Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: violenza sessuale

  • Caso Giada Vitale, la Regione si costituisce parte civile. Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

    Caso Giada Vitale, la Regione si costituisce parte civile. Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

     Approvata la mozione presentata dalla consigliere Nunzia Lattanzio: il documento contempla la facoltà dell’ente di costituirsi parte civile in tutti i processi  che abbiano come oggetto la commissione di reati ai danni di donne e minori. Nel caso specifico ci si riferisce alla triste storia della giovane ragazza vittima di presunte violenze sessuali da parte dell’ex parroco di Portocannone


    CAMPOBASSO. È stata approvata, in sede di Consiglio regionale, la mozione della consigliere Nunzia Lattanzio a tutela di Giada Vitale, la giovane ragazza vittima di presunte violenze sessuali da parte di don Marino Genova, ex parroco di Portocannone, paese in cui vive la ragazza. Il testo di legge – approvato all’unanimità nonostante l’iniziale opposizione dell’assessore Vittorino Facciolla, che riteneva l’ente regione non potesse costituirsi parte civile, prima che la Lattanzio, sentenze alla mano, dimostrasse il contrario – richiamato nella mozione contempla la facoltà per la Regione Molise di costituirsi parte civile in tutti i processi celebrati sul proprio territorio che abbiano ad oggetto la commissione di reati ai danni di donne e minori. Già la Cassazione penale aveva emesso due sentenze – rispettivamente nel 2002 e nel 2009 – esprimendosi sull’ammissibilità della costituzione di parte civile degli Enti pubblici e dei Comuni nei procedimenti per violenza sessuale.
    “Il Consiglio Regionale con l’approvazione di questo significativo atto di mozione, il primo in materia – precisa Nunzia Lattanzio nel suo intervento – non intende sconfinare in un’area di competenza giudiziaria, bensì supportare con rispetto e rigore il percorso della giustizia con un’azione di profilo extra-giurisdizionale, in tal guisa a rafforzamento di principi costituzionali e di diritto internazionale in materia di tutela dei diritti fondamentali dell’uomo”.
    “La violenza sulle donne intesa come abuso, sopraffazione, limitazione delle libertà personali, disparità di trattamento e sottrazione di opportunità, violazione di diritti, rappresenta – sottolinea la consigliere regionale – una violazione dei diritti fondamentali della persona e anche un fenomeno che coinvolge l’intera struttura della società, ovvero la vita sociale in tutte le sue articolazioni”.
    La Lattanzio nel suo intervento sostiene che “all’interno di tale dimensione pubblica del danno si colloca il fondamento della costituzione di parte civile degli Enti pubblici per i quali risulta superata la considerazione secondo cui il diritto al risarcimento del danno sorge solo a seguito della perdita finanziaria contabile nel bilancio dell’ente pubblico”, precisando che “il fondamento del danno per l’ente pubblico – in questo caso – risiede nell’offesa dell’interesse protetto, da intendersi nel contrasto alla violenza di genere come mezzo per la promozione delle pari opportunità e per la rimozione di ogni forma di discriminazione basata sul genere o sull’orientamento sessuale compiuta nel proprio territorio”.
    Sulla base di queste considerazioni, Nunzia Lattanzio invita i suoi colleghi e i rappresentanti del governo “a manifestare la volontà che l’Ente regionale si costituisca parte civile nel processo instaurato nei confronti del presunto autore di gravi reati sessuali che per anni avrebbe sottoposto a violenze sessuali la giovane Giada Vitale, costringendola in una dimensione di sofferenza, sfiducia e ingiustizia. E’ necessario – conclude – che con l’approvazione di questo significativo atto di mozione possa essere ricostruito un serio rapporto di fiducia tra la società civile ed i suoi figli più deboli, rapporto sino ad oggi minato dal fatto che per anni le istituzioni hanno taciuto e sono rimaste inerti dinanzi a fenomeni assai devastanti.

    La costituzione di parte civile in tale processo, infatti, non solo rispetterebbe il disposto normativo locale e internazionale ma soprattutto darebbe un messaggio positivo a tutte le vittime di abusi, messaggio di attenzione riposta dalle istituzione alla loro tragedia”.

    http://www.isernianews.it/regione/34204-consiglio-regionale-approvata-la-mozione-a-difesa-di-giada-vitale.html

     

  • Francesco Zanardi, violentato: «È un’operazione di facciata»

    Francesco Zanardi, violentato: «È un’operazione di facciata»

    «L’incontro di Papa Bergoglio con le vittime degli abusi? Ne ero a conoscenza, ma non ci interessa. Allo stato attuale, è una farsa mediatica». Francesco Zanardi è stato una delle centinaia di minori vittime accertate di violenza sessuale perpetrata da sacerdoti, ed è presidente della Rete L’Abuso Onlus, che si occupa di dare sostegno e assistenza, legale e psicologica, a chi denuncia molestie o abusi. Zanardi non crede a una «svolta» da parte del Vaticano, nemmeno di fronte ai duri intendimenti esternati da Papa Francesco. L’assenza di strumenti giuridici per il contrasto del fenomeno, anche da parte dello Stato italiano, il non obbligo di denuncia da parte dei vescovi e, a suo dire, una vera e propria rete di copertura internazionale, farebbero dell’Italia una sorta di «paradiso legale dei pedofili».

