Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Theodore McCarrick

  • L’irritazione dei vescovi americani contro l’ex cardinale McCarrick: “Serve un pubblico ripudio”

    L’irritazione dei vescovi americani contro l’ex cardinale McCarrick: “Serve un pubblico ripudio”

    Nell’assemblea nazionale riunita a Baltimora e tutta incentrata sulla crisi degli abusi sessuali, si discute anche della richiesat della Santa Sede di rinviare il voto che porterebbe all’adozione di nuove misure per combattere gli abusi del clero e relative coperture da parte delle gerarchie

    di PAOLO RODARI

    Nell’assemblea nazionale riunita a Baltimora e tutta incentrata sulla crisi degli abusi sessuali, numerosi vescovi statunitensi hanno chiesto un ripudio formale di Theodore McCarrick, l’ex cardinale accusato di doppia vita e di molestie su minori.

    “Non abbiamo intrapreso alcuna azione ufficiale per prendere le distanze dal comportamento vergognoso di uno dei nostri”, ha detto il vescovo Liam Cary, di Baker, in Oregon. “Che cosa faranno le persone col nostro silenzio?”, si è domandato il vescovo Michael Olson, di Fort Worth, in Texas, che ha notato anche con dispiacere come McCarrick non sia stato declassificato e che, di per sé, in quanto ancora vescovo, avrebbe potuto partecipare all’assemblea di questa settimana. “Non è il benvenuto”, ha detto ancora Olson. “Dovremmo dire questo per il suo bene, e per rispetto verso coloro che ha danneggiato”.

    L’episcopato americano sta cercando a fatica di uscire dallo scandalo McCarrick e dalle notizie devastanti riportate nel Pennsylvania Report, oltre trecento preti hanno abusato di più di mille minori. In questi giorni, in particolare, ha destato scalpore la notizia che la Santa Sede si è mossa per chiedere proprio ai vescovi riuniti a Baltimora di rinviare il voto che avrebbe portato all’adozione di nuove misure per combattere gli abusi del clero e relative coperture da parte delle gerarchie. Una misura dettata forse dalla prudenza, ma che certo ha indignato migliaia di vittime che hanno reagito con proteste.

    Il Vaticano ha chiesto ai vescovi di attendere il summit globale di febbraio 2019. “Noi stessi non siamo contenti di questo”, ha spiegato il cardinale Daniel DiNardo, presidente dei vescovi Usa. Che ha poi riferito di non sapere se sia stato lo stesso Francesco a chiedere il rinvio al prossimo anno. Anche se, ha precisato, “quando lo incontrai in ottobre era molto positivo”. Di Nardo ha ipotizzato che un motivo del rinvio possa essere legato alla necessità di modificare il diritto canonico. Oppure, al fatto che la Santa Sede ritenga più opportuno dare una risposta coordinata a livello mondiale e che quindi non abbia senso per la conferenza episcopale di un Paese muoversi in modo indipendente.

    https://www.repubblica.it/esteri/2018/11/15/news/l_irritazione_dei_vescovi_americani_contro_l_ex_cardinale_mccarrick_serve_un_pubblico_ripudio_-211693230/?refresh_ce

  • Commissione sugli abusi, i vescovi Usa tirano dritto

    Commissione sugli abusi, i vescovi Usa tirano dritto

    Marco Tosatti

    I vescovi Usa, riuniti a Baltimora, non hanno nessuna intenzione di fermarsi a dispetto della richiesta, giunta dalla Congregazione per i vescovi, di non votare su due punti che costituivano il punto focale dell’assemblea di novembre: un codice di condotta per i vescovi in caso di abusi, e una commissione guidata (presidente e vicepresidente) da laici per indagare sugli abusi. Intanto Viganò scrive ai prelati riuniti: “Non siate pecore spaventate, ma pastori coraggiosi”. 

    I vescovi Usa, riuniti a Baltimora, non hanno nessuna intenzione di fermarsi a dispetto della richiesta, giunta dalla Congregazione per i vescovi, di non votare su due punti che costituivano il punto focale dell’assemblea di novembre: un codice di condotta per i vescovi in caso di abusi, e una commissione guidata (presidente e vicepresidente) da laici per indagare sugli abusi. Indagare, non giudicare, come le fonti vicine al Vaticano, da cui è partita questa mossa dilatoria, hanno diffuso – con successo – non appena il presidente della conferenza episcopale, Daniel Di Nardo, ha dato l’annuncio dello stop al voto proveniente da Roma. I risultati dell’eventuale indagine verrebbero poi consegnati alle autorità superiori, e in particolare al Nunzio. Quindi non si tratterebbe – come i difensori della mossa vaticana affermano – di un attentato al primato petrino, o alle prerogative pontificie rispetto ai vescovi.

    Quello che è certo è che i vescovi americani, e con loro il presidente, il cardinale DiNardo, sono rimasti a dir poco sorpresi dalla richiesta della Congregazione per i vescovi, in cui siedono peraltro anche i cardinali Cupich e Wuerl, direttamente collegati con la “filiera” McCarrick.

    Tutti i cronisti presenti parlano di una “visibile sorpresa” dei vescovi, in particolare perché le bozze dei due documenti – quello sulla condotta dei vescovi e quello sull’istituzione di una commissione di inchiesta – sembravano a tutti necessari, per dare un segnale concreto ai cattolici e all’opinione pubblica che la Conferenza episcopale voleva affrontare seriamente il dramma degli abusi. Non è un caso che gli interventi del presidente e della vicepresidente del National Advisory Council sul tema abusi – un sacerdote e una donna – siano stati subissati di applausi. Entrambi hanno parlato delle riforme proposte e bloccate da Roma: un nuovo codice di condotta, un’inchiesta sui seminari, per estirpare alla radice i comportamenti predatori omosessuali, un’inchiesta sul cardinale McCarrick e un sistema indipendente per indagare le accuse di abusi.

    In questo clima si è inserito il breve messaggio dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò, che riportiamo: “Cari Fratelli Vescovi negli Stati Uniti, Vi scrivo per ricordarvi il sacro mandato che vi è stato dato il giorno della vostra ordinazione episcopale: condurre il gregge a Cristo. Meditate su Proverbi 9:10: il timore del Signore è l’inizio della saggezza! Non comportatevi come pecore spaventate, ma come pastori coraggiosi. Non temete di alzarvi e di fare la cosa giusta per le vittime, per i fedeli e per la vostra salvezza. Il Signore renderà a ognuno di noi secondo le nostre azioni e omissioni. Sto digiunando e pregando per voi. Arcivescovo Carlo Maria Viganò,  Il vostro ex Nunzio Apostolico”.

    Roma chiede che la votazione sulle proposte concrete per affrontare la crisi sia rimandata a dopo febbraio, cioè a dopo il “vertice” di tutte le conferenze episcopali del mondo a Roma per discutere del problema degli abusi. E dopo lo sconcerto dovuto all’annuncio dell’inspiegabile richiesta romana, i vescovi hanno deciso comunque di affrontare nella discussione i temi caldi, in modo da fornire alla delegazione USA di febbraio armi e materiale per affrontare la questione. Come ha spiegato un vescovo coraggioso, Thomas Paprocki di Springfield questa non è una ribellione o un atto di disobbedienza verso il Pontefice. Ma i vescovi non sono “direttori di filiale” del Vaticano, né “vicari del romano Pontefice”. La conferenza episcopale americana deve “prendersi cura del suo gregge”. E, come diversi commentatori hanno fatto rimarcare, la richiesta romana confligge con la sinodalità e il decentramento sbandierati a parole, per non parlare poi della necessità, sempre sbandierata in maniera demagogica e tradita nei fatti, di un maggior ruolo di laici e donne nella Chiesa. Tutto bello, fino a quando non si arriva al concreto: e allora la struttura verticistica e clericale riappare immediatamente.

    E il cambio di tono è diventato evidente quando il card. Di Nardo ha annunciato che ci sarebbe stato un voto per un argomento aggiunto all’agenda. Il cardinale ha annunciato che l’aggiunta proposta sarebbe stata quella di inviare una richiesta formale alla Santa Sede di consegnare tutta la documentazione relativa al caso dell’ex cardinale Theodore McCarrick. A seguire il vescovo ausiliare di Los Angeles, Robert Barron, ha sottolineato come la crisi attuale fosse nata proprio a causa del cardinale, e che la gente sta premendo sui vescovi perché si arrivi a fare chiarezza fino in fondo. Un tema sensibile per Roma e per il Pontefice, che ha evitato di rispondere alla chiamata in causa dell’arcivescovo Viganò su questo tema.

    Barron si è chiesto a che punto sia l’esame dei documenti relativi da parte della Santa Sede, e si è chiesto se non sia possibile “esercitare una rispettosa pressione” per un’indagine approfondita. Che, ancora una volta non sembra sia nei desideri vaticani. La richiesta di un’indagine apostolica fatta al Pontefice dai vescovi USA era stata lasciata cadere. Ma il presidente del National Advisory Council, padre David Whitestone, ha chiesto che ci sia un’indagine totale e indipendente sullo scandalo McCarrick, che includa i dettagli dei compensi ricevuti da eventuali vittime, e i nomi di coloro che erano al corrente delle eventuali sanzioni verso McCarrick.

    Il problema delle sanzioni, di chi ne era al corrente, di chi non le ha fatte rispettare e di chi le ha sollevate come sappiamo è uno dei nodi centrali della testimonianza Viganò. Una richiesta analoga è stata fatta da Francesco Cesareo, il presidente del National Review Board, l’organismo creato nel 2002 a difesa dei minori nella Chiesa americana. Cesareo ha chiesto un’indagine nello scandalo McCarrick, e ha anche chiesto che le diocesi di Newark, Washington e New York cooperino nell’inchiesta. È evidente che per i vescovi americani – e per i fedeli americani in generale – la chiarezza sul caso McCarrick è un tema di grande importanza per ristabilire un clima di fiducia. Un’esigenza che il silenzio del Vaticano e del Pontefice sembrano non capire.

    Cesareo ha detto: “Le accuse dell’arcivescovo Viganò devono trovare risposta. Non si deve tralasciare nulla. Ignorare queste accuse lascerà una nuvola sulla Chiesa, e le domande resteranno in sospeso”.

    http://lanuovabq.it/it/commissione-sugli-abusi-i-vescovi-usa-tirano-dritto

  • Adesso il Papa congela le proposte dei vescovi Usa sugli abusi

    Adesso il Papa congela le proposte dei vescovi Usa sugli abusi

    Papa Francesco non gradirebbe fughe in avanti da parte degli episcopati. Monsignor Viganò, intanto, scrive ai vescovi americani: “Non comportatevi da pecore spaventate”

    Giuseppe Aloisi

    Papa Francesco avrebbe in qualche modo bloccato le proposte provenienti dalla Conferenza episcopale americana.

