Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: vittime

  • Don Samuele Marelli, accusato di violenze sessuali su 4 ragazzi: “Ho esagerato sul tema nudità, ma nego gli abusi”

    Don Samuele Marelli, accusato di violenze sessuali su 4 ragazzi: “Ho esagerato sul tema nudità, ma nego gli abusi”

    La pubblico ministero di Monza, Francesca Gentilini, ha chiesto il rinvio a giudizio per don Samuele Marelli. Il 49enne, ormai ex responsabile dei centri parrocchiali di Seregno (Monza e Brianza), è accusato di violenza sessuale e atti sessuali con minori. Le vittime sarebbero quattro ragazzi. Il sacerdote – che è stato anche direttore della Fondazione oratori milanesi – , durante l’interrogatorio che si è svolto a maggio dinanzi ai carabinieri, ha negato le accuse, ma ammesso di essere stato eccessivo con “questo fatto nudità”. E il riferimento sarebbe all’abitudine del prete e dei ragazzi di mostrarsi, durante ritiri o altri momenti, nudi. Negli scorsi mesi però più che a “abitudine a mostrarsi nudi”, era emerso che il prete avrebbe fotografato i giovani sotto la doccia.

    Il processo ecclesiastico
    L’udienza preliminare si svolgerà a febbraio 2026. Il tribunale ecclesiastico, che aveva avviato il processo dopo alcune segnalazioni arrivate all’Ordinario Diocesano a dicembre 2023, si è già espresso su di lui ad aprile scorso. I giudici lo hanno ritenuto colpevole relativamente ad alcuni “atti impropri da parte di un chierico” che avrebbero avuto come vittime un minore e un maggiorenne. Atti che, come contestato dalla Procura di Monza, sarebbero avvenuti con “abusi di autorità”. Nel caso del tribunale ecclesiastico, la condanna ha avuto come conseguenza quella di non celebrare funzioni pubblicamente per cinque anni, non confessare per dieci, il divieto di dimora nella diocesi di Milano, il divieto di contattare persone di Seregno e di frequentare ambienti con minori. Questo può avvenire solo in presenza di altre persone.

    L’inchiesta in procura a Monza
    Nell’inchiesta condotta dalla procura di Monza, le vittime sono quattro: tutte hanno fatto riferimento a palpeggiamenti e strusciamenti. Uno dei ragazzi ha raccontato che il sacerdote, in circa tre occasioni, lo avrebbe toccato nelle parti intime e si sarebbe masturbato davanti al giovane. Anche un altro sarebbe stato palpeggiato, dopo che il prete lo avrebbe invitato a togliersi i vestiti. A un’altra vittima, approfittando della sua presenza nella sua abitazione, l’avrebbe sollecitata a rimanere senza abiti per “sconfiggere la propria vergogna rimanendo a sua volta senza vestiti, lo abbracciava ripetutamente ponendo a contatto i loro corpi”. Anche in questo caso la vittima, in altre occasioni, sarebbe stata palpeggiata. Così come la quarta vittima. In questi ultimi due casi, il sacerdote avrebbe fatto la doccia insieme ai minori e li avrebbe palpeggiati, toccati e insaponati nelle parti intime.

    Gli abusi sarebbero avvenuti sia durante alcuni momenti di ritiro spirituale che di vacanze comunitarie. Dopo che la notizia era stata diffusa, in tutte le chiese della diocesi di Seregno era stata letta una nota diffusa dalla comunità pastorale lungo la quale era specificato che il sacerdote aveva lasciato la comunità a gennaio 2024 ed era stato sollevato da ogni incarico: “Tutte le energie dei sacerdoti, laici e laiche della comunità di Seregno sono da mesi indirizzate ai ragazzi, ai giovani e alle loro famiglie, che stanno affrontando un momento di accompagnamento e di analisi dell’accaduto insieme a qualificati professionisti e professioniste che li sostengono e li affiancano anche sul piano legale”.

    https://www.fanpage.it/milano/don-samuele-marelli-accusato-di-violenze-sessuali-su-4-ragazzi-ho-esagerato-sul-tema-nudita-ma-nego-gli-abusi/

  • Il caso Rupnik è il simbolo della Chiesa che fatica a confrontarsi con gli abusi

    Il caso Rupnik è il simbolo della Chiesa che fatica a confrontarsi con gli abusi

    AGI – Il caso Rupnik rappresenta una delle vicende più complesse e dolorose per la Chiesa cattolica contemporanea perchè intreccia la dimensione spirituale e artistica con accuse di gravità estrema riguardo a presunti abusi sessuali, spirituali e di potere ai danni di persone sottoposte all’autorità del loro abusatore.

    A essere accusato di questi crimini è un ex gesuita sloveno, Marko Ivan Rupnik, noto per i suoi mosaici presenti in numerosi santuari e chiese nel mondo e per la sua influenza nel campo dell’arte sacra. È stato accusato da diverse religiose di abusi psicologici, spirituali e sessuali avvenuti tra gli anni Novanta e Duemila in contesti comunitari legati al Centro Aletti da lui fondato a Roma.

    Il caso ha suscitato grande scalpore perchè Rupnik per anni è stato una figura di riferimento per la riflessione teologica e per la pastorale artistica tanto che le sue opere erano considerate espressione di una profonda spiritualità orientale ispirata alla tradizione bizantina.

    La denuncia delle vittime è emersa solo dopo molti anni di silenzio e di sofferenza quando alcune di loro hanno trovato il coraggio di raccontare le manipolazioni e le violenze subite in un clima di sudditanza psicologica alimentato dal carisma e dall’autorità spirituale del sacerdote.

    In un primo momento padre Rupnik ricevette una scomunica dal Dicastero della Dottrina della Fede, ma il Vicariato si oppose e fu tolta in poche settimane. Il procedimento canonico continuò nella Compagnia di Gesù che ha espulso padre Rupnik, oggi sacerdote della diocesi di Capodistria. La Dottrina della Fede fu poi autorizzata da Papa Francesco a celebrare un nuovo processo che sta ora iniziando.

