Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: violenza sessuale

  • Abusi del prete, il pm: perizia sul ragazzo

    Abusi del prete, il pm: perizia sul ragazzo

     Paola Aurisicchio

    PESCARA. Verserebbe in «un grave malessere», come dice l’accusa, la giovane vittima di presunti abusi sessuali da parte di un prete di 42 anni che accanto all’avviso di garanzia ha ricevuto anche la richiesta di incidente probatorio da parte del pm Salvatore Campochiaro.

    E’ anche per questo che il pm, oltre a chiedere al giudice per le indagini preliminari di acquisire la testimonianza del ragazzo che, tra il 2011 e il 2012, avrebbe avuto incontri sessuali con donVito Cantò ha chiesto anche di fare una perizia medico-psichiatrica sul giovane in modo «da accertare nei suoi comportamenti elementi riconducibili o meno alle presunte condotte di abuso subìte».

    Sarà un percorso difficile quello che attende il giovane che, confortato dalla famiglia, ha denunciato quello che sarebbe accaduto dall’ottobre 2011 fino al maggio 2012: l’accusa parla di violenza sessuale da parte di don Vito Cantò, all’epoca parroco della chiesa di San Camillo de Lellis a Villa Raspa di Spoltore, la parrocchia che è stato costretto a lasciare nel luglio 2013 in seguito alla sospensione arrivata dall’arcivescovoTommaso Valentinetti.

    Da quel momento, per il prete di 42 anni, è partito il processo canonico, un filone parallelo a quello penale ora in corso. E’ questa una delle prime inchieste pescaresi che sta sfiorando la chiesa e con al centro un prete molto conosciuto perché, nel 2006, don Vito era stato anche protagonista di un’iniziativa rimbalzata sui giornali nazionali: il prete confessava i ragazzi durante le notti del divertimento. Tra gli incarichi affidati a don Vito c’era stato anche quello di cerimoniere della curia, un ruolo apicale e fiduciario venuto meno con la sospensione che gli aveva lasciato solo la possibilità di concelebrare la messa all’interno del convento delle suore di clausura di Pescara Colli.

    Don Vito ha anche un passato da assistente ecclesiastico nel movimento scout dell’Agesci Abruzzo fino alle dimissioni arrivate all’improvviso nell’estate dell’anno scorso dopo una presa di posizione della curia di Pescara, tenuta riservata fino a quando monsignor Valentinetti, attraverso una nota, ha spiegato: «Ho saputo della perquisizione in casa della famiglia di don Cantò e sono a disposizione della questura per aiutarla a comprendere la situazione. Dopo le segnalazioni avute riguardo don Vito», aveva detto ancora Valentinetti, «lo abbiamo allontanato dalla comunità parrocchiale con una sospensione delle mansioni proprie dell’ufficio sacerdotale “ad cautelam”».

    Il prete, secondo le indagini della Squadra Mobile alla guida di Pierfrancesco Muriana, avrebbe abusato – dice l’accusa – del ragazzo di 16 anni che gli era stato affidato, come recita il capo di imputazione, «per ragioni di educazione religiosa».

    Per cristallizzare la versione del ragazzino, il pm Campochiaro ha chiesto attraverso l’incidente probatorio di acquisire la testimonianza del giovane aggiungendo anche la richiesta di una perizia medico-psichiatrica sul minore. Sarà il giudice per le indagini preliminari ad accogliere o meno la richiesta della procura. Nel frattempo, dopo la perquisizione nella casa di Cepagatti dei genitori del prete, gli investigatori passeranno al setaccio il computer e i due telefonini sequestrati a don Vito.

