Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: violenza sessuale

  • Minore abusò di una ragazzina, i genitori condannati al risarcimento

    Minore abusò di una ragazzina, i genitori condannati al risarcimento

    La prima sezione civile del Tribunale di Treviso ha condannato al risarcimento dei danni i genitori di un giovane che, da adolescente, violentò una ragazzina di 10 anni, ritenendo la coppia responsabile della “culpa in educando”, secondo l’articolo 2048 del Codice civile, ossia della mancata educazione del figlio sul tema della sessualità.

    Alla vittima e ai suoi genitori – scrive oggi il Corriere del Veneto – è stato riconosciuto un risarcimento complessivo di oltre 130mila euro da parte dell’autore materiale e, appunto, dei genitori.

    Un’analoga sentenza era stata emessa alcuni anni fa dal Tribunale di Firenze per una violenza sessuale avvenuta in una scuola di Siena.

    Su casi simili fa ‘testo’ anche una sentenza della Corte di Cassazione del 2019, per cui i genitori “hanno l’onere di impartire ai figli l’educazione necessaria per non recare danni a terzi nella loro vita di relazione, nonché di vigilare sul fatto che l’educazione impartita sia adeguata al carattere e alle attitudini del minore, dovendo rispondere delle carenze educative a cui l’illecito commesso dal figlio sia riconducibile”.

    La vicenda risale al 2012, e nel 2016 il responsabile era stato condannato in via definitiva a un anno e due mesi di reclusione. Nel 2019, raggiunta la maggiore età, la vittima e i genitori hanno infine chiesto il risarcimento dei danni in sede civile, e una consulenza tecnica d’ufficio ha accertato nella giovane un disturbo post-traumatico da stress di grado moderato e un danno biologico permanente del 19%.

    https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/01/09/minore-abuso-di-una-ragazzina-i-genitori-condannati-al-risarcimento_8e9b6797-ccc2-4242-b530-2e429bc22d07.html

  • Ddl stupri, Bongiorno proporrà un testo con il consenso riconoscibile

    Ddl stupri, Bongiorno proporrà un testo con il consenso riconoscibile

    Modifiche al Senato al disegno di legge sulla violenza sessuale, che ha introdotto il principio del consenso delle donne senza il quale si configura il reato.

    La relatrice del ddl, la leghista Giulia Bongiorno, proporrà un testo che preveda il consenso riconoscibile, cioè che venga esplicitata la disponibilità ad avere un rapporto e che sia riconoscibile in qualche modo e in base al contesto. In mancanza scatta il reato.

    A dirlo all’ANSA è la Bongiorno, presidente della commissione Giustizia del Senato che sta esaminando il ddl. “Il testo andrà in aula il 10 febbraio e spero di trovare la condivisione degli altri gruppi”, ha aggiunto.

    Il ddl, già approvato all’unanimità alla Camera e frutto di un accordo bipartisan su input della premier Giorgia Meloni e della leader dem Elly Schlein, è stato stoppato a novembre a Palazzo Madama, su pressioni del centrodestra, dopo una accesa polemica politica.

    https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2026/01/07/ddl-stupri-bongiorno-proporra-testo-con-consenso-riconoscibile_a35a1c79-d4ca-4957-982c-a2191dabfdba.html

  • Papa Leone ha aiutato a proteggere il clero accusato di abusi in Perù, affermano i sopravvissuti agli abusi

    Papa Leone ha aiutato a proteggere il clero accusato di abusi in Perù, affermano i sopravvissuti agli abusi

    Le vittime di abusi da parte del clero chiedono un’indagine su Papa Leone XIV durante il suo mandato come vescovo di Chiclayo in Perù, sostenendo che avrebbe avuto un ruolo nel nascondere il modo in cui ai sacerdoti e al clero accusati di violenza sessuale veniva consentito di continuare a svolgere il loro ruolo nella Chiesa cattolica.

    Le registrazioni di un incontro avvenuto ad aprile tra il reverendo Giampiero Gambaro, Ana María Quispe Díaz e altri accusatori di aggressione di chierici peruviani hanno rivelato che l’uomo da loro accusato aveva confessato ai funzionari della chiesa anni prima e a settembre gli era stato concesso un “congedo onorevole”.

    Il Chicago Sun-Times ha recensito una versione tradotta delle registrazioni rese pubbliche da Conclave Watch.

    Alla luce delle registrazioni appena emerse, la Rete dei Sopravvissuti agli Abusi da parte dei Preti intende presentare una denuncia aggiornata secondo il modello ” Vos Estis Lux Mundi” , il percorso della Chiesa per documentare le accuse di abuso o cattiva gestione dei casi. Il gruppo ha affermato che questi casi sono rappresentativi di “un sistema che consente a vescovi e cardinali di controllare e chiudere i casi che li coinvolgono”.

