Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Cronaca e News

  • Quando l’abuso è in parrocchia

    Quando l’abuso è in parrocchia

    Anche se la stragrande maggioranza dei casi di pedofilia si verifica fra le mura domestiche, il terribile fenomeno è destinato a rimanere eternamente legato agli abusi sui minori commessi dai preti in tutto il mondo. Il caso dei parroci pedofili all’interno della chiesa cattolica esplode nel gennaio del 2002 negli Stati Uniti d’America, quando il quotidiano Boston Globe mette in azione i segugi della sezione speciale “Spotlight” che con la loro inchiesta svelano i “segreti” dell’arcivescovo statunitense Bernard Francis Law, accusato di aver coperto moltissimi casi di pedofilia accaduti in diverse parrocchie (ne è stato tratto un film, “Il caso Spotlight”, che ha vinto l’Oscar come miglior film).

    Ad ereditare le “macerie” lasciate da Law è stato il cardinale Sean Patrick O’ Malley, voluto da Papa Francesco a capo della Commissione vaticana sulla Pedofilia. Negli anni intorno al 2004 le denunce giunte in Vaticano per sospetti, raccapriccianti casi di abusi sessuali su minori da parte di preti cattolici erano 800 al giorno. Ma anche negli anni successivi e a noi più vicini, alla Congregazione per la dottrina della fede sono state sottoposte circa 600 querele. Il velo d’omertà intorno ai casi di pedofilia nelle parrocchie è cominciato a cadere grazie a Joseph Ratzinger, che già da Prefetto dell’ex Sant’uffizio e poi da Papa ha imposto nuove regole improntate alla “tolleranza zero”.

    Papa Francesco non si è discostato dalla sua linea, fino a processare in Vaticano anche un alto diplomatico religioso. Dal 2004 al 2013 i preti ridotti allo stato laicale, perché accusati di abusi sessuali su minori, sono stati circa 900. Ciò ha comportato non solo un danno d’immagine gigantesco per la Chiesa Cattolica, ma anche un costo economico enorme. La sola chiesa degli Stati Uniti, ad esempio, negli ultimi dieci anni ha dovuto pagare quasi 3 miliardi di dollari per spese legali, terapie e patteggiamenti.

    http://www.iltempo.it/politica/2016/05/01/quando-l-abuso-e-in-parrocchia-1.1534736

  • “Punire severamente gli abusatori”, chiedono Francesco e Mattarella. Ma non sempre i giudici li ascoltano

    “Punire severamente gli abusatori”, chiedono Francesco e Mattarella. Ma non sempre i giudici li ascoltano

    Questa è una tragedia non dobbiamo tollerare abusi sui minori dobbiamo difendere i minori e punire severamente gli abusatori”. Papa Francesco ha aggiunto a braccio questa dichiarazione ferma e severa, che impegna per primi i tribunali ecclesiastici e tutti i vescovi ad abbandonare omertà e perdonismo nei confronti dei preti pedofili, al forte incoraggiamento rivolto oggi all’Associazione Meter presente in piazza San Pietro in occasione della Giornata Nazionale per i bambini vittime. “Saluto – ha detto Bergoglio dopo il Regina Caeli – l’Associazione Meter, che da tanti anni lotta contro ogni forma di abuso sui minori. Grazie per il vostro impegno e continuate con coraggio!”.  “La voce del Pontefice – ha commentato a caldo il fondatore di Meter, don Fortunato Di Noto – si è dunque levata forte e chiara innanzi alla pattuglia di Meter riconoscibile per i cappellini e le magliette gialle indossate per l’occasione. Un giallo che vuole ricordare i colori della primavera, della rinascita, della vita che ritorna. Anche e soprattutto dopo l’abuso. Un impegno chiaro e concreto che l’Associazione porta avanti dal 1989. Noi andremo oltre e non tollereremo il silenzio e la impunità. Siamo commossi e orgogliosi per le parole pronunciate da Papa Francesco”. “Parole chiarissime – ha aggiunto il sacerdote – che stavolta segnano un punto di non ritorno: il Papa ci ha spinto ad andare oltre, ci ha incoraggiati dandoci una carica pazzesca per la nostra missione. Siamo con lei, Santità, al servizio della Chiesa e della società civile per difendere tutti i bambini. E al Papa ed ai bambini del mondo facciamo promessa: non vi deluderemo, saremo sempre pronti a correre in vostra difesa”.

