Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Umbria

  • Collevalenza, parroco trovato con tre dosi di cocaina scompare e poi si fa vivo via mail

    Collevalenza, parroco trovato con tre dosi di cocaina scompare e poi si fa vivo via mail

    Una seconda vita non esattamente casta e pura come richiederebbe l’abito che indossa. E’ quanto  emergerebbe da un articolo pubblicato da Panorama.it su un sacerdote di Collevalenza, padre Alberto Bastoni, fermato il 30 gennaio scorso dai carabinieri di Todi e trovato in possesso di tre dosi di cocaina. Per questo sarebbe stato segnalato in prefettura come assuntore.

    Coca da sei anni Secondo quanto riportato dal sito del settimanale, sarebbe stato lo stesso sacerdote a consegnare «spontaneamente» le dosi di droga ai carabinieri che avrebbe detto di aver pagato 200 euro. Ai carabinieri avrebbe consegnato anche dieci grammi di «tolylacetoethyle-thylamine»: un «fertilizzante» con effetti eccitanti.  Sempre secondo quanto riporta Panorama, ai militari il prete avrebbe detto: «Fumo la cocaina, tale metodo prevede che la droga venga sciolta con il calore in un cucchiaio, poi si versa in una bottiglia e si aspira». E ancora: «Ho iniziato a fare uso di droga da sei anni, da quando mi trovavo a Roma per motivi professionali».

    Dal sacerdote nomi di pusher Padre Alberto Bastoni, 48enne originario di Rimini, è stato anche rettore del Santuario dell’Amore misericordioso di Collevalenza, oltre che attualmente parroco di Collevalenza. Ai militari avrebbe anche detto: «Voglio dichiarare la mia disponibilità a collaborare» e lo avrebbe fatto fornendo numeri e riferimenti di molti pusher, alcuni dei quali arrestati nell’indagine ancora in corso.

    L’istruttore e la chat gay La stessa sera sarebbe stato fermato insieme a lui anche un istruttore di Torgiano che avrebbe dichiarato di aver conosciuto il sacerdote nella chat line per omosessuali «Gay Romeo»: «Utilizzavano casa mia perché lui non ha la piena disponibilità di un’abitazione. A volte aveva con sé droga che consumava coi suoi amici, offrendone occasionalmente anche a me».

    La lettera a La Nazione Da quella notte del 30 gennaio padre Alberto Bastoni è scomparso nel nulla. A Collevalenza nessuna  sa niente di lui. Era stata La Nazione a scrivere un articolo sulla sua strana scomparsa nell’edizione di martedì. E in quella di mercoledì ha riportato una mail ricevuta dallo stesso sacerdote in cui afferma che «ci sono momenti e situazioni che ti inducono a ripensare un po’ a tutto, a rimetterti in discussione non tanto sul piano vocazionale quanto su quello umano e spirituale. Motivi di famiglia e altre circostanze di cui non sono tenuto a dire hanno fatto sì che le cose andassero in questo modo». E a Collevalenza lo sgomento aumenta. Mentre dai vertici ecclesiastici non arriva nessun chiarimento.

    Collevalenza, parroco trovato con tre dosi di cocaina scompare e poi si fa vivo via mail

  • Lo spettro della povertà

    Lo spettro della povertà

    Il mattino 8 febbraio 2012
    Sospeso definitivamente il processo a Piero Gelmini ex prete

    il mese scorso o giù di li, il “benefattore della umanità sofferente Piero Gelmini prete spretato ma con titolo ecclesiastico ancora adoperato da ogni mezzo di comunicazione, attraverso i suoi avvocati strapagati è definitivamente riuscito a beffare la corte di Terni e ad annullare definitivamente il processo a suo carico per ipotetici gravi motivi di salute di cui soffrirebbe, motivi mai palesati se non in modo vago, ma siamo certi che il mondo medico connivente gli abbia fornito “valide pezza d’appoggio”.

    Il tragico processo per il quale era stato rinviato a giudizio in una lunga istruttoria , piena di prove inconfutabili e dettagli scabrosi. Non si terrà mai.

    Ciò che è accaduto, macchia indelebile nella giustizia Itailana, sarà poi sottoposto alle revisioni della storia che consegneranno forse ai figli dei nostri figli la verità di quello che è accaduto dietro “confessionali” blindati” in Italia, Thailandia e Bolivia.

    Allora nessuno potrà più parlare, i Meluzzi e gli altri compagni di merende, dovranno scomparire dalla scena della verità storica e saranno archiviati come bugiardi e collusi.

    Questa è L’italia che avete voluto. Che lasciamo ai nostri eredi.

    Un caso tra i tanti, forse il più emblematico.

    E qui la vicenda si chiude, il blog resta “open” a mie spese per chi un giorno avrà le palle e i la posizione per fare giustizia, non in aula, in questo paese non si può, ma almeno la scriveremo sui libri e chi voleva restare nella storia resterà per quello che è davvero stato.

