Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Emilia Romagna

  • “Sesso con minori”, pugno duro del giudice: Giovanni Desio condannato a 10 anni e 8 mesi „

    “Sesso con minori”, pugno duro del giudice: Giovanni Desio condannato a 10 anni e 8 mesi „

    A comunicare la decisione a Desio, ospitato in una comunità nella zona di Città di Castello (Perugia) è stato l’avvocato Battista Cavassi. Il pubblico ministero Isabella Cavallari aveva chiesto nove anni di reclusione.

    Dieci anni e otto mesi di reclusione. E’ la condanna inflitta venerdì mattina dal giudice del tribunale di Ravenna Antonella Guidomei a Giovanni Desio, l’ex parroco di Casalborsetti arrestato il 5 aprile dello scorso anno con l’accusa di aver avuto rapporti sessuali con alcuni ragazzini. Il 53enne è accusato di atti sessuali con minori (tra il 2010 e il 2014 con ragazzini tra i 11 ed i 15 anni a lui affidati dai familiari), adescamento di minori, violenza sessuale (per avere millantato qualifiche infermieristiche al fine di visitare, in un caso anche con un termometro usato in modo improprio, un paio di giovani) e sostituzione di persona (per avere usato un profilo Facebook di un minore di cui aveva le password).

    A comunicare la decisione a Desio, ospitato in una comunità nella zona di Città di Castello (Perugia) è stato l’avvocato Battista Cavassi. Il pubblico ministero Isabella Cavallari aveva chiesto nove anni di reclusione. Tra trenta giorni saranno rese note le motivazioni della sentenza. La decisione del giudice ha colto di sorpresa sia l’avvocato Cavassi che Giovanni Scudellari, che rappresentava la parte offesa. Secondo la requisitoria del pubblico ministero, quella di don Desio è stata un’azione organizzata, andata avanti per anni, di selezione dei ragazzi dei quali aveva conquistato la fiducia per poi aprofittarsene.

    Attraverso una lettera Desio era tornato a ribadire le proprie responsabilità come gia’ fatto di recente in una lunga missiva ai tre quotidiani locali. Secondo quanto emerso, ha già risarcito in totale 100mila euro ai quattro minorenni, cosa che gli e’ valsa un’attenuante così come le parziali ammissioni rese al pubblico ministero e la sua quasi incensuratezza. Quattro i giovanissimi individuati dalla Procura tra le parti offese: sono delle province di Ravenna, Bergamo e Treviso. Due si sono costituiti in parte civile sia in proprio che con i genitori ed hanno chiesto risarcimenti tra i 300mila e i 600mila euro con provvisionali di 100mila. Si è costituita parte civile anche la Curia ravennate, che ha chiesto 100 euro simbolici, e l’associazione ‘Dalla parte dei minori’, nata nel 2003 e la cui ragione sociale è proprio la tutela dei minorenni protagonisti di abusi.

    http://www.ravennatoday.it/cronaca/condanna-giovanni-desio-ex-parrocco-casalborsetti-15-maggio-2015-sentenza.html
  • Il prete pedofilo di Casalborsetti è stato espulso dalla Chiesa

    Il prete pedofilo di Casalborsetti è stato espulso dalla Chiesa

    Giovanni Desio ha ricevuto il provvedimento della Santa Sede direttamente dalle mani dell’arcivescovo Lorenzo Ghizzoni.

    Dopo la sospensione a divinis poco dopo essere stato arrestato dalla polizia per l’ex parroco di Casalborsetti è arrivata anche l’espulsione da parte del Vaticano. La Santa Sede ha trasmesso alla Diocesi di Ravenna il decreto della congregazione per la Dottrina della Fede con cui è stato dimesso dallo stato clericale e contemporaneamente gli ha dato la dispensa dal celibato.

    Giovanni Desio, l’ex don e Zio John, come lo chiamavano i suoi fedelissimi, ha ricevuto il provvedimento direttamente dall’arcivescovo Lorenzo Ghizzoni che l’ha reso pubblico con una nota dove si legge: “Su disposizione della Santa Sede il provvedimento canonico è stato consegnato direttamente dall’arcivescovo Lorenzo Ghizzoni nelle mani dell’interessato qualche giorno fa. L’invito dell’arcivescovo ai sacerdoti e ai fedeli è di pregare perché i tempi della pena e della cura siano efficaci e portino davvero a un rinnovamento e a una guarigione profonda”.

