Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Legnano, RETE L’ABUSO denuncia parrocchia. Parla il presidente, Francesco Zanardi

    Legnano, RETE L’ABUSO denuncia parrocchia. Parla il presidente, Francesco Zanardi

    Ormai è cosa nota: l’associazione Rete L’ABUSO ha denunciato alla Procura di Milano la parrocchia della Madonna delle Grazie di Legnano. Il motivo? La partecipazione di persone ai funerali di don Ruggero Conti, condannato in Cassazione nel 2015 per abusi sessuali su minori e che era originario di Legnano. Infatti, era in vigore il decreto sicurezza di Regione Lombardia in cui si vietavano gli assembramenti di carattere religioso a causa del coronavirus. Ma chi è l’associazione RETE L’ABUSO? Conosciamola meglio, insieme al suo presidente e fondatore, Francesco Zanardi.

    La storia in breve

    L’esposto presentato dall’associazione rete L’ABUSO parla chiaro. Per prima cosa, espone i fatti e cioè appunto la presenza di persone ai funerali nonostante le disposizioni regionali lombarde e le disposizioni del vescovo di Mantova che ha sospeso messe e funerali. A seguito delle disposizioni di Regione Lombardia, (oggi ricordiamo che sono in vigore nuove misure nazionali) in realtà, anche la Diocesi di Milano ha emanato delle direttive: le chiese possono restare aperte per la preghiera individuale, funerali e matrimoni possono essere celebrati ma con la presenza dei soli parenti stretti. Come riportato da alcuni organi di stampa, ai funerali di Ruggero Conti erano presenti parecchie persone. E su questo punto l’associazione è ferma. Si legge nell’esposto: “(…) È verosimile pensare che chiunque, anche senza averne intenzione e/o consapevolezza, favorisca in caso di epidemia la diffusione e/o propagazione della stessa, violando il divieto imposto debba essere comunque perseguito, sottolineando ancora che in questo caso esiste non solo uno stato di allerta globale, ma addirittura un espresso e noto divieto”, relativo appunto ai comuni indicati nella zona rossa.  E ancora si legge: ” Da quanto si apprende dagli organi di informazione, alla cerimonia erano presenti centinaia di fedeli e data la notorietà del sacerdote, è verosimile pensare ci fossero persone provenienti anche dai paesi limitrofi (…). È oltretutto verosimile pensare – data la massiccia affluenza di fedeli – che la cerimonia non sia stata improvvisata, ma bensì ampiamente pubblicizzata. In tal senso non appare fuori luogo verificare perché le autorità locali non fossero state informate, o, in caso contrario, perché non siano intervenute”. L’associazione chiede dunque che siano effettuate le indagini “ritenute idonee al caso di specie e verificata/ravvisata  la sussistenza di eventuali ipotesi di reato”. Chiede inoltre di essere informata dell’eventuale richiesta di proroga di termini delle indagini preliminari e dell’eventuale richiesta di archiviazione. Commenta il presidente dell’associazione Francesco Zanardi: “C’erano dei divieti, delle disposizioni regionali che vietavano gli assembramenti, inclusi quelli religiosi. Nel video pubblicato sul nostro sito, girato da un nostro membro, si vedono parecchie persone. Perché è stato permesso? Chiediamo che sia fatta chiarezza e che siano effettuate le indagini in merito”.

    Parla Francesco Zanardi, presidente di RETE L’ABUSO

    Ma scopriamo meglio l’associazione, con sede a Savona. RETE L’ABUSO nasce nel 2010 dall’idea di un gruppo di vittime di preti che hanno abusato sessualmente di loro. Si chiama pedofilia, inutile nascondersi. Una parola che solo a pronunciarla fa paura. E fa paura perché la nostra mente non è in grado di tollerare razionalmente il fatto, ancor più se a compiere tali atti sono persone degne di nostra fiducia, come appunto dei preti. Il silenzio sugli abusi sessuali su minori da parte dei sacerdoti è purtroppo ancora presente. Ne parliamo con Francesco Zanardi, presidente della RETE L’ABUSO, anche lui vittima di un sacerdote. Un’esperienza che gli ha spezzato la vita. “Ho subito abusi per anni, dagli 11 ai 14 anni”, racconta al telefono, con un tono che lascia trasparire non solo la sofferenza accumulata ma anche la voglia di reagire e di mettersi in gioco in prima persona per contrastare questo fenomeno. “Le violenze subite hanno avuto conseguenze sulla mia psiche. Ho anche tentato il suicidio, per fortuna non riuscendoci. Ho reagito e ho voluto creare questa associazione. Per me è una lotta da portare avanti. Spesso i sacerdoti sono trasferiti oppure si omette di sporgere denuncia. Il problema di un prete pedofilo non è che dice male la messa ma che molesta i bambini. Bisogna denunciare, bisogna fare in modo che la chiesa stessa denunci e che ci siano i processi penali. Io sono omosessuale e ateo. Per questo spesso mi hanno accusato di essere anticlericale. Tutto questo non è vero. La maggior parte delle persone che fanno parte della nostra rete sono cattolici. Siamo circa 900 vittime, tutte italiane. Ma siamo una minima percentuale rispetto alle vittime di cui non siamo a conoscenza. Io nonstante le accuse e le 36 querele – tutte vinte – vado avanti. Parlo con i documenti e la mia coscienza è a posto”. Un riferimento di Francesco va anche al fatto che molti fedeli difendono i sacerdoti colpevoli di abusi sessuali su minori. “E’ un meccanismo di difesa fisiologico. Ci si può sentire imbarazzati, a disagio nel non essersi accorti o nel non aver voluto accorgersi di quello che accadeva. Si vive il giudizio degli altri”. Giudizio degli altri che vivono – forse – non solo le persone che non accettano i fatti ma le stesse vittime. Francesco Zanardi ha trovato la forza di reagire ma non è così per tutti. Per questo bisogna parlarne. Parlandone, forse, piano piano, il giudizio degli altri non farà più così paura.

