Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Puglia

  • La bimba ha 4 anni

    La bimba ha 4 anni

    Pedofilia, indagini su un giovane prete oritano
    Sabato 19 Novembre 2011 08:07 Redazione_2
    ORIA – Il marchio dell’infamia glielo ha impresso sul talare una parola. Il giudizio schietto di una bimba, quattro anni appena e un’idea chiara sul conto di quell’uomo dal vestito nero, quel prete, che l’ha presa in cura durante il periodo di affidamento nel centro dei padri rogazionisti, a Oria. “E’ un monello” avrebbe sentenziato un giorno con i modi e i toni schietti di uno scricciolo della sua età, parlando di quel parroco ai “nuovi” genitori, chiamati a sostituire momentaneamente i naturali, per volontà del tribunale. “E’ un monello” per un adulto, vuol dire poco e vuol dire nulla. Un verdetto che i bambini imparano presto ad applicare al mondo per dividerlo in due blocchi, tra persone buone, e quelle che lo sono meno: quelle che ti fanno del male, che ti fanno piangere. In una parola, le persone monelle. Quel parroco per lei era un monello.

    Ultimo aggiornamento ( Sabato 19 Novembre 2011 08:12)

  • Manduria. Altra vittima accusa: denunciai abusi del prete rogazionista, ma il Tribunale ha archiviato

    Manduria. Altra vittima accusa: denunciai abusi del prete rogazionista, ma il Tribunale ha archiviato

    18 novembre 2011 alle 14:42

    sicuramente il sacerdote che ha abbusato di questa bambina deve essere quello che mio padre ha denunciato variate volte e la procura di brindisi ha sempre archiviato il caso e finalmente adesso è scoppita la bomba. Io auguro a questa a bambina una dimenticanza di quello che è accaduto e che per la vita abbia una grande felicità. Da parte di emanuela e spero che il tribunale di taranto non faccia più errori per classsificare i sacerdoti persone buone e invece ecco i risultatiii voi sapete bene sul mio caso di maltrattamentooo a me e hai miei fratelli

    http://www.lavocedimanduria.it/wp/pedofilia-indagini-su-un-sacerdote-di-oria.html

    Da Manduria un’altra bimba abusata dal prete di Oria

    Pubblicato da Redazione sabato, 19 novembre, 2011 – 06:37 | Nessun Commento

    Da Manduria un’altra bimba abusata dal prete di Oria MANDURIA – E’ di Manduria un’altra delle possibili vittime del prete di Oria accusato di pedofilia. E’ stata la stessa minorenne a testimoniare la sua storia lasciando uno scritto sul nostro giornale on line. «Sicuramente – scrive la giovane commentando la notizia del prete indagato –, il sacerdote che ha abusato di questa bambina deve essere lo stesso che mio padre ha denunciato più volte e che la Procura di Brindisi ha sempre archiviato il caso; finalmente adesso è scoppiata la bomba», scrive la ragazza che evidentemente è stata ospite in passato della comunità di Oria gestita dai padri Rogazionisti dove trovano ricovero i bambini sottratti alle famiglie «difficili» affidati dal tribunale dei minori e dove si sarebbero svolti i fatti su cui indagano i carabinieri di Oria. Tra queste mura, secondo la testimonianza di una bambina che non avrebbe nemmeno dieci anni, sarebbero avvenute le molestie sessuali del prete che per cautela è stato trasferito. «Io auguro a questa a bambina di dimenticare quello che è accaduto – scrive ancora l’anonima lettrice de La Voce on line che si firma con il solo nome Emanuela – e che per il futuro abbia una grande felicità. Da parte mia – continua – spero che il tribunale di Taranto non faccia più errori nel definire i sacerdoti come persone buone quando ecco i risultati. Voi sapete bene sul mio caso di maltrattamento a me e hai miei fratelli», conclude la giovane manduriana facendo emergere altri episodi di violenza di cui lei ed altri familiari sarebbero stati vittime. Il religioso di cui è stato garantito l’anonimato è indagato dalla procura di Brindisi per violenza sessuale su minore. La vittima è una bimba che avrebbe raccontato ai suoi attuali genitori affidatari delle attenzioni morbose subite dal sacerdote. Sul caso indagano i carabinieri di Oria al comando del luogotenente Roberto Borrello su incarico del pubblico ministero Valeria Farina Valaori. La comunità religiosa capeggiata dal vescovo della diocesi oritana Vincenzo Pisanello si affida alla magistratura mentre è secco «no comment» da parte del direttore dell’istituto fondato dal beato Annibale Maria di Francia, padre Nicola Mogavero.

    Nazareno Dinoi

    http://www.lavocedimanduria.it/wp/da-manduria-un%e2%80%99altra-bimba-abusata-dal-prete-di-oria.html

  • ORIA – RELIGIOSO PEDOFILO – LA STAMPA “COPRE” L’INDAGATO?

    ORIA – RELIGIOSO PEDOFILO – LA STAMPA “COPRE” L’INDAGATO?

    venerdì 18 novembre 2011

    Al Tg delle ore 14,00 di Telerama abbiamo ascoltato un servizio di Antonio Portolano il quale riferisce che il religioso indagato di pedofilia (le indagini sono coordinate dal P.M. dottoressa Valaori) prestava servizio in un istituto di Oria e che è stato trasferito in un istituto simile di Napoli.
    Chiari … molto chiari i riferimenti per individuare la struttura in cui lavorava e quella in cui si trova attualmente.
    A differenza di altri casi la stampa sta “coprendo” il nome del presunto pedofilo, forse giustamente…. per tutta una serie di motivi. Non posso però non evidenziare che la stampa non sempre si comporta in questo modo, se si considera che nella maggior parte dei casi di pedofilia (ad opera anche di sacerdoti) il nome del “presunto orco” viene sbattuto in prima pagina. Mi chiedo e vi chiedo: “COSA E’ GIUSTO?”