    Almeno quelle destinate a prevenire la piaga degli abusi ai danni di minori e di adulti vulnerabili che avvengono all’interno della Chiesa cattolica. La sensazione è che Bergoglio, su questo tema, non gradisca fughe in avanti e iniziative troppo autocefale.

    Il pontefice ha convocato tutti gli episcopati del mondo per il febbraio prossimo e ha da poco nominato mons. Charles Scicluna, il “cacciatore di pedofili”, come segretario aggiunto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Roma, insomma, vuole far fronte al problema attraverso un’azione centralizzata. A dichiararsi perplesso è stato il cardinal DiNardo, vertice dei presuli americani, che ha domandato che fine faccia la sinodalità territoriale. Ma quali erano le proposte avanzate dalle 196 diocesi a stelle e strisce?

    La Verità di oggi segnala l’esistenza di almeno due espedienti sul tavolo dell’assemblea generale degli States: stilare un vero e proprio “codice di condotta” e istituire una commissione, composta soprattutto da laici e delegata a indagare sulle accuse riguardanti i vescovi. Ma DiNardo, durante una conferenza stampa tenutasi ieri, ha dovuto eccepire che “su insistenza del Vaticano, non voteremo sui due punti di azione del nostro dossier riguardante la crisi degli abusi”. A fare muro sarebbe stata la Congregazione dei vescovi, quella presieduta dal cardinale canadese Marc Ouellet.

    Il Papa vuole che le soluzioni vengano condivise l’anno prossimo, quando i vescovi di tutto il globo terreste dovranno confrontarsi in una sorta di “Sinodo straordinario”. Vale la pena sottolineare pure che DiNardo, in funzione dello scoppio dello scandalo, aveva incontrato il pontefice argentino in Vaticano, dopo aver avanzato la richiesta di una visita apostolica straordinaria. Proposta ritirata in seguito al confronto tra i due.

    La Chiesa cattolica americana, di questi tempi, è attraversata da una vera e propria bufera: Theodore McCarrick, ex arcivescovo di Washington, è stato ‘scardinalato’; Donald Wuerl, successore di ‘Zio Ted’ si è dimesso; il dossier del Gran Giury della Pennsylvania ha fatto emergere dati e racconti sconvolgenti; il governo federale degli Stati Uniti ha annunciato l’avvio di un’inchiesta statale. Poi c’è il memorandum di Carlo Maria Viganò, che ha da poco scritto ai presuli degli States, chiedendo un atteggiamento da “pastori coraggiosi” e non da “pecore spaventate”.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/adesso-papa-congela-proposte-dei-vescovi-usa-sugli-abusi-1601871.html

  • Perché i vescovi statunitensi sono molto sorpresi (e irritati)

    Perché i vescovi statunitensi sono molto sorpresi (e irritati)

    di Sabino Paciolla

    Ieri è iniziata a Baltimora la sessione autunnale della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti (USCCB), circa 300 vescovi da 195 diocesi. Una sessione molto attesa per le delicate decisioni che molti si attendono i vescovi prendano al fine di affrontare e sradicare la piaga degli abusi sessuali che, questa volta, a differenza della precedente del 2002, sta toccando proprio loro, i vescovi, e persino un cardinale, Theodore McCarrick.

    Lo scenario, però, è completamente e drammaticamente cambiato quando in apertura dell’assise il suo presidente, card. Daniel DiNardo, ha annunciato che nella serata del giorno precedente la Santa Sede, mediante la Congregazione dei vescovi, aveva richiesto con insistenza che i vescovi si astenessero dal votare sia sulla istituenda commissione guidata dai laici, finalizzata ad indagare sugli abusi sessuali, sia sul nuovo codice di condotta dei vescovi sulla stessa materia. Il Vaticano ha chiesto ai vescovi USA di astenersi dalle votazioni in attesa di un summit di tre giorni programmato per febbraio prossimo a Roma. Tale summit è stato convocato da Papa Francesco per discutere proprio della crisi degli abusi, e dovrebbe riguardare i presidenti di tutte le conferenze episcopali del mondo.

    Una richiesta contraddittoria

    La richiesta, arrivata quasi all’ultimo minuto, ha colto di sorpresa tutti, a cominciare dal suo presidente (si veda il video in fondo), ed è apparsa molto contraddittoria per vari motivi.

    Prima di tutto, è da poco terminato il Sinodo dei giovani dove è stata ribadita, tra l’altro, l’urgenza di affrontare con decisione la questione degli abusi sessuali nella Chiesa. Poi, qualche giorno fa la Conferenza Episcopale francese, con la benedizione vaticana, ha approvato una commissione indipendente, comprendente laici, finalizzata ad indagare sugli abusi sessuali. Infine, proprio nella bozza finale del Sinodo dei giovani è apparsa, con sorpresa di tutti, una sezione sulla “sinodalità, cioè una forma particolare di maggiore collegialità tra Papa e Conferenze episcopali. (È stata una sorpresa per tutti perché durante il Sinodo non si era affatto parlato di essa. Sembra che alla stesura abbia addirittura partecipato il Papa stesso).

    E allora, molti si sono chiesti: come mai la tanto declamata “sinodalità” in questo caso è stata azzerata? Come mai per la Francia vi è stato il lasciapassare da parte del Vaticano, mentre nel caso degli USA è arrivato un improvviso ed inaspettato stop?

    Anche le stesse parole del Nunzio apostolico negli USA, arcivescovo Christophe Pierre, pronunciate ieri nell’assise di Baltimora suonano parecchio strane, se confrontate con l’autorizzazione alla commissione indipendente data ai vescovi francesi. Riferendosi alla commissione indipendente auspicata dai vescovi USA, il Nunzio apostolico ha detto:

    “Può esserci la tentazione da parte di alcuni di cedere la responsabilità della riforma ad altri che a noi stessi, come se non fossimo più in grado di riformarci o di fidarci di noi stessi, come se il deposito di fiducia dovesse essere trasferito interamente ad altre istituzioni.” E proseguendo: “L’assistenza è gradita e necessaria, e sicuramente la collaborazione con i laici è essenziale. Tuttavia, la responsabilità come vescovi di questa Chiesa cattolica è nostra: vivere con essa, soffrire con essa, ed esercitarla correttamente.”.

    Come detto all’inizio, l’annuncio ha quasi scioccato tutti, ad eccezione del card. Blase Cupich (si veda il video), il quale non solo è sembrato sicuro della cosa, ma, anzi, ha preso immediatamente posizione dicendo: “è chiaro che la Santa Sede sta prendendo sul serio la crisi degli abusi“. Ha chiesto anche che l’assise esprimesse un voto non vincolante sui punti proposti.

    Molti dei presenti, ma anche dei commentatori, si sono chiesti quale il senso di un tale stop e perché sia stato inviato quasi all’ultimo minuto. Inoltre, come mai tale decisione sia stata presa proprio presso la Congregazione dei vescovi, e quale sia stato il ruolo dei due esponenti americani che vi fanno parte: il suddetto card. Cupich ed il card. Wuerl (quest’ultimo, si ricorderà, in seguito ai clamori e critiche suscitate dalla sua gestione di chierici implicati in abusi sessuali in Pennsylvania, aveva sollecitato il Papa ad accettare le sue dimissioni, per raggiunti limiti di età, dalla conduzione dell’Arcidiocesi di Washington. Le dimissioni furono poi accettate).

    Poiché il presidente della Conferenza Episcopale USA, DiNardo, è sembrato totalmente colto di sorpresa dallo stop vaticano, mentre il card. Cupich è sembrato pienamente consapevole della cosa, è ovvio che quest’ultimo ed il card. Wuerl si aspetteranno richieste di chiarimenti su tale questione, e se, e quanto, eventualmente, abbiano fatto per contrastarla.

    Quale il motivo dello stop? Le ipotesi sono varie.

    Si sapeva che sul testo della commissione erano state espresse alcune riserve in punto di codice di diritto canonico. Alcuni hanno però osservato che il testo ha avuto una sua gestazione nei mesi scorsi, con confronti con la Santa Sede e, dunque, nel caso fossero state sollevate preoccupazioni, è lecito immaginare un loro appianamento. Altri, come Ed Condon, del Catholic News Agency (CNA), riferiscono che “fonti dell’USCCB hanno detto alla CNA che la Conferenza episcopale si è consultata sui documenti con i dipartimenti vaticani in vista della riunione di questa settimana, e che queste preoccupazioni non sono state sollevate”. Altri, infine, si sono chiesti come mai la Santa Sede non abbia consentito il voto su un documento che comunque sarebbe stato inviato a Roma per la fase di “recognitio”, durante la quale il Vaticano avrebbe potuto attuare eventuali emendamenti, per poi rispedirlo al mittente. Che, è bene ricordarlo, è esattamente il procedimento che fu attuato durante la crisi da abusi del 2002.

    Ancora più sorprendente è stato il veto imposto dal Vaticano sulle norme di condotta dei vescovi poiché, come riportano fonti giornalistiche, esse non contenevano novità di natura canonica, a parte un generico riferimento alla commissione d’indagine. In conclusione, è sembrato a molti che il Vaticano abbia imposto ai vescovi americani di non intervenire affatto su questa materia.

    Quale è stata la reazione dei vescovi americani?

    Il canonista Ed Condon dice che “Molti dei vescovi riuniti a Baltimora hanno detto a CNA di essere arrabbiati per quello che vedono come un tentativo di impedire loro di discutere della crisi degli abusi sessuali e di confonderne le ragioni. Già frustrati dal fatto che la loro richiesta di una visita apostolica (cioè di una ispezione vaticana, ndr) per lo scandalo McCarrick (l’ex cardinale dimessosi per abusi sessuali, ndr) è stata negata, diversi vescovi si chiedono perché la Congregazione dei vescovi sembri ora scoraggiarli anche solo dal parlare dell’elefante (cioè della questione spinosissima, ndr) nella sala conferenze.”.

    Continua Ed Condon, “I vescovi sanno che dovranno tornare nelle loro diocesi e spiegare quello che è successo. Sanno che dovranno spiegare la decisione del Vaticano ai loro sacerdoti, molti dei quali sperano in una riforma. E sanno che devono spiegare al Dipartimento di Giustizia e ai procuratori generali dello Stato, che li stanno indagando, che stanno cercando di affrontare questo problema in modo serio.”

