Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • La Corte ha confermato le condanne dei sacerdoti che hanno abusato di bambini sordi presso l’istituto Próvolo

    La Corte ha confermato le condanne dei sacerdoti che hanno abusato di bambini sordi presso l’istituto Próvolo

    Il più importante caso di abuso ecclesiastico nella storia di Mendoza ha già la sua ferma condanna. Questa mattina il tribunale provinciale ha ratificato le condanne elevate (45 e 42 anni per i sacerdoti Corbacho e Corradi) che erano state annunciate nel processo di novembre dello scorso anno. Le parti possono ancora presentare ricorso alla Corte Suprema della Nazione.

    La Suprema Corte di Giustizia di Mendoza ha confermato questa mattina le condanne contro i sacerdoti Horacio Corbacho (a 45 anni di carcere) e Nicola Corradi (42 anni di carcere) per gli abusi sessuali e gli episodi di corruzione su minori da loro commessi nell’istituto religioso per l’educazione dei ragazzi sordi Antonio Próvolo (Luján de Cuyo). Ha anche ratificato la condanna dell’ex giardiniere Armando Gómez , condannato a 18 anni di carcere.

    La risoluzione della Corte, firmata dal presidente Dalmiro Garay e con il ministro Pedro Llorente e il giudice di camera Alejandra Orbelli come preopiners, ratifica all’unanimità la sentenza che i magistrati avevano annunciato il 25 novembre dello scorso anno nella risoluzione tribunale del più grande scandalo di abusi ecclesiastici nella storia di Mendoza. In questo senso, conferma le condanne e le assoluzioni del tribunale. Il più alto organo giudiziario di Mendoza dovrebbe essere emesso a questo proposito prima del 30 settembre.

    Inoltre, non c’è spazio per le cassazioni depositate sia dalla difesa dei condannati che dagli avvocati delle vittime (soprattutto a causa di uno dei fatti per i quali la Giustizia ha assolto il sacerdote Corbacho ); quindi è praticamente un dato di fatto che entrambe le parti si appelleranno alla Corte Suprema della Nazione per insistere su queste richieste. Nel caso degli avvocati dei sopravvissuti , sebbene la sentenza condanni gli autori dei reati; Insisteranno per un appello federale straordinario poiché il tribunale ha assolto Corbacho per uno degli aberranti atti di stupro (anche questo è stato ratificato dalla Corte).

    I fatti

    La mattina del 25 novembre 2019 è stata storica nei tribunali di Mendoza. Con le alte condanne dei tre imputati giunti in giudizio nel primo dei casi del caso Provolo a Mendoza – a cui si aggiunge quella di Jorge Bordón , condannato nel settembre 2018 nell’ambito dello stesso caso e 10 anni di prigione -; i sopravvissuti agli abusi hanno trovato un po ‘di pace . C’erano stati innumerevoli anni di sofferenza, sofferenza e incubi che includevano stupri, toccamenti, maltrattamenti e persino episodi in cui erano costretti a guardare video pornografici.. E con le sentenze a Mendoza, c’era giustizia; non solo per gli ex studenti del Provolo Mendoza , ma anche per quelli dei campus di La Plata e Italia , dove altri giovani avevano denunciato in precedenza di aver subito abusi , anche se i casi non sono stati processati . E con un dettaglio fondamentale: in quelle due località , come a Mendoza, Corradi era tra gli accusati.

    Corradi ha già 84 anni e sta eseguendo la sua condanna (la stessa confermata questa mattina) sotto forma di arresti domiciliari , in una casa per anziani . Corbacho ha scontato i suoi 60 anni nella prigione di Boulogne Sur Mer ; lo stesso luogo in cui Gomez ha festeggiato il suo 50 ° compleanno all’inizio di settembre.

    Dei 25 fatti con cui sono arrivati ​​i tre imputati al momento della sentenza, i giudici hanno condannato per 20 i due sacerdoti e l’ex funzionario amministrativo . Così, dei 16 atti per i quali Corbacho è stato accusato , è stato condannato per 13 . Nel frattempo, Corradi è stato condannato per le 5 accuse che stava portando con sé; e Gómez – che era arrivato alla sentenza con 4 accuse – è stato condannato per 2 . Tutto questo è stato ratificato dalla Corte di Mendoza.

    A Mendoza Justice si è ottenuto quello che era un debito pesante e doloroso per gli ex studenti del Provolo ; non solo dalla nostra provincia, ma anche da Verona (sede) e La Plata . E la notizia ha oltrepassato ogni confine, tanto da essere stata celebrata – con emozione – da una delle vittime di Corradi nella città italiana di Verona .

    Era Gianni Bisoli (61), uno degli ex studenti della sede di Próvolo che aveva denunciato il prete ottuagenario per abusi e maltrattamenti tra gli anni Sessanta e Settanta . Nonostante il fatto che ci fosse un caso legale nella giustizia italiana, il processo era nullo; e la rete dei sopravvissuti agli abusi sessuali in Argentina – insieme alla loro controparte nel paese europeo, La Rete – hanno denunciato e dimostrato che per far “crollare” il processo in quel paese, le autorità ecclesiastiche hanno alterato la documentazione chiave riferita alle date. .

