Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Cronaca e News

  • PEDOFILIA, I FANTASMI DI BERGOGLIO

    PEDOFILIA, I FANTASMI DI BERGOGLIO

    Via al processo a don Mauro Inzoli, esponente di spicco di Comunione e liberazione, accusato di violenze su otto bambini. Ma il Vaticano continua a essere poco trasparente

    di Federico Tulli

    Ricordate don Mauro Inzoli? Sebbene a giugno 2014 fosse stato «invitato» dalla Congregazione per la dottrina della fede «a una vita di preghiera e di umile riservatezza, come segni di conversione e di penitenza» per gli «abusi su minori» affidati alla sua cura, il 17 gennaio 2015 fu immortalato sorridente al convegno organizzato dalla Regione Lombardia per tutelare i valori «della famiglia tradizionale». L’ex parroco di Crema, esponente di spicco di Comunione e liberazione, fondatore del Banco Alimentare e dell’Associazione della fraternità, si godeva lo spettacolo in seconda fila. Davanti a lui sedevano il governatore Roberto Maroni e il predecessore, Roberto Formigoni, di cui, Inzoli, si dice sia stato il confessore. Condannato – si fa per dire – dalla Santa Sede «alla pena medicinale perpetua» per lo Stato italiano era un uomo libero. Il 9 marzo le cose potrebbero cambiare. È la data fissata dal gip di Cremona Letizia Platè per il processo al prete, sotto inchiesta in Italia solo da ottobre 2014 in seguito a due esposti del senatore Sel Franco Bordo. L’accusa è di quelle pesanti: “Violenza sessuale con abuso di autorità e violenza sessuale aggravata per abuso di minori di 12 anni”. A Inzoli sono imputati otto casi, altri 15 sono caduti in prescrizione. Rischia 12 anni di carcere e la pena potrebbe ridursi di un terzo con il rito abbreviato. Ma un eventuale appello allungherebbe i tempi facendo cadere in prescrizione tutti i reati. A dilatare l’iter investigativo ha contribuito la Santa Sede negando alla procura di Cremona gli atti dell’istruttoria e del procedimento canonico perché vincolati dal «segreto pontificio».

    L’avvio del processo penale a don Inzoli coincide con il terzo anniversario del pontificato di Bergoglio. Sin dal 13 marzo 2013, Francesco si è dedicato, almeno a parole, alla lotta contro la pedofilia nel clero cattolico. Ma il gesuita argentino ha poco da festeggiare. I due Oscar vinti da Spotlight di Tom McCarthy (miglior film e miglior sceneggiatura originale) riportano con forza in primo piano l’ineludibile questione della trasparenza come chiave di volta per scardinare il sistema di potere complice dei pedofili in tonaca contro cui lo stesso Bergoglio si è spesso scagliato in nome della «tolleranza zero». Un’idea di trasparenza che si lega a quella di collaborazione con le autorità degli altri Paesi, che evidentemente però non è stata ancora ben assimilata in Vaticano nemmeno dal papa. Lo dicono la rogatoria negata e il “segreto pontificio” sul caso Inzoli. Ma anche, per fare un esempio, la vicenda giudiziaria di Emiliano Fittipaldi e Gianluigi Nuzzi. I due giornalisti rischiano 8 anni di carcere in Vaticano per aver pubblicato nei rispettivi libri – Avarizia (Feltrinelli) e Via crucis (Chiarelettere) – notizie vere documentate da fonti certe. Proprio come fecero nel 2002 i colleghi del team Spotlight del Boston Globe, cui invece la tenace inchiesta che smascherò le sistematiche complicità delle istituzioni ecclesiastiche con i pedofili valse il Pulitzer. Ad aumentare la distanza tra gli annunci di Bergoglio e la realtà dei fatti ci si mette anche la Pontificia commissione per la protezione dei minori da lui creata, sommersa dalle polemiche per l’espulsione di un membro laico, l’avvocato inglese Peter Saunders. Il quale, intervistato dalla Bbc, ha attaccato papa Francesco reo «di non aver fatto nulla per mettere fine agli abusi di matrice clericale sui bambini», e ha definito «oltraggiosa» la nomina del suo amico monsignor Juan de la Cruz Barros Madrid, vescovo di Osorno in Cile, sospettato di aver protetto padre Karadima condannato per pedofilia nel 2011. La defenestrazione di Saunders va messa in relazione alle sue accuse contro il cardinale George Pell di avere ignorato e coperto per decenni abusi compiuti da oltre 280 sacerdoti. Affermazioni che il superministro dell’Economia di Bergoglio, già arcivescovo di Melbourne e di Sydney, ha sempre respinto, senza però riuscire a evitare di deporre il 28 febbraio scorso di fronte alla Commissione governativa australiana sui crimini pedofili. «Non sono qui per difendere l’indifendibile», ha detto il cardinale, ammettendo che la Chiesa ha commesso «errori enormi» consentendo l’abuso di migliaia e migliaia di bambini. Troppe denunce arrivate da fonti credibili sono state spesso respinte «in scandalose circostanze», ha osservato tentando di smarcarsi. Una linea coerente con la posizione della Pontificia commissione schierata contro i vescovi (Conferenza episcopale italiana compresa) che nelle loro linee guida anti pedofilia non prevedono l’obbligo di denuncia laddove non è imposta dalle leggi “laiche”. «Abbiamo tutti la responsabilità morale ed etica di denunciare gli abusi presunti alle autorità civili», ha ricordato il cardinale O’Malley, capo della commissione.