  • Cirò Marina, don Giovanni Marino a processo: “Violentò e fece prostituire un ragazzino”

    Cirò Marina, don Giovanni Marino a processo: “Violentò e fece prostituire un ragazzino”

    Don Giovanni Marino, ex parroco di Cirò Marina (Crotone), è stato rinviato a giudizio con l’accusa di prostituzione minorile, tentata estorsione, rapina e violenza privata. Secondo i magistrati, il prete avrebbe costretto un ragazzino di 16 anni, con un ritardo cognitivo, a prostituirsi. Poi, temendo di essere scoperto, ha fatto minacciare di morte sia l’adolescente che la sua famiglia tanto da costringerli a lasciare la Calabria.

    Don Giovanni Marino andrà a processo con l’accusa di prostituzione minorile, tentata estorsione, rapina e violenza privata. Il giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Catanzaro, Antonio Battaglia, ha chiesto il rinvio a giudizio del sacerdote di 56 anni, all’epoca dei fatti parroco della chiesa di Sant’Antonio di Padova a Cirò Marina, cittadina in provincia di Crotone. Il Gup ha anche riconosciuto l’aggravante di aver commesso il fatto su un minorenne affetto da un lieve ritardo mentale e nella qualità di ministro di culto. Secondo i magistrati, infatti, don Giovanni avrebbe costretto un ragazzino di 16 anni, con un leggero ritardo cognitivo, a prostituirsi. Non solo, per non essere scoperto avrebbe prima cercato di comprare con del denaro il silenzio dell’adolescente e poi fatto minacciare di morte la vittima e la sua famiglia tanto da costringerli a lasciare la Calabria.

    I presunti abusi sessuali risalgono a maggio 2013 e sarebbero avvenuti all’interno dei locali destinati all’alloggio dei sacerdoti. Stando all’ipotesi accusatoria, il prete avrebbe approfittato dello stato di povertà del 16enne per costringerlo a un rapporto orale in cambio vestiti, denaro e un telefono cellulare. Don Giovanni, però, non sapeva che il ragazzino avrebbe utilizzato proprio quel telefono per registrare i loro incontri sessuali. Per il sacerdote, quindi, quel filmato era una prova da eliminare a tutti i costi. Secondo la procura, Padre Marino in due occasioni ha offerto alla vittima del denaro per rientrare in possesso del video che lo incastrava. Prima cinquecento e poi settemila euro, le somme con cui il prete avrebbe tentato di far scomparire le immagini che lo vedevano consumare un rapporto sessuale con il minorenne.

    Di fronte al rifiuto dell’adolescente di consegnare il video, il sacerdote sarebbe passato prima alle minacce verbali e poi anche a quelle fisiche. Su mandato di don Marino, continua l’accusa dei magistrati di Catanzaro, una persona con il volto travisato da un casco di motociclista avrebbe puntato una pistola in bocca al ragazzino minacciandolo di morte. Quest’uomo, ancora ignoto, dopo aver afferrato il cellulare dalla tasca della vittima, lo ha buttato violentemente a terra, pensando così di eliminare anche il file video. Inutilmente però, perché il 16enne aveva salvato in precedenza il filmato nella memoria del telefono. Don Giovanni Marino dovrà rispondere anche di violenza privata perché avrebbe assoldato alcune persone che, secondo la procura, hanno picchiato il compagno della madre del ragazzino per costringerlo a consegnarli il cellulare. Dopo l’aggressione avvenuta in casa del 16enne, l’intera famiglia ha deciso di allontanarsi da Cirò Marina, fuggendo prima a Napoli, poi a Gela, ad Isola Capo Rizzuto e a Roma. La prima udienza del processo a don Giovanni è prevista per il prossimo 9 settembre davanti ai giudici del Tribunale collegiale di Catanzaro.

    https://www.fanpage.it/attualita/ciro-marina-don-giovanni-marino-a-processo-violento-e-fece-prostituire-un-ragazzino/

  • Celebra funerale di un prete condannato per pedofilia: denunciata parrocchia di Legnano

    Celebra funerale di un prete condannato per pedofilia: denunciata parrocchia di Legnano

    LEGNANO – Parrocchia celebra il funerale di un sacerdote condannato per pedofilia e viene denunciata. Motivo: aver violato il decreto regionale emesso in seguito all’allarme Coronavirus che vieta qualunque tipo di assembramento, anche di carattere religioso. Succede a Legnano, dove venerdì 28 febbraio la parrocchia di San Magno ha officiato il rito funebre per dare l’ultimo saluto a don Ruggero Conti, il prete legnanese condannato in via definitiva a 14 anni e due mesi di reclusione per aver abusato di almeno otto minori durante la sua permanenza a Roma e morto la scorsa settimana. Ora l’associazione “Rete L’Abuso”, che supporta le vittime di abusi compiuti da religiosi, ha denunciato alla Procura di Milano la parrocchia legnanese. Ne dà notizia il quotidiano “Il Giorno”.

