Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Theodore McCarrick

  • Punire l’ex card. McCarrick è necessario ma non sufficiente. Ecco perché.

    Punire l’ex card. McCarrick è necessario ma non sufficiente. Ecco perché.

    By Sabino Paciolla

    Come già riportato in un mio precedente post (qui,) si fanno sempre più insistenti le voci, confermate da più fonti, che l’ex card. Theodore McCarrick, ora arcivescovo, possa essere ridotto allo stato laicale, come esito di un “processo amministrativo” per abusi sessuali.

    Sui giornali si dice che si è usato il processo “amministrativo”, anziché quello canonico, perché più rapido, in modo da raggiungere il verdetto entro la data di inizio del summit mondiale dei presidenti delle Conferenze Episcopali di tutto il mondo (comprese altre personalità) che si riunirà per tre giorni in Vaticano a partire dal 21 febbraio prossimo. Qualcuno ha notato la coincidenza dei due eventi, ipotizzando che si volesse dar risalto alla laicizzazione di McCarrick per dare un segno alle tante voci critiche, ma soprattutto alla comunità dei fedeli nel mondo, che sull’argomento degli abusi sessuali in Vaticano si fa sul serio, c’è la “tolleranza zero”.

    Ora, di certo la riduzione allo stato laicale di un cardinale, contro la sua volontà, è sicuramente un evento assolutamente straordinario, soprattutto quando si pensi che la causa è quella degli abusi sessuali su seminaristi e, soprattutto, su minori, addirittura, a quanto riportano fonti giornalistiche, durante la confessione. Una cosa orrenda.

    Occorre però fare una osservazione. L’arcivescovo McCarrick era stato già a luglio scorso ridotto dal grado più alto della gerarchia ecclesiale. Infatti, era stato “demansionato” da cardinale a arcivescovo. Per trovare un caso del genere, anche se per diversa motivazione, occorre risalire nel tempo a quasi un secolo prima.

    Dunque, McCarrick ha già ricevuto una grossa punizione. Del resto, l’arcivescovo McCarrick è un uomo molto anziano di 88 anni, e le accuse più gravi si riferiscono ad abusi sessuali fatti su un adolescente maturo di 16 anni, avvenuti 50 anni fa.

    E allora, la riduzione allo stato laicale di McCarrick aggiungerebbe qualcosa alla questione, a parte l’eccezionalità della misura punitiva? I sopravvissuti americani agli abusi sessuali sarebbero soddisfatti? Ne dubito molto. A conferma, basta leggere il tweet pubblicato l’altro giorno da una sopravvissuta e vittima-avvocato Marie Collins, nel quale ha scritto (qui): “Il Vaticano crede che sarà una buona pubblicità, convinto che la ‘tolleranza zero’ viene attuata quando non lo è e toglie il calore dalle domande su chi sapeva e quando – compresi i poteri che sono in Vaticano!”.

    Una dichiarazione pesante, tenuto conto che la Collins è stata membro sin dalla fondazione nel 2014 della Commissione internazionale vaticana sugli abusi, voluta da Papa Francesco, dalla quale si è dimessa nel febbraio 2017 in polemica, perché trovava impossibile “sentire dichiarazioni pubbliche sulla profonda preoccupazione della Chiesa per le vittime di abusi, eppure nel privato vedere come la congregazione vaticana si rifiuti anche solo di riconoscere le loro lettere”.

    Dunque, se il tutto si risolvesse nella laicizzazione di un cardinale per fatti avvenuti 50 anni fa e non si chiarisse come mai fino a due anni fa McCarrick era nel pieno della sua attività “diplomatica”, fatta di movimenti che andavano dagli Stati Uniti alla Cina, di rapporti, sia pure non ufficiali, con autorità di Stato, non si chiarirebbe l’intera dinamica del personaggio. Se lo si punisse per fatti vecchi di decenni ma no si chiarisse come mai sia potuto arrivare ai più alti livelli gerarchici, nonostante le sue “manie” fossero un segreto di pulcinella (come riportano i media), a poco varrebbe una esemplare punizione. Se McCarrick venisse punito per un grave abuso di un giovanottino di 16 anni di 50 anni fa, e non venisse portata alla luce la causa (l’omosessualità) di tutti gli abusi fatti su innumerevoli seminaristi, e le relative complicità legate ad una rete omosessualista ben presente nella Chiesa, persino in Vaticano, come ha riconosciuto lo stesso papa emerito Benedetto XVI nel suo ultimo libro intervista, a poco varrebbe una pesante punizione. Occorrerebbe infine chiarire come mai dopo che papa Benedetto XVI ha costretto McCarrick ad una vita appartata e di preghiera a vita, l’ex cardinale sia tornato attivo e nel pieno della sua notevole influenza.

    Bisognerebbe pertanto rispondere alle seguenti domande: chi ha protetto McCarrick? Chi ha nascosto cosa?

    E qui si arriva all’arcivescovo Carlo Maria Viganó ed alle sue scioccanti accuse, che molti hanno criticato ma nessuno è riuscito a mettere in discussione. Anzi. Mons. Jean-Francois Lantheaume, che una volta ha servito con l’arcivescovo presso la nunziatura apostolica a Washington, ha detto semplicemente: “Viganó ha detto la verità” (qui). Il cardinale Leonardo Sandri, che per anni ha guidato l’ufficio vaticano che si occupa di tali pratiche, ha confermato che le gravi lamentele su McCarrick sono giunte a Roma almeno nel 2000 (qui). Anche il cardinale Marc Ouellet (qui), che ha rimproverato Viganó per aver reso pubbliche le sue lamentele, ha riconosciuto che papa Benedetto XVI aveva “fortemente consigliato” a McCarrick di mantenere “uno stile di vita discreto, di preghiera e di penitenza per il proprio bene e per quello della Chiesa”.

    Dunque, a poco varrebbe punire McCarrick, quando si lasciassero al loro posto tutti coloro che hanno beneficiato nella loro carriera del rapporto con il cardinale, sottacendo la conoscenza dei suoi misfatti.

    Sarebbe, in altre parole, una giustizia incompleta. Ovvero, la punizione avrebbe un valore del tutto simbolico.

    E qui torna utile una dichiarazione del Vaticano fatta nei mesi scorsi che specificava di aver ordinato uno “studio approfondito di tutta la documentazione presente negli archivi dei dicasteri e degli uffici della Santa Sede” per accertare “tutti i fatti rilevanti, per collocarli nel loro contesto storico e valutarli oggettivamente“.

    Non è dato sapere quando tali risultati saranno resi pubblici. Però il Vaticano qualche mese fa ha detto (qui) che saranno resi pubblici “a tempo debito” poiché, aveva aggiunto, “Sia l’abuso che il suo insabbiamento non possono più essere tollerati”. La cosa che sappiamo è che quel “tempo debito”, al momento, non è ancora arrivato.

