Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Theodore McCarrick

  • Scandaloso che il rapporto su McCarrick, promesso sei mesi fa, non è ancora reso pubblico dalla Santa Sede

    Scandaloso che il rapporto su McCarrick, promesso sei mesi fa, non è ancora reso pubblico dalla Santa Sede

    di Vik van Brantegem

    Con un tweet di ieri, 12 maggio l’avvocato rotale JD Flynn, caporedattore della Catholic News Agency, ha sottolineato quanto sia scandaloso, che il rapporto della Santa Sede sull’ex Cardinale Theodore McCarrick ancora non sia stato rilasciato: “It has been six months since Cardinal O’Malley said ‘The intention is to publish the Holy See’s response soon…’. A lot has happened in those six months. But as Rome gets back to work, there are not yet indications of when the McCarrick report will be released” (Sono passati sei mesi da quando il cardinale O’Malley ha detto ‘L’intenzione è di pubblicare presto la risposta della Santa Sede…’. Sono successe molte cose in quei sei mesi. Ma mentre Roma torna al lavoro, non ci sono ancora indicazioni su quando il rapporto McCarrick verrà rilasciato).

    Theodore McCarrick, ex Arcivescovo metropolita di Washington ed ex Cardinale, dopo averlo espulso dal Collegio cardinalizio, il 16 febbraio 2019 fu dimesso dallo stato clericale da Papa Francesco, perché colpevole di abusi sessuali su minori e giovani seminaristi.

    Era l’11 novembre 2019, quando l’Arcivescovo Metropolita di Boston, il Cardinale Sean P. O’Malley, appena tornato dalla visita ad limina con Papa Francesco, riferì all’Assemblea autunnale dei vescovi americani, che la Santa Sede era intenzionato di pubblicare il rapporto completo su McCarrick entro Natale o, al massimo, all’inizio del nuovo anno. Siamo a metà maggio e non se vede neanche l’ombra del rapporto, che dovrebbe contenere i risultati delle indagini sull’ex cardinale accusato di aver abusato nella sua lunga carriera sia di minori sia di giovani seminaristi. “Abbiamo spiegato al Segretario di Stato, il Cardinale Pietro Parolin, che i sacerdoti e il popolo del nostro Paese sono ansiosi di ricevere i chiarimenti della Santa Sede su questa tragica situazione”, precisò sei mesi fa il Cardinale O’Malley, chiarendo che per tutti era davvero sconcertante pensare che McCarrick sia potuto diventare arcivescovo e cardinale, senza che chi sapeva sia intervenuto a riguardo. “La lunga attesa ha provocato una grande frustrazione nei vescovi e nel nostro popolo e a questo silenzio apparente si è data un’interpretazione molto dura e persino cinica”, ha continuato O’Malley. Parolin aveva precisato a O’Malley che era stato sua intenzione pubblicare i risultati prima dell’incontro autunnale dei vescovi americani, ma poiché il processo investigativo coinvolgeva diverse diocesi americane e diversi dicasteri della Santa Sede, responsabili anche dell’ascesa di McCarrick, si era preferito aspettare. Al Cardinale O’Malley era stato mostrato un volume corposo con tutte le carte dell’inchiesta, che sarebbe stato tradotto in italiano e trasmesse al Papa. “Il desiderio e l’impegno della Santa Sede è quello della completezza e della trasparenza, in modo da rispondere alle domande delle persone e non semplicemente creare altre domande”, aveva sottolineato il Cardinale O’Malley, rispondendo a una sollecitazione del Vescovo di Lansing (Michigan), Mons. Earl A. Boyea, che in apertura di seduta aveva chiesto un aggiornamento sul rapporto della Santa Sede, assieme ad altri vescovi che chiedevano di inserire il tema in agenda. In realtà, la questione degli abusi non era nel programma dell’Assemblea. Il Presidente della Conferenza Episcopale Cardinale DiNardo ne ha fatto cenno nel suo discorso conclusivo, dicendo che le misure sugli abusi sessuali del clero, adottate dai vescovi nel giugno precedente, erano “solo un inizio. Bisogna fare di più” e lavorare molto per la trasparenza.

    Il 13 febbraio 2019, la Sessione Ordinaria (Feria IV) della Congregazione per la Dottrina della Fede, dopo aver esaminato gli argomenti presentati nel ricorso di McCarrick, aveva deciso di confermare il decreto del Congresso. Quindi, Papa Francesco ha riconosciuto la natura definitiva, a norma di legge, di questa condanna, che è stata notificata a Theodore McCarrick in data 15 febbraio 2019 res iudicata, cioè non soggetta ad ulteriore ricorso.

    Anche se McCarrick fu condannato in forma definitiva, le domande sul caso restano ancora senza una risposta credibile ed è palese che c’è ancora molto da lavorare sulla trasparenza, anzi, per iniziare a dare almeno una parvenza di trasparenza. O si spera, che la questione finirà nel dimenticatoio? Oppure che McCarrick sarebbe morto?

    Scandaloso che il rapporto su McCarrick, promesso sei mesi fa, non è ancora reso pubblico dalla Santa Sede

  • GIUDIZI CONTRASTANTI SULLA VICENDA PELL – PUBBLICHIAMO LE SENTENZE DI CONDANNA E DI ASSOLUZIONE

    GIUDIZI CONTRASTANTI SULLA VICENDA PELL – PUBBLICHIAMO LE SENTENZE DI CONDANNA E DI ASSOLUZIONE

    di Emanuela Provera 

    L’Alta Corte di giustizia australiana ha prosciolto il cardinale George Pell dall’accusa di “gravi abusi sessuali” su minori, per i quali fu condannato nel 2019 a sei anni di carcere dal Tribunale australiano, ribaltando così anche il verdetto (non unanime) dei giudici che respinsero il ricorso in Appello.

    Se l’esito assolutorio del processo sembra aver arginato il versante anticattolico che sperava in una condanna, l’assenza di misure risolutive contro la pedofilia clericale continua a lasciare sguarnita la tutela nei confronti delle vittime. E questo, almeno in Italia, accade sia in ambito civile che in ambito ecclesiastico.

    Sin dall’inizio del processo, nel 2017, dopo la notifica del rinvio a giudizio, il cardinale George Pell, rinunciando all’immunità diplomatica, ha dichiarato la propria innocenza:

    «Le notizie di queste accuse rafforzano la mia risolutezza e le procedure del tribunale mi offrono ora la possibilità di difendere il mio nome e tornare al mio lavoro a Roma».

    A nulla valsero le invocazioni rimbalzate dai social e dai siti di tutto il mondo di applicare al porporato lo stesso provvedimento che Francesco adottò nei confronti del cardinale Theodore McCarrick, le dimissioni cioè dallo stato clericale, una sanzione canonica senza precedenti nei due millenni di storia della chiesa cattolica. Francesco concesse invece a Pell un congedo che gli consentì di tornare in Australia «per affrontare le accuse che gli sono state mosse». Una decisione oculata e opportuna.

    La vicenda giudiziaria che ha coinvolto l’ex prefetto ha provocato un acceso confronto tra due contrapposte fazioni che hanno trasformato Pell prima in un orco carnefice poi in una vittima innocente; qualcuno ha creduto che la campagna infamante generata dal rinvio a giudizio, nel 2017, abbia condotto ad un processo governato da una “follia giustizialista”[1].

    “Contemplare il Calvario da dietro le sbarre è credere che un’intera vita si possa giocare in pochi istanti, com’è accaduto al buon ladrone[2].”