    Ritardi e contraddizioni
    Il caso ha evidenziato dunque ritardi e contraddizioni nei meccanismi interni della Compagnia di Gesù e del Dicastero per la Dottrina della Fede che inizialmente avevano chiuso il procedimento salvo poi riaprirlo alla luce delle nuove testimonianze e delle forti reazioni dell’opinione pubblica. Il Centro Aletti da lui fondato, ha continuato a difenderlo sostenendo la sua innocenza e denunciando una campagna mediatica distorsiva. Tale posizione ha ulteriormente diviso il mondo ecclesiale tra chi ritiene indispensabile ascoltare le vittime e riconoscere la gravità del male compiuto e chi teme il nuovo processo cancelli anche l’eredità artistica di un autore che ha dato molto all’arte sacra contemporanea. Per ora alcuni vescovi hanno fatto coprire o rimuovere le opere di Rupnik per rispetto delle vittime, come avvenuto a Lourdes. Nel Palazzo Apostolico è firmata da Rupnik la cappella Redemptoris Mater che è ancora in uso ma viene poco frequententata.

    La Chiesa che fatica a confrontarsi con gli abusi
    Oggi il caso Rupnik resta simbolo di una Chiesa che fatica a confrontarsi fino in fondo con gli abusi di potere e di coscienza ma anche di una nuova consapevolezza che si fa strada tra i fedeli e le comunità religiose: quella secondo cui nessuna autorità spirituale può essere esente dal giudizio morale e nessuna opera artistica può oscurare il grido di chi ha sofferto.

    L’esperienza delle vittime e la necessità di verità e giustizia chiedono ora una riflessione più ampia sul rapporto tra carisma e controllo sulle dinamiche di potere spirituale e sull’urgenza di una riforma che metta al centro la dignità delle persone e la trasparenza della Chiesa.

    https://www.agi.it/cronaca/news/2025-10-13/caso-rupnik-simbolo-chiesa-che-fatica-a-confrontarsi-con-abusi-33647639/

  • Papa Leone, ci dica: per caso il processo a Rupnik non s’ha da fare?

    Papa Leone, ci dica: per caso il processo a Rupnik non s’ha da fare?

    Il processo ecclesiastico a Marko Rupnik può attendere. Le indiscrezioni che davano per oggi, 13 ottobre, la sua apertura al Dicastero per la dottrina della fede, non hanno trovato conferma e il sacerdote sloveno, accusato di abusi sessuali e spirituali nei confronti di almeno trenta suore – il dato lo ha fornito il generale dei gesuiti, Arturo Sosa Abascàl – per ora può continuare a vivere relativamente tranquillo nel convento di Montefiolo, un tempo casa delle suore benedettine di Priscilla e oggi quartier generale di Rupnik e dei suoi fedelissimi, o nella Casa Maria Consolatrice a Santa Severa, dove il Centro Aletti tiene regolarmente gli esercizi spirituali.

    Dopo lunga e laboriosa ricerca, i giudici sono stati trovati – lo ha detto il prefetto del Dicastero per la dottrina della fede Victor “Tucho” Fernandez già qualche mese fa – l’inchiesta è già stata fatta nel 2021, le vittime hanno testimoniato: praticamente le carte sono tutte sul tavolo eppure, ancora una volta, non succede niente.

    Non è la prima volta, infatti, che si indaga sugli abusi dell’ex gesuita nella Comunità Loyola: il Dicastero ci aveva già provato, quando era prefetto il cardinale Luis Ladaria Ferrer, ma nell’ottobre 2022 il procedimento si era fermato per la volontà di papa Francesco di non processare Rupnik e sulla denuncia delle suore era calata la mannaia della prescrizione. Nell’ottobre del 2023 Bergoglio è stato poi obbligato dalla pressione delle vittime e dei media – e dalla rissa dietro le quinte del Sinodo sulla sinodalità con Sean O’Malley, fino al luglio 2025 presidente della Pontificia commissione per la tutela dei minori – a togliere la prescrizione. È da allora, esattamente da due anni, che si attende che questo processo venga celebrato.

    Francesco non ha mai avuto la volontà di processare Rupnik. Lo ha sempre protetto – in modo anche smaccato, come quando nel 2020 gli ha fatto togliere la scomunica che il prefetto Ladaria Ferrer gli aveva appena impartito – e fino all’ultimo ha tenuto nella sua stanza a Santa Marta la riproduzione di un’opera dell’ex gesuita, proprio mentre nella chiesa infuriava la discussione se i mosaici dell’abusatore andassero distinti dal suo autore o distrutti perché offensivi.

    Francesco proteggeva gli amici, è cosa nota, ma Leone? Per quanto se ne sa, Prevost non ha mai nemmeno incontrato Rupnik ma con il pontificato ha ereditato anche questo processo e si trova alle prese con una gigantesca patata bollente. Da un lato le vittime non hanno intenzione di accettare l’oblio su quanto hanno subito e chiedono giustizia e risarcimenti; dall’altro Rupnik, che negli ambienti della giustizia vaticana gode della reputazione di uomo vendicativo e tutt’altro che collaborativo, ha intessuto negli anni reti di complicità, presumibilmente corroborate dalla grande quantità di denaro accumulata vendendo mosaici alle chiese di tutto il mondo, e questo contribuisce a rendere difficile per il Vaticano un soluzione limpida a questa oscura vicenda.