    In conclusione, le attese di questo incontro mondiale di febbraio in Vaticano sono molto alte. Naturalmente tutti ci aspettiamo che esse vengano soddisfatte, almeno tendenzialmente. Aiuterebbe il fatto che di McCarrick non si facesse il classico capro espiatorio, ma che si andasse al fondo del “fenomeno”, piuttosto che alla sola figura specifica.

    Queste attese vengono però in parte smorzate da due dichiarazioni recenti. La prima viene da Andrea Tornielli, il nuovo direttore editoriale dei media vaticani, la seconda direttamente da Papa Francesco stesso. Tutte e due concordi nel mettere in guardia dal nutrire attese eccessive dal prossimo vertice.

    Che dire? Pregheremo e staremo a vedere.

    Punire l’ex card. McCarrick è necessario ma non sufficiente. Ecco perché.

  • Chi è il cardinale McCarrick che il Papa ha spretato per pedofilia

    Chi è il cardinale McCarrick che il Papa ha spretato per pedofilia

    Molestò un ragazzino durante la confessione. Negli Anni 90 si parla di abusi su seminaristi e ragazzi della sua diocesi. Ma Giovanni Paolo II lo fece porporato, ora Francesco lo ha ridotto a laico.

    Colpevole di pedofilia e spretato. Secondo un bollettino della sala stampa di città del Vaticano il 13 febbraio 2019 il congresso della Congregazione per la dottrina della Fede ha emanato il decreto conclusivo del processo penale che dichiara colpevole Theodore Edgar McCarrick, arcivescovo emerito di Washington, accusato di abusi sui bambini. Papa Francesco «ha riconosciuto la natura definitiva, a norma di legge» della decisione di ridurre il prelato allo stato laicale: catalogando definitivamente il caso dell’arcivescovo tra le res iudicata cioè non soggetta a ulteriore ricorso. Questo significa con tutta probabilità che per lui non ci sarà carcere, ma forse un centro di cura. «In data 11 gennaio 2019», è scritto nel bollettino, il Congresso della Congregazione per la Dottrina della Fede ha emanato il decreto conclusivo del processo penale [….] con il quale l’accusato è stato dichiarato colpevole dei seguenti delitti perpetrati da chierico: sollecitazione in Confessione e violazioni del Sesto Comandamento del Decalogo con minori e adulti, con l’aggravante dell’abuso di potere, pertanto gli è stata imposta la pena della dimissione dallo stato clericale». E ancora: «Il 13 febbraio 2019 la Sessione Ordinaria (Feria IV) della Congregazione per la Dottrina della Fede ha esaminato gli argomenti presentati nel ricorso del ricorrente e ha deciso di confermare il decreto del Congresso. Questa decisione è stata notificata a Theodore McCarrick in data 15 febbraio 2019». Nell’estate del 2018 Theodore McCarrick è stato rimosso dal ministero pubblico e si è poi dimesso dal collegio cardinalizio. Il suo è uno dei casi più gravi di abusi e pedofilia nella Chiesa e ha creato un vero e proprio terremoto tra i fedeli negli Stati Uniti.

    La riduzione allo stato laicale è la massima pena nel diritto canonico. Del resto i reati di cui l’arcivescovo è colpevole sono gravi e ripetuti nel tempo. Negli anni 70, secondo la denuncia che ha portato al processo, molestò un ragazzino di undici anni durante la confessione quando ancora era prete a New York. Questa denuncia ha portato nell’estate del 2018 a essere rimosso da ogni carica pubblica, ma solo una volta che era diventata pubblica e non quando era stata ricevuta. In ogni caso è da vent’anni che girano rumor sulle abitudini sessuali dell’arcivescovo della capitale Usa. Le richieste di prestazioni sessuali da parte del cardinale avrebbero coinvolto anche ragazzi del seminario e delle famiglie della sua diocesi. A nominarlo all’arcidiocesi di Washington fu Papa Wojtila, assai poco sensibile nei confronti della pedofilia, – basti ricordare il suo rapporto coi Legionari di Cristo il cui leader fu riconosciuto come pedofilo – che lo scelse anche come cardinale. Nella storia della Chiesa è appena la seconda volta che un cardinale viene sporporato.

  • Pedofilia, arcivescovo di Washington McCarrick ridotto allo stato laicale dal Papa: «Abusò di seminaristi»

    Pedofilia, arcivescovo di Washington McCarrick ridotto allo stato laicale dal Papa: «Abusò di seminaristi»

    Città del Vaticano – Il Papa ha sciolto ogni riserva e con una decisione che non ha precedenti ha ridotto allo stato laicale l’ex cardinale McCarrick, precedentemente cacciato dal collegio cardinalizio per abusi su minori. La decisione del Pontefice arriva alla vigilia del summit sulla pedofilia previsto per la prossima settimana. per la prima volta si riuniranno gli episcopati del mondo per individuare una linea comune al fine di sradicare questo fenomeno.

    La punizione di McCarrick è frutto di una rapida indagine. In data 11 gennaio 2019, la Congregazione per la Dottrina della Fede ha emanato il decreto conclusivo del processo penale a carico di Theodore Edgar McCarrick, Arcivescovo emerito di Washington. E’ stato dichiarato colpevole di «sollecitazione in Confessione e violazioni del Sesto Comandamento con minori e adulti, con l’aggravante dell’abuso di potere».

    Il 13 febbraio la Sessione Ordinaria della Congregazione ha esaminato gli argomenti presentati nel ricorso del ricorrente e ha deciso di confermare il decreto di condanna. Questa decisione è stata notificata a Theodore McCarrick due giorni dopo.  Il Papa ha riconosciuto la natura definitiva di questa decisione, «la quale – si legge in un comunicato- rende il caso res iudicata, cioè non soggetta ad ulteriore ricorso».

    Con questa mossa inedita e durissima, a conferma della tolleranza zero verso i preti pedofili-  il Papa spera di far tacere le voci di critica che gli erano arrivate a più riprese dall’arcivescovo Viganò che lo accusava di essere stato inizialmente indulgente nei confronti di McCarrick e aver ignorato il suo brutto vizio di molestare giovani seminaristi. L’ex arcivescovo di Washington è sempre stato annoverato nella corrente progressista della Chiesa americana ma soprattutto tra i più generosi benefattori e finanziatori della Santa Sede.

