Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Emilia Romagna

  • I divensori all’ANSA: Nei confronti di don Giuseppe Rugolo «si è determinata una gogna mediatica, con contenuti anche calunniosi e diffamatori

    I divensori all’ANSA: Nei confronti di don Giuseppe Rugolo «si è determinata una gogna mediatica, con contenuti anche calunniosi e diffamatori

    (ANSA) – FERRARA, 27 APR – Nei confronti di don Giuseppe Rugolo «si è determinata una gogna mediatica, con contenuti anche calunniosi e diffamatori, che non possono ulteriormente essere tollerati e in relazione ai quali ci riserviamo di agire a tutela del nostro assistito, che allo stato ha il diritto di essere considerato innocente, ex articolo 27 comma 2 della Costituzione».
    Lo dicono gli avvocati Antonio Lizio di Catania e Denis Lovison di Ferrara, difensori del sacerdote arrestato a Ferrara nell’ambito di un’indagine della Procura di Enna. I difensori respingono le accuse rivolte al prete e si dicono anche certi «di poter fare chiarezza il prima possibile nelle sedi opportune, a tutela dell’onorabilità, della dignità e del decoro del nostro assistito».
    «Abbiamo appreso dagli organi di informazione – spiegano il legali – che il nostro assistito Don Giuseppe è stato destinatario di una misura cautelare emessa dal Gip di Enna». Il prete, ricostruiscono, è stato convocato in Questura a Ferrara per la notifica dell’ordinanza di domiciliari, uscendo dagli uffici verso le 12.30, «ma alle ore 8.40 il contenuto dell’ordinanza era già stato diffuso pubblicamente».
    I difensori si dicono «perplessi dalle tempistiche e dalle modalità di diffusione di informazioni relative ad un procedimento penale, ancora in fase di indagini, con grave vulnus per tutte le persone coinvolte, a vario titolo. Tale diffusione è avvenuta ancora prima ancora che questi difensori potessero avere contezza delle contestazioni formulate al proprio assistito, in violazione del segreto istruttorio. Si tratta di aspetti in relazione ai quali il nostro assistito non è stato ancora in grado di interloquire e di fornire la propria versione».

    Qui l’introduzione che anticipa l’ordinanza di 44 pagine che ne chiede l’arresto.

  • Ferrara, abusi su minori: arrestato sacerdote di Enna

    Ferrara, abusi su minori: arrestato sacerdote di Enna

    Il parroco era stato trasferito nel Ferrarese per seguire un dottorato. Gli inquirenti: le vittime denuncino le violenze

    FERRARA. E’ agli arresti domiciliari a Ferrara il parroco don Luigi Rugolo, accusato di violenza sessuale su minori. Sono tre le presunte vittime, all’epoca tutte minorenni, del sacerdote della Diocesi di Piazza Armerina (Enna) posto agli arresti domiciliari dal Gip della città siciliana ed eseguito dalla polizia di Ferrara dove il prete si è trasferito. Nel Ferrarese il parroco non ha mai celebrato funzioni o fatto vita di parrocchia, quindi non è mai entrato in contatto con la comunità. I fatti contestati risalgono al periodo siciliano. L’indagine, particolarmente articolata e complessa, parte dalla denuncia di un giovane, oggi maggiorenne, che aveva segnalato le violenze prima ad altri sacerdoti e al vescovo della diocesi. Don Rugolo era stato così trasferito in altra sede, ufficialmente per seguire un dottorato. La vittima però a quel punto, dopo avere scritto anche a papa Bergoglio, ha denunciato tutto alla polizia.

    Il giovane ha raccontato ogni dettaglio degli atti subiti tra il 2009 e il 2013, da quando aveva appena compiuto 16 anni e fino ai 20. I pm hanno delegato l’attività investigativa alla Squadra mobile di Enna, che ha sentito decine di persone informate sui fatti, molte delle quali hanno fornito elementi di riscontro a quanto denunciato dalla vittima. Ogni dettaglio raccontato dalla presunta vittima ha trovato riscontro anche sui pc, telefoni e supporti informatici, che nei mesi scorsi erano stati sequestrati al sacerdote, per anni parroco a Enna e alla guida di un’associazione giovanile. L’esame, affidato a un consulente della procura, ha accertato che i contenuti dei numerosi supporti di memoria confermano i fatti. Tra l’altro, le indagini hanno permesso di trovare riscontri sugli abusi che avrebbero subito altri due minorenni dei quali Rugolo era la guida spirituale. Dopo essere stato condotto in questura per la formale contestazione dei capi di accusa e il rilievo delle impronte, il sacerdote è stato posto agli arresti domiciliari. Gli inquirenti lanciano un appello a chiunque avesse subito abusi da lui a farsi avanti e denunciare.

