Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: vittime

  • Il Parlamento catalano indagherà sul caso di insabbiamento e trasferimento di gesuiti pedofili in Bolivia

    Il Parlamento catalano indagherà sul caso di insabbiamento e trasferimento di gesuiti pedofili in Bolivia

    Lo scandalo degli abusi sessuali in Bolivia legato a gesuiti catalani ha fatto un passo ulteriore nel campo istituzionale. Il Parlamento della Catalogna ha ammesso alla trattazione la richiesta presentata dalla Comunità Boliviana dei Sopravvissuti per indagare sul trasferimento di sacerdoti accusati di pedofilia tra Spagna e il paese ispanico-americano.

    La petizione, secondo quanto riportato da Urgente.bo, prevede la creazione di una commissione d’inchiesta che analizzi la responsabilità della Provincia Tarraconense della Compagnia di Gesù, i suoi rapporti con autorità ecclesiastiche e civili, nonché le possibili misure di riparazione per le vittime.

    Una “politica organizzata” sotto indagine

    In questo contesto, il rapporto presentato dai sopravvissuti sostiene che non si tratta di fatti isolati, ma di una “politica organizzata” di insabbiamento mediante il trasferimento di religiosi segnalati dalla Catalogna verso la Bolivia, dove continuavano a esercitare il loro ministero.

    Di fatto, la richiesta include la possibilità di indagare su questi fatti come crimini contro l’umanità, data la magnitudine, la durata e il carattere sistematico degli abusi denunciati. Il fascicolo sarà ora esaminato dalla Commissione Petizioni del Parlamento catalano, che dovrà decidere se promuovere formalmente la creazione di una commissione specifica.

    Trasferimenti e recidiva: i casi documentati

    A partire da questa base, le denunce si appoggiano su casi concreti che rafforzano l’esistenza di questo schema. Sacerdoti accusati in centri educativi della Catalogna furono inviati in Bolivia, dove in alcuni casi continuarono a commettere abusi.

    Tra questi spicca il caso di Francesc Peris, denunciato per anni a Barcellona e trasferito successivamente a Cochabamba, dove tornò a commettere abusi contro minori. Situazioni simili sono documentate in altri religiosi che, dopo condanne o accuse in Spagna, furono destinati a comunità vulnerabili in Bolivia.

    Inoltre, la documentazione include corrispondenza interna che indicherebbe che questi trasferimenti furono effettuati con conoscenza all’interno dell’ordine, anche quando esistevano indizi di condotte abusive.

    Dalla denuncia all’indagine politica

    Così, ciò che fino ad ora era rimasto nel campo della denuncia pubblica e mediatica inizia a trasferirsi nel terreno istituzionale. Il passo compiuto dal Parlamento catalano rappresenta, per la prima volta, l’ingresso formale del caso nell’agenda politica in Catalogna.

    L’obiettivo dell’indagine non si limita a chiarire fatti concreti, ma anche a determinare possibili responsabilità nella gestione dei casi, sia all’interno della Compagnia di Gesù che nei suoi rapporti con le autorità.

    L’ammissione alla trattazione della petizione segna, quindi, un punto di svolta nel percorso del caso, aprendo la possibilità di un’indagine istituzionale che determini se sia esistito, come sostengono i denuncianti, un meccanismo sostenuto di trasferimenti e insabbiamento.

    https://infovaticana.com/it/2026/04/06/gesuiti-catalani-in-bolivia-il-parlamento-catalano-ammette-alla-trattazione-il-caso-della-discarica-di-pederasti/

  • Firma dell’accordo: La Chiesa in Spagna accetta il sistema di riparazione supervisionato dallo Stato per le vittime di abusi

    Firma dell’accordo: La Chiesa in Spagna accetta il sistema di riparazione supervisionato dallo Stato per le vittime di abusi

    La Conferenza Episcopale Spagnola (CEE) ha firmato questo 30 marzo, insieme al Ministero della Presidenza e al Difensore del Popolo, il protocollo che sviluppa l’accordo raggiunto a gennaio per articolare un sistema di riconoscimento e riparazione delle vittime di abusi sessuali nell’ambito della Chiesa. Il meccanismo, che entrerà in vigore il prossimo 15 aprile, è diretto a quei casi che non hanno potuto essere giudicati per prescrizione del reato o decesso dell’aggressore.

    Un sistema misto con intervento statale

    Il protocollo —disponibile nel link della CEE— stabilisce un sistema misto che integra il piano proprio della Chiesa —il Piano di Riparazione Integrale alle Vittime di Abusi (PRIVA), approvato nel 2024— con la partecipazione di istituzioni pubbliche. In questo nuovo schema, il Difensore del Popolo assume un ruolo centrale incaricandosi della valutazione dei casi attraverso un’unità indipendente di esperti.

    Le richieste saranno ricevute da un’unità dipendente dal Ministero della Presidenza, dopo di che il Difensore elaborerà una proposta di riconoscimento e riparazione. Questa sarà rivista dalla commissione consultiva del PRIVA e, in caso di disaccordo, sarà elevata a una commissione mista con presenza di rappresentanti dello Stato, della Chiesa e delle vittime. Se non si raggiunge un consenso, la decisione finale spetterà al Difensore del Popolo.

