a Washington. Si tratta del cardinale John Joseph O’Connor, arcivescovo di New York dal 1984 al marzo 2000, quando morì ancora in carica tre mesi dopo aver compiuto ottant’anni a causa di un tumore al cervello. O’Connor, arrivato nella Grande Mela dopo la partenza di McCarrick, aveva accesso alle informazioni dell’archivio della diocesi dove il futuro cardinale molestatore aveva vissuto e operato a lungo. Ed è possibile che avesse avuto qualche sentore delle abitudini dell’arcivescovo della confinante diocesi Newark.

    O’Connor venne consultato per la “provvistaˮ della diocesi di Washington, nonostante fosse gravemente malato? Difficile ipotizzare il contrario. C’è da domandarsi se nel manifestare questa sua opposizione – si può supporre sotto forma di lettera riservata, come accade in questi casi – O’Connor abbia fatto esplicita menzione al problema degli abusi sessuali di McCarrick con i seminaristi. O se si sia limitato, diplomaticamente, a far intendere che c’erano fondate ragioni per non promuoverlo senza però renderle esplicite.

    La nomina di McCarrick venne pubblicata sei mesi e mezzo dopo la morte di O’Connor, avvenuta il 3 maggio 2000, quando l’arcivescovo di Washington fino a quel momento in carica, il cardinale James Aloysius Hickey, aveva già compiuto ottant’anni. L’ex nunzio Viganò ricorda che l’allora Prefetto della Congregazione dei vescovi Giovanni Battista Re, si era opposto alla nomina perché McCarrick sarebbe stato soltanto il 14° nella lista dei candidati. All’origine di questi dubbi e opposizioni c’erano forse dei sospetti sui suoi abusi? Ancora, Viganò fa ricadere tutta la responsabilità della promozione di McCarrick sul Segretario di Stato Angelo Sodano, quando è ben noto come allora non fosse certamente nelle sue mani tutto il potere riguardo alle nomine.

    L’ex nunzio bel suo dossier finisce infatti per passare Giovanni Paolo II come un malato incapace di intendere e di volere, ben cinque anni prima della sua morte. Una evidente falsificazione della realtà. Ma ad attirare ancora di più l’attenzione, nella ricostruzione offerta da Viganò, tra le decine di personaggi che elenca accusandoli di coperture (senza fornire prove), come è già stato da più parti notato, è l’assenza del nome di Stanislao Dziwisz, segretario particolare di Papa Wojtyla, all’epoca già vescovo (sarà promosso arcivescovo di Cracovia nel 2005 ed elevato al cardinalato nel 2006). C’è da appurare se il parere negativo di O’Connor, l’uomo più vicino a Papa Wojtyla negli Stati Uniti, sia arrivato a destinazione. E se così fosse, come ha fatto McCarrick a convincere “l’appartamentoˮ (termine allora usato per indicare lo strettissimo entourage del Pontefice) che le voci su di lui erano soltanto delle calunnie?

    Infine, un altro particolare riguardante non la nomina, ma la rinuncia di McCarrick. Come abbiamo visto, il predecessore Hickey era rimasto in carica fino agli ottant’anni compiuti, mentre il successore Donald Wuerl sta per compierne 78. Che cosa accadde con McCarrick? Secondo quanto risulta a Vatican Insider, il cardinale molestatore al compimento dei 75 anni, il 7 luglio 2005, dopo aver presentato le dimissioni di rito, avrebbe ottenuto una proroga di due anni, come peraltro avveniva abitualmente, almeno per i cardinali arcivescovi in buona salute. Tra l’altro, essendo arrivato a Washington già settantenne, McCarrick nel momento in cui compie l’età canonica della rinuncia, aveva guidato la diocesi soltanto per quattro anni e mezzo. Eppure il porporato non completa i due anni di proroga. Benedetto XVI accetta le sue dimissioni e lo solleva dall’incarico il 16 maggio 2006, otto mesi dopo quel compleanno.

    È possibile che questa decisione sia legata all’affiorare delle denunce che portano ai risarcimenti nelle diocesi di Metuchen e Newark? Di certo c’è che l’anno successivo, nel 2007, McCarrick riceve la prima “richiestaˮ (richiesta, non sanzione canonica) da parte del Papa, trasmessagli dal nunzio Pietro Sambi, che lo invita a lasciare il seminario e a fare vita ritirata di preghiera. Com’è noto, anche su questo punto la memoria di Viganò si è dimostrata fallace: il porporato molestatore ha continuato a fare la vita di prima, ha continuato a viaggiare in Vaticano e non ha tenuto conto della raccomandazione di Papa Ratzinger durante i successivi cinque anni del suo pontificato. Lo stesso ex nunzio che oggi chiede le dimissioni di Francesco (cioè del Papa ha levato la porpora a McCarrick) ha più volte incontrato e celebrato con il cardinale abusatore elogiandolo anche in pubblico.

  • Pedofilia, le colpe di papa Francesco

    Pedofilia, le colpe di papa Francesco

    Le accuse dell’arcivescovo Viganò non stanno in piedi. Ma evidenziano una guerra in cui Bergoglio si trova in condizioni di debolezza. Anche per errori suoi

    EMILIANO FITTIPALDI

    Il clamoroso dossier pubblicato due settimane fa dall’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha mostrato ancora una volta qual è il punto debole del pontificato di Bergoglio. Perché, al di là delle reali motivazioni per le quali l’ex nunzio a Washington ha chiesto le dimissioni di Francesco accusandolo di aver coperto gli abusi sessuali dell’ex cardinale americano Theodore McCarrick, e dell’uso strumentale che ne stanno facendo le fazioni ultra tradizionaliste nemiche del papa, la vicenda ha evidenziato come il pontefice stia perdendo a cinque anni dall’elezione al soglio petrino una delle battaglie più delicate del suo magistero. Quella contro la pedofilia degli ecclesiastici, tumore cresciuto nei decenni grazie alla compiacenza e all’omertà della Chiesa.

    L’accusa principale di Viganò appare assai debole. Non solo perché non suffragata da alcuna prova (l’arcivescovo ha infatti raccontato che in un incontro privato nel 2013 avrebbe avvertito Francesco che McCarrick aveva approfittato sessualmente di decine di giovani seminaristi maggiorenni aggiungendo che il papa, nonostante le rivelazioni, non avrebbe mosso un dito contro l’anziano presule in pensione), ma anche perché il rapporto è pieno di omissioni: in primis proprio l’ex nunzio, dopo la sua denuncia al papa, ha in più occasioni incontrato McCarrick in assoluta cordialità, tanto da presentare il molestatore a una conferenza pubblica come «un uomo molto amato da tutti noi». Elementi che compromettono l’assunto con cui l’arcivescovo giustifica il suo sfogo: «Io agisco solo perché la verità emerga».