  • Mons.  Perego sapeva di don Rugolo a Ferrara. Lo conferma l’avvocato della diocesi Barbara Grandi

    Mons. Perego sapeva di don Rugolo a Ferrara. Lo conferma l’avvocato della diocesi Barbara Grandi

    Nei giorni scorsi la Rete L’ABUSO, a conclusione della prima parte di indagini sul caso del sacerdote di Enna Giuseppe Rugolo, sulla base delle informazioni acquisite anche a Ferrara, aveva formalizzato alla Procura di Enna una denuncia nella quale appaiono quattro monsignori, tra cui il vescovo di Ferrara, accusati dalla rete per le ipotesi di reato di cui al 2° comma dell’art. 40 c.p. che recita “non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di evitare, equivale a cagionarlo”, oltre all’ipotesi di favoreggiamento nei confronti del sacerdote, accusato da più persone a Enna.

    Dopo le denunce alla diocesi, subito trasferito sottobanco a Ferrara, dove dagli elementi da noi acquisiti, non solo diceva la messa nella parrocchia di Vigarano Mainarda, cosa poco rilevante in quanto nessuno lo accusa di dire male la messa.

    Le denunce sono di molestie a danno minori, tuttavia a Ferrara organizzava incontri con adolescenti.

    Come detto prima, l’ipotesi era di eventuale favoreggiamento da parte della diocesi ferrarese, che proprio questa mattina, attraverso il suo avvocato Barbara Grandi, membro dell’’Ufficio Famiglia della Diocesi di Ferrara nel laboratorio “Famiglie Ferite”, la quale, malgrado avessimo solamente il dubbio che la diocesi di Ferrara sapesse della presenza del prete o meno, diffidando la Rete L’ABUSO, allega la conferma che il vescovo di Ferrara sapeva della presenza di don Giuseppe Rugolo.

     

    Testimonianza importante, al di la del fatto che siano accaduti altri abusi o meno, nel documento si dichiara che la cosa fu concordata. Documentazione immediatamente trasmessa da Rete L’ABUSO alla procura di Enna.

    Di seguito la diffida inviata a Rete L’ABUSO dall’avvocato Grandi

  • Enna altre vittime minorenni – I Pubblici Ministeri hanno fissato per oggi gli accertamenti informatici

    Enna altre vittime minorenni – I Pubblici Ministeri hanno fissato per oggi gli accertamenti informatici

    Enna – I Pubblici Ministeri della Procura di Enna, Stefania Leonte e Orazio Longo hanno fissato per oggi pomeriggio gli accertamenti informatici sul computer e i telefoni sequestrati, dieci giorni fa, a Giuseppe Rugolo, il prete accusato di violenza sessuale aggravata da un giovane.

    La violenza sarebbe avvenuta quando il ragazzo, che aveva già denunciato i fatti al Vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, era ancora minorenne, dal 2008 al 2013. Il Tribunale ecclesiastico aveva aperto un procedimento canonico che si sarebbe concluso per difetto di competenza, perchè i fatti, secondo la sentenza della Chiesa, sarebbero avvenuti quando ancora Rugolo era seminarista.

    Il sequestro dei dispositivi elettronici, è avvenuto al termine di una perquisizione che la Polizia di Ferrara ha effettuato nel seminario, dove il prete si trova attualmente, dopo che era stato allontanato dalla parrocchia di Enna, apparentemente per motivi di salute. Intanto, trapela che ci sarebbero altri giovani, anche questi minorenni all’epoca dei fatti, che avrebbero subito atti sessuali dal prete.

    Questi fatti sarebbero avvenuti anche recentemente, poco pima che il prete lasciasse Enna, alla volta di Ferrara, nell’ottobre del 2019. Le indagini sono condotte dalla Squadra Mobile di Enna, guidata da Nino Ciavola.

  • Muore don Giacomoni, il parroco condannato per abusi

    Muore don Giacomoni, il parroco condannato per abusi

    Le sue condizioni di salute erano già da tempo precarie e il contagio da Covid non gli ha lasciato scampo. E’ deceduto nella tarda serata di martedì, all’Ospedale civile di Ravenna dove era ricoverato da alcuni giorni, Don Giuseppe Giacomoni, uno dei sacerdoti più discussi nella storia di Cesenatico.

    Nato a Montescudo di Rimini il 4 giugno 1925 e ordinato sacerdote il 28 giugno 1953, era il sacerdote più anziano della Diocesi. Da anni risiedeva presso l’Opera Santa Teresa di Ravenna, dopo un lungo ministero sacerdotale svolto anzitutto come membro della famiglia salesiana.

