Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Caso Provolo, la Commissione Vaticana: “Li trasferivano in Argentina per nascondere gli abusi”

    Caso Provolo, la Commissione Vaticana: “Li trasferivano in Argentina per nascondere gli abusi”

    Don Nicola Corradi è stato condannato a 42 anni dal tribunale di Mendoza in Argentina per gli abusi perpetrati contro i bambini sordomuti dell’Istituo Provolo sudamericano.

    Da anni era al centro delle accuse di altri studenti dell’Istituto a Verona, in Italia. Qui la Curia di Verona, dopo la confessione di Don Piccoli a Fanpage.it, ha ammesso l’esistenza e la veridicità delle accuse degli abusi commessi dai preti sui bambini sordomuti ospiti della struttura veneta.

    “I preti che sono risultati colpevoli – ha detto il portavoce del vescovo e vicario giudiziale del tribunale ecclesiastico, Don Mazzoni – effettivamente erano stati spostati per nascondere i sospetti di abusi”.

    Una circostanza confermata anche da Mario Sannite, il magistrato che guidò la commissione che il Vaticano volle instaurare per il caso Provolo, dopo che 67 ex alunni dell’istituto avevano accusato decine di preti di abusi.

    “Tra le persone allontanate perché accusate di abusi – rivela Mario Sannite – c’era anche Don Nicola Corradi”.

    https://youmedia.fanpage.it/video/aa/XdwYceSw4iw2DbUv

  • MENDOZA; Abusi sui bimbi sordi dell’Istituto Provolo, la condanna esemplare (video)

    MENDOZA; Abusi sui bimbi sordi dell’Istituto Provolo, la condanna esemplare (video)

    Era atteso per questa mattina il verdetto della 2^ sezione della Corte penale del Tribunale di Mendoza (AR) che vede imputati il prete italiano don Nicola Corradi, il collega argentino Horacio Corbacho e un dipendente dell’istituto.

    La sentenza è arrivata alle 16,52 (ora italiana) e condanna Nicola Corradi a 42 anni di carcere, Horacio Corbacho a 45 e l’inserviente Armando Gómez a 18.

    Ordina la cura psicologica gratuita a carico dello Stato per tutte le vittime e l’agevolazione per il loro reinserimento nella società.

    “E’ sintomo di una maggiore elevatura culturale e giuridica…( rispetto a quella dello stato italiano) la gratuita’ delle cure psicologiche per tutte le vittime e l’agevolazione per il loro reinserimento sociale… oltre alla pena comminata“.

    Ulteriori dettagli dopo il meeting con i nostri avvocati in Argentina.

  • Missionario accusato di abusi su minori/ Video, pedofilia: le scuse della Caritas

    Missionario accusato di abusi su minori/ Video, pedofilia: le scuse della Caritas

    Paolo Vites – Che siano dei giornalisti, quelli della Cnn, a scoprire un caso del genere invece che le autorità vaticane preposte, la polizia, la magistratura, è qualcosa di grave. E’ qualcosa che dice che chi deve farlo di dovere non è capace di farlo o, peggio, tende a insabbiare casi del genere. Padre Luk Deft, un sacerdote salesiano belga, è accusato di aver abusato sessualmente di diversi minori mentre si trovava come missionario nella Repubblica Centroafricana, ma nonostante le accuse e il divieto del tribunale di rimanere in contatto con minori fino al 2022, ha continuato a svolgere tranquillamente la sua missione.

    Addirittura, sostiene la Cnn, l’ordine salesiano era al corrente dei suoi abusi sin dal 2001, per aver molestato due ragazzi in un collegio salesiano in Belgio. Trasferito in un altro collegio, nel 2009 sul suo computer sono state trovate immagini di pedopornografia. Nel 2012 un tribunale belga lo condanna a tenere le distanze dai minori fino al 2022, ma nonostante la condanna la Caritas lo invia nella Repubblica Centroafricana in un campo per sfollati interni. E’ qui che la Cnn viene informata da due uomini che sostengono che i loro figli siano stati vittime di abusi. Un video scioccante, registrato dai giornalisti della Cnn, mostra questi genitori raccontare gli abusi subiti dai figli. Dopo di che si recano nella scuola dove insegna il sacerdote e gli chiedono conto di quanto viene accusato. L’uomo appare sconvolto, non è in grado di pronunciare alcuna parola, lo si vede deglutire terrorizzato e rispondere con dei tremanti “non so niente”.

