Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: World

  • Il Brasile scelto dal Vaticano per nascondere preti pedofili italiani

    Il Brasile scelto dal Vaticano per nascondere preti pedofili italiani

    Lo scandalo della pedofilia nella Chiesa Cattolica si allarga e arriva anche in Brasile . A tracciare una mappa esatta di quali sacerdoti con precedenti in materia sono stati messi e dove, una sorta di who’s who dell’orrore è stata l’agenzia di notizie statunitense Associated Press .

    Su 30 casi di padri accusati di abusi sessuali passati al setaccio dall’AP si è così venuto a sapere che il Vaticano in passato aveva scelto come soluzione il trasferimento in altri paesi, 21 per l’esattezza, e che proprio il Brasile ha giocato un ruolo significativo perché ne ha ospitati almeno due come denunciato dal più importante quotidiano brasiliano Folha de Sao Paulo.

    Il primo è padre Mario Pezzotti accusato nel 1993 dall’americano Joseph Callander di stupri e abusi avvenuti nel 1959presso l’ormai chiuso Xaverian Missionary Faith High School di Holliston nel Massachusetts. In una lunga intervista alla Folha Callander racconta dell’indennizzazione che ricevette dalla Chiesa, 175 mila dollari Usa, per chiudere la vicenda e di come padre Pezzotti fosse stato poi inviato in Brasile “per trovare la cura” presso gli indios nel Parà, nel nord del paese sudamericano. Rispedito in Italia è poi ritornato in Brasile.

    Il secondo è il gesuita Clodoveo Piazza , italiano, naturalizzato brasiliano residente per molti anni a Salvador de Bahia, diventato per la sua opera meritoria presso le popolazioni più misere e l’infanzia addirittura segretario dello Stato di Bahia per lo sviluppo sociale e la lotta alla povertà. Nel 2009 le autorità brasiliane lo hanno accusato insieme a un membro di una Ong non solo di abusi sessuali ma anche di istigazione alla prostituzione perché, secondo le accuse, entrambi spingevano stranieri in visita a compiere abusi sessuali su minorenni. Padre Piazza è stato recentemente trasferito in Mozambico e nega di aver compiuto qualsiasi abuso.

    http://archivio.panorama.it/mondo/latinoamericana/Il-Brasile-scelto-dal-Vaticano-per-nascondere-preti-pedofili-italiani

  • Lettere di un prete pedofilo

    Lettere di un prete pedofilo

    Una serie di lettere scritte alle sue vittime, i bambini di cui abusava, forte del suo abito talare. Per tre decenni Gerald Francis Ridsdale, un sacerdote della diocesi di Ballarat, 120 chilometri da Melbourne, ha violentato almeno cinquanta bambini (anche se pare che le vittime siano più di cento).

    Oggi la Royal Commission ha pubblicato i documenti che lo riguardano: quello che scriveva ai bambini, come se fra loro, al posto di un abuso, fosse nata una storia romantica, e la corrispondenza con i suoi superiori. Scambi che dimostrano come la Chiesa abbia chiuso un occhio sugli abusi, nel tentativo di salvaguardare l’immagine, più che di proteggere i suoi chierichetti.

    Ridsdale studiò tra Melbourne, Genova e Dublino, e fu ordinato sacerdote nel 1961. Da allora cominciarono gli abusi e i trasferimenti continui di parrocchia in parrocchia, per più di trent’anni.

    Le violenze avvenivano nella chiesa, nel presbiterio, nell’auto del sacerdote, in casa delle vittime, durante gite, durante le feste della parrocchia, nel confessionale (Ridsdale provvedeva anche all’assoluzione).

    Ridsdale riuscì ad abusare di un bambino e della sorella a poche ore dal funerale del loro padre. Un bambino è stato molestato sull’altare, dopo la messa, quando la chiesa era chiusa.

    A Ballarat arrivò nel 1971. Qualche bambino denunciò gli abusi, ma, alla peggio, il sacerdote fu invitato a seguire qualche seduta di psicoterapia o a cambiare parrocchia. Quando fu spedito a San Alipius, la scuola parrocchiale dove insegnava era un «covo» di pedofili: c’erano padre Robert Best, padre Edward Dowlan, padre Fitzgerald, padre Stephen Francis Farrell, tutti poi condannati per abusi sessuali.