    Fu direttore del Collegio delle Scuole Salesiane di Faenza. Passò alcuni anni all’estero quale cappellano degli emigrati italiani. Negli anni Novanta fu accolto presso la parrocchia di San Giacomo, a Cesenatico. Svolse in seguito il suo ministero a Villalta e in aiuto ai sacerdoti delle comunità della zona pastorale del mare. Dal 2001 fu inserito a pieno titolo nel presbiterio diocesano di Cesena-Sarsina. Don Giacomoni, però, fece parlare di sé soprattutto nell’ottobre del 2006 quando venne arrestato a Forlì per abusi su minori. Il prete degli “immigrati”, come lo chiamava la gente, fu accusato di ricatti e violenze sessuali, assieme ad un noto ristoratore di Cesenatico. Presidente dell’associazione Arcobaleno, accreditata presso il tribunale dei minori di Bologna, il sacerdote fu accusato di aver indotto alcuni ragazzi stranieri alla prostituzione e di aver lui stesso abusato di loro. Un’accusa che gli valse in Cassazione la condanna a sei anni ed otto mesi.

    La Messa esequiale, presieduta dal vescovo Douglas Regattieri, si terrà sabato 5 dicembre alle 10 in Cattedrale. La salma sarà portata al Cimitero urbano di Cesena e sepolta nel campo riservato ai sacerdoti.

    https://www.livingcesenatico.it/?p=59553

  • Processo a don Segalini, la Diocesi sarà responsabile civile

    Processo a don Segalini, la Diocesi sarà responsabile civile

    Lo ha deciso il collegio dei giudici, dopo la richiesta di una parte civile. L’ex parroco di San Giuseppe Operaio, agli arresti domiciliari, è accusato di abusi sessuali verso alcuni giovani

    l collegio dei giudici ha deciso, il 14 maggio, che la Diocesi di Piacenza sarà responsabile civile nel processo che si sta svolgendo nei confronti di don Stefano Segalini. Questo significa che in caso di una eventuale condanna del sacerdote, la Curia sarà chiamata a risarcire la parte civile. La Diocesi è assistita dall’avvocato Gianluca Varraso (Foro di Milano). Finora se ne è costituita una sola, un ragazzo, con gli avvocati Cosimo Pricolo ed Elisabetta Soavi. Ed erano stati proprio Pricolo e Soavi a chiedere la citazione della Diocesi come responsabile civile. Nel processo sono presenti anche altre persone, otto in totale, assistite dagli avvocati Livio Podrecca e Monica Testa, ma che non si sono costituite parti civili. L’ex parroco di San Giuseppe Operaio è accusato di aver compiuto presunti abusi su alcuni giovani. Don Segalini deve rispondere di violenza sessuale e procurato stato di incapacità (secondo la procura, avrebbe somministrato alcune sostanze alle sue vittime per poi compiere atti sessuale). L’udienza è stata poi rinviata.

    http://www.ilpiacenza.it/cronaca/processo-a-don-segalini-la-diocesi-sara-responsabile-civile.html
  • Processo a don Segalini, la Diocesi di Piacenza sarà responsabile civile

    Processo a don Segalini, la Diocesi di Piacenza sarà responsabile civile

    La Diocesi di Piacenza sarà responsabile civile nel processo che si sta svolgendo nei confronti di don Stefano Segalini. Lo ha deciso oggi il collegio dei giudici. Parliamo dell’ex parroco di San Giuseppe, arrestato lo scorso 31 luglio per presunta violenza sessuale su alcuni parrocchiani.

    Secondo le accuse, il sacerdote avrebbe reso incoscienti alcune vittime mediante l’utilizzo di sostanze psicotrope.

    In caso di condanna del sacerdote, dunque, la Diocesi dovrà presentare un risarcimento nei confronti delle parti civili. Per ora, delle otto persone che partecipano al processo, solo una si è costituita parte civile.

    Processo a don Segalini, la Diocesi di Piacenza sarà responsabile civile

  • Presunti abusi sessuali, fissato il processo per don Segalini

    Presunti abusi sessuali, fissato il processo per don Segalini

    E’stato disposto il giudizio immediato – il processo dovrebbe tenersi nei prossimi mesi – per don Stefano Segalini, il sacerdote arrestato lo scorso 31 luglio e accusato di violenza sessuale e procurato stato di incapacità (secondo al procura, avrebbe somministrato alcune sostanze alle sue vittime per poi compiere atti sessuali). Il giudice per le indagini preliminari ha accolto la richiesta del sostituto procuratore Emilio Pisante e disposto il giudizio immediato: una richiesta che la procura può fare, entro 6 mesi dall’inizio delle indagini, quando ritiene di essere in possesso di sufficienti elementi a carico dell’indagato. Attualmente, l’ex parroco di San Giuseppe operaio, si trova agli arresti domiciliari in una struttura per sacerdoti sul lago Maggiore, in provincia di Verbania.