    Sono questi i sentimenti con cui la chiesa invita oggi i fedeli a meditare sul tema dell’ingiusta condanna legata al crimine di abuso sessuale: le parole sono tratte dall’introduzione alla Via Crucis di Francesco scritta per il venerdì santo 2020; contemporaneamente alla pubblicazione del testo arriva la notizia del proscioglimento da parte dell’Alta Corte australiana dalle accuse mosse nei confronti del cardinale George Pell.

    I due testi si legano; Pell è assolto così come lo è stato il sacerdote la cui testimonianza è raccolta nell’undicesima stazione della Via Crucis:

    “Sono rimasto appeso in croce per dieci anni: è stata la mia via crucis popolata di faldoni, sospetti, accuse, ingiurie”.

    Poi l’assoluzione, con formula piena.

    Le esigenze della giustizia, che nei casi sopramenzionati hanno reso un buon servizio alla verità dei fatti, non sono state però sufficienti a riscattare la condizione delle vittime di pedofilia clericale, che avrebbero anch’esse voluto trovare un posto tra le testimonianze di chi ha raccontato il proprio dolore.

    Rinchiuso fino al 7 aprile 2020, nel carcere di sicurezza di Barwon, che ospita alcuni dei prigionieri più pericolosi dello stato australiano, Pell è stato considerato da una parte della stampa italiana vittima di un processo intentato con lo scopo di colpire la stabilità istituzionale del pontificato; nominato da Francesco prefetto della Segreteria per l’Economia della Santa Sede fu anche membro del C9, il Consiglio dei cardinali istituito dal papa nel 2013 con funzioni consuntive nel governo della chiesa cattolica; molto prima fu nominato cardinale da Karol Józef Wojtyła e nel 2005 partecipò al conclave che portò alla elezione di Benedetto XVI.

    Anche in Australia la notizia dell’assoluzione di Pell ha soddisfatto il furore di quell’opinione pubblica che vede nel cardinale il simbolo di una chiesa perseguitata[3]: Pell ha subito un processo ingiusto, è un uomo buono, accusato sulla base di motivazioni politiche, si ringrazi Dio perché giustizia è fatta…

    Per evitare un approccio fazioso della vicenda giudiziaria, conviene accostarsi alla  lettura delle 320 pagine di decisione della Corte di Appello e alla sintesi del dispositivo della sentenza dell’Alta Corte australiana che lo ha invece assolto in via definitiva con l’unanimità dei consensi.

    Sui testi processuali abbiamo chiesto un commento al professor Pierluigi Consorti[4]

    «L’Alta Corte ha stabilito che i precedenti verdetti erano stati resi nella convinzione che non vi fossero “ragionevoli dubbi” sulla colpevolezza del cardinal Pell. La Corte ritiene invece che sussista il ragionevole dubbio circa la colpevolezza del porporato. Ciò significa che, secondo le regole processuali, la presunzione di innocenza prevale»

    [1] https://www.ilfoglio.it/chiesa/2020/04/08/news/non-era-solo-un-innocente-in-galera-il-caso-pell-il-dreyfus-che-nessuno-voleva-vedere-311788/?underPaywall=true

    [2] Introduzione “Via crucis 2020 Presieduta dal santo Padre Francesco Venerdì Santo Piazza San Pietro, 10 aprile 2020” Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano

    [3] https://www.dailytelegraph.com.au/news/opinion/george-pell-a-good-priest-falsely-accused-through-a-politically-motivated-investigation-and-unfair-trial/news-story/e60c524bbe616eb95a3c73ebe9ed224a

    [4] Professore ordinario nel Dipartimento di giurisprudenza dell’Università di Pisa

     LA SENTENZA DI ASSOLUZIONE

    LA SENTENZA DI CONDANNA

  • Abusi nella Chiesa: “In Italia fino a 4mila pedofili e un milione di vittime”

    Abusi nella Chiesa: “In Italia fino a 4mila pedofili e un milione di vittime”

    Gli abusi sessuali ai danni di minori sconvolgono pure la Chiesa italiana. I dati choc riportati dall’associazione Rete l’Abuso

    Duecentonovantotto consacrati incaricati in Italia risultano essere stati chiamati in causa per abusi sessuali ai danni di minori. Centoquarantaquattro sono quelli che hanno confessato o che sono già stati giudicati come colpevoli nei tribunali.

    Vale la pena sottolineare sin da subito come la fattispecie degli abusi possa essere estesa o considerata riferibile anche a quelli commessi – in circostanze che sembrano però essere davvero minoritarie – ai danni di quelli che la Santa Sede chiama “adulti vulnerabili”.

    In Vaticano si è parlato anche di quel genere di abusi. In specie durante l’incontro straordinario sulla protezione dei minori voluto dal vescovo di Roma, ossia il summit straordinario che si è tenuto nel febbraio del 2019. Ma il discorso, che riguarda per lo più quanto subito dai minori, non cambia: i dati, che sono stati diffusi dalla Rete l’Abuso, sono drammatici. Le stime ipotizzabili presentate dalla medesima associazione fanno riflettere con una facilità persino maggiore di quella espressa per la prima casistica: la forbice dei sacerdoti pedofili oscilla, stando a quanto si legge sul sito della realtà indicata, tra i mille, che è il numero minimo, ai quattromila, che è la cifra massima dichiarata. Sono statistiche presumibili che riguardano la nostra nazione. E il fatto che la natura di questi episodi, per ciò che concerne l’Italia, sia sporadica, rischia di essere smentito di netto.

    Il Belpaese non è stato sconvolto dal “collasso morale” – così come lo chiama Benedetto XVI – della Chiesa cattolica. Il Cile, gli Stati Uniti, l’Australia, la Francia e la Germania: sono queste le nazioni di cui abbiamo raccontato con costanza in questi anni in relazione agli abusi commessi da ecclesiastici. Per dirne una: alcune diocesi statunitensi sono fallite o quasi a causa dei risarcimenti dovuti alle vittime. Da noi non è ancora accaduto. Ma sembra appunto che l’Italia possa entrare a far parte di questo elenco: quello delle nazioni in cui la Chiesa cattolica deve affrontare, e con urgenza, la questione. Il Vaticano, anche dopo la serie di scandali che ha sollevato più di una bufera attorno a qualche alto ecclesiastico (si veda, per esempio, il caso dell’ormai ex cardinal Theodore McCarrick), non tollera più i comportamenti delittuosi degli appartenenti al clero: quando non si tratta di fumus persecutionis o di voci non confermate dalle indagini interne, ormai si tende a procedere nell’immediato con quanto previsto dal diritto canonico. Sempre che le norme siano considerate sufficienti. Ma ogni tanto si scopre di qualche sacerdote che viene “spostato” di diocesi o di parrocchia.

    La “linea della tolleranza zero” di Joseph Ratzinger, che rimane il Papa recordman per numero di consacrati “spretati”, ha avuto i suoi effetti. E Papa Francesco non è tornato indietro, anzi. Per quanto durante questo pontificato le accuse di pedofilia siano arrivate ad interessare persino il prefetto della Segreteria per l’Economia, il cardinale George Pell, che ora si trova in carcere in Australia, ma che potrebbe essere giudicato in modo diverso rispetto al primo grado per il tramite dell’appello.

