Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: violenza sessuale

  • Abusi sessuali, Don Lucio Gatti sospeso per 5 anni dal sacerdozio. Lui:«Solo fantasie»

    Abusi sessuali, Don Lucio Gatti sospeso per 5 anni dal sacerdozio. Lui:«Solo fantasie»

    Abusi sessuali, Don Lucio Gatti sospeso per 5 anni dal sacerdozio. Lui:«Solo fantasie»

    di Francesca Marruco

    Adesso è ufficiale: don Lucio Gatti è stato sospeso dal sacerdozio per cinque anni. Lo rende noto la curia arcivescovile di Perugia con una scarna nota ufficiale diramata agli organi di stampa. Ma lui, che ha chiesto al pubblico ministero che lo indaga di essere ascoltato, e che ai parrocchiani in una lettera aveva chiesto «scusa» è pronto a smentire tutte le accuse che gli vengono mosse da due ex ospiti delle comunità che gestiva. Nessuna molestia sessuale. Tanto meno abusi. Solo «fantasie e calunnie» di due ragazzi.

    Il decreto «In data 30 aprile 2012- sta scritto nella nota della curia- è stato emanato il decreto arcivescovile riguardante il sacerdote diocesano don Lucio Gatti in seguito ai risultati dell’indagine avviata dall’arcivescovo mons. Gualtiero Bassetti il 24 ottobre 2011. Nel decreto si stabilisce la sospensione del sacerdote da ogni attività pastorale per un periodo di cinque anni. L’annuncio del suddetto decreto arcivescovile avviene attraverso il presente comunicato stampa dopo l’espletamento delle relative procedure canoniche».

    Chiesa e magistratura La nota stampa della curia termina dicendo: «La nostra Chiesa diocesana rinnova la sua richiesta di perdono a chi si sia sentito offeso». Offeso. Parallelamente all’inchiesta della commissione diocesana si è mossa la magistratura. Ci sono due fascicoli aperti dal pubblico ministero Massimo Casucci per violenza sessuale e abuso di mezzi di correzione. L’indagato è don Lucio Gatti. L’ex direttore della Caritas che per anni ha gestito centri di recupero per giovani tossicodipendenti nel perugino.

    L’interrogatorio E proprio don Lucio adesso, dopo essere stato ufficialmente sospeso dal sacerdozio, spiegherà la sua versione dei fatti al magistrato titolare delle indagini. Ha chiesto lui pochi giorni fa di essere interrogato e l’interrogatorio avverrà nel giro di altrettanti pochi giorni. Così don Lucio, accompagnato dal suo legale Nicola Di Mario, varcherà la soglia della procura della Repubblica di Perugia e proverà a scrollarsi di dosso le accuse infamanti di aver molestato sessualmente alcuni ospiti delle sue comunità.

  • Abusi sessuali, don Lucio Gatti va in procura a Perugia

    Abusi sessuali, don Lucio Gatti va in procura a Perugia

    Ha definito «fantasie e calunnie» le accuse mosse contro di lui. In una lettera ha chiesto «scusa» ai suoi parrocchiani
    Abusi sessuali, don Lucio Gatti va in procura a Perugia

    di Maurizio Troccoli

    Don Lucio Gatti, il sacerdote di Cenerente, l’ex direttore della Caritas perugina, travolto dallo scandalo ‘Abusi sessuali’ su cui si sono accesi i rifelttori dei media nazionali, attraverso la nota trasmissione Le Iene, è andato alla procura della Repubblica, a Perugia, accompagnato dai suoi legali.

    Due fascicoli Ci sono due fascicoli aperti dal pubblico ministero Massimo Casucci per violenza sessuale e abuso di mezzi di correzione. Il sacerdote che per anni ha gestito centri di recupero per giovani tossicodipendenti nel perugino è stato anche sospeso dal sacerdozio per 5 anni, dopo il lavoro di una commissione che si è costituita sul caso. Il sacerdote ha scritto una lettera ai suoi parrocchiani, letta dal vescovo di Perugia nella quale ha chiesto «scusa», e poi ha fatto richiesta al pubblico ministero che indaga su di lui di essere ascoltato, dichiarando come «fantasie e calunnie» le accuse mosse contro di lui.