    Desio, 53 anni, nato a Milano ma residente a Saronno, in provincia di Varese, era stato sospeso a divinis poco dopo essere stato arrestato dalla polizia con l’accusa di avere fatto sesso con alcuni minorenni tra il 2010 e il 2014, di adescamento di minori e di violenza sessuale per avere millantato qualifiche infermieristiche al fine di visitare e abusare di un paio di essi. La sentenza è attesa per venerdì.

  • Preti pedofili, chiesti 9 anni per don Desio: “Provo profonda vergogna”

    Preti pedofili, chiesti 9 anni per don Desio: “Provo profonda vergogna”

    Il 53enne originario di Milano ed ex parroco di Casalborsetti, arrestato il 5 aprile 2014 con l’accusa di atti sessuali su quattro minori che gli erano stati affidati, ha chiesto scusa con una lettera e ha offerto 100mila euro di risarcimento in totale alle famiglie delle quattro parti civili che si sono costituite.

    È di 9 anni di reclusione la richiesta avanzata dal pm alla seconda udienza del rito abbreviato contro don Giovanni Desio, 53enne originario di Milano ed ex parroco di Casalborsetti, arrestato il 5 aprile 2014 con l’accusa di atti sessuali su quattro minori che gli erano stati affidati. L’udienza, avvenuta al Palazzo di Giustizia di Ravenna di fronte al gup Antonella Guidomei, segue quella del 9 marzo scorso, in cui si erano costituite quattro parti civili: due minorenni con i genitori, la Diocesi di Ravenna-Cervia e l’associazione ‘Dalla parte dei minori’, attiva sul territorio dal 2003. Non si erano costituiti, invece, il Comune di Ravenna e altri due ragazzini molestati.

    Il prete, sospeso a divinis, dopo aver trascorso oltre sette mesi nella sezione ‘protetti’ del carcere di Forlì, si trova ora agli arresti domiciliari in una struttura religiosa di Città di Castello. Sono in tutto quattro i reati dei quali ‘zio John’, come lo chiamavano i fedeli, deve rispondere, a partire dall’avere fatto sesso con ragazzini tra i 12 e i 15 anni a lui affidati. Il parroco, su indicazione del suo avvocato, era presente in aula ma, al termine dell’udienza, non ha rilasciato dichiarazioni ai numerosi giornalisti e fotografi assiepati nel corridoio. Solo pochi giorni fa, però, con una lunga lettera recapitata alle testate locali, il prete che per tredici anni ha prestato servizio nella località rivierasca, aveva fatto mea culpa, chiedendo perdono alle giovani vittime, alle famiglie, alla Chiesa, all’Arcivescovo e alla comunità intera per “avere praticato e diffuso il male, facendo vacillare la fede di molti”. Un riferimento, quello alla comunità intera, addotto anche tra le motivazioni dellaDiocesi nella sua decisione di costituirsi parte civile, sottolineando la volontà di prendere le distanze dal parroco di Casalborsetti non solo per il danno d’immagine subito dall’operato dei sacerdoti, ma anche per il danno alla morale collettiva.

    “Ha scritto e riscritto diverse volte le sue memorie in questi mesi di detenzione a Città di Castello – ha commentato l’avvocato difensore di don Giovanni Desio, Battista Cavassi –, mesi in cui ha anche pensato al suicidio”. Il parroco, ripercorrendo la vicenda e mettendo nero su bianco il proprio stato d’animo, ha confessato di avere commesso “quei fatti che sono nei capi d’imputazione” e del cui ricordo ha “profonda vergogna”. Ha inoltre invocato il perdono, seppur conscio di “non meritarlo per l’enormità dei peccati commessi”. Desio non si è definito pedofilo, ma ha fatto riferimento a una “pericolosa e ripugnante deriva efebofila” alla quale è stato “strappato dall’arresto”, specificando però di non aver “mai fatto uso né di violenze né di minacce” . In carcere, scrive ancora Desio, “ho capito, fino in fondo, quanto fosse stata grande la mia ingratitudine verso Dio e verso il mio prossimo”. Infine, il parroco ha definito il pentimento come una condizione che deve essere “permanente”, un “cammino senza fine che passa attraverso il rimorso, la costrizione e la volontà di riparare”.