    La riduzione allo stato laicale di McCarrick arriva alla vigilia del summit anti abusi voluto dal Papa che ha convocato in Vaticano – a partire dal 21 febbraio – i capi della Chiesa cattolica per arginare la piaga degli abusi sessuali dei preti.
    Nel settembre 2017, l’arcidiocesi di New York segnala alla Santa Sede le accuse rivolte da un uomo all’ex arcivescovo di Washington McCarrick di aver abusato di lui negli anni Settanta quando era adolescente. Il Papa dispone un’indagine approfondita, svolta dall’arcidiocesi di New York e trasmessa alla Congregazione per la Dottrina della Fede. Nel giugno 2018 il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, su indicazione del Papa dà istruzioni perchè McCarrick non eserciti più pubblicamente il suo ministero sacerdotale.
    Nel corso dell’indagine emergono «gravi indizi», quindi il Papa – è 28 luglio 2018 – accetta le sue dimissioni dal Collegio cardinalizio, e gli ordina la proibizione dell’esercizio del ministero pubblico con l’obbligo di condurre una vita in ritiro, di preghiera e penitenza. Il caso McCarrick è stato al centro del dossier pubblicato dall’ex nunzio negli Usa Carlo Maria Viganò dello scorso agosto, in cui veniva messo in stato d’accusa il Pontefice e arrivava a chiederne persino le dimissioni.
    Il 7 ottobre 2018, il cardinale Marc Ouellet ha pubblicato una ‘Lettera apertà per rispondere alle accuse dell’ex nunzio a Washington Carlo Maria Viganò sulla vicenda McCarrick nella quale aveva offerto una personale testimonianza, come prefetto della Congregazione per i Vescovi. Si domandava come fosse stato possibile che un uomo, di cui oggi si conosce l’incoerenza, venisse promosso fino a rivestire la funzione di arcivescovo di Washington e di cardinale. Disse anche che se prima di una certa data non sono state prese decisioni forti, arrivate dopo, è perché all’epoca non si disponeva, a differenza di oggi, di prove sufficienti della colpevolezza.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_spreta_arcivescovo_washington_mccarrick_pedofilia-4303924.html

  • Il caso Zanchetta: un colpo fatale alla reputazione del Papa come riformatore – The Zanchetta case: a fatal blow to the Pope’s reputation as a reformer

    Il caso Zanchetta: un colpo fatale alla reputazione del Papa come riformatore – The Zanchetta case: a fatal blow to the Pope’s reputation as a reformer

    Di Phil Lawler

    La scorsa settimana il Vaticano ha riconosciuto che un vescovo argentino che lavora in Vaticano si trova ad affrontare accuse di abuso sessuale . La storia ha attirato poca attenzione dai media americani, e comprensibilmente: solo uno in una lunga serie di denunce contro i chierici, in questo caso che coinvolgono un vescovo il cui nome (Gustavo Oscar Zanchetta) non era familiare ai lettori negli Stati Uniti. Ma i giornalisti che guardano la storia un po’ più attentamente lo riconoscono come un successone: un colpo potenzialmente fatale alla reputazione di Papa Francesco come riformatore.

    I fatti, in breve: Zanchetta è stato nominato vescovo di Oran da Papa Francesco nel luglio 2013. Aveva servito il futuro pontefice nello staff della conferenza episcopale argentina ed è stato uno delle prime nomine episcopali del nuovo papa. Improvvisamente si dimise, tuttavia, solo quattro anni dopo, lasciando la città senza preavviso, all’età di soli 53 anni. Al momento il vescovo Zanchetta citò motivi di salute per la sua partenza. Oggi i funzionari vaticani dicono che si è dimesso a causa di problemi amministrativi; aveva sviluppato una relazione problematica con i sacerdoti della sua diocesi. Dopo alcuni mesi senza incarico (durante i quali non mostrava segni di cattiva salute), papa Francesco gli assegnò un incarico importante in Vaticano, presso l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (APSA), l’agenzia che gestisce gli investimenti vaticani e le sue enormi proprietà immobiliari.

    Verso la fine di dicembre, infatti, il giorno di Natale, il quotidiano argentino El Tribuno ha rivelato che il vescovo Zanchetta era stato accusato dai seminaristi di abusi sessuali. Il Vaticano insiste che queste accuse sono state presentate solo di recente, e non ha avuto nulla a che fare con le sue dimissioni dalla diocesi di Oran. El Tribuno non è d’accordo, affermando che le accuse risalgono al 2015 e sono state la ragione della sua rimozione. I lettori possono decidere da soli quale affermazione sembra più credibile.

    Ora, perché la storia di questo vescovo è così importante?

    John Allen of Crux ha fatto il primo passo nello spiegare il significato del caso Zanchetta, sottolineando che è imbarazzante per papa Francesco per due ragioni. Innanzitutto, proprio mentre il Vaticano si sta preparando per un incontro di febbraio sugli abusi sessuali, ecco un altro caso in cui il Pontefice stesso ha apparentemente protetto – anzi promosso – un prelato con un passato discutibile. In secondo luogo, il particolare lavoro che Zanchetta ha svolto a Roma, con l’APSA, ha messo il vescovo argentino in un ufficio che è al centro delle dispute sulla responsabilità finanziaria. Quanto serio potrebbe essere il Papa sulle riforme finanziarie, se avesse organizzato una soluzione indolore per un vescovo in difficoltà come il secondo ufficiale di un’agenzia che è stato criticato per aver fatto affari interessati, organizzato contratti senza offerta, aver sottovalutato le risorse e non essersi sottoposto a controlli indipendenti?

    Sandro Magister, il veterano vaticanista per L’Espresso , ha compiuto qualche passo in più sull’analisi . Se Zanchetta era stato convinto a dimettersi a causa delle sue carenze amministrative, ha chiesto, perché gli è stato dato un lavoro amministrativo presso l’APSA? E perché è stato messo in un’agenzia per la gestione degli affari finanziari, quando i resoconti della diocesi di Oran erano stati dichiarati un macello? Cosa stava facendo all’Apsa, con un incarico (“assessore”) che non era esistito prima della sua nomina?

    Magister ha anche indagato sulle accuse di abuso dei seminaristi, chiedendo se papa Francesco fosse stato a conoscenza di quelle denunce nel 2017, quando il vescovo si è dimesso, e avesse scelto di ignorarle – proprio come, alcuni anni prima, aveva respinto le accuse contro il vescovo cileno Juan Barros; così come, secondo l’arcivescovo Vigano, ha ignorato le lamentele sull’allora cardinale Theodore McCarrick.

    Anche senza la testimonianza di Vigano, tuttavia, e anche senza il precedente del vescovo Barros, è innegabilmente vero che in questo caso, Papa Francesco ha nominato un vescovo con un passato problematico in una posizione molto delicata. Questo fatto sarebbe abbastanza scioccante, se fosse una mossa senza precedenti da parte del Papa. Ma non è così.

    Insieme all’APSA, l’istituzione vaticana più centrale per qualsiasi proposta di riforma finanziaria vi è l’Istituto per le opere religiose (IOR), comunemente noto come banca del Vaticano. Nel 2013, Papa Francesco ha nominato mons. Battista Ricca come prelato dello IOR. Anni prima mons. Ricca, secondo quanto riferito, avrebbe portato un fidanzato insieme a lui in un incarico come diplomatico vaticano. Interrogato sul passato del prelato, Papa Francesco ha offerto la sua famosa domanda retorica: “Chi sono io per giudicare?”. Ricca rimane al suo posto allo IOR.