    Una responsabilità che però di fatto non sfiora la Santa Sede e chi la guida. Va ricordato infatti che tra il 2004 e il 2013 la Chiesa ha espulso 848 sacerdoti responsabili di abusi. Lo dissero con orgoglio i nunzi di papa Francesco a due commissioni Onu (quella per l’infanzia e quella contro la tortura). Bene, anzi, male. Per alcuni di loro la dimissione dallo stato clericale è probabilmente arrivata dopo una condanna penale “laica”. Per altri invece si è espresso solo il Tribunale ecclesiastico. Era il 2014, dove sono oggi questi pedofili ignoti alla giustizia “terrena”? Non si sa. Come si chiamano? Quanti sono? Non si sa. Gli emissari del papa non risposero alle istanze dell’Onu che anche per questo ha accusato la Santa Sede di aver «regolarmente messo al di sopra dell’interesse dei bambini la tutela della reputazione della Chiesa e la protezione dei responsabili». Il monito delle Nazioni Unite ha spinto Bergoglio a imporre un cambio di rotta mediante la segnalazione obbligatoria alle autorità civili? La risposta è sempre no. Come nel caso di don Inzoli, i fatti e la trasparenza stanno a zero.

    LEFT del 5 marzo 2016

  • Nessuna alternativa: stato laicale per i preti abusatori

    Nessuna alternativa: stato laicale per i preti abusatori

    I preti pedofili “sono un pericolo sociale, dunque la Chiesa non può esimersi dal compiere i passi necessari”. Lo afferma padre Giuseppe Crea, missionario comboniano e psicoterapeuta, in un’intervista al Servizio Informazione Religiosa della Cei. Anche se le nuove norme impongono la riduzione allo stato laicale, ci sono sacerdoti condannati per abusi dai tribunali civili, che chiedono di poter restare preti, come se tale condizione fosse necessaria alla loro salvezza, mentre è vero esattamente il contrario. “Il vescovo – spiega padre Crea – continua a essere capace di discernere quale sia la volonta’ di Dio. Non e’ soltanto questione di mannaia, ma di intravedere il progetto di salvezza per un individuo profondamente malato. Molte volte queste persone si sono rifugiate nella Chiesa. Capire che se ne devono andare, significa rispondere al progetto di Dio”.

    Secondo padre Crea, “la Chiesa continua a essere madre, anche quando decide che non c’è più posto per loro”.

    Autore di numerose pubblicazioni, padre Crea ha recentemente dato alle stampe il volume “Tonache ferite” per le Edizioni Dehoniane: “La Chiesa ha le strutture per garantire la prevenzione e l’accompagnamento delle persone in difficoltà. Le comunità sono luogo eletto di formazione. Non bisogna dimenticarlo, soprattutto quando i confratelli stanno male”.

    Alla domanda del Sir “Quanti sono i consacrati in difficoltà? Qual è l’incidenza rispetto alla popolazione?”, padre Crea ha risposto: “Le percentuali sono minime, la stragrande maggioranza di sacerdoti e religiosi non rientra in queste dinamiche disfunzionali”. Alcune forme di disagio, però, sono caratteristiche della vita religiosa: “Soprattutto quelle a livello relazionale. Gli affetti sbilanciati portano a essere troppo centrati su se stessi o sugli altri. I religiosi possono faticare a riconoscere la propria identità. La capacità di una sana dedizione agli altri – precisa padre Crea -,permette invece di ricaricarsi ed essere equilibrati nella comunità”. D’altra parte, le cattive modalità relazionali verso l’esterno si ripercuotono anche all’interno della comunità: “Talvolta si può cadere in una dipendenza dagli altri membri o in manifestazioni di grande aggressività. Quel che non si trova dentro, lo si va a cercare fuori. E viceversa”.  Questo vale anche per i sacerdoti diocesani, che se sperimentano difficoltà nel presbiterio possono isolarsi e soffrire la vita pastorale.

    Selezione dei seminaristi e direzione spirituale. “Occhi aperti sulle ammissioni nei seminari”, come ha chiesto Papa Francesco denunciando il rischio che la carenza di vocazioni porti ad abbassare il livello di guardia. “Più che di un rischio – sottolinea padre Crea – parlerei di un dato di realtà. La mancanza di persone con cui discernere, alimenta l’incertezza. Se i candidati sono pochi prima di dire no a una persona ci si pensa centinaia di volte”. Talvolta, poi, la cura del malessere psicologico non è affidata a un esperto del settore ma demandata al direttore spirituale: “Quante volte ho sentito dire: ‘Speriamo che Dio intervenga, speriamo che possa stringere i denti e andare avanti…’. Così si rimanda soltanto l’escalation. Le categorie spiritualizzanti fanno parte della malattia e sono talmente insidiose che possono apparire una risorsa salvifica, nascondendo il malessere che invece provocano nell’individuo e nell’istituzione”. Ma per padre Crea, “spiritualizzare il problema significa dilazionarlo nel tempo. Nelle nostre comunità siamo pieni di queste situazioni. La direzione spirituale è fondamentale ma dobbiamo essere vigili perché non diventi l’espediente per spostare l’attenzione altrove”.