    E poi, “Per convincere i cattolici americani che la Chiesa è seria nell’affrontare la crisi degli abusi, sembrano non avere altra scelta che continuare ad esprimere una grave insoddisfazione per la direttiva di Roma, pur esprimendo l’obbligo di rispettarla.”

    E Infine, “Mentre molti dei vescovi sono scoraggiati, e lasciati a indovinare i motivi e le intenzioni dietro gli interventi a sorpresa di Roma, una cosa è chiara: non hanno alcuna intenzione di cambiare argomento”.

    E fuori dell’assemblea cosa è successo?

    I sopravvissuti e gli attivisti per la responsabilità dei vescovi hanno definito lo stop vaticano come “totalmente inaccettabile”.

    Tanti i commenti di disappunto. Uno per tutti: “Peter Isley, un sopravvissuto di abusi sessuali clericali che ora lavora con l’organizzazione Ending Clergy Abuse, ha detto che la decisione del Vaticano significa effettivamente: ‘Ci preoccupiamo di più della nostra organizzazione e dei nostri titoli principeschi e delle nostre posizioni’ piuttosto che mettere in atto misure di responsabilità”. Infine, ha concluso sconsolato: “Non possono uscire da questa conferenza senza consegnare nulla”.

    Perché i vescovi statunitensi sono molto sorpresi (e irritati)

  • Lettera aperta ai Vescovi cattolici statunitensi: è finita. Open letter to the US Catholic bishops: It’s over

    Lettera aperta ai Vescovi cattolici statunitensi: è finita. Open letter to the US Catholic bishops: It’s over

    Cari fratelli in Cristo, pastori, compagni di pellegrini,

    Ci rivolgiamo a voi mentre vi avvicinate all’incontro nazionale di quest’anno a Baltimora perché sappiamo che non c’è nulla da nascondere.

    È finita.

    Tutte le manipolazioni e le contorsioni degli ultimi 33 anni, tutti i tentativi di deviare e equivocare – tutto ciò ha portato la chiesa, ma soprattutto voi, a questo momento.

    È finita.

    Anche i federali sono ora sulla pista. Hanno ordinato di non distruggere alcun documento. Il Dipartimento di Giustizia sta conducendo un’indagine penale nazionale su come avete gestito lo scandalo degli abusi sessuali del clero. È un punto della nostra storia senza precedenti. Vogliamo che voi sappiate che non siete soli in questo momento, non siete stati abbandonato. Ma questa volta deve essere diverso. Questa volta non sarà facile.

    Dalla favola al testo sacro, sappiamo come va. Il punto è raggiunto dove tutti capiscono che il re è nudo, i giusti accusatori leggono la scritta sulla sabbia e svaniscono, le autorità religiose ricevono i rimproveri più pungenti del Maestro. Come classe di governanti religiosi, i più forti tra voi sono diventati piuttosto bravi nell’applicare la legge e rivendicare l’autorità divina nell’emarginare coloro che trasgrediscono la legge. Lo scandalo di abusi prolungati suggerirebbe, tuttavia, che non avete fatto molto bene a giudicare voi stessi.

    Non abbiamo una visione particolare del perché ora – il rapporto del gran Giurì della Pennsylvania, il crollo di Theodore McCarrick – abbia catturato così l’opinione pubblica e spinto la chiesa verso questo limite esterno di esposizione e vulnerabilità. Ci sono teorie, non ultima delle quali è che gli opportunisti tra di noi stanno tentando di usare questo momento per far cadere l’unico Papa che ha detronizzato i vescovi e un cardinale per i loro crimini e imprudenze.

    Ma questo è un problema per un’altra volta.

    La realtà, lo sappiamo tutti, è che è andata avanti da molto tempo. La prima storia nazionale è stata pubblicata su quattro pagine di questa pubblicazione nell’estate del 1985 . Il peggio è accaduto durante il pontificato del frettoloso santo Giovanni Paolo II, un gigante sul palcoscenico mondiale, ma un pastore che ha lasciato vagare i lupi nel proprio gregge. Il suo concetto idealizzato di sacerdozio eroico apparentemente lo ha lasciato incapace di ascoltare la verità da testimoni credibili, compresi i pochi vescovi che hanno osato turbare quel mondo idealizzato con notizie preoccupanti. Promosse fino alla fine Marciel Maciel Degollado, fondatore della Legione di Cristo, e un personaggio che è venuto a rappresentare il peggiore degli scandali di abuso. Maciel, un abile adulatore, ha tenuto a bada l’esame minuzioso con la sua capacità di distribuire un sacco di giovani preti e un sacco di soldi in giro per il Vaticano.

    Si tratta di un marciume nel cuore della cultura affidata alla leadership della comunità cattolica.

    Il punto oltre ogni disputa è che siamo in un momento nella storia della Chiesa degli Stati Uniti – e forse nella storia della chiesa globale – senza precedenti. Non si tratta di questioni discutibili – il celibato o la clausola filiale, o il primato delle Scritture o se la Terra è il centro dell’universo o se le donne dovrebbero essere autorizzate all’ordinazione sacerdotale o qualcuno dei temi caldi che hanno mantenuto un clima turbolento negli ultimi decenni. Questo, invece, riguarda un marciume nel cuore della cultura affidata alla leadership della comunità cattolica. Una marea così pervasiva che ha toccato ogni aspetto della vita della comunità, sconvolgendo tutte le certezze e le presunzioni su chi siamo e chi siete che ha aiutato a tenere insieme questa comunità.

    Coloro che hanno lavorato così ardentemente in passato per rendervi capaci – i fedeli, così traditi, che non potevano credere che vi sareste impegnati in una copertura così deliberata; personaggi del calibro di George Weigel e la sua agiografia acritica e cieca di Papa Giovanni Paolo II; La dottoressa Mary Ann Glendon e il defunto p. Richard John Neuhaus e la loro ingenua celebrazione e difesa di Maciel; il resto del coro di First Things e pubblicazioni simili; il tacito silenzio di tanti altri punti di vista cattolici; l’assurdità del ciarlatano William Donohue e della sua sciocca lega “cattolica” – hanno aiutato a sostenere il vostro scarso racconto, poiché molti di loro hanno denigrato quelli che hanno sollevato le domande difficili e hanno perseguito la verità.

    È finita.

    Nessuno di loro ha più di un caso convincente da produrre. Alcuni di loro ora cercano di incolpare la crisi dei preti gay. Potreste essere tentati di aggrapparvi a quel diversivo, ma non farete altro che prolungare l’agonia già intollerabilmente lunga.

    I preti e i vescovi gay sono certamente tra noi – probabilmente una percentuale maggiore di gay nel clero cattolico, se si vuole credere alle prove aneddotiche e alle chiacchiere private dei Parroci e dei Rettori dei Seminari, di quanto si possa trovare nella popolazione generale.

    La cultura del clero ha un profondo bisogno di una conversazione seria e di un’educazione su questo argomento e molto altro riguardo alla sessualità. Questa discussione è improbabile su scala significativa perché troppi vescovi e troppi preti, se fossero onesti, dovrebbero ammettere un orientamento che la chiesa chiama ancora “disordinato”. A meno che la preponderanza di esperti credibili abbia improvvisamente ribaltato la sua comprensione delle cose, tuttavia, l’orientamento sessuale non è uno degli argomenti che si abbinano agli abusi sessuali.

    L’orientamento sessuale non è un fattore determinante nell’abuso di bambini. Se lo fosse, dovremmo investigare sull’orientamento eterosessuale come causa perché un sacco di abusi sono perpetrati da uomini eterosessuali su ragazzi e ragazze. Quindi, prendete quella strada se volete, ma siate pronti a perdere credibilità per ciò che potrà essere trovato in serbo.

    È finita.

    Vi siete nascosti in una cultura che vi ha protetto per troppo tempo dalle conseguenze dei vostri peggiori istinti. I confini che un tempo proteggevano la vostra cultura dal controllo sono diventati oggi irrilevanti come i fossati e le mura dei secoli precedenti. Non c’è più alcun nascondiglio. Siete stati in grado di assorbire gli eccessi di potere, autorità e privilegi che si sono accumulati nei secoli e, come il tossicodipendente che tocca il fondo, una decisione fondamentale per il recupero è essenziale per la vostra sopravvivenza.

    È finita.

    Avete toccato il fondo non perché l’ultimo sprizzo di cattive notizie è il risultato di una decisione di ripulire e dire la verità. È il risultato di un’altra inchiesta. In breve, siete stati spinti a parole di contrizione perché ancora una volta siete stati costretti. Sì, la maggior parte sono vecchie notizie. Sì, il meccanismo di insabbiamento è stato progettato principalmente da vescovi che non sono più in carica o sono morti. Le organizzazioni giornalistiche, una volta riluttanti a prendervi in giro per paura di essere etichettate anticattoliche, non sono più reticenti.

    Siete diventati certo “clickbait”, cliccati. E continuerete ad essere sotto i riflettori, di diocesi in diocesi, più documenti vengono pubblicati e rivelati e più Tribunali esaminano il funzionamento interno di questa istituzione negli ultimi 50 anni circa. È un dolore auto-inflitto.

    Vescovi, siete stati abbastanza sicuri di ciò che stava succedendo e delle sue potenziali conseguenze che avete impiegato legioni di avvocati individuali e studi associati.

    E per favore smettete di affermare che non sapevate cosa stava succedendo prima del 2002. Se lo scandalo è esploso nel 2002, è stato perché una lunga miccia aveva già scatenato esplosioni in città dopo città e Stato dopo Stato ed è stata ampiamente descritta 17 anni prima della scintilla che colpì Boston. All’indomani di quelle esplosioni, eravate abbastanza sicuri di ciò che stava succedendo e delle sue potenziali conseguenze che avete impiegato legioni di avvocati individuali e studi associati. Sapevate abbastanza per tenere i file segreti sotto chiave. Sapevate che era abbastanza malvagio da doverlo nascondere.

    È finita.

    Non si può negare che avete apportato molte modifiche alle cattive notizie. Avete prodotto un documento per proteggere i giovani. (Giusto notare che ci sono voluti 16 anni per prendere in considerazione l’idea di includere voi stessi tra coloro che devono essere ritenuti responsabili). Avete istituito un ufficio nazionale, avete pagato studi legali specializzati, istituito commissioni di revisione nazionali e locali, avete organizzato servizi di riconciliazione e avete richiesto la formazione per la protezione dei minori e controlli sui precedenti, e pagato miliardi negli accordi. La chiesa è indiscutibilmente un posto più sicuro per i bambini per tutto questo. Ma era stato fatto tutto come reazione alle spinte esterne alla chiesa.