    Sono passati oltre cinque mesi dall’elezione di Leone XIV e ancora nulla si muove per un processo che praticamente è fatto, basterebbe fissare una data. Chi vive dentro la curia ha capito che il papa non se ne vuole occupare direttamente e lascia al prefetto Fernandez (l’uomo che negli ultimi anni ha protetto Rupnik per ordine di Francesco) il compito di sbrogliare l’intricata matassa. Qualcuno parla di tempi tecnici, qualcun altro pensa che semplicemente questo processo non s’ha da fare, almeno fino a quando il papa non avrà deciso se per la sua parossistica prudenza sia più pericoloso per la Chiesa l’insabbiamento perpetuo o un verdetto di colpevolezza per decine di abusi sessuali per l’ex gesuita Marko Rupnik, il protetto di Bergoglio.

    https://federicatourn.substack.com/p/papa-leone-ci-dica-per-caso-il-processo

  • Lettera al Presidente del Cile: un altro colpo a una ferita aperta

    Lettera al Presidente del Cile: un altro colpo a una ferita aperta

    In tutto il Cile, 11 ottobre 2025

    Signore: Carattere Gabriel Boric

    Presidente della Repubblica del Cile
    Presente
    La sua prossima visita in Vaticano è di dominio pubblico: incontrerà Papa Leone XIV, leader del Paese e capo della Chiesa cattolica mondiale. Si dice che la sua delegazione sia ampia e trasversale e che, con l’obiettivo di approfondire le opportunità di cooperazione tra il Cile e la Santa Sede, terrà anche un incontro bilaterale con il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano.
    L’agenda bilaterale comprende discussioni sui diritti umani, un’ottima occasione per esigere il rispetto di alcune questioni fondamentali nei rapporti tra due Stati sovrani:
    1. Che il Vaticano metta a disposizione del sistema giudiziario del nostro Paese gli archivi esistenti, sia in Cile che presso la Santa Sede e altrove nel mondo, relativi ai crimini di abuso e violenza sessuale, coscienziosa, psicologica, fisica e socioeconomica perpetrati da religiosi e religiose, laici impegnati e altri agenti della Chiesa contro bambini e persone vulnerabili, indipendentemente da quando siano avvenuti, 100, 50, 10 o 1 anno fa.

    Nel 2018, su sollecitazione del Vaticano, la Chiesa ha soppiantato la magistratura cilena indagando e preparando il “rapporto Scicluna-Bertomeu”, che è stato fatto uscire di nascosto dal Paese in una valigia diplomatica e il cui contenuto rimane segreto. L’accesso a queste informazioni è il minimo di dignità che il Cile merita.

    1. Che si impegni formalmente a denunciare alla giustizia cilena i crimini menzionati nel punto precedente, che a tutt’oggi rimangono nascosti sotto l’egida del diritto canonico, il che non costituisce una scusa, in territorio cileno, per esimersi dal nasconderli a pubblici ministeri e tribunali. L’inadempimento dei propri doveri civici in questo senso è un privilegio illegale, sancito dallo stesso Vaticano.

    2. Istruire tutti i membri del clero e le autorità negli spazi cattolici, compresi i laici, a collaborare con la giustizia cilena e a denunciare tempestivamente i crimini di abuso sui minori in tutti gli ambienti ecclesiastici (educativi, comunitari e assistenziali), dato che non lo fanno e, quando accusati di insabbiare il crimine, si nascondono dietro l’istruzione superiore del Vaticano.

    3. Che impegni esplicitamente la Chiesa cattolica in Cile, a nome delle vittime e dei sopravvissuti, a non proteggere né nascondere più i suoi presunti funzionari abusanti e a creare in modo trasparente un fondo per risarcire le vittime.

    Grazie alle denunce e alle informazioni di base a disposizione del sistema giudiziario cileno, possiamo chiedere al governo del nostro Paese di rispettare il corrispondente Controllo di Convenzionalità affinché queste violazioni dei diritti umani siano trattate come tali. Perché l’abuso di minori e adulti vulnerabili all’interno di istituti è tortura, come definito dalle Nazioni Unite.

    Nel 1996, il nostro Paese ha ratificato la Convenzione interamericana per la prevenzione, la repressione e l’eliminazione della violenza contro le donne (Convenzione di Belém do Pará). Questa Convenzione stabilisce che i crimini contro l’umanità non sono commessi solo da agenti statali. L’assenza o la negligenza dello Stato costituisce lo stesso reato. 

    Il principio del superiore interesse del bambino deve sempre prevalere sulla reputazione istituzionale, che non deve essere utilizzata per nascondere crimini contro i diritti umani.

    L’entità delle violazioni e degli abusi commessi contro bambini, adolescenti e adulti vulnerabili all’interno della Chiesa cattolica costituisce una ferita aperta nella storia e nel presente del nostro Paese e del mondo. Per questo motivo, nel 2022, il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia ha esortato il Cile, su nostra richiesta, a “istituire una commissione per la verità indipendente, imparziale e adeguatamente finanziata per esaminare tutti i casi di abusi sui minori in contesti istituzionali, compresi quelli all’interno della Chiesa cattolica e nei centri residenziali”. Non avete incluso enti ecclesiastici nella Commissione da voi annunciata nel dicembre 2024 e, a tutt’oggi, il vostro governo non ci ha risposto in merito alle ragioni di tale discriminazione.

    Il comunicato ufficiale afferma inoltre che l’agenda include una visita alla tomba di Papa Francesco, per rendere omaggio alla sua eredità. Ancora una volta, siamo costretti a ricordarvi che il defunto monarca è stato uno dei più grandi insabbiamenti al mondo di pedofilia clericale. Questo gesto del Capo di Stato cileno è estremamente doloroso per le vittime cilene di questo insabbiamento. Questa Rete di Sopravvissuti fa parte di quelle migliaia di vittime senza risposte.

    La sua visita alla Santa Sede, nel tono che ha descritto prima del viaggio, ci addolora profondamente. È un altro colpo a una ferita aperta che aveva promesso di curare. L’ha lasciato scritto nel suo Programma di Governo. Un governo che si dichiara femminista e a favore dell’infanzia ha l’obbligo di esigere questi impegni fondamentali, in particolare nel 2025, quando il Cile celebrerà il 35° anniversario della firma della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia. Ci auguriamo che i punti sollevati in questa lettera possano essere affrontati nell’incontro con il Papa e il Segretario di Stato vaticano. E ci auguriamo che al suo ritorno in Cile ci riceva, come le abbiamo chiesto fin dall’inizio del suo mandato.

