Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Cronaca e News

  • “Violentato dai preti dell’orfanotrofio”. La difesa del pr arrestato per pedofilia

    “Violentato dai preti dell’orfanotrofio”. La difesa del pr arrestato per pedofilia

    Chiesto il giudizio immediato per Claudio Nucci

    “Quello di cui è accusato Claudio Nucci lo ha subito da bambino”. E’ Gianluca De Bonis, legale del pr della Roma Bene arrestato con l’accusa di sfruttamento della prostituzione e di detenzione di materiale pedopornografico, ha lanciare l’accusa dai microfoni di Radio Cusano. “Ha subito violenze. Da bambino è stato ricoverato per aver subito violenze carnali dai preti dai quali si trovava, perché era figlio di ignoti. Aveva subito delle violenze carnali dai preti che lo ospitavano. Questo è documentabile ed è agli atti della struttura sanitaria che lo ha accolto e che ad oggi non posso ancora rivelare”.

    Il pubblico ministero, sulla base degli elementi raccolti, ha chiesto il giudizio immediato per Claudio Nucci: 56anni, organizzatore di feste, incontri e serate, secondo l’accusa adescava minori anche a scuola: studenti di 14 e 16 anni comprati per una felpa, un biglietto per un evento sportivo, la promessa di un lavoro intrigante: molte delle vittime di Nucci vivevano a Roma Nord, zona dove lo stesso pierre organizzava le sue feste. Ma il suo legale smentisce in parte questa ricostruzione: “Non era un Pr, aveva una attività di intermediazione immobiliare e poi frequentava anche un certo tipo di ambiente. Non era un Pr, millantava di avere molte conoscenze, ma non era assolutamente un Pr. Al momento i casi che gli vengono addebitati, senza nulla togliere alla gravità dei fatti, sono tre. A dar via alle indagini è stato lo zio di un ragazzo. Quello di cui viene accusato lo ha subito pesantemente lui nella sua infanzia. Ciò non vuol dire che questo dovrebbe portare a diminuire le eventuali sue responsabilità, ma lo porta in qualche modo a non capirne fino in fondo la illiceità. Nucci è da molto tempo sottoposto ad un trattamento psichiatrico, con un dottore che ne ha evidenziato le problematiche e le patologie psicologiche. Si parla di un’altra persona con la quale al telefono si vantava e che potrebbe essere in qualche modo coinvolta nelle indagini? Escludo categoricamente che quest’altra persona possa essere coinvolta”.
    http://www.affaritaliani.it/roma/violentato-dai-preti-orfanotrofio-la-difesa-del-pr-arrestato-per-pedofilia-414483.html
  • Arrestato falso prete  già condannato  per abusi su ragazzini

    Arrestato falso prete già condannato per abusi su ragazzini

    SAN PIETRO VERNOTICO (BRINDISI) – Un falso prete condannato in via definitiva per violenza sessuale aggravata nei confronti di minori e per sostituzione di persona è stato arrestato dai carabinieri di San Pietro Vernotico (Brindisi). Si tratta di Angelo Chiriatti, leccese di 61 anni, che deve espiare la pena residua di due anni e tre mesi di reclusione. L’uomo si trova ora nel carcere di Brindisi.

    Chiriatti, per alcuni noto come ‘padre Pietro Marià, fingendosi sacerdote abusò di quattro minorenni, tre fratelli e un loro cugino, tutti di età compresa fra 10 e 17 anni. L’uomo venne arrestato nel febbraio 2009 dagli agenti della Squadra Mobile di Bari. Chiriatti si professava sacerdote di rito cattolico, ma sia secondo la curia, sia secondo gli accertamenti della polizia non risultava essere un religioso. Le indagini scattarono in seguito alla segnalazione di un’assistente sociale della provincia di Bari. Chiriatti, durante le vacanze estive, avrebbe accolto nel suo finto oratorio, che si trova tra le province di Bari e Brindisi, diversi minorenni (bambini e ragazzini) dei quali avrebbe abusato.

    Nei suoi confronti risulta nel 2008 una sentenza di condanna passata in giudicato della Corte d’Appello di Lecce per atti di libidine e violenza relativa a fatti avvenuti nell’89.

    http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/home/729778/Arrestato-falso-prete–gia-condannato.html

  • Divulgare selfie porno di minori non è reato

    Divulgare selfie porno di minori non è reato

    Sentenza choc della Cassazione sulla foto hard di una ragazzina abruzzese Dieci giovani avevano diffuso le immagini ricevute dalla stessa adolescente.