  • ORIA – Un sospetto. Forse qualcosa in più.

    ORIA – Un sospetto. Forse qualcosa in più.

    ORIA – Un sospetto. Forse qualcosa in più.

    Di certo, un’inchiesta della Procura con un religioso indagato per pedofilia.

    La vicenda ha come teatro Oria, dove i carabinieri hanno avviato una serie di accertamenti dopo aver appreso la notizia di reato che – come si diceva – riguarda un religioso che esercita in questo Comune e che ora, in via precauzionale e in attesa che la vicenda possa essere chiarita in ogni suo aspetto, è stato «trasferito» in un’altra città.

    Accuse, comunque, tutte da dimostrare non fosse altro perchè il religioso in questione è «persona stimata» da molta gente ad Oria.

    La vicenda ruota intorno ad un termine – «monello» – che avrebbe in qualche modo suscitato una reazione allarmante in una bambina temporaneamente affidata ad una famiglia oritana.

    Sembra che per gioco qualcuno di questa famiglia abbia indicato la piccola con questo termine e in tutta risposta – inaspettatamente – la bambina abbia detto: «Non sono io monella, monello è…», indicando così il nome del sacerdote che probabilmente si faceva chiamare «monello» quando accadevano delle «cose strane».

    Cose strane che per gli inquirenti sarebbero abusi sessuali ai danni della piccola e di altre sue coetanee.

    Per questo, è stata avviata un’inchiesta nel corso della quale la piccola è stata sentita alla presenza di psicologi confermando – secondo le accuse – le ipotesi avanzate riguardo il presunto caso di pedofilia.

    A far scattare l’inchiesta, attraverso una precisa segnalazione, proprio la famiglia alla quale la piccola era stata temporaneamente affidata.

    Una vicenda dai contorni ancora tutti da chiarire ma che potrebbe riservare clamorose sorprese.

    Nulla è trapelato sull’identità del religioso nè su altri particolari e testimonianze che pure sono al vaglio degli inquirenti da qualche settimana.

    Come si diceva, l’indagato è stato al momento trasferito e sicuramente non ha contatti con bambini a differenza di quello che invece accadeva ad Oria.

  • Il monsignore Destradis:

    Il monsignore Destradis:

    “Prima lo scandalo era la figliola che passava la notte, ora la pedofilia”.. Come dire che è tutto un problema di punti di vista, di costume e soprattutto di scandalo.

    Almeno ammette: “Ieri si sapeva e si taceva”.

    E la scusa: “Il clima moderno di libertà sessuale non fa che accrescere questa piaga”. E quindi è un problema della maggiore libertà.

    E poi la solita sviolinata a don Di Noto, come a lavare la coscienza al clero, come se servisse a far dimenticare che proprio a Erchie un prete ha violentato un bambino.

    E alla fine: “E come esistono i meccanici, gli avvocati, gli psichiatri pedofili, esistono i preti pedofili”.

    Ma mica è colpa della chiesa cattolica!: “O meglio esistono pedofili che diventano preti””

    Insomma sono degli infiltrati nella chiesa cattolica. E non spiega il ruolo dei seminari nel costruire questi criminali.

    Poi la palla: “La chiesa punisce con severità”. Senza spiegarci come. Senza spiegarci perché non denuncia i preti criminali, ma, anzi li protegge e cerca di impedire che le vittime li denuncino.

    “Ma c’è sempe la misericordia. Queste pene sono volte al recupero e alla conversione”. Come se quattro rosari servano a guarire un prete criminale, più di qualche anno di galera.

    E poi “la maggior parte dei pedofili sono familiari, partner occasionali della madre”. Dimenticando che i preti sono meno dello 0,1% degli italiani adulti.

    “Spesso i ricordi vengono fatti affiorare in seduti psicoterapeutiche. Si tratta di fonti pericolose”. Come dire che non bisogna indagare sulle denunce dei bambini.

    “Ci sono casi fasulli, montati ad arte”. Il complotto degli antipedofili

    “Pensate alla fecondazione asistita, alla pillola aborti, molti interesse, enormi, contro la chiesa”. Avete capito? I preti pedofili sono vittime della campagne calunniose dei centri per la fecondazione e delle case farmaceutiche!

    Non una parola sul prete pedofilo che proprio a Erchie ha violentato un ragazzino!