  • Violenza sessuale e riduzioni in schiavitù: ex prete empolese rinviato a giudizio

    Violenza sessuale e riduzioni in schiavitù: ex prete empolese rinviato a giudizio

    Pistoia, 13 novembre 2014 – IL PRETE che volle farsi santone a Montespertoli e poi a Montecchio (Arezzo) sarà processato per violenza sessuale e riduzione in schiavitù. Il giudice per l’udienza preliminare Angelo Antonio Pezzuti ha deciso ieri che Mauro Cioni, 69enne empolese ex sacerdote della diocesi di Firenze, dovrà essere giudicato dalla corte d’assise d’Arezzodal 16 gennaio. Il gup ha rinviato a giudizio per gli stessi reati anche Carlo Carli, 35 anni, che si allontanò dalla comunità del ‘maestro’ per crearne una propria, dove si praticavano gli stessi abusi. Una sentenza di non luogo a procedere è stata emessa per altri due imputati — Franco Bigazzi, 57enne di Certaldo, eGiorgio Bigozzi, 63enne di Foiano della Chiana — accusati di ricettazione.

    I RIFLETTORI giudiziari su Mauro Cioni, prete spretato nel 1985 e sposato dal 1987 con moglie e un figlio, sono accesi da quasi vent’anni e le accuse nei suoi confronti si sono moltiplicate, aggravandosi, fino ad arrivare alle ultime contestazioni di riduzione in schiavitù e violenza sessuale nei confronti di dieci persone, nove donne e un uomo. Cioni, secondo le accuse avanzate dal pm antimafia Angela Pietroiusti, avrebbe esercitato sui componenti della sua comunità religiosa «poteri tali da porli in condizioni di totale sudditanza psicologica, facendo falsamente credere che, per conseguire la salvezza eterna e liberarli dalle presenze maligne, dovevano assecondarlo in ogni sua decisione». Così facendo, non solo si faceva dare denaro ma pretendeva prestazioni sessuali di ogni tipo. L’ex prete ha sempre negato ogni addebito, ma i rapporti della polizia su di lui sono durissimi: «assoggettamento schiavistico», «influsso sconcertante sulle donne». Infine, la frase più inquietante: «Nelle parrocchie dove aveva officiato il proprio ministero, numerose erano le segnalazioni di un continuo viavai di ragazzi e ragazze che lo stesso intratteneva singolarmente nella propria camera da letto». Ma nessuno, per anni, ha parlato.

    http://www.lanazione.it/empoli/prete-violenza-giudizio-1.400157

  • Pedofilia: iniziata udienza preliminare a ex parroco Belcastro

    Pedofilia: iniziata udienza preliminare a ex parroco Belcastro

     Si conoscerà il 21 novembre la decisione del giudice dell’udienza preliminare di Catanzaro sulle richieste di costituzione di parte civile e sulla chiamata della Curia Arcivescovile di Crotone-Santa Severina quale responsabile civile nell’ambito del procedimento a carico di Roberto Mastro, parroco della cittadina di Belcastro dal 2007 al 2010, accusato di pedofilia. Dopo il cambio del giudice titolare, l’udienza e’ formalmente iniziata questo pomeriggio proprio con la presentazione delle richieste di costituzione da parte dei legali che rappresentano le famiglie delle presunte piccole vittime (gli avvocati Concetta Stanizzi e Antonello Talerico), che già avevano anticipato la loro intenzione proprio come aveva fatto la stessa Curia che, pero’, le famiglie identificate come parte offesa vorrebbero fosse citata in giudizio come responsabile civile, e cioe’ come quella parte che, in caso di condanna al risarcimento dei danni, sarà obbligata in solido a pagare assieme all’imputato.

