Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedocriminalità: “i silenzi” delle diocesi di Digione e Rabat denunciati da un collettivo

    Pedocriminalità: “i silenzi” delle diocesi di Digione e Rabat denunciati da un collettivo

    Un gruppo di vittime di un sacerdote incarcerato per  violenza sessuale  aggravata ha denunciato il “silenzio”  delle diocesi di Digione e Rabat , dove il sacerdote ha officiato, sul loro “atteggiamento e risposta” a questa “violenza” , in una lettera aperta pubblicata lunedì. Sedici persone sono state identificate dal  gruppo  “La parole reçue” dopo l’incriminazione e l’incarcerazione, a fine maggio, di un sacerdote della diocesi di Digione per violenza sessuale aggravata su minore, che ha ammesso altri tre atti simili.

    Il padre officiava in numerose parrocchie nei dintorni di Digione, ma fu “esfiltrato” , secondo le parole del collettivo, nel 2017 a Rabat a seguito di una prima denuncia, poi archiviata. Tuttavia, tornò in Francia nel 2024, dopo nuove accuse questa volta in Marocco. Nel novembre dello stesso anno, al padre fu vietato “qualsiasi ministero presso i minori” , secondo la diocesi di Digione, dopo la denuncia che portò alla sua incarcerazione lo scorso maggio. La denuncia proviene da un giovane per fatti risalenti al 2010. Aveva 12 anni all’epoca dei fatti.

    Da allora, secondo il gruppo, sono state presentate altre tre denunce, che la procura di Digione non ha confermato, citando “la riservatezza delle indagini “. Il numero delle vittime potrebbe essere molto più alto, avverte il gruppo, che sta quindi cercando di rintracciare i giovani che potrebbero essere stati in contatto con il sacerdote, a Rabat e Digione.

    “Nessuna segnalazione” riguardante il sacerdote

    Ma queste diocesi hanno mostrato “silenzio “, ha scritto il gruppo in una lettera aperta pubblicata lunedì, di cui l’AFP ha ottenuto una copia. Nella lettera, indirizzata in particolare agli arcivescovi di Digione, Antoine Hérouard, e di Rabat, Cristobal Lopez Romero, il gruppo chiede “un elenco di tutti gli accompagnamenti” forniti dal padre “in presenza di giovani” . L’associazione pone anche una serie di domande circa “l’atteggiamento e la risposta delle autorità ecclesiastiche al comportamento ripetuto di questo sacerdote ” .

    Intervistato dall’AFP, l’arcivescovo di Rabat ha assicurato di non aver ricevuto “alcuna segnalazione” riguardante il sacerdote. “Sono stato io a constatare comportamenti che consideravo inappropriati e pericolosi per un sacerdote, e li ho segnalati a lui e al suo vescovo” a Digione. Tuttavia, la giustizia non è intervenuta perché questi “comportamenti non costituivano atti criminali ” . “Ho cercato il modo di aiutare padre Yves a prendere coscienza delle sue azioni “, il che “consisteva in un cambiamento di umore, supporto psicologico e guida spirituale “, ha aggiunto monsignor Romero.

    A Digione, monsignor Hérouard si è rifiutato di “rendere pubbliche” le due indagini in corso: l’inchiesta penale e l’inchiesta canonica. “I documenti sono stati inoltrati “, ha aggiunto, assicurando di aver adottato “le restrizioni necessarie” dopo la denuncia contro il sacerdote. “La mia porta è aperta per accogliere potenziali vittime “, ha aggiunto.

    https://www.lefigaro.fr/faits-divers/pedocriminalite-les-silences-des-dioceses-de-dijon-et-rabat-denonces-par-un-collectif-20250929

  • Preti pedofili e “Tolleranza ZERO” – Più di 10 anni dopo, i risultati raccontati dalle cifre

    Preti pedofili e “Tolleranza ZERO” – Più di 10 anni dopo, i risultati raccontati dalle cifre

    Per tutto il pontificato di Francesco lo slogan della “Tolleranza zero” ha nutrito speranze in tutti, soprattutto nelle vittime sopravvissute, da anni alla ricerca del riconoscimento di quanto subito e di un risarcimento umano, restituito da una chiesa impegnata non solo a riparare il danno, ma a prevenirlo.

    Più di dieci anni dopo possiamo fare il punto e capire quanto effettivamente le cose siano cambiate, se effettivamente, la situazione sia rassicurante come riportano i media, così rassicurati a loro volta che oggi si fa persino fatica a reperire notizie in materia.

    In 15 anni sono migliaia i dati che grazie a vittime coraggiose uscite dall’ombra sono giunti all’associazione, anche solo in forma di testimonianza, tuttavia ognuno di quei dati va ricordato rappresenta una vita alla quale corrisponde anche la personale storia di violenza sessuale, i vari dettagli e così via. Materiale accessibile solo agli operatori, che ad un certo punto abbiamo pensato data la vastità e l’importanza unica, soprattutto in Italia dove oltre il nostro, non esiste un dato governativo, a riflettere sull’importanza che poteva avere come valore sociale nonché come strumento di tutela per l’intera società. Per questo è nato iCODIS, una interfaccia filtrata nei dati sensibili che potesse essere consultata da tutti.

    Ebbene iCODIS, oggi alla versione 4.2, è in grado di restituire una serie davvero notevole di dati censendo in tempo reale non solo la situazione nelle regioni e province italiane, ma addirittura quella delle Regioni ecclesiastiche e delle loro province, meglio conosciute come Diocesi.

    Per una maggiore chiarezza abbiamo diviso i dati in due distinte sezioni, la prima espone i dati censiti dalla Rete L’ABUSO sulla base delle regioni italiane, la seconda invece, su una mappatura dell’Italia che ha confini territoriali differenti dai nostri.

    Nel primo caso, “Database degli abusi sessuali nel clero italiano” troverete nella Home page l’annuario dei casi che inizia a censire dal 1960, ma è molto scarno per carenza di dati fino al 2000, dove invece registrerà proprio in quell’anno già 14 casi, poco più di 1 al mese toccando l’apice nel 2016 con ben 38 casi, più di 3 al mese. Appena sotto il pannello che documenta le fonti dei casi che la Conferenza episcopale italiana ha dichiarato a partire dall’anno 2000. Subito dopo i vari database disponibili nel portale ed in fine iCODIS Live Search, un potente motore di ricerca direttamente all’interno del database.

    Nella stessa sezione, ma in una seconda pagina l’approfondimento dell’Annuario storico proposto in Home page, questa volta compreso di dettagli e statistiche.

    Immediatamente dopo i “Dati regionali divisi per province”, pannelli rappresentanti le regioni e i casi in ogni singola provincia italiana comprendenti quante bambine, bambini e persone vulnerabili sono vittime degli offender di quella regione, se questi sono stati abusati da sacerdoti, suore, catechisti, scout ecc. Trovate anche la situazione penale riferita a quegli offender, quelli ancora anonimi, quelli denunciati, quelli indagati, condannati in 1°, 2° o 3° grado, chi condannato in sede civile o in sede canonica ecc. Trovate anche qui un motore di ricerca, questa volta però interno alla sola area geografica.

    Nell’ultima pagina di questa sezione “I dati generali di sopravvissuti e offender”  il dettaglio non solo espresso con un chiaro grafico interattivo, ma anche dettagliato sempre per regione e categoria di offender, con una tabella numerica sia per gli offender, sia per le loro vittime.

    Passando alla seconda sezione “Le omissioni nelle Diocesi CEI” dove ricordiamo che il dato utilizzato è quello fornito dalla Conferenza Episcopale Italiana che, per quanto poco attendibile, ci sentiamo di garantire come reale, in quanto discorda da quello censito da Rete L’ABUSO di una sessantina di casi su 1106 da noi censiti, 1049 dichiarati invece da CEI.