    Sinceramente,

    Rete dei sopravvissuti cileni.

  • 2° Report sugli Abusi sessuali del clero in Italia – Gli effetti di “Tolleranza ZERO & Sportelli diocesani CEI”

    2° Report sugli Abusi sessuali del clero in Italia – Gli effetti di “Tolleranza ZERO & Sportelli diocesani CEI”

    È in arrivo il 2° Report dell’Osservatorio permanente della Rete L’ABUSO, quest’anno ricco di dati rispetto al precedente, purtroppo però, anche tanti nuovi casi.

    È servito quasi un anno di lavoro certosino ma oggi finalmente abbiamo informatizzato completamente il nostro archivio, con addirittura una versione pubblica, consultabile gratuitamente ed aggiornata in tempo reale chiamata iCODIS, che trovate direttamente sul nostro portale.

    Grazie a iCODIS abbiamo potuto realizzare il 2° Report che fornirà dettagliatamente quanti casi nelle province, nelle regioni e in tutta Italia. Di questi quanti relativi a sacerdoti, suore, indotto laico ecc. E ancora quanti procedimenti sono passati per la giustizia italiana o quella vaticana, a che grado di giudizio sono attualmente, quali pene sono state inflitte al reo e molto altro.

    Ma la grande novità, mentre prima non vi era idea di quanti fossero i sopravvissuti prodotti oggi non solo possiamo quantificarli, ma sapere quante donne, uomini sono rimasti vittime, se erano minorenni o adulti vulnerabili, se sono stati abusati da sacerdoti, suore, catechisti e via dicendo.

    Abbiamo anche censito e catalogato i dati dichiarati negli anni dalla Conferenza Episcopale, fino ai recenti report, scoprendo che siamo in linea con il dato, uno scarto di soli 60 casi su più di 1.000 censiti.

    A quasi quindici anni dall’inizio delle riforme iniziate da Papa Francesco, sempre grazie ai dati censiti abbiamo potuto vedere quale è stato l’effetto della “Tolleranza ZERO” in Italia, quale il gradimento dei sopravvissuti, l’effetto ed il cambiamento che ha avuto nelle loro vite, come le ha cambiate, se e quante di loro hanno ricevuto giustizia.

    Chiediamo anche allo Stato italiano dove è stato in questi quindici anni e cosa ha fatto in merito.

    Una interessante analisi, raccontata dai numeri.

    Il 2° Report sarà presentato pubblicamente giovedì 23 ottobre.

          Per accrediti stampa accrediti@retelabuso.org


           INFORMATIVA URGENTE

                                                                                                                                      Savona 1/10/25

                 Al Garanti Regionali

     

    l’Associazione Rete L’ABUSO, con la presente istanza volta nell’interesse superiore del minore, intende denunciare la situazione che censiamo sul territorio, al tempo stesso stimolare con l’iniziativa il Garante affinché “l’interesse superiore del minore”, oggi in Italia ancora meramente solo sulla carta, inizi a creare basi concrete e canali affinché possa avviarsi un processo di applicazione rispetto quelle che sono le leggi tra cui la LEGGE NR. 172/2012 e la NR. 69/2019.

    Come ben sapete, ad oggi, l’Italia è priva di strumenti concreti ed efficaci di prevenzione contro gli abusi sessuali a danno di minori e persone vulnerabili. Priva di strumenti di consapevolezza per gli adulti ma soprattutto per i minori, coloro che se informati su quali comportamenti deve o non deve avere un adulto nei loro confronti, sono il primo ed il più efficace campanello di allarme per genitori o adulti, affinché possano attivarsi. Consapevolezza spesso capace di fare sì che i minori allarmati sfuggano a certe situazioni, salvandosi e segnalandole agli adulti.

    Come potrete constatare nel Report che segue, è la stessa Delegazione italiana, Interrogata dal Comitato per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza delle Nazioni Unite nell’esamina dell’80° sessione, a sollevare suo malgrado la grave lacuna italiana, fornendo come risposta alla delegazione ONU che chiedeva quali strategie preventive avesse o prevedesse di attuare lo Stato Membro, non ebbe altra risposta che citare quali fossero invece le pene e le aggravanti per coloro che commettono questi crimini.

    Ovvero, pene e aggravanti inflitte agli offender solo dopo aver commesso il reato.

    L’ONU ravvisò le gravi carenze, raccomandando al punto 21 del suo rapporto conclusivo quanto l’Italia avrebbe dovuto attuare. (CRC/c/ita/co/5-6)

    Quanto esposto in questa istanza in cui, l’Associazione denuncia indirizzando al Garante Regionale il non trascurabile dato emerso, relativo al solo clero cattolico, si fa sollecitamente notare che le cifre censite se pur in difetto sono elevatissime.

    Più del 3,5% nel solo clero, in Italia composto da 31.000 unità di cui 1.106 risulterebbero coinvolte.

    Dato ravvisato non solo dall’Associazione, ma confermato dalla stessa Conferenza Episcopale Italiana che per l’esattezza, ne dichiara nello stesso arco temporale da noi censito, 1.049 contro i 1.106 censiti dall’esponente.

    Premesso che il clero, in quanto organizzazione, da anni ben consapevole, si è mossa per tutelarsi da un problema al suo interno endemico e ben noto al Vaticano, almeno dal 1962, quando lo regolamentò segretamente, nell’ormai tristemente nota direttiva “Crimen sollicitationis”.

    Detto ciò, nulla toglie alla gravità e al dover sollecitamente intervenire, stimolando attraverso gli occhi e gli orecchi del Garanti Regionali, un fermo e sollecito intervento del Garante Nazionale che coinvolga e responsabilizzi i cittadini e la politica sul problema, in un’Italia quindici anni in ritardo rispetto agli altri Stati Membri dell’Unione Europea, in molti casi giunti non solo a una quantificazione del fenomeno sul territorio, ma ad un risarcimento umano, un sostegno concreto e giustizia per i sopravvissuti, come sancito anche in Italia dalle Garanzie Costituzionali.

