Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Emilia Romagna

  • Gli avvocati di Don Desio presentano appello per ottenere i domiciliari

    Gli avvocati di Don Desio presentano appello per ottenere i domiciliari

    CASALBORSETTI – A rappresentarlo c’era il suo legale, l’avvocato Battista Cavassi. Lui, Don Giovanni Desio, parroco 52enne originario di Milano ma per 13 anni alla guida della comunità spirituale di Casalborsetti, non si è presentato davanti ai giudici del Tribunale di Riesame di Bologna, quei giudici che ieri mattina erano chiamati ad esaminare il ricorso presentato contro il provvedimento del gip Rossella Materia che il 17 luglio scorso aveva negato al sacerdote la possibilità dei domiciliari.

    Il don se ne è rimasto dietro le sbarre, nel carcere di Forlì, quel carcere nel quale si trova ormai da quattro mesi, per l’esattezza dalla mattinata del 5 aprile scorso, quando era stato arrestato in canonica dalla squadra Mobile per  adescamento e atti sessuali con ragazzini A di 14 e 15 anni.Due quelli ai quali si fa riferimento nell’ordinanza dello stesso gip Materia che lo aveva portato dentro, sulla base di intercettazioni più che esplicite, per pericolo di reiterazione del reato.

    Ma gli inquirenti – coordinati dal pm Isabella Cavallari (assente ieri in udienza) – da quel giorno hanno continuato a sentire persone, famiglie preoccupate ma anche adolescenti che avevano avuto a che fare con il don, alcuni dei quali avrebbero confermato le ‘esplicite attenzioni’ del sacerdote.

    L’inchiesta sul parroco era partita dopo che l’uomo, usando l’identità di un ragazzino, sui social network si era scagliato contro la stampa locale in seguito agli articoli pubblicati dopo il volo in un canale a febbraio con il suo suv nuovo da 35 mila euro e un tasso alcolemico di quasi tre volte e mezzo i limiti consentiti. Ieri l’avvocato del don ha richiesto nuovamente la scarcerazione del suo assistito con trasferimento in un centro privato, una sorta di clinica psichiatrica per sacerdoti che si trova sulle colline umbre, clinica che si sarebbe detta di- sponibile a prendere in cura il don.

    All’istanza depositata ieri, il legale ha infatti allegato la relazione che il centro aveva stilato dopo avere esaminato tutte le carte fornite dalla difesa, individuando per Desio un percorso specifico della durata di alcuni anni con un’assistenza mirata. Il 17 giugno scorso il gip si era espressa contro tale ipotesi in quanto – secondo il giudice – non garantirebbe l’isolamento dai mezzi di comunicazione, tesi condivisa informalmente anche dal pm Cavallari. Ora la palla è passata al Riesame. Dopo la discussione, il Tribunale si è riservato la decisione, prendendo qualche giorno di tempo.

  • Sentiti oggi in Tribunale a Ravenna in incidente probatorio

    Sentiti oggi in Tribunale a Ravenna in incidente probatorio

    (ANSA) – RAVENNA, 14 LUG – I primi, ascoltati in Tribunale in un contesto protetto, hanno in buona sostanza confermato di avere avuto rapporti sessuali con il loro prete.

    Ma saranno in totale una decina i minori (tra 14 e 16 anni) che verranno ascoltati tra oggi e giovedì nell’incidente probatorio chiesto per don Giovanni Desio, ex parroco di Casalborsetti, 52enne, milanese, per 13 anni alla guida della parrocchia rivierasca.

    Fino a inizio di aprile quando è stato arrestato per adescamento e atti sessuali con minori.

    http://www.ansa.it/emiliaromagna/notizie/2014/07/14/prete-arrestatominori-confermano-accusa_ae472be0-d7da-46c2-9938-30cecb985c4a.html

  • Don Desio ci riprova e torna a chiedere i domiciliari

    Don Desio ci riprova e torna a chiedere i domiciliari

    E ai giudici ammette: «Ho avuto condotte inappropriate»

     RAVENNA. Finora aveva sempre scelto la via del silenzio limitandosi a far sapere al suo legale, l’avvocato Battista Cavassi, che sul suo conto «non c’era altro da scoprire». Frase pronunciata nel clou dell’indagine che aveva portato al suo arresto, il 5 aprile scorso. Ma ora don Giovanni Desio è uscito allo scoperto. Non con una confessione, ma con una ammissione che, pur prestandosi a diverse letture, rappresenta comunque in qualche modo un’assunzione di responsabilità. Il parroco di Casalborsetti, accusato di atti sessuali con minori, ha infatti messo nero su bianco di aver tenuto «una condotta inappropriata».