    “Non possiamo avere un altro papa in questo sistema istituzionale che ha insabbiato i crimini sessuali su minori”, ha dichiarato Peter Isely, sopravvissuto agli abusi sessuali del clero del Wisconsin e fondatore di SNAP, in una conferenza stampa di giovedì a Chicago. “Sono qui da 35 anni e l’unico modo in cui le cose cambiano è quando ci sono conseguenze e responsabilità. … Non vogliamo che questo accada a un altro bambino”.

    I funzionari del Vaticano non hanno risposto immediatamente alla richiesta di commento.

    Díaz, di Chiclayo, in Perù, sostiene di essere stata abusata da un prete quando aveva 9 anni, e che le sue due sorelle sono state aggredite dallo stesso prete. Nell’aprile 2022, ha affermato, le tre hanno presentato le loro accuse a Papa Leone XIV, allora noto come Robert Prevost e vescovo di Chiclayo, sebbene non abbia mai aperto un’indagine.

    Secondo il New York Times , il Vaticano ha concluso l’indagine sui presunti abusi nel 2023, dopo che le autorità civili hanno dichiarato che le accuse erano oltre la prescrizione. Il Vaticano ha dichiarato al giornale che Prevost aveva fatto più del dovuto in almeno uno dei casi.

    Secondo SNAP, le nuove prove dimostrano che i funzionari della chiesa hanno ammesso che il reverendo Eleuterio Vásquez Gonzáles, noto come padre Lute, aveva confessato di essersi tolto i vestiti, di aver fatto commenti sessualmente inappropriati e di aver toccato se stesso e le vittime.

    Gambaro ha affermato che “l’indagine preliminare di Prevost è stata condotta molto male” – descrivendola come una “battuta” – e che “i termini di prescrizione della chiesa sono chiaramente molto diversi”. Ha aggiunto che un funzionario ecclesiastico sconosciuto, che le vittime ritengono essere Prevost, “ha firmato una lettera in cui afferma che il processo [canonico] non deve essere svolto”.

    “È la prima volta che mi trovo di fronte a una situazione del genere in cui si invoca in questo modo la prescrizione del diritto civile”, afferma Gambaro nella registrazione.

    Secondo l’analisi dei social media condotta da SNAP, Lute e il reverendo Ricardo Yesquén Paiva, che secondo Díaz l’avrebbe aggredita da bambina, hanno continuato a comparire nelle foto di Facebook mentre ricoprivano incarichi in chiesa, nonostante Prevost avesse affermato che erano state rimosse.

    Una foto di Facebook mostra Prevost in piedi con Paiva alla sua festa di compleanno nel 2023, tre anni dopo che le accuse sono emerse, entrambi vestiti con abiti clericali.

    Entro il 2024, la chiesa ha affermato che il religioso accusato, che era stato fotografato con Prevost, non poteva essere indagato e aveva già abbandonato il ministero a causa di una condizione neurologica, secondo SNAP.

    “È incomprensibile che invece di cercare la verità e riparare le vittime, si sia deciso di chiudere il caso attraverso una grazia papale che libera l’abusatore dall’affrontare la responsabilità che gli compete, lasciandoci in una situazione di vulnerabilità senza riparazione, dove l’unica cosa che ci viene offerta è il pagamento per la terapia”, ha affermato Diáz in una dichiarazione.

    Contributo di: Kaitlin Washburn

    https://chicago.suntimes.com/pope-leo-xiv/2025/12/04/victims-call-for-investigation-of-pope-leo-xiv-amid-new-evidence-of-role-in-sexual-abuse-cover-up-in-peru

  • Violenza sessuale, don Samuele Marelli andrà alla sbarra: il sacerdote avrebbe abusato di 4 ragazzi dell’oratorio

    Violenza sessuale, don Samuele Marelli andrà alla sbarra: il sacerdote avrebbe abusato di 4 ragazzi dell’oratorio

    Seregno (Monza), 22 dicembre 2025 – Quattro ragazzi che tra il 2020 e il 2023 frequentavano l’oratorio di Seregno quando erano ancora minorenni e avrebbero subìto palpeggiamenti e atti sessuali ad opera del parroco. Ora che hanno raggiunto la maggiore età potrebbero costituirsi parti civili all’udienza preliminare al Tribunale di Monza fissata a metà febbraio nei confronti di don Samuele Marelli, 50 anni il prossimo anno, già vicario della comunità pastorale San Giovanni Paolo II di Seregno e responsabile della pastorale giovanile della stessa cittadina che comprende sei parrocchie, per sette anni responsabile della Fondazione diocesana per gli oratori milanesi.

    Le accuse
    Le accuse nei confronti del sacerdote comasco, già condannato nel processo canonico e allontanato dal servizio ecclesiastico, sono violenza sessuale aggravata e atti sessuali con minori.