    Zanardi, lei non è convinto degli intendimenti di Papa Francesco, vero?

    «Ad oggi no. Abbiamo delle vittime che non sono risarcite né seguite, e i sacerdoti non vengono nemmeno più spretati. Localmente le diocesi continuano a insabbiare questi casi, a fare il solito lavoro di stalking nei confronti delle vittime. Per i vescovi portare brutte notizie in Vaticano non è una bella cosa».

    Forse bisogna far pervenire le segnalazioni direttamente al Pontefice?

    «Giada Vitale, una ragazzina di 19 anni di Termoli, c’era riuscita: ha consegnato una lettera in mano a Francesco durante l’Angelus. Ma non ha risposto neanche a lei. Non ha risposto a nessuno. Le vittime arrivano da noi dopo aver già scritto a tutti».

    Al momento quante presunte vittime seguite?

    «Abbiamo fra i 340 e i 350 casi allo stato attuale, con diversi procedimenti aperti in tutta Italia. La differenza fra l’Italia e l’estero è drammatica, perché anche a causa dei Patti Lateranensi ci sono diverse difficoltà ad agire quando il pedofilo è un prete».

    In che senso?

    «C’è una clausola sul protocollo addizionale, all’accordo del 1986, dove la magistratura si impegna a segnalare al Vescovo l’apertura di un fascicolo su uno dei suoi chierici. Questo vuol dire che il bidello, o l’allenatore di calcio, se è indagato non lo sa finché non riceve apposito avviso di garanzia. Se invece il prete è indagato, la magistratura prima di aprire un fascicolo comunica tutto al vescovo, quindi fornendogli gli strumenti per difendersi, recuperare le prove o insabbiare».

    In chiave pedofilia, però, c’è la Convenzione di Lanzarote che mette molti paletti.

    «Certo. Ma cosa ha fatto lo Stato italiano? Ha tolto l’obbligo di produrre il casellario giudiziario alle categorie che appartengono al volontariato: non solo preti, ma anche allenatori di calcio o baby sitter, nonostante siano le figure più rischiose. E poi l’Italia è l’unico Paese che non ha mai fatto una Commissione d’inchiesta sui preti pedofili, quindi non esiste una quantificazione».

    Cosa dovrebbe fare Papa Francesco?

    «Innanzitutto, una cosa banale: introdurre l’obbligo di denuncia per i vescovi. Se copri un abuso, paghi. Banale, ma fondamentale».

    Si è scontrato con Bagnasco proprio per questo motivo, lo sa?

    «Non deve scontrarsi, deve agire. Lui è il monarca di una monarchia assoluta. Può fare quello che vuole. Invece tanti preti oggi sono ancora dove sono. Certo, vengono sospesi dalla Messa: ma cosa vuole che importi?».

    Intanto ha avviato una Commissione, dove partecipa anche una vittima irlandese.

    «Sappiamo già che quella persona non ha buone credenziali. E poi, messa da chi? L’hanno nominata le vittime? A che servono le commissioni, se c’è la magistratura?».

    Al Governo italiano, invece, cosa chiedete?

    «Intanto di rivedere i Patti Laternanesi. E poi di dimostrare volontà d’azione. Napolitano, nel 2009 è stato l’unico Presidente della Repubblica che ha dato solidarietà non ai cittadini italiani ma al Papa. Questo la dice lunga su quali sono i rapporti fra lo Stato Italiano e il Vaticano. E poi…».

    E poi?

    «E poi c’è una rete di protezione internazionale. Cardinali indagati che sono stati fatti venire in Italia da Papa Francesco, oggi protetti con l’immunità. C’è il cardinale polacco Wesolowski ricercato dall’Interpol. Poi a Parma il prete italiano Padre Verberi, che aveva aperto un orfanotrofio in Brasile dove in realtà vendeva questi bambini per sesso. Oppure la storia dell’Istituto per sordomuti Antonio Provolo, con sede a Verona e La Plata (Argentina, ndr) con una lista di preti e fratelli laici ricercati che si sono scambiati di sede. Questo, perché in Italia non c’è l’estradizione obbligatoria per reati del genere. Una sorta di paradiso legale».

    http://www.iltempo.it/politica/2014/07/07/news/francesco-zanardi-violentato-e-unoperazione-di-facciata-946616/

  • Il Papa incontra le vittime di preti pedofili. Francesco Zanardi: «È un’operazione di facciata»

    Il Papa incontra le vittime di preti pedofili. Francesco Zanardi: «È un’operazione di facciata»

    Francesco Zanardi è stato una delle centinaia di minori vittime accertate di violenza sessuale perpetrata da sacerdoti, ed è presidente della Rete L’Abuso Onlus, che si occupa di dare sostegno e assistenza, legale e psicologica, a chi denuncia molestie o abusi. Zanardi non crede a una «svolta» da parte del Vaticano, nemmeno di fronte ai duri intendimenti esternati da Papa Francesco. L’assenza di strumenti giuridici per il contrasto del fenomeno, anche da parte dello Stato italiano, il non obbligo di denuncia da parte dei vescovi e, a suo dire, una vera e propria rete di copertura internazionale, farebbero dell’Italia una sorta di «paradiso legale dei pedofili».