    E così, se una minorenne si fa un selfie pornografico e lo invia ad amici e conoscenti, i quali, a loro volta, lo diffondono a destra e manca, questi ultimi non commettono nessun reato perché il nostro codice penale non lo contempla come tale. Lo ha sancito ieri la Terza sezione penale della Cassazione, che ha confermato il verdetto del Tribunale per i Minorenni dell’Abruzzo con cui era stato dichiarato il non doversi procedere, «perché il fatto non sussiste», nei confronti di dieci giovani che erano finiti sotto processo per aver «ceduto ad altri fotografie pornografiche» raffiguranti, appunto, una minorenne.

    Trovandosi di fronte al caso di alcuni ragazzi che, ricevendo immagini porno di una ragazzina, avevano pensato di girarle ad altri, il Tribunale abruzzese, infatti, aveva sottolineato che la fattispecie di reato loro contestata, e cioè l’articolo 600-ter, comma 4 del codice penale, «sanziona sì la cessione di materiale pedopornografico», ma «a condizione che lo stesso sia stato realizzato da soggetto diverso dal minore raffigurato». Che è esattamente quanto non è accaduto nel caso esaminato, là dove, riporta la sentenza della Suprema Corte depositata ieri, «le immagini erano state riprese in autoscatto direttamente dalla minore, di propria iniziativa e senza l’intervento di alcuno, e dalla stessa volontariamente cedute ad altri (e, da questi, ad altri ancora), sì che la giovane non poteva ritenersi “utilizzata” da terzi soggetti». Eppure alle conclusioni del Tribunale per i minorenni si era opposto il procuratore capo dell’Aquila, convinto che le norme del nostro codice facciano riferimento in generale al materiale pornografico riproducente minori «senza richiedere che lo stesso sia stato realizzato da terzi soggetti utilizzando i minori medesimi», ma anche evidenziando che una tale interpretazione «impedirebbe un pericoloso e gravissimo vuoto di tutela per ipotesi come quella in esame». Osservazioni che, come detto, il Palazzaccio ha rigettato sottolineando che «la sentenza del Tribunale per i Minorenni deve essere condivisa in punto di diritto», pena il rischio di un’interpretazione della norma «vietata dall’ordinamento, oltre che in contrasto insanabile con la lettera e con la ratio della disposizione». Gli Ermellini hanno messo l’accento proprio sul fatto che l’articolo del codice penale oggetto del contendere fa riferimento «non a materiale pornografico raffigurante un minore tout court, indipendentemente da chi e come l’abbia prodotto», affermando che deve «essere identificato in quello, e soltanto in quello, che sia stato prodotto da terzi utilizzando un minore di 18 anni». Da terzi, dunque, e non dal minore stesso.

    Su casi del genere, che hanno a che fare con filmati «rubati» riguardanti situazioni «calde», i giudici di piazza Cavour si sono espressi più volte, e spesso anche in senso più punitivo. Nel marzo del 2011, ad esempio, stabilirono che filmare di nascosto il petting di due fidanzatini, uno dei quali minorenni, e poi guardare le immagini insieme agli amici, non può essere considerata una «ragazzata», a prescindere che il filmato sia stato divulgato o meno su internet. In quel caso, infatti, la Cassazione confermò la condanna per «detenzione di immagini pornografiche» a carico di un ragazzo che, insieme a due amici, aveva ripreso un compagno di scuola in effusioni con la fidanzata minorenne. Fu inutile per l’imputato fare ricorso contro la sentenza d’appello tentando di evidenziare che il video era «casto» e non era stato nemmeno diffuso. La Suprema Corte, infatti, pur evidenziando che «lo scopo perseguito» non era quello di «realizzare materiale pornografico destinato al mercato dei pedofili», sottolineò che si era in presenza di una «invasione della privacy» e «diffamazione della parte lesa», confermate dalle «ripercussioni psicologiche» per la ragazzina, «costretta a cure e terapie per superare il trauma». Qualche anno prima gli Ermellini si pronunciarono sul caso di un marito che, insospettito, seguì la moglie fino a casa dell’amante per poi scattare delle foto ad entrambi mentre si trovavano nel cortile di casa. Di fronte alle proteste formali e legali dell’uomo sulla violazione della sua privacy, la Cassazione sancì che se pure il cortile è da considerarsi «privata dimora», non si può, però, parlare di «interferenza nella vita privata» quando si tratta di un luogo «visibile liberamente dagli estranei».

    Luca Rocca

    http://www.iltempo.it/cronache/2016/03/22/divulgare-selfie-porno-di-minori-non-e-reato-1.1521564

  • “Vorresti diventare nostro prete? Sei gay?” Una storiaccia di sedicenti vescovi e aspiranti preti

    “Vorresti diventare nostro prete? Sei gay?” Una storiaccia di sedicenti vescovi e aspiranti preti

    -Gea Ceccarelli– “Vorresti diventare nostro prete? Sei gay?”
    “Non ho la vocazione, e poi bisogna studiare per essere preti. Sì, sono gay”
    “Non è un problema lo studio, devi solo dormire con il tuo vescovo”.