    Riparazioni senza parametri e con carattere volontario

    Il sistema contempla misure di riparazione simbolica, accompagnamento alle vittime e compensazioni economiche per il danno subito. Tuttavia, il protocollo non stabilisce parametri né importi fissi, poiché le indennizzazioni saranno determinate in modo individualizzato in funzione di ciascun caso.

    Il documento firmato stesso sottolinea che questo meccanismo non ha carattere giuridico vincolante: le decisioni adottate non costituiscono atti amministrativi né possono essere impugnate, e il sistema si fonda sull’accordo volontario tra le parti. Allo stesso modo, lo Stato non assume la responsabilità diretta delle riparazioni, che spetteranno alle entità ecclesiali.

    Un sistema temporaneo e limitato a casi prescritti

    La nuova via di riparazione avrà una durata iniziale di un anno, prorogabile per un altro, e si applicherà esclusivamente a vittime i cui casi non possano essere portati alla via penale. Inoltre, il protocollo stabilisce che questa via è incompatibile con il PRIVA, per cui le vittime dovranno optare per uno o l’altro procedimento.

    Argüello difende il carattere complementare dell’accordo

    Durante la firma del protocollo, il presidente della CEE, Luis Argüello, ha inquadrato questo passo all’interno del processo avviato dalla Chiesa negli ultimi anni e ha insistito sul fatto che il nuovo sistema non sostituisce il PRIVA, ma lo complementa. In questo senso, ha segnalato che l’accordo risponde anche alla mancanza di fiducia di alcune vittime nei canali ecclesiali: “Questo passo è stato necessario perché alcune delle vittime di abusi non hanno confidato nelle diocesi o congregazioni religiose”.

    Argüello ha sottolineato che l’obiettivo non è fissare quantità economiche, ma avanzare verso una riparazione integrale di ciascun caso: “Non si tratta di stabilire né quantità, né fasce, ma una proposta di riparazione integrale”. Allo stesso modo, ha difeso l’importanza dell’accompagnamento e dell’attenzione personalizzata, evidenziando che il danno causato in questi casi non può ridursi unicamente a una compensazione economica.

    https://infovaticana.com/it/2026/03/30/firma-dellaccordo-la-chiesa-in-spagna-accetta-il-sistema-di-risarcimento-supervisionato-dallo-stato-per-le-vittime-di-abusi/

  • Il governo si rimangia la parola data e non fornirà assistenza a tutte le vittime di abusi

    Il governo si rimangia la parola data e non fornirà assistenza a tutte le vittime di abusi

    In una mossa descritta come un «impegno morale storico», la Chiesa spagnola, il Governo e l’Ombudsman hanno sigillato, la mattina del 30 marzo 2026, il protocollo definitivo per il risarcimento completo delle vittime di abusi sessuali in ambito ecclesiastico.

    Questo accordo si basa sul patto raggiunto lo scorso 8 gennaio e mette in atto un meccanismo istituzionale senza precedenti che consente allo Stato di monitorare l’adeguatezza delle richieste di risarcimento gestite dal programma PRIVA (il programma di riparazione della Chiesa). Inoltre, consentirà alle vittime di rivolgersi direttamente alla nuova piattaforma creata dal governo per elaborare le loro richieste di risarcimento contro la Chiesa.

    La posizione del governo

    Il nuovo accordo non sviluppa il primo punto dell’accordo firmato lo scorso gennaio, in cui si assicurava che il governo avrebbe affrontato «una riparazione completa per le vittime di abusi in qualsiasi ambito della vita sociale”. Questa esclusione dalla base dell’accordo originario significa, in pratica, rinunciare a una risposta globale e trasversale che avrebbe dato a questo passo un carattere pienamente storico per tutte le vittime.

    Durante la conferenza stampa successiva alla firma, alla domanda sull’estensione di queste misure a tutte le persone colpite, il Ministro della Presidenza, Félix Bolaños, ha affermato che il documento firmato oggi aderisce rigorosamente alla tabella di marcia stabilita l“8 gennaio. Tuttavia, questa dichiarazione elude il primo punto di quell’impegno originario, in cui il governo si obbligava espressamente ad affrontare la riparazione completa delle vittime di abusi in ”qualsiasi ambito della vita sociale”.

    Dimenticare le raccomandazioni del Mediatore

    Dopo la firma dell’accordo, Bolaños ha sottolineato che il nuovo protocollo è conforme alla raccomandazione centrale del rapporto del Mediatore del 2023, che esortava le autorità pubbliche a stabilire un piano di riparazione sotto una tutela istituzionale indipendente dalla Chiesa. Il ministro ha accolto con favore il fatto che, attraverso questo sistema, è lo Stato a garantire una valutazione obiettiva e professionale del danno subito dalle vittime.

    Tuttavia, l’esecutivo ha evitato di commentare un’altra delle raccomandazioni chiave dell’inchiesta: la necessità che le misure di riparazione e prevenzione non siano limitate esclusivamente alla sfera ecclesiastica.