  • Disposto l’incidente probatorio  Il prete ritornato da Napoli a Oria

    Disposto l’incidente probatorio Il prete ritornato da Napoli a Oria

    Da Senzacolonne del 20 novembre 2011

    La presunta vittima scrive a un giornale online:«Ha maltrattato me e i miei fratelli»
    Un’altra bambina accusa il sacerdote indagato per pedofilia

    «Quel prete ha fatto del male anche a me»

    di EMILIO MOLA
    BRINDISI – E’ come un velo squarciato, uno strappo su un manto di silenzio che ha avvolto un indicibile orrore su cui solo ora, timidamente, si proietta un incerto fascio di luce. C’è un’altra bambina nel novero delle possibili vittime del sacerdote oritano indagato dalla Procura di Brindisi per presunti abusi su una piccola di 4 anni. Toghe, inchieste e divise stavolta non c’entrano. E’lei a farsi avanti, a parlare. Anzi a scrivere. La sua lettera è comparsa ieri sul sito di informazione locale online “La Voce di Manduria”. Parole e pensieri affidati di getto a una email con un solo nome in calce: Eleonora. Probabilmente non è il suo vero nome. Preferisce non divulgarlo, non rivelare la sua identità. Ma la sua storia sì, quel passato con cui si è trovata nuovamente a fare i conti quando sfogliando giornali e pagine web ha letto di quel prete rogazionista finito nel
    mirino della magistratura brindisina con l’accusa di pedofilia.
    Avrebbe cioè abusato, o comunque rivolto “attenzioni particolari” a una delle bambine ospiti della comunità rogazionista di Oria. Un centro cui vengono affidati i bambini sottratti dai tribunali ai genitori naturali, per difficoltà giudiziarie o sociali di varia natura.
    Lei, Eleonora, in quel centro ha trascorso un lembo della sua giovane esistenza. E ne è certa: “Il sacerdote che ha abusato di questa bambina – scrive – deve essere lo stesso che mio padre ha denunciato più volte e che la Procura di Brindisi ha sempre archiviato il caso; finalmente adesso è scoppiata la bomba”.
    Eleonora non ha la certezza che il suo presunto molestatore e il giovane sacerdote indagato a Oria siano le stessa persona. Ma per lei i conti tornano così.
    L’alternativa, ancora più agghiacciante, è che di presunti preti pedofili in quel centro ve ne siano più di uno. E una simile eventualità forse non vuole neanche metterla sul piatto.
    “Io auguro a questa a bambina – scrive ancora Eleonora – che per il futuro abbia una grande felicità. Da parte mia spero che il tribunale di Taranto non faccia più errori nel definire i sacerdoti come persone buone quando ecco i risultati”. E conclude: “Voi sapete bene sul mio caso di maltrattamento a me e hai miei fratelli”.
    Quindi non solo lei. Ma per Eleonora la giustizia non ha fatto il suo corso. Almeno nel suo caso, quello dei suoi fratelli, e di chissà quanti altri bambini.
    Forse tanti, forse nessuno. Perchè quel che conta, e cioè la prova, manca. Il castello indiziario costruito in questi mesi di indagini attorno al giovane sacerdote oritano è debole, debolissimo. Gli investigatori hanno mosso i primi passi dalla denuncia fatta dai genitori cui la piccola di quattro anni era stata in affidamento, che le avevano sentito dire in riferimento al sacerdote: “Lui è un
    monello”. Poi il racconto confuso di gesti, atteggiamenti, che potrebbero celare molestie, violenze. Ma nulla di più. Niente di concreto, di certo. In paese la caccia al nome del sacerdote oggetto dell’indagine è durata poche ore. Dopo un giorno di smarrimento e nomi estratti al caso dal calderone del pettegolezzo, in tanti sono certi d’aver capito chi sia il r o g a z i o n i s t a inquisito. A Napoli, dov’è stato trasferito alcuni mesi fa, per mera coincidenza in concomitanza all’avvio delle indagini, non è più nella comunità rogazionista del capoluogo partenopeo. E’ tornato a Oria: indice di come non esista alcun provvedimento di “esilio” nei suoi confronti. Così come non v’è traccia sul corpo della bambina di alcun segno di violenza.
    Le indagini tuttavia proseguono, condotte a Oria dai carabinieri coordinati dal comandante Roberto Borrello. Il pubblico ministero Valeria Farina Valaori ha
    disposto l’incidente probatorio 
    per sgomberare il campo da ogni dubbio e chiudere al più presto una vicenda che tante ombre e sospetti getta su una comunità, quella dei padri rogazionisti, fin’ora distintasi per meriti riconosciuti da ogni tribunale.
    E forse anche per questo gli stessi responsabili, come il vescovo Vincenzo Pisanello, preferiscono tacere, commentare, lasciare che la giustizia faccia il suo corso. Qualunque sia la strada imboccata.

  • Cappellani & pedofilia, il vescovo: «Non parlo»

    Cappellani & pedofilia, il vescovo: «Non parlo»

    BRINDISI – Sulla vicenda del sacerdote con precedenti per atti di libidine su due ragazzini la diocesi, opportunamente contattata preferisce non rilasciare dichiarazioni. Il vescovo si trincera dietro un “no comment” veicolato dal suo addetto stampa. Silenzio anche dalla direzione generale della Asl, anch’essa contattata invano. La storia è quella dei cappellani e di un capellano in particolare, un sacerdote che lo è stato fino a fine giugno e che a luglio è stato poi sostituito “per la normale turnazione negli incarichi che conferisce il vescovo”, si apprende dalla Curia. Il prete in questione è stato stipendiato dalla Asl e i compensi sono pubblicati sul sito internet dell’azienda sanitaria. Fu arrestato nel 1992 perché i genitori di due bambine lo denunciarono per abusi. Era allora cappellano militare. A vent’anni di distanza l’arcivescovo Rocco Talucci lo ha assegnato alla chiesetta dell’ospedale “Perrino”. E secondo una convenzione del 2002 tra la Regione Puglia e la Conferenza episcopale pugliese i sacerdoti che prestano servizio negli ospedali sono stipendiati dalle aziende sanitarie. Percepiscono compensi, insomma, come fossero dei dipendenti pubblici. Ma non lo sono. Fanno i preti, si occupano di quella che è la loro missione.
    Il sacerdote che ha in curriculum una condanna definitiva per atti di libidine violenta sui bambini è ritornato in provincia di Brindisi, lo stesso luogo in cui all’epoca fu compiuto il reato sanzionato con una pena inferiore ai due anni, ragion per cui l’uomo ha potuto beneficiare della sospensione condizionale della pena. La Azienda sanitaria locale che stipula il contratto di “co.co.co” ratificando di fatto gli intendimenti della Chiesa non ha verificato, così come accadrebbe invece per qualsiasi altro dipendente, dal portantino al dirigente, cosa ci fosse nel casellario giudiziario del prete.
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    Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 14 Settembre 2011 09:03 )

