Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: violenza sessuale

  • Two Popes. Zero Solutions. Where’s the Hope? – Due Papi. Zero soluzioni. Dov’è la speranza?

    Two Popes. Zero Solutions. Where’s the Hope? – Due Papi. Zero soluzioni. Dov’è la speranza?

    Mentre i cattolici celebrano la Pasqua, la chiesa istituzionale è più esposta che in qualsiasi punto della sua storia.

    I pubblici ministeri e i legislatori di tutto il mondo stanno mettendo fine all’impunità dei leader della chiesa cattolica che consentono abusi o commettono abusi stessi.

    Negli Stati Uniti, i ministri della giustizia in oltre 15 stati hanno avviato indagini o analisi delle loro diocesi locali.

    In due dei più popolosi Stati cattolici, New York e New Jersey, migliaia di vittime della chiesa più anziane saranno presto in grado di presentare cause legali, grazie a nuovi cambiamenti dei termini legali di prescrizione degli Stati.

    Fuori dagli Stati Uniti, nelle ultime sei settimane: la polizia indiana ha accusato un vescovo di aver violentato una suora; un tribunale francese ha condannato il cardinale-arcivescovo di Lione per aver violato la legge di denuncia obbligatoria della nazione; e l’ex zar della finanza del Papa, il cardinale George Pell d’Australia, fu condannato a sei anni di prigione per aver abusato sessualmente di due ragazzi del coro.

    Le autorità civili stanno colmando un vuoto di leadership che inizia ai vertici: il rifiuto di Papa Francesco – e dei suoi predecessori – di attuare le necessarie riforme.

    Papa Francesco ha di nuovo mostrato la sua resistenza a rimedi cruciali al suo summit sugli abusi globali di febbraio, che aveva convocato in risposta a un tumulto internazionale.

    Molti speravano che papa Francesco avrebbe promulgato nuove leggi universali sulla chiesa, imponendo tolleranza zero per il clero abusatore e tolleranza zero per i loro vertici abusatori.

    Non si è avvicinato. I risultati netti del vertice fino ad oggi: nuove leggi per Città del Vaticano – popolazione 800 abitanti – e promesse di un manuale e di task force.

    Per essere onesti, si dice che l’editto papale sulla responsabilità sia imminente. Ma comporterà sanzioni significative? Le azioni recenti non lo suggeriscono: questo è un papa che sta dalla parte dei suoi vescovi. A marzo, ha rifiutato di accettare le dimissioni del cardinale francese Philippe Barbarin, nonostante la sua condanna per non aver segnalato gli abusi. Lo scorso autunno, il Papa ha elogiato la “nobiltà” del cardinale Donald Wuerl, nonostante le prove che Wuerl abbia taciuto sulle molestie dell’ex cardinale McCarrick.

    Ma l’impronta papale non è iniziata con Francesco. Ci è stato ricordato la settimana scorsa, quando Benedetto XVI è rientrato inaspettatamente nella sfera pubblica con la sua posizione sulla crisi.

    Il papa emerito ha tracciato la crisi degli abusi partendo dalla rivoluzione sessuale degli anni ’60 e la “dissoluzione dell’autorità di insegnamento morale della Chiesa”, che ha portato a trascurare le norme morali.

    L’analisi di Benedetto XVI ha ignorato due realtà centrali dell’epidemia di abusi: il diffuso insabbiamento di crimini da parte di vescovi e superiori religiosi e la pervasività dell’abuso in tutto il mondo, non solo in Occidente.

    Molto è stato fatto dai commentatori sulle differenze tra i due papi. Poco è stato detto della loro somiglianza principale. Nessuno dei due ha realizzato quello che avrebbe dovuto essere il lavoro principale: correggere il danno incalcolabile fatto a centinaia di migliaia di bambini abusati sessualmente dai chierici. Benedetto lasciò al potere centinaia di vescovi colpevoli e un sistema di segretezza intatto. Francesco è sulla buona strada per fare lo stesso.

    Allora, dov’è la speranza?

    Nonostante le delusioni, piccoli segni di progresso stanno germogliando all’interno della chiesa. Più della metà delle diocesi statunitensi, ad esempio, pubblica le liste di clero accusato.

    Eppure la vera speranza si trova fuori dalla chiesa. Un movimento globale verso la responsabilità viene accelerato dalle autorità civili – ma esiste solo per il coraggio e la forza dei sopravvissuti disposti a farsi avanti per il loro abuso.

    Nella loro lotta per proteggere i bambini e gli adulti vulnerabili dalla violenza sessuale, i sopravvissuti ora formano l’opinione pubblica sulla crisi.

    Questo fatto è stato più evidente del summit sull’abuso.

    Ho avuto la fortuna di essere a Roma per tenere conferenze stampa durante il summit, insieme all’attivista e sopravvissuto Phil Saviano, membro del consiglio di amministrazione di BishopAccountability.org.