    Ma seppure i fatti raccontati fossero veri, seppure Bergoglio avesse avuto nel 2013 la consapevolezza della doppia vita di un anziano vescovo in pensione allora mai sfiorato da accuse di pedofilia, arrivate solo nel 2018, le accuse di Viganò sembrano assai poco significative in un contesto di responsabilità ed evidenze ben più gravi. Riguardanti il papa e altri alti prelati vicini al vescovo di Roma «venuto dalla fine del mondo».
    L’operazione di Viganò mira a coinvolgere il pontefice in prima persona nel nuovo grande scandalo dei preti pedofili della Pennsylvania, dove la procura generale lo scorso agosto ha diffuso i risultati di un’indagine su presunti crimini di ecclesiastici avvenuti nell’arco degli ultimi 70 anni. Un report che evidenzia come oltre 300 tonache avrebbero abusato e violentato in modi orrendi oltre mille bambini e bambine. «Abbiamo le prove che il Vaticano sapeva e ha coperto gli abusi. La copertura era sistematica», ha detto Josh Shapiro, procuratore generale dello Stato del Nord Est. «Quello che abbiamo trovato davvero spaventoso è che i leader della Chiesa avrebbero mentito ai fedeli la domenica, mentito in pubblico, protetto questi predatori ma contemporaneamente documentavano ogni cosa, mettendola negli archivi segreti. Le responsabilità del papa? Non posso parlare specificatamente di Francesco», ha concluso il magistrato.

    La stragrande maggioranza dei casi di stupri, in effetti, è precedente al 2000. Ma il nuovo terremoto americano e le reazioni internazionali alla lettera di Viganò dimostrano che sul tema della lotta alla pedofilia Francesco sta cominciando a perdere credibilità. Anche perché, se il papa ha usato parole di fuoco per stigmatizzare gli orchi con il collarino, di passi in avanti questo magistero ne ha compiuti – al netto della propaganda bergogliana – davvero pochi. Chi dice che la pedofilia è un fenomeno del passato non conosce i numeri della Congregazione della dottrina della fede, che segnalano come negli ultimi cinque anni siano arrivate in Vaticano circa 2.000 denunce “verosimili” da ogni parte del mondo, una media doppia rispetto al periodo 2005-2009.
    Travolto dagli scandali di Boston e della Chiesa irlandese, Benedetto XVI allungò i termini di prescrizione del reati di 10 anni, inserì nei codici vaticani il reato di pedopornografia, ma non intaccò il dispositivo (nefasto) del «segreto pontificio», ancora oggi applicato a ogni processo canonico e su ogni notizia di atti contro il sesto comandamento. Francesco non ha modificato le regole, che vanno tutte contro la trasparenza tanto pubblicizzata dalla “rivoluzione”: chi parla rivelando i nomi dei pedofili compie “peccato mortale”, e va incontro a sanzioni severe decise da una commissione disciplinare ad hoc. Con sanzioni che comprendono il licenziamento e persino la scomunica “latea sententiae”.

    Bergoglio non ha nemmeno emesso norme né motu proprio pontifici che obblighino senza se e senza ma i vescovi e i presuli a denunciare preti pedofili direttamente alla magistratura ordinaria: «La responsabilità morale ed etica di denunciare gli abusi presunti» non basta più all’opinione pubblica e ai fedeli traditi. Soprattutto quando “la negligenza” coinvolge i vertici vaticani. Gli esempi recenti sono molti, e quello che riguarda Luis Francisco Ladaria, promosso un anno fa prefetto della Congregazione della fede da Francesco, è emblematico: nel 2012 Ladaria ha infatti coperto, senza denunciarlo, un prete pedofilo che la Congregazione aveva ridotto in stato laicale per abusi sessuali su alcuni bambini, don Gianni Trotta. Ladaria e il cardinale ex prefetto William Levada ordinano però alla chiesa pugliese che la condanna canonica passi sotto silenzio, «per non dare scandalo ai fedeli». Trotta, le cui gesta erano sconosciute a tutti tranne che alle gerarchie vaticane, ha potuto così violentare altri minorenni del tutto indisturbato: dopo essere stato spretato, ha infatti trovato lavoro come allenatore in una squadra di calcio giovanile, e in due anni ha molestato una decina di bambini in un paesino vicino a Foggia. Ladaria è ancora potente prefetto della Congregazione che deve giudicare i preti pedofili.
    I fallimenti non si contano: il tribunale contro i vescovi maniaci, annunciato urbi et orbi nel 2015, non vedrà mai la luce. La Commissione per la Tutela dei minori voluta dal papa nel 2014 non ha alcun potere reale, né in Vaticano né sulle Conferenze episcopali dei vari paesi, tanto che due membri laici, ex vittime dei pedofili, sono andati via sbattendo la porta, spiegando che l’organismo era solo «un’operazione propagandistica di Francesco».

    Sono decine gli altri casi eclatanti che spiegano bene perché il papa stia perdendo credibilità sulla questione che contribuì a chiudere l’esperienza di Benedetto XVI, e perché rischi seriamente che i suoi tanti nemici – in una guerra civile ormai permanente – possano presto approfittare dei suoi passi falsi. George Pell, il cardinale chiamato a Roma dal pontefice per mettere a posto le finanze vaticane e “moralizzare” la corrotta curia romana, un anno fa è stato infatti incriminato dai magistrati australiani per alcuni casi di pedofilia considerati più che verosimili da inquirenti e polizia. Francesco, anche se lo ha sospeso dall’incarico, lo ha sempre sostenuto, decidendo di non sostituirlo prima della fine del processo.

    Le imputazioni dei magistrati e dei ragazzi sono ovviamente tutte da dimostrare. Ma evidenze del comportamento oscuro del cardinale di fronte alla tema della pedofilia erano note da anni. In passato, quando era vescovo di Melbourne, il “ranger” era già stato denunciato da un chierichetto di 12 anni per gravi molestie (il processo si era chiuso nel 2002 senza alcuna condanna per mancanza di prove) e Ratzinger – anche per questo – aveva sempre frenato le sue ambizioni di trasferirsi presso la Santa Sede. Non solo. Il porporato nel corso degli anni era finito nel mirino di decine di vittime e di sopravvissuti agli orchi. Ragazzi e ragazze che nel corso delle audizioni della Royal Commission, una commissione nazionale voluta dal governo di Canberra per investigare sugli abusi sessuali nella Chiesa australiana, hanno additato “Big George” come un insabbiatore, come un prelato che ha sistematicamente difeso i pedofili australiani (secondo il rapporto finale della Commissione il 7 per cento dei preti cattolici dell’isola sono implicati in vicende di pedofilia), come un vescovo che ha inventato un sistema di risarcimenti usato in realtà «per distruggere e controllare le vittime e difendere l’immagine e la cassaforte della Chiesa». Qualcuno, come un padre a cui un preside cattolico ha violentato due bimbe di 4 e 5 anni, ha definito Pell «un sociopatico».