    Per correttezza ricordiamo che il dato fornito da CEI è incredibilmente fumoso, privo di date dei crimini, luoghi dove sono avvenuti, dove la chiesa ha ricollocato l’offender e quali cure abbia affrontato prima del ricollocamento, la loro identità e quante vittime abbiano prodotto ecc. Per quanto riguarda la parte di dati raccolti da CEI tramite gli sportelli diocesani, è addirittura ignoto quali siano gli sportelli di provenienza del dato e in quali diocesi. Ma non scoraggiatevi, come vedrete siamo comunque riusciti ad esporre ugualmente la situazione.

    Nella Home di questa sezione il primo pannello fotografa ampiamente quanto poi più avanti dettagliato, per nulla in linea con slogan durati più di dieci anni che dicono “Tolleranza ZERO”, a meno che non abbiamo compreso totalmente al contrario quello slogan, che dietro se portava non solo l’apertura degli archivi diocesani, ma la trasparenza della chiesa, anch’essa messa in forte dubbio dai dati CEI, come detto prima, privi persino di indicazione geografica.

    Ecco il primo pannello che nel rendiconto sintetico dice; che su 1049 preti dichiarati da CEI, forse a causa della poca trasparenza, tuttavia risulta di quei casi che la chiesa italiana non ne ha denunciato neppure 1 all’autorità giudiziaria italiana. Che invece quella canonica ne ha processati presso i suoi tribunali solo 74, nessuna traccia dei restanti 975.

    Riguardo le vittime invece – sempre in virtù della trasparenza – non vi è praticamente traccia, tranne quelle poche indicate negli unici tre report della CEI, anche in questo caso però manca riferimento geografico, il supporto medico e non fornito e via dicendo. Per poter quindi fare un paragone tra il dato della RETE e quello della CEI che è privo di sopravvissuti ma che nel numero di offender in abito talare è in linea con il nostro, abbiamo utilizzato a parità di offender, quello dei sopravvissuti censito dall’associazione. Parliamo anche in questo caso di un dato in grave difetto che oggi conta sole 4619 vittime sopravvissute, diciamo sole perché il dato è in pesante discordanza con il numero di vittime censite nelle commissioni d’inchiesta governative fatte negli altri stati. Tuttavia riusciamo a farci un’idea piuttosto precisa.

    Risulta che su 4619 sopravvissuti da noi censiti, solo 2 abbiano ottenuto la giustizia promessa/attesa dai tribunali canonici, solamente una è stata risarcita spontaneamente dalla chiesa, mentre le altre poche che hanno ancora potuto recuperare un indennizzo prima della prescrizione maturata nel tempo intercorso in attesa dell’esito canonico, lo hanno ottenuto tutte grazie ai tribunali italiani.

    Proseguendo nella pagina seguono i pannelli che rappresentano altri dati interessanti e tristemente significativi, ad esempio quanti sportelli diocesani siano realmente attivi su 226 diocesi totali, quante siano le strutture terapeutiche sparse sul territorio per le vittime, quante invece per gli offender. Come fatto nell’altra sezione, questa volta indicando però la regione ecclesiastica e la diocesi di appartenenza, anziché la provincia, il dato dei casi censiti in ogni diocesi italiana, il numero di vittime in quella diocesi pochi altri dati.

    Passando al pannello successivo la storica mappa delle “Diocesi insicure” con tutti i casi sul territorio, questa volta però aggiornata in tempo reale direttamente dal database.

    Le due sessioni successive raccolgono invece una “Gli “omissori” di denuncia dei casi italiani” ovvero, l’elenco dei vescovi e cardinali che hanno rinunciato ad esercitare la loro “facoltà morale” di denunciare in tutela dei minori a loro affidati, gli offender alla magistratura. Naturalmente troverete anche quei vescovi pizzicati direttamente con le braccia infilate nella marmellata nel tentativo di coprire.

    Nella seconda le “Comunità di recupero per sacerdoti” con l’elenco di tutte le strutture scoperte nel tempo sul suolo italiano, adibite alla cura dei preti pedofili o in difficoltà.

    L’ultima sessione “Casi denunciati alla DDF” censisce quanti sopravvissuti insoddisfatti dal processo diocesano si siano successivamente appellati alla DDF, ma noi ne censiamo solamente 14 di cui 13 non anno mai ricevuto neppure una risposta, l’unica nota invece risulta inconcludente.

    Concludendo va ricordato che rimangono ancora in mano alla DDF i 613 casi di cui ci informò nel 2022 il cardinale Zuppi, che con apparente umiltà condì con la frase “Ci prenderemo le botte che dobbiamo prenderci e anche le nostre responsabilità”.

    Chissà se almeno quei 613 casi poi spariti in un battibaleno dalla memoria di CEI e media , hanno avuto una sorte migliore di quelli da noi censiti.

    Riguardo alle botte invece questa la sappiamo!

    Quelle le abbiamo prese ancora una volta noi vittime mentre grazie a Dio, la chiesa non si è fatta un solo graffio.

    Riguardo la responsabilità assunta dalla CEI, ogniuno tragga a questo punto le proprie conclusioni.

    Resta ancora un ultimo dubbio.

    Ma quando Papa Francesco diceva “Tolleranza zero”, a cosa si stava riferendo?

  • Le vittime di abusi sui minori protestano contro la mancanza di progressi nella legge volta a rendere imprescrittibile la violenza sessuale sui minori.

    Le vittime di abusi sui minori protestano contro la mancanza di progressi nella legge volta a rendere imprescrittibile la violenza sessuale sui minori.

    Le vittime di abusi sui minori, rappresentate dal Brave Movement (Siamo coraggiosi, movimenti per porre fine alla violenza sessuale sui minori), si sono radunate martedì, con tre dei loro rappresentanti, davanti al Congresso per chiedere al governo di “smettere di paralizzare” la legge sulla non applicabilità dei termini di prescrizione per i reati sessuali contro i minori .

    Le richieste di Miguel Hurtado, il primo whistleblower nel caso Montserrat , accompagnate da Matthew McVarish (membro del Comitato di Lanzarote, che monitora l’attuazione dell’omonimo Trattato sugli abusi sessuali sui minori) e Mie Kohiyama (membro del Comitato statale francese delle vittime di abusi sessuali sui minori), sono state approvate dal Parlamento europeo lo scorso giugno. Il voto è stato favorevole alla proposta di riforma della Direttiva europea 2011/93, che prevede l’inapplicabilità penale e civile nei casi di violenza sessuale su minori. Il testo è stato approvato dalla quasi maggioranza della delegazione spagnola; solo VOX e Se Acaba la Fiesta si sono astenuti. Il testo definitivo della legge dipenderà dall’esito dei negoziati trilaterali tra il Parlamento europeo, il Consiglio europeo (composto dagli Stati membri) e la Commissione europea, che inizieranno questo autunno.

    In Spagna, il 12 novembre, il Congresso ha approvato una modifica legislativa per garantire che i reati sessuali gravi contro i minori non siano soggetti a prescrizione. L’iniziativa è stata approvata con 305 voti favorevoli. Sulla base di questa considerazione, è stata avanzata una proposta per studiare una riforma del Codice Penale (articoli 131.3, 132.1 e 133.2) per garantire che i reati di pedofilia punibili con una pena detentiva superiore a cinque anni non siano soggetti a prescrizione. Questa norma è già in vigore in Paesi come Belgio, Paesi Bassi, Svizzera e Svezia. A più di 10 mesi di distanza, l’iniziativa è ancora ferma. La fase di modifica è già stata prorogata 26 volte.