    Secondo la Procura di Monza, don Samuele avrebbe sfruttato il suo ruolo di guida spirituale e di educatore per abusare della fiducia dei ragazzi, commettendo nei loro confronti abusi nella sua abitazione, ma anche durante i momenti di vacanze di gruppo o di ritiro spirituale.

    La difesa del Don
    “Non ho commesso questi fatti gravi. Mi rendo solo conto di avere sbagliato a lasciare liberi i ragazzi sul tema della nudità: non ho una visione del corpo come peccato, ho scritto anche un libro su questo tema”, si è difeso don Samuele quando è stato interrogato dalla pm Francesca Gentilini.

    Era stato lo scorso aprile, al termine di una Messa in Basilica a Seregno, il vicario episcopale monsignor Michele Elli a rendere nota la sentenza comunicata all’Arcivescovo dal Tribunale ecclesiastico, che ha riconosciuto la colpevolezza di don Samuele Marelli, vietandogli, per cinque anni, di risiedere nel territorio dell’Arcidiocesi di Milano e di esercitare il ministero di sacerdote, oltre alla proibizione perpetua di cercare contatti volontari con minori, se non alla presenza di un accompagnatore maggiorenne, nonché la privazione, per dieci anni, della facoltà di confessare e di svolgere attività di direzione spirituale.

    Lo scandalo nel 2024
    La vicenda aveva avuto inizio nel maggio del 2024, quando monsignor Elli aveva comunicato ai fedeli la sospensione del servizio pastorale del parroco, ufficialmente chiesto dallo stesso sacerdote “per favorire un recupero psico-fisico”. Qualcuno, all’interno della Curia, aveva ipotizzato che si trattasse di una crisi vocazionale, visto che il sacerdote era stato sospeso improvvisamente da tutti gli incarichi. Invece poco a poco erano iniziate a spargersi le voci sulle vere ragioni.

    https://www.ilgiorno.it/monza-brianza/violenza-sessuale-don-samuele-marelli-seregno-grdwidw1

  • “Sono il primo ma sono convinto di non essere l’unico”, prete denuncia abusi subiti in Alto Adige da parte di un superiore

    “Sono il primo ma sono convinto di non essere l’unico”, prete denuncia abusi subiti in Alto Adige da parte di un superiore

    Per la prima volta in Austria un sacerdote ha dichiarato pubblicamente di essere stato vittima di abusi in ambito ecclesiale. Il caso riguarda Anno Schulte-Herbrüggen, oggi 60enne, prete della Diocesi di Innsbruck, che ha denunciato fatti risalenti a 40 anni fa, quando aveva 19 anni e si trovava presso l’Ordine Teutonico a Lana (Bolzano), in Alto Adige, agli inizi del suo percorso verso il sacerdozio.

    In un’intervista all’emittente pubblica Orf, Schulte-Herbrüggen ha affermato di aver deciso di parlare “per dare coraggio agli altri”. Ha spiegato che l’abuso avvenne nella sua stanza e che il superiore agì “in modo mirato”. Dopo essere tornato a casa, confidò l’accaduto a un confratello, ma la risposta ricevuta lo colpì duramente: gli fu detto che la colpa era sua e che le inclinazioni omofile e pedofile dell’aggressore erano note. A seguito di questa reazione, il giovane decise di tacere. Un trauma che subiscono moltissime vittime di violenza sessuale; quello di non essere credute o addirittura di essere incolpate per l’abuso subito.

    La denuncia pubblica arriva oggi, a distanza di quattro decenni. “Sono il primo sacerdote in Austria ad osare questo passo, ma sono convinto di non essere l’unico”, ha dichiarato. La Diocesi di Innsbruck ha espresso al sacerdote “rispetto e riconoscimento” per il suo “passo coraggioso”, definendo la scelta di rendere pubblica la sua storia “un forte segno di apertura e responsabilità”.

    L’Ordine Teutonico, con un comunicato, ha riconosciuto “il grave abuso subito dalla vittima”, affermando di sostenere il percorso di elaborazione e invitando eventuali altre vittime o persone informate a segnalare casi sospetti alle autorità competenti. La segnalazione di Schulte-Herbrüggen era pervenuta all’Ordine nel 2022 tramite il Centro di ascolto della Diocesi di Bolzano-Bressanone che ha pubblicato il primo dossier in Italia sugli abusi da parte di prete pedofili. Da allora l’Ordine ha coperto i costi della terapia e mantenuto i contatti con il sacerdote. Secondo dati riportati da Orf, la Commissione Indipendente austriaca per la tutela delle vittime ha gestito dal 2010 a oggi 3.600 segnalazioni di presunti abusi in ambito ecclesiale nel Paese.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/12/10/sono-il-primo-ma-sono-convinto-di-non-essere-lunico-sacerdote-denuncia-abusi-subiti-in-alto-adige-da-un-superiore/8223236/

  • Il racconto choc del prete: «Io violentato in convento in Alto Adige, ma dissero che era colpa mia»

    Il racconto choc del prete: «Io violentato in convento in Alto Adige, ma dissero che era colpa mia»

    Un nuovo caso scottante di violenza nella chiesa altoatesina scuote la Diocesi di Bolzano e Bressanone e segna una svolta nella difficile storia degli abusi in ambito ecclesiale: per la prima volta, un sacerdote si espone pubblicamente come vittima di violenza sessuale commessa in Alto Adige.