    Zanardi, lei non è convinto degli intendimenti di Papa Francesco, vero?

    «Ad oggi no. Abbiamo delle vittime che non sono risarcite né seguite, e i sacerdoti non vengono nemmeno più spretati. Localmente le diocesi continuano a insabbiare questi casi, a fare il solito lavoro di stalking nei confronti delle vittime. Per i vescovi portare brutte notizie in Vaticano non è una bella cosa».

    Forse bisogna far pervenire le segnalazioni direttamente al Pontefice?

    «Giada Vitale, una ragazzina di 19 anni di Termoli, c’era riuscita: ha consegnato una lettera in mano a Francesco durante l’Angelus. Ma non ha risposto neanche a lei. Non ha risposto a nessuno. Le vittime arrivano da noi dopo aver già scritto a tutti».

    Al momento quante presunte vittime seguite?

    «Abbiamo fra i 340 e i 350 casi allo stato attuale, con diversi procedimenti aperti in tutta Italia. La differenza fra l’Italia e l’estero è drammatica, perché anche a causa dei Patti Lateranensi ci sono diverse difficoltà ad agire quando il pedofilo è un prete».

    In che senso?

    «C’è una clausola sul protocollo addizionale, all’accordo del 1986, dove la magistratura si impegna a segnalare al Vescovo l’apertura di un fascicolo su uno dei suoi chierici. Questo vuol dire che il bidello, o l’allenatore di calcio, se è indagato non lo sa finché non riceve apposito avviso di garanzia. Se invece il prete è indagato, la magistratura prima di aprire un fascicolo comunica tutto al vescovo, quindi fornendogli gli strumenti per difendersi, recuperare le prove o insabbiare».

    In chiave pedofilia, però, c’è la Convenzione di Lanzarote che mette molti paletti.

    «Certo. Ma cosa ha fatto lo Stato italiano? Ha tolto l’obbligo di produrre il casellario giudiziario alle categorie che appartengono al volontariato: non solo preti, ma anche allenatori di calcio o baby sitter, nonostante siano le figure più rischiose. E poi l’Italia è l’unico Paese che non ha mai fatto una Commissione d’inchiesta sui preti pedofili, quindi non esiste una quantificazione».

    Cosa dovrebbe fare Papa Francesco?

    «Innanzitutto, una cosa banale: introdurre l’obbligo di denuncia per i vescovi. Se copri un abuso, paghi. Banale, ma fondamentale».

    Si è scontrato con Bagnasco proprio per questo motivo, lo sa?

    «Non deve scontrarsi, deve agire. Lui è il monarca di una monarchia assoluta. Può fare quello che vuole. Invece tanti preti oggi sono ancora dove sono. Certo, vengono sospesi dalla Messa: ma cosa vuole che importi?».

    Intanto ha avviato una Commissione, dove partecipa anche una vittima irlandese.

    «Sappiamo già che quella persona non ha buone credenziali. E poi, messa da chi? L’hanno nominata le vittime? A che servono le commissioni, se c’è la magistratura?».

    Al Governo italiano, invece, cosa chiedete?

    «Intanto di rivedere i Patti Lateranensi. E poi di dimostrare volontà d’azione. Napolitano, nel 2009 è stato l’unico Presidente della Repubblica che ha dato solidarietà non ai cittadini italiani ma al Papa. Questo la dice lunga su quali sono i rapporti fra lo Stato Italiano e il Vaticano. E poi…».

    E poi?

    «E poi c’è una rete di protezione internazionale. Cardinali indagati che sono stati fatti venire in Italia da Papa Francesco, oggi protetti con l’immunità. C’è il cardinale polacco Wesolowski ricercato dall’Interpol. Poi a Parma il prete italiano Padre Reverberi, che aveva aperto un orfanotrofio in Brasile dove in realtà vendeva questi bambini per sesso. Oppure la storia dell’Istituto per sordomuti Antonio Provolo, con sede a Verona e La Plata (Argentina, ndr) con una lista di preti e fratelli laici ricercati che si sono scambiati di sede. Questo, perché in Italia non c’è l’estradizione obbligatoria per reati del genere. Una sorta di paradiso legale».

    Vincenzo Bisbiglia

    http://www.iltempo.it/cronache/2014/07/07/francesco-zanardi-violentato-e-un-operazione-di-facciata-1.1268690

  • Il solito prete pedofilo nel cuore della Sicilia dove nessuno ha visto niente

    Il solito prete pedofilo nel cuore della Sicilia dove nessuno ha visto niente

    Condanna a 4 anni per don Vincenzo Calà Impirotta, sacerdote di Randazzo in provincia di Catania (Che orrore!). Per tutti era un sacerdote integerrimo e di grande moralità, insomma una guida spirituale per i fedeli della sua chiesa, nel cuore della Sicilia. E invece, don Vincenzo Calà Impirotta, parroco della basilica di Santa Maria Assunta di Randazzo, paese sull’Etna in provincia di Catania, si è beccato una condanna a 4 anni per violenza sessuale su un minorenne. 