    Da parte sua, Ángel Gabilondo ha ribadito l’auspicio che in futuro vengano affrontati studi e percorsi di riparazione in altri contesti sociali, così come è stato avviato oggi con la Chiesa. Tuttavia, il Mediatore non ha specificato scadenze o tempi per l’attuazione di questa risposta universale, che il suo stesso rapporto ha descritto come un obbligo di riparazione dello Stato.

    Cosa c’è di nuovo rispetto alla situazione precedente?

    Fino a oggi, la Chiesa ha operato principalmente attraverso il PRIVA (Plan de Reparación Integral a Víctimas de Abusos), un sistema interno che ha gestito 131 domande dal febbraio 2025.

    La grande novità di questo protocollo è che le vittime che lo desiderano potranno gestire le loro richieste direttamente attraverso lo Stato e, inoltre, lo Stato supervisionerà le risoluzioni del piano PRIVA. Non è più solo la Chiesa a valutare e proporre la riparazione; ora entra in gioco un team di esperti indipendenti sotto l’ombrello dell’Ombudsman, che avrà l’ultima parola in caso di discrepanze.

    Un’altra importante novità è che il governo ha schermato il risarcimento, in modo che il denaro ricevuto dalle vittime non venga tassato nell’IRPF, assicurando che il risarcimento raggiunga interamente coloro che hanno subito il danno.

    Nuovo protocollo

    1. Viene creato un unico sportello statale, in modo che la vittima non debba rivolgersi alla struttura ecclesiastica se non lo desidera. Da un lato, il Ministero della Presidenza, della Giustizia e dei Rapporti con i Tribunali creerà una «Unità di elaborazione» che riceverà le domande, offrirà indicazioni su come presentarle e sarà responsabile della comunicazione con le parti, della notifica delle proposte e della raccolta delle relazioni necessarie. Il termine per la presentazione delle domande scade tra due settimane, il 15 aprile.
    2. D’altra parte, il Mediatore istituirà l«»Unità vittime”, che avrà il compito di effettuare – con un team di esperti professionali indipendenti – la valutazione individuale delle domande.
    3. Per la prima volta, in caso di disaccordo tra la Chiesa e i valutatori su un caso, la Conferenza episcopale e la Confederazione dei religiosi saranno responsabili, attraverso la commissione consultiva PRIVA, della stesura di un rapporto su ciascuna delle valutazioni dello status di vittima e della riparazione effettuate dall’Unità per le vittime del Mediatore.
    4. In caso di discrepanza, una commissione mista studierà il caso, che sarà infine stabilito dal Mediatore dopo aver sentito il presidente della CEE o della CONFER, a seconda dei casi. Come ha sottolineato il Ministro Bolaños nella citata conferenza stampa, “l’ultima parola sui risarcimenti sarà lasciata allo Stato”.

    Tipi di riparazione

    Il documento firmato questa mattina offre tre dimensioni per una guarigione completa. Da un lato, la riparazione simbolica, incentrata su atti di riconoscimento pubblico e istituzionale che convalidano la testimonianza delle vittime e ne rendono dignitosa la memoria. Offrirà anche un accompagnamento umano e spirituale, comprese le richieste formali di perdono e l’accesso a cure specializzate per affrontare le conseguenze fisiche e psicologiche dell’abuso.

    Infine, stabilisce anche un risarcimento economico, che sarà determinato su base individuale, prendendo come criterio la gravità dei fatti e l’impatto del danno causato sulla vita del sopravvissuto.

    Questo meccanismo sarà in vigore per un periodo iniziale di un anno, con possibilità di proroga per un periodo identico.

    Il governo si rimangia la parola data e non fornirà assistenza a tutte le vittime di abusi

  • Spagna: abusi sessuali nella Chiesa, Difensore Popolo determinerà i risarcimenti

    Spagna: abusi sessuali nella Chiesa, Difensore Popolo determinerà i risarcimenti

    E’stato firmato oggi in Spagna l’accordo tra governo, Conferenza episcopale spagnola (Cee) e Difensore del Popolo per il protocollo del nuovo sistema di riconoscimento e risarcimento delle vittime di abusi sessuali in ambito ecclesiastico.

    Il protocollo, operativo dal 15 aprile, introduce un modello misto in cui lo Stato avrà l’ultima parola sugli indennizzi – di cui non sono stati fissati parametri o tetto massimo – mentre sarà la Chiesa a sostenere i costi.

    “Oggi è un giorno di giustizia per le vittime, possono sentire che lo Stato è al loro fianco”, ha assicurato il ministro di Presidenza e Giustizia, Felix Bolanos, in una conferenza stampa a Madrid, definendo il protocollo – che sviluppa l’accordo chiuso l’8 gennaio – “un modello pioneristico nel mondo”.

        Bolanos ha inoltre riconosciuto che l’intervento del Vaticano è stato vitale per la firma.
    “E’ un’opportunità di collaborazione, rispettando l’ambito di ognuno, perché le proposte di riparazione integrale siano il più efficaci possibile”, ha spiegato da parte sua il presidente della Cee, monsignor Luis Arguello, mettendo in risalto il Priva (il Piano di riparazione integrale per le vittime di abusi) varato dalla Cee dal 2025, che “ha finora permesso di assistere oltre un centinaio di vittime”.

