Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • La chiesa belga fa luce sugli orchi pedofili in abito talare

    La chiesa belga fa luce sugli orchi pedofili in abito talare

    In Belgio oltre mille persone tra 2012 e il 2015 hanno denunciato abusi sessuali commessi da preti. È solo uno dei dati eclatanti emersi dal rapporto presentato a Bruxelles da una Commissione inter-diocesana ad hoc sulle violenze consumate all’ombra di crocifissi, sacrestie e oratori. A danni di piccoli innocenti che all’epoca dei fatti erano per lo più minorenni (89%), parte dei quali under 10 (23%), maschi (71%), raggirati in maniera subdola da decine di sacerdoti pedofili. Anche se l’80% dei casi contestati ha avuto luogo più di 30 anni fa l’orrore subito lascia nelle vittime un segno indelebile che spesso le spinge nel buco nero dell’alcol, delle droghe e, nei casi estremi, anche al suicidio. Una scandalo europeo che ricorda da vicino quello americano raccontato da “Il caso Spotlight”. Film candidato all’Oscar, appena uscito nei cinema italiani, sulla storia del team di giornalisti del Boston Globe che nel 2002 ha rivelato fatti e misfatti della Chiesa d’Oltreoceano. Colpevole di avere nascosto per anni gravissimi atti di pedofilia da parte del clero.

  • Pedofilia, la Chiesa sudafricana: “Collaboriamo con i media”

    Pedofilia, la Chiesa sudafricana: “Collaboriamo con i media”

    Dopo l’uscita del film ‘Il caso Spotlight’ sullo scandalo nella diocesi di Boston, una nota dei vescovi sudafricani chiede “apertura e trasparenza” sugli abusi. Il teologo Egan: “no alla cultura dell’insabbiamento”.

    DAVIDE MAGGIORE

    “Il film Il caso Spotlight, prima ancora che un documento dei tempi, è un’opera che parla del valore dell’impegno per la verità”. Padre Anthony Egan, oggi uno dei più noti teologi sudafricani, era a Boston quando, nel 2002, un’inchiesta del quotidiano locale Globe fece scoppiare nel mondo lo scandalo dei preti pedofili americani. Una storia ripresa oggi dalla pellicola candidata a sei premi Oscar e di cui si è tornato a parlare anche per le dichiarazioni recenti dell’attuale arcivescovo della città statunitense, il cardinale Sean O’Malley. “Abbiamo tutti la responsabilità morale ed etica di denunciare i sospetti di abusi” sui minori “alle autorità civili che hanno il compito di proteggere la nostra società”, ha spiegato a metà febbraio il porporato. Parole a cui ha fatto eco Papa Francesco durante il viaggio di ritorno dal Messico, definendo tra l’altro “una mostruosità” e “un sacrificio diabolico”  il comportamento dei religiosi colpevoli di pedofilia.

    “Ringrazio Dio che si sia scoperchiata questa pentola, e bisogna continuare a scoperchiarla”, aveva poi aggiunto il Santo Padre e proprio a queste parole sembra riallacciarsi Egan nel suo ragionamento sulla pellicola di Tom McCarthy. “Parla delle conseguenze morali dell’occultare qualcosa e non si rivolge solo ai religiosi, ma anche al sistema giudiziario e agli stessi media. – spiega – Denuncia una cultura dell’insabbiamento, che è presente in molte realtà sociali e non riguarda soltanto il problema della pedofilia, o soltanto la Chiesa”. Proprio la conferenza episcopale dell’Africa australe (a cui fanno riferimento i vescovi sudafricani, insieme a quelli del Botswana e dello Swaziland) è stata però una delle realtà che hanno fatto dell’uscita del film un’occasione per riflettere sul tema e sull’atteggiamento della Chiesa in questi anni. Una Chiesa che “continua a chiedere perdono per il male che il crimine dell’abuso sui minori ha causato”, come hanno scritto i presuli in un comunicato. “La Chiesa cattolica – prosegue il testo – si impegna ad assumersi la responsabilità per le sue mancanze ed a riformarsi in modo da affrontare atti vergognosi e tenuti nascosti”. L’accento, infine, è stato messo anche sul ruolo svolto dalla stampa nel far emergere i crimini: “Apertura e trasparenza sono gli unici modi in cui si possono affrontare i casi di abuso”, chiarisce il documento.

    “Se qualcuno parte dall’idea che la stampa lavori per ‘scoprirlo’, comincia col piede sbagliato; gran parte dei media esistono per raccontare una storia, i giornalisti sono pagati per fare del loro meglio per ricostruire la verità”, commenta anche Anthony Egan. E prosegue: “Per questo bisogna parlare con loro in modo che scrivano la verità, dando loro informazioni esatte sul contesto e questo vale per tutte le questioni controverse, dentro e fuori dalla Chiesa. Tentare di mettere a tacere la stampa o rifiutare di parlarci non aiuta la causa di nessuno, semmai fa nascere nella mente di alcuni la domanda ‘cos’hanno da nascondere?’. Mostrarsi aperti e disponibili anche a discutere temi difficili, invece, fa guadagnare reputazione e credibilità”. Chiesa e mezzi di comunicazione dovrebbero sempre “lavorare insieme, tanto più in questo periodo in cui la Chiesa è spesso  oggetto delle attenzioni dei media” e nel momento in cui stampa e istituzioni ecclesiali si trovano sulla stessa linea su molti temi, “ad esempio quando si parla di corruzione”, nota ancora il sacerdote.