    A condannarlo è stato il gup Flavia Panzano e la sentenza è arrivata fra la sorpresa generale in paese, dove nessuno sapeva niente delle accuse mosse al prete e dove fino a ieri il parroco ha continuato a dire messa come se nulla fosse. E infatti, il sacerdote in tutti questi anni di vicenda processuale non è stato destinatario di alcun provvedimento di sospensione da parte del vescovo di Acireale don Antonino Raspanti, competente per il paese di Randazzo. E ci si chiede come mai…

    Secondo l’accusa, sostenuta dai magistrati Marisa Scavo e Lina Trovato, l’uomo di chiesa avrebbe più volte tentato approcci omosessuali con un giovane, fra il 2005 e il 2007, quando la presunta vittima era ancora minorenne. Fra gli episodi contestati che hanno comportato la condanna del religioso ce n’è uno che sarebbe avvenuto a Gerusalemme, durante un viaggio spirituale. L’inchiesta è scattata proprio a seguito della denuncia del giovane.

    I giudici lo hanno anche condannato all’interdizione per cinque anni dai pubblici uffici ma anche da ogni incarico in istituti scolastici di ogni ordine e grado, da uffici o istituzioni frequentati da minori e da uffici inerenti la tutela e la curatela. Don Vincenzo Calà Impirotta era difeso dall’avvocato Carmelo Galati e ha scelto di farsi giudicare con il rito abbreviato, regime processuale che prevede uno sconto di pena di un terzo in caso di condanna. (fonte: resapubblica.it)

    Quando si parla di argomenti simili per tipologia al caso del parroco di Randazzo, i detrattori della Chiesa sono tentati dal generalizzare mentre gli strenui difensori si giustificano con frasi del tipo “i pedofili non sono solo nella Chiesa ma sono di più in altre istituzioni educative” come se questo potesse lenire il dolore delle vittime che, come si è già detto, fossero anche solo due sarebbe comunque una tragedia.

    La pedofilia è un reato orribile che suscita la reazione più estrema perché è un obbrobbio commesso ai danni dei minori , ossia, dei più indifesi. La pedofilia è uno di quei reati per i quali anche i più miti e contrari alla violenza invocano. Premessa doverosa vista la delicatezza della notizia del parroco di Randazzo sotto accusa da una denuncia schiacciante che ha deciso di patteggiare la pena con un giudice terreno tralasciando la vera condanna che lo aspetta quando si troverà davanti al Giudice Celeste se non si ravvede dei suoi peccati.

    A nostro parere, fatti del genere sono  ancora più gravi, se esistesse un grado ancora superiore di gravità in reati di questo tipo, quando questa ignominia la compiono delle persone che fanno leva sulla fiducia non solo dei bambini o dei ragazzi a loro affidati ma anche su quella dei genitori.

    La colpa principale, quindi, della Chiesa cattolica è un’eccessiva tolleranza dell’omosessualità nei seminari e in secondo luogo è determinante anche il tema del celibato. Comunque, a scanzo di equivoci la Sacra Bibbia, per i servitori di Dio, non parla ne di seminario ne tantomeno di celibato, perche queste sono solo invenzioni dell’uomo e l’esempio più emblematico è quello dell’Apostolo Pietro sposato e con figli; perchè  il Signore Cristo Gesù ha benedetto il matrimonio e i figli che dall’uomo e dalla donna nasceranno.

    Con questa riflessione non intendiamo dare valore più di quello che meritano i freddi numeri dei pedofili o fornicatori all’interno delle chiese perché anche un solo caso al mondo grida giustizia, ma sull’impatto mediatico che si è fatto di questi casi nei riguardi di una Chiesa Cattolica che ha certamente le sue responsabilità. Lo sconcerto attuale relativo alla pedofilia tra il clero è ancora una volta sotto gli occhi di tutti, ma spesso pochi o quasi nessuno degli organi di informazione riportano dei dati statistici sul fenomeno che tuttavia sono disponibili.

    Ti ricordo, che viviamo in un mondo contaminato dai peccati della carne e da mille altre insidie che ci circondano. Quindi, apriamo gli occhi e facciamo attenzione alle insidie del diavolo anche nelle piccole azioni quotidiane. Il Cristiano, divenuto figliolo di Dio, non solo deve fuggire dalla corruzione mondana, che sono opere malvagie, Gal. 5; 19-21 ma deve anche mantenersi puro dalla concupiscenza della carne, capisci questo? Per tutti coloro che operano malvagiamente, un giorno  non molto lontano, si apriranno per loro le porte dell’inferno è saranno tormentati giorno e notte per l’eternità, leggi Luca 16; 24, Apac. 20; 11-15. Se uno non accetta Cristo, nel suo cuore come personale Salvatore non potrà mai avere la vita eterna ed essere un vero figliolo di Dio. Questa è la legge dello Spirito Santo. (Rom.8, 1-2).

