Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: violenza sessuale

  • Sospeso il processo per violenza sessuale a don Gelmini. A causa delle gravi condizioni di salute

    Sospeso il processo per violenza sessuale a don Gelmini. A causa delle gravi condizioni di salute

    Sospeso il processo per violenza sessuale a don Gelmini. A causa delle gravi condizioni di salute, trasmessi gli atti alla Corte Costituzionale
    Sospeso il processo per violenza sessuale a don Gelmini

    A seguito del ricovero in ospedale di don Pierino Gelmini per scompenso cardiaco, il tribunale di Terni ha deciso la sospensione del processo per violenza sessuale a carico del sacerdote e ne ha trasmesso gli atti alla Corte Costituzionale

    Terni, 29 maggio 2012- Il tribunale di Terni ha sospeso il processo a carico di don Pierino Gelmini a seguito dello scompenso cardiaco per cui il sacerdote è stato ricoverato lo scorso giovedì. Il processo riguarda l’accusa di violenza sessuale nei confronti di 12 ex ospiti della Comunità Incontro.

    Al termine della quarta udienza, la decisione di sospendere il processo ha fatto seguito all’ennesima istanza di rinvio del dibattimento per legittimo impedimento dell’imputato formulata dalla difesa, a causa del peggioramento delle sue condizioni di salute. Al rinvio si sono opposti il pm Barbara Mazzullo e le parti civili riconoscendo “l’obiettiva gravità delle condizioni di salute del Gelmini”, ma sostenendo che “non è possibile formulare, neanche con approssimazione, una prognosi di miglioramento tale da consentire di individuare fin da ora una data per celebrare il dibattimento”. Per questo motivo secondo i giudici “il tribunale si vedrebbe costretto a disporre il rinvio ad una udienza prossima, senza alcuna certezza di poter davvero celebrare il dibattimento, con evidente disagio”.

    Il tribunale ha così ordinato la trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale alla quale pone anche la questione di legittimità costituzionale degli articoli 70 e 71 del Codice di procedura penale in contrasto con l’articolo 111 della Costituzione. Infatti, mentre i primi non prevedono la possibilità di sospensione del procedimento per situazioni di impedimento determinate da infermità fisica, ma solo psichica, il secondo invece pone come principio la ragionevole durata del processo.

    Il fondatore della comunità di recupero è ancora ricoverato nel reparto di cardiologia dell’ospedale di Terni per uno scompenso cardiaco bi-ventricolare.

    http://www.lanazione.it/umbria/cronaca/2012/05/29/720654-sospeso-processo-don-gelmini.shtml

  • Prete lodigiano abusò di 14enne Confermati 10 anni di reclusione. La sentenza d’appello

    Prete lodigiano abusò di 14enne Confermati 10 anni di reclusione. La sentenza d’appello

    Pedofilia: scarcerato don Pezzini, domiciliari dai monaci

    A Don Pezzini da mesi sono stati concessi i domiciliari in un convento. In Appello la pena è stata ribadita. I giudici della corte d’assise non hanno dunque cambiato il verdetto pronunciato a dicembre 2010 con rito abbreviato dal gup Maria Vicidomini

    L’avvocato di Don Pezzini: “Si aspettava assoluzione” I preti lodigiani: “La condanna di don Pezzini? Un macigno” Pedofilia, don Pezzini condannato a 10 anni Il retroscena: Don Pezzini «Incastrato dalle intercettazioni» Lodi, nuova denuncia per abusi a carico di don Pezzini

    Borghetto Lodigiano, 27 maggio 2012 – Confermata in Appello la pena a dieci anni di carcere per don Domenico Pezzini, il prete lodigiano accusato di violenza sessuale nei confronti di un ragazzino del Bangladesh. I giudici della corte d’assise d’appello non hanno dunque cambiato il verdetto pronunciato a dicembre 2010 con rito abbreviato dal giudice per l’udienza preliminare Maria Vicidomini, che era andata oltre le richieste del pubblico ministero. Da un anno il sacerdote 74enne, figlio di un fabbro e di una contadina di Borghetto Lodigiano, è agli arresti domiciliari in una comunità monastica.