    Quella mattina di Mendoza del 25 novembre (pomeriggio in Italia), Bisoli e altre vittime seguirono online la lettura della sentenza . E l’ emozione dopo la condanna è stata indiscutibile.

    “Finalmente … Grazie, alla giustizia argentina! Grazie!” Bisoli riuscì a dire con voce rotta prima di mettersi a piangere eccitato quando fu informato che Corradi era stato condannato a 42 anni di carcere ; come si può vedere in un video caricato sulla pagina Facebook dell’Associazione Sordi “Antonio Próvolo” (dall’Italia).

    Sulla spianata dei tribunali provinciali , quella mattina c’era anche – accompagnando i sopravvissuti di Mendoza – Daniel Sgardelis, uno dei querelanti a La Plata e la cui causa venuta alla luce dopo che lo scandalo era noto a Mendoza è stata riattivata in per mano del procuratore Cecilia Corfield .

    La seconda prova

    Il caso Provolo non si è concluso con la sentenza del novembre dello scorso anno, quella che comprendeva le tre condanne che oggi sono state ratificate dal Tribunale di Mendoza.

    Fatto sta che tra gli eventi figurano anche altre 9 donne accusate e che hanno già iniziato a percorrere la strada prima del secondo processo per gli abusi all’istituto Carrodilla . Tra di loro ci sono due suore : la giapponese Kumiko Kosaka , e che era la sua superiora per la custodia del rifugio delle ragazze, Asunción Martínez .

    Sebbene l’inizio del processo non abbia una data confermata, a febbraio sono iniziate le udienze preliminari . Prima di forma del viso e in questi giorni con udienze remote , gli avvocati delle vittime e gli imputati sono stati incaricati di fare la presentazione delle prove, la dichiarazione dei fatti ; oltre a richiedere annullamenti . Da diverse settimane, infatti, le udienze a distanza (virtuali) presiedute dal giudice Horacio Cadile sono state prorogate fino al sabato mattina .

    Quanto agli accusati , otto di loro sono in libertà ; mentre la suora Kosaka ottempera agli arresti domiciliari . La suora giapponese ha le accuse più aberranti: un totale di 7 accuse formali , tra cui alcune spiccano come autore di eventi e altre come partecipante (tra l’altro, è accusata di essere la “consegna” di alcune vittime in modo che siano umiliate da sacerdote Corbacho).

    Nel frattempo, la suora Martínez, l’ex rappresentante legale del Próvolo, Graciela Pascual , quattro ex direttori dell’istituto, una psicologa ed un’ex cuoca , sono accusati come partecipanti per omissione (senza riportare i fatti accaduti al Próvolo). Alle due suore e Pascual si uniscono gli ex direttori Gladis Pinacca, Cristina Leguiza, Valesca Quintana e Laura Gaetan ; la psicologa Cecilia Raffo e l’ex cuoco Noemí Paz .

    L’ accusa della Procura della Repubblica contro i nove imputati -come formalizzata- prevede ulteriori pene detentive all’interno del caso Próvolo. Secondo l’accusa con cui sono pervenute a questa istanza, le donne potrebbero ricevere condanne elevate simili a quelle degli autori (il massimo è di 50 anni di reclusione ).

    Mendoza, 22 de octubre de 2018 Sociedad
    Provolo Graciela Pascual Tribunales
    En Sala de audiencias 4 de Tribunales de Mendoza se reralizo la audiencia para ver si podia quedar libre la ex representante legal del Provolo Graciela Pascual.
    El Tribunal colegiado numero 2 decidio que Graciela Pascual siga con su prision domiciliaria
    Foto: Ignacio Blanco / Los Andes

    Da parte della difesa , secondo quanto evidenziato sinora nelle udienze preliminari, la strategia mira ad esonerare gli interessati . Oppure, se c’è una condanna, è per “copertura” . In questo caso, le sanzioni sono inferiori.

    Tuttavia, questa missione non sarà facile per gli avvocati della difesa. È che ogni volta che qualcuno degli imputati che stanno o stavano scontando la detenzione preventiva ha chiesto il recupero della libertà da considerare come insabbiamenti e non partecipanti, la Giustizia non ha dato spazio al cambio di qualifica .

    https://www.losandes.com.ar/sociedad/la-corte-confirmo-las-historicas-condenas-a-los-curas-que-abusaron-a-ninos-en-el-instituto-provolo/

  • Abusi in sagrestia, il caso Giada Vitale finisce in Parlamento

    Abusi in sagrestia, il caso Giada Vitale finisce in Parlamento

    “Lui non è uno che va facendo sta roba con tutti quanti. Ha fatto un’esperienza del genere, ha vissuto questa storia impropria con te. Non è un criminale”. Così il vescovo di Larino, Gianfranco De Luca a Giada Vitale, nel 2014, giustificava la condotta del sacerdote don Marino Genova, in seguito condannato per violenza sessuale a danno della ragazza, proprio in relazione a quei fatti. Le parole del vescovo sono state riportate nella memoria allegata all’atto di interrogazione e depositata ieri, in parlamento, dall’onorevole Stefania Ascari, (altro…)