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  • «Prete ex pedofilo: la Curia è stata irresponsabile»

    «Prete ex pedofilo: la Curia è stata irresponsabile»

    BRINDISI – “E’ inaccettabile l’atteggiamento della Curia, un comportamento irresponsabile. La nomina di un sacerdote con precedenti per pedofilia come cappellano del Perrino è davvero una scelta assurda che non si può non condannare. La direzione dell’Azienda sanitaria non avrebbe potuto mai e poi mai conoscere il passato del prete ed è stata messa nelle condizioni di non avere voce in capitolo”. Per il consigliere regionale di Sinistra ecologia e libertà, Toni Matarrelli, la convenzione del 2002 tra Regione e conferenza episcopale pugliese, va rivista e ciò deve accadere per diverse ragioni: “Principalmente perché in periodi in cui si attuano politiche di risparmio che vanno a ricadere sui livelli assistenziali degli ospedali e sui contratti di lavoro di numerosi medici e operatori, non si può non risparmiare anche in altri settori meno indispensabili. Di sicuro importanti, ma non di primissimo piano”. Insomma se non ci si può permettere di tenere a contratto il personale che serve, quello previsto dalla pianta organica, allora si deve tagliare anche sui sacerdoti. Ce ne sono cinque che sono stati assunti dalla Asl con contratto di co.co.co, e percepiscono stipendi importanti. Alcuni di loro costano all’azienda anche più di 20mila euro l’anno.
    “Ho intenzione di prendere visione dei dettagli del protocollo d’Intesa del 2002 e poi di formulare proposte precise, in consiglio regionale – prosegue Matarrelli – di sicuro quell’accordo andrà modificato e adeguato ai tempi, tenuto conto delle difficoltà della Sanità in tutta la Puglia e dei sacrifici che sono stati chiesti agli utenti ma anche al personale dipendente”.
    Altra storia è quella del prete con precedenti per atti di libidine violenta su due bambine. Sono fatti vecchi: “Ma non mi sembra una circostanza attenuante – spiega il consigliere mesagnese di Sel – si tratta di una persona alla quale è stato dato libero accesso all’ospedale Perrino e se è vero che in passato ha riportato una condanna definitiva per reati di quel genere, allora è stato davvero fuori luogo destinarlo a un ospedale che è frequentato da tanta gente che si ritrova lì per ragioni sgradevoli e che vive momenti di estrema fragilità”.
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    Ultimo aggiornamento ( Giovedì 15 Settembre 2011 11:30 )

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  • ASL, CAPPELLANO CHE FU CONDANNATO PER PEDOFILIA PAGATO PER CURARE LE ANIME

    ASL, CAPPELLANO CHE FU CONDANNATO PER PEDOFILIA PAGATO PER CURARE LE ANIME

    Assunto come consulente spirituale dei malati, 20mila euro l’anno

    Che l’Azienda Sanitaria Locale stipuli un contratto “co.co.co.” a un prete per occuparsi delle anime dei malati suona già di per sé molto strano. Ci si chiede che fine hanno fatto la carità cristiana, la vocazione, l’essere al servizio dei più umili. Sapere che i preti vengono pagati per fare ciò per cui hanno preso i voti è assurdo.

    Se poi ci si mette che la Curia designa chi deve fare il lavoro e la Asl prende la nomina per oro colato pagandola..e si scopre che chi si aggira per i corridoi è un uomo arrestato e condannato per “atti di libidine violenta nei confronti di due bambine” è paradossale.

    Contate che si arriva a spendere fino a 100mila euro l’anno per i cappellani, anche più di 20mila euro a testa ogni anno. Si paga un uomo per circolare anche in pediatria dove ci sono i bambini? Possibile che la Chiesa abbia fatto finta di nulla? E come mai la Asl non ha controllato? Come si sentiranno i genitori dei giovani malati?

    Il prete in questione fu condannato nel 1992. Poté beneficiare della sospensione condizionale della pena, dopo la condanna. Per anni è stato missionario in Congo. Adesso è tornato e il Vescovo ha pensato bene di mandarlo a prestare servizio all’ospedale Perrino.

    I preti non devono presentare documentazione, li sceglie il Vescovo e possono girare liberamente per tutto l’ospedale sia di giorno che di notte. Per concludere, secondo la Conferenza episcopale pugliese del 2002, devono obbligatoriamente essere stipendiati dalla Asl.

    Noi rimaniamo senza parola..voi traetene le vostre conclusioni.