        Dal 15 aprile, la vittima di abusi, anche prescritti, portà iniziare il processo davanti a un’Unità per l’ammissione all’iter del ministero di Giustizia, che trasferirà il caso all’Unità di vittime del Difensore del Popolo.

    Quest’ultima istituzione formulerà una proposta di risoluzione e, nel caso, di risarcimento (simbolico, morale, psicologico e/o economico) accogliendo la richiesta della vittima.

        La proposta sarà trasmessa alla Commissione ecclesiastica prevista dal Priva, perché la valuti, prima di ritornare al Difensore, cui spetta la decisione finale entro un massimo di tre mesi. In caso di conformità, sarà esecutiva e a carico della Commissione del Priva. In caso di difformità, si convocherà una Commissione mista, in cui saranno rappresentate le tre istituzioni e le associazioni delle vittime, per raggiungere un accordo di consenso nel tempo massimo di un mese. In caso contrario, sarà la valutazione del Difensore del Popolo a imporsi.

        “La Chiesa vuole riconoscere le proprie responsabilità anche nei casi prescritti”, ha spiegato il presidente della Cee Arguello, che ha parlato di “un passo per alleviare la sofferenza delle vittime”. Ad oggi la Chiesa spagnola ha riconosciuto circa duemila casi di abusi in ambito ecclesiastico.

    https://www.ansa.it/vaticano/notizie/2026/03/30/spagna-abusi-sessuali-nella-chiesa-difensore-popolo-determinera-i-risarcimenti_236e7e2a-5806-4f33-87fe-6009fc47cd27.html

  • Lettera aperta delle madri e dei padri delle vittime del clero a Papa Leone

    Lettera aperta delle madri e dei padri delle vittime del clero a Papa Leone

    Caro Papa misericordioso
    Siamo le mamme delle vittime di suor Mariangela Farè, don Francesco Caramia, don Giuseppe Rugolo, don Carlo Botero, don Luigi Gabbriellini, don Vincenzo Calà, don Livio Graziano, don Nello Giraudo, don Luciano Massaferro e di tanti altri. Con noi c’è anche Erik, figlio del prete pedofilo don Pietro Tosi e alcune ex suore stuprate dai Suoi preti.

    Lei parla di misericordia per i preti pedofili e stupratori e ci perdoni la domanda; perché già che c’è non aggiungere ai Suoi pedofili anche i pedofili di Epstein. D’altra parte escono anche nel suo caso i tanti contatti che aveva con la Sua Città, il Vaticano.

    Ci spieghi però; perché noi dovremmo avere misericordia per coloro che hanno ucciso l’anima e l’innocenza dei nostri figli?

    Lei anche se è Papa non si rende conto delle Sue parole. Noi come madri e padri ci sentiamo offesi da Lei e da tempo anche dalla Sua chiesa che dopo la denuncia ci ha abbandonati.

    Lei sa bene che i Suoi misericordiosi pedofili hanno distrutto la vita di tante bambine e bambini tanti dei quali hanno trovato come unica via d’uscita la morte. I più fortunati invece hanno trovato Il dolore, la sofferenza, la paura, la disperazione alla quale sopravvivono … ma non vivono più.

    Noi genitori siamo morti insieme a loro, perché i Suoi misericordiosi preti pedofili per soddisfare la loro sporca devianza sessuale, come Lei stesso sa bene, non distruggono solo la vittima, no caro Papa distruggono insieme ai nostri figli le loro famiglie.

    Perché caro Papa non spende una sola parola concretizzando aiuti veri per le vittime di abusi sessuali da parte del clero, perché?

    Lo sa che per colpa dei Suoi misericordiosi pedofili si distrugge anche il credo e la fede delle famiglie?
    Si, siamo cresciuti con la fede, l’abbiamo trasmessa ai nostri figli, subendo in cambio un dolore atroce, un tradimento da coloro in cui avevamo riposto la nostra fede smisurata.

    Secondo lei DIO approverebbe tutto ciò?

    Una domanda io fossi al Suo posto me la farei.

    Nel vangelo di Matteo 18:6 Dio dice che “chi scandalizza anche un solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina da asino, e fosse gettato negli abissi del mare”.
    Questo è il valore che Gesù dava ai bambini, il valore del Regno dei Cieli che chiede rispetto e una protezione assoluta per loro.

    I Suoi misericordiosi preti pedofili, hanno rispettato la parola di Gesù?
    E Lei? Rispetta la giustizia che Gesù avrebbe reso a questi bambini?
    NO NO e poi NO!

    Quindi come può Lei caro Papa chiedere misericordia per i soli preti pedofili? La deve chiedere anche per Lei stesso e per chi l’ha preceduta.

    Pensi a seguire le parole di nostro Signore e protegga le vittime. Solo allora noi, semplici mamme e papà riavremo fiducia nella chiesa e non ci sentiremo più discriminati e abbandonati come ci sentiamo ora.
    I nostri saluti.

    Le mamme e i papà del Coordinamento famiglie

  • Bolivia, discarica di pedofili: le vittime denunciano i gesuiti catalani per aver trasferito abusatori per decenni

    Bolivia, discarica di pedofili: le vittime denunciano i gesuiti catalani per aver trasferito abusatori per decenni

    Bolivia è stata per decenni la destinazione verso cui venivano inviati sacerdoti gesuiti accusati di abusi sessuali in Catalogna, in quello che le vittime descrivono come un sistema organizzato per nascondere i reati ed evitare l’azione della giustizia. Lo sostiene la Comunidad Boliviana de Sobrevivientes (CBS), che ha reclamato al Parlament de Catalunya e al Síndic de Greuges l’apertura di un’indagine istituzionale.