    Espressioni analoghe a quelle di Papa Francesco ha usato anche il Capo dello Stato, Sergio Mattarella che ha chiesto nuovamente ieri  che la giustizia in questi casi sia ”rapida, ampia e severa’‘.

    Nella pratica però accade che la Giustizia italiana tenda a chiudere un occhio in certi casi. Ad esempio, come abbiamo già segnalato alcuni giorni fa, la Corte D’Appello di Ancona ha dimezzando la pena inflitta a don Giangiacomo Ruggeri: un anno, undici mesi e dieci giorni e pena sospesa”. Il parroco di Orciano era stato condannato per atti sessuali su una tredicenne e atti osceni in luogo pubblico ma in secondo grado è stato accolto integralmente il ricorso della difesa riformando la sentenza di primo grado che condannava il sacerdote ad una pena comunque troppo mite: due anni e sei mesi. C’è da chiedersi se questa sia giustizia. Si può ancora sperare che almeno le norme canoniche (che prevedono per questi casi la riduzione allo stato laicale, perché il sacerdozio non serve a salvare l’individuo ma è un servizio agli altri)  siano applicate in modo serio dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, che è competente su questi casi. Riportiamo una dichiarazione dell’arcivescovo di Malta Charles Scicluna, presidente della Corte d’Appello della CDF, che sembra appropriata a questa situazione: nel caso “in cui un processo civile penale ha trovato il chierico colpevole di abusi sessuali su minori o quando le prove sono schiaccianti, la Congregazione per la Dottrina della Fede può scegliere di portare il caso direttamente al Papa con la richiesta che egli emani un decreto ex officio di dimissione dallo stato clericale. Non vi è alcun rimedio canonico contro tale decreto papale”.

    E Papa Francesco il 27 maggio 2014 sull’aereo che lo riportava da Gerusalemme a Roma fu molto chiaro in proposito: “In Argentina, ai privilegiati noi diciamo: ‘Questo è un figlio di papà’. In questo problema non ci saranno figli di papà. In questo momento, ci sono tre vescovi sotto indagine: sotto indagine, tre, e uno è già condannato e si sta valutando la pena da comminare. Non ci sono privilegi. Questo abuso dei minorenni è un reato tanto brutto, tanto… Noi sappiamo che è un problema grave dappertutto, ma a me interessa la Chiesa. Un sacerdote che fa questo, tradisce il Corpo del Signore, perché questo sacerdote deve portare questo bambino, questa bambina, questo ragazzo, questa ragazza alla santità; e questo ragazzo, questa bambina si fida, e questo invece di portarli alla santità, abusa di loro. E questo è gravissimo! E’ proprio come… farò un paragone soltanto: è come fare una Messa nera, per esempio. Tu devi portarlo alla santità e lo porti a un problema che durerà tutta la vita… Prossimamente ci sarà una messa con alcune persone che hanno subito abusi, a Santa Marta, e poi una riunione con loro: io e loro, con il Cardinale O’Malley che è della Commissione. Ma su questo si deve andare avanti, avanti: tolleranza zero”.

  • A Bruxelles verranno chiuse e sconsacrate «a breve» 35 chiese su 110?

    A Bruxelles verranno chiuse e sconsacrate «a breve» 35 chiese su 110?