    “Anche la collaborazione con le autorità statali è essenziale”, continua il teologo, e delle norme in vigore per prevenire e combattere il fenomeno “in accordo con le leggi civili” si occupa anche la nota della conferenza episcopale. Si tratta di disposizioni, riassume Egan “che servono ad assicurare che tutti i vescovi siano sulla stessa lunghezza d’onda” nell’affrontare eventuali casi futuri e di un codice di condotta etico applicato non solo a religiosi e religiose, ma anche ai laici impiegati stabilmente nelle strutture della Chiesa. “Quando lo scandalo è scoppiato la Chiesa ha capito che la maniera con cui era stato affrontato fino a quel momento non era accettabile moralmente né da un punto di vista pratico”, valuta il teologo. Sotto entrambi questi punti di vista, conclude, ora la priorità “è la giustizia”.

    http://www.lastampa.it/2016/02/22/vaticaninsider/ita/nel-mondo/pedofilia-la-chiesa-sudafricana-collaboriamo-con-i-media-xXF45NEcYeTdZGPyLeDcSJ/pagina.html

  • PEDOFILIA, 1000 VITTIME DEGLI ABUSI DEI PRETI IN 4 ANNI

    PEDOFILIA, 1000 VITTIME DEGLI ABUSI DEI PRETI IN 4 ANNI

    Il Belgio ci sono state oltre mille vittime di abusi sessuali da parte di preti pedofili in quattro anni, tra il 2012 e il 2015. Sono le cifre presentate da una Commissione parlamentare speciale sugli abusi a sfondo sessuale, creata con la collaborazione anche della Chiesa belga: 418 di loro hanno contattato centri istituiti dalla Chiesa e i rimanenti 628 si sono rivolti a strutture di assistenza pubbliche. Durante questo periodo, le autorità ecclesiastiche hanno pagato risarcimenti alle vittime pari a 3,9 milioni di euro, riferisce lo stesso rapporto presentato da Manu Keirse, professore emerito presso KULeuven, l’università di Leuven, e presidente della Commissione interdiocesana per la protezione dei bambini e dei giovani. Da sottolineare che per far fronte alle denunce delle vittime, la stessa Chiesa belga ha istituito undici centri di accoglienza, divisi tra le diocesi e le congregazioni religiose, intese come punti informativi, dove le persone che desiderano presentare le denunce ricevono l’assistenza adeguata.

    http://www.leggo.it/news/esteri/pedofilia_1000_vittime_degli_abusi_preti_4_anni-1568255.html

  • George Pell, ministro delle finanze del Vaticano accusato di abusi su un bimbo di 12 anni

    George Pell, ministro delle finanze del Vaticano accusato di abusi su un bimbo di 12 anni

    Il prossimo 29 febbraio il cardinale testimonierà via video da Roma davanti a una commissione australiana su distinte accuse di insabbiamento. «Oltraggiosa» fuga di notizie false.

    Il cardinale George Pell, arcivescovo emerito di Sidney e prefetto della Segreteria dell’Economia, respinge risolutamente le accuse di abusi sessuali su minori accreditate da un giornale australiano, Herald Sun, e, a una settimana dall’audizione in video-collegamento da Roma con una commissione governativa sugli abusi dove gli viene contestata da alcune vittime non già di aver compiuto abusi ma di avere insabbiato le accuse rivolte nei decenni scorsi contro alcuni sacerdoti sotto la sua responsabilità, critica la sospetta tempistica di questa fuga di notizie.

    «Il cardinale Pell deve testimoniare davanti alla commissione reale tra una settimana. La tempistica di queste fughe di notizie è chiaramente finalizzata a fare il massimo danno al cardinale e alla Chiesa cattolica e a minare il lavoro della commissione reale», si legge in una dichiarazione diramata dai suoi uffici. «Queste accuse sono senza fondamento e assolutamente false».

    Il Herald Sun ha scritto che il cardinale Pell è sotto inchiesta da parte dalla taskforce Sano della polizia dello stato australiano di Victoria per aver compiuto diversi abusi su minori sia stabilmente che occasionalmente all’epoca in cui era semplice prete a Ballarat e vescovo a Melbourne.

    «E’ oltraggioso che queste accuse siano state portate all’attenzione del cardinale tramite una fuga di notizia sulla stampa», si legge nella nota. «Il cardinale ha sollecitato un’inchiesta pubblica sulla fuga di notizia di queste accuse false dall’interno della polizia di Victoria chiaramente tesa a screditare il cardinale in un caso nel quale i fallimenti della polizia di Victoria sono stati evidenti».

    Nella sua nota il card. Pell fa riferimento all’inchiesta Southwell, una indagine indipendente della Chiesa in merito all’accusa di abusi che il porporato avrebbe commesso a danno di un chierichetto nel corso di un campo estivo a Phillip Island nel 1962. L’indagine, che fu condotta dal giudice in pensione della corte suprema Alec Southwell si concluse con l’assoluzione del porporato. «Le accuse relative a Phillip Island sono pubbliche da 15 anni e il rapporto Southwell che scagiona il cardinale Pell è di pubblico dominio dal 2002», si legge nella nota di oggi. «La polizia di Victoria non ha mai preso l’iniziativa in tutto questo periodo per perseguire le false accuse che allora vennero fatte, tuttavia il cardinale certamente non ha obiezioni all’ipotesi che essi rivedano il materiale che ha portato il giudice Southwell a scagionarlo. Il cardinale è certo che la polizia raggiungerà velocemente la conclusione che le accuse erano false». Ad ogni modo, «la polizia di Victoria non ha mai cercato di interrogarlo in relazione ad alcuna accusa si abusi sessuali su minori e a parte la falsa accusa indagata dal giudice Southwell il cardinale non è a conoscenza di nessuna accusa o incidente che lo riguarda.