    Come ben sapete, la peculiarità italiana sono quei vuoti legislativi di base, che nell’applicazione diventano ostativi verso norme secondarie.

    Per fare un esempio, l’assenza dell’obbligo di denuncia per tutti i cittadini – che andrebbe a responsabilizzare, come deve essere, gli adulti nei doveri di tutela previsti dalla legge nei confronti dei minori – rende praticamente inefficaci strumenti preventivi europei importanti come il certificato anti pedofilia, rilasciato dal Tribunale, con la finalità di impedire a chi pregiudicato per questo tipo di crimini, di tornare a contatto con i minori.

    Ma se non c’è l’obbligo della denuncia, non vi è un accertamento preventivo da parte dell’Autorità Giudiziaria, di conseguenza una condanna, quindi nessuna iscrizione sul certificato.

    Lo stesso certificato anti pedofilia, trova dalla ratifica un altro grave problema.

    Infatti non è chiaro perché solo in Italia il legislatore abbia sollevato dall’esibizione la categoria da sempre più a rischio, il volontariato, categoria alla quale guarda caso appartiene anche il clero che, nell’assoluto rispetto della legge, reintegra a contatto con minori i sacerdoti già condannati o recidivi. Quasi come se fosse una cosa “normale”.

    L’ultimo caso rilevato in Italia è quello di don Ciro Panigara che come la stessa Diocesi dichiara, già dieci anni prima avrebbe abusato di cinque minori. Omessa la denuncia alle autorità italiane da parte della chiesa, è rimasto nell’ombra fino allo scorso dicembre quando è stato reintegrato, poco dopo ha reiterato come da manuale il crimine.

    In questo caso l’obbligo di denuncia prima, il certificato anti pedofilia dopo, avrebbero evitato una tragedia palesemente annunciata che è indiscutibile, che di fatto però, ha creato nuove vittime.

    Basta provare a mettersi un solo secondo nella testa di un predatore pregiudicato che, a causa del certificato macchiato oggi non può più avere accesso alla maggior parte di luoghi frequentati da minori, viene da sé che questo andrà a predare dove il certificato non è richiesto.

    In associazioni sportive di volontariato, circoli e quant’altro sia disponibile compresa la chiesa, la parrocchia, dove è paradossalmente ancora più tutelato perché il timore della chiesa per lo scandalo gli dà certezza che se scoperto, non solo non verrà denunciato, ma verrà anche coperto, per scongiurare che la cosa trapeli e infanghi il buon nome della chiesa.

    Nell’assenza di efficaci strumenti preventivi quindi, l’inserimento dell’obbligo della denuncia per tutti i cittadini (già presente in Italia ma limitato ai soli pubblici ufficiali) e la revisione del certificato anti pedofilia, che come chiede all’Italia anche l’ONU, va corretto nella parte in cui si solleva il volontariato dall’esibizione, porterebbe già ad un buon livello preventivo rispetto l’attuale totale assenza.

                        Francesco Zanardi

         Legale rappresentante – Rete L’ABUSO ODV/ETS

  • Don Panigara, le accuse di pedofilia salgono a sette: sono ragazzi tra 11 e 13 anni, l’ultima molestia sarebbe avvenuta in un sacco a pelo

    Don Panigara, le accuse di pedofilia salgono a sette: sono ragazzi tra 11 e 13 anni, l’ultima molestia sarebbe avvenuta in un sacco a pelo

    Davanti al giudice dopo l’arresto si era avvalso della facoltà di non rispondere. E con il passare dei mesi le sue presunte vittime sono salite a sette: un altro ragazzino, di casa a Adro, si è fatto avanti accusandolo di molestie.

    Sarà in aula il prossimo gennaio — la pm Lucia Bellesi ha chiesto e ottenuto il giudizio immediato — don Ciro Panigara, 49 anni: avrebbe abusato di sette ragazzini (palpeggiandoli e viceversa) dagli 11 ai 13 anni: sei dal 2011 al 2013, quando era curato a Adro, ricostruite dagli inquirenti riavvolgendo il nastro e partendo dall’unico episodio a quanto pare certo, ma mai denunciato.

    Il caso più recente si era verificato invece a San Paolo, dove don Panigara era parroco, a fine dicembre di un anno fa, durante le giornate di «convivenza» in oratorio, giorno e notte.

    Proprio di notte, nel sacco a pelo, avrebbe molestato un giovanissimo che, già al mattino, avrebbe chiesto aiuto, sotto choc, a un’educatrice, la quale insieme a due colleghi avrebbe subito affrontato il prete («Non dovete preoccuparvi» avrebbe minimizzato lui), che rassegnò le dimissioni il 3 gennaio scorso dopo la convocazione del vescovo.

    Proprio monsignor Pierantonio Tremolada scrisse una lettera ai fedeli, letta durante la messa, in cui riferiva di «situazioni di criticità che consigliano di interrompere» l’esperienza con don Ciro. Che lì era tornato a interagire con gli adolescenti dopo un percorso psicologico.

    https://brescia.corriere.it/notizie/cronaca/25_ottobre_06/don-ciro-panigara-le-accuse-di-pedofilia-salgono-a-sette-sono-ragazzi-dagli-11-ai-13-anni-l-ultimo-sarebbe-molestato-una-notte-7b0b0f37-f2ff-4b04-a5d5-7e3bd69f2xlk.shtml

  • ‘The Nuns’ sono il carrozzone di Tamar [video]

    ‘The Nuns’ sono il carrozzone di Tamar [video]

    Ciò che è iniziato come un gesto di solidarietà verso giovani donne incinte vulnerabili si è trasformato in abusi spaventosi. Come è potuto accadere?