    A Bruxelles chiuderanno presto 35 chiese su 110, in una delle più grandi «riorganizzazioni» mai portate avanti dalla Chiesa cattolica in una capitale europea? È questa la prospettiva anticipata in due articoli esclusivi dal giornale belga La Libre. La questione è complessa e delicata, tocca nel vivo gli animi dei fedeli ma non è semplicemente un problema belga, visto che il cristianesimo è in difficoltà in tutta Europa.

    LE MOTIVAZIONI. È dal 2005 che a Bruxelles si parla «dell’avvenire delle parrocchie e della presenza della Chiesa». Monsignor Jozef De Kesel, l’allora vescovo del vicariato di Bruxelles, uno dei tre in cui è divisa la diocesi di Malines-Bruxelles, annunciò quell’anno in una lettera pastorale la futura riorganizzazione delle parrocchie. Due i motivi addotti: da una parte «la probabilità che il numero attuale delle comunità parrocchiali sia in futuro al di sopra delle nostre forze e possibilità», per il numero decrescente di cattolici, dall’altro la consapevolezza che «un numero elevato di parrocchie e la presenza su tutto il terreno non corrisponde più alla posizione reale della Chiesa nella nostra società moderna», che è «multireligiosa e multiculturale» (nella capitale ci sono più musulmani praticanti che cattolici praticanti).

    CHIUSE DUE SUE QUATTRO. La realtà del Belgio, diviso tra diverse comunità linguistiche, è più complessa di quella degli altri paesi. E così anche l’organizzazione della Chiesa. Nell’area di Bruxelles capitale esistono 107 parrocchie, servite da 250 sacerdoti, divise in 11 unità pastorali neerlandofone, 25 unità pastorali francofone e 42 comunità di origine straniera. Riunite tutte in 4 decanati. Secondo informazioni raccolte da tempi.it, in ogni unità pastorale verrebbero chiuse «a breve» due parrocchie su quattro.

    FEDELI PREOCCUPATI. Questo non significa che tutte le chiese delle parrocchie abolite verranno subito sconsacrate, ma nel frattempo ogni attività (catechismo, cresime, battesimi, messe) terminerà. La notizia, soprattutto dopo la diffusione del primo articolo di La Libre, il 22 marzo, ha creato malanimi tra i fedeli. Soprattutto perché tanti non ne sapevano nulla e della citata «concertazione» non hanno visto traccia.

    SETTE CRITERI. Alcuni fedeli interpellati da tempi.it, pur riconoscendo che alcune parrocchie debbano essere chiuse per mancanza di fedeli o per problemi finanziari, non capiscono perché sia necessario chiudere due parrocchie per ogni unità pastorale quando il numero di sacerdoti è sufficiente per servirle. Così, è il timore, si rischia di sacrificare anche delle comunità attraenti e vivaci ma magari non inserite in un buon «progetto urbanistico di quartiere», come recita uno dei sette criteri per decidere quali parrocchie chiudere e quali mantenere aperte.
    In particolare, il sacerdote di una chiesa di un piccolo comune di Bruxelles capitale, che dovrebbe essere sconsacrata per la riorganizzazione, ha chiesto che venisse piuttosto offerta alla comunità polacca locale, che non ne ha ancora una. Ma la proposta è stata rifiutata.

    L’INCONTRO. Fonti interne alla diocesi assicurano a La Libre che ancora non è stato deciso con precisione quali parrocchie chiudere e quali tenere aperte. A breve, dovrebbe anche esserci un incontro tra un gruppo di fedeli preoccupati e il nuovo vicario di Bruxelles, monsignor Jean Kockerols. Il progetto di riorganizzazione, infatti, è tornato di attualità quando l’ex vicario, monsignor De Kesel, autore della lettera pastorale nel 2005, è diventato vescovo di Malines-Bruxelles al posto di André-Joseph Léonard (quello più volte insultato dalle Femen).

