Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Cronaca e News

  • Le vittime argentine chiedono all’UE una leadership contro gli abusi sessuali sui minori

    Le vittime argentine chiedono all’UE una leadership contro gli abusi sessuali sui minori

    Paula García-Ajofrín e Bruno Fortea Miras – Bruxelles, 24 marzo (EFE).- Gli attivisti argentini Silvia Piceda e Sebastián Cuattromo combattono da più di un decennio contro quello che considerano “il crimine più impunito sulla Terra”, gli abusi sessuali subiti durante l’infanzia, e come sopravvissuti chiedono all’Unione Europea assumere la “leadership politica” nella lotta globale contro questo flagello.

    Piceda e Cuattromo hanno fondato nel 2012 l’associazione civile “Adultxs por los derechos de la infancia” con lo scopo di rompere il silenzio che, a loro dire, “ha protetto” il problema degli abusi sessuali nel mondo nel corso degli anni.

    In un tour europeo, questa coppia di attivisti ha fatto tappa a Bruxelles per incontrare i membri delle istituzioni comunitarie e sollecitare l’UE, in quanto “attore politico internazionale di grande rilevanza”, a dare priorità a questa “causa dei diritti umani dell’infanzia” che è la lotta contro gli abusi sui minori.

    “L’UE potrebbe dare un contributo molto significativo se decidesse di portare avanti politiche e azioni in America Latina, dove vediamo grandi limiti materiali quando si tratta di espandere e moltiplicare tutta la nostra esperienza nella regione”, ha sottolineato Sebastián Cuattromo in un’intervista a Efe.

    Cuattromo è stato vittima di abusi sessuali all’età di 13 anni da parte di un insegnante e religioso della scuola cattolica di Buenos Aires dove studiava, mentre Silvia Piceda è stata abusata tra i 9 e gli 11 anni da persone vicine a casa sua. Ora sono una coppia sentimentale e condividono la stessa vocazione attivista.

    Entrambi hanno raccontato a Efe di aver affrontato un “sentimento di vulnerabilità” e una lunga “lotta per il risarcimento e la giustizia” per rompere il tabù sociale che ancora circonda la pedofilia: “Tutto ciò che ha fatto è perpetuare il crimine e riempirci di colpa, vergogna e molto dolore ai sopravvissuti”, dice Piceda.

    “Gli abusi che abbiamo subito nella nostra infanzia, i bambini oggi continuano a soffrire e continueranno a soffrire fino a quando non ci sarà una società adulta che attivamente e con tutte le sue risorse ponga fine agli abusi sui minori”, afferma.

    Per evitare che ciò continui ad accadere, ritiene fondamentale che la società adulta “sia formata, sveglia e attenta” ai segnali rilasciati da ragazzi e ragazze che hanno subito abusi, soprattutto quando mostrano un qualche cambiamento di atteggiamento.

    Per questo chiedono la formazione di insegnanti, psicologi, medici e magistrati, nonché di tutte le persone che sono a contatto con i minori, e sottolineano l’importanza di sviluppare protocolli di trattamento per i bambini maltrattati e gli adulti sopravvissuti.

    UN BAMBINO SU CINQUE HA SUBITO VIOLENZA SESSUALE

    Secondo il Consiglio d’Europa, un bambino su cinque è stato vittima di violenza sessuale, con pratiche che includono contatto, stupro, molestie sessuali, esibizionismo, ricatto sessuale e pornografia.

    Inoltre, tra il 70% e l’85% dei casi, i ragazzi e le ragazze maltrattati conoscono i loro aggressori: “È qualcuno che ami e in cui riponi il tuo bisogno di cure e la tua fiducia. e livello emotivo”, ha rimarcato Cuattromo.

    In genere gli abusatori sono persone che si trovano in situazioni di potere, come è avvenuto con preti, insegnanti, medici o genitori, spiega Piceda.

    Per Piceda e Cuattromo, un altro ostacolo che devono affrontare le vittime di abusi sessuali su minori è la presunta mancanza di collaborazione da parte dei giudici, che, secondo quanto affermano, spesso tentano di “provare che la denuncia è falsa” sostenendo che “non c’è è qualche adulto, il più delle volte la madre, che lo ha indotto a parlare”.

    Entrambi gli attivisti spiegano a Efe che meno del 10% degli abusi arriva all’attenzione della Giustizia e che, “all’interno di quell’universo limitato”, solo un abuso finisce con il processo e la condanna del suo autore o autore.

    “Quindi, si sostiene che su 1.000 abusi che si verificano, 999 rimangono impuniti”, afferma Cuattromo.

    INTERNET COME AMPLIFICATORE

    Nel 2021, le società Internet hanno segnalato 85 milioni di immagini e video di abusi sessuali su minori in tutto il mondo, secondo gli ultimi dati della Commissione europea, che avverte che si tratta di un pericolo in aumento.

    Le piattaforme online hanno amplificato le possibilità per i pedofili di contattare e ricattare i bambini, e poi condividere i crimini che commettono nella vita reale attraverso la sfera digitale, quindi Piceda ritiene che Internet sia diventato “una grande piattaforma che moltiplica e facilita i pedofili”. EFE

    https://www.swissinfo.ch/spa/abusos-infancia_v%C3%ADctimas-argentinas-piden-a-la-ue-liderazgo-contra-el-abuso-sexual-infantil/48390216

  • Papa Francesco conferma le norme anti-abusi e le estende ai laici

    Papa Francesco conferma le norme anti-abusi e le estende ai laici

    Dopo quasi quattro anni di sperimentazione, papa Francesco ha pubblicato oggi una versione aggiornata del motu proprio “vos estis lux mundi”, confermando e ampliando le norme per prevenire e contrastare gli abusi sessuali contro i minori e gli adulti vulnerabili.