  • Randazzo (CT). Don Vincenzo Calà Impirotta condannato a 4 anni per pedofilia. Sconto di pena, Prete cercò in più occasioni di abusare di minore, anche in pellegrinaggio a Gerusalemme

    Randazzo (CT). Don Vincenzo Calà Impirotta condannato a 4 anni per pedofilia. Sconto di pena, Prete cercò in più occasioni di abusare di minore, anche in pellegrinaggio a Gerusalemme

    CATANIA. Il Gup di Catania, Flavia Panzano, accogliendo la richiesta del procuratore aggiunto Marisa e del pm Lina Trovato, ha condannato a 4 anni di reclusione per violenza sessuale il parroco della basilica Santa Maria Assunta, la chiesa madre di Randazzo, padre Vincenzo Calà Impirotta. Il processo si è celebrato col rito abbreviato.

    Le indagini del commissariato della polizia di Stato di Adrano sono state avviate dopo la denuncia della vittima, quando è diventata maggiorenne, di abusi che avrebbe subito da minorenne. Secondo la Procura di Catania, il sacerdote avrebbe tentato più volte e in luoghi diversi, compreso in chiesa, di abusare del giovane, tra il 2005 e il 2007.

    Gli approcci omosessuali non sarebbero stati corrisposti dalla vittima, che avrebbe ricevuto ‘attenzionì anche a Gerusalemme, durante un viaggio spirituale in Terra Santa.Il Gup Flavia Panzano ha disposto anche un risarcimento provvisionale di 20 mila euro nei confronti della parte lesa. Padre Vincenzo Calà Impirotta è stato ordinato sacerdote nel 1995 e dal giugno del 2006 è parroco della chiesa madre di Randazzo.

    «È un giudizio civile che io ovviamente accetto e rispetto, anche se di primo grado e so che il sacerdote ricorrerà in appello, perchè si proclama fermamente innocente». Lo ha detto il vescovo di Acireale, Antonino Raspanti, sulla condanna a 4 anni di reclusione per violenza sessuale nei confronti di un minorenne comminata dal Gup di Catania al parroco della chiesa madre di Randazzo, don Vincenzo Calà Impirrotta.
    «Il sacerdote, per essere libero di difendersi e per la tutela di Chiesa e mi ha subito rassegnato le dimissioni – ha aggiunto il vescovo in un’intervista all’emittente Rai Tv – per cui non è più andato più a celebrare o ad amministrare, ed io ho provveduto a nominare un sostituto.

    È una soluzione provvisoria – ha sottolineato monsignor Raspanti – per l’estate per il popolo di Dio. Non ho ancora incontrato le persone del paese, perchè è una cosa accaduta adesso e dunque dovrò riflettere e pensare. Dovrò tornare a parlare con il prete per cercare di capire meglio l’accaduto».
    «Ho già incontrato il giovane che accusa don Vincenzo Calà – ha rivelato il vescovo di Acireale – ci siamo dette tante cose anche personali, ma naturalmente non posso ancora comprendere come sono andati realmente i fatti. Accolgo, come tutti, questa decisione in sospeso».

    http://www.gds.it/gds/edizioni-locali/catania/dettaglio/articolo/gdsid/357753/

  • Ancora un rinvio per il processo a Don Gelmini: incapace di essere in giudizio

    Ancora un rinvio per il processo a Don Gelmini: incapace di essere in giudizio

     TERNI – Don Pierino Gelmini non e’ in grado di “partecipare coscientemente” al processo a suo carico a causa dell’aggravamento delle condizioni di salute: e’ quanto emerge dalla perizia medico-legale disposta dal tribunale di Terni, sulla base della quale i giudici hanno deciso nell’udienza di oggi di sospendere momentaneamente il processo nei confronti del fondatore della Comunita’ Incontro, accusato di violenza sessuale ai danni di una decina di allora ospiti della struttura di Molino Silla di Amelia.

    In particolare secondo la consulenza redatta dal dottor Michele Moretti, le condizioni diagnosticate impediscono all’imputato “la capacita’ di esercitare consapevolmente lo specifico diritto all’autodifesa e quindi di partecipare coscientemente al processo”.

    I giudici hanno comunque fissato una nuova udienza, il 4 marzo 2015, data entro la quale lo stesso specialista dovra’ verificare nuovamente le condizioni di don Pierino.

    La perizia era stata richiesta dal pm Barbara Mazzullo, dopo che gia’ la difesa dell’ex sacerdote (sostenuta dall’avvocato Manlio Morcella) aveva presentato una perizia di parte in cui si evidenziava la “persistente incapacita’ di intendere e di volere” dell’imputato.

    Don Gelmini si e’ sempre proclamato estraneo agli addebiti, rivendicando la correttezza del proprio operato.

    Sempre oggi e’ stato intanto dichiarato prescritto il reato contestato all’altra imputata, Patrizia Guarino, madre di una delle parti lese, accusata di favoreggiamento nell’ambito dello stesso procedimento.

    Don Gelmini: assistito 24 ore su 24 in Comunità ad Amelia
    Affetto da diverse patologie e da demenza senile, don Pierino Gelmini da oltre un anno e mezzo non si muove piu’ dalla camera del suo appartamento a Molino Silla di Amelia, la casa madre della Comunita’ Incontro. Assistito 24 ore su 24 dal personale della struttura che si avvale anche di specialisti medici e infermieristici esterni.