    Una dichiarazione contenuta in una lettera allegata all’istanza inviata al Tribunale del Riesame con cui don Desio ha rinnovato la richiesta per la concessione dei domiciliari nella stessa struttura umbra gestita da personale religioso indicata in occasione della prima domanda.

    A metà mese, dopo una ricerca prolungata, il suo difensore era riuscito ad individuare una clinica disposta ad accoglierlo, un luogo che era stato ritenuto idoneo dal legale che lo assiste sotto diversi aspetti, primo tra tutti la distanza da Ravenna e dai ragazzi che è accusato di aver molestato.

    Di diverso avviso è invece stato il giudice per le indagini preliminari Rossella Materia. Il magistrato, lo stesso che aveva firmato il provvedimento restrittivo, ha infatti giudicato la struttura inadeguata in quanto non garantirebbe l’isolamento dai mezzi di comunicazione.

    Il sacerdote lombardo è al momento detenuto nel carcere di Forlì, dove si trova rinchiuso da quasi tre mesi nell’ambito dell’indagine condotta dalla Squadra mobile che ha portato a galla relazioni inopportune con alcuni ragazzini che frequentavano la canonica. Un’inchiesta partita dopo l’incidente stradale che lo aveva visto protagonista quando, a febbraio, era finito in stato di ebbrezza col suv nel porto canale ed era stato salvato da alcuni compaesani.

    Un fatto di cronaca che divise il paese e i giudizi. Alcuni dei quali non erano andati a genio al parroco. Per questo il prete, all’epoca ancora direttore del settimanale della Diocesi, sfruttò i social network per difendere la sua immagine e attaccare chi lo criticava. Lo fece utilizzando i profili Facebook di alcuni adolescenti a cui aveva chiesto le password. Furono proprio alcuni di quei post, notati da un genitore, a far partire le indagini e a far emergere relazioni che travalicavano i limiti dei rapporti tra i fedeli e il proprio confessore.

    http://www.corriereromagna.it/news/ravenna/5265/-Don-Desio-ci-riprova-e.html

  • Abusi su minori, sacerdote rimane in carcere: respinta la richiesta dei domiciliari

    Abusi su minori, sacerdote rimane in carcere: respinta la richiesta dei domiciliari

    Don Giovanni Desio è accusato di avere fatto sesso con alcuni ragazzini tra i 14 e i 15 anni. L’uomo, originario di Milano, da 13 anni era parroco a Casalborsetti vicino a Ravenna. Era finito in un canale a febbraio con il suo suv nuovo da 35 mila euro e un tasso alcolemico di quasi tre volte e mezzo i limiti.

    Don Giovanni Desio, prete di Casalborsetti, sul litorale ravennate, deve restare in carcere. Il sacerdote era stato arrestato in aprile con l’accusa di avere fatto sesso con alcuni ragazzini tra i 14 e i 15 anni. Il giudice Rossella Materia, lo stesso che aveva emesso la misura carceraria, ha respinto l’istanza per i domiciliari avanzata dal legale del sacerdote, l’avvocato Battista Cavassi, in quanto non garantirebbe l’isolamento dai mezzi di comunicazione.

    Del resto l’inchiesta sul don, 52 anni, di Milano e da 13 anni nella località rivierasca, era partita dopo che l’uomo, con l’identità di un ragazzino, su Facebook si era scagliato contro la stampa locale in seguito agli articoli pubblicati dopo essere finito in un canale a febbraio con il suo suv nuovo da 35 mila euro e un tasso alcolemico di quasi tre volte e mezzo i limiti. Il centro che aveva dato disponibilità a ospitarlo è una sorta di clinica psichiatrica per sacerdoti che si trova sulle colline umbre in provincia di Perugia. La difesa si è riservata di rivolgersi al Riesame.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/06/17/abusi-su-minori-sacerdote-rimane-in-carcere-respinta-la-richiesta-dei-domiciliari/1031504/

