Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Emilia Romagna

  • Caso Erik Zattoni, anche Ratzinger doveva sapere

    Caso Erik Zattoni, anche Ratzinger doveva sapere

    Le dinamiche sembrano ripetersi, forse stiamo riuscendo a svelare anche all’opinione pubblica un’altra grande menzogna della chiesa, la seconda.

    La prima, quando le gerarchie vaticane, limitandosi ai vescovi, difronte alle denunce delle poche vittime offrivano il loro cordoglio, affermavano increduli di non sapere, dicendo alla vittima che era la prima volta che qualcuno denunciava quel prete. Promettevano provvedimenti, che però nessuno ha mai visto, i preti venivano sistematicamente “spostati”, ovvero si permetteva loro di continuare ad abusare di minori innocenti, solo che lo facevano in un’altra parrocchia, spesso vicino alla precedente.

    La seconda, è che non solo le diocesi sapevano ma anche le più alte gerarchie vaticane sapevano, persino il Papa. Il primo caso documentato in Italia è quello di Savona, anche quello documentato da LE IENE nel marzo di quest’anno.(GUARDA IL VIDEO)

    Nella foto, la lettera che dimostra che il Cardinale Domenico Calcagno nel 2003 Vescovo di Savona-Noli, aveva avvisato il Cardinale Ratzinger, allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, poi, diventato Papa Benedetto XVI. Si scoprì successivamente che la vicenda di don Nello Giraudo era ben nota alle gerarchie vaticane dal 1980, l’anno in cui prese i voti. Lo sapevano da subito, ma malgrado le denunce arrivate immediatamente alla curia, nessuno mai è intervenuto per 30 lunghissimi anni, malgrado le decine di vittime.

    Anche a Ferrara, come a Savona e in molte altre località italiane, sta emergendo che le segnalazioni non si fermavano al vescovo, ma arrivavano anche ai cardinali e alle più alte gerarchie, come da manuale.

    Si perchè un manuale esiste, si chiama Crimen Sollicitazionis, una direttiva vaticana interna del 1922, applicata successivamente in tutto il mondo nel 1962, attualmente in vigore in Italia. Sono state apportate delle modifiche nel 2012 ma sostanzialmente il documento resta invariato.

    Redazione

    Da ESTENSE.COM quotidiano on-line di informazione ferrarese

    Caso Erik Zattoni, anche Ratzinger doveva sapere

    Erano stati informati della vicenda anche monsignor Negri e il predecessore Rabitti.

    Anche papa Ratzinger avrebbe dovuto sapere. Così come sapeva il predecessore di monsignor Luigi Negri, l’allora vescovo di Ferrara, Paolo Rabitti. Lo stesso Negri, nonostante affermi diessersi “responsabilmente e debitamente informato a seguito dell’incursione subita da “Le iene””, in realtà era stato già informato il 13 aprile tramite lettera della Congregazione della dottrina per la fede, a firma dell’arcivescovo Luis F. Ladaria. Informati, insomma, di quella storia emersa ora grazie al racconto del figlio di una madre stuprata a 14 anni e messa incinta dal prete del paese.

    E’ una storia sbagliata, di quelle, per dirla con le parole di De Andrè, “da dimenticare”. Ma Erik Zattoni e sua madre, violentata nel 1980 da un prete all’epoca 54enne, non ce l’hanno proprio fatta a dimenticare. Erik cerca giustizia per lei, per se stesso, per quel padre vestito di nero che ha riconosciuto la paternità solo dopo essere stato messo con le spalle al muro dal test del dna. Una storia che Erik ha svelato alle telecamere de Le Iene decidendo di renderla pubblica, raccontandola anche alla Rete Nazionale L’Abuso, una onlus nata dall’idea di un gruppo di vittime di preti pedofili che hanno formato una rete di supporto alla quale le stesse vittime possono rivolgersi.

    Il caso di Erik e di sua madre ha ovviamente preso posto sulla home page della onlus, con tanto di documentazione che rivelerebbe come la chiesa e le sue alte sfere fossero a conoscenza di quanto avvenuto.  Quando negli anni ’80 accadde tutto questo, infatti, Ratzinger era prefetto e avrebbe dovuto sapere della vicenda (e in ogni caso Erik gli scrisse, senza ottenere risposta), in quanto i vescovi sono obbligati a informare la Congregazione della dottrina per la fede, come ha effettivamente fatto il precedente arcivescovo di Ferrara, Paolo Rabitti, con una lettera datata 26 novembre 2012. Lo si evince dalla missiva che la stessa congregazione invia a monsignor Negri con data 13 aprile, in cui, riscontrando la lettera di Rabitti, si invita il vescovo ad “ammonire formalmente il chierico […] e ad accompagnare lo stesso nell’intrapreso cammino penitenziale”, ma anche “a sollecitare il reo, nei limiti del possibile, ad assumersi, sia pur tardivamente, le proprie responsabilità di padre nei confronti del sig. Erik Zattoni, quantomeno sotto l’aspetto affettivo e morale” e “a comunicare quanto sopra al denunciante, prodigando al medesimo le dovute attenzioni pastorali e caritative”.