    “Lui per 60 anni si e’ fatto carico della Comunita’ e ora la Comunita’ si prende cura di lui” spiega all’ANSA Giampaolo Nicolasi, uno dei piu’ stretti collaboratori dell’ex sacerdote.

    Nel 2008, su sua richiesta, l’ottantanovenne don Gelmini e’ stato ridotto allo stato laicale “per difendersi meglio” nel processo per molestie sessuali su una decina di allora ospitidella Comunita’ oggi momentaneamente sospeso dal tribunale di Terni proprio per le sue condizioni di salute. Il sacerdote ha infatti sempre respinto ogni addebito e rivendicato la correttezza del proprio operato.

    Le condizioni di salute di don Gelmini sarebbero progressivamente peggiorate dopo l’ultimo ricovero in ospedale, un anno e mezzo fa. E’ affetto da diverse patologie a cuore e reni e dal diabete, oltre che dalla demenza senile. E’ costretto a rimanere a lungo a letto nella sua camera.

    Il fratello, padre Eligio, e la sorella, Clelia, anche lei molto anziana, chiamano costantemente la Comunita’ Incontro per tenersi informati delle condizioni di quello che tutti continuano a chiamare “il don”.

    Intorno a lui l’attivita’ della Comunita’ Incontro va comunque avanti come sempre. La struttura specializzata nel recupero di tossicodipendenti ha decine di sedi in Italia e nel mondo. A guidarla e’ un comitato direttivo voluto proprio da don Gelmini tempo fa.

  • “Non è detto che ogni volta lei si deve divertire” Così gli immigrati respingevano don Librizzi

    “Non è detto che ogni volta lei si deve divertire” Così gli immigrati respingevano don Librizzi

    TRAPANI – Si faceva chiamare dalle sue vittime “baba” don Sergio Librizzi: in ghanese o anche in indiano significa padre, persona rispettabile, maestro di se stesso in swami. “Pensa a essere amico buono, amico buono, cosi i tuoi i problemi sono i miei. Hai capito… Io come mi chiamo? Simpatico”. E poi, dopo la risposta: “No, mi devi chiamare Baba, è più bello Baba. Dove vuoi andare? Dove ti piace… A casa tua”.

    Deus ex machina della commissione, così si sarebbe presentato alle sue “vittime” il parroco che ricopriva anche l’incarico di direttore della Caritas trapanese.”Ascolta… ieri ho detto al presidente prendi le carte di E. e decidiamo. E abbiamo deciso, hai capito… Quindi ora tra qualche giorno, la questura ti deve fare il permesso di soggiorno, hai capito? Il problema è che le tue carte erano ferme, perchè c’era la Svizzera, hai capito? l problemi che c’erano in Svizzera. Quindi io ho detto al presidente, togli i problemi della Svizzera e diamo subito positivo, hai capito?”.
    L’interesse sarebbe stato garantito per tutti, anche per gli scafisti.
    Interlocutore: Però non è un problema di spaccio o rapina…
    Don Sergio: Lo so, lo so, lo so, peggio, è peggio, è più grave, scafista è più grave dello spaccio.

    Gli immigrati, stando alle intercettazioni, avrebbero accettato le sue condizioni ma erano anche pronti a farsi valere: “Non è detto che ogni volta che ho bisogno lei si deve divertire… Cosa? Che gli chiedo qualcosa. si deve divertire”. E più avanti il prete in modo rassicurante: “L’amore è medicina”. E in un’altra occasione con un altro uomo andato ad incontrare il prete dolorante perché qualche giorno prima aveva subito una aggressione: “Mi sono saliti sopra – racconta – io forza non ne ho neanche so se sono vivo o morto”. E don Sergio: “L’affetto è medicina… curati che ti do l’affetto e ti passa”. Oppure, un’altra volta:
    Don Sergio: …Questo è amore… l’amore è una cosa buona… hai amore?
    Interlocutore: Da quando ti ho incontrato…
    Don Sergio: Dimmi. Di cosa hai bisogno?
    Interlocutore: La commissione.

    Persona importante: don Sergio Librizzi era visto così un po’ da tutti quelli che si occupavano di immigrazione e gestione degli immigrati, dai centri di accoglienza alle cooperative apposta costituite per le case famiglia e il lavoro. Persona importante: un tunisino, secondo l’accusa dopo essersi visto toccato, si rivolse all’interprete chiedendo chi fosse il tizio: “È un sacerdote, un prete cattolico”, fu la risposta. L’immigrato replicava: “Ma è un prete come il Papa?”. La replica: “Non è come il Papa ma ha una importanza minore”.