    Inizia con questa proposta, S.M., sedicente vescovo 37enne di una Chiesa “non riconosciuta dallo Stato”, “cattolica-apostolica non romana”. Una chiesa, scrive lui stesso, “autocefala” che “perde preti” e che, proprio per questo, necessita di trovare nuovi sacerdoti. Magari proprio sui social network come Facebook, dove il suo profilo si caratterizza per il gran numero di “like” a pagine religiose, ma non solo: tra un mi piace a Radio Maria, uno a Gesù, un altro a qualche chiesa, ecco che spuntano appartenenze a gruppi inequivocabili: “Pornografia gay”,  “Gay giovani”, “Naturismo gay bisex” e altri, sino un inquietante: “Gay 12-18 anni”.

    Articolotre.com ha avuto modo di prender visione di chat tra il “vescovo” in questione e un ragazzo  a cui è stato proposto di partecipare al progetto religioso, attraverso la proposta, appunto, di ordinarlo sacerdote, a fronte dei continui abbandoni dei seguaci.

    Alle reticenze del ragazzo, che si dichiara troppo “libero” per scegliere la vita religiosa, S.M. offre le proprie rassicurazioni: “E’ una benedizione, l’amore”, chiarisce, spiegando che il vescovo, quale si definisce, può far sesso con lui e con tutti gli altri preti. E che, se il ragazzo vuole, può intrecciare relazioni anche con i confratelli.

    I toni della conversazione sono espliciti e non lasciano ampio spazio a dubbi, seppur costellati, di tanto in tanto, da un “ti amo” e qualche cuore. Il vescovo, convinto di aver ottenuto la fiducia del ragazzo, si spinge oltre: gli chiede ospitalità in casa per “un po’ di giorni”, dal 16 al 30 marzo. I biglietti, a sorpresa, sarebbero a carico del giovane. Il quale dovrebbe anche, se vuole diventare veramente prete, dormire con lui.

    “Dormo con te, sc…. Io sono molto focoso”, è un passaggio della conversazione, che precede la richiesta di farsi urinare addosso dal giovane, “perché sarà bello”. “Sarà bello fare tante cose”, rincara “dimmi che lo farai”, “dimmi che ti fidi di me”, “ti voglio bene, promettimi che non mi lascerai come prete”.

    Il ragazzo accetta e assicura di fare i biglietti per pagargli il viaggio, durante il quale, assicura il vescovo, lo ordinerà a prete. Con l’occasione, infila anche il proprio numero di Postpay: “Vuoi che faccia come con Padre A.?” “Cioè?” “Mi ha mandato i soldi e io ho comprato tutto e portato tutto (i paramenti, ndr). Ti do il postpay, vado a comprarti tutto”. La cifra richiesta? 1300-1600 euro: “Ce la fai a mandarli per oggi?”

    L’insistenza per il pagamento caratterizza quasi tutti i successivi messaggi, assieme quella di ricevere una ricarica telefonica. “Mi ami? Alle cinque vai in posta”; “La fai anche a me? (la ricarica, ndr)”

    Per quanto riguarda gli addii in seno alla “chiesa” da parte dei vari preti, il vescovo sostiene che sono dei traditori, che lo vogliono abbandonare perché “troppo scrupolosi” e, alla domanda “Ma con i preti che se ne vogliono andare, sei andato a letto?”, rivela: “Già fatto”. Almeno con uno, di cui cita il nome, Padre C.

    “Cosa ti ha fatto?”
    “Tutto”
    “Cioè?”

    “Poco. Mi ha fatto un pom…”

    Padre C. è di Vigevano. E’ presidente di una onlus di volontariato. Vicinissimo agli ambienti della Lega Nord,  per la quale si è anche candidato alle comunali, Articolotre ha avuto modo di visionare fotografie che lo ritraggono abbracciato a esponenti di primo piano, del Carroccio. Mario Borghezio, Luca Zaia, Roberto Castelli, ma anche il segretario Matteo Salvini e il governatore della Lombardia Roberto Maroni. Non mancano scatti con Letizia Moratti e Magdi Allam, alternati a fotografie in cui compare con gli abiti talari e immaginette sacre. Alcune, invece, meno “politicizzate”, lo ritraggono proprio con il “vescovo” S.M.

    Questi, dopo aver assicurato di aver “fatto qualcosa con Padre C.” e aver richiesto una simile prestazione al suo giovane interlocutore, gli chiede di inviargli delle foto. Il ragazzo spedisce scatti del proprio volto e del proprio addome. Il religioso vuole di più. “Mandamene una tu, così capisco che genere di foto vuoi”, glissa il ragazzo. Lo scatto che riceve è quello di un membro eretto.