    Mentre il Papa si incontrava con uomini di chiesa all’interno del Vaticano, in Piazza San Pietro si svolgeva un vivace “summit del popolo”. Centinaia di giornalisti di tutto il mondo si sono collegati a una moltitudine di sopravvissuti provenienti da dozzine di paesi – alcuni lì da soli, molti affiliati a Ending Clergy Abuse (ECA), SNAP (Survivors Network of those Abused by Priests), Voices of Faith, e le vittime italiane della scuola di Provolo per sordi.

    I sopravvissuti e gli attivisti hanno tenuto conferenze stampa, veglie e una marcia attraverso Roma. Migliaia di notizie sono state pubblicate, tra cui inchieste incisive che hanno messo in luce paesi come la Polonia, dove i preti abusatori svolgono un ministero attivo.

    Si trattava di sensibilizzazione pubblica su vasta scala. Sembrava una trasformazione.

    Tutto ciò mi ricorda un’osservazione della nostra amica e collega Kathy Shaw, che è morta lo scorso giugno. Kathy parlava spesso del contributo dei sopravvissuti alla chiesa. Era stata una reporter innovativa sulla crisi prima di passare alla gestione di Abuse Tracker, il nostro blog quotidiano che raccoglie notizie sulla crisi.

    In un video sul nostro lavoro, ha detto: “Gli attivisti che stanno cercando di rendere la chiesa più sicura … finiranno per salvare fondamentalmente la chiesa”.

    Condivido la sua speranza e ottimismo. Non c’è mai stato un momento più promettente per proteggere i bambini, ottenere giustizia per i sopravvissuti e … speriamo … facilitare il tanto necessario cambiamento nella chiesa cattolica.

    I migliori auguri per una buona Pasqua,
    Anne Barrett Doyle, Co-Director  BishopAccountability.org

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  • CRISTINA BALESTRINI: «SUL CALVARIO, CON MIO FIGLIO ABUSATO DA UN PRETE»

    CRISTINA BALESTRINI: «SUL CALVARIO, CON MIO FIGLIO ABUSATO DA UN PRETE»

    Alessandro è stato abusato in oratorio dal “padre spirituale”. Un dramma indescrivibile, che la mamma sta affrontando con grande fede: «l’ abuso non è l’ ultima parola sulla vita. Se ne può uscire. C’è per tutti una via, una verità che rende liberi»

    di Giuseppe Gazzola

    Cristina Balestrini lavora come infermiera caposala in comunità psichiatriche e riabilitative. Sposata dal 1991 con Ettore Battaglia, ha due figli, Alessandro e Giacomo. Quest’ anno “Ale” compie 23 anni. Nel dicembre 2011, quando aveva 15 anni, passò una notte in Oratorio, a Rozzano, in provincia di Milano. Ai genitori era stato fatto credere che tutto il gruppo degli adolescenti si sarebbe fermato a dormire in Oratorio per le attività di preghiera in preparazione del Natale, mentre Alessandro si è poi ritrovato da solo a dormire a casa di don Mauro Galli, il don che all’ epoca era il suo padre spirituale. Il 20 settembre 2018 don Galli è stato condannato in primo grado a una pena di 6 anni e 4 mesi di carcere dalla quinta sezione penale del Tribunale di Milano, per violenza sessuale nei confronti di un minore.

    ERA UN RAGAZZO SOLARE

    Questi i nudi fatti. Dentro i fatti, un lungo, mai terminato calvario: «Io e mio marito facevamo i catechisti in parrocchia, Alessandro frequentava il gruppo dei preadolescenti», racconta Cristina. «Rompiscatole come pochi, ti metteva continuamente alla prova. Prima dell’ abuso era un ragazzo vivace, solare, con tanti amici, grandi sogni per il futuro. Da quel giorno in poi, una vita in salita. Per dirla tutta, ha tentato quattro volte di suicidarsi e, da allora, ha necessità di una psicoterapia settimanale. Ha perso due anni di scuola, ogni refolo di vento lo riportava al trauma che lo ha segnato. Poi è riuscito con grande fatica a diplomarsi, a trovare un lavoro come grafico. E ora ogni giorno è un giorno da conquistare. Per lui e per noi genitori, che siamo ininterrottamente sul chi va là, ancora oggi».

    OLTRE IL MALE DI VIVERE

    A fare da trama a questa lunga via dolorosa, una fede tenace, fortissima, cresciuta oltre «il male di vivere». Da molto tempo Cristina si alza ogni mattina alle 4 e mezzo per pregare, a lungo, prima di andare a lavorare: «Ho deciso per questa sveglia così anticipata quando avevo un bisogno atroce di affrontare tutto ciò che succedeva in famiglia con un aiuto più grande», confida. «A distanza di anni, continuo a vivere queste due ore iniziali della giornata come un momento bello, desiderato, di preghiera e meditazione, ringraziamento, offerta, supplica, affidamento. Prego con l’ Ufficio delle letture, invoco lo Spirito Santo, chiedo ogni giorno che ci liberi dal male. Prego per la Chiesa e per i sacerdoti, per la loro santificazione».