    Lo stesso 21 novembre, poi, il giudice stabilirà un calendario per concludere l’udienza all’esito della quale si saprà se verrà accolta o meno la richiesta della Procura del capoluogo calabrese di mandare il sacerdote sotto processo. Pesantissime le contestazioni a carico del prete, che secondo gli inquirenti dovrebbe rispondere di violenza sessuale ai danni di una quindicina di minorenni, secondo le risultanze di un’indagine apertasi oltre tre anni fa a seguito della denuncia presentata da alcuni genitori di una delle presunte giovanissime vittime. Segnalazione cui se ne aggiunsero altre nel corso delle indagini, durante le quali i carabinieri raccolsero le dichiarazioni di decine di persone, e furono anche acquisiti con incidente probatorio – e dunque con valore di prova all’eventuale futuro processo – i racconti dei minorenni coinvolti nei presunti abusi. Quanto all’indagato, non se ne ebbero più notizie precise dal dicembre del 2010, quando si venne a sapere dell’indagine in corso. (AGI)

  • Pescara, prete indagato per violenza sessuale

    Pescara, prete indagato per violenza sessuale

    di Pietro Lambertini

    PESCARA. «Ho appreso la notizia della perquisizione in casa della famiglia di don Vito Cantò e sono a disposizione della questura per aiutarla a comprendere la situazione». Così l’arcivescovo di Pescara,Tommaso Valentinetti, racconta quello che è successo venerdì mattina quando gli agenti della squadra mobile hanno bussato al portone del convento delle suore di clausura, ai Colli: è soltanto lì che don Vito, 42 anni, già prete a Brittoli, Civitaquana e nella parrocchia di San Camillo de Lellis in via Parigi a Villa Raspa di Spoltore, può concelebrare la messa. Solo lì, dove quasi nessuno può entrare: il parroco è indagato per il reato di violenza sessuale.

    Incontri sessuali. Secondo il capo di imputazione, tra il 2011 e il 2012, don Vito avrebbe commesso presunti abusi sessuali su un ragazzino di 15 anni che frequentava, insieme agli amici, la parrocchia di Villa Raspa. In base agli atti dell’indagine, non ci sarebbero state né costrizione né violenza fisica: è lo stato di presunta «subordinazione psicologica», a cui sarebbe stato sottoposto il minorenne, a far scattare l’accusa di violenza sessuale. Dopo la visita al convento, accompagnati da don Vito, i poliziotti sono andati a Cepagatti, per perquisire la casa dei genitori del prete: è in quella casa del centro abitato che, da più di un anno, vive anche don Vito. I poliziotti sono usciti dall’abitazione con del materiale che sarà oggetto di controlli.

    Prete della movida. Don Vito è un prete conosciuto nel Pescarese. Nel 2006 era stato anche protagonista di un’iniziativa rimbalzata sui giornali italiani: sceso in strada di notte, sulla riviera di Pescara, aveva confessato i ragazzi durante la movida. «Ci siamo messi proprio qui», aveva raccontato il parroco ai giornalisti, «perché questa è la meta del passeggio notturno. Ora si chiama movida. Vogliamo essere, come dice il Vangelo, il lievito del pane, il sale che dà sapore. La nostra proposta è semplice ed è scritta nel volantino che distribuiamo a tutti: “C’è un cuore che prega per te, nella notte”». Don Vito ha anche un passato da assistente ecclesiastico nel movimento scout dell’Agesci Abruzzo: lo è stato fino alle dimissioni, arrivate all’improvviso e inspiegabili nell’estate dell’anno scorso dopo una presa di posizione della curia di Pescara, tenuta riservata fino a ieri.

    Sospeso 16 mesi fa. Infatti, si è appreso che, nei primi mesi del 2013, voci di possibili attenzioni sessuali del parroco almeno su un ragazzino sono arrivate alla curia: è lo stesso arcivescovo a confermarlo. Così nel luglio 2013, è scattata la sospensione e il parroco è stato costretto a lasciare immediatamente la chiesa di Villa Raspa disertando anche la celebrazione di un matrimonio.