    Non deve stupire più di tanto, comunque sia, che l’Italia non possa definirsi estranea al “collasso morale”. Il caso del San Pio X – sul quale la Santa Sede ha indagato almeno nel corso degli ultimi due anni e per il quale è stato rinviato a processo anche Don Gabriele Martinelli, è abbastanza emblematico. Prima i libri di Gianluigi Nuzzi, poco dopo le Iene: come direbbe Jorge Mario Bergoglio, “la pentola” sembra essere stata “scoperchiata”, ma in questo caso soprattutto da fuori le mura leonine. I racconti delle presunte vittime e dei presunti testimoni sono stati fondamentali. Per quanto si debba comunque attendere gli esiti processuali. All’interno di un pre-seminario del Vaticano potrebbero essere accaduti fatti di questa tipologia e di questa gravità. Cosa potrebbe accadere, con continuità, nelle periferie, che possono non essere sottoposte a un controllo troppo serrato? Papa Francesco, in questi sei anni e mezzo di pontificato, ha ribadito qual è l’avversario da abbattere: il clericalismo. L’ex arcivescovo di Buenos Aires ritiene che siano le distorsioni dei rapporti tra i membri del clero a contribuire agli abusi sessuali.

    Il papa emerito Benedetto XVI, dal suo canto, è invece tornato sull’argomento, centrando la sua riflessione scritta sulle conseguenze dovute all’innesto dell’ideologia sessantottina all’interno della Ecclesia. Una posizione – quella del teologo tedesco – che è stata stigmatizzata dal fronte progressista. Il papa emerito ha fatto intendere come la liberalizzazione dei costumi, che ha fatto la sua comparsa in contemporanea con il 68′, abbia sconvolto l’assetto ecclesiastico. Poi c’è il cosiddetto “fronte tradizionale”, che associa il dramma della pedofilia a quella che i tradizionalisti chiamano “agenda omosessualista”. La disamina sulle cause, dinanzi certe rilevazioni numeriche, possono passare in secondo piano.

    Le stime sulle vittime: forse un milione solo in Italia

    Se è vero che di sacerdoti italiani pedofili ne esistono migliaia, allora è lecito anche parlare di migliaia di vittime L’equazione, nella sua freddezza, diviene purtroppo semplice. Citiamo tuttavia pure qualche cirfra che non può essere verificata in maniera certosina. Se non altro perché è abbastanza noto di come insabbiamenti e dubbi di natura morale – questi ultimi attribuiti spesso anche alle famiglie e non solo alle povere vittime – possano influire sia sul numero di denunce sia sulla facoltà di poter analizzare il fenomeno nella sua interezza. Il totale, insomma, è di difficile individuazione.Ma un numero di riferimento viene comunque riportato: “I minori violentati potrebbero arrivare nel nostro Paese fino al milione”, fanno presente sempre da Rete l’Abuso. Qualche Stato, come quello australiano, pensa che un modo utile a far cadere qualche muro di silenzio sia quello di legiferare sul segreto confessionale, che per certi progressisti dovrebbe venire meno. I sacerdoti, dal canto loro, segnalano come la confessione sia, in realtà, uno dei pochi strumenti tramite cui si può giungere ad avere contezza degli abusi. Quello – dicono – è il luogo in cui si trova il coraggio di parlare. Guardando bene, però, il limite vero deriva dalla mancanza di denunce, provengano queste dai sacri palazzi, dalle parrocchie, dalle vittime o dalle famiglie. Pure per questo, il Santo Padre ha deliberato sull’obbligo di segnalazione per tutti coloro che, facendo parte della Chiesa cattolica, vengono a sapere di abusi. Il Papa ha stilato Motu proprio ad hoc: Vox estis lucis mundi. Ma il sistema di prevenzione italiano funziona?

    Le zone italiane coinvolte dagli scandali legati agli abusi

    Il lavoro di Rete l’Abuso è tanto meticoloso da proporre ai lettori una vera e propria configurazione, con tanto di connotazioni e specifiche geografiche, ritraente tutti i casi per cui è corretto annotare delle certezze giudiziarie o quantomeno delle accuse in fase di accertamento. Distinguendo solo per religiosi condannati o rei confessi e per religiosi che per ora risultano essere solo indagati, si ottiene in ogni caso una conclusione choccante: tranne alcune zone, come buona parte della Basilicata, il nord della Sardegna, la striscia settentrionale dell’Emilia Romagna e una fascia consistente della Toscana, del Veneto e del Friuli, nessuna macrozona ecclesiastica italiana – su base regionale e non diocesana – può dirsi estranea a casi, presunti o no, di pedofilia. E questo, considerando quanto poco si parli degli abusi sessuali commessi dai sacerdoti in Italia rispetto ad altre nazioni del mondo, raffigura già di per sé un fattore di rilievo. Un grande assembramento di sacerdoti condannati o autori di confessioni sulla pedofilia perpetrata è riconducibile al Nord Ovest: tra Lombardia, Piemonte e Liguria si conta quasi un terzo degli episodi totali. Come non far notare, poi, come la mappa si addensi proprio in prossimità del Vaticano? Uno delle ultime condanne emesse nei confronti di un sacerdote è inerente a quanto commesso da padre Pio Guidolin, che è stato condannato a 12anni di carcere. Una storia in cui c’entrerebbe pure l’utilizzo improprio dell’olio santo. Eppure, nonostante il lavoro degli inquirenti, alcune di queste storie vengono rivelate dopo anni. Francesco Zanardo, che è il presidente della Rete l’Abuso, ha reso noto come uno degli ostacoli possa derivare dai rapporti intercorrenti tra i principali enti istituzionali: “Troppo forte l’influenza vaticana, troppe le convivenze tra apparati dello Stato e gerarchie ecclesiastiche”, ha dichiarato a Il Fatto Quotidiano. Come se i cosiddetti poteri forti fossero troppo legati tra di loro per poter squarciare il velo di Maya.

    L’intervento della Chiesa cattolica per la protezione dei minori

    “Dietro l’enfatizzazione degli abusi su minori compiuti da preti cattolici c’è di tutto preti spretati, teologi eretici come Hans Küng, lotte interne dei modernisti contro il papa, radicali che suonano la tromba, movimenti gay o pro choice, che vogliono far pagare alla chiesa le sue posizioni in materia etica”. A scriverlo è stato il professor Francesco Agnoli in “Chiesa e pedofilia”, un libro edito da Cantagalli e pubblicato nel 2011. La disamina di fondo è questa: la pedofilia non è affatto un unicum ecclesiastico. Una parte consistente dei cattolici non nega che la Chiesa stia attraversando un “collasso morale”, ma non accetta che “pedofilo” e “sacerdote” vengano accomunati senza pensarci troppo. I cattolici-conservatori ritengono che la distorsione della dottrina cattolica perpetrata attraverso le svolte progressiste – distorsione che avrebbe attecchito in delle correnti teologiche statunitensi durante il boom delle avanguardie degli anni 60′ e degli anni 80′ – abbia avuto un ruolo chiave nello sviluppo di atteggiamenti non conformi alla dottrina e, persino, della pedofilia. Sembra giusto, dopo aver rimarcato pure come gli ultimi due pontefici abbiano riformato la prassi – Ratzinger ha anche inasprito le norme – evidenziare come la Chiesa cattolica stessa metta in campo degli strumenti in grado di recuperare le vittime. E non solo quelle che hanno subito abusi perpetrati dagli ecclesiastici. L’esperienza guidata da Don Fortunato Di Noto, cioè la Meter Onlus, è la dimostrazione pratica di come le istituzioni ecclesiastiche siano impegnate nella protezione, ma anche nella rinascita spirituale e psicologica, delle persone abusate.

    http://www.ilgiornale.it/news/abusi-dei-preti-ecco-tutti-i-dati-choc-che-riguardano-1794416.html

  • I laici ai vescovi Usa: “Rendere noti tutti i documenti su McCarrick”

    I laici ai vescovi Usa: “Rendere noti tutti i documenti su McCarrick”

    I casi di abusi sessuali commessi da chierici sono di nuovo al centro dei lavori dell’assemblea generale dei vescovi degli Stati Uniti. L’appuntamento di primavera, in corso nella consueta sede di Baltimora, prevede un voto sulle misure per la responsabilità dei vescovi nella gestione degli abusi.

