Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Emilia Romagna

  • Don Desio, nuovi testimoni in questura

    Don Desio, nuovi testimoni in questura

    La sorella del sacerdote lo visita in carcere. L’indagine mira a ricostruire possibili rapporti avuti in 12 anni con i ragazzi che frequentavano la parrocchia.

     RAVENNA. Passata la Pasqua, riprendono le audizioni di ragazzi e genitori da parte degli uomini della Squadra mobile che stanno indagando sui rapporti tra don Giovanni Desio e gli adolescenti che negli anni hanno frequentato in modo più o meno assiduo la parrocchia di Casalborsetti.

    Nuovi colloqui sono in programma in questi giorni per fare luce su altre relazioni inopportune che il sacerdote potrebbe aver avuto con minorenni dopo i casi che hanno portato il gip Rossella Materia a emettere nei suoi confronti un provvedimento restrittivo per atti sessuali con minori e adescamento.

    Finora è stato percorso a ritroso un periodo temporale fino al 2005, seppur in modo parziale; gli incontri calendarizzati serviranno proprio a cercare di completare il quadro, riavvolgendo il nastro del tempo fino ai giorni del suo insediamento in paese.

    La lista già lunga di persone da sentire (si tratta infatti di vagliare quanto accaduto in dodici anni) si è poi allungata, perché dopo l’arresto del sacerdote da parte dei poliziotti della seconda sezione alcuni genitori si sono fatti avanti.

    Mamme e papà di giovani che negli anni hanno fatto parte o sono comunque stati vicini al gruppo di “ragazzi del don” e che, alla luce di quanto emerso finora, stanno rivedendo ciò che i loro figli avevano manifestato in passato. Atteggiamenti, umori e indizi che col senno di poi vengono interpretati come possibili segnali di disagio non capiti e che hanno spinto qualche familiare a rivolgersi agli investigatori che seguono il caso con il coordinamento del sostituto procuratore Isabella Cavallari.

    Nel frattempo l’ex parroco di Casalborsetti è ancora rinchiuso nel carcere di Forlì dove è stato trasferito pochi giorni dopo il suo arresto, avvenuto il 5 aprile scorso. Ospite della struttura penitenziaria dotata di una sezione ad hoc per i detenuti accusati di reati sessuali nei confronti dei minori, trascorre le sue giornate immerso nelle letture.

    Chi lo ha visto lo ha descritto come un uomo in buone condizioni di salute ma provato dalla detenzione e dal carico di accuse mosse nei suoi confronti. In occasione delle festività, don Desio ha ricevuto la visita di una sorella che ha ottenuto il permesso di incontrarlo. Anche il cappellano del carcere, don Enzo Zannoni, ha avuto modo di scambiare con lui qualche parola, così come il suo legale, l’avvocato Battista Cavassi, che nei prossimi giorni tornerà a fargli visita.

    http://www.corriereromagna.it/news/ravenna/3896/-Don-Desio–nuovi-testimoni.html

  • Pedofilia. Vacilla l’alibi di don Andrea Margutti. Due testimoni e una fotografia lo smentisco. Caso seguito dalla Rete L’ABUSO

    Pedofilia. Vacilla l’alibi di don Andrea Margutti. Due testimoni e una fotografia lo smentisco. Caso seguito dalla Rete L’ABUSO

    Secondo i testimoni del pm il ‘don’ sarebbe stato presente alla festa. Ma la difesa contrattacca attraverso i tabulati telefonici

    Vacilla l’alibi del parroco 60enne accusato di aver commesso atti pedofilia verso il figlio di una coppia a cui aveva dato ospitalità nella propria abitazione. Durante l’ultima udienza in rito abbreviato il pm Alberto Savino ha chiamato in aula due nuovi testimoni, la cui versione dei fatti potrebbe smentire – almeno in parte – la ricostruzione degli eventi fornita dall’avvocato difensore Claudio Maruzzi. Che durante le ultime sessioni aveva presentato un alibi “di ferro” per il suo assistito: il “don”, quel giorno, non avrebbe mai potuto molestare il bambino, visto che contemporaneamente era impegnato in una funzione religiosa in un altro paese.