    La denuncia, che ha trovato eco nell’emittente austriaca Orf, arriva dal prete austriaco Anno Schulte-Herbrüggen, che ha raccontato l’abuso subito 40 anni fa nel convento dell’Ordine Teutonico a Lana.

    La denuncia
    La vittima, oggi 60enne, all’epoca dei fatti era un seminarista diciannovenne ospite dell’Ordine. Un contesto di «dipendenza formativa», una vulnerabilità che il referente diocesano per la tutela dei minori, Don Gottfried Ugolini, ha subito evidenziato: «C’è un legame particolare, come tra professore e studente: c’è un’altra responsabilità». L’aggressore è stato identificato in Padre Theo Neuking, un superiore dell’Ordine Teutonico, deceduto nel 2002. Il racconto di Schulte-Herbrüggen è drammatico.

    L’abuso da parte di un superiore avvenne nella sua stanza e fu «mirato». Tornato a casa, il futuro sacerdote si confidò con un confratello che, però, provocò una «seconda traumatizzazione» rispondendogli che «la colpa era sua e che le inclinazioni omofile e pedofile dell’aggressore erano note».

    Il sacerdote ha quindi taciuto per decenni, ma oggi ha deciso di denunciare pubblicamente «per dare coraggio agli altri». L’uomo è convinto di non essere l’unico, «ma sono il primo sacerdote in Austria a osare questo passo».

    La vicinanza della Diocesi di Innsbruck

    La Diocesi di Innsbruck ha espresso alla vittima «rispetto e riconoscimento» per il suo «passo coraggioso». Il fascicolo era noto alla Diocesi di Bolzano-Bressanone dal 2022, quando era stato comunicato dal centro di ascolto di Innsbruck. Un caso che si inserisce nel contesto già turbolento del «rapporto tsunami» pubblicato lo scorso gennaio che aveva rivelato 67 aggressioni sessuali e 59 vittime accertate nella sola diocesi altoatesina tra il 1964 e il 2023. L’Ordine Teutonico ha preso posizione, riconoscendo la «sofferenza e l’ingiustizia» inflitte al sacerdote e condannando «senza riserve gli abusi sessuali». Il priore, Padre Christian Stuefer, ha confermato che l’Ordine si è assunto i costi della terapia della vittima e che, pur essendo il caso archiviato a livello penale a causa della morte dell’abusante, il sostegno al processo di elaborazione prosegue. L’Ordine ha inoltre invitato a «segnalare immediatamente i casi sospetti» e si è impegnato a rafforzare la prevenzione.

    «Sicuramente non è il primo»

    La rottura del silenzio è confermata da Don Ugolini. «È il primo sacerdote che apre la bocca per dire di essere stato abusato da un religioso. È il primo nel nostro fascicolo: nessun altro prete o seminarista ha denunciato in Alto Adige e Schulte-Herbrüggen è il primo anche in Austria». Nonostante anni di campagne per la trasparenza promosse dal vescovo, il silenzio interno al clero è rimasto totale. Don Ugolini non si dice sorpreso: «Siamo consapevoli che sicuramente non è il primo a cui è accaduto, soprattutto in un ambito di seminario. Ci sono senz’altro molti casi sommersi: la commissione indipendente austriaca ha gestito dal 2010 a oggi 3.600 segnalazioni. Un’enormità. La reticenza è legata a una duplice vergogna: la paura è di essere poi stigmatizzato nel proprio ruolo e questo impedisce di far emergere la verità, perché non è il ruolo che è stato abusato, ma la persona».