    Pell «respinge ogni accusa di aver compiuto errori. Se la polizia vuole interrogarlo, egli coopererà, come ha sempre fatto con ogni indagine pubblica». Poiché c’è la chiara indicazione che diversi mass media hanno ricevuto «informazioni confidenziale filtrate da qualcuno all’interno della polizia di Victoria», il cardinale chiede «al premier e alla polizia ministeriale di indagare immediatamente la fuga di notizie di queste accuse senza fondamento».

    Il cardinale Pell testimonierà in video davanti alla Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse (Commissione reale sulle Risposte istituzionali agli Abusi sessuali sui Minori) il prossimo 29 febbraio. Con una raccolta fondi di «crowdfunding», 15 vittime si apprestano a viaggiare a Roma per assistere all’audizione del cardinale. «Come arcivescovo per circa venti anni egli ha avuto un ruolo di guida nel porre fine agli insabbiamenti, nel proteggere le persone vulnerabili e nel tentare di portare giustizia alle vittime», si legge in una distinta nota diramata nei giorni scorsi dagli uffici del porporato 74enne, che ha ottenuto di non recarsi in Australia per l’audizione per gravi motivi di salute. «Come il cardinale Pell ha fatto dopo le prime audizioni, è pronto a incontrare ed ascoltare le vittime ed esprime il suo continuo sostegno».

    http://www.lastampa.it/2016/02/19/vaticaninsider/ita/nel-mondo/pell-respinge-accuse-di-abusi-e-denuncia-la-tempistica-sospetta-ivZmNClqmL2VNMVIeeeqwK/pagina.html

  • Quei preti pedofili protetti dalla Chiesa nella casa sul mare

    Quei preti pedofili protetti dalla Chiesa nella casa sul mare

    In sala dal 25 “Il club” di Pablo Larrain: la vita senza castigo dei sacerdoti cileni sottratti alla giustizia terrena.

    di Natalia Aspesi

    “Venivanoa prenderci… la bocca mi faceva male… poi mi dava una mentina e faceva meno schifo… diceva, sei stato con un messaggero del Signore, è la strada per la Santità”. Della lunga tremenda litania che il vagabondo che dice di chiamarsi Sandokan grida verso il cielo, la terra, il mondo, Dio, non si riesce a ripetere altro, anche in tempi di parole spericolate, ed è forse già troppo. È un’ossessione affannosa, certamente indecente, dura da sopportare, cantata come una nenia dall’uomo che da bambino è stato abusato da chi si era preso cura della sua solitudine, del suo bisogno d’amore, di famiglia: un sacerdote.

    È Sandokan a sconvolgere la vita quieta e protetta degli abitanti anonimi di un’anonima casa gialla isolata vicino a La Boca, sulle coste cilene, quando, accompagnato da un prete, arriva un nuovo ospite, anche lui in età, ammutolito dalla disperazione e dalle sconnesse parole di Sandokan che gli ricorda il suo inferno e gli chiede ancora amore, quel tipo d’amore che lui confonde con la santità. La casa, come tante altre nel mondo, è il rifugio, la prigione, l’ospizio dei preti spretati perché peccatori per la fede cattolica e criminali per la legge; la Chiesa li nasconde per sottrarli alla giustizia terrena affinchè nessuno sappia e il suo imperio non solo spirituale non ne venga sporcato.

    “Il club”, vincitore dell’Orso d’argento alla Berlinale 2015 (però escluso dai finalisti stranieri all’Oscar) del venerato regista cileno non ancora quarantenne Pablo Larrain, è l’altra faccia, quella nera e vergognosa del film americano “Il caso Spotlight” già nei nostri cinema, dove si racconta la vera storia di un gruppo di giornalisti del Boston Globe che nel 2001-2002 riuscì a rendere pubblici i tanti casi di preti pedofili nordamericani fino ad allora protetti dalle gerarchie. Larrain ci mostra invece la vita dei colpevoli dopo che la Chiesa li ha scoperti e allontanati ma non denunciati: non solo i troppi pedofili, ma anche i preti che commerciavano vendendo ai ricchi i bambini strappati ai poveri, o gli ex cappellani dell’esercito di Pinochet, che coprirono in silenzio torture e assassinii.

    La loro casa sta sopra una spiaggia piena di rifiuti, davanti a un mare in tempesta, in un grigiore costante e gelido, mai il colore del sole e neppure quello delle ombre. Li serve e li sorveglia una ex suora dal passato cupo: il suo costante sorriso, la dolcezza mite, il suo umile servire nascondono un cuore di tenebra, una volontà ricattatrice, un’abitudine a mentire. Mentono tutti, i quattro anziani ospiti della casa, quando padre Lazcano, il nuovo arrivato, si spara: alla polizia, a padre Garcia (Marcelo Alonso), il gesuita dal bel viso tormentato e dalla fede punitiva che pare un santo dipinto da El Greco, mandato da Roma per capire cosa è successo, e soprattutto per chiudere quella e le altre case lasciando gli ospiti al loro destino.