    “La regola maggioritaria in Europa è la non applicabilità della prescrizione ai reati di pedofilia. Quindici Stati membri dell’UE l’hanno già approvata. Perché in Spagna ci vuole così tanto tempo per modificare una legge così basilare?”, si chiede Miguel Hurtado, vittima di abusi sessuali da parte di un predatore che ha abusato di almeno 12 minori nell’arco di 30 anni. “Non è mai stato processato per i suoi crimini perché quando ho avuto la forza di denunciare il reato, la prescrizione era già scaduta. La mia storia è molto simile a quella di molte vittime, motivo per cui il Parlamento catalano, ascoltando la nostra richiesta, ha promosso una legge che rende inapplicabili le prescrizioni ai reati di pedofilia [febbraio 2024]”.

    Matthew McVarish, scozzese e primo sopravvissuto ad abusi sessuali su minori a diventare membro del Consiglio d’Europa, spiega: “Non c’è nulla di fortunato nell’essere vittima di abusi sessuali su minori, ma avendo lavorato con sopravvissuti nell’Unione Europea, mi rendo conto di essere stato fortunato ad aver subito abusi in Scozia, perché non abbiamo limiti di tempo per perseguire i molestatori sessuali pericolosi. Se mio zio avesse abusato di me in altri paesi europei come la Spagna, lavorerei ancora con i bambini. L’accesso alla giustizia è un diritto fondamentale che non dovrebbe dipendere da una lotteria di codici postali, a seconda del paese in cui vive la vittima. Come può la Spagna giustificare il blocco di questa legge ripetutamente?”

    Mie Kohiyama, che ha sottolineato come la Spagna sia diventata un esempio nella lotta contro la violenza, “in particolare quella esercitata contro le donne”, afferma che lo sarebbe ancora di più se questa legge venisse sbloccata, perché garantirebbe l’accesso alla giustizia alle vittime che, a causa del tipo di abuso subito, impiegano molti anni per assimilarlo, accettarlo , parlare e denunciarlo.

    Hurtado sostiene che il blocco provenga dall’ufficio del Congresso (l’organo di governo e rappresentanza collegiale della Camera) e dal PSOE e dal Sumar. “Tutti i partiti ci hanno promesso che avrebbero studiato la legge, ma purtroppo, nell’ultimo anno, il PSOE e il Sumar, dall’ufficio del Congresso, hanno paralizzato l’iter legislativo, prorogando fino a 26 volte il termine per gli emendamenti all’intero disegno di legge. È profondamente frustrante perché la maggior parte dei partiti politici ci dice di essere a favore della legge. PSOE, PP, Sumar, Podemos, BNG, Junts, Esquerra e Bildu ce lo hanno confermato. L’unico che ha ancora dubbi è il PNV, ma ci ha detto di essere disposto a studiarla con calma. Con 310 voti a favore, non siamo in grado di far avanzare la legge a causa dell’ostruzionismo e dell’ostruzionismo politico del PSOE e del Sumar”, ha lamentato Hurtado.

    Alla domanda sui motivi per cui non è stato ancora raggiunto un accordo, Hurtado ha risposto: “Mi vergogno a dirlo, ma uno degli argomenti usati dal PSOE è che non hanno la fiducia necessaria per negoziare con il PP. Anche con questa legge, che riguarda i diritti civili, i ponti sono così rotti. Il grado di iperpolarizzazione politica e la mancanza di dialogo sono tali che PP e PSOE sono incapaci di raggiungere un accordo. Quello che il PSOE ci sta dicendo è che solo se il PNV prenderà posizione a favore della legge, in modo che con i voti del blocco degli investitori la legge venga approvata, la sbloccheranno”.

    Paco Aranda, portavoce del PSOE per la Giustizia, ha spiegato a questo giornale che la realtà “è un po’ diversa” e che il suo partito ha sempre dimostrato il suo fermo impegno su questo tema in ogni votazione svoltasi (Parlamento catalano, Parlamento europeo e esame al Congresso). “Non stiamo bloccando nessuna legge. La commissione proroga i termini per gli emendamenti a tutte le leggi, il che è una prassi comune, soprattutto in questa legislatura dove l’aritmetica parlamentare è quella che è. In questo caso, inoltre, si tratta di una legge organica, che richiede la maggioranza assoluta e che coinvolge tutti i gruppi. Questo può aiutare a spiegare perché a volte le leggi possano essere ritardate nella ricerca di un accordo”. E aggiunge: “Durante il governo di Pedro Sánchez, la Spagna è stata pioniera nella lotta contro l’impunità per questo tipo di crimini. Infatti, la Legge Organica 8/2021, sulla protezione integrale dell’infanzia e dell’adolescenza, approvata nel 2021 , ha già stabilito che per i reati contro la libertà sessuale in cui la vittima è minorenne, la prescrizione non inizierà a decorrere fino al compimento dei 35 anni. Il governo sta lavorando per raggiungere ampi accordi affinché questa legge venga approvata con un sostegno simile a quello della LOPIVI (Legge spagnola del 1998).

    Hurtado afferma di avere un impegno “etico e morale” nei confronti delle vittime di pedofilia. “Se alla fine, purtroppo, la legge non dovesse essere approvata in questa sessione legislativa e dovessimo aspettare la prossima, che le vittime di pedofilia ne sappiano il motivo”. La legge penale non è retroattiva, quindi gli attivisti presenti al Congresso questo martedì affermano che gli anni di ritardo nella sua approvazione “sono anni di impunità che continueremo a garantire ai pedofili”.

    La relazione del Difensore civico ha rilevato che la Spagna è uno dei Paesi al mondo con il più alto numero di vittime di pedofilia nella Chiesa (circa 440.000). Nonostante abbia commissionato la relazione, il Congresso non ha approvato alcuna misura volta a garantire il risarcimento alle vittime.

    La Legge Organica sulla Protezione Integrale dell’Infanzia e dell’Adolescenza dalla Violenza (LOPIVI), entrata in vigore nel giugno 2021, sospende l’inizio della prescrizione fino al compimento dei 35 anni da parte della vittima. In pratica, ciò significa che nella maggior parte dei casi i reati di pedofilia si estinguono quando la vittima ha un’età compresa tra i 40 e i 45 anni, sebbene in una minoranza di casi particolarmente gravi la vittima possa presentare denuncia fino al compimento dei 55 anni.

    Hurtado ci ricorda che le vittime non denunciano i casi quando vogliono. “Denunciamo i casi quando possiamo perché la paura, il trauma, la vergogna e il senso di colpa ci paralizzano per anni. Le vittime impiegano decenni per denunciare e la legge non si adatta alla loro tempestività, motivo per cui in molti paesi questa legge viene definita la legge del diritto al tempo”. Hurtado cita, ad esempio, uno studio scientifico commissionato dalla Commissione d’inchiesta statale tedesca sugli abusi istituzionali, basato su un campione di 1.000 vittime. Le sue conclusioni mostrano che l’età media alla quale le vittime hanno denunciato i casi era di 52 anni.

    https://elpais.com/sociedad/2025-09-23/las-victimas-de-pederastia-protestan-por-la-falta-de-avances-en-la-ley-para-hacer-imprescriptible-la-violencia-sexual-en-la-infancia.html

  • Sondaggio: metà dei polacchi dichiara di sfiducia nella Chiesa cattolica perché perde la sua autorità morale

    Sondaggio: metà dei polacchi dichiara di sfiducia nella Chiesa cattolica perché perde la sua autorità morale

    CRACOVIA, Polonia (OSV News) — Il livello di fiducia nella Chiesa cattolica in Polonia ha raggiunto un minimo storico: solo un terzo dei polacchi tradizionalmente cattolici ha fiducia nella Chiesa.