    LE SCUSE DELLA CARITAS

    A questo punto viene avvertito il superiore salesiano Carlo Loots, che rimanda padre Delft in Belgio dove viene messo “sotto controllo”. Intanto spuntano sempre nuove accuse nei suoi confronti, l’abuso di un altro minore, il fatto era stato denunciato alla procura di Bangui, ma i salesiani non erano intervenuti. Adesso la Caritas internazionale, da cui dipendeva il sacerdote, ha rilasciato un comunicato in cui si legge che “La Caritas è rattristata e oltraggiata dall’abuso sui minori riportato dalla CNN nella sua storia su Luk Delft, un sacerdote belga che era in precedenza direttore nazionale della Repubblica Centrafricana della Caritas”, ha detto Aloysius John, segretario generale della confederazione della Caritas la dichiarazione.

    Aggiungendo che “esprimiamo la nostra compassione e solidarietà con i bambini e le loro famiglie. Ringraziamo coloro che si sono fatti avanti. Hanno il nostro pieno supporto nel dire la verità. Alla Caritas, lavoriamo costantemente per migliorare la nostra tutela dei bambini sia nella Repubblica centrafricana che nel resto del mondo in cui la Caritas lavora per aiutare le persone bisognose. Il nostro primo dovere è proteggere coloro che serviamo”. Uno scandalo allucinante, che rivela come nella Chiesa cattolica, nonostante i numerosi tentativi di scoperchiare casi analoghi, essi continuano a essere commessi da sacerdoti anche con incarichi di responsabilità nei confronti dei minori e di come nella Chiesa cattolica ci sia ancora la tendenza a proteggere e nascondere gli autori degli abusi.

    https://www.ilsussidiario.net/news/missionario-accusato-di-abusi-su-minori-video-pedofilia-le-scuse-della-caritas/1952134/

  • «Il prete esorcista di Caserta arrestato per violenze informatore della polizia»

    «Il prete esorcista di Caserta arrestato per violenze informatore della polizia»

    Ha assistito agli esorcismi, ne è rimasto «impressionato», ma durante quelle sedute Barone si è limitato a tenere per la nuca la «posseduta» e di violenze su quelle ragazze che, secondo il prete, avevano dei disturbi spirituali, lui, il poliziotto, non ne ha mai viste. Si limitava a pregare e a tenerle ferme, Barone. «Anzi, quando ci avete mostrato quel video in udienza, quel video in cui un uomo veniva percosso brutalmente, mi sono dovuto sedere, per lo choc. Semmai avessi assistito a violenze di quel tipo io, il prete, lo avrei preso a calci nel sedere».

    E poi, ha riferito Luigi Schettino, durante l’interrogatorio dei pm Daniela Pannone e Alessandro Di Vico, e poi rispondendo al suo avvocato, Carlo De Stavola, don Michele Barone era un informatore della squadra mobile. Che ha collaborato per lungo tempo con la polizia, o meglio con il commissario Luigi Schettino (ora imputato) sia quando era a Casal di Principe che quando fu trasferito a Caserta. Le sue «informazioni» hanno avviato anche un’indagine della Dda.

    «Barone era i miei occhi e le mie orecchie». E quando Schettino arrivò al commissariato di Maddaloni fu attraverso l’esorcista che seppe dell’esistenza di una setta satanica che avrebbe avuto responsabilità in alcuni suicidi e nella sparizione di un bambino, oltre venti anni fa. Lo ha raccontato ieri Schettino, esaminato nel corso del processo per gli abusi e gli esorcismi che, meno di due anni fa ha sconvolto la diocesi di Aversa, la stessa che in questi giorni ha dovuto registrare l’arresto del prete pedofilo, reo confesso, don Michele Mottola. È di ieri sera anche il trasferimento in carcere, dopo la condanna a dodici mesi, di due giovani processati per ricatti sessuali all’ex parroco di Succivo, don Crescenzo Abbate da Giugliano. Si tratta di Yevheniy Borysyuk, 22enne ucraino residente a Succivo, e Mario Donadio, 24 anni, di Sant’Arpino.