    Ma padre Vidal (Alfredo Castro, attore preferito da Larrain), padre Silva, padre Ortega, padre Ramirez, serviti da sorella Monica (Antonia Zegres, moglie del regista), si sono abituati a quella vita protetta, mangiare, cantare, pregare, dire messa, passeggiare sulla spiaggia, allevare un levriero con cui vincono alle corse locali. Una bella vita serena, senza pentimento, senza castigo, senza ricordi, senza peccato, senza redenzione, in piena impunità. Una vita da difendere per non affrontare la realtà dei loro crimini, una vita nascosta e secolare che li ha resi più bugiardi, più indifferenti, privandoli di ogni misericordia, di ogni bisogno di espiazione e perdono, anche della fede.

    Il Vaticano ha giudicato positivo “Il caso Spotlight” che racconta benissimo una realtà già nota, e per ora non è insorto contro questo “Il club”, che con crudeltà e ironia espone una sua tragica piaga che Papa Francesco sta cercando di guarire, la scelta ipocrita del silenzio verso i sacerdoti pedofili. Del resto nel marzo 2014, quindi solo due anni fa, il cardinale Bagnasco aveva pubblicamente ricordato che secondo le linee guida della Cei, i vescovi, non essendo pubblici ufficiali, non erano obbligati a denunciare alla giustizia i casi di pedofilia “per rispetto delle vittime e dei loro familiari”.

    Pablo Larrain è autore di una trilogia molto politica, da festival, situata ai tempi della dittatura di Pinochet (Tony Manero, Post mortem, No). Cattolico ma non più praticante, si dichiara di sinistra mentre i suoi genitori sono stati sostenitori della dittatura, il padre presidente del Senato di allora, la madre ministro. “Il club” non ha immagini che possano scandalizzare (il solo nudo è quello di una donna, una prostituta) ma le parole che descrivono minuziosamente l’atto pedofilo subito come un avvicinamento alla fede possono ferire. Però si tratta di un film di grande seduzione, girato e interpretato benissimo, cui non si dovrebbe rinunciare.

  • Inizia a sgretolarsi in Polonia il muro di omertà e connivenza coi preti pedofili

    Inizia a sgretolarsi in Polonia il muro di omertà e connivenza coi preti pedofili

    Da Google traduttore

    Pene più severe per il sacerdote Kalinówki, andrà in prigione per molestie su minori

    Contro la pena sospesa per il parroco protestò l’anno scorso, i membri dell’organizzazione SNAP, che riunisce le vittime di preti pedofili, così come la fondazione, “Non abbiate paura”, che lottano per i diritti delle vittime da parte del clero
    fot. archive

    Tre anni trascorrono in carcere Stanislaw G., ex parroco a Kalinówka nel distretto di Zamosc. Ha lavorato anche come catechista in una scuola di Sulmicach.

    Due anni fa, l’ufficio del procuratore ha riferito la madre di 10-year-old girl, che Padre G. insegnato religione e si stava preparando per la comunione. Ha detto che il suo bambino è stato abusato da un prete. Quando i pubblici ministeri hanno iniziato in discussione altri genitori hanno scoperto che c’è ancora altri quattro bambini svantaggiati.

    Una delle ragazze ha avuto il prete mise le mani sotto le mutandine e toccare le natiche. Un’altra tocca il seno. Le molestie si è verificato sia a scuola e in chiesa. La credibilità dei bambini ha confermato parlando con loro, esperti psicologi.

    – John G. ha confessato a tre delle cinque accuse, ma ha rifiutato di fornire spiegazioni – ha detto ai giornalisti indagando sulla questione Bartosz Wojcik, capo della Procura della Repubblica di Zamosc.

    dettagli scioccanti di questo caso sono stati tenuti segreti per il bene degli studenti svantaggiati. Per lo stesso motivo il processo stava rotolando a porte chiuse.

    Nel mese di ottobre dello scorso anno, la Corte distrettuale di Zamosc prete condannato a due anni di reclusione, sospesi per cinque anni di libertà vigilata, 3000. bene zł e bandito a vita dal lavorare con i bambini.

    – Questo giudizio è uno scandalo – ha commentato legali svantaggiati ragazze e le loro famiglie Marek Lisinski la fondazione “Non abbiate paura”. – Questo uomo non soffre praticamente senza conseguenze delle loro azioni. Per parlare di qualsiasi decenza deve essere immediatamente espulso dal sacerdozio, passare molti anni in prigione ed essere trattati con le loro tendenze malsane.

    Curia di Zamosc-Lubaczowska ancora in fase deciso la rimozione di una religione sacerdote incaricato di insegnare, il ministero sacerdotale in parrocchia e lui si mosse come un residente della parrocchia di S. Nicholas Hrubieszow. Al piano terra della casa in cui vivere, ogni giorno le classi erano studenti della scuola media e studenti delle scuole superiori provenienti da una scuola vicina.

    Per questo motivo, e in segno di protesta contro il scandalosamente bassa giudizio nel novembre dello scorso anno, prima che la nuova residenza del sacerdote hanno protestato membri SNAP dell’organizzazione, che riunisce le vittime di preti pedofili, così come la fondazione, “Non abbiate paura,” lotta per i diritti delle vittime da parte del clero.

    Allo stesso tempo, un ricorso presentato sospeso avvocato che rappresenta i genitori dei minori vittime e l’accusa, che ha chiesto il religioso carcere tre anni spietata. Il Tribunale distrettuale di Zamosc ha confermato proprio una tale punizione. Anche proibì Padre. Stanislaw G. sette anni a contatto con minori vittime e portandoli a meno di 50 metri.

