Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Caso McCarrick. “Il papa sapeva. Ecco perché deve dimettersi”

    Caso McCarrick. “Il papa sapeva. Ecco perché deve dimettersi”

    «Vescovi e sacerdoti, abusando della loro autorità, hanno commesso crimini orrendi a danno di loro fedeli, minori, vittime innocenti, giovani uomini desiderosi di offrire la loro vita alla Chiesa, o non hanno impedito con il loro silenzio che tali crimini continuassero ad essere perpetrati».
    Chi scrive queste parole è un arcivescovo, già nunzio apostolico negli Stati Uniti dal 2011 al 2016. Ora in pensione, ha deciso di aprire il suo cuore e di dire tutto ciò di cui è venuto a conoscenza circa la vicenda degli abusi sessuali nella Chiesa. Una testimonianza che si conclude con una richiesta dura e perentoria: papa Francesco si faccia da parte. Perché anche lui ha saputo, ma ha coperto.
    Autore del memoriale, come spiega La Verità in edicola oggi, è monsignor Carlo Maria Viganò, settantasette anni, che prima di essere inviato come nunzio negli Usa è stato responsabile del Governatorato della Città del Vaticano e prima ancora nunzio in Nigeria, delegato per le rappresentanze pontificie nella Segreteria di Stato della Santa Sede e membro della Commissione disciplinare della Curia romana.
    «Restituire la bellezza della santità al volto della Sposa di Cristo, tremendamente sfigurato da tanti abominevoli delitti». È con questa motivazione che il monsignore ha deciso di parlare. «Se vogliamo veramente liberare la Chiesa dalla fetida palude in cui è caduta, dobbiamo avere il coraggio di abbattere la cultura del segreto e confessare pubblicamente le verità che abbiamo tenuto nascoste. Occorre abbattere l’omertà con cui vescovi e sacerdoti hanno protetto loro stessi a danno dei loro fedeli, omertà che agli occhi del mondo rischia di far apparire la Chiesa come una setta, omertà non tanto dissimile da quella che vige nella mafia».
    E alle parole fa seguire i fatti, cioè le notizie. Documentate, circostanziate. Il tono è dolente, ma lo stile asciutto.
    La classica goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la vicenda del cardinale McCarrick. Quando ha visto che di fronte alle nefandezze commesse dallo “Zio Ted”, emerse in tutta la loro evidenza negli ultimi mesi, tutti ai vertici della Chiesa sono caduti dalle nuvole, tanto che è stato un diluvio di «io non sapevo», monsignor Viganò si è messo a scrivere. Un atto d’accusa che parte da lontano, da prima del pontificato di Francesco, e arriva fino a oggi.
    «Ora che la corruzione è arrivata ai vertici della gerarchia della Chiesa la mia coscienza mi impone di rivelare quelle verità delle quali in relazione al caso tristissimo dell’arcivescovo emerito di Washington Theodore McCarrick sono venuto a conoscenza nel corso degli incarichi che mi furono affidati, da san Giovanni Paolo II, come Delegato per le Rappresentanze Pontificie dal 1998 al 2009 e da Papa Benedetto XVI come Nunzio Apostolico negli Stati Uniti d’America dal 19 ottobre 2011 a fine maggio 2016».
    Viganò spiega che due ex nunzi negli Stati Uniti, ambedue deceduti prematuramente, ovvero Gabriel Montalvo (in servizio dal 1998 al 2005) e Pietro Sambi (che ricoprì l’incarico dal 2005 al 2011), «non mancarono di informare immediatamente la Santa Sede non appena ebbero notizia dei comportamenti gravemente immorali con seminaristi e sacerdoti dell’arcivescovo McCarrick». Ma nessuno si mosse.
    In particolare Viganò rivela che «il Nunzio Sambi trasmise al Cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone una Memoria di accusa contro McCarrick da parte del sacerdote Gregory Littleton della diocesi di Charlotte, ridotto allo stato laicale per violazione di minori, assieme a due documenti in cui lo stesso Littleton raccontava la sua triste storia di abusi sessuali da parte dell’allora arcivescovo di Newark e di diversi altri preti e seminaristi. Il Nunzio aggiungeva che il Littleton aveva già inoltrato questa sua Memoria a circa una ventina di persone, fra autorità giudiziarie civili ed ecclesiastiche, di polizia ed avvocati, fin dal giugno 2006, e che era quindi molto probabile che la notizia venisse presto resa pubblica. Egli sollecitava pertanto un pronto intervento della Santa Sede».
    In quanto delegato per le rappresentanze pontificie, nel 2006 Viganò scrive un appunto sul caso Littleton e lo trasmette al cardinale Tarcisio Bertone e al sostituto Leonardo Sandri. Afferma che i comportamenti attribuiti a McCarrick sono di una tale gravità e nefandezza da provocare sconcerto, ma le accuse sono precise e si parla anche di celebrazione sacrilega dell’Eucaristia con i medesimi sacerdoti coinvolti nelle turpitudini.
    Di conseguenza nel suo appunto Viganò chiede con forza che per una volta l’autorità ecclesiastica intervenga prima di quella civile e prima che la stampa faccia esplodere il caso. Sarebbe salutare. Ma dai superiori nessuna reazione. E l’appunto non viene mai restituito.
    Viganò non si arrende e torna alla carica nel 2008. Richard Sipe, psicoterapeuta e studioso dei comportamenti sessuali dei preti cattolici e dei loro superiori, scrive quell’anno a Benedetto XVI una lettera il cui titolo dice tutto: «Your Holiness, I Have the Evidence. Card. McCarrick Is a Homosexual, Please Act». Il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, cardinale William Levada, e il cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone ne sono subito informati. Inoltre Viganò consegna un appunto in proposito al nuovo sostituto Fernando Filoni. E, già che c’è, allega l’appunto di due anni prima, tornando a sottolineare la gravità della situazione. Ma la reazione delle alte gerarchie è sempre la stessa: nessuna risposta.
    È grazie al cardinale Giovanni Battista Re, all’epoca prefetto della Congregazione per i vescovi, che Viganò viene a sapere che papa Benedetto XVI, a conoscenza della denuncia di Sipe, ha ordinato a McCarrick di lasciare il seminario in cui risiede e gli ha proibito di celebrare in pubblico, partecipare a incontri, dare conferenze e viaggiare, con l’obbligo di dedicarsi a una vita di preghiera e penitenza.
    È il nunzio Sambi a comunicare il provvedimento a McCarrick, nel corso di un incontro burrascoso. Poi, quando Viganò diventa nunzio negli Usa, è lui stesso a ricordare gli ordini del papa a un McCarrick che riesce solo a farfugliare una risposta confusa cercando goffamente di minimizzare.
    Ma come ha fatto McCarrick a diventare ciò che è diventato (arcivescovo di Washington, e cardinale, dopo essere stato arcivescovo a Newark) visto che i suoi comportamenti erano quelli che erano?
    Se lo chiede anche Viganò, che attribuisce la responsabilità della carriera di McCarrrick al cardinale Angelo Sodano, segretario di Stato dal 1991 al 2006 e al cardinale Tarcisio Bertone, suo successore. Ma Viganò coinvolge anche l’attuale segretario di Stato, Pietro Parolin. Quando infatti è evidente a tutti che McCarrick non obbedisce agli ordini di Benedetto XVI e anzi gira per il mondo, Viganò scrive a Parolin chiedendo se le sanzioni siano ancora in vigore, ma la sua domanda resta, tanto per cambiare, senza riposta.
    Altri che certamente seppero, ma tacquero, furono, scrive Viganò, il cardinale Levada, il cardinale Sandri, monsignor Becciu (ora cardinale), i cardinali Lajolo e Mamberti. Insomma, i vertici al completo.
    Non meno devastante, stando alle rivelazioni di Viganò, il quadro negli Stati Uniti. Anche lì tutti sapevano, a partire dal cardinale Wuerl, successore di McCarrick a Washington, ma nessuno si mosse. E oggi le dichiarazioni di Wuerl, secondo il quale lui non seppe nulla, «sono assolutamente risibili».
    Quanto al cardinale Kevin Farrell, attuale prefetto del Dicastero vaticano per i laici, la famiglia e la vita, il quale a sua volta ha detto di non aver mai avuto sentore degli abusi di McCarrick, Viganò scrive: «Tenuto conto del suo curriculum a Washington, a Dallas e ora a Roma, credo che nessuno possa onestamente credergli». Infine del cardinale Sean O’Malley, arcivescovo di Boston e capo della Commissione vaticana per la protezione dei minori, Viganò afferma: «Mi limito a dire che le sue ultime dichiarazioni sul caso McCarrick sono sconcertanti, anzi hanno oscurato totalmente la sua trasparenza e credibilità».
    Ma a questo punto la drammaticità del memoriale di monsignor Viganò sale ulteriormente di tono, perché coinvolge direttamente papa Francesco.
    L’anno è il 2013, il mese giugno. A Roma c’è una riunione dei nunzi di tutto il mondo e anche Viganò è presente. Emozionato per la prospettiva del primo incontro con il nuovo pontefice, l’arcivescovo si reca a Casa Santa Marta, la residenza scelta da Bergoglio al posto del palazzo apostolico, e chi trova lì? Un cardinale McCarrick sorridente e sereno, che indossa la veste filettata e saluta Viganò facendogli sapere in tono baldanzoso: «Il Papa mi ha ricevuto ieri, domani vado in Cina!».
    Annota Viganò: «Allora nulla sapevo della sua lunga amicizia con il Card. Bergoglio e della parte di rilievo che aveva giocato per la sua recente elezione, come lo stesso McCarrick avrebbe successivamente rivelato in una conferenza alla Villanova University ed in un’intervista al Catholic National Reporter, né avevo mai pensato al fatto che aveva partecipato agli incontri preliminari del recente conclave, e al ruolo che aveva potuto avere come elettore in quello del 2005. Non colsi perciò immediatamente il significato del messaggio criptato che McCarrick mi aveva comunicato, ma che mi sarebbe diventato evidente nei giorni immediatamente successivi».
    Il primo, atteso incontro di Viganò con il papa ha un che di surreale e lascia il povero nunzio senza parole. Ma il peggio deve venire.
    È il 23 giugno 2013, domenica. Il papa riceve Viganò prima dell’Angelus. Fa alcune affermazioni che all’arcivescovo suonano quanto meno sibilline, poi, di punto in bianco, gli chiede: «Il card. McCarrick com’è?».
    Al che il nunzio risponde: «Santo Padre, non so se lei conosce il card. McCarrick, ma se chiede alla Congregazione per i Vescovi c’è un dossier grande così su di lui. Ha corrotto generazioni di seminaristi e di sacerdoti e papa Benedetto gli ha imposto di ritirarsi ad una vita di preghiera e di penitenza».
    Reazione del papa? Nessuna. Anzi, Bergoglio cambia subito argomento. Ma allora, si chiede uno sconcertato Viganò, perché mi ha fatto la domanda?
    Il nunzio lo capisce una volta tornato a Washington. Lì apprende che tra il papa e McCarrick c’è uno stretto legame. La domanda posta da Bergoglio al nunzio era dunque una trappola. Sta di fatto che, secondo il racconto di monsignor Viganò, almeno dal 23 giugno 2013 papa Francesco è a conoscenza del caso McCarrick.
    A questo punto Viganò commenta: «Papa Francesco ha chiesto più volte totale trasparenza nella Chiesa e a vescovi e fedeli di agire con parresia. I fedeli di tutto il mondo la esigono anche da lui in modo esemplare. Dica da quando ha saputo dei crimini commessi da McCarrick abusando della sua autorità con seminaristi e sacerdoti. In ogni caso, il papa lo ha saputo da me il 23 giugno 2013 ed ha continuato a coprirlo, non ha tenuto conto delle sanzioni che gli aveva imposto papa Benedetto e ne ha fatto il suo fidato consigliere insieme con Maradiaga. Quest’ultimo si sente così sicuro della protezione del papa che può cestinare come “pettegolezzi” gli appelli accorati di decine di suoi seminaristi, che trovarono il coraggio di scrivergli dopo che uno di loro aveva cercato di suicidarsi per gli abusi omosessuali nel seminario».
    Dunque Francesco sapeva. Lo sa da tempo, almeno da cinque anni. «Sapeva perlomeno dal 23 giugno 2013 che McCarrick era un predatore seriale». Ma, «pur sapendo che era un corrotto, lo ha coperto ad oltranza, anzi ha fatto suoi i suoi consigli non certo ispirati da sane intenzioni e da amore per la Chiesa. Solo quando vi è stato costretto dalla denuncia di un abuso di un minore, sempre in funzione del plauso dei media, ha preso provvedimenti nei suoi confronti [nel luglio di quest’anno, ndr] per salvare la sua immagine mediatica».
    «Ora – continua Viganò – negli Stati Uniti è un coro che si leva specialmente dai fedeli laici, a cui ultimamente si sono uniti alcuni vescovi e sacerdoti, che chiedono che tutti quelli che hanno coperto con il loro silenzio il comportamento criminale di McCarrick o che si sono serviti di lui per fare carriera o promuovere i loro intenti, ambizioni e il loro potere nella Chiesa si devono dimettere. Ma ciò non sarà sufficiente per sanare la situazione di gravissimi comportamenti immorali da parte del clero, vescovi e sacerdoti. Occorre proclamare un tempo di conversione e di penitenza. Occorre ricuperare nel clero e nei seminari la virtù della castità. Occorre lottare contro la corruzione dell’uso improprio delle risorse della Chiesa e delle offerte dei fedeli. Occorre denunciare la gravità della condotta omosessuale».
    «Imploro tutti, in particolare i Vescovi, di rompere il silenzio per sconfiggere questa cultura di omertà così diffusa, a denunciare ai media ed alle autorità civili i casi di abusi di cui sono a conoscenza. Ascoltiamo il messaggio più potente che ci ha lasciato in eredità san Giovanni Paolo II: non abbiate paura! Non abbiate paura!»
    All’Angelus del 12 agosto scorso Francesco ha detto che «ognuno è colpevole del bene che poteva fare e non ha fatto… Se non ci opponiamo al male, lo alimentiamo in modo tacito. È necessario intervenire dove il male si diffonde; perché il male si diffonde dove mancano cristiani audaci che si oppongono con il bene». Se ciò è vero, e lo è, quanto più grave è la responsabilità per il papa, il supremo pastore! Eppure, sostiene Viganò, nel caso di McCarrick il supremo pastore «non solo non si è opposto al male ma si è associato nel compiere il male con chi sapeva essere profondamente corrotto, ha seguito i consigli di chi ben sapeva essere un perverso, moltiplicando così in modo esponenziale con la sua suprema autorità il male operato da McCarrick. E quanti altri cattivi pastori Francesco sta ancora continuando ad appoggiare nella loro azione di distruzione della Chiesa! Francesco sta abdicando al mandato che Cristo diede a Pietro di confermare i fratelli. Anzi, con la sua azione li ha divisi, li induce in errore, incoraggia i lupi nel continuare a dilaniare le pecore del gregge di Cristo».
    Papa Francesco dunque «riconosca i suoi errori e, in coerenza con il conclamato principio di tolleranza zero, sia il primo a dare il buon esempio a Cardinali e Vescovi che hanno coperto gli abusi di McCarrick e si dimetta insieme a tutti loro».
    Questa la richiesta, perentoria, senza mezzi termini: dimissioni. L’unico gesto che può aiutare il risanamento.
    La situazione è drammatica, ma monsignor Viganò invita a non perdere la speranza. Pur «nello sconcerto e nella tristezza», dice, pensiamo ai tanti preti e vescovi che compiono il loro dovere e non perdiamo la fede nel Signore. Anzi, è proprio in questi momenti che «la grazia del Signore si rivela sovrabbondante e mette la sua misericordia senza limiti a disposizione di tutti; ma è concessa solo a chi è veramente pentito e propone sinceramente di emendarsi. Questo è il tempo opportuno, per la Chiesa, per confessare i propri peccati, per convertirsi e fare penitenza. Preghiamo tutti per la Chiesa e per il papa, ricordiamoci di quante volte ci ha chiesto di pregare per lui!».
    Aldo Maria Valli
    Chi volesse leggere il memoriale di monsignor Carlo Maria Viganò nella versione integrale lo trova qui.