    Quattro anni fa L’Espresso aveva documentato come il braccio destro appena scelto da Francesco aveva chiesto a famiglie distrutte dai pedofili in tonaca di accettare, per chiudere definitivamente il casi di abusi in alcuni processi civili contro la sua diocesi, la miseria di 30 mila euro. «In caso contrario» scrivevano gli avvocati di Pell, «noi ci difenderemo strenuamente in tribunale». Non solo: è un fatto che il cardinale abbia accompagnato sottobraccio mostri seriali come l’amico ed ex compagno di stanza Gerald Ridsdale (alla fine condannato in via definitiva per aver violentato decine di bambini), e che lo stesso “ranger” ha coperto accuse a suo dire false contro i Fratelli Cristiani e invece poi rivelatesi verissime. Altre vittime hanno raccontato – in testimonianze giurate – come Pell abbia cercato di comprare il loro silenzio.

    I giudici della Royal Commission hanno definito in una relazione del 2015 il suo comportamento «poco cristiano». Al netto degli esiti del processo per presunti abusi sessuali, tutte le altre informazioni sul lato oscuro di Pell erano pubbliche già prima che Francesco – tra il 2013 e il 2014 – nominasse “Big George” capo della Segreteria dell’Economia, poi membro del C9, il gruppo dei cardinali che deve consigliare il pontefice nella gestione della Chiesa universale.

    Com’è possibile che Bergoglio abbia protetto Pell? Questo resta un mistero glorioso. Così come incredibili appaiono – assai più che le accuse di Viganò – altre inaudite ascensioni di insabbiatori nelle alte sfere della gerarchia, tutte scelte che da anni stanno minando il credito del magistero bergogliano.
    Nel C9 Francesco ha infatti chiamato anche il cardinale cileno Francesco Errazuriz, che per anni ha tenuto nascoste in un cassetto le denunce dei ragazzi contro il pedofilo seriale Fernando Karadima. Mentre un allievo dell’orco, Juan Barros, nel 2015 nonostante le accuse circostanziate delle vittime e le vibranti proteste di parte del clero locale fu promosso ugualmente da Bergoglio vescovo di Osorno: solo quest’anno – dopo l’ira del presidente della Commissione per la tutela dei minori cardinale Seán O’Malley per l’ennesima difesa di Barros da parte di Francesco davanti alle vittime allibite – il papa ha cambiato linea, chiedendo scusa per parole inopportune, mandando in fretta e furia un nuovo visitatore apostolico in Cile per appurare una verità già evidente a tutti da lustri, e accettando infine le dimissioni di Barros. Un pesce piccolo, comunque, nella scala gerarchica del clero cileno: Errazuriz e l’arcivescovo di Santiago Ricardo Ezzati, che hanno sempre difeso Karadima e Barros e recentemente insultato uno dei sopravvissuti («un serpente», dissero in uno scambio email) non solo hanno mantenuto i loro incarichi, ma sono stati premiati. Errazuriz promosso nel C9, Ezzati con la berretta cardinalizia.

    Anche la recente vicenda che ha travolto il coordinatore del C9 Oscar Maradiaga, primo consigliere di Bergoglio, e il suo braccio destro Juan Josè Pineda è indicativa di come Francesco, se a parole propugna la “tolleranza zero”, poi copre troppo spesso le malefatte dei suoi fedelissimi. Il cardinale honduregno è stato posto alla destra del trono di Pietro nonostante tra il 2003 e il 2004 abbia ospitato in una delle diocesi del suo arcivescovado a Tegucigalpa un prete incriminato dalla polizia del Costarica per abusi sessuali, don Enrique Vasquez (rimase sei mesi in Honduras, poi – quando l’Interpol lo individuò – scappò via dal paese). E lo ha voluto al suo fianco nonostante Maradiaga – estimatore dell’insabbiatore seriale Bernard Law, da cui scaturì lo scandalo Spotlight – abbia detto nel 2002 durante una conferenza pubblica a Roma che anche lui sarebbe stato «pronto ad andare in prigione piuttosto che danneggiare uno dei miei preti» accusati di abusi minorili.

    Qualche mese fa L’Espresso ha svelato i contenuti dell’inchiesta di un visitatore apostolico argentino mandato dal Vaticano proprio nella diocesi honduregna: alcuni testimoni a maggio 2017 hanno infatti accusato Maradiaga di aver percepito dall’università cattolica locale 35 mila euro al mese per anni, e indicato il vescovo ausiliare Pineda responsabile di «gravi comportamenti inappropriati» (traducendo: abusi e relazioni sessuali) nei confronti di alcuni sacerdoti maggiorenni.

    Il coordinatore del C9 ha negato con forza ogni addebito, spiegando di aver girato i denari ricevuti alla diocesi affinché fossero investite in opere di beneficenza, e ha aggiunto che Pineda era innocente, calunniato da forze oscure e giornalisti «che scrivono libri infami. È stato Pineda stesso, per dimostrare la sua innocenza al mondo, a chiedere al Vaticano l’invio di un visitatore apostolico», disse furibondo il consigliere del papa.
    Dopo pochi mesi, però, documenti interni della diocesi hanno evidenziato che dei soldi di Maradiaga non c’è alcuna traccia nei bilanci di Tegucigalpa, mentre Bergoglio, lo scorso luglio ha accettato le dimissioni da ausiliare di Pineda. «Il fatto è che il papa ha tenuto per mesi i risultati dell’inchiesta del vescovo Casaretto sulla sua scrivania. Solo quando le accuse sono finite sulla stampa s’è finalmente mosso», spiegano oggi prelati honduregni. «Pineda comunque ha mantenuto il titolo di vescovo e Maradiaga è rimasto saldo al suo posto. Come dite voi in Italia? Parlare bene e razzolare male. Ecco, da Francesco proprio non ce lo aspettavamo».