    «Violato decreto antivirus della Regione»

    Il funerale di don Ruggero si è svolto nel santuario della Madonna delle Grazie, con grande partecipazione di folla. Il sacerdote era molto conosciuto a Legnano, fin da quando era animatore dell’oratorio di San Magno negli anni Settanta. Secondo quanto riporta il quotidiano in edicola oggi, martedì 3 marzo, l’associazione che raccoglie i “sopravvissuti agli abusi sessuali del clero” si chiede «come sia stato possibile, data la grande pubblicizzazione che ha portato all’affluenza di centinaia di persone fuori dalla chiesa legnanese, che le istituzioni preposte, in primis il commissario prefettizio di Legnano e la stessa prefettura, non fossero al corrente dell’evento e soprattutto perché non siano intervenute repentinamente, nemmeno dopo il suo svolgimento, omettendo tutti i più basilari controlli in tutela della popolazione». L’associazione dunque non contesta il fatto che siano state celebrate le esequie di un sacerdote condannato per pedofilia (condanna peraltro mai scontata), ma che la cerimonia si sia svolta in violazione delle disposizioni emanate da Regione Lombardia per limitare la diffusione del virus COVID-19.

    Pubblicato video con i «possibili infettati»

    Sul suo sito, l’associazione pubblica anche un video girato all’esterno del santuario, dove sono visibili numerose persone, con il titolo “Ecco i possibili infettati da Coronavirus a Legnano al funerale del prete pedofilo don Ruggero Conti”. Il filmato termina con l’osservazione che «al momento non si ha notizia di alcun provvedimento preso a tutela dei cittadini».

    Celebra funerale di un prete condannato per pedofilia: denunciata parrocchia di Legnano

  • Minaccia di morte una 16enne e la costringe a prostituirsi, prete a giudizio

    Minaccia di morte una 16enne e la costringe a prostituirsi, prete a giudizio

    E’ stato il gup del Tribunale di Catanzaro a mandare a processo il sacerdote, incastrato da un video salvato nel cellulare della minorenne

    Minacciata di morte, costretta a prostituirsi dal sacerdote della sua parrocchia e a lasciare casa insieme alla sua famiglia per evitare le pesanti ritorsioni da parte degli emissari inviati dal prete. Il gup, del Tribunale di Catanzaro Antonio Battaglia ha rinviato a giudizio don Giovanni Marino, 56 anni, parroco della chiesa di Sant’Antonio di Padova, di Cirò Marina, nel Crotonese, accusato di prostituzione minorile, tentata estorsione, rapina e violenza privata. I fatti, contestati dal sostituto procuratore Corrado Cubellotti, risalgono al mese di maggio 2013.  Il parroco avrebbe approfittato dello stato di povertà della fedele, all’epoca dei fatti 16enne, per costringerla a un rapporto orale all’interno dei locali destinati all’alloggio dei sacerdoti, dandole in cambio vestiti, denaro e un telefono cellulare, con l’aggravante di aver commesso il fatto su una minorenne con lieve ritardo mentale e nella qualità di ministro di culto.

    La prova da eliminare e gli emissari del sacerdote. Quei momenti di intimità imposti erano stati “immortalati” nel cellulare della minorenne, una prova da eliminare per evitare guai ed è per questo, che il sacerdote, secondo la Procura, ha tentato due volte di offrire alla vittima una somma di danaro di diverso importo, di cinquecento e di settemila euro per entrare in possesso di quel video che lo vedeva protagonista del rapporto sessuale orale consumato con la minorenne. Prima le minacce verbali “te la farò pagare”, poi il sacerdote avrebbe inviato persone allo stato ignote per percuotere brutalmente il compagno della madre della vittima e costringerlo invano a consegnarli il cellulare della adolescente.

    La pistola puntata in bocca alla ragazzina.  Su mandato di don Marino, una persona non identificata con il volto travisato da un casco di motociclista, secondo le ipotesi di accusa, avrebbe puntato in bocca una pistola alla sedicenne e minacciandola di morte sarebbe riuscito ad afferrare il cellulare dalla tasca della vittima, buttandolo a terra, pensando così di distruggere anche il file video, ma il filmato era comunque salvo: la minorenne  l’aveva precedentemente salvato sulla memory card. Il sacerdote risponde anche di violenza privata, perché  n qualità di mandante, in concorso con persone allo stato ignote, avrebbe inviato i propri emissari non identificati in casa della vittima, costringendo l’intero nucleo familiare ad allontanarsi da Cirò Marina, fuggendo prima  a Napoli, poi a Gela, ad Isola Capo Rizzuto e a Roma. Il processo per l’imputato, codifeso dai legali Salvatore Staiano e Lucio Cavallone, inizierà il prossimo 9 settembre, davanti ai giudici del Tribunale collegiale di Catanzaro.