  • Dopo lo scandalo in Umbria , Don Bastoni ci ricasca

    Dopo lo scandalo in Umbria , Don Bastoni ci ricasca

    Nella propria vita chi sceglie di fare il parroco sceglie anche di mettersi al servizio del buon Dio e quindi di iniziare una sorta di seconda vita.
    I sacerdoti quindi dovrebbero svolgere una vita all’insegna della misericordia e della povertà proprio come predicava Gesù a suo tempo , purtroppo oggi esiste una piccola percentuale che svolge questa missione non per vocazione ma per altri interessi , finendo inevitabilmente al centro di scandali davvero assai brutti.
    Per fortuna questa fetta di persone è davvero assai ristretta poichè la maggior parte vive una vita predicando la parola di Dio in maniera semplice e senza troppi sfarzi.

    La storia di Don Alberto Bastoni , parroco originario della città di Rimini ma legato e ormai pezzo importante della storia ecclesiastica della regione Umbria non è la prima volta che ha a che fare con la Magistratura , purtroppo sempre in maniera assai negativa , tanto da macchiarsi l’immagine in già troppe occasioni.
    Gia negli anni scorsi , precisamente nel 2012 fu indagato perchè ideatore di festini a luci rosse dove vi era un altro consumo di droghe in particolare la cocaina, dopo alcuni percorsi di riabilitazione finalmente la diocesi di  Ascoli Piceno aveva dato l’ok per il ritorno alla vita ecclesiastica.

    Da poco tempo era diventato vice parroco presso la chiesa del Carmine e sembrava che tutto andasse finalmente bene, tutti i vertici ecclesiastici contenti visto i suoi trascorsi poco felici.
    Pochi giorni fa i militari dell’Arma dei Carabinieri l’hanno fermato mentre era diretto a Città di Castello e qui hanno scoperto di nuovo alcuni abusi , subito è stato condotto in caserma.
    Il sacerdote è stato accusato di detenzione e attività di spaccio di sostanze stupefacenti , poi sul pc sono state ritrovate foto e video porno i cui protagonisti erano addirittura minorenni.
    Di nuovo un caos coinvolge la Chiesa , di nuovo un sacerdote non rispetta ciò per cui ha giurato solennemente davanti al volto di Gesù.

    https://www.umbriacity.it/dopo-lo-scandalo-don-bastoni-ritorna-in-umbria-2244/?fbclid=IwAR2brt3UiRyzRN0OPx7yuP96pXYK5IR_8iwMVr8HBqQxP9GqLoOIcn3cJKs

  • Biografia di FRANCESCO ZANARDI  – “Parole, opere e omissioni di un dramma tutto italiano” – Video

    Biografia di FRANCESCO ZANARDI – “Parole, opere e omissioni di un dramma tutto italiano” – Video

    Non perché gli stimoli non ci fossero, ma ho impiegato dieci anni prima di scrivere questa biografia, che oggi, diversamente da allora ha un contributo decisamente maggiore nei suoi contenuti, un po’ come accade per le cose che con la stagionatura acquistano maggiore qualità.

    Il ritardo in realtà è dovuto al fatto che non volevo scrivere di me, volevo che fosse qualcun altro a scrivere ciò che vedeva di me e l’attesa ha portato a mio avviso un ulteriore valore aggiunto, perché a scrivere la biografia di un ateo che combatte da dieci anni la pedofilia nel clero, è una donna cattolica, madre di una vittima.

    Il libro infatti è scritto a quattro mani, da Cristina Balestrini (già autrice del libro “Chiesa: perché mi fai male?”) che racconta molte delle tappe e delle difficoltà che la mia vita ha avuto dopo le violenze sessuali, anche alla luce della sua consapevolezza che, purtroppo, con l’esperienza del figlio, pur restando cattolica, ha toccato concretamente prendendo atto di quella che ancora oggi è la triste realtà.

    Più tecniche le parti che io ho editato, frutto non solo della decennale esperienza in materia, ma mi permetto di vantarne le più di 900 vittime, passate in questi dieci anni per l’associazione che ho fondato, l’unica in Italia, la Rete L’ABUSO, che in qualche modo mi hanno aiutato a farmi un’idea molto precisa, purtroppo, di come sia, al di la dei proclami del Pontefice di turno, la reale posizione del Vaticano rispetto alle sue vittime e ai suoi criminali, che preferisce ancora oggi chiamare peccatori.

    La prefazione è di Federico Tulli, caro amico col quale da anni collaboro e che nella sua umiltà si dichiara un giornalista, ma a mio avviso non gli rende onore in quanto ritengo uno dei rari giornalisti di inchiesta sopravvissuti nel nostro paese.