    Tamar era una casa madre della congregazione delle Suore dell’Infanzia di Gesù a Lommel, aperta nel 1970. Quello che era iniziato come un servizio di assistenza alle giovani donne incinte vulnerabili degenerò. Le ragazze le cui gravidanze non erano accettate nella loro comunità furono costrette ad abbandonare i loro bambini. Alcune donne furono sterilizzate. I bambini vennero poi affidati a genitori con un desiderio insoddisfatto di avere figli, che a volte erano disposti a pagare cifre esorbitanti per questo.

    Solo la verità libera. Questo deve essere e sarà il nostro principio guida. E ne sono profondamente convinto.

    https://www-otheo-be.translate.goog/artikel/de-nonnen-over-gedwongen-afstand-en-adoptie-en-het-mea-culpa-van-tamar-video?_x_tr_sl=nl&_x_tr_tl=it&_x_tr_hl=it&_x_tr_pto=sc
  • Preti pedofili, il report choc: solo nel Milanese ci sono stati 48 casi, in Lombardia 562 vittime

    Preti pedofili, il report choc: solo nel Milanese ci sono stati 48 casi, in Lombardia 562 vittime

    Milano, 2 ottobre 2025 – C’è il nome di don Emanuele Tempesta, ex parroco vicario di Busto Garolfo che dopo la condanna in primo grado a 6 anni e 6 mesi di reclusione punta a “patteggiare“ in appello una pena di 4 anni e a evitare il carcere con lavori socialmente utili, per la gravissima accusa di abusi sessuali su bambini che all’epoca avevano tra 7 e 11 anni. Poi il sacerdote di Rozzano Mauro Galli – anche lui ha evitato il carcere concordando in appello una pena di 3 anni per pedofilia contro un ragazzo di 15 anni – e altri nomi che si perdono nel passato. Violenze sessuali in ambiente ecclesiastico su bambini o adolescenti finite davanti al Tribunale, casi rimasti nel silenzio ed emersi dopo anni, il dramma vissuto dalle vittime e dai loro familiari.

    I numeri dell’orrore  

    Solo in Lombardia, secondo gli ultimi dati raccolti dall’associazione Rete L’Abuso, dal 2000 si contano 174 sacerdoti coinvolti in abusi sessuali, per un totale di 562 vittime: 519 di sesso maschile, e 43 donne. È il numero più alto in Italia, dove l’associazione ha censito incrociando diverse fonti 1.102 casi, una sessantina in più rispetto ai 1.049 dichiarati invece dalla Conferenza Episcopale Italiana, e 4.619 “sopravvissuti”. Gravitavano o gravitano nel Milanese 48 preti pedofili, territorio seguito da Bergamo (23) e Varese (17). 

    Risarcimenti col contagocce 

    “Risulta che su 4.619 sopravvissuti da noi censiti – spiega Francesco Zanardi, fondatore di Rete L’Abuso – solo due abbiano ottenuto la giustizia promessa/attesa dai tribunali canonici, solamente una è stata risarcita spontaneamente dalla chiesa, mentre le altre poche che hanno ancora potuto recuperare un indennizzo prima della prescrizione maturata nel tempo intercorso in attesa dell’esito canonico, lo hanno ottenuto tutte grazie ai tribunali italiani”. Il report, di cui ieri è stata pubblicata un’anticipazione, punta a denunciare il fenomeno di fronte “a un dato fornito dalla Cei incredibilmente fumoso, privo di date dei crimini, luoghi dove sono avvenuti, dove la chiesa ha ricollocato l’offender e quali cure abbia affrontato prima del ricollocamento, la loro identità e quante vittime abbiano prodotto”. 

    Casi sommersi 

    Analizzando il focus sulla Lombardia realizzato dall’associazione, emerge che fra i “sopravvissuti agli abusi” ci sono anche 148 sacerdoti, 14 catechisti, 13 adulti vulnerabili, una suora, uno scout e due disabili. Il report cerca anche di fornire uno spaccato degli esiti sul fronte giudiziario: si sono registrate, sempre in Lombardia, solo 28 condanne definitive di sacerdoti o persone dell’ambiente parrocchiale accusate di abusi. Nove casi sono stati dichiarati prescritti, in tre hanno patteggiato, altrettanti sono stati archiviati. Ben 101 casi, secondo l’associazione, sono stati “sommersi dalla Chiesa”, e in tutti questi anni è arrivata una sola condanna canonica.

    Denunciare sempre”  

    Altri episodi sono al centro di segnalazioni arrivate all’associazione che lancia un appello, perché “la tempestività della denuncia è fondamentale” per evitare il rischio di prescrizione. “Per poter fare un paragone tra il dato della Rete L’Abuso e quello della Cei, la Conferenza episcopale italiana, che è privo di sopravvissuti ma che nel numero di offender in abito talare è in linea con il nostro – sottolinea Zanardi – abbiamo utilizzato, a parità di offender, quello dei sopravvissuti censito dall’associazione.

    Parliamo anche in questo caso di un dato in grave difetto che oggi conta sole 4619 vittime sopravvissute: diciamo “sole“ perché il dato è in pesante discordanza con il numero di vittime censite nelle commissioni d’inchiesta governative fatte negli altri stati”. In particolare bambini e adolescenti, divenuti adulti con la vita rovinata dalle violenze sessuali subite.

    https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/preti-pedofili-rete-l-abuso-milano-lombardia-jtnqybj1

  • Il vicario generale di Strasburgo ha un caso aperto di abuso, afferma l’arcidiocesi

    Il vicario generale di Strasburgo ha un caso aperto di abuso, afferma l’arcidiocesi

    Un alto funzionario della travagliata arcidiocesi di Strasburgo in Francia ha affermato di aver erroneamente comunicato ai media che un caso canonico per presunti abusi sessuali su minori ai danni di un vicario generale reintegrato era stato chiuso, quando in realtà era aperto.