    Sia il vescovo Zanchetta che mons. Ricca sono stati accusati di aver abusato dei loro uffici e di cattiva condotta sessuale. Eppure papa Francesco ha trovato lavoro per loro in Vaticano – e non solo posti di lavoro, ma lavori in cui sono responsabili di individuare comportamenti scorretti da parte di altri funzionari della Chiesa.

    Lasciatemelo dire chiaramente: entrambi erano ovvi potenziali bersagli per il ricatto. E sono stati messi in posizioni in cui potrebbero avere ampie opportunità di ricattare gli altri.

    Il caso Zanchetta dimostra che papa Francesco continua a proteggere i suoi amici e alleati, a prescindere dal suo professato impegno per la responsabilità. Questo caso illustra come, essendo stato eletto Francesco, il Vaticano si sia effettivamente arretrato su due fronti cruciali: la lotta contro gli abusi sessuali e la ricerca di trasparenza finanziaria. In questo pontificato, la causa della riforma è morta, a meno che la riforma non inizi con il Pontefice stesso.

    https://www.catholicculture.org/commentary/otn.cfm?id=1320

  • L’ombra dei pedofili e le strane carriere dei porporati gay tra le mura vaticane

    L’ombra dei pedofili e le strane carriere dei porporati gay tra le mura vaticane

    Dopo il caso McCarrick Bergoglio ruimanda la resa dei conti al vertice di febbraio

    Non basterà a papa Francesco la ormai certa riduzione allo stato laicale dell’ex cardinale statunitense Theodore McCarrick per calmare le acque e gestire a suo modo il vertice sugli abusi sessuali del clero convocato in Vaticano dal 21 al 24 febbraio prossimo, con la presenza dei presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo.

    Come si ricorderà, la vicenda McCarrick un abusatore seriale – ha provocato un vero e proprio terremoto nella Chiesa cattolica, che dagli Stati Uniti è arrivato in Vaticano, fino a Santa Marta, residenza del Pontefice. Il problema non sono solo gli abusi sessuali, principalmente su seminaristi, che risalgono già agli anni ’80 e proseguiti per oltre venti anni. Ciò che maggiormente inquieta è come sia stato possibile che malgrado ci fossero denunce e voci insistenti sulla sua omosessualità attiva e sugli abusi, abbia potuto fare una brillantissima carriera ecclesiastica essendo stato promosso fino all’arcidiocesi di Washington e addirittura nominato cardinale, ancora al tempo di san Giovanni Paolo II. È anche il tema dell’ormai famosa lettera-dossier pubblicata nell’agosto scorso dall’ex nunzio negli Stati Uniti, Carlo Maria Viganò, che ha chiamato in causa diversi esponenti della Curia Romana e lo stesso papa Francesco che, pur a conoscenza dei dossier su McCarrick, gli ha dato importanti incarichi personali per conto della Santa Sede.

    Lo scorso ottobre, poi, papa Francesco ha accettato le dimissioni di McCarrick dal cardinalato ma solo dopo che era emersa la denuncia riguardo agli abusi su un minorenne. E ora, dopo un processo-lampo alla Congregazione per la Dottrina della Fede, si attende che il Papa lo riduca allo stato laicale. Ma ciò che è apparso chiaro in questi mesi è che papa Francesco vorrebbe chiudere qui il capitolo McCarrick e poi passare semplicemente a decidere le misure per evitare che simili cose accadano in futuro. Ha infatti chiuso l’archivio vaticano ai vescovi americani che volevano una inchiesta radicale, rimandando ogni eventuale iniziativa a dopo il vertice di febbraio. E anche nella lettera ai vescovi Usa dello scorso 1 gennaio proprio sul tema degli abusi sessuali, è evidente il tentativo di confinare ai soli Stati Uniti il problema McCarrick.

    Il motivo è comprensibile: ci sono vescovi e cardinali strettamente legati a McCarrick che risultano nel circolo degli amici di papa Francesco. A cominciare da Donald Wuerl, chiamato a suggerire i candidati all’episcopato negli Stati Uniti al posto del silurato cardinale Raymond Burke. Wuerl, successore di McCarrick a Washington, ne ha coperto chiaramente le responsabilità in tutti questi anni e proprio nei giorni scorsi sono emerse nuove testimonianze che lo inchiodano. Ma c’è anche il cardinale Kevin Farrell, altro pupillo di McCarrick, che oltre alla porpora ha avuto in «dono» a Roma la guida del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita. Anche lui mantenuto al suo posto malgrado l’assoluta inattendibilità della reclamata ignoranza sul «vizietto» di McCarrick. Farrell peraltro è anche responsabile della «svolta omosessuale» all’ultimo Incontro mondiale della Famiglia a Dublino, lo scorso agosto, quando a parlare è stato invitato il gesuita americano padre James Martin, che ha lanciato una crociata per inserire l’agenda Lgbt nella Chiesa.

    Proprio la questione dell’omosessualità nel clero sta infiammando la preparazione del vertice sugli abusi. È evidente che papa Francesco non ne vuole parlare in alcun modo, e anzi ha più volte affermato che la causa degli abusi sessuali va ricercata nel clericalismo, in pratica un abuso di potere. E alcuni suoi collaboratori si sono spinti perfini a negare l’evidenza, ovvero che McCarrick abbia avuto relazioni omosessuali.

    Sicuramente una pubblica critica che leghi gli abusi sessuali del clero all’omosessualità sarebbe molto impopolare agli occhi del «mondo». Papa Francesco anche recentemente ha detto che chi ha tendenze omosessuali non dovrebbe diventare prete, ma lì si è fermato.

    C’è però il fondato timore che il vertice di febbraio sarà usato da chi vorrebbe legittimare l’omosessualità anche nel clero: «Si può essere bravi preti anche se gay», è il ritornello di moda tra le correnti più progressiste, ma sicuramente ci sono cardinali influenti, come il tedesco Reinhard Marx, l’austriaco Christoph Schömborn, lo statunitense Blaise Cupich, che non hanno nulla da obiettare. Certo, evitare di parlare di un problema omosessualità nel clero è il primo passo per una sua legittimazione.

    Per questo nelle ultime settimane ci sono stati diversi interventi di cardinali che hanno criticato l’approccio di papa Francesco al tema abusi. Tra questi i due cardinali superstiti dei Dubia, Walter Brandmüller e Raymond Burke. Il primo ha ricordato ciò che anche un dettagliato rapporto negli Stati Uniti ha messo in evidenza: l’80% degli abusi sessuali non sono commessi su bambini ma su adolescenti maschi. Vuol dire che il legame tra omosessualità e abusi sessuali è «statisticamente provato». Ciò non vuol dire che tutti i preti con tendenze omosessuali siano potenzialmente abusatori, ha sottolineato Burke, ma è un fatto che la stragrande maggioranza di questi abusi vengano da una «debolezza morale» che non c’entra nulla con il clericalismo. Ancora più chiaro l’ex prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede Gerhard Müller che, in una lunga dichiarazione, ha affermato tra l’altro che «balbettare di clericalismo o di strutture della Chiesa come causa, è un insulto alle molte vittime degli abusi sessuali».