  • Pedofilia, il cardinale Usa Wuerl offrirà le sue dimissioni al Papa

    Pedofilia, il cardinale Usa Wuerl offrirà le sue dimissioni al Papa

    L’arcivescovo è uno degli alti prelati accusati da Carlo Maria Viganò. Al centro delle polemiche come ha gestito lo scandalo degli abusi quando era vescovo di Pittsburgh, in Pennsylvania. E a Washington DC avrebbe anche ignorato le accuse a carico del suo predecessore

    Le ripercussioni dello scandalo pedofilia negli Stati Uniti investono anche uno degli uomini di fiducia di Papa Francesco. Donald Wuerl, il cardinale dell’Arcidiocesi di Washington DC, chiederà infatti al pontefice di accettare le proprie dimissioni. La notizia è stata confermata dal portavoce dell’Arcidiocesi Ed McFadden, dopo che l’ecclesiastico aveva già annunciato di voler discutere con il Papa la possibilità di dimettersi.

    Le accuse di Viganò

    Wuerl, che a Washington ricopre la carica di arcivescovo, è uno degli alti prelati vicini a Papa Francesco citato nella lettera dell’ex nunzio negli Stati Uniti Carlo Maria Viganò. Qui, Viganò lo ha accusato di aver in parte insabbiato lo scandalo degli abusi sessuali nei confronti di bambini in Pennsylvania e di essere stato a conoscenza delle accuse mosse contro il suo predecessore, l’ex cardinale della capitale Usa, Theodore McCarrick.

    Uomo di fiducia di Bergoglio

    Wuerl ha 77 anni ed è considerato un uomo di fiducia di Bergoglio, dopo esserlo stato di Papa Benedetto XVI. Due anni fa, al compimento del suo 75esimo compleanno, aveva rimesso il suo mandato nelle mani del Pontefice per limiti di età ma Papa Francesco preferì tenerlo al suo posto.

    “Errori di giudizio”

    In Pennsylvania, secondo il dossier di un gran giurì, oltre 300 preti avrebbero abusato di minori. A seguito della pubblicazione del dossier sugli abusi in Pennsylvania, Wuerl aveva recentemente incontrato in via riservata il Papa per illustrargli la situazione. Al vaglio è la modalità con cui il cardinale, nei 18 anni in cui è rimasto in carica a Pittsburgh, ha gestito una vicenda. Nei giorni scorsi monsignor Georg Gaenswein, prefetto della Casa pontificia, riferendosi anche a questo caso ha definito gli scandali legati alla pedofilia come l’11 settembre della Chiesa Cattolica. Il cardinale Wuerl, finora, ha ammesso “errori di giudizio” nell’ambito degli abusi in Pennsylvania mentre ha negato di essere mai stato a conoscenza delle accuse a carico di McCarrick.

    https://tg24.sky.it/mondo/2018/09/13/pedofilia-cardinale-wuerl-offre-dimissioni.html

  • Vertici della Chiesa Usa in udienza con il timore di una pulizia “a metà”

    Vertici della Chiesa Usa in udienza con il timore di una pulizia “a metà”

    di Alessandro Rico

    L’annuncio è stato dato dal portavoce vaticano, Greg Burke: oggi a mezzogiorno, papa Francesco riceverà i vertici della Chiesa cattolica americana, che gli chiedevano udienza da quando è scoppiato il caso del memoriale Viganò.

    Nel Palazzo apostolico entreranno il capo della conferenza episcopale Usa, il cardinale Daniel DiNardo, il primo ad aver invocato un colloquio con il Pontefice per fare il punto sullo scandalo degli abusi sessuali, il presidente della Pontificia commissione per la tutela dei minori, il cardinale arcivescovo di Boston Sean Padrick O’Malley (che è anche membro del C9, il collegio di nove porporati che affiancano Jorge Mario Bergoglio nella riforma delle istituzioni ecclesiastiche), l’arcivescovo di Los Angeles Josè Horacio Gòmez (vice di DiNardo) e il segretario generale della Conferenza dei vescovi statunitensi, Brian Bransfield.

    Una notizia rilevante, che testimonia come il Vaticano non possa più ignorare le pressioni per un’operazione trasparenza che arrivano dal Nord America. DiNardo è infatti il capofila di una parte consistente, per numeri e per peso specifico, del clero Usa che pretende sia fatta piena chiarezza sulle denunce dell’ex nunzio apostolico a Washington, monsignor Carlo Maria Viganò. Da ultima, è stata la plenaria dell’organo diretto dal cardinale O’Malley a mettere in rilievo che “le domande emerse negli ultimi mesi non solo pongono l’attenzione sulla serietà della questione degli abusi, ma rappresentano anche l’opportunità per porre l’attenzione di tutti sugli strumenti di prevenzione”. Per prevenire il ripetersi delle atrocità del passato, non per “indagare i casi particolari”. Ma è chiaro che i vescovi statunitensi, che nelle scorse settimane si sono più volte pronunciati sul tema, sono sul piede di guerra.

    L’arcivescovo di San Francisco, Salvatore Joseph Cordileone, alla Verità ha confessato che i fedeli e la Chiesa sono “nel panico”, ribadendo la propria fiducia nell’onestà di Viganò e insistendo affinché si indaghi sulle sue rivelazioni. Il vescovo di Springfield, John Paprocki, ha definito “inadeguata” l’evasiva risposta di Bergoglio ai giornalisti durante il volo di ritorno da Dublino (quel “giudicate da soli”, divenuto pochi giorni dopo “silenzio e preghiera dinanzi ai cani selvaggi che cercano scandalo”). Stesso giudizio da Robert Morlino, vescovo di Madison, mentre il vescovo di Philadelphia, Charles Chaput, ha proposto al Pontefice addirittura di annullare il sinodo sui giovani del prossimo ottobre, poiché l’episcopato non avrebbe “assolutamente alcuna credibilità nell’affrontare questo argomento”. Molte le richieste di chiarimenti al Papa: da parte del vescovo di Phoenix, Thomas Olmsted, di quello di Tulsa (Oklahoma), David Conderla,, di quello di Tyler (Texas), Joseph Strickland,  oltre che da parte dell’ex primo consigliere della nunziatura americana, Jeanne Francois Lantheaume. Oltreoceano, insomma, si è scoperchiato un vaso di Pandora. Vane le minimizzazioni dei prelati legati all’abusatore Theodore McCarrick, ex arcivescovo di Washington, come Blase Cupich, arcivescovo di Chicago, Joseph Tobin, arcivescovo di Newark, Kevin Farrell, prefetto del dicastero per Laici, famiglia e vita, già vicario dell’ex cardinale nella capitale Usa, o del successore di McCarrick, Donald Wuerl. Il quale ha peraltro annunciato che valuterà con il Papa l’ipotesi di una rinuncia alla carica, dopo che l’inchiesta del gran giurì della Pennsylvania lo ha chiamato in causa per aver coperto alcuni preti pedofili negli anni in cui era vescovo di Pittsburgh.