    Da qui l’accorato appello di Don Ugolini ai confratelli che portano il segreto di essere vittime. «Invito chiunque abbia subito una forma di abuso all’interno della chiesa, magari durante il periodo formativo, a essere sincero con se stesso e parlarne, segnalare e accettare il sostegno terapeutico per elaborare questa ferita. Il rischio è, per tenere a bada la propria storia, non saper ascoltare con attenzione quella degli altri».

    https://corrieredellaltoadige.corriere.it/notizie/cronaca/25_dicembre_11/il-racconto-choc-del-prete-io-violentato-in-convento-in-alto-adige-ma-dissero-che-era-colpa-mia-7c30029d-81ac-45bb-b24c-1ccec6fccxlk.shtml

  • PEDOFILIA E RICATTI, CONDANNA DEFINITIVA PER IL CAPO SCOUT DI TERRACINA

    PEDOFILIA E RICATTI, CONDANNA DEFINITIVA PER IL CAPO SCOUT DI TERRACINA

    Quando l’imputato non propone impugnazione contro la sentenza di condanna, la pena irrogata è ulteriormente ridotta nella misura di un sesto dal giudice dell’esecuzione. A disporlo è stata la legge Cartabia. È per tale ragione che il capo scout di Terracina, Simone Di Pinto, non avendo fatto ricorso in Appello, vedrà ridursi la sua pena di poco più di un anno rispetto a quella di sette anni comminatagli lo scorso 11 luglio dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Roma, Angela Gerardi. Il Gup aveva condannato il 20enne di Terracina, Di Pinto, anche alla multa di 26mila euro di multa, per i reati di pornografia minorile, stalking, estorsione, violenza sessuale e pornografia virtuale. Concesse le attenuanti generiche per reati aggravati dalla minore età delle vittime.

    Di Pinto era stato condannato a risarcire i quattro minorenni parti offese con 5mila euro ciascuno e con 2mila euro le altre associazioni parti civili. Il giudice aveva predisposto anche il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dai minori.

    I quattro minori parti civili sono difesi dall’avvocato Pasquale Lattari così come il Garante infanzia ed adolescenza della Regione Lazio, Monica Sansoni e il Gruppo Agesci Terracina. Parti civili anche “Rete l’abuso” assistita dall’avvocato Caligiuri, “Insieme a Marianna” difesa dall’avvocato Felicia D’Amica e “No child abuse” difesa dall’avvocato Michele Di Stefano.

    A giugno scorso, il pubblico ministero Vittoria Bonfanti, al termine della sua requisitoria, aveva chiesto la condanna a 8 anni di reclusione, più 60mila euro di multa, per Di Pinto, l’assistente capo scout di Terracina accusato di pedopornografia e arrestato il 2 agosto 2024. Il giovane, difeso dagli avvocati Ippolita Naso e Carmela Massaro, si trova tuttora agli arresti domiciliari con il permesso di poter frequentare l’Università. Le sue vittime sono quattro minorenni che vanno dai 10 ai 16 anni, tutti del gruppo Scouts Agesci Terracina 3, all’interno del quale operava l’imputato quale educatore, “profittando – si legge nel capo d’imputazione – del rapporto di fiducia con il bambino derivante dallo svolgere la funzione di aiuto capo nella branca dei lupetti”.

    Tra il materiale per la decisione del giudice, ci sono stati anche gli incidenti probatori di 3 ragazzi, oltreché alle chat con l’imputato, le foto acquisite dallo stesso e l’ingente materiale pedopornografico costituito da 292 filmati. A luglio 2024, l’assistente capo scout di Terracina è stato iscritto nel registro degli indagati, accusato di gravi reati legati agli abusi su minori. L’associazione coinvolta conta circa 140 bambini tra i suoi frequentatori abituali. Le attività estive dell’organizzazione furono interrotte dalla decisione dell’Agesci, generando preoccupazione tra le famiglie coinvolte. “Cari genitori, il parroco e la comunità Capi comunicano – aveva scritto l’Agesci ai genitori – che per motivi imprevisti e imprevedibili tutte le attività e i campi estivi sono sospesi”.

    Per la Procura di Roma, le persone offese dai reati commessi da Di Pinto sono due ragazzi di 16 anni, un ragazzo di 12 anni e un bambino di 10 anni. Si va dalla pornografia minorile agli atti persecutori fino al reato di estorsione ai danni di un sedicenne. L’accusa più grave è quella della violenza sessuale aggravata ai danni del bambino di dieci anni, all’epoca degli abusi di appena 9 anni. I fatti ricadono a giugno 2024. Di Pinto, che svolgeva il ruolo di aiuto capo dei lupetti del gruppo scout a Terracina, avrebbe invitato il bambino a fermarsi con lui nei locali della parrocchia. Rimasti da soli, con la scusa di aggiustargli i pantaloni, il 19enne avrebbe infilato le mani negli slip del bambino palpeggiandogli i genitali. Una circostanza resa ancora più grave, secondo la Procura, perché Di Pinto l’avrebbe commessa esercitando la sua autorità.

    L’intera vicenda ha origine da un ricatto tramite social media, che ha coinvolto i due minorenni di 12 e 16 anni manipolati attraverso un profilo fasullo su Instagram. Il 19enne assistente capo scout, secondo l’accusa, ha agito dietro le quinte, utilizzando il profilo falso, spacciandosi per una certa “Aurora” di 17 anni e chiedendo immagini compromettenti ai giovani, per poi minacciarli di diffonderle se non avessero pagato una somma in denaro. L’intervento della Polizia Postale di Latina ha portato, a luglio 2024, al sequestro dei dispositivi e all’avvio di un’approfondita inchiesta.