    Ad alzare ulteriormente la temperatura, in questi giorni sono scese in campo anche delle associazioni di laici, che hanno lanciato una petizione online da presentare ai vescovi che parteciperanno al vertice vaticano. Il titolo non lascia spazio ad equivoci: «Fermiamo la rete omosessuale nella Chiesa». È stata lanciata da una associazione svizzera, Pro Ecclesia, sostenuta dal sito americano LifeSiteNews, ma immediatamente rilanciata in tutte le lingue (in italiano da La Nuova Bussola Quotidiana). Chiede una serie di misure, tra cui la reintroduzione di un articolo del Codice di Diritto Canonico del 1917 che stabiliva sanzioni dure, fino alla riduzione allo stato laicale, per i chierici responsabili di atti omosessuali. Improbabile che il Papa acconsenta, ma gli sarà comunque difficile lasciare il tema omosessualità fuori dalla porta del vertice.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/lombra-dei-pedofili-e-strane-carriere-dei-porporati-gay-mura-1631508.html?fbclid=IwAR07v6zRca6bQJGOhRxddqOsEdwUdcngM1ymCHIh6vzGmajJQW-9cl10QLE

  • Francesco da innocente a colpevole. Cattive notizie dalla sua Argentina

    Francesco da innocente a colpevole. Cattive notizie dalla sua Argentina

    Tempi difficili per la nuova squadra degli addetti stampa del papa. La prima dichiarazione pubblica che Alessandro Gisotti, neodirettore della sala stampa della Santa Sede, ha diramato dopo la sua entrata in ruolo ha riguardato il caso di un vescovo argentino (nella foto) che rischia di mandare in frantumi la strategia adottata da Francesco per affrontare la questione degli abusi sessuali commessi da sacri ministri.

    È la strategia che ispira la lettera inviata a Capodanno dal papa ai vescovi degli Stati Uniti riuniti per gli esercizi spirituali, in vista del summit che dal 21 al 24 febbraio riunirà a Roma i presidenti di tutte le conferenze episcopali del mondo.

    Anche in questa lettera, infatti, come già aveva fatto in precedenza con i vescovi del Cile, Francesco si colloca dalla parte dei senza potere e delle vittime del potere, cioè dell’innocente “popolo di Dio”, contro la casta clericale che abusa sì del sesso, ma a suo giudizio abusa più di tutto e prima di tutto proprio del “potere”.

    Non importa che nel caso del Cile Francesco avesse lui stesso, fino all’ultimo e contro ogni evidenza, difeso l’innocenza di vescovi di cui ha dovuto infine riconoscere la colpevolezza. Né importa che nel caso degli Stati Uniti pesi su di lui l’accusa di aver dato copertura e onori a un cardinale, Theodore McCarrick, di cui pur conosceva le riprovevoli pratiche omosessuali. Nell’uno e nell’altro caso, Francesco si è autoassolto o incolpando chi l’aveva mal consigliato o rifiutando di rispondere a chi – come l’ex nunzio negli Stati Uniti Carlo Maria Viganò – l’ha chiamato in causa personalmente. E anche nel summit di fine febbraio egli si apprestava a riprodurre tale dinamica tipicamente populista, con lui nella veste di purificatore di una casta clericale ebbra di potere.

    Ma ora che è esploso il caso del vescovo argentino Gustavo Óscar Zanchetta, per il papa tutto ciò diventa più difficile.

    A sollevare il caso, il giorno di Natale, è stato il quotidiano argentino “El Tribuno”, dando notizia che tre sacerdoti della diocesi di Orán avevano denunciato al nunzio apostolico il loro vescovo Zanchetta per abusi sessuali su una decina di seminaristi, e che anche per questo, il 1 agosto 2017, il papa aveva rimosso il vescovo dalla diocesi.

    Nel replicare il 4 gennaio a queste notizie e alle conseguenti domande dei giornalisti, il direttore della sala stampa vaticana Gisotti ha affermato che Zanchetta “non è stato rimosso” ma “fu lui a dimettersi”; che le accuse di abuso sessuale “risalgono a questo autunno” e non prima; che le indagini in corso in Argentina “devono ancora arrivare alla congregazione per i vescovi”; e che comunque “durante l’investigazione previa mons. Zanchetta si asterrà dal lavoro” che gli compete attualmente in Vaticano, come assessore dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica.

    Intanto, già questa sospensione dal lavoro imposta a Zanchetta fa pensare che in Vaticano le accuse di abusi sessuali siano ritenute serie. Ma anche a prescindere dalla data in cui tali accuse sarebbero state inoltrate alle autorità ecclesiastiche competenti – nell’autunno del 2018 secondo la sala stampa vaticana, nel 2015 secondo quanto riconfermato da “El Tribuno” – è l’intera vicenda di questo vescovo a mettere in cattiva luce il comportamento di papa Francesco.

    Quando Jorge Mario Bergoglio fu eletto a successore di Pietro, Zanchetta era un semplice sacerdote. Che però era da lui ben conosciuto, in quanto da anni sottosegretario esecutivo della conferenza episcopale argentina presieduta dallo stesso Bergoglio. Conosciuto e anche apprezzato, al punto che Zanchetta fu uno dei primissimi argentini che il nuovo papa promosse vescovo, di sua iniziativa, saltando ogni trafila canonica, il 23 luglio 2013, alla testa della diocesi di Orán, nel nord del paese.

    Ma come vescovo di Orán Zanchetta durò poco. A motivo dei “rapporti molto tesi con i sacerdoti della diocesi”, che gli procurarono “accuse di autoritarismo” e resero manifesta  la sua “incapacità di governare”, riconosce oggi la Santa Sede, stando a quanto dichiarato da Gisotti.

    Sta di fatto che il 29 luglio 2017 all’improvviso Zanchetta sparì. Senza alcuna messa d’addio e senza alcun saluto ai suoi sacerdoti e fedeli. Fece solo sapere, da località imprecisata, che aveva problemi di salute da curare urgentemente altrove e che era appena tornato da Roma, dove aveva rimesso il suo mandato nelle mani di papa Francesco. Il quale prontissimamente, il 1 agosto, accettò le sue dimissioni.

    Zanchetta fu ospite per breve tempo del vescovo della diocesi di Corrientes, 900 chilometri più a sud, Andrés Stanovnik, lo stesso che l’aveva ordinato. Per poi ricomparire in Spagna, a Madrid, in apparente buona salute.