    Il religioso spiega inoltre di esser stato “fatto vescovo” da due Monsignori cattolici, e che avrebbe, a dimostrazione, “celebret e certificati di ordinazione”. Ciononostante, sul profilo Facebook, dichiara di lavorare all’interno della Chiesa Ortodossa Italiana.

    Proprio dal suo profilo Facebook emergono aspetti controversi. Andando indietro nel tempo, infatti, saltano fuori post e commenti anomali, per un religioso, tra cui link dai contenuti erotici, da lui stesso condivisi, in cui viene definito “un fottuto finocchio”. “Portami tua sorella e vedi se lo sono”, è la replica del “vescovo”. A contraddirlo, un adolescente commentatore: “Ma se l’hai appena detto tu in chat, che sei gay”.

    Dello stesso periodo è il tentativo di smentire le voci sulla sua omosessualità: “Per tutte le cose infami dette contro me, non ascoltate ciò che dicono. Vi dico la verità, non li conosco neanche”, scrive sul proprio account il religioso. Anche in questo caso interviene un ragazzo molto giovane, a commentare: “Ma sei malato te; ti ha pestato 1 ragazzo tra i 13-14 anni”.

    Il quadro pubblico che ne emerge è quantomeno imbarazzante; un aspetto che stride con l’ultima richiesta che il “vescovo” presenta in chat al “futuro prete”: “Non dire niente di noi: sai, sono riservato, io…”

    http://www.articolotre.com/2016/03/una-storiaccia-di-sedicenti-vescovi-e-aspiranti-preti/

  • Sesso col prete in oratorio a 14 anni: la suora fa tremare la Chiesa italiana

    Sesso col prete in oratorio a 14 anni: la suora fa tremare la Chiesa italiana

    Lei oggi ha 40 anni, vive in convento, e quando aveva 14 anni è statamolestata sessualmente in oratorio da un prete che di anni ne aveva 30 in più. Il libro-confessione Giulia e il Lupo rischia di far tremare la Chiesa italiana gettando lo sguardo sui misteri e i torbidi segreti dei religiosi. E, clamorosamente, la spallata arriva dall’interno, visto che il libro, curato da Luisa Bove, è pubblicato da L’Ancora, casa editrice legata all’ordine dei pavoniani, con il supporto della Curia di Milano e la prefazione di padre Hans Zollner, membro della Pontificia commissione per la tutela dei minori voluta da Papa Francesco in persona.

    “Le carezze, poi i baci” – È Repubblica a fornire qualche anticipazione del libro, inquietante spaccato su scandali sessuali e pedofilia dentro la chiesa. “Mi ha fatto sdraiare sul suo grande letto – ricorda la religiosa -. Io mi ci perdevo, ero magrissima ed esile. Lui aveva modi gentili e paterni. Mi ha invitato a slacciarmi i pantaloni e poi mi ha aiutato a sfilarli, ha fatto lo stesso con le mutandine. Io mi vergognavo, ero tesa e non sapevo come comportarmi. Mi ha aperto le gambe lentamente e mi ha detto: Sei fatta bene“. Il prete oggi è morto, la bambina abusata per 7 anni è cresciuta ma le ferite dell’anima restano. Anche per questo ha deciso di rivelare per la prima volta il suo dramma: “Ogni volta le carezze aumentavano e le sue grandi mani raggiungevano i miei piccoli seni – si legge nei primi capitoli -. Un pomeriggio, dopo le prime carezze, mi ha detto che voleva vedermi tutta perché ero bella. Ha iniziato a spogliarmi, un minuto dopo ero completamente nuda, mentre il Lupo mi divorava con gli occhi e non smetteva di accarezzarmi e di baciarmi ovunque. Aveva ottenuto quello che voleva, mentre io ero inerme”.

    Il confronto drammatico – Il don era il suo confessore: “Era la mia guida spirituale. Dovevo fidarmi. Mi aveva chiesto di più, avevo concesso di più. Di fronte a ogni sua richiesta non sapevo dire di no. Subito dopo, mi pentivo. Il Lupo no. Mi trovavo bloccata da quella confusione mortale. Percepivo che qualcosa di me era come morto, perché riusciva a fare di me e con me tutto quello che voleva”. Tutto il resto è dolore, vergogna, senso di colpa e omertà fino alla decisione di uscire allo scoperto. Quando, cresciuta, ha incontrato nuovamente il suo carnefice, il confronto è stato drammatico. “Mi ha detto: Io non ho mai dimenticato. Spero che tu mi abbia perdonato. Ho risposto d’impulso: Certo, tanti anni fa. E lui: Questo per me è un grande sollievo“.