    In un caso, Di Pinto chiedeva al sedicenne di mostrargli il pene nelle immagini, poi lo contattava tramite Whastapp chiedendogli un video che lo ritraesse mentre si masturbava. Non solo: intimava al ragazzo, minacciando di rovinarlo nel caso contrario, di chiedere ai suoi amici altre immagini dello stesso tipo, come se fosse interessato a produrre materiale pedopornografico. Tra i reati contestati a Di Pinto, infatti, c’è quello di detenzione o accesso a materiale pornografico: sul suo cellulare sono stati trovati dalla Polizia Postale ben 292 filmati a carattere pedopornografico. Uno spaccato che può far pensare a una rete pedofila e al bisogno impellente non solo di detenere sempre più materiale.

    Il ragazzo di sedici anni a cui Di Pinto chiedeva le immagini e i video pedopornografici veniva minacciato: se non avesse prodotto il materiale, l’aiuto capo scout, con le false sembianze di “Aurora”, avrebbe fatto vedere i video e le immagini già inviate, che lo ritravano mentre si masturbava, a genitori, parenti e amici. Episodi di stalking andati avanti per quasi un anno dal 2023 fino al giugno 2024. E in una circostanza, sempre lo stesso sedicenne fu costretto a pagare “Aurora” 55 euro che furono consegnati materialmente a Di Pinto.

    Non solo ambienti di Chiesa e dell’area scout. In un caso, Di Pinto avrebbe contattato, tramite Instagram, sempre attraverso il falso nome di “Aurora”, anche un altro ragazzo di sedici anni, ora parte offesa, che non ha nulla a che vedere con quell’area di frequentazione. Al giovane le stesse richieste di materiale pedopornografico, con il 16enne nudo e in pose erotiche. Il ricatto era il medesimo: o produci altro materiale, o mostro quello che già ho a parenti e amici. Una volta arrestato ad agosto 2024, Di Pinto si è avvalso della facoltà di non rispondere.

    La parrocchia frequentata dal giovane imputato è quella della Chiesa San Domenico Savio di Terracina, la stessa frequentata in passato da Alessandro Frateschi, l’ex insegnante di religione condannato per violenza sessuale su cinque minori. L’indagine è partita dalla denuncia di due genitori che hanno sentito piangere il loro ragazzo adolescente, vittima del ricatto dell’assistente capo scout.

    Il giudice Gerardi, a distanza di tre mesi, ha deposito le motivazioni della sentenza, ripercorrendo minuziosamente i passi salienti dell’indagine della Polizia Postale e i fatti che hanno portato ad accusare Di Pinto di aver adescato i minori, spacciandosi per ragazza (chiedendo, tramite ricatto, foto e video intimi con riferimenti espliciti a alle vittime) e anche violentato un bambino, toccandogli le parti intime.

    La sentenza ripercorre tutte le fasi di turbamento di adolescenti e bambini, costretti al terrore di essere scoperti e ricattati dall’imputato. Un calvario psicologico e fisico, scandito dai “toni sempre più espliciti, incalzanti e poi intimidatori impiegati dall’imputato dietro la falsa identità di Aurora”.

    Secondo il giudice capitolino, “emerge lo sfruttamento sessuale” di tre minori da parte dell’imputato, “mediante l’induzione degli stessi alla produzione di rappresentazioni fotografiche a carattere pornografico, avvalendosi di una falsa identità e profittando del rapporto di fiducia esistente”.

    Il giudice mette in luce che una delle vittime, utilizzata per reperire materiale pedopornografico, si è sentito “in trappola”, non sapendo come uscire da un gioco e di “avere consegnato ad Aurora anche una somma di denaro tramite Pinto, pari alla paghetta settimanale”.

    Uno degli imputato si trova “in una situazione di trappola, con grande sofferenza e senso di colpa“. La sentenza lo dichiara esplicitamente che per Di Pinto “sussiste l’abitualità della condotta ossessiva, minacciosa, pressante e molesta, protrattasi per quasi un anno, con cadenza quotidiana, che ha determinato l’evento di danno rappresentato da uno stato protratto di profonda ansia del minore”. Sussiste anche la prova dell’estorsione effettuata da Di Pinto che si fa consegnare 45 euro da un minorenne.

    Sussiste anche la prova che Di Pinto si è procurato file di carattere pedopornografico ritraenti minori di età dai 5 ai 18 anni.