    https://www.zoom24.it/2020/03/03/minaccia-di-morte-una-16enne-e-la-costringe-a-prostituirsi-prete-a-giudizio/?fbclid=IwAR0VZtxI3QipXsAFxMorzdr_nntNToBNwcI4m5pqjJarSdlibfQgdS9Lj38

  • LEGNANO: esequie di don Ruggero Conti in violazione dell’ordinanza per il COVID 19, denunciata la parrocchia. VIDEO

    LEGNANO: esequie di don Ruggero Conti in violazione dell’ordinanza per il COVID 19, denunciata la parrocchia. VIDEO

    L’Associazione Rete L’ABUSO ha formalmente denunciato alla Procura della Repubblica di Milano, la parrocchia della Madonna delle Grazie di Legnano, rea di aver deliberatamente violato il decreto sicurezza legato all’allarme Coronavirus, emesso dalla Regione Lombardia, nel quale si vieta qualunque tipo di assembramento, anche di carattere religioso.

    Il 28 febbraio, presso la parrocchia di Legnano si sono svolte le esequie di don Ruggiero Conti – confessore dell’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno – condannato a 14 anni e due mesi per aver abusato di almeno otto minorenni. L’uomo, che non ha mai fatto un solo giorno di carcere, era ospitato in una delle cliniche per preti pedofili, quella di Verbania (ROMA).

    Malgrado il divieto, si legge su IL GIORNO che, alle esequie erano presenti centinaia di persone, per le quali, data l’aggressività del virus esploso, soprattutto in Lombardia, se ne chiede l’immediata individuazione al fine di verificare eventuali infettati da COVID 2019.

    Nella denuncia procedibile d’ufficio, si chiede anche come sia stato possibile – data la grande pubblicizzazione che ha portato all’affluenza di centinaia persone – che le Istituzioni preposte, il Sindaco di Legnano e la stessa Prefettura, non fossero al corrente dell’evento e sopratutto perché non siano intervenute repentinamente, nemmeno dopo il suo svolgimento, omettendo tutti i più basilari controlli in tutela della popolazione. RETE ESPOSTO CONTI pdf

    L’Ufficio di Presidenza

  • Abusi sessuali su due fratelli: finisce nei guai sacerdote di Aulla

    Abusi sessuali su due fratelli: finisce nei guai sacerdote di Aulla

    Aulla – Stupore ad Aulla per l’indagine su presunti abusi di minorenni e stupri di gruppo che vede coinvolto anche padre Giglio Gilioli, un sacerdote di 73 anni che da tempo si trova in paese.

    Padre Giglio aveva celebrato la messa ad Aulla domenica scorsa e nessuno poteva immaginare che il sacerdote dalla parlata fluente e il tono di voce deciso, fosse coinvolto in un’indagine insieme con altri preti sospettati di aver perpetrato abusi sessuali su minori.

    L’inchiesta sugli stupri di gruppo ai danni di ragazzini è stata affidata dalla Procura alla Squadra mobile della questura, è nel frattempo stata supportata dalle dichiarazioni effettuate di fronte agli investigatori dalle due presunte vittime. Nei giorni scorsi, su disposizione dei pubblici ministeri titolari dell’inchiesta, Laura Canovai e Valentina Cosci, sono scattate perquisizioni personali sia a carico dei nove indagati sia relative alle varie sedi dell’ex comunità religiosa compresa quella di Aulla. Questo perché, secondo la Procura, c’è un fondato motivo per ritenere che gli indagati possano conservare in quei locali documenti cartacei e informatici, comprese registrazioni audio e video, relativi agli episodi incriminati.

    Documenti, pensano gli investigatori, dai quali potrebbe anche emergere l’esistenza di altre vittime, oltre ai due ragazzi che accusano i religiosi. Da qui la necessità di scoprire nuovi indizi che portino all’individuazione di altre possibili giovani vittime.

    L’arrivo ad Aulla di padre Giglio e dei suoi collaboratori non è certo passato inosservato. I sacerdoti si sono subito attivati anche nei confronti della comunità locale e celebrando la Santa Messa anche nelle chiese più distanti dal centro. Ma è sempre stato padre Giglio il catalizzatore del gruppo di nuovi sacerdoti giunti in paese che era riuscito ad avvicinare molte persone e a conquistare la loro fiducia. Per questo ad Aulla in molti sono scettici sull’inchiesta partita da Prato e sentita ora come un vero e proprio terremoto e i più preferiscono attendere prima di commentare.

    Don Giglio Gilioli era arrivato da Verona in Toscana nel 2005. A Prato fondò la comunità religiosa I discepoli dell’Annunciazione che ricevette la prima visita canonica nel 2013. Ne seguì un’altra nel 2018 voluta dalla Santa Sede. Poi pochi giorni prima del Natale dello scorso anno il Vaticano decise di sopprimere la Comunità religiosa. All’origine della drastica decisione assunta dal Vaticano vi sarebbero stati una serie di problemi fra i quali “forti perplessità sullo stile di governo del fondatore e sulla sua idoneità nel ricoprire tale ruolo” come evidenziato dal decreto del Vaticano. —

  • Abusi sessuali di gruppo su due fratelli: a Prato indagati 9 religiosi

    Abusi sessuali di gruppo su due fratelli: a Prato indagati 9 religiosi

    Per anni, fra le mura delle sedi di Prato e Calomini, in provincia di Lucca, dell’ex comuntà religiosa I discepoli dell’Annunicazione si sarebbero consumati abusi sessuali su due fratelli, minorenni all’epoca dei fatti.