    La vicenda ha inizio nel 2010, quando una famiglia di origine straniera giunge nel ferrarese e viene ospitata dal parroco, che offre loro vitto e alloggio. Ben presto la convivenza inizia a stare stretta e il prete invita la famiglia ad andarsene. Il 35enne capofamiglia non la vede allo stesso modo e ne nasce una causa civile che darà ragione al sacerdote. La famiglia – marito, moglie e due figli piccoli – però non trasloca nemmeno dopo la sentenza di occupazione abusiva dell’appartamento, e passa anzi al contrattacco denunciando il parroco per violenza sessuale, per le “particolari attenzioni” ricevute dal figlio durante una festa di compleanno nell’abitazione. In più la famiglia, assistita dall’avvocato Giovanni Montalto, deposita un’altra denuncia, questa volta per truffa, contro il prete: con raggiri gli avrebbe sottratto 43mila euro.

    Diversi procedimenti i cui esiti sono inevitabilmente destinati a influenzarsi l’uno con l’altro. A partire dal giudizio che il tribunale darà sui presunti atti di pedofilia. L’alibi proposto dalla difesa, pur trovando riscontro nelle testimonianze, potrebbe non bastare a sollevare il prete da ogni sospetto. Tra gli ultimi testimoni ascoltati dal tribunale vi è infatti anche un altro ‘don’ di un paese della provincia estense, che pur confermando l’impegno “professionale” dell’imputato il giorno dei fatti, ha specificato di averlo visto solo durante la funzione religiosa, iniziata verso le 17 e conclusa circa un’ora dopo. Tempistiche che non coprono l’intero arco temporale in cui, secondo l’accusa, il parroco potrebbe aver commesso la violenza sessuale. Ma la tesi accusatoria troverebbe riscontro anche nelle parole di un secondo testimone – tra gli ospiti della festa in cui si sarebbero svolti i fatti -, che conferma di aver visto il religioso alla festa, oltre che da una fotografia, portata dall’avvocato di parte civile Giovanni Montalto, che ritrae il parroco tra gli invitati.

    A supportare la tesi difensiva vi sono invece i tabulati telefonici di quel pomeriggio portati dall’avvocato Maruzzi, che mostrano l’utenza telefonica del ‘don’ spostarsi nelle celle di varie località della provincia per poi tornare nell’abitazione solo attorno alle ore 19, nelle fasi finali della festa, in accordo con la versione dell’imputato. Il processo, celebrato in rito abbreviato, continuerà in maggio con le ultime testimonianze, mentre rimane ancora ‘stoppato’ il procedimento che vede fronteggiarsi il prete e i suoi accusatori  a parti invertite: il don sostiene infatti di essere stato inizialmente minacciato dal suo ospite (che gli avrebbe detto: “se mi sfratti di denuncio per pedofilia”). Su questo fronte la richiesta di archiviazione della procura ha trovato la richiesta di opposizione dell’avvocato Maruzzi: la questione è ora al vaglio del gup.

    In discussione l’alibi del prete accusato di pedofilia

  • «Don Desio? Dovevamo intervenire prima»

    «Don Desio? Dovevamo intervenire prima»