    Agli albori del mio impegno civile in questa battaglia, Federico usciva col suo primo libro in materia, “Chiesa e pedofilia”, pochi anni dopo con un altro testo, più specifico del nostro paese, “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” e nel 2019, con la giornalista Emanuela Provera, già autrice del testo “Dentro l’Opus dei”, questa volta anche con una mia testimonianza diretta, partendo proprio dal bagaglio documentale maturato negli anni, con il libro edito da Chiarelettere “Giustizia divina”.

    L’importanza di questo testo, per me, non è quella di raccontare il triste destino di chi ha la sfortuna di subire degli abusi, quello è un dato di fatto, in questo caso vissuto anche nel personale che ho voluto rendere pubblico, non solo per sensibilizzare l’opinione pubblica su questo grande problema sociale, ma per fare comprendere al tempo stesso, quelle che sono e sono state le gravi responsabilità, anche dei Governi, che in Italia si sono succeduti dal 2000.

    L’atteggiamento della chiesa, nel nostro paese, trova la sponda di uno Stato, che a differenza degli altri, in venti anni non ha preso ancora oggi una posizione forte in tutela dei cittadini minorenni e la chiesa si è semplicemente adeguata.

    Mentre nel mondo vediamo i vari Governi prendere provvedimenti in tutela dei propri cittadini, in Italia ricordiamo un unico intervento delle Istituzioni, nel 2010, quando la massima carica istituzionale, Giorgio Napolitano, all’epoca Presidente della Repubblica, a suo seguito il Parlamento, di fronte allo scandalo che proprio nel 2010 investiva l’Europa, diedero sostegno all’allora papa, Joseph Ratzinger, accusando di “complotto ai danni del papa” la stampa, al tempo stesso, senza fare alcun cenno ai cittadini vittime di cui erano responsabili.

    Un lavoro immenso in tutela dei minori che trova conferma dalla pesantissima ammonizione del Comitato per i diritti dell’infanzia delle Nazioni Unite, al quale la Rete L’ABUSO nel gennaio del 2019 – dopo una serie di diffide al Governo – denunciò le gravi inadempienze del Governo con un report , il “Report Giustizia sul “Caso Italia“, al quale le Nazioni Unite, il 28 febbraio del 2019, rispondevano (punto 21 del documento) confermando in toto le inadempienze contestate al Governo che tutt’ora resta latitante.

    In ultimo, come da dieci anni cerco di fare, vorrei che questa storia sia un valore per tutte quelle vittime che oggi vivono e subiscono ancora nell’ombra, la scintilla per fare sì che escano come tanti in questi anni, dal ruolo di vittime e inizino per quanto possibile, a ricostruire come ho fatto io, una loro vita.

    Francesco Zanardi

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2020/05/22/la-prefazione-di-federico-tulli-francesco-zanardi-parole-opere-e-omissioni-di-un-dramma-tutto-italiano/

  • Abusi sessuali su minori, l’arcivescovo primate di Polonia chiede aiuto in Vaticano

    Abusi sessuali su minori, l’arcivescovo primate di Polonia chiede aiuto in Vaticano

    CITTÀ DEL VATICANO – È stato visto più di 1,9 milioni di volte su YouTube e adesso ha convinto il capo della Chiesa cattolica polacca ad agire e a chiedere al Vaticano di indagare sulla copertura di abusi sessuali su minori da parte di sacerdoti avvenuta nel suo Paese.

    Il film “Hide and Seek”, secondo documentario sul tema dei preti pedofili dei fratelli Marek e Tomasz Sekielski andato in onda ieri, spinge l’arcivescovo Wojciech Polak, primate polacco e arcivescovo metropolita di Gniezno, a chiedere l’avvio di un procedimento proprio nelle ore in cui la Chiesa cattolica ricorda i cento anni dalla nascita di Giovanni Paolo II.

    “Hide and Seek” racconta la storia di due fratelli che cercano di affrontare un prete che presumibilmente li ha abusati da bambini. I due provano a chiedere conto delle loro azioni a diversi responsabili della Chiesa che, dicono, avrebbero dovuto vigilare ma non l’ha fatto. E affermano che anche un vescovo era a conoscenza delle accuse ma per anni non ha intrapreso alcuna azione.

    “Il film mostra che gli standard di protezione per bambini e adolescenti nella Chiesa non sono stati rispettati”, dice Polak in un video pubblicato dall’agenzia di stampa cattolica KAI.

    E ancora: “Chiedo a sacerdoti, suore, genitori ed educatori di non essere guidati dalla falsa logica di proteggere la Chiesa, nascondendo efficacemente i maltrattatori sessuali: non permettiamo di nascondere questi crimini”.

    Polak ha scritto direttamente a Francesco per chiedere aiuto. Un anno fa, infatti, il Papa a seguito di un summit sulla pedofilia convocato in Vaticano, rendeva obbligatorio in una lettera apostolica che i preti riferissero casi di abusi sessuali ed eventuali insabbiamenti.

    Anche il primo film dei due fratelli, “Tell No One”, uscito un anno fa, ha avuto un grande successo su youtube con 23 milioni di visualizzazioni. Anche allora alcune vittime sono andate con una telecamera dai loro persecutori e alcuni di questi hanno ammesso i loro crimini.