    ALLONTANATI DALLA COMUNITÀ

    Questo colpisce: certamente, la prima volta che l’ ha tenuto in braccio e quando poi l’ ha fatto battezzare, Cristina non si aspettava che suo figlio, crescendo, avrebbe dovuto sopravvivere all’ abuso di un sacerdote. Ora che il futuro si è colorato dello stesso nero del Venerdì santo, Cristina ha trovato questa risposta, questo squarcio nel buio del suo dolore di madre che sta ogni giorno sotto la croce del figlio: «Facciamo parte di un gruppo di preghiera, Il Fuoco di Ars (www.ilfuocodiars.com), che si ritrova settimanalmente a pregare per i sacerdoti. Ognuno “adotta” un sacerdote per cui prega ogni giorno. Io, poi, amo dire il Rosario della Madonna delle Lacrime di Siracusa – e qui la voce si incrina per l’ emozione – perché ci è stata di grande aiuto quando Alessandro stava malissimo».

    Si ferma, Cristina, cerca un fazzoletto. Come Maria, non nasconde e non si nega le lacrime. «Anche se sono dolori diversi, tutti noi come famiglia ci sentiamo vittime di un prete pedofilo. Essere credenti ci costa una fatica incredibile. Non per causa di Dio, perché anche lui piange quando un sacerdote abusa di un minore. Ma perché ci sentiamo ogni minuto in mezzo a un fuoco incrociato. Da una parte ci “sparano” quelli che ce l’ hanno a morte con la Chiesa, che non credono e deridono il nostro continuare a credere. Dall’ altra parte, ed è anche più doloroso, nel momento in cui abbiamo denunciato l’ accaduto siamo diventati “la controparte” della Chiesa, quelli che “sputano nel piatto in cui mangiano”, come ci ha detto il parroco. La Chiesa siamo noi, ci hanno detto spesso. Ma noi chi? Molti, che credevamo amici, ci hanno allontanato. Continuiamo a sentirci ignorati e avversati da chi per ruolo e responsabilità avrebbe dovuto ascoltarci, crederci e accoglierci. Altri, che non conoscevamo o avevamo perso di vista, si sono fatti vicini. Come don Dino, nativo di Rozzano. Come don Davide che, con la sua fede tranquilla e tenace di fronte al male, ha salvato tante volte Alessandro e noi genitori».

    IL DOLORE E IL PERDONO

    E don Mauro Galli? Chi è oggi, per Cristina? «Io don Mauro l’ ho perdonato», dice, convinta, a voce bassa. «Per lui provo dolore. Tanti l’ hanno aiutato a dannarsi, se così si può dire. Il non essere mai stato aiutato a riconoscere, almeno in Tribunale, di avere sbagliato, non lo aiuta a iniziare un percorso di cambiamento. E non credo sia facile convivere con la consapevolezza che non può non avere».

    NON VOLTARE LO SGUARDO

    Consapevolezza e libertà, verità e trasparenza sono parole che tornano ad affiorare nel racconto di Cristina e ci interpellano tutti: «Desideriamo fortemente che i cristiani normali, tutti quelli come noi, promuovano una cultura di trasparenza. Nessun cristiano dovrebbe più pensare, con fastidio, che “i panni sporchi si lavano in casa”, quasi nascondendo la realtà. La pedofilia non è un panno sporco, è un reato. Per il Vangelo, chi scandalizza un piccolo farebbe meglio a mettersi una macina al collo e buttarsi nel mare. Ogni azione malvagia compiuta contro uno dei piccoli è stata fatta contro Gesù». Riprende Cristina: «Le vittime dei preti pedofili sono gli ultimi degli ultimi. Erano credenti e praticanti. Dentro il mondo della fede, che amavano, hanno trovato l’ inferno. Da cristiani, dobbiamo smettere di voltarci dall’ altra parte. Dobbiamo evitare il più possibile che si ripeta ciò che è accaduto ad Alessandro e a tantissimi altri».

    È nato così, come fiore che sbuca nel deserto più arido, lo scopo che dà a Cristina la forza e la voglia di ricominciare ogni sua giornata: «Ciò che dà senso al mio futuro è testimoniare, condividere, stare vicina a chi ha vissuto situazioni come la mia, far sapere a tutti che l’ abuso non è l’ ultima parola sulla vita. Se ne può uscire. C’ è per tutti una Via, una Verità che rende liberi».