    Ma c’è di più: secondo il gip Cersosimo il sacerdote avrebbe avuto coperture importanti: “Dalle indagini – scrive – è emerso come fatto inconfutabile e notorio come il Librizzi sia detentore di una posizione di grande potere e che lo stesso sia strettamente legato ai soggetti più potenti di Trapani nonché gestore di fatto dei centri di accoglienza e del sistema di cooperative connesso. Librizzi risulta essere unico ed incontrastato dominus di una complessa e articolata rete di cooperative, ipab e società attraverso le quali gestisce in regime monopolistico non solo i centri di accoglienza per extracomunitari ma anche l’intero universo del lavoro ad esso collegato generando e gestendo risorse e lavoro. Librizzi è al vertice di una ricca fiorente e incontrastata holding finanziata con denaro pubblico che gestisce per intero il business dell’assistenza ai migranti.

    È risultato che si è mosso sempre con determinazione per ostacolare e danneggiare i pochi coraggiosi che hanno avuto la forza di tentare di opporsi alle sue reiterate malefatte con intimidazioni minacce vere e proprie aggressioni condotte talvolta poste in essere da appartenenti alle forze dell’ordine i quali hanno invitato i soggetti che si erano rivolti loro a non sporgere denuncia e di mettere tutto a tacere con il chiaro effetto di creare intorno al Librizzi l’aura di soggetto intoccabile e impunibile”.

    E nell’ordinanza è finito anche il racconto di un teste, dipendente in uno dei centri di accoglienza nei quali don Librizzi si sarebbe mosso con “autorità”, che ha detto come la notizia delle periodiche ispezioni arrivava per tempo. Sarebbe stato ogni volta don Librizzi a preannunciare le ispezioni: “E quindi si metteva ogni cosa a posto”.

    Frasi legate a episodi che alcuni testimoni hanno denunciato ai magistrati: una ragazza che si occupa di immigrati un giorno si è ritrovata davanti alla porta di casa una busta con un proiettile. Un episodio che i magistrati collegano a un fatto accaduto qualche giorno prima: la ragazza, secondo la tesi dei pm, si sarebbe data da fare per aiutare un immigrato stanco delle pressioni del prete. Un’altra ancora ha denunciato di aver ricevuto minacce mentre si apprestava a denunciare un caso di presunta malasanità. Un’altra testimone ha invece raccontato ai pm una minaccia che avrebbe ricevuto dopo aver cercato di aiutare una presunta violenza sessuale.

    A compierla, secondo il racconto dell’immigrato riferito dalla testimone, sarebbe stato il sacerdote, al quale l’immigrato avrebbe detto di essersi rivolto per avere una coperta: “Una sera avevo appena lasciato a casa un collega e mentre ero ancora in auto, ferma, ero chinata a prendere il cellulare dalla borsa, sentii riaprirsi lo sportello posteriore e una persona salire, pensavo fosse ancora il mio collega, ma appena mi sono mossa per girarmi questi mi dissi di stare ferma di non girarmi… non era il mio collega ma uno sconosciuto (non era un italiano ma parlava la lingua in modo corretto) che mi apostrofò dicendomi tu lo sai perché sono qui perché tu stai disturbando… non devi rompere le pa… adesso te ne vai a casa la devi smettere di fare tutto questo casino, tu lo puoi fare il tuo lavoro ma senza rompere le pa… perché adesso io sono qui che ti sto parlando la prossima volta non sarà così perché si rischiano anche altre cose”.

    L’uomo non indicò alla donna i fatti per i quali lei stava subendo quelle minacce, “ma in quel periodo – ha spiegato la teste ai pm – sono certa che davo molto fastidio a don Sergio e lui diceva a tutti che io lo disturbavo”.

    Secondo l’accusa, gli assistenti e i mediatori culturali avrebbero lavorato solo se graditi al prete. Uno di quelli non graditi ha raccontato la sua storia ai magistrati: “Lui mi aveva insomma bandita dai centri gestiti, lì mi era impedito di entrare, anche se solo per parlare con i ragazzi lì ospitati… Mi ricordo che mi era impedito di entrare anche al centro di Salina Grande, dove riuscivo a entrare solo quando era di servizio un poliziotto mio amico.

    Anche quando cominciai a lavorare per Connecting People, nonostante fosse un mio diritto accedere al centro di Salina Grande, ho avuto problemi per l’ottenimento del permesso da parte della Prefettura di Trapani, nonostante Connecting People, ne avesse fatto regolare richiesta, da una mia telefonata alla dottoressa De Lisi (il vice prefetto, ndr) seppi che forse si era perduta la mia pratica, la stessa fu ritrovata dopo la mia telefonata, così dopo due giorni ottenni il permesso, dopo che era trascorso più di un mese dalla richiesta”.

    http://livesicilia.it/2014/06/30/non-e-detto-che-ogni-volta-lei-si-deve-divertirecosi-gli-immigrati-respingevano-don-librizzi_509768/

  • Don Librizzi risponde, l’Onu invece tace

    Don Librizzi risponde, l’Onu invece tace

    Il caso del sacerdote arrestato. L’alto commissariato per i rifugiati impedisce ai suoi funzionari di testimoniare. Il prete intanto oggi è comparso dinanzi ai pm.