    È un bene che Francesco abbia finalmente deciso di ricevere DiNardo e gli altri esponenti di punta della Chiesa americana. Rimane tuttavia il timore che l’approccio di Roma sia quello di prendere di petto i casi di abuso sui minori, trascurando la piaga della lobby gay nella Chiesa. Perché se è vero che la pedofilia è lo scandalo – giustamente – più odioso per l’opinione pubblica, specialmente quella laica, la quale ha invece normalizzato (se non glorificato) l’omosessualità, è vero pure che esiste un collegamento tra omosessualità e abusi: un rapporto del 2004, commissionato dalla Conferenza episcopale Usa, affermava che l’81% dei casi di violenze sessuali era perpetrato da sacerdoti con tendenze omoerotiche su vittime di sesso maschile, il 90% delle quali adolescenti. Non a caso Rod Dreher, autore di Opzione Benedetto, il saggio che ha stimolato gli esplosivi commenti di padre Georg Gänswein riportati dalla Verità, ha affermato che “gli abusi sessuali sui minori sono facilitati da un segreta e potente rete di preti gay”.

    (trascrizione da La Verità del 13 settembre 2018)

  • Abusi e coperture, accuse a Di Nardo alla vigilia dell’udienza con Francesco

    Abusi e coperture, accuse a Di Nardo alla vigilia dell’udienza con Francesco

    Il presidente dei vescovi Usa incontra Francesco per discutere la crisi mentre scoppia il caso di un suo sacerdote accusato di molestie che non è stato fermato 

    ANDREA TORNIELLI
    CITTÀ DEL VATICANO

    Anche il cardinale Daniel Di Nardo, arcivescovo di Galveston-Houston e presidente della conferenza episcopale degli Stati Uniti, viene ora accusato di non aver agito correttamente lasciando un prete sospetto abusatore a contatto con i bambini. Una vicenda che deve essere ancora pienamente chiarita e investigata prima di attribuire gravi responsabilità al porporato. La notizia rimbalza da Oltreoceano proprio giovedì 13 settembre 2018, nel giorno in cui è prevista l’udienza con Papa Francesco alla quale partecipano Di Nardo, il vicepresidente dell’episcopato e arcivescovo di Los Angeles José Horacio Gómez e il cardinale di Boston Sean O’Malley in qualità di presidente della commissione vaticana per la tutela dei minori.

    Quella degli abusi sui minori e delle coperture degli abusatori, sembra una storia senza fine. L’Associated Press ha riportato le dichiarazioni di due vittime di abusi le quali sostengono che Di Nardo non avrebbe agito come doveva per fermare un sacerdote arrestato nei giorni scorsi con l’accusa di abuso su minori. Una delle vittime ha raccontato che durante un incontro il cardinale avrebbe promesso che il prete accusato, Manuel La Rosa-Lopez – attualmente parroco nella chiesa di St. John Fisher a Richmond e vicario episcopale della diocesi per gli ispanici – sarebbe stato allontanato da qualsiasi possibilità di contatto con i bambini, mentre invece era stato trasferito in un’altra parrocchia a qualche decine di chilometri di distanza.

    Padre Manuel è finito in manette martedì scorso, dopo essersi consegnato alla polizia a Conroe, in Texas. Ha 60 anni ed è accusato di aver molestato entrambe le vittime – un maschio e una femmina – quando erano adolescenti. Secondo il racconto che entrambi hanno fatto all’Associated Press, padre La Rosa-Lopez avrebbe cercato prima di fare amicizia con loro per poi tentare un contatto fisico. La vittima di sesso maschile era all’epoca dei fatti (1998-2001) aveva intenzione di entrare in seminario e svolgeva delle mansioni nella parrocchia del Sacro Cuore di Conroe dove padre Manuel all’epoca era viceparroco. Ha riferito anche che il sacerdote era solito toccarlo, prima sulle braccia, poi abbracciandolo e poi baciandolo sulla guancia. Una notte gli avrebbe mostrato le foto di alcuni seminaristi giovani dicendo che «si divertiva molto con loro». Aveva quindi cercato di spogliare l’adolescente mettendogli le mani nei pantaloni. Ma il ragazzo era scappato.

    L’altra vittima, di sesso femminile, non ha voluto raccontare all’AP i dettagli delle molestie, ma ha detto di essere stata toccata in modo inappropriato da padre Manuel poco prima di Pasqua del 2001, dopo che aveva compiuto 16 anni. Mentre la prima molestia è stata riferita alle autorità ecclesiastiche soltanto di recente – l’anno scorso, secondo la vittima, nell’agosto 2018 secondo la diocesi – quella della ragazza venne denunciata a suo tempo e venne detto alla famiglia della ragazza che il sacerdote sarebbe stato spostato.

    Nel 2010 la ragazza viene a sapere che LaRosa-Lopez era stato nominato da Di Nardo vicario episcopale per gli ispanici e aveva pensato che fosse possibile che il cardinale – arrivato alla guida della diocesi dopo quella prima denuncia – non ne fosse a conoscenza. Per questo aveva contattato le autorità ecclesiastiche e aveva iniziato a frequentare un terapista pagato dalla diocesi. La donna che ha denunciato di essere stata molestata racconta ad Associated Press di aver incontrato Di Nardo e di essere rassicurata del fatto che padre Manuel era stato sottoposto a trattamenti psichiatrici e che non gli era stato più permesso di lavorare con i bambini. Nell’ultima fase dell’incontro è stato fatto entrare lo stesso padre La Rosa-Lopez che la donna ha affrontato e che si sarebbe scusato con lei. La vittima afferma di aver scoperto che il sacerdote continuava a lavorare nella parrocchia St. John Fisher a Richmond anche in presenza di bambini.

    Entrambe le vittime hanno chiesto all’Associated Press di rimanere anonime. L’uomo che ha denunciato gli abusi ha incontrato il cardinale Di Nardo, e il coordinatore dell’assistenza per le vittime della diocesi, nel pomeriggio dello scorso 10 agosto. «Il cardinale sembrava avere un atteggiamento sprezzante», riporta la vittima negli appunti scritti subito dopo l’incontro e condivisi con AP. Il porporato avrebbe reagito dicendo: «Avresti dovuto dircelo prima!». Le due vittime avevano creduto che i loro casi sarebbero stati troppo vecchi per essere perseguiti ma in realtà dal 2007 la legge del Texas ha rimosso la prescrizione per gli abusi sui minori.