    E accusati delle presunte violenze sarebbero 5 sacerdoti, un frate e altri 3 religiosi.

    Secondo quanto riporta la Nazione, che ha dato la notizia, la procura di Prato avrebbe aperto un’inchiesta per presunti abusi sessuali. Le indagini sulla comunità religiosa, che era nata con l’intenzione di guidare e sostenere i ragazzi, strappandoli a situazioni difficili, avrebbero invece portato alla luce un ambiente fatto di violene e abusi. Le vittime accertate finora sarebbero due: si tratterebbe di due fratelli, affidati dai genitori ai Discepoli dell’Annunciazione, che sosterrebbero di aver subito ripetute e inenarrabili violenze, anche in gruppo, per anni. Secondo la testimonianza fornita agli investigatori dai due fratelli, minorenni all’epoca dei fatti, ci potrebbero essere anche altre vittime, oltre che altri adulti coinvolti negli episodi di abusi, le cui identità sono ancora in fase di accertamento.

    L’inchiesta sarebbe partita proprio dalle dichiarazioni dei due fratelli, presentate all’allora vesovo di Prato, che aveva rifetito alla procura quanto appreso da un ragazzo, che sosteneva di aver subito abusi fisici e psicologici all’interno della comunità. Il periodo degli abusi andrebbe, per una delle vittime, dal 2008 al 2016, e le violenze si sarebbero consumate sia nella sede di Prato che in quella di Calomini. Otto degli indagati si sarebbero approfittati del ragazzino, mentre due avrebbero preso di mira il fratello, dal 2009 al 2012.

    Le vittime sarebbero ritenute credibili dalla procura di Prato e i magistrati hanno disposto le perquisizioni personali a carico dei 9 religiosi indagati, oltre a una serie di accertamenti nelle due sedi della comunità. Gli investigatori pensano di poter trovare documentazioni cartacee o video sugli abusi.

    Lo scorso dicembre, il Vaticano aveva soppresso ufficialmente la comunità, dopo 14 mesi di attività. Le motivazioni che accompagnavano la decisione erano dettate da “forti perplessità sullo stile di governo del fondatore e sulla sua idoneità nel ricoprire tale ruolo”. Dubbi anche anche per i “limiti nel reclutamento e nella formazione dei membri” e per l’emergere di “deficienze nell’esercizio dell’autorità“.

    L’attuale vescovo di Prato, dopo la diffusione della notizia, ha espresso in una note “piena fiducia nella magistratura e continua a offre agli inquirenti la fattiva collaborazione della Diocesi“. Poi ha aggiunto: “Le ipotesi di reato sono gravissime e addolorano l’intera comunità diocesana pratese“. Secondo quanto riporta AdnKronos, anche il vescovo, lo scorso dicembre, si era recato in procura di propria iniziativa per riferire suo fatti a sua conoscenza dopo le denunce presentate alla Diocesi. “Non nascondo il mio dolore e la mia viva preoccupazione e vorrei sperare che gli addebiti mossi non risultino veri, ma voglio chiaramente dire – ha concluso il vescovo –che il primo interesse che la Chiesa di Prato ha è quello della ricerca della verità. Per questo auspico che la Magistratura, nell’interesse di tutti, possa portare quanto prima a termine le indagini“.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/abusi-sessuali-gruppo-su-due-fratelli-prato-indagati-9-1818375.html

  • Gli abusi e la pedofilia nella Chiesa – Francesco Zanardi (video integrale)

    Gli abusi e la pedofilia nella Chiesa – Francesco Zanardi (video integrale)

    Biella, 18 gennaio 2020 – Associazione Culturale White Rabbit Event

    Più di 40 persone sono presenti all’evento. Il relatore è Francesco Zanardi, Presidente dell’Associazione Rete L’ABUSO.

    Gli argomenti trattati rispondono a una serie di domande:

    Come l’Italia affronta il tema della pedofilia clericale? Si può parlare di “connivenza” tra Chiesa cattolica e Stato? Perché siamo arrivati all’intervento dell’Onu all’inizio del 2019?

    L’approfondimento di Francesco Zanardi lascia stupito il pubblico che non aveva idea della complessità dell’argomento. L’Onu si complimenta con l’Italia per aver creato l’Osservatorio per il contrasto alla pedofilia. Ma come è stato costituito questo Osservatorio? Di cosa si occupa? Perché Rete l’ABUSO è stata esclusa?

    Perché la prima denuncia di un abuso viene fatta all’interno della chiesa? Le vittime sono cattoliche… perché non dovrebbero fidarsi? Ciascuno si fida dell’organizzazione alla quale appartiene. Ma come avviene poi il processo canonico? Perché è un danno per la vittima?