  • Negri sospende ‘a divinis’ Andrea Margutti, il prete condannato per pedofilia

    Negri sospende ‘a divinis’ Andrea Margutti, il prete condannato per pedofilia

    Il vescovo: “Si impongono scelte precisamente indicate dalla Santa Sede e dalla Conferenza Episcopale Italiana”

     Dopo la sentenza del tribunale di Ferrara, l’arcivescovo di Ferrara e Comacchio Luigi Negri ha sospeso ‘a divinis’ il parroco del ferrarese condannato in primo grado per atti di pedofilia verso un minore. In una lunga lettera inviata ai sacerdoti della provincia e pubblicata sul proprio sito personale, Negri spiega i motivi alla base della propria decisione e invita tutti i componenti della curia ferrarese a riflettere sulla delicatezza dell’impegno religioso e sulle responsabilità che derivano dai voti religiosi. Chiudendo la missiva con il proposito di “convocarvi per un’ampia assemblea sulla situazione della nostra amata Arcidiocesi, dopo un primo anno così intenso, così pieno di possibilità positive, che sono andate al di là delle nostre stesse capacità, segnato però anche da tante difficoltà”.

    “Come avrete già saputo dalle notizie apparse sugli organi di informazione – scrive Negri -, un nostro sacerdote è stato condannato, con sentenza di primo grado, in un processo relativo a episodi gravi su un minore. È inutile che vi dica la profonda amarezza che provo, come ho già provato ai tempi della vicenda di don Tosi, e che si rinnova in me ogni volta che si profilano situazioni scorrette dal punto di vista morale nell’ambito delle nostre istituzioni. Una prova come questa è un’ulteriore sfida che la Provvidenza ci pone di fronte”. Nella lettera il vescovo non si addentra nei dettagli della vicenda che ha visto la condanna del parroco – accusato da una coppia straniera a cui aveva dato ospitalità di aver compiuto atti di libidine verso il loro figlioletto -, ma sprona ripetutamente i sacerdoti a “consegnare la vita a Cristo e vivere intensamente il servizio alla Santa Chiesa, perché in essa si rinnovi continuamente l’esperienza del popolo cristiano attraverso la nostra azione educativa, è la prima cosa che una sfida come questa ci chiede e, vorrei dire, ci impone”.

    E nel cercare una spiegazione per quanto accaduto, nel passaggio successivo il vescovo descrive sia le responsabilità individuali del prete che l’influenza che la società contemporanea – a suo avviso – può avere sulla vita dei religiosi: “Queste cose – afferma Negri – accadono anche perché non si è stati o non si è sufficientemente vigilanti sulla propria vita personale, nei confronti dei limiti che noi condividiamo con gli uomini di questo mondo. Non possiamo negare che l’immoralismo che pervade la nostra società condizioni qualche volta anche il nostro stesso modo di sentirci o di essere”. Ma non manca neanche un richiamo alle situazioni interne alle istituzioni clericali su cui intervenire per prevenire le situazioni come quella che dal 2010 ha visto il parroco appena sospeso al centro di gravi accuse penali: “È necessaria – continua il vescovo – una vigilanza piena di affezione reciproca sulla nostra vita di presbiteri, appartenenti all’unico presbiterio e quindi capace di sostenersi, di edificarsi, di correggersi, di godere del bene che il Signore concede a molti fra noi e di portare con dolore il limite che vediamo nella vita degli altri. Non a caso negli ultimi mesi ho insistito molto sul fatto che nel clero debbono cessare, o quantomeno ridursi, quelle gelosie e opposizioni che rendono così debole la nostra realtà comunionale. Se Dio permette vicende come quelle che squassano la nostra vita diocesana, le permette, certamente e innanzitutto, perché il clero riprenda, secondo la grande tradizione di questa Chiesa, a camminare con forza dietro il Signore e al servizio dei nostri fratelli”.