    Caso McCarrick. “Il papa sapeva. Ecco perché deve dimettersi”

  • “IL PAPA SAPEVA DEGLI ABUSI SESSUALI DEL CARDINALE McCARRICK MA LI HA COPERTI.

    “IL PAPA SAPEVA DEGLI ABUSI SESSUALI DEL CARDINALE McCARRICK MA LI HA COPERTI.

    Testo di Carlo Maria Viganò pubblicato da La Verità

    Arcivescovo di Ulpiana, nunzio apostolico Sin dal 2006 i vertici della Chiesa sapevano degli abusi sessuali del cardinale Theodore McCarrick. Papa Benedetto XVI era intervenuto, confinandolo nel silenzio. Ma la protezione della lobby gay, potentissima in Vaticano, gli ha consentito di diventare uno degli elettori di papa Francesco. Io stesso, 5 anni fa, ho informato Bergoglio della condotta di McCarrick, ma senza esito. Ora che le sue turpitudini sono conclamate, il Papa deve dare l’ esempio e dimettersi.

    In questo tragico momento che sta attraversando la Chiesa in varie parti del mondo, Stati Uniti, Cile, Honduras, Australia, eccetera, gravissima è la responsabilità dei vescovi. Penso in particolare agli Stati Uniti d’ America dove fui inviato come nunzio apostolico da papa Benedetto XVI il 19 ottobre 2011, memoria dei primi martiri dell’ America Settentrionale. I vescovi degli Stati Uniti sono chiamati, e io con loro, a seguire l’ esempio di questi primi martiri che portarono il Vangelo nelle terre d’ America, a essere testimoni credibili dell’ incommensurabile amore di Cristo, Via, Verità e Vita.

    Vescovi e sacerdoti, abusando della loro autorità, hanno commesso crimini orrendi a danno di loro fedeli, minori, vittime innocenti, giovani uomini desiderosi di offrire la loro vita alla Chiesa, o non hanno impedito con il loro silenzio che tali crimini continuassero a essere perpetrati.

    Per restituire la bellezza della santità al volto della Sposa di Cristo, tremendamente sfigurato da tanti abominevoli delitti, se vogliamo veramente liberare la Chiesa dalla fetida palude in cui è caduta, dobbiamo avere il coraggio di abbattere la cultura del segreto e confessare pubblicamente le verità che abbiamo tenuto nascoste. Occorre abbattere l’ omertà con cui vescovi e sacerdoti hanno protetto loro stessi a danno dei loro fedeli, omertà che agli occhi del mondo rischia di far apparire la Chiesa come una setta, omertà non tanto dissimile da quella che vige nella mafia. «Tutto quello che avete detto nelle tenebre sarà proclamato sui tetti» (Luca, 12:3).

    Avevo sempre creduto e sperato che la gerarchia della Chiesa potesse trovare in sé stessa le risorse spirituali e la forza per far emergere la verità, per emendarsi e rinnovarsi. Per questo motivo, anche se più volte sollecitato, avevo sempre evitato di fare dichiarazioni ai mezzi di comunicazione, anche quando sarebbe stato mio diritto farlo per difendermi dalle calunnie pubblicate sul mio conto anche da alti prelati della Curia romana. Ma ora che la corruzione è arrivata ai vertici della gerarchica della Chiesa la mia coscienza mi impone di rivelare quelle verità di cui, in relazione al caso tristissimo dell’ arcivescovo emerito di Washington, Theodore McCarrick, sono venuto a conoscenza nel corso degli incarichi che mi furono affidati, da san Giovanni Paolo II come delegato per le Rappresentanze pontificie dal 1998 al 2009, e da papa Benedetto XVI come nunzio apostolico negli Stati Uniti d’ America dal 19 ottobre 2011 a fine maggio 2016.

    Come delegato per le Rappresentanze pontificie nella Segreteria di Stato, le mie competenze non erano limitate alle nunziature apostoliche, ma comprendevano anche il personale della Curia romana (assunzioni, promozioni, processi informativi su candidati all’ episcopato, eccetera) e l’ esame di casi delicati, anche di cardinali e vescovi, che venivano affidati al delegato dal cardinale Segretario di Stato o dal sostituto della Segreteria di Stato.

    Per dissipare sospetti insinuati in alcuni articoli recenti, dirò subito che i nunzi apostolici negli Stati Uniti, Gabriel Montalvo e Pietro Sambi, ambedue deceduti prematuramente, non mancarono di informare immediatamente la Santa Sede non appena ebbero notizia dei comportamenti gravemente immorali con seminaristi e sacerdoti dell’ arcivescovo McCarrick. Anzi, la lettera del padre domenicano Boniface Ramsey datata 22 novembre 2000, secondo quanto scrisse il nunzio Pietro Sambi, fu da lui scritta su richiesta del compianto nunzio Montalvo. In essa padre Ramsey, che era stato professore nel seminario diocesano di Newark dalla fine degli anni Ottanta fino al 1996, afferma che era voce ricorrente in seminario che l’ arcivescovo «shared his bed with seminarians», invitandone cinque alla volta a passare il fine settimana con lui nella sua casa al mare. E aggiungeva di conoscere un certo numero di seminaristi, di cui alcuni furono poi ordinati sacerdoti per l’ arcidiocesi di Newark, che erano stati invitati a detta casa al mare e avevano condiviso il letto con l’ arcivescovo.

    L’ ufficio che allora ricoprivo non fu portato a conoscenza di alcun provvedimento preso dalla Santa Sede dopo quella denuncia del nunzio Montalvo alla fine del 2000, quando Segretario di Stato era il cardinale Angelo Sodano.

    Parimenti, il nunzio Sambi trasmise al cardinale Segretario di Stato, Tarcisio Bertone, una memoria di accusa contro McCarrick da parte del sacerdote Gregory Littleton della diocesi di Charlotte, ridotto allo stato laicale per violazione di minori, assieme a due documenti dello stesso Littleton, in cui raccontava la sua triste storia di abusi sessuali da parte dell’ allora arcivescovo di Newark e di diversi altri preti e seminaristi. Il nunzio aggiungeva che il Littleton aveva già inoltrato questa sua memoria a circa una ventina di persone, fra autorità giudiziarie civili ed ecclesiastiche, di polizia e avvocati, fin dal giugno 2006, e che era quindi molto probabile che la notizia venisse presto resa pubblica. Egli sollecitava pertanto un pronto intervento della Santa Sede.

    Nel redigere l’ appunto su questi documenti che come delegato per le rappresentanze pontificie mi furono affidati il 6 dicembre 2006, scrissi per i miei superiori, il cardinale Tarcisio Bertone e il sostituto Leonardo Sandri, che i fatti attribuiti a McCarrick dal Littleton erano di tale gravità e nefandezza da provocare nel lettore sconcerto, senso di disgusto, profonda pena e amarezza, e che essi configuravano i crimini di adescamento, sollecitazione ad atti turpi di seminaristi e sacerdoti, ripetuti e simultaneamente con più persone, dileggio di un giovane seminarista che cercava di resistere alle seduzioni dell’ arcivescovo alla presenza di altri due sacerdoti, assoluzione del complice in atti turpi, celebrazione sacrilega dell’ eucaristia con i medesimi sacerdoti dopo aver commesso tali atti.

    In quel mio appunto, che consegnai quello stesso 6 dicembre 2006 al mio diretto superiore, il sostituto Leonardo Sandri, proponevo ai miei superiori le seguenti considerazioni e linea d’ azione: – Premesso che a tanti scandali nella Chiesa negli Stati Uniti, sembrava che se ne stesse per aggiungere uno di particolare gravità che riguardava un cardinale; – e che in via di diritto, trattandosi di un cardinale, in base al canone 1.405 paragrafo 1, punto 2, «ipsius Romani Pontificis dumtaxat ius est iudicandi»; – proponevo che venisse preso nei confronti del cardinale un provvedimento esemplare che potesse avere una funzione medicinale, per prevenire futuri abusi nei confronti di vittime innocenti e lenire il gravissimo scandalo per i fedeli, che nonostante tutto continuavano ad amare e credere nella Chiesa.

    Aggiungevo che sarebbe stato salutare che per una volta l’ autorità ecclesiastica avesse a intervenire prima di quella civile e, se possibile, prima che lo scandalo fosse scoppiato sulla stampa. Ciò avrebbe potuto restituire un po’ di dignità a una Chiesa così provata e umiliata per tanti abominevoli comportamenti da parte di alcuni pastori. In tal caso, l’ autorità civile non si sarebbe trovata più a dover giudicare un cardinale, ma un pastore verso cui la Chiesa aveva già preso opportuni provvedimenti, per impedire che il cardinale, abusando della sua autorità, continuasse a distruggere vittime innocenti.

    Quel mio appunto del 6 dicembre 2006 fu trattenuto dai miei superiori e mai mi fu restituito con un’ eventuale decisione superiore al riguardo.

    Successivamente, intorno al 21-23 aprile 2008, fu pubblicato su Internet – nel sito richardsipe.com – lo Statement for Pope Benedict XVI about the pattern of sexual abuse crisis in the United States, di Richard Sipe. Esso fu trasmesso il 24 aprile dal Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, cardinale William Levada, al cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone, e fu a me consegnato un mese dopo, il successivo 24 maggio 2008.

    Il giorno seguente consegnavo al nuovo sostituto, Fernando Filoni, il mio appunto, comprensivo del mio precedente del 6 dicembre 2006.

    In esso facevo una sintesi del documento di Richard Sipe, che terminava con questo rispettoso e accorato appello a papa Benedetto XVI: «I approach Your Holiness with due reverence, but with the same intensity that motivated Peter Damian to lay out before your predecessor, pope Leo IX, a description of the condition of the clergy during his time. The problems he spoke of are similar and as great now in the United States as they were then in Rome. If Your Holiness requests, I will submit to you personally documentation of that about which I have spoken».

    Terminavo questo mio appunto ripetendo ai miei superiori che ritenevo si dovesse intervenire quanto prima, togliendo il cappello cardinalizio al cardinale McCarrick e infliggendogli le sanzioni stabilite dal codice di diritto canonico, le quali prevedono anche la riduzione allo stato laicale. Anche questo secondo mio appunto non fu mai restituito all’ ufficio del personale, e grande era il mio sconcerto nei confronti dei superiori per l’ inconcepibile assenza di ogni provvedimento nei confronti del cardinale, e per il perdurare della mancanza di ogni comunicazione nei miei riguardi fin da quel mio primo appunto del dicembre 2006.