    E’ finita

    Marco Salvia

    Scritto da Marco alle 13:54

    www.marcosalvia.it/?p=1377

    Gelmini Piero prete spretato quattro anni di istruttoria rinviato a giudizio e mai processato
    22 luglio 2012

    Poco tempo fa,troppo poco da poterlo calcolare oggi nell’arsura dei tribunali, un attimo fa o giù di li, mentre eravamo distratti, è successo: il “benefattore della umanità sofferente” : Piero Gelmini prete spretato ma con titolo ecclesiastico ancora adoperato da ogni mezzo di comunicazione, attraverso i suoi avvocati strapagati è definitivamente riuscito a beffare la corte di Terni e ad annullare definitivamente il processo a suo carico per ipotetici gravi motivi di salute di cui soffrirebbe, motivi mai palesati se non in modo vago, ma siamo certi che il mondo medico connivente gli abbia fornito “valide pezza d’appoggio”.

    Il tragico processo per il quale era stato rinviato a giudizio in una lunga istruttoria , piena di prove inconfutabili e dettagli scabrosi. Non si terrà ora mai più, a meno che non intervenga la corte costituzionale la qualcosa ovviamente fa solo sorridere .

    Ciò che è accaduto, macchia indelebile nella giustizia Itailana, sarà poi sottoposto alle revisioni della storia che consegneranno forse ai figli dei nostri figli la verità di quello che è accaduto a bambini dai 7 ai 15 dietro “confessionali” blindati” in Italia, Thailandia e Bolivia, insieme ai video che ora sono in compiacenti casseforti, ma che tra 30 anni usciranno certamente di fronte al richiamo del denaro. Nemmeno uno come Gelmini è al sicuro dalla verità su chip digitale.

    Allora nessuno potrà più parlare, i Meluzzi e gli altri compagni di merende, dovranno scomparire dalla scena della verità storica se ancora in vita e saranno archiviati come bugiardi e collusi.Figure marginali.

    Questa è del resto L’Italia che avete voluto fortemente e che lasciamo ai nostri eredi. Un Italia di bigotti che nemmeno gli anni 50 del 1900 avevano conosciuto.

    Gelmini ?

    Un caso tra i tanti, ma certo il più emblematico. Dove il potere del ricatto personale e della collusione politica offusca ogni verità fattiva, anche se nota a tantissimi.

    Mille silenti e attoniti mummificati spettatori, e vittime anche. O No ! Non coinvolgetemi per favore ! Questa la posizione generale.

    Eppure molti invece hanno parlato, hanno denunciato, hanno raccontato circostanze dettagliatissime , luoghi e fatti , nomi, tutto. Il perché e il come, con grande coraggio, fino agli stessi mesi in cui si imbastiva l’istruttoria sono andati acanti gli ultimi abusi sul minore M. P.

    Avevano diritto per legge di vedere il loro abusatore sul banco degli imputati.

    E qui la vicenda si chiude, il blog resta “open” a mie spese per chi un giorno avrà le palle e i la posizione per fare giustizia, non in aula, in questo paese non si può, ma almeno la scriveremo sui libri e chi voleva restare nella storia resterà per quello che è davvero stato.

    E’ finita. Ed anche per me non ci sono più parole.

    I soliti fanatici non si sprechino in insulti perché verranno cestinati.

    Si rileggano la Stampa del 1976 e facciano silenzio. Adesso gli è consentito per legge

  • Perugia, il vescovo Bassetti: «Presto mi pronuncerò sul sacerdote accusato di abusi sessuali»

    Perugia, il vescovo Bassetti: «Presto mi pronuncerò sul sacerdote accusato di abusi sessuali»

    Scritto il 04/2/12 • Categoria: Attualità,Cronaca
    Perugia, il vescovo Bassetti: «Presto mi pronuncerò sul sacerdote accusato di abusi sessuali»

    di Francesca Marruco

    Non si è tirato indietro il vescovo Monsignor Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, che sabato mattina in occasione della festa del patrono san Francesco di Sales ha incontrato i giornalisti e ha parlato autonomamente anche delle «questioni difficili e dolorose per la comunità ecclesiastica». E’ stato il presule ad annunciare che ben presto prenderà una decisione sul sacerdote perugino accusato di abusi sessuali su cui sta indagando una commissione appositamente istituita in Curia. Intanto il sacerdote non ha ricevuto alcun avviso di garanzia, e non è stato interrogato né dalla commissione religiosa né dalla magistratura ordinaria.

    La vicenda del sacerdote denunciato per abusi Il sacerdote perugino era stato denunciato da alcuni ospiti delle comunità di recupero da lui gestite che hanno detto di essere stati molestati e abusati da lui. Dal momento in cui la notizia è divenuta di pubblico dominio il prete si è autosospeso e si è ritirato in un posto sconosciuto ai più. La vicenda emerse con un servizio della trasmissione Le Iene a cui fecero seguito le denunce dei giovani, italiani e stranieri. «L’anno trascorso –ha detto il presule – è stato denso di avvenimenti mondiali e locali. Anche la nostra città di Perugia è stata al centro di quel carosello mediatico che insegue ovunque i fatti eclatanti della cronaca, specie della cronaca nera. Anch’io, mio malgrado, sono stato fatto oggetto di attenzione mediatica, per un triste caso di cronaca in cui sarebbe coinvolto un nostro prete diocesano».