    L’abbreviato, che garantisce al parroco lo sconto di un terzo della pena (rischiava fino a 14 anni), sarà condizionato dalla testimonianza del direttore della struttura di Città di Castello, dove l’ex sacerdote sta scontando i domiciliari dallo scorso novembre; per i risarcimenti, Desio ha avanzato la proposta di 100mila euro totali per le quattro famiglie. La sentenza è prevista per il 15 maggio.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/04/18/preti-pedofili-chiesti-9-anni-per-don-giovanni-desio-provo-profonda-vergogna/1602973/

  • Don Giovanni Desio, chiesti 9 anni di carcere per sesso con minorenni

    Don Giovanni Desio, chiesti 9 anni di carcere per sesso con minorenni

    RAVENNA – Nove anni di carcere. E’ la pena chiesta perdon Giovanni Desio, l’ex parroco di Casalborsetti, sul litorale Ravennate, accusato di avere avuto numerosirapporti sessuali con alcuni minorenni, anche in canonica. Per il sacerdote – 53 anni, nato a Milano ma residente a Saronno in provincia di Varese, per 13 anni parroco della località rivierasca e ora sospeso a divinis – il Pm Isabella Cavallari, titolare delle indagini della Polizia ha chiesto la condanna per tutti i quattro reati contestati.

    Ovvero, racconta l’Ansa, gli atti sessuali con minori e l’adescamento per avere fatto sesso tra il 2010 e il 2014 con alcuni ragazzini tra gli 11 e i 15 anni a lui affidati dai familiari. Ma anche la violenza sessuale per avere millantato qualifiche infermieristiche al fine di visitare, in un caso anche con un termometro usato in modo improprio, un paio di giovani. Da ultimo c’è la sostituzione di persona per avere usato un profilo Facebook di un minore di cui aveva le password.

    Quattro i giovanissimi individuati dalla Procura tra le parti offese: sono delle province di Ravenna, Bergamo e Treviso. Due costituiti in parte civile sia in proprio che con i genitori (seguiti dagli avvocati Ermanno Cicognani, Giovanni Scudellari, Piera Calandrini e Carlo Cianci) hanno chiesto risarcimenti tra i 300 mila e i 600 mila euro con provvisionali di 100 mila.

    http://www.blitzquotidiano.it/photogallery/don-giovanni-desio-chiesti-9-anni-di-carcere-per-sesso-con-minorenni-2161597/

  • Don Desio chiede scusa: «Ora mi vergogno dei miei peccati infami»

    Don Desio chiede scusa: «Ora mi vergogno dei miei peccati infami»

    «Se fossi morto nel canale sarei andato all’inferno, Dio mi ha voluto bene»

    RAVENNA. Per la prima volta dal giorno del suo arresto Don Giovanni Desio, il parroco di Casalborsetti, arrestato un anno fa per atti sessuali con minorenni e violenza sessuale, ha deciso di parlare. Il prete – ora sospeso a divinis e recluso ai domiciliari in una struttura religiosa umbra – affida le sue memorie a una lunga lettera. «L’ha scritta e riscritta più volte in questi mesi – fa sapere il suo legale, l’avvocato Battista Cavassi – e sono stati mesi duri in cui ha anche pensato di farla finita». Ora eccola la lettera, che arriva a pochi giorni dalla prossima udienza di fronte al gup Antonella Guidomei che entro la fine di maggio dovrà emettere la sentenza del processo che si sta celebrando con rito abbreviato. Sono quattro pagine scritte a mano nella sua “cella” della struttura dove, sempre a detta del suo legale, «alterna preghiera e lavoro nei campi». Desio ora chiede scusa pubblicamente. Chiede perdono a quei ragazzini, alle loro famiglie, alla Chiesa e alla comunità di Casalborsetti. Definisce i suoi peccati «infami e infamanti». «Mi vergogno di quello che ho fatto» scrive l’ex parroco che aggiunge: «Se fossi morto annegato nel canale sarei finito all’inferno. Dio mi ha voluto salvare facendomi arrestare e fermando quello che facevo».