    DA VITTIME A SOPRAVVISSUTI

    Cristina Balestrini ha trovato un suo particolare ambito  di senso e testimonianza dentro Rete L’ abuso – Associazione sopravvissuti agli abusi del clero (www.retelabuso.org), diventata un riferimento anche per Alessandro. «L’ Associazione», racconta, «ha aiutato Alessandro a compiere il suo passaggio da “vittima” a “sopravvissuto”. Ha trovato il coraggio di esporsi, condividere la sua storia con chi ha vissuto situazioni altrettanto drammatiche, mettersi a servizio di chi non ce la fa a uscirne. Non gli auguro, di cuore, di essere per sempre “il sopravvissuto”, di trovarsi a parlare sempre di questa vicenda. Gli auguro una vita normale per quanto possibile. Ma sarà una normalità che non potrà mai negare questo pezzo, che fa parte di lui».

    http://m.famigliacristiana.it/articolo/cristina-balestrini-sul-calvario-con-mio-figlio-abusato-da-un-prete.htm

  • MESSINA: “Molestie a ragazzo sul tram”. Sacerdote condannato a 3 anni anche in appello

    MESSINA: “Molestie a ragazzo sul tram”. Sacerdote condannato a 3 anni anche in appello

    La Corte di Appello di Messina ha confermato la condanna di primo grado a tre anni per il sacerdote Giovanni Bonfiglio, 59 anni, accusato di violenza sessuale perché 5 anni fa avrebbe molestato su un tram un ragazzo di sedici anni. I genitori del giovane, difesi dall’avvocato Giovambattista Freni, costituiti parte civile, intendono chiedere al vescovo di Messina che Bonfiglio sia rimosso dal ministero sacerdotale e ridotto allo stato laicale. (ANSA).

    MESSINA: “Molestie a ragazzo sul tram”. Sacerdote condannato a 3 anni anche in appello

  • Novara, sacerdote agli arresti domiciliari con l’accusa di violenza sessuale

    Novara, sacerdote agli arresti domiciliari con l’accusa di violenza sessuale

    A rivolgersi alla polizia è stato uno dei giovani vittima delle «attenzioni particolari». Circa due anni fa ha segnalato che uno dei sacerdoti della congregazione, che si occupa di bisognosi, orfani, malati, emarginati, era solito allungare le mani e invitare alcuni ragazzi ad assistere alle sue pulsioni sessuali. Sono così partite le indagini e sono stati ascoltati anche altri ospiti della struttura residenziale di via Monte San Gabriele, uno minorenne. Hanno confermato il racconto del compagno.
    A distanza di diversi mesi dall’arresto, su cui gli investigatori hanno sempre mantenuto il più stretto riserbo, si apprende ora che don Benedict Emeka Onyema, 59 anni, di origine nigeriana e vent’anni di sacerdozio alle spalle, già in servizio come collaboratore delle attività alla Comunità Samuel dell’Opera don Guanella a Novara, è ai domiciliari in provincia di Sondrio con le accuse di violenza sessuale aggravata ai danni di tre giovani di religione musulmana. Le indagini della polizia sono partite nel 2017. Nei primi mesi dell’arresto il religioso ha manifestato un profondo stato di depressione tant’è che uno psicologo dell’Asl ha redatto una relazione in cui si sollevano dubbi sulla capacità di intendere e volere e di poter subite un processo. Alla vigilia dell’udienza, però, una perizia disposta dal tribunale di Novara lo ha dichiarato capace di comprendere le accuse che gli vengono mosse e di stare in giudizio.
    Per l’uomo, quindi, si apre la strada del processo, che affronterà molto probabilmente con giudizio abbreviato, che prevede lo sconto di un terzo in caso di condanna. In base a quanto denunciato dalle tre vittime, non si tratterebbe di rapporti sessuali completi ma di toccamenti e palpeggiamenti. Le attenzioni sessuali sarebbero avvenute in momenti in cui il religioso era da solo coi ragazzi per colloqui e attività della comunità di accoglienza.
  • Faceva spogliare i ragazzini e li fotografava: catechista accusato di violenza su minori

    Faceva spogliare i ragazzini e li fotografava: catechista accusato di violenza su minori

    L’incubo per un sedicenne era iniziato durante un raduno spirituale, organizzato da alcuni suoi familiari in una struttura di Mosso. Il ragazzino, affetto da un disturbo dello sviluppo e da un lieve deficit cognitivo, unico minorenne presente, era infatti stato messo in camera con un catechista cinquantenne della zona, che durante la notte lo aveva convinto a spogliarsi per scattare fotografie molto spinte, inquadrando soprattutto i genitali e indicandogli le pose in cui lo voleva ritrarre. Soltanto qualche giorno dopo, con molto imbarazzo, il giovane aveva rivelato quanto accaduto al nonno. Il pensionato a sua volta ne aveva parlato al parroco, e questo, sapendo come già in precedenza lo stesso catechista, che svolgeva sempre in ambito parrocchiale anche i ruoli di operatore pastorale e di ministro straordinario dell’Eucaristia, fosse stato denunciato qualche mese prima per un episodio molto simile, aveva deciso di chiedere consiglio al vescovo. La risposta era stata netta: bisognava denunciare tutto e subito alle autorità. Soltanto a quel punto l’uomo era stato definitivamente allontanato dall’attività della parrocchia, che, anche per i vari ruoli sostenuti, lo mettevano spesso a contatto con minori.