    Il Comitato di controllo ha anticipato i dati dei casi registrati negli ultimi trent’anni, precisando che dagli anni Ottanta a oggi il numero si è dimezzato e che nel 2018 si sono verificati solo tre episodi.

    “Le nuove accuse sono poche rispetto al passato”, ha detto il presidente della Conferenza episcopale, cardinale Daniel DiNardo. “In ogni caso per fare giustizia dobbiamo cercare ogni figlio di Dio la cui innocenza è stata sottratta da un orribile predatore in un momento qualsiasi, decenni fa o oggi stesso”.

    Intanto, come riferisce Matt Hadro della Catholic News Agency, gli organi consultivi della Conferenza episcopale degli Stati Uniti hanno chiesto ai vescovi di sollecitare la Santa Sede affinché renda pubblica tutta la documentazione relativa alla condotta di Theodore McCarrick, in accordo con il diritto canonico e civile.

    “Presentiamo ancora una volta una risoluzione relativa allo scandalo McCarrick”, ha dichiarato Anita Raines, presidente del Consiglio consultivo nazionale, nella sua relazione di fronte all’assemblea. “Il Consiglio chiede all’unanimità che i vescovi statunitensi esortino la Santa Sede a rendere pubblici i risultati delle indagini diocesane e dell’arcidiocesi su Theodore McCarrick”.

    Subito dopo, Francesco Cesareo , presidente del National Review Board (NRB), gruppo consultivo formato da laici per aiutare i vescovi statunitensi in materia di protezione dei minori, ha chiesto a sua volta ai vescovi di sollecitare il rilascio di tutti i documenti rilevanti per l’inchiesta su McCarrick.

    Facendo riferimento a una risoluzione, adottata dai vescovi nel loro incontro del novembre 2018, che chiedeva il rilascio dei documenti (richiesta poi respinta perché si temeva che potesse essere considerata in contrasto con la Santa Sede) Cesareo ha esortato i vescovi a premere comunque in tale direzione, sostenendo che “la salvezza delle anime è la legge suprema della Chiesa” e che “la cura per il popolo deve essere in primo piano quando si affronta questo problema”.

    Il National Review Board, composto da tredici membri, è stato costituito dalla Conferenza episcopale Usa nel 2002, dopo le rivelazioni sugli abusi sessuali su minori commessi nel corso di decenni e in tutto il paese da parte di chierici.

    Oltre a chiedere la pubblicazione dei documenti relativi all’indagine della Santa Sede su McCarrick, entrambi gli organi consultivi hanno espresso preoccupazione per le proposte della Conferenza cattolica degli Stati Uniti circa l’attuazione del motu proprio Vos estis lux mundi di Papa Francesco come risposta alla crisi degli abusi.

    In particolare, Anita Raines ha affermato che le direttive, pur incoraggiando il coinvolgimento dei laici da parte dei metropoliti nelle indagini sulle accuse di abuso sessuale, non richiedono un coinvolgimento di esperti laici. Ma in questo modo, escludendo esperti qualificati dalle indagini, si ha la “percezione di vescovi che indagano su vescovi”.

    Preoccupazioni simili sono state espresse da Cesareo. “Mentre il National Review Board loda la Santa Sede per aver fatto un passo avanti così deciso circa i casi di chierici responsabili di abusi”, il consiglio “prova disagio” per quanto riguarda il modello che prevede che il metropolita sovrintenda alle indagini sulle accuse di abuso nei confronti di altri vescovi. “Questo essenzialmente significa che i vescovi controllano i vescovi”.

    “Il coinvolgimento dei laici è la chiave per ripristinare la credibilità della Chiesa”, ha sottolineato Cesareo. Lasciarli fuori dal processo investigativo “segnalerebbe la continuazione di una cultura di autoconservazione che suggerirebbe complicità”.

    Tra le altre richieste, Cesareo ha citato la necessità di migliorare e ampliare il processo di revisione relativo alla Carta di Dallas, assicurando che sia veramente indipendente.

    La Carta di Dallas per la protezione dei bambini e dei giovani è stata redatta nel 2002 come risposta alle rivelazioni di abusi sessuali su minori avvenuti negli Usa da parte di chierici.

    A.M.V.
    https://www.aldomariavalli.it/2019/06/12/i-laici-ai-vescovi-usa-rendere-noti-tutti-i-documenti-su-mccarrick/amp/
     

  • Monsignor Viganò e il papa “smemorato”

    Monsignor Viganò e il papa “smemorato”

    Il nuovo intervento di monsignor Carlo Maria Viganò dopo le risposte di papa Francesco a una tv messicana sul caso McCarrick, mettono il dito sulla piaga: il papa «mente», la copertura dello scandalo continua. È una situazione inquietante; più che condivisibile l’esortazione a pregare e fare penitenza per il papa.

    «Siamo in un momento veramente oscuro per la Chiesa universale». Difficile non concordare con questa lapidaria affermazione di monsignor Carlo Maria Viganò, l’ex nunzio apostolico negli Stati Uniti che lo scorso agosto ha pubblicato un lungo memoriale in cui denunciava le coperture vaticane che avevano consentito la carriera del cardinale “predatore” Theodore McCarrick e tirava direttamente in ballo anche papa Francesco. Due giorni fa monsignor Viganò si è rifatto vivo con una lunga intervista al Washington Post; e ieri con una dichiarazione che riportava integralmente la sua risposta alle affermazioni del Papa sul caso McCarrick nell’intervista concessa alla tv messicana Televisa (clicca qui per i testi integrali in italiano).

    «È immensamente triste leggere le risposte di papa Francesco sul caso McCarrick, per non parlare di tutto il resto», afferma monsignor Viganò: «Prima, dice di aver risposto già molte volte; secondo, che non sapeva nulla, assolutamente nulla di McCarrick; e in terzo luogo, che non ricordava della mia conversazione con lui». Tutte «sfacciate menzogne», dice monsignor Viganò, che spiega:

    «Primo, per nove lunghi mesi non ha detto una parola sulla mia testimonianza, e si è persino vantato, e continua a farlo, del suo silenzio, paragonandosi a Gesù. Quindi, o ha parlato o ha taciuto. Quale dei due?
    Secondo, tutti conoscevano il comportamento predatorio di McCarrick, dal più giovane seminarista di Newark ai prelati di alto rango in Vaticano.
    Terzo, ripeto di fronte a Dio quello che ho affermato nella mia testimonianza dello scorso agosto: il 23 giugno 2013 lo stesso papa Francesco mi ha chiesto di McCarrick, e gli ho detto che c’era un enorme dossier sui suoi abusi nella Congregazione dei Vescovi, e che ha corrotto generazioni di seminaristi. Come potrebbe qualcuno, specialmente un papa, dimenticarlo? Se davvero non sapeva nulla fino a quel giorno, come poteva ignorare il mio avvertimento e continuare a fare affidamento su McCarrick come uno dei suoi più stretti consiglieri?».

    Non eravamo certo presenti alla conversazione del 23 giugno, per cui non possiamo testimoniare nulla al proposito. Sulla fama del cardinale McCarrick invece ci sono molte evidenze e già diversi “smemorati”, come il cardinale Wuerl, sono stati clamorosamente sbugiardati da quanto finora emerso, inclusi i documenti recentemente pubblicati dall’ex segretario di McCarrick (e del resto nel suo memoriale, Viganò chiama in causa molte persone, negli Stati Uniti e a Roma); dato tutto questo risulta difficilmente credibile che il papa non sapesse «assolutamente nulla». Ma è sul primo punto che le contraddizioni di papa Francesco sono evidenti e verificabili da chiunque. Così come nell’intervista a Televisa sono evidenti le contraddizioni e le reticenze rispetto al caso Zanchetta – il vescovo argentino suo amico accusato di abusi sessuali e “promosso” in Vaticano dopo le denunce – e l’insostenibilità della difesa d’ufficio del cardinale Maradiaga davanti alle tante circostanziate accuse di copertura di abusi sessuali e gestione disinvolta delle finanze.