    Schettino ha raccontato dell’esorcismo che si tenne nel castello diroccato di Maddaloni, dove, insieme all’altro poliziotto, Vito Esposito, che per il tribunale va indagato perché presente a tutti gli episodi che a Schettino sono costati il processo, accompagnarono Barone e la ragazza che oggi lo accusa di violenza sessuale che secondo il prete era indemoniata. «La ragazza entrò come in uno stato di trance, in precedenza ci aveva detto delle sette sataniche, di cavalli squartati e cortei di persone incappucciate sulla montagna, ma quello che accadde nel castello mi lasciò molto impressionato. Disse che le ossa che furono trovate durante le ricerche del bimbo sparito da Marcianise negli anni 90 non erano di un cane ma del piccolo… di quell’esorcismo c’è un video, io e Vito Esposito assistevamo a tutto ciò e facevamo luce con i cellulari, durò circa venti minuti poi le uscì un fiotto di sangue dalla bocca. Il prete pregava, la teneva per la nuca». Di tutto ciò, Schettino e Esposito fecero rapporto al pm Di Vico.

    «Gli mostrammo il video e ci chiese se non avessimo paura, dicemmo di solito noi poliziotti usiamo giubbini antiproiettile ma in questi casi.. e mostrammo la coroncina che entrambi portavamo al collo… Il pm comunque mi sembrò stupito, perché la ragazza sapeva cose che erano nel fascicolo che lui stesso aveva riaperto qualche anno prima sulla scomparsa del bambino. A ogni modo, ci disse che per riaprire l’indagine dovevamo indagare sulla setta satanica e mi disse di fare una relazione su quanto accaduto nel castello e di allegare il video. Io gli chiesi: «Ma dottore, devo scrivere «il diavolo ha detto che…» e lui disse di sì e di sottolineare che la ragazza aveva parlato del bambino scomparso». Iniziò tutto così, quindi, racconta Schettino, finito sotto processo con l’accusa di non aver fermato i maltrattamenti e di aver cercato di indurre la sorella della vittima a ritirare la denuncia contro il prete e contro i genitori.

    Schettino ha anche cercato di motivare certe scelte che sembrano, obiettivamente, assurde. E per questo ha prodotto delle prove. Tra queste un audio in cui si sente la voce della bambina durante una fase di trance, ovvero, per dirla con Barone, «mentre era posseduta dal diavolo». E il «demonio» annuncia: «Prete, ti farò cacciare dalla Chiesa. E tu, poliziotto, pure me la pagherai». Un audio molto suggestivo che sembra anticipare quanto è poi accaduto. Ma che soprattutto inquadra l’atmosfera surreale che nell’ottobre del 2017 avvolgeva tutti i protagonisti di questa storia. Un clima tale che il poliziotto avrebbe cercato di indurre la sorella della vittima a ritirare l’esposto contro il prete e contro i genitori. Schettino ha respinto anche questa accusa. Il processo è agli sgocciolo. La settimana prossima sul bamco salirà don Michele Barone.

  • Prete pedofilo cerca in chat bimbi di 2 anni per violentarli: arrestato da agente sotto copertura

    Prete pedofilo cerca in chat bimbi di 2 anni per violentarli: arrestato da agente sotto copertura

    Matthew Jolley, sacerdote inglese di 32 anni, era alla ricerca di bambini piccoli da abusare sessualmente. Aveva creato un profilo falso su una chat gay dove ha incontrato un uomo disposto a concedere il figlio di 2 anni. Dall’altra parte dello schermo c’era invece un poliziotto sotto copertura che lo ha arrestato. Jolley si è dichiarato colpevole ed è stato condannato a 3 e 4 mesi di carcere.