    Nello stesso periodo, il livello di sfiducia è quasi raddoppiato, passando dal 24,2% al 47,1%. I commentatori attribuiscono la causa del calo ai vescovi, troppo impegnati in “politica e denaro” e non attenti alla crisi degli abusi.

    L’Istituto polacco per la ricerca sociale e di mercato, o IBRiS, ha pubblicato il sondaggio, condotto per l’Agenzia di stampa polacca il 18 settembre, rilevando che la percentuale totale di persone che dichiarano di avere fiducia (“fortemente” o “piuttosto fortemente”) nella Chiesa cattolica è crollata di oltre il 22%, passando dal 58% di settembre 2016 al 35,1% nello stesso mese del 2025.

    Il “cambiamento più allarmante” si è verificato nell’arco di un anno. Tra ottobre 2024 e settembre 2025, l’indice di fiducia è sceso del 4%, mentre la percentuale di coloro che affermano di “provare una forte sfiducia” nella Chiesa è aumentata del 4,8%.

    «Mi batto il petto, anche se so che non basta», ha scritto su X il vescovo Artur Ważny di Sosnowiec. È l’unico vescovo finora ad aver commentato pubblicamente i risultati del sondaggio,

    Il vescovo, il primo a istituire una commissione indipendente per indagare sugli abusi nella sua diocesi, ha citato il Libro di Ezechiele nel suo post sui social media: “Guai ai pastori d’Israele che pascolano se stessi! Non dovrebbero i pastori pascolare il gregge?”

    Nel suo post X, il vescovo Ważny ha affermato di aver “cercato di comprendere” i risultati della ricerca dell’IBRiS e di “aver trovato una risposta nella preghiera”, citando Ezechiele: “Avete consumato latte, indossato lana e macellato vitelli grassi, ma non avete pascolato il gregge”.

    Il vescovo Ważny ha fatto molto probabilmente riferimento alle aspettative disattese dei fedeli polacchi nei confronti del ruolo di pastori, accumulate per anni, soprattutto nel momento più critico della crisi degli abusi.

    Nei cinque anni trascorsi dall’emergere della crisi nel Paese, la Chiesa in Polonia ha intrapreso numerose riforme, tra cui l’avvio della Fondazione San Giuseppe nel 2019, che finanzia la terapia e altre necessità dei sopravvissuti agli abusi, e l’istituzione dell’Ufficio del delegato per la protezione dei minori della Conferenza episcopale polacca, guidato dall’arcivescovo Wojciech Polak di Gniezno.

    Tuttavia, non ha ancora pubblicato un rapporto nazionale sulla portata degli abusi, su cui si prevede che la commissione d’inchiesta lavorerà. L’idea della commissione, tuttavia, era stata annunciata già nel marzo 2023, per poi non essere concretizzata due anni dopo.

    Inoltre, a giugno, in una mossa che ha scioccato le vittime di abusi, l’arcivescovo Polak, un aperto sostenitore dei sopravvissuti agli abusi, è stato rimosso dai vescovi del Paese dal suo ruolo di leader del team di esperti che preparava il terreno per la commissione.

    Durante l’ultimo dibattito, al quale alcuni vescovi non si sono presentati perché la votazione non era pianificata, i vescovi hanno votato per sostituire l’arcivescovo Polak con il vescovo di Gliwice Slawomir Oder.

    «La colpa del significativo calo di fiducia nella Chiesa ricade esclusivamente sui vescovi», ha scritto Tomasz Krzyżak, direttore della rivista Rzeczpospolita, nel suo editoriale del 18 settembre.

    “Basta con le distorsioni della realtà. La Chiesa è un’autorità solo per una manciata di polacchi”, ha affermato, sottolineando che dopo la caduta del comunismo nel 1989, oltre il 90% dei polacchi si fidava della Chiesa.

    Ha affermato che il fondo è stato “sperperato” da vescovi troppo impegnati in politica, troppo preoccupati per il denaro (comprese le ingenti sovvenzioni elargite alla Chiesa dai governi successivi) e che hanno ignorato gli scandali che hanno scosso la Chiesa negli ultimi sei anni.

    “Tutto si riduce alle tre P: polityka, pedofilia, pieniądze”, ha detto Krzyżak, riferendosi a “politica”, “pedofilia” e “denaro” in inglese.

    Robert Fidura, vittima di abusi sessuali da parte del clero e difensore dei sopravvissuti agli abusi, ha dichiarato a OSV News che avrebbe aggiunto un altro fattore alla lista di Krzyżak: le comunicazioni.

    “Un fattore cruciale è la totale mancanza di capacità comunicative; i portavoce attuali e passati, e persino gli stessi vescovi, parlano con un linguaggio pomposo, ecclesiastico, che forse solo gli specialisti teologici o il clero possono comprendere. Per molti, si tratta di discorsi vuoti”, ha affermato.

    Fidura ha anche sottolineato che, con la scomparsa di San Giovanni Paolo II nel 2005, la Chiesa in Polonia è entrata in un periodo di “buco nero”. “Il pontificato di San Giovanni Paolo II è stato un atto di Dio per i vescovi”, ha detto Fidura a OSV News. “Hanno deciso che il loro ruolo qui era semplicemente quello di attuare la sua visione per la Chiesa in Polonia. Quando se n’è andato, è emerso un vuoto, nessuna idea, nessuna strategia”.

    Per Fidura, affrontare la crisi degli abusi è “troppo poco e troppo tardi”, con un ulteriore colpo al sistema già consolidato quando il 18 settembre Marta Titaniec, presidente della Fondazione San Giuseppe, che aiuta le vittime di abusi, e unica laica alla guida delle strutture ecclesiastiche polacche a livello nazionale, ha dichiarato che non si sarebbe candidata per un altro, terzo mandato alla guida della fondazione.

    “Ripensando a questi sei anni, mi sento grata alle persone che ho incontrato durante il mio lavoro”, ha affermato in una dichiarazione pubblicata sulla pagina Facebook della St. Joseph Foundation.

    “Ringrazio soprattutto le persone che hanno subito danni, con le quali ho avuto l’opportunità di interagire all’interno della fondazione. Senza la vostra fiducia, la fondazione non avrebbe senso”, ha detto Titaniec.

    Ha affermato tuttavia che la decisione è stata influenzata anche dal fatto che “non sempre ho trovato comprensione per le attività della fondazione” tra i vescovi.

    “Sebbene istituita dai vescovi”, la fondazione “è stata talvolta trattata da alcuni come un’istituzione estranea ed esterna”.

    Per Fidura, “non si tratta solo di sbarazzarsi dell’unica persona laica rimasta a capo della salvaguardia delle strutture”, ma le recenti decisioni “di fatto estinguono tutto ciò che è legato alla lotta agli abusi”.

    “Sembra che non ci sarà una commissione indipendente, né ci sarà la fondazione nella forma accogliente che Marta Titaniec ha creato e guidato. La sua visione di un’istituzione incentrata sui sopravvissuti è fallita, secondo i vescovi”, ha detto Fidura a OSV News.

    Krzyżak, da parte sua, ha sottolineato: “Papa Francesco diceva spesso che un buon pastore deve sentire l’odore delle sue pecore. Il problema è che gran parte dei gerarchi polacchi non tenta nemmeno di avvicinarsi alle proprie pecore e di sentirne l’odore. L’effetto è visibile”.

