Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Emilia Romagna

  • Ravenna: Un altro prete accusato di pedofilia dopo le confessioni di un ragazzino

    Ravenna: Un altro prete accusato di pedofilia dopo le confessioni di un ragazzino

    Massimo riserbo sull’inchiesta condotta dalla Mobile della polizia

    Un altro sacerdote accusato di pedofilia. La notizia viene riportata dal Carlino di Ravenna oggi in edicola che parla di un’inchiesta finora condotta nel massimo riserbo ma che sarebbe partita dalle confidenze di un ragazzino. L’indagato è un parroco proveniente dai lidi che poco tempo fa è stato trasferito in una chiesa della città nell’ambito della riorganizzazione complessiva voluta dal vescovo Ghizzoni.

    A condurre le indagini la sezione Reati contro i minori e reati a sfondo sessuale, all’interno della Squadra Mobile della polizia. Secondo il quotidiano erano già anni che circolavano voci su alcune attenzioni un po’ troppo morbose del sacerdote, con già alcuni accertamenti eseguiti nei carabinieri a fine anni Zero.

    Il caso esplode proprio a pochi giorni dall’inizio del processo a carico di don Desio, l’ex prete di Casal Borsetti accusato di sesso con minorenni e all’interno di una diocesi già scossa da altri episodi poco chiari (vedi articoli correlati) come quello del prete di Punta Marina accusato da una donna – che ha dichiarato di essere stata la sua compagna – di averla picchiata, o come quello del parroco che controllò di persona i presunti problemi di erezione di un ragazzo, o ancora come quello dell’auto bruciata a un altro sacerdote per possibili questioni passionali.

  • Abusi sessuali su quattro minorenni A marzo il processo per don Desio: chiederà il rito abbreviato per uno sconto della pena

    Abusi sessuali su quattro minorenni A marzo il processo per don Desio: chiederà il rito abbreviato per uno sconto della pena

    È stato parroco nella località costierà dal 2001 al 2014 poi l’arresto. Oggi ai domiciliari in una struttura riabilitativa in Umbria. Ha ammesso i rapporti con i ragazzi affidati dalle famiglie. L’indagine partita da Facebook.

    A metà marzo le porte del tribunale di Ravenna si apriranno per don Giovanni Desio, il 53enne originario di Milano e parroco di Casalborsetti per tredici anni fino allo scorso aprile quando venne arrestato dalla polizia: davanti al giudice per l’udienza preliminare comincerà il processo con l’accusa di violenza sessuale su quattro minorenni. Il prete ha ammesso di aver avuto rapporti con loro, ragazzi che frequentavano la parrocchia anche provenendo da altre zone di Italia in occasione di periodi di vacanza con le famiglie sul litorale.

    Desio, difeso dall’avvocato Battista Cavassi, sceglierà il rito abbreviato potendo contare sullo sconto di un terzo della pena. E prima di arrivare di fronte ai giudici tenterà di concludere un accordo con le famiglie delle vittime per un risarcimento che potrebbe rivelarsi un’attenuante capace di ridurre la pena. Oggi Desio si trova agli arresti domiciliari in una struttura religiosa in Umbria dopo aver trascorso più di sette mesi in carcere a Forlì.

    L’indagine condotta dalla sezione per i reati sui minori della squadra mobile era partita a seguito dell’incidente stradale avvenuto a febbraio 2014: al volante del suo suv Bmw da 35mila euro ero finito nel canale di Casalborsetti ed era poi risultato al volante con un tasso alcolemico di 1,8 (0,5 il limite consentito per mettersi alla guida). Per difendersi dalle critiche che arrivarono al suo indirizzo cominciò a utilizzare i profili Facebook privati di alcuni ragazzi a lui vicini, quelli che chiamava amichevolmente i ragazzi di fuoco dello zio John, con cui pubblicava messaggi di sostegno al suo indirizzo e attacco ai giornalisti locali. Il padre di uno dei ragazzi si rese conto che un messaggio era stato postato mentre il figlio era a scuola e così emerse tutto il meccanismo architettato da Desio.