  • Sacerdote abusa delle bambine durante il corso per il battesimo

    Sacerdote abusa delle bambine durante il corso per il battesimo

    È il padre di una chiesa evangelica, rispettato e stimato da tutti. Il 50enne, di originisudamericane, violentava le minorenni che si apprestavano a ricevere il battesimo. I corsi erano singoli e si tenevano in appartamento privato a Quarto Oggiaro. Il pastore spiegava alle bimbe che con la sua benedizione sarebbero state liberate dal diavolo. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’uomo faceva camminare le vittime dicendogli di poggiare i loro piedi sui suoi e le portava verso il letto per poi abusarne. Le indagini sono iniziate dopo la confessione di due bambine di nove e undici anni.

    Le famiglie non hanno mai sospettato nulla, fino a quando alcune bimbe non hanno parlato con alcuni psicologi. Durante i colloqui, le ragazzine erano imbarazzate nel raccontare cosa l’uomo faceva con loro. Attraverso una bambola, hanno mostrato agli psicologi e familiari le violenze che hanno subito. L’uomo era rispettato talmente tanto nella comunità dove predicava che nessuno osava contraddire il suo pensiero. Le bambine non hanno mai avuto il coraggio di raccontare a nessuno queste torture, venivano deviate anche psicologicamente. Oggi è stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale aggravata su minori. Intanto le indagini proseguono perché secondo gli inquirenti altre bambine hanno ricevuto questo trattamento.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/sacerdote-abusava-sessualmente-delle-bambine-durante-corso-b-1233528.html

  • CHIESA, PEDOFILIA E LA POSIZIONE DEL CLERO

    CHIESA, PEDOFILIA E LA POSIZIONE DEL CLERO

    Cosa pensa il clero dei sacerdoti pedofili e perché evocare le dimissioni di un alto prelato?

    Preti e pedofilia, una associazione di idee sempre più calzante in una società italiana e mondiale ormai nauseata da queste ipotetiche guide spirituali. Sebbene il reato di pedofilia sia gravissimo, la cosa realmente più grave è l’atteggiamento di una chiesa che dà un colpo al cerchio e uno alla botte. Capita spesso che gli ecclesiastici, dagli alti prelati all’ultimo confinato nello sperduto paese di montagnai, parlino in maniera differente davanti a telecamere e giornalisti, come se facessero parte di organizzazioni religiose diverse. Guarda caso, l’atteggiamento che traspare è sempre quello di difesa della categoria.

    Un recente articolo di “Famiglia Cristiana”

    “Attenti non è solo nella chiesa” sono le parole finali del titolo del periodico cattolico attribuite a un sacerdote siciliano definito “antipedofilia”. Già da queste, un lettore potrebbe capire che il taglio dell’articolo non risulterebbe proprio chiaro e limpido. Ovvio che la pedofilia non è solo nella chiesa. La definizione sacerdote “antipedofilia” e la difesa di una classe di persone sempre più chiaramente macchiata di una tale perversione a danno di vittime più che innocenti, non sembrerebbero definizioni coerenti. Tuttavia, può succedere che qualcuno abbia difficoltà ad esprimere i concetti in modo chiaro, specialmente se, per linea editoriale, si fa capo a quelle persone accusate di compiere gli stessi reati di cui si scrive. Come possiamo farci un’idea corretta basata su concetti più chiari e semplici? Ognuno è dotato di buon senso e capacità di ragionare. La cosa importante è che questi doni non siano influenzati da un pregiudizio, che potrebbe non essere necessariamente negativo.

    La posizione della cristianità?

    Perché è così grave che proprio questa classe di persone si macchi di un reato simile? Ovviamente, non tutti i preti hanno queste deviazioni nella sfera sessuale. Alcuni hanno un debole per le donne, altri per gli uomini, altri ancora svolgono la loro attività con sincerità. Non sarebbe logico aspettarsi la perfezione, ma nemmeno che un numero consistente di essi manifesti comportamenti palesemente contrari allescritture che dovrebbero sostenere non solo a parole. Una classe di persone che dovrebbe rappresentare Cristo, dovrebbe uniformarsi agli scritti sacri, così comel’apostolo Paolo consigliava di fare al giovane amico Timoteo. Invece, ad oggi si fonda tutto su anni di teologia, che tutti sanno essere basati su tradizioni e pensieri umani e, a volte nemmeno di così nobile natura. Se venisse fatto un passo indietro, gli ecclesiastici sarebbero formati ad una coscienza che tocca il cuore, non ad una marea di nozioni che toccano solo parte della mente.

    Inoltre, perché si evocano le dimissioni di Pell, il braccio destro di Bergoglio, accusato di aver aver coperto preti pedofili in Australia? Chiederne a gran voce le dimissioni, rende più che altro l’idea di sperare che si autoelimini, perché nessuno probabilmente ha il coraggio o la volontà di rimuoverlo dal suo incarico. Nelle Sacre Scritture si parla chiaramente del potere degli apostoli di rimuovere e addirittura espellere una persona che si macchia di cose di una certa gravità. D’altra parte, in una versione della Bibbiaapprovata dalla CEI, nella prima lettera a Timoteo al capitolo 3 e versetto 2, si legge: “bisogna che il vescovo sia… marito di una sola moglie”. Questo sarebbe un altro discorso, ma giusto per notare che spesso la massima esponente dellacristianità ignora sistematicamente da secoli gli Scritti Sacri stabilendo leggi proprie, spesso atte a tutelare prima di tutto i propri esponenti religiosi.