    Ma finalmente seppi con certezza, tramite il cardinale Giovanni Battista Re, allora Prefetto della Congregazione per i vescovi, che il coraggioso e meritevole statement di Richard Sipe aveva avuto il risultato auspicato.

    Papa Benedetto XVI aveva comminato al cardinale McCarrick sanzioni simili a quelle ora inflittegli da papa Francesco: il cardinale doveva lasciare il seminario in cui abitava, gli veniva proibito di celebrare in pubblico, di partecipare a pubbliche riunioni, di dare conferenze, di viaggiare, con obbligo di dedicarsi a una vita di preghiera e di penitenza.

    Non mi è noto quando papa Benedetto abbia preso nei confronti di McCarrick questi provvedimenti, se nel 2009 o nel 2010, perché nel frattempo ero stato trasferito al Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, così come non mi è dato sapere chi sia stato responsabile di questo incredibile ritardo. Non credo certo papa Benedetto, il quale da cardinale aveva già più volte denunciato la corruzione presente nella Chiesa, e nei primi mesi del suo pontificato aveva preso ferma posizione contro l’ ammissione in seminario di giovani con profonde tendenze omosessuali. Ritengo che ciò fosse dovuto all’ allora primo collaboratore del Papa, cardinale Tarcisio Bertone, notoriamente favorevole a promuovere omosessuali in posti di responsabilità, e solito gestire le informazioni che riteneva opportuno far pervenire al Papa.

    In ogni caso, quello che è certo è che papa Benedetto inflisse a McCarrick le suddette sanzioni canoniche, e che esse gli furono comunicate dal nunzio apostolico negli Stati Uniti, Pietro Sambi. Monsingor Jean François Lantheaume, allora primo consigliere della nunziatura a Washington e Chargé d’ affaires ad interim dopo la morte inaspettata del nunzio Sambi a Baltimora, mi riferì quando giunsi a Washington – ed egli è pronto a darne testimonianza – di un colloquio burrascoso, di oltre un’ ora, del nunzio Sambi con il cardinale McCarrick convocato in nunziatura: «La voce del nunzio», mi disse monsignor Lantheaume, «si sentiva fin nel corridoio».

    Le medesime disposizioni di papa Benedetto furono poi comunicate anche a me dal nuovo Prefetto della Congregazione per i vescovi, cardinale Marc Ouellet, nel novembre 2011 in un colloquio prima della mia partenza per Washington, fra le istruzioni della medesima Congregazione al nuovo nunzio.

    A mia volta le ribadii al cardinale McCarrick al mio primo incontro con lui in nunziatura. Il cardinale, farfugliando in modo appena comprensibile, ammise di aver forse commesso l’ errore di aver dormito nello stesso letto con qualche seminarista nella sua casa al mare, ma me lo disse come se ciò non avesse alcuna importanza.

    I fedeli si chiedono insistentemente come sia stata possibile la sua nomina a Washington e a cardinale, e hanno pieno diritto di sapere chi fosse a conoscenza, chi abbia coperto i suoi gravi misfatti. È perciò mio dovere rendere noto quanto so al riguardo, incominciando dalla Curia romana. Il cardinale Angelo Sodano è stato Segretario di Stato fino al settembre 2006: ogni informazione perveniva a lui. Nel novembre 2000 il nunzio Montalvo inviò a lui il suo rapporto trasmettendogli la già citata lettera di padre Boniface Ramsey in cui denunciava i gravi abusi commessi da McCarrick.

    È noto che Sodano cercò di coprire fino all’ ultimo lo scandalo di padre Marcial Maciel, rimosse persino il nunzio a Città del Messico, Justo Mullor, che si rifiutava di essere complice delle sue manovre di copertura di Maciel e al suo posto nominò Sandri, allora nunzio in Venezuela, ben disposto invece a collaborare. Sodano giunse anche a far fare un comunicato alla sala stampa vaticana in cui si affermava il falso, che cioè papa Benedetto aveva deciso che il caso Maciel doveva ormai considerarsi chiuso. Benedetto reagì, nonostante la strenua difesa da parte di Sodano, e Maciel fu giudicato colpevole e irrevocabilmente condannato.

    Fu la nomina a Washington e a cardinale di McCarrick opera di Sodano, quando Giovanni Paolo II era già molto malato? Non ci è dato saperlo. È però lecito pensarlo, ma non credo che sia stato il solo responsabile.

    McCarrick andava con molta frequenza a Roma e si era fatto amici dappertutto, a tutti i livelli della Curia. Se Sodano aveva protetto Maciel, come appare sicuro, non si vede perché non lo avrebbe fatto per McCarrick, che a detta di molti aveva i mezzi anche finanziari per influenzare le decisioni. Alla sua nomina a Washington si era invece opposto l’ allora Prefetto della Congregazione per i vescovi, cardinale Giovanni Battista Re. Alla nunziatura di Washington c’ è un biglietto, scritto di suo pugno, in cui il cardinale Re si dissocia da detta nomina e afferma che McCarrick era il quattordicesimo nella lista per la provvista di Washington.

    Al cardinale Tarcisio Bertone, come Segretario di Stato, fu indirizzato il rapporto del nunzio Sambi, con tutti gli allegati, e a lui furono presumibilmente consegnati dal sostituto i miei due sopra citati appunti del 6 dicembre 2006 e del 25 maggio 2008.

    Come già accennato, il cardinale non aveva difficoltà a presentare insistentemente per l’ episcopato candidati notoriamente omosessuali attivi – cito solo il noto caso di Vincenzo di Mauro, nominato arcivescovo-vescovo di Vigevano, poi rimosso perché insidiava i suoi seminaristi – e a filtrare e manipolare le informazioni che faceva pervenire a papa Benedetto.

    Il cardinale Pietro Parolin, attuale Segretario di Stato, si è reso anch’ egli complice di aver coperto i misfatti di McCarrick, il quale dopo l’ elezione di papa Francesco si vantava apertamente dei suoi viaggi e missioni in vari continenti. Nell’ aprile 2014 il Washington Times aveva riferito in prima pagina di un viaggio di McCarrick nella Repubblica Centroafricana, per giunta a nome del Dipartimento di Stato. Come Nunzio a Washington, scrissi perciò al cardinale Parolin chiedendogli se erano ancora valide le sanzioni comminate a McCarrick da papa Benedetto. Ça va sans dire che la mia lettera non ebbe mai alcuna risposta!

    Lo stesso si dica per il cardinale William Levada, già Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, e per i cardinali Marc Ouellet, Prefetto della Congregazione per i vescovi, e Lorenzo Baldisseri, già segretario della medesima Congregazione per i vescovi, e l’ arcivescovo Ilson de Jesus Montanari, attuale segretario della medesima Congregazione.

    Essi, in ragione del loro ufficio, erano al corrente delle sanzioni imposte da papa Benedetto a McCarrick.

    I cardinali Leonardo Sandri, Fernando Filoni e Angelo Becciu, come sostituti della Segreteria di Stato, hanno saputo in tutti i particolari la situazione del cardinale McCarrick.

    Così pure non potevano non sapere i cardinali Giovanni Lajolo e Dominique Mamberti, che, come Segretari per i rapporti con gli Stati, partecipavano più volte alla settimana a riunioni collegiali con il Segretario di Stato.

    Per quanto riguarda la Curia romana per ora mi fermo qui, anche se sono ben noti i nomi di altri prelati in Vaticano, anche molto vicini a papa Francesco, come il cardinale Francesco Coccopalmerio e l’ arcivescovo Vincenzo Paglia, che appartengono alla corrente filo omosessuale favorevole a sovvertire la dottrina cattolica a riguardo dell’ omosessualità, corrente già denunciata fin dal 1986 dal cardinale Joseph Ratzinger, allora Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, nella Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali.

    Alla medesima corrente, seppur con una ideologia diversa, appartengono anche i cardinali Edwin Frederick O’ Brien e Renato Raffaele Martino. Altri poi, appartenenti a detta corrente, risiedono persino alla Domus Sanctae Marthae.

    Vengo ora agli Stati Uniti.

    Ovviamente, il primo a essere stato informato dei provvedimenti presi da papa Benedetto fu il successore di McCarrick alla sede di Washington, il cardinale Donald Wuerl, la cui situazione è ora del tutto compromessa dalle recenti rivelazioni sul suo comportamento come vescovo di Pittsburgh.

    È assolutamente impensabile che il nunzio Sambi, persona altamente responsabile, leale, diretto ed esplicito nel suo modo di essere da vero romagnolo, non gliene abbia parlato. In ogni caso, io stesso venni in più occasioni sull’ argomento con il cardinale Wuerl, e non ci fu certo bisogno che entrassi in particolari perché mi fu subito evidente che ne era pienamente al corrente. Ricordo poi in particolare il fatto che dovetti richiamare la sua attenzione perché mi accorsi che in una pubblicazione dell’ arcidiocesi, sulla copertina posteriore a colori, veniva annunciato un invito ai giovani che ritenevano di avere la vocazione al sacerdozio a un incontro con il cardinale McCarrick. Telefonai subito al cardinale Wuerl, che mi manifestò la sua meraviglia, dicendomi che non sapeva nulla di quell’ annuncio e che avrebbe provveduto ad annullare detto incontro. Se, come ora continua ad affermare, non sapeva nulla degli abusi commessi da McCarrick e dei provvedimenti presi da papa Benedetto, come si spiega la sua risposta?

    Le sue recenti dichiarazioni in cui afferma di non aver saputo nulla, anche se all’ inizio furbescamente riferite ai risarcimenti alle due vittime, sono assolutamente risibili. Il cardinale mente spudoratamente e per di più induce a mentire anche il suo cancelliere, monsignor Antonicelli.

    Del resto, già in altra occasione il cardinale Wuerl aveva chiaramente mentito. A seguito di un evento moralmente inaccettabile autorizzato dalle autorità accademiche della Georgetown university, avevo richiamato l’ attenzione del suo presidente, dottor John DeGioia, indirizzandogli due successive lettere.

    Prima di inoltrarle al destinatario, per correttezza, ne consegnai personalmente copia al cardinale con una mia lettera di accompagnamento. Il cardinale mi disse che non ne era al corrente. Si guardò bene però di accusare ricevimento delle mie due lettere, contrariamente a quanto puntualmente era solito fare. Poi seppi che detto evento alla Georgetown aveva avuto luogo da sette anni. Ma il cardinale non ne sapeva nulla!

    Il cardinale Wuerl inoltre, ben sapendo dei continui abusi commessi dal cardinale McCarrick e delle sanzioni impostegli da papa Benedetto, trasgredendo l’ ordine del Papa gli permise di risiedere in un seminario in Washington D.C. Mise così a rischio altri seminaristi.

    Il vescovo Paul Bootkoski, emerito di Metuchen, e l’ arcivescovo John Myers, emerito di Newark, coprirono gli abusi commessi da McCarrick nelle loro rispettive diocesi e risarcirono due delle sue vittime. Non possono negarlo, e devono essere interrogati perché rivelino ogni circostanza e responsabilità al riguardo.

    Il cardinale Kevin Farrell, intervistato recentemente dai media, ha anch’ egli affermato di non avere avuto il minimo sentore degli abusi commessi da McCarrick.

    Tenuto conto del suo curriculum a Washington, a Dallas e ora a Roma, credo che nessuno possa onestamente credergli. Non so se gli sia mai stato chiesto se sapesse dei crimini di Maciel. Se dovesse negarlo, qualcuno forse gli crederebbe, atteso che egli ha occupato compiti di responsabilità come membro dei Legionari di Cristo?

    Del cardinale Sean O’ Malley mi limito a dire che le sue ultime dichiarazioni sul caso McCarrick sono sconcertanti, anzi hanno oscurato totalmente la sua trasparenza e credibilità.

    La mia coscienza mi impone poi di rivelare fatti che ho vissuto in prima persona, riguardanti papa Francesco, che hanno una valenza drammatica, e che come vescovo, condividendo la responsabilità collegiale di tutti i vescovi verso la Chiesa universale, non mi permettono di tacere, e che qui affermo, disposto a confermarli sotto giuramento chiamando Dio come mio testimone.

    Negli ultimi mesi del suo pontificato papa Benedetto XVI aveva convocato a Roma una riunione di tutti i nunzi apostolici, come avevano già fatto Paolo VI e San Giovanni Paolo II in più occasioni. La data fissata per l’ udienza con il Papa era venerdì 21 giugno 2013. Papa Francesco mantenne questo impegno preso dal suo predecessore.

    Naturalmente anch’ io venni a Roma da Washington. Si trattava del mio primo incontro con il nuovo Papa, eletto solo tre mesi prima, dopo la rinuncia di papa Benedetto.

    La mattina di giovedì 20 giugno 2013 mi recai alla Domus Sanctae Marthae, per unirmi ai miei colleghi che erano ivi alloggiati.

    Appena entrato nella hall mi incontrai con il cardinal McCarrick, che indossava la veste filettata. Lo salutai con rispetto come sempre avevo fatto. Egli mi disse immediatamente con un tono fra l’ ambiguo e il trionfante: «Il Papa mi ha ricevuto ieri, domani vado in Cina».