    La diocesi di Galveston-Houston, in un comunicato pubblicato mercoledì 12 settembre 2018, così ricostruisce la vicenda. «Nel 2001 una ragazza di 16 anni e la sua famiglia avevano notificato a questa arcidiocesi che padre Manuel La Rosa-Lopez l’aveva baciata e toccata in modo inappropriato quando era vicario parrocchiale nella Chiesa del Sacro Cuore a Conroe. Abbiamo immediatamente comunicato questa informazione al Servizio di Protezione dell’infanzia (agenzia governativa per la tutela dei minori, ndr) per una ulteriore indagine. Il padre La Rosa-Lopez ha negato di aver toccato la ragazza in modo inappropriato, e la famiglia aveva deciso di non dar seguito alla denuncia e ha lasciato il Paese quello stesso anno. Dopo una revisione interna, che ha incluso la presentazione delle accuse anteriori alla creazione, nel 2003, della Commissione di revisione dell’arcidiocesi, nel 2004 è stato permesso al padre La Rosa-Lopez di tornare al ministero in parrocchia».

    Dopo il rientro della vittima negli Stati Uniti, «l’arcidiocesi – continua il comunicato – in accordo con il nostro impegno di assicurare assistenza pastorale, ha offerto alla giovane servizi di sostegno psicologico per un periodo di tempo, fino a che lei non ha deciso di interrompere la terapia».

    La diocesi afferma che durante gli ultimi 17 anni non sono state presentate altre accuse di condotte inappropriate con minori da parte del sacerdote. Fino a quest’anno. «Durante un incontro a Houston il 10 agosto 2018 un uomo di 36 anni ha presentato una formale accusa all’arcidiocesi di Galveston-Houston dichiarando che padre La Rosa-Lopez ha abusato di lui dal 1998 al 2001, quando era studente della scuola secondaria e padre La Rosa-Lopez era assegnato alla chiesa del Sacro Cuore a Conroe. L’arcidiocesi ha informato immediatamente di questa denuncia il Servizio di Protezione dell’infanzia. Padre La Rosa-Lopez ha negato queste accuse di abuso sessuale».

    «Ieri (martedì 11 settembre 2018, ndr) il procuratore del distretto della Contea di Montgomery ha emesso un ordine di arresto contro padre La Rosa-Lopez» e il sacerdote si è «consegnato volontariamente al Dipartimento di polizia di Conroe» quella stessa sera. «Abbiamo preso questo caso molto seriamente, e abbiamo riportato le informazioni ricevute dalle due persone al Servizio di Protezione dell’infanzia, e abbiamo rimosso dal ministero padre La Rosa-Lopez. Siamo impegnati a cooperare con le autorità civili nelle loro indagini».

    Dalla lettura del comunicato della diocesi emerge dunque la denuncia immediata in entrambi i casi alle autorità civili. Nel primo caso, quello del 2001, Di Nardo non era ancora arrivato alla guida della diocesi. È necessario attendere ulteriori chiarimenti e indagini approfondite prima di individuare una diretta responsabilità del cardinale, anche se con ogni probabilità la vicenda si sarebbe potuta gestire meglio.

    Il cardinale Daniel Di Nardo, 69 anni, originario di Pittsburg (Pennsylvania), è diventato vescovo coadiutore di Sioux City (Iowa) nell’agosto 1997. L’anno successivo è subentrato nella guida della diocesi. È stato nominato coadiutore di Galveston-Houston nel gennaio del 2004 ed è subentrato nella guida della diocesi nel febbraio 2006. Nel novembre 2007 ha ricevuto la porpora cardinalizia. Nel novembre 2016 è stato eletto presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti e in questa veste partecipa agli incontri con il Papa.

    Dopo la pubblicazione del dossier dell’ex nunzio Carlo Maria Viganò, riguardante le coperture di cui ha goduto il cardinale Theodore McCarrick, che si concludeva con la richiesta di dimissioni del Papa, Di Nardo aveva dichiarato: «Le domande sollevate meritano risposte basate su prove. Senza queste risposte, gli innocenti possono essere contaminati da false accuse e il colpevole può essere lasciato a ripetere i peccati del passato» Il presidente dei vescovi Usa non aveva fatto alcun cenno alla clamorosa richiesta di dimissioni avanzata da Viganò e dalla rete dei suoi sostenitori. Aveva invece affermato: «Sono fiducioso che Papa Francesco condivida il nostro desiderio di maggiore efficacia e trasparenza nella questione legata alla disciplina dei vescovi», manifestando «il nostro affetto fraterno per il Santo Padre in questi giorni difficili».

    Di Nardo aveva sottolineato la necessità di «un esame su come i gravi fallimenti morali di un fratello vescovo potrebbero essere stati tollerati per così tanto tempo e non hanno dimostrato alcun impedimento al suo avanzamento». E aveva concluso avanzando la richiesta di una visita apostolica per gli Stati Uniti al fine di «cercare la verità».

    Papa Francesco, sentito il C9, il Consiglio dei cardinali che lo aiutano nella riforma della Curia e nel governo della Chiesa universale, ha convocato i presidenti di tutte le conferenze episcopali del mondo in Vaticano dal 21 al 24 febbraio 2019 per affrontare il tema della protezione dei minori e degli adulti vulnerabili.

    http://www.lastampa.it/2018/09/13/vaticaninsider/abusi-e-coperture-accuse-a-di-nardo-alla-vigilia-delludienza-col-papa-yyuswh8q2NmffQiSGYToqO/pagina.html

  • Wuerl scrive ai preti: vado dal Papa a discutere della mia rinuncia

    Wuerl scrive ai preti: vado dal Papa a discutere della mia rinuncia

    Il cardinale arcivescovo di Washington, 77 anni, è al centro di polemiche dopo la pubblicazione del report sugli abusi in Pennsylvania e il dossier Viganò

    ANDREA TORNIELLI
    CITTÀ DEL VATICANO

    Nell’incontro che ha avuto con Papa Francesco nei giorni scorsi era stato invitato a discutere con franchezza della situazione con i suoi sacerdoti. Ora il cardinale Donald Wuerl, arcivescovo di Washington, 78 anni il prossimo novembre, martedì 11 settembre 2018 ha scritto nuovamente ai preti della sua diocesi annunciando loro che intende recarsi nuovamente a Roma nell’immediato futuro per discutere con il Pontefice l’accettazione della sua rinuncia.