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  • Al cinema parrocchiale un film sulla pedofilia. La scelta scomoda della sala di Sassello

    Al cinema parrocchiale un film sulla pedofilia. La scelta scomoda della sala di Sassello

    Ancora non è chiaro ciò che vorrà dire don Mirco Crivellari salendo sul palco del cinema-teatro parrocchiale di Sassello, prima della proiezione del film «Il caso Spotlight». E non è nemmeno escluso che, all’ultimo istante, rinunci a presentarsi. Domani sera (inizio ore 21,15), infatti, nella capiente sala da quasi duecento posti, con il patrocinio del Comune sarà proiettata la pellicola che racconta la storia della squadra di giornalisti investigativi del «Boston Globe», soprannominata appunto Spotlight, che nel 2002 sconvolse l’opinione pubblica con le rivelazioni sulla copertura sistematica da parte della Chiesa cattolica degli abusi sessuali commessi su minori da oltre settanta sacerdoti locali, in un’inchiesta premiata col Premio Pulitzer. L’opera ha conquistato due Oscar quale miglior film e sceneggiatura originale. Ma a Sassello, da giorni, la proiezione è divenuta tema di aspre discus
    sioni. Non tanto per il contenuto, ma sul luogo in cui si svolgerà lo spettacolo. La sala di piazza dell’Oratorio, riaperta nel febbraio sotto la guida di Carlo Deprati e dei tanti altri volontari dell’Associazione Teatro Sassello, propone titoli di autore e di grande attualità. Deprati è categorico: «Certamente il film sarà proiettato, per quale motivo non dovrebbe esserlo ? Don Mirco ? Credo che voglia intervenire prima del film, faccia pure. Non entro nel merito». Come accaduto lo scorso anno a Varazze, la storia si ripete. Allora, creò scompiglio la proiezione al cinema salesiano Don Bosco di «Cinquanta sfumature di grigio». Adesso tocca a Sassello toccare un altro tema scottante. Sarà per la posizione e per la proprietà dello stabile, don Mirco non sembra proprio entusiasta del film in procinto di proiezione. Non è stato possibile avere il parere diretto del prete. Sia in curia, sia al telefono cellulare, don Mirco non ha risposto ai vari tentativi di chiamate.

    Massimo Picone LA STAMPA Savona

  • Voci e pensieri delle suore che hanno subito abusi sessuali

    Voci e pensieri delle suore che hanno subito abusi sessuali

    Il trauma si manifesta con sensi di colpa e incide sui comportamenti

  • La casa a luci rosse di Milazzo? L’appartamento sarebbe di un sacerdote

    La casa a luci rosse di Milazzo? L’appartamento sarebbe di un sacerdote

    Sarebbero di proprietà di un sacerdote e di una dipendente comunale le due case d’appuntamento sequestrate la settimana scorsa dagli agenti del commissariato di polizia di Milazzo, guidato dal vice questore Antonio Rugolo. All’interno dei due appartamenti, entrambi in un popoloso condominio di via Spiaggia di Ponente, operavano da mesi una decina di donne provenienti dall’America latina che si alternavano nell’offrire prestazioni sessuali a clienti che provenivano da tutto l’hinterland. I prezzi erano “popolari”: tra le 50 e le 70 euro. Troppo “passeggio” – giorno e notte – per passare inosservati. Ogni donna, infatti, riusciva ad incassare anche 500 euro al giorno.

    Una situazione che avrebbe portato all’esasperazione i condomini che – a quanto pare – avevano più volte avvertito, sia il sacerdote che la donna, delle pratiche che avvenivano all’interno dei propri locali. L’attività, però, non sarebbe mai cessata. Secondo gli inquirenti gli appartamenti venivano affittati (o sub affittati) mensilmente a somme al di sopra dei prezzi di mercato e, secondo una nota della questura, non interamente dichiarati.

    Il sacerdote, originario di un centro limitrofo, ma residente da anni a Milazzo, è stato denunciato assieme alla dipendente comunale (in quanto proprietari degli immobili) e ad una donna extracomunitaria che avrebbe coordinato le ragazze tra i 20 e i 30 anni che si prostituivano e che pubblicizzavano anche su giornali e siti specializzati le proprie prestazioni hot.