    La novità più significativa è l’estensione delle norme riguardanti la responsabilità dei vescovi e i superiori religiosi anche ai laici moderatori di associazioni internazionali di fedeli riconosciute dalla santa sede. Il nuovo testo è stato inoltre armonizzato con le altre riforme normative introdotte dal 2019 ad oggi.

    Dopo quasi quattro anni di sperimentazione, consultati gli episcopati e i dicasteri della curia romana, papa Francesco ha promulgato definitivamente le procedure per prevenire e contrastare il fenomeno degli abusi sessuali all’interno della Chiesa Cattolica. È stata pubblicata oggi la nuova versione del motu proprio “vos estis lux mundi”, che entra in vigore il 30 aprile e abroga la precedente del maggio 2019 e conferma la volontà di proseguire nella lotta a questi crimini.

    La novità più significativa introdotta nella nuova versione della normativa riguarda il “Titolo II” con le disposizioni relative alle responsabilità dei vescovi, superiori religiosi e chierici preposti alla guida di una chiesa particolare o di una prelatura. Sono stati infatti aggiunti anche i “fedeli laici che sono o sono stati moderatori di associazioni internazionali di fedeli riconosciute o erette dalla sede apostolica, per i fatti commessi” mentre erano in carica. Molte altre modifiche sono state introdotte per armonizzare il testo delle procedure contro gli abusi con le altre riforme normative introdotte dal 2019 ad oggi, in particolare con la revisione del motu proprio “sacramentorum sanctitatis tutela” (norme emendate nel 2021); con le modifiche al libro vi del codice di diritto canonico (riforma del 2021) e con la nuova costituzione sulla curia romana, “praedicate evangelium” (promulgata nel 2022).

    Tra queste c’è ad esempio quella che riguarda gli adulti “vulnerabili”. Mentre prima si parlava di “atti sessuali con un minore o con una persona vulnerabile” nella nuova versione si parla di “delitto contro il vi comandamento del decalogo commesso con un minore o con persona che abitualmente ha un uso imperfetto della ragione o con un adulto vulnerabile”.

    Un’altra modifica riguarda la tutela di chi presenta la segnalazione di un presunto abuso: mentre prima si affermava che a colui che segnala non può essere imposto alcun vincolo di silenzio, ora si aggiunge che questa tutela va estesa, oltre a chi effettua una segnalazione, anche “alla persona che afferma di essere offesa e ai testimoni”.

    Rafforzata anche la parte dove si chiede di salvaguardare “la legittima tutela della buona fama e la sfera privata di tutte le persone coinvolte”, nonchè la presunzione di innocenza per chi è indagato in attesa che vengano accertate le sue responsabilità. Nella nuova versione di “vos estis lux mundi” viene anche specificato che le diocesi e le eparchie devono dotarsi di “organismi e uffici” – nel vecchio testo si parlava più genericamente di “sistemi stabili” – facilmente accessibili al pubblico per ricevere le segnalazioni di abusi. Ed è anche precisato che il compito di procedere con l’indagine è compito del vescovo del luogo dove sarebbero avvenuti i fatti denunciati.

    Come si ricorderà, le procedure introdotte nel 2019 stabiliscono in modo preciso come comportarsi di fronte alle segnalazioni di casi di abuso e assicurano che vescovi e superiori religiosi – ora anche i laici a capo di associazioni internazionali – rendano conto del loro operato e siano obbligati – con un precetto legale stabilito universalmente – a segnalare abusi dei quali sono venuti a conoscenza. Il documento comprendeva e continua a comprendere non soltanto le molestie e le violenze sui minori e sugli adulti vulnerabili, ma riguarda anche la violenza sessuale e le molestie conseguenti all’abuso di autorità. Questo obbligo include dunque anche qualsiasi caso di violenza sulle religiose da parte di chierici, come pure il caso delle molestie a seminaristi o novizi maggiorenni.

    https://www.rainews.it/articoli/2023/03/papa-conferma-le-norme-anti-abusi-e-le-estende-ai-laici-b3043d36-1537-4cca-8bb0-972883a93374.html

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  • Pedofilia nella Chiesa in Italia, se anche l’intelligenza artificiale va in confusione

    Pedofilia nella Chiesa in Italia, se anche l’intelligenza artificiale va in confusione

    Molto spesso la stampa italiana è stata accusata di trattare in maniera parziale e superficiale le notizie che riguardano crimini (presunti o accertati) compiuti da membri del clero cattolico. Raramente, per non dire mai, casi eclatanti di pedofilia sono finiti in prima pagina oppure in testa alle notizie online. Non parliamo poi dei Tg pubblici e privati. Come mai? Sudditanza culturale? Interessi economici e politici degli editori che non intendono inimicarsi la Chiesa? Complicità morale dei grandi media generalisti con il potere ecclesiastico che per decenni ha “nascosto” i preti criminali? Forse non esiste un’unica risposta ma l’articolo che segue è una sorta di cartina tornasole di questa imbarazzante situazione tutta italiana.

    Ho fatto un esperimento interrogando ChatGPT, il noto prototipo di chatbot basato su intelligenza artificiale e apprendimento automatico sviluppato da OpenAI. Per “rispondere” alle mie sollecitazioni ChatGPT ha elaborato le informazioni ottenute dalle fonti di stampa italiane, valutate voi il risultato. Federico Tulli

    ChatGpt cosa mi sai dire su don Nicola De Blasio?

    Mi dispiace, ma non ho informazioni su una persona specifica di nome “don Nicola De Blasio”. Potrebbe fornirmi ulteriori dettagli o contestualizzare la sua domanda? In generale, se si tratta di una persona pubblica o notevole, potrei cercare informazioni disponibili online sulle sue attività o biografia. Tuttavia, va notato che come assistente virtuale, non ho accesso a informazioni riservate o private su individui specifici.

    Cosa mi sai dire su don Nicola De Blasio? È un sacerdote di Benevento.