    “Le condotte poste in essere da Di Pinto – scrive il giudice – trovano fondamento nel rapporto fiduciario che lo stesso aveva instaurato con i minori nell’ambito della conoscenza che con gli stessi aveva intrattenuto in ragione del ruolo svolto all’interno del gruppo scout Terracina 3”. L’imputato, inoltre, risulta avere “piena consapevolezza delle condotte poste in essere e delle sofferenze psicologiche causate alle giovani vittime che a lui si rivolgevano per avere conforto“. Di Pinto, secondo la sentenza di primo grado, “ha strumentalizzato il ruolo occupato all’interno del gruppo scout proprio con modalità predatorie, scegliendo soggetti piccoli, quindi più indifesi per fragilità dovuta all’età e alla inesperienza, così tradendo la posizione di garanzia nei loro confronti per soddisfare le proprie esigenze sessuali“.

    PEDOFILIA E RICATTI, CONDANNA DEFINITIVA PER IL CAPO SCOUT DI TERRACINA

  • Don Michele Barone, va in carcere il prete-esorcista casertano dopo la condanna per violenza sessuale

    Don Michele Barone, va in carcere il prete-esorcista casertano dopo la condanna per violenza sessuale

    Problemi psichici curati con un esorcismo che, vista la condanna definitiva, andò ben oltre la pratica per contrastare il demonio. Da due giorni è in carcere per scontare una condanna definitiva a tredici anni e mezzo di reclusione don Michele Barone, il prete sospeso a divinis, che nel 2018 fu arrestato con l’accusa di violenza sessuale aggravata e maltrattamenti in famiglia.
    Il sacerdote curava con l’esorcismo una ragazzina di 14 anni con problemi psichici. I fatti si verificarono a Casapesenna, in provincia di Caserta. Una vicenda giudiziaria complessa, che è giunta a conclusione in settimana con il pronunciamento della sesta sezione penale della Cassazione.

    Taormina: rispetto la sentenza ma non la condivido

    «La Corte Suprema ha stabilito che l’esorcismo è reato. Rispetto la sentenza ma non la posso condividere» ha commentato l’avvocato Carlo Taormina, che difendeva l’ex sacerdote casertano, che tra i suoi fedeli e amici aveva molti vip, tra cui Luciano Moggi e la moglie, Fabio Capello, Claudia Koll e Sara Tommasi.
    Con don Barone, sono stati condannati in via definitiva a tre anni di reclusione anche i genitori della ragazzina che, nel corso delle sedute di esorcismo, avrebbe subito abusi, violenze e lesioni.

    Pena superiore alla condanna di primo grado

    In primo grado, la pena inflitta dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere fu di dodici anni, poiché i giudici non ritennero che le prove fossero sufficienti per l’accusa di abusi sessuali commessi anche nei confronti di due vittime adulte.
    A denunciare i fatti fu la sorella maggiore della vittima, che si accorse che quelle sedute esorcistiche fossero ben altra cosa e non avrebbero salvato la 14enne che i genitori ritenevano posseduta dal demonio.
    Dopo i fatti, don Barone fu sospeso a divinis dal vescovo di Aversa e rimosso da Papa Francesco, mentre l’Associazione Internazionale Esorcisti precisò che il sacerdote casertano praticava esorcismi senza alcun mandato e senza alcuna autorizzazione.
    «Il sacerdote in questione – scrisse l’associazione esorcisti – non è mai stato istituito esorcista da alcun Ordinario (Vescovo diocesano) a norma del can. 1172 del Codice di Diritto Canonico né ad alcun titolo è mai stato membro dell’Associazione Internazionale Esorcisti».

    «Legge contro l’esorcismo ma il Vaticano lo contempla»

    «A via Della Conciliazione – ha sottolineato l’avvocato Taormina – c‘è un palazzo intero in cui il Vaticano ancora oggi insegna le pratiche dell’esorcismo. Non è solo una questione tra diritto canonico e diritto penale italiano, ma una vicenda ben più ampia».
    Secondo il legale, c’è chi accetta l’intervento dell’esorcista «come si accetta che un chirurgo possa operare per curarci, ma mettendo a rischio la nostra vita. I giudici del merito hanno ritenuto vietati tutti i trattamenti esorcistici, configurando violenze e maltrattamenti a carico di genitori di una minore che, dopo aver tentato di far guarire la figlia minore con la medicina ufficiale, si erano rivolti ad un sacerdote abilitato all’esercizio degli esorcismi e accreditato dal vescovo della Diocesi e dall’esorcista ufficiale». Dopo il sigillo della Cassazione, don Michele Barone è stato arrestato e trasferito in carcere, prima a Santa Maria Capua Vetere in appoggio, poi a Vallo della Lucania, dove sconterà il residuo della pesante pena inflitta.

    https://napoli.corriere.it/notizie/cronaca/25_dicembre_06/don-michele-barone-va-in-carcere-il-prete-esorcista-casertano-dopo-la-condanna-per-violenza-sessuale-e-maltrattamenti-88c1a413-e4a3-4b34-b7f6-660b0b65dxlk.shtml

  • Molestie sessuali su un giovane, sacerdote “graziato” dalla prescrizione

    Molestie sessuali su un giovane, sacerdote “graziato” dalla prescrizione

    Come era prevedibile il processo di secondo grado nei confronti di don Federico De Bianchi (difeso dagli avvocati Stefano Trubian e Massimiliano Paniz), il 51enne ex parroco di Santa Giustina e Val Lapisina finito a giudizio con l’accusa di violenza sessuale, si è concluso con una assoluzione per avvenuta prescrizione del reato.