    Il rapporto, presentato di recente dall’associazione delle vittime, colloca nella Provincia Tarraconense della Compagnia di Gesù l’origine di ciò che considerano il più grande caso di pedofilia in America Latina, con una ventina di aggressori identificati e circa mille vittime in Bolivia.

    Un sistema di trasferimenti per eludere la giustizia

    Secondo quanto ha spiegato il giurista Alejandro Klock, rappresentante delle vittime, in dichiarazioni riportate dall’agenzia EFE, gli abusi “nascono” in Catalogna, che agiva come provincia “madre” della missione boliviana dalla metà del XX secolo.

    Il modello denunciato è reiterato: quando un sacerdote veniva accusato o scoperto ad abusare di minori in scuole catalane, i suoi superiori optavano per trasferirlo in Bolivia invece di denunciarlo.

    Lì, lontano dal focus giudiziario europeo, questi religiosi continuavano la loro attività in ambienti particolarmente vulnerabili. Minori in situazione di disprotezione sono rimasti esposti —secondo le vittime— a nuovi abusi per anni.

    “Il grande danneggiato è la Bolivia; hanno creato un sistema criminale che si è perpetuato per decenni”, ha affermato Klock, in dichiarazioni diffuse da Swissinfo.

    Le vittime hanno sintetizzato questa pratica con un’espressione tanto dura quanto rivelatrice: la Bolivia è stata convertita in una “discarica di pedofili”.

    Il caso ha acquisito dimensione internazionale dopo l’indagine pubblicata da El País nel 2023 sul diario del gesuita Alfonso Pedrajas, in cui confessava abusi contro almeno 85 minori per anni mentre i suoi superiori lo proteggevano.

    Da quel momento, nuove informazioni e documenti interni hanno iniziato a venire alla luce, rivelando che non si trattava di un caso isolato. La Procura boliviana ha allora aperto un’indagine senza precedenti che ha portato al processo di responsabili dell’ordine per occultamento.

    Il rapporto della CBS, elaborato dopo anni di raccolta di prove, include lettere interne, risoluzioni canoniche e documentazione che dimostrerebbe che la Compagnia conosceva gli abusi da decenni e ha ricevuto direttive dalla Spagna e da Roma per gestirli senza ricorrere alla giustizia.

    Nomi, prove e occultamenti prolungati

    Tra i casi documentati figurano sacerdoti trasferiti dalla Catalogna dopo denunce precedenti, come Francesc Peris o Lluís Tó, oltre ad altri coinvolti direttamente in Bolivia.

    Particolarmente grave è il caso di Lucho Roma, che ha abusato di più di 70 bambine indigene tra il 1994 e il 2005. Secondo quanto rivelato dall’indagine di El País, l’ordine ha persino investigato internamente i fatti e sequestrato diari e materiale grafico, ma ha optato per non trasferirli alla giustizia per anni.

    Le vittime denunciano che questi occultamenti non appartengono solo al passato, ma si sono protratti fino a date recenti, senza che i responsabili abbiano risposto penalmente.

    Responsabilità internazionale e pressione istituzionale

    Il rapporto sostiene che la Provincia Tarraconense esercitava un controllo totale —amministrativo, gerarchico e finanziario— sulla missione in Bolivia, il che rafforza la tesi di una responsabilità strutturale nei fatti.

    Inoltre, le vittime denunciano la mancanza di collaborazione delle autorità ecclesiastiche e l’assenza di riparazione effettiva, nonostante il riconoscimento interno di molti dei casi.

    In questo contesto, hanno sollecitato al Parlament de Catalunya la creazione di una commissione d’indagine e al Síndic de Greuges di chiarire come sia stato possibile questo sistema per decenni.

    “La Catalogna deve sapere che ciò che qui si indaga non sono casi isolati, ma l’origine del più grande caso di pedofilia istituzionale in America Latina”, ha affermato Klock, secondo quanto riportato da El País.

    Mentre in Bolivia sono già state emesse condanne per occultamento contro antichi responsabili gesuiti, in Spagna la responsabilità istituzionale rimane, per ora, non depurata.

    https://infovaticana.com/it/2026/03/27/bolivia-discarica-di-pedofili-le-vittime-denunciano-i-gesuiti-catalani-per-aver-trasferito-abusatori-per-decenni/

  • Portogallo, dalla Chiesa cattolica 1,6 milioni di euro alle vittime di abusi sessuali

    Portogallo, dalla Chiesa cattolica 1,6 milioni di euro alle vittime di abusi sessuali

    Era il mese di febbraio del 2023 quando veniva presentata la relazione della Commissione indipendente per lo studio degli abusi sessuali su minori. Un documento che stimava in almeno 4.800 persone le vittime all’interno della Chiesa cattolica in Portogallo, dal 1950.