    Il 29 settembre, il canonico Jean-Luc Liénard ha dichiarato al quotidiano francese Mediapart di aver frainteso la situazione riguardante il canonico Hubert Schmitt, che era stato controverso reintegrato come vicario generale a luglio, prima di dimettersi all’inizio di settembre.

    Liénard, che è anche vicario generale, ha dichiarato: “Mi sono reso conto che la mia conoscenza parziale del caso ha portato a un fraintendimento, da qui la mia errata interpretazione. Il procedimento canonico riguardante il Canonico Schmitt è in corso”.

    L’ammissione giunge poche settimane dopo che un gruppo anonimo di sacerdoti dell’arcidiocesi della Francia orientale ha lanciato un appello per una nuova visita apostolica, sostenendo che una rete di clientelismo persisteva nonostante una serie di scandali e cambiamenti di leadership.

    Il riconoscimento di Liénard segna l’ultima svolta in un caso che risale al 2021, quando Emmanuel Siess accusò formalmente Schmitt di averlo aggredito sessualmente nel 1993, quando aveva 13 anni.

    La procura della città di Mulhouse ha avviato un’indagine giudiziaria in seguito all’accusa, che Schmitt ha sempre negato. L’allora arcivescovo di Strasburgo, Luc Ravel, ha aperto un’indagine canonica parallela.

    I media francesi hanno riferito nell’aprile 2023 che Ravel aveva rimosso Schmitt dal consiglio episcopale , un organismo che assiste l’arcivescovo nella gestione dell’arcidiocesi di Strasburgo, e dalla sua posizione di vicario generale.

    Nel maggio 2023, il pubblico ministero dichiarò che l’accusa non era più in prescrizione. Tuttavia, l’indagine rimase aperta, poiché gli inquirenti invitavano eventuali testimoni o altre potenziali vittime a farsi avanti.

    Sempre nel maggio 2023, Ravel si dimise dalla carica di arcivescovo di Strasburgo, in seguito alle accuse di governo autoritario, da lui negate. Gli successe nell’aprile 2024 l’arcivescovo Pascal Delannoy.

    Nell’ottobre 2024 il pubblico ministero ha archiviato il caso contro Schmitt.

    Sempre nell’ottobre 2024, la regista Claudia Marschal ha pubblicato un film , “La Déposition” (“La Deposizione”), incentrato sulle accuse contro Schmitt. Il documentario ha vinto un premio al Festival del film di Locarno 2024 in Svizzera.

    Nel luglio 2025, emerse che l’arcivescovo Delannoy aveva reintegrato Schmitt nell’incarico di vicario generale.

    La diocesi ha confermato nell’agosto 2025 che era tornato a ricoprire l’incarico, con particolare attenzione al “dipartimento di carità e assistenza della curia diocesana”.

    All’epoca, il canonico Liénard dichiarò al notiziario locale Rue89 Strasbourg: “Poiché il procedimento canonico e giudiziario è stato chiuso e non è stato portato davanti ai tribunali della Chiesa o della Repubblica, non è stato condannato”.

    “Secondo il sano principio, egli gode quindi di tutti i suoi diritti, compresa la presunzione di innocenza.”

    Mediapart ha osservato nel suo rapporto del 29 settembre che questa affermazione era falsa poiché l’indagine canonica era in corso.

    La riconferma di Schmitt ha suscitato polemiche perché è avvenuta in un momento di grande fermento nella Chiesa francese per la nomina di un sacerdote condannato per abusi sessuali su minore a cancelliere dell’arcidiocesi di Tolosa.

    Nel giugno 2025, l’arcivescovo di Tolosa Guy de Kerimel nominò cancelliere padre Dominique Spina, nonostante Spina fosse stato condannato nel 2006 per molteplici capi d’accusa di stupro di un ragazzo di 16 anni.

    De Kerimel inizialmente difese la nomina , sostenendo che si trattava di un atto di misericordia nei confronti di un sacerdote pentito che aveva scontato la sua pena e non era stato dimesso dallo stato clericale.

    Ma in seguito alle pressioni pubbliche del cardinale Jean-Marc Aveline , presidente della conferenza episcopale francese, e di altri vescovi , de Kerimel ritirò la nomina.

    I casi Spina e Schmitt presentavano differenze importanti, poiché Schmitt negò le accuse e il procedimento giudiziario contro di lui fu archiviato. Tuttavia, i media francesi tracciarono parallelismi tra i due.

    I media hanno suggerito che Schmitt non sembrava soddisfare il requisito del diritto canonico secondo cui i vicari generali devono distinguersi per la loro “sana dottrina, integrità, prudenza ed esperienza nella gestione delle questioni”, data una presunta accusa di abusi sessuali su minori.

    L’arcidiocesi di Strasburgo ha annunciato le dimissioni di Schmitt il 10 settembre.

    In una dichiarazione , Schmitt ha affermato: “Da diversi giorni la stampa e i social media fanno insistentemente riferimento alla mia posizione di vicario generale e capo del dipartimento pastorale per la ‘carità e l’assistenza’”.

    “A seguito di un’indagine approfondita condotta dalla Procura della Repubblica per tre anni consecutivi, il procuratore di Mulhouse ha archiviato il procedimento nei miei confronti il ​​21 ottobre 2024.”

    “Visto il clamore suscitato e per preservare la serenità del governo diocesano, ho presentato oggi le mie dimissioni all’Arcivescovo di Strasburgo. Lui le ha accettate.”

    Mediapart ha riferito che l’arcivescovo Delannoy ha recentemente inoltrato il caso Schmitt alla Corte penale canonica nazionale, un organismo istituito dai vescovi francesi nel 2022.

    La corte ascolterà la testimonianza di Emmanuel Siess il 4 ottobre.

    Siess, che ora ha 40 anni, ha dichiarato a Mediapart: “Dopo aver letto sulla stampa che il caso era chiuso, ho ricevuto una chiamata inaspettata che mi informava che ero stato convocato, dopo anni in cui non avevo ricevuto notizie”.