    Curiosamente, la capitale della Spagna è la meta a cui Francesco aveva indirizzato due anni prima, nel 2015, il vescovo cileno Juan de la Cruz Barros Madrid – prima di promuoverlo a vescovo di Osorno contro il parere dei vertici della Chiesa cilena e della nunziatura – per un mese di esercizi spirituali predicati dal celebre gesuita spagnolo Germán Arana, tra i consiglieri più ascoltati dal papa in tante nomine episcopali e in questo caso difensore accanito dell’innocenza di Barros, già colpito da accuse pesantissime di abusi sessuali.

    Sta di fatto che anche a Zanchetta la trasferta madrilena fece da preludio a una sua nuova promozione da parte di Bergoglio, che il 19 dicembre 2017 lo chiamò in Vaticano nientemeno che a gestire l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, in sigla APSA, nel ruolo nuovo e creato apposta per lui di “assessore”.

    L’APSA è il vero asse portante dell’amministrazione vaticana. Oltre a possedere cospicui beni mobili e immobili, svolge un ruolo paragonabile a quello di una banca centrale, tant’è vero che il riordino finanziario della Santa Sede che Francesco affidò all’inizio del pontificato al cardinale australiano George Pell aveva proprio l’APSA nel cuore della riforma. Ma poi Pell fu costretto ad abbandonare l’impresa, la sua riforma non andò in porto e l’APSA è divenuta l’approdo di personaggi privi di competenza amministrativa, falliti nei loro precedenti ruoli, ma che Bergoglio vuole tenere vicini a sé, suoi amici e protetti. Ultimo caso quello dell’arcivescovo Nunzio Galantino, già discusso segretario generale della conferenza episcopale italiana, lì imposto dal papa, e ora presidente dell’APSA.

    Quando Zanchetta lasciò Orán, i media argentini descrissero il disordine finanziario in cui aveva lasciato la diocesi. Ma ciò non disturbò minimamente la sua promozione all’APSA “in considerazione della sua capacità gestionale amministrativa”, come ha tenuto a dire il portavoce pontificio Gisotti nella sua dichiarazione del 4 gennaio scorso, prima di asserire che comunque “nessuna accusa di abuso sessuale era emersa al momento della [sua] nomina ad assessore”.

    Vero o no che le accuse risalissero invece al 2015, come ribadito dalla stampa argentina che riporta le parole degli autori della denuncia, resta il fatto che il trattamento di riguardo riservato da papa Francesco a Zanchetta lascia attoniti, per l’incredibile assenza di “discernimento” nel valutare la persona, ripetutamente promossa a cariche di rilievo nonostante la sua palese inadeguatezza e inaffidabilità.

    Caso non isolato. Ma che basta da solo a contraddire il postulato dell’estraneità e dell’innocenza di papa Francesco di fronte agli abusi di potere – prima che di sesso, come lui ama dire – della casta clericale.

    Il rischio è che il summit convocato in Vaticano dal 21 al 24 febbraio – per come si riverbererà sulla pubblica opinione – trovi Bergoglio non nel ruolo di giudice senza macchia, ma anche lui sul banco dei colpevoli di aver tollerato e coperto gli abusi.

  • Quello scandalo sul cardinale che solleva dubbi in Vaticano

    Quello scandalo sul cardinale che solleva dubbi in Vaticano

    Un portavoce dell’Arcidiocesi di Washington ha dichiarato che il cardinale Wuerl era a conoscenza delle accuse dirette a McCarrick sin dal 2004

    Giuseppe Aloisi

    Il cardinale Donald Wuerl, che nel frattempo si è dimesso da arcivescovo di Washingtonpure per una presunta “cattiva gestione” di episodi risalenti a quando era incaricato a Pittsburgh, aveva consapevolezza delle accuse mosse nei confronti di Theodore McCarrick, il suo predecessore, che Papa Francesco ha ‘scardinalato’, dopo che un’inchiesta interna alla diocesi di New York ha confermato la veridicità del quadro accusatorio.

    A svelare il retroscena è stato un portavoce della diocesi della capitale americana.

    Il caso di “Zio Ted”, in seguito all’avvio di un’indagine vaticana, è passata in secondo piano rispetto a questioni che sembrano essere più urgenti. Come il summit degli episcopati previsto in Santa Sede per febbraio. Quello che tenterà di risolvere il problema degli abusialla radice. Ma, come anticipato, le dichiarazioni di un portavoce hanno reso noto che, come si legge anche sulla Nbc, Wuerl fosse a conoscenza di quanto contestato a McCarrick sin dal 2004. Il retroscena è stato subito rilanciato dai cattolici conservatori. Si sospetta che Wuerl e McCarrick abbiano fatto parte del medesimo correntone, quello progressista. I tradizionalisti sono soliti attribuire la crisi di “credibilità” della Chiesa cattolica proprio a questa presunta frangia di ecclesiastici liberal. Si dice che abbiano avuto un ruolo nell’ultimo Conclave. Per questo, il fatto che Wuerl sapesse dei comportamenti attribuiti a McCarrick, in tempi non sospetti peraltro, rischia di sollevare un vero e proprio polverone dalle parti di piazza San Pietro. A porre dubbi, insomma, potrebbe essere la domanda relativa a quante persone sapessero di McCarrick prima che la questione fosse comunicata a Roma.

    Specie perché, come sostenuto da questo blog, Wuerl non aveva mai dichiarato di avere contezza di quanto emerso attorno all’ex porporato: “La diocesi di Pittsburgh – si legge sulla fonte appena segnalata – aveva detto di non essere a conoscenza del risarcimento fino al luglio 2018. Allo stesso modo, l’Arcidiocesi di Washington aveva detto che Wuerl non era a conoscenza del risarcimento del 2005 fino al 2018. Wuerl scrisse in una lettera del 21 giugno che era ‘sconvolto e rattristato’ dalle accuse nei confronti di McCarrick”. Insomma: qualcosa, nella ricostruzione dell’unico dei due alti prelati statunitensi che è tuttora un cardinale, sembrerebbe non tornare. I fedeli di Washington, nel frattempo, attendono che venga nominato un successore. Qualcuno ha ipotizzato che Bergoglio potesse optare per il cardinal Burke, ma la distanza dottrinale intercorrente tra i due pare un motivo sufficiente per scartare questo scenario. Wuerl, ancora oggi, è l’amministratore apostolico dell’arcidiocesi della capitale americana.

    http://www.ilgiornale.it/news/motori/scandalo-sul-cardinale-che-solleva-dubbi-vaticano-1627428.html?mobile_detect=false

  • 2018, l’anno più difficile del pontificato di Francesco – el año más difícil del pontificado de Francisco

    2018, l’anno più difficile del pontificato di Francesco – el año más difícil del pontificado de Francisco

    Ha avuto inizio con il suo viaggio in Cile, nel mezzo dello scandalo degli abusi sessuali da parte di sacerdoti a minori. Questo tema sarà l’asse dell’incontro che il Papa avrà in febbraio con i presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo nella Santa Sede.