    Dove scontano la pena i sacerdoti condannati dai tribunali civili? Perché la maggior parte non va in carcere? Si nomina il libro “Giustizia Divina” di Emanuela Provera e Federico Tulli, edizioni ChiareLettere che ha analizzato ampiamente questo aspetto.

    Si illustra il Report dell’Onu del febbraio 2019, punto per punto, e le domande del pubblico sorgono spontanee e numerose.

    Perché in Italia non c’è stata una commissione d’inchiesta come in diversi altri Paesi? È poi drammaticamente illustrata la proiezione dei dati che quantificano il fenomeno.

    Al termine dell’incontro, durante il buffet, si prosegue in un clima più colloquiale e l’interesse è davvero alto: per più di un’ora, oltre il termine dell’evento, nessuno lascia la sala.

    Lo staff di Rete L’ABUSO

  • Cancellazione del Segreto Pontificio, poco cambierà alle vittime di abuso

    Cancellazione del Segreto Pontificio, poco cambierà alle vittime di abuso

    Nei giorni scorsi una straordinaria euforia ancora più avvincente e globalizzata di quella che può far sentire l’avvento del Natale ha inondato tutte le agenzie di stampa, dopo che la santa sede decide di rendere nota casualmente nella commovente data dell’ ottantatreesimo compleanno di Papa Francesco la cancellazione del famoso Segreto Pontificio ( Secreta continere), nelle cause che coinvolgono la pedofilia all’interno della chiesa cattolica. Non vi era altra notizia che potesse sovrastare questa, ovunque si potevano visionare video, interviste di testate giornalistiche con titoloni a caratteri cubitali pari alla scritta Hollywood sulle colline statunitensi, dichiarando così che una nuova storia fosse stata finalmente scritta. Si, perché in effetti per l’ennesima volta possiamo confermare che l’ufficio stampa del Vaticano ci ha saputo fare anche questa volta.

    Segnaliamo inoltre una news dell’ ultima ora in cui si dichiara da richiesta effettuata da Papa Francesco l’allontanamento dalla santa sede di un cardinale di rilievo, Angelo Sodano a causa dei suoi trascorsi di abusi su minori.

    Imponenti e devastanti sopra questa notizia, arrivano poche ore dopo l’annuncio come un fulmine a ciel sereno le parole di monsignor John Kennedy, membro della commissione disciplinare della Santa Sede, dichiarando infatti che solo nel 2019 salgono a 1.000 le denunce arrivate da svariate parti del mondo nel coinvolgimento chiesa e pedofilia, asserendo inoltre la possibilità di vedersi triplicare le denunce nell’arco del 2020. “So che la clonazione è contro l’insegnamento cattolico, ma se potessi davvero clonare i miei funzionari e farli lavorare tre turni al giorno o lavorare sette giorni alla settimana, potrebbero fare il necessario passo avanti” afferma monsignor John Kennedy, capo della congregazione sezione disciplinare. “Al momento stiamo assistendo effettivamente a uno tsunami di casi.” Asserisce monsignor Kennedy, riferendosi alle accuse di abuso denunciate oggi ma che fanno riferimento anche a decenni fa. Denunce che pervengono soprattutto da Argentina, Messico, Cile, Italia e Polonia che si sono uniti agli Stati Uniti tra i paesi con il maggior numero di casi che arrivano alla congregazione, nota come CDF. Kennedy in questi giorni ha addirittura permesso l’ ingresso con conseguente video riprese ad un fotografo di AP e giornalisti da varie parti del mondo nelle camere interne del CDF , un evento mai accaduto prima all’ interno del tribunale ecclesiastico. Vien da pensare quindi che ad oggi anche l’istituzione più segreta del Vaticano senta il bisogno di mostrare un po’ di trasparenza, mentre la gerarchia della chiesa cerca di ricostruire la fiducia con i cattolici di fila oramai disillusi da decenni per gli abusi perpetrati dal clero con conseguenti insabbiamenti.

    La verità sulla cancellazione del Segreto Pontificio

    E’ bene precisare che per comprendere ciò che sta realmente accadendo in questi giorni non bastino una competenza giornalistica o legale penale, bensì qualcuno di grado superiore, quindi un legale specializzato in diritto canonico, nel mondo sono infatti ordinati tra gli avvocati più competenti e preparati in assoluto ma soprattutto, gli unici a comprendere realmente quali siano le differenze tra stato italiano e Vaticano. Ringraziamo dunque l’Avvocato Federica Metta esperta di diritto canonico, per averci concesso una breve intervista che troverete a fine articolo.

    Le chiedo quale sia in realtà il cambiamento che avverrà da ora in poi grazie alla cancellazione del segreto pontificio, essendo rimasti invariati il segreto d’ ufficio e quello della confessione?

    Per noi legali non cambia sostanzialmente nulla, nel processo canonico come nei casi di annullamento nella Sacra Rota, per permettere che le persone come ad esempio nell’annullamento dei matrimoni siano coperte da segreto e da tutela non vi è la possibilità di accesso agli atti. Più specificatamente c’ è addirittura impedimento anche nel fotocopiare gli atti, azione limitata altresì ad una autorità civile. Questo avviene per questioni limitate al foro interno, importante distinguere infatti per comprendere meglio la situazione, quale sia la differenza tra foro interno e foro esterno. Il foro interno è quello della coscienza e dell’anima, questo è il motivo per cui la confessione e determinati reati penali vengano gestiti solo da loro, quindi all’ interno dello stato del Vaticano. Mentre nel foro esterno vi è un rischio maggiore di pubblicità mediatica e conseguente inquinamento delle prove.