    Sono Giovanni Desio, sacerdote cattolico, già parroco di Casalborsetti, sospeso a divinis. (…) Mi preme dire, perché è vero, che non ho mai fatto uso né di violenza, né di minacce. Fui arrestato all’inizio dell’aprile 2014 e, dopo qualche trascorso nelle prigioni di Ravenna fui trasferito a Forlì nella rocca che fu di Caterina Sforza e poi espugnata da Cesare Borgia. Dopo circa otto mesi trascorsi in quel luogo di sinistre memorie di un remoto passato e di sofferenze attuali, sono stato ammesso agli arresti domiciliari in una struttura ecclesiastica rigorosamente segregata. Il mio difensore mi ha detto che sulla stampa, in un articolo intitolato “l’esilio di Don Desio” (neanche fossi il re Umberto a Cascais) si dava conto dell’ubicazione e della consistenza dell’immobile e dell’impossibilità di accedervi. (…) Il tempo, in carcere, è incredibilmente lungo ed agevola, entro certi limiti, la riflessione. (…) Nel carcere ho conosciuto un’umanità dolente, persone sempre povere, molte volte sole. Giovani, adulti, vecchi quelli erano il mio prossimo in senso fisico e metafisico. Pur essendo “vinti” dalla vita erano per lo più gentili e rispettosi, avrei desiderato fare di più per loro. E’ stato lì che ho capito, fino in fondo, quanto fosse stata grande la mia ingratitudine verso Dio e verso il mio prossimo. In fondo era pur vero che, agli angoscianti misteri sulla mia nascita ed all’avvolgente tristezza dei miei dieci anni di orfanotrofio, la Provvidenza aveva rimediato mettendomi in una famiglia che per me ha fatto tutto quello che ha potuto e certo è grazie a loro se non sono un relitto umano come quegli infelici compagni di detenzione. Nel carcere sono stato costretto ad un doloroso censimento degli amici. Posso, però, ben capire che le deplorevoli vicende di cui sono stato protagonista possano avere indotto molti che mi onoravano della loro amicizia a prendere le distanze da me. Ciò mi fa ancora di più ringraziare coloro che mi hanno mandato e mi mandano a salutare. Amicus certus in hora incerta cernitur (l’amico sicuro si distingue nei momenti difficili) mi ha detto il mio difensore che non mi ha mai fatto mancare la sua visita settimanale in carcere. (…) Ai lettori voglio fare conoscere, per quello che a loro può interessare, il mio stato d’animo attuale, alla stesso modo in cui nella Chiesa antica ci si accusava pubblicamente dei peccati. Ho desiderato scrivere la presente già da molto tempo, l’ho cominciata e finita molte volte ed ogni volta ho fatto dolorosa memoria di quei peccati. Per un certo tempo della mia vita ho chiuso l’anima alla Grazia e voltato le spalle a Dio, commettendo quei fatti che sono nei capi di imputazione e del cui ricordo ho profonda vergogna. Nonostante i miei peccati, Dio ha continuato a volermi bene, impedendomi di affogare nel porto canale grazie al provvidenziale salvataggio dalle acque e così risparmiando la mia anima dalla dannazione. Poiché, obnubilato dai sensi, non avendo allontanato da me il desiderio di quegli infami, infamanti e lubrichi peccati, sono poi scivolato su una buccia di banana e, a seguito di quei fatti accertati, sono stato, anche questa volta provvidenzialmente arrestato. L’arresto mi ha strappato da una pericolosa, ed oggi ripugnante, deriva efebofila alla quale non avevo saputo sottrarmi con le mie sole forze, pur pensando di essere sempre in tempo a farlo. La fallace illusione di Faust! Non so ben dire come io sia entrato in una condizione come quella; confido di poterlo capire nella comunità di disciplina, preghiera e recupero psicologico per sacerdoti in difficoltà, nella quale mi trovo. Il direttore è persona di retta dottrina, severo ed autorevole e fautore di un modello “alto ed amorevole” di sacerdozio. Se lo avessi conosciuto qualche anno fa, forse le cose sarebbero andate così…