    Quindi, cosa pensa il clero dei sacerdoti pedofili? Ufficialmente non lo sapremo mai, però una cosa è certa, quando Cristo diceva ai suoi apostoli: “lasciate che i bambini vengano a me”, non aveva il pensiero di un consistente numero di sacerdoti odierni.

    http://it.blastingnews.com/opinioni/2016/03/chiesa-pedofilia-e-la-posizione-del-clero-00783505.html

  • Chi sono i sacerdoti? Fedeli tra pedofilia e amicalità

    Chi sono i sacerdoti? Fedeli tra pedofilia e amicalità

    Un test psicologico del Cnr assicura caratteristiche di coscienziosità e bassa impulsività. Evidentemente il demone non si manifesta chiaramente nella personalità dei religiosi ma si annida, probabilmente, nei reconditi ben più profondi e bui della patologia mentale.

    Mai come oggi l’operato dei sacerdoti della Chiesa Cattolica è esposto al severo giudizio della pubblica opinione. L’incrollabile e ingenua fiducia nella figura del “prete buono” è stata, negli ultimi anni, travolta dallo scandalo pedofilia. I fedeli sono smarriti e, nell’incertezza, nutrono serie perplessità nell’operato dei ministri di Dio.

    Le denunce di abusi su minori in cui è coinvolto un sacerdote – stando ai dati diffusi dal Vaticano – sono circa 600 l’anno e, nel decennio 2004-2013, sono stati circa 900 i preti “cacciati” dalle gerarchie ecclesiali, ossia ridotti allo stato laicale e impossibilitati a proseguire nel loro ministero.

    Ma chi sono veramente i sacerdoti e perché in così tanti fanno del male? La risposta – stando ad uno studio dell’Istituto di bioimmagini e fisiologia molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibfm-Cnr) di Catanzaro ideato e coordinato da Antonio Cerasa e pubblicato sulla rivista Personality and Individual Differences – non dovrebbe essere cercata nella fede da loro professata. Anzi, dovrebbe essere l’esatto opposto.

    Il gruppo di ricerca del dott. Cerasa, infatti, grazie all’impiego del ‘Neo Personality Inventory’, uno dei test più accreditati per la valutazione della personalità, ha stabilito che i sacerdoti, come gli altri credenti, sono caratterizzati da amicalità, coscienziosità e bassa impulsività.

    “La coscienziosità che indica affidabilità, puntualità, capacità di auto-organizzarsi – spiega il ricercatore dell’Ibfm-Cnr – è un tratto già considerato uno dei pilastri del profilo del credente, si conferma alto in fedeli laici e risulta alto anche nei sacerdoti, con maggior evidenza tra i diocesani. Per quanto riguarda l’amicalità – fattore con cui si intende la capacità di essere empatici, modesti, sensibili, altruisti e fiduciosi – finora poco studiata nei ministri del culto in genere, è emerso che tutte le persone credenti hanno un alto punteggio, ma tale fattore risulta significativamente maggiore nei sacerdoti rispetto ai laici. Per i fattori ‘stabilità emotiva’ e ‘estroversione’ si nota chiaramente nei sacerdoti la scarsa impulsività e lo scarso desiderio di andare alla ricerca di nuove sensazioni – continua Cerasa – mentre per ‘l’apertura mentale’ sia i fedeli laici sia i sacerdoti mostrano una chiara tendenza ad approfondire ciò che è già conosciuto, piuttosto che esplorare nuovi ambiti di conoscenza, e, per ciò che attiene ai valori, ad affidarsi ad un’autorità riconosciuta all’interno della comunità”.

    Evidentemente il demone della pedofilia  non si manifesta chiaramente nella personalità di un sacerdote, ecco perché il grande smarrimento dei fedeli, ma si annida probabilmente nei reconditi ben più profondi e bui della patologia mentale.

    A darcene conferma è lo stesso dott. Cerasa che – contattato al telefono –  ha voluto precisare che la ricerca fatta dall’Ibfm-Cnr è di àmbito psicologico e non ha nessuna finalità né possibilità di stabilire se un sacerdote è un pedofilo o meno. La pedofilia – ha concluso Cerasa – è una patologia che va trattata in àmbito psichiatrico e non certo psicologico.

    Ferdinando Fontanella

    Twiter: @nandofnt

    http://www.ilgazzettinovesuviano.com/2016/03/06/chi-sono-i-sacerdoti-fedeli-tra-pedofilia-e-amicalita/

  • FEDERICO TULLI – Chiesa e pedofilia, la tolleranza di Bergoglio e Pell

    FEDERICO TULLI – Chiesa e pedofilia, la tolleranza di Bergoglio e Pell

    «Nella Chiesa non c’è spazio per preti o religiosi pedofili». Intervistato da Andrea Tornielli su La Stampa, dopo la settimana di passione che lo ha visto protagonista di fronte agli investigatori della Commissione governativa anti-pedofilia australiana, il cardinale Pell ha scelto di seguire la linea  indicata da papa Bergoglio nella presunta battaglia del Vaticano contro la pedofilia clericale. Già, presunta, almeno da un punto di osservazione laico.