    La santa sede ha infatti tenuto a sottolineare che questi atti non verranno mai resi pubblici, cosa significa?

    Questa è una prerogativa che serve appunto alla tutela delle anime, la Legge Suprema che tutela tutto il diritto canonico è la salus animarum cioè la salvezza delle anime, quindi è importante capire come tutto il diritto canonico si fondi su questo concetto. Occupandomi di entrambe le giurisdizioni mi rendo conto di quanto questo pensiero sia complesso visto dall’ esterno, a differenza del civile, parliamo di un processo inquisitorio, quindi gestito spesso da un prelato.

    Di che giudice stiamo parlando, di un ufficiale giudicante eletto dallo stato del Vaticano?

    Esatto, sono giudici ecclesiastici, quindi nominati dall’autorità ecclesiastica, i vescovi sono i principali, ma in genere delegano… personalmente non ho mai visto un vescovo tenere un processo. Ultimamente vi è stata anche la riforma con il motu proprio ( di propria iniziativa) richiesto personalmente da Papa Francesco che esigeva la possibilità che fossero direttamente i vescovi a gestire tutti i processi, nel penale, quindi nelle cause di abusi invece vi sono dei prelati dediti solo a questo con delle commissioni ad hoc. Vi è inoltre la penitenzieria che si trova sempre all’ interno del tribunale della Rota che si occupa esclusivamente di gestire le cause del foro interno, dove vi sono infatti le prigioni, con fascicoli segretissimi a cui sarà impossibile accedere.

    Mettiamo caso io sia una persona che ha subito abusi, qual’ è l’ iter che devo seguire per poter accedere ai fascicoli?

    Assolutamente no, parlando di diritto canonico lei non potrà accedere a questi fascicoli. Se lei volesse accedere ad un fascicolo riguardante un sacerdote che è stato processato dalla chiesa, lei se volesse accedere a questi atti non ha possibilità alcuna di poterlo fare.

    Anche dopo la cancellazione del segreto pontificio?

    No, potrebbero esserci delle eccezioni, normalmente ai laici possono dare solo l’ eventuale possibilità di gestire gli spostamenti di parrocchia ed eventuali trasferimenti in relazione a dei reati, mai la gestione di un processo sullo stesso reato. Il criterio rimane questo, se riflettiamo infatti il loro pensiero è corretto, chiedono solo che ciascuna giurisdizione nomini i propri magistrati, applicando le proprie pene ai propri cittadini, quindi il loro messaggio è semplicemente quello di gestire la legge a livello interno come qualsiasi altro stato.

    Molti tendono infatti a dimenticare che il Vaticano sia comunque uno stato a parte, giusto?

    Esattamente, quindi dal loro punto di vista è corretto perché non intervengono nei processi come ad esempio politici, ogni stato ha i propri strumenti per mantenere l’ ordine, loro fanno lo stesso.

    Le faccio un esempio: se un avvocato inglese chiedesse l’accesso agli atti per un penale allo stato italiano, il nostro stato consegnerebbe l’ intera documentazione?

    Probabilmente non tutto, ad esempio le indagini preliminari resterebbero secretate. Importante sapere che anche prima della cancellazione del segreto pontificio, la sentenza è sempre stata comunicata, il procedimento assolutamente no. Questi sono provvedimenti che hanno poi una risonanza anche all’ interno del foro esterno come ad esempio la conseguente richiesta di un trasferimento.

    Cancellazione del Segreto Pontificio, poco cambierà alle vittime di abuso

  • Pedofilia recidiva del responsabile Caritas in Centrafrica: ONU interrompe i rapporti

    Pedofilia recidiva del responsabile Caritas in Centrafrica: ONU interrompe i rapporti

    Speciale per Africa ExPress
    Cornelia I. Toelgyes
    24 novembre 2019

    OCHA, l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari, ha sospeso qualsiasi attività con la Caritas nella Repubblica Centrafricana. L’ex segretario generale dell’organizzazione cattolica nel Paese, Luc Delft, sarebbe sospettato di aver commesso abusi sessuali contro minori a Bangui, la capitale, e a Kaga Bandoro, città nel nord.
    Il procuratore generale di Bangui, ha aperto un’inchiesta il 7 ottobre scorso. “La bomba” è scoppiata dopo un servizio della CNN, emittente televisiva statunitense.

    Secondo quanto riportato dalla stampa belga, Delft sarebbe stato indagato per molestie sessuali su minori, per fatti risalenti al 2001. All’epoca era educatore in un collegio gestito da salesiani a Gand in Belgio e nel 2009 è stato arrestato perché trovato in possesso di materiale video-pornografico. Nel 2012 è stato poi condannato a un anno e mezzo di prigione con la condizionale, l’interdizione dei diritti civili per cinque anni e l’obbligo di sottoposizione a cicli di cure e controlli psicologici, volti a monitorare il relativo stato di salute mentale.