    Gli appartamenti si trovano (in piani diversi). I condomini spesso venivano disturbati, notte e giorno, dai clienti alla ricerca di sesso a pagamento che spesso suonavano al campanello sbagliato o, addirittura, “importunavano” nelle scale le donne che vivevano nel palazzo ma erano estranee alla casa d’appuntamento. Situazione che ha portato alla “rivolta” con tanto di denunce e la relativa collaborazione con le forze dell’ordine per porre fine all’incubo. All’interno degli appartamenti sono stati trovati “oggetti del mestiere” così da soddisfare le richieste di ogni cliente, oltre ad un migliaio di profilattici.

    La casa a luci rosse di Milazzo? L’appartamento sarebbe di un sacerdote

  • Task force contro la pedofilia online

    Task force contro la pedofilia online

    Una task force internazionale anti pedofilia e pedopornografia senza precedenti. Questo il risultato di due settimane di lavoro della Victim identification task force (Vidtf) presso il quartier generale di Europol, a L’Aja. Dodici esperti provenienti da altrettanti Stati membri Ue (tra cui l’Italia) hanno siglato un accordo operativo di cooperazione giudiziaria con Interpol, l’Fbi e l’Ice degli Stati Uniti e gli omologhi di Australia e Canada per identificare i minori vittime dello sfruttamento e abuso sessuale. L’accordo prevede la messa in comune delle tecniche investigative più all’avanguardia, e la condivisione dei dati ottenuti dallo studio delle immagini in Rete all’interno di gruppi di lavoro ad hoc. L’Italia ha messo a disposizione operatori specializzati del Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia online (Cncpo), e gli altri paesi europei aderenti sono Germania, Francia, Regno Unito, Spagna, Austria, Croazia, Danimarca, Estonia, Olanda, Romania e Svezia. Oltre 250 sequenze riguardanti abusi sessuali su minori contenuti su file di immagini e video sono state caricate nel database dell’Interpol denominato Child sexual exploitation, nel quale sono state aggiunte 300 sequenze a serie di immagini riguardanti singole vittime già esistenti nello stesso database. Inoltre Interpol ha distribuito pacchetti di intelligence a diversi paesi, per aiutarli a identificare le vittime e sono «già in stato avanzato tutta una serie di indagini che presto permetteranno di ottenere risultati positivi nell’individuazione dei responsabili».

    http://www.italiaoggi.it/news/dettaglio_news.asp?id=201604192045062601&chkAgenzie=ITALIAOGGI#

  • Crolla il muro del silenzio intorno agli abusi sessuali del clero: le tappe

    Crolla il muro del silenzio intorno agli abusi sessuali del clero: le tappe

    Un muro d’omertà che si sgretola poco a poco in tutto il mondo, quello degli abusi su minori commessi da esponenti del clero.

    Nel 2014 è il Comitato dei diritti del bambino dell’Onu a pubblicare un rapporto che accusa il Vaticano di aver sacrificato la verità sull’altare della reputazione della Chiesa.

    Kirsten Sandberg. presidente della Commissione: “La Santa Sede ha adottato politiche e pratiche che hanno portato alla continuazione degli abusi e all’impunità dei colpevoli. Un altro problema è l’omertà che è stata imposta dalla Chiesa sui bambini e il fatto che la segnalazione alle autorità di polizia nazionali non sia mai stata resa obbligatoria”.

    Proprio quel che aveva rivelato lo scandalo di Boston del 2002, quando l’arcivescovo e cardinale Bernard Law aveva dovuto dimettersi. Aveva chiuso gli occhi di fronte ai molti casi di abusi sessuali commessi impunemente da sacerdoti.