    La sentenza è definitiva. Padre Stanislaw G. presto ottenere una citazione a comparire in carcere. Il suo caso sia ora vaticana Congregazione per la dottrina della fede, che può espellere prete pedofilo dallo stato clericale.

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    www.dziennikwschodni.pl/lublin/n,10…-wiezienia.html

    Surowsza kara dla księdza z Kalinówki, trafi do więzienia za molestowanie dzieci

    Przeciwko karze w zawieszeniu dla proboszcza protestowali w ubiegłym roku członkowie organizacji SNAP, skupiającego ofiary księży-pedofilów, a także fundacji „Nie lękajcie się” walczącej o prawa pokrzywdzonych przez duchownych
    fot. archiwum

    Trzy lata spędzi w więzieniu Stanisław G., były proboszcz parafii w Kalinówce w powiecie zamojskim. Pracował także jako katecheta w szkole w Sulmicach.

    Dwa lata temu do prokuratury zgłosiła się matka 10-letniej dziewczynki, którą ksiądz G. uczył religii i przygotowywał do komunii. Powiedziała, że jej dziecko było przez kapłana molestowane. Kiedy prokuratorzy zaczęli przesłuchiwać innych rodziców okazało się, że jest jeszcze czworo innych poszkodowanych dzieci.

    Jednej z dziewczynek ksiądz miał wkładać ręce pod majtki i dotykać pośladków. Innej dotykał piersi. Do molestowania dochodziło zarówno w szkole, jak i w kościele. Wiarygodność dzieci potwierdzili rozmawiający z nimi biegli psychologowie.

    – Stanisław G. przyznał się do trzech z pięciu zarzutów, ale odmówił składania wyjaśnień – mówił pytającym o sprawę dziennikarzom Bartosz Wójcik, szef Prokuratury Rejonowej w Zamościu.

    Wstrząsające szczegóły tej sprawy zostały utajnione ze względu na dobro pokrzywdzonych uczennic. Z tego samego powodu proces toczył się przy drzwiach zamkniętych.

    W październiku ubiegłego roku Sąd Rejonowy w Zamościu skazał kapłana na dwa lata więzienia w zawieszeniu na pięć lat, dozór kuratora, 3 tys. zł grzywny oraz dożywotni zakaz pracy z dziećmi.

    – Ten wyrok to skandal – komentował pełnomocnik pokrzywdzonych dziewczynek i ich rodzin Marek Lisiński z fundacji „Nie lękajcie się”. – Ten człowiek nie poniesie praktycznie żadnych konsekwencji swoich czynów. Żeby mówić o jakiejkolwiek przyzwoitości powinien zostać natychmiast wydalony ze stanu kapłańskiego, spędzić w więzieniu wiele lat i być leczony ze swoich niezdrowych skłonności.

    Kuria zamojsko-lubaczowska jeszcze w trakcie procesu zdecydowała o odsunięciu księdza od nauczania religii, posługi kapłańskiej w parafii i przeniosła go jako rezydenta do parafii św. Mikołaja w Hrubieszowie. Na parterze domu, w którym zamieszkał, każdego dnia zajęcia mieli gimnazjaliści i licealiści z pobliskiej szkoły.

    Z tego właśnie powodu oraz w proteście przed skandalicznie niskim wyrokiem w listopadzie ubiegłego roku przed nowym miejscem zamieszkania księdza protestowali członkowie organizacji SNAP, skupiającego ofiary księży-pedofilów, a także fundacji „Nie lękajcie się” walczącej o prawa pokrzywdzonych przez duchownych.

    W tym samym czasie apelację od wyroku w zawieszeniu złożył prawnik reprezentujący rodziców pokrzywdzonych dzieci oraz prokuratura, która domagała się dla duchownego trzech lat bezwzględnego więzienia. Sąd Okręgowy w Zamościu przychylił się właśnie do takiego wymiaru kary. Zakazał też ks. Stanisławowi G. przez siedem lat kontaktowania się z pokrzywdzonymi dziećmi i zbliżania się do nich na mniej niż 50 metrów.

    Wyrok jest prawomocny. Ksiądz Stanisław G. wkrótce dostanie wezwanie do stawienia się w zakładzie karnym. Jego sprawą zajmie się teraz watykańska Kongregacji do spraw Nauki i Wiary, która może wydalić księdza-pedofila ze stanu kapłańskiego.

  • Francia: caso di pedofilia a Lione. Card. Barbarin, “alcuni mi rimproverano di avergli creduto. Sì, gli ho creduto”

    Francia: caso di pedofilia a Lione. Card. Barbarin, “alcuni mi rimproverano di avergli creduto. Sì, gli ho creduto”