    L’unica cosa che non si può essere costretti a fare è rivelare quello che si viene a sapere attraverso la nostra tradizione sui sacramenti: un esame personale approfondito, dicendo la verità, implorando il perdono e una decisione di riparare.

    La verifica inizia con la domanda alla quale solo voi potete rispondere, individualmente e come gruppo: come mai noi e i nostri fratelli in passato, come leader di questa cultura clericale, raggiungemmo il punto in cui potemmo razionalizzare voltando le spalle ai bambini che erano stati sessualmente abusati dai nostri sacerdoti per proteggere quei preti e la nostra cultura? Uno dei vostri fratelli, il cardinale di Chicago Blase Cupich, ha già illustrato alcune misure appropriate. I vescovi devono “cedere l’autorità”, ha detto, per consentire una maggiore responsabilità verso l’autorità esterna. Ha anche detto che “il privilegio, il potere e la protezione di una cultura clericale” devono essere “sradicati dalla vita della chiesa” o “tutto il resto è un evento secondario”.

    Questi sono punti degni da considerare. L’ incontro che avete programmato per gennaio sarebbe il posto perfetto per farlo proprio tutti insieme. Un consiglio: partecipate in abito civile e lasciate a casa tutti i crismi, i colletti e i completi neri, tutta la seta, i merletti e le croci pettorali. Dio vi riconoscerà. Fate quel piccolo passo in umiltà come si incontrano effettivamente i fratelli. Cercate quelli tra voi che hanno sofferto, che hanno saputo cosa significa passare attraverso il dolore, la dipendenza o la malattia. Chiedete loro di aiutarvi ad uscire da questo momento buio. Loro sapranno indicarvi la via.

    Quando sarà finita, e qui diamo un suggerimento che va contro l’interesse giornalistico: state zitti. Nessuna dichiarazione grandiosa.

    Nei mesi a seguire, dato che l’indagine federale probabilmente comprenderà ancor più documenti e che la miccia accesa continua a scatenare esplosioni, alcuni di voi potrebbero pagare caro per ciò che si è o non si è fatto in passato. Sapremo come è andato il vostro incontro da come vi comporterete in quei momenti.

    Sapremo se avete davvero toccato il fondo e siete in via di guarigione, se avete a cuore il miglior interesse della comunità, o se siete ancora alla ricerca di grazia a buon mercato e via d’uscita facile.

    È finita.

    Nel nome delle vittime minorenni, le famiglie distrutte, i genitori che non conoscono la fine della loro agonia, il corpo di Cristo sottoposto a inesorabile umiliazione da decenni, deve essere finita. Questa volta deve essere diverso.

    Preghiamo per te,

    Tue sorelle e fratelli, i vostri compagni di pellegrini, la chiesa.

    (Traduzione con Google)

    https://www.ncronline.org/news/opinion/open-letter-us-catholic-bishops-its-over

  • In piazza per dire no al silenzio sugli abusi del clero

    In piazza per dire no al silenzio sugli abusi del clero

    Migliaia di cattolici statunitensi si ritroveranno a Baltimora oggi per partecipare al Rally intitolato Silence stop now nella città dove i vescovi statunitensi si stanno radunando per una delle due assemblee annuali. Chiederanno la fine del silenzio sugli abusi. 

    Marco Tosatti

    Migliaia di cattolici statunitensi si ritroveranno a Baltimora oggi per partecipare al Rally intitolato “Il silenzio ora finisce” (Silence stop now) che avrà luogo in un padiglione davanti al Baltimore Waterfront Marriott, dove i vescovi statunitensi si stanno radunando per una delle due assemblee annuali. La Conferenza degli Stati Uniti dei vescovi cattolici (USCCB) terrà la sua assemblea a Baltimora dal 12 al 15 novembre 2018. Il Silence Stops Now Coalition è nato per porre fine alla cultura del silenzio clericale che ha permesso per decenni gli abusi sessuali su minori, seminaristi e giovani preti, e di conseguenza la distruzione di vite umane.

    A questo scopo il Silence Stops Now rally a Baltimora chiederà la fine del silenzio, insisterà sulla richiesta di dimissioni dei responsabili, sul perseguimento di qualsiasi attività criminale e chiederà inoltre un’indagine indipendente sulla leadership della Chiesa cattolica negli Stati Uniti. Da ricordare comunque che la magistratura di diversi Stati si è mobilitata, e, soprattutto che anche il Dipartimento di Giustizia ha preso un’iniziativa senza precedenti, intimando in una lettera al presidente della Conferenza Episcopale, il card. Daniel DiNardo, di chiedere a tutte le diocesi di tenere a disposizione, non distruggere o alterare una serie di documenti relativi agli abusi, perché è in vista un’inchiesta federale a livello nazionale. È un’iniziativa dalle conseguenze potenzialmente esplosive, non solo per la Chiesa americana, ma anche per la Santa Sede, nel caso che venissero alla luce complicità e coperture internazionali.

    Gli organizzatori di “Silence Stop Now” dicono: “Lo scopo della manifestazione sarà di inviare un chiaro messaggio ai dirigenti della Chiesa, per dire loro che i cattolici non tollereranno più la loro complicità nel coprire gli abusi sessuali, e chiedono trasparenza e responsabilità”. Il rally SILENCE STOP NOW vedrà succedersi sul palco degli oratori: l’ex candidato presidenziale Dr. Alan Keyes; l’autore e speaker Matt Walsh, il presidente di Church Militant,  Michael Voris, l’informatore di Buffalo Siobhan O’Connor, il presidente dell’Istituto Lepanto Michael Hichborn, il conduttore radiofonico Jesse Romero, l’avvocato delle vittime Liz Yore “James”, vittima degli abusi del cardinale Theodore McCarrick.. È stato creato un sito, che porta il titolo “I vescovi sapevano”, TheBishopsKnew.com. Il rally sarà trasmesso in diretta sulla home page di ChurchMilitant.com a partire da 13:25 ET martedì 13 novembre.

    Nel background fornito dagli organizzatori si parla di quella che viene definita “l’estate della vergogna della Chiesa, in cui il mondo ha saputo non solo che  l’ex cardinale Theodore McCarrick – il volto della risposta allo scandalo degli abusi sessuali del 2002 – era egli stesso un predatore sessuale, ma che i suoi crimini erano conosciuti e nascosti da più vescovi , che rimasero in silenzio e gli permisero di salire attraverso i ranghi per diventare uno dei cardinali più potenti della Chiesa. Queste rivelazioni sono state seguite dal Rapporto della Grand Jury  della Pennsylvania che ha esposto 301 presunti sacerdoti predatori in sei diocesi cattoliche insieme ai vescovi che li hanno protetti – incluso l’allora vescovo Donald Wuerl, che recentemente si è dimesso come capo dell’arcidiocesi di Washington, D.C. Il rapporto ha portato al lancio di molteplici indagini statali sulle diocesi cattoliche in tutto il paese, così come a un’inchiesta criminale del governo federale in Pennsylvania e Buffalo, New York. La testimonianza di Carlo Maria Vigano ha anche messo in luce una cultura di corruzione e insabbiamento che raggiunge i ranghi più alti della Chiesa, con un papa che non ha risposto e tace di fronte alle gravi accuse del suo ruolo nel proteggere il predatore sessuale Theodore McCarrick”.

    Il mondo laico cattolico statunitense, indipendentemente dalle sue posizioni politiche, è percorso da un ampio movimento di indignazione, che si è manifestato in maniera molto concreta. “In gran numero hanno sospeso i loro contributi finanziari e molte diocesi vedono un forte calo delle donazioni”. Considerando che la Chiesa americana è stata sempre una delle colonne finanziarie della Santa Sede, la chiusura del rubinetto delle offerte USA avrà conseguenze dirette per Roma. Fra le richieste che i laici cattolici avanzano, c’è quella di rivedere  la Carta di Dallas “per includere la responsabilità per i vescovi, che sono attualmente esentati da qualsiasi tipo di responsabilità”.

    I laici chiedono anche che la Carta di Dallas sia rivista per includere protezione non solo per i minori, ma anche per gli adulti, in particolare seminaristi e sacerdoti, che sono stati vittime di membri del clero in posizioni di autorità. L’ex cardinale Theodore McCarrick ne è un primo esempio. Questo abuso di potere non può essere tollerato nella Chiesa e deve essere punito.

    http://lanuovabq.it/it/in-piazza-per-dire-no-al-silenzio-sugli-abusi-del-clero

     

  • Papa Francesco frena i vescovi Usa sulle linee guida contro la pedofilia

    Papa Francesco frena i vescovi Usa sulle linee guida contro la pedofilia

    Giunge la richiesta di attendere febbraio, quando ci sarà il summit mondiale dei vescovi. Attacco dei siti cattolici americani, prossimo “incendio” in Italia

    By Maria Antonietta Calabrò

    Colpo di scena a Baltimora all’assemblea generale dei vescovi americani chiamata a votare le nuove misure anti-abusi dopo i recenti scandali sulla pedofilia, dopo il caso Viganò e dopo le sanzioni contro l’ex cardinale Theodore McCarrick. In apertura dei lavori il cardinale Daniel Di Nardo, presidente della Conferenza episcopale americana, ha annunciato che il Papa ha chiesto ai vescovi americani di non votare nuovo linee guida per contrastare gli abusi e di attendere, applicando il criterio della sinodalità, qualche mese cioè il prossimo febbraio, quando ci saranno le conclusioni della riunione sul problema di tutti gli episcopati del mondo convocati in Vaticano.

    All’apertura dei lavori (che proseguiranno con meditazioni e preghiere), Di Nardo ha detto che “alla luce delle notizie di questa mattina, il mio intervento di indirizzo cambia”, pur restando fermo l’impegno a un “programma specifico di maggiore responsabilità episcopale che discuteremo in questi giorni”.

    È cambiata insomma l’agenda dell’Assemblea dei vescovi americani, nonostante in 14 Stati siano state aperte inchieste penali sulle coperture ai preti pedofili e un ordine federale abbia vietato alle diocesi di distruggere gli archivi relativi ai casi di pedofilia. Questo sembra essere comprensibile in un solo modo. Francesco non vuole farsi dettare l’agenda dall’esterno, imporre il ritmo (lo spin) dal susseguirsi delle emergenze (come era avvenuto nei primi anni di pontificato), e intende tenere fermo il timore della barca imponendo una riflessione che è innanzitutto di purificazione spirituale. In ogni caso, Francesco prende su di sé la grande responsabilità di indicare la strada che serva a risolvere una volta per tutte questa piaga.