    Wuerl, nominato arcivescovo di Washington da Benedetto XVI nel 2006, dopo l’accettazione della rinuncia dell’allora cardinale Theodore McCarrick – molestatore di seminaristi ora pesantemente sanzionato da Papa Francesco a seguito di una fondata denuncia per abuso su un minore avvenuta a New York nei primi anni Settanta – ha già presentato le dimissioni nel novembre 2015, al compiere 75 anni.

    Il report del Grand Jury della Pennsylvania, pubblicato a metà agosto, lo chiama in causa per non aver agito correttamente nei confronti di alcuni preti pedofili negli anni in cui era vescovo di Pittsburg, anche se gli viene riconosciuto di aver agito bene in altri casi. Il report contiene le storie di 301 preti abusatori e di almeno un migliaio di vittime, crimini avvenuti in un arco temporale di settant’anni nelle diocesi dello stato nordamericano. Dopo la sua pubblicazione è cresciuta non soltanto nell’opinione pubblica, ma anche tra il clero della diocesi di Washington, l’onda lunga della richiesta di rinunciare. Wuerl è tra coloro che vengono presi di mira anche dal dossier firmato da Carlo Maria Viganò, il “comunicatoˮ scritto con il quale l’ex nunzio chiede le dimissioni di Papa Francesco. Secondo Viganò Wuerl non ha agito come doveva nei confronti del predecessore McCarrick.

    Nei giorni scorsi Wuerl è stato ricevuto riservatamente dal Papa e l’udienza non è comparsa tra quelle pubblicate. L’esito dell’incontro è stato l’invito a un discernimento comune con il clero diocesano. Tornato a Washington, Wuerl ha incontrato un centinaio di sacerdoti, alcuni dei quali hanno fatto interventi molto critici.

    Della udienza riservata, non riportata nell’agenda ufficiale del Pontefice pubblicata dalla Sala Stampa vaticana, ha dato notizia lo stesso cardinale nell’incontro con i preti, durante il quale ha confidato appunto di aver chiesto consiglio al Pontefice se consultarsi con loro sul suo futuro.

    Ieri una nuova lettera al clero, con la quale il porporato statunitense annuncia un ulteriore viaggio a Roma per discutere con il Papa della sua ormai imminente rinuncia. «Lunedì 3 settembre, prima della nostro annuale evento per il Labor Day, abbiamo avuto l’opportunità di pregare insieme e, come mi era stato richiesto dal nostro Santo Padre Papa Francesco, di discernere quale fosse per me la migliore decisione da prendere mentre affrontiamo nuove rivelazioni sull’estensione dell’orrore degli abusi clericali sui minori e dei fallimenti dei vescovi nel sorvegliare».

    «Il problema – continua Wuerl – è come iniziare in modo efficace un percorso per raggiungere un nuovo livello di guarigione per i sopravvissuti che hanno sofferto così tanto, e per i fedeli che sono a noi affidati e che sono stati anch’essi feriti dalla vergogna di queste azioni terribili, e hanno dei dubbi riguardo alla capacità del loro vescovo di gestire in modo adeguato la situazione».

    «È chiaro che una mia decisione – prima piuttosto che poi – è un aspetto essenziale perché questa Chiesa diocesana che tutti noi amiamo possa andare avanti. Come frutto del nostro discernimento intendo andare presto a Roma a incontrare il nostro Santo Padre a proposito della rinuncia che ho presentato quasi tre anni fa, il 12 novembre 2015».

    http://www.lastampa.it/2018/09/12/vaticaninsider/wuerl-scrive-ai-preti-vado-dal-papa-a-discutere-della-mia-rinuncia-qEzfTPpmBSaazwkXGkwPBK/pagina.html

  • Dati sconvolgenti sulla pedofilia anche dalla Germania. Il Papa convoca un comitato di crisi

    Dati sconvolgenti sulla pedofilia anche dalla Germania. Il Papa convoca un comitato di crisi

    Giovedì mattina arrivano i vertici della Conferenza episcopale americana. Il cardinale di Washington Donald Wuerl, accusato, pronto alle dimissioni

    By Maria Antonietta Calabrò

    Il cardinale Donald Wuerl torna a Roma per la seconda volta nel giro di una settimana, pronto a rimettere il suo mandato di arcivescovo di Washington. Non si tratta di un effetto del “rapporto Viganò”, ma l’esito del lavoro dell’Attorney General della Pennsylvania Josh Shapiro in cui Wuerl è stato pesantemente criticato per la gestione dei casi di abusi sessuali quando era arcivescovo di Pittsburgh.

    Wuerl è stato ricevuto già due settimane fa dal Papa Francesco in forma privata e senza che dell’incontro fosse data notizia dalla Sala Stampa vaticana. A Wuerl, che aveva rimesso il suo mandato nelle mani del Pontefice, Francesco ha chiesto di tornare nella capitale americana e di confrontarsi con i preti della sua diocesi, cosa che è avvenuta nel weekend del Labor Day. Ieri sera il cardinale ha reso noto una sua lettera in cui annuncia il ritorno a Roma ed è chiaro ormai che è sul punto di lasciare l’incarico (da cui pure era formalmente già dimissionario da due anni).

    La decisione di Wuerl è contemporanea alla venuta in Vaticano del vertice della Conferenza episcopale americana, capitanata dal cardinale Daniel Di Nardo, che sarà ricevuta dal Papa giovedì mattina. Di Nardo chiesto udienza a Francesco subito dopo il Rapporto Shapiro, ma ha anche reclamato pubblicamente, in un comunicato, l’apertura di una seria inchiesta sulle accuse lanciate dall’ex Nunzio negli Stati Uniti Carlo Maria Viganò sul caso di Theodore McCarrick .

    “Chiarimenti” sono stati annunciati lunedì scorso dalla Santa Sede, nel primo dei tre giorni di riunione del C9, il cosiddetto Consiglio della Corona del pontefice. Ma l’ultima iniziativa del Papa contro la pedofilia è arrivata al termine del vertice, ai cui lavori non hanno partecipato i cardinali Pell (implicato in due processi in Australia per presunti abusi su minori che avrebbe personalmente commesso) e Errazuriz (ex arcivescovo di Santiago del Cile che potrebbe essere anche lui rinviato a giudizio, in questo caso per copertura degli abusi).

    Un’iniziativa senza precedenti. A Roma tra il 21 e il 24 febbraio 2019 sono convocati i vertici di tutte le Conferenze episcopali del mondo, per discutere come risolvere “una volta per tutte” gli scandali di pedofilia, come riportato domani sulla Civiltà Cattolica diretta da padre Antonio Spadaro nel testo dell’incontro “privato” del Papa con i gesuiti irlandesi.