    Peraltro le accuse lanciate da monsignor Viganò lo scorso agosto e che riguardano – lo ripetiamo – diverse personalità della Curia Romana, passate e presenti, hanno già trovato riscontro in dichiarazioni e documenti successivi. Vale a dire che la copertura su tutto quanto riguarda il caso McCarrick continua ancora, malgrado le promesse e le dichiarazioni di trasparenza che più volte abbiamo sentito in questi mesi. Ma ovviamente, a rendere tutto più grave e doloroso è il coinvolgimento in prima persona del Papa regnante.

    Peraltro la situazione diventa sempre più insostenibile anche tra i giornalisti che pure hanno sempre seguito con simpatia e aperto sostegno papa Francesco: basti pensare al noto vaticanista americano John Allen, che ha nei giorni scorsi raccontato di come l’apparato della comunicazione vaticana abbia fatto in modo di evitare domande scomode proprio sulla intervista a Televisa nella tradizionale conferenza stampa al ritorno dal viaggio in Romania (clicca qui).

    La conclusione è inquietante, monsignor Viganò non usa giri di parole: «Il Sommo Pontefice ora sta apertamente mentendo al mondo intero per coprire le sue cattive azioni». Si possono avanzare ipotesi sul perché il papa si comporti così e su quanto sia tutto farina del suo sacco e non frutto di manipolazione da parte di altri personaggi, ma il fatto purtroppo resta. Non sappiamo se ci siano precedenti del genere, ma è chiaro che oggi dobbiamo fare i conti con un papa che su questioni su cui egli stesso punta per la credibilità della Chiesa, ha strani “vuoti di memoria” e contraddice la realtà.

    Cosa dire, cosa fare? Crediamo che sia da seguire l’indicazione di monsignor Viganò che, nel frattempo, dichiara al Washington Post di essersi pentito di aver chiesto a suo tempo le dimissioni del papa, e invece invita a preoccuparsi essenzialmente del momento in cui compariremo davanti al Signore o, come ripete, della «dimensione spirituale (…), completamente assente da qualsiasi dichiarazione su McCarrick o da qualsiasi conferenza stampa al vertice».

    È una preoccupazione che Viganò ha innanzitutto per se stesso, ed è con questo sguardo che giustifica la sua battaglia per la verità; poi per McCarrick e gli altri coinvolti negli abusi, ed è su questa base che critica anche le sanzioni imposte all’ex cardinale americano; e soprattutto per il Papa, per il quale esorta «tutti i fedeli a pregare con fervore e fare penitenza». Perché il momento è «veramente oscuro per la Chiesa universale».

    http://lanuovabq.it/it/monsignor-vigano-e-il-papa-smemorato

  • In Vaticano è il giorno degli “errata corrige”. Il Papa “sbianchettato” su McCarrick diventa un caso

    In Vaticano è il giorno degli “errata corrige”. Il Papa “sbianchettato” su McCarrick diventa un caso

    L’intervista alla tv spagnola Televisa tagliata in un passaggio importante sul cardinale spretato per pedofilia. Mentre Parolin corregge il tiro su Salvini

    È il giorno degli “errata corrige” in Vaticano. Quello del cardinale Pietro Parolin che corregge il tiro su Matteo Salvini – pur ribadendo il rimprovero sull’uso del rosario – e dopo un’anticamera di quasi un anno dichiara che ci sarà un “dialogo” anche con il leader leghista uscito trionfatore dalle elezioni europee, perché “il Papa dice sempre: dialogo, dialogo, dialogo” . E poi quello dell’Osservatore Romano dopo l’omissione di parte della trascrizione integrale spagnola e del video dell’intervista rilasciata da Papa Francesco a Televisa nel passaggio riguardante il cardinale Theodore McCarrick, spretato per pedofilia. Il quotidiano della Santa Sede pubblicherà una precisazione chiarendo che il testo italiano pubblicato ieri anche dall’organo ufficioso della Santa Sede conteneva un taglio sostanziale su un punto centrale della questione. La correzione è stata fatta sul portale Vatican News solo questa mattina.

    Nell’integrale spagnolo (la cui trascrizione completa è stata pubblicata ieri pomeriggio sul portale “Vatican News”) c’era infatti una domanda della giornalista Valentina Alazakri sull’incontro del giugno 2013 tra l’ex nunzio americano Viganò e Papa Francesco, ma domanda e risposta sono state omesse nelle traduzioni. Eppure si trattava di un passaggio in cui il Papa ha mostrato imbarazzo circa l’udienza con l’ex Nunzio: il Papa ha detto di non ricordare se egli fosse stato messo al corrente da Viganò nel 2013 dell’inclinazione di McCarrick a dormire con i seminaristi. L’omissione ha così dato l’impressione che Francesco negasse categoricamente di sapere qualcosa su McCarrick, mentre il testo completo chiarisce che il Papa non ricordava.

    Ecco quindi il testo completo (con in neretto la parte sbianchettata):

    “Di McCarrick non sapevo nulla, naturalmente, nulla. L’ho detto diverse volte, non sapevo nulla, non ne avevo idea. E quando dice che mi ha parlato quel giorno, che è venuto … e io non mi ricordo se mi ha parlato di questo, se è vero o no. Non ne ho idea!. Voi sapete che io di McCarrick non sapevo nulla, altrimenti non avrei taciuto”

    Un’aggiunta non secondaria relativa allo scandalo di cover-up decennale del Vaticano sulla vita di McCarrick, il cardinale che sussurrava i presidenti degli Stati Uniti. Andrea Tornielli direttore editoriale del Vaticano ha dichiarato questa mattina che il taglio è avvenuto “a causa dei tempi strettissimi e della lunghezza della traduzione”.

    Intanto l’arcivescovo Viganò ha ribadito oggi al sito tradizionalista americano Lifesite la sua convinzione che il Papa stia mentendo. Informalmente in ambiente vaticano si smentisce che l’intervista alla televisione messicana sia stata fatta in coincidenza con l’uscita negli Usa dei nuovi documenti (il Rapporto Figueiredo) sul caso McCarrick.

    Insomma, nell’arco di un giornata, una serie di sfortunati eventi si sono addensati  di nuovo sul caso dell ex cardinale americano spretato per pedofilia all’inizio di quest’anno. Il cardinale Parolin da parte sua ha precisato che è in corso un’indagine interna per chiarire chi nella Santa Sede sapeva (tra cardinali e nunzi), che cosa e quando. E che solo allora ci sarà una comunicazione ufficiale sulla vicenda.

    L’intervista a Televisa contiene anche un interessante passaggio sul cardinale George Pell, condannato in primo grado in Australia per abusi sessuali su due ragazzini, condanna su cui pende il giudizio d’appello nella prima settimana di giugno. Il Papa ha detto di aver scelto Pell tra i suoi più stretti collaboratori perché era già un cardinale di Curia, era risultato pulito rispetto ad un’indagine precedente  (per copertura di abusi di altri, ndr) e che gli era stato indicato. La domanda adesso è da chi.