  • Don Riccardo Seppia

    Don Riccardo Seppia

    3 maggio 2012 Riccardo Seppia

    Genova – Ha chiesto scusa don Riccardo Seppia, l’ex parroco di Sestri Ponente condannato oggi a Genova a 9 anni e mezzo per violenza su minore. Per la prima volta da quando, 12 mesi orsono, fu arrestato dai carabinieri nella sua abitazione di Sestri, l’ex parroco della chiesa di Santo Spirito ha chiesto pubblicamente scusa per il suo «comportamento morale disdicevole». Scusa «per tutti quegli sms» pieni di fantasie erotiche e bestemmie che lui inviava a minorenni,

    chierichetti e non. Davanti al gup Roberta Bossi, e prima di sapere quale sarebbe stata la sentenza nei suoi confronti, don Seppia in aula ha letto questo messaggio: «chiedo scusa per il mio comportamento morale perché ho commesso degli sbagli. Ho sbagliato a comportarmi in quel modo, a scrivere quegli sms».Le scuse non sono comunque bastate ad assolverlo, come chiedeva il suo difensore, Paolo Bonanni. L’ex sacerdote, jeans e giubbotto blu, l’ex parroco è stato condannato a 4 anni, 2 mesi e 20 giorni per violenza sessuale e per tentata induzione alla prostituzione minorile, a 4 anni e 8 mesi per offerte plurime droga, e a 8 mesi per cessione di cocaina, oltre al pagamento di 28 mila euro. Il pubblico ministero, Stefano Puppo, aveva chiesto la condanna a undici anni e otto mesi.

    Completamente rasato, don Seppia ha ascoltato la lettura del dispositivo accanto al suo legale, senza dire una parola: «Parleremo della condanna martedì o mercoledì – ha commentato il difensore – quando lo andrò a trovare in carcere. Adesso aspettiamo le motivazioni per ricorrere in appello».

    L’inchiesta sull’ex parroco era partita da Milano più di un anno fa. I carabinieri dei Nas stavano indagando su un giro di cocaina nei locali frequentati da omosessuali e quasi per caso si sono imbattuti nell’allora parroco di Sestri. Don Riccardo Seppia secondo l’accusa usava la coca per adescare giovanissimi ragazzi di vita, sbandati che per

    pochi soldi e un po’ di droga erano disposti ad avere rapporti sessuali. Rapporti, però, che il parroco proponeva senza mai in realtà consumarli davvero, come emerso durante il processo. A testimoniare in tal senso sono stati sia un ragazzo albanese di 16 anni (più volte hanno concordato un appuntamento, ma all’ultimo momento don Seppia ha sempre disdetto), sia un chierichetto di 15 anni, che ha confessato di aver

    subito in sacrestia `attenzioni particolari´ dall’ex sacerdote. Mai sconfinate, però, nell’atto sessuale vero e proprio.

    Ad inchiodare don Seppia però sono state le intercettazioni. Telefonate a spacciatori ai quali chiedeva «ragazzini dal collo tenero», sms all’amico ed ex seminarista Emanuele Alfano, anche lui arrestato nell’ambito della stessa inchiesta, in cui l’ex sacerdote raccontava le sue fantasie sessuali con i ragazzini.

    L’unico reato per il quale l’ex parroco è stato assolto è quello di detenzione di 
    Don Seppia è tornato ora nel carcere di Sanremo, nella sezione sex offenders. Dovrà rimanerci per altri otto anni e mezzo, visto che ha già scontato un anno di carcerazione preventiva.secondo i periti del pm e del giudice, i file trovati nel suo pc sarebbero temporanei´, quindi non scaricati volontariamente dal prete.

    Leggi l’articolo completo: Pedofilia – Don Seppia condannato 

  • Il vescovo di Cremona accusato di omertà sui preti pedofili

    Il vescovo di Cremona accusato di omertà sui preti pedofili

    VIADANA. Monsignor Dante Lafranconi, vescovo di Cremona e di 28 parrocchie mantovane fra Oglio e Po, è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura della Repubblica di Savona con l’accusa di aver coperto atti di pedofilia e abusi sessuali compiuti, negli anni Novanta, da sacerdoti della diocesi ligure, poi condannati. Secondo la definizione del codice penale si tratta di omertà, ovvero «mancata segnalazione di un comportamento illecito ai superiori affinché provvedessero».