    Aprendo l’Assemblea, il nunzio – l’ambasciatore del Papa – negli Stati Uniti, arcivescovo Cristophe Pierre, che venerdì scorso era stato ricevuto dal Papa in Vaticano, ha detto che non c’è altro modo di riformare la Chiesa se non “soffrire per essa” e pur ringraziando i media per aver portato alla luce lo scandalo degli abusi del clero, ha criticato l’impressione che la chiesa abbia fatto poco riguardo agli abusi. “Questo semplicemente non è vero”, ha detto, anche se c’è sempre da fare di più.

    “È finita”. Si apre però con queste due parole – che non lasciano dubbi interpretativi – la lettera aperta sugli abusi sessuali del clero che il periodico progressista americano National Catholic Reporter ha indirizzato proprio oggi ai vescovi americani che dovevano riscrivere le linee guida antiabusi fissate a Dallas nel 2002. “È finita – continua il NCR – con la manipolazioni di questi ultimi 33 anni ed è finita con tutti i tentativi di equivocare o deviare da quello che ha condotto la Chiesa a questo momento. Non c’è più niente da nascondere”, è scritto sul durissimo editoriale che apre il magazine cattolico. Il report del Gran Giurì della Pennsylvania con la denuncia di abusi perpetrati su mille bambini, il caso McCarrick, l’apertura di un’indagine penale federale – con cui si è chiesto nei giorni scorsi a tutte le diocesi di non distruggere alcun documento legato agli abusi sessuali del clero – sono tutti dossier sul tavolo della Conferenza episcopale statunitense, mentre di “due possibili punti di svolta” scrive John Allen su Crux sottolineando che oltre all’assemblea dell’episcopato americano, si apre domani (dopo l’ufficio di presidenza di oggi) anche quella della Conferenza episcopale italiana, e che anche in questo caso dovranno essere riviste le linee guida per affrontare i casi di pedofilia, scritte nel 2014.

    Pur assicurando ai vescovi americani di non essere soli e abbandonati, l’editoriale del NCR denuncia “una putrefazione al cuore della cultura affidata alla leadership della comunità cattolica. Un marcio così pervasivo che ha toccato ogni aspetto della vita della comunità, sconvolgendo tutte le certezze e le presunzioni su chi siamo e su chi siete voi che dovevate tenere insieme la comunità”. L’articolo chiama in causa esponenti ecclesiali e intellettuali cattolici di rilievo che non hanno voluto credere ad “una copertura degli abusi così sistematica” e che “hanno denigrato quelli che hanno sollevato le domande difficili e hanno perseguito la verità”. Nella lettera si chiede un’esame di coscienza personale e come corpo dei vescovi a partire da una domanda: “Come abbiamo potuto noi, e i nostri fratelli del passato, voltare le spalle a bambini che erano stati sessualmente torturati dai nostri sacerdoti per proteggere quei preti e la nostra cultura?”. Come risposta si cita la proposta del cardinale di Chicago, Blaise Cupich, di sradicare dalla vita della Chiesa “il privilegio, il potere e la protezione di una cultura clericale e cedere l’autorità su questo fronte”.

    “Tra gli esperti sulla crisi degli abusi, è quasi scontato che uno dei prossimi posti in cui l’incendio sta per scoppiare sarà l’Italia”, sostiene Allen su Crux. Un esempio, citato da Allen è quello dell’arcivescovo Mario Delpini di Milano, che è stato accusato di aver coperto un caso di abuso quando era il vescovo ausiliare e vicario generale dell’arcidiocesi. Viene citata una sua testimonianza resa durante il processo civile su don Galli, che venne trasferito da lui ad altra parrocchia proprio come responsabile della pastorale giovanile nonostante le notizie di abuso. Alla domanda se fosse consapevole di questo, Delpini ha risposto: “Sì, certo che ero consapevole”. “Se non è un incendio che sta per scoppiare questo…”, ha concluso Allen.

    https://www.huffingtonpost.it/2018/11/12/papa-francesco-frena-i-vescovi-usa-sulle-linee-guida-contro-la-pedofilia_a_23587414/

  • La figura dell’ex card. McCarrick nell’inchiesta del Washington Post

    La figura dell’ex card. McCarrick nell’inchiesta del Washington Post

    Vi propongo una inchiesta di Michelle Boorstein del The Washington Post che delinea la figura dell’ex card. Theodore McCarrick e degli abusi sessuali negli Stati Uniti.

    Eccola nella mia traduzione.

     Sabino Paciolla

    Nel novembre 2000, un sacerdote di Manhattan si era stufato dei segreti che conosceva di un arcivescovo di nome Theodore McCarrick e decise di dirlo al Vaticano.

    Per anni, il reverendo Bonifacio Ramsey aveva sentito dai seminaristi che McCarrick li stava spingendo a dormire nel suo letto. Gli studenti gli dissero che non erano stati toccati, ma comunque, secondo lui, era un comportamento del tutto inappropriato e irresponsabile – specialmente per il nuovo arcivescovo di Washington.

    Ramsey chiamò l’allora ambasciatore del Vaticano, l’arcivescovo Gabriel Montalvo, il quale implorò il sacerdote di scrivere l’accusa perché potesse essere inviata a Roma. “Manda la lettera!“. Chiese Montalvo, ricorda Ramsey.

    Non ricevette mai risposta da Montalvo, e da allora Ramsey distrusse la copia della sua lettera del 2000, ha detto.

    “L’ho pensato come segreto e in qualche modo anche sacro – qualcosa da non divulgare“, ha detto Ramsey al Washington Post. Non è stata la questione di un chierico che occasionalmente “scivolava” riguardo al voto del celibato a scioccare Ramsey, che crede che sia una cosa comune. E’ stata la natura ripetuta e non consensuale delle accuse nei confronti di McCarrick.

    Da quando Papa Francesco ha sospeso McCarrick quest’estate per aver palpeggiato un chierichetto e molti chierici sono stati accusati di aver coperto McCarrick, è stato piazzato un riflettore sull’unico posto con l’autorità di sovrintendere a un cardinale: il Vaticano.

    Ci sono ancora molte più domande che risposte sul ruolo di Roma. A chi è stato detto del problema e cosa è stato detto? Quelle discussioni furono mai trasmesse ai papi Francesco e Benedetto? E, infine, se i pontefici sapevano di quello che stava succedendo, cosa hanno fatto, se non altro?

    La lettera di Ramsey del 2000 a Montalvo, morto da allora, è il primo rapporto noto al Vaticano su McCarrick, che solo un paio di mesi dopo è salito ai vertici del cattolicesimo come cardinale.

    Ma i rapporti sul suo comportamento continuarono, e le accuse divennero sempre più gravi. Oltre a Ramsey, almeno altre tre persone inviarono lettere agli ambasciatori del Vaticano – chiamati nunzi (apostolici, ndr). Tra questi, il noto sacerdote-psicologo Richard Sipe e due vescovi del New Jersey, Paul Bootkoski e John Myers.

    Il rapporto più completo su ciò che può essere accaduto alle comunicazioni su McCarrick una volta entrate in Vaticano è stato quello dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò, un ex ambasciatore negli Stati Uniti, che ha sganciato una bomba a fine agosto. Viganò ha scritto che un certo numero di alti funzionari vaticani – tra cui i papi Benedetto e Francesco – erano stati informati del presunto comportamento scorretto di McCarrick.

    Da quando Viganò ha pubblicato il suo resoconto, in gran parte non verificato, su diversi siti conservatori, la maggior parte delle persone in esso citate hanno rifiutato di commentare. Almeno uno, monsignor Jean-François Lantheaume, che lavorava presso l’Ambasciata degli Stati Uniti in D.C., ha risposto alla lettera, dicendo, senza dare ulteriori dettagli, che esso è vero.

    Domenica scorsa (il 7 ottobre 2018, ndr), un cardinale (Marc Ouellet, ndr), nella prima risposta diretta del Vaticano alle accuse che papa Francesco fosse a conoscenza e abbia nascosto la presunta cattiva condotta sessuale (di McCarrick, ndr), ha descritto quelle affermazioni come “un complotto politico che non ha alcuna base reale”.

    La lettera, scritta dal cardinale canadese Marc Ouellet, Prefetto della Congregazione dei vescovi del vaticano, diceva che era “incredibile e senza fondamento” accusare Francesco di “aver coperto consapevolmente il caso di un presunto predatore sessuale“. Ouellet – che, come Lantheaume, è stato nominato nella lettera come persona a conoscenza delle azioni di McCarrick – ha raffigurato Viganò come pieno di amarezza e deluso a causa della sua carriera (mancata, ndr) all’interno della Santa Sede e ha detto di essere in “ribellione aperta e scandalosa“. Ouellet lo ha anche accusato di sfruttare il più ampio scandalo degli abusi sessuali del clero negli Stati Uniti come un modo per sferrare “un colpo immeritato e inaudito” sul Papa.

    Attraverso decine di interviste, documenti e post pubblicati sul blog dell’epoca, The Washington Post ha messo insieme un resoconto dettagliato sull’origine e la natura delle denunce al Vaticano su McCarrick. Il racconto dietro le denunce, di cui almeno tre nel 2000 o più tardi, illustra anche il grande valore attribuito al rispetto della gerarchia all’interno della Chiesa cattolica, il silenzio e la segretezza intorno al tema dell’attività sessuale dei sacerdoti e l’estrema opacità della burocrazia vaticana – fattori che hanno contribuito a far sì che le accuse contro McCarrick rimanessero nascoste per così tanto tempo.

    “La curia porta la disfunzione a un livello completamente nuovo”, ha detto Tom Doyle, che ha lavorato presso l’Ambasciata del Vaticano negli anni ’80 come sacerdote ed esperto di diritto canonico e che ora lavora come difensore dei sopravvissuti agli abusi del clero.

    Doyle dice di credere che gli ambasciatori negli anni ’90 e all’inizio del 2000 a volte hanno ignorato le comunicazioni sugli abusi sessuali perché l’argomento era nuovo ed esplosivo, e meno tracce cartacee c’erano e meglio era. L’ambasciata del Vaticano a Washington è la prima tappa per le denunce all’interno della Chiesa americana.

    Montalvo, in particolare, “ha semplicemente ignorato tutte le comunicazioni che ha ricevuto sugli abusi sessuali sui bambini“, ha detto Doyle.

    I documenti inviati ai nunzi sono stati molto probabilmente – anche se non sempre – inoltrati al segretario di Stato, presso il Vaticano a Roma, ma spettava a quell’ufficio determinare quali di quelle informazioni dovessero essere trasmesse al pontefice, secondo gli esperti a conoscenza del funzionamento (della burocrazia, ndr) del Vaticano. La Chiesa non condivide abitualmente informazioni sulle comunicazioni interne con laici cattolici o giornalisti.