    E’ una storia sbagliata, certo, sulla quale il silenzio che si è abbattuto come un macigno ha pesato per troppo tempo sulla vita di una famiglia normale.

    http://www.estense.com/?p=335670

  • Le reponsabilità di Mons. Negri

    Le reponsabilità di Mons. Negri

    Certo Mons. Negri non è responsabile dello scoppio delle due guerre mondiale, proprio come gli ebrei non sono responsabili del deicidio (ma c’è voluto il Vaticano II per scagionarli da un’accusa a lungo ripetuta da tanti uomini di Chiesa).

    Tuttavia l’Arcivescovo è responsabile di parecchie cose in relazione alla violenza carnale compiuta da don Pietro e al silenzio pluridecennale che ne è seguito. È forse un fatto trascurabile che ci sia voluta la via impropria delle Iene per venire a conoscenza di fatti di tale gravità? Mons. Negri è responsabile di non aver assunto adeguate informazioni su una diocesi che ha coperto fin che ha potuto troppe ignominie. Basti pensare che lo scandalo conclamato di Mons. Mariotti è stato risolto solo in virtù di un intervento dall’alto. Oppure è sufficiente guardare ai tanti aspetti mai chiariti legati alle vicende di don Domenico Bedin. Per non parlare di un sommerso che ci è dato, in parte, di immaginare ma ci è precluso conoscere.

    L’Arcivescovo è responsabile di non aver invitato la comunità ecclesiale diocesana ad assumere uno spirito di conversione (il lato penitenziale della solidarietà). È responsabile di non aprire in modo franco e maturo il discorso, ormai improrogabile, sul rapporto del clero con il sesso, in senso etero e omosessuale e purtroppo pedofilo. Grava su di lui il non aver pensato alla scelta coraggiosa di non abortire compiuta, più di trent’anni fa, da quella ragazza quattordicenne e dai suoi genitori.

    Fermo restando la ricostruzione dei fatti, si tratta di un comportamento che avrebbe dovuto essere additato come esempio da parte di un uomo di Chiesa. Soprattutto Mons. Negri ha la responsabilità di non saper o non voler cogliere il momento straordinario legato all’inizio del pontificato di Francesco; siamo in un tempo opportuno per attuare un rinnovamento profondo nello stile ecclesiale.

    L’appoggio corale dei vescovi costituirebbe infatti il baluardo più efficace contro lo sfruttamento mass-mediatico a cui è esposto il papa. Una vita ecclesiale che rifiorisce nelle diocesi si pone su un piano di concretezza non strumentalizzabile,

    Le responsabilità non sono, è evidente, solo di Mons. Negri. Esse, come ha lucidamente documentato Massimo Faggioli in un suo intervento tenuto a Santa Francesca Romana nel luglio scorso, riguardano, per esempio, le modalità con le quali da troppo tempo sono scelti i vescovi di Ferrara-Comacchio. Ma su questo fronte possiamo farci poco. Altro è il discorso in relazione al clero locale, mai disposto, pure nella sua componente migliore, a manifestare pubblicamente qualche forma di costruttivo dissenso anche là dove sarebbe necessario farlo.

    Infine Mons. Negri è inquivocabilmente responsabile di un comunicato che in alcune sue parti umilia la vita ecclesiale diocesiana. A questa responsabilità non è estraneo neppure l’addetto stampa (non  dattilografo) don Massimo Manservigi che avrebbe dovuto, da esperto in comunicazione, invitare l’Arcivescovo a compiere gli opportuni tagli.

    Le reponsabilità di Mons. Negri

  • Fuga d’amore del prete pedofilo con la madre della vittima

    Fuga d’amore del prete pedofilo con la madre della vittima

    RIMINI – Dopo quattro di carcere scontati con l’accusa di pedofilia nei confronti di un ragazzino di 14 anni che il padre le aveva affidato come guida spirituale, il prete, che al tempo dei fatti collaborava con una parrocchia a Rimini nell’assistenza agli anziani, ha trovato ad attenderlo la madre del ragazzo. Fra i due c’era gia un rapporto d’amore nato ai tempi della condanna, tanto che la donna durante al processo testimoniò a suo favore contro la tesi del marito che invece aveva denunciato il sacerdote. Tutto sembra la trama di un film. La relazione tra la donna e il prete ebbe inizio ai tempi precedenti il processo come un colpo di fulmine, scattato durante un pellegrinaggio a Medjugorie. Da allora, nonostante l’episodio giudiziario che costò quatto anni, che però erano otto ma poi scontati in appello, il prete è tornato libero e allo stato laico.

  • «Macchè pedofilia, sono io la vittima»

    «Macchè pedofilia, sono io la vittima»

    Un prete controdenuncia per estorsione il padre che lo accusa di molestie sul figlio: il suo calvario raccontato dal legale

    Sono stato incaricato da un sacerdote mio assistito di rendere pubblica la vicenda – davvero assurda – che sta vivendo e il calvario che sta affliggendo pesantemente la sua esistenza.