    Questo giovedì, 26 marzo 2026, la Conferenza episcopale portoghese (Cep) e la Conferenza degli istituti religiosi del Portogallo (Cirp) hanno annunciato la conclusione della procedura di risarcimento economico a favore delle persone in questione, con il pagamento di oltre 1,6 milioni di euro a 57 persone, secondo un comunicato diffuso dall’agenzia Ecclesia.

    «Riconosciamo la gravità della sofferenza vissuta, così spesso portata in silenzio per anni. Ringraziamo sinceramente per la testimonianza che ci avete affidato e rinnoviamo la nostra richiesta di perdono per tutto il male causato», affermano i due organismi nella nota congiunta.

    Risarcimenti compresi tra 9 e 45mila euro per ciascuna vittima

    In totale sono state presentate 95 richieste di risarcimento, delle quali 78 sono state giudicate ammissibili. Ad oggi sono state approvate 57 pratiche, per un importo complessivo di 1,6 milioni di euro, con indennizzi individuali compresi tra circa 9 e 45mila euro.

    In una nota, la Cep e la Cirp sottolineano che «l’assegnazione di un risarcimento economico non cancella ciò che è accaduto né elimina le conseguenze degli abusi nella vita di chi li ha subiti». Secondo lo stesso comunicato, nove pratiche sono in attesa della decisione della Santa Sede sull’importo da attribuire, mentre undici richieste sono state respinte.

    L’assegnazione dei risarcimenti si è basata sull’analisi di ogni singolo caso, tenendo conto «dei fatti accertati, della gravità degli abusi, del danno subito e del relativo nesso di causalità tra gli eventi e le conseguenze sulla vita della vittima», in base ai criteri fissati a tale scopo.

    La Chiesa cattolica ha già avviato contatti con tutti i richiedenti le cui pratiche sono state considerate valide. Il comunicato sottolinea inoltre che il pagamento dei risarcimenti non chiude il percorso: «Continueremo a essere disponibili ad accogliere, ascoltare e accompagnare le vittime e riaffermiamo il nostro impegno a promuovere una cultura di responsabilità, cura e prevenzione», si legge ancora.

    Un caso che ha scioccato il Paese e scosso la Chiesa

    Nel 2022 la Conferenza episcopale portoghese ha commissionato uno studio indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa in Portogallo nelle ultime decadi. La commissione ha validato 512 testimonianze di vittime.

    La relazione finale ha indicato, come detto, un numero minimo di 4.800 vittime dal 1950, in un insieme che comprende persone tra i 15 e gli 88 anni. Poiché molti abusi risalgono a diversi decenni fa, la maggior parte dei casi aveva già superato i termini legali per il giudizio al momento della loro divulgazione.

    Nel maggio 2023 la Cep ha creato il Grupo Vita: una struttura incaricata proprio di raccogliere denunce, promuovere la prevenzione e seguire vittime e aggressori. Nello stesso anno il Portogallo ha ospitato a Lisbona la Jornada Mundial da Juventude (Giornata mondiale della gioventù, GMG), alla quale aveva partecipato papa Francesco. Il pontefice non aveva evitato il tema e aveva incontrato, a porte chiuse, alcune delle vittime.

    «Rinnoviamo la nostra gratitudine a tutte le persone che hanno accettato di partecipare a questo processo. La vostra testimonianza rende onore alla verità e richiama la Chiesa alla responsabilità di non distogliere lo sguardo, di non dimenticare e di non arretrare nel dovere di cambiamento», conclude la nota della Cep e della Cirp.

    https://it.euronews.com/my-europe/2026/03/26/chiesa-cattolica-paga-16-milioni-alle-vittime-il-risarcimento-non-cancella-gli-abusi

  • Il Papa promette misericordia ai pedofili

    Il Papa promette misericordia ai pedofili

    Le vittime di abusi adesso sanno che non è la Chiesa ma un commissariato di polizia il posto dove chiedere giustizia. Perché il Papa ha fatto sapere oggi che per lui uno come Rupnik non è un criminale ma un peccatore. E che alle vittime la Chiesa riserva “attenzione”, agli abusatori “misericordia”. Cioè perdono senza giustizia

    Giorgio Meletti e Federica Tourn

  • Vaticano, cala una fitta coltre di silenzio sull’orribile caso Rupnik. Ira delle vittime e del difensore: vogliamo giustizia

    Vaticano, cala una fitta coltre di silenzio sull’orribile caso Rupnik. Ira delle vittime e del difensore: vogliamo giustizia

    In Vaticano è calata una coltre di silenzio sospetto sul processo Rupnik. Eppure non sono passati che pochi mesi da quando – il 7 novembre 2025 – Papa Leone aveva voluto rassicurare personalmente l’opinione pubblica mondiale nonché le vittime dell’ex gesuita che è accusato di avere abusato sessualmente e psicologicamente di una trentina di donne. Il Pontefice era sceso in campo annunciando che il nuovo processo canonico era stato finalmente «avviato e i giudici nominati» e che occorreva avere pazienza. Pochi giorni dopo l’avvocato difensore di cinque delle vittime (quelle che per prime hanno portato a conoscenza il mondo di episodi crudeli e gravissimi), mandava una mail ai vertici del Dicastero della Fede per avere dal cardinale Fernandez e da monsignor Kennedy ragguagli tecnici e procedurali necessari a capire come procedere. «Per avere un minimo di chiarezza sul procedimento, nel rispetto e nell’interesse di tutti».