    La commissione sta terminando il suo lavoro «Come bene sapete – ha sostenuto ancora l’arcivescovo – è stata costituita una commissione diocesana di indagine, che sta portando a compimento il proprio lavoro, in modo che io possa pronunciarmi su tutta la vicenda in modo sereno ed equo. Il campo di indagine è stato assai ampio. Il lavoro è stato svolto con competenza, coscienza e grande delicatezza». La relazione conclusiva della commissione dovrebbe arrivare entro la fine del mese di febbraio. Poi l’incartamento passerà al vescovo, che, in base ai dati raccolti, dovrà decidere come comportarsi nei confronti del sacerdote che potrebbe essere sospeso o ridotto allo stato laicale nel caso in cui, per la commissione, le accuse fatte risultino vere. «Certi miei silenzi erano voluti – ha detto ancora il vescovo – non ero spaventato dalle “Iene”, volevo meditare».

    Le comunità del sacerdote «Ci sono circa duecento persone che vivono in sei case di accoglienza( gestite dal sacerdote indagato, ndr) – ha detto ancora il presule a questo proposito : cinque in Umbria e una in Kosovo. La nostra Chiesa le apprezza, le sostiene e le segue con grande attenzione, sempre più in esse deve crearsi il calore della famiglia. E’ vero che, i tempi camminano rapidamente e tutto può essere migliorato, perfezionato e aggiornato, ma, direbbe il filosofo Bergson anche se il fiume sulla superficie sarebbe ghiacciato, nel suo interno scorre una corrente di energia e di vita. Basta poi il tepore della primavera per far sparire tutto il ghiaccio».

    Grazie per la correttezza Il presule ha anche ringraziato « per la sobrietà e la sostanziale correttezza con cui avete seguito i casi di cronaca nei quali sono state coinvolte, purtroppo, persone di Chiesa e che tanta sofferenza hanno procurato alla comunità ecclesiale».

    Amanda e Raffaele, se innocenti, bene assoluzione Il presule su richiesta dei giornalisti ha anche parlato del processo ad Amanda e Raffaele: «Cosa resta della pressione mediatica del processo ad Amanda Knox e Raffaele Sollecito? Posso dire che la legge ha dovuto esprimersi con quello che aveva in mano – ha risposto – . Nelle persone più semplici c’erano altre attese. In occasione della sentenza ho avuto modo di dire che se erano stati incarcerati ingiustamente è giusto rallegrarci per la ritrovata libertà, ma restano aperti degli interrogativi e la sofferenza per una famiglia che ha perso la propria figlia, Meredith».

    La neve una volta non avrebbe fatto notizia Monsignor Bassetti ha ricordato infine che san Francesco di Sales andava in giro per le case dei calvinisti e infilava sotto le porte dei volantini che faceva stampare lui con il commento del Vangelo e una piccola catechesi. «Adesso la comunicazione è cambiata – ha detto -, tutto fa notizia e con i nuovi messi è velocissima. Questa nevicata una volta non avrebbe fatto notizia, era una cosa normale, oggi finisce in cronaca. Siamo frastornati dalle notizie e spesso non riusciamo a comprendere cosa è importante. Da qui l’invito di papa Benedetto XVI di riflettere sul rapporto tra parola e silenzio. Due momenti che si devono integrare, se si escludono la comunicazione si deteriora. Il silenzio è ascolto dell’altro».

  • Il vescovo e don Lucio Gatti soffrono

    Il vescovo e don Lucio Gatti soffrono

    Nella Lettera l’invito ad una generosa solidarietà con chi è nel bisogno e la condivisione della sofferenza per la vicenda del sacerdote “fatto oggetto di pesanti accuse”.

    Il Vescovo scrive ai preti: “vi apro il mio cuore”