    Ora io non desidero altro che essere perdonato, anche se mi rendo conto di non meritarlo per l’enormità dei miei peccati, che, come detto nei vecchi catechismi, e come mi ricorda il mio avvocato “gridano vendetta al cospetto di Dio”. Chiedo scusa ai ragazzi, avrei dovuto additare loro le vie della virtù ed invece li ho portati con me sulla via del peccato, li ho amati nel modo più sbagliato che potesse capitare; spero davvero che possano ritrovare la strada del bene. (…)

    Chiedo scusa alle loro famiglie che consentivano loro la frequentazione della parrocchia, forse in ricordo della loro infanzia e convinti dei riparo dai pericoli. Chiedo scusa alla Chiesa, al mio Arcivescovo ed ai miei confratelli nel sacerdozio (…). Chiedo scusa alla Comunità per aver praticato e diffuso male, facendo, temo, vacillare la fede di molti: spero che nessuno abbia perso la fede per causa mia. So bene quanto la Chiesa nel tempo abbia fatto, fin dai suoi primi secoli, per estirpare dal comportamento sociale i peccati che mi sono attribuiti e che io ho commesso che erano largamente diffusi nelle civiltà precedenti. Forse ha proprio ragione il mio difensore quando mi dice che i miei peccati sono principalmente contro la Chiesa che, assimilando l’etica ebraica, combatte da venti secoli quelle ed altre trasgressioni. Capisco, quindi, il senso della costituzione di parte civile dell’Arcidiocesi.

    Quanto al pentimento so bene che è una condizione umanamente non accertabile, né in positivo, né in negativo. Non si deve avere l’ingenerosità di negarlo nel prossimo (come si è fatto con me) né la superbia di affermarlo per sé stessi, poiché il pentimento deve essere una condizione permanente, un cammino senza fine che passa attraverso il rimorso, la contrizione e la volontà di riparare. Solo Dio conosce l’anima degli uomini. Il peccatore non può mai pensare di essersi pentito “a sufficienza”: il pentimento non ha misura! Per quel che mi riguarda mi sento nella condizione di Miserere “poiché conosco la mia iniquità ed il mio peccato mi sta sempre davanti”. Mi premeva fare conoscere, per quel poco che vale, il mio pensiero sulle vicende delle quali sono stato, ahimè, colpevole protagonista. So che per i fatti che mi sono stati attribuiti il sentimento popolare è molto severo: una volta il mio difensore, celiando, mi ha detto che, per molti, in questi casi, tutto ciò che è meno della forca è sempre troppo poco. Ora sono nelle mani della giustizia umana, anch’essa fa parte dei meritati “castighi di Dio” di cui si dice nell’atto di dolore. Vittorio Mathieu, filosofo cattolico kantiano e, quindi, rigoroso retribuzionista, dice che il giudice deve resistere alla tentazione di essere buono. Su un palazzo di giustizia dell’Italia settentrionale una volta lessi il motto “ars boni et equi” ossia che la giustizia è l’arte del bene e dell’equità. Non desidero altro. Solo spero che il mio futuro non sia una dantesca, dolente città di Dite alle cui porte lasciare ogni speranza.

    http://www.corriereromagna.it/news/ravenna/11323/Don-Desio-chiede-scusa–Ora.html

  • Pedofilia, don Desio chiede scusa

    Pedofilia, don Desio chiede scusa

    Ravenna, 9 aprile 2015 – Don Desio chiede scusaalle giovani vittime, famiglie, Chiesa, Arcivescovo e alla Comunità intera per «avere praticato e diffuso il male». Ma soprattutto ha confessato di avere commesso «quei fatti che sono nei capi d’imputazione e del cui ricordo ho profonda vergogna». In una lunga lettera recapitata ai tre quotidiani locali (Il Corriere di Romagna, Il Resto del Carlino e La Voce di Romagna) don Giovanni Desio, arrestato l’anno scorso nel ravennate per avere avuto rapporti con minorenni ha ripercorso la sua vicenda.