    Nel marzo dell’anno scorso, la Chiesa polacca ha ammesso che negli ultimi 30 anni quasi 400 membri del clero hanno abusato sessualmente di minori.

    https://www.repubblica.it/vaticano/2020/05/17/news/abusi_sessuali_su_minori_l_arcivescovo_primate_di_polonia_chiede_aiuto_in_vaticano-256881000/

  • Le distorsioni cognitive nei child abusers

    Le distorsioni cognitive nei child abusers

    Recentemente ci siamo imbattute in un video di un’inchiesta svolta da Fanpage relativa ai casi di abuso su minori sordomuti avvenuti all’Istituto Provolo di Verona.

    Guardando il video ciò che più ci ha stupito non è stata tanto la denuncia delle vittime circa le atrocità subite, bensì la tendenza che gli abusatori mostravano nel minimizzare e giustificare l’accaduto. L’abusatore durante l’intera intervista non ha mai parlato di abusi, ma si riferiva ad essi come “scherzi di mano” perché “maschio con maschio è uno scherzo, un vizio, mentre con una donna è più grave”, inoltre era normale perché “a quel tempo (inizio anni ‘60) lo facevano tutti”. Un’altra cosa che ci ha stupito è la tendenza a screditare e colpevolizzare le stesse vittime, infatti l’intervistato ci tiene a sottolineare che “i sordomuti sono tutti corrotti e l’unico scherzo che ho fatto è stato con un ragazzo che veniva nella mia camera e mi mostrava di sua iniziativa il suo membro… è stato lui!”.

    Queste affermazioni a prima vista insensate per la maggior parte delle persone possono essere comprese se lette alla luce di un modello che spieghi i processi cognitivi che intervengono nella razionalizzazione di un comportamento. In letteratura sono molti gli studiosi che si sono interrogati sul meccanismo che interviene nella giustificazione e minimizzazione degli abusi sessuali e la maggioranza concorda nell’affermare che le distorsioni cognitive hanno un ruolo fondamentale nella razionalizzazione dell’abuso (Pomilla, 2018).

    I primi ad utilizzare il termine distorsioni cognitive in reati di natura sessuale furono Abel e coll. (1984; 1989) i quali utilizzarono il termine “cognitive” per riferirsi ai processi interni, comprese le giustificazioni, le percezioni e i giudizi utilizzati dal molestatore sessuale per razionalizzare il suo comportamento di molestia nei confronti di minori (Abel, Gore, Holland, Camp, Becker, Rathner, 1989). Gli autori riferendosi alla teoria dell’apprendimento sociale di Bandura spiegano come in alcuni casi il “normale” percorso di sviluppo venga disatteso facendo sì che i soggetti mantengano, da adulti, ideali e pratiche sessuali inappropriate che solitamente si estinguono. Per Abel e coll. (1984; 1989) la distorsione cognitiva permette di affrontare la discrepanza tra i propri comportamenti sessuali inappropriati e le norme socialmente condivise sviluppando un insieme di credenze pro-offesa sessuale che riducano la discrepanza rendendo accettabili le loro azioni e i loro pensieri.

    In un loro studio Abel, Becker e Cunningham-Rathner (1984) e Navathe Ward & Gannon (2008) hanno indicato le seguenti distorsioni cognitive:

    • la mancanza di resistenza fisica equivale al consenso;
    • gli adulti devono educare i bambini, (anche) attraverso contatti sessuali con loro;
    • i bambini non rivelano/denunciano i coinvolgimenti sessuali perché segretamente ne godono;
    • le generazioni future arriveranno ad accettare la validità dei rapporti sessuali adulto-bambino;
    • i toccamenti sessuali non sono dannosi per il bambino;
    • i bambini sono naturalmente curiosi delle attività sessuali;
    • le relazioni adulto-bambino sono valorizzate (anche) dalla sessualità.

    Nonostante ad Abel e colleghi venga riconosciuto il merito di aver proposto un modello teorico che spiegasse tali comportamenti altri autori hanno mosso critiche circa i meccanismi responsabili dello sviluppo delle distorsioni cognitive.

    A tal proposito Ward (2000) ha concettualizzato il modello delle teorie implicite, che permettono di comprendere i processi cognitivi attraverso cui i molestatori leggono e interpretano le informazioni del loro mondo sociale. Purtroppo il tema delle loro interpretazioni è essenzialmente orientato all’essere offensivo e poiché le teorie implicite si basano su esperienze soggettive e non hanno basi empiriche, sono relativamente radicate e resistenti al cambiamento (Ward e Keenan, 1999).