    «Bisogna dire poche cose. Di fronte alle sofferenze di chi ci sta intorno bisogna esserci molto e parlare poco». Abituato a mantenere un profilo basso, il vicario generale della diocesi Don Alberto Graziani  non si tira indietro e accetta di parlare delle difficoltà che la parrocchia di Casal Borsetti, ma più in generale la Curia ravennate, sta attraversando in queste settimane.
    Don Graziani, non pare essere un buon momento per la Chiesa ravennate. Avete qualcosa di cui rimproverarvi?
    «Avremmo dovuto capire prima quello che stava accadendo. Certo, vedevamo che don Desio era un prete un pochino “estroso”, ma non avremmo mai immaginato che potesse accadere una cosa del genere. Saremmo dovuti essere maggiormente intuitivi, ma sappiamo che esistono persone estrose, fuori dagli schemi. Del resto noi preti diocesani viviamo in mezzo alla gente, è difficile avere parroci fatti “con lo stampino”. Ogni campanile ha il suo stile. Mi dispiace che sotto un modo di fare così estroso ci fosse ben altro».
    Come vive questa situazione la comunità di Casalborsetti?
    «C’è molta sofferenza, che quasi si tocca con mano, ma nonostante questo vedo molte persone che si dedicano alla preghiera. Per questo chiedo rispetto per i familiari delle persone coinvolte. Inoltre ritengo che l’ incresciosa faccenda che ha coinvolto padre Pietro Gandolfi sia stata male interpretata».
    Qual è l’atteggiamento delle persone?
    «Io sono della zona, ho sempre cercato di essere vicino alla gente. Ho visto segni di raffreddamento da parte di qualcuno, ma ho notato anche tante manifestazioni di vicinanza. Certo è un momento in cui la fede è stata messa a dura prova e sono profondamente vicino a chi è stato danneggiato».
    Il vescovo ha annunciato l’introduzione di una equipe diocesana per la tutela dei minori. Quando 
    sarà operativa?
    «Credo che l’equipe comincerà ad operare presto, perchè l’arcivescovo è sì riservato, ma è un gran lavoratore. Dobbiamo fare il mea culpa per quanto accade a “casa nostra”, ma il parroco di Casalborsetti non è stato l’unico a compiere gesti così gravi. Per questo serve uno strumento preventivo di vigilanza, ma soprattutto di lettura. Una famiglia soffre i propri mali, ma con più li affronta, con più crea futuro».
    D’accordo, ma questo non limita l’attività di un parroco?
    «No, perchè in questo modo si alimenta quel controllo vicendevole, compiuto con amore, tra prete e parrocchiani.  Io stesso da solo potrei fare meno, valere meno, aiutare meno. Quando le persone mi stanno vicino mi fanno un regalo e mi aiutano a migliorare. Dobbiamo avere l’umiltà di ammettere che non siamo perfetti e che siamo servitori, non padroni».
    Quando incontrerà Don Desio?
    «Non so ancora quando potrò vederlo – spiega -, ma non so fare a passare accanto a una persona che soffre senza dirgli che le sono vicino. Non immagino cosa possa significare, per lui,  la parola ripresa, ma noi crediamo sempre che esista una conversione. Mi auguro che chi ha sbagliato possa riprendersi e chi ha ricevuto il danno possa capire che quanto gli è accaduto  è stato compreso. L’ho detto anche ai genitori dei bambini con cui ho avuto modo di parlare nei giorni scorsi».
     
    Federica Ferruzzi
    cronacaravenna@settesere.it

    http://www.settesere.it/it/n5112-don-desio-dovevamo-intervenire-prima.php

  • Il vescovo Ghizzoni: “Mai saputo di don Desio”. Dopo la denuncia della Rete L’ABUSO mette le mani avanti

    Il vescovo Ghizzoni: “Mai saputo di don Desio”. Dopo la denuncia della Rete L’ABUSO mette le mani avanti

    Il vescovo Ghizzoni: “Mai saputo di don Desio”. Dopo la denuncia della Rete L’ABUSO mette le mani avanti

    Monsignor Lorenzo Ghizzoni parla della settimana più nera per la Diocesi

     Ravenna, 20 aprile 2014 – È un messaggio chiaro quello che l’arcivescovo Lorenzo Ghizzoni sta lanciando alla sua comunità di fedeli dopo i casi di cronaca che stanno scuotendo la diocesi: «Non chiudiamo gli occhi, perché ci sono di mezzo delle persone che hanno sofferto, che soffrono; qualcuno ha anche delle colpe. Se siamo caduti, chiediamo perdono, a tutti; se siamo ancora dentro qualche schiavitù invochiamo aiuto dai fratelli, senza nasconderci, lasciandoci soccorrere».