    OTTOBRE MISSIONARIO

    Il tempo e la tradizione non lasciano spazi, pongono con immediatezza la comunità di fronte alla missionarietà, quella che fa guardare lontano e impegna per i lontani. Ottobre è il mese dedicato alle missioni; il cuore s’allarga, la preghiera si fa più intensa e la generosità abbatte i limiti. All’orizzonte si delineano i volti di quegli uomini e quelle donne che hanno lasciato tutto per servire il Vangelo. Individuiamo i volti cari: suor Anna Maria, Maria Annunziata; con loro ripensiamo i nostri impegni per alcune famiglie di San Paolo e per le scuole comunitarie di Salvador. Tra i volti riconosciamo don Franco Legrottaglie, missionario in Congo.

    Dalle Pontificie Opere Missionarie ci viene proposto un calendario, ci serve per facilitare la nostra attenzione e il nostro coinvolgimento:

  • La  Asl paga il prete ex pedofilo

    La Asl paga il prete ex pedofilo

    La  Asl paga il prete ex pedofilo
    Martedì 13 Settembre 2011 08:12 Redazione_1

    BRINDISI – Atti di libidine violenta nei confronti di due bambine: uno dei sei sacerdoti assunti e pagati dalla Asl di Brindisi ha un arresto e una condanna nel proprio curriculum vitae. Per abusi sessuali su minori che furono oggetto di indagine della procura di Brindisi nel 1991 e la ragione di una richiesta di applicazione della custodia cautelare che fu accordata da un giudice. Il prete fa il cappellano, è stato assunto nell’ottobre scorso e presta servizio nell’ospedale Perrino di Brindisi. La designazione è dellla Curia, che ha pieni poteri nel decidere chi, fra i sacerdoti della diocesi, debba curarsi delle anime in pena che si ritrovano in una struttura sanitaria per motivi di salute più o meno gravi.
    La Azienda sanitaria locale che stipula il contratto di “co.co.co” ratificando di fatto gli intendimenti della Chiesa non ha verificato, così come accadrebbe invece per qualsiasi altro dipendente, dal portantino al dirigente, cosa ci fosse nel casellario giudiziario del prete. Se per caso in elenco si scorgessero condanne definitive per reati gravi a tal punto da rendere incompatibile l’aggirarsi dell’uomo in abito talare, notte e giorno, per i corridoio del nosocomio. Dalla Geriatria fino alla Pediatria: senza limiti di sorta.
    I fatti sono vecchi ma non sono mai caduti nell’oblio. Ricordano in molti cosa accadde nel lontano 1992 quando i giornali riportarono la notizia di un arresto “eccellente”. La pedofilia in ambienti ecclesiali non era all’ordine del giorno. Non ancora quel nervo scoperto che ha costretto il Pontefice a esprimersi pubblicamente e condannare, pur nella consapevolezza che è sempre successo e che spesso è stato tutto sotterrato. I genitori di due bimbe che frequentavano una parrocchia della provincia di Brindisi si recarono dalla polizia e formularono una denuncia – querela completa di dettagli inquietanti.
    Immediatamente le notizie furono girate al sostituto procuratore di turno: il fascicolo fu aperto immediatamente e l’inchiesta fu chiusa in poco tempo. Non si dovette indagare a lungo. Fu disposta una ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico del prete, che all’epoca faceva il cappellano militare a Bari. I fatti furono ritenuti gravi, così come si concluse che c’erano i presupposti per applicare una misura restrittiva, le cosiddette esigenze cautelari.
    “Leggi l’articolo completo sull’edizione di Senzacolonne oggi in edicola”

    www.senzacolonne.it/index.php?optio…disi&Itemid=280

    Una vicenda destinata a creare nuove polemiche sui sacerdoti stipendiati dall’Azienda
    Asl,uno dei cappellani fu
    condannato per pedofilia
    Passato scomodo per il prete assunto come consulente spirituale dei malati