    In Irlanda, un caso simile viene portato alla luce nel 2009 dopo nove anni d’indagini. Migliaia di bambini sono stati vittime di abusi sessuali e fisici per decenni in istituti gestiti dalla Chiesa cattolica. Secondo il rapporto stupro e molestie erano “endemici” nei centri in cui erano ospiti i ragazzi. “Quest’inchiesta conferma le testimonianze delle vittime, – ha dichiarato in quell’occasione John Kelly, una delle vittime stesse. – Svela dove i bambini venivano violentati e maltrattati brutalmente, e così le vittime sentiranno che è stata fatta giustizia e questo li conforterà un po’”

    Nel 2010 è la chiesa cattolica tedesca a finire sotto accusa per casi di abusi sessuali risalenti agli anni Settanta in diverse istituzioni educative. Ancora una volta, la gerarchia non ha una gran voglia di risolvere il problema, denunciano le vittime, come Norbert Denef, dell’associazione Netzwerk B: “Avete visto le reazioni dei singoli individui. Nessuno è colpevole: ‘Non mi assumo nessuna responsabilità’, dice il vescovo Ackermann. Ed è lui a rappresentare la Chiesa. Questo significa che i responsabili di questi crimini sono seduti intorno a un tavolo per discutere su come andare avanti”.

    Accuse cui papa Francesco ha teso l’orecchio, perché lo scandalo è duplice: non solo migliaia di bambini vittime di abusi, ma anche decine di vescovi che hanno deciso lucidamente di proteggere gli aggressori. In occasione della messa del 7 luglio 2014 per le vittime dei casi di pedofilia, ha chiesto “perdono per i peccati d’omissione da parte dei leader della Chiesa che non hanno risposto in modo adeguato alla denuncia di abusi presentata dai familiari e dalle vittime stesse”.

    Non solo parole: alle scuse Bergoglio ha fatto seguire la creazione di un tribunale per i vescovi che non hanno dato seguito alle denunce, introducendo il reato canonico di “abuso d’ufficio episcopale”.

  • Pedofilia. Per i vaticanisti Wojtyla fu tradito dai suoi collaboratori

    Pedofilia. Per i vaticanisti Wojtyla fu tradito dai suoi collaboratori

    A distanza di undici anni dalla scomparsa, e a due dalla canonizzazione, una parte del sistema mediatico internazionale ritiene che Papa Giovanni Paolo II abbia riservato “mano leggera” alla piaga della pedofilia interna agli ambienti della Chiesa. In questi giorni, due casi fra tutti hanno focalizzato l’attenzione della pubblica opinione sui “crimini abnormi” (come ebbe a definire gli abusi sessuali Benedetto XVI) commessi da sacerdoti e da religiosi su minorenni. I cardinali George Pell e Philippe Barbarin sono gli ultimi due capitoli del grande dossier targato “pedofilia” presente sulle scrivanie dei Papi già dagli anni ’90, quando a Giovanni Paolo II vennero comunicati casi di sacerdoti pedofili americani. In relazione a questo, alcuni vaticanisti italiani, intervistati dal FarodiRoma.it, hanno spiegato cosa resta oggi della reazione che Papa Wojtyla riservò al fenomeno e se la sua memoria sia stata danneggiata.