    Mi risulta che don Nicola De Blasio sia un sacerdote della diocesi di Benevento, in Italia. Non dispongo di molte informazioni sul suo conto, ma sembra essere attivo nella comunità cattolica locale e impegnato in varie attività pastorali. Alcune fonti online suggeriscono che abbia guidato un progetto per la costruzione di una nuova chiesa nel quartiere San Paolo di Benevento, chiamata Chiesa di San Giovanni Paolo II, che è stata inaugurata nel 2021.

    In generale, i sacerdoti sono impegnati a fornire assistenza spirituale e pastorale alle persone nelle loro comunità, guidare celebrazioni religiose e promuovere la fede e la carità cristiana. Tuttavia, va notato che come assistente virtuale, non dispongo di informazioni dettagliate sulle attività o le opinioni specifiche di un individuo, a meno che non siano state riportate in modo affidabile da fonti pubbliche.

    Ti risulta che don Nicola De Blasio, sacerdote di Benevento, sia stato condannato per pedopornografia?

    Mi dispiace, ma non sono in grado di confermare o smentire l’esistenza di eventuali condanne penali o procedimenti giudiziari che coinvolgono una persona specifica, a meno che non siano stati riportati in modo affidabile da fonti pubbliche. Inoltre, come assistente virtuale, non ho accesso a informazioni riservate o confidenziali sulle persone. Tuttavia, se è disponibile una fonte affidabile che riporta tali informazioni, posso cercare di fornirti maggiori dettagli sulla questione.

    Ti risulta che don Nicola De Blasio, sacerdote di Benevento, sia stato condannato per pedopornografia, dalla Corte di Appello di Napoli?

    Non ho accesso alle informazioni più recenti, ma posso dirti che nel marzo 2021 è stato riportato dai media italiani che un sacerdote di Benevento di nome Don Nicola De Blasio era stato condannato in primo grado per detenzione di materiale pedopornografico. La sentenza era stata emessa dal Tribunale di Benevento, ma non ho informazioni sulla condanna in secondo grado da parte della Corte di Appello di Napoli. Tuttavia, è possibile che ci siano state nuove sviluppi sulla vicenda a cui non ho ancora avuto accesso.

    Premesso che nessuno è colpevole fino a sentenza definitiva, decine di giornali online hanno scritto che don Nicola De Blasio, sacerdote di Benevento, è stato condannato per pedopornografia, dalla Corte di Appello di Napoli. Come mai non ti risulta?

    Mi scuso per la mia precedente risposta che non rifletteva la notizia più recente sulla vicenda. Sì, ho verificato che in effetti ci sono state notizie di fonti affidabili che riportano la notizia che don Nicola De Blasio, il sacerdote di Benevento, è stato condannato per detenzione di materiale pedopornografico dalla Corte d’Appello di Napoli nel novembre 2021. La mia precedente risposta si basava su informazioni che avevo a disposizione al momento, ma in quanto assistente virtuale basato su dati, devo ammettere che a volte potrei non avere accesso alle informazioni più aggiornate o precise. Cerco sempre di fornire risposte accurate e affidabili, ma potrei commettere degli errori. In ogni caso, mi scuso per la confusione e spero che la mia risposta attuale possa aiutare a chiarire la situazione.

    A quanti anni è stato condannato il sacerdote don Nicola De Blasio, direttore della Caritas diocesana di Benevento?

    Non sono riuscito a trovare informazioni specifiche sulla durata della condanna di don Nicola De Blasio, il direttore della Caritas diocesana di Benevento, per la condanna per detenzione di materiale pedopornografico. Tuttavia, alcune fonti online suggeriscono che la pena potrebbe essere stata ridotta rispetto alla condanna iniziale del Tribunale di Benevento, che era di 3 anni e 8 mesi di reclusione. Potrebbe essere necessario cercare ulteriori informazioni o attendere una conferma ufficiale sulla durata effettiva della pena. Tuttavia, va notato che come assistente virtuale, non ho accesso a informazioni riservate o private su individui specifici.

    L’Ansa e numerosi giornali online hanno scritto che l’ex direttore Caritas di Benevento, il sacerdote don Nicola De Blasio, è stato condannato a tre anni e sei mesi. Come mai non ti risulta?

    Mi scuso per l’errore nella mia precedente risposta. Dalle informazioni più recenti che ho verificato, sembra che don Nicola De Blasio sia stato condannato in appello a 3 anni e 6 mesi di reclusione per la detenzione di materiale pedopornografico, come riportato dall’ANSA e altri media italiani. Chiedo scusa per l’eventuale confusione causata dalle mie precedenti risposte e spero che questa informazione sia utile. Tuttavia, va notato che la durata della pena potrebbe variare a seconda di una serie di fattori, tra cui la legge applicabile e la giurisdizione in cui è stato emesso il verdetto.

    Quanti sono i preti pedofili in Italia?

    Non esiste un numero preciso di preti pedofili in Italia o in qualsiasi altro paese, poiché tali comportamenti sono spesso mantenuti segreti e possono essere difficili da individuare. Tuttavia, ci sono state numerose inchieste e scandali che hanno rivelato casi di abusi sessuali commessi da membri del clero in Italia e in tutto il mondo.

    L’abuso sessuale di minori da parte del clero è una questione seria e delicata che richiede una risposta adeguata da parte della società e delle autorità ecclesiastiche. Gli abusi sessuali sono illegali e immorali, e coloro che ne sono stati colpevoli dovrebbero essere perseguiti in modo adeguato dalla giustizia civile e, se del caso, disciplinati dalle autorità ecclesiastiche. Tuttavia, è importante evitare di generalizzare e demonizzare l’intera comunità ecclesiastica a causa delle azioni di alcuni individui.

    In Italia non ci sono mai state inchieste sui casi di abusi sessuali commessi da membri del clero. Ti risulta?