    In un paragrafo che segue Negri entra nel merito ‘tecnico’ della propria decisione e sui motivi che lo hanno portato a emanare la sospensione ‘a divinis’: “Si impongono, a me pastore di questa chiesa, delle scelte su questa vicenda che sono precisamente indicate dalle direttive della Santa Sede e dalla Conferenza Episcopale Italiana. Ho informato puntualmente, fin dall’inizio del processo civile, la Congregazione per la Dottrina della Fede di tutti i passi che si svolgevano, e ho comunicato subito la chiusura del procedimento di primo grado e la condanna. È per questo che, con tanto sacrificio e tanto dolore, devo sospendere a divinis per tutto il tempo che sarà necessario questo nostro confratello”. Un passaggio che lascia intendere che il provvedimento potrebbe essere ritirato in caso di una assoluzione in appello del prete, il cui avvocato, Claudio Maruzzi, ha già preannunciato il ricorso.

    La lettera si conclude con un invito alla preghiera per il parroco condannato e per lo stesso arcivescovo: “Vi chiedo di pregare molto per lui – scrive Negri – perché questa prova terribile, che segna la sua vita, diventi un’occasione per il rinnovarsi della sua fede e della sua appartenenza alla Chiesa; un’appartenenza che comincia, come per ogni presbitero, dal rinnovarsi di una comunione piena di dipendenza e di obbedienza nei confronti del Vescovo. Pregate molto anche per me, e non fate di questo mio messaggio spunto per indebiti giri di voci. Rendetelo piuttosto spunto di riflessione e di meditazione per voi; e nei modi e nei tempi che riterrete utili, nella vostra responsabilità di pastori, sappiate comunicarlo anche alle vostre comunità come occasione di crescita della fede, della speranza e della carità”.

    Negri sospende ‘a divinis’ il prete condannato per pedofilia

  • Un video hard con protagonista don Andrea Margutti. Questo è quello che è emerso nel processo che lo ha visto condannato per pedofilia su bimbo di 3 anni

    Un video hard con protagonista don Andrea Margutti. Questo è quello che è emerso nel processo che lo ha visto condannato per pedofilia su bimbo di 3 anni

    «Quel sacerdote aveva mentito al pm»

    Il processo si è concluso l’altro ieri, in tribunale a Ferrara, con la condanna del parroco a un anno e quattro mesi. Molestie su un bimbo di tre anni, l’accusa. Ma all’avvocato Giovanni Montalto non…

    Il processo si è concluso l’altro ieri, in tribunale a Ferrara, con la condanna del parroco a un anno e quattro mesi. Molestie su un bimbo di tre anni, l’accusa. Ma all’avvocato Giovanni Montalto non è piaciuta la reazione della difesa del sacerdote. A parere di Montalto, parte civile per il padre del bimbo, la procura ha fatto un ottimo lavoro e il giudice non si è fatto condizionare da possibili suggestioni legate alla situazione personale dell’autore della denuncia, un cittadino straniero a sua volta indagato in un procedimento promosso dallo stesso parroco.

    L’avvocato del prete, Claudio Maruzzi, ha espresso invece il suo «sconcerto» per il verdetto: «È comprensibile – aveva dichiarato l’altro ieri – che il sacerdote viva questa decisione come una profonda ingiustizia e una persecuzione». Parole che ieri Montalto ha commentato in questo modo: «Trovo del tutto fuori luogo il clamore suscitato dalla sentenza che ha precisi riferimenti testimoniali e trova un ulteriore fondamento nella circostanza specifica che l’imputato ha mentito al pubblico ministero». Il riferimento è al contenuto di un video che vede protagonista, ricorda Montalto, lo stesso sacerdote. «Le denunce alla procura – prosegue Montalto – contengono spazi vuoti, con puntini da riempire. Spesso nelle denunce compaiono aspetti da accertare e approfondire e il compito degli inquirenti e della procura è proprio quello di trovare il contenuto di quegli spazi vuoti attraverso le inchieste. Proprio questo ha fatto la procura ferrarese e ha svolto egregiamente il suo lavoro».

  • Prete ferrarese condannato per pedofilia

    Prete ferrarese condannato per pedofilia

     È stato condannato a un anno e quattro mesi di reclusione, con sospensione condizionale della pena, il parroco del Ferrarese da tempo accusato di atti di pedofilia verso un minore, figlio di una coppia di origine serba alla quale aveva dato ospitalità nella propria abitazione. La sentenza è stata pronunciata ieri mattina dal giudice Silvia Marini, dopo che poche settimane fa il pm Alberto Savino aveva richiesto una condanna pari a un anno e due mesi.