    La lettera firmata dalla legale Laura Sgrò faceva riferimento alle parole spese agli inizi del 2025 dal cardinale Fernandez, sul fatto che finalmente il Vaticano era riuscito ad individuare i membri del Collegio incaricato a giudicare uno dei casi più scottanti, orrendi e spinosi degli ultimi decenni. Una vicenda che vede sul banco degli imputati un influente e noto artista, padre Rupnik accusato di reiterati abusi. Finora sembra sia sempre riuscito a sfuggire alle maglie della giustizia canonica in virtù delle sue amicizie potenti, dei suoi legami con cardinali di peso e persino con due pontefici, San Giovanni Paolo II e Papa Francesco. Quest’ultimo – che teneva in camera un suo dipinto – si dice che nel 2020 abbia cancellato di persona la scomunica del Dicastero della Fede.

    Vicenda che ha alimentato tanti interrogativi evidenziando scarsa trasparenza.

    Vedendo che il tempo passava senza notizie di sorta, la legale ha cercato reiteratamente di ottenere risposte dal Dicastero vaticano ma sempre senza alcun risultato. «Ho sollecitato più volte il Dicastero della Fede per avere informazioni. Le vittime ignorano totalmente cosa stia accadendo». Ad oggi «non si conosce né il numero, né i nomi di coloro che fanno parte del collegio giudicante». «Nessuno a noi ci ha mai ufficialmente dato notizie di nulla. Le vittime stanno pagando già un prezzo altissimo da molti anni che invece che diminuire continua a crescere. E questo non solo è intollerabile, ma anche contro ogni principio giuridico. Perché è giusto che vi sia un processo equo dove vengano garantiti tutti i diritti, primi fra tutto il principio di innocenza e di difesa di don Marko Rupnik, ma è anche giusto che vi sia un tempo in cui tutto questo debba svolgersi, il tempo del giusto processo e che le vittime possano poi essere restituite all’oblio. Tutto ciò purtroppo, e lo dico con immenso dispiacere».

    Ancora una volta il modus operandi del Vaticano in materia di giustizia pare caratterizzato da scarsa trasparenza, come hanno sempre messo in evidenza in questi anni le associazioni che si battono per la difesa delle vittime di abusi sessuali. Al di là del Tevere parlare del caso Rupnik solleva sempre la stessa reazione: imbarazzo e fastidio. Le poche informazioni sul collegio giudicante le aveva fornite il cardinale Fernandez l’anno scorso sostenendo solo che era composto da donne e chierici ma senza specificare i loro nomi, la rispettiva competenza, il curriculum, la nazionalità. Nel frattempo sul caso è calato il sipario con buona pace delle vittime.

    Intanto in parallelo procede senza sosta il duro braccio di ferro all’interno della Chiesa sul futuro delle opere di Rupnik presenti in santuari, chiese, basiliche. Molti vescovi si chiedono se smantellarle o mantenerle nei luoghi di culto più prestigiosi al mondo. A Lourdes il Vescovo ha già scelto di oscurare i grandi mosaici poiché, ha spiegato, non facevano altro che aggiungere altra angoscia alle vittime di abusi che arrivavano al santuario per trovare pace e riconciliarsi con la Chiesa. A Roma, invece, dove Rupnik ha stranamente continuato a godere di particolare benevolenza, nessuno vuole parlare delle opere. Tanto che al Vicariato nessuno ha mai sollevato il problema della costosissima cappella realizzata ai tempi del cardinale Angelo De Donatis, attuale penitenziere (e grande protettore del presunto abusatore). Papa Leone durante gli esercizi spirituali della curia ha voluto dare un messaggio, evitando di tenere gli esercizi nella cappella del palazzo apostolico contenente i mosaici realizzata ai tempi di Giovanni Paolo II. Al posto di ascoltare le prediche nella Cappella Redemptoris Mater ha scelto la Cappella Paolina. Tuttavia il Vaticano non ha mai voluto spiegare il motivo di questa scelta. L’opacità regna come sempre sovrana.

    L’anno scorso la Compagnia di Gesù, nella persona del Delegato del Generale, padre Johan Verschueren, era stato protagonista di un autentico mea culpa. Egli aveva chiesto perdono alle vittime per avviare insieme a loro un percorso di riparazione, «orientato alla guarigione delle ferite” causate “dall’operato di Marko Rupnik”. I Gesuiti avevano offerto a Marko Rupnik la possibilità di farsi carico pubblicamente delle sue azioni, di pentirsi, di chiedere perdono e di cominciare un percorso di terapia. A seguito del suo pervicace rifiuto a sottomettersi a questa possibilità, il Padre Generale ha preso la decisione di dimetterlo.