    Matthew Jolley, un sacerdote inglese di 32 anni, aveva creato un profilo falso su una popolare piattaforma social per gay. Con il nickname di “Breed me”, si faceva passare per un 13enne bisessuale alla ricerca di bambini piccoli da abusare. In chat ha incontrato un uomo che si è detto disposto a concedere il proprio figlio di appena 2 anni. Jolley non sapeva che dall’altra parte dello schermo non c’era un padre pervertito, ma un poliziotto sotto copertura che lo ha arrestato. Venerdì scorso, in video conferenza dal carcere di Liverpool dove è rinchiuso da un mese, il prete pedofilo si è dichiarato colpevole di induzione alla prostituzione minorile ed è stato condannato a 3 e 4 mesi di reclusione.

    Secondo quanto riportato dalla stampa locale, nel 2015 Jolley diventa sacerdote dell’Arcidiocesi di Liverpool. Viene destinato alla parrocchia di Widnes, una città della contea del Cheshire, nel nord-ovest dell’Inghilterra. L’ecclesiastico, prima di essere arrestato, era da poco ritornato dal Belgio e aveva in programma di trasferirsi a Roma per un periodo di studio di due anni.

    Abituale frequentatore di chat per omosessuali, Jolley finisce nel radar della polizia quando nei suoi messaggi comincia a scrivere di voler fare sesso con bambini di 2 anni. È in quel momento che un agente sotto copertura si finge il padre di un piccolo di questa età disposto a concedere al sacerdote il proprio figlio per denaro. Dalla testimonianza del poliziotto, inoltre, è emerso Jolley era interessato sia ai maschi che alle femmine, senza limiti di età, “purché fossero carini”. La conversazione tra il prete pedofilo e l’agente di polizia è quindi passata su una piattaforma di messaggistica istantanea in grado di garantire la privacy delle comunicazioni. È qui che Jolley, credendosi al sicuro, ha cominciato a chiedere all’uomo foto e video di carattere pedopornografico. Una disgustosa trattativa conclusa con l’appuntamento a casa di quella che credeva la sua piccola vittima. Ad aspettare il prete, però, c’era la polizia. Jolley quando ha visto gli agenti ha opposto resistenza e ha cercato di scappare ma è stato subito arrestato come sospetto colpevole di abusi su minori.

    Mark Shanks, l’avvocato difensore di Jolley, ha dichiarato che il suo assistito è “profondamente imbarazzato e sconvolto” dal suo comportamento. “Il suo sacerdozio è finito – ha assicurato il legale – e quando uscirà dal carcere si cercherà un altro lavoro”. Nel suo verdetto, il giudice Jeremy Lasker ha usato toni molti duri nei confronti del prete pedofilo: “Le sue parole, azioni e intenzioni mi sembrano del tutto incompatibili con gli insegnamenti della Chiesa cattolica”.

    Dopo la condanna, l’agente Louise Murphy, membro del team investigativo per gli abusi sui minori del Cheshire, ha dichiarato: “Jolley, attraverso le sue comunicazioni online, ha dimostrato di essere attratto sessualmente dai bambini piccoli e che avrebbe fatto tutto il possibile per soddisfare il proprio desiderio sessuale”. “Questo caso – ha concluso il detective – invia un chiaro messaggio a chiunque commetta tali reati: nessuno è al di sopra della legge e sarà assicurato alla giustizia, indipendentemente da chi sia e cosa faccia”.

    https://www.fanpage.it/esteri/prete-pedofilo-cerca-in-chat-bimbi-di-2-anni-per-violentarli-arrestato-da-agente-sotto-copertura/

  • François Ozon racconta una scena di Grazie a Dio

    François Ozon racconta una scena di Grazie a Dio

    “In questa sequenza abbiamo usato la famosa foto del bambino nel ghetto di Varsavia, per metterla in contrasto con le accuse di pedofilia”, dice nel video François Ozon, regista di Grazie a Dio.

    “Volevamo ricordare che il compito della chiesa è quello di proteggere i più deboli”. Il film è tratto da una storia vera. Alexandre scopre che padre Preynat, il prete che lo ha molestato durante l’infanzia, è tornato a officiare nella regione di Lione.