  • Don Desio, processo a marzo e via ai risarcimenti

    Don Desio, processo a marzo e via ai risarcimenti

    L’ex parroco di Casalborsetti disposto a pagare i danni alle parti offese.

    RAVENNA. Fissato il processo per don Desio. L’ex parroco di Casalborsetti – accusato di violenza sessuale su quattro minorenni – comparirà di fronte al gup a metà marzo per l’udienza preliminare e sceglierà il rito abbreviato che gli garantirà lo sconto di un terzo della pena.

    In questi giorni sono intanto partite le trattative per i risarcimenti ai quattro minorenni con i quali Desio ha ammesso – dopo una lunga detenzione – di aver avuto rapporti sessuali. Obiettivo del legale di Desio – l’avvocato Battista Cavassi – è quello di chiudere in tempi brevi il contenzioso economico per ottenere anche un’attenuante preziosa per abbassare ulteriormente la pena. Pronta anche una lettera di scuse che il prete vorrebbe rendere pubblica tra qualche settimana.

    Il processo partirà a meno di un anno dal suo clamoroso arresto, eseguito lo scorso 5 aprile dalla squadra Mobile di Ravenna al termine di un’inchiesta dai contorni sconcertanti diretta dal pubblico ministero Isabella Cavallari.

    Dopo sette mesi e mezzo di carcere, nel reparto “protetti” del carcere di Forlì, e dopo due istanze di scarcerazione respinte dal gip Rossella Materia, Desio si trova ora in una struttura riabilitativa umbra gestita da religiosi agli arresti domiciliari concessi lo scorso novembre.

    E’ probabile che Desio chieda di condizionare il rito abbreviato proprio alla testimonianza del responsabile della struttura. Il dirigente verrà chiamato a riferire sull’andamento del processo riabilitativo del sacerdote ora sospeso a divinis dalle autorità religiose.

    Desio dovrà rispondere di violenza sessuale su quattro minorenni, alcuni dei quali gli erano stati affidati dalle famiglie.

    Si tratta dei tre episodi che emersero delle intercettazioni disposte nella primavera scorsa e di quel caso scoperto, invece, solo grazie all’incidente probatorio del luglio successivo, quando un 15enne (alle prese con una situazione familiare disagiata) rivelò di aver avuto con Desio una relazione durata circa un anno.

    Un rapporto di cui il parroco non aveva fatto cenno agli inquirenti, nonostante pochi giorni prima avesse scritto al gip una lettera in cui si dichiarava «sinceramente pentito della sua condotta» per ottenere i domiciliari.

    Quelle nuove accuse lo resero poco credibile agli occhi del pm Isabella Cavallari e del giudice Rossella Materia per il quale la struttura umbra non era ritenuta sufficientemente isolata. Ma una nuova lettera Desio la presentò qualche mese dopo anche al tribunale delle Libertà. Questa volta ammise pienamente i fatti che gli erano stati contestati.

    L’indagine su Desio era cominciata, grazie all’intuito di un padre, nei giorni successivi all’incidente stradale di cui il prete era stato protagonista. Il sacerdote era infatti finito dentro il canale di Casalborsetti con il suo suv Bmw. Gli esami alcolemici rivelarono che quella sera aveva bevuto. Per ricreare una forma di consenso attorno alla sua immagine Desio utilizzò i profili Facebook di alcuni dei ragazzi. In incognito si lasciò così andare a frasi di incoraggiamento nei suoi confronti e commenti pesanti per i giornalisti locali. Ma uno di quei post venne scritto in orario di scuola.