    Le indagini svolte dalla polizia avrebbero portato alla luce una decina di episodi, che vedrebbero coinvolti ragazzi maggiorenni. Gli investigatori della Squadra mobile sarebbero venuti in possesso di un file audio registrato su Whatsapp che una ragazzina avrebbe fatto ascoltare al proprio papà. La polizia, inoltre, avrebbe raccolto diverse testimonianze di ragazzi relative a presunti rapporti sessuali che sarebbero avvenuti con il sacerdote. Le voci su questi avvenimenti si rincorrevano da tempo e, due mesi prima dell’arresto, la stessa Curia aveva disposto l’allontanamento del sacerdote e il vescovo Gianni Ambrosio lo aveva destituito da parroco della chiesa di via Martiri della Resistenza.

    http://www.ilpiacenza.it/cronaca/presunti-abusi-sessuali-fissato-il-processo-per-don-segalini.html

  • Don Segalini a processo. Il gip accoglie la richiesta di giudizio immediato

    Don Segalini a processo. Il gip accoglie la richiesta di giudizio immediato

    Il giudice per le indagini preliminari ha accolto la richiesta di giudizio immediato avanzata dal pm Emilio Pisante in merito alla vicenda che ha coinvolto l’ex parroco di San Giuseppe Operaio, don Stefano Segalini, attualmente agli arresti domiciliari. Il sacerdote, accusato di abusi sessuali e procurato stato di incapacità, subirà un processo. Undici i casi di persone che hanno raccontato approcci da parte del parroco, che a loro dire sarebbero stati poco chiari. La difesa ora deve decidere se optare per un rito abbreviato. Don Segalini era stato allontanato nel maggio scorso, il vescovo Gianni Ambrosio davanti ai fedeli aveva parlato di presunti comportamenti deprecabili.

    https://www.liberta.it/news/cronaca/2019/10/29/don-segalini-a-processo-il-gip-accoglie-la-richiesta-di-giudizio-immediato/

  • Interrogatorio di garanzia per don Segalini, il sacerdote in silenzio davanti al gip

    Interrogatorio di garanzia per don Segalini, il sacerdote in silenzio davanti al gip

    Si è avvalso della facoltà di non rispondere don Stefano Segalini, l’ex parroco di San Giuseppe Operaio arrestato lo scorso 31 luglio dalla squadra mobile della questura di Piacenza con l’accusa di violenza sessuale.

    Il sacerdote, che si trova agli arresti domiciliari in una struttura religiosa fuori regione ed è assistito dall’avvocato Mario Zanchetti del foro di Milano, nel corso dell’interrogatorio di garanzia, avvenuto per rogatoria, non ha risposto alle domande del giudice per le indagini preliminari. Pesanti le accuse nei suoi confronti: si sospetta che possa aver somministrato alcol o sostanze chimiche alle sue vittime, alcuni giovani tutti maggiorenni, per stordirle e renderle incapaci di opporsi. Una decina, da quanto si è appreso, sarebbero gli episodi contestati. Le indagini sono state condotte dalla squadra mobile sotto il coordinamento del pubblico ministero Emilio Pisante.

    Nel maggio scorso don Stefano Segalini aveva lasciato, in accordo con il vescovo Ambrosio, l’incarico di parroco di San Giuseppe Operaio, una delle parrocchie cittadine più popolose dove era arrivato nel 2014; una decisione che lo stesso vescovo aveva spiegato ai fedeli parlando di “presunti e deprecabili comportamenti”. Dopo la notizia dell’arresto la Diocesi era intervenuta per voce del vicario generale Monsignor Luigi Chiesa, dicendosi profondamente addolorata: “Il dramma di chi si dichiara vittima di abusi come pure il dramma di chi si ritrova accusato di una colpa tanto grave ci chiedono anzitutto vicinanza e preghiera. Confidiamo che si giunga il più rapidamente possibile a chiarire i fatti e le responsabilità. Assicuriamo preghiera e vicinanza a tutti coloro che sono coinvolti in questa tristissima vicenda e in particolare alla comunità di San Giuseppe Operaio”.

    Interrogatorio di garanzia per don Segalini, il sacerdote in silenzio davanti al gip