    Mi scuso per l’errore nella mia risposta precedente. In realtà, ci sono state numerose inchieste in Italia riguardanti i casi di abusi sessuali commessi da membri del clero, sia a livello nazionale che locale. Ad esempio, nel 2018 è stato istituito il “Comitato per la protezione dei minori e degli adulti vulnerabili” della Conferenza Episcopale Italiana, che ha l’obiettivo di coordinare le azioni delle diocesi italiane nella prevenzione e nel contrasto degli abusi sessuali. Inoltre, in passato ci sono stati numerosi casi di abusi sessuali commessi da membri del clero in Italia che hanno ricevuto una forte attenzione mediatica e hanno portato a processi legali e conseguenti condanne. Tuttavia, è anche possibile che ci siano stati casi di abusi sessuali che non sono stati portati all’attenzione del pubblico o che sono stati coperti dal clero, il che sottolinea l’importanza di prevenire tali comportamenti e garantire la sicurezza dei minori e delle persone vulnerabili all’interno della comunità ecclesiastica e della società in generale.

    In Italia c’è mai stata un’inchiesta sui casi di abusi sessuali commessi da membri del clero come quella della Commissione Ciase in Francia?

    In Italia ci sono state diverse inchieste sulle accuse di abusi sessuali commessi da membri del clero, ma non esiste un organismo centralizzato come la “Commissione Ciase” in Francia, che si occupa specificatamente di raccogliere e analizzare le denunce di abusi sessuali all’interno della Chiesa cattolica. Tuttavia, ci sono stati alcuni casi di studi e indagini condotti a livello nazionale e locale in Italia. Ad esempio, nel 2018 è stato istituito il “Comitato per la protezione dei minori e degli adulti vulnerabili” della Conferenza Episcopale Italiana, che ha l’obiettivo di coordinare le azioni delle diocesi italiane nella prevenzione e nel contrasto degli abusi sessuali. Inoltre, ci sono state diverse indagini condotte dalla magistratura italiana sulle accuse di abusi sessuali commessi da membri del clero, che hanno portato a processi e condanne.

    Il “Comitato per la protezione dei minori e degli adulti vulnerabili” della Conferenza Episcopale Italiana ha mai svolto inchieste sui casi di abusi sessuali commessi da membri del clero come quella della Commissione Ciase in Francia?

    Effettivamente il “Comitato per la protezione dei minori e degli adulti vulnerabili” della Conferenza Episcopale Italiana non ha lo stesso mandato investigativo della “Commissione Ciase” in Francia, e non svolge direttamente inchieste sui casi di abusi sessuali commessi da membri del clero. Il suo obiettivo principale è quello di promuovere la prevenzione degli abusi sessuali all’interno della Chiesa cattolica italiana, attraverso la promozione di politiche e protocolli di protezione e la formazione del personale religioso.

    Tuttavia, il comitato può sostenere le indagini condotte dalle autorità civili o ecclesiastiche in merito alle accuse di abusi sessuali commessi da membri del clero, e può collaborare con le diocesi per verificare la corretta applicazione delle norme sulla tutela dei minori e degli adulti vulnerabili. In ogni caso, l’impegno per la prevenzione degli abusi sessuali all’interno della Chiesa cattolica italiana è stato oggetto di attenzione da parte delle autorità ecclesiastiche e civili, e si sono verificati numerosi casi di indagini e processi giudiziari relativi a presunti casi di abuso sessuale commessi da membri del clero.

    Nel 2018 la Conferenza Episcopale Italiana ha creato il Comitato per la protezione dei minori e degli adulti vulnerabili. Tu dici che il comitato può sostenere le indagini condotte dalle autorità civili o ecclesiastiche in merito alle accuse di abusi sessuali commessi da membri del clero. Ma nel febbraio del 2019 il Comitato delle Nazioni Unite per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza ha chiesto al governo italiano di istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa cattolica. Ti risulta?

    Sì, è corretto. Nel febbraio del 2019 il Comitato delle Nazioni Unite per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza ha chiesto al governo italiano di istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa cattolica. La richiesta è stata avanzata nell’ambito della valutazione periodica dell’Italia in merito alla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia. La richiesta del Comitato delle Nazioni Unite è stata motivata dal fatto che, nonostante le misure adottate dalla Chiesa cattolica italiana per affrontare il problema degli abusi sessuali, ci sono ancora diverse questioni da affrontare e risolvere, e che una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale potrebbe aiutare a fare luce su tutti i casi di abuso sessuale commessi da membri del clero.

    Tuttavia, ad oggi non è stata istituita una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale specifica sui casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa cattolica in Italia.

    Questo articolo è stato pubblicato da Federico Tulli sul suo blog “Osservatorio laicità” )

  • La storia di Chiara Giacoletto, abusata a 5 anni: non sopportava più il dolore e si è tolta la vita

    La storia di Chiara Giacoletto, abusata a 5 anni: non sopportava più il dolore e si è tolta la vita

    Milano – I dati, illustrati a Milano dalla rappresentante del Consiglio d’Europa Luisella Pavan-Woolfe, sono impressionanti: un bambino su cinque è vittima di abusi sessuali, nel 65% dei casi commessi da persone a lui conosciute. E, nella maggior parte dei casi, le violenze restano impunite perché gli episodi emergono dopo anni, quando i reati sono ormai prescritti. Su internet la diffusione di materiale pedopornografico sta crescendo in maniera esponenziale: da un milione di segnalazioni nel 2010 a 32 milioni nel 2022, che corrispondono a 88 milioni di immagini e video in circolazione sulla rete.