    Allora nulla sapevo della sua lunga amicizia con il cardinale Bergoglio, e della parte di rilievo che aveva giocato per la sua recente elezione, come lo stesso McCarrick avrebbe successivamente rivelato in una conferenza alla Villanova university e in un’ intervista al Catholic National Reporter, né avevo mai pensato al fatto che aveva partecipato agli incontri preliminari del recente conclave, e al ruolo che aveva potuto avere come elettore in quello del 2005. Non colsi perciò immediatamente il significato del messaggio criptato che McCarrick mi aveva comunicato, ma che mi sarebbe diventato evidente nei giorni immediatamente successivi.

    Il giorno dopo ebbe luogo l’ udienza con papa Francesco. Dopo il discorso, in parte letto e in parte pronunciato a braccio, il Papa volle salutare uno a uno tutti i nunzi. In fila indiana, ricordo che io rimasi fra gli ultimi. Quando fu il mio turno, ebbi appena il tempo di dirgli «sono il nunzio negli Stati Uniti», che senza alcun preambolo mi investì con tono di rimprovero con queste parole: «I vescovi negli Stati Uniti non devono essere ideologizzati! Devono essere dei pastori!». Naturalmente non ero in condizione di chiedere spiegazioni sul significato delle sue parole e del modo aggressivo con cui mi aveva apostrofato. Avevo in mano un libro in portoghese che il cardinale O’ Malley mi aveva consegnato per il Papa qualche giorno prima, dicendomi: «Così ripassa il portoghese prima di andare a Rio, per la Giornata mondiale della gioventù».

    Glielo consegnai subito, liberandomi così da quella situazione estremamente sconcertante e imbarazzante.

    Al termine dell’ udienza il Papa annunziò: «Chi di voi domenica prossima è ancora a Roma è invitato a concelebrare con me alla Domus Sanctae Marthae». Io naturalmente pensai di restare, per chiarire quanto prima cosa il Papa avesse inteso dirmi.

    Domenica 23 giugno, prima della concelebrazione con il Papa, chiesi a monsignor Battista Ricca, che come responsabile della casa ci aiutava a indossare i paramenti, se poteva chiedere al Papa se nel corso della settimana seguente avrebbe potuto ricevermi. Come avrei potuto ritornare a Washington senza aver chiarito ciò che il Papa voleva da me? Terminata la messa, mentre il Papa salutava i pochi laici presenti, monsignor Fabian Pedacchio, il suo segretario argentino, venne da me e mi disse: «Il Papa mi ha detto di chiederle se lei è libero adesso!». Naturalmente gli risposi che ero a disposizione del Papa e che lo ringraziavo di volermi ricevere subito. Il Papa mi condusse al primo piano nel suo appartamento e mi disse: «Abbiamo 40 minuti prima dell’ Angelus».

    Iniziai io la conversazione, chiedendogli che cosa avesse inteso dirmi con le parole che mi aveva rivolto quando l’ avevo salutato, il venerdì precedente. E il Papa, con un tono ben diverso, amichevole, quasi affettuoso, mi disse: «Sì, i vescovi negli Stati Uniti non devono essere ideologizzati, non devono essere di destra come l’ arcivescovo di Filadelfia (il Papa non mi fece il nome dell’ arcivescovo), devono essere dei pastori; e non devono essere di sinistra», e aggiunse, alzando tutte e due le braccia: «E quando dico di sinistra, intendo dire omosessuali». Naturalmente mi sfuggì la logica della correlazione fra essere di sinistra ed essere omosessuali, ma non aggiunsi altro. Subito dopo il Papa mi chiese con tono accattivante:

    «Il cardinale McCarrick com’ è?». Io gli risposi con tutta franchezza, e se volete con tanta ingenuità: «Santo Padre, non so se lei conosce il cardinale McCarrick, ma se chiede alla Congregazione per i vescovi c’ è un dossier grande così su di lui. Ha corrotto generazioni di seminaristi e di sacerdoti, e papa Benedetto gli ha imposto di ritirarsi a una vita di preghiera e di penitenza». Il Papa non fece il minimo commento a quelle mie parole tanto gravi, e non mostrò sul suo volto alcuna espressione di sorpresa, come se la cosa gli fosse già nota da tempo, e cambiò subito di argomento. Ma allora, con quale finalità il Papa mi aveva posto quella domanda: «Il cardinal McCarrick com’ è?». Evidentemente voleva accertarsi se fossi alleato di McCarrick o no.

    Rientrato a Washington, tutto mi divenne molto chiaro, grazie anche a un nuovo fatto accaduto solo pochi giorni dopo il mio incontro con papa Francesco. Alla presa di possesso della diocesi di El Paso da parte del nuovo vescovo Mark Seitz, il 9 luglio 2013, inviai il primo consigliere, monsignor Jean François Lantheaume, mentre io quel medesimo giorno andai a Dallas per un incontro internazionale di bioetica. Di ritorno, monsignor Lantheaume mi riferì che a El Paso aveva incontrato il cardinale McCarrick, il quale, presolo in disparte, gli aveva detto quasi le stesse parole che il Papa aveva detto a me a Roma: «I vescovi negli Stati Uniti non devono essere ideologizzati, non devono essere di destra, devono essere dei pastori».

    Rimasi esterrefatto! Era perciò chiaro che le parole di rimprovero che papa Francesco mi aveva rivolto quel 21 giugno 2013 gli erano state messe in bocca il giorno prima dal cardinale McCarrick. Anche la menzione da parte del Papa «non come l’ arcivescovo di Filadelfia» conduceva a McCarrick, perché fra i due c’ era stato un forte diverbio a riguardo dell’ ammissione alla comunione dei politici favorevoli all’ aborto: McCarrick aveva manipolato nella sua comunicazione ai vescovi una lettera dell’ allora cardinale Ratzinger che proibiva di dare loro la comunione. Di fatto, poi, sapevo quanto certi cardinali come Roger Mahony, William Levada e Wuerl, fossero strettamente legati a McCarrick, avessero osteggiato le nomine più recenti fatte da papa Benedetto, per sedi importanti come Filadelfia, Baltimora, Denver e San Francisco.

    Non contento della trappola che mi ha aveva teso in 23 giugno 2013 chiedendomi di McCarrick, solo qualche mese dopo, nell’ udienza che mi concesse il 10 ottobre 2013,papa Francesco me ne pose una seconda, questa volta a riguardo di un suo secondo protetto, il cardinale Donald Wuerl. Mi chiese: «Il cardinale Wuerl com’ è, buono o cattivo?». «Santo Padre», gli risposi, «non le dirò se è buono o cattivo, ma le riferirò due fatti». Sono quelli a cui ho già sopra accennato, che riguardano la noncuranza pastorale di Wuerl per le deviazioni aberranti alla Georgetown university e l’ invito da parte dell’ arcidiocesi di Washington a giovani aspiranti al sacerdozio a un incontro con McCarrick! Anche questa seconda volta il Papa non manifestò alcuna reazione.

    Era poi evidente che, a partire dalla elezione di papa Francesco, McCarrick, ormai sciolto da ogni costrizione, si era sentito libero di viaggiare continuamente, di dare conferenze e interviste. In un gioco di squadra con il cardinale Rodriguez Maradiaga era diventato il kingmaker per le nomine in Curia e negli Stati Uniti, e il consigliere più ascoltato in Vaticano per i rapporti con l’ amministrazione Obama. Così si spiega il fatto che, come membri della Congregazione per i vescovi, il Papa sostituì il cardinale Raymond Burke con Wuerl e vi nominò immediatamente Blase Cupich, fatto poi subito cardinale. Con tali nomine, la nunziatura a Washington era ormai fuori gioco per la nomina dei vescovi. Per giunta, nominò il brasiliano Ilson de Jesus Montanari – grande amico del suo segretario privato argentino Fabian Pedacchio – segretario della medesima Congregazione per i vescovi e segretario del Collegio dei cardinali, promuovendolo in un sol balzo da semplice officiale di quel dicastero ad arcivescovo segretario. Cosa mai vista per un incarico così importante!

    Le nomine di Blase Cupich a Chicago e di William Tobin a Newark sono state orchestrate da McCarrick, Maradiaga e Wuerl, uniti da un patto scellerato di abusi del primo e quantomeno di coperture di abusi da parte degli altri due. I loro nominativi non figuravano fra quelli presentati dalla nunziatura per Chicago e per Newark. Di Cupich non può certo sfuggire l’ ostentata arroganza e sfrontatezza nel negare l’ evidenza ormai palese a tutti: che cioè l’ 80% degli abusi riscontrati è stato nei confronti di giovani adulti da parte di omosessuali in rapporto di autorità verso le loro vittime.

    Nel discorso che fece alla presa di possesso della sede di Chicago, a cui ero presente come rappresentante del Papa, Cupich disse, come battuta di spirito, che certo non ci si doveva aspettare dal nuovo arcivescovo che camminasse sulle acque. Sarebbe forse sufficiente che fosse capace di restare con i piedi per terra e che non cercasse di capovolgere la realtà, accecato dalla sua ideologia pro gay, come ha affermato in una recente intervista ad America. Ostentando la sua particolare competenza in materia – essendo stato presidente del Committee on protection of children and young people della Uscb – ha asserito che il problema principale nella crisi degli abusi sessuali da parte del clero non è l’ omosessualità, e che affermarlo è solo un modo per distogliere l’ attenzione dal vero problema che è il clericalismo.

    A sostegno di questa sua tesi, Cupich ha fatto «stranamente» riferimento ai risultati di una ricerca fatta nell’ apice della crisi di abusi sessuali nei confronti di minori dell’ inizio degli anni 2000, mentre ha ignorato «candidamente» che i risultati di quell’ indagine furono totalmente smentiti dai successivi rapporti indipendenti del John Jay college of criminal justice del 2004 e del 2011, in cui si concludeva che nei casi di abusi sessuali l’ 81% delle vittime erano maschi. Infatti, padre Hans Zollner S.J., vicerettore della Pontificia università gregoriana, presidente del Centre for child protection, membro della Pontificia commissione per la protezione dei minori, ha recentemente dichiarato al giornale La Stampa che «nella maggior parte dei casi si tratta di abusi omosessuali».

    Anche la nomina, poi, di Robert McElroy a San Diego fu pilotata dall’ alto, con un ordine perentorio cifrato, a me come nunzio, dal cardinale Parolin: «Riservi la sede di San Diego per McElroy». Anche McElroy ben sapeva degli abusi commessi da McCarrick, come risulta da una lettera indirizzatagli da Richard Sipe il 28 luglio 2016.

    A questi personaggi sono strettamente associati individui appartenenti in particolare all’ ala deviata della Compagnia di Gesù, purtroppo oggi maggioritaria, che già era stata motivo di gravi preoccupazioni per Paolo VI e per i successivi pontefici. Basti solo pensare a padre Robert Drinan S.J., eletto quattro volte alla Camera dei rappresentanti, accanito sostenitore dell’ aborto, o a padre Vincent O’ Keefe S.J., fra i principali promotori del documento The Land o’ lakes statement del 1967, che ha gravemente compromesso l’ identità cattolica delle università e dei collegi negli Stati Uniti. Si noti che anche McCarrick, allora presidente dell’ università cattolica del Portorico, partecipò a quell’ infausta impresa, così deleteria per la formazione delle coscienze della gioventù americana, strettamente associato com’ era all’ ala deviata dei gesuiti.

    Padre James Martin S.J., osannato dai personaggi sopra menzionati, in particolare da Cupich, Tobin, Farrell e McElroy, nominato consultore del dicastero per le comunicazioni, noto attivista che promuove l’ agenda Lgbt, prescelto per corrompere i giovani che si raduneranno prossimamente a Dublino per l’ incontro mondiale delle famiglie, altro non è se non un triste recente esemplare di quell’ ala deviata della Compagnia di Gesù.

    Papa Francesco ha chiesto più volte totale trasparenza nella Chiesa e a vescovi e fedeli di agire con parresia. I fedeli di tutto il mondo la esigono anche da lui in modo esemplare. Dica da quando ha saputo dei crimini commessi da McCarrick abusando della sua autorità con seminaristi e sacerdoti.

    In ogni caso, il Papa lo ha saputo da me il 23 giugno 2013 e ha continuato a coprirlo, non ha tenuto conto delle sanzioni che gli aveva imposto papa Benedetto e ne ha fatto il suo fidato consigliere insieme con Maradiaga.

    Quest’ ultimo si sente così sicuro della protezione del Papa che può cestinare come «pettegolezzi» gli appelli accorati di decine di suoi seminaristi, che trovarono il coraggio di scrivergli dopo che uno di loro aveva cercato di suicidarsi per gli abusi omosessuali nel seminario. Ormai i fedeli hanno ben capito la strategia di Maradiaga: insultare le vittime per salvare sé stesso, mentire a oltranza per coprire una voragine di abusi di potere, di cattiva gestione nell’ amministrazione dei beni della Chiesa, di disastri finanziari anche nei confronti di intimi amici, come nel caso dell’ ambasciatore dell’ Honduras Alejandro Valladares, già decano del corpo diplomatico presso la Santa Sede.

    Nel caso del già vescovo ausiliare Juan José Pineda, dopo l’ articolo apparso sul settimanale L’ Espresso nel febbraio scorso, Maradiaga aveva dichiarato al giornale Avvenire: «È stato il mio vescovo ausiliare Pineda a chiedere la visita, in modo da “pulire” il suo nome a seguito di molte calunnie di cui è stato oggetto». Ora, di Pineda si è pubblicato unicamente che le sue dimissioni sono state semplicemente accettate, facendo così sparire nel nulla qualsiasi eventuale responsabilità sua e di Maradiaga.