    Le lamentele su McCarrick inviate da Ramsey, Bootkoski, Myers e Sipe sono entrate in questo oscuro sistema, e i loro viaggi all’interno del Vaticano rimangono per lo più un mistero.

    “Inviami la lettera”.

    Ramsey si assunse un grosso rischio come sacerdote nel novembre 2000, il giorno dopo che Papa Giovanni Paolo II nominò McCarrick arcivescovo di Washington. Il ruolo (specialmente in quella sede, centro della vita politica statunitense, ndr), una delle posizioni più importanti del cattolicesimo americano, garantisce praticamente la berretta rossa di cardinale e il potere indiscusso che ne consegue.

    Ramsey ha detto al Washington Post che chiamò Montalvo per condividere ciò che sapeva. Ramsey era professore di un seminario nel New Jersey quando McCarrick era arcivescovo. Stava condividendo (in quel periodo, ndr) ciò che gli avevano detto i suoi seminaristi.

    Ha detto di aver descritto la situazione al telefono e di aver chiesto se Montalvo avrebbe accettato di ricevere una lettera sull’argomento; l’ambasciatore gli disse di sì. Ramsey ha detto che il giorno dopo era spaventato, e che chiamò Montalvo per dire che aveva avuto dei ripensamenti. E se avessero spifferato a McCarrick che lui aveva condiviso le accuse?

    “Mi mandi la lettera, mi mandi la lettera“, lo esortò con forza Montalvo, ha detto Ramsey. “Cosa pensa che siamo degli stupidi?“.

    Ramsey ha detto di aver inviato la lettera a Montalvo, ma non ha mai ricevuto alcun avviso di ricevimento. Anche se Ramsey ha distrutto la sua copia della lettera, dice che il suo contenuto era simile a quello di una nuova lettera che in seguito ha inviato, nel 2015, all’arcivescovo di Boston, il cardinale Sean O’Malley, capo della Commissione sugli abusi sessuali clericali istituita da Papa Francesco. In quella lettera, che Ramsey ha condiviso con The Washington Post, ha espresso preoccupazione per “una forma di abuso sessuale – molestie sessuali – intimidazione o forse anche solo altamente immorale“.

    Qualche settimana fa, Ramsey ha detto di aver scoperto nei suoi documenti una lettera del 2006 del cardinale Leonardo Sandri, ora capo del collegamento del Vaticano per le Chiese cattoliche in Nord Africa e Medio Oriente. Quella lettera, riportata per la prima volta dal Catholic News Service, sembra confermare che gli alti prelati a Roma avessero ricevuto la nota di Ramsey sulla questione del letto che veniva condiviso (da parte di McCarrick, ndr).

    In quella lettera, Sandri chiede informazioni su un candidato che ha frequentato il seminario di Ramsey. Sembra che Sandri abbia chiesto se il candidato fosse coinvolto nelle accuse su McCarrick.

    “Chiedo con particolare riferimento alle gravi questioni che coinvolgono alcuni degli studenti del Seminario dell’Immacolata Concezione, che nel novembre 2000 lei è stato così gentile da portare all’attenzione di Montalvo in modo confidenziale“, scrive Sandri.

    Nella lettera di Viganò, dice Montalvo e il suo sostituto a Washington, Pietro Sambi – morto nel 2011 – “non ha mancato di informare immediatamente la Santa Sede” della lettera di Ramsey, eppure non offre dettagli e prove.

    Alcuni cattolici hanno messo in dubbio la credibilità di Viganò, un conservatore anti Francesco il cui curriculum personale sulla gestione dei casi di abuso del clero è stato oggetto di esame.

    A Roma, Sandri e una suora che lo accompagnava ha detto a The Washington Post il mese scorso che non avrebbe parlato di nulla di quello di cui era a conoscenza sulle lamentele su McCarrick.

    “Mai, mai“, ha detto la suora che camminava con Sandri a The Washington Post.

    “Oh, beh, Dio solo sa del futuro”, ha detto Sandri con una risata. Ma “nessuno parlerà. È una questione di prudenza, di saggezza“.

    Molte più accuse schiaccianti sarebbero arrivate.

    Le cause legali

    Negli anni ’90, secondo documenti ottenuti da The Washington Post, un sacerdote trentenne della diocesi di Metuchen (New Jersey, USA) ha riferito ai suoi superiori e agli specialisti della salute mentale che in passato era stato molestato e vittima di molestie sessuali, in seminario e dal “suo vescovo”. Mentre i documenti non citano McCarrick, una fonte che conosce molto bene il caso dell’uomo conferma che si trattava di McCarrick.

    Queste storie sono venute fuori attraverso la consulenza dopo che il sacerdote ha riferito ai suoi superiori di essere stato sessualmente coinvolto con due minori maschi. I consulenti, nel corso degli anni ’90, hanno stabilito che il sacerdote era stato vittima varie volte nella sua vita, non era un pedofilo e poteva essere rimandato al ministero.

    Ma dopo l’esplosione degli scandali di abusi all’inizio degli anni 2000, riferisce la fonte, il caso del sacerdote riemerse perché il nuovo vescovo del sacerdote – in un ambiente più consapevole, post-scandalo – riesaminò tutti gli archivi dei suoi sacerdoti, ed avendo visto le situazioni del sacerdote con i minori, cercò di farlo allontanare dal ministero.

    Questo fatto sconvolse gravemente il sacerdote, che fece causa.

    A metà degli anni 2000, il sacerdote raggiunse un accordo transattivo con le diocesi di Trenton, Metuchen e Newark, di cui sono trapelati i dettagli. Viganò ha sostenuto nella sua lettera (testimonianza, ndr) che il sacerdote stesso aveva inviato i dettagli “a circa 20 persone, tra autorità giudiziarie civili ed ecclesiastiche, polizia e avvocati“. Alcuni stralci – senza il nome del sacerdote – erano anche sul noto blog di Sipe e su altri blog cattolici della metà degli anni 2000 che circolano ancora oggi.

    I presunti episodi riportati negli stralci dell’accordo transattivo sono inquietanti. L’allora seminarista descriveva una battuta di pesca con McCarrick e due sacerdoti che si concludeva in una camera di motel con due letti matrimoniali. Egli descrive di essere stato osservatore angosciato mentre McCarrick e un altro sacerdote si accarezzavano “dalla testa ai piedi”, ridendo nel letto accanto. Ad un certo punto, il seminarista ha detto di aver incrociato lo sguardo di McCarrick, e, riferisce: “[McCarrick] mi ha sorriso, dicendo ‘sei il prossimo’. . . . Mi sono sentito male allo stomaco e mi sono rifugiato sotto le coperte“.

    In un altro stralcio dell’accordo transattivo pubblicato sul blog di Sipe, il seminarista ha detto che McCarrick lo convocò per accompagnarlo da Newark a New York City e di aver deviato in un appartamento in città per la notte. McCarrick, si legge nello stralcio dell’accordo transattivo riportato sul blog, è salito nel letto del seminarista e si è avvolto strettamente intorno al giovane, il quale descrive di essersi sentito “paralizzato” e di aver sentito male allo stomaco fino al punto che si è nascosto nel bagno e ha vomitato e pianto.

    L’uomo non ha risposto alle richieste di interviste da parte del The Washington Post. I funzionari diocesani di Newark e Metuchen, che nel 2006 gli hanno pagato 100.000 dollari, hanno rifiutato di commentare questo articolo, così come Barry Coburn, l’avvocato di McCarrick.

    Dopo che l’uomo è diventato sacerdote, alla fine è stato rimosso dal ministero a causa delle accuse che avevano coinvolto i due minori.

    Le diocesi del New Jersey hanno raggiunto l’accordo con quell’uomo, e un secondo ex sacerdote, Robert Ciolek, dice che McCarrick lo ha sottoposto a massaggi indesiderati sulle spalle. Questi risarcimenti sono stati resi pubblici proprio quest’estate, quando McCarrick è stato accusato per la prima volta di aver fatto del male a un chierichetto adolescente.

    Ma le diocesi ora dicono di aver riferito tutto al Vaticano.

    Bootkoski, che guidava la diocesi di Metuchen all’epoca dei due risarcimenti, ha rilasciato una dichiarazione il 28 agosto dicendo di aver chiamato Montalvo (il nunzio apostolico, ndr) e poi di avegli scritto di quelle due denunce contro McCarrick, nel dicembre 2005.

    Bootkoski e le diocesi di Metuchen e Newark hanno rifiutato di condividere con The Washington Post il testo specifico che ha inviato a Montalvo, ma hanno condiviso la lettera di presentazione.

    “In allegato trovate le informazioni di cui abbiamo parlato ieri“, (Bootkoski) scrive a Montalvo. “Se posso esserle di ulteriore aiuto in questa materia, non esiti a chiamarmi. Con sentimenti di stima personale, e i miei auguri di buon auspicio per un Avvento e un Natale benedetti“.

    Un portavoce dell’arcidiocesi di Newark, James Goodness, ha recentemente detto a The Washington Post che Myers, che ha lasciato l’incarico di arcivescovo nel 2016, ha detto anche all’ambasciatore vaticano (cioè al nunzio, ndr) dei due risarcimenti, ma ha rifiutato di dire quando o di fornire la comunicazione.

    Comportamento sessuale tra i sacerdoti

    Il linguaggio delle lettere, che rivela poca urgenza, indica un paradosso nel cuore della Chiesa: Perché tutti erano così tranquilli sui comportamenti sessuali di qualsiasi tipo tra i chierici che avevano fatto voto di castità?

    Il caso McCarrick rivela, tra l’altro, le contraddizioni non dette tra l’immagine dei sacerdoti come completamente celibi e la realtà degli uomini che a volte lottano con la loro sessualità. Alcuni esperti e chierici hanno paragonato i voti di castità dei sacerdoti a quelli delle coppie sposate che diventano infedeli. In altre parole, avviene il contatto fisico o sessuale tra sacerdoti. Ma non è chiaro quanto sia frequente e con quale frequenza sia non consensuale.

    Nel caso di McCarrick, ci sono accuse di comportamenti abusivi in corso. Ma nei decenni passati, le molestie o il comportamento sessuale tra adulti non hanno suscitato altrettanta preoccupazione rispetto agli abusi sui minori da parte dei sacerdoti.

    Anche così, la sessualità dei sacerdoti è stata in gran parte una terza corsia nella Chiesa, con scarso riconoscimento aperto della questione.