    L’arcivescovo mons. Gualtiero Bassetti ha scritto una lettera ai sacerdoti della sua diocesi e gliel’ha consegnata in occasione del ritiro mensile del clero che si è tenuto giovedì mattina.
    “In prossimità delle feste natalizie, sento il bisogno di aprirvi il cuore per condividere con voi speranze e angosce, gioie e tristezze” scrive mons Bassetti. La speranza è quella della fede, che ai sacerdoti fa proclamare “ogni giorno la nascita, la morte, la resurrezione di Gesù nel mistero eucaristico”, che fa “annunciare l’immensa bontà di Dio, che viene incontro all’uomo per salvarlo”.
    Speranza è anche fiducia nella generosità con cui i fedeli sapranno rispondere alla “colletta” di domenica 18 dicembre a favore delle famiglie in difficoltà. Una colletta che “sta molto a cuore” a mons. Bassetti preoccupato perchè le “previsioni di un superamento della crisi sono lontane” e molti bussano alle porte della Chiesa per avere un aiuto. “Se ogni fedele dell’archidiocesi versasse anche un solo euro, potremmo arrivare alla somma di trecentomila. Vi pare una meta irraggiungibile?” chiede mons. Bassetti. Intanto i giovani nella veglia in cattedrale giovedì sera hanno raccolto le prime offerte.
    Nella lettera c’è anche un invito ai parroci e alle famiglie a rispondere con altrettanta generosità alla proposta di aprire le proprie porte ai poveri e a chi è solo per condividere la tavola nel giorno di Natale.
    “Potremmo accogliere un numero ben più grande delle 500 persone in cattedrale negli anni passati” aveva detto la responsabile della Caritas dicoesana, Daniela Monni, ai responsabili delle Caritas parrocchiali indicando una meta: da 500 a 5.000. Meta non impossibile anche se meno visibile perchè distribuita su tutto il territorio diocesano, ma non per questo “segno” meno efficace!
    Mons. Bassetti si è impegnato in prima persona e nella lettera annuncia che aprirà “i locali del palazzo arcivescovile per accogliere almeno i frequentatori usuali della mensa Caritas”.
    L’Arcivescovo condivide con i suoi sacerdoti anche le tristezze, anzi una in particolare che “è la croce più grande, ormai da mesi”. Si riferisce alla vicenda del sacerdote “fatto oggetto di pesanti accuse da parte di alcuni media”. “All’improvviso, come un enorme macigno, questa croce è caduta di me, sul nostro presbiterio, sulla nostra Chiesa. Stiamo soffrendo tutti, e lui per primo”, aggiunge.
    Mons Bassetti sente su di sè e su tutto il clero perugino (“e questo mi fa ancora più male”) lo “sconcerto di tanta gente che si manifesta pure attraverso lettere e messaggi”. Per questo, scrive mons. Bassetti, “indipendentemente da come si concluderanno queste dolorose vicende, io sento il bisogno, soprattutto in questo tempo di Natale, di esprimere la mia vicinanza a chi fosse stato offeso nella sua dignità e a tutte le vittime di ogni forma di sopruso che abbiano dovuto subire, specialmente persone povere, deboli e fragili”. In questa profonda sofferenza che attraversa tutta la sua Chiesa, mons. Bassetti sente di dover riaffermare la certezza che “il cuore di Dio è infinitamente più grande del nostro” e che “la Chiesa, nostra madre, è santa non per i nostri meriti, ma perché Cristo l’ha lavata nel suo sangue”.
    “Tutto questo – aggiunge – mi spinge a dirvi di amare ancora di più questa nostra santa Chiesa perugino-pievese” dove “tanti sacerdoti, consacrati, laici, giovani con generosità spendono la propria vita nell’umile servizio dei fratelli”.
    La diocesi si stringe attorno all’Arcivescovo L’amarezza espressa dall’arcivescovo Bassetti al suo clero nella lettera consegnata ad ogni singolo membro del presbiterio in occasione del Natale – amarezza connotata da vera e propria sofferenza, ben comprensibile da chi conosce la sua sensibilità – va ad aggravare il peso della cura pastorale di una diocesi prestigiosa quanto impegnativa. Non sarà male ricordare, tra l’altro, la storia di questo Pastore, amato e rimpianto dalle diocesi che ha guidato in passato, e i suoi incarichi a livello nazionale e vaticano. Bassetti, infatti, è stato Visitatore apostolico dei seminari d’Italia, un ruolo di estrema delicatezza e di fiducia della Santa Sede, è tuttora vice presidente della Conferenza episcopale italiana e membro del Pontificio consiglio per l’unione dei cristiani. La sofferenza per la triste vicenda pensiamo che sia stata accentuata anche dall’umiliazione cui è stato sottoposto l’Arcivescovo dalla richiesta di un intervento del Vaticano sulla questione del presbitero diocesano incriminato, rimbalzata sui mass media, portata avanti da alcuni tenaci, quanto sprovveduti, denigratori dell’operato della Curia perugina. Non si sono resi conto, costoro, che c’è un filo diretto tra la Santa Sede e mons. Bassetti, il quale, a quanto si sa con certezza e da lui stesso dichiarato, è stato, fin dall’inizio della triste vicenda, a diretto contatto con la Congregazione per il clero, competente per ufficio di casi del genere e con il suo prefetto card. Mauro Piacenza. L’arcivescovo Bassetti ha risorse psicologiche e morali proprie del suo personale carattere, e per la “grazia di stato” propria del suo ruolo di Pastore, che lo rendono forte nel sostenere le prove e nell’incoraggiare il suo presbiterio e guidare l’intera diocesi; ma, in ogni modo, può contare sulla solidarietà e la partecipazione stretta e vitale dal vertice della Chiesa e dall’intera comunità diocesana e regionale, di cui noi, con questo settimanale, intendiamo essere voce.

    www.lavoce.it/articoli/20111216511.asp

     

  • Il caso a Perugia: presunti abusi in una struttura di accoglienza Giulio Golia con il prete accusato

    Il caso a Perugia: presunti abusi in una struttura di accoglienza Giulio Golia con il prete accusato