    In nome della trasparenza dal Papa tanto conclamata, si renda pubblico il rapporto che il «visitatore», il vescovo argentino Alcides Casaretto, ha consegnato più di un anno fa solo e direttamente al Papa.

    Infine, anche la recente nomina a sostituto dell’ arcivescovo Edgar Peña Parra ha una connessione con l’ Honduras, cioè con Maradiaga.

    Peña Parra infatti dal 2003 al 2007 ha prestato servizio presso la nunziatura di Tegucigalpa in qualità di consigliere. Come delegato per le Rappresentanze pontificie mi erano pervenute informazioni preoccupanti a suo riguardo.

    In Honduras si sta per ripetere uno scandalo immane come quello in Cile. Il Papa difende a oltranza il suo uomo, il cardinale Rodriguez Maradiaga, come aveva fatto in Cile con il vescovo Juan de la Cruz Barros, che lui stesso aveva nominato vescovo di Osorno, contro il parere dei vescovi cileni. Prima ha insultato le vittime degli abusi, poi, solo quando vi è stato costretto dal clamore dei media, dalla rivolta delle vittime e dei fedeli cileni, ha riconosciuto il suo errore e si è scusato, pur affermando che era stato mal informato, provocando una situazione disastrosa nella Chiesa in Cile, ma continuando a proteggere i due cardinali cileni Francisco Errazuriz e Ricardo Ezzati.

    Anche nella triste vicenda di McCarrick, il comportamento di papa Francesco non è stato diverso. Sapeva perlomeno dal 23 giugno 2013 che McCarrick era un predatore seriale. Pur sapendo che era un corrotto, lo ha coperto a oltranza, anzi ha fatto propri i suoi consigli non certo ispirati da sane intenzioni né da amore per la Chiesa. Solo quando vi è stato costretto dalla denuncia di un abuso di un minore, sempre in funzione del plauso dei media, ha preso provvedimenti nei suoi confronti per salvare la sua immagine mediatica.

    Ora negli Stati Uniti c’ è un coro che si leva specialmente dai fedeli laici, a cui ultimamente si sono uniti alcuni vescovi e sacerdoti: chiedono che tutti quelli che hanno coperto con il loro silenzio il comportamento criminale di McCarrick o che si sono serviti di lui per fare carriera o promuovere i loro intenti, ambizioni e il loro potere nella Chiesa si dimettano.

    Ma ciò non sarà sufficiente per sanare la situazione di gravissimi comportamenti immorali da parte del clero, vescovi e sacerdoti. Occorre proclamare un tempo di conversione e di penitenza. Occorre recuperare nel clero e nei seminari la virtù della castità. Occorre lottare contro la corruzione dell’ uso improprio delle risorse della Chiesa e delle offerte dei fedeli. Occorre denunciare la gravità della condotta omosessuale.

    Occorre sradicare le reti di omosessuali esistenti nella Chiesa, come ha recentemente scritto Janet Smith, professoressa di teologia morale nel Sacred Heart major seminary di Detroit. «Il problema degli abusi del clero», ha scritto, «non potrà essere risolto semplicemente con le dimissioni di alcuni vescovi, né tanto meno con nuove direttive burocratiche. Il centro del problema sta nelle reti omosessuali nel clero che devono essere sradicate». Queste reti di omosessuali, ormai diffuse in molte diocesi, seminari, ordini religiosi, eccetera, agiscono coperte dal segreto e dalla menzogna con la potenza dei tentacoli di una piovra e stritolano vittime innocenti, vocazioni sacerdotali e stanno strangolando l’ intera Chiesa.

    Imploro tutti, in particolare i vescovi, di rompere il silenzio per sconfiggere questa cultura di omertà così diffusa, di denunciare ai media e alle autorità civili i casi di abusi di cui sono a conoscenza.

    Ascoltiamo il messaggio più potente che ci ha lasciato in eredità San Giovanni Paolo II: «Non abbiate paura! Non abbiate paura!».

    Papa Benedetto nell’ omelia dell’ Epifania del 2008 ci ricordava che il disegno di salvezza del Padre si è pienamente rivelato e realizzato nel mistero della morte e risurrezione di Cristo, ma richiede di essere accolto dalla storia umana, che rimane sempre storia di fedeltà da parte di Dio e purtroppo anche di infedeltà da parte di noi uomini. La Chiesa, depositaria della benedizione della nuova alleanza, siglata nel sangue dell’ Agnello, è santa ma composta di peccatori, come scrisse Sant’ Ambrogio: la Chiesa è «immaculata ex maculatis», è santa e senza macchia pur essendo composta nel suo itinerario terreno da uomini macchiati di peccato.

    Voglio ricordare questa verità indefettibile della santità della Chiesa ai tanti che sono rimasti così profondamente scandalizzati dagli abominevoli e sacrileghi comportamenti del già arcivescovo di Washington, Theodore McCarrick, dalla grave, sconcertante e peccaminosa condotta di papa Francesco e dall’ omertà di tanti pastori, e che sono tentati di abbandonare la Chiesa deturpata da tante ignominie.

    Papa Francesco all’ Angelus di domenica 12 agosto 2018 ha pronunciato queste parole: «Ognuno è colpevole del bene che poteva fare e non ha fatto Se non ci opponiamo al male, lo alimentiamo in modo tacito. È necessario intervenire dove il male si diffonde; perché il male si diffonde dove mancano cristiani audaci che si oppongono con il bene». Se questa, giustamente, è da considerarsi una grave responsabilità morale per ogni fedele, quanto più grave lo è per il supremo pastore della Chiesa, il quale nel caso di McCarrick non solo non si è opposto al male ma si è associato nel compiere il male con chi sapeva essere profondamente corrotto, ha seguito i consigli di chi ben sapeva essere un perverso, moltiplicando così in modo esponenziale con la sua suprema autorità il male operato da McCarrick. E quanti altri cattivi pastori Francesco sta ancora continuando ad appoggiare nella loro azione di distruzione della Chiesa!

    Francesco sta abdicando al mandato che Cristo diede a Pietro di confermare i fratelli.

    Anzi con la sua azione li ha divisi, li induce in errore, incoraggia i lupi nel continuare a dilaniare le pecore del gregge di Cristo.

    In questo momento estremamente drammatico per la Chiesa universale riconosca i suoi errori e in coerenza con il conclamato principio di tolleranza zero, papa Francesco sia il primo a dare il buon esempio a cardinali e vescovi che hanno coperto gli abusi di McCarrick e si dimetta insieme a tutti loro.

    Seppur nello sconcerto e nella tristezza per l’ enormità di quanto sta accadendo, non perdiamo la speranza! Ben sappiamo che la grande maggioranza dei nostri pastori vivono con fedeltà e dedizione la propria vocazione sacerdotale.

    È nei momenti di grande prova che la grazia del Signore si rivela sovrabbondante e mette la sua misericordia senza limiti a disposizione di tutti; ma è concessa solo a chi è veramente pentito e propone sinceramente di emendarsi. Questo è il tempo opportuno per la Chiesa, per confessare i propri peccati, per convertirsi e fare penitenza.

    Preghiamo tutti per la Chiesa e per il Papa, ricordiamoci di quante volte ci ha chiesto di pregare per lui!

    Rinnoviamo tutti la fede nella Chiesa nostra madre: «Credo la Chiesa, una, santa, cattolica e apostolica». Cristo non abbandonerà mai la sua Chiesa! L’ ha generata nel suo sangue e la rianima continuamente con il suo Spirito! Maria, madre della Chiesa, prega per noi! Maria Vergine Regina, madre del Re della gloria, prega per noi!

    Roma, 22 Agosto 2018.

     

     

    http://m.dagospia.com/il-papa-sapeva-degli-abusi-sessuali-del-cardinale-ma-li-ha-coperti-ora-si-deve-dimettere-181592

  • Pedofilia, Chiesa Usa nella bufera, scandalo Pennsylvania

    Pedofilia, Chiesa Usa nella bufera, scandalo Pennsylvania

    Di Alessandro Fioroni – Pedofilia nella Chiesa americana

    All’inizio fu il caso Spotlight. Quando nel 2001 una squadra di giornalisti investigativi del giornale statunitense Boston Globe iniziò un’inchiesta sugli abusi sessuali ai danni di minori perpetrati da oltre 70 sacerdoti dell’arcidiocesi di Boston. Dei casi di pedofilia all’interno della chiesa si parlava a malapena e con grande difficoltà. Coperture ed omertà delle alte sfere ecclesiastiche insabbiavano qualsiasi tentativo di far trapelare la verità nonostante le denunce delle vittime.
    Nella vicenda fu coinvolto lo stesso arcivescovo Bernard Francis Law, accusato di aver coperto molte violenze in diverse parrocchie L’indagine valse il Premio Pulitzer di pubblico servizio al quotidiano nel 2003 e aprì a numerose indagini su alcune tragiche vicende all’interno della Chiesa cattolica.

    Il caso Spotlight

    Dal lavoro dei giornalisti del Boston Globe venne tratto anche un film che nel 2016 vinse il premio Oscar. Ma è proprio alla fine della pellicola che si scopre quanto la pedofilia sia ramificata e praticata dai preti cattolici.
    Nei titoli di coda una lunga lista di luoghi, sia negli Stati Uniti che nel resto del mondo, nei quali la Chiesa cattolica è stata coinvolta.
    Inoltre in seguito all’emersione dello scandalo il cardinale Bernard Francis Law è stato rimosso dal suo incarico a Boston ma promosso alla Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma dove è morto nel 2017.

    Scandalo in Pennsylvania

    Ora dopo Boston un altro caso, che si snoda per oltre 70 anni, colpisce lo stato della Pennsylvania. E’ stata la Corte Suprema dello Stato, il 14 agosto, a pubblicare un’inquietante informativa nella quale si parla di circa 300 preti cattolici responsabili per l’abuso sessuale di oltre 1000 bambini in sei diocesi dello stato americano. Lo stesso arcivescovo Donald Wuerl ha inviato ai preti della Pennsylvania una lettera nella quale si avvertiva del contenuto “profondamente inquietante” del rapporto.
    I magistrati in oltre 1300 pagine parlano esplicitamente di minori manipolati attraverso alcool e droghe. Vengono descritti particolari precisi e crudeli sulle violenze sessuali, sulle loro modalità. Le vittime sono principalmente maschi anche se non mancano bambine coinvolte. Ma gli abusi si estendono anche ad adolescenti e preadolescenti.

    Insabbiamento sistematico

    Finora la Chiesa cattolica non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali circa le accuse all’indomani della pubblicazione del rapporto.
    Da quest’ultimo emerge soprattutto quello che il Procuratore di Stato Josh Shapiro ha descritto come “un insabbiamento sistematico da parte di alti funzionari della Chiesa in Pennsylvania e in Vaticano”.
    Dal testo si può ancora leggere: “i preti stavano violentando i bambini e gli uomini di Dio che erano responsabili di loro non solo non hanno fatto nulla, hanno nascosto tutto, per decenni”.

    Legge di limitazione

    La conseguenza peggiore, al di là della pubblicità che ha ora il caso, è che l’insabbiamento, così resistente in tutti questi anni, ha reso i casi quasi tutti troppo vecchi per essere giudicati, poiché la maggior parte di essi è anteriore all’anno 2000. Inoltre, in Pennsylvania è in vigore la cosiddetta”legge di limitazione” che impedisce alle vittime di abusi sessuali durante l’infanzia di presentare cause civili contro la Chiesa dopo aver compiuto 30 anni. Ma la corte ha potuto rinviare e giudizio solo due sacerdoti accusati di abusi sui minori avvenuti nell’ultimo decennio.
    Per questo Shapiro non ha escluso che il numero vero delle vittime possa superare la cifra attuale. Infatti è possibile che le accuse di alcuni minori siano andate perse o che molti abbiano scelto di rimanere in silenzio. Il Procuratore ha anche puntato l’indice contro alcuni esponenti della Chiesa che si sono limitati a minimizzare gli accadimenti qualificandoli come “giochi bruschi”, “scontri e comportamenti inappropriati”. “Non era nessuna di quelle cose – ha ribadito nel rapporto Shapiro -, erano abusi sessuali su minori, incluso lo stupro”.

    Un lavoro durato due anni

    Il rapporto ha richiesto un lavoro di due anni, è stato esaminato mezzo milione di pagine di documenti delle diverse diocesi. Sono stati ascoltati decine di testimoni e vittime. Alcune di queste hanno raccontato di essere stati picchiati dai loro stessi familiari che non credevano ai racconti. Una delle vittime ha tentato il suicidio mentre era ancora in corso l’indagine.
    Le autorità giudiziarie definiscono questa inchiesta la più ampia mai condotta finora da un’agenzia governativa negli Stati Uniti sugli abusi sessuali su minori nella Chiesa cattolica. Una dimensione molto più grande proprio del caso Spotlight o di quella che ha  portato alle dimissioni il mese scorso dell’arcivescovo di Washinghton, Theodore McCarrick, accusato di abusi durati decenni.