    Finora sono una trentina le denunce di suore abusate, in un’arco temporale che parte dagli anni Ottanta. Padre Arturo Sosa, superiore Generale della Compagnia di Gesù aveva informato: «Noi abbiamo chiesto perdono per la nostra cecità. Non abbiamo visto, è vero. Da dove viene questa cecità? Dal non aver messo insieme i segni che c’erano. Tra l’altro in passato non era facile fare una denuncia di questo genere. Ed è mancata da parte nostra la sensibilità per vedere quello che era accaduto».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_leone_rupnik_vittime_suore_violenze-9435528.html

  • La misericordia di Leone per i suoi pedofili. La avesse espressa a noi vittime ci saremmo offesi

    La misericordia di Leone per i suoi pedofili. La avesse espressa a noi vittime ci saremmo offesi

    Si sa che il pesce puzza dalla testa e il papato di Leone non si discosta da quello di Francesco che tra mille chiacchere non riuscì a farne una giusta, neppure nella sua amata Argentina dove ancora oggi il risentimento dei sopravvissuti è forte.

    È certo che se un Dio esiste di sicuro non ha una gran dote nel saper scegliere i suoi rappresentanti terreni, il suo “ufficio di collocamento” da anni pare non azzeccarne una.

    Da Wojtyla che ancora oggi ricordiamo principalmente per il caso ancora insoluto di Emanuela Orlandi, al suo successore Ratzinger, la cui storia criminale è stata recentemente ripercorsa da Íñigo Domínguez  nell’inchiesta giornalistica di EL PAIS, e che ricordiamo proprio nel 2004, imputato in USA con l’accusa di intralcio alla giustizia, fu graziato dalla “misericordiosa” fumata bianca che lo fece Papa, permettendogli di chiedere all’ora Presidente Bush l’immunità come capo di stato, che di fatto lo salvò in extremis dal quel processo. Tuttavia anni dopo costretto a dimettersi morirà “incarcerato” in Vaticano, dove anche la “misericordia” lo abbandonò.

    Trovò vita più facile il suo successore Bergoglio, tanto amato dai cattolici che pochi giorni dopo la sua morte lo cancellarono dalla memoria. Altra “assunzione” che da subito sollevò grandi ombre non solo riguardo la sua complicità con la dittatura argentina, ma con il suo intero papato, fatto di tante chiacchere e pochi fatti. Salvo grazie alla “misericordia” dei media, in particolare quelli italiani che attuarono la linea della censura preventiva cominciando a presentare i fallimenti di Bergoglio nella più totale assenza di contraddittorio, facendolo così apparire ingannevolmente come il grande riformatore della chiesa. Una linea gattopardiana dove si cambiò tutto perché tutto restasse uguale.

    Quella di Prevost sarà la peggior “assunzione” del collocamento vaticano. Qui la “misericordia” dei media tocca da subito il fondo precipitando in una miseria deontologica e anti cristiana mai vista prima nel paese. Un uomo da subito notevolmente compromesso dal caso cileno che ancora prima dell’elezione lo indicava trai peggiori candidati.

    Qui la censura e la disinformazione hanno dato il peggio del giornalismo italiano. Tranne poche testate oneste, tolto il caso cileno, nessuna ha detto che fino al giorno prima di essere eletto Papa, Rober Prevost era il Prefetto del Dicastero per la dottrina dei vescovi e che per ben due anni ha insabbiato da prefetto il caso siculo del vescovo di Enna Rosario Gisana, oggi a processo per la giustizia italiana con l’accusa di aver mentito nel tentativo di coprire il caso di don Giuseppe Rugolo.

    Vescovo che malgrado Prevost oggi sia diventato Papa continua a non affrontare, forte di certi giornalisti suoi complici, che con la censura preventiva lo proteggono dal rischio di qualunque possibile contraddittorio.

    Una stampa che non è più “misericordiosa” come ai tempi di Bergoglio, oggi è diventata direttamente miserabile tanto da non chiedergli conto nè del caso Gisana, tantomeno del caso di Marko Rupnik dietro al quale tante suore stuprate furono costrette dalla stessa chiesa ad abortire. Cose che i media non raccontano preferendo beatificarlo per la benedizione della campana contro l’aborto, la triste ed ipocrita iniziativa ligure lanciata dal vescovo di Sanremo Antonio Suetta, di cui molti media hanno completamente omesso le proteste, sia dei sopravvissuti agli abusi del clero, sia della società civile, che indignata ha più volte contestato.

    La stessa stampa che oggi lo eleva il Papa della “misericordia pedofila”, un pensiero tanto squallido che nella puntuale censura di un contraddittorio riesce persino a trasformarsi in qualcosa di bello.

    Quella stampa che di fronte al Vangelo di Matteo 18:6 è da tempo che ha messo la “macina al collo” delle vittime anziché dei carnefici. La stessa che a partire da RAI News è stata capace di stuprare persino l’inchiesta di EL PAIS omettendo con puntuale “misericordia” l’Italia, di cui si parla nell’inchiesta, ma nessuno lo sa perché disinformato dall’informazione.

    Quella stampa che insieme alla politica è stata risolutiva in tutti i paesi civili, mentre in Italia si trasforma in un problema sociale peggiore della pedofilia stessa. Il recente caso sardo della Garante per l’infanzia defenestrata dal suo stesso consiglio regionale per aver fatto il suo dovere è l’ultimo triste esempio che rende bene l’immagine di un paese che quando vede un Papa, qualunque sia, sa solo esclamare “com’è bianco!!!”.