    Un’indicazione per certi versi rivoluzionaria, certamente nuova, che tende a portare alla luce, piuttosto che oscurare, le tante e pesanti difficoltà che la curia sta vivendo – basti pensare all’equipe antipedofilia appena istituita. Un’eredità pesante quella ricevuta dal predecessore, monsignor Verucchi, cominciata con il caso Galletti Abbiosi e proseguita con le accuse di abusi sessuali per il parroco di Casal Borsetti,passando per il parroco di Punta Marina indagato per lesioni e il parroco emerito di San Biagio ricattato per presunte molestie.

    Monsignor Ghizzoni la chiesa di Ravenna sta vivendo un momento difficilissimo, come affronterà questa Pasqua?
    «Difficile fare festa, ma la Pasqua in questo momento capita provvidenzialmente. È proprio questa la festività che mette noi cristiani di fronte alla possibilità di ricominciare, di rinnovarci. C’è un dono che viene dall’alto, la Grazia, che si rivolge a tutti perché tutti abbiamo zone d’ombra e fragilità».
    Le zone d’ombra della chiesa ravennate negli ultimi tempi sembrano fin troppe e in molti si chiedono se laCuria sapesse. Prendiamo il caso più clamoroso di don Giovanni Desio. Lei non aveva avuto indicazioni in merito?
    «No, non mi aspettavo nulla di tutto ciò. Nessuno aveva mai denunciato a me personalmente l’eventualità che dietro le sue attività potessero esserci reati sessuali con minorenni. È un caso che ci ha colpiti tutti e abbiamo cercato di reagire inventando anche soluzioni nuove».
    Parla dell’equipe di esperti antipedofilia?
    «Sì, è una novità assoluta e mi auguro che ci aiuti per darci uno stile nuovo, per affrontare in maniera più consapevole questo tipo di gravi problemi. Sia per la prevenzione che per la valutazione e le decisioni da prendere qualora ci si trovasse di fronte a notizie di comportamenti ambigui o sospetti verso i minori».
    Hanno fatto molto discutere anche le sue direttive di comportamento: non stare da soli con i minori, non parlare a un adolescente senza testimoni. Non si scontrano col messaggio evangelico ‘Lasciate che i fanciulli vengano a me’?
    «No, affatto. Le indicazioni chiedono di continuare a portare avanti tutte le attività con i giovani ma con una attenzione e modi di fare nuovi che permettano a tutti, inclusi educatori e coloro che gravitano nel mondo educativo, di agire con trasparenza. È una attenzione che molti già avevano, si tratta di tenere i confini».
    I sacerdoti non si sono sentiti sminuiti nella sua fiducia nei loro confronti?
    «No, non è questione di fiducia ma di dare un messaggio chiaro. Con i sacerdoti ci sono stati incontri, il tema è stato accuratamente affrontato».
    Venerdì sera, nonostante il momento buio, tantissimi fedeli hanno preso parte alla Via Crucis. Se lo aspettava?
    «Sinceramente no, non mi aspettavo un partecipazione così ampia. Questa risposta l’ho letta come un segno di unione: in certi momenti difficili si può reagire meglio se si è uniti. Il segnale è: lavoriamo insieme per affrontare queste gravi difficoltà».
    Di cosa ha più bisogno oggi la curia ravennate?
    «La nostra chiesa ha bisogno di un rinnovamento spirituale, interiore, più che di un rinnovamento delle opere. Ci stiamo lavorando cominciando ad affrontare per primi i problemi più grossi che sono apparsi. Un altro prolbema, certamente da non sottovalutare, è dare ai giovani la possibilità di incontrare valori importanti, che se si radicano in gioventù poi rimangono fari per tutta la vita. E qui c’è il nostro grande compito: non solo riparare i danni ma fornire i valori essenziali».
    Un compito che sembra più difficile alla luce dei recenti casi di cronaca.
    «Distinguamo i casi: la cronaca li accomuna, anche a causa del periodo limitato nel quale si sono verificati, ma a parte il caso specifico gravissimo di don Giovanni, gli altri non sono diversi da quelli che possono succedere in altri territori, già visti anche altrove. L’unità è la nostra forza, lavoriamo insieme, non progettiamo funerali quindi, ma rinnovamento e guarigione, conversione e lotta spirituale».