    Poll: Half of Poles declare distrust of Catholic Church as it loses its moral authority

  • Abusi sessuali e vacanze in hotel di lusso: frate francescano sotto accusa

    Abusi sessuali e vacanze in hotel di lusso: frate francescano sotto accusa

    PALERMO – “Sono stata vittima di una manipolazione per ottenere ciò che voleva”, ripete con fermezza una delle presunte vittime di abusi sessuali. “Rapporto consenziente”, replica la difesa. Sotto processo c’è frate Bernardino, 66 anni, della fraternità dei minori rinnovati, originario della Colombia, ma residente a Palermo. È imputato per violenza sessuale nei confronti di cinque vittime, di cui solo una maggiorenne. Aleksander Iwaszczonek

    Il racconto della vittima

    Ed è quest’ultima a salire sul banco dei testimoni. All’epoca dei fatti contestati la giovane aveva 24 anni. Racconta ogni passaggio con lucidità. Nel gabbiotto riservato agli imputati detenuti c’è fra’ Bernardino. Mentre ascolta si porta le mani alla testa, la muove in segno di dissenso per ciò che ascolta.

    “Abusi sessuali in hotel”

    La giovane racconta che all’inizio era “un confidente, un punto di riferimento”. Presto il rapporto fra i due sarebbe sfociato in qualcosa di intimo. Le prima avvisaglie si sarebbero registrate “a Ischia, durante un viaggio, una settimana in un hotel di lusso”. In vacanza andarono il frate e due ragazze di cui una minorenne. Era un viaggio “di piacere, per rilassarci” così disse alle ragazze e alle loro famiglie. Ai superiori del suo ordine, invece, frate Bernardino mai riferì della presenza femminile. Ufficialmente erano viaggi di “raccoglimento e preghiera”.

    Ed invece le giornate trascorrevano fra bagni in piscina e gite in barca. “Ha pagato lui”, racconta la testimone rispondendo alle domande dei pubblici ministeri Maria Bambino e Mario Calabrese. In albergo, era il 2015, il frate avrebbe chiesto alle ragazze di “spogliarci e cambiarci davanti a lui. Ci disse che era un modo per esprimere la libertà del nostro corpo. Provavamo vergogna, ma l’abbiamo fatto velocemente per imbarazzo”.

    Gli espisodi contestati

    L’intimità sarebbe cresciuta nei mesi successivi. I viaggi si sono ripetuti con destinazione Roma, Venezia e Milano. La vittima, che frequentava il gruppo dei giovani della confraternita, racconta dei “baci in bocca in sacrestia prima della messa” e di quella volte in cui “provò a mettere le mani nelle mie parti intime” in albergo, mentre l’amica sedicenne dormiva.

    Un’altra volta “mi ha fatto sedere sulle sue ginocchia, mi ha infilato la mano sotto i vestiti ed è sceso fino al pube”. Riferisce anche delle “foto delle parti intime” che ha inviato via WhatsApp al francescano che usava, di nascosto, un tablet: “Me le chiedeva lui oppure gliele inviavo io”. È la stessa ragazza a dire che era “consenziente, mi fidavo di lui”.

    Ad un certo punto accennò alcune cose a un sacerdote di un’altra chiesa nel corso di una confessione ed iniziò un percorso religioso: “Mi ha chiesto perdono e ho elaborato il perdono. Volevo ricostruire il rapporto religioso” tanto da chiedergli di celebrare il suo matrimonio. Le cose cambiarono quando ricevette le confidenze dell’amica sedicenne. Allora capì che “mi faceva credere che ero l’unica con cui faceva queste cose”.

    La difesa dell’imputato

    “Ero consenziente, non mi ha obbligato ma faceva parte di una manipolazione”, aggiunge rispondendo alle domande degli avvocati della difesa Pasquale Contorno e Claudia Corrao, i quali puntano a dimostrare che non ci alcuna costruzione, ma una relazione voluta da entrambe le parti. La vicende del processo però, a giudicare dalla testimonianza, nulla c’entrano con la fine del rapporto con l’imputato. La causa fu la mancata condivisione della scelta di frate Bernardo che avrebbe voluto spostare la ragazza in un altro gruppo di preghiera.

    All’imputato vengono contestati anche dei comportamenti illeciti nei confronti di alcuni minorenni. Si parla di abbracci sconfinati in toccamenti. La ragazza aggiunge in aula una nuova accusa. Racconta, senza riuscire a collocarlo temporalmente, che l’imputato una volta sollevò il vestitino di una bambina di appena un anno. L’avrebbe toccata pronunciando la frase: “Tanto quando sarà grande non se lo ricorderà”.

    Le parti offese, i genitori e le associazioni “Cotulevi” e “Insieme a Marianna” si sono costituire parte civile con l’assistenza degli avvocati Federica Prestidonato, Marcello Drago e Girolama Manzella. Parte civile anche la diocesi di Monreale e i frati minori rinnovati assistiti dall’avvocata Giulia Galati.

    In aula ha testimoniato un superiore della confraternita che ha ripercorso le frasi dell’istruttoria canonica avviata nei confronti del frate colombiano quando nel 2014 la vicenda venne a galla. L’accusa si abusi sessuali è gravissima, ma lo sono anche gli altri comportamenti tenuti dall’imputato. L’utilizzo dei cellulari è vietato, tranne in alcuni casi e dietro autorizzazione. Di sicuro il credo della povertà francescana vieta di possedere soldi e di spenderli in un albergo di lusso.

    Abusi sessuali e vacanze in hotel di lusso: frate francescano sotto accusa

  • La Chiesa ha pagato 800.000 euro di risarcimento a 39 vittime attraverso il piano PRIVA.

    La Chiesa ha pagato 800.000 euro di risarcimento a 39 vittime attraverso il piano PRIVA.

    Una riparazione su quattro ha un costo superiore a 50.000 euro. Solo un caso ha un costo di 3.000 euro e un altro di 100.000 euro. Secondo le stime della Commissione, i restanti casi superano i 6.000 euro.

    I risarcimenti lasciano molto a desiderare. Secondo PRIVA, l’importo del risarcimento varia dai 3.000 ai 100.000 euro, sebbene si tratti di importi non significativi, poiché si è verificato un solo caso per ciascun caso. L’importo massimo pagato è stato quello della Diocesi di Barcellona.

    “In base a quali criteri pensate che una vittima di abusi sessuali infantili possa essere risarcita con una cifra così misera?” chiedono le vittime, accusando la CEE di “ignorare e persino negare la veridicità di alcuni dei casi che hanno bussato alla sua porta”.

    Le associazioni delle vittime sperano “che il governo faccia il suo lavoro e che presto inizieremo a vedere la luce del giorno, a patto che il governo soddisfi le nostre aspettative”.


    Circa 800.000 euro. Questa è la cifra approssimativa che il piano PRIVA ha speso per risarcire le 39 vittime di abusi che hanno ricevuto le relazioni di valutazione finale dall’organismo creato dalla Conferenza Episcopale, a cui il clero ha aderito, per una “riparazione integrale” per i sopravvissuti alla pedofilia clericale.

    Come riportato dall’organizzazione in un comunicato stampa questa settimana, nel corso dell’anno di attività sono pervenute 89 richieste di risarcimento integrale (32 per abusi commessi in enti diocesani e 57 in congregazioni religiose). Tre quarti di queste sono state avviate dalle vittime e, nella quasi totalità dei casi (sono state rilevate almeno due eccezioni), il risarcimento richiesto da PRIVA è stato accettato dalle vittime e pagato dalle istituzioni responsabili.