    La diocesi di Lione è in queste ore alle prese con un caso di abusi sessuali commessi, circa 25 anni fa, da un sacerdote, padre Bernard Preynat, su dei ragazzi scout. Il caso è stato sollevato da una vittima del sacerdote, oggi diventato medico cardiologo e cofondatore con altre vittime dell’associazione “La Parole liberée”. I fatti risalgono agli anni ’80 e il ragazzo a quell’epoca aveva solo 10 anni. Credeva che il sacerdote fosse morto, ma poi casualmente su un giornale ha visto una sua foto in cui era circondato da ragazzi ed è rimasto “scioccato”. Molti sono i ragazzi che hanno subito violenza e abuso da parte del sacerdote. Il caso è oggetto diun’indagine penale e il sacerdote, oggi 71 anni, è stato incriminato e posto sotto sorveglianza giudiziaria “per violenza sessuale aggravata” dopo che quattro denunce sono state depositate nel maggio 2015. Ma il caso pare che non sia ancora finito: da dicembre, il blog aperto dall’associazione è stato letteralmente affollato di testimonianze e ci sarebbero circa “45 vittime dichiarate”. Interpellato dal quotidiano cattolico “La Croix”, il cardinale Philippe Barbarin racconta di essere stato messo al corrente dell’affare negli anni 2007/2008 ma anche di aver creduto alla versione che gli diede all’epoca il sacerdote incriminato rispetto ai fatti: “Una persona di Sainte-Foy-lès–Lyon – racconta il cardinale – mi ha parlato del comportamento di P. Preynat, negli anni 2007-2008. Allora gli ho chiesto appuntamento per chiedergli se, dal 1991, fosse successa la minima cosa in questo senso. E lui mi ha assicurato: ‘Assolutamente niente, sono stato completamente scottato da questo cas’. Alcuni mi rimproverano di avergli creduto… Sì, gli ho creduto”.

    “Quando sono arrivato a Lione – spiega ancora il cardinale –, non sapevo nulla. Quando poi ho appreso i fatti, non disponevamo di alcuna denuncia. Attendo la fine della procedura civile. Se il processo si chiude a causa della prescrizione, poi aprirò un processo canonico, perché un giudizio deve essere fatto: per questo chiederò a Roma che sia levata la prescrizione prevista in base al diritto canonico”. Il cardinale Barbarin dice anche di aver chiesto consiglio al cardinale Sean Patrick O’Malley, presidente della Pontificia Commissione per la tutela dei minori, creata nel 2013. E quindi aggiunge: “Posso dire che, dal momento che sono vescovo,ogni volta che mi è stato segnalato un abuso, ho reagito immediatamente,sospeso il prete e avvisato la giustizia: è successo a Lione nel 2007 e nel 2014. Nel caso di padre Preynat, la situazione è molto diversa perché erano fatti vecchi per i quali non era mai stata presentata alcuna denunciané alcun indice di recidiva. La mia unica preoccupazione è sempre stata quella di garantire che nessun male sia mai più commesso”.

  • IL SILENZIO DEI TESTIMONI DI GEOVA SUI CRIMINI SESSUALI DI UN ANZIANO DI CONGREGAZIONE, GIÀ CONDANNATO E ORA NUOVAMENTE PROCESSATO PER ABUSI SESSUALI SU MINORI

    IL SILENZIO DEI TESTIMONI DI GEOVA SUI CRIMINI SESSUALI DI UN ANZIANO DI CONGREGAZIONE, GIÀ CONDANNATO E ORA NUOVAMENTE PROCESSATO PER ABUSI SESSUALI SU MINORI

    “I testimoni di Geova aborriscono gli abusi sui minori…”

    Dichiarazione di un portavoce dell’organizzazione geovista

    “…Holt ha continuato ad aggredire sessualmente bambini in seguito alla mancata segnalazione dei Testimoni di Geova alla polizia.. .”

    “…Uno degli assalti si è verificato nella Sala del Regno, luogo d’incontro amministrato dalla chiesa…”

    Deposizioni rese alla Corte

    Un anziano della chiesa geovista responsabile di abusi sessuali su bambini vulnerabili fu invitato a tenere un discorso al matrimonio della sua prima vittimaUn Tribunale ha appreso che Harry Holt, un 71enne, attualmente residente in Rutland Street, Nelson,Galles) ha continuato ad aggredire sessualmente altre sette ragazzine come aveva fatto con altre nove, in seguito alla mancata segnalazione alla polizia da parte dei Testimoni di Geova.

    Quando la questione venne sollevata, un funzionario del posto aveva consigliato ai genitori di “tenere solo i bambini lontano da lui”.

    Holt sta affrontando una lunga pena detentiva dopo essere stato condannato per violenze sessuali contro otto giovani in Scozia, risalenti a più di 40 anni fa.

    La sua prima vittima, oggi 56enne, ha riferito che Holt le diceva che avrebbe negato di toccarla e che nessuno l’avrebbe creduta.

    La donna ha dichiarato alla Corte di Kilmarnock Sheriff: “Da bambina mi faceva passare da bugiarda ma Charlie sa bene che non sto mentendo. Mia madre e mio padre sono stati trattati malissimo e questo causò molti problemi nella congregazione. Avevano un’ottima reputazione. Il poliziotto locale era presente e mia madre e mio padre gli chiesero che cosa dovevano fare, lui rispose: <<basta teniate i vostri figli lontano da lui>>.

    La donna, allora 14enne, ha detto che si tenne un comitato giudiziario degli anziani,  Holt ammise il palpeggiamento, ma non i toccamenti sessuali. Ha aggiunto: “Era seduto dritto davanti a me. In seguito venne rimosso da anziano dalla congregazione “.

    La corte ha appreso che a 19 anni, la donna si sposò e sua madre insistette affinché Holt ufficiasse, fatto che aveva causato una <<grande discussione>> poiché <<fu solo molti anni dopo che avrebbe scoperto il perché >>.

    Un’altra vittima, ora 32enne, ha dichiarato che Holt abusò di lei nella vasca a idromassaggio presso il centro ricreativo Magnum a Irvine, Ayrshire, quando aveva tra i 14 e i 15 anni.