    di ROBERTA GRASSI
    BRINDISI – Atti di libidine
    violenta nei confronti di due
    bambine: uno dei sei sacerdoti
    assunti e pagati dalla Asl di
    Brindisi ha un arresto e una condanna
    nel proprio curriculum
    vitae. Per abusi sessuali su
    minori che furono oggetto di
    indagine della procura di
    Brindisi nel 1991 e la ragione di
    una richiesta di applicazione
    della custodia cautelare che fu
    accordata da un giudice. Il prete
    fa il cappellano, è stato assunto
    nell’ottobre scorso e presta servizio
    nell’ospedale Perrino di
    Brindisi. La designazione è dellla
    Curia, che ha pieni poteri nel
    decidere chi, fra i sacerdoti della
    diocesi, debba curarsi delle
    anime in pena che si ritrovano in
    una struttura sanitaria per motivi
    di salute più o meno gravi.
    La Azienda sanitaria locale che
    stipula il contratto di “co.co.co”
    ratificando di fatto gli intendimenti
    della Chiesa non ha verificato,
    così come accadrebbe
    invece per qualsiasi altro dipendente,
    dal portantino al dirigente,
    cosa ci fosse nel casellario
    giudiziario del prete. Se per caso
    in elenco si scorgessero condanne
    definitive per reati gravi a tal
    punto da rendere incompatibile
    l’aggirarsi dell’uomo in abito
    talare, notte e giorno, per i corridoio
    del nosocomio. Dalla
    Geriatria fino alla Pediatria:
    senza limiti di sorta.
    I fatti sono vecchi ma non sono
    mai caduti nell’oblio. Ricordano
    in molti cosa accadde nel lontano
    1992 quando i giornali riportarono
    la notizia di un arresto
    “eccellente”. La pedofilia
    in ambienti ecclesiali non
    era all’ordine del giorno.
    Non ancora quel nervo
    scoperto che ha costretto il
    Pontefice a esprimersi
    pubblicamente e condannare,
    pur nella consapevolezza
    che è sempre successo
    e che spesso è stato
    tutto sotterrato. I genitori di due
    bimbe che frequentavano una
    parrocchia della provincia di
    Brindisi si recarono dalla polizia
    e formularono una denuncia –
    querela completa di dettagli
    inquietanti.
    Immediatamente le notizie furono
    girate al sostituto procuratore
    di turno: il fascicolo fu aperto
    immediatamente e l’inchiesta fu
    chiusa in poco
    tempo. Non si dovette indagare
    a lungo. Fu disposta una ordinanza
    di custodia cautelare in
    carcere a carico del prete, che
    all’epoca faceva il cappellano
    militare a Bari. I fatti furono
    ritenuti gravi, così come si concluse
    che c’erano i presupposti
    per applicare una misura restrittiva,
    le cosiddette esigenze cautelari.
    Poteva fuggire, inquinare le
    prove o addirittura rifarlo
    il giovane sacerdote. Si scrissero
    fiumi di parole, poi fu celebrato
    un processo che si è ormai concluso
    da tempo. L’uomo di chiesa
    poté beneficiare della sospensione
    condizionale della pena,
    dopo la condanna. Per anni è
    stato in Congo, da missionario
    .
    Poi è ritornato a casa, in Puglia,
    nel Brindisino. Ed è stato destinato
    dal vescovo all’ospedale
    Perrino, lì dove ci sono due cappellani
    che, stando a quanto stabilito
    nell’intesa tra Regione e
    Conferenza episcopale pugliese
    nel 2002, vengono stipendiati
    dalla Asl così come gli insegnanti
    di Religione cattolica,
    che non siedono in cattedra perché
    vincitori di concorso, percepiscono
    il compenso da statali.
    Funziona così: la Curia sceglie
    il cappellano, lo comunica al
    distretto sanitario che prende
    atto e delibera l’assuzione come
    co.co.co del prete. Lo stipendio
    può variare: nel Brindisino si
    arriva a spendere 100mila euro
    all’anno per i cappellani, anche
    più di 20mila a testa ogni anno.
    E’ uno scampolo di passato che
    è destinato a generare polemica,
    in tempi di licenziamenti in
    blocco. La notizia che i sei
    sacerdoti, tutti cattolici, fossero
    “stipendiati” aveva già provocato
    malumore tra il personale
    sanitario mandato a casa a scadenza
    di contratto. Il dettaglio
    che fa più riflettere, appreso che
    c’è un prete con precedenti per
    abusi sessuali, è relativo alle
    modalità di selezione che adotta
    la Asl per il personale: chiunque,
    dai medici agli infermieri,
    ha l’obblico di presentare un
    certificato o un’autocertificazione
    in cui si attestano i procedimenti
    in corso, le condanne o in
    alternativa l’assenza di “avventure”
    penali nella propria vita. Il
    passato dei dipendenti dev’essere
    trasparente e se macchiato è a
    discrezione dell’azienda decidere
    se procedere comunque con
    l’assunzione o invece decretare
    che è meglio lasciar perdere.
    Nel caso dei cappellani non c’è
    alcun tipo di procedura concorsuale
    o di selezione. I preti non
    devono presentare documentazione.
    Li sceglie il vescovo. E la
    Asl si fida ciecamente, pur
    senza sapere nulla di chi
    varca la soglia dell’ospedale,
    mangia insieme ai dipendenti
    e ha facoltà, notte e
    giorno, di entrare nei reparti
    e nelle stanze.

    La struttura sanitaria mette a disposizione dei religiosi anche il vitto e l’alloggio
    In altre parti d’Italia i precari hanno protestato contro le Asl
    MARTEDÌ 13 SETTEMBRE 2011 Sanità & Santità 7
    L’accordo del 2002
    e ipreti stipendiati