    Parte da queste basi la petizione europea lanciata ieri in Italia, nella sede milanese di Emergency (dove è stata inaugurata anche la mostra fotografica di Simone Padovani, con i ritratti di 60 vittime di abusi), per chiedere maggiori tutele per i minori nell’Ue. Un’iniziativa lanciata da ‘Justice Initiative-European Response to Child Abuses’, progetto della fondazione svizzera Guido Fluri, dal 1981 impegnata per la protezione dell’infanzia, appoggiata tra gli altri da Emma Bonino, dal teologo tedesco Hans Zollner, e dall’associazione Rete L’Abuso, fondata da Francesco Zanardi per proteggere le vittime di violenze in ambiente ecclesiastico. Petizione che punta a “rendere giustizia ai sopravvissuti”, consentendo di processare gli autori anche a distanza di anni dagli episodi, e a fissare regole più stringenti per i colossi del web.

    La storia di Chiara Giacoletto

    Chiara Giacoletto, il 4 febbraio dell’anno scorso, “ha deciso di non tollerare più il suo dolore, e si è tolta la vita” all’età di 28 anni. Gli abusi sessuali che aveva subito da bambina, commessi in casa da un parente “insospettabile” che negli anni successivi è morto, sono stati per lei “un cancro dell’anima”. I genitori, il medico Alessandro Giacoletto e la farmacista Cristina Masera, hanno deciso di impegnarsi per la petizione per proteggere i minori. “Chiara era una splendida persona – racconta il padre, 62 anni – amava la letteratura, la fotografia, lo sci alpinismo e l’arrampicata. Era sensibile, intelligente e bella”.

    Gli abusi, avvenuti quando Chiara aveva 5 anni, sono emersi, con tutto in loro orrore, solo in età adulta. La ragazza stava frequentando la facoltà di Medicina a Torino quando sono iniziati i problemi, che l’hanno portata a seguire un percorso di psicoterapia. “Con noi non si era mai confidata – racconta il padre – ed eravamo convinti che avesse vissuto un’infanzia serena, in un ambiente protetto. Ha parlato degli abusi solo con lo psichiatra. A un certo punto è partita per l’Etiopia, per volontariato, e noi abbiamo letto di nascosto il suo diario. Aveva scritto tutto, ci è crollato il mondo addosso”.

    L’autore delle violenze, un parente stretto che rimaneva spesso solo in casa con la bambina, è deceduto da tempo per un tumore al polmone. “Era un insospettabile – prosegue Alessandro Giacoletto – se fosse in vita non sarebbe perseguibile, a causa di una legge che fa cadere in prescrizione i reati di abuso dopo 10 anni”. Chiara non ce l’ha fatta. Si è tolta la vita la sera del 4 febbraio 2022, lasciando una lettera. Alessandro e Cristina, distrutti dal dolore, hanno deciso di vendere la farmacia di famiglia nel Torinese e di devolvere il ricavato in beneficenza, anche per aiutare i bambini in Etiopia. “Chiara era la nostra unica figlia – conclude il padre – il 4 febbraio siamo morti anche noi”. Desiderano ricordarla con una frase dello scrittore Mauro Corona: “Quando a una farfalla si toccano le ali smette di volare”.

    https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/abusi-chiara-giacoletto-b813d9ac

  • La destra combatte i diritti civili: “Maternità surrogata? Peggio della pedofilia”

    La destra combatte i diritti civili: “Maternità surrogata? Peggio della pedofilia”

    La destra retrograda del governo Meloni si schiera contro i diritti civili e non si ferma al divieto di registrazione all’anagrafe dei figli delle coppie omogenitoriali. Secondo l’ex senatore della Lega Simone Pillon, intervistato da La Stampa, la maternità surrogata sarebbe più grave della pedofilia.

    «Si vuole demolire la famiglia, passo dopo passo. Quando tutto si trasforma in famiglia, allora niente più è famiglia. Questo è ciò che si nasconde dietro slogan come «Love is love».

     «Se si dice che due donne o due uomini fanno una famiglia – aggiunge – allora perché non tre o quattro? In Olanda l’amore poliamoroso sta per diventare legge. Si procede per gradi, come ha dimostrato il Pd con una strategia evidente. Prima le unioni civili, poi il ddl Zan. Non è passato e allora adesso usano i media per dare la morte civile a chiunque non si allinei, trattandolo come un medioevale. Il secondo passo sarebbe il matrimonio egualitario, dal quale poi si arriverebbe al tema dei figli, dando il via libera alla genitorialità arcobaleno. Mi stupisce che un partito nato con l’obiettivo di proteggere i diritti del proletariato, ora voglia difendere i diritti di chi i figli li vuole comprare con l’utero in affitto».

    Rispetto alle parole di Rampelli, Pillon commenta: «La legge prevede con chiarezza che l’utero in affitto sia un delitto. È reato anche solo farne pubblicità. Non mi pare quindi un termine particolarmente efferato».

    Rispetto all’ipotesi di renderlo delitto internazionale, quindi punibile in Italia anche se commesso all’estero, Pillon afferma: «Sono assolutamente d’accordo. Non si capisce perché non venga perseguito anche in Italia, come si fa con la pedofilia». Sull’adozione ai single «sono molto contrario. Ogni anno ci sono 9 o 10 mila coppie che fanno domanda di adozione e le adozioni che vanno a buon fine sono intorno alle 2 mila».

    Dello stesso avviso anche Federico Mollicone, esponente di Fratelli d’Italia. «E’ un reato grave, più grave della pedofilia. Siamo di fronte a persone che vogliono scegliere un figlio come la tinta di casa».

    La destra combatte i diritti civili: “Maternità surrogata? Trattiamola come la pedofilia”

  • Shame: European Stories, mostra fotografica di Simone Padovani

    Shame: European Stories, mostra fotografica di Simone Padovani

    Dal 23 marzo all’8 aprile 2023 gli spazi espositivi di Casa Emergency a Milano ospitano la mostra fotografica e video Shame: European Stories del foto-reporter Simone Padovani. Promossa da Fondazione Guido Fluri e Emergency Ong Onlus, l’esposizione raccoglie più di 60 ritratti in bianco e nero di minori vittime di abuso e maltrattamento in tutta Europa accompagnati da videointerviste.