    PAPA FRANCESCO

    Pedofilia, Chiesa Usa nella bufera, scandalo Pennsylvania

  • Scandali e diserzioni: “Annullare il meeting di Dublino”

    Scandali e diserzioni: “Annullare il meeting di Dublino”

    Si levano da più parti voci per chiedere al Papa di cancellare il Meeting delle Famiglie previsto a Dublino che vedrà ospite il gesuita “omoeretico” James Martin. Imbarazzano le presenze di cardinali pesantemente coinvolti nei recenti casi di abusi. A questi si aggiunge il cardinal O’Malley, presidente della Commissione creata in Vaticano, che all’ultimo minuto ha annunciato che non ci sarà: nella sua diocesi di Boston è scoppiato un nuovo scandalo. 

    Mentre si levano da più parti voci che chiedono al Pontefice di cancellare il Meeting delle Famiglie previsto a Dublino, e mentre la petizione per chiedere che non vi parli il discusso padre gesuita James Martin, sponsor LGBT, ha superato le diecimila firme, il cardinale Sean O’Malley, presidente della Commissione creata in Vaticano contro gli abusi ha annunciato che non sarà presente all’evento, in cui doveva parlare e moderare una commissione e un dibattito.

    Invece a Dublino, per un appuntamento in cui fanno discutere anche le casule, ci saranno altri cardinali e personaggi che definire problematici ormai è dir poco. Un appuntamento che sin dall’inizio è stato viziato dalla spinta di alcuni settori di Chiesa di sdoganare tutti i “tipi” di famiglia; e la presenza fra gli speaker di James Martin ne è l’esempio più evidente. Ma anche un appuntamento che non può non risentire di una catena di scandali che hanno proprio l’omosessualità nella Chiesa il loro detonatore. Dalle dimissioni del vescovo ausiliare di Tegucicalpa, Honduras, Pineda, braccio destro del super-consigliere del Pontefice, Maradiaga, e grande amico del nuovo Sostituto alla Segreteria di Stato, il venezuelano Edgar Peña Parra; allo scandalo di Theodore McCarrick, grande consigliere per gli USA del Pontefice; e adesso al rapporto del Grand Jury della Pennsylvania, che ha gettato più di un’ombra sulla gestione dei preti abusatori da parte del card. Donald Wuerl. McCarrick non è solo un cardinale; è l’uomo che ha favorito carriere insperabili come quella del cardinale di Chicago, Blaise Cupich, e quella di Kevin Farrell, suo vicario (e coabitante per sei anni!) posto da Francesco a capo del dicastero dei Laici, Famiglia e Vita; un uomo per cui, proprio a seguito dello scandalo McCarrick, più di una voce negli USA ha chiesto le dimissioni. Farrell sarà a Dublino, Wuerl (anche se scaduto, come età, da quasi tre anni!) sarà a Dublino, come padre Martin sj.

    Il cardinale O’Malley avrebbe dovuto moderare una commissione e un dibattito sul tema: “Salvaguardare i bambini e gli adulti vulnerabili”. In una dichiarazione dell’arcidiocesi si spiega che “problemi importanti relativi alla cura pastorale del Seminario di San Giovanni nell’arcidiocesi di Boston, e ai seminaristi iscritti al programma di formazione richiedono la personale attenzione e la presenza del cardinale”. I problemi importanti, anche in questo caso, sono legati all’omosessualità nel clero. Due seminaristi del San Giovanni sono stati accusati di creare un clima di abusi e intimidazioni, con la possibile connivenza del rettore, che o’Malley ha posto in riposo sabbatico da subito, per poter svolgere un’inchiesta senza condizionamenti e interferenze. Ma lo stesso O’Malley può non avere la coscienza del tutto a posto. Tre mesi prima che lo scandalo McCarrick esplodesse in tutta la sua forza la commissione presieduta da O’Malley aveva ricevuto reclami attendibili contro lo “zio Teddy”, e nulla fu fatto. O’Malley partecipò a una cerimonia di omaggio al cardinale in un’atmosfera cordiale.

    Certamente può sembrare utopico che il Vaticano decida di annullare l’incontro mondiale delle Famiglie, e sostituirlo, come qualcuno negli Stati Uniti ha proposto, con due giorni di preghiera e penitenza pubbliche. Anche se sarebbe qualche cosa di molto bello, e più vicino alla realtà della situazione che l’usuale passerella di conferenze. Ma è altrettanto sicuro che alla luce degli scandali che a ripetizione hanno martellato la Chiesa e uomini vicini al Pontefice in questi mesi lo svolgimento “normale” avrà qualche cosa di surreale, e di fittizio. Anche per questo “Ending Clergy Abuse”, un’organizzazione globale che riunisce sopravvissuti, attivisti e esperti ha scritto una lettera aperta all’arcivescovo Diarmuid Martin di Dublino. In essa si chiede che il Pontefice regnante sostituisca dal loro ruolo eminente nella Giornata Mondiale tre cardinali:  Óscar Maradiaga of Honduras, Kevin Farrell e Donald Wuerl, dei quali abbiamo già detto. Devono essere investigati, non onorati, afferma “Ending Clergy Abuse”. E aggiunge: “Se il Papa rimane silenzioso su Wuerl, lo tiene in un posto di onore e rispetto durante il periodo in Irlanda, continua a essere quello che ha detto in relazione al Cile ‘parte del problema’. Ancora una volta starà appoggiando e incoraggiando quella che ha definito ‘una cultura dell’abuso e della copertura nella Chiesa cattolica’.

    La lettera di “Ending Clergy Abuse” ricorda che Wuerl è citato nel rapporto del Grand Jury in Pennsylvania per aver parlato di “circolo del segreto” per descrivere la copertura ecclesiastica degli abusi. “L’omissione del Papa su Wuerl provoca molte questioni. Anche Francesco fa parte del circolo del segreto?”.

    http://lanuovabq.it/it/scandali-e-diserzioni-annullare-il-meeting-di-dublino#.W3hAGeqz08s.facebook

  • Usa, il cardinale Wuerl: creare una commissione d’indagine sulle accuse di abusi ai vescovi

    Usa, il cardinale Wuerl: creare una commissione d’indagine sulle accuse di abusi ai vescovi

    In risposta al caso McCarrick, l’arcivescovo di Washington propone l’idea di un organismo interno alla Conferenza episcopale: «Un meccanismo più efficace per garantire maggiore responsabilità tra noi» 

    JOSHUA J. MCELWEE
    CITTÀ DEL VATICANO

    Creare un panel di alto livello all’interno della Conferenza episcopale degli Stati Uniti per ricevere e valutare eventuali accuse o voci di cattiva condotta sessuale da parte dei suoi membri vescovi. È la proposta del cardinale arcivescovo di Washington, Donald Wuerl, che in una intervista con il National Catholic Reporter illustra come la Chiesa americana debba affrontare in maniera più ampia la questione abusi dopo il caso del suo predecessore, l’ormai ex cardinale Theodore McCarrick. Wuerl ha suggerito anche che il Vaticano possa incaricare uno dei suoi uffici ad agire sui risultati proposti da tale commissione.

    Sebbene l’arcivescovo dica di non essere mai venuto personalmente a conoscenza di rumours sugli abusi di giovani uomini da parte di McCarrick durante il periodo in cui era prete e vescovo, riconosce tuttavia che c’erano tanti altri ad aver affermato in precedenza l’esistenza di tali accuse. «Se tali voci circolassero e se le persone le sentissero, ci sarebbe bisogno di un organismo che le valutasse e ne tenesse conto» afferma il porporato al telefono, a circa una settimana dalla rinuncia di McCarrick dal Collegio cardinalizio.

    «Credo che sia davvero importante che noi, come vescovi, ci domandassimo: se si accumulano queste accuse, non dovremmo forse dire qualcosa? Non dovremmo avere una sorta di commissione, fatta di vescovi, in cui interessarci – tutti noi, o un gruppo deputato – e chiedere approfondimenti circa queste accuse?». «Mi sembra che questa sia una possibilità, che potrebbe essere una strada per i vescovi per essere in grado, attraverso la nostra Conferenza episcopale, di affrontare la questione delle accuse insistenti», dice il cardinale di Washington.

    Wuerl spiega che l’eventuale team di presuli potrebbe trasmettere qualsiasi informazione ottenuta su un vescovo accusato all’ambasciatore della Santa Sede presso gli Stati Uniti, che a sua volta potrebbe inoltrare i risultati agli uffici vaticani competenti. «Non siamo noi a giudicare», sottolinea l’arcivescovo, «ma dire: questo deve essere trasmesso a Roma, in modo che ci possa essere un procedimento all’interno della Congregazione per la Dottrina della Fede o della Congregazione per i Vescovi per valutare qualsiasi preoccupazione che una Conferenza episcopale abbia su uno dei suoi membri».

    La proposta del panel, spiega Wuerl, nasce come risposta ad una dichiarazione dello scorso 1° agosto del cardinale arcivescovo di Galveston-Houston, Daniel DiNardo, presidente dei presuli Usa, che annunciava che il prossimo incontro annuale di novembre sarà dedicato in parte a discernere «la giusta linea di condotta» della Conferenza episcopale dopo le rivelazioni degli abusi di McCarrick.

    «Non credo che dovremmo arrivare a novembre e dire: “Bene, parliamo di questi argomenti, cosa pensiamo di fare?”. Penso invece che dovremmo partire da ora per rispondere all’invito del cardinale ad offrire delle idee. Dobbiamo fare le cose in previsione di novembre, in modo da arrivare all’incontro con gran parte del lavoro già fatto e diversi test sulle idee già in atto», insiste il cardinale.

    Le rivelazioni sulla cattiva condotta di McCarrick hanno messo in luce il fallimento delle politiche adottate dalla Conferenza episcopale degli Stati Uniti dopo lo scandalo degli abusi del clero di Boston nel 2002. La Carta per la protezione dei bambini e degli adolescenti dagli abusi da parte di sacerdoti, diaconi e altri membri del clero, non specifica in che modo i presunti colpevoli possano essere penalizzati.

    In una riflessione pastorale del 3 agosto, lo stesso Wuerl osservava che una “Dichiarazione di impegno episcopale” rilasciata insieme alla Carta ha invitato i vescovi a riferire le accuse di abuso fatte contro di loro o altri prelati al nunzio apostolico. Ma ha anche suggerito che potrebbe essere necessario «un meccanismo più efficace per garantire una maggiore responsabilità tra noi».

    «Siamo in un momento in cui lo shock è grande, dal momento che è un vescovo ad essere coinvolto. Questo ci spinge ora a fare a livello dell’episcopato ciò che abbiamo fatto con successo a livello del sacerdozio», afferma Wuerl a NCR. «La Carta funziona» assicura, lo dimostra il fatto che «le istanze di pedofilia sono diminuite drasticamente». Ancora più importante è il fatto che «l’intera protezione dei bambini all’interno delle nostre istituzioni cattoliche ha mostrato un impegno grandioso da parte nostra. Dobbiamo essere in grado di fare la stessa cosa ora per i vescovi».

    http://www.lastampa.it/2018/08/07/vaticaninsider/usa-ilcardinale-wuerl-propone-una-commissione-nazionale-dindagine-sulle-accuse-di-abusi-ai-vescovi-AggSHSHNsFga2AVeW4iUqO/pagina.html

  • Usa, abusi su minori: università annullano lauree ad ex cardinale

    Usa, abusi su minori: università annullano lauree ad ex cardinale

    Due università hanno annullato le lauree ad honorem assegnate all’ex cardinale di Washington Theodore McCarrick, accusato di abusi su minori. Adesso si chiede di fare luce sul cardinale Kevin J. Farrell

    Negli Stati Uniti due università cattoliche hanno annullato le lauree ad honorem assegnate all’ottantottenne arcivescovo emerito di Washington Theodore McCarrick, accusato di abusi su minori, che per tale motivo è stato indotto da papa Francesco a rinunciare alla dignità cardinalizia, cessando di far parte del Collegio Cardinalizio ed avendo l’obbligo del domicilio coatto fino alla conclusione del suo processo canonico.

    Sia la Catholic University of America che la Fordham University, dopo avere espresso la loro solidarietà e il loro dolore ai sopravvissuti di tali abusi, hanno annunciato il ritiro delle laurea honoris causa che diversi anni fa avevano concesso all’allora cardinale. È la prima volta nella storia di queste università cattoliche che un alto prelato riceva una revoca di tale livello.

    Con un messaggio pubblicato sul sito web dell’università, don Joseph McShane presidente della Fordham University, ha scritto che l’azione di revoca della laurea honoris causa e di altri onori che l’Università gli ha conferito, è stata intrapresa per “riconoscere il danno straordinario e duraturo fatto ai bambini che sono stati abusati sessualmente dai membri del clero. Anche se non possiamo mai riparare completamente i peccati del passato, dobbiamo rispettare l’esperienza degli abusati sopravvissuti e accordare loro tutto l’amore e la compassione di cui siamo capaci”.

    Nella sua dichiarazione la Catholic University, dopo avere “riconosciuto la tragedia dell’abuso sessuale per mano del clero e il dolore profondo e duraturo e la sofferenza dei sopravvissuti”, ha informato che il Comitato Esecutivo del Board of Trustees della Catholic University of America, “ha votato all’unanimità il ritiro della laurea honoris causa a McCarrick”, che era stata concessa nel 2006, ed ha incoraggiato i superstiti degli abusi a contattare l’Arcidiocesi di Washington e il suo Ufficio per la protezione dell’infanzia e della gioventù, che offrono risorse e supporto confidenziale a chiunque abbia subito abusi e che chieda aiuto.