    «Tolleranza zero» – la formula tanto esaltata dalla Chiesa e indicata come segnale inequivocabile di svolta dai giornali italiani che le vanno appresso – per il pontefice argentino e per il card. Pell da lui voluto alla guida del superministero dell’Economia della Santa sede, significa infatti che i preti pedofili nella loro Chiesa non ci possono stare perché l’abuso è un’offesa a Dio, cioè un delitto contro la morale.

    Nulla dunque è cambiato dai tempi di Joseph Ratzinger che da papa emerito il 24 settembre 2013 definiva la pedofilia «abuso morale di minorenni da parte di sacerdoti» nel famoso carteggio con il matematico Odifreddi su Repubblica. Nulla è cambiato, dicevamo: la pedofilia per Bergoglio e le gerarchie vaticane rimane un peccato e i preti violentatori di bambini sono prima di tutto dei peccatori.

    Il «crimine odioso» sempre per dirla con Benedetto XVI, è contro Dio. Dunque in chiesa o in parrocchia a portare il Verbo in terra i pedofili non ci possono stare. Ma in società sì, perché in fin dei conti siamo tutti peccatori. Tanto è vero che, come ha fatto notare l’Onu nel 2014 e come insegna il caso di don Inzoli che va a processo il 9 marzo solo in seguito a un esposto del deputato Sel Franco Bordo e dell’associazione di vittime Rete L’Abuso, anche sotto la guida del papa gesuita la Santa sede continua a evitare di segnalare all’autorità giudiziaria i sacerdoti dimessi dallo stato clericale in seguito a una condanna definitiva per abusi su minori emessa dalla Congregazione per la dottrina della fede (7mila denunce e quasi 900 espulsioni dal 2004).

    Perché le leggi terrene non sono nulla in confronto a quella divina. E poco importa se dei serial killer – ai quali è equiparabile il profilo criminale e la malattia mentale di un pedofilo – se ne vanno indisturbati a spasso in cerca di bambini.

    Federico Tulli

  • Preti pedofili, una vittima a Roma: “Ora le cose stanno cambiando ma per merito nostro, non della Chiesa”

    Preti pedofili, una vittima a Roma: “Ora le cose stanno cambiando ma per merito nostro, non della Chiesa”

    David Ridsdale, una delle vittime degli abusi dei preti pedofili australiani, tira le somme al termine delle audizioni in videoconferenza tra Roma e Sidney che hanno visto il Cardinale George Pell impegnato con la Commissione Reale che indaga sugli scandali. “Sono sopravvissuto agli abusi di mio zio (Gerard Ridsdale, uno dei più noti pedofili seriali del paese). Iniziò che avevo 11 anni ed andò avanti per 4 anni e mezzo – racconta l’uomo – Mio zio veniva spostato di parrocchia in parrocchia e adesso sappiamo che la Chiesa è sempre stata a conoscenza dei suoi comportamenti”. In merito al ruolo del Cardinale Pell, adesso superministro dell’Economia della Santa Sede, ma che durante gli anni degli abusi ha scalato le gerarchie della Chiesa in Australia ed ha avuto a che fare direttamente con i protagonisti delle vicende, Ridsdale afferma: “Durante le audizioni lui ha sempre sostenuto che a sbagliare erano stati solamente gli altri. Stando alla sua versione, sono moltissime le persone che lo hanno ingannato”.

    (video di Fabio Butera e Francesco Giovannetti)

    https://video.repubblica.it/vaticano/preti-pedofili-una-vittima-a-roma-ora-le-cose-stanno-cambiando-ma-per-merito-nostro-non-della-chiesa/230908/230352

  • FITTIPALDI CHIEDE LA TESTA DEL CARDINALE AUSTRALIANO

    FITTIPALDI CHIEDE LA TESTA DEL CARDINALE AUSTRALIANO

    BERGOGLIO, FAGLI LA PELL! SOTTO PROCESSO IN VATICANO, ORA FITTIPALDI CHIEDE LA TESTA DEL CARDINALE AUSTRALIANO: “BASTA I SILENZI SUI PRETI PEDOFILI: GEORGE PELL SI DIMETTA. E SE NON VUOLE FARE UN PASSO INDIETRO, INTERVENGA IL PAPA: NON CI POSSONO ESSERE TENTENNAMENTI NÉ SALVACONDOTTI PERSONALI”

    “Il caso è troppo delicato, e non può essere gestito con le solite prudenze vaticane tanto invise a Bergoglio. Pell è infatti accusato da decine di sopravvissuti di gravi nefandezze. Su tutte quella di aver protetto preti pedofili, mostri seriali che hanno violentato decine di bambini, non denunciandoli subito e permettendo il loro spostamento in altre diocesi”…

    Papa Francesco non può più aspettare. Dopo le audizioni di questi giorni davanti ai giudici della commissione d’inchiesta del governo australiano sulla pedofilia, il cardinale George Pell – che Bergoglio stesso aveva chiamato nella Santa Sede tre anni fa – non può più rimanere sulla sua poltrona.