     Ha cominciato a rispondere ai pm don Sergio Librizzi il sacerdote arrestato martedì scorso a Trapani accusato di violenza sessuale, concussione e tentata concussione. Stamane l’interrogatorio. E’ durato un paio di ore. Ma c’è un segnale chiaro che fa capire che è stato solo il primo. Il difensore del sacerdote, l’avv. Donatella Buscaino, ha confermato ai cronisti che nessuna richiesta di revisione della misura cautelare è stata avanzata.

    Don Librizzi per adesso resta quindi in carcere. Nessuna indiscrezione su cosa don Librizzi abbia detto ai magistrati. Ieri al gip Cerosimo aveva fatto dichiarazioni spontanee avvalendosi della facoltà di non rispondere. Facoltà che non ha utilizzato oggi in occasione dell’interrogatorio condotto dai pm Di Sciuva e Morri. Intanto c’è fitta corrispondenza tra Procura e l’alto commissariato per i rifugiati, organismo dell’Onu. L’ufficio di Roma dell’alto commissariato ha vietato ai suoi funzionari di testimoniare come la Procura di Trapani aveva chiesto. Ha opposto attraverso il nostro ministero degli Esteri l’immunità diplomatica della quale godono i funzionari Onu.

    La decisione ha sorpreso la Procura di Trapani che però spera che questa decisione venga rivista. L’alto commissariato di occupa dei rifugiati e della loro tutela sotto la lente dei diritti che devono essere loro garantiti. L’indagine in corso dimostrerebbe che proprio questi diritti in molti casi sono stati disattesi per la condotta fuorilegge che sarebbe stata tenuta da don Librizzi componente della commissione ministeriale incaricata del riconoscimento dell’asilo politico. I funzionari chiamati a testimoniare sono proprio quelli che si sono occupati nel tempo di questa commissione.

    Ci sono quindi interessi coincidenti, e per questo ha sorpreso il “no” alle testimonianze opposto dall’alto commissariato. La Procura non esclude di rivolgersi direttamente, tramite la Farnesina, al segretario generale Onu se permanesse tale decisione da parte dell’ufficio romano dell’alto commissariato. Ma gli inquirenti sperano che la decisione venga rivista. L’intervento del segretario generale sennò diventerebbe necessario, perché è l’unica autorità che può decidere di sospendere l’opposta immunità diplomatica.

    http://www.alqamah.it/2014/06/27/don-librizzi-risponde-lonu-invece-tace/

  • Lanciano, frustate in chiesa: la curia responsabile civile nel processo a Don Andrè

    Lanciano, frustate in chiesa: la curia responsabile civile nel processo a Don Andrè

    Il sacerdote, mai rientrato dal Brasile, è accusato di maltrattamenti e violenze psicologiche. Il gip Marina Valente accoglie la richiesta di chiamata in causa della curia 

    LANCIANO. La Curia è stata chiamata in causa come responsabile civile nel procedimento a carico di don Andrè Facchini, l’ex parroco della chiesa di Sant’Agostino. Il sacerdote, da tempo tornato in Brasile, è imputato di violenza privata aggravata per presunti maltrattamenti e violenze psicologiche ai danni dei membri della Legio Sacrorum Cordium, la congregazione da lui fondata a Lanciano, tra cui anche minorenni. A chiamare in causa la Curia è stata, nell’udienza di questa mattina, l’avvocato di parte civile Antonella Troiano, la quale rappresenta un ex appartenente alla Legio che denunciò Facchini per violenza sessuale. Il gip Marina Valente ha accolto la richiesta e rinviato l’udienza preliminare al 27 ottobre.

  • Ex prete aguzzino, Curia responsabile civile

    Ex prete aguzzino, Curia responsabile civile

    Inchiesta sull’ex parroco di Lanciano Don Andrè, accusato di violenza privata. La Curia viene chiamata in causa come responsabile civile. Udienza preliminare il 27/10.
     La Curia arcivescovile di Lanciano è stata chiamata in causa come responsabile civile nel procedimento contro don Andrè Luiz Facchini, 39 anni, l’ex parroco della chiesa di Sant’Agostino, di Lanciano, accusato di presunta violenza privata, violazione di domicilio e molestie telefoniche. 

    Oggi, nel corso di un’udienza preliminare, ci sono state due costituzioni di parte civile, su 10 parti lese, con richiesta di risarcimento danni, e una di queste, un uomo di 30 anni, ha chiesto che la Curia risponda per i danni subiti.

    La stessa parte civile denunciò il sacerdote anche per violenza sessuale, accusa per la quale non si è proceduto perché commessa all’estero, durante una vacanza. 

    La richiesta di responsabilità civile è stata accolta dal gup Marina Valente che ha rinviato l’udienza al 27 ottobre prossimo, giorno in cui comparirà anche la Curia e si deciderà l’eventuale rinvio a giudizio del sacerdote, chiesto dal pm Rosaria Vecchi. 

    Don Andrè, da tempo rientrato in Brasile, paese di cui è originario, nella violenza privata aggravata deve rispondere anche di presunti maltrattamenti e violenze psicologiche ai danni dei membri della Legio Sacrorum Cordium, anche attraverso frustate sulla schiena nuda di alcuni adepti con grandi corone del Rosario. La congregazione è stata da lui fondata nel 2000 ed era frequentata anche da minori.