    Fu solo nel 1993 che, a Melbourne, si aprì un processo a carico di Ridsdale, per violenza su nove ragazzi. Per lui il vescovo Ronald Mulkearns chiese al Papa, e la ottenne, la riduzione del sacerdote allo stato laicale. L’anno successivo il sacerdote fu condannato a 19 anni di carcere. Nel 2006, si aprì un altro processo per altri abusi ancora non denunciati, e Ridsdale fu condannato ad altri 4 anni di carcere.

    http://www.vanityfair.it/news/mondo/15/05/27/lettere-sacerdote-pedofilo-ridsdale-australia

  • Il Papa rimuove il vescovo ed il suo vice a Minneapolis per non essere intervenuti su preti pedofili

    Il Papa rimuove il vescovo ed il suo vice a Minneapolis per non essere intervenuti su preti pedofili

    Il Papa ha decapitato i vertici di una diocesi americana, quella di Saint Paul and Minneapolis, accentando le dimissioni dell’Arcivescovo John Clayton Nienstedt e de suo vice, il vescovo ausiliare, Lee Anthony Piché. Un intervento straordinario per fare pulizia in una realtà contraddistinta da abusi sui minori e comportamenti scorretti dei sacerdoti senza che i responsabili diocesani intervenissero.

    Così, dopo aver annunciato l creazione di un apposito tribunale per i vescovi ed introdotto nuovi reati in materia di pedofilia ed abusi sui minori, Francesco continua con gli interventi diretti di sua competenza prendendo di mira quelle situazioni scabrose che hanno messo in grande difficoltà la chiesa cattolica in varie parti del mondo.3

    Il Vaticano ha fatto sapere che l’intervento papale è stato fatto sulla base del codice di diritto canonico secondo il quale i vescovi che non sono in grado di compiere il loro ufficio o per problemi di salute o per qualche grave causa sono invitati a presentare le dimissioni dalla carica, cioè vengono rimossi dal Pontefice.

    La decisione papale giunge dopo che la giustizia americana si era occupata di un ex parroco, adesso in carcere con una condanna a cinque anni, per aver molestato alcuni ragazzi. Gli inquirenti avevano anche contestato ai vertici diocesani di non essere intervenuti a fronte delle ripetute segnalazioni in materia.

    Poche mesi fa il Papa aveva accettato le dimissioni del vescovo di Kansas City, Robert Finn, accusato anch’egli di non essere intervenuto per proteggere dei bambini da gli abusi un prete.

    Il Papa rimuove il vescovo ed il suo vice a Minneapolis per non essere intervenuti su preti pedofili

  • Catholic priest gets no prison time in Minnesota child sex abuse cases

    Catholic priest gets no prison time in Minnesota child sex abuse cases

    A Catholic priest convicted of sexually abusing a 16-year-old Minnesota girl will walk free and be deported to India immediately.

    Joseph Palanivel Jeyapaul, 60, was sentenced Monday to one year and one day behind bars—time he already served while awaiting court proceedings—after taking a plea deal last month. As part of the deal, Jeyapaul pleaded guilty to 4th-degree criminal sexual conduct in Roseau County District Court.

    Jeyapaul had been in custody since he was arrested in his home country of India in March 2012 to face criminal charges he sexually abused two girls while serving as a priest in the Catholic Diocese of Crookston in 2004 and 2005.

    The conviction coincided with the Monday resignation of John Nienstedt, the archbishop of the Archdiocese of St. Paul and Minneapolis, which came 10 days after criminal charges were brought against the archdiocese in connection to sexual abuse of youths by a former clergy member.

    There was no conviction in a second case against Jeyapaul, in which he was charged with two counts of 1st-degree criminal sexual conduct. In that case, charges were filed in 2006 after Megan Peterson, who has spoken publicly about the alleged abuse, accused Jeyapaul of sexually abusing her when she was 14 and 15 years old in 2004 and 2005.

    Prosecutor Heidi Fisher Davies said she dropped the charges in that case because “there were issues that arose that would have made it very difficult to get a conviction.”

    She declined to discuss any specifics, saying the information that led to the dismissal is confidential under Minnesota law.