    «Lo abbiamo allontanato». «Dopo le segnalazioni avute riguardo don Vito», rivela Valentinetti, «lo abbiamo allontanato dalla comunità parrocchiale con una sospensione dalle mansioni proprie dell’ufficio sacerdotale». Una sospensione “ad cautelam”, risalente a 16 mesi fa, che ha innescato anche un processo canonico, parallelo all’indagine della polizia. Con la sospensione, al parroco è stato vietato di celebrare la messa in luoghi aperti al pubblico mentre gli è stato concesso di concelebrare le funzioni nel convento di Pescara. «Secondo quanto richiesto dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, spiega Valentinetti, in ottemperanza al Motu Proprio “Sacramentorum Sanctitatis tutela”, abbiamo avviato il procedimento canonico che attualmente si trova nella fase di processo penale canonico».

    Denuncia dei genitori. Dal processo canonico all’indagine penale, coordinata dal pm Salvatore Campochiaro: la Mobile, guidata dal dirigentePierfrancesco Muriana, ha avviato gli accertamenti sul prete dopo la denuncia della famiglia del quindicenne, adesso maggiorenne. Non è stata la Chiesa, quindi, a informare la polizia dei sospetti sul parroco ma i familiari del ragazzo: in base alla versione fornita dalla famiglia, il prete avrebbe avuto incontri sessuali con il loro figlio. Sarebbero stati gesti consenzienti ma che, a distanza di mesi, avrebbero provocato una crisi di identità sessuale al ragazzino. A raccontarlo ai genitori, nei mesi successivi, sarebbe stato proprio il giovane che avrebbe riferito degli incontri che si consumavano nell’alloggio canonico del prete.

    «Sono a disposizione». «Rammaricato», così si definisce adesso l’arcivescovo che avrebbe avuto già un primo contatto con la polizia. Valentinetti, comunque, ribadisce la sua volontà di collaborare alle indagini: «Difficile aggiungere altre parole certo è che confidiamo nella giustizia», conclude l’arcivescovo, «e continueremo a essere a disposizione per la risoluzione del caso».

  • Pescara, sacerdote indagato per violenza sessuale: avrebbe molestato un ragazzino per un anno

    Pescara, sacerdote indagato per violenza sessuale: avrebbe molestato un ragazzino per un anno

     PESCARA – Un sacerdote pescarese di 42 anni, don Vito Cantò, è indagato per aver commesso atti sessuali con un ragazzino minorenne.

    La notizia emerge dopo l’esposto della famiglia di un Comune della provincia di Pescara alla Procura della Repubblica e alla Diocesi. Le indagini sono state condotte dalla squadra mobile della polizia di Pescara che oggi ha svolto delle perquisizioni a casa della famiglia del sacerdote. Il consacrato è stato già sospeso dalla diocesi e allontanato dalla comunità in cui si sarebbero svolti i fatti. Secondo la versione della famiglia, il prete avrebbe molestato il ragazzino tra il 2011 e il 2012.

    LA COSTERNAZIONE DEL VESCOVO
    «Ho appreso la notizia della perquisizione in casa della famiglia di don Cantò e sono a disposizione della Questura per aiutarla a comprendere la situazione». Sono queste le parole di monsignor Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara-Penne, il giorno dopo la perquisizione – e non del fermo – in casa della famiglia don Vito Cantò, sacerdote della chiesa locale.

    È rammaricato il presule, ma certo di aver compiuto quanto richiesto riguardo casi di accusa di “delitti gravi”. «Dopo le segnalazioni avute riguardo don Vito – specifica Valentinetti – lo abbiamo allontanato dalla comunità parrocchiale con una sospensione dalle mansioni proprie dell’ufficio sacerdotale “ad cautelam”. Inoltre, secondo quanto richiesto dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, in ottemperanza al Motu Proprio “Sacramentorum Sanctitatis tutela”, abbiamo avviato il procedimento canonico che attualmente si trova nella fase di processo penale canonico».