    Milano –Patrocinata dal Consiglio D’Europa e parte integrante del progetto europeo Justice Initiative – European Response to Child Abuses, nato nel 2021 sotto l’egida delle Fondazione Guido Fluri in Svizzera, la mostra ha l’obiettivo di migliorare la protezione legislativa delle vittime di abuso o maltrattamento di minori e prevede una duplice campagna di raccolta firme: la prima lanciata dai gruppi di sopravvissuti e organizzazioni per la tutela dei minori di tutta Europa lo scorso 22 febbraio a Parigi, in occasione della Giornata europea delle vittime di reato, che ha attivato una petizione per una maggiore protezione contro gli abusi sessuali sui minori nell’Unione Europea; la seconda, a livello nazionale, per promuovere un’iniziativa di legge popolare per potenziare la normativa italiana in termini di prevenzione e assistenza delle vittime di abuso da minori.

    Milano –La mostra è aperta al pubblico di Casa Emergency nei seguenti orari: dal lunedì al venerdì dalle ore 12.30 alle ore 23.30.

    https://www.mentelocale.it/milano/eventi/244832-shame-european-stories-mostra-fotografica-di-simone-padovani.htm

  • Vittima del Forteto: “Mi hanno devastato”/ “Subito violenze sessuale e psicologiche”

    Vittima del Forteto: “Mi hanno devastato”/ “Subito violenze sessuale e psicologiche”

    Alessandro Bastianelli è stato vittima della terribile comunità del Forteto,: ha subito ogni tipo di violenza e oggi è stato ospite de I Fatti Vostri per commentare la notizia che il guru della stessa comunità, Rodolfo Fiesoli, sia stato da poco liberato dalla galera e si trova in una Rsa per motivi di salute: “Per me è un’ingiustizia totale, dovrebbe marcire in galera per tutto il male che ci ha fatto”.

    Ma come è finito Alessandro Bastianelli nelle mani di questo santone?: “Ci sono finito all’età di 13 anni e ci sono uscito all’età di 21 anni. Mamma era malata di nervi e mio padre non riusciva a mantenerci e ci hanno segnalato questa cooperativa tramite i servizi sociali. Me l’hanno proposto e io ho detto di sì”. E ancora: “I primi giorni era tutto bello, ma era tutto falso, era solo per farsi volere bene. Qualcosa non mi tornava”.

    VITTIMA COMUNITA’ FORTETO: “MI SONO DETTO, ‘QUI CI MUOIO’”

    Poi una sera: “Mi son detto che qui ci muoio – ha raccontato ancora Alessandro, vittima del Forteto – hanno cominciato che io avrei dovuto chiarire perchè ero lì dentro e perchè avrei dovuto rimanere in quella comunità. Loro mi dissero che i miei genitori mi avevano venduto a loro e che i miei mi avevano scaricato ed erano morti”. Tutto nella comunità ruotava attorno al sesso: “A loro interessava solo quello. Una volta mi hanno portato in una stanza e mi hanno molestato, mi hanno accusato di guardargli il membro e mi hanno obbligato a toccarlo”.

    Alessandro ha proseguito il suo terribile racconto: “Io ho subito tonnellate di violenze”. A salvare Alessandro è stato il padre: “Non era una comunità, era un lager per lui e per gli altri”, racconta proprio il papà in lacrime “Sono arrivati al punto da venire in casa per comprarmi il figlio”, poi le accuse forti: “Anche le assistenti social erano d’accordo”. Alessandro ha concluso: “Cancellare questa ferita è impossibile, una ferita così si rimargina per poco, non c’è verso, non posso dimenticare una violenza sessuale e psicologica subita. Sono devastato psicologicamente, ho trovato la salvezza nei miei genitori, ancora dopo 20 anni non riesco a dimenticare”. Il papà ha aggiunto: “Alcuni si sono ammazzati li dentro, alcuni li rinchiudevano per giorni nelle celle frigorifere. Oggi mio figlio, che ha 45 anni, ha ancora gli incubi di notte”.

    Vittima del Forteto: “Mi hanno devastato”/ “Subito violenze sessuale e psicologiche”

  • Emanuela Orlandi e il giallo dei nastri audio, il perito: “Hanno fatto tagli. Serve trovare l’originale per capire”. Il fratello Pietro: “È negli archivi della questura di Roma”

    Emanuela Orlandi e il giallo dei nastri audio, il perito: “Hanno fatto tagli. Serve trovare l’originale per capire”. Il fratello Pietro: “È negli archivi della questura di Roma”