  • Pedofilia, Bagnasco: “Vescovi italiani tra i primi nel rigore”. Ma la Cei (sbugiardata dal Papa) respinse l’obbligo di denuncia

    Pedofilia, Bagnasco: “Vescovi italiani tra i primi nel rigore”. Ma la Cei (sbugiardata dal Papa) respinse l’obbligo di denuncia

    “Com’è noto, i vescovi italiani sono stati tra i primi a mettere in essere con rigore le indicazioni della Santa Sede in ordine all’accertamento degli addebiti e all’erogazione delle pene”. Così il presidente della Conferenza episcopale italiana. Ma l’organo da lui guidato varò un documento di contrasto difendendo il diritto a scegliere se denunciare o meno. Una posizione sbugiardata recentemente dal Vaticano. Nella prolusione dal Consiglio, nuova condanna della stepchild adoption.

    “Ogni volta che si accerta un caso di pedofilia si rinnova in noi il dolore e la vicinanza alle vittime e ai familiari; insieme ribadiamo la condanna dei colpevoli, mentre cresce la preoccupazione per lo scandalo delle anime”. Risponde così il cardinale Angelo Bagnasco alle recenti critiche sulla gestione dei casi di abuso sessuale dei preti sui minori. “Com’è noto, – ha precisato il porporato nella prolusione della sessione primaverile del Consiglio permanente della Cei, eccezionalmente svoltosi a Genova – i vescovi italiani sono stati tra i primi a mettere in essere con rigore le indicazioni della Santa Sede in ordine all’accertamento degli addebiti e all’erogazione delle pene, e hanno rafforzato le strutture di recupero nonché i criteri di prevenzione. Fermo restando tutto questo, riconosciamo e condividiamo la generosità del nostro clero, che si spende ogni giorno accanto a tutti e a ciascuno con disinteresse e trasparenza”. E in un altro passaggio Bagnasco ha aggiunto: “Qualche ombra, che a volte dolorosamente si constata, non deve oscurare né screditarel’operato limpido e generoso di moltissimi operatori, sacerdoti, consacrati e laici, che servono con gratuità e sacrificio di energie, tempo, denaro”.

    Una difesa d’ufficio, quella del presidente della Conferenza episcopale italiana che ha assicurato “leale obbedienza” al Papa, che non coincide affatto con quanto affermano le linee guida della Cei sul contrasto della pedofilia che non prevedono l’obbligo di denuncia alle autorità civili. Una posizione totalmente opposta a quella ribadita più volte da Francesco e dalla Santa Sede, sia dalla Congregazione per la dottrina della fede, sia della Pontificia Commissione per la tutela dei minori istituita da Bergoglio. Proprio quest’ultimo organismo ha attaccato recentemente le conferenze episcopali, Chiesa italiana in primis, precisando che “abbiamo tutti la responsabilità morale ed etica di denunciare gli abusi presunti alle autorità civili che hanno il compito di proteggere la nostra società”.

    Il testo della Cei, bocciato dal Vaticano una prima volta proprio su questo punto e poi emendato senza recepire la modifica che era stata chiesta, afferma, invece, che “nell’ordinamento italiano il vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale né di incaricato di pubblico servizio, non ha l’obbligo giuridico, salvo il dovere morale di contribuire al bene comune, di denunciare all’autorità giudiziaria statuale le notizie che abbia ricevuto in merito ai fatti illeciti oggetto delle presenti Linee guida“. Lo stesso Bagnasco aveva affermato che “quello della Cei non è un no alla denuncia alla magistratura civile, ma un’attenzione verso le vittime e risponde a ciò che i genitori ritengono meglio per il bene dei propri figli. Per noi l’obbligo morale è ben più forte dell’obbligo giuridico, e impegna la Chiesa a fare tutto il possibile per le vittime”. Sulla vicenda Bergoglio è sempre stato molto chiaro: “I vescovi che spostano i preti pedofili è meglio che si dimettano“.

    “ACCANIMENTO CONTRO I CRISTIANI” – Nella sua prolusione Bagnasco ha puntato nuovamente il dito contro “il brutale accanimento contro la fede cristiana”, ricordando la recente uccisione in Yemen di quattro suore di madre Teresa di Calcutta, insieme ad altre dieci persone. Al centro della riflessione del presidente della Cei “il tragico esodo di migranti e rifugiati”. “Dall’inizio del 2015 – ha sottolineato il porporato – sono morte 4.200 persone, di cui 330 bambini solo nel Mar Egeo! Che spettacolo dà di sé l’Europa?”. Con un omaggio all’Italia che “ha mostrato da subito generosità e prontezza, pur dentro a situazioni talmente inedite che nessuna Nazione sembra essere capace di affrontare senza rifugiarsi nei soliti slogan irreali”. Mentre in Germania cresce il consenso per la destra populista e anti immigrati, Bagnasco ha ricordato che “nelle nostre comunità sono circa 45mila gli immigrati accolti” aggiungendo “che l’indifferenza globale è qualcosa che grida vendetta al cospetto di Dio”.