    Al tribunale è stato riferito che la visita fu fatta passare come regalino speciale per il  porta a porta ‘pionieristico’ con volantini e riviste della chiesa geovista.

    La vittima ha detto alla corte: <<Io continuavo a dirgli di smettere>>.

    Holt, ingegnere in pensione, e sua moglie si trasferirono in seguito da Ayrshire alla zona di Edimburgo, anche se la vittima lo vide ancora tramite i Testimoni di Geova.

    L’uomo è stato riconosciuto colpevole di 11 accuse di abuso sessuale, atti osceni e comportamento libidinoso a Seamill, Dalry, Saltcoats, Kilbirnie, Stevenston e Kilwinning, Ayrshire, e in Gorebridge, Midlothian, tra il maggio 1971 e l’agosto 2004.

    La Corte ha appreso che uno degli assalti si è verificato nella  Sala del Regno luogo d’incontro gestito dalla chiesa. I crimini sono venuti alla luce quando due vittime, anni più tardi, hanno condiviso le loro esperienze e si sono recate in polizia.

    La sentenza è stata rinviata al mese prossimo e Holt è stato posto in detenzione preventiva

    Un portavoce della chiesa ha affermato: <<I testimoni di Geova aborriscono gli abusi sui minori e li considerano  un crimine spregevole e un peccato. Chiunque commette il peccato di abuso su minori affronta l’espulsione dalla congregazione e qualsiasi illazione che i testimoni di Geova coprano gli abusi sui minori è falsa>>.

    L’Ispettore capo della polizia John Hogg ha dichiarato: <<Harry Holt ha abusato della sua posizione di fiducia, utilizzando il suo status per abusare e sfruttare bambini vulnerabili, sottoponendoli ad atti di abuso sessuale. I suoi crimini si estendono per quarant’anni e da parte mia sono fermamente convinto che le sue azioni hanno profondamente danneggiato le sue vittime. Vorrei cogliere l’occasione per ringraziare le vittime per avere avuto il coraggio di farsi avanti e assistere gli agenti   in modo da assicurare che Harry Holt fosse ritenuto responsabile  delle sue azioni. Senza il loro supporto questo risultato non sarebbe stato possibile. Spero anche che questo caso invii un segnale chiaro ad altri abusatori, ossia che questo tipo di comportamento non sarà tollerato e che nostri funzionari appositamente addestrati lavoreranno per scoprire i vostri crimini e consegnarvi alla giustizia>>. 

    Libera traduzione a cura dell’Associazione Vittime della Torre di Guardia

    FONTE http://www.lancashiretelegraph.co.uk/news/14271622.display/

  • Pedofilia, la Chiesa trema dal Messico all’Australia

    Pedofilia, la Chiesa trema dal Messico all’Australia

    Mentre otto vittime chiedono un incontro con il Papa, la Chiesa australiana finisce in tribunale.

    CITTÀ DEL MESSICO / SYDNEY – Il mondo ecclesiastico è scosso dagli scandali dovuti ai numerosi casi di pedofilia che stanno emergendo tra i rappresentanti della chiesa cattolica. Casi che spuntano da tutte le parti del mondo.

    Un gruppo di otto vittime di abusi da parte di sacerdoti, per fare un esempio, ha chiesto di poter avere un incontro con il Papa, che fra qualche giorno sarà in visita in Messico. A chiedere formalmente l’incontro è stato Joaquin Aguilar Mendez, dirigente della “Rete di sopravvissuti agli abusi di sacerdoti” (Snap).

    Tra le otto vittime (provenienti da Oaxaca, San Luis Potosí e dalla capitale) c’è lo stesso Aguilar, che ha subito abusi da bambino da parte del sacerdote Nicolas Aguilar Rivera, dello stato di Puebla, protagonista – ricordano i media – di quello che è considerato come il caso documentato di pedofilia più grave nel paese.

    Un’altra vittima di abusi che vorrebbe avere un incontro con il Papa, aggiunge la stampa, è Jesús Romero Colín. I nomi delle altre vittime non sono stati diffusi, ha precisato il dirigente di Snap, sottolineando che l’intenzione del gruppo è quella di incontrare il Papa “come vittime” più che come rappresentanti Snap: “La nostra “rete” si è dedicata non solo a criticare ma anche ad essere propositivi. Continueremo a bussare le porte” per avere il colloquio, ha d’altro lato concluso Aguilar Mendez.

    Casi in Australia – Il cardinale George Pell, già arcivescovo di Melbourne e poi di Sydney e ora prefetto della Segreteria per l’Economia del Vaticano, deporrà invece sui fatti di pedofilia dei quali è stata accusata la Chiesa australiana. La deposizione è attesa a partire dal 29 febbraio e il cardinale potrà testimoniare per videoconferenza da Roma davanti alla Commissione d’inchiesta, perché troppo malato per recarsi in Australia e testimoniare di persona.

    Si tratta di un momento molto atteso, considerato il ruolo di primo piano di Pell in Vaticano. In passate udienze il prelato è stato nominato più volte da vittime di pedofilia, secondo cui avrebbe ignorato e anche coperto per decenni abusi commessi da sacerdoti, permettendone il trasferimento da una parrocchia all’altra. Asserzioni che Pell ha più volte respinto.