    Parlo di un prete che ha fatto della disponibilità, dell’ascolto, della vera carità cristiana la propria missione e la propria ragione di vita: in poche e semplici parole, di una persona per bene, come può testimoniare chiunque abbia avuto la fortuna di incontrarlo.

    Persona per bene, modo di qualificare la persona umana che un tempo era ambìto a molti e che oggi sembra quasi un segno di debolezza…

    Egli, oggi, è vittima di chi ha abusato della sua umanità. I continui soprusi e ricatti che continuava a patire il sacerdote da parte di chi per molto tempo aveva ricevuto da lui il dono tangibile della carità, hanno indotto il mio assistito, dopo un lungo travaglio interiore, coraggiosamente a denunciare alla Procura della Repubblica questa terribile situazione.

    Situazione che lo vedeva e lo trova ancora oggi, dopo lunghi mesi, “prigioniero in casa sua”, “assediato” e ridotto all’impotenza da chi ha abusato della sua ospitalità e carità, espropriandolo di fatto della libera disponibilità dei propri beni.

    Ma il fatto maggiormente inquietante è stato il tentativo, da parte del suo “ospite”, di frustrare ogni velleità reattiva del sacerdote, arrivando a denunciarlo addirittura di pedofilia, iniziativa platealmente diffusa alla stampa attraverso una “sapiente” intervista, ben sapendo quali gravissime ricadute avrebbero provocato a livello personale e di immagine tali infamanti accuse.

    Ulteriore motivo, speriamo transitorio, di frustrazione, se non di vera e propria disperazione è per il mio assistito la sensazione di quasi abbandono da parte delle autorità cui, a vario livello, si è rivolto, apparentemente impotenti e impossibilitati a dominare una situazione che sembra favorire ed avvantaggiare solo chi sembra conoscere esclusivamente il linguaggio e la logica della prevaricazione.

    Tale situazione, ormai non più sostenibile, lo sta costringendo a ricercare altra soluzione abitativa, per trovare, lontano da casa sua, un pò di serenità, che gli consenta anche di continuare la propria missione pastorale.

    Grande conforto è fortunatamente giunto al sacerdote dalla forte vicinanza che, fin dal suo arrivo a Ferrara l’Arcivescovo monsignor Luigi Negri, con la sua autorevolezza, gli ha voluto assicurare e dal “supplemento di coraggio” che ha saputo infondergli nell’affrontare questa terribile situazione.

    E’ auspicio che la Giustizia faccia, presto, il suo corso..

    avvocato Claudio Maruzzi

    difensore del sacerdote
    07 luglio 2013

  • Perquisizioni dei carabinieri in canonica

    Perquisizioni dei carabinieri in canonica

    La Procura di Ravenna sta analizzando il materiale repertato dai Carabinieri mercoledì scorso in una canonica ravennate ed in un seminario diocesano
    Redazione 29 marzo 2013

    La Procura di Ravenna sta analizzando il materiale repertato dai Carabinieri mercoledì scorso in una canonica ravennate ed in un seminario diocesano. L’iniziativa è stata presumibilmente disposta nell’ambito di un fascicolo per ora senza ipotesi di reato aperto dal pubblico ministero Angela Scorza a pochi giorni dall’invio di alcune lettere a giornali locali, alcune delle quali anonime, che sollevavano dubbi in merito all’operato di un anziano sacerdote della Diocesi romagnola.

    Un procedimento che segue parallelamente quello nel quale lo stesso prete è parte lesa per una estorsione che la mattina del 5 marzo ha portato all’arresto di un 36enne lavapiatti camerunese bloccato con 5mila euro al termine di un’operazione condotta dai carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo e dell’aliquota operativa all’uscita della stessa canonica perquisita mercoledì.

    Secondo quanto finora emerso, dietro a tutto ci sarebbe la richiesta di danaro al don (oltre 20mila euro) formulata dal 36enne per non divulgare un video dal contenuto presumibilmente scabroso. Circostanza questa negata sia dal prete che dal camerunense, i quali hanno invece parlato di soldi necessari per un’operazione a una familiare del 36enne. Al momento dei video nessuna traccia: gli inquirenti dubitano che possano esistere davvero.

    Il prete, ascoltato il 14 marzo scorso a sommarie informazioni, aveva detto di avere distrutto un paio di cd senza averli visti (in denuncia aveva però riferito di averli visti e distrutti). Aveva poi precisato di avere fatto spogliare il 36enne ma solo per ragioni legate a un presunto problema personale del camerunense. Quest’ultimo, in attesa che il Tribunale della Libertà si pronunci sull’istanza avanzata dal suo avvocato, Igor Gallonetto, si trova ancora in carcere.