    Non si sono verificati casi in cui vescovi o congregazioni si siano rifiutati di fornire un risarcimento una volta ricevuta la segnalazione. Tuttavia, i risarcimenti lasciano molto a desiderare. Secondo PRIVA, l’importo dei risarcimenti finanziari varia dai 3.000 ai 100.000 euro, sebbene questi importi non siano significativi, poiché si è verificato un solo caso per ciascun tipo. L’importo massimo pagato è stato dalla diocesi di Barcellona.

    E, come appreso da RD, un risarcimento su quattro supera i 50.000 euro, mentre negli altri casi si stima che superi i 6.000 euro. Considerando questo, l’importo pagato alle vittime raggiungerebbe gli 800.000 euro . Una cifra considerevole, ma lontana dagli importi pagati in altri Paesi e, soprattutto, un numero esiguo di beneficiari di risarcimenti rispetto alle stime contenute nella relazione del Difensore civico e persino rispetto ai casi di abuso riconosciuti dalla stessa Conferenza episcopale.

    Subito dopo la pubblicazione del rapporto sul piano PRIVA, i responsabili di “Infanzia rubata” hanno lamentato che “ogni volta che la Conferenza episcopale apre bocca ultimamente, si tratta solo dell’ennesimo reato in una lunga lista”. A loro avviso, “la fascia tra 3.000 e 100.000 euro ci sembra offensiva” e chiedono spiegazioni. “Quali casi meritano 3.000 euro e quali 10.000, 15.000 o 25.000?”

    “In base a quali criteri pensate che una vittima di abusi sessuali infantili possa essere risarcita con una cifra così misera?” chiedono le vittime, accusando la CEE di “ignorare e persino negare la veridicità di alcuni dei casi che hanno bussato alla sua porta”.

    “Condanniamo l’atteggiamento di questa gerarchia della Chiesa spagnola, perché crediamo che non stiano svolgendo correttamente il loro lavoro “, nota Infanzia rubata, che sottolinea le richieste da loro presentate a tre diversi presidenti della CEE (Blázquez, Omella e Argüello), che “restano inascoltate, nemmeno osservate”.

    La maggior parte delle vittime legate ad ANIR si è rifiutata di partecipare al piano PRIVA e sta aspettando “che il governo faccia il suo lavoro, e presto potremo cominciare a vedere la luce, a patto che il governo soddisfi le nostre aspettative”. Riguardo alla Chiesa, “Anir ha da tempo chiuso le porte a qualsiasi altro tipo di incontro. Non la consideriamo nemmeno degna di un incontro dopo la farsa che stanno mettendo in scena con questo cosiddetto Piano PRIVA”, conclude.

    https://www.religiondigital.org/espana/obispos-indemnizar-victimas-PRIVA-religiosos-espana-abusos_0_2817018271.html

  • San Marino. DOCUMENTI. CASO PEDOFILO STEVEN JAMES. Sintesi della relazione del Segretario Canti (17 settembre 2025)

    San Marino. DOCUMENTI. CASO PEDOFILO STEVEN JAMES. Sintesi della relazione del Segretario Canti (17 settembre 2025)

    Il Segretario ha premesso che il suo intervento vuole essere una ricostruzione tecnica dei fatti, ma anche un atto dovuto come padre e cittadino, condividendo lo smarrimento delle famiglie coinvolte nel caso Steven James Raul, cittadino sammarinese condannato in Italia per violenza sessuale aggravata e continuata su minori.

    1. Solidarietà alle famiglie e chiarimenti alla cittadinanza

    • Il Governo si dichiara vicino alle famiglie colpite e denuncia la campagna mediatica di disinformazione che ha generato confusione.

    • Viene ribadito che la priorità è la tutela dei minori e la massima trasparenza nell’analisi delle falle del sistema.

    2. I fatti principali

    • Il 23 agosto 2025 Steven James Raul è stato arrestato a seguito di una condanna definitiva in Italia (5 anni e 8 mesi, poi ridotti in appello a 4 anni e 6 mesi).

    • I reati riguardano abusi sessuali su quattro minori italiani durante un camp estivo a Carpegna (2021).

    • Altri 22 bambini sammarinesi erano presenti, ma non risultano vittime.

    3. Le procedure giudiziarie ed estradizione

    • San Marino, in base alla Convenzione Europea di Estradizione del 1957, non può estradare i propri cittadini.

    • La richiesta italiana di estradizione è stata respinta dal Giudice d’Appello il 16 luglio 2025.

    • È stata quindi applicata la clausola che consente al condannato di scontare la pena a San Marino.

    • Le autorità sammarinesi hanno ricevuto comunicazioni incomplete e tardive dall’Italia: solo il 18 giugno 2025 è arrivata la documentazione definitiva.

    4. Collaborazione con Interpol e Gendarmeria

    • Interpol San Marino ha subito attivato verifiche e controlli sulla presenza di Raul nel territorio.

    • Le informazioni erano classificate e non potevano essere condivise con altre autorità se non su autorizzazione formale, motivo di ritardi e di mancate comunicazioni al pubblico.

    5. Il caso del lavoro nelle scuole

    • Raul, in attesa di decisioni, ha svolto incarichi precari come cuoco in diversi asili nido di San Marino (aprile – agosto 2025).

    • L’assunzione è avvenuta tramite autocertificazione, in cui dichiarava di non avere procedimenti pendenti.

    • In realtà era già stata emessa la sentenza definitiva italiana (marzo 2025).

    • Il 27 agosto 2025 l’Ufficio del Lavoro ha sporto denuncia per falsa dichiarazione.

    • È stato chiarito che Raul non ha mai avuto contatti diretti con i bambini, operando esclusivamente nelle cucine.

    6. Il casellario giudiziario

    • Non esiste un obbligo convenzionale di scambio automatico delle iscrizioni tra Italia e San Marino.

    • Le comunicazioni periodiche riguardano solo le condanne definitive, non i procedimenti pendenti.

    • La Convenzione di Lanzarote, ratificata da San Marino, rafforza gli impegni di prevenzione contro gli abusi sessuali sui minori, ma non prevede registri speciali né scambio automatico di informazioni sui procedimenti pendenti.

    7. Conclusioni e proposte operative

    Per evitare che casi simili si ripetano, Canti propone:

    1. Istituzione di misure amministrative preventive a tutela della collettività, specie per i casi di estradizione.

    2. Inasprimento delle sanzioni penali e amministrative per chi rilascia autocertificazioni false o incomplete, con obbligo di rinnovo annuale.

    3. Miglioramento dello scambio di informazioni con l’Italia, in attesa della firma dell’Accordo di Associazione UE, anche tramite accordi specifici bilaterali.

    4. Divieto di assumere incarichi nella PA per persone condannate o processate per pedofilia e abusi sessuali.

    In sintesi: la relazione mette in luce gravi carenze nello scambio di informazioni tra Italia e San Marino, la necessità di colmare le lacune legislative e amministrative, e l’impegno del Governo a introdurre nuove norme di prevenzione e tutela dei minori.

    S.e.& o.

    San Marino. DOCUMENTI. CASO PEDOFILO STEVEN JAMES. Sintesi della relazione del Segretario Canti (17 settembre 2025)

  • Il documentario sugli abusi nelle chiese di New Orleans basato su un reportage del Guardian vince il premio più importante

    Il documentario sugli abusi nelle chiese di New Orleans basato su un reportage del Guardian vince il premio più importante

    Un film che esamina la crisi delle molestie sessuali ai danni del clero cattolico a New Orleans ha recentemente vinto il premio come miglior documentario al Winter Park Film Festival del Colorado ed è stato scelto per essere proiettato nella città in cui è scoppiato lo scandalo.