    Avrebbe abusato del giovane tra il 2006 e il 2009, anche quando il ragazzo aveva meno di 14 anni. In primo grado il pm Cristiana Roveda aveva chiesto per lui otto anni e mezzo di reclusione, mentre l’avvocato Mario Zanchetti, che lo difende, ne aveva sollecitato l’assoluzione. Al ragazzino, costituitosi parte civile con l’avvocato Laura De Rui, il giudice concesse una provvisionale di 50mila euro come risarcimento danni. Il pg Elena Visconti, pubblico ministero in appello, aveva chiesto proprio la conferma del primo verdetto. Don Pezzini è un prete molto conosciuto nella comunità omosessuale, dagli anni ’80 animatore di un gruppo di gay credenti che approfondiscono le tematiche relative all’omosessualità e ai suoi rapporti con il Cristianesimo. È stato anche docente di linguistica inglese all’Università di Verona. Le violenze sarebbero avvenute nella sua abitazione di Milano. In particolare, secondo l’accusa, il religioso avrebbe avvicinato in un parco il ragazzo, che viveva in una situazione di indigenza e degrado, offrendogli una possibilità di aiuto.

    In realtà, poi, avrebbe abusato più volte di lui per circa tre anni. Nel corso delle indagini era arrivata in Procura anche un’altra denuncia per abusi sessuali a carico del prete, presentata da un uomo straniero che raccontò di aver subito violenze una quindicina di anni prima, quando era minorenne. Fatti prescritti, ma che l’accusa usò come ulteriore elemento per confermare il quadro probatorio nel processo. I giudici del tribunale della libertà, che nel corso delle indagini avevano confermato per don Pezzini il carcere, scrissero che il prete avrebbe avuto «l’astuzia» di accreditarsi «agli occhi dei genitori del ragazzo e degli operatori sociali» come «un sacerdote animato da propositi di aiuto verso il minore». I magistrati descrissero le modalità di approccio con il ragazzo, sostenendo che «non appaiono affatto occasionali» e segnalando anche che l’uomo «ha molteplici contatti con giovani uomini extracomunitari, attestati anche dalle intercettazioni telefoniche e dalle dichiarazioni dei vicini di casa».

    http://www.ilgiorno.it/lodi/cronaca/2012/05/27/719186-lodi-pedofilia-prete-pezzini-abuso-14-anni-confermata-condanna.shtml

  • Pedofilia, Don Seppia resta in carcere: respinta la richiesta di trasferimento in comunità

    Pedofilia, Don Seppia resta in carcere: respinta la richiesta di trasferimento in comunità

    Non sconterà la pena in una comunità terapeutica. Lo ha deciso oggi il gip Roberta Bossi respingendo la richiesta del legale dell’ex parroco di Sestri Ponente, arrestato un anno fa e condannato a nove anni e mezzo per violenza sessuale su minore, tentata induzione alla prostituzione minorile e offerte plurime
    di droga.

    Per il difensore Paolo Bonanni, don Seppia sarebbe malato e avrebbe bisogno di cure specializzate. Per questo aveva chiesto il suo trasferimento. Ma l’ex prete resterà invece in carcere a Sanremo nella sezione sex offenders.

    http://www.genova24.it/2012/05/pedofilia-don-seppia-resta-in-carcere-respinta-la-richiesta-di-trasferimento-in-comunita-33491/

  • Ricorso respinto, per don Mauro otto anni di cella

    Ricorso respinto, per don Mauro otto anni di cella

    Mercoledì 23 Maggio 2012

    Tutto confermato. Il ricorso di don Mauro Stefanoni, 40enne canturino, ex parroco di Laglio, è stato ritenuto inamissibile dai giudici della Cassazione di Roma (nella foto a lato il suo ingresso). Che solo a tardissima ora – praticamente nella notte – hanno emesso il verdetto dopo che i legali del religioso, attualmente sospeso da ogni incarico dalla Diocesi, avevano chiesto la riapertura del caso. Tutto confermato, come detto. Restano gli otto anni da scontare per don Mauro, ritenuto colpevole in due gradi di giudizio di violenza sessuale su un ragazzino minorenne di Laglio quando lui era parroco nel paese del lago. Circostanze che Stefanoni ha sempre respinto.