    Il tribunale ha avvalorato così le tesi della procura e dell’avvocato Giovanni Montalto, costituitosi parte civile per i genitori del minore, secondo i quali il parroco si sarebbe reso protagonista di atti di libidine nei confronti del figlio della coppia, durante una festa di compleanno che questi avevano organizzato nell’abitazione. La complicazione maggiore per il tribunale è stata il dover ricostruire e isolare i vari elementi di tensione tra il prete e i genitori del bambino. Da tempo infatti i loro rapporti si erano incrinati e il ‘don’ desiderava che i suoi ospiti trovassero una nuova sistemazione. Il 35enne capofamiglia non la vedeva allo stesso modo e ne nacque una causa civile che darà ragione al sacerdote. Ma la famiglia – marito, moglie e due figli piccoli – non trasloca nemmeno dopo la sentenza di occupazione abusiva dell’appartamento.

    È per questo che, quando la coppia sporgerà denuncia per gli atti di pedofilia, il prete passerà subito al contrattacco, sostenendo che il suo – ormai dichiaratamente sgradito – ospite lo avrebbe ricattato affermando: “Se mi sfratti ti denuncio per pedofilia”. Da qui la denuncia per estorsione depositata in procura dal parroco, che ha dato origine a un processo a parti invertite tuttora in corso.

    Ciò che il tribunale sembra aver appurato è però l’oggetto del primo processo, riguardante l’episodio di pedofilia. A supportare la tesi della accusa non erano solo le testimonianze di alcuni ospiti della festa di compleanno, ma anche una fotografia che ritraeva il prete tra gli invitati e il tabulato delle celle telefoniche agganciate quel giorno dal telefono del ‘don’: tutti elementi che smentiscono del tutto o in parte la tesi difensiva, secondo cui l’imputato non poteva essere presente per commettere il reato poichè impegnato in funzioni religiose in altri paesi della provincia. Preso atto che non ci sarebbero state controrepliche dalle parti, il giudice Silvia Marini ha pronunciato la sentenza di condanna a un anno e quattro mesi di reclusione per il parroco (con sospensione condizionale della pena), con risarcimento dei danni da stabilire in sede civile e una provvisionale immediatamente esecutiva di 20mila euro. Tra le pena accessorie risulta anche l’interdizione dai pubblici uffici.

    Un successo che non può che far sorridere la parte civile e l’avvocato Giovanni Montalto, che si definisce “molto soddisfatto per il risultato ottenuto, soprattutto considerando il contesto molto difficile in cui ci trovavamo, anche per la posizione nel clero di questo prete, che da quanto mi risulta abbia mai avuto sospensioni o provvedimenti da parte della curia, anche a processo ormai avviato”. Ma si aspetta – chiediamo all’avvocato – che dopo questa sentenza la chiesa agisca nei confronti del parroco? “Se non un provvedimento concreto – conclude Montalto -, spero che ci sia almeno un pronunciamento. Soprattutto pensando alla tutela dei giovani nel futuro”.

    Di tutt’altro avviso l’avvocato Maruzzi, difensore del prete, che continua a sostenere l’innocenza del proprio assistito. “Sono sconcertato – afferma il legale in una nota stampa inviata ai quotidiani -. Non riesco davvero a prefigurarmi la logica che abbia potuto seguire il giudice nel ritenere il mio assistito responsabile del reato, quando per lo stesso fatto altro giudice, poche settimane fa, ha ritenuto plausibile l’accusa di calunnia (ti accuso sapendo che sei innocente) per lo stesso fatto contro il padre del minore. È comprensibile che il sacerdote viva questa decisione come una profonda ingiustizia e una persecuzione. È legittimo domandarsi se sia normale essere condannati sulla base di una denuncia dove l’accusa viene “descritta” con dei puntini di sospensione e riempita in corso d’opera a distanza di mesi. Faremo sicuramente appello e continueremo fino in fondo la nostra battaglia per l’affermazione della verità”.