    Perugia, 26 novembre 2011 – LO SCANDALO dei presunti abusi sessuali subìti da alcuni ospiti di una struttura di accoglienza da parte di un sacerdote, si arricchisce di un nuovo colpo di scena. Dopo i fatti rivelati da un servizio del programma televisico «Le Iene» e l’istitutuzione di una Commissione diocesana, incaricata di redigere una relazione da presentare al vescovo Monsignor Gualtiero Bassetti, questa volta scendono in campo coloro che fin da ragazzi hanno conosciuto il sacerdote oggi sotto accusa. E lo fanno per difendere l’amico di sempre: «Questa è una lettera aperta sul prete accusato di abusi sessuali indirizzata alla gente — scrivono coloro che credono nella totale innocenza del religioso —. Prima di tutto ci presentiamo: noi siamo gli amici del prete, anzi gli amici dell’uomo vero che lui è. Siamo quelli che sono nati e cresciuti insieme a lui, quelli che conoscono da sempre la sua generosità, la sua bontà e la sua disponibilità nei fatti verso gli altri. Ed allora diciamo a lui, all’uomo: “Siamo con te, non crediamo una parola delle accuse che ti rivolgono, siamo i tuoi amici e ne siamo fieri“. E poi vogliamo urlare tutta la nostra rabbia: la vogliamo urlare alla gente, alle Iene, e a tutti coloro che guardano più all’aspetto scandalistico che alla sostanza delle cose».

    GLI AMICI del sacerdote esprimono «rabbia per tutto il fango che con superficialità viene gettato addosso a un uomo, a un prete, che dedica tutta la sua vita ad aiutare gli altri; rabbia per le notizie false che circolano quotidianamente».Di qui un appello ai «signori delle Iene»: «Non dovrebbe essere scandalo gratuito ma oggettività, e allora, perché dare solo voce ai tre dei presunti abusi e non dare voce alle centinaia di ragazzi che il prete ha aiutato? Andate a vedere le sue “case accoglienza”, ma non soffermatevi pretestuosamente sui puri aspetti burocratici, guardate piuttosto l’amore e la passione dentro gli occhi dei ragazzi che ci vivono. Andate a vedere i fatti e dategli voce, non ascoltate solo le parole. Ma soprattutto, se volete scoprire la verità,andate da quei genitori disperati che hanno un figlio con un grave problema, uno di quelli di cui ci si vergogna, uno di quei problemi di fronte al quale la maggior parte della gente ti evita e chiedete loro perché vanno da lui e non da qualche altra parte. Vanno da lui perché è uno dei pochissimi che se sei in mezzo alla strada e gli chiedi aiuto si sporca le mani e ti aiuta subito, senza chiederti se puoi pagare, di che razza sei o da dove vieni». E infine: «Queste cose ditele e soprattutto lasciatelo lavorare. E poi l’ultima domanda, forse la più importante: quali sonoi veri motivi per cui si vuole far fuori questo prete scomodo? Guardate oltre l’apparenza e scoprirete che questa è una storia dove gli abusi sono solo un pretesto, scoprirete che sotto c’è una lotta tra chi fa e chi parla, tra le opere e la burocrazia fine a se stessa, tra chi aiuta veramente e chi pensa solo allo stipendio. Tra l’interesse di casta e la buona volontà».

    di CRISTINA BELVEDERE

    http://www.lanazione.it/umbria/cronaca/201…se_accuse.shtml

  • Ma come si fa a essere così ingenui da raccontare ai preti le violenze subite?

    Ma come si fa a essere così ingenui da raccontare ai preti le violenze subite?

    I monsignori proteggono i propri simili!

    Presunti abusi da un sacerdote: «Ecco cosa mi ha fatto il prete in comunità»
    Racconto choc di uno dei ragazzi che ha presentato querela. Con Le Iene ricevuti in Curia

    Scritto il 21/11/11
    La Iena Giulio Golia parla con il vicario generale dell’Arcidiocesi di Perugia don Paolo Giulietti

    di Francesca Marruco

    Gesticola nervosamente con le mani mentre racconta cosa dice di aver subito una notte di un anno e mezzo fa in una comunità di recupero di Perugia in cui era andato per disintossicarsi. La sigaretta non ancora accesa passa da una mano all’altra. La voce è incerta. Forse raccontarlo a una donna è ancora più imbarazzante. Imbarazzante sì, perché lui che dice di essere stato molestato dal sacerdote perugino che gestiva la comunità in cui era ospite, si è sentito anche in colpa. Ha provato vergogna per quello che gli era capitato. Come accade spesso alle vittime di abusi.

    Attenzione alle parole E il senso di colpa e la vergogna, misti alla paura di uscire allo scoperto e doverlo raccontare a tutti, lo ha spinto ad andarsene dall’Italia, appena uscito dalla comunità. Anche perché dice a Umbria24.it: «Mi avevano ‘suggerito’ di fare attenzione a quanto dicevo su quel sacerdote. Mentre ero via cercavo il suo nome in Internet. Pensavo che qualcuno intanto lo avrebbe denunciato». Le parole di Francesco (lo chiameremo così ma è un nome fittizio) scorrono via troppo veloci davanti a un caffè caldo, ma lasciano intravedere un dolore grande. Di cui forse all’esterno trapela solo la punta dell’iceberg.

    Quella terribile notte Francesco racconta di come una sera gli venne proposto di andare a casa del sacerdote accusato di abusi per fare dei lavori manuali il giorno seguente. «Si è messo nel letto accanto a me, avevo visto mezz’ora del film Gran Torino e mi ero messo a dormire. Andare a lavorare fuori dalla comunità significava riposarsi . Invece, poco dopo si è messo nel mio stesso letto. Ha iniziato a toccarmi, io l’ho allontanato e mi sono girato dall’altra parte. Ma lui ha continuato lo stesso. Si è calato le mutande e ha iniziato a masturbarsi. Per ore. Eravamo nello stesso letto. E’ stato tremendo».