    Il procuratore della Repubblica di Savona Francantonio Granero e il sostituto Giovanni Battista Ferro hanno successivamente avanzato al giudice per le indagini preliminari la richiesta di archiviazione per prescrizione dei reati. La richiesta di archiviazione è stata però sospesa per l’opposizione presentata dal legale di una delle vittime, Francesco Zanardi. Secondo l’avvocato Carla Corsetti la richiesta di riaprire il procedimento contro Lafranconi va concessa poiché uno dei casi di abusi sarebbe avvenuto su un minore di 14 anni e, di conseguenza potrebbe essere contestata l’aggravante. Se così fosse allora la prescrizione slitterebbe al marzo 2017.

    Nella giornata di ieri è stato discusso nel tribunale di Savona il caso giudiziario. Al termine dell’udienza il giudice per le indagini preliminari, Fiorenza Giorgi, si è riservata alcuni giorni per decidere se archiviare il caso per prescrizione, oppure chiedere al pubblico ministero di approfondirlo con ulteriori accertamenti. In un breve comunicato apparso sul sito online della Diocesi di Cremona, monsignor Lafranconi che non si è presentato di persona all’udienza ed è difeso dall’avvocato cremonese Michele Tolomini «attende con grande serenità e fiducia la decisione del magistrato».

    «Secondo il nostro conteggio, se venisse considerata l’aggravante per un reato commesso contro un minore di 14 anni, allora la prescrizione del reato scatterebbe dopo 15 anni e non 10. Il giudice potrebbe quindi decidere anche per respingere l’archiviazione» ha spiegato ieri l’avvocato Corsetti.

    L’ordinanza, anche nell’ipotesi in cui l’archiviazione venisse confermata, potrebbe comunque assumere una valenza importante per le presunte parti offese nel processo. Se fosse riconosciuta la responsabilità dell’indagato e confermata però la non procedibilità per prescrizione del reato le vittime potrebbero infatti aprire una causa in sede civile contro Lafranconi.

    L’attuale vescovo della diocesi di Cremona è stato presule di Savona e Noli fra il 1991 ed il 2001. L’alto prelato, secondo l’accusa, non si sarebbe attivato, per quanto di propria competenza, riguardo a notizie su casi di abusi su minori perpetrati da sacerdoti della diocesi. L’alto prelato avrebbe in sostanza omesso di segnalare ai suoi diretti superiori le morbose attenzioni di almeno due preti nei confronti di ragazzini di cui avrebbero dovuto occuparsi e che sono stati indagati.

    I fatti: circa venti anni fa due preti della diocesi savonese, ai tempi retta da Lafranconi, hanno commesso abusi su alcuni minori loro affidati. Dopo il rinvio a giudizio, il primo dei due, don Nello Giraudo, ha patteggiato un anno di reclusione per un reato di violenza sessuale più recente (2005) e non ancora prescritto, mentre il secondo, don Giorgio Barbacini, è stato condannato a tre anni per pedofilia. Durante un blitz in Curia, poi, gli inquirenti avrebbero sottratto dalla cassaforte del palazzo vescovile un fascicolo riguardante il caso di don Giraudo. Documentazione che ha indotto a ritenere mons. Lafranconi al corrente delle malefatte dei suoi preti e colpevole di averli “coperti”.

    I due episodi coperti.

    Sono due, in particolare, gli episodi che monsignor Lafranconi avrebbe tenuto coperti. Il primo riguarda don Giorgio Barbacini che il 15 ottobre 2004 viene condannato a 3 anni e mezzo di reclusione «per aver compiuto atti sessuali nei confronti di un minorenne extracomunitario, con l’aggravante di averne avuto la custodia e la tutela». I fatti risalgono al 2000, quando don Giorgio era responsabile della comunità “Migrantes” di Savona, istituita dalla Curia per tutelare i giovani extracomunitari con problemi di ambientamento. Dopo il trasferimento in un’altra diocesi, in seguito all’intervenuta condanna penale don Giorgio si è dimesso dallo stato clericale.
    L’altro prete al centro dello scandolo, questa volta per abusi sessuali è don Nello Giraudo:si tratterebbe di toccamenti nei confronti di un giovane avvenuti in un campo scout. Giraudo ha patteggiato un anno con la condizionale e ha ottenuto dalla Santa sede la dispensa dallo stato clericale. Le indagini però sono proseguite, e un blitz della Mobile in Curia a Savona, tra fine 2010 e inizio 2011, su incarico della Procura, aveva fatto ritrovare nella cassaforte del palazzo vescovile un intero fascicolo su don Giraudo, risalente agli anni Novanta, quando era vescovo monsignor Lafranconi.