    Il caso, risalente all’estate del 2016, era quindi finito nelle mani esperte dei carabinieri della sezione di polizia giudiziaria, con il luogotenente Tindaro Gullo che, con tutte le cautele del caso, aveva iniziato a cercare i primi riscontri. Sempre Gullo si era infatti occupato un anno prima dell’episodio riguardante lo stesso uomo, accusato di aver portato un altro ragazzo alla Brughiera di Trivero, riuscendo a convincerlo a fare da modello per consentirgli di scattare ancora una volta delle fotografie molto spinte. In pochi giorni, come prevede il protocollo a tutela delle vittime, che richiede indagini rapide e precise, erano stati sentiti i testimoni presenti al raduno spirituale, oltre al parroco, davanti a cui il catechista aveva ammesso l’accaduto, chiedendo di essere aiutato perché gli episodi non si ripetessero, cosa che poi si era invece rifiutato di fare in presenza degli investigatori, che dal canto loro avevano però già raccolto tutte le prove necessarie per concludere le indagini. Il passaggio più delicato aveva riguardato l’incidente probatorio, in cui era stata sentita la vittima. Il ragazzo, in presenza di uno psicologo, aveva rievocato davanti ai carabinieri della Procura, abili nel trovare risposte senza causare ulteriori traumi, terribili ricordi di quella notte da incubo.

    Il meglio delle opinioni e dei commenti, ogni mattina nella tua casella di posta Ieri il catechista, accusato di violenza sessuale, difeso dall’avvocato Domenico Duso, è stato rinviato a giudizio dal gip Paola Rava. Il processo comincerà a inizio giugno ed è possibile che venga riunito con quello relativo all’episodio precedente, dato che si tratta di reati piuttosto simili.
  • Il Papa vara norme anti-abusi per lo Stato vaticano e la Curia

    Il Papa vara norme anti-abusi per lo Stato vaticano e la Curia

    Obbligo di denuncia per i pubblici ufficiali, estensione della prescrizione, equiparazione minori-adulti vulnerabili, rimozione: una specifica legge penale per lo Stato pontificio e i nunzi

    IACOPO SCARAMUZZI
    CITTÀ DEL VATICANO

    Obbligo di denuncia per tutti i pubblici ufficiali, sanzioni per chi non lo fa, estensione della prescrizione a venti anni a partire dalla maggiore età, equiparazione ai minori degli «adulti vulnerabili», screening dei nuovi assunti, assistenza alle vittime, rimozione per i colpevoli. Papa Francesco vara norme penali anti-abusi sessuali per lo Stato della Città del Vaticano e la Curia romana, nunzi apostolici compresi.

    Francesco ha firmato non solo un motu proprio «sulla protezione dei minori e degli adulti vulnerabili» che si applica allo Stato della Città del Vaticano e alla Curia Romana, ma anche una nuova legge (numero CCXCVII) sempre per lo Stato Pontificio e le conseguenti linee guida, analoghe alle linee-guida che adotta ogni Conferenza episcopale nazionale ma dedicate alla vita dei fedeli del Vicariato della Città del Vaticano. Il Vaticano ancora non aveva una specifica normativa penale in materia di abusi, mentre la Congregazione per la Dottrina della fede supervisiona all’applicazione delle norme canoniche valide per tutta la Chiesa, e anche all’interno del Vaticano, e, nel 2013, Papa Francesco ha promulgato nuove norme penali su una serie di questioni, tra le quali c’era la pedofilia ma in modo non esclusivo né dettagliato. Ora arrivano specifiche norme anti-abusi.

    «La tutela dei minori e delle persone vulnerabili fa parte integrante del messaggio evangelico che la Chiesa e tutti i suoi membri sono chiamati a diffondere nel mondo», scrive il Papa nel motu proprio. «Cristo stesso infatti ci ha affidato la cura e la protezione dei più piccoli e indifesi: “Chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me”. Abbiamo tutti, pertanto, il dovere di accogliere con generosità i minori e le persone vulnerabili e di creare per loro un ambiente sicuro, avendo riguardo in modo prioritario ai loro interessi. Ciò richiede una conversione continua e profonda, in cui la santità personale e l’impegno morale possano concorrere a promuovere la credibilità dell’annuncio evangelico e a rinnovare la missione educativa della Chiesa». Di conseguenza, il Papa vuole «rafforzare ulteriormente l’assetto istituzionale e normativo per prevenire e contrastare gli abusi contro i minori e le persone vulnerabili» nella Curia Romana e nello Stato della Città del Vaticano.