    Un mese ancora Francesco racconta anche che subito dopo quella notte aveva pensato di fuggire, ma non lo ha fatto per paura di ritorsioni: «Se in tre ospiti affermano che tu spacci all’interno della comunità è la fine». E questa, a quanto pare, era una minaccia più o meno velata, che gli avrebbero rivolto. E allora aveva deciso di stringere i denti e resistere un altro mese. Il tempo che gli mancava per uscire dalla comunità. Poi via dall’Italia per un annetto.

    Ascoltato in commissione in Curia Oggi ( lunedì 21 novembre) Francesco insieme a un ragazzo africano, che ha raccontato anche lui di aver subito una molestia sessuale dallo stesso sacerdote, ha raccontato tutto alla commissione d’inchiesta aperta dalla Curia Arcivescovile di Perugia il 24 ottobre scorso. Lo ha fatto, aveva detto prima di entrare, sperando che la Chiesa indaghi e prenda provvedimenti. «Perché voglio che quello che è successo a me non succeda a nessun altro». Lo ha fatto dopo ore di viaggio.

    Il tentato incontro con il vescovo Prima di entrare al tribunale ecclesiastico regionale, Francesco e il ragazzo africano avevano tentato, accompagnati da una troupe de “Le Iene” e dalla volontaria Claudia Stefanelli che li ha sempre sostenuti, di parlare personalmente con il vescovo, monsignor Gualtiero Bassetti, al termine di una celebrazione religiosa a Perugia. Incontro non andato a buon fine perché il vescovo ha ritenuto di allontanarsi senza doverli incrociare.

    Il confronto con il vicario della Curia Prima di entrare al tribunale ecclesiastico, i ragazzi e la troupe de “Le Iene” hanno anche avuto un lungo confronto con il vicario generale dell’arcidiocesi, don Paolo Giulietti, che ha fatto da intermediario per convocare la commissione d’inchiesta in poco tempo. Intervistato sull’accaduto, ha sostenuto tra l’altro che «è nostro interesse far chiarezza sulla vicenda e conoscere la verità», ma precisa anche che, «le presunte vittime sarebbero potute venire in Curia anziché essere portate in tribunale».

    Nuova denuncia in procura In mattinata invece Francesco, aveva depositato una denuncia contro il prete in procura a Perugia. La terza di questa brutta storia. Una querela in cui, oltre al tremendo episodio di molestie, lo stesso ragazzo dice anche di aver subito altri tipi di violenze: in una occasione era stato picchiato da alcuni ragazzi responsabili della comunità: «Uno mi teneva e l’altro mi dava schiaffi». Ha raccontato anche di come, un’altra volta, «con delle piccole forbici infuocate mi hanno cancellato un tatuaggio che avevo sul braccio». Tutte accuse che la magistratura perugina dovrà verificare.

    Una nuova vita Francesco adesso vuole rifarsi una vita. Ha un progetto da realizzare. Per questo chiede di non finire nuovamente in video, dopo essere già stato ripreso in una precedente puntata della trasmissione di Italia Uno. Perché non vuole farsi riconoscere dalle persone che attualmente abitano la sua vita. Ma la sua voce risuona nelle orecchie. E la sua indignazione, empaticamente, diventa anche un po’ la tua.

  • Presunti abusi sessuali sacerdote, depositata altra denuncia in procura

    Presunti abusi sessuali sacerdote, depositata altra denuncia in procura

    Perugia, 21 nov. (Adnkronos) – Un’altra denuncia e’ stata depositata stamane in procura a Perugia da un 32enne italiano che sostiene di essere stato vittima di molestie sessuali da parte di un sacerdote perugino che gestisce alcune comunita’ di recupero della Caritas mentre era ospite di una di queste.

    Lo stesso sacerdote e’ stato gia’ denunciato da almeno altre due persone, anche loro rappresentate dagli avvocati Alessandro Fratini e Federico Mazzi che la settimana scorsa avevano reso noto con un comunicato il deposito della prima denuncia.

    Sempre oggi il ragazzo italiano e un ragazzo africano hanno chiesto e ottenuto di essere ascoltati dalla commissione d’inchiesta istituita dalla Curia Arcivescovile di Perugia. In mattinata, accompagnati da una volontaria e da una troupe della trasmissione ”Le Iene”, avevano anche tentato di avvicinare il vescovo monsignor Gualtiero Bassetti in una funzione religiosa a Perugia.

    21/11/2011

    www.libero-news.it/news/873861/Peru…in-procura.html

    Seconda denuncia a pm su presunti abusi in struttura Caritas
    Accusatori sentiti da commissione Curia

    21 novembre, 19:12

    (ANSA) – PERUGIA, 21 NOV – Un’altra querela, la seconda, e’ stata depositata oggi alla procura della Repubblica di Perugia nei confronti di un sacerdote perugino accusato di presunti abusi sessuali in una struttura di accoglienza della Caritas della provincia.