    Da quando le accuse contro l’arcivescovo McCarrick sono diventate un caso internazionale, il McCarrick Family Center, precedentemente gestito dalla Catholic Charities dell’arcidiocesi di Washington, è stato ribattezzato Catholic Charities Center.

    Adesso si chiede alle autorità del Vaticano di fare luce sull’intera vicenda che ha riguardato McCarrick. Il noto vaticanista, e critico su certe scelte di Papa Francesco, Sandro Magister ha invitato ad investigare anche sugli ecclesiastici “a lui più legati, anch’essi beneficiari di carriere al limite del miracoloso. Uno di questi, in particolare, fa sorgere seri interrogativi. È Kevin J. Farrell, 71 anni, nel 2016 fatto cardinale da papa Francesco e prefetto del nuovo dicastero per i laici, la famiglia e la vita”.

    Magister rileva anche che nel C9, il consiglio dei 9 cardinali chiamati dal Papa a coadiuvarlo, ci sono già tre porporati “azzoppati” da “motivi di abusi sessuali”.

    Si tratta del cardinale australiano George Pell, sotto processo in Australia, del cileno Francisco Javier Errázuriz Ossa, “accusato d’aver difeso fino all’estremo, contro ogni evidenza, il sacerdote abusatore seriale Antonio Karadima e il vescovo suo discepolo Juan de la Cruz Barros Madrid, sulla cui innocenza anche papa Francesco in persona ha speso tutta la sua autorità fino all’inizio di quest’anno, salvo poi riconoscerne la colpevolezza e rimuoverlo” e dell’honduregno Óscar Andrés Rodríguez Maradiaga, il cui vescovo ausiliare Juan José Pineda è stato costretto alle dimissioni dalla Santa Sede lo scorso 20 luglio, a causa “di abusi sessuali continuati accertati da una visita apostolica”.

    http://www.ilgiornale.it/news/mondo/usa-abusi-su-minori-universit-annullano-lauree-ad-ex-1561709.html

  • I vescovi Usa: “Rabbia per gli abusi, vergogna per le mancanze della Chiesa”

    I vescovi Usa: “Rabbia per gli abusi, vergogna per le mancanze della Chiesa”

    Nota della Conferenza episcopale statunitense dopo il caso McCarrick: «Le vittime si facciano avanti. In un modo o nell’altro siamo determinati a trovare la verità»

    SALVATORE CERNUZIO
    CITTÀ DEL VATICANO

    «Le accuse contro l’arcivescovo Theodore McCarrick rivelano una grave mancanza morale all’interno della Chiesa e provocano da parte di noi vescovi rabbia, tristezza e vergogna. Ciò costringe noi vescovi a chiedere cosa si potrebbe fare di più per proteggere il popolo di Dio». Mea culpa dell’episcopato statunitense a pochi giorni dalle clamorose dimissioni di sabato scorso dell’88enne arcivescovo emerito di Washington al quale Papa Francesco ha tolto la porpora dopo le accuse di aver abusato in passato di minori.

    Una vicenda turbolenta, esplosa a giugno con la rimozione di McCarrick da ogni ministero pubblico , e che in queste settimane ha suscitato un vespaio di polemiche da parte dei media Usa che accusano la Chiesa di aver insabbiato i crimini del porporato, figura influente nel panorama ecclesiastico e sociale americano – crimini di cui peraltro si parlava già da decenni nelle diocesi di Metuchen e Newark dove era stato pastore – e di mancare totalmente di una strategia nella lotta agli abusi.

    I vescovi incassano le critiche e loro stessi ammettono «manchevolezze della Chiesa a tutela del popolo di Dio» nella nota diffusa nelle scorse ore e firmata dal presidente della Conferenza episcopale, il cardinale Daniel N. DiNardo. Nel testo i presuli rivolgono a loro stessi i quesiti che molti – dalle autorità civili ai semplici fedeli – si pongono in queste ore: «Gli insuccessi da parte della Chiesa sollevano domande serie. Perché queste accuse di peccato contro la castità e la dignità umana non sono state rivelate quando sono state portate a conoscenza per la prima volta ai funzionari della Chiesa? Perché questa situazione non è stata affrontata decenni prima e con giustizia?». Da qui un’altra domanda, quasi un esame di coscienza per le gerarchie ecclesiali: «Che cosa devono fare i nostri seminari per proteggere la libertà di discernere una vocazione sacerdotale senza essere oggetto di abuso di potere?».

    Sul caso specifico di McCarrick, DiNardo sottolinea che l’arcivescovo «dovrà giustamente affrontare il giudizio di un processo canonico riguardante le accuse contro di lui, ma ci sono anche dei passi che dovremmo compiere come Chiesa qui negli Stati Uniti». A riguardo, il presidente dei vescovi annuncia di aver convocato il Comitato esecutivo della Conferenza episcopale Usa, per un primo incontro che si estenderà con la riunione del Comitato amministrativo a settembre e con l’Assemblea generale a novembre. Tutti appuntamenti «orientati a discernere la giusta linea d’azione per l’episcopato».

    In tal senso DiNardo indica quattro «punti importanti»: anzitutto richiama i vescovi a «prepararsi a rispondere con compassione e giustizia a chiunque sia stato vittima di abusi sessuali o molestato da qualcuno nella Chiesa. Dovremo fare tutto il possibile per accompagnarli». Poi, assicura che «la Conferenza episcopale per quello che concerne la sua autorità seguirà le numerose questioni che riguardano il comportamento dell’arcivescovo McCarrick». E «dove tale autorità troverà i suoi limiti, l’episcopato sosterrà coloro che hanno l’autorità».

    Infine il presidente dell’episcopato si rivolge direttamente alle vittime di molestie o violenze da parte di qualche membro del clero: «Fatevi avanti», esorta. «In un modo o nell’altro – conclude il cardinale – siamo determinati a trovare la verità. Infine, noi vescovi siamo convinti che una conversione spirituale sia necessaria mentre cerchiamo di ristabilire la giusta relazione tra noi e il Signore. La strada da percorrere deve coinvolgere la presa di coscienza dai peccati del passato».

    http://www.lastampa.it/2018/08/02/vaticaninsider/i-vescovi-usa-rabbia-e-tristezza-per-gli-abusi-vergogna-per-le-mancanze-della-chiesa-T5r0BTrxIEgds1YQkQdh9K/pagina.html

  • Pedofilia e Chiesa: il processo Pell, la prima privazione della porpora per abusi sessuali e le nuove leggi australiane (parte 7)

    Pedofilia e Chiesa: il processo Pell, la prima privazione della porpora per abusi sessuali e le nuove leggi australiane (parte 7)

    Si staglia il primo segnale forte e chiaro in mezzo alla nebbia confusa della politica a tolleranza zero – tanto pubblicizzata durante gli ultimi due pontificati in ordine temporale – contro la pedofilia.

    Se, dunque, il caso che vedremo a breve può considerarsi in linea con la dichiarata intransigenza di Bergoglio a punire chi ha abusato di minori e chi ne ha insabbiato le azioni, la vicenda del cardinale George Pell rimane avvolta da uno spesso alone di nebbia. Infatti, il prefetto della

    Segreteria per l’Economia, nonché membro del C9, considerato l’uomo di punta del pontificato di papa Francesco, è attualmente sotto processo presso la magistratura australiana, accusato di abusi sessuali ai danni di minori avvenuti tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta a Ballarat, suo paese natale, e tra la fine degli anni Novanta e gli inizi del 2000 nella diocesi di Melbourne, quando Pell ne era alla guida. Il giudice di Melbourne, Belinda Wallington, dopo aver raccolto una notevole quantità di testimonianze incrociate, ha stabilito che ci sono prove sufficienti per il rinvio a giudizio del cardinale: la sentenza definitiva è prevista entro la fine del 2018. Nel frattempo Pell continua a proclamarsi innocente e prosegue nella gestione dei suoi incarichi a stretto contatto con il pontefice.

    La prima privazione della porpora per abusi sessuali

    La scorsa settimana Bergoglio ha concluso le pratiche di privazione del cardinalato riguardanti l’arcivescovo emerito di Washington, Theodore McCarrick (88 anni), accusato di pedofilia, per la precisione di aver abusato di un adolescente 45 anni fa, quando era ancora un semplice sacerdote dell’arcidiocesi di New York.

    Un’azione decisa che non si verificava dal 1927, quando papa Achille Ratti privò della porpora Louis Billot per tutt’altri motivi: questi aveva infatti aderito a un articolo dell’Action françaiseche aveva criticato duramente la Chiesa cattolica.

    Già nel 2015 Francesco aveva privato il “cardinale molestatore” Keith Michael Patrick O’Brien, arcivescovo emerito di Saint Andrews and Edinburgh, dei diritti e delle prerogative del cardinalato. Ma O’Brien, scomparso recentemente, era rimasto comunque cardinale, seppure solo formalmente.

    Nel 1977, McCarrick divenne, per volontà di Paolo VI, vescovo ausiliare e poi nel 1981, fu nominato da Giovanni Paolo II primo vescovo della diocesi di Metuchen (New Jersey) e successivamente promosso ad arcivescovo di Newark. Nel 2000 sempre Wojtyla lo nominò arcivescovo di Washington.

    La comunicazione di allontanamento e dimissioni dell’arcivescovo è arrivata la scorsa settimana dalla Sala Stampa della Santa Sede: «nella serata di ieri è pervenuta al Santo Padre la lettera con la quale il cardinale Theodore McCarrick, arcivescovo emerito di Washington, ha presentato la rinuncia da membro del Collegio Cardinalizio. Papa Francesco ne ha accettato le dimissioni da cardinale e ha disposto la sua sospensione dall’esercizio di qualsiasi ministero pubblico, insieme all’obbligo di rimanere in una casa che gli verrà indicata, per una vita di preghiera e di penitenza, fino a quando le accuse che gli vengono rivolte siano chiarite dal regolare processo canonico».

    Il mese scorso l’arcivescovo era già stato rimosso dal ministero pubblico e così commentava l’avvenimento: «Alcuni mesi fa, mi è stato riferito dall’arcivescovo di New York, il cardinale Timothy Dolan, che sia stata avanzata contro di me un’accusa di abuso sessuale su un adolescente quasi cinquant’anni fa. A quel tempo ero un prete dell’arcidiocesi di New York. Seppur sia sconvolto dal rapporto, e pur dichiarando la mia innocenza, ho ritenuto essenziale che le accuse fossero segnalate alla polizia, accuratamente investigate da un’agenzia indipendente, e consegnate al comitato di revisione dell’arcidiocesi di New York. Ho collaborato pienamente al processo. La mia tristezza è divenuta profonda quando sono stato informato che le accuse erano state ritenute credibili e motivate. In obbedienza accetto la decisione della Santa Sede, a non esercitare più alcun ministero pubblico. Mi rendo conto che questo doloroso sviluppo sconvolgerà i miei molti amici, familiari e persone che sono stato onorato di servire nei miei sessant’anni come sacerdote prete. Mentre non ho assolutamente alcun ricordo di questo abuso segnalato, e credo nella mia innocenza, sono dispiaciuto per il dolore che la persona che ha avanzato le accuse ha attraversato, così come per lo scandalo che tali accuse causano al nostro popolo».

    Intorno alla figura di McCarrick ruotano storie diverse, venute a galla in seguito allo scandalo dell’abuso sessuale ai danni di un minore. Come riporta il cardinale di Newark, Joseph William Tobin, «in passato ci sono state accuse secondo le quali egli che era coinvolto in relazioni sessuali con adulti. Questa arcidiocesi e la diocesi di Metuchen, hanno ricevuto tre accuse di cattiva condotta sessuale con adulti decenni fa; due di queste accuse hanno portato a dei risarcimenti».

    Il cardinale di New York, Timothy MichaelDolan, ha affermato che l’accusa contro McCarrick è “la prima segnalazione di una violazione della Carta per la protezione dei bambini e dei giovani mai fatta contro di lui di cui l’arcidiocesi sia a conoscenza”.

    Bergoglio ha inoltre deciso di riaprire, presso la Congregazione per la dottrina della fede, anche il caso del prete dell’arcidiocesi di Napoli, don Silverio Mura, accusato da anni di pedofilia senza che il suo arcivescovo, il cardinale Crescenzio Sepe, assumesse provvedimenti adeguati. La Congregazione ha deciso di far processare penalmente il sacerdote napoletano presso il Tribunale ecclesiastico metropolitano di Milano.

    Australia, un nuovo reato da ottobre

    Questione spinosa in cui si scontrano, senza incontrarsi, i precetti della religione cattolica e l’etica sociale: da ottobre i sacerdoti che ricevono una confessione circa un abuso sessuale ai danni di minori dovranno denunciare il fatto alle autorità.

    Già ad agosto 2017 i vescovi australiani, pur ribadendo la linea della tolleranza zero e la disponibilità a collaborare con le autorità, rinnegavano fermamente l’eventualità di rompere il segreto della confessione, in nome dell’inviolabilità del sigillo sacramentale.

    La Royal Commision, incaricata dal governo australiano per indagare il comportamento delle istituzioni ecclesiastiche rispetto agli abusi sessuali sui minori, aveva prescritto 122 raccomandazioni e tra queste la volontà di rendere reato la mancata denuncia di molestie o violenze su minori apprese da un sacerdote in confessione.