    Particolare che mise in allarme un padre il quale prima chiese spiegazioni al proprio figlio e poi allertò la polizia. Le intercettazioni fecero emergere quelle strane relazioni tra il prete e i “ragazzi del don” che si stava dando da fare proprio per organizzare un incontro con un ragazzo durante le vacanze di Pasqua. I suoi piani vennero però interrotti dall’arrivo in canonica della squadra mobile. «Desio ora è un uomo pentito dei suoi comportamenti che sta cercando di ritrovare la sua serenità nella struttura umbra – conferma l’avvocato Cavassi – Sarà un processo riabilitativo lungo, ma ha bisogno di aiuto perché da solo non può farcela. Passa le giornate alternando la preghiera al lavoro nei campi e negli allevamenti». (c.d.)

    http://www.corriereromagna.it/news/ravenna/10309/Don-Desio–processo-a-marzo.html

  • Il prete accusato di sesso con minori scarcerato: è in una clinica in Umbria

    Il prete accusato di sesso con minori scarcerato: è in una clinica in Umbria

    Don Giovanni Desio ai domiciliari dopo una lettera di pentimento.

     Il Tribunale della Libertà di Bologna ha concesso gli arresti domiciliari a don Giovanni Desio, il parroco di Casal Borsetti accusato di molestie sui minori.

    Il religioso – come ricorda in un’agenzia l’Ansa – era in carcere dal 5 aprile quando – poche settimane dopo essere finito in un canale mentre era alla guida ubriaco sul suo Suv – fu arrestato dalla polizia con l’accusa di aver avuto rapporti sessuali con alcuni ragazzini che frequentavano la sua parrocchia.

    Nei giorni scorsi all’avvocato di Desio è stato notificato l’atto di chiusura di fine indagini, che di solito precede il rinvio a giudizio.

    Il parroco si è presentato in tribunale, consegnando una lettera ai giudici in cui si dice pentito, di fatto ammettendo anche le sue colpe.

    I giudici gli hanno così concesso i domiciliari in una clinica in Umbria, dove verrà seguito anche da psicologi.

  • Accusato di violenza privata l’accusatore del prete

    Accusato di violenza privata l’accusatore del prete

    Ennesima vicenda giudiziaria tra il parroco già condannato per pedofilia e il suo ex ospite.

     Sono destinate a continuare a intrecciarsi le vicende giudiziarie che vedono coinvolti, su fronti opposti, un parroco del Ferrarese da tempo accusato di atti di pedofilia verso un minore e il padre del minore, di origine serba, la cui famigli a era stata ospitata dallo stesso parroco nella propria abitazione.

    Il parroco, già condannato in primo grado per gli atti di pedofilia (un anno e quattro mesi con sospensione della pena), nonché sospeso a divinis dall’arcivescovo di Ferrara, questa volta figurava nelle vesti di accusatore. Con il sostegno dell’avvocato Maruzzi, si è infatti costituito parte civile contro il serbo 35enne accusato di violenza privata per un episodio avvenuto nel gennaio del 2013. Ieri si è tenuta l’udienza filtro davanti al giudice Bighetti.

    In quell’occasione, nel gennaio del 2013 appunto, il parroco ospitò quattro persone venute per visionare un immobile che, secondo l’accusa, vennero “quasi” sequestrate.

    Da precisare che da tempo i rapporti fra i due si erano incrinati e il ‘don’ desiderava che la famiglia serba che stava ospitando trovasse una nuova sistemazione. Il 35enne capofamiglia non la vedeva allo stesso modo e ne nacque una causa civile che darà ragione al sacerdote. Ma la famiglia – marito, moglie e due figli piccoli – non traslocò nemmeno dopo la sentenza di occupazione abusiva dell’appartamento. È per questo che, quando la coppia sporgerà denuncia per gli atti di pedofilia, il prete passerà subito al contrattacco, sostenendo che il suo ospite lo avrebbe ricattato affermando: “Se mi sfratti ti denuncio per pedofilia”. Da qui la denuncia per estorsione depositata in procura dal parroco, che ha dato origine a un processo a parti invertite tuttora in corso.

    Ma tornando all’episodio del gennaio 2013, a un certo punto il 35enne serbo avrebbe pensato di staccare la corrente dello stabile impedendo così ai cinque (il parroco più i quattro ospiti interessati all’immobile) di uscire, dato che il cancello elettrico avrebbe potuto aprirsi solo con la corrente. Inoltre, sempre secondo l’accusa, i cinque sarebbero stati aggrediti verbalmente. Solo l’intervento delle forze dell’ordine avrebbe “liberato” tutti quanti imponendo al 35enne di riattaccare la corrente.