    Il 53enne era stato per 13 anni parroco di Casalborsetti, sul litorale, dove nell’aprile 2014la polizia appunto lo arrestò. Sono in tutto quattro i reati dei quali ‘zio John’, come lo chiamavano i fedeli, deve rispondere a partire dall’avere fatto sesso con ragazzini tra gli 11 e i 15 anni a lui affidati. Ma oltre agli atti sessuali e all’adescamento di minorenni, per don Desio, sospeso a divinis, e difeso dall’avvocato Battista Cavassi, c’è anche la violenza sessuale per avere millantato qualifiche infermieristiche per visitare ragazzini. Ultimo reato a lui contestato è la sostituzione di persona per avere usato un profilo Facebook di un minore di cui aveva le password. Quattro i giovanissimi individuati dalla Procura come parti offese.

    Tra le altre cose, nella lunga lettera, don Desio – ora ai domiciliari in provincia di Perugia in una sorta di clinica per sacerdoti con problemi – non si è definito pedofilo ma ha fatto riferimento a una «pericolosa e ripugnante deriva efebofila» alla quale è stato «strappato dall’arresto». E per quanto riguarda i minori coinvolti, ha specificato che «non ho mai fatto uso né di violenza né di minacce». Si è detto inoltre «certo che Dio, che è infinita giustizia e bontà, non imputerà loro il male a cui li ho indotti». «Spero – ha sottolineato – che nessuno abbia perso la fede per causa mia».

    http://www.ilrestodelcarlino.it/ravenna/don-desio-pedofilia-scuse-1.837554

  • «Abusi sul chierichetto». Il gip proscioglie il parroco

    «Abusi sul chierichetto». Il gip proscioglie il parroco

    Il caso di un giovane laico consacrato originario del Sannio avvenuto in provincia di Ferrara.

    Una storia di sesso fra un giovane laico consacrato originario di Benevento ed un parroco in servizio in una chiesa in provincia di Ferrara. Fatta di telefonate fra i due e confidenze fatte ad un amico che avevano finito con lo scagionare il prelato dall’accusa di violenza sessuale mossa dal legale del chierichetto. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Ferrara ha optato per l’archiviazione del fascicolo che vede coinvolto anche un giovane sannita, protagonista – suo malgrado – di un triste vicenda avvenuta nella diocesi di Ravenna-Cervia. Come riportato dalle agenzie, il giovane nella sua denuncia aveva parlato di inviti espliciti e di violenze sessuali messe in atto da quel prete che da pochissimo tempo lo stava seguendo nel suo percorso religioso.

    Una ricostruzione che però non ha convinto la squadra Mobile ferrarese ed il pm Filippo Di Benedetto: tra i due c’erano stati infatti rapporti sessuali liberi, consenzienti e consapevoli fin dal primo incontro avvenuto nell’autunno del 2012. Nessuna violenza, dunque, come lamentato dal giovane originario della provincia di Benevento e difeso dall’avvocato Nicola Casadio. Che ha presentato opposizione alla decisione del Gip di archiviare il caso.

    Già le sue dichiarazioni, all’epoca ventenne, erano state definite dagli inquirenti “lacunose e contraddittorie”: per la Procura il suo allontanamento dalla canonica era semplicemente legato ai regolamenti interni, che non prevedono permanenze superiori per gli ospiti ai 10-15 giorni, e non al disappunto del prete dopo avere appreso della denuncia a suo carico. Oltretutto, dalle indagini era emerso come entrambi avessero in comune una frequentazione con una piattaforma internet gay e diversi sms scambiati sui rispettivi telefonini. Ma il legale del giovane che accusa il parroco di abusi sessuali non ci sta. Il teste determinante, che avrebbe rivelato la natura affettiva della tresca, sarebbe il braccio destro del parroco. Di qui la richiesta di un confronto tra i due per provare a ricostruire la vicenda. Il “don”, da parte sua, non solo aveva negato le violenze sessuali, ma aveva negato ogni contatto fisico con il giovane, tanto da avere presentato una denuncia per calunnia.

    di GbL

    http://www.ottopagine.it/bn/cronaca/10962/abusi-sul-chierichetto-il-gip-proscioglie-il-parroco.shtml

  • Ravenna, sesso con minorenni, don Desio chiede l’abbreviato: indagini partite dopo incidente con suo Suv