    Prete ferrarese condannato per pedofilia

  • Abusò di un bambino di 3 anni, condannato in primo grado don Andrea Margutti. Caso seguito dalla Rete L’ABUSO

    Abusò di un bambino di 3 anni, condannato in primo grado don Andrea Margutti. Caso seguito dalla Rete L’ABUSO

    Si è concluso poco fa il processo di primo grado contro don Andrea Margutti, il sacerdote ferrarese accusato di molestie su un bambino di 3 anni.

    A dare la notizia è stato il papà Daniel che appena uscito dall’aula ci ha subito avvisati. Una storia complessa che ha messo a dura prova la famiglia del bambino, la quale dopo la denuncia è stata più volte vittima di intimidazioni e ritorsioni nonché di pregiudizi con l’incivile aggravante di essere stranieri. Il padre del bimbo, dopo la denuncia del prete è stato a sua volta denunciato per estorsione e poi sfrattato dallo stesso parroco molestatore, padrone di casa della famiglia.

    Intimidazioni non sono mancate neanche a noi della Rete L’ABUSO, diffidati per via delle nostre denunce e accusati di inciviltà, per via di una intervista fatta al papà del bambino, intervista che la difesa del sacerdote ha portato in aula.

    L’avvocato della vittima Giovanni Montalto conferma la condanna del sacerdote Andrea Margutti a 1 anno e 4 mesi, con la condizionale e una proviggionale di 20.000€, nell’attesa di un risarcimento che verrà quantificato in altra sede.

    Ferrara Rete L’ABUSO

    L’intervista fatta qualche mese fa a Daniel il papà della vittima

  • Prete accusato di pedofilia, il pm chiede la condanna

    Prete accusato di pedofilia, il pm chiede la condanna

    Il pm Alberto Savino ha chiesto una condanna a un anno e due mesi per il parroco del Ferrarese accusato di aver commesso atti di pedofilia verso il figlio di una coppia di origine serba a cui aveva dato ospitalità nella propria abitazione. Una denuncia partita proprio dalla coppia di coniugi e che aveva generato ‘a cascata’ non poche conseguenze: il prete infatti aveva a sua volta denunciato il padre del bambino per tentata estorsione, sostenendo che l’accusa di pedofilia non fosse che un modo per costringere il ‘don’ a non cacciare dalla casa la sua famiglia.

    Una storia controversa che diede il via a due processi opposti in cui il parroco e il padre di famiglia si fronteggiano nelle doppie vesti accusato e accusatore. E che ha avuto un nuovo colpo di scena quando, negli ultimi gironi di aprile, il cittadino serbo è stato arrestato dalla squadra mobile, per via di un mandato di cattura internazionale dell’Interpol per un episodio di spaccio a Belgrado nel 2007.

    Questioni che comunque non interferiscono con il processo per pedofilia che vede alla sbarra il sacerdote. La cui difesa, sostenuta dall’avvocato Claudio Maruzzi, conta soprattutto su un elemento: l’alibi del religioso, che non avrebbe potuto commettere alcun atto di pedofilia in quanto impegnato a celebrare due cerimonie in altri comuni della provincia. Secondo l’accusa infatti gli atti di pedofilia non furono continuativi, ma avvennero in un’occasione ben precisa: durante una festa di compleanno celebrata dalla famiglia serba nell’abitazione del prete.

    Una festa in cui secondo l’avvocato Giovanni Montalto, parte civile per conto della famiglia serba, era presente a partire da metà pomeriggio anche il ‘don’, ritratto in almeno due fotografie acquisite dal tribunale e la cui presenza è stata confermata anche da alcuni ospiti al compleanno chiamati a testimoniare in aula.

    “Ritengo di avere offerto elementi decisivi a sostegno non solo della innocenza del mio assistito ma che l’accusa sia frutto di una ignobile montatura allestita allo scopo di distruggerne la reputazione – commenta in una nota Maruzzi -. Le molestie non sono state neppure indicate nella denuncia,sporta peraltro cinque mesi dopo, fatti indicati per la prima volta al pubblico ministero solo nel marzo 2013. Una vera e propria calunnia costruita a “stato avanzamento lavori”, dopo che si era capito che il sacerdote aveva coraggiosamente deciso di reagire alle continue richieste di denaro e di intestare loro l’appartamento”.