    Un vescovo progressista

    Dante Lafranconi ha 72 anni. È nato il 10 marzo del 1940 a Mandello Lario, nel comasco. Attualmente è vescovo di Cremona, vicepresidente della Conferenza Episcopale Lombarda e membro della Commissione Episcopale per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi.
    Ordinato sacerdote il 28 giugno 1964, inizia il suo ministero nella diocesi di Como inizialmente come vicerettore del Seminario e successivamente come docente di Teologia Morale, di Storia della Chiesa e Patrologia.
    Nel 1986 venne nominato delegato episcopale per la Pastorale della famiglia e nel 1991 vicario episcopale per la cura dei sacerdoti nel primo decennio di ordinazione. Alla fine del 1991 è nominato vescovo di Savona-Noli, carica che mantiene per un decennio. L’8 settembre del 2001 viene trasferito a guidare la diocesi di Cremona. Il solenne ingresso avviene il 4 novembre. È noto alle cronache nazionali per avere concesso la temporanea facoltà di amministrare l’assoluzione per chi confessava di aver commesso o aiutato a procurare un aborto, per essersi di fatto schierato a favore dei preti sposati e per dialogare anche con le comunità gay.

    http://gazzettadimantova.gelocal.it/cronaca/2012/05/03/news/il-vescovo-di-cremona-accusato-di-omerta-sui-preti-pedofili-1.4453447

  • Genova, condannato a 9 anni e 6 mesi prete pedofilo: “Ho sbagliato, mi scuso”

    Genova, condannato a 9 anni e 6 mesi prete pedofilo: “Ho sbagliato, mi scuso”

    Nove anni e sei mesi di reclusione. Questa la pena inflitta questa mattina dal giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Genova, Roberta Bossi, a don Riccardo Seppia, l’ex parroco della chiesa dello Spirito Santo di Sestri Ponente processato per tentata violenza sessuale su minore, tentata induzione alla prostituzione minorile, tentata cessione di droga a minori e detenzione di materiale pedopornografico.

    Il gup ha accolto nella quasi totalità la richiesta del pm Stefano Puppo che chiedeva 11 anni e otto mesi di reclusione. Soddisfatto per il riconoscimento delle attenuanti l’avvocato Bonanni: “La violenza sessuale è stata riconosciuta consumata, ma di minore gravità, nella cessione è stata riconosciuta la lieve quantità”. ”Ricorreremo sicuramente in appello – ha dichiarato ancora l’avvocato – siamo convinti che la pena possa scendere ulteriormente”. Seppia, assolto per detenzione di materiale pedopornografico, dovrà pagare una multa di 28 mila euro.

    L’avvocato difensore, Paolo Bonanni, aveva chiesto l’assoluzione da tutti i capi di imputazione tranne una cessione semplice di droga. Seppia era accusato, tra l’altro, di avere palpato un chierichetto, di avere offerto droga a minorenni in cambio di prestazioni sessuali e di avere ceduto droga al suo sodale e amico Emanuele Alfano. L’ex parroco è in carcere da maggio 2010 e, ad oggi, deve ancora scontare 8 anni e sei mesi di reclusione.

    “Mi scuso per il mio comportamento, disdicevole dal punto di vista morale, ma non credo di avere avuto condotte giuridicamente rilevanti”, ha ribattuto don Seppia al gup dopo l’udienza e prima della lettura della sentenza. L’ex parroco ha anche depositato uno scritto che sintetizza le sue scuse.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/03/genova-condannato-prete-pedofilo-anni-mesi-reclusione/216888/

  • Pedofilia, 9 anni e mezzo a don Seppia La tentata violenza considerata stupro

    Pedofilia, 9 anni e mezzo a don Seppia La tentata violenza considerata stupro

    MILANO – È stato condannato a 9 anni, 6 mesi e 20 giorni, e al pagamento di 28 mila euro don Riccardo Seppia, l’ex parroco di Sestri Ponente in carcere da un anno per pedofilia. Il giudice dell’udienza preliminare Roberta Bossi lo ha condannato per violenza sessuale su minore e per tentata induzione alla prostituzione minorile. Il pubblico ministero Stefano Puppo, che riteneva di poter far equiparare la tentata violenza su minore a una violenza effettiva, aveva chiesto 11 anni e 8 mesi, mentre il legale del sacerdote aveva chiesto l’assoluzione per tutti i capi d’accusa, tranne la cessione semplice di droga.