    Ward e Keenan (1999) hanno revisionato una serie di studi da cui sono emerse cinque principali teorie implicite che si possono riscontrare nei child abuser:

    1. Child as a sexual being (bambini come esseri sessuali): ovvero la credenza che i bambini amano e ricercano le relazioni sessuali con gli adulti e non vengono danneggiati da questo tipo di contatto sessuale;
    2. Entitlement (diritto): secondo cui l’abusatore si sente superiore e più importante degli altri, di conseguenza si sente in diritto di fare sesso con chi vuole, quando vuole;
    3. Dangerous world (mondo pericoloso): per cui il sex offender crede che il mondo sia un posto pericoloso e ostile, le persone adulte sono essenzialmente inaffidabili, al contrario dei bambini;
    4. Uncontrollability (incontrollabilità): ovvero la credenza che il mondo, comprese le emozioni, i pensieri e gli eventi, sia incontrollabile e che quindi il comportamento accada al di fuori del controllo del soggetto;
    5. Nature of harm (natura del danno): si basa sulla credenza che il danno sia inserito all’interno di un continuum di gravità e che quindi l’attività sessuale sia innocua e non causi dolore, neanche ad un bambino.

    Marziano e colleghi (2006) hanno effettuato uno studio per indentificare queste cinque teorie implicite in un campione composto da 22 maschi adulti, condannati per reati sessuali contro i bambini. I soggetti sono stati sottoposti ad un’intervista, nella prima parte venivano chieste informazioni demografiche, mentre nella seconda veniva effettuata un’intervista semi-strutturata. Ai soggetti venivano poste domande aperte relative al reato commesso e alle loro condizioni di vita prima di esso. A queste venivano poi aggiunte delle domande ricavate dai temi principali emersi nelle cinque teorie implicite, nello specifico veniva chiesto loro le credenze riguardo alla conoscenza sessuale della vittima; come hanno percepito la relazione di abuso; la loro percezione delle relazioni adulte; la loro percezione del danno commesso; e il livello di controllo che hanno esercitato durante il loro reato. Le domande sono state riferite a tre punti temporali specifici, la fase pre-reato, il momento del reato e la fase post-reato. Successivamente le risposte e le affermazioni emerse durante l’intervista sono state codificate in “unità di significato”, ovvero un’idea in grado di resistere da sola in grado di comunicare un significato nel contesto dello studio. Infine, ogni singola unità di significato è stata attribuita alla categoria della teoria implicita corrispondente.

    Dai risultati di questo studio emerge che le distorsioni cognitive evidenziate all’interno del campione possono essere categorizzate all’interno delle cinque teorie implicite descritte da Ward e Keenan (1999). La categoria maggiormente legata alle distorsioni cognitive presentate dai soggetti è quella dei “bambini come esseri sessuali”. Nello specifico questa teoria implicita è più frequente negli abusatori di bambini maschi, questo potrebbe riflettere un framework di credenze e desideri che vede i bambini in grado di godere e desiderare il sesso con gli adulti.

    Successivamente al modello delle teorie implicite sono stati aggiunti i concetti di credenze e valori per spiegare le condizioni che conducono il soggetto a commettere la violenza e a trovare un significato e delle giustificazioni all’azione commessa. Quindi credenze, valori ed azioni sono interconnesse tra loro e riflettono il contesto culturale, sociale e personale dell’individuo.

    Howitt e Sheldon (2007) propongono una sintesi dei modelli esposti in precedenza, facendo riferimento ai concetti di distorsioni cognitive, credenze e valori connesse al reato e alla fase che precede e segue quest’ultimo. Ne risulta la seguente classificazione:

    • distorsioni cognitive quali set di credenze utilizzate per superare le inibizioni e gestire il senso di colpa: riferendosi alle distorsioni cognitive introdotte (Abel e coll.), fanno parte di questa categoria le distorsioni che portano all’azione e rappresentano una forma di negazione verso se stessi del possibile danno;
    • distorsioni cognitive quali set di razionalizzazioni utilizzate per creare scuse o giustificazioni quando gli aggressori vengono interrogati per rispondere delle proprie azioni (da agenti di polizia, psicologi, etc.): questo tipo di distorsioni invece vengono utilizzate dall’aggressore dopo il reato per giustificare a terzi la propria condotta;
    • distorsioni cognitive rivolte non alla rappresentazione degli altri e/o della propria condotta, bensì alle proprie esperienze di vita: in questa categoria rientrano le esperienze di vita, spesso avverse, che condizionano lo sviluppo del soggetto.

    All’interno di questo articolo abbiamo visto come vi sono una serie di distorsioni cognitive che caratterizzano la pedofilia e che permettono di spiegare la condotta criminosa, la conservazione dell’immagine di sé da parte dell’autore, la minimizzazione della responsabilità penale e delle conseguenze per la vittima (Abel et al., 1984; Abel et al., 1989; Ward, Hudson et al., 1997). Comprendere i meccanismi utilizzati per superare le inibizioni o gestire il senso di colpa è un passo fondamentale all’interno del trattamento di questi soggetti, in quanto permette di lavorare sui processi che potrebbero portare a recidiva, date le rilevanti conseguenze psicologiche che queste condotte hanno sulle vittime.

    https://www.stateofmind.it/2020/05/distorsioni-cognitive-abuso/

  • Australia, “Il cardinale Pell sapeva degli abusi su minori”

    Australia, “Il cardinale Pell sapeva degli abusi su minori”

    Nuovo guaio per porporato assolto: diffuso report di 100 pagine

    Roma, 7 mag. (askanews) – Nuova tegola sul cardinale George Pell, ex ministro delle finanze vaticane. Il porporato australiano, assolto dalle accuse di pedofilia il 7 aprile dall’Alta Corte australiana, sarebbe stato a conoscenza da anni degli abusi sui bambini nell’Arcidiocesi di Ballarat dove lavorava il prete pedofilo Gerald Ridsdale. L’accusa è contenuta nel rapporto della Commissione Reale Australiana sugli abusi su minori, diffusa dal Guardian.