    Se è in attesa anche dei risultati dell’accertamento tecnico irripetibile disposto su alcuni reperti sequestrati a casa del fratello dell’arrestato – tra cui alcuni dvd, una cassetta vhs e un registratore – e per i quali l’incarico è stato affidato martedì scorso a un esperto. Sulle due vicende parallele, si sono espressi sia il cardinale Ersilio Tonini che il vescovo Lorenzo Ghizzoni: il primo ha chiesto che venga fatta luce nel rispetto delle persone; l’altro ha garantito che si occuperà delle questioni in prima persona.

    http://www.ravennatoday.it/cronaca/ravenna-estorsione-sacerdote-luci-rosse-perquisizioni-carabinieri.html

  • I recenti scandali sessuali nella diocesi di Ravenna

    I recenti scandali sessuali nella diocesi di Ravenna

    Perquisito il seminario arcivescovile
    Caso don Ravagna: carabinieri nella sede di piazza Duomo e nella canonica della parrocchia di San Biagio

    28/03/2013 19:02

    RAVENNA – Due perquisizioni. Una nella canonica della parrocchia di San Biagio, alle porte del centro, l’altra all’interno del seminario arcivescovile, di fronte al duomo di Ravenna. I carabinieri sono entrati a metà della mattinata di ieri, prima nello stabile accanto alla pieve di via Chiesa, dove hanno sede uffici parrocchiali e alcuni alloggi, poi al seminario. A nessuno, durante quelle ore, è stato concesso di accedere fino a pochi minuti prima delle 13, quando, concluse le ispezioni, dalla sede di piazza Duomo sono usciti gli uomini dell’Arma seguiti dal legale della curia Enrico Maria Saviotti e dal parroco emerito di San Biagio nonché rettore del seminario don Giansandro Ravagna.

    Su quali siano i documenti o le riscontranze oggetto delle ricerche degli inquirenti vige il più stretto riserbo. Ma tutto fa pensare che la procura abbia aperto un fascicolo, legittimando le due azioni. Procedura che, va specificato, non è detto contenga alcuna ipotesi di reato. In gergo si parla di ‘modello 45’, un fascicolo aperto per i fatti che non costituiscono notizie di reato e che pertanto non richiedono persone indagate.
    Massima discrezione anche da parte della Curia. E’ ormai la mezza quando don Sandro – come amichevolmente lo chiamano i parrocchiani di San Biagio che per oltre 50 anni l’hanno conosciuto come sacerdote – esce dal seminario, preceduto dagli investigatori e scortato da Saviotti. Entra subito nel monvolume del legale parcheggiato all’ingresso, lato passeggero, sguardo fisso in avanti. “Per il momento non abbiamo nulla da dichiarare – spiega Saviotti portiera aperta -. Attendiamo. E’ un momento difficile a causa di questa situazione spiacevole che auspichiamo si concluda al più presto”. L’avvocato non si spinge oltre per chiarire la natura dell’ispezione.

    Sulla base però di alcuni fatti recenti che hanno coinvolto l’ambiente ecclesiastico le ipotesi che sorgono spontanee sono essenzialmente due. Va notato infatti che la perquisizione di ieri cade a poca distanza dalla divulgazione di una circostanziata lettera anonima (pubblicata da questo giornale) nella quale una madre ha denunciato presunte molestie che diversi anni fa un prete avrebbe dedicato al figlio – all’epoca di otto anni e ora 30enne – in una parrocchia della Diocesi. Abusi, continua la donna, che sarebbero stati rivolti anche ad altri ragazzini nel corso degli anni. In questo senso la presenza di padre Ravagna, in quanto rettore del seminario, può essere stata d’obbligo nel corso dell’ispezione avvenuta ieri in piazza Duomo.

    L’altra ipotesi invece tira in ballo il caso che vede l’81enne parroco emerito di San Biagio vittima dell’estorsione che la mattina del 5 marzo scorso ha portato all’arresto del 36enne lavapiatti camerunense Paul Ndejemene. Lo straniero è finito in manette non appena uscito dalla canonica di via Chiesa con 5mila euro consegnati dal don, frutto di una presunta estorsione a luci rosse. Finora tuttavia, dei presunti filmati a contenuto scabroso che ritrarrebbero il religioso assieme allo straniero non è emersa alcuna traccia. Anzi, sarebbe stato don Sandro stesso – come da lui riferito nella querela – ad averli distrutti non appena ottenuti dal camerunense. La perquisizione di ieri, in questo contesto, potrebbe rimandare a un’ulteriore ricerca di quei misteriosi video scomparsi.
    Federico Spadoni
    lospado@gmail.com

  • Ombre sul rettore del seminario nelle lettere di un parroco al vescovo

    Ombre sul rettore del seminario nelle lettere di un parroco al vescovo

    Il predecessore di don Ravagna lo accusa di rapporti omosessuali
    con un 24enne. La diocesi: «Equivoco chiarito con indagine interna»

    di Andrea Alberizia

    Due lettere l’hanno accusato di essere invischiato in uno scandalo omosessuale interno agli ambienti ecclesiastici ravennati, una terza lettera ha scagionato il prelato. Don Giansandro Ravagna – per la comunità religiosa cittadina semplicemente don Sandro, per cinquant’anni parroco della chiesa di San Biagio dove rimane tuttora in veste di sacerdote emerito e oggi vittima di una presunta estorsione ancora a sfondo omosessuale (vedi articoli correlati) – è stato al centro di un’indagine interna alla diocesi di Ravenna-Cervia aperta e chiusa tra la fine del 2009 e l’inizio del 2010. Ravenna&Dintorni è venuto in possesso di una delle due lettere indirizzate a monsignor Giuseppe Verucchi, a quel tempo arcivescovo, in cui si chiedevano le dimissioni del prete dall’incarico di rettore del seminario che riveste dal 2008.