    Deve dimettersi subito, lasciando ad altri la guida del più importante ministero vaticano, quella Segreteria dell’Economia voluta da Bergoglio per fare trasparenza sui business vaticani. Nel caso non volesse fare un passo indietro, dovrebbe essere il pontefice, capo supremo della curia, a muoversi di conseguenza. Senza aspettare – come suggerisce qualche suo consigliere – che Pell compia 75 anni, età in cui formalmente gli alti prelati devono rimettere il mandato.

    Stavolta il tempo è scaduto prima, ed ulteriori mediazioni metterebbero gravemente a rischio l’immagine del Papa rivoluzionario e inflessibile, nemico giurato dei maniaci che infestano la Chiesa. Il tema della pedofilia, riportato alla ribalta dal caso Pell (di cui “L’Espresso” si è più volte occupato in infelice solitudine) e dell’Oscar a “Spotlight” come miglior film (che narra le gesta dei giornalisti del Boston Globe che nel 2002 scoperchiarono lo scandalo dei sacerdoti pedofili della loro città), è troppo delicato, e non può essere gestito con le solite prudenze vaticane tanto invise a Bergoglio.

    Pell è infatti accusato da decine di sopravvissuti di gravi nefandezze. Su tutte quella di aver protetto preti pedofili, mostri seriali che hanno violentato decine di bambini, non denunciandoli subito e permettendo il loro spostamento in altre diocesi. Il cardinale è stato accusato da una vittima di aver tentato di comprarlo. Da molte altre di aver creato, quando era vescovo a Melbourne, un sistema per difendere le finanze della Chiesa, a danno delle richieste risarcitorie degli abusati. «Un sistema progettato per controllare le vittime, contenere gli abusi e proteggere la Chiesa», ha spiegato la ricercatrice e editorialista Judy Courtin, che insieme a molti altri osservatori considera le azioni dell’australiano volte a «minimizzare i reati, occultare la verità, manipolare, intimidire e sfruttare le vittime».

    Pell è stato definito un «sociopatico» da più di un sopravvissuto, mentre la relazione preliminare dei giudici della Royal Commission pubblicata qualche mese fa ha già spiegato che il cardinale «non si è comportato da buon cristiano». Il prelato ha perfino paragonato un anno fa la Chiesa a un’azienda di autotrasporti, affermando che «non è colpa di una ditta se il camionista molesta le autostoppiste».

    Al netto degli scandali e dei lussi sfrenati che hanno colpito Pell dopo la pubblicazione di alcune inchieste che ho pubblicato sull’Espresso, la sua posizione è indifendibile. Francesco è stato il primo pontefice ad autorizzare l’arresto di un alto prelato per reati sessuali su bambini, monsignor Josef Wesolowski, morto prima dell’inizio del processo. Un appeasement o ulteriori tentennamenti sul caso Pell, suo uomo di fiducia, sarebbe un errore, ancor più grave della nomina del porporato di Ballarat a numero tre del Vaticano. Uno sbaglio che confermerebbe i preconcetti dei critici – soprattutto anglosassoni – che da mesi attaccano il soglio petrino.

    «Durante il papato di Francesco la Chiesa cattolica non ha fatto nulla per eliminare gli abusi sui minori da parte del clero» ha spiegato due settimane fa Peter Saunders, ex vittima di un prete pedofilo che il papa aveva voluto nella nuova Commissione pontificia per la tutela dei minori, sospeso dall’incarico proprio per le sue critiche a Pell. «La Commissione? È soltanto una questione di pubbliche relazioni, necessaria dopo gli scandali sulla pedofilia nel clero che hanno scosso i fedeli».

    «Durante il papato di Francesco la Chiesa cattolica non ha fatto nulla per eliminare gli abusi sui minori da parte del clero» ha spiegato due settimane fa Peter Saunders, ex vittima di un prete pedofilo che il papa aveva voluto nella nuova Commissione pontificia per la tutela dei minori, sospeso dall’incarico proprio per le sue critiche a Pell. «La Commissione? È soltanto una questione di pubbliche relazioni, necessaria dopo gli scandali sulla pedofilia nel clero che hanno scosso i fedeli».

    Tra parole e azioni la coerenza è sempre necessaria, soprattutto se gli anatemi vengono da un papa dichiaratamente riformista. Oggi le vittime dei sacerdoti australiani giunte a Roma grazie a una colletta per guardare in faccia il cardinale durante l’udienza in videoconferenza, hanno scritto una lettera al pontefice chiedendo di essere ricevuti, sperando che la Chiesa li «aiuti a sostenere e salvare le tante vittime che ancora non hanno parlato e che invece hanno bisogno di aiuto, per evitare altre morti premature».

    Sarebbe bello se Francesco li ricevesse, e comunicasse loro che anche Pell gli ha consegnato una lettera. Di dimissioni irrevocabili.

    http://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/bergoglio-fagli-pell-sotto-processo-vaticano-ora-fittipaldi-chiede-119815.htm

  • Le parole del cardinale Pell sulla pedofilia non bastano

    Le parole del cardinale Pell sulla pedofilia non bastano

    Con i quattro giorni di testimonianza del cardinale George Pell di fronte a una commissione d’inchiesta governativa australiana, si può dire che lo scandalo degli abusi sui minori nella chiesa sia arrivato a toccare il cuore del sistema. È il ruolo ricoperto dal porporato australiano nella curia romana, e nella nuova governance vaticana voluta da papa Francesco, a dimostrarlo.