    Ravenna, sesso con minorenni, don Desio chiede l’abbreviato: indagini partite dopo incidente con suo Suv

    Deve rispondere di avere fatto sesso con alcuni ragazzini tra i 12 e i 15 anni che gli erano stati affidati dai genitori. Ma, oltre che di atti sessuali e di adescamento di minorenni, nell’udienza preliminare che si è aperta oggi don Giovanni Desio – 53 anni, di Saronno (Milano) e per 13 anni parroco di Casalborsetti, sul litorale ravennate – deve rispondere di violenza sessuale per avere millantato qualifiche infermieristiche al fine di visitare, anche con un termometro usato in modo improprio, un ragazzino che si vedeva in soprappeso.

    Ultimo reato a lui contestato è la sostituzione di persona, per avere usato un profilo Fb di un minore di cui aveva le password. Quattro i giovanissimi tra le parti offese, due della provincia di Ravenna e gli altri due di quelle di Treviso e Bergamo. Due si sono costituiti parte civile sia in proprio che con i genitori (avvocati Ermanno Cicognani, Giovanni Scudellari e Carlo Cianci di Treviso)

    Via libera dal Gup Antonella Guidomei anche alla costituzione di parte civile dell’associazione ravennate «Dalla parte dei minori» (avvocato Manuela Liverani), e della Curia della città romagnola (avvocato Federica Zaccaria).

    Don Desio, sospeso ‘a divinis’, che dopo sette mesi e mezzo di carcere a Forlì era andato ai domiciliari in una clinica in provincia di Perugia specializzata in preti con disagi personali, attraverso il suo legale Battista Cavassi ha chiesto di potere essere giudicato in abbreviato. Formula che ha tagliato fuori la citazione del responsabile civile, il vescovo Lorenzo Ghizzoni, citato dall’avv.

    Scudellari in qualità di legale rappresentate dell’Arcidiocesi di Ravenna-Cervia. «Dispiace – si legge nella richiesta – constatare come l’Arcidiocesi non abbia sentito la necessità di compiere nei confronti delle vittime degli abusi nemmeno un piccolo gesto».

    Le indagini della squadra Mobile, coordinate dal Pm Isabella Cavallari, erano scattate a inizio marzo 2014 poco dopo il volo dello ‘zio John’, come lo chiamavano i suoi fedeli, in un canale della zona con il suo suv Bmw nuovo da 35 mila euro e un tasso alcolemico tre volte e mezzo i limiti.

    In breve erano emerse intercettazioni di frasi dall’inequivocabile contenuto sessuale, che a inizio aprile avevano portato all’arresto di don Desio in canonica. I reati contestati vanno dall’estate 2010 al giorno dell’arresto e sarebbero stati compiuti, oltre che a Ravenna, anche a Saronno, nella casa del sacerdote, e in località di Bergamo e Treviso. Udienza aggiornata a metà aprile.

    http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/CRONACA/ravenna_prete_parroco_pedofilo_abusi_minori_sesso/notizie/1227912.shtml

  • Desio, inizia il processo per sesso con minori. Sarà battaglia tra l’ex don e le parti civili

    Desio, inizia il processo per sesso con minori. Sarà battaglia tra l’ex don e le parti civili

    Prima udienza della vicenda giudiziaria che vede coinvolto l’ex sacerdote

    Ravenna, 9 marzo 2015 – Si parte. I riflettori di un’intera città questa mattina saranno puntati sull’aula 8 del Tribunale. Una stanza di pochi metri quadri, che però sarà teatro dell’udienza preliminare di un processo destinato ad avere grossa risonanza. Quello che vede Giovanni Desio, l’ex sacerdote di Casal Borsetti, alla sbarra peratti sessuali con quattro minorenni. In ballo c’è un risiko di strategie. Perché qui, al primo piano del palazzo di giustizia, la chiesa ravennate si gioca una grossa fetta di dignità e reputazione. Cosa farà? Si costituirà parte civile? Di riflesso, qualcuno chiederà conto anche alla Curia di quanto accaduto, per non essere intervenuta in tempo nonostante le voci sulle stravaganze del don (alcol, omelie sui generis) fossero ricorrenti? Molti di questi interrogativi saranno sciolti oggi.