    Nel report si evidenzia che non sarebbe plausibile che altre figure apicali della chiesa non abbiamo detto a Pell di quello che stava accadendo.

    Oltre 100 pagine di relazione sono state presentante al Parlamento australiano. Il report finale sull’inchiesta di cinque anni sugli abusi era già stata presentata a dicembre 2017 ma non era stata diffusa a causa del processo contro Pell, per il timore che le conclusioni avrebbero pregiudicato il giudizio.

    Pell ha sempre negato di essere a conoscenza dei fatti, ma secondo la commissione reale “nel 1973 padre Pell cambiò idea sui campi notturni per bambini” organizzati da Ridsdale, e il “motivo più plausibile è che Pell sapesse, e la possibilità che i preti fossero da soli con un bambino avrebbe potuto portare a un abuso o provocare pettegolezzi su questa prospettiva”.

    Secondo le indagini Gerald Ridsdale ha commesso oltre 130 reati di abusi su minori tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta. Attualmente è in carcere. Nel suo primo processo Pell sostenne l’innocenza di Ridsdale.

    http://www.askanews.it/video/2020/05/07/australia-il-cardinale-pell-sapeva-degli-abusi-su-minori-20200507_video_10543236/

  • I diari di Eva, processo suor Mariangela Farè – Contiene i 3 servizi video integrali

    I diari di Eva, processo suor Mariangela Farè – Contiene i 3 servizi video integrali

    I diari di Eva – (1) processo Farè 

    Busto Arsizio: la mattina del 22 giugno 2011 Eva Sacconago, 27 anni, viene trovata impiccata nella propria abitazione.

    Il caso sembra semplice: suicidio. In realtà, immediatamente si scopre che le forze dell’ordine erano a conoscenza di uno strano rapporto tra la ragazza e una suora della Chiesa di Sant’Edoardo, suor Mariangela Faré. Partono le indagini che porteranno all’incriminazione della suora per violenza e molestie sessuali, violenza privata e stalking. La prima puntata racconterà di come tutto sia iniziato all’oratorio quando la ragazza aveva 15 anni e la suora, sua educatrice, 38. La relazione è stata svelata dai diari conservati da Eva, ma contenenti gli scritti a lei indirizzati da suor Mariangela Faré.

    I diari di Eva, processo Farè (I)


    La suora cattiva – (2) Processo Faré

    Siamo sempre nel Tribunale di Busto Arsizio presieduto dalla Dott.ssa Renata Peragallo, e continua il racconto del rapporto tra Eva Sacconago, quindici anni, e suor Mariangela Faré, trentotto. Dopo che i genitori di Eva, leggendo i diari della figlia avevano scoperto questa relazione malata, la suora era stata allontanata dall’oratorio di Sant’Edoardo e inviata in un convento di Catania con la scusa che doveva terminare gli studi di teologia. Suor Faré ritornerà al nord quando ormai Eva è maggiorenne, e la relazione riprende regolarmente. Anche se l’accusa riconosce che Eva era maggiorenne, ritiene che si possa e si debba parlare di violenza sessuale continuata, in quanto la ragazza era in condizione di inferiorità psichica. Ma c’è di più. Perché ad un certo punto Eva sembra subire con fastidio la presenza e le incursioni di suor Faré nella sua vita, incursioni che diventano sempre più insistenti e soffocanti. E’ da questo momento che nascono le ulteriori incriminazioni di violenza e molestie sessuali, violenza privata e stalking. Eva, anche dopo il rientro della suora, aveva continuato a frequentare l’oratorio di Sant’Edoardo, dove aveva costruito un gruppo che occupava totalmente la sua vita, e aveva incontrato don Alessandro Bonura che era diventato un valido sostegno per la sua anima. Ma tutto questo aveva fatto sempre di più ingelosire, infuriare e incattivire suor Mariangela Faré.