    Difficile aggiungere altre parole certo è che «confidiamo nella Giustizia – conclude l’arcivescovo – e continueremo ad essere a disposizione per la risoluzione del caso».

    http://www.ilmessaggero.it/abruzzo/sacerdote_pescarese_indagato_violenza_sessuale_minore/notizie/1000881.shtml

  • Processo al video hard del prete

    Processo al video hard del prete

    Un sacerdote accusa l’uomo che ospitava di averlo ricattato per il filmino girato di nascosto in casa.

     FERRARA. La vicenda che vede protagonisti un prete di Ferrara e un cittadino serbo ospitato con la sua famiglia nella casa del sacerdote, che da anni si accusano a vicenda – il primo di essere stato ricattato con accuse inventate e il secondo per le violenze subite dal figlio da parte del prete – è destinata a diventare una storia infinita, visto che ormai sono sei i processi che li vedono rivali.

    Dopo il primo processo in cui il prete è stato condannato per molestie sessuali sul figlio piccolo dell’uomo ospitato (condanna di 1 anno e 4 mesi) i casi pendenti tra procura e tribunale sono diventati altri cinque. Uno di questi è approdato ieri davanti al giudice Monica Bighetti in cui si discuteva dell’accusa mossa dal prete verso il serbo e suo cognato per aver filmato il sacerdote durante un rapporto sessuale: un filmato poi acquisito al primo processo, diventato una delle prove contro il prete stesso.

    Il legale del sacerdote si è opposto all’archiviazione della procura per il reato di interferenze illecite della vita privata, perchè quel video venne – secondo il sacerdote – realizzato a sua insaputa, in casa sua, con l’inganno (dice di esser stato drogato prima dell’atto sessuale) e poi il ricatto. Ieri la discussione davanti al gip Bighetti è stata aggiornata al 18 novembre, per difetto di notifiche.

    Lo stesso video è al centro di un terzo processo parallelo ai primi due, per estorsione nei confronti dell’uomo sul sacerdote, perchè quel video sarebbe stato uno degli strumenti del ricatto per aver soldi e restare nella casa in cui era ospitato con la famiglia. Il processo per estorsione è pendente in Cassazione, perchè nei mesi scorsi dopo l’archiviazione presentata dalla procura per l’estorsione e l’opposizione del prete, il giudice Piera Tassoni ordinò l’imputazione coatta, ma la procura fece ricorso in Cassazione per «abnormità» del provvedimento e ora si attende la decisione.

    Quarto procedimento in corso in procura, titolare la pm Ombretta Volta, quello relativo al video pubblicato su YouTube dalla Rete contro l’abuso, in cui l’uomo racconta la sua storia, la violenza sessuale su figlio da parte del prete e altri fatti mai denunciati ai magistrati: il legale del sacerdote ha presentato pertanto denuncia per diffamazione via Internet e il procedimento è ancora aperto.

    Quinto caso relativo alle accuse di violenza privata nei confronti dell’uomo ospitato dal prete, perchè avrebbe sequestrato in casa sua il sacerdote stesso e altri amici, chiudendolo all’interno impedendo loro di uscire: processo fissato il 18 novembre.

    Sesto ed ultimo, il procedimento che ha chiuso il rapporto tra prete e il cittadino serbo: dopo essere stato sfrattato dalla casa del prete che occupava senza averne diritto (dopo i processi), il prete ha denunciato la sottrazione dei mobili di casa: anche in questo caso il procedimento per appropriazione indebita in carico al pm Nicola Proto è pendente.