    JULIO ALGAÑARAZ

    E ‘iniziato con il disastro cileno e termina al limite di un evento vitale per il futuro del papato: l’incontro del prossimo febbraio del papa argentino con i presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo in Vaticano. Il tema esclusivo sarà come stabilire una volta per tutte una linea efficace nella lotta contro l’abuso sessuale del clero a bambini e minori . Questo include la questione più spinosa: porre fine alla cultura della copertura del colpevole, il che significa indagare a fondo e punire con il licenziamento i superiori e vescovi che nascondono i crimini dei preti pedofili.

    Jorge Bergoglio ha promesso pochi giorni fa che “mai più” la Chiesa proteggerà i colpevoli e i loro protettori. Con il  mancato rispetto, il suo pontificato entrerà in un cono d’ombra irreversibile fino alla fine.

    Il maxi-scandalo degli stupratori sacerdoti di bambini e minori, esteso in tutto il mondo come un fenomeno mostruoso incontrollato, è il più importante, ma non l’unico problema che ha contribuito a fare del 2018 un anno ‘deprecabile” per Francesco, come definito dalla l’agenzia di stampa americana Associated Press.

    Il deterioramento del contesto politico generale ha avuto una grande influenza per smorzare l’ “euforia del Papa” che ha segnato il momento iniziale del pontificato, con stile, carisma, i gesti e le idee che in pochi mesi ha cambiato, da quando Bergoglio è stato eletto, la prospettiva di una Chiesa che necessitava di un leader per ricevere il “mandato di riforma”.

    La Chiesa dei poveri per i poveri, l’aria del cambiamento, la semplicità e il progressismo di un pontefice che annuncia la svolta delle periferie geografiche ed esistenziali nel centro della vita cattolica, un nuovo linguaggio e uno stile personale che rinuncia alla mondanità e il lusso, hanno creato una straordinaria popolarità attorno al Papa argentino.

    Il momento d’oro è stato una parabola in campo politico.  Con Barack Obama, presidente degli Stati Uniti Bergoglio ha ottenuto trionfi storici: la Siria è stata salvata dai bombardamenti, il Papa ha incontrato in Vaticano palestinesi e israeliani in una cerimonia di straordinario impatto a favore della pace e la creazione di due stati confinanti in Palestina. Il Papa argentino fu il mediatore dell’accordo tra gli Stati Uniti e Cuba. Per la prima volta a L’Avana, dopo mille anni vi è stato l’incontro di un Papa a Roma con il patriarca ortodosso russo Kirill, che ha anticipato lo storico abbraccio a Mosca.

    Poi è arrivato Trump e il divertimento è finito. Tutto è cambiato. I primi conservatori e tradizionalisti, i più ostili del pontificato del Papa “Terzomondista ed eretico” del cattolicesimo americano, hanno ricevuto una spinta enorme nella loro cospirazione per liquidare l’esperienza di Francesco, che nel 2018 ha raggiunto un livello quasi scismatico.

    L’ondata di sovrani e populisti in Europa fece germogliare la Brexit in Gran Bretagna e il governo italiano, la patria concreta del cattolicesimo e del potere papale per secoli, passò nelle le mani dei populisti ostili al Papa venuto “dalla fine del mondo”. Nazionalismo, razzismo, xenofobia, estremismo di destra, sfumature neofasciste neo-naziste si stanno diffondendo in tutta Europa, scartando i messaggi di benvenuto ai migranti, l’integrazione con gli stranieri, gli aiuti ai più poveri, gli ultimi, gli scartati, che sono la base del messaggio bergogliano.

    L’unico trionfo che il Papa può raccogliere nel 2018 è l’ accordo con la Cina che consente alla Chiesa di entrare attraverso la porta e ufficialmente nella società del più grande paese del mondo. Si presume che non ci sia chiesa clandestina fedele a Roma e una chiesa “patriottica” creata dal regime comunista. Ma il cammino di unificazione sarà lento e pieno di tempeste per il Vaticano. Il Partito comunista cinese ha preso in mano le questioni religiose per stabilire uno stretto controllo, per mantenere l’egemonia del regime e impedire una crescita interessante del cattolicesimo in Cina. L’opposizione accusa Francesco di aver venduto l’anima al diavolo.

    L’aspra cospirazione di conservatori e tradizionalisti, che avevano minacciato apertamente uno scisma con l’ “eretico” Papa, ha fatto decidere Bergoglio, che come papa è il garante dell’unità della Chiesa, di prevenire ulteriori scontri. Il pontificato ha perso la forza propulsiva. Un esempio è il sinodo giovanile che Francesco ha riunito in ottobre in Vaticano. I giovani dovrebbero essere i leader della “Chiesa in uscita” nella visione di Bergoglio. Ma le aspettative di un Sinodo con un ricco dibattito sui nuovi sviluppi presto svanirono. Anche il Papa deve diffondere il documento finale, in cui secondo la tradizione il pontefice scrive e riscrive dopo aver sentito le conclusioni dell’assemblea. Ma è già noto che il Sinodo giovanile ha avuto un finale anodino, diluito nella necessità di non offrire spigoli che aggravano la crisi interna con i cospiratori.

    Gli scandali degli abusi sessuali richiedono ora tutti gli sforzi per stabilizzare la situazione. L’anno è iniziato molto male in Cile,dove il Papa ha fatto la peggiore visita apostolica nel suo pontificato. Gli scandali per gli abusi sessuali e l’opposizione popolare a una Chiesa reazionaria e complice delle strutture che proteggevano i chierici colpevoli di una vera ondata di casi, oltraggiarono i cileni e affondarono la struttura clericale. Il guaio è che per tre anni Francisco ha creduto al cardinale Francisco Errázuriz, capo della chiesa, e a tutto il discorso clericale, anche se in Vaticano ha condannato il clericalismo come “una malattia della Chiesa”.

    Durante il viaggio ha continuato a difendere il vescovo Juan Barros, che è stato nominato nella diocesi di Osorno e ha attaccato le vittime e l’opinione pubblica cilena per “calunnia”. Quando lasciò il Cile, notò il grave errore e cambiò completamente la sua posizione. Convocò a Roma tutti i 34 vescovi, che si dimisero. La fiducia dei cileni nella Chiesa è scesa al 15% e solo il 55% oggi si riconosce cattolico. Il Papa sta promuovendo una rinascita che sarà molto faticosa e ha licenziato sette vescovi.

    Un altro viaggio difficile è stato per il Papa ad agosto in Irlanda, uno dei paesi più cattolici del mondo, dove la Chiesa degli scandali sessuali ha perso la maggior parte dei suoi fedeli. C’era poca gente nelle loro Messe e il Papa ha verificato la grandezza della rabbia. Oggi gli irlandesi approvano il matrimonio egualitario, l’aborto, il divorzio e hanno eletto un politico apertamente gay come primo ministro.