    Dato che la chiesa si rifiuta di sanzionare Preynat, Alexandre decide di lottare per rompere il silenzio sui casi come il suo e impedire ulteriori abusi. Grazie a Dio ha vinto l’Orso d’argento al festival di Berlino.

  • La storia di Cristian, trasformato in oggetto sessuale da tre parroci: li inchioda con un video

    La storia di Cristian, trasformato in oggetto sessuale da tre parroci: li inchioda con un video

    Cristian, un migrante venezuelano, è diventato l’oggetto sessuale di almeno tre parroci a Panama. Come lui stesso ha denunciato in un video, ha accettato di prostituirsi per mantenere la moglie e il figlio piccolo. Uno dei prelati coinvolti nello scandalo è stato uno degli organizzatori della Giornata mondiale della gioventù che si è tenuta a Panama nel gennaio 2019.

    Cristian (un nome di fantasia) arriva a Panama dal Venezuela. Lo accompagna la moglie e un figlio piccolo. Per la famiglia non è semplice la sopravvivenza nel Paese centroamericano. L’uomo riesce comunque a trovare lavoro come tuttofare nella parrocchia Don Bosco a Calidonia, un quartiere della capitale panamense. E’ in quel momento che un sacerdote comincia a interessarsi a lui. Le intenzioni del parroco, tuttavia, non hanno niente di caritatevole. La proposta che gli viene fatta è semplice, quanto brutale: soldi a cambio di sesso. E Cristian, in ristrettezze economiche, finisce per accettare di prostituirsi. Ma questo è solo l’inizio, perché il migrante venezuelano diventerà l’amante di almeno altri due ecclesiastici di Panama.

    Cristian, però, ad un certo punto non accetta più di essere un oggetto sessuale. Decide quindi di registrare l’incontro con uno dei suoi particolari clienti, padre Rogelio Topin. “Ho scelto di fare questo video – chiarisce – perché provo molta rabbia e non ce la faccio più”. “Sono stato appena contattato da un sacerdote – continua – e non è la prima volta. Mi chiamano tre o quattro volte alla settimana per fare sesso. Accetto solo perché ho bisogno di soldi”. Cristian, mentre aspetta in una stazione di servizio, racconta i gusti sessuali del sacerdote. “Ama farsi accarezzare quando guida”. Padre Rogelio – spiega il giornalista che ha ricevuto e pubblicato il video di Cristian – ha servito in diverse parrocchie in tutto il Paese ed è stato uno degli organizzatori della XXXIV Giornata mondiale della gioventù, che si è tenuta a Panama dal 22 al 27 gennaio 2019 alla presenza di Papa Francesco.

    Don Rogelio arriva all’appuntamento e fa salire Cristian in macchina. I due parlano di precedenti incontri e di altri sacerdoti coinvolti nello scandalo. Sono diretti in una casa d’appuntamenti per consumare il rapporto sessuale. Il video-denuncia di Cristian è stato pubblicato sui social ed è stato visto in pochi giorni da oltre 400mila persone. (Attenzione: alcune scene potrebbero urtare la sensibilità del pubblico).

    In una delle conversazioni registrate e diffuse da Claramente, un canale informativo panamense, Cristian addirittura propone a Don Topin di incontrare un nuovo amante: un ragazzino di 17 anni del Nicaragua. Pur trattandosi di un minorenne, la risposta del sacerdote è fin troppo esplicita: “Perfetto”. Dopo la pubblicazione del video, le autorità del Paese centroamericano sono state allertate e la testimonianza di Cristian sarà determinante per capire se i sacerdoti abbiano commesso dei reati.

    Da parte sua, l’arcidiocesi di Panama ha emesso un comunicato in cui afferma “di essere profondamente ferita e imbarazzata nel ricevere informazioni sul comportamento inadeguato e scandaloso dei sacerdoti Rogelio Topin, Orlando Rivera e Karl Madrid”. La Curia panamense ha deciso di sospendere dalle loro funzioni i tre parroci, anche se sottolinea che si tratta di una misura preventiva in quanto “non ci sono al momento accuse formali contro di loro”. “Ribadiamo la nostra ʻtolleranza zeroʼ – conclude il comunicato dell’Arcidiocesi – di fronte a qualsiasi tipo di abuso, in particolare su minori e persone vulnerabili”.