    Malgrado l’interdizione a svolgere qualsiasi attività con bambini e/o minori, nel 2013 è stato inviato nella Repubblica Centrafricana e nel 2015 ha ricevuto un importante incarico in seno alla Caritas nell’ex colonia francese.

    In un comunicato, l’Agenzia dell’ONU, che coordina tutte le attività umanitarie nazionali e internazionali nel Paese, ha fatto sapere: “Tolleranza zero per abusi e sfruttamento sessuale nei confronti del personale e di quello dei nostri partner, come la Caritas, che è nel Paese per aiutare la popolazione”.

    La Caritas è attiva con missioni di sviluppo e assistenza alle vittime dal 2013, subito dopo l’inizio del sanguinoso conflitto interno scoppiato alla fine del 2012. Inoltre sostiene giovani e giovanissimi vulnerabili, tra cui ex bambini soldato.

    Malgrado le pesanti condanne, il prete è stato inviato nella Repubblica centraficana per occuparsi nuovamente di bambini e giovanissimi. Dignity, fondazione cattolica belga che lotta contro gli abusi sessuali in seno alla Chiesa, aveva espresso perplessità  già a giugno, quando il sacerdote era ritornato in patria, precisando che secondo loro non avrebbe mai dovuto ricoprire alcun incarico nell’ex colonia francese.

    In passato, anche caschi blu di MINUSCA, Missione multidimensionale integrata dell’ONU nella Repubblica Centrafricana – rinnovata all’unanimità dal Consiglio di Sicurezza, con risoluzione 2499 (2019) il 15 novembre scorso per un altro anno – sono stati accusati di abusi sessuali su minori. L’inchiesta è poi stata archiviata. Lo stesso è accaduto a diversi militari francesi della Operazione Sangaris – Missione terminata nell’ottobre 2016 – indagati dalla Procura di Parigi per gli stessi reati. Ma anche in questo caso i soldati sono stati scagionati.

    MINUSCA è attualmente presente nel Paese con 11.650 militari e 2080 poliziotti. L’ultimo trattato di pace, preparato minuziosamente sin dal 2017 dall’Unione Africana e tutti gli attori del conflitto è stato siglato a Khartoum, la capitale del Sudan, i primi di febbraio. Nessuno dei precedenti accordi è stato in grado a riportare stabilità nel Paese e ora, a quanto sembra, nemmeno l’ultimo, l’ottavo. Ancora oggi 2,6 milioni di persone necessitano di aiuti umanitari e il 38 per cento dei bambini sotto i 5 anni soffrono di denutrizione cronica. 1,2 milioni di centrafricani hanno dovuto lasciare le proprie case, tra loro 581 mila sfollati interni, mentre 598 mila hanno cercato protezione nei Paesi confinanti.

    Il conflitto ha anche conseguenze sull’educazione dei bambini. Molte scuole sono chiuse, perchè distrutte o occupate da gruppi armati; si stima che il 31 per cento dei piccoli in età scolare sia attualmente privo di istruzione.

    L’assistenza sanitaria, poi, è una delle peggiori al mondo anche per mancanza di medici e personale paramedico, 7,1 ogni 10.000 abitanti. Anche il tasso di vaccinazione è piuttosto basso e ciò aumenta il rischio di propagazione di epidemie.

    L’insicurezza costante e le cattive condizioni delle strade, rendono davvero difficile il trasporto degli aiuti umanitari, per non parlare degli attacchi a convogli e operatori da parte di gruppi armati e criminali.

    La crisi dell’ex colonia francese comincia alla fine del 2012: il presidente François Bozizé dopo essere stato minacciato dai ribelli Séléka, soprattutto musulmani)  alle porte di Bangui, chiede aiuto all’ONU e alla Francia. Nel marzo 2013 Michel Djotodia, prende il potere, diventando così il primo presidente di fede islamica del Paese. Dall’ottobre dello stesso anno i combattimenti tra gli anti-balaka, miliziani cristiani,  e gli ex-Séléka si intensificano e lo Stato non è più in grado di garantire l’ordine pubblico. Francia e ONU temono che la guerra civile possa trasformarsi in genocidio. Il 10 gennaio 2014 Djotodia presenta le dimissioni e il giorno seguente parte per l’esilio in Benin. Il 23 gennaio 2014 viene nominata presidente del governo di transizione Catherine Samba-Panza, ex-sindaco di Bangui.

    Dall’era François Bozizé il Paese ha visto alternarsi ben quattro presidenti: Michel Djotodia, Alexandre-Ferdinand N’Guende, Catherine Samba-Panza e infine Faustin-Archange Touadéra, eletto nel marzo 2016.

    Il 15 settembre 2014 arrivano anche i caschi blu dell’ONU (MINUSCA), che attualmente sono presenti con 12.870 uomini in divisa, oltre allo staff civile forte di 1.162 persone (tra volontari ONU, personale internazionali e locale).

    Il 31 ottobre 2016 la Francia ritira ufficialmente le sue truppe dell’operazione Sangaris, che si è protratta per ben tre anni.

    Cornelia I. Toelgyes
    corneliacit@hotmail.it
    @cotoelgyes