    Quanto alle due fotografie prodotte alla scorsa udienza su richiesta della parte civile che raffigurano scene della festa di compleanno, in una della quali si vede anche il sacerdote, mentre gli invitati mangiano la torta, che secondo la parte civile sarebbero state scattate alle 17, “il giudice ha ammesso prima delle conclusioni una consulenza di parte redatta dall’ing. Nicola Bortolotti, da me incaricato, che ha accertato attraverso una accurata valutazione dei raggi del sole rifrangenti su una parte del gazebo del giardino, con sopralluogo esattamente due anni dopo i fatti, che la prima foto in ordine di tempo è stata scattata alle ore 19,10 e l’altra successivamente, rendendo del tutto non credibili le affermazione dei testimoni sui tempi di arrivo del sacerdote e, conseguentemente, sulla plausibilità dell’ abuso”.

    “Si spera che venga posta la parola fine a questo dramma – conclude Maruzzi – che ha segnato nel profondo il mio assistito e che ha diritto di recuperare la sua dignità e la sua serenità, anche se fortunatamente non gli è mai mancato il sostegno e la vicinanza dei parrocchiani e delle persone che sempre gli hanno voluto bene, testimoni della vera carità cristiana di cui è sempre stato interprete”.

    Al termine del dibattimento la procura ha emesso le richieste di condanna: un anno e due mesi (includendo già lo sconto di pena dato dal rito abbreviato) di reclusione, a cui si aggiungono le richieste della famiglia: una provvisionale immediatamente esecutiva da 20mila euro più un risarcimento danni da calcolare in sede civile. Durante la prossima udienza, fissata dal gup Silvia Marini per eventuali repliche, il tribunale emetterà l’attesa sentenza.

    Prete accusato di pedofilia, il pm chiede la condanna

  • Accusato di estorsione l’accusatore del prete imputato per pedofilia

    Accusato di estorsione l’accusatore del prete imputato per pedofilia

    Il giudice Tassoni ha disposto l’imputazione coatta per il padre del bambino, nonostante la richiesta di archiviazione della procura.

    Un parroco accusato di pedofilia, mentre il padre della presunta vittima viene imputato per  estorsione proprio ai danni del religioso. Si complica sempre più il caso di un prete della provincia ferrarese che in questi mesi sta affrontando il processo per i presunti atti di pedofilia verso il figlio di una coppia a cui aveva dato ospitalità. Un accusa che l’imputato aveva sempre negato, affermando di essere finito nella “trappola” del padre del bambino che, minacciato di sfratto, avrebbero detto al religioso: “Se mi cacci ti denuncio per pedofilia”.

    La vicenda ha inizio nel 2010, quando la famiglia giunge in un paese della provincia ferrarese e viene ospitata dal don, 60 anni, che offre loro vitto e alloggio. Ben presto la convivenza inizia a stare stretta e il prete invita la famiglia ad andarsene. Il 35enne non la vede allo stesso modo e ne nasce una causa civile che darà ragione al sacerdote. La famiglia – marito, moglie e due figli piccoli – però non trasloca nemmeno dopo la sentenza di occupazione abusiva dell’appartamento. Intanto parte la denuncia per violenza sessuale ai danni del bambino della coppia, di pochi anni. Si parla di particolari attenzioni ricevute dal minore durante una festa di compleanno.

    Ne è nato così un “doppio processo”, in cui il ‘don’ accusa il padre di bambino di estorsione, ma è a sua volta accusato di atti di pedofilia. Su questo fronte il tribunale sta vagliando le istanze difensive, in particolare per quanto riguarda l’alibi che il prete ha presentato per il giorno dei fatti. La denuncia per minacce ed estorsione era stata stoppata invece di fronte alla richiesta di archiviazione della procura. Un’archiviazione che ha trovato l’opposizione formale degli avvocati Claudio Maruzzi e Marcello Carmelo, difensori del prete, raccolta dopo l’ultima udienza dal giudice Tassoni, che ha disposto l’imputazione coatta per il padre del bambino. Ora la procura avrà due settimane di tempo per formulare l’accusa, poi partirà anche il processo ‘a parti invertite’ in cui il don sarà presente come parte civile.

    Accusato di estorsione l’accusatore del prete imputato per pedofilia