    STEPCHILD, “DERIVA INDIVIDUALISTA” – Nuovo appello in favore della famiglia“tesoro da non indebolire e disperdere con omologazioni infondate, trattando nello stesso modo realtà diverse. Da una parte – per il presidente della Cei – si rivendicano le differenze sul piano culturale e, dall’altra, le si negano sul piano normativo, creando di fatto delle situazioni paramatrimoniali”. Parole altrettanto nette sulle adozioni e la gravidanza surrogata: “La deriva individualista, radicale e liberista, non intende fermarsi: mentre riaffermiamo con tantissima gente che avere dei figli è un desiderio bello e legittimo, così è diritto dei bambini non diventare oggetto di diritto per nessuno, poiché non sono cose da produrre. Tanto più che certi cosiddetti diritti risultano essere solo per i ricchi alle spalle dei più poveri, specialmente delle donne e dei loro corpi. Così, fa parte di un umanesimo umano il fatto che l’amore non giustifica tutto, che i bambini hanno diritto a un padre e una madre, come anche recentemente il Tribunale dell’Aia ha affermato”.

    OMICIDIO VARANI: “CULTURA DELLO SBALLO” – Infine, una riflessione sul “raccapricciante delitto” di Luca Varani: “Siamo preoccupati che non si sia aperto un serio, corale dibattito pubblico; che si continui a mostrare colpevole superficialità o vile rassegnazione di fronte alla cultura dello ‘sballo’ con droghe, alcool, azzardo, fino al disprezzo totale della vita propria e altrui”.

    Twitter: @FrancescoGrana

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/03/14/pedofilia-bagnasco-vescovi-italiani-tra-i-primi-nel-rigore-ma-la-cei-sbugiardata-dal-papa-respinse-lobbligo-di-denuncia/2545168/

     

  • Il caso Spotlight e i preti pedofili: cosa sta facendo la Chiesa?

    Il caso Spotlight e i preti pedofili: cosa sta facendo la Chiesa?

    Nei cinema dal 18 febbraio “Il caso Spotlight”: il film racconta l’inchiesta del Boston Globe che portò alla luce la rete che copriva e insabbiava i casi di abusi sessuali da parte dei preti cattolici. Ma a che punto è la Chiesa con l’opera di pulizia avviata da Papa Francesco?

    Esce nelle sale cinematografiche, il 18 febbraio, “Il caso Spotlight”, pellicola sul team di giornalisti investigativi del Boston Globe che nel 2002 ha rivelato la copertura sistematica da parte della Chiesa Cattolica degli abusi sessuali commessi su minori da oltre 70 sacerdoti locali. Una storia vera, dietro una vera inchiesta giornalistica, che tra l’altro all’epoca vinse il Premio Pulitzer.

    Ma a che punto è l’azione di contrasto e di pulizia di questo triste fenomeno da parte del Vaticano?

    Ancora scandali: gli ultimi casi in Lombardia

    La pedofilia è una piaga che la Chiesa non è ancora riuscita a sradicare completamente. Basta leggere gli ultimi fatti di cronaca in Lombardia. In una retata che ha portato agli arresti domiciliari 11 persone – dovranno tutti rispondere di prostituzione minorile continuata -, ci è finito anche un parroco della bergamasca. Secondo gli inquirenti, il sacerdote, in particolare, ‘pagava’ con regali due ragazzi non ancora maggiorenni, in cambio di rapporti sessuali. Un fatto commentato dalla curia di Bergamo con “stupore, sgomento e profondo dolore”.

    Ricorderete anche la vicenda, esplosa nell’estate del 2013, del processo all’ex nunzio apostolico della Repubblica Dominicana, Jozef Wesolowski: era stato arrestato un anno prima, in Vaticano, dove era stato fatto rientrare. E attendeva il processo per fatti accaduti fra Roma e Santo Domingo. Le accuse andavano dalla pedofilia e maltrattamenti a minori fino alla detenzione di materiale pedo-pornografico. Ridotto allo stato laicale, non affronterà il tribunale vaticano, perché morirà poco prima, nell’estate del 2015. Sarebbe stato il primo processo per questo genere di reato, dentro la Stato papale.

    Linea dura, già con Ratzinger

    È stato proprio il caso dell’ex diplomatico della Santa Sede ad aver indotto Papa Francesco “alla tolleranza zero” contro gli abusi sui minori. In una dichiarazione shock del 2013, davanti a una commissione Onu, emerse che dal 2004 erano stati più di 3.400 i casi di abusi, denunciati al Vaticano. 884 i sacerdoti ridotti allo stato laicale. Più di 2.500 le sanzioni “minori”, ovvero vivere il resto della vita in penitenza e preghiera. L’opera di ‘pulizia’ interna era già stata avviata da papa Benedetto; Francesco ha proseguito e preso alcune misure per accelerare la ricerca della verità sulle segnalazioni. Qualche mese dopo l’elezione aveva aggiornato la legge penale vaticana, con pene più severe per reati di abusi su minori e pedofilia.