    http://www.ilrestodelcarlino.it/ravenna/cronaca/2014/04/20/1055456-don-desio-vescovo-ghizzoni.shtml

  • Un dossier segreto su Don Desio? E l’amico: «Nel 2012 avvisai la Curia…»

    Un dossier segreto su Don Desio? E l’amico: «Nel 2012 avvisai la Curia…»

     di Andrea Alberizia – Alla diocesi di Ravenna esisterebbe un archivio, accessibile al vescovo e alle alte sfere ecclesiastiche, dove starebbe un fascicolo riservato che porta sopra il nome di Giovanni Desio e raccoglierebbe tutte le informazioni personali, comprese eventuali segnalazioni su atteggiamenti dubbi e comportamenti sospetti, catalogate dalla curia sulla figura del 52enne nato a Milano e parroco di Casalborsetti dal 2000 fino allo scorso 5 aprile quando è stato arrestato per adescamento e atti sessuali con minorenni.

    Dell’esistenza di questo fascicolo è convinto Francesco Zanardi, portavoce dell’associazione nazionale Rete l’Abuso, un gruppo di attivisti, vittime e professionisti volontar (altro…)

  • Ricatti e minacce al prete Il giudice deve decidere

    Ricatti e minacce al prete Il giudice deve decidere

    La discussione sulla richiesta di archiviazione del reato contro il papà del bimbo Nel processo parallelo, il sacerdote è accusato di molestie sessuali sul piccolo.

    E’ un altro pezzo della vicenda che vede un sacerdote di Ferrara e l’uomo, uno straniero, che aveva ospitato in casa sua, con la famiglia, rivali nelle aule di giustizia. Ieri il sacerdote vestiva i panni di vittima di estorsione e minacce da parte dell’uomo, mentre ricordiamo che in un altro processo il prete è accusato di violenza sessuale sul figlio dell’uomo che lui stesso accusa di averlo ricattato chiedendo soldi e la stessa casa. Ieri davanti al gup Piera Tassoni si è discussa la richiesta di archiviazione da parte della procura delle accuse mosse dal prete contro il padre del bimbo: la procura ha ritenuto non vi fossero ricatti nè estorsioni e per questo ha proposto l’archiviazione. Contro cui il legale del sacerdote, Claudio Maruzzi si è opposto ribadendo al giudice le ragioni che hanno spinto il prete contro la persona che aveva ospitato in casa propria, decisione che si è trasformata in incubo, poichè ripagata con ricatti e le accuse – secondo il legale – del tutto inventate sulle molestie sessuali del prete sul bimbo. Il legale del padre del piccolo, Giovanni Montalto che lo assiste come parte civile anche nel processo per molestie (fissato al 23 aprile), ribadiva ieri non esservi stata richiesta di denaro e dunque estorsione nè ricatti: se l’uomo, come viene denunciato, riceveva soldi e altro dal prete perchè non avrebbe dovuto continuare a farlo? E perchè non venne denunciata dal prete la situazione di ricatto se non dopo la denuncia per violenze sessuali sul piccolo?

    La parola ora al giudice che si è riservato la decisione sulla richiesta di archiviazione.