    Con i gay, tuttavia, l’approccio del Papa è cambiato. “Chi sono io per giudicarlo?” Rispose durante i primi mesi del pontificato quando gli chiesero cosa pensasse degli omosessuali. Al contrario, nel 2018 Francesco ha confermato che per la Chiesa questo è un comportamento “oggettivamente disordinato” e che gli omosessuali non possono essere sacerdoti. Ordinò una mano di ferro nei seminari e nella formazione. Non c’è posto per queste persone nella Chiesa. Addio illusioni di grandi cambiamenti.

    La grande crisi degli scandali si concentra negli Stati Uniti, la sede della cospirazione di destra che mira a sterilizzare o eliminare perfino uno scisma al Papa delle riforme. Sebbene Bergoglio abbia l’apprezzamento della maggioranza dell’opinione pubblica, i cospiratori hanno deciso che nessun problema può indebolire il Papa argentino tanto quanto coinvolgerlo negli scandali.

    Per fare questo hanno scelto l’ambasciatore ex (NUNZIO) Papa negli Stati Uniti, l’arcivescovo Carlo Maria Viganò, ora in pensione. Viganó ha accusato il papa di aver protetto il cardinale Theodore McCarrick, ex arcivescovo di Washington, anche se è stato Francisco a escludere dal cardinalato l’accusato di stupri di bambino e di festini omosessuali con i seminaristi. Viganò superò la linea, consigliato dai cospiratori, e chiese al Papa di rinunciare. Inaudito: nella Chiesa nessuno può chiedere la dimissione al vescovo di Roma.

    Nel 2018 i casi in Pennsylvania, Illiniois e altre diocesi sono esplosi, con migliaia di vittime. Le polemiche bruciano nella Chiesa nordamericana, molto divisa e con una maggioranza conservatrice. I vescovi hanno deciso in plenaria di proporre ricerche e metodi efficaci di lotta contro gli abusi sessuali e le coperture. Ma dal Vaticano il Papa proibì loro di andare avanti, cosa che acuì lo scontro.

    Francisco vuole che tutte le proposte siano messe sul tavolo all’incontro che si terrà dal 21 al 24 febbraio dai presidenti di tutte le conferenze episcopali . L’incontro deve segnare un prima e un dopo nella crisi che soffoca la Chiesa in una perdita di prestigio che attacca il Papa stesso. La turbolenza del 2018 è proiettata nel futuro del pontificato, oggi pieno di nuvole.

    (traduzione con Google)
    https://www.clarin.com/mundo/2018-ano-dificil-pontificado-francisco_0_wYDm-gH-R.html?fbclid=IwAR37L5i9djeu3wXp1ZtzxwwQlqLEHsphN1-H8oUFF_gia1awWp5GXD-0Xs8

  • Pedofilia, un uomo accusa il cardinale McCarrick: sesso in confessionale

    Pedofilia, un uomo accusa il cardinale McCarrick: sesso in confessionale

    James Grein ha deposto davanti al vicario giudiziario per l’arcidiocesi di New York, incaricato di raccogliere la sua testimonianza per l’inchiesta canonica istruita dal Vaticano

    Molestie sessuali anche nel confessionale: un uomo che accusa l’ex cardinale Theodore McCarrick di molestie sessuali ha dichiarato alle autorità vaticane che l’alto prelato abusò di lui per anni, da quando era un bambino di 11, a volte anche durante il sacramento della confessione.

    James Grein – ha detto il suo avvocato Patrick Noaker – ha deposto per circa un’ora davanti al vicario giudiziario per l’arcidiocesi di New York, che era stata incaricato dalla Santa Sede di raccogliere la sua testimonianza per l’inchiesta canonica istruita dal Vaticano. Le accuse sulle molestie durante la confessione sono un grave crimine per il Diritto canonico e si aggiungono all’accusa originale di abusi su minore.

  • La vittima di abusi di McCarrick diventa pubblica, dice ai vescovi americani che è tempo di “azioni”

    La vittima di abusi di McCarrick diventa pubblica, dice ai vescovi americani che è tempo di “azioni”

    BALTIMORE, Maryland, 13 novembre 2018 ( LifeSiteNews ) – “La legge di Gesù è molto più alta dei segreti pontifici … non è la Chiesa di Francesco, è la Chiesa di Gesù Cristo”, ha detto James Grein, l’uomo che è stato abusato dall’ex-cardinale Theodore McCarrick per 18 anni, al raduno “Silence Stops Now” oggi.

    Identificandosi pubblicamente per la prima volta, James disse al pubblico: “Devo ammettere che in questo momento tutto il mio corpo sta tremando, quindi per favore abbiate pazienza con me”. In precedenza si era identificato solo con il suo nome nelle interviste ai media.

    “Questo articolo del [ New York Times ] non sarebbe mai stato scritto se non fosse stato per un chierichetto di 16 anni” che accusò McCarrick di aver abusato di lui, secondo James. Ha incoraggiato tutti a leggere quell’articolo, dove per primo ha condiviso la storia degli abusi sessuali su di lui da parte di McCarrick, iniziata all’età di 11 anni.

    “Il fantasma di McCarrick per sempre perseguiterà la Chiesa di Gesù”, ha detto.

    James ha rivelato che il riconoscimento da parte della Chiesa dell’accusa credibile contro McCarrick e la successiva condanna del prelato a una vita di “preghiera e penitenza” – ora svolta in Kansas vicino a una scuola elementare – lo hanno spinto a farsi avanti.

    “Il mio tempo è arrivato”, disse James. “C’è voluto troppo tempo perché le vittime si facessero avanti”.

    “Abbiamo bisogno di azioni che garantiscano che questo problema venga affrontato e affrontato onestamente”, ha chiesto. “È tempo che la Chiesa parli. C’è troppo silenzio. Ma il silenzio non ci ingannerà più per dimenticare o ignorare lo scandalo “.

    “I nostri vescovi devono sapere che il gioco è finito.”

    “Sono qui oggi per la grazia di Dio”, concluse James. Ha detto che continuerà a esporre il male nella Chiesa “per il resto della mia vita”.

    La manifestazione “Silence Stops Now” si svolge fuori dall’hotel, dove la Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti (USCCB) sta conducendo il suo incontro autunnale. Poco prima dell’inizio dell’incontro, il Vaticano ha incaricato l’USCCB di non votare su due misure di riforma sull’abuso sessuale.

    L’Arcivescovo Carlo Maria Viganò ha lanciato oggi un breve messaggio ai Vescovi statunitensi, esortandoli a confrontarsi con gli abusi sessuali come “coraggiosi pastori” piuttosto che “pecore spaventate”.

    “Non temere di alzarti in piedi e di fare la cosa giusta per le vittime, per i fedeli e per la tua salvezza: il Signore renderà ognuno di noi secondo le nostre azioni e omissioni”, ha detto.

    (traduzione con Google)

    https://www.lifesitenews.com/news/mccarricks-abuse-victim-goes-public-tells-us-bishops-its-time-for-actions