    Tolleranza zero

    Altra decisione importante per papa Francesco è quella del 22 marzo 2014, giorno in cui istituisce una specificaCommissione pontificia “per la tutela dei minori” e ci mette a capo Sean Patrick O’Malley, quell’arcivescovo che prese in mano la diocesi di Boston e che fece opera di pulizia, all’indomani degli scandali raccontati in “Il caso Spotlight”. La Commissione ha lavorato su più piani: linee guida nazionali su come affrontare i singoli casi; prevenzione e formazione dei sacerdoti. Pugno duro con i vescovi che non collaborano: si è istituita una nuova sezione giudiziaria all’intero della Congregazione per la dottrina della fede proprio per processare i prelati che ‘coprono’ atti di pedofilia dei loro preti. “La priorità – disse allora il papa – non è più evitare lo scandalo: non c’è assolutamente posto nel ministero per coloro che abusano dei minori”. Tre teste sono già saltate a metà 2015. Tre arcivescovi americani sono stati costretti alle dimissioni proprio perché avevano nascosto. Non sono più al loro posto, ma sono ancora vescovi.

    http://www.donnamoderna.com/attualita/caso-spotlight-abusi-preti-pedofili-chiesa

  • La pedofilia di Santa Madre Chiesa

    La pedofilia di Santa Madre Chiesa

    «Lui si è spostato davanti a me e mi ha sfilato una gamba dei calzoni. Non riuscivo a muovermi. Ero sotto shock. Lui si era messo a pregare e io lo seguivo. Tremavo. Non ero in grado di reagire.» Chinandosi sul corpo del ragazzo, padre Geoghan gli praticò sesso orale. « D’improvviso Geoghan balzò in piedi. Un prete spalancò la porta e cominciò a urlare: “Jack, non ti avevamo detto di non farlo più, qui?”»

    Partendo da testimonianze come questa, tra il 2001 ed il 2002, lo Spotlight Team, la squadra di giornalisti investigativi del Boston continua….

  • Il sacerdote pedofilo? Già due anni fa abusava dei minorenni

    Il sacerdote pedofilo? Già due anni fa abusava dei minorenni

    Ecuadoriano condannato nel 2014 per molestie su alcune ragazzine Eppure ha continuato a tenere corsi di preparazione per il battesimo.

    Paola Fucilieri

    L’aspetto peggiore di questa storia – che già di positivo non ha proprio nulla – si scontra con il solito tema trito e ritrito su quel che c’era da fare e non si è fatto, le sofferenze a cui si poteva e doveva mettere fine in maniera definitiva e che invece sono continuate nonostante il pericolo fosse risaputo da almeno due anni. Padre Hector Emilio B.P., classe 1966, origini ecuadoriane, pastore della chiesa evangelica «La famiglia di Dio» di Milano, sposato e padre di due figli, non è stato arrestato ieri mattina per la prima volta per violenza sessuale aggravata su minori dagli investigatori del commissariato Quarto Oggiaro, che da venti giorni indagavano su di lui e sono riusciti in tempi record a ottenere dalla Procura di Milano, il pm Pietro Forno e il collega Gianluca Prisco, un’ordinanza di custodia cautelare per farlo rinchiudere quanto prima nel carcere di San Vittore dove entro cinque giorni verrà sottoposto all’interrogatorio di garanzia da parte del gip Chiara Valori. Padre Hector ha infatti dei precedenti specifici risalenti al non lontano 2014, quando la Procura di Milano lo condannò a 1 mesi di carcere perché era emerso che aveva il brutto vizio di toccare le bambine che incontrava una volta la settimana per la preparazione al corso di battesimo (che in Sud America non si fa da neonati, ma quasi in età adolescenziale) in maniera morbosa nelle parti intime.Evidentemente, scontata la pena (non sappiamo come) all’interno di questa chiesa evangelica hanno ritenuto di non dover allontanare l’uomo in questione o, comunque, non metterlo più in contatto con le bambine tra i 9 e gli 11 anni che introduceva al sacramento del battesimo. Doveva occuparsene l’autorità giudiziaria? Francamente non lo sappiamo. Tuttavia va detto che le bambine sudamericane che ora accusano il religioso, sentite dagli investigatori di Quarto Oggiaro in audizione protetta, infatti – hanno rispettivamente 12 (2 episodi di violenza subiti) e 10 anni (più numerosi, purtroppo, per quest’ultima, gli abusi, andati avanti dal 2011 al 2015!), potrebbero essere molte di più. E che alla polizia i reati commessi da Padre Hector Emilio sono stati segnalati da «persone che gravitano nella comunità» al punto che chi ha investigato sul caso non ha nemmeno avuto bisogno di organizzarsi con intercettazioni ambientali. Adesso è inutile rimestare nel torbido raccontando di quando e in che modo – durante corsi non collettivi, ma singoli che si tenevano in un appartamento privato in zona Quarto Oggiaro – padre Hector Emilio si isolava con le bambine per spiegare loro l’allontanamento del diavolo e il piacere di avere dentro Dio, del perché le facesse mettere in costume per impersonare Adamo ed Eva in una recita o con quale escamotage pretendesse d’insegnare come galleggia una barchetta sulla superficie dell’acqua. Il ribrezzo che suscitano certe immagini nelle nostre menti certo non diminuirà la sofferenza delle ragazzine violate.