    Don Alvaro Marabini

    «Il fatto è accaduto qualche anno fa ma il tempo non ha la forza di attenuare un atto di così grave entità per un sacerdote. Sono a chiederle ancora una volta di invitare il rettore a rassegnare le dimissioni». Sono i passaggi più espliciti della lettera che don Alvaro Marabini, predecessore di Ravagna al seminario, scriveva nel gennaio 2010 a Verucchi perché risolvesse «l’affare rettore»: nel 2008 la guida dell’istituto ecclesiastico era passata nelle mani di Ravagna, tornato di nuovo al vertice del collegio dopo l’esperienza come rettore alla fine degli anni Settanta quando a nominarlo fu il vescovo di allora, Ersilio Tonini, oggi il più anziano cardinale vivente e tra i destinatari della missiva firmata da Marabini. Oltre a quelli di Verucchi e Tonini compare il nome di Luigi Amaducci, arcivescovo emerito. In buona sostanza le massime cariche, per notorietà e blasone, della Curia bizantina.

    «Abbiamo visto la Chiesa ferita, temiamo per la formazione dei seminaristi – si legge ancora nella lettera –. La coscienza non ci ha permesso di continuare a nascondere». I toni non sembrano lasciare dubbi sulla gravità delle circostanze. Al punto che nei due mesi precedenti don Marabini ha già inviato un’altra comunicazione scritta ma soprattutto ha già avuto due incontri di persona con Verucchi: «Durante il nostro colloquio abbiamo colto sul suo volto tanta sofferenza e sgomento, quella stessa sofferenza che ha preso anche noi facendoci passare notti insonni».

    Don Giansandro Ravagna

    Nella lettera non si fa riferimento a circostanze precise ma Ravenna&Dintorni, è in grado di ricostruire i dettagli. Marabini ha segnalato al vescovo presunti episodi di rapporti omosessuali avvenuti dieci-quindici anni prima tra Ravagna e un giovane parrocchiano all’epoca dei fatti 24enne, episodi appresi attraverso colloqui con un altro parroco amico del giovane. «Tutto un fraintendimento – spiega Enrico Maria Saviotti, avvocato della diocesi, disponibile a una dettagliata spiegazione –. C’è stata un’accurata indagine interna e si è verificato che non è accaduto nulla di quanto temuto. Il fascicolo è stato inviato anche a Roma. Abbiamo una lettera della presunta vittima che smentisce ogni circostanza». Lettera che il legale afferma essere dell’8 gennaio 2010 ma di non poterla mostrare per rispetto delle persone coinvolte.

    Attenzione alla data. La seconda missiva di Marabini, quella in nostro possesso, è datata 16 gennaio di tre anni fa. Cioè una settimana dopo il documento che per la diocesi ha chiuso la storiaccia. Marabini non ancora informato? In realtà sembrerebbe più che altro non ancora convinto: «È uscito dal seminato», dice senza mezzi termini Saviotti alzando gli occhi al cielo. E se non è arrivata una querela, lascia intendere l’avvocato, è solo per la misericordia della Chiesa.

    Due lettere scritte da un parroco al vescovo tra il 2009 e il 2010 gettano l’ombra dello scandalo omosessuale all’interno della diocesi bizantina. La Curia smentisce sostenendo si tratti di un equivoco chiarito

    Non parla mai di questione conclusa Marabini quando lo incontriamo nella sua parrocchia. Lasciato l’incarico di rettore, nel 2008 è stato trasferito ad Argenta, in provincia di Ferrara ma entro i confini della diocesi ravennate. Al termine della prima messa del mattino, domenica 17 marzo, si avvia verso la canonica accompagnato dal suono delle monete nel cestino delle offerte che ha raccolto ai piedi dell’altare. Quando ancora non sa che abbiamo la lettera prova a sminuirne il contenuto ma quando gli mostriamo il testo e leggiamo gli stessi passaggi che testimoniano la sua vivida preoccupazione di appena tre anni fa, ricordandogli che «il tempo non ha la forza di attenuare un atto di così grave entità», non può fare altro che confermare di averla scritta ma di non avere altro da aggiungere: «Sono un figlio della Chiesa – dice con tono pacato –. Cerchi di capire il mio obbligo di obbedienza, non posso dirle nulla. Ho raccontato le mie preoccupazioni ai miei superiori e quello è ciò che dovevo fare».