    A giungo di quest’anno, un altro scandalo aveva coinvolto David Cosca, uno dei sacerdoti più conosciuti a Panama. Secondo quanto è emerso, il 7 luglio 2018, un uomo è stato ucciso nella camera d’albergo presa in affitto dal prelato. La stessa stanza dove, secondo alcuni testimoni, avvenivano orge e incontri sessuali. Anche Don Cosca è stato appartato dalle sue funzioni e dovrà rispondere davanti alla giustizia del reato di favoreggiamento.

    https://www.fanpage.it/esteri/la-storia-di-cristian-trasformato-in-oggetto-sessuale-da-tre-parroci-li-inchioda-con-un-video/

  • Pedofilia in Vaticano, inchiesta choc: «Abusi anche nella sacrestia di San Pietro»

    Pedofilia in Vaticano, inchiesta choc: «Abusi anche nella sacrestia di San Pietro»

    di Franca Giansoldati e Giuseppe Scarpa

    CITTÀ DEL VATICANO Persino nella sacrestia della basilica di San Pietro. Persino lì, in quel luogo sacro e inviolabile, sarebbero avvenuti degli abusi sessuali tra due ragazzi quasi coetanei, entrambi ex studenti al pio collegio Opera di Don Folci, il pre-seminario vaticano, situato a due passi da Santa Marta, finito al centro di due differenti inchieste, una vaticana e l’altra avviata dalla Procura di Roma. Dagli elementi in mano ai magistrati italiani si fa riferimento a reati continuati relativi a violenze che si sarebbero sviluppate in un tempo ampio, attraverso imposizioni, abuso d’autorità, costrizioni, sudditanza psicologica tali da rendere la vittima – L.G. – impossibilitata a reagire con forza e autonomia.

    LA STRUTTURA EDUCATIVA
    Ad aggravare il quadro di tormento ci sarebbe stata anche la condizione di libertà limitata della vittima, visto che la struttura educativa è una specie di convitto in cui tante famiglie (soprattutto del Nord Italia) mandano i propri figli in modo che possano frequentare gratuitamente il San Pio X, uno dei licei privati più prestigiosi di Roma. Ogni mattina i ragazzi escono per le lezioni e rientrano di pomeriggio varcando il confine di Stato – per studiare, partecipare alle funzioni liturgiche del Papa e coltivare la eventuale futura vocazione sacerdotale. È in questa cornice, evidentemente sotto uno scarso controllo, che sono andate a svilupparsi amicizie morbose, legami malati e quasi patologici sfuggiti di mano agli educatori che non sono riusciti a riportare alla normalità. L’allora rettore del pre seminario, monsignor Enrico Radice, viene ritenuto responsabile di omissioni proprio per non aver fermato quelle violenze. Si parla anche di rapporti completi tra adolescenti.

    Quattro giorni fa il tribunale vaticano ha chiesto il rinvio a giudizio di due preti, don Gabriele Martinelli, il presunto abusatore, all’epoca dei fatti era ancora studente, oggi sacerdote ammesso ai sacri ordini e consacrato dalle autorità ecclesiali; e don Radice. Entrambi erano stati ascoltati nei giorni scorsi. La settimana prima, invece, con una contemporaneità che forse potrebbe spiegare l’annuncio del Vaticano, la magistratura italiana ha effettuato una perquisizione nella casa di don Martinelli, in un paesino del comasco, per prelevare messaggi e conversazioni utili al caso, file audio, video, e documenti cartacei. Non solo. La Procura di Roma ha anche inoltrato la domanda di rogatoria internazionale in Vaticano ai fini di un processo in Italia. I reati contestati sono pesanti. Violenza continuata e abuso di autorità contestati nel periodo in cui Martinelli è maggiorenne, mentre gli altri episodi relativi a quando era minorenne sono stati stralciati e inviati alla Procura dei minori.