  • Minacce di morte al prete accusato di pedofilia, presentata una denuncia in procura

    Minacce di morte al prete accusato di pedofilia, presentata una denuncia in procura

    Il sacerdote di Brindisi cita due testimoni che sarebbero stati avvicinati da due persone che cercavano notizie sul suo conto.

      di SONIA GIOIA

    Minacce di morte contro il prete accusato di pedofilia. Don Giampiero Peschiulli ha presentato nelle scorse ore una denuncia in Procura cui parla di due persone che si sarebbero avvicinate ad alcuni parrocchiani dicendo loro che stavano cercando il sacerdote per ucciderlo. I due uomini avrebbero agito in pieno giorno e a volto scoperto, ma nè il destinatario delle presunte minacce nè i parrocchiani saprebbero dire di chi si tratti. Gli unici nomi contenuti nella denuncia consegnata alla magistratura sono quelli dei testimoni, oltre a quello del denunciante che per sottrarsi ai presunti tentativi di aggressione oltre che alla pioggia di ingiurie a cui continua ad essere  sottoposto anche per strada, ha deciso di lasciare la città rifugiandosi da alcuni parenti.

    L’episodio si sarebbe verificato a 48 ore di distanza circa dalla messa in onda del servizio de Le Iene, in cui il prete della diocesi brindisina è stato filmato da una telecamera nascosta con una serie di giovanissimi complici del programma, al quale il sacerdote ha riservato attenzioni particolari. Prima che il servizio andasse in onda il sacerdote è stato raggiunto da un avviso di garanzia a firma del pm Giuseppe De Nozza con l’accusa di violenza sessuale su minori, contestualmente ad un mandato di perquisizione eseguito dai carabinieri al comando del colonnello Alessandro Colella, che hanno trovato e sequestrato in casa del prete materiale pornografico.  Il giorno immediatamente successivo alla trasmissione, il prete si è dimesso dagli uffici sacerdotali nella parrocchia, qualche ora dopo hanno fatto la prima comparsa sui muri delle abitazioni adiacenti scritte del tipo: “Curia infame” e “don Giampiero infame e pedofilo giù le mani dai bimbi”.

    Ultimo atto della vicenda la denuncia del prete sulle misteriose minacce. I due presunti aggressori sarebbero arrivati nei pressi della chiesa di Santa Lucia con un’auto di grossa cilindrata, ma quando hanno cercato di varcare l’uscio lo hanno trovato chiuso. Hanno quindi intercettato alcuni parrocchiani dicendo loro che stavano cercando il prete con l’intenzione di picchiarlo e ucciderlo.  La querela contro ignoti è stata formulata dall’avvocato Roberto Cavalera in nome e per conto del prelato, la magistratura ha avviato gli accertamenti del caso, mentre proseguono le indagini volte ad accertare se sia vero oppure no che il prete abbia abusato in passato di un ragazzino fra i 13 e i 14 anni e se vi siano eventuali altre vittime delle stesse attenzioni morbose.

    http://bari.repubblica.it/cronaca/2014/11/03/news/prete-99659337/

  • “Abusi sessuali su minori”, indagato parroco del Brindisino. In serata celebra messa

    “Abusi sessuali su minori”, indagato parroco del Brindisino. In serata celebra messa

    I carabinieri a casa del prete 72enne e negli uffici della Curia. Trovato materiale pornografico. Una delle vittime ha poco più di 13 anni.

     Indagato per abusi sessuali su minorenni. I carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Brindisi hanno proceduto a effettuare una perquisizione domiciliare presso l’abitazione di un parroco di una chiesa della diocesi. In casa dell’uomo, 72 anni, è stato trovato materiale pornografico, dvd che dovranno essere visionati nel dettaglio per accertare se si tratti anche di pedopornografia.

    Una delle vittime sarebbe un ragazzino tra i 13 e i 14 anni. La procura di Brindisi ha deciso di diramare la notizia affinché eventuali altri soggetti molestati possano farsi avanti e trovare il coraggio di denunciare. L’attività è coordinata e diretta dal sostituto procuratore della Repubblica Giuseppe De Nozza, Brindisi Report – cronaca e notizie da Brindisi
    „in sinergia con i carabinieri del Reparto operativo di Brindisi guidati dal colonnello Alessandro Colella.
    Mira ad accertare le responsabilità penali del sacerdote in ordine agli atti sessuali che avrebbe commesso su minorenni. Al prelato è stato notificato un avviso di garanzia e risulta attualmente iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di violenza sessuale su minori.