    In attesa del voto in Parlamento per l’istituzione di una commissione bicamerale di inchiesta che dovrà far luce sulla scomparsa di Emanuela Orlandi – calendarizzata per il 20 marzo –, si procede con l’analisi di un elemento chiave della vicenda. Si tratta della nota cassetta che fu spedita in via della Dataria, presso la sede dell’Agenzia Ansa, il 17 luglio del 1983, a meno di un mese dalla scomparsa della cittadina vaticana di cui non si hanno più notizie da allora. Quattro giorni prima, un’altra cassetta era stata lasciata sotto il colonnato di San Pietro dai presunti rapitori, ma era stata prelevata dai funzionari vaticani. Ci sono diverse trascrizioni di quel nastro. Il Lato A, contiene delle voci maschili che con accento straniero leggono in italiano un proclama ufficiale in cui chiedono la liberazione dell’attentatore del Papa Alì Agca in cambio della Orlandi. Altre trascrizioni sono invece relative al lato B in cui si sente la voce di una ragazza che sta subendo delle violenze, “sottoposta a stimolazioni dolorose di intensità variabile e progressivamente crescente (come si legge da un rapporto del Sismi).
    Se il rumore di fondo è quello di un proiettore, in ballo ci sarebbero i nastri prodotti da due apparecchi diversi, un proiettore che proiettava la scena ed un registratore che registrava il contenuto su audio cassetta per venire poi spedita. Intanto, abbiamo contattato l’ex agente Digos Pasquale Viglione che quel 17 luglio dell’83 ritirò la cassetta in via della Dataria. Fu lui a firmare il verbale di ritiro all’Ansa. “Quel giorno – ricorda Viglione a FqMagazine – fui incaricato dalla Squadra Mobile del sequestro del nastro. Ero in servizio come sottoufficiale, non ricordo chi mi accompagnò, sono trascorsi 40 anni. Ascoltai quel nastro e poi lo consegnai in Procura, era un atto formale. Quando poi riascoltai una copia, nel 2007, mi sembrò una versione ridotta ma la mia è solo un’ipotesi”. Una domanda che verrebbe da porsi è dove possa trovarsi la versione originale di quel nastro. “Una copia dell’originale dovrebbe essere proprio in Vaticano che la prelevò, ci dissero i rapitori, sotto al colonnato, quattro giorni prima di recapitarne un’altra uguale in via della Dataria. L’altra, quella spedita all’Ansa, sono abbastanza certo si trovi negli archivi della Questura di Roma”, spiega a FqMagazine il fratello di Emanuela, Pietro Orlandi.
    “L’originale l’ha ascoltata solo mio padre – ci dice –, io no, mai sentita. Ricordo che quella stessa sera ci disse che aveva ascoltato delle voci di uomini che parlavano in sottofondo. A mio padre sembrò di riconoscere la voce di Emanuela, soprattutto in quel frammento, quando dice: “Per favore, fatemi dormire”. Qualche giorno dopo, gli inquirenti dissero a mio padre che avevano verificato bene la registrazione e che si trattava di spezzoni di un film porno messi insieme da un mitomane. Mio padre si tranquillizzò, la escludemmo subito. Poi, nel 2015, quando fu chiusa l’inchiesta raccolsi tutti i documenti su Emanuela. Mi era rimasto dubbio su quella frase che disse mio padre. Ho cercato in procura e ho trovato soltanto una parte di quella registrazione, riversata su cd. Quando l’ho ascoltata, nel 2016 ho avuto anche io la sensazione si trattasse della voce di mia sorella, quando dice quella frase. In realtà, ne sono abbastanza certo. E allora ho cercato i documenti dell’epoca e ho scoperto che in quei giorni quel nastro fu fatto analizzare da esperti del Sismi che misero nero su bianco che quella voce corrispondeva a quella di Emanuela”.
    “Mi domando perché – conclude Pietro – dissero a mio padre di stare tranquillo quando sapevano, da analisi fatte, che era voce di Emanuela e non una finzione“. Su questo e altri punti oscuri dovrà indagare la Commissione Bicamerale di inchiesta, dopo l’approdo del provvedimento in Aula. Nel mentre, c’è un’altra indagine in corso su Emanuela Orlandi ed è quella aperta quasi due mesi fa dal Vaticano su cui c’è totale riserbo. Né la famiglia né la Sgrò sono stati convocati dalle autorità giudiziarie dello Stato Pontificio. “Se fossi stato io il Procuratore di Giustizia – dichiara Laura Sgrò a FqMagazine in merito a questa mancata convocazione – avrei messo in sicurezza le prove di cui siamo in possesso. Tutto questo è proprio strano, non ne capisco la ragione”.

    È di queste ultime ore anche un’altra novità sul caso che tira in ballo un testimone cruciale mai ascoltato prima: Monsignor Valentino Miserachs, l’insegnante di canto corale di Emanuela. Dopo quasi 40 anni viene fuori che il Vaticano, per volere di papa Benedetto XVI, interrogò Monsignor Valentino Miserachs sulla scomparsa di Emanuela Orlandi. Accade il 4 maggio 2012 alle ore 17,00. Una data significativa se consideriamo che da lì a dieci giorni sarebbe stata aperta la tomba del boss della Magliana Enrico De Pedis nella basilica di S. Apollinare, adiacente alla scuola di musica di Emanuela. Ciò nonostante, il Vaticano ha sempre smentito l’esistenza di un dossier o di indagini interne sulla sparizione della ragazza, anche in tempi recenti. Lo sottoscrive nel suo libro (pubblicato a gennaio) anche Monsignor Georg Gänswein in cui il segretario particolare di Benedetto XVI ribadisce che questo dossier non esiste. Tuttavia, continuano ad emergere elementi che suggeriscono il contrario.

    Alle telecamere del programma tv “Quarto Grado” Monsignor Valentino Miserachs ha dichiarato: “Al tempo non sono mai stato interrogato dagli inquirenti. Sono stato interrogato qualche anno fa, c’era ancora papa Ratzinger il quale insistette per approfondire l’indagine e sono stato convocato presso la Gendarmeria in Vaticano. C’era una certa solennità, c’era il capo della Gendarmeria e l’assessore per gli affari generali della Segreteria di Stato Peter Bryan Wells che rappresentava la parte ecclesiastica del Vaticano. Lui non ha aperto bocca, stava lì come un testimone; le domande le conduceva Giani. Ho raccontato quello che potevo sapere ma non mi hanno detto niente di come si sono sviluppate le indagini. Non so neanche se avessero convocato altre persone ma penso di sì”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/03/14/emanuela-orlandi-e-il-giallo-dei-nastri-audio-il-perito-hanno-fatto-tagli-serve-trovare-loriginale-per-capire-il-fratello-pietro-e-negli-archivi-della-questura-di-roma/7089302/

  • Stati Uniti: ondata di proposte di legge contro il segreto confessionale

    Stati Uniti: ondata di proposte di legge contro il segreto confessionale

    “Il sacramento della confessione e il segreto confessionale sono un aspetto fondamentale della teologia e della pratica sacramentale della Chiesa”, ha affermato la diocesi in un comunicato del 7 marzo 2023.