    Gian Franco Svidercoschi ha subito desiderato evidenziare la collaborazione tra Papa Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, già da quando quest’ultimo era cardinale. “Vorrei ricordare – ha commentato il vaticanista di origini polacche – che Wojtyla nel 2001 ha fatto una cosa d’accordo con Ratzinger: si è accorto che mentre scoppiava in America la storia della pedofilia non bastava solo attenersi al codice del diritto canonico per i vescovi perché questi erano abituati a pensare che fosse più importante salvare il nome dell’istituzione e non delle vittime. Dal 2001, considerata l’incapacità dei vescovi – ha spiegato Svidercoschi – il Pontefice decise che del problema si sarebbe occupato la Congregazione per la Dottrina della Fede alla cui guida fu posto il cardinale Joseph Ratzinger”. “Un papa non può fare tutto: la storia di padre Marcial Maciel Degollado, scosse la Chiesa, e quando ho chiesto al cardinale Dziwisz se il Papa sapesse lui mi rispose di no. In Vaticano vige la politica del silenzio: sono stato per due anni vice direttore dell’“Osservatore Romano”: e quando me ne sono andato al Papa non è mai stata comunicata la mia decisione. Non è pertanto responsabilità del Papa ma del sistema di corte vaticana che non veicola le informazioni al Pontefice. Io credo che chi abbia seguito il magistero wojtyliano conosca le decisioni riflettute dal Papa già a partire dallo scandalo scoppiato negli Stati Uniti e la sua linea di tolleranza zero davanti allo scandalo della pedofilia.

    In accordo con Svidercoschi, Valentina Alazraki, diventata vaticanista nel 1974 con Paolo VI, sostiene che i due Pontefici abbiano collaborato tra loro per il bene della Chiesa: “Francesco ha voluto ringraziare Giovanni Paolo II per aver garantito al cardinale Ratzinger di indagare su padre Maciel. E poi si è detto grato anche a Benedetto XVI per essere arrivato fino in fondo da solo”.
    Per il giornalista Marco Tosatti, invece, la storia di abusi che coinvolge padre Maciel ha danneggiato Giovanni Paolo II perché fu il Papa per primo a essere ingannato dal religioso che fondò la Congregazione clericale dei Legionari di Cristo. “La presa d’atto del problema fu pensata immediatamente dal Papa che incaricó Ratzinger affinché indagasse il caso. “Per chi commette queste cose nella Chiesa non c’è posto”, disse Wojtyla”.

    “La questione della pedofilia resta uno dei grandi enormi buchi neri della figura di Giovanni Paolo II. Maciel è stato il caso più aberrante che ci sia stato nella chiesa moderna. Ancora oggi ci si chiede se il Papa sapesse oppure no”. Queste le dichiarazioni di Franca Giansoldati, la quale assieme a Marco Tosatti è autrice del libro “Il demonio in Vaticano. I Legionari di Cristo e il caso Maciel”. “Le prime denunce – spiega la vaticanista del Messaggero – arrivarono in Vaticano nel 1997. Nel 2005 Benedetto XVI in una totale solitudine ha fatto emergere la piaga. San Giovanni Paolo II (l’unica ombra che c’è su questa grandissima figura di Papa) è rimasto vittima dei suoi collaboratori che lo hanno mantenuto lontano dalla verità”.

    D’accordo con Franca Giansoldati si dice anche Raffaele Luise, vaticanista Rai: “la figura del Papa polacco è stata danneggiata da chi doveva servirlo. A Wojtyla non hanno fatto sapere questa realtà fino in fondo e proprio per questa ragione il Papa non ha preso coscienza della vastità del fenomeno. Se si fa il paragone tra il coraggio di Benedetto XVI che ha affrontato per primo il dramma della pedofilia con forza e trasparenza e Giovanni Paolo II certamente quest’ultimo si troverà in difficoltà”.
    Anche Andrea Tornielli, vaticanista della Stampa e coordinatore di Vatican Insider, ritiene che la responsabilità della “mano leggera” della Chiesa sotto il pontificato di Giovanni Paolo II non sia da addebitare al Papa ma ai suoi collaboratori più stretti. “Sono sorte delle domande relative a quanto Giovanni Paolo II sapesse – ha detto Andrea Tornielli – soprattutto nell’ultima fase del suo pontificato, quando avevano un potere sempre più maggiore alcuni suoi collaboratori. Un altro aspetto fondamentale è che Wojtyla, memore dei dossieraggi costruiti nella Polonia sovietica, nutriva un naturale sospetto verso le accuse sessuali che interessavano alcuni sacerdoti. Questo ha potuto influire nell’approccio che egli ha riservato a questi temi”.