    «La Confessione nella Chiesa cattolica – affermava, in un comunicato, l’arcivescovo di Melbourne, Denis J. Hart, presidente della Conferenza episcopale australiana – è un incontro spirituale con Dio attraverso il sacerdote. È una parte fondamentale della libertà religiosa ed è riconosciuta dalla legge in Australia e in molti altri Paesi. Deve rimanere così anche qui nel nostro Paese. Al di fuori di essa, ogni offesa contro i bambini deve essere denunciata alle autorità. Siamo assolutamente impegnati a farlo».

    Anche il gesuita Frank Brennan, docente di diritto all’Università cattolica australiana e di diritti umani e giustizia sociale all’Università di Notre-Dame, oltre a spiegare cosa comporta per un sacerdote il segreto confessionale, ha anche fatto notare come «sia ancora meno probabile che un abusatore possa presentarsi in confessionale sapendo che il sigillo sacramentale non sarà rispettato».

    Dopo un anno, in Australia, sono ancora 600 i preti contrari a questa ipotesi di legge. La norma viene vista come “un’intrusione dello stato nel dominio del sacro”, una legge che minaccia la libertà di religione. “Ogni sacerdote degno del suo nome farebbe tutto il necessario per proteggere i bambini, un simile obbligo non sarebbe comunque di alcun aiuto per loro” ha detto il presidente dell’Australian Confraternity of Catholic Clergy, padre Scot Armstrong.

    In ogni caso, a ottobre il South Australia sarà il primo stato ad abolire l’esenzione finora accordata al segreto del confessionale dall’obbligo di denuncia. L’obbligo per i sacerdoti di denunciare chi si reca in confessionale entrerà in vigore il 31 marzo 2019. I sacerdoti saranno passibili di multe di 10mila dollari (6.500 euro) se non riferiranno informazioni su casi di abusi apprese in confessione. Leggi simili sono state annunciate anche in Western Australia, in Tasmania e nel Territorio della capitale federale Canberra.

    La validità della legge è dimostrata anche dal recente caso di cronaca che vede protagonista l’arcivescovo di Adelaide, Philip Wilson. Lavorava con un prete finito in carcere per abusi su minori negli anni ‘70 e i giudici hanno stabilito che il presule era a conoscenza dei fatti e all’epoca non ha informato le autorità civili: per questo motivo è stato condannato a 12 mesi di reclusione, mentre il prete che abusò è morto nel 2006 in carcere dopo circa un anno di detenzione all’età di 65 anni.

    Pedofilia e Chiesa: il processo Pell, la prima privazione della porpora per abusi sessuali e le nuove leggi australiane (parte 7)

  • Abusi, il Papa accetta le dimissioni di McCarrick: non è più cardinale

    Abusi, il Papa accetta le dimissioni di McCarrick: non è più cardinale

    Pervenuta ieri sera al Pontefice la lettera rinuncia dell’arcivescovo emerito di Washington. Sospeso da ogni ministero pubblico, condurrà una vita di preghiera e penitenza fino a quando le accuse rivoltegli non saranno chiarite nel processo canonico

    SALVATORE CERNUZIO

    CITTÀ DEL VATICANO

    Theodore McCarrick non è più cardinale. Dopo le accuse di abusi su minorenni, l’88enne arcivescovo emerito di Washington, tra le più influenti figure della Chiesa negli Stati Uniti, ha presentato al Papa la rinuncia da membro del Collegio Cardinalizio. Francesco ha accettato le dimissioni. È la Sala Stampa vaticana a riferirlo con un comunicato – anticipato in mattinata da una breve nota della Conferenza episcopale americana (Usccb) – in cui si spiega che la lettera di rinuncia di McCarrick è pervenuta al Papa nella serata di ieri, 27 luglio.

    «Papa Francesco – si legge nel comunicato – ne ha accettato le dimissioni da cardinale ed ha disposto la sua sospensione dall’esercizio di qualsiasi ministero pubblico, insieme all’obbligo di rimanere in una casa che gli verrà indicata, per una vita di preghiera e di penitenza, fino a quando le accuse che gli vengono rivolte siano chiarite dal regolare processo canonico».

    Lo scorso 20 giugno il porporato, era stato rimosso dal ministero pubblico dopo l’accusa di aver violentato un adolescente 45 anni fa mentre era sacerdote a New York , dove nel 1977 divenne vescovo ausiliare. Arcivescovo di Metuchen e di Newark, entrambe nel New Jersey, fino al 2000, anno in cui fu scelto alla guida della diocesi della capitale federale americana da Giovanni Paolo II che l’anno dopo lo creò cardinale, McCarrick era stato in passato già al centro di polemiche, quasi sempre rimaste sopite, per essere coinvolto in relazioni sessuali con adulti. 

    Alcune fonti consultate da Vatican Insider rivelano che in tanti, soprattutto nelle due diocesi del New Jersey, già dagli anni Novanta erano a conoscenza di alcuni comportamenti sconvenienti del cardinale nei confronti di seminaristi più giovani, ai quali chiedeva di accompagnarlo nelle sue trasferte negli Usa o in Europa o in gruppo dentro ad appartamenti. McCarrick – ci riferiscono – in alcune occasioni avrebbe avanzato richieste esplicite di prestazioni sessuali a giovani maggiorenni, approfittando del suo ruolo di potere. Le vittime, oltre ai seminaristi, sarebbero anche componenti di famiglie che il prelato frequentava abitualmente tanto da chiamarlo “zio Ted”. In particolare, i media statunitensi riferivano il mese scorso di un report che conteneva la testimonianza di un uomo abusato dal cardinale quando aveva 11 anni, le violenze sarebbero proseguite per i successivi vent’anni.

    Lo stesso cardinale Joseph Tobin, attuale arcivescovo di Newark, nella nota di giugno pubblicata sul sito della diocesi in cui annunciava la sospensione di McCarrick, affermava che: «In passato, ci sono state accuse secondo le quali egli che era coinvolto in relazioni sessuali con adulti. Questa arcidiocesi e la diocesi di Metuchen hanno ricevuto tre accuse di cattiva condotta sessuale con adulti decenni fa; due di queste accuse hanno portato a dei risarcimenti».

    Nella stessa occasione, l’arcivescovo di New York, il cardinale Timothy Dolan, affermava che l’accusa di abusi di giugno nei confronti del cardinale era stata «la prima segnalazione di una violazione della Carta per la protezione dei bambini e dei giovani mai fatta contro di lui di cui l’arcidiocesi sia a conoscenza». I risultati dell’indagine erano stati forniti all’Arcidiocesan Review Board, un gruppo di professionisti tra giuristi, esperti di forze dell’ordine, genitori, psicologi, un prete e una religiosa: tutto il comitato aveva ritenuto «le affermazioni credibili e fondate».

    Non sono pochi i vescovi americani che, interpellati in queste settimane, hanno affermato di non esser mai venuti a conoscenza né di aver mai sospettato della cattiva condotta dell’arcivescovo. Anche il cardinale Kevin Farrell, vescovo ausiliare di McCarrick a Washington nei primi anni 2000, ora prefetto del Dicastero per laici, famiglia e vita, in una intervista al Catholic News Service ha affermato di non aver avuto «nessun indizio» a riguardo, «nessuno, in nessun modo».

    Da parte sua McCarrick ha sempre dichiarato la propria innocenza, dicendo di non avere memoria dell’abuso di cui era stato accusato in quanto sarebbe avvenuto quasi mezzo secolo fa, ma di essere pronto a collaborare con le indagini e di accettare «con obbedienza» la decisione della Santa Sede a non esercitare più alcun ministero pubblico. Dopo un mese di infuocate polemiche, specie sui media statunitensi, il porporato ha deciso lui stesso di rinunciare al posto all’interno del Collegio cardinalizio, dove rientrava nel gruppo di cardinali non elettori in caso di eventuale Conclave.

    È di pochi giorni fa la nota firmata dal cardinale di Boston Sean O’Malley su McCarrick , nella quale il presidente della Pontificia Commissione per la Tutela dei minori, stretto collaboratore del Papa come membro del C9, affermavano che considerando il caso dell’arcivescovo emerito di Washington «le scuse non bastano», ma che esso offre l’occasione per ribadire l’urgenza di individuare procedure chiare e definite riguardanti le accuse di abusi sessuali a carico di vescovi e cardinali.

    Non si ha memoria recente di un caso di rinuncia di un cardinale per casi legati ad abusi. L’unica effettiva dimissione di un porporato risale al 1927, novantuno anni fa, quando il francese Louis Billot depose la porpora ma per disaccordi di natura “politica” con Pio XI, noto anche per la sua severità nei confronti dei suoi collaboratori.

    Ben diversa anche la vicenda del cardinale scozzese Keith O’Brien, il quale alla vigilia del Conclave del 2013 che elesse Bergoglio, aveva presentato la «rinuncia ai diritti e alle prerogative del cardinalato» dopo esser stato accusato ed aver lui stesso confessato violenze sessuali su tre sacerdoti e un ex seminarista negli anni Ottanta e Novanta. O’Brien, morto nel marzo 2018, non partecipò al Conclave ma non perse mai il titolo cardinalizio.

    http://www.lastampa.it/2018/07/28/vaticaninsider/mccarrick-non-pi-cardinale-il-papa-accetta-le-dimissioni-dopo-le-accuse-di-abusi-1nAghRGXJJx1wcg14AKPLI/pagina.html

  • Dal Cile a Washington, sugli abusi la chiesa rischia la “catastrofe”

    Dal Cile a Washington, sugli abusi la chiesa rischia la “catastrofe”

    Via tutti i vescovi è lo slogan, la richiesta corale di una chiesa che ha accolto male il Papa lo scorso gennaio, e da Roma hanno iniziato già da un paio di mesi il repulisti

    di Matteo Matzuzzi

    Roma. L’irruzione nella cattedrale di Santiago del Cile mentre il cardinale arcivescovo Ricardo Ezzati stava celebrando il pontificale di San Giacomo indica come meglio non si potrebbe il disfacimento in corso della chiesa cilena. Cartelli e striscioni con un unico messaggio impresso: “Se ne vadano tutti i vescovi”, a cominciare dal cardinale Ezzati, che dovrà comparire davanti a un giudice locale per rendere conto di vere o presunte coperture di abusi sessuali da parte di membri del clero su minori.

    Via tutti i vescovi è lo slogan, la richiesta corale di una chiesa che ha accolto male il Papa lo scorso gennaio (il problema era ben più serio delle strade vuote mentre passava il corteo vaticano), e da Roma hanno iniziato già da un paio di mesi il repulisti. Presuli allontanati, altri sub judice. Il Papa riflette ma è deciso nell’azzerare la gerarchia. Ezzati, che di anni ne ha 75, sarà presto messo a riposo. Qualche giorno fa, inseguito da una troupe giornalistica locale, il vescovo emerito di Talca, mons. Horacio Valenzuela – uno di quelli rimossi da Francesco – è scappato dalla finestra del suo studio, cercando rifugio in un’automobile. Di strada fare per ritrovare prima di tutto credibilità, insomma, ce n’è parecchia.

    Chi l’ha ben chiarito è stato il cardinale Sean O’Malley, arcivescovo di Boston, cappuccino chiamato nei primi anni Duemila a ricostruire la chiesa di Boston dopo il terremoto che l’aveva distrutta, tra risarcimenti milionari, vescovi cacciati e campagne di stampa aggressive. O’Malley sette mesi fa aveva bacchettato pure il Papa impegnato nella difesa del vescovo (poi rimosso) Juan Barros e oggi è tornato a parlare in relazione alla posizione del cardinale Theodore McCarrick, arcivescovo emerito di Washington al quale la Santa Sede ha ordinato (in attesa di altri provvedimenti) di ritirarsi a vita privata dopo l’accertamento di una lista di abusi peraltro nota da decenni che porta a chiedere anche a suoi confratelli vescovi come sia stato possibile che McCarrick abbia avuto una carriera in continua ascesa, culminata con la promozione ad arcivescovo della capitale americana. Le scuse, ha detto O’Malley “non bastano”. E’ necessario “assicurare la giustizia alle vittime e rispondere adeguatamente alla legittima indignazione della comunità” e la continua pubblicazione di indiscrezioni e testimonianze non fa che peggiorare la situazione: “Ogni nuova notizia di un abuso sessuale del clero a ogni livello crea dubbi in tante persone sul fatto che nella chiesa si stia effettivamente affrontando questa catastrofe”. L’arcivescovo di Boston, che è anche presidente della commissione pontificia per la Tutela dei minori, denuncia “una grave lacuna” presente nella chiesa a proposito della punizione di vescovi o cardinali che si trovano in qualche modo coinvolti in casi di abusi sessuali. “Alla chiesa serve una politica forte per affrontare la violazione del voto di celibato da parte dei vescovi nei casi di abuso criminale di minore e nei casi che coinvolgono gli adulti”, ha aggiunto O’Malley, invocando ancora una volta “tolleranza zero”. Il pericolo, enorme, è che non adottare le iniziative adeguate “minaccerà e metterà in pericolo la già indebolita autorità morale della chiesa”, con il rischio che ne esca distrutta “la fiducia richiesta alla chiesa”. America, l’influente rivista dei gesuiti della East coast, si è già portata avanti, scrivendo che “la chiesa e i suoi leader dovrebbero vergognarsi della loro incapacità”.