    Alcuni citano l’opera di Sipe (un monaco benedettino che in seguito ha lasciato l’abito talare, studioso, ndr), scomparso quest’estate ma che ha passato la sua vita a studiare il celibato nella Chiesa cattolica. Nel suo libro del 1990, “A Secret World“, basato su uno studio sui sacerdoti del periodo 1960-1985, Sipe sosteneva che ad un certo punto solo circa la metà dei sacerdoti erano celibi.

    Monsignor Stephen Rossetti, uno psicologo che studia e scrive sul benessere dei sacerdoti, dice che la Chiesa negli ultimi 15 anni circa è diventata gradualmente molto più severa sul celibato e disposta a discutere l’argomento.

    “Trent’anni fa il messaggio è stato confuso“, ha detto, sostenendo che McCarrick è la prova che le linee erano sfocate. “Abbiamo visto il disastro che ne è derivato“.

    Doyle dice che lo scandalo McCarrick è parte di un processo lungo anni del “mito dei sacerdoti che non hanno vite sessuali distrutte”. Ha detto che molti sacerdoti che conosce cercano di essere celibi, ma spesso falliscono. “E sono buoni sacerdoti”.

    Anche se aveva avvertito il Vaticano della presunta cattiva condotta di McCarrick, Sipe sembrava a volte deferente al sistema a cui ha dedicato la sua vita alla sfida.

    Il suo sito web contiene una lettera del maggio 2008 che dice di aver inviato a Papa Benedetto XVI.

    “Vostra Santità, io, Richard Sipe, mi avvicino a voi a malincuore per parlare del problema dell’abuso sessuale di sacerdoti e vescovi negli Stati Uniti“, ha scritto sul post che è stato ampiamente condiviso.

    Un caso, ha affermato, riguardava McCarrick.

    Sipe scrisse che quando insegnava al St. Mary’s Seminary & University di Baltimora, alla fine degli anni ’70 e all’inizio degli anni ’80 “un certo numero di sacerdoti” gli vennero a riferire che McCarrick li portava in varie case nella zona di New York/New Jersey “e dormiva con alcuni di loro“.

    Sipe ha citato i rapporti di un altro blogger relativi a tre ecclesiastici senza nome (uno un ex sacerdote) che non avevano avuto “nessun contatto sessuale“, ma che avevano condiviso un letto e successivamente avevano ricevuto biglietti e lettere da McCarrick.

    Sipe sembra anche citare, senza nomi o dettagli, la scena della stanza d’albergo che si è conclusa con il risarcimento del seminarista diventato prete.

    I post di Sipe spesso non includevano citazioni, ma quest’estate, prima di morire, ha detto al The Washington Post che aveva parlato con più persone che erano state coinvolte sessualmente con McCarrick, compreso il seminarista che in seguito ha ricevuto un risarcimento. Sipe ha rifiutato di identificare le persone per nome o di mettere in collegamento il Washington Post con loro.

    “Vostra Santità, dovete cercare e ascoltare le loro storie, come ho fatto io da molti sacerdoti sulla loro seduzione da parte di chierici di alto livello, e sulle terribili conseguenze nella loro vita“, scrive Sipe a Benedetto XVI.

    Un post del 2010 di Sipe dice che il caso del seminarista fu inviato alla sezione vaticana dell’enforcing-doctrine (dovrebbe trattarsi del ramo della Congregazione per la Dottrina della Fede, ndr), che supervisiona i casi di abuso del clero, “ma non ha ancora ricevuto risposta“, scrive Sipe (se ci si riferisce alla Congregazione per la Dottrina della Fede, allora il prefetto era il card. Levada, ndr).

    La moglie di Sipe, Marianne Sipe, e Doyle, che ha lavorato a stretto contatto con Sipe, dicono che non ci sono prove che Benedetto abbia mai ricevuto le sue lamentele. C’è, tuttavia, una breve lettera datata 5 maggio 2008, dell’allora nunzio Sambi, che riconosce le accuse esplosive di Sipe su McCarrick.

    “Riconosco la sua gentile lettera, con allegato“, scrive Sambi in una lettera sul sito di Sipe. “Siate certi che la vostra corrispondenza indirizzata alla Santa Sede è stata trasmessa mediante la borsa diplomatica. Con cordiali saluti e auguri di preghiera, io sono, sinceramente vostro in Cristo”.

    (Stefano Pitrelli e Chico Harlan hanno contribuito da Roma)

    Fonte: The Washington Post

    La figura dell’ex card. McCarrick nell’inchiesta del Washington Post

  • Pedofilia nella Chiesa: ora indaga il governo americano

    Pedofilia nella Chiesa: ora indaga il governo americano

    Il governo americano indagherà sulla pedofilia nella Chiesa. Per la prima volta nella storia, l’inchiesta sarà centralizzata. Il primo stato a essere interessato dalla decisione del Dipartimento di Giustizia è quello della Pennsylvanya, ma non si può escludere che anche altri stati finiscano presto nel “mirino” dei federali

    Giuseppe Aloisi

    Il governo federale degli Stati Uniti, per la prima volta nella storia, indagherà in maniera diretta su casi di pedofilia interni alla Chiesa cattolica.

    L’inchiesta, per ora, riguarderà solo lo stato della Pennsylvanya. Non è escludibile che il disegno giudiziario si allarghi anche ad altre zone. Il rapporto reso noto questa estate ha portato alla ribalta statistiche drammatiche: sono stati migliaia i minori abusati da sacerdoti nel corso di settant’anni. Da Pittsburgh a Philadelphia, passando per Scranton, Erie, Greensburg, Allentown e Harrisburg.

    Dopo lo scoppio dello scandalo, altri stati confederati, tra cui quello dei New York, hanno danno vita a indagini interne, ma per sette delle otto diocesi di quel territorio del Nord Est, l’esecutivo di Washington ha deciso di prendere in mano la situazione chiedendo l’accesso agli atti: una novità assoluta. Qualche fonte sostiene che anche l’ottava sia destinata al coinvolgimento. La notizia è stata confermata da fonti ecclesiastiche: “La diocesi di Pittsburgh – ha detto il portavoce, padre Vaskov – ha ricevuto il mandato dal Dipartimento di giustizia e coopererà con le indagini sugli abusi”. Le violenze, stando al dossier del Gran Giury, sarebbero state effettuate da 301 consacrati. Ma il clamore è derivato pure dall’esistenza di un presunto sistema: insabbiamenti degli alti prelati e trasferimenti dei responsabili in altre parrocchie, nel caso il quadro venisse confermato, aggiungerebbero dettagli gravi a un panorama già agghiacciante.

    Uno degli ecclesiastici coinvolti nel rapporto, stando pure a quanto si legge sul blog di Aldo Maria Valli, è il cardinale Donald Wuerl, dimessosi qualche giorno fa dall’arcivescovato della capitale statunitense e tirato in ballo per accuse di mala gestione. Il porporato era stato anche contestato da un fedele, che aveva gridato “Vergogna!”, durante una celebrazione in Basilica. Wuerl ha parlato con Papa Francesco e poi ha optato per rinunciare al suo incarico. Bergoglio ha convocato per il prossimo febbraio una riunione straordinaria di tutti gli episcopati del mondo, ha ‘scardinalato’ un altro americano, Theodore McCarrick, e sta proseguendo con la linea della “tolleranza zero”. L’ultima decisione presa dal papa in riferimento a episodi di abuso potrebbe allarmare più di qualche accusato: il Santo Padre ha di fatto bypassato il processo canonico destituendo dallo stato clericale due vescovi cileni. In Vaticano non sembrano più disposti ad accettare alcunché. La “svolta” è arrivata pure in concomitanza con l’emersione di un altro scandalo, quello riguardante il citato McCarrick, che ora vive in preghiera e penitenza in un convento gestito dai cappuccini, nel Kansas.

    Tornando all’inchiesta federale, bisognerà attendere di comprendere le ragioni alla base di questa mossa. La situazione della Chiesa cattolica in America si sta complicando. I fedeli americani, come raccontato da Rod Dreher in questa intervista, sono molto “arrabbiati” con le gerarchie cattoliche. Donald Trump, dal canto suo, ha dichiarato che Francesco è la persona “migliore” per far fronte a questo macro-scandalo. Ma negli Stati Uniti sono in molti a chiedere che questi casi vengano indagati e giudicati con sempre maggiore frequenza da tribunali laici. La giustizia federale potrebbe accertare l’esistenza di un fenomeno strutturale.

    http://www.ilgiornale.it/news/mondo/pedofilia-nella-chiesa-ora-indaga-governo-americano-1590243.html?mobile_detect=false

  • Cupich: i vescovi cedano alcuni poteri e permettano ai laici di vigilare sui casi di abusi

    Cupich: i vescovi cedano alcuni poteri e permettano ai laici di vigilare sui casi di abusi

    La proposta dell’arcivescovo di Chicago, in vista dell’incontro di novembre dei vescovi Usa sulla pedofilia: creare un nuovo organo investigativo nazionale

    JOSHUA J. MCELWEE – HEIDI SCHLUMPF
    CITTÀ DEL VATICANO

    I vescovi cattolici degli Stati Uniti devono rinunciare ad alcuni dei propri poteri nelle diocesi per consentire la creazione di un nuovo organismo nazionale che possa indagare sulle accuse di cattiva condotta di membri dell’episcopato. È quanto afferma il cardinale Blase Joseph Cupich di Chicago, in un’intervista esclusiva del 13 ottobre con il National Catholic Reporter, in cui spiega che sarà questa la sua proposta all’incontro dei presuli statunitensi che si terrà a Baltimora dal 12 al 14 novembre per rispondere alla dilagante crisi sollevata dalle rivelazioni sugli abusi compiuti dall’ex cardinale Theodore McCarrick.

    Secondo l’arcivescovo di Chicago, quando si riuniranno a novembre per discutere della piaga della pedofilia del clero i presuli «dovranno essere molto chiari in merito alla procedura di responsabilità per le accuse sui vescovi».«Cediamo i nostri diritti come vescovi per far subentrare qualcun altro e indagare su di noi»: a giudizio del cardinale è questo ciò che si dovrebbero stabilire. «Ognuno dovrebbe essere disposto a dire: “Lascerò che un gruppo indipendente indaghi la mia persona qualora ci fosse un’accusa contro di me”».

    Il cardinale, che sta partecipando al Sinodo dei Vescovi sui giovani del 3-28 ottobre, parla anche della propria esperienza con i sopravvissuti agli abusi, del cambio di mentalità che i vescovi devono adottare in merito alla propria responsabilità, e di come spesso i sacerdoti di orientamento omosessuale siano considerati «un capro espiatorio».