  • Ravenna, don Giovanni in manette per pedofilia Controlli anche a Bergamo

    Ravenna, don Giovanni in manette per pedofilia Controlli anche a Bergamo

    Le verifiche hanno interessato anche le province di Bergamo e di Treviso. Ad allargare le possibilità di contatto del religioso con ragazzini, oltre alla posizione geografica offerta da Casalborsetti – sul litorale e quindi meta turistica – c’è anche la passione per il cinema che lo aveva portato in varie città

      L’inchiesta che ha portato in manette per pedofilia un parroco della provincia di Ravenna è arrivata fino a Bergamo. Don Giovanni Desio era stato arrestato lo scorso 5 aprile per atti sessuali con minori Casalborsetti, sul litorale ravennate.

    Soprannominato ‘zio John’, 52 anni, originario di Milano e da 13 anni parroco della piccola località rivierasca, don Desio è finito al centro di un’inchiesta anti-pedofilia.

    Nella tarda mattinata di mercoledì nel locale dove abitava il don, sigillato dal giorno dell’arresto, sono giunti gli agenti della squadra Mobile e della Scientifica, il vicequestore aggiunto Nicola Gallo e il Pm Isabella Cavallari, titolare del fascicolo. Gli inquirenti sono in cerca di altro materiale utile alle indagini, oltre a quello sin qui sequestrato come computer, cellulari, fotografie e giocattoli. In particolare saranno acquisiti i numerosissimi filmati che don Desio, appassionato cinefilo, ha collezionato negli anni.

    Nei giorni scorsi la polizia, oltre a diversi ragazzini, ha ascoltato numerosi genitori che si sono fatti avanti dopo avere appreso della notizia dell’arresto del sacerdote. Oltre a quella di Ravenna, le verifiche hanno toccato le province di Bergamo e di Treviso. Ad allargare le possibilità di contatto del religioso con ragazzini, oltre alla posizione geografica offerta da Casalborsetti – sul litorale e quindi meta turistica – c’è anche la passione per il cinema che aveva portato don Desio in varie città sedi di festival, tanto che nel novembre 2011 aveva rappresentato l’Italia nella giuria del festival di Mar del Plata, in Argentina.

    Don Desio, tuttora nel carcere di Forlì in ragione dell’ordinanza emessa dal Gip Rossella Materia, è accusato di adescamento, atti sessuali con alcuni giovani tra 14 e 15 anni e di sostituzione di persona, per avere preso su un social network l’identità di un ragazzino al fine di scriversi un post di autosostegno e di attaccare i giornalisti dopo l’incidente che nel febbraio scorso lo aveva visto finire nel canale di Casalborsetti con un suv Bmw nuovo da 35 mila euro e un tasso alcolemico di quasi quattro volte superiore al limite.

    http://www.bergamonews.it/cronaca/ravenna-don-giovanni-manette-pedofilia-controlli-anche-bergamo-188594

  • La Curia di Ravenna nel mirino della Rete L’ABUSO denunciati i vescovi. Altissimo rischio di inquinamento prove, la Procura intervenga!

    La Curia di Ravenna nel mirino della Rete L’ABUSO denunciati i vescovi. Altissimo rischio di inquinamento prove, la Procura intervenga!

     La Conferenza Episcopale Italiana e il suo Presidente Angelo Bagnasco hanno adottato le linee guida sugli abusi sessuali perpetrati da preti sui minori.

    Per i vescovi non ci sarà obbligo di denuncia perché non sono pubblici ufficiali, e trincerandosi dietro questo dettaglio procedurale, i vescovi si stanno sottraendo alla responsabilità della vigilanza dei minori affidati ancora oggi alle cure del clero.

    Ma per i vescovi che verranno a conoscenza dei crimini commessi dai sacerdoti appartenenti alle loro diocesi, dovrà valere pur sempre la responsabilità stabilita dal secondo comma dell’art. 40 del codice penale secondo il quale “Non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo.”

    E’ quanto emerge dalla ordinanza del GIP del Tribunale di Savona dell’8 maggio 2012, che ha ravvisato la responsabilità di un vescovo, Dante Lafranconi, il quale ha coperto pedofili e non ha fatto nulla per impedire che potessero continuare ad abusare di minori.