    NON AVEVA MATERIALE PEDOPORNOGRAFICO – I capi d’accusa riguardavano, appunto, la tentata violenza sessuale su minore, la tentata induzione alla prostituzione minorile, la tentata cessione di droga a minori e la detenzione di materiale pedopornografico. Per quest’ultimo reato Seppia è stato assolto, mentre il giudice ha accolto il paragone tra la tentata violenza sessuale è la violenza consumata. La violenza riguardava un chierichetto che veniva spesso abbracciato in maniera particolare, o toccato, tutte circostanze ammesse dalla vittima. La cessione di droga riguardava, invece, un ex seminarista.

    «HO SBAGLIATO» – «Chiedo scusa per il mio comportamento morale perchè ho commesso degli sbagli. Ho sbagliato a comportarmi in quel modo». Don Seppia ha voluto, prima della sentenza, chiarire la sua posizione dopo un anno in carcere. L’avvocato, Paolo Bonanni, ha comunque assicurato il ricorso in appello: «Siamo convinti che la pena possa scendere ulteriormente».

    Redazione Online3 maggio 2012 | 14:11

    http://www.corriere.it/cronache/12_maggio_03/pedofilia-condannato-don-riccardo-seppia-parroco-sestri-ponente_95922bbe-9511-11e1-ad93-f55072257a20.shtml

  • Vescovo di Bolzano: “Segnalati 50 casi di pedofilia, ma noi non denunciamo”, E non fa i nomi dei preti

    Vescovo di Bolzano: “Segnalati 50 casi di pedofilia, ma noi non denunciamo”, E non fa i nomi dei preti

    Monsignor Ivo Muser: “Affrontiamo la pedofilia”
    Progetto pilota della curia altoatesina per vicinanza alle vittime

    Il vescovo Ivo Muser, classe 1962, l’ordinario più giovane d’Italia, si smarca e prende le distanze da quei confratelli che lamentano un assedio dei mass media sul fronte degli abusi. “L’integrità e la dignità del bambino sono inviolabili”. Così via a uno sportello indipendente dove è possibile ricevere ascolto e aiuto

    Bolzano, 1 maggio 2012 – “L’ORRORE della violenza sessuale sui minori non va ridimensionato, ma affrontato in modo offensivo e preventivo”. Alla vigilia dell’assemblea della Conferenza episcopale italiana, che a maggio approverà le linee guida contro la pedofilia, da Bolzano arriva un messaggio forte e chiaro. Il vescovo Ivo Muser, classe 1962 – attualmente è l’ordinario più giovane d’Italia –, si smarca e prende le distanze da quei confratelli, da ultimo il pastore di Imola, monsignor Tommaso Ghirelli, che lamentano un assedio dei mass media sul fronte degli abusi. Sul punto Muser è cristallino: “L’integrità e la dignità del bambino sono inviolabili e perciò da proteggere, salvaguardare e ristabilire, se danneggiate”. Passando dalla teoria alla pratica, la diocesi di Bolzano-Bressanone presenta un progetto pilota in Italia per dimostrare in concreto la vicinanza alle vittime. Si tratta di uno sportello indipendente dove è possibile ricevere ascolto e aiuto.

    Quattromila casi di abusi su minori, commessi da chierici e segnalati alla Santa sede, tra il 2000 e il 2010. Monsignor Muser, è una cifra impressionante?

    “Ogni persona, che ha subito una violenza, è troppo. È uno scandalo, una piaga, una ferita aperta nella Chiesa. Sono reati commessi da sacerdoti, religiosi e da operatori pastorali ai danni di bambini e ragazzi all’interno delle istituzioni ecclesiali. Dietro queste cifre ci sono uomini, donne, persone, famiglie, comunità ed altri colpiti direttamente o indirettamente”.

    Eppure non mancano vescovi, anche italiani, che continuano a parlare di un attacco mediatico ai danni della comunità ecclesiale.