    Per la prima volta Cupich commenta anche le dimissioni di Donald Wuerl, il cardinale di Washington che venerdì 12 ottobre – sulla scia dei risultati del rapporto del Grand Jury della Pennsylvania e le polemiche per la gestione di alcuni casi di preti predatori all’inizio degli anni Novanta – ha concluso la sua lunga carriera lunga. «Non mi ha sorpreso la sua decisione di farsi da parte perché ha sempre messo il bene della Chiesa prima di tutto il resto… fino al punto di dire: “Ho commesso degli errori”», dice Cupich, «Questo è l’uomo che conosco: un uomo onesto che ha sempre cercato di fare del suo meglio per amore della Chiesa, al punto da ammettere di aver commesso quegli errori».

    Nell’intervista a margine dei lavori sinodali, il porporato sottolinea come le dimissioni di Wuerl daranno «l’opportunità alle persone di fare un passo indietro e guardare anche a tutti i modi in cui ha contribuito alla vita della Chiesa». «Se davvero vogliamo dire la verità, dobbiamo fare in modo di dirla tutta fino in fondo e approfittare di questo momento per apprezzare il suo contributo» che è «enorme».

    Sulla questione dei sacerdoti omosessuali, invece, Cupich spiega che: «Dobbiamo fare in modo che tutti all’interno della Chiesa vivano una vita autentica e casta. Questo è fuori discussione»; tuttavia «è stato dimostrato che la crisi degli abusi, le violenze sui minori, in realtà siano imputabili ad altri fattori, non solo al fatto che qualcuno fosse gay». «Questo è chiaro. Le ricerche lo hanno dimostrato. Non si tratta di una mia opinione personale», afferma il cardinale, «Penso che stiamo andando fuori strada se non ci occupiamo di ciò che ruota attorno alla cultura del clericalismo, e ai privilegi, i poteri e la protezione che offre. Questi tre elementi devono essere eliminati dalla vita della Chiesa. Tutto il resto è secondario se prima non affrontiamo questo».

    Per Cupich, inoltre, è necessario che ogni singolo prelato cattolico ceda una parte della propria autorità per consentire la creazione di un nuovo organo investigativo nazionale; la Conferenza episcopale nazionale non ha tuttavia il potere di istituire tale organo da sola: «Non può farlo, l’iniziativa deve provenire da Roma o dal singolo vescovo». L’organismo in questione dovrebbe essere «una sorta di commissione laica di supervisione che ha il compito di ricevere le denunce di abuso, le accuse sui vescovi, o accuse sulla cattiva gestione da parte dei vescovi di questi casi», ha spiegato Cupich. Un organo del genere a livello nazionale sarebbe necessario per ricostruire la fiducia tra laici e vescovi e «per assicurarsi che non ci sia il minimo dubbio di favoritismo» quando si indaga per un’accusa su un prelato.

    Le rivelazioni di quest’estate su McCarrick, uno dei leader più influenti della Chiesa statunitense dell’ultimo quarto di secolo, hanno portato infatti molti cattolici a domandarsi come mai non sia stato denunciato prima e quindi a chiedere un processo indipendente per valutare le future accuse contro i vescovi. Il comitato amministrativo dei vescovi statunitensi ha intanto annunciato a settembre di aver approvato la creazione di un «sistema di segnalazione da parte di terzi» per le accuse contro i prelati, ma non ha fornito informazioni specifiche che, probabilmente, saranno argomento di discussione all’incontro di novembre. Cupich ha detto di non aver ancora ricevuto alcun materiale preparatorio per la riunione: «Sono sicuro che ci stanno lavorando, ma ad oggi non abbiamo ricevuto nulla».

    «Il nostro popolo non è contro di noi: vogliono che la Chiesa abbia successo. Vogliono che i vescovi abbiano successo, ma vogliono anche aiutarci e non dovremmo averne paura», ha affermato il cardinale. «Questa non è scienza missilistica», ha aggiunto. «Possiamo essere trasparenti. Possiamo avere un modo per determinare le responsabilità. Possiamo farcela. Non dovrebbe essere qualcosa di faticoso per noi».

    La spinta del porporato ad affrontare gli abusi sessuali del clero «nel modo più onesto, trasparente e responsabile possibile» è nata dai suoi incontri con i sopravvissuti. In particolare il primo incontro quando era vescovo di Rapid City, South Dakota, dal 1998-2010, con un uomo di 50 anni abusato da un sacerdote decenni prima. «Mentre parlava ho capito che stavo ascoltando un bambino di nove anni», ha detto «Era straziante il modo in cui raccontava la storia perché raccontava i dettagli in modo molto grafico, molto reale».

    Secondo Cupich, «le nostre parole di scuse non significano nulla se non entriamo in contatto concreto, e ci sediamo di fronte alle vittime e permettiamo davvero di essere investiti dal trauma, dal dolore, che hanno sofferto». La sua prima reazione nel sentire la storia di quell’uomo è stata «rabbia, profonda rabbia», ma questa rabbia «si è trasformata in determinazione affinché le vittime vengano sempre prima di tutto, affinché si trovi un modo per far sì che la Chiesa faccia la cosa giusta» assicura l’arcivescovo, attivo nel Comitato episcopale statunitense che si occupa di proteggere i bambini dagli abusi, in passato ne è stato pure presidente.

    Dopo aver ascoltato la storia del sopravvissuto, Cupich si è anche recato nella parrocchia dove il sacerdote aveva servito, ha preso una sua foto, e ha inviato lettere a tutte le altre parrocchie dove aveva lavorato, rendendo pubblica la questione. «Volevo divulgare questa storia in tutte le parrocchie, in modo che altre vittime si sentissero libere di farsi avanti», ha raccontato il cardinale, aggiungendo che spera che la recente pressione mediatica permetta anche ad altre vittime di denunciare gli abusi. «Mi chiedono sempre: “Non sei stanco di queste notizie? Continuano a riemergere”. No, rispondo, perché questa pubblicità, questa notizia, quell’altra notizia, ha una funzione quasi liberatrice e permette alle vittime di farsi avanti». Certo tutto ciò provoca «dolore» alla Chiesa, ma «è un piccolo prezzo da pagare per la liberazione di persone come quest’uomo che si è fatto avanti».

    Oltre alla questione di un organismo nazionale per indagare le accuse contro i prelati, Cupich è convinto che nella riunione di novembre, i vescovi americani debbano anche affrontare le rivelazioni contenute nel rapporto del Grand Jury della Pennsylvania. Pubblicato il 14 agosto, il documento mette sotto esame la gestione della Chiesa in merito ai casi di pedofilia in sei diocesi dello Stato, identificando almeno mille vittime minorenni nel corso di settant’anni.

    «Sappiamo se tutte queste vittime hanno ricevuto cura e attenzione pastorale?» si domanda Cupich in riferimento alle vittime, ricordando che la stessa Carta per la protezione dei bambini e dei giovani, adottata nel 2002 dopo lo scandalo degli abusi a Boston, ordina che i prelati «dovrebbero essere trasparenti con le persone e raggiungere le vittime».

    E i sacerdoti? «Quei sacerdoti sono stati rimossi? Sono stati segnalati a Roma, come avrebbero dovuto essere, anche se si trattava di casi storici?», prosegue il porporato. Sempre la Carta del 2002 non prevede che i vescovi debbano elencare pubblicamente nella loro diocesi i sacerdoti che sono stati credibilmente accusati di abusi, ma il cardinale di Chicago afferma lo stesso: «Avrebbero dovuto essere resi pubblici per permettere ad altre vittime di farsi avanti». «Penso – ha aggiunto – che sia importante che le persone coinvolte in casi del genere comprovati, con accuse credibili, debbano essere nominate pubblicamente in modo che le vittime si facciano avanti. Io l’ho sempre fatto, ma non è così in tutte le diocesi».

    Ciò che serve è anzitutto un cambio di mentalità da parte dei vescovi in merito alla propria responsabilità, per questo Cupich ritiene importante che i prelati si rivolgano costantemente al popolo della loro diocesi e imparino dai sacerdoti ciò che vivono i loro parrocchiani. «Bisogna essere responsabili dei propri sacerdoti, perché sono loro in prima linea con il popolo. Ti dicono quello che dice la gente, forse prima che lo faccia la gente».

    Quando incontra gruppi di sacerdoti diocesani, il cardinale cerca sempre infatti di mettere a disposizione almeno mezz’ora per una sessione di domande e risposte.  «Dico loro che possiamo parlare di tutto, e che nulla può offendermi. Comunicare è parte fondamentale del senso di responsabilità». E anche se qualcuno si lamenta della Chiesa, lo fa per il desiderio di migliorarla. «Dietro tutta quella rabbia c’è anche la tristezza nel cuore di tutte quelle persone che sanno che possiamo fare di meglio», sostiene Cupich. «Dobbiamo essere maturi abbastanza per non reagire alla rabbia, ma per entrare in contatto con il dolore. Non possiamo stare sulla difensiva, questo non funziona… Non si arriva da nessuna parte. La leadership esige che facciamo un passo avanti, ed essere disposti ad assorbire la rabbia della gente, ma anche a guardare dietro, a quello che sta accadendo».

    Infine commentando il Sinodo sulle esigenze dei giovani di oggi – il secondo a cui il cardinale partecipa, dopo quello del 2015 sulla famiglia – Cupich afferma: «È qualcosa di arricchente e, allo stesso tempo, inquietante. Per noi del mondo occidentale, soprattutto degli Stati Uniti, è scioccante venire a contatto con i traumi, le difficoltà, le lotte, le sfide dei giovani di tutto il mondo». In particolare il cardinale è rimasto profondamente colpito dal discorso di un giovane iracheno che ha parlato della sua vita vissuta nella violenza costante. «Mi ritrovo a cedere nella trappola del concentrarmi sulla mia zona, sulle questioni e le preoccupazioni che abbiamo negli Stati Uniti».

    Alla domanda su come il Sinodo stia bilanciando le preoccupazioni dei giovani provenienti sia dalle aree sviluppate sia da quelle in via di sviluppo, Cupich ha risposto che un punto di convergenza tra i giovani di tutto il mondo è la loro ricerca di autenticità: «Non stanno cercando una Chiesa perfetta, sono alla ricerca di una Chiesa autentica. Possono tollerare gli errori, ma non possono tollerare l’inautenticità o la mancanza di onestà sui difficili problemi di oggi».

    http://www.lastampa.it/2018/10/16/vaticaninsider/cupich-i-vescovi-permettano-ai-laici-di-vigilare-sui-casi-di-abusi-rYvtDXqxx6qn9PtMt5ZPUN/pagina.html