    La nuova legge in dodici articoli, firmata il 26 marzo e in vigore a partire dal prossimo 1° giugno, parte dalla normativa vigente nonché dalla Convenzione Onu sui diritti del fanciullo (1989), per sanzionare i «delitti contro i minori» definiti nella legge promulgata dal Papa nel 2013 (vendita di minori, violenza sessuale su minori, atti sessuali con minori, prostituzione minorile, pedopornografia, detenzione di materiale pedopornografico) ed equipara al «minore» la «persona vulnerabile», che viene precisamente definita: «È vulnerabile ogni persona in stato d’infermità, di deficienza fisica o psichica, o di privazione della libertà personale che di fatto, anche occasionalmente, ne limiti la capacità di intendere o di volere o comunque di resistere all’offesa».

    Il termine di prescrizione «è di venti anni e decorre, in caso di offesa ad un minore, dal compimento del suo diciottesimo anno di età». La legge sancisce che «fatto salvo il sigillo sacramentale» della confessione, «il pubblico ufficiale, che nell’esercizio delle sue funzioni abbia notizia o fondati motivi per ritenere che un minore sia vittima» del reato «deve presentare denuncia senza ritardo», e «il pubblico ufficiale che omette o indebitamente ritarda la denuncia di cui al comma precedente è punito con la multa da euro mille a euro cinquemila», mentre «se il fatto è commesso da un agente o ufficiale di polizia giudiziaria, la pena è la reclusione fino a sei mesi»; fatto sempre salvo il sigillo confessionale, «può presentare denuncia ogni altra persona, anche totalmente estranea ai fatti, che sia a conoscenza di comportamenti in danno di un minore». Nel caso che l’accusato sia un sacerdote o un religioso, il Promotore di giustizia, ossia il Pm vaticano, informa il suo superiore «per l’adozione delle misure previste dal diritto canonico».

    La legge stabilisce poi dettagliatamente i diritti della persona offesa, compresi i diritti alla privacy, nonché le accortezze relative alle audizioni del minore durante il processo; norma lo svolgimento delle indagini, stabilendo anche la possibilità di nominare un curatore speciale qualora i legali rappresentanti del minore siano in conflitto di interesse; e stabilisce la procedura del giudizio. La legge, ancora, stabilisce che il presidente del Governatorato vaticano dispone linee guida per la tutela dei minori e la Direzione di Sanità e Igiene dispone un «servizio di accompagnamento per le vittime di abusi», che offre alla vittima ascolto, assistenza medica, psicologica e giuridica (non si fa menzione di indennizzi). La legge si conclude con alcuni articoli che normano la informazione e formazione necessaria a chi lavora in Vaticano e il reclutamento di personale idoneo ad interagire con i minori.

    Nelle «linee guida per la protezione dei minori e delle persone vulnerabili per il Vicariato della Città del Vaticano», il Papa traduce in indicazioni pratiche e dettagliate le norme per «i fedeli residenti nello Stato, nonché nelle Ville Pontificie di Castel Gandolfo», non solo per quanto riguarda gli abusi sessuali ma più in generale per la tutela dei minori sotto tutti gli aspetti. Tra i molti temi affrontati il divieto di castighi corporali, il divieto di chiedere ad un minore di «mantenere un segreto», la necessità per un adulto in presenza di un minore di «essere sempre visibili agli altri», e ancora i casi di bullismo tra minori e i rischi dei social network. Significativa l’introduzione di «un referente per la tutela dei minori il quale coordina e verifica l’attuazione» delle linee guida, nominato dal Vicario generale, attualmente il cardinale Angelo Comastri, il quale «ogniqualvolta la notizia di reato non sia manifestamente infondata», «la segnala al Promotore di giustizia presso il tribunale dello Stato della Città del Vaticano e allontana il presunto autore dei fatti dalle attività pastorali del Vicariato».

    Va sempre garantita la «presunzione di innocenza» e, se i reati possono essere reiterati, è prevista l’applicabilità di misure cautelari. Se le accuse sono infondate vanno archiviate, ma conservate in archivio. Infine, «chiunque sia dichiarato colpevole» di aver commesso un reato «sarà rimosso dai suoi incarichi; gli sarà comunque offerto un supporto adeguato per la riabilitazione psicologica e spirituale, nonché ai fini del reinserimento sociale».

    Obiettivo di questo insieme di nuove norme, spiega il Papa nel motu proprio, è che «sia mantenuta una comunità rispettosa e consapevole dei diritti e dei bisogni dei minori e delle persone vulnerabili, nonché attenta a prevenire ogni forma di violenza o abuso fisico o psichico, di abbandono, di negligenza, di maltrattamento o di sfruttamento che possano avvenire sia nelle relazioni interpersonali che in strutture o luoghi di condivisione; maturi in tutti – sottolinea Jorge Mario Bergoglio – la consapevolezza del dovere di segnalare gli abusi alle Autorità competenti e di cooperare con esse nelle attività di prevenzione e contrasto; sia efficacemente perseguito a norma di legge ogni abuso o maltrattamento contro minori o contro persone vulnerabili; sia riconosciuto a coloro che affermano di essere stati vittima di sfruttamento, di abuso sessuale o di maltrattamento, nonché ai loro familiari, il diritto ad essere accolti, ascoltati e accompagnati; sia offerta alle vittime e alle loro famiglie una cura pastorale appropriata, nonché un adeguato supporto spirituale, medico, psicologico e legale; sia garantito agli imputati il diritto a un processo equo e imparziale, nel rispetto della presunzione di innocenza, nonché dei principi di legalità e di proporzionalità fra il reato e la pena; venga rimosso dai suoi incarichi il condannato per aver abusato di un minore o di una persona vulnerabile e, al contempo, gli sia offerto un supporto adeguato per la riabilitazione psicologica e spirituale, anche ai fini del reinserimento sociale; sia fatto tutto il possibile per riabilitare la buona fama di chi sia stato accusato ingiustamente; sia offerta – conclude il Pontefice – una formazione adeguata per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili».