    La macchia si espande, dopo aver toccato Australia, Cile, Irlanda, Stati Uniti torna anche in Germania. Sono 3.677 i minori abusati sessualmente da parte di 1.670 preti o religiosi nel Paese tra il 1946 e il 2014, secondo i dati di uno studio indipendente commissionato dalla Conferenza episcopale tedesca che verrà presentato il prossimo 25 settembre all’Assemblea episcopale di Fulda e anticipato oggi dallo Spiegel e dalla Zeit. Gli abusi riguardano quindi il 4,4 per cento dei chierici tedeschi in questo lasso di tempo. Avviato nel 2014, questo studio è stato condotto da oltre tre anni da un’equipe delle università di Mannheim, Heidelberg e Giessen ed ha esaminato 38.156 dossier che 27 diocesi hanno consegnato ai ricercatori. Solo 122 autori di abusi sono stati assicurati alla giustizia civile. 1023 assalitori hanno abusato una sola volta, 782 hanno compiuto da due a 10 abusi, 96 sono veri e propri abusatori seriali con decine di abusi. 969 dei minori abusati erano chierichetti.

    In Germania lo scandalo abusi scoppiò nel 2010, in seguito alle denunce del direttore del liceo Canisius di Berlino, il gesuita Klaus Mertes (che anni fa definì la crisi “l’11 settembre della Chiesa tedesca”, termine poi ripreso ieri dall’arcivescovo Georg Ganswein, segretario di Papa Benedetto XVI). Nell’estate del 2017 un rapporto rivelò che 547 bambini erano stati vittima di maltrattamenti, violenze fisiche o anche sessuali dal 1945 al 1992 a Regensburg (Ratisbona), città dove il fratello di Ratzinger ha servito come direttore del coro. Ora arrivano i dati ufficiali a livello di tutta la Germania. È la prima volta che una Conferenza episcopale commissiona uno studio sugli abusi sessuali avvenuti a livello nazionale.

    https://www.huffingtonpost.it/2018/09/12/dati-sconvolgenti-sulla-pedofilia-anche-dalla-germania-il-papa-convoca-un-comitato-di-crisi_a_23525175/

  • Perché il cardinale McCarrik era considerato “intoccabile”

    Perché il cardinale McCarrik era considerato “intoccabile”

    Il cardinale McCarrick si è dimesso poche settimane fa, ma le accuse risalgono agli anni 2000′. Ecco i presunti perché di una certa “intoccabilità”

    Il cardinal Theodore McCarrick è stato “sporporato”. “Zio Ted”, come pare lo chiamassero alcuni seminaristi americani, non figurerà più nell’elenco dei “principi della Chiesa”.

    Le dimissioni sono arrivate dopo che alcune accuse relative ad abusi sono state ritenute credibili. Delle ricostruzioni pubblicate in questi giorni, tuttavia, sostengono che i comportamenti contestati al prelato statunitense fossero conosciuti da tempo.

    Il “memoriale Viganò”, è ormai noto, accusa papa Francesco di non aver fatto nulla. Lo stesso documento dell’ex nunzio apostolico racconta di come papa Benedetto XVI avesse comminato a McCarrick una sospensione privata: ritiro a una vita di preghiera e penitenza. Un quadro, quello presentato dall’ex membro del Governatorato, che non ha trovato né conferme né repliche ufficiali dalla Santa Sede.

    Ma un altro testo, una lettera del 2006 del cardinale Sandri, registrebbe una notizia non di poco conto: il Vaticano, sin dal 2000, era in possesso di segnalazioni relative a quanto emerso in queste settimane. Il ruolo giocato nell’intera vicenda da Papa Francesco, allora, sarebbe minimo se non inesistente. Anzi: l’argentino diventerebbe il papa sotto il cui pontificato McCarrick è stato effettivamente ‘scardinalato’. Altro che coperture, insomma.

    Ci mancano dei passaggi: non sappiamo se i nunzi dell’epoca abbiano informato i vari pontefici che si sono succeduti. Non sappiamo se Ratzinger abbia davvero sanzionato l’alto prelato a stelle e strisce. Conosciamo almeno il nome di un accusatore: quel padre Ramsey che, per sua stessa ammissione, aveva scritto una lettera nel 2000 “che descriveva in dettaglio la cattiva condotta di McCarrick all’ambasciatore del Vaticano negli Stati Uniti, l’arcivescovo Gabriel Montalvo”. Nessuna risposta delle alte sfere, però, sarebbe mai arrivata al sacerdote accusante.

    “Perché nessuno ha mai toccato McCarrick?”: questa è la domanda che aleggia negli ambienti vaticani. Una parte della stampa si sta interrogando sui motivi per cui, nonostante le accuse risalissero ad almeno un decennio fa, McCarrick sia stato sporporato solo poco fa.

    Procediamo allora citando delle fonti e ipotizzando qualche aspetto: “McCarrick – si legge su Lettera43 -, infatti, ha giocato un ruolo da protagonista nell’attività finanziaria della Chiesa universale. Fra l‘altro, e il particolare ha il suo peso, è stato fra i cardinali membri dell’Apsa, l’Amministrazione del patrimonio della sede apostolica…”. Non solo. Lo stesso quotidiano online ha messo in evidenza, tra i vari punti toccati, come l’ex cardinale avesse “capacità di lavorare come fundraiser per la Chiesa e il Vaticano, di occuparsi di finanziamenti per interventi caritativi, di gestione delle risorse economiche”.

    Poi c’è la storia della Papal Foundation, che l’ex porporato statunitenese avrebbe contribuito a far crescere in modo esponenziale. Il noto vaticanista Aldo Maria Valli ha scritto al riguardo che: “L’ipotesi è che McCarrick sia stato protetto più che dallo Spirito Santo dai milioni di dollari che mandava regolarmente al Vaticano attraverso la Papal Foundation, fondata nel 1988 proprio da lui con il cardinale John Krol e il cardinale John O’Connor”.

    Per ultimo le prossimità politiche: “zio Ted”, come molti ecclesiastici aperturisti e progressisti americani, avrebbe avuto aderenze nel campo democratico statunitense. Tanto da essere definito cardinale neoliberal o left wing.

    McCarrick, in sintesi, sarebbe stato troppo potente per poter essere messo in discussione, ma siamo, come da premessa, nel campo delle ipotesi. Quella più grave riguarderebbe il fatto che in Vaticano si guardi al “peso” politico-economico dei prelati.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/quei-motivi-dietro-lintoccabilit-cardinale-abusatore-1574104.html?mobile_detect=false