    Lui, l’ex parroco di Laglio, è rimasto a Cantù ad aspettare il verdetto. Chi lo ha visto sostiene con ormai la certezza di finire in carcere. Cosa che avviene oggi. Stamane, infatti, i carabinieri sono andati a casa sua: la sentenza a suo carico, a questo punto, è definitiva ed immediatamente esecutiva. Otto anni di carcere per la violenza denunciata dal ragazino a casa del religioso.

    www.ciaocomo.it/notizie-como/cronac…i-di-cella.html

     

  • Chiesa, segretario Cei: “Vescovo non ha obbligo di denunciare abusi”

    Chiesa, segretario Cei: “Vescovo non ha obbligo di denunciare abusi”

    Chiesa, segretario Cei: “Vescovo non ha obbligo di denunciare abusi”

    Durante la presentazione delle linee guida per i casi di violenza sessuale da parte del clero messe a punto dalla conferenza episcopale, monsignor Mariano Crociata ha anche spiegato che il prelato “può incoraggiare le vittime a rivolgersi alla magistratura”
    “Non possiamo chiedere al vescovo di diventare un pubblico ufficiale: formalizzare la richiesta al vescovo di denunciare i casi di abuso vuol dire andare contro l’ordinamento, del resto su questo problema la cooperazione con la magistratura è un fatto ordinario”. Parola del segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata, che stamattina, presentando in Vaticano le linee guida per i casi di abuso sessuale da parte del clero messe a punto dalla conferenza episcopale, ha spiegato l’orientamento della chiesa sul tema in questione. E dato il là a una polemica che si preannuncia aspra. ”E’ chiaro a tutti noi vescovi – ha aggiunto Crociata – che bisogna collaborare con le autorità civili, ciò non vuol dire che noi si possa operare in modo difforme da quanto prevede la legislazione”. Secondo il pensiero della Cei, invece, il vescovo, laddove si riconosca la fondatezza delle accuse, “può incoraggiare le vittime a rivolgersi alla magistratura”.

    Nelle linee guida presentate, inoltre, non è prevista l’istituzione di un vescovo responsabile a livello nazionale per il dossier abusi, figura presente in moltissimi altri paesi. “In Italia non c’è bisogno di un’autorità terza per seguire questi casi, il vescovo è responsabile di tutto nella propria diocesi anche in questo campo” ha detto monsignor Crociata, che ha poi messo in luce il particolare rapporto che esiste in Italia fra i singoli vescovi e la Congregazione per la dottrina della fede, sottolineando che i vescovi spesso si rivolgono direttamente al Vaticano agli organismi competenti per la questione pedofilia.

    Scendendo nel particolare, invece, all’interno del documento presentato stamattina dal segretario Cei si legge che, secondo quanto previsto dall’attuale legislazione italiana e dagli accordi concordatari, “i vescovi sono esonerati dall’obbligo di deporre o di esibire documenti in merito a quanto conosciuto o detenuto per ragioni del proprio ministero”. Questo perché “nell’ordinamento italiano – è scritto – il vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale né di incaricato di pubblico servizio, non ha l’obbligo giuridico di denunciare all’autorità giudiziaria statuale le notizie che abbia ricevuto in merito ai fatti illeciti” di abuso sessuale da parte del clero.

    Quindi le postille: “Eventuali informazioni o atti concernenti un procedimento giudiziario canonico possono essere richiesti dall’autorità giudiziaria dello Stato, ma non possono costituire oggetto di un ordine di esibizione o di sequestro”. Oltre a questo, inoltre, è specificato che “rimane ferma l’inviolabilità dell’archivio segreto del vescovo” e che “devono ritenersi sottratti a ordine di esibizione o sequestro anche registri e archivi salva la comunicazione volontaria di singole informazioni”. Non solo. Nel documento è anche precisato che “nessuna responsabilità, diretta o indiretta, per gli eventuali abusi sussiste in capo alla Santa Sede o alla Conferenza episcopale italiana” e che “risulterà importante la cooperazione del vescovo con le autorità civili, nell’ambito delle rispettive competenze e nel rispetto della normativa concordataria e civile”.