    Sempre oggi i due giovani che si sono rivolti alla magistratura sono stati ascoltati dalla Commissione d’indagine istituita dalla Curia perugina per far luce sulla vicenda.

    ”E’ nostro interesse fare chiarezza e conoscere la verita”’ ha detto don Paolo Giulietti, vicario generale dell’arcidiocesi.

    (ANSA).

    www.ansa.it/web/notizie/regioni/umb…l_15796432.html

    Perugia: vicario su presunti abusi sacerdote, nostro interesse far chiarezza

    Perugia, 21 nov. (Adnkronos) – ”E’ nostro interesse far chiarezza sulla vicenda e conoscere la verita”’. Lo ha sostenuto don Paolo Giulietti, vicario generale dell’arcidiocesi di Perugia, rispondendo alle domande dei giornalisti sui presunti abusi sessuali di un sacerdote perugino attivo in alcune comunita’ di recupero della zona.

    ”Il tribunale ecclesiastico decidera’ eventuali sanzioni – ha aggiunto don Giulietti – Noi in buona fede facciamo il nostro mestiere”.

    Il vicario ha aggiunto: ”Il sacerdote non e’ piu’ negli ambienti in attesa di chiarimenti”, concludendo dicendo che ”le presunte vittime sarebbero potute venire in Curia anziche’ essere portate in tribunale, la verita’ non si accerta in televisione”.

    21/11/2011

    http://www.libero-news.it/news/873909/Peru…-chiarezza.html

  • Come si chiama il centro di accoglienza di don Lucio Gatti a Perugia?

    Come si chiama il centro di accoglienza di don Lucio Gatti a Perugia?

    TRAGEDIE E MIRACOLI
    Caritas, dall’Umbria al Kosovo nella casa dei bambini a Radulac

    Tra le montagne della città kosovara, la Caritas Umbra ha costruito una casa di accoglienza per chi, dopo la guerra, ha perso tutto ed è rimasto solo. Ospita 25 persone, può contare sull’aiuto del contingente italiano di stanza a Bijelo Poje Oltre 10 mila volontari si sono dati il cambio per aiutare le popolazioni terremotate
    di ILARIA BIANCACCI

    Caritas, dall’Umbria al Kosovo nella casa dei bambini a Radulac 

    RADULAC (Kosovo) – Come spesso succede, da una tragedia può nascere un miracolo. E’ quello che è accaduto a Radulac, nel cuore del Kosovo, dove Massimo e Cristina, volontari della Caritas Umbra 1, hanno creato una casa per accogliere i bambini e dar loro la speranza che la guerra aveva portato via. Tutto è cominciato nel 1997, quando un terribile sisma ha devastato parte della regione dei due volontari italiani. Nel campo di Nocera Umbra, rimasto operativo fino al 2001, oltre 10 mila volontari si sono dati il cambio per aiutare le popolazioni terremotate. Sono nati amori, amicizie, semplici contatti. Come quello tra il vescovo macedone e don Lucio, il parroco di Nocera.

    Il vescovo e Don Lucio. Quando è scoppiata la guerra in Kosovo il vescovo macedone Dod Gjergji ha chiesto aiuto a don Lucio: nella tendopoli di Skopje, dove erano confluiti i profughi kosovari, c’era bisogno di un miracolo. La popolazione aveva abbandonato i villaggi attaccati dai serbi e il volontari dovevano aiutare le famiglie a far ritorno nelle loro case. Massimo e Cristina, insieme a don Lucio, hanno lasciato l’Umbria e sono andati dove avevano bisogno di loro: quindi hanno costruito una casa di accoglienza per bambini orfani o figli di genitori con problemi economici.

    Il villaggio dell’accoglienza. Oggi le persone accolte in quel villaggio sono 25 nella casa “madre” di Radulac, 5 a Vernakolla (la struttura sulle montagne al confine con la Macedonia che ospita ragazzi con problemi di droga) e 5 a Glaviçica (lungo la strada che collega Klina a Peja), nella casa accanto alla canonica aperta a luglio e che il vescovo Gjergji ha messo a disposizione della Caritas umbra. Per la mancanza di spazio e per l’adeguamento alle normative sulle strutture di accoglienza che il nuovo stato kosovaro ha emanato, e che ricalcano quelle in vigore nell’Unione Europea, si sta costruendo una nuova casa di accoglienza, molto più grande, pronta ad ospitare, un numero maggiore di bambini.

    Il ruolo dei militari italiani. “Quando sono venuta per la prima volta in Kosovo – racconta Benedetta, una delle volontarie – pensavo di fermarmi soltanto per l’estate. Quando sono tornata nella mia città, un senso di inquietudine mi riportava alla mente i giorni passati a Radulac e, nonostante fossi appagata dalla mia vita e dal mio lavoro con i bambini autistici, provavo il desiderio di ritornare. Due anni fa ho lasciato Perugia e adesso sento che la mia vita è veramente completa”. La casa di Radulac può contare sull’aiuto del contingente italiano di stanza a Bijelo Poje. Il tenente colonnello Biagio Paluscio è il responsabile della cooperazione civile e militare (Cimic) nell’ambito del Kfor e insieme al tenente colonnello D’Antonio, agronomo, e al tenente colonnello Foti, architetto, contribuiscono allo sviluppo di progetti, per le rispettive competenze, che rispondono alle esigenze del centro di accoglienza.