    “Dio come mio testimone ” chiarisce “che coloro che commettono queste atrocità non possono nascondersi” e, al contempo, dà “voce ai sopravvissuti, giustizia agli abusati e una piattaforma per essere ascoltati”, ha affermato in una nota il direttore del festival cinematografico di Winter Park, Connor Nelson.

    Nelson ha dichiarato che entrambe le proiezioni del film al suo festival di inizio settembre – in parte basate su reportage del Guardian e del suo media partner di New Orleans WWL Louisiana – hanno registrato il tutto esaurito, lasciando alcuni spettatori in lacrime. Ha anche osservato che le sessioni di domande e risposte con i registi, il cast e la troupe del documentario “sono andate ben oltre qualsiasi esperienza avessimo mai vissuto al festival… dimostrando… che queste conversazioni sono necessarie”.

    Il documentario di 82 minuti è stato diretto da Lindsay Quinn Pitre, originaria di New Orleans, e prodotto da Michael Brandner Sr, che nel 2018 ha scoperto una pila di quelle che erano essenzialmente lettere d’amore indirizzate al fratello minore da parte di un prete cattolico romano, ora riconosciuto dalla chiesa di New Orleans come un molestatore di minori accusato in modo credibile.

    Il fratello di Brandner, Scot, che era adolescente quando ricevette le lettere in questione da Brian Highfill, non ne parlò mai a nessuno e morì suicida all’età di 29 anni all’inizio degli anni ’90.

    Michael presentò le lettere all’arcivescovo cattolico di New Orleans, Gregory Aymond. In una telefonata registrata tra i due, Aymond disse a Brandner che le lettere erano preoccupanti, ma non “abbastanza esplicite” da giustificare l’inclusione di Highfill in un elenco diffuso dall’arcidiocesi che identificava i sacerdoti accusati di gravi molestie su minori.

    Aymond ha infine aggiunto Highfill a tale elenco nell’ottobre 2020, dopo che WWL e un giornalista ora al Guardian hanno interrogato l’arcidiocesi su almeno altre tre persone che avevano denunciato le proprie accuse di abusi sessuali da parte del sacerdote negli ultimi 18 anni.

    “Dio come mio testimone” racconta l’esperienza della famiglia Brandner con Highfill, morto nel 2018, nonché le storie di diverse persone che hanno subito abusi sessuali da bambini da parte di ecclesiastici mentre crescevano nella fede cattolica a New Orleans, basandosi in parte su reportage pubblicati dal Guardian insieme a WWL. Racconta anche le storie di alcuni avvocati che hanno rappresentato vittime di abusi da parte del clero contro l’arcidiocesi di New Orleans dopo che la chiesa ha dovuto affrontare così tante denunce di molestie da parte del clero da dover presentare istanza di fallimento federale nel maggio 2020.

    La bancarotta è rimasta irrisolta fino a mercoledì, anche se più di 600 ricorrenti per abusi del clero coinvolti nel caso hanno iniziato a votare se accettare o meno un’offerta di risarcimento che garantisca 230 milioni di dollari, in un processo che durerà fino al 29 ottobre.

    Pitre, Brandner, il loro team e alcuni dei protagonisti di “Dio come mio testimone” hanno ritirato il premio per il miglior documentario del Winter Park Film Festival il 7 settembre. Brandner ha affermato che è stato particolarmente emozionante vedere alcuni dei sopravvissuti ritratti nel film ritirare il premio.

    “Si sono trasformati da vittime a sopravvissuti a eroi”, ha detto Brandner. “È stato davvero meraviglioso e mi ha fatto venire le lacrime agli occhi”.

    God As My Witness aveva già ricevuto una nomination come miglior documentario al Raindance Film Festival di giugno a Londra, dove è stato presentato in anteprima mondiale.

    È stato proiettato anche al festival cinematografico portoghese Cinema em Locais Inusitado e Temporarios, dove il vescovo cattolico della diocesi di Setúbal, il cardinale Américo Aguiar, ne ha autorizzato la proiezione nella sua cappella privata. Tra il pubblico era presente anche il Grupo Vita, un gruppo nazionale portoghese di sostegno per le vittime di abusi da parte del clero cattolico.

    In una dichiarazione, il direttore del festival portoghese, Luìs Teixeira, ha affermato che “l’approccio locale di Dio come mio testimone a un tema globale riesce a renderlo universale”.

    Tra le altre proiezioni nel circuito dei festival, Pitre ha affermato che “God As My Witness” era provvisoriamente programmato per essere proiettato al New Orleans Film Festival del 2025 , che si terrà dal 23 al 27 ottobre. Ha affermato di aver capito che i biglietti per quel festival avrebbero dovuto essere messi in vendita intorno alla seconda settimana di ottobre.

    https://www.theguardian.com/world/2025/sep/17/new-orleans-clergy-abuse-documentary-god-as-my-witness

  • Abusi nel clero, il Papa dimette dallo stato clericale un diacono permanente della Diocesi di Latina

    Abusi nel clero, il Papa dimette dallo stato clericale un diacono permanente della Diocesi di Latina

    Questa mattina, presso il carcere di Latina, è stato notificato al diacono permanente Alessandro Frateschi il decreto di dimissione dallo stato clericale per decisione diretta di Papa Leone XIV. Questo decreto di condanna non è appellabile. Lo comunica la Diocesi di Latina. Il chierico era accusato di aver commesso abusi sessuali a danno di cinque minori, in un periodo compreso tra il 2018 e gennaio 2023. Nel caso specifico, il Dicastero per la Dottrina della Fede, competente in materia, “vista la gravità e il manifesto compimento dei delitti da lui commessi, ha deciso di deferire la decisione direttamente al Sommo Pontefice”.

    La prima decisione in materia presa da Papa Leone, ieri le scuse a nome della Chiesa

    Questa è la prima decisione presa da Papa Leone in materia di abusi, o comunque la prima che sia stata ufficialmente resa nota. Oltretutto, proprio ieri il Pontefice, in occasione del Giubileo della Consolazione, aveva avuto forti parole di condanna nei confronti di quanti, all’interno del clero, si fossero macchiati del delitto di abusi sessuali ai danni di minori: “La Chiesa si inginocchia”, aveva scandito il Santo Padre.

    Tra i minori abusati, il figlio di un amico di famiglia e uno ricevuto in affidamento

    Il chierico era accusato di aver commesso abusi sessuali a danno di cinque minori, in particolare, tre giovani erano suoi alunni presso un istituto superiore di Latina, dove Frateschi aveva un incarico annuale come insegnante di religione cattolica; un minore gli era stato dato in affidamento mentre il quinto ragazzo è il figlio di amici di famiglia.

    Il procedimento canonico è stato istruito e curato dalla Sezione disciplinare del Dicastero per la Dottrina della Fede, cui compete il giudizio circa i reati annoverati tra i cosiddetti Delicta graviora, come quelli “contro il sesto comandamento del Decalogo commesso da un chierico con un minore di diciotto anni”.

    Non potrà più insegnare religione cattolica e parlare a nome della Chiesa

    Nel corso della notifica, è stato spiegato all’ex diacono che tra l’altro non potrà più parlare in nome della Chiesa, non potrà tenere omelie, non potrà più assumere incarichi di alcun genere nei seminari o nelle parrocchie, non potrà più insegnare materie teologiche nelle istituzioni scolastiche e accademiche dipendenti dall’autorità ecclesiastica, non potrà più insegnare materie teologiche o la religione cattolica nelle scuole non dipendenti dall’autorità ecclesiastica.