  • Cittanova, “dopo la violenza andai dal parroco” ma il sacerdote nega con i carabinieri

    Cittanova, “dopo la violenza andai dal parroco” ma il sacerdote nega con i carabinieri

    Chiede aiuto al parroco, ma il religioso invece di aiutarlo nega davanti ai magistrati di avere saputo della vicenda.

    È quanto emerge dalla lettura dell’ordinanza con la quale il 9 marzo scorso i carabinieri hanno arrestato M.F., un 53enne di Cittanova, con la grave accusa di violenza sessuale aggravata in danno di un minorenne.

    La vicenda – riportata nella pagine della Gazzetta del Sud – Reggio oggi in edicola – viene denunciata dal padre del 16enne, affetto da una lieve forma di autismo, il 24 aprile dello scorso anno quando apprende da suo figlio della violenza della quale era rimasto vittima: «L’ho sentito in stato confusionale – dichiara il genitore ai carabinieri – non sapeva indicarmi con precisione dove si trovava e con chi stava… Mi ha riferito che si trovava all’interno del comitato San Girolamo, veniva avvicinato da M.F. il quale gli chiedeva di accompagnarlo a casa dove avrebbe preso delle birre e delle sigarette; mio figlio, ingenuamente e tranquillo delle rassicurazioni fatte da don G.B., seguiva M.F. a casa sua, che dista a pochi metri dal comitato; una volta dentro casa, M.F. chiudeva i chiavistelli del portone d’ingresso dell’abitazione e lo faceva sedere».

    Quella sera, secondo il racconta del 16enne, M.F. avrebbe abusato di lui.

    Uscito dalla casa dell’uomo, il ragazzo si dirige in chiesa e, finita la messa, attende il parroco e gli racconta tutto: «Mi ha detto mio figlio – racconta il padre agli investigatori – che il parroco gli ha detto di andare a casa che si sarebbe occupato della cosa e di non raccontare nulla a nessuno…».

    La versione che il giovane ha fornito agli inquirenti è la stessa confermata da alcuni ragazzi che frequentano il comitato San Girolamo.

    https://reggio.gazzettadelsud.it/articoli/cronaca/2019/03/26/cittanova-dopo-la-violenza-andai-dal-parroco-ma-il-sacerdote-nega-con-i-carabinieri-aa4df0eb-ac9b-4e82-a0df-59c2f6d68827/?fbclid=IwAR0nqpH8Cs2uuwZr9w5SLaETFFT_5Jntdk1RLT8omuJPfm3rWaBFpMX2KKQ#.XJoRBv6eE40.facebook

  • Molestie nel seminario dei Legionari di Cristo a Gozzano: l’ex rettore condannato a 7 anni

    Molestie nel seminario dei Legionari di Cristo a Gozzano: l’ex rettore condannato a 7 anni

    Il giudice Andrea Guerrerio, accogliendo le richieste del pm Silvia Baglivo, lo ha condannato a 7 anni di reclusione, con rito abbreviato, per le molestie adi danni di due ex allievi del seminario minorile dei Legionari di Cristo a Gozzano, istituto chiuso tre anni fa. Vladimir Resendiz Gutierrez, 31 anni, l’ex responsabile del seminario ridotto allo stato laicale da papa Francesco, oggi non era nell’aula del tribunale di Novara alla lettura della sentenza, ma in Messico, dove vive.

    LA STORIA – Molestie nel seminario dei “Legionari di Cristo”, chiesto rinvio a giudizio dell’ex rettore

    Il reato è stato riqualificato da violenza sessuale ad atti sessuali con minorenne, una questione tecnica che sposta poco la sentenza, che conferma come i due ragazzi fossero stati vittime delle attenzioni sessuali del religioso. Per un terzo giovane, anche lui destinatario di violenze, i fatti si sono prescritti ancora prima dell’udienza preliminare. Gli eventi risalgono a quando i giovani seminaristi dell’istituto novarese avevano 12 e 14 anni: oggi sono ventenni.