    <p class=’subhead’>Initial incident

    Fisher Davies spoke on behalf of the unidentified victim Monday, saying the victim was hesitant to give a statement in front of Jeyapaul.

    She did not want to disclose personal information to him, Fisher Davies said, as she had done before he assaulted her.

    Fisher Davies said Jeyapaul had exploited information the victim had disclosed to him, such as the fact the girl wanted to become a nun, to get closer to her in 2005.

    The girl first met Jeyapaul on a bus ride to a conference in 2005 when she was 15 years old, where they talked about her interests and aspirations, according to court records.

    She told police that shortly thereafter Jeyapaul began calling her at her home and telling her he would marry her if he were younger, court records say.

    Then, on her 16th birthday, Jeyapaul forced her to touch him, kissed her and pulled her on top of him while at his home in Greenbush, Minn., she told police.

    The girl also told police Jeyapaul later sent her emails asking for forgiveness and declaring his innocence, according to court records.

    Fisher Davies pointed to witness testimony and the emails sent between Jeyapaul and the victim as evidence leading to Jeyapaul’s conviction in the case.

    She said the victim’s mother had kept “a really good record of what happened,” including copies of emails sent between Jeyapaul and the victim.

    The mother had also overheard phone conversations between Jeyapaul and the victim.

    A friend of the victim also noticed red flags, Fisher Davies said.

    <p class=’subhead’>’This hurts’

    Meanwhile, Peterson expressed frustration with the dismissal of the criminal case in which she was the victim.

    “The truth is, this hurts,” she wrote in a statement posted on the website of the advocacy group Survivors Network of Those Abused by Priests, or SNAP. “There are moments when it doesn’t feel fair or right at all. Moments when it is hard to swallow and even harder to breathe. When the full weight of this comes barreling at me like a freight train, hits and knocks me down.”

    At the same time, she also expressed relief that Jeyapaul has been exposed as a pedophile.

    “I’m grateful he’s a convicted felon at this point,” she said by phone.

    But Peterson and other members of SNAP also voiced concern about what will happen when Jeyapaul returns to India.

    “We worry now about the safety of girls in India near Fr. Jeyapaul,” SNAP in a news release said. The organization urged Catholic leaders in the U.S. and India to warn the public about Jeyapaul and other predatory priests.

    Jeyapaul was an administrator of Blessed Sacrament Catholic Church in Greenbush, St. Joseph’s Catholic Church in Middle River, Minn., and St. Edward’s Catholic Church in Karlstad, Minn., in 2004 and 2005.

    http://www.grandforksherald.com/news/crime-and-courts/3766714-catholic-priest-gets-no-prison-time-minnesota-child-sex-abuse-cases

  • “COPRÌ CASI DI PEDOFILIA”: L’ARCIDIOCESI DEL MINNESOTA SOTTO ACCUSA

    “COPRÌ CASI DI PEDOFILIA”: L’ARCIDIOCESI DEL MINNESOTA SOTTO ACCUSA

    Secondo le autorità, i vertici locali della Chiesa cattolica ignorarono per anni le segnalazioni su un sacerdote poi condannato a cinque anni per abusi su due minori e sotto accusa per un terzo caso 

    Ramsey (Minnesota) 06 giugno 2015 L’arcidiocesi della Chiesa cattolica del Minnesota è stata incriminata dalle autorità dello Stato per aver coperto una serie di casi di abusi sessuali su minori da parte di un sacerdote. Ad essere sotto indagine sono i leader religiosi locali, che non avrebbero affrontato una serie di report interni in cui si parlava della questione. Le accuse  I reati contestati all’arcidiocesi sono sei, tra cui quello di non aver protetto i bambini e quello di aver gestito male il caso di pedofilia venuto alla luce anni fa riguardante il reverendo Curtis Wehmeyer. Il religioso alcuni anni fa ha riconosciuto di essere colpevole e di aver molestato due bambini. Per questo motivo è stato condannato a cinque anni di carcere. L’uomo è accusato anche di molestie nei confronti di un terzo minore in Wisconsin.   Anni di silenzio  L’annuncio dell’incriminazione è stato fatto dai procuratori della contea di Ramsey, secondo i quali i vertici dell’