    L’iter della vicenda, dalla denuncia del caso alla decisione presa oggi dal Papa

    Come previsto dalle attuali norme canoniche, il vescovo di Latina-Terracina-Sezze-Priverno, monsignor Mariano Crociata, aveva rimesso la posizione di Frateschi al competente Dicastero, subito dopo che gli era stato segnalato il caso. Nello specifico, il 30 gennaio 2023, il vescovo veniva informato dall’Ufficio Scuola della Curia diocesana circa la richiesta di assegnazione di un nuovo insegnante di religione cattolica, al posto di Frateschi, presentata da una scuola del capoluogo, e dei motivi addotti per tale richiesta. Nelle stesse ore il Vescovo incontrava il docente per ascoltare la sua versione dei fatti.

    Al termine del colloquio, dopo aver ricevuto dallo stesso Frateschi le dimissioni dall’incarico, monsignor Crociata gli comunicava la revoca dell’idoneità all’insegnamento della religione cattolica, oltre a imporgli l’allontanamento cautelare dall’esercizio del ministero diaconale. Sempre lo stesso giorno, il vescovo Crociata firmava il decreto per l’apertura dell’indagine previa canonica, per acquisire tutti gli elementi possibili sul caso, poi trasferiti al Dicastero per la Dottrina della Fede.

    “Seppur conclusa la parte canonica, l’intero caso segna una ferita per l’intera comunità diocesana. In particolare, per le giovani vittime e le loro famiglie cui viene rinnovata la solidarietà e la massima vicinanza” sottolinea la Diocesi di Latina che “conferma il suo impegno per la protezione dei giovani”. Tutto questo – chiarisce la diocesi – “non si sovrappone o si sostituisce in alcun modo al ricorso all’Autorità giudiziaria dello Stato, che anzi è incoraggiato fortemente”.

    https://www.rainews.it/articoli/2025/09/abusi-nel-clero-il-papa-dimette-dallo-stato-clericale-un-diacono-permanente-della-diocesi-di-latina-f8900f9a-9c73-4e02-9ad7-e4e0159bb8a4.html

  • Pedofilia nel clero da “crimine abominevole” a “comportamento inappropriato”: così cambiano le parole (e la percezione) tra Francesco e Leone

    Pedofilia nel clero da “crimine abominevole” a “comportamento inappropriato”: così cambiano le parole (e la percezione) tra Francesco e Leone

    “Il Papa ha esortato tutti ad affrontare con prontezza le questioni che riguardano comportamenti inappropriati da parte del clero: ‘Non possono essere messi in un cassetto, vanno affrontati, con senso di misericordia e vera giustizia, verso le vittime e verso gli accusati’”. Così si legge in un passaggio della ricostruzione, decisamente molto sintetica, dell’udienza che Leone XIV ha avuto con i vescovi ordinati nell’ultimo anno, fornita, ventiquattrore dopo l’evento, ai giornalisti accreditati dalla Sala Stampa della Santa Sede. Derubricare, per usare un eufemismo, come “comportamenti inappropriati da parte del clero” dei veri e propri reati, penali e canonici, come gli abusi sessuali dei sacerdoti sui minori, è assolutamente grave. Inoltre, è da chiarire se la paternità di questa affermazione sia da attribuire alla Segreteria di Stato. Un passaggio, tra l’altro, inserito nella sintesi dell’udienza papale in modo del tutto marginale, quando la questione della pedofilia del clero è ovviamente centrale nel governo della Chiesa cattolica e adesso tutti gli osservatori si domandano come sarà contrastata da Leone XIV.

    Una piaga antica, ma purtroppo affrontata in modo davvero serio molto tardivamente dal Vaticano. Fu Benedetto XVI il primo Papa a scoperchiare il decennale velo di omertà che in passato aveva sempre coperto sia i carnefici che i loro insabbiatori. Ratzinger, che già da cardinale prefetto della Congregazione per la dottrina della fede si era reso conto che il Vaticano doveva urgentemente affrontare questa gravissima questione, ebbe il coraggio di intraprendere una strada non facile e molto impopolare tra le gerarchie ecclesiastiche, incontrando anche alcune vittime di pedofilia del clero durante i suoi viaggi apostolici. Una lotta nel segno della “tolleranza zero” che il suo successore sul soglio di Pietro, Francesco, ha intensificato con gesti, riforme e leggi canoniche durissime che hanno segnato un vero e proprio punto di non ritorno in materia.

    Mai nessun Papa aveva organizzato in Vaticano un summit mondiale sulla pedofilia del clero con tutti i presidenti delle conferenze episcopali nazionali. Quello che, per volontà di Bergoglio, si svolse nel febbraio 2019, fu davvero un evento storico, anticipato, come chiese il Pontefice argentino, dall’ascolto delle vittime. Un summit da cui scaturì rapidamente una legislazione durissima e inappellabile per contrastare gli abusi, punire i preti colpevoli, ma anche i vescovi che li avevano insabbiati per decenni. Una pietra miliare nella legislazione canonica in questo senso è rappresentata dal motu proprio di Francesco intitolato Vos estis lux mundi del 2019. Una politica, quella della “tolleranza zero”, espressione usata sempre da Bergoglio in materia di lotta alla pedofilia del clero, che ha spesso fatto storcere il naso negli ambienti ecclesiali, perfino in Segreteria di Stato. Nei sacri palazzi, infatti, essa è stata più volte bollata come tipica del giustizialismo americano e, quindi, non idonea alla Chiesa cattolica fondata sulla misericordia divina. Francesco, ben conoscendo queste dure critiche interne, è sempre andato serenamente dritto per la sua strada, consapevole che sulla lotta alla pedofilia del clero l’istituzione ecclesiale si gioca la credibilità.

    A ilfattoquotidiano.it, nel 2023, Bergoglio ribadì con forza: “Se nella Chiesa si rilevasse anche un solo caso di abuso, che rappresenta già di per sé una mostruosità, tale caso sarà affrontato sempre con la massima serietà”. E aggiunse: “Nella Chiesa non c’è posto per chi si macchia di questo abominevole peccato contro Dio e contro l’uomo. Ma la pedofilia è anche un reato che la giustizia deve punire. Coprire gli abusi è una pratica abituale. Pensa che il 40 per cento dei casi di abuso avviene nelle famiglie e nel quartiere e tutto questo viene coperto. Un’abitudine che la Chiesa ha avuto fino allo scandalo di Boston nel 2002. In quel momento, la Chiesa si è accorta che non poteva più coprire la pedofilia dei suoi preti, ma nelle famiglie e nel mondo dello sport c’è ancora questa abitudine”.

    Nelle parole, nei gesti e soprattutto nelle riforme di Francesco è sempre stato molto evidente che le vittime e i carnefici non possono essere messi sullo stesso piano e, soprattutto, non possono essere trattati ugualmente “con senso di misericordia e vera giustizia”. Eloquenti furono le parole con cui Bergoglio concluse il summit mondiale sulla pedofilia del clero: “Faccio un sentito appello per la lotta a tutto campo contro gli abusi di minori, nel campo sessuale come in altri campi, da parte di tutte le autorità e delle singole persone, perché si tratta di crimini abominevoli che vanno cancellati dalla faccia della terra: questo lo chiedono le tante vittime nascoste nelle famiglie e in diversi ambiti delle nostre società”. E aggiunse: “Il santo timore di Dio ci porta ad accusare noi stessi – come persone e come istituzione – e a riparare le nostre mancanze. Accusare sé stessi: è un inizio sapienziale, legato al santo timore di Dio. Imparare ad accusare sé stessi, come persone, come istituzioni, come società. In realtà, non dobbiamo cadere nella trappola di accusare gli altri, che è un passo verso l’alibi che ci separa dalla realtà”. Un magistero ereditato ora da Leone XIV.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/09/13/pedofilia-clero-papa-leone-francesco-notizie/8124785/