    Investimenti nell’agricoltura. Il 70 per cento del budget 2011 è stato investito per interventi agricoli e per la costituzione della banca del germoplasma per la conservazione delle specie autoctone. Il Kosovo ha una tradizione di coltivazione di piante officinali, che va salvaguardata. Inoltre, il territorio kosovaro presenta una flora biodiversificata da tutelare e monitorare. Questa piccola comunità, completamente autosufficiente, vive grazie alle donazioni e al lavoro svolto da tutti quotidianamente. Le giornate cominciano all’alba, con la colazione per tutti e si va avanti con la pratica quotidiana del “Buongiorno”, un momento di riflessione collettivo che avviene a tavola, prendendo spunto da una lettura a scelta. Poi tutti, grandi e piccoli, si dedicano alle loro attività. C’è chi va a scuola e chi impara un mestiere sui campi dell’azienda agricola, perché questi bambini sono il futuro del Kosovo e devo poter ricostruire il loro paese.

    Una Chiesa diversa. Nel cortile della casa c’è una piccola cappella improvvisata, sotto un tendone bianco i bambini, i volontari e i soldati prendono posto sulle panche. Dietro alle spalle del sacerdote, c’è un dipinto con colori vivaci che parlano di amore, solidarietà e sacrificio. Gesù non è circondato da angeli o santi ma da bambini che con i loro sorrisi riempiono di vita l’ambiente. Una messa semplice e forte allo stesso tempo. Una predica che si trasforma in favola e un prete che dialoga a tu per tu con i bambini. Una chiesa diversa e carica di emozione, lontano dalle nostre comode e sicure città, sotto le montagne, tra le valli e i covoni di fieno, dove la guerra ha distrutto il futuro, ma l’amore e l’armonia hanno restituito la speranza.

    (18 ottobre 2011)

    http://www.repubblica.it/solidarieta/volontariato/2011/10/18/news/caritas_dall_umbria_al_kosovo_per_dare_un_futuro_ai_bambini-23455103/index.html

  • Perugia: depositata denuncia per presunti abusi di sacerdote

    Perugia: depositata denuncia per presunti abusi di sacerdote

    Perugia, 16 nov. (Adnkronos) – Una denuncia querela e’ stata depositata stamane alla procura della Repubblica di Perugia da uno dei ragazzi camerunensi che ha sostenuto in un servizio della trasmissione televisiva Le Iene di aver subito molestie sessuali da un sacerdote perugino. A presentare la denuncia gli avvocati Alessandro e Fratini e Federico Mazzi che in una nota stampa affermano di aver depositato l’atto “al fine di esperire l’azione penale sui fatti e circostanze narrate nel servizio televisivo”.

    Nessun altro particolare e’ stato fornito sul contenuto dello stesso. A parlare di presunti abusi sessuali in una comunita’ erano stai alcuni ragazzi, due camerunensi e due italiani in piu’ puntate della trasmissione televisiva di Italia Uno. La Curia arcivescovile di Perugia ha aperto una commissione il 24 ottobre scorso, ma ha reso noto di non aver raccolto alcun elemento concreto oltre a voci di scarsa consistenza. Fino ad ora nessuna inchiesta era stata avviata invece dalla magistratura.

    16/11/2011

    http://www.libero-news.it/news/870604/Peru…-sacerdote.html

  • La diocesi di Perugia cerca di scoprire dalle vittime quello che sanno e che possono denunciare

    La diocesi di Perugia cerca di scoprire dalle vittime quello che sanno e che possono denunciare

    Il mondo è pieno di ingenui che invece di raccontare le violenze ai magistrati permette a chi abusa di prendere le contromisure.

    www.webregioni.chiesacattolica.it/c…ordina_per=DESC

    PERUGIA: ISTITUITA UNA “COMMISSIONE DIOCESANA D’INDAGINE”

    A seguito di notizie diffuse dai media circa “presunti abusi di un religioso perugino”, l’arcivescovo Mons. Gualtiero Bassetti ha costituito, in data 24 ottobre 2011, una Commissione diocesana d’indagine presso la Curia. In tal modo l’arcivescovo intende tutelare la reputazione dei presbiteri diocesani e religiosi e, al tempo stesso, raccogliere tutte le informazioni possibili da parte di persone che si ritenessero danneggiate da presunti comportamenti che nulla hanno a che fare con lo stato sacerdotale. È ferma intenzione dell’arcivescovo e della Curia diocesana, salvaguardata l’onorabilità dei sacerdoti, appurare sempre e comunque la verità e tutelare tutte le persone che eventualmente abbiano subito offese nella propria dignità.

    Le persone che intendano essere ascoltate dalla Commissione possono farne richiesta scritta, allegando una fotocopia del proprio documento di identità e inviando il tutto a: Curia arcivescovile – Commissione diocesana d’indagine. Piazza IV Novembre, 6 – 06123 Perugia (Pg).