    di ROBERTA GRASSI
    BRINDISI – Lo stabilisce un
    accordo del 2002. I capellani
    degli ospedali sono stipendiati
    dalle Asl. La struttura ospedaliera
    mette a disposizione gli
    spazi per le funzioni di culto e
    per l’attività religiosa, alloggi
    per gli assistenti, uffici arredi,
    suppellettili, attrezzature, nonché
    tutte le spese necessarie al
    loro mantenimento. E la Asl
    paga.
    Nel Brindisino sono sei i
    sacerdoti “assunti”. Dai dati
    nazionali emerge che il
    Servizio sanitario nazionale
    paga più sacerdoti che dentisti.
    Sono 417, infatti, gli “assistenti
    religiosi”, 389 uomini e
    28 donne, che percepiscono
    uno stipendio dal Ssn, in base
    a convenzioni stipulate fra la
    diocesi e le Aziende sanitarie.
    Il numero degli odontoiatri del
    servizio pubblico si “ferma”
    invece ad appena 163, su un
    totale di 105.652 camici bianchi.
    I numeri dei dipendenti
    Ssn sono contenuti nell’ultimo
    rapporto della Direzione statistica
    del ministero della Salute
    e in scala, il rapporto è lo stesso
    anche nella piccola e provinciale
    realtà brindisina: c’è
    solo un igienista dentale al
    servizio della Asl pagato
    1.572 euro al mese, 18.869
    all’anno. Due farmacisti, tre
    psicologi, che intascano all’incirca
    1.300 euro al mese, due
    biologi da 2.500 euro al mese,
    un oculista da 1.900, due farmacisti
    da 3.500 euro al mese,
    e ben cinque cappellani “pubblici”
    con busta paga.
    Chiaramente gli assistenti religiosi
    non vengono selezionati
    sulla base di un concorso, ma
    vengono scelti e assunti direttamente,
    senza dover superare
    selezioni per titoli o competenze.
    Sono a tutti gli effetti
    dipendenti pubblici e guadagnano
    abbastanza. In ogni
    ospedale c’è una chiesa, un
    luogo di preghiera. Ed è proprio
    nelle strutture sanitarie
    che c’è chi ha più necessità di
    un conforto e lo cerca nella
    religione e nella preghiera.
    Percepiscono compensi mensili
    che variano dai 1.800 euro
    ai 900 euro. Sono inclusi nella
    stessa lista in cui, in nome
    della trasparenza, viene riportato
    il costo del personale
    cosiddetto “co.co.co”.
    Insieme all’igienista dentale,
    al biologo, all’assistente
    sociale e allo psicologo ci
    sono anche loro, gli assistenti
    religiosi, e appartengono alla
    categoria dei più remunerati,
    più o meno allo stesso livello
    dei medici e dei due farmacisti
    che arrivano a percepire mensilmente
    anche 3.500 euro. I
    due più anziani sono stati
    assunti per la prima volta nel
    2006 e poi il rapporto con
    l’Azienda è proseguito, di rinnovo
    in rinnovo. L’ultimo è
    stato invece assunto nell’ottobre
    del 2010. L’ultima proroga
    risale alla fine dello scorso
    anno: l’elenco dei “collaboratori
    e consulenti” in servizio al
    primo gennaio 2011 si può
    reperire sul sito della Asl, ed è
    accessibile a tutti.
    La polemica è scoppiata in
    Toscana, di recente, e a
    Bologna nel dicembre scorso
    è stata scritta una interrogazione
    alla Regione Emilia
    Romagna. Dal 2000 a oggi
    numerose regioni italiane, il
    Veneto, la Puglia, la Sardegna,
    la Toscana, l’Umbria, la
    Sicilia e la Lombardia, alcune,
    hanno sottoscritto con i presidenti
    delle Conferenze episcopali
    schemi di intesa per l’assistenza
    religiosa negli ospedali
    pubblici.
    A Treviso nel 2009 fu avviata
    una raccolta di firme. Alla fine
    dello stesso anno 500 dirigenti
    medici, veterinari, psicologi,
    biologi, chimici, fisici, tutti
    veneti e con contratto precario,
    protestarono in massa.
    Erano stati assunti 36 preti per
    una smesa di 1 milione di
    euro. 41 lavoravano i regime
    di convenzione e altri 6
    erano co.co.co.
    Scoppiò il pandemonio.
    Ma anche in Puglia c’è la
    stessa situazione: il profondo
    rosso della Sanità
    impone di risparmiare e
    tagliare sul personale. E’
    per questa ragione che
    100 infermieri sono rimasti
    senza lavoro, quando
    il contratto precario è
    arrivato alla scadenza.
    Non ne vengono assunti
    degli altri e l’avviso pubblico
    del marzo scorso,
    pur essendo scaduto, non
    ha mai prodotto una graduatoria.
    L’ultima resta
    quella del 2009 che non
    dovrebbe essere più valida.
    Molti operatori sanitari
    non hanno più un
    lavoro e dicembre sarà
    l’ultimo mese di disoccupazione
    formale e remunerata.
    Poi la fame.
    I preti, quelli sono stati assunti.
    Sono cinque ad essere stati
    inclusi nell’elenco dei collaboratori
    pubblicato sul sito
    web della Asl in nome della
    trasparenza. Il sesto è arrivato
    dopo, a fine luglio con una
    delibera firmata dal commissario
    straordinario Paola
    Ciannamea, mandata a
    Brindisi per far quadrare i
    conti e stringere la cinghia sui
    servizi, ma non sul culto.
    Quello non si tocca.