    Pell, infatti, dal 2014 è il prefetto della segreteria per l’economia della Santa Sede, il dicastero che coordina buona parte delle finanze vaticane. L’ex arcivescovo di Sydney ha assunto l’incarico con l’obiettivo di rendere trasparenti ed efficienti i bilanci dei dicasteri, di superare le opacità, di applicare princìpi moderni e internazionalmente riconosciuti nella gestione dell’economia. La sua presenza nel C9, il ristretto gruppo di nove cardinali che aiuta Bergoglio nel governo della chiesa universale e nella riforma della curia, non è episodica né casuale.

    D’altro canto, le accuse rivolte a Pell dalle vittime degli abusi e poi da diverse commissioni statali che hanno indagato sullo scandalo pedofilia, sono precedenti alla sua chiamata a Roma. Il cardinale aveva già testimoniato in Australia in merito a diversi episodi del passato, e lo ha fatto di nuovo nei giorni scorsi per quattro giorni da un albergo della capitale italiana.

    Un aspetto che va compreso subito è quello relativo alle responsabilità. Se gli autori degli abusi sono ormai noti, il nodo irrisolto è quello delle coperture, degli insabbiamenti orchestrati dalle gerarchie con la complicità non di rado del clero locale. Il senso di quanto successo a Roma, dunque, è – in primo luogo – quello di ricostruire la catena di comando che ha permesso di nascondere i colpevoli e poi di accertare la verità, anche se non più penalmente rilevante.

    I casi contestati al cardinale durante la deposizione riguardano in particolare il periodo che va dagli anni settanta agli anni ottanta, quando Pell era viceparroco nella cittadina di Ballarat e poi collaboratore del vescovo Ronald Mulkerns. Altri episodi toccano la stagione in cui Pell fu alla guida della diocesi di Melbourne.

    Il cardinale ha ammesso la sottovalutazione del problema da parte di vescovi e sacerdoti

    La strategia difensiva seguita da Pell in questa occasione non è stata molto diversa da quella già adottata di fronte alla commissione d’indagine dello stato di Victoria, in Australia, nel 2013. Il cardinale ha ammesso varie cose: la sottovalutazione del problema da parte di vescovi e sacerdoti, il fatto che all’epoca si pensasse prima alla reputazione dell’istituzione che alle vittime, in generale gli enormi errori commessi nell’affrontare il problema. Ha riconosciuto come la gestione del caso del sacerdote predatore seriale Gerald Ridsdale (protetto e spostato da una parrocchia all’altra), sia stata catastrofica e ha detto fin dall’inizio: “Non sono qui per difendere l’indifendibile”. D’altro canto ha però escluso ogni sua responsabilità diretta, anche se alla fine ha detto che almeno in un caso di cui era venuto a conoscenza non agì denunciando il prete coinvolto.

    È stato contraddittorio – in un primo tempo ha affermato che queste storie o voci che circolavano non erano per lui così interessanti, suscitando la rabbia delle vittime – poi ha chiesto scusa, ha riconosciuto di aver fatto poco, di essersi fidato delle persone sbagliate. Quindi ha chiamato in causa altri preti e vescovi come il suo predecessore a Melbourne, scaricando su questi una parte considerevole di responsabilità.

    La consulente legale della commissione, Gail Furness, ha incalzato il cardinale, lo ha messo alle strette con riferimenti puntuali e ha giudicato “non plausibili” le spiegazioni date. È difficile credere, era il senso dell’obiezione, che tutti sapessero tranne lui, considerato tra l’altro che conosceva personalmente almeno alcuni dei colpevoli e che prese parte a riunioni in cui vennero prese decisioni in merito allo scandalo.

    Tradimento e verità

    E tuttavia il fatto forse più significativo è avvenuto alla fine dei quattro giorni, quando alcune delle vittime hanno incontrato il cardinale non tanto per parlare del passato, come ha spiegato uno di loro, ma del futuro, di cosa farà la chiesa per proteggere i bambini. Pell ne è uscito provato, leggendo poche righe di fronte ai giornalisti di tutto il mondo in cui si impegnava a collaborare con quanti erano stati colpiti dagli abusi e facendo riferimento ai troppi suicidi causati dalle violenze.

    È stato un passaggio importante che spiega un elemento: almeno una parte delle vittime non puntava alla vendetta – altra storia sono i risarcimenti materiali che potranno essere stabiliti anche in base alle conclusioni della commissione – ma a una sorta di operazione verità, all’ammissione, fatta da uno dei più alti funzionari della chiesa cattolica, del danno immenso provocato da comportamenti atroci.

    Una scelta che non si comprende se non si tiene presente quanta fiducia queste persone riponessero nella chiesa, quanto fossero profondamente cattoliche; solo partendo da questo si può misurare il senso di smarrimento, di tradimento vissuto, e la ricerca di una redenzione dell’istituzione, oltre che di giustizia.

    In questo senso la testimonianza di Pell va valutata con un minimo di distacco per comprenderne le implicazioni. Se il cardinale ha cercato di salvare se stesso, o quantomeno le apparenze, ha allo stesso tempo tracciato un quadro senza precedenti di responsabilità da parte di vescovi e clero di fronte alle centinaia di casi avvenuti a Ballart.