    Il Segretario generale della Cei, inoltre, ha spiegato che in Italia i casi di pedofilia da parte di chierici fino ad ora registrati sono 135 nel periodo che va dal 2000 al 2011. Per quanto riguarda i procedimenti oggetto dell’intervento della congregazione per la dottrina della fede, “ci sono state – ha detto monsignor Crociata – 53 condanne, 4 assolti e altri casi in istruttoria”. Sono invece “77 le denunce alla magistratura: di queste due le condanne in primo grado, 17 in secondo, 21 sono i patteggiamenti, 5 gli assolti e 12 i casi archiviati”.

    www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/22…e-abusi/238084/

  • Don Mangiacasale Una vittima ha 12 anni

    Don Mangiacasale Una vittima ha 12 anni

    22 maggio 2012

    COMO La Procura ha chiuso l’inchiesta nei confronti di Marco Mangiacasale, l’ex parroco di San Giuliano in carcere con l’accusa di violenza sessuale aggravata. Il cosiddetto avviso di conclusione dell’indagine preliminare è stato recapitato in queste ore alle parti, cioè ai due avvocati che lo difendono, il penalista comasco Renato Papa e l’avvocato milanese Mario Zanchetti, e ai legali che rappresentano le vittime.
    Cinque vittime
    L’avviso identifica, come noto, cinque ragazze: una di appena 12 anni molestata nell’agosto del 2008 a Roseto degli Abruzzi, in occasione della cena conclusiva del Grest della parrocchia, quindi due tredicenni e una quindicenne.
    Il canovaccio è sempre più o meno lo stesso: secondo le accuse, il sacerdote approfittava di momenti di vita comunitaria per avvicinarsi alle sue vittime, per “agganciarle” e per abusare di loro, in un caso anche spingendosi fino ad aprire le porte di casa. Ma al di là degli atti sessuali, che l’avviso di conclusione ricostruisce nei dettagli, ricorre un’aggravante che, in casi analoghi, la Procura ha perseguito con rigore: il fatto cioè che l’indagato abbia in qualche modo abusato delle veste che indossava, facendo leva sul proprio ruolo di parroco e su quello di confessore di alcune delle ragazze. Nessuna di loro fu in grado di opporsi, e non soltanto per la differenza d’età: nell’inverno del 2008, durante una serie di incontri serali organizzati in parrocchia, Mangiacasale si sedette accanto a una delle vittime, che all’epoca aveva soltanto 13 anni, si nascose con una coperta e la costrinse ai primi rapporti, che si protrassero poi fino allo scorso febbraio. La ragazzina non ebbe mai la forza di sottrarsi, così come non la trovò nessuna delle altre, che per mesi, per anni, tennero per se quel segreto.
    In un altro caso, sempre con una parrocchiana che aveva 13 anni, il sacerdote aprì anche le porte di casa, costringendola a subire rapporti lontani da occhi indiscreti dalla primavera del 2008 al luglio 2010.