    “Ho la sensazione che mi prendano in giro, che stiano solo cercando di nascondere le loro bugie, di mettere un cerotto su una ferita.”

    Ma Siess ha confermato che intendeva presenziare all’udienza, affermando: “Voglio che questa corte ascolti la mia storia e ho piena intenzione di ritenerli responsabili”.

    Né Schmitt né Delannoy hanno risposto alla richiesta di commento di Mediapart.

    L’arcidiocesi di Strasburgo, le cui origini risalgono al IV secolo, è stata coinvolta negli ultimi anni in uno scandalo.

    Nel novembre 2022, l’arcivescovo Jean-Pierre Grallet, che ha guidato l’arcidiocesi dal 2007 fino al suo pensionamento nel 2017, ha ammesso di aver “agito in modo inappropriato nei confronti di una giovane donna adulta” alla fine degli anni ’80.

    Il successore di Grallet, l’arcivescovo Ravel, perseguì con tenacia le riforme nell’arcidiocesi, suscitando accuse di governo autoritario. Nel giugno 2022, la nunziatura apostolica in Francia annunciò che Papa Francesco aveva approvato una visita apostolica all’arcidiocesi.

    Dopo che il papa accettò le dimissioni di Ravel nel maggio 2023, quest’ultimo difese con fermezza il suo mandato, affermando di aver “sempre agito nel modo più conforme possibile alla legge e alla mia coscienza”.

    Nel febbraio 2024, Papa Francesco ha accettato anche le dimissioni del vescovo ausiliare di Strasburgo Gilles Reithinger.

    Reithinger, che aveva 51 anni, si era ufficialmente dimesso per motivi di salute , ma era stato travolto da uno scandalo che riguardava la Società per le Missioni Estere di Parigi, dove aveva prestato servizio come superiore generale prima della sua nomina episcopale nel 2021.

    Reithinger ha negato qualsiasi illecito. Il 5 settembre 2025, il quotidiano regionale Dernières Nouvelles d’Alsace ha riferito che il vescovo aveva ripreso le sue attività sacerdotali, celebrando diverse messe nell’arcidiocesi durante l’estate e ricoprendo la carica di presidente dell’ente benefico locale Caritas Alsace.

    https://www.pillarcatholic.com/p/strasbourg-vicar-general-has-open

  • I benedettini di Kornelimünster cercano le vittime di abusi

    I benedettini di Kornelimünster cercano le vittime di abusi

    I Benedettini di Kornelimünster, vicino ad Aquisgrana, invitano gli ex studenti del loro collegio che hanno subito abusi sessuali a farsi avanti. Ogni rapporto contribuisce a ottenere un quadro completo della portata e dell’impatto della violenza e degli abusi sessuali, ha dichiarato martedì ai giornalisti ad Aquisgrana Malte Täubrich dell’Istituto per il Dissenso. L’ordine religioso aveva incaricato l’istituto berlinese di condurre un’indagine scientifica sulla violenza e gli abusi sessuali nel collegio St. Benedict, gestito dalla comunità dal 1948 al 1988.

    Dopo aver esaminato fascicoli e documenti multimediali dalla primavera del 2025, l’istituto invita ora le vittime e i testimoni contemporanei a partecipare a interviste riservate. Le dichiarazioni personali hanno lo scopo di aiutare a comprendere come sono stati trattati vittime e autori, cosa ha reso difficile la scoperta dei crimini e cosa è stato fatto per le vittime e per la prevenzione.

    Interviste con le persone colpite

    Täubrich ha affermato che inizialmente lo studio dovrebbe durare fino alla metà del 2026, con il periodo delle interviste previsto per la primavera. “Tuttavia, la nostra esperienza ci insegna che le persone possono impiegare molto tempo per decidere se rilasciare un’intervista”, ha aggiunto. Pertanto, non c’è una scadenza per le interviste.

    Finora, solo poche vittime si sono fatte avanti. Maria Hanisch del Comitato per l’inchiesta indipendente sulla violenza sessualizzata negli ordini religiosi presso la Conferenza tedesca dei superiori degli ordini religiosi (AUAO) lo spiega attraverso la sua esperienza personale: “Anch’io ho impiegato 35 anni per parlarne”. L’abuso implica anche la convinzione di essere responsabili. Riflettere su questo aspetto spesso richiede molti anni. “Non è qualcosa che si fa e basta; richiede molto coraggio, auto-riflessione e la capacità di vedere cosa ti ha fatto”. Oltre ai rappresentanti dell’AUAO, lo studio è sostenuto anche da altri rappresentanti delle vittime e ricercatori esterni.

    La rivalutazione “avrebbe dovuto avvenire molto tempo fa”

    Finora, quattro ex studenti coinvolti e un’altra persona che ha subito violenza sessuale nel contesto pastorale si sono fatti avanti, riferiscono i Benedettini. Sono stati anche informati di un caso di violenza sessuale tra studenti. Tre sacerdoti, ora deceduti, sono stati accusati, due dei quali lavoravano nel collegio e uno nell’assistenza pastorale.

    I benedettini di Kornelimünster hanno affermato di essere consapevoli che, con il processo di accettazione del passato, stanno recuperando qualcosa “che sarebbe dovuto accadere molto tempo fa”. Hanno spiegato: “La comunità si sta assumendo la responsabilità delle azioni e del trattamento imperfetto delle vittime. Vuole imparare per il futuro”. Padre Oliver J. Kaftan ha spiegato: “Siamo dolorosamente consapevoli di aver trascinato questo processo troppo a lungo. Le persone colpite si sono sentite incomprese da noi, inascoltate, emarginate. Ci abbiamo messo troppo tempo a trarre conclusioni. Questa è una seconda ingiustizia che abbiamo inflitto loro”. Il capo dell’abbazia, l’abate Friedhelm Tissen, si è dimesso nel 2023 a causa di errori nell’indagine sugli abusi . (KNA)