    L’ultima nomina: il sesto cappellano. Stipendiato
    Lunedì 12 Settembre 2011 08:36 Redazione_2
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    BRINDISI – Gli “assistenti religiosi”, ossia i cappellani che prestano servizio negli ospedali del Brindisino sono scelti dagli arcivescovi e percepiscono uno stipendio da “statali”, a spese delle Asl. Alla designazione di coloro che dovranno prendersi cura delle anime sofferenti ci pensano i vertici delle diocesi, nel caso del distretto sanitario della provincia di Brindisi, sono due: Rocco Talucci, arcivescovo di Brindisi – Ostuni, e Vincenzo Pisanello, arcivescovo di Oria. La scelta viene poi ratificata dalla Asl il cui settore di Gestione del personale pubblica la delibera, firmata dai tre direttori: il commissario straordinario, il direttore amministrativo, e il direttore sanitario. Non sono cinque i dipendenti religiosi della Asl ma sei. Al cappellano del “Perrino” Francesco Legrottaglie è subentrato don Silvio Pizzuto, scelto da Talucci che ha però conferito a Legrottaglie la carica di “secondo”. Il contratto di collaborazione di Legrottaglie, non è stato interrotto. A meno che non sono errati i prospetti pubblicati su internet e non è veritiero quanto riportato sul sito della diocesi relativamente alle ultime nomine di Talucci. Primo e secondo. Er il subentro è stato necessario un atto della Asl il cui oggetto è il seguente: “Curia arcivescovile di Brindisi, cappellano dello stabilimento ospedaliero ‘Di Summa – Perrino’, sacerdote Francesco Legrottaglie, cessazione dall’incarico. Padre Silvio Pizzuto, subentro”. Legrottaglie va però in “panchina”, e non smette di percepire il dovuto, quanto pattuito con il contratto di collaborazione di fine dicembre. Al nuovo cappellano spetta il compenso regolato dal protocollo di intesa del 2002 e i pasti in ospedale.
    E’ stata la Curia a decidere, il 20 giugno del 2001 e a “comunicare al direttore generale la designazione”. La Asl ratifica e sborsa quattrini. I sacerdoti, per l’abito talare che indossano, percepiscono di già mille euro al mese all’incirca, soldi che vengono elargiti dalla Conferenza episcopale italiana per il dignitoso sostentamento dei sacerdoti. Le tariffe sono le seguenti: ai sacerdoti abili a prestare un servizio a tempo pieno spettano da un minimo di 960 euro mensili (11.520 euro all’anno) a un massimo di 1.788 euro mensili (21.456 euro all’anno); agli altri toccano invece 1.296 euro mensili (15.552 euro all’anno). In più c’è il compenso dato dalla Asl per la “collaborazione” offerta, un compenso che varia a seconda dei casi e viene stabilito non si sa bene sulla base di quali criteri. Per i cappellani brindisini la situazione è la seguente: “Cosimo Carruggio, ha iniziato a collaborare con la Asl il primo novembre del 2006, il rapporto di lavoro (lo è anche se si tratta della cura delle anime) non è ancora cessato. Il compenso mensile ammonta a 917 euro al mese per ben 11mila euro all’anno; Maurizio Ciccarese, anch’egli collaboratore a progetto della Asl di Brindisi dal 2006, percepisce 1.572 euro al mese, all’anno sono 18.889 euro. Poi c’è Pietro De Punzio, assunto nel 2009 che percepisce 1.772 euro al mese, per 21mila 264 euro all’anno, Francesco Legrottaglie a cui spettano 1.842 euro al mese, ossia 22mila euro all’anno dal 2010, Giuseppe Lofino, assunto agli inizi del 2009, il cui compenso mensile è di 1.672 euro, all’anno poco più di 20mila euro. In totale la Asl di Brindisi spende all’anno 93.307 euro per il sostentamento dei preti che si occupano del culto degli ammalati. Il numero degli odontoiatri del servizio pubblico si “ferma” invece ad appena 163, su un totale di 105.652 camici bianchi. I numeri dei dipendenti Ssn sono contenuti nell’ultimo rapporto della Direzione statistica del ministero della Salute e in scala, il rapporto è lo stesso anche nella piccola e provinciale realtà brindisina: c’è solo un igienista dentale al servizio della Asl pagato 1.572 euro al mese, 18.869 all’anno. Due farmacisti, tre psicologi, che intascano all’incirca 1.300 euro al mese, due biologi da 2.500 euro al mese, un oculista da 1.900, due farmacisti da 3.500 euro al mese, e ben sei cappellani “pubblici” con busta paga. La selezione dei “co.co.co” il cui elenco è pubblicato sul sito della Azienda sanitaria locale, in rispetto della legge sulla Trasparenza, è a discrezione dei vescovi delle diocesi i cui territori ricadono all’interno del distretto sanitario. I preti, quindi, sono scelti dai propri “superiori” e pagati dalla collettività. Alla loro funzione, importantissima ma probabilmente rientrante nella missione scelta, non rinunciano i manager che preferiscono però tagliare sul resto, specie in termini di personale. Non si assume ormai da anni. Un centinaio di infermieri è rimasto a casa dopo la scadenza del contratto a tempo determinato. Non ci sono medici. Mancano gli operatori sanitari di ogni tipo, l’ultima graduatoria per gli infermieri è del 2009. Ai preti si elargiscono quasi centomila euro all’anno: vengono pagati per fare i sacerdoti, non per fornire assistenza materiale agli ammalati. Pagati per fare i preti. Tutto ciò è consentito perché nel 2002 fu stipulata una convenzione tra la Regione e i presidenti delle Conferenze episcopali schemi di intesa per l’assistenza religiosa negli ospedali pubblici. Sono quindi doppiamente stipendiati i sei preti brindisini che offrono servizi “religiosi”, di religione rigorosamente cattolica, a chi è ricoverato presso il nosocomio e ha necessità di supporto spirituale. Pagati dalla Chiesa, che per il sostentamento dei preti attinge dai fondi Otto per mille versati dai contribuenti, stipendiati dalla Asl per svolgere una funzione che non è differente da quella che ogni giorno, per via della vocazione che hanno seguito, li contraddistingue nel rapporto con i fedeli. Fuori e dentro le parrocchie. Nelle strutture sanitarie, però, non fanno volontariato. Del resto, devono pur campare.

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