    Nel caso di don Giovanni Desio al momento emergono 5 vittime, diverse denunce anche pubbliche, alcune addirittura a mezzo stampa che però sembra siano rimaste in’ascoltate. A mettere fine, anche questa volta c’è voluta la magistratura, altrimenti chissà per quanto altro tempo in curia non se ne sarebbero accorti, chissà quante altre vittime.

    Eppure di Desio non emerge un profilo così rassicurante, da chi aveva ritirato i figli vietando di avvicinarsi alla parrocchia a chi aveva invece comunicato anche alla curia i suoi “sospetti” sul sacerdote, il ragazzino veneto fuggito di casa e ritrovato dai servizi sociali affidato a Desio, nonché le sue “bizzarrie” denunciate persino a suon di articoli di stampa.

    Ma possibile che la curia non abbia mai avuto sospetti? O forse hanno agito con troppa leggerezza omettendo la vigilanza di cui per l’articolo 40 comma 2 sarebbero responsabili e penalmente perseguibili?

    La curia i sospetti li ha avuti eccome infatti corre ai ripari, non a caso arriva una squadra di tre avvocati tra cui un civilista per proteggere i beni della Diocesi, la quale istituisce anche una al quanto sospetta «equipe per la tutela dei minori» composta dal vicario generale e da un parroco, da una dottoressa psicologa psicoterapeuta, da una dottoressa neuropsichiatra infantile, da una giurista che esercita nel foro ecclesiastico, da un civilista e da un canonista.

    Ci auguriamo che la magistratura intervenga immediatamente impedendo che la Diocesi possa avere contatti con i minori coinvolti e non, almeno fino alla chiusura delle indagini.

    Il rischio di inquinamento delle prove è altissimo e non si può permettere che questo accada soprattutto in questa vicenda dai contorni ancora molto torbidi.

    Questa la denuncia inoltrata oggi dalla Rete L’ABUSO alla Procura della Repubblica di Ravenna nella quale si chiede che l’indagine sulle molestie commesse da don Desio venga allargata anche alle responsabilità dei Vescovi che negli ultimi 10 anni (prescrizione) sono stati a capo della Diocesi di Ravenna – Cervia.

    Il Portavoce Francesco Zanardi

  • Caso Desio: la polizia torna in canonica E in diocesi un team che tutela i minori

    Caso Desio: la polizia torna in canonica E in diocesi un team che tutela i minori

    L’indagine su don Giovanni Desio prosegue senza sosta: al lavoro gli uomini della squadra mobile di Ravenna, coordinati dal pm Isabella Cavallari, per ricostruire il giro di presunte vittime finite nella rete del parroco. Oltre ai due ragazzini citati nell’ordinanza di custodia cautelare, un ravennate e uno da fuori provincia, gli investigatori stanno svolgendo accertamenti in altre parti d’Italia: il don, per motivi giornalistici, viaggiava spesso e questo potrebbe avergli consentito di intrattenere rapporti personali fuori dal territorio ravennate. Intanto i poliziotti e il pm il 16 aprile sono tornati nella canonica di Casalborsetti alla ricerca di altro materiale utile dopo quello sequestrato il giorno dell’arresto (5 aprile).

    La curia dal canto suo corre ai ripari e lo fa introducendo anche quella che chiama «equipe per la tutela dei minori» composta dal vicario generale e da un parroco, da una dottoressa psicologa psicoterapeuta, da una dottoressa neuropsichiatra infantile, da una giurista che esercita nel foro ecclesiastico, da un civilista e da un canonista. «Le tre donne – ha annunciato il vescovo il 16 aprile nella cattedrale di Ravenna nell’omelia in occasione della messa del Crisma, concelebrazione e consacrazione degli olii santi, che apre il triduo pasquale – sono anche madri di famiglia oltre che competenti nei vari settori». L’equipe sarà di aiuto al vescovo, ma anche ai parroci, ad altri responsabili parrocchiali o ai genitori, sia per la prevenzione, sia per la valutazione e le decisioni da prendere qualora ci si trovasse di fronte a notizie di comportamenti ambigui o sospetti verso i minori.