    Si è trattato «di un disegno criminoso» che portava Martinelli, all’epoca minore ad esigere dalla vittima, suo coetaneo di sei mesi più giovane, «prestazioni sessuali, in più occasioni, con una media di due volte la settimana, iniziando le condotte fin dal primo settembre 2006; fatti per i quali procede la Procura». Gli episodi sarebbero avvenuti all’interno del pre seminario e nelle aree limitrofe «in particolare nelle camerate, nella camera singola di Martinelli, nonché in altri luoghi dentro la Città del Vaticano, tra cui la sacrestia della basilica di San Pietro». Il quadro complessivo che sembra affiorare dalle carte e da diverse testimonianze, a proposito dell’ambiente circostante al convitto dei chierichetti, mostra di avere una dinamica non sempre lineare, come del resto provano anche alcune lettere anonime e ricattatorie che arrivarono in Segreteria di Stato già nel 2012 per descrivere comportamenti immorali e una sorta di giro gay parallelo che gravitava su San Pietro, e che difficilmente si concilia con un ambiente sacro. Per i magistrati italiani si tratta ora di ricostruire quelle relazioni e non sarà facile. L’omertà sembra contrassegnare la vita interna, così come la scarsa trasparenza.

    UN ALTRO ALLIEVO
    I vertici dell’istituto Don Folci, tuttavia, hanno sempre smentito con forza che vi siano stati abusi sessuali di qualsiasi natura all’interno, minimizzando e sconfessando anche le dichiarazioni di un altro allievo coinvolto, Kamil Jarembowki. Questo ragazzo entrato nel preseminario nel 2009 all’età di 13 anni venne allontanato per comportamenti immorali nel 2013. Fuggì dal preseminario per raggiungere un amico in Veneto, un altro ex alunno, per poi essere riammesso nella scuola previo impegno a mantenere fede alla vita comunitaria. È lui ad avere parlato con Gianluigi Nuzzi, il primo ad avere raccolto la testimonianza di Kamil che ha dato il via a tutto il filone di inchiesta. Due anni fa in Vaticano ci fu una riunione piuttosto burrascosa in cui si decise se procedere o meno per diffamazione contro Nuzzi per la pubblicazione del libro. Ma memori dei problemi che avevano dato i due processi precedenti di Vatileaks 1 e Vatileaks 2 si decise di lasciare correre. Adesso però i nodi sembrano essere arrivati al pettine.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_vaticano_inchiesta_abusi_sessuali_sacrestia_papa_francesco-4747641.html

  • PROVOLO;  L’istanza preventiva della Rete L’ABUSO al Governo italiano sull’estradizione di Pirmati

    PROVOLO; L’istanza preventiva della Rete L’ABUSO al Governo italiano sull’estradizione di Pirmati

    Il 13 luglio scorso, dopo che l’Espresso diede la notizia che Eliseo Pirmati – oggetto di una richiesta di estradizione del Governo argentino – girava in ottime condizioni di salute e del tutto indisturbato per Verona – gli avvocati della Rete L’ABUSO che nei primi mesi del 2017, attraverso tre denunce alla Procura della Repubblica di Verona, erano riusciti a far aprire un fascicolo – hanno ritenuto di dover formalizzare alle autorità italiane e parallelamente informare quelle argentine, quanto era emerso dal settimanale l’Espresso. (Istanza Pirmati )

    Un atto dovuto, in quanto le Istituzioni non acquisiscono questo tipo di notizie dai giornali e, soprattutto, perché la richiesta di estradizione argentina, non era ancora stata notificata all’Italia, quindi tecnicamente il Governo italiano non era informato e, di conseguenza, non aveva motivi di agire. Il rischio, alla notizia dell’imminente richiesta di estradizione, era che data l’età del Pirmati, appellandosi a problemi di salute , questa potesse essere negata.

    Al fine di scongiurare questa possibilità, visto che l’Espresso era anche riuscito a filmare il Pirmati, che nei video appariva in forma ed in prefetto stato di salute, si è ritenuto di vitale importanza, inviare l’informativa sia all’Italia che all’Argentina.