  • Abusi, spuntano le lettere di McCarrick: Roma sapeva

    Abusi, spuntano le lettere di McCarrick: Roma sapeva

    Sullo scandalo McCarrick spunta un report del segretario che pubblica le lettere dell’ex cardinale predatore: confermano che fu posto sotto restrizioni nel 2008 e testimoniano che l’arcivescovo di Washington, Wuerl, sapeva; e che McCarrick protestò cercando in tutti i modi di eludere le restrizioni con la complicità di Wuerl. Quel materiale deve essere alla Congregazione dei vescovi. Perché allora il cardinale Ouellet non ne ha fatto menzione nel suo attacco a Viganò? E perché anche ieri – in un’intervista – il Papa ancora diceva che sul suo conto non sapeva nulla? 

    Un rapporto di dieci pagine di quello che è stato il segretario personale di Theodore McCarrick per un anno, e che in seguito l’ha servito come segretario a Roma per diciannove anni, getta una luce ulteriore sulla vicenda, e conferma la veridicità di quanto affermato dall’arcivescovo Carlo Maria Viganò nella sua testimonianza dell’agosto scorso (LEGGI QUI IL DOSSIER). E a questo proposito c’è da registrare la prima risposta fornita dal Pontefice regnante sul colloquio avuto con mons. Viganò il 23 giugno 2013. Lo ha fatto proprio ieri a Valentina Alazraki, di Televisa: ha detto “Su McCarrick non sapevo niente, ovviamente, niente, niente. L’ho detto molte volte, non sapevo niente, nessun’idea”. E alla collega messicana ha detto ancora, su Viganò: “Non ricordo se mi ha parlato di questo. Se è vero o no. Nessun’idea. Ma sapete che di McCarrick non sapevo nulla. Se no, non sarei rimasto tranquillo, giusto?”.

    Bisogna però sottolineare a corredo e luce di questa dichiarazione pontificia, che le circostanze del colloquio con Viganò furono diverse. Non fu il Nunzio a parlare di McCarrick, ma fu il Pontefice a chiedergli, di sua iniziativa, informazioni sul cardinale. Che era stato a vedere il Papa solo tre giorni prima dell’udienza a Viganò, e ne aveva ricevuto l’incarico di andare in Cina come rappresentante non ufficiale del Vaticano. E quando Viganò gli rispose in maniera molto dura e grave, dicendo che c’era un grosso dossier su di lui alla Congregazione per i vescovi, che aveva rovinato generazioni di preti e che Benedetto XVI gli aveva imposto restrizioni, il Pontefice non fece una piega, non mostrò nessuna emozione o interesse, e passò ad altro argomento. Un comportamento certamente singolare. È difficile alla luce di queste circostanze credere – anche se è il Papa a rivendicarlo – in un improvviso vuoto di memoria, su una questione che per quanto si possa essere cinici non sembrava secondaria, o di scarsa gravità. Come gli sviluppi successivi delle indagini hanno dimostrato ad abundantiam.

    Di grande importanza è il rapporto di Anthony Figuereido, che si può trovare a questo indirizzo, http://thefigueiredoreport.com. Anthony Figuereido è un sacerdote americano, ordinato da McCarrick, che ha lavorato con lui come segretario per un anno e in seguito, quando si trovava ormai a Roma, era il suo aiutante, in particolare nelle traduzioni e nella corrispondenza. Le dieci pagine di questo rapporto, scritte per contribuire alla trasparenza e alla limpidezza nella Chiesa, contengono lettere e e-mail d McCarrick. Testimoniano che il cardinale fu posto sotto restrizioni, con una lettera del Prefetto dei Vescovi, il cardinale Re, nell’estate del 2008, da parte di Benedetto XVI; che l’arcivescovo di Washington, Donald Wuerl, contrariamente a quanto ha sempre affermato, e ancora sostiene, sapeva delle misure prese; e che McCarrick protestò prima, e poi fece finta di accettare ma poi cercò in tutti i modi di eludere le restrizioni, probabilmente con la complicità di Wuerl. Fra l’altro, un dettaglio importante: poiché il cardinale Re scrisse sia a McCarrick che all’arcivescovo di Washington, copie della lettera devono essere sia nell’arcidiocesi che alla Congregazione per i Vescovi. Come mai il cardinale Ouellet non ne ha fatto menzione nella sua lettera di attacco a Viganò? E perché la promessa di mettere a disposizione del pubblico tutti i documenti esistenti in Vaticano sul caso McCarrick non è mai stata soddisfatta, a oltre nove mesi dalla testimonianza di Carlo Maria Viganò?

    Anthony Figuereido, che fortunatamente è uscito da un grave stato di dipendenza dall’alcol, indotto, dice dai sensi di colpa originati dalla conoscenza di tante cose riprovevoli, forse scriverà altri rapporti, grazie ai documenti di cui dispone. Dallo scambio di lettere offerto da Figuereido appare chiaro che nell’agosto 2008 McCarrick ricevette una lettera in cui gli si imponevano restrizioni. McCarrick afferma inoltre che il cardinale Donald Wuerl, allora arcivescovo di Washington, ne era a conoscenza e fu coinvolto in conversazioni sull’attuazione delle restrizioni.

    Sebbene i dettagli di quelle restrizioni non siano mai stati resi pubblici, la corrispondenza mostra che la prima richiesta era quella di un cambiamento di residenza (non più nel seminario); McCarrick promette di non viaggiare senza espresso permesso del Vaticano e di dimettersi da tutti i ruoli in Vaticano e all’interno della Conferenza dei vescovi (USCCB) degli Stati Uniti; protesta però per la proibizione di venire a Roma. In una lettera, McCarrick suggerisce che il Vaticano vuole “evitare la pubblicità” e quindi per questo mantiene le restrizioni riservate.

    La corrispondenza mostra anche che, nonostante le restrizioni, McCarrick ha ripreso gradualmente a viaggiare già al tempo di Benedetto XVI, e poi a svolgere ruoli diplomatici di primo piano sotto Francesco. Non è escluso che in questo quadro siano compresi i colloqui con la Cina che potrebbero aver contribuito a definire il controverso accordo del 2018 tra Roma e Pechino sulla nomina dei vescovi.

    Dopo l’elezione di papa Francesco, le attività e i viaggi di McCarrick sono state compiute alla luce del sole; il cardinale scriveva a Papa Francesco tra il 2013 e il 2017 per informarlo sui suoi viaggi e attività. Nella corrispondenza, McCarrick nega qualsiasi condotta sessuale scorretta. “Non ho mai avuto relazioni sessuali con nessuno”, ha scritto, ma ammette “una sfortunata mancanza di giudizio” nel condividere il suo letto con i seminaristi tra i venti ei trent’anni.

    “Mentre i problemi dell’abuso sessuale hanno cominciato a emergere, ho capito che era imprudente e stupido e si è fermato”, ha scritto in una lettera del 2008 a un alto funzionario vaticano. Pare evidente che questa affermazione sia risultata falsa alla Congregazione per la Dottrina della Fede, che lo ha condannato qualche mese fa e in conseguenza della cui condanna è stato ridotto allo stato laicale.

    Da un esame della corrispondenza, che comprende e-mail e lettere private di McCarrick nel periodo 2008-2017, sembra che alti funzionari della Chiesa, incluso il Segretario di Stato vaticano sotto il Papa Benedetto XVI, il capo della Congregazione per i Vescovi, e l’ambasciatore di papa negli Stati Uniti, fossero a conoscenza delle restrizioni. McCarrick scrive anche di aver discusso le restrizioni con Wuerl nel 2008, dicendo che “l’aiuto e la comprensione di Wuerl è, come sempre, un grande aiuto e sostegno fraterno per me”. Ora, è da sottolineare che in caso di restrizioni, la principale responsabilità della sorveglianza cade sul titolare della diocesi. Ma come ha ben testimoniato mons. Viganò, Wuerl probabilmente ha chiuso entrambi gli occhi. E rimase senza risposta una lettera di Viganò all’attuale Segretario di Stato, il card. Parolin, a cui si chiedeva se le restrizioni fossero state abolite, vista l’attività pubblica e i viaggi di McCarrick.