    “I mass media, nonostante perseguano i loro interessi, hanno contribuito a fare in modo che la Chiesa si schierasse apertamente dalla parte delle vittime e hanno contribuito a contrastare apertamente e con coraggio la problematica della pedofilia, una realtà dolente e sensibile”.

    Ma perché, in certi ambienti ecclesiali, per decenni si è preferito difendere l’istituzione più che le vittime?

    “La Chiesa è un’istituzione basata su valori rivelati e perciò garante di questi principi. Il rischio è quello di voler salvare l’immagine della Chiesa e purtroppo è avvenuto proprio questo. Come conseguenza, è mancata l’indicazione evangelica di prendersi cura delle vittime che, invece, avrebbero dovuto avere la priorità assoluta”.

    Come diocesi avete individuato la figura di un laico a cui è possibile denunciare casi di abusi. Perché non un prete?

    “Da circa dieci anni il vicario generale agisce come responsabile diocesano per presunte molestie. Da due anni in aggiunta abbiamo uno sportello affidato ad una persona laica, conosciuta e apprezzata come difensore civico, ora in pensione. Ci sono diverse ragioni che ci hanno portati a questa scelta: un laico non è di parte e garantisce l’anonimato; inoltre, se, per esempio, una persona ha subito un abuso da parte di un sacerdote, fa sicuramente fatica a confrontarsi con un altro prete”.

    Finora quanti casi sono stati segnalati al vostro sportello?

    “Cinquanta, dei quali venticinque inerenti la nostra diocesi, gli altri riguardano istituti religiosi o provengono da altre diocesi. I casi segnalati riportano trasgressioni o abusi avvenuti anche più di venti anni fa”.

    Che fine hanno fatto i preti/religiosi accusati?

    “La maggior parte è morta. Con alcuni c’è stato un incontro, in cui le parti si sono confrontate. Un sacerdote ultrasettantenne è stato sospeso dal servizio sacerdotale”.

    Gli episodi verificati dal ‘commissario’ vengono denunciati all’autorità giudiziaria?

    “Nel nostro caso non ci sono state denunce, perché quasi tutti i casi erano prescritti. Comunque, la denuncia deve essere fatta dalla vittima, l’incaricato dello sportello può solo informare sull’eventuale procedere, oppure indicare un esperto che possa spiegare e consigliare la prassi da seguire”.

    É giusto che la magistratura indaghi e, se del caso punisca, non solo i preti sospettati di abusi, ma anche i vescovi accusati di aver coperto i sacerdoti sui quali pendevano voci insistenti di violenze?

    “Se un vescovo copre un sacerdote sospettato, si rende complice e contemporaneamente impedisce alla verità di emergere. Questo è moralmente inaccettabile. Fa parte dei compiti del vescovo vigilare, come supervisore, sull’incolumità dei bambini, dei ragazzi e di tutti, secondo il messaggio del Vangelo e dei diritti umani”.

    di Giovanni Panettiere

    http://qn.quotidiano.net/cronaca/2012/05/01/705743-monsignor_muser_affrontiamo_pedofilia.shtml

  • Abusi su bimba di 7 anni in congregazione religiosa. Arrestato pedofilo recidivo, Il 46enne, già condannato, girava libero di violentare altri bimbi

    Abusi su bimba di 7 anni in congregazione religiosa. Arrestato pedofilo recidivo, Il 46enne, già condannato, girava libero di violentare altri bimbi

    Viterbo, abusi sessuali su bimba di 7 anni: 46enne arrestato dalla Squadra Mobile
    27 aprile, ore 11:25
    Viterbo – (Adnkronos) – E’ accaduto nel ritrovo di una congregazione religiosa frequentata dalla madre della bambina. Le indagini sono scattate a febbraio dopo la segnalazione fatta dalla donna: le testimonianze di alcune persone della gruppo religioso hanno permesso di identificarlo

    Viterbo, 27 apr. – (Adnkronos) – Un romano di 46 anni, con precedenti specifici, e’ stato arrestato dalla Squadra Mobile di Viterbo, diretta da Fabio Zampaglione, con l’accusa di violenza sessuale aggravata dalla minore eta’ per abusi su una bimba di 7 anni. L’uomo e’ stato sottoposto agli arresti domiciliari e sono in corso ulteriori accertamenti.