    L’ALTRA INCHIESTA – Presunte violenze nel seminario di Gozzano: “I Legionari ci offrirono soldi per tacere”

    Il tribunale ha stabilito anche una provvisionale di risarcimento danni per i due ex allievi (uno italiano, uno austriaco) di 80 mila euro ciascuno, e di 10 mila euro per i genitori, rappresentati dall’avvocato Daniela Cultrera. E mille euro sono stati decisi per l’associazione «Rete l’Abuso», che assiste le vittime dei religiosi pedofili, ammessa come parte civile con l’avvocato Alessandro Maneffa.

  • Prostituzione minorile e pedofilia, arrestato ex presidente “Ragazzi e Cinema”

    Prostituzione minorile e pedofilia, arrestato ex presidente “Ragazzi e Cinema”

    Guido Milani arrestato, condanna definitiva per abusi su minori prostituzione minorile pedofilia.
    Nella mattinata di martedì i carabinieri della Stazione di Bellaria hanno eseguito l’arresto di Guido Milani, ex presidente dell’associazione “Ragazzi e Cinema” a Lecco e di un centro estivo nella città balneare, per un’ordine di carcerazione arrivato dopo una condanna definitiva a 4 anni e 6 mesi per prostituzione minorile, violenza sessuale e cessione di stupefacenti.

    Le indagini sfociate poi nel processo milanese erano iniziate con la denuncia di un ragazzino. Nell’inchiesta era stato coinvolto anche don Alberto Paolo Lesmo, ex parroco di Santa Marcellina e decano di Milano – Baggio.

    La giovane vittima che, all’epoca dei fatti, aveva tra i 15 e 17 anni (stiamo parlando del 2009 – 2010), aveva sostenuto di aver avuto rapporti sessuali a pagamento con entrambi. L’ex sacerdote è stato poi condannato a un anno e 10 mesi, la Procura aveva chiesto la condanna a tre anni e quattro mesi ma il giudice non aveva riconosciuto l’aggravante dei rapporti sessuali a pagamento con un minore di 16 anni, perché, è probabile che il giovane avesse già più di quell’età quando ha iniziato a prostituirsi con don Lesmo.

    Milani, residente a Bellaria, è a processo anche a Lecco dove deve rispondere di violenza sessuale (articolo 609 bis e ter del codice penale). Ad accusarlo alcuni giovani residenti sia nel Lecchese che fuori provincia. Uno di loro, all’epoca dei fatti aveva solo 14 anni.“

    Milani era già stato arrestato altre volte. Il trentenne si era poi trasferito a Bellaria – Igea Marina, dove lavorava in una colonia della cooperativa e dove ha continuato a svolgere il suo lavoro con i ragazzi senza alcuna restrizione. Per diverso tempo, nonostante la vicenda giudiziaria che lo vedeva imputato per prostituzione minorile, Milani ha continuato a lavorare in mezzo a tanti giovanissimi.

    Prostituzione minorile e pedofilia, arrestato ex presidente “Ragazzi e Cinema”

  • Marsala supplemento d’indagini nel processo a padre Genna

    Marsala supplemento d’indagini nel processo a padre Genna

    E’ stato rinviato al prossimo 4 Aprile dal giudice Marcello Saladino, presidente del collegio giudicante, il processo che vede imputato padre Nicolò Genna.

    Nella scorsa udienza il pm Niccolò Volpe aveva richiesto per l’anziano sacerdote la condanna a due anni e quattro mesi di reclusione, pur qualificando il fatto “di minore gravità”, per per violenza sessuale. La sentenza era attesa per oggi, ma il Tribunale ha deciso di optare per un ulteriore supplemento d’ indagini. Secondo l’accusa, padre Genna avrebbe tentato di abusare sessualmente di un minore originario del Gambia. Con offerta (non accolta) di denaro o posto di lavoro in cambio di rapporti intimi. Il prete avrebbe adescato il ragazzo africano, ospite di un centro di accoglienza di contrada Bosco, mentre questi camminava sul ciglio della strada lungo la statale 115 nel tratto tra Marsala e Trapani. Con la scusa di un passaggio, lo avrebbe fatto salire in auto e poi con un “gesto repentino”, si legge nel capo d’accusa, gli avrebbe palpeggiato i genitali (coperti dai pantaloni). Il giovane, però, non avrebbe gradito e lo ha denunciato. Il fatto risale al 14 agosto 2017.

    A difendere padre Genna sono gli avvocati Cettina Coppola e Stefano Pellegrino. Nel corso del processo, l’avvocato Coppola aveva fatto rilevare che nella “c.n.r.” redatta dai carabinieri è scritto che fu il prete a chiedere l’intervento di una pattuglia dell’Arma che stava transitando sulla via Trapani. Facendo ampi gesti con le braccia e gridando: “Aiuto, aiuto”. Ma il legale di parte civile, l’avvocato Giacomo Lombardo, sottolineò che non fu il prete a chiamare i carabinieri, ad esempio telefonando, ma che i militari stavano passando “per caso” sulla SS115. Ora si attende il risultato di questo supplemento d’ indagini.

    https://www.itacanotizie.it/udienza-2/