    Ma la questione pedofilia scuote anche la Commissione pontificia istituita ad hoc. Oggi in un lungo rapporto sintetizza il lavoro fatto e annuncia le possibili proposte da sottoporre al Papa, dalla richiesta di ricordare a tutte le autorità della Chiesa l’importanza di “una risposta diretta alle vittime” all’istituzione di una Giornata Universale di Preghiera, fino al sito web per “condividere le “buone norme” per la tutela dei minori nel mondo”.

    Resta però di sfondo la polemica sull’uscita del membro laico Peter Saunders, da ragazzo vittima di abusi. “Non è suo compito – ha ribadito oggi parlando della Commissione il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi – discutere e approfondire i casi singoli”. Ma parlando con il giornale “The Irish Times”, Saunders è stato molto critico con la Santa Sede e nega di aver lasciato il suo ruolo.

    “L’unica persona che può cacciarmi via è il Papa”, dice, ma poi critica lo stesso Bergoglio: “Avevo grandi speranze in Papa Francesco ma fino a questo momento non vedo grandi cambiamenti”. E lo stesso Saunders, insieme a Juan Carlos Cruz, un cileno ex vittima di abusi, in questi giorni ha diffuso una lettera di cattolici cileni a Papa Francesco nella quale si chiede di rimuovere il vescovo di Osorno, mons. Juan Barros, colpevole, secondo le loro accuse, di aver coperto per anni i preti pedofili.

    Dall’Italia invece tuonano le parole di don Fortunato Di Noto, fondatore e presidente dell’Associazione Meter: è “uno scandalo” – ha detto oggi a Radio Vaticana – il silenzio sulla pedofilia online da parte di stampa e istituzioni. Intanto il giudice per le indagini di Palermo Roberto Riggio ha concesso gli arresti domiciliari, presso la struttura romana in cui si stava sottoponendo a una cura, a don Roberto Elice, il sacerdote palermitano accusato di avere molestato tre minorenni quando era parroco nel capoluogo siciliano.

    http://www.tio.ch/News/Estero/Cronaca/1069769/Pedofilia-la-Chiesa-trema-dal-Messico-all-Australia/

  • “CERCO BIMBE PER FARE SESSO”. SEMINARISTA ARRESTATO MENTRE VA ALL’APPUNTAMENTO

    “CERCO BIMBE PER FARE SESSO”. SEMINARISTA ARRESTATO MENTRE VA ALL’APPUNTAMENTO

    di Federica Macagnone

    È stato fermato mentre provava a raggiungere il Messico. Una volta lì avrebbe preso una bambina al di sotto dei 3 anni e l’avrebbe utilizzata come una piccola schiava del sesso. Joel A. Wright, un seminarista 23enne dell’Ohio, è stato arrestato venerdì all’aeroporto di San Diego, negli Usa: sarà incriminato «per aver pianificato rapporti sessuali con minori e aver tentato di uscire dagli Stati Uniti con lo scopo di porre in essere comportamenti sessuali illeciti».

    Lo studente era un seminarista alla Columbus e da qualche mese era finito nel mirino degli agenti dopo aver pubblicato un messaggio su Craiglist e dopo una serie di mail sospette che aveva scambiato con un agente sotto copertura. Le indagini erano iniziate a novembre, quando, come si legge nelle 11 pagine di rapporto della ICE’s Homeland Security Investigations di San Diego, un agente aveva ricevuto una soffiata sulle intenzioni dell’uomo: aveva pubblicato un annuncio su Craiglist dove chiedeva di poter comprare una bambina di meno di tre anni. Da quel momento Wright era finito nel mirino delle forze dell’ordine che gli hanno teso un tranello in piena regola: un agente sotto copertura si è finto una guida turistica messicana che l’avrebbe dovuto aiutare a raggiungere i suoi scopi. «Voglio adottare/prendere una bambina (di età inferiore ai tre anni) e voglio avere rapporti sessuale con lei (ma non dirlo ad altre persone)» ha scritto Wright in una mail allegando una propria foto e aggiungendo di aver avuto altre esperienze con bambini. L’uomo, come riporta Fox News, ha poi prenotato un volo dall’Ohio a San Diego per incontrare un amico della guida turistica, che lo avrebbe dovuto aiutare a passare il confine con il Messico per raggiungere il luogo dell’incontro con il trafficante di bambini. Ma proprio mentre attendeva il suo uomo al San Diego International Airport, gli agenti speciali lo hanno preso in custodia. «I pedofili che erroneamente credono di poter sfuggire alla giustizia commettendo crimini sessuali su bambini fuori dagli Stati Uniti devono stare in allerta – ha detto Dave Shaw, agente speciale dell’HSI di San Diego – L’Homeland Security Investigation cercherà di fare giustizia per le piccole vittime, indipendentemente dal luogo in cui vivono». Wright non è più uno studente del Pontificio Collegio Josephinum, dove aveva studiato per un semestre per poi dileguarsi senza autorizzazione, e non è più un membro della sua diocesi a Steubenville. Nel sottolinearlo, padre John Allen, del Pontificio Collegio, ha detto che il seminario è scioccato, rattristato e veramente disgustato. Le indagini sono state condotte nell’ambito della ICE’s Operation Predator, lanciata nel 2003 con lo scopo di proteggere i bambini dai predatori sessuali. Dall’inizio dell’operazione a oggi, gli investigatori federali hanno arrestato più di 12mila persone per crimini contro i bambini.

    http://www.leggo.it/NEWS/ESTERI/prete_pedofilo_arrestato/notizie/1822607.shtml