    Le indagini sono scattate a febbraio dopo la segnalazione della mamma della piccola. La donna ha raccontato agli agenti alcune situazioni anomale e quanto riferitole dalla stessa bambina. La donna, dopo la separazione, si era avvicinata a una congregazione religiosa di un comune della provincia di Viterbo. Dopo uno degli incontri nel ritrovo della congregazione, avvenuto a gennaio scorso, la piccola aveva raccontato alla mamma di aver subito abusi sessuali da uno dei presenti mentre da sola in una stanza stava guardando la televisione. Su delega della procura di Viterbo gli agenti della Squadra Mobile hanno avviato le indagini.

    Dopo la madre e’ stata sentita anche la bimba nel corso di un’audizione protetta. La sua versione e’ stata anche confermata da ulteriori riscontri con le testimonianze di alcune persone della congregazione presenti all’incontro, che hanno anche permesso di identificare il responsabile. Sulla base della dettagliata informativa di reato consegnata dalla polizia alla procura e’ stato emesso il provvedimento cautelare degli arresti domiciliari a carico del 46enne. L’uomo, risultava residente a Roma, ma e’ stato bloccato a Viterbo.

    Abusi sessuali su bimba dopo funzione religiosa
    Uomo arrestato dalla polizia di Viterbo

    La mamma della piccola si era avvicinata a una congregazione religiosa. Le turpi attenzioni sarebbero avvenute dopo una funzione. La mamma ha raccolto il racconto della figlioletta e ha fatto denuncia
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    Violenza sessuale su bambine (foto Germogli)
    Violenza sessuale su bambine (foto Germogli)

    Viterbo, 26 aprile 2012 – Un’altra brutta storia di abusi sessuali e pedofilia. Un uomo di 46 anni, residente in provincia di Viterbo, e’ stato arrestato dalla polizia con l’accusa di abusi sessuali su una bambina che non ha ancora compiuto 10 anni.

    L’uomo, secondo quanto si e’ appreso, in precedenza era stato indagato altre due volte per episodi analoghi. In un caso e’ stato anche condannato con sentenza definitiva. L’uomo e’ stato sottoposto agli arresti domiciliari . Le indagini sono scattate a febbraio dopo la segnalazione della mamma della piccola. La donna ha raccontato agli agenti alcune situazioni anomale e quanto riferitole dalla stessa bambina. La donna, dopo la separazione, si era avvicinata a una congregazione religiosa di un comune della provincia di Viterbo. Dopo una funzione religiosa nel ritrovo della congregazione, avvenuta a gennaio scorso, la piccola aveva raccontato alla mamma di aver subito abusi sessuali da uno dei presenti mentre da sola in una stanza stava guardando latelevisione. Su delega della procura di Viterbo gli agenti della Squadra Mobile hanno avviato le indagini.

    Dopo la madre e’ stata sentita anche la bimba nel corso di un’audizione protetta. La sua versione e’ stata anche confermata da ulteriori riscontri con le testimonianze di alcune persone della congregazione presenti all’incontro, che hanno anche permesso di identificare il responsabile. Sulla base della dettagliata informativa di reato consegnata dalla polizia alla procura e’ stato emesso il provvedimento cautelare degli arresti domiciliari a carico del 46enne. L’uomo, risultava residente a Roma, ma e’ stato bloccato a Viterbo.

  • Centinaia di lettere per don Marco. «Vicinanza umana e stupore»

    Centinaia di lettere per don Marco. «Vicinanza umana e stupore»