    L’indagine ha consentito di raccogliere ulteriori elementi investigativi. Contestualmente alle attività di perquisizione i militari hanno effettuato anche alcune acquisizioni documentali presso la locale sede arcivescovile.

    A insospettire gli inquirenti è stata la visita nelle scorse settimane dell’inviato della trasmissione Le iene, Giulio Golia, non nuovo a questo tipo di inchieste. L’inviato ha inutilmente cercato si parlare con il prete che si è però rifiutato di rilasciare alcuna dichiarazione. L’arrivo in città del giornalista però non è passato inosservato e le voci sono arrivate alle forze dell’ordine che non hanno esitato a interpellare la magistratura, a cui comunque non era arrivata alcuna denuncia in proposito. Il servizio andrà in onda questa sera nel corso della trasmissione.

    In serata, il parroco ha celebrato messa nella sua parrocchia nel centro di Brindisi. Si tratterebbe di una funzione in suffragio di alcuni defunti che era programmata alla quale ha partecipato una trentina di persone.

    http://bari.repubblica.it/cronaca/2014/10/29/news/abusi_sessuali_parroco-99262574/

  • Prete accusato di violenze a una straniera in canonica, l’avvocato scrive al papa: risarcitela

    Prete accusato di violenze a una straniera in canonica, l’avvocato scrive al papa: risarcitela

    Avezzano.  Ha scritto a papa Francesco per chiedere il risarcimento da parte della Chiesa nei confronti di una ragazza straniera vittima di molestie da parte dell’ex parroco di Trasacco, don Duilio Testa. Il legale Cesidio Di Salvatore ha inviato la lettera “in nome e per conto dell’assistita per mere ragioni umanitarie e cristiane, affinché sappia dell’esistenza di certe cose, gestite in maniera tutt’altro che cristiana”.
    Secondo l’avvocato, nell’aprile del 2010 la ragazza nordafricana madre di una bimba, mentre era ospite nella parrocchia della Basilica do San Cesidio a Trasacco, ha subito atti di violenza sessuale aggravati da parte del parroco a seguito dei quali è stato aperto procedimento penale dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Avezzano, definito con il patteggiamento da parte del sacerdote con oltre un anno di reclusione.
    Secondo la difesa, invece, il sacerdote, 40 anni fa, fu colpito da impotenza a causa dei contagi della malaria e delle situazioni climatiche estreme che fu costretto a vivere in Congo, dove era missionario. Nei suoi confronti, però, pende una richiesta di risarcimento di 50mila euro nei confronti della donna straniera. Sempre secondo la difesa, il parroco non avrebbe avuto la possibilità nemmeno di difendersi da queste pesanti accuse. Infatti quando è iniziato il processo civile è stata presentata una eccezione per difetto di contraddittorio. In sostanza, le notifiche arrivavano alla parrocchia di San Cesidio di Trasacco, già lasciata da tempo dal parroco.
    Ora il legale della donna straniera ha chiesto al papa di prendere posizione “in questa sconfortante situazione, laddove una ragazza madre straniera, sprovvista di proprie entrate, sola con una figlia minore, è stata completamente abbandonata, senza che nessuno intervenisse in qualche maniera a lenire perlomeno i gravissimi danni soprattutto morali subiti, per giunta costretta ad abbandonare il paese di Trasacco, dove, peraltro, ha dovuto subire, nell’imminenza dei fatti, anche pesanti “ritorsioni”. Il legale interviene anche sulla situazione presbiteriale del sacerdote ed etico-morale del sacerdote quasi 85enne. “Nel contempo”, afferma, “il parroco Don Duilio è stato trasferito dalla Diocesi di Avezzano a quella di Sora e continua a celebrare le messe in un paesino vicino ad Avezzano, ma dipendente, come parrocchia, da un’altra diocesi. Rivolgendosi al Papa, il legale conclude “ripensando al monito, denso di significato per noi cristiani e non, pronunciato da Lei qualche giorno fa in occasione di una visita pastorale: ‘Uccidere in nome di Dio è sacrilegio’. Ci chiediamo come dobbiamo definire commettere la violenza sessuale aggravata su una giovane ragazza madre indifesa? E il fatto che tali gravi e odiosi delitti non siano stati in nessun modo risarciti a tutt’oggi, come dobbiamo configurarlo?”. Don Duilio Testa, attualmente è parroco a Pescocanale.