    Ieri il giudice Bighetti ha chiesto le prove di quanto affermato, con esame dei testimoni di entrambe le parti (il 35enne è difeso dall’avvocato Montalto), rinviando all’11 marzo per l’istruttoria.

    Accusato di violenza privata l’accusatore del prete

  • Processo al video hard del prete

    Processo al video hard del prete

    Un sacerdote accusa l’uomo che ospitava di averlo ricattato per il filmino girato di nascosto in casa.

     FERRARA. La vicenda che vede protagonisti un prete di Ferrara e un cittadino serbo ospitato con la sua famiglia nella casa del sacerdote, che da anni si accusano a vicenda – il primo di essere stato ricattato con accuse inventate e il secondo per le violenze subite dal figlio da parte del prete – è destinata a diventare una storia infinita, visto che ormai sono sei i processi che li vedono rivali.

    Dopo il primo processo in cui il prete è stato condannato per molestie sessuali sul figlio piccolo dell’uomo ospitato (condanna di 1 anno e 4 mesi) i casi pendenti tra procura e tribunale sono diventati altri cinque. Uno di questi è approdato ieri davanti al giudice Monica Bighetti in cui si discuteva dell’accusa mossa dal prete verso il serbo e suo cognato per aver filmato il sacerdote durante un rapporto sessuale: un filmato poi acquisito al primo processo, diventato una delle prove contro il prete stesso.

    Il legale del sacerdote si è opposto all’archiviazione della procura per il reato di interferenze illecite della vita privata, perchè quel video venne – secondo il sacerdote – realizzato a sua insaputa, in casa sua, con l’inganno (dice di esser stato drogato prima dell’atto sessuale) e poi il ricatto. Ieri la discussione davanti al gip Bighetti è stata aggiornata al 18 novembre, per difetto di notifiche.

    Lo stesso video è al centro di un terzo processo parallelo ai primi due, per estorsione nei confronti dell’uomo sul sacerdote, perchè quel video sarebbe stato uno degli strumenti del ricatto per aver soldi e restare nella casa in cui era ospitato con la famiglia. Il processo per estorsione è pendente in Cassazione, perchè nei mesi scorsi dopo l’archiviazione presentata dalla procura per l’estorsione e l’opposizione del prete, il giudice Piera Tassoni ordinò l’imputazione coatta, ma la procura fece ricorso in Cassazione per «abnormità» del provvedimento e ora si attende la decisione.

    Quarto procedimento in corso in procura, titolare la pm Ombretta Volta, quello relativo al video pubblicato su YouTube dalla Rete contro l’abuso, in cui l’uomo racconta la sua storia, la violenza sessuale su figlio da parte del prete e altri fatti mai denunciati ai magistrati: il legale del sacerdote ha presentato pertanto denuncia per diffamazione via Internet e il procedimento è ancora aperto.

    Quinto caso relativo alle accuse di violenza privata nei confronti dell’uomo ospitato dal prete, perchè avrebbe sequestrato in casa sua il sacerdote stesso e altri amici, chiudendolo all’interno impedendo loro di uscire: processo fissato il 18 novembre.

    Sesto ed ultimo, il procedimento che ha chiuso il rapporto tra prete e il cittadino serbo: dopo essere stato sfrattato dalla casa del prete che occupava senza averne diritto (dopo i processi), il prete ha denunciato la sottrazione dei mobili di casa: anche in questo caso il procedimento per appropriazione indebita in carico al pm Nicola Proto è pendente.

  • Prete accusato di pedofilia ammette rapporti con tre minori

    Prete accusato di pedofilia ammette rapporti con tre minori

    Interrogato don Desio, l’ex parroco di Casal Borsetti: “Era una relazione amorosa”

     Ha ammesso di aver avuto rapporti con alcuni ragazzini – 14 e 15enni – che frequentavano la sua parrocchia don Giovanni Desio, l’ex parroco di Casal Borsetti, nel Ravennate, in carcere da sei mesi con l’accusa di pedofilia.