    Centinaia di lettere per don Marco. «Vicinanza umana e stupore»
    Giovedì 26 Aprile 2012
    Fedeli ed ex parrocchiani scrivono in carcere al prete arrestato
    Lettere. Un fiume di lettere. Recapitate nello studio dell’avvocato, Renato Papa, ma anche in carcere, direttamente nella cella di don Marco Mangiacasale. L’ex parroco di San Giuliano, arrestato lo scorso 7 marzo con la pesante accusa di violenza sessuale continuata ai danni di una ragazzina minorenne dell’oratorio (denunce che poi sono diventate cinque), è rinchiuso al Bassone da poco meno di due mesi (50 giorni) e il fascicolo a suo carico è quasi definitivamente chiuso. Manca solo il deposito di una consulenza affidata dalla procura di Como – pubblico ministero Simona De Salvo – ai tecnici informatici chiamati a estrapolare tutti i dati dagli apparati elettronici del prete. Poi, una volta chiarito definitivamente il giro delle amicizie e delle frequentazioni di don Marco Mangiacasale, la fase investigativa potrà terminare.
    Per il deposito di questa consulenza dovrebbero essere necessari ancora una decina di giorni, al massimo due settimane.
    Solo in seguito il pm deciderà se interrogare l’ex parroco di San Giuliano – nonché ex economo della Diocesi – oppure notificare alla difesa l’avviso di conclusione delle indagini.
    Nel frattempo però, come detto, la comunità religiosa della provincia non è rimasta ferma.
    Sono infatti più di cento le lettere che, in questi due mesi di cella, don Marco Mangiacasale ha ricevuto da ex parrocchiani, fedeli e anche da altri religiosi. Missive spedite in parte nello studio dell’avvocato Papa, in parte direttamente al Bassone.
    «Non gli dicono di certo bravo – sottolinea il legale – Sono fedeli che non si spiegano come la persona che in tanti anni hanno conosciuto e apprezzato possa essere finita in questo tunnel. La corrispondenza esprime la vicinanza umana delle persone a don Marco, oltre allo stupore per quanto accaduto».
    E sono tante anche le richieste di poter incontrare l’ex parroco di San Giuliano in carcere, anche se nessuna di queste potrà essere accolta. Il religioso, infatti, sta incontrando solo i propri cari e i suoi avvocati, oltre ovviamente al noto psichiatra e psicologo comasco Salvatore Zizolfi, che sta fornendo in queste settimane il supporto psicologico.
    Sono già cinque gli incontri che si sono svolti tra il professionista e don Marco Mangiacasale.
    Faccia a faccia su cui la difesa non si sbilancia, ma che in futuro non è escluso possano confluire in una consulenza da depositare in Procura. Anche se al momento, come detto, il primo passo sarà quello di attendere la relazione definitiva dei tecnici incaricati dal pubblico ministero di estrapolare tutta la notevole mole di mail, messaggi e fotografie contenute nelle apparecchiature tecnologiche utilizzate dal religioso, prima dell’arresto shock dello scorso 7 marzo mentre si trovava ad Abbadia Lariana per un incontro.

    Mauro Peverelli

  • Prete accusato di molestie, Staderini e Chiaramello (Radicali): sul banco degli imputati anche i Vescovi Bassetti e Chiaretti che già sapevano.

    Prete accusato di molestie, Staderini e Chiaramello (Radicali): sul banco degli imputati anche i Vescovi Bassetti e Chiaretti che già sapevano.

    23/04/2012

    Dichiarazione di Mario Staderini, Segretario di Radicali Italiani, e Liliana Chiaramello, Presidente di RadicaliPerugia.org
    Mentre la Curia di Perugia comincia ad ammettere che evidentemente qualcosa non torna circa la vicenda di Don Lucio Gatti tanto da paventargli sospensione e purificazione in monastero, attendiamo con curiosità ciò che deciderà la Congregazione per il Clero in Vaticano. Al di là delle vicende giudiziarie che faranno il loro corso -l’ex parroco da venerdì scorso è iscritto nel registro degli indagati per violenza sessuale e abuso dei mezzi di correzione- ciò che è in gioco oggi non è la demonizzazione del singolo quanto la verifica del rispetto di quelle direttive che, per volontà di Benedetto XVI, impongono ai Vescovi di collaborare con la Giustizia qualora essi dovessero venire a conoscenza di tragiche realtà, quale per esempio quella in questione. Come ampiamente documentato dalla trasmissione “Le Iene”, sia il Vescovo Bassetti che il suo predecessore Monsignor Chiaretti erano al corrente già da tempo della drammatica vicenda.
    In virtù di ciò, crediamo che sul banco degli imputati dovrebbero esserci anche loro poiché se ci si limitasse alla singola mela marcia significherebbe che le regole sancite dal Vaticano non sarebbero state rispettate e tutto acquisterebbe il sapore di ‘grida manzoniane’ volte a placare l’opinione pubblica senza però risolvere il problema alla radice.

    Fonte: http://radicalipg.blogspot.com/2012/04/pre…taderini-e.html