    Di certo ci sarà battaglia. L’accordo sui risarcimenti alle vittime, che il religioso aveva annunciato tramite il suo avvocato difensore, Battista Cavassi, fino a pochi giorni fa non era ancora stato raggiunto. Oggi, davanti al gup Antonella Guidomei e al pubblico ministero Isabella Cavallari, le quattro vittime chiederanno di costituirsi parte civile. Due di queste sono tutelate dagli avvocati Giovanni Scudellari, Ermanno Cicognani e Piera Calandrini. Ma tenteranno di entrare nel processo anche organizzazioni no profit, come l’associazione ‘Dalla parte dei minori’. Mentre c’è attesa per capire cosa farà il Comune, se resterà alla finestra o si proporrà come parte in causa per il danno d’immagine.

    Sarà il giudice, oggi, a stabilire chi avrà titolo a chiedere un risarcimento. Dopo di che spetterà all’imputato giocare le proprie carte. Improbabile il patteggiamento, che presupporrebbe un accordo sui risarcimenti, il consenso della Procura, e che renderebbe la sentenza esecutiva, facendolo finire in carcere in tempi rapidi e senza possibilità di misure alternative. Altrettanto remota la possibilità del pubblico dibattimento, Desio chiederà di essere giudicato col rito abbreviato – che gli garantirà lo sconto di un terzo della pena –, condizionato alla testimonianza del direttore della struttura riabilitativa umbra gestita da religiosi dove da novembre l’ex prete di Casal Borsetti si trova ai domiciliari, dopo sette mesi e mezzo di carcere ‘protetto’ a Forlì, per dimostrare che è in atto un percorso di ravvedimento.

    Desio deve rispondere di atti sessuali su quattro giovani, alcuni dei quali gli erano stati affidati dalle famiglie. Tre episodi emersero grazie alle intercettazioni, il quarto rivelò dopo l’arresto, in sede di incidente probatorio, di avere avuto col suo ‘pastore’ una relazione di un anno. Rimosso da ogni funzione religiosa, l’ex parroco, che era anche direttore della rivista cattolica ‘Il risveglio’, uscì dal carcere con una lettera nella quale dichiarava ai giudici del riesame il proprio pentimento.

    Una condanna, nel frattempo, Desio l’ha già subìta: 65 giorni di reclusione, sostituiti con un’ammenda di 17mila euro, per la guida in stato di ebbrezza che nel febbraio 2014, due mesi prima di essere arrestato, lo portò a finire nel canale di Casal Borsetti con la sua Bmw – confiscata – e un tasso di alcol nel sangue quattro volte il limite. Per lui, oggi, è il giorno del giudizio.

    di Lorenzo Priviato

    http://www.ilrestodelcarlino.it/ravenna/don-desio-pedofilia-processo-1.743037

  • La Diocesi parte civile contro don Desio a processo per sesso con minori

    La Diocesi parte civile contro don Desio a processo per sesso con minori

    Si apre il processo contro l’ex parroco di Casal Borsetti accusato di atti sessuli con minori E anche la Curia ha presentato domanda di costituzione di parte civile.

    Ravenna, 9 marzo 2015 – Si è aperto a Palazzo di Giustizia di Ravenna il processo contro don Desio, accusato ai atti sessuali con minori e attualmente ai domiciliari in una struttura umbra. Oggi è il giorno delle parti civili e la notizia del giorno è che anche laDiocesi ha presentato domanda di costituzione di parte civile contro l’ex parroco di Casal Borsetti.

    Quattro parti civili si sono costituite nella prima udienza preliminare contro don Giovanni Desio, 53enne arrestato il 5 aprile 2014 con l’accusa di aver fatto sesso con 4 minorenni che gli erano stati affidati. Davanti al Gup si sono costituitidue ragazzini con i genitori, la Curia e un’associazione che si occupa di minori.

    Il prete, sospeso a divinis e ai domiciliari  in una struttura, vuole essere giudicato con rito abbreviato.Udienza aggiornata a metà aprile.

    http://www.ilrestodelcarlino.it/ravenna/la-diocesi-parte-civile-contro-don-desio-1.743619