    Di fatto si tratta di un insieme di dichiarazioni con le quali uno dei principali cardinali alla guida della chiesa ha ammesso che c’era un sistema di coperture dello scandalo e di protezione dei colpevoli per salvaguardare il buon nome dell’istituzione, a scapito delle vittime. Un sistema che però, alla lunga, ha prodotto tragedie personali e portato la credibilità della chiesa a livelli minimi.

    È possibile dire che in futuro, su tutta questa vicenda, ci sarà un prima e un dopo i quattro giorni di interrogatorio-testimonianza a cui è stato sottoposto il cardinale all’hotel Quirinale di Roma. Altro aspetto rilevante è che il tutto sia avvenuto alla presenza di quindici vittime o genitori di vittime, in videoconferenza con l’Australia e con molti dei maggiori mezzi d’informazione di lingua inglese che trasmettevano l’evento in streaming su internet o in diretta tv.

    La frattura tra le due chiese – una inclusiva e aperta, l’altra bigotta e controriformista – si accentua

    La situazione del cardinale australiano resta in bilico: a giungo compie 75 anni, l’età del pensionamento secondo la legge canonica; la sua immagine è macchiata; lo stesso pontefice non esce indenne da questo passaggio. Il rischio evidente è che l’ondata emotiva sulla quale si è retto il pontificato bergogliano rientri, che la spinta si spenga e torni a prevalere l’immagine di un potere che si vuole intoccabile.

    Il papa ha inasprito il codice penale vaticano in merito ai reati di pedopornografia, ha istituito un dicastero per la tutela dei minori e un tribunale ad hoc per affrontare i casi di abuso. Ma di certo le opposizioni interne sono molte, in curia ma anche nelle conferenze episcopali locali dove moltissimi vescovi – si guardi in primis proprio all’Italia – si rifiutano di collaborare con la giustizia civile.

    La frattura tra due chiese – una inclusiva e aperta, l’altra bigotta e controriformista – è emersa sempre di più in questi tre anni, via via che il papa provava a dare corpo a una riforma basata in primo luogo sulla rinuncia ai privilegi, ai simboli del potere, al segreto e sulla scelta in favore di una sobrietà di costumi e comportamenti. Questa frattura ora si accentua.

    Lo scandalo dei preti pedofili, del resto, lungi dal concludersi nella sfera giudiziaria, chiede risposte su temi fondamentali come la sessualità, il celibato obbligatorio, la formazione dei preti, l’emarginazione delle donne e dei laici, il clericalismo di tanti vescovi, l’incapacità di misurarsi con le sensibilità nuove dei fedeli. In fondo questo secondo “caso Spotlight” tra Roma e l’Australia, oltre la cronaca, ci dice soprattutto quanto sia profonda la crisi di una chiesa incapace, finora, di riprendere il cammino cominciato con il concilio Vaticano II.

    http://www.internazionale.it/opinione/francesco-peloso/2016/03/04/george-pell-pedofilia-chiesa

  • Silenzio omertoso. Una vittima attacca la Chiesa. Il sopravvissuto è stato vittima del cappellano per 4 anni e mezzo che poi è stato spostato

    Silenzio omertoso. Una vittima attacca la Chiesa. Il sopravvissuto è stato vittima del cappellano per 4 anni e mezzo che poi è stato spostato

    di Francesco Carta

    Iniziò ad abusare di me quando avevo 11 anni e andò avanti per 4 anni e mezzo”. Un tempo lunghissimo per David Ridsdale, una delle vittime degli abusi dei preti pedofili australiani, che ancora segna nel profondo l’uomo, arrivato a Roma per assistere alla deposizione del cardinale George Pell dinanzi alla Commissione Reale che indaga sugli scandali. “Nella mia scuola elementare – dice ancora Ridsdale, nell’intervista rilasciata a Repubblica Tv – ogni membro della Confraternita dei Fratelli Cristiani ha compiuto abusi sui bambini. Il cappellano, cioè mio zio, abusava dei bambini”. Ma non c’era alcun problema di sorta. Quando qualcosa emergeva, semplicemente il “mostro” nascosto dietro l’abito da presbitero veniva spostato di parrocchia in parrocchia. “Adesso sappiamo che la Chiesa ne era a conoscenza”, è la conclusione rassegnata e rabbiosa al tempo stesso di Ridsdale. È, questa, soltanto una delle tante storie dei “sopravvissuti” australiani agli abusi dei preti pedofili, arrivati come detto a Roma per assistere alle audizioni in videoconferenza tra Roma e Sidney che hanno visto il Cardinale George Pell impegnato con la Commissione Reale che indaga sugli scandali. E in merito proprio al ruolo del Cardinale Pell, Ridsdale non si è tirato indietro. “Durante le audizioni – ha detto ancora – lui ha sempre sostenuto che a sbagliare erano stati solamente gli altri. Stando alla sua versione, sono moltissime le persone che lo hanno ingannato”. Il processo andrà avanti ancora a lungo. Ma, per ora, una cosa è già certa. In tanti, troppi erano consapevolmente coinvolti. E hanno permesso abusi reiterati e istituzionalizzati.

    Silenzio omertoso. Una vittima attacca la Chiesa. Il sopravvissuto è stato vittima del cappellano per 4 anni e mezzo che poi è stato spostato