    Non risponde alle nostre domande ma una la fa lui a noi: «Lei come ha avuto la lettera?». E sulle mancate dimissioni di Ravagna? «Posso solo immaginare che il vescovo avrà fatto le sue verifiche, avrà molto pregato e anche io ho molto pregato». Accenni alla conclusione dell’indagine? Nessuno.

    Lo scorso novembre – quando il vescovo ausiliare di Reggio Emilia, Lorenzo Ghizzoni, venne nominato successore di Verucchi – un quotidiano emiliano, La Nuova Prima Pagina, scriveva così dell’incarico che lo attendeva: «La diocesi negli anni scorsi ha vissuto non pochi scandali legati alla presenza in seminario di sacerdoti dalla dubbia moralità e in diocesi di preti apertamente omosessuali, con alcuni casi molto incresciosi e persino l’intervento di un visitatore apostolico che di fatto fece rimuovere il rettore». Il visitatore, una sorta di commissario straordinario inviato dal Vaticano, intervenne durante il rettorato Marabini (2000-2008). Ma Saviotti smentisce che quella visita abbia influito sul cambio al vertice del collegio: «Si è trattato solo di un normale avvicendamento».

    A quel tempo si sparse addirittura la voce della chiusura della struttura. In occasione della giornata seminariale del 2009 fu Ravagna a sgombrare il campo dalle dicerie: «I ravennati hanno avuto un’informazione sbagliata». E spiegò che era solo una questione di razionalizzazione delle risorse: i seminaristi studiano a Bologna e tornano a Ravenna nel finesettimana per ritrovarsi nelle comunità dove alla fine degli studi svolgeranno la loro missione».

    24 – 03 – 2013

  • Il prete: «Aveva difficoltà a procreare e lo feci spogliare per mostrarmi il membro»

    Il prete: «Aveva difficoltà a procreare e lo feci spogliare per mostrarmi il membro»

    Don Giansandro Ravagna denunciò di aver subitò un’estorsione e così rispose al pubblico ministero che indaga sulla vicenda

    «Un giorno mi disse che aveva difficoltà a procreare e lo feci spogliare per mostrarmi il membro». Sono le parole che don Giansandro Ravagna, secondo quanto si legge su Il Resto del Carlino, avrebbe riferito al pubblico ministero che indaga sulla vicenda della presunta estorsione denunciata dallo stesso prelato: arrestato il 5 marzo scorso un lavapiatti camerunese che avrebbe chiesto soldi al rettore del seminario minacciando di divulgare filmati a luci rosse in cui sono ritratti entrambi.

    Nella denuncia che ha dato via alle indagini si dice che il parroco avrebbe consegnato quasi ventimila euro negli ultimi anni al giovane africano sotto ricatto avendone in cambio due dvd. Visionati e distrutti, dice la denuncia riportata da Il Carlino. Ma don Ravagna ritratta davanti al pm: «Non ho mai visto i dvd, ho detto solo di averli distrutti». C’è poi una non risposta che alimenta ulteriori incetertezze. La domanda del pm è molto diretta: «Se lui si spogliò come fece a riprendere la scena con la microtelecamera che le dice che lui aveva addosso?». Don Ravagna non risponde. Per la cronaca va inoltre precisato che il camerunese ha due figli.

    Nei giorni scorsi i carabinieri hanno perquisito il seminario e la parrocchia di San Biagio alla ricerca di materiale utile alle indagini.

    Ricatto a luci rosse al prete Soldi per non mostrare un video
    «Ho un filmato in cui facciamo sesso»: arrestato un 36enne
    La difesa: «Nessuna minaccia, era richiesta di aiuto per un bisogno»

    Un lavapiatti di 36 anni originario del Camerun è stato arrestato martedì mattina con l’accusa di avere estorto alcune migliaia di euro a un anziano prete di Ravenna sotto la minaccia di divulgare un video, tuttavia finora non trovato, presumibilmente girato di nascosto e dal contenuto a luci rosse che coinvolgerebbe entrambi.

    Il 36enne – come riferito dai quotidiani locali – è stato bloccato dai carabinieri all’uscita di una chiesa ravennate subito dopo avere ricevuto il contante, circa cinquemila euro secondo quanto scrivono Il Resto del Carlino e Corriere Romagna, ventimila invece per La Voce di Romagna). L’indagine era partita da una richiesta di aiuto del parroco che conosceva il 36enne – prima impiegato in un hotel di Ravenna e poi rimasto disoccupato a causa della crisi – per averlo aiutato in passato.

    L’arrestato nell’interrogatorio di garanzia di ieri pomeriggio davanti al giudice per le indagini preliminari si è avvalso della facoltà di non rispondere. Per ora il giudice si è riservato sulla misura cautelare da applicare. Secondo la difesa, i soldi erano stati chiesti senza minacce ricattatorie e per un bisogno legittimo personale. Del presunto video a luci rosse finora nessuna traccia: gli inquirenti non escludono che in realtà non esista.