    All’inizio dell’ottobre del 2018, il Vaticano ha rilasciato una dichiarazione in cui diceva che il Pontefice aveva ordinato uno “studio approfondito” dei suoi archivi in relazione al caso McCarrick ; si prometteva che che i risultati sarebbero stati rilasciati “a tempo debito”.  Evidentemente, sei mesi dopo il “tempo debito” non è ancora maturo.

    http://www.lanuovabq.it/it/abusi-spuntano-le-lettere-di-mccarrick-roma-sapeva?fbclid=IwAR1me5z2kGWeAU287Md_3S_JxphJeUkCSGbgNzgHxVpUkEhTKpB1vKQ-Q7c#.XO6mmHIXCck.facebook

  • Scandalo a New York: almeno 120 preti accusati di pedofilia

    Scandalo a New York: almeno 120 preti accusati di pedofilia

    La Chiesa newyorkese ammette oltre 100 casi di prelati che avrebbero abusato di minori o in possesso di immagini pedopornografiche – Nella lista nera anche l’ex cardinale di Washington Theodore McCarrick

    NEW YORK – C’è anche il nome dell’ex cardinale di Washington Theodore McCarrick, che a New York fu prete e vescovo ausiliare, recentemente ‘spretato’ dalla Santa Sede per i suoi abusi omosessuali e su minori, tra quelli dei 120 prelati accusati di pedofilia o pedopornografia pubblicati questo fine settimana in una lista dall’arcidiocesi newyorkese.

    La Chiesa di New York – seconda arcidiocesi degli Stati Uniti – ammette così che almeno 120 preti accusati di aver abusato sessualmente di minori o di detenere immagini e file pedopornografici vi hanno lavorato per decenni.

    La lista, pubblicata in grande evidenza sul sito dell’arcidiocesi, con acclusa una «lettera pastorale» del cardinale arcivescovo Timothy Dolan, comprende anche vescovi, insegnanti di scuole superiori, un cappellano scout, e appunto quello del noto ex porporato di recente dimesso dallo stato clericale. Dei nomi pubblicati, molti riguardano preti rimossi dal ministero e poi ‘laicizzati’, altri con processo canonico ancora in corso, altri oggi deceduti.

    L’elenco fa scalpore perché riguarda una delle maggiori diocesi americane, anche se segue oltre un centinaio di tali divulgazioni da altre diocesi in tutto il Paese, da che la Chiesa accoglie le richieste di trasparenza sugli abusi commessi dal clero. Il card. Dolan afferma di rendersi conto «della vergogna che si è abbattuta sulla nostra Chiesa a causa dell’abuso sessuale di minori». Chiede perdono «per le mancanze di quei chierici» che hanno tradito la fiducia riposta in loro per proteggere i giovani. «È la mia sincera preghiera che insieme possiamo essere guariti come famiglia di fede», aggiunge Dolan.

    E se gli investigatori e gli avvocati delle vittime riconoscono che la pubblicazione della lista è un passo positivo, altri la considerano ancora incompleta.

    La lista non include membri di ordini religiosi che lavorano nelle chiese e nelle scuole dell’arcidiocesi, sebbene alcuni ordini abbiano pubblicato le loro liste di accusati. Né elenca i sacerdoti ordinati altrove e in seguito in servizio a New York.

    Il portavoce dell’arcidiocesi, Joseph Zwilling, ha dichiarato che «l’importante è che abbiamo rilasciato tutti i nomi dei preti che hanno un’accusa credibile e motivata contro di loro», oltre a quelli in attesa di una decisione della Chiesa sulle accuse e quelli recentemente accusati attraverso un processo per risarcimento da parte dell’arcidiocesi. Il relativo programma ha pagato 65 milioni di dollari a oltre 350 persone negli ultimi tre anni.

    La lista, infine, comprende sacerdoti ordinati tra il 1908 e il 1988. Molti sono morti e l’arcidiocesi ha detto che nessuno opera più nel ministero sacerdotale. La maggior parte dei presunti abusi si sono verificati negli anni ‘70, ‘80 e primi anni ‘90, ma secondo l’arcidiocesi ci sono state due accuse credibili di abusi sessuali da parte del clero attivo dal 2002, e le autorità sono state allertate su entrambi i casi.

  • Il Papa chiede che vengano denunciati abusi sessuali nella Città del Vaticano

    Il Papa chiede che vengano denunciati abusi sessuali nella Città del Vaticano

    CITTA ‘DEL VATICANO (AP) – Papa Francesco ha emesso venerdì una nuova legislazione sugli abusi sessuali per i funzionari e i diplomatici vaticani che richiede la denuncia immediata delle accuse di abuso ai magistrati del Vaticano, un cambio di politica volto ad essere un modello per la Chiesa cattolica in tutto il mondo.

    La clausola di segnalazione obbligatoria, sebbene di portata limitata, segna la prima volta in cui il Vaticano ha introdotto requisiti di legge per i funzionari cattolici per denunciare accuse di crimini sessuali alla polizia o affrontare multe e possibili periodi di detenzione.

    Francis ha anche emanato linee guida per la tutela dei minori per lo Stato della Città del Vaticano e il suo seminario giovanile, dopo lo scandalo dello sfruttamento sessuale globale esploso lo scorso anno e The Associated Press ha riferito che il quartier generale della Chiesa cattolica non aveva alcuna politica per proteggere i bambini dai preti predatori.

    Mentre le nuove norme riguardano solo lo Stato della Città del Vaticano, le istituzioni affiliate e il corpo diplomatico, erano ancora simbolicamente significative e sono state accolte da un ex seminarista il cui caso ha contribuito a innescare la riforma.

    “La vedo come qualcosa di positivo”, ha detto Kamil Jarzembowski all’AP.

    La legge per la prima volta fornisce una definizione esplicita del Vaticano per “persone vulnerabili” che hanno diritto alle stesse tutele dei minori sotto la legge della chiesa. Il Vaticano ha emendato la sua legge canonica sull’abuso sessuale includendo “adulti vulnerabili” nel 2010, ma non l’ha mai definita.

    Secondo la nuova definizione del Vaticano, una persona vulnerabile è chiunque sia malato o affetto da una deficienza fisica o psichiatrica, non è in grado di esercitare la libertà personale anche in certe occasioni e ha una capacità limitata di comprendere o resistere al crimine.

    La questione se i seminaristi adulti, le sorelle religiose o altri adulti che dipendono emotivamente o finanziariamente dal clero possano essere considerati “persone vulnerabili” è venuta alla ribalta in seguito allo scandalo dell’ex cardinale Theodore McCarrick, un tempo di alto rango Chierico americano accusato di molestare seminaristi e rivelazioni di sacerdoti e vescovi che predano sessualmente suore.

    La nuova legge copre tutto il personale che vive e lavora in Vaticano, la città di 44 ettari (110 acri) nel centro di Roma, così come il vasto corpo diplomatico della Santa Sede.

    Gli stessi ambasciatori vaticani hanno immaginato in alcuni dei più scandalosi casi di abusi sessuali negli ultimi anni, con rappresentanti papali accusati di aver tentato di brancolare, di distribuire la pedopornografia e di abusare sessualmente di minori nelle loro postazioni lontane.