    http://www.ilgiornale.it/news/milano/sacerdote-pedofilo-gi-due-anni-fa-abusava-dei-minorenni-1233832.html

  • ALL’INFERNO E RITORNO. HA FONDATO LA RETE ANTIVIOLENZE

    ALL’INFERNO E RITORNO. HA FONDATO LA RETE ANTIVIOLENZE

    Francesco, vittima due volte «Prima il prete e poi la vergogna»

    Francesco Zanardi dal 2009 è l’instancabile portavoce di Rete l’abuso, l’associazione che raccoglie le vittime dei preti pedofili

    di AGNESE PINI

    CI SONO dei particolari che l’inconscio decide di nasconderci, a volte per sempre. «Tutti i bambini abusati sviluppano una qualche forma di rimozione». La sua si era incagliata in un indumento: «Pantaloni di velluto». Un giorno, parlando con un altro ex bambino vittima dello stesso prete pedofilo che aveva abusato di lui per quattro anni, dagli 11 ai 15, sentì queste parole, «pantaloni di velluto», e la ferita si rispaccò in due: «Solo allora rividi la prima volta in cui mi molestò: era stata nel seminterrato della parrocchia. Mi fece salire sulle sue ginocchia. Aveva i pantaloni di velluto».

    FRANCESCO ZANARDI oggi ha 45 anni. Fino a 26 non è mai riuscito a farsi sfiorare, baciare, tenere per mano da nessuno. È stato tossicodipendente, è entrato in comunità, ne è uscito pulito. E alla fine ha deciso di fare qualcosa per gli altri.

    Così dal 2009 è l’instancabile portavoce di Rete l’abuso, l’associazione che raccoglie le vittime dei preti pedofili. «Siamo 500 in tutta Italia. Tanti? In realtà chi è disposto a parlare non arriva ancora al 10%».

    Tra loro: Alessandro, imprenditore di 43 anni, dal 2004 denuncia le violenze – «iniziarono a 11 anni» – subite in seminario a Bergamo. Oppure Salvatore, 49 anni di Novara, o ancora Giada, diociottenne di Campobasso.

    Chi è vittima lo sa: denunciare certe cose è difficilissimo. A volte non ci si riesce mai. «Non è il dolore, è la vergogna a bloccarti. Poi c’è il senso di colpa. Il senso di colpa fa aumentare la vergogna, in un ciclo che non si spezza. Per ultima viene la paura, e quella non ti abbandona mai, anche quando ti sembra di essere di nuovo libero.

    Non si guarisce dalla paura. Ci si convive, non si guarisce». ALESSANDRO, Salvatore, Giada: «Persone che hanno già fatto un percorso, che hanno già scoperto la sofferenza che viene dal non essere creduti, o dall’essere emarginati: quando si denuncia un parroco pedofilo,l’intera comunità si sente accusata. Perciò fa muro, copre. La violenza peggiore è la difficoltà nell’ottenere giustizia».

    È il tratto che differenzia la vittima di un pedofilo laico da quella di un religioso: «Eppure il prete, proprio in quanto prete, ha possibilità di nuocere immensamente più grandi».

    L’UOMO che aveva violentato Zanardi è stato arrestato nel 2012. «Non per quello che aveva fatto a me: quando mi sono deciso a denunciare, il reato era ormai in prescrizione. Ma perché aveva continuato ad abusare di altri bambini, nel Savonese». E alla fine è stato incastrato: ha patteggiato un anno. «La legge italiana non aiuta: ogni volta che viene aperto un procedimento contro un sacerdote la procura è obbligata a informare il vescovo.

    E ancora oggi le nostre istituzioni,laiche e non, sono impreparate ad affrontare il problema, sia per le vittime che per i carnefici. Ma la pedofilia è una devianza che avrebbe bisogno di essere costantemente monitorata. Dalla pedofilia non si guarisce».

    Per questo «trasferire i preti borderline di parrocchia in parrocchia, come accade, è un atto criminale». Che punisce doppiamente le piccole vittime. «La cosa più terribile? Chi è abusato si sente complice, perché i bambini non sanno di essere bambini. Bisogna diventare adulti per capire di essere stati bambini».

    IL GIORNO del 10 marzo 2016