    07 – 03 – 2013

  • Rimini. Molestie sessuali, nuovo accusatore per don Gabriele Corsani. Corriere Romagna

    Rimini. Molestie sessuali, nuovo accusatore per don Gabriele Corsani. Corriere Romagna

    Rimini. Molestie sessuali, nuovo accusatore per don Gabriele Corsani. Corriere Romagna
    pubblicato giovedì 21 febbraio 2013 alle 10:30

    Andrea Rossini – Corriere Romagna: Nuove accuse al confessore dei vip / Molestie, spunta un altro ex allievo: la difesa prende tempo

    RIMINI. Spunta un nuovo accusatore contro don Gabriele Corsani, il sacerdote milanese accusato di aver molestato sessualmente due giovani uomini, entrambi maggiorenni al momento dei fatti, in due distinti episodi che risalirebbero al 2005 e al 2007. La novità è emersa ieri nel corso dell’udienza preliminare davanti al giudice. L’avvocato difensore Kira Vittone, convinta dell’innocenza del suo assistito e di poter chiarire quindi al più presto la vicenda, aveva annunciato l’intenzione di chiedere il rito abbreviato. La procura di Rimini, però, ha aggiunto al fascicolo un supplemento istruttorio: di qui la necessità di un rinvio (termini a difesa) per dare modo all’indagato di leggere le carte. Dopo la pubblicazione della notizia con il nome del noto sacerdote, già confessore dell’ex premier Silvio Berlusconi, da parte del Corriere di Rimini, ripresa da altri quotidiani, un altro suo ex allievo del nord Italia si è fatto avanti e ha deciso di mettere nero su bianco, in caserma, delle nuove accuse. Un racconto analogo a quello degli altri due denuncianti, per fatti risalenti al 2009.
    (…)
    La visibilità e le amicizie importanti di don Corsani, padre spirituale di personaggi del mondo della polititica, dello spettacolo e dello sport, potrebbero averlo reso inviso a qualcuno: l’esistenza dell’indagine nei suoi confronti era stata segnalata, ad esempio, senza riscontri e in forma anonima ad alcune redazioni di quotidiani, anche nazionali, e siti di gossip.

    http://www.corriere.it/cronache/13_febbraio_24/cardinale-scozzese_27112274-7e15-11e2-af5b-7a4139da51bb.shtml

  • Rimini. Sacerdote rischia il processo per violenza sessuale ai danni di due ex allievi.

    Rimini. Sacerdote rischia il processo per violenza sessuale ai danni di due ex allievi.

    Rimini. Sacerdote rischia il processo per violenza sessuale ai danni di due ex allievi. Corriere Romagna
    di Francesco De Luigi
    pubblicato giovedì 14 febbraio 2013 alle 05:05

    Andrea Rossini – Corriere Romagna: La procura chiede il rinvio a giudizio del religioso, un salesiano di 45 anni noto per il suo impegno, ma anche per le amicizie con sportivi e politici famosi / Molestie su ex allievi, sacerdote nei guai / Toccamenti e un bacio rubato: le accuse “tardive” al confessore di Berlusconi

    RIMINI. Rischia un processo con l’accusa di violenza sessuale, per le presunte molestie subite da due giovani uomini, entrambi maggiorenni al momento dei fatti, due distinti episodi che risalirebbero al 2005 e al 2007. La procura di Rimini ha infatti da tempo chiesto il rinvio a giudizio dell’indagato, un notissimo sacerdote milanese. Si tratta di don Gabriele Corsani, 45 anni, originario di Sesto San Giovanni (Milano), economo del Collegio Salesiano Don Bosco di Pavia, già confessore dell’ex premier Silvio Berlusconi e padre spirituale di calciatori e cestisti professionisti. A puntare il dito contro di lui sono due persone, entrambi ex allievi, ma la vicenda presenta degli aspetti controversi. Tra una settimana è previsto un primo vaglio da parte del giudice: è infatti fissata per il prossimo il 20 febbraio l’udienza preliminare nel corso della quale il Gup del Tribunale di Rimini valuterà se archiviare gli addebiti o mandare alla sbarra il prete salesiano.

    http://www.libertas.sm/cont/news/rimini-sacerdote-rischia-il-processo-per-violenza-sessuale-ai-danni-di-due-ex-allievi-corriere-romagna/73821/1.html

    Studenti molestati: indagato sacerdote
    Coinvolto un prete milanese che avrebbe commesso gli abusi durante una gita a Rimini

    14/02/2013 08:56

    RIMINI – Prete 45enne indagato per violenza sessuale su due studenti. Si sono chiuse le indagini su un caso di violenza sessuale che vede implicato un parroco milanese in gita con i suoi studenti a Rimini. A denunciare di essere stato importunato dal sacerdote, che oltre tutto era suo professore in una scuola parificata di ispirazione cattolica dell’hinterland milanese, è stato un giovane all’epoca dei fatti ventenne. Il ragazzo ha però tenuto per sè il suo scabroso segreto per oltre quattro anni e solo nel luglio del 2011 si è deciso a raccontare ai carabinieri le attenzioni di cui era stato vittima anni prima, durante una gita scolastica a Rimini. In quell’occasione il sacerdote, che accompagnava la comitiva, secondo quanto denunciato dalla vittima, avrebbe importunato lo studente toccandolo nelle parti intime con un gesto repentino e imprevedibile.