    Leggi l’approfondimento su La Provincia in edicola martedì 22 maggio

  • Mille sms alla minorenne L’ossessione di don Marco

    Mille sms alla minorenne L’ossessione di don Marco

    21 maggio 2012

    COMO Non fosse che don Marco Mangiacasale di anni ne ha 48, ci sarebbe da pensare al classico adolescente alle prese con frenesie da sms. L’ex parroco di San Giuliano, in carcere dal marzo scorso con l’accusa di violenza sessuale ai danni di non meno di cinque ragazzine, ha letteralmente sommerso di messaggini una delle sue vittime: circa 1400 sms inviati in meno di tre anni.
    Il dato emerge dalla consulenza informatica disposta dalla Procura su telefoni cellulari (3), schede telefoniche (non meno di 4), iPad (2), computer (2) sequestrati al sacerdote dagli uomini della polizia giudiziaria della Procura il giorno dell’arresto.
    Stando a quanto ricostruito dagli 007 informatici per conto della magistratura, in quello che potrebbe essere l’ultimo atto prima della chiusura dell’indagine da parte del pubblico ministero Simona De Salvo, don Mangiacasale praticamente ogni giorno intratteneva un frenetico scambio di messaggini con la ragazzina che, alla fine di febbraio, ha deciso di dire basta confidandosi con l’attuale parroco di San Giuliano prima e con don Roberto Pandolfi e con gli inquirenti poi.
    Sms il cui tenore non desterebbe scalpore, se destinataria e mittente fossero entrambi adolescenti, ma che in questo caso sono invece la conferma alle accuse di violenza mosse al sacerdote.

    Leggi l’approfondimento su La Provincia in edicola lunedì 21 maggio

  • Revocati i domiciliari a Don Marco Baresi

    Revocati i domiciliari a Don Marco Baresi

    17 maggio 2012 (red.) Revocati gli arresti domiciliari a Don Marco Baresi, l’ex vicerettore del seminario di Brescia, accusato di detenzione di materiale pedopornografico e di violenza sessuale a danni di un seminarista minorenne.

    Il sacerdote era sottoposto alla misura di detenzione dal novembre del 2007. Mercoledì, la Corte d’Appello di Brescia si è pronunciata su una parte delle contestazioni, ovvero due presunti abusi subiti dal giovane dopo il dicembre del 2004.

    La Corte ha ritenuto non provate le violenze sessuali oggetto del procedimento e, limitatamente a questa accuse, ha assolto don Baresi, ridefinendo la pena che è passata a 7 anni e 4 mesi, con due mesi di sconto sulla precedente, per detenzione di materiale pedopornografico e per le violenze sessuali commesse prima del dicembre 2004.

    Ma la parola fine non è ancora scritta perchè i legali del sacerdote hanno presentato un ricorso straordinario in Cassazione (una sorta di quarto grado di giudizio) per un presunto errore di fatto.

    L’inchiesta che vede coinvolto l’ex vicerettore del seminario risale novembre del 2007, quando il giovane seminarista presentò denuncia per i fatti accaduti tre anni prima. Vennero quindi perquisiti l’ufficio e il personal computer del sacerdote e venne sequestrata una memoria esterna su cui vennero rinvenute le immagini incriminate e per le quali don Baresi si è sempre difeso sostenendo di non essere l’unico utilizzatore del pc.

    Il sacerdote ottenne subito (restò in carcere solo un giorno) gli arresti domiciliari mentre si svolgeva il processo: il primo grado si era chiuso con la condanna a 7 anni e 6 mesi, il secondo con la conferma della pena, il terzo invece aveva prodotto un rinvio che si è poi concluso con la sentenza di mercoledì.

    Revocati i domiciliari a Don Marco Baresi

    Assoluzione parziale per Don Marco Baresi. E basta arresti domiciliari

    (a.c.) Don Marco Baresi dopo 4 anni e 6 mesi di arresti domiciliari, e due giorni di carcere, è tornato il libertà. Ieri la Corte d’Appello di Brescia ha ridotto la pena da sette anni e sei mesi a sette anni e quattro mesi, ed ha annullato il provvedimento restrittivo nei confronti del parroco accusato di violenza e sessuale e detenzione di materiale pedopornografico.

    Ieri don Marco era in aula assieme ai legali Stefano Lojacono e Luigi Frattini. L’appello conclusosi ieri riguardava due episodi contestati al parroco, ma verificatisi quando la vittima che lo ha accusato aveva già lasciato il seminario dove insegnava don Marco. Per questi episodi il parroco è stato assolto.

    Don Marco in tutti questi anni è sempre stato sostenuto a gran voce da fedeli suoi amici, convinti sempre e comunque della sua innocenza e totale estraneità dai fatti contestati. Questo il loro blog: http://donmarcobaresi.it/blog.php?anno=2012.