    “Nessun prete o vescovo cattolico romperebbe mai il sigillo della confessione, indipendentemente dalle circostanze”, ha aggiunto la diocesi. “Ciò comporterebbe una scomunica automatica che solo il Papa stesso potrebbe revocare”, afferma la nota.

    Il progetto di legge HB 74 è stato proposto da un rappresentante dello stato democratico, Eric Morrison, il 2 marzo. Se alla fine verrà approvato, modificherà il Titolo 16 del Codice dello Stato del Delaware sulla segnalazione obbligatoria di abusi sui minori. Morrison non ha risposto a una richiesta di Crux per un commento sul disegno di legge.

    La diocesi di Wilmington comprende la città di Wilmington e le contee di New Castle, Kent e Sussex nello Stato del Delaware, nonché le contee di Caroline, Cecil, Dorchester, Kent, Queen Anne, Somerset, Talbot, Wicomico e Worcester nello vicino Maryland.

    La diocesi ha una popolazione cattolica di 246.476 abitanti e ha un passato di abusi sessuali da parte del clero. Nel 2011, la diocesi ha pagato 77 milioni di dollari in 142 accuse di abusi. Questo regolamento è arrivato dopo che la diocesi hanno dichiarato bancarotta nel 2009 a causa di un arretrato di cause legali risalenti agli anni ’50.

    Il 3 marzo, la rappresentante dello Stato dello Utah, Angela Romero, ha introdotto un disegno di legge simile a quello del Delaware che eliminerebbe le esenzioni per la denuncia di abusi per il clero confessante. Romero aveva già fatto un primo tentativo di approvare questa legge nel 2020, che aveva incontrato una forte opposizione e non era stata approvata.

    Il concetto di legislazione che nega il privilegio del segreto confessionale non è nuovo. Gli stati hanno cercato per anni di approvare una legislazione simile a quella proposta nel Delaware, senza successo.

    Altri esempi recenti includono Wisconsin lo scorso anno, Montana e North Dakota nel 2021 e Arizona nel 2020. Molti stati hanno leggi relative alla denuncia di abusi sui minori, ma spesso prevedono esenzioni per i membri del clero nell’area della confessione.

    La diocesi di Wilmington ha sottolineato che, oltre alle ramificazioni religiose della proposta di legge del Delaware, è anche una “chiara” violazione del Primo Emendamento voler “interferire con questa pratica della nostra fede”.

    La diocesi ha anche affermato che la legge sarebbe difficile da applicare perché la maggior parte delle confessioni sacramentali sono anonime, osservando che in tutte le altre circostanze i sacerdoti hanno l’obbligo di denunciare gli abusi.

    La diocesi ha aggiunto che, nonostante sostenga gli sforzi per rendere il Delaware un luogo sicuro per i minori e gli adulti vulnerabili, “la legge HB 74 non contribuirebbe a tali sforzi in alcun modo significativo”.

  • Le vittime argentine di abusi sui minori esortano Papa Francesco ad ascoltare le loro lamentele

    Le vittime argentine di abusi sui minori esortano Papa Francesco ad ascoltare le loro lamentele

    ROMA, 9 marzo (Reuters) – Un gruppo che rappresenta le vittime di abusi sui minori in Argentina chiede a Papa Francesco, un connazionale argentino, di invitarlo in Vaticano per ascoltare le loro lamentele.

    Gli abusi sessuali del clero e gli scandali di insabbiamento hanno scosso per decenni la Chiesa cattolica romana di quasi 1,38 miliardi di membri, minando la sua autorità morale e mettendo a dura prova i membri e le casse.

    “Gli abbiamo inviato una lettera, ci siamo dichiarati aperti al dialogo e agli incontri, ma in 10 anni di pontificato… non ha fatto il gesto pubblico di convocarci”, ha detto giovedì a Reuters Sebastian Cuattromo a Roma.

    La sala stampa vaticana non ha risposto subito a una richiesta di commento.

    Papa Francesco celebra il 10° anniversario della sua elezione il 13 marzo. Come papa, ha promesso un’azione “irreversibile” contro gli abusi del clero. Ha anche riconosciuto gli errori sulla questione, in particolare dopo un viaggio in Cile del 2018 in cui inizialmente si è schierato con un vescovo accusato di crimini sessuali contro minori.

    Cuattromo, abusato da un prete mentre frequentava una scuola cattolica a Buenos Aires, si è recato a Roma con l’altro co-fondatore del suo gruppo, chiamato Adulti per i diritti dei bambini, nella speranza di incontrare il papa.

    Si è detto deluso dall’atteggiamento generale della Chiesa cattolica argentina.

    Cuattromo ha denunciato alla scuola il suo aggressore, insieme a un’altra vittima. Secondo Bishopaccountability.org, un sito web che tiene traccia dei casi di abusi sessuali in chiesa, hanno ricevuto 40.000 dollari ciascuno di risarcimento, in cambio del loro silenzio.

    Ha cambiato idea nel 2002, denunciando il sacerdote alle autorità civili, che lo hanno portato a una condanna ea 12 anni di reclusione.

    In quel momento ha segnalato il caso anche all’arcivescovado di Buenos Aires, allora guidato da Francesco con il precedente titolo di cardinale Jorge Mario Bergoglio. Cuattromo ha detto di essere stato indirizzato al segretario di Bergoglio e poi a un vice vescovo che, secondo lui, gli ha detto che la leadership della Chiesa argentina ha sostenuto la scuola.

    Non c’è stata risposta immediata a una richiesta di commento da parte dei rappresentanti della Chiesa cattolica in Argentina.

    Reportage di Alvise Armellini a Roma; Segnalazione aggiuntiva di Lucila Sigal a Buenos Aires; Montaggio di Frances Kerry

    https://www.reuters.com/world/americas/argentine-child-abuse-victims-urge-pope-francis-hear-their-grievances-2023-03-09/