    Il tutto si sarebbe verificato in una camera d’albergo dove gli studenti avevano preso alloggio per la breve vacanza. A seguito della denuncia la Procura ha svolto indagini e interrogando altri studenti che erano presenti alla gita, avrebbe trovato elementi di prova contro il parroco per un secondo episodio che si sarebbe verificato due anni prima, nel 2005, in un paese nei pressi di Milano. Qui un ex allievo dello stesso insegnante ha denunciato attenzioni equivoche da parte del professore che in un’occasione avrebbe cercato di baciarlo senza però riuscirvi. Accuse molto gravi, quelle formulate dai due giovani che all’epoca dei fatti avevano 19 e 20 anni, che però non sono state ancora dimostrate. La Procura riminese dopo aver completato le indagini ha chiesto il rinvio a giudizio del prete. L’udienza per verificare se sussistano le condizioni per portare a giudizio il sacerdote milanese è stata fissata per il 20 febbraio

    14 febbraio 2013

    Sesto, prete alla sbarra per molestie sessuali: sarà processato mercoledì prossimo

    Prete molestatore SESTO SAN GIOVANNI – Il Papa, dopo le dimissioni, ha parlato di stare insieme per superare le divisioni della Chiesa e per dare una nuova immagine di unità al mondo cristiano, forse conscio dei mali che si annidano dentro la sfera del mondo cattolico. Infatti uno dei momenti più difficili per Papa Benedetto XVI è stato quello della pedofilia.

    L’episodio di cui è protagonista un prete di Sesto San Giovanni è simbolico di questa realtà: un soldato di Dio è accusato di avere molestato due suoi studenti, uno nell’ambito della scuola dove insegnava a Sesto e l’altro durante una gita a Rimini. Tentativi di carezze e contatti fisici che i due ragazzi hanno trovato la forza di denunciare e ora il prete sta per essere processato. Mercoledì prossimo c’è la prima udienza. L’uomo nega ogni accusa, ma gli inquirenti avrebbero trovato abbastanza riscontri alle accuse per ritenere che il prete ha veramente insidiato i due studenti. I fatti risalgono a circa sette anni fa, ma la giustizia si sa è lenta. Ma arriva!

    La notizia ha messo un po’ a rumore l’ambiente ecclesiastico sestese, ma nessuno vuole commentare mantenendo ilmassimo riserbo, almeno fino alla sentenza dei giudici.

    Violenze su un 20enne, sacerdote nei guai

    I fatti risalgono al 2007, il giovane ha trovato il coraggio di denunciare nel 2011. Dalle indagini emerso un altro caso

    rimini (TT) È accusato di violenza sessuale, commessa ai danni di due suoi ex alunni, G.C. sacerdote milanese 45enne che, almeno in una occasione, avrebbe approfittato di un 26enne che si trovava con il religioso a Rimini. I fatti risalgono al 2007 e, solo nel luglio del 2011, il giovane trova il coraggio di denunciare il sacerdote che lo ha molestato. Il ragazzo, all’epoca 20enne, faceva parte di una comitiva di studenti, tutti alunni del sacerdote che insegnava in un istituto religioso nell’hinterland milanese, arrivati a Rimini per un corso di aggiornamento. Secondo quanto dichiarato dalla vittima, il sacerdote lo avrebbe attirato nella stanza d’albergo e, dopo avergli proposto di dormire insieme, avrebbe allungato le mani sui genitali del giovane. Il ragazzo, impaurito e sconcertato per l’accaduto, sarebbe comunque riuscito a divincolarsi e a fuggire dopo il pesante palpeggiamento intimo. A quattro anni dall’episodio, la vittima delle attenzioni del religioso è riuscita a vincere la paura e la vergogna per quanto successo denunciando tutta la vicenda ai carabinieri che, con la Procura di Rimini, aprono quindi un fascicolo.
    Nel corso delle indagini, tuttavia, emerge che il sacerdote non sarebbe nuovo a questo tipo di attenzioni nei confronti dei suoi studenti tanto che torna a galla una vecchia storia molto simile. In quell’occasione, nel 2005, ad essere oggetto delle attenzioni del sacerdote è un altro ragazzo all’epoca 19enne che, interrogato dai carabinieri, racconta agli inquirenti di come G.C. lo abbia avvicinato e tentato di baciare in bocca. Questo secondo episodio, tuttavia, non sarebbe avvenuto a Rimini ma nel paese dell’hinterland milanese dove si trova l’istituto scolastico nel quale il sacerdote insegnava. Il prossimo 20 febbraio, nel Tribunale di Rimini, si terrà l’udienza preliminare per chiedere il rinvio a giudizio del sacerdote.

    http://www.nqnews.it/news/142213/Violenze_…e_nei_guai.html