  • Violenza sessuale su un minore,  prete in carcere dopo sette anni

    Violenza sessuale su un minore, prete in carcere dopo sette anni

    Don Mauro Stefanoni si è presentato spontaneamente dopo la conferma della condanna in Cassazione

    LAGLIO (Como) – Sette anni dopo la denuncia di violenza sessuale ai danni di un ragazzino allora 14enne, per l’ex parroco don Mauro Stefanoni, si sono aperte le porte del carcere. Il sacerdote si è presentato spontaneamente al carcere di Bollate dopo la sentenza della Cassazione, che ha confermato in via definitiva la condanna a 8 anni di reclusione comminata in primo e secondo grado. Don Mauro, oggi 43enne, era il parroco di Laglio quando, nel maggio del 2005, è stato accusato di violenza sessuale su un adolescente della parrocchia. Gli abusi si sarebbero verificati in modo continuato dall’estate del 2003 all’autunno del 2004. Dopo un breve periodo di arresti domiciliari, il sacerdote aveva ottenuto la revoca della custodia cautelare e da allora è sempre stato libero. Ora, pur ribadendo la sua innocenza, ha preferito presentarsi in carcere per non essere prelevato dai carabinieri, anche per evitare telecamere e fotografi che lo attendevano fuori dall’abitazione dei genitori a Cantù.

    Il processo a suo carico è iniziato a ottobre 2006 e dopo circa un anno e mezzo è arrivata la prima sentenza, una condanna a 8 anni di reclusione. Solo dopo il pronunciamento dei giudici del Tribunale di Como, il vescovo di Como monsignor Diego Coletti ha sospeso da ogni incarico don Mauro, che dopo l’avvio della clamorosa inchiesta era stato solo spostato da Laglio in una parrocchia del Lecchese. Il sacerdote, che si è sempre professato innocente, ha presentato anche una perizia che attesterebbe un disturbo fisico che impedirebbe normali rapporti sessuali. Il documento non è bastato a evitare a don Mauro la conferma della condanna a 8 anni anche in Appello. Il sacerdote è comunque rimasto libero in attesa della Cassazione.

    Per la sentenza definitiva, l’attesa è durata fino alla notte tra il 22 e 23 marzo scorsi, quando i giudici della Suprema Corte hanno confermato la condanna a 8 anni di reclusione per il sacerdote. Poche ore dopo, per evitare un arresto clamoroso, don Mauro Stefanoni si è presentato spontaneamente al carcere di Bollate. Immediata la reclusione in cella, dove dovrebbe rimanere per i prossimi anni. «Resto convinto dell’innocenza di don Mauro ma rispetto la decisione presa dai giudici – ha commentato uno dei suoi legali, Guido Bomparola -. Ora spero solo che cali il sipario su questa vicenda triste, lunga e drammatica per tutti».

    Anna Campaniello

    http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/12_maggio_23/parroco-laglio-violenza-sessuale-pedofilia-carcere-201309725874.shtml

  • Don Bonifazio, il prete accusato di molestie, inviato in Perù

    Don Bonifazio, il prete accusato di molestie, inviato in Perù

    Don Bonifazio, il prete accusato di molestie, inviato in Perù
    giovedì 10 maggio 2012 ore 14.05

    Loano – Missione in Perù per don Fabio Bonifazio, 32 anni, viceparroco di Imperia, arrestato il 24 febbraio scorso a Loano perché accusato di violenza sessuale dopo aver palpeggiato una ventenne per strada.

    Il sacerdote affiancherà monsignor Lino Panizza, originario di Balestrino, nel savonese. Don Panizza è vescovo delal diocesi di Carabayllo. Don Bonifazio resterà in Sudamerica per diverso tempo.

    Dopo l’arresto e la scarcerazione ha trascorso le ultime settimane dai Padri Agostiniani: al sacerdote era stato imposto il divieto di avvicinarsi alla ragazza.

    http://www.primocanale.it/notizie/don-bonifazio-il-prete-accusato-di-molestie-inviato-in-per–108585.html