    Alessandro Notarnicola

  • Ha abusato di minori in una scuola e più di 20 anni dopo il tribunale lo ha condannato

    Ha abusato di minori in una scuola e più di 20 anni dopo il tribunale lo ha condannato

    La Corte Suprema di Giustizia ha ratificato in via definitiva la condanna dell’ex religioso Fernando Enrique Picciochi, del Collegio Marianista, che ha abusato di minori più di 20 anni fa e il cui caso è venuto alla luce grazie alla dichiarazione di una delle sue vittime diversi anni fa.

    La suprema corte ha stabilito martedì 29 marzo che i ricorsi di querela straordinaria presentati dalla difesa di Picciochi sono “inammissibili”, quindi la condanna fissata nel dibattimento orale e pubblico del 2012 – e che era già stata ratificata dalla Camera di Cassazione Penale nel 2014 -, rimane in piedi.

    Il processo è stato avviato da Sebastián Cuattromo, vittima del sacerdote, che è stato incoraggiato a raccontare la sua storia a LA NACION nel 2014 , due anni dopo aver ottenuto la sentenza e 14 da quando ha sporto denuncia. Cuattromo ha ritenuto “centrale” ottenere la sentenza nel processo orale del 2012 perché implicava che “più di 20 anni dopo che gli abusi erano stati commessi, la Giustizia li considerava provati”.

    Nel 2000 Cuattromo ha sporto denuncia alla Giustizia Civile contro il Collegio. In un’istanza di mediazione giudiziaria, lo hanno costretto a firmare un accordo in cui accettava di ricevere un compenso economico, pur con una clausola di “riservatezza”. Secondo la Comunità omosessuale argentina (CHA), che ha celebrato la decisione della Corte, Cuattromo ha dichiarato: “Nel 2012 mi sono presentato all’ufficio del difensore civico perché non volevo tacere. Per me era essenziale che il processo avesse uno status pubblico, che serva a testimoniare, e poco tempo dopo questo organo emanò una delibera con la quale ero dispensato dal mantenere la clausola di riservatezza”.La storia di Sebastián e la sua lotta per rendere visibili i casi di abusi sui minori

    Sebastián Cuattromo ha subito abusi durante la sua adolescenza da parte dell’ex religioso Fernando Enrique Picciochi, insegnante della scuola marianista dove ha studiato. L’impatto dell’evento sulla sua vita -che tenne segreta per dieci anni-, lungi dal soggiogarlo, lo spinse a lottare perché fosse fatta giustizia e a rendere visibile non solo il suo caso, ma anche quello di altre persone che hanno sofferto e quella dei bambini e delle bambine che oggi ne soffrono anche loro.

    Aveva dodici anni quando subì il primo abuso. “La mia adolescenza e la mia prima giovinezza sono state molto sofferenti. Come capita a tutti noi, lo sviluppo della mia vita è stato molto difficile per me, sia in termini personali che sociali. Questo ti colpisce in modo integrale”, ha detto a LA NACION .

    Tuttavia, dopo aver vissuto in solitudine con quel silenzio che lo torturava, ha deciso di fare qualcosa di più e, insieme a Silvia Piceda, compagna anche lei abusata che ha conosciuto nel suo percorso attraverso la Giustizia, hanno formato Adultxs por los derechos de la infancia , un gruppo di persone che hanno subito abusi nella loro infanzia o giovinezza e che si incontrano ogni sabato per scambiarsi esperienze. Il gruppo è diventato anche un modo di militanza pubblica affinché questo argomento tabù non sia più ignorato dalla società. Oggi celebrano la vittoria di aver ottenuto Giustizia e continuano a lavorare per influenzare pubblicamente la difesa dei bambini e dei loro diritti.

    https://www.lanacion.com.ar/seguridad/abuso-de-menores-en-un-colegio-y-mas-de-20-anos-despues-la-corte-lo-condeno-nid1884337