    Oggi 1 dicembre la procura generale presso la Corte d’Appello di Venezia, accogliendo il ricorso degli avvocato difensori, ha messo il proprio sigillo sulla ghigliottina del procedimento che in primo grado a Treviso aveva visto don Federico condannato a tre anni per i fatti relativi a solo una delle querele, assolto per non aver commesso il fatto nei confronti di un’altra presunta vittima e prescritto in relazione ad altre due denunce.

    Ora il sacerdote, che è tornato a lavorare per la curia di Vittorio Veneto, potrà mettersi alle spalle questa storia. Anche se proprio la prescrizione dichiarata nel processo di primo grado aveva creato un certo sconcerto in aula: la mannaia era scattata il 3 settembre del 2023, ovvero circa a due mesi dalla richiesta di condanna. Il fatto che il processo sia stato allora aggiornato soltanto al 17 ottobre dello stesso anno senza che venisse pronunciata la sentenza avrebbe di fatto tolto a due parti civili la possibilità di ricevere un risarcimento anche se minimo.

    Secondo le indagini della Procura di Treviso tra il 2009 e il 2010 De Bianchi avrebbe molestato quattro giovani (due si erano costituiti come parte civile), al tempo dei fatti tra i 18 e i 26 anni e tutti affetti da patologie psichiatriche, ospiti della comunità di Villa delle Rose a Conegliano e del reparto di psichiatria dell’ospedale di Vittorio Veneto dove il prete svolgeva parte del proprio ministero. Una delle presunte vittime era stata sentita nel corso di un incidente probatorio (durante il quale non aveva però riconosciuto don De Bianchi) nella fase delle indagini preliminari che risalgono al periodo fra il 2017 e il 2018. Il sacerdote, secondo il racconto che ricalcava le altre dichiarazioni accusatorie, avrebbe allungato le mani nelle parti intime dei pazienti che andava a visitare come cappellano degli ospedali. Tutte fattispecie contestate dal pubblico ministero Barbara Sabattini, che nella sua requisitoria aveva parlato di palpeggiamenti e baci o tentativi di avere contatti proibiti con pazienti.

    La condanna di don Federico, secondo i suoi legali, era avvenuta sulla base del fraintendimento su un singolo episodio e gli avvocati erano pronti a metterlo evidenza nel processo d’Appello. Ma la prescrizione ha messo la parola fine a tutta questa brutta vicenda.

    https://www.trevisotoday.it/cronaca/vittorio-veneto-don-federico-de-bianchi-violenza-sessaule-appello-prescrizione-1-dicembre-2025.html

  • Nuova Zelanda – Domande per Papa Leone XIV

    Nuova Zelanda – Domande per Papa Leone XIV

    Caro Papa Leone XIV
    Perché hai imbiancato le accuse di violenza sessuale su minori contro il cardinale John Dew quando eri prefetto del Dicastero per i Bishop nel 2024? Perché non avete parlato con le vittime e come questo tipo di risposta è “centrata sulle vittime” come dite pubblicamente devono essere le risposte?
    Perché non tratterrete i vostri vescovi ad Aotearoa Nuova Zelanda per rendere conto di aver negato denunce per abuso di clero attraverso un processo segreto che ostacola le indagini?
    Perché non avete sanzionato i vostri vescovi ad Aotearoa Nuova Zelanda per aver usato avvocati civili nel loro processo di ricorso pastorale per minacciare i sopravvissuti e respingere ingiustamente le loro denunce?
    Perché permetti ai tuoi vescovi non solo di ignorare i sopravvissuti, ma di ordinare che il loro intero presbiterato ignora anche i sopravvissuti?
    Perché predicate la ‘tolleranza zero’ in pubblico ma permettete comunque insabbiamenti in privato?
    Perché non hai chiesto scusa pubblicamente per gli abusi nelle cure della tua Chiesa ad Aotearoa, Nuova Zelanda, come riscontrato dalla Commissione reale neozelandese di inchiesta sugli abusi in cura? Perché non avete riconosciuto i risultati dell’inchiesta?
    I sopravvissuti non meritano di meglio?
    https://www.facebook.com/groups/519994202127538/