    Ieri, durante un interrogatorio, è stata fatta luce sulla relazione con un terzo minorenne – dopo i due che erano finiti all’attenzione degli investigatori sin dalle prime battute delle indagini – che lo andava a trovare in parrocchia. Si sarebbe trattato, ha spiegato il prete, di una sorta di “relazione amorosa” della quale non aveva parlato all’inizio per una supposta volontà di “protezione” nei confronti del ragazzino.

    http://bologna.repubblica.it/cronaca/2014/10/10/news/prete_accusato_di_pedofilia_ammette_rapporti_con_tre_minori-97799758/

  • Don Desio torna a parlare al pm

    Don Desio torna a parlare al pm

    Ma contro di lui ci sono nuove accuse.

    RAVENNA. Ha chiesto di parlare, ma ancora non si sa se sarà una confessione piena o solo mezze ammissioni in ottica processuale. Di sicuro oggi Don Desio tornerà a guardare negli occhi il pm Isabella Cavallari a sei mesi dal suo arresto per atti sessuali con minori e a tre dall’incidente probatorio nel corso del quale vennero ascoltati in ambiente protetto una decina di ragazzi che ebbero modo di frequentare l’ex parroco di Casal Borsetti negli anni passati.

    Per i rapporti avuti con due di loro Don Desio è in carcere, ma durante l’inchiesta sono emersi incontri anche con un terzo ragazzino. Di lui Don John – come amava farsi chiamare su Facebook – non aveva mai parlato. Nemmeno quando in ben due occasioni aveva chiesto (prima al gip Rossella Materia e poi al tribunale del Riesame) la sua scarcerazione e l’affidamento a una struttura protetta in Umbria. In entrambi i casi, però, l’istanza del suo legale – l’avvocato Giambattista Cavassi – era stata rigettata.

    A metà luglio i “ragazzi del Don” (tutti adolescenti di un’età attorno ai 15 anni) avevano confermato (in presenza di uno psichiatra) le accuse contro l’ex parroco, attualmente sospeso a divinis dalle alte gerarche ecclesiastiche.

    Stando alla delicatissima inchiesta condotta dalla squadra mobile di Ravenna, Desio (ex direttore del settimanale della Curia Risveglio 2000) riusciva ad assoggettare quei giovani anche dal punto di vista psicologico; alternando con scaltrezza e lucidità il ruolo autorevole di parroco educatore e quello più seducente di confessore che deteneva i loro segreti. Un quadro che emerge in tutto il suo squallore anche da alcuni dei messaggi intercettati e finiti agli atti. L’inchiesta della polizia era cominciata grazie a un genitore che si era insospettito dopo aver letto alcuni post comparsi sul profilo Facebook del figlio nei giorni successivi all’incidente subito dal prete, finito con il suo Suv da 35mila dentro il canale di Casal Borsetti a fine febbraio. Parole di fuoco contro i giornalisti, affetto e stima per don Desio. Pensieri e parole stranamente adulte, ma soprattutto false. Anche perché a scriverle era lo stesso Desio. Un rapporto così contorto da far scattare le prime intercettazioni. In una di queste il parroco fa di tutto per poter ospitare durante le vacanze di Pasqua un adolescente che gli era già stato affidato in passato dai genitori. E quando si capisce che Desio meditava anche altro è scattato l’arresto.

    http://www.corriereromagna.it/news/ravenna/7588/-Don-Desio-torna-a-parlare.html

  • Don Desio chiede di parlare al magistrato: racconto tutto, ma fatemi uscire di galera

    Don Desio chiede di parlare al magistrato: racconto tutto, ma fatemi uscire di galera

    L’ex parroco di Casalborsetti è detenuto da cinque mesi, Gip e Riesame hanno già rifiutato le richieste di domiciliari.