    Il Ministero della Giustizia–Dipartimento per gli Affari di Giustizia, Direzione Generale della Giustizia Penale–Ufficio II- Cooperazione Giudiziaria Internazionale, ha accolto l’istanza pochi giorni dopo, il 18 luglio.

    Pochi giorni fa, il Governo argentito ha formalmente notificato la richiesta alle autorità italiane.

    L’Ufficio di Presidenza

  • Argentina, presunti abusi su minori al Provolo: giovane accusa Don Corradi

    Argentina, presunti abusi su minori al Provolo: giovane accusa Don Corradi

    Il processo del tribunale di Mendoza è ripartito, dopo che Armando Gómez è stato ritenuto in grado di sostenere il giudizio, con la visione delle registrazioni delle testimonianze delle presunte vittime

    Dopo l’interruzione scattata prima di Ferragosto, per valutare se il giardiniere Armando Gómez, 49 anni, fosse in grado di sostenere il giudizio, è ripartito il processo argentino del tribunale di Mendoza sui presunti abusi sessuali che sarebbero avvenuti all’Istituto Provolo di Luján de Cuyo, ai danni di studenti con problemi di udito di età compresa, all’epoca dei presunti fatti, tra i 5 e i 16 anni.
    L’inchiesta, scattata nel novembre 2016, vede coinvolti complessivamente 14 imputati (tra sacerdoti, suore e amministratori) e 20 vittime, dopo le denunce depositate proprio nella zona di Mendoza. Questo primo caso però, ricorda El Clarin, riguarda tre principali imputati: oltre a Gomez infatti, sono stati chiamati a difendersi i sacerdoti Horacio Corbacho, 59 anni, e Nicola Corradi, 83 anni, i quali rischierebbero una pena di 50 anni di carcere.

    Come riporta il quotidiano argentino, Gómez è stato sottoposto ad una perizia che lo ha ritenuto in grado di sostenere il processo. Secondo la difesa, l’uomo, che sarebbe ipoacusico, analfabeta e cresciuto in un contesto di violenza familiare, attraverserebbe una fase di problemi psichici che gli impedirebbero di capire quanto sarebbe successo. Secondo però i due esperti ordinati dalla corte e dalla Procura, “Gomez comprende il linguaggio dei segni argentino (LSA), può comunicare, si trova nel tempo e nello spazio e può comprendere il dibattito orale e pubblico” e il processo è dunque ripartito.

    Ripreso il dibattimento, prosegue El Clarin, il tribunale penale 2 di Mendoza ha continuato ad ascoltare e visionare le testimonianze di 8 presunte vittime, registrate tra il 2017 e il 2018. Gli ex alunni oggi hanno un’età compresa tra i 17 e i 28 anni, mentre i maltrattamenti e gli abusi si sarebbero verificati quando avevano tra i 5 e i 16 anni.

    Giovedì è stato trasmesso il racconto di un 18enne, che ha accusato Horacio Corbacho di aver abusato sessualmente di lui quando aveva 5 anni, mentre l’avvocato delle vittime, Oscar Barrera, ha indicato l’istituto religioso come presunto teatro degli episodi.
    Successivamente è stata riprodotta la testimonianza di una ragazza di 26 anni, che ha frequentato l’istituto tra il 2003 e il 2008, la cui identità è stata tenuta riservata. Questa ha accusato Don Corradi di averla molestata sessualmente e le suore della scuola di abuso, menzionando anche Kosaka Kumiko, che sarà giudicata in un processo a parte. Inoltre la giovane ha raccontato che una delle ragazze avrebbe iniziato a procurarsi da sola dei tagli a causa degli abusi subiti e che l’avrebbe incoraggiata a denunciare i presunti episodi.

    Il processo ora andrà avanti con la visione di oltre 30 ore di video, che verranno analizzate nel processo contro gli imputati. El Clarin ricorda che il caso è diviso in tre parti: alcuni dei processi non hanno ancora una data di inizio e in questi saranno giudicati il reggente della scuola e il personale amministrativo e docente coinvolto come partecipanti, e due suore.

    https://www.veronasera.it/cronaca/argentina-abusi-minori-provolo-accusa-don-corradi-23-agosto-2019.html