    La legge ora richiede che qualsiasi funzionario pubblico vaticano che impari una accusa di abuso riferisca senza indugio ai pubblici ministeri vaticani. “In caso contrario, può risultare una multa fino a 5.000 euro ($ 5,615) o, nel caso di un Gendarme vaticano, fino a sei mesi di prigione.

    La disposizione di segnalazione obbligatoria è significativa, poiché la Santa Sede per decenni ha giustificato non avere una politica di segnalazione vincolante per la chiesa universale sostenendo che il clero accusato potrebbe essere perseguitato ingiustamente in luoghi in cui i cattolici sono una minoranza minacciata. Dal momento che non è un rischio in Vaticano, ora è legge.

    “Con questo documento il Vaticano vuole mandare un messaggio che prende sul serio questi crimini, vuole perseguirli, evitare la copertura, e anche creare un’atmosfera che impedisca che questi crimini avvengano in primo luogo”, ha detto Ulrich Rhode, un professore di diritto canonico alla Pontificia Università Gregoriana di Roma.

    Molte delle disposizioni della legge rispondono a lamentele di vecchia data su come le vittime sono trattate dalla chiesa, garantendo allo stesso tempo che gli imputati abbiano diritto a una difesa e agli sforzi per ripristinare la loro reputazione se la richiesta non è motivata.

    La legislazione richiede che le vittime siano accolte, ascoltate e fornite di assistenza medica, psicologica e legale, e stabilisce lo statuto delle limitazioni a 20 anni dal diciottesimo compleanno della vittima.

    Devono essere tenuti al corrente delle indagini, un punto significativo dato che le vittime sono di solito tenute all’oscuro sulle indagini canoniche di abusi sessuali a causa del segreto pontificio imposto.

    Le vittime e le loro famiglie devono essere protette da qualsiasi ritorsione, una misura che risponde al problema di lunga data affrontato dalle vittime o dai loro sostenitori, incluso Jarzembowski, che ha riferito di abusi nel seminario giovanile Vaticano solo per essere cacciato l’anno successivo.

    Imitando alcune disposizioni in vigore nella chiesa degli Stati Uniti, la disposizione richiede controlli di base per lo staff del Vaticano e volontari che lavorano con minori e chiede un addestramento ambientale sicuro per tutto il personale vaticano.

    Le linee guida escludono le punizioni corporali per i bambini e richiedono il consenso dei genitori per l’eventuale fotografia dei loro figli.

    In una dichiarazione che accompagna la nuova legge, il direttore editoriale del Vaticano, Andrea Tornielli, ha dichiarato che mentre pochissimi bambini vivono effettivamente nello Stato della Città del Vaticano, Francis ha deciso di fare della legislazione e delle linee guida di accompagnamento un modello.

    L’anno scorso, l’AP ha riferito che la Città del Vaticano non aveva alcuna politica per proteggere i bambini, anche se la Santa Sede richiedeva tali politiche nelle diocesi cattoliche in tutto il mondo e aveva detto all’ONU nel 2013 che tale politica era in atto per lo stato della città.

    L’assenza di una politica chiara divenne evidente dopo le rivelazioni che Jarzembowski, allora seminarista adolescente nel seminario giovanile del Vaticano, aveva accusato nel 2012 uno dei ragazzi più grandi di molestare sessualmente il suo compagno di stanza.

    Niente ne è uscito. La polizia vaticana, che ha giurisdizione sul territorio, non è stata chiamata a indagare. Una serie di vescovi e cardinali ha dichiarato di aver indagato, ma nessuno ha mai intervistato la presunta vittima.

    Venerdì, Jarzembowski ha detto all’AP la legge ha risposto a molte delle lacune in cui è caduto il suo caso, in particolare il suo esplicito riconoscimento che il pre-seminario ricade sotto la giurisdizione del Vaticano.

    “Prima c’era una situazione in cui un gruppo di bambini era lì, nello Stato della Città del Vaticano, ma apparentemente erano in un limbo legale”, ha detto.

    Ha elogiato l’obbligo di segnalazione obbligatoria, sottolineando che in tutti i gruppi di difesa dei sopravvissuti “la prima cosa che fanno è dire che deve esserci l’obbligo di riferire alle autorità pubbliche”.

    https://www.apnews.com/623d479ea7574118891a7c032a7ea201

  • Può un pedofilo mantenere la porpora?

    Può un pedofilo mantenere la porpora?

    Quando Francesco fu eletto papa (13 marzo 2013), e una settimana dopo iniziò solennemente il suo ministero di «pastore universale della Chiesa», mai forse immaginò che proprio nel conclave che lo aveva scelto vi era chi, più tardi, sarebbe stato condannato da tribunali civili per aver «coperto» preti pedofili, o per esserlo stato lui stesso.

    Eppure, a sei anni da quella data cruciale, la piaga della pedofilia del clero è diventata una spina dolorosa per il pontefice, che ha definito «strumenti di satana» gli ecclesiastici rei di tanto «abominio». E le responsabilità di quei «delitti» sono di chi li compie (tra il 4 e il 6% del clero, secondo statistiche vaticane), ma anche dei vescovi che hanno «tollerato» i violentatori, limitandosi a spostarli, se parroci, da una parrocchia all’altra.

    Ma, dopo aver toccato vescovi, ora l’ombra nera lambisce anche  porporati, cioè quella ristrettissima ed elitaria cerchia del collegio cardinalizio in cui 120 membri, che non abbiano superato gli ottant’anni, hanno il grave ed esclusivo compito di eleggere il vescovo di Roma.

    Infatti, l’arcivescovo di Lione, cardinale Philippe Barbarin (classe 1950), il 7 marzo è stato condannato, con la condizionale, a sei mesi di carcere per non aver denunciato alle autorità civili un prete pedofilo seriale. Egli ha offerto le sue dimissioni al papa che, finora, non si è espresso. Poi mercoledì scorso il cardinale australiano George Pell (1941) in patria è stato condannato a sei anni di prigione, per aver lui stesso, e già vescovo, nel 1996-97 violentato adolescenti. I due prelati hanno fatto ricorso.

    In Cile, poi, molti cattolici chiedono le dimissioni da arcivescovo di Santiago del cardinale Ricardo Ezzati (1942), e la sua estromissione – insieme al suo anziano predecessore, Francisco Errázuriz – dal collegio cardinalizio: ambedue sono accusati di aver «coperto» per anni preti pedofili.

    Sono stati infedeli, questi porporati «tolleranti», o hanno agito secondo disposizioni canoniche stabilite da Roma? Fino agli anni Novanta del secolo scorso la Curia vaticana invitava il vescovo, di fronte ad un prete pedofilo, a salvaguardare soprattutto il buon nome della Chiesa, per «evitare lo scandalo»; non v’era molta considerazione per la vittima. Poi la normativa è mutata e, seppure permangano nodi irrisolti, ora vige la «tolleranza zero».

    Se ad essere negligenti sono vescovi, li papa li sospende; ma se  porporati? Nel luglio scorso Francesco ha tolto la porpora al cardinale Theodore McCarrick, ottantanovenne, ex arcivescovo di Washington: ma era stato lui stesso un violentatore.
    Che farà ora Bergoglio, con Pell e Barbarin condannati in primo grado? Un tempo, nei paesi «cattolici», gli ecclesiastici godevano del «privilegium fori»: se rei di delitti, a giudicarli era la Chiesa e non lo Stato. Quel tempo, però, è finito.

    D’altra parte, se oggi si celebrasse un conclave, in teoria potrebbero entrarvi, essendo ancora «votanti», i due cardinali condannati. Un’ipotesi che fa tremare la Chiesa romana.

    http://www.ladige.it/blogs/diario-vaticano/2019/03/18/pu-pedofilo-mantenere-porpora