  • Ragazzino scappò di casa per don Desio

    Ragazzino scappò di casa per don Desio

     Da una città del Veneto, l’adolescente aveva raggiunto di nascosto dai genitori la canonica di Casalborsetti per essere ospitato dal sacerdote: a trovarlo e a riconsegnarlo alla madre erano stati i Servizi sociali

     CASALBORSETTI – Era accaduto qualche mese fa. La denuncia della scomparsa di un ragazzino da parte dei genitori era arrivata da una provincia del Veneto (finora mai emersa) a Ravenna. I Servizi sociali del comune bizantino lo avevano rintracciato proprio a Casalborsetti. Dove? Affidato a Don Giovanni Desio. Quando di preciso non è dato saperlo trattandosi di un caso che riguarda un minorenne. Fatto sta che nei registri dell’Asp (l’azienda servizi alla persona) quell’intervento ‘a lieto fine’ lascia spazio ora a un inquietante interrogativo che potrebbe portare a nuovi approfondimenti. In quei giorni erano stati interessati gli operatori ravennati, i quali avevano provveduto a contattare la madre dell’adolescente per dirle che il figlio si trovava al sicuro. D’altra parte agli occhi dei più il parroco 52enne d’origine milanese non era altro che il sacerdote che da 13 anni guidava la comunità rivierasca; eccentrico e insolito, certo, ma non per questo sospetto. E così gli assistenti sociali avevano seguito la procedura. Avevano allertato la famiglia del ragazzino. La madre era quindi scesa a Casalborsetti per riprendersi il ragazzo. E l’ ‘avvenuta consegna’ era stata opportunamente registrata.

    La vicenda si era chiusa lì. Insospettabile, o quasi, almeno prima del 3 marzo,
     quando le indagini della squadra Mobile hanno iniziato a tenere d’occhio abitudini e conversazioni del don con alcuni ragazzini, passando al pettine gli sms e i messaggi di WhatsApp con riferimenti troppo espliciti per essere equivocati. Quel che è successo poi – le intercettazioni finite nel fascicolo aperto dal pm Isabella Cavallari, l’arresto con l’ordinanza del gip Rossella Materia, e le verifiche tuttora in corso degli inquirenti per fare luce sul passato del parroco – è ormai affidato alle pagine della cronaca. E alla luce delle intercettazioni emerse sulla stampa, in questi giorni non sono mancate le segnalazioni in questura da parte di genitori preoccupati, interessati a riferire dettagli rimasti nascosti o a chiarire eventuali dubbi. Anche perchè le indagini, come noto, valicano i confini ravennati. Oltre a Milano, città natale del sacerdote, e a Bergamo, da dove per Pasqua sarebbe dovuto arrivare l’adolescente poi finito nelle intercettazioni, emerge ora la città veneta dove presto potrebbero recarsi gli agenti ravennati per ascoltare il giovane. Una località tra l’altro interessata da una nota rassegna cinematografica, tra le passioni di Don Desio.

    Proprio cinema e viaggi (il parroco era stato invitato come giurato al festival argentino di Mar del Plata) potrebbero spiegare l’eterogeneo bacino di conoscenze coltivate da un personaggio non certo convenzionale. Nella canonica, ancora sotto sequestro, i prossimi sopralluoghi del magistrato e della polizia Scientifica esamineranno le innumerevoli videocassette e dvd catalogate alle pareti. Sono già stati sequestrati computer, telefonini, IPad, ma anche palloni, giochi, regali che ora vengono visti sotto una luce diversa. Come quella fuga di casa di qualche mese fa, finita a centinaia di chilometri nella piccola Casalborsetti.

    Federico Spadoni