    http://www.marsicalive.it/?p=79736

  • Prete indagato per pedofilia. “Ha abusato più volte del bambino”

    Prete indagato per pedofilia. “Ha abusato più volte del bambino”

    Viareggio, 16 ottobre 2014 – L’«ORCO» che avrebbe abusato ripetutamente di un ragazzino di 11 anni è un sacerdote.

    E’ questa la scioccante verità sulla quale da tempo la Procura di Lucca ha aperto un fascicolo. Un fascicolo che di giorno in giorno si è arricchito di testimonianze, di documenti medico-legali, di perizie concordati: il bambino è stato violentato. Una vicenda scabrosa, non l’unica, che da qualche tempo sta creando da una parte imbarazzo e dall’altra sgomento nel campo investigativo.

    Il religioso da tempo non è più in Versilia (resta da capire quanto è stato deciso il trasferimento: primo o dopo che erano emerse le accuse? La Curia era a conoscenza dell’inchiesta? Sono interrogativi che meritano una risposta in ossequio anche al nuovo corso di papa Francesco) ma sul conto del sacerdote, descritto come «molto affabile» le accuse rimangono intatte. Anzi dopo l’incidente probatorio sono aumentate anche se il sacerdote respinge tutte le accuse. «Non ho mai toccato quel ragazzo» ha ribadito agli inquirenti della Procura di Lucca. L’accusa è di violenza sessuale su un minorenne. Un caso di pedofilia, insomma.

    «UNA VICENDA terrificante» si è lasciato sfuggire uno degli investigatori che ha ricostruito le varie fasi della vicenda iniziata in un paese dell’entroterra dopo una famiglia in difficoltà è stata ospitata in una struttura — frequentata da religiosi — in un Comune vicino. Prprio in questo contesto, a contatto con la famiglia, è comparso spesso il sacerdote. Nessuno pensava che il religioso (questa la tesi dell’accusa, che ha preso spunto anche dalle testimonianze degli assistenti sociali) potesse trasformarsi in un pedofilo. Sta di fatto che in più di una circostanza, sia le catechiste che le assistenti sociali, hanno notato una serie di disegni fatti dal bambino che nascondevano l’angosciosa verità. In pratica il piccolo si immaginava come una piccola principessa innamorata del suo «Principe Azzurro», il sacerdote con tratti sommativi particolari e per l’accusa anche «inequivocabili».

    Un passo alla volta, dunque, la Procura dopo avere raccolto la denuncia ha cominciato a ricostruire il puzzle dell’inchiesta, ascoltando anche il piccolo con il supporto di uno psicologo e di un neuropsichiatra infantile. E anche in questi colloqui e in occasione dell’incidente probatorio, la Procura ha maturato la convinzione che da parte del sacerdote siano state commesse violenze sessuali nei confronti del ragazzino, nel pieno del passaggio della pubertà all’adolescenza, forse anche un po’ disorientato dai problemi emersi nella sua famiglia negli ultimi mesi, costretta a cambiare Comune di residenza. Nelle prossime ore la Procura — l’inchiesta è diretta dal sostituto procuratore Antonio Mariotti — potrebbe presentare la richiesta di rinvio a giudizio a carico del sacerdote per violenza sessuale su minore.

    http://www.lanazione.it/viareggio/orco-bimbo-violenza-1.307844