    La suora cattiva, Processo Faré (II)


    L’oratorio dei veleni – (3) Processo Faré

    Termina il processo celebrato nel Tribunale di Busto Arsizio, presieduto dalla Dott.ssa Renata Peragallo, che vede suor Mariangela Faré imputata di violenza sessuale continuata, molestie sessuali e stalking, reati tutti commesse ai danni di Eva Sacconago, suicidatasi il 22 giugno del 2011. La perdita di questa ragazza, figlia unica, ha gettato i genitori in uno sconforto e in un buio senza speranza. Prima di rifugiarsi nel terribile gesto, Eva con l’aiuto di don Alessandro Bonura aveva tentato di liberarsi dall’abbraccio mortale di suor Faré, denunciando le violenze subite. Ma ancora una volta, secondo l’accusa, la suora era riuscita ad esercitare la sua influenza negativa sulla ragazza costringendola a ritrattare. Eva si sente sempre più sola, chiusa in una gabbia da cui non riesce a liberarsi. Ed è proprio in questo momento che delle chiacchiere velenose vengono diffuse nell’oratorio di Sant’Edoardo e provocano l’allontanamento di don Bonura, quello che era stato il suo sostegno nell’ultimo periodo della sua breve vita. Rete L’ABUSO

    L’oratorio dei veleni, Processo Faré (III)

  • Prete avrebbe abusato di minore, vittima e famiglia costretti a fuga: arrivarono in città

    Prete avrebbe abusato di minore, vittima e famiglia costretti a fuga: arrivarono in città

    Crotone. Non solo il rapporto sessuale consumato con un minorenne, all’epoca dei fatti appena sedicenne, ma anche pesanti minacce e presunti emissari mandati a caccia della famiglia del giovane, dopo aver saputo di un video. Nei primi giorni di marzo, il gup del tribunale di Catanzaro ha disposto il rinvio a giudizio di un sacerdote cinquantaseienne di Cirò Marina, nel crotonese. Avrebbe abusato del ragazzo, che soffre di un lieve ritardo mentale, e dopo aver scoperto che il rapporto orale era stato registrato in un video, si sarebbe spinto fino a pesanti minacce. La famiglia del sedicenne, da quel momento in poi anche per evitare di essere presa di mira, iniziò a spostarsi in altre regioni, arrivando pure a Gela. Uno dei presunti uomini di fiducia del sacerdote, dopo aver seguito il sedicenne, gli avrebbe puntato una pistola in bocca.

    Il compagno della madre sarebbe stato picchiato, sempre come forma di ritorsione. Secondo gli investigatori, per adescare inizialmente la vittima, il sacerdote gli avrebbe offerto denaro, vestiti e uno smartphone. Fatti che dovranno essere provati a processo.

    https://www.quotidianodigela.it/prete-avrebbe-abusato-minore-vittima-e-famiglia-costretti-a-fuga-arrivarono-in-citta/?fbclid=IwAR2RbKp-gkkShEoV9mBo6ljN1UkVFZX5vlCp21v4ATj_1-fOp6ZF7VptsKw

  • Nasce l’app della Rete L’ABUSO; Priest Advisor – Video

    Nasce l’app della Rete L’ABUSO; Priest Advisor – Video

    Dal 20/03/2020 fino al 18/05/2020 è online la raccolta fondi per realizzare Priest Advisor: la prima app per evitare i preti pedofili, le diocesi non sicure e chiedere aiuto in caso di abusi.

    Si chiama Priest Advisor l’app gratuita che renderà accessibile l’elenco dei preti coinvolti in casi di pedofilia e offrirà supporto legale e psicologico alle vittime. A volerla realizzare è Rete L’ABUSO, l’associazione di sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, che ha lanciato oggi un crowdfunding: per donare, basta cercare Priest Advisor su Indiegogo.com

    C’è tempo fino al 18/05/2020 per contribuire a raggiungere 12.800 €, cifra che servirà a pagare i costi di realizzazione dell’app. In Italia, si stima siano circa 750.000* le vittime di abusi sessuali da parte del clero. Non esiste alcuna politica di prevenzione da parte dello Stato Italiano, molti abusi sono gestiti in segreto dalla chiesa e il prete pedofilo viene trasferito in un’altra parrocchia. Priest Advisor è uno strumento di prevenzione: la prima app al mondo per conoscere, ed evitare, i sacerdoti condannati per abusi sessuali sui minori, segnalare le violenze e ricevere aiuto.

    “L’Italia deve fare ancora tanto a livello legislativo: se la vittima ha fino a 14 anni, in caso di segnalazione da parte di terzi (un vescovo, la stessa Rete L’ABUSO o un’altra associazione) la legge prevede solo la possibilità di avviare procedimenti da parte dell’Autorità Giudiziaria che non ha l’obbligo, ma la facoltà di intervenire. Per esperienza personale, posso dirvi che raramente accade. Se invece la vittima ha più di 14 anni, serve anche la querela della stessa.

    Ed è qui che si evidenzia il macroscopico vuoto italiano: non si tiene conto dell’età dell’abusato e dell’incapacità di un bambino di comprendere che ha subito una violenza”, dichiara Francesco Zanardi, presidente di Rete L’ABUSO, “speriamo di raccogliere i 12.800 € necessari alla realizzazione di Priest Advisor per fornire uno strumento di prevenzione gratuito e allo stesso tempo denunciare l’assenza di leggi che tutelino le vittime”.

    Sostieni la realizzazione dell’app con una donazione

    *Fonte: tiny.cc/fonte

    CONTATTI:

    Francesco Zanardi Presidente Rete L’ABUSO

    Tel: +39 392 7030000

    Email: portavoce@retelabuso.org