    RAVENNA. Basta carcere, don Desio non ce la fa più e chiede di parlare col magistrato: «Niente reticenze, ora racconto tutto». Intanto, il Vaticano apre il processo canonico. L’ex parroco di Casal Borsetti è già stato sospeso “a divinis”: al momento, non può dir messa né confessare. Ma sarà la congregazione per la dottrina della fede, quella guidata fino al 2005 da Papa Ratzinger, a decidere che ne sarà del suo abito talare. Intanto la Procura continua a guardare nei pc del prete arrestato per sesso con minorenni.

    Cinque mesi di carcere. Don Giovanni Desio, 52 anni, fino al 5 aprile scorso era parroco di Casal Borsetti. Foto ammiccanti e in “borghese” sulla sua pagina Facebook, sigaretta in bocca e versi audaci: un profilo “chiacchierato”, quello del parroco che sapeva poco di prete, e le cui sciagure iniziarono quando venne ripescato dal canale dove era finito, ubriaco, alla guida del suo Suv: proprio da quella vicenda partì l’indagine che pochi mesi dopo lo travolse in pieno. I poliziotti, ad aprile, lo arrestarono con accuse pesantissime: adescamento e atti sessuali con minorenni, e ad incastrarlo erano state le sue relazioni inopportune con alcuni ragazzini che frequentavano la canonica. Ma tutto iniziò proprio con quell’incidente nel porto canale. Per difendersi da chi lo accusava, don Desio si buttò a capofitto nei social network arrivando ad usare i profili Facebook di alcuni adolescenti a cui aveva chiesto le password. Furono proprio alcuni di quei post, notati da un genitore, a far partire le indagini e a far emergere relazioni che travalicavano i limiti dei rapporti tra i fedeli e il proprio confessore.

    «Fatemi uscire». L’ex parroco, sospeso da subito dai ministeri divini, ha resistito un paio di mesi in carcere (in quello di Forlì dove venne trasferito per motivi di sicurezza) prima di mostrare i primi segni di cedimento. A giugno, attraverso il suo legale Battista Cavassi, uscì allo scoperto con una parziale assunzione di responsabilità: nella sua istanza al Tribunale del Riesame per chiedere la scarcerazione, ammise di aver tenuto una «condotta inappropriata». Nulla più. Ma non bastò questo per convincere il Riesame, e nemmeno il giudice per le indagini preliminari Rossella Materia che giudicò inadeguata la struttura indicata dalla difesa come dimora per gli eventuali arresti domiciliari. E così, ad oggi, pende un ricorso in Cassazione. L’avvocato Cavassi l’ha presentato ad agosto e la Corte Suprema ha, da quando giungono gli atti, 30 giorni per decidere sull’istanza. Intanto, l’inchiesta prosegue: la Procura ha nominato il perito per spulciare altri pc del don, alla ricerca delle sue relazioni.

    Nuovo interrogatorio. Ma un altro mese, don Desio non sembra reggere. «Fisicamente sta bene, ma è molto prostrato – rende noto il suo legale -. Abbiamo appena inoltrato la richiesta al magistrato. Il mio cliente vuole essere ascoltato: le reticenze della prima ora, mantenute per garantire il riserbo su alcune sue relazioni, dovrebbero cadere. Insomma, i suoi peccati vuole raccontarli tutti».

  • Don Desio, altri cinque ragazzini confermano i rapporti sessuali

    Don Desio, altri cinque ragazzini confermano i rapporti sessuali

    Sono stati ascoltati nell’ambito dell’incidente probatorio chiesto per l’ex parroco di Casal Borsetti, arrestato lo scorso aprile

    Casal Borsetti (Ravenna), 14 luglio 2014 – Cinque ragazzini sono stati sentiti nell’ambito dell’incidente probatorio chiesto per don Giovanni Desio, l’ex parroco di Casal Borsetti arrestato lo scorso aprile per atti sessuali con un ragazzino di 16 anni.

    I cinque giovani hanno confermato di avere avuto rapporti sessuali con il loro prete. Ma saranno in totale una decina i minorenni (tutti tra i 14 e i 16 anni) che verranno ascoltati tra oggi e giovedì.

    http://www.ilrestodelcarlino.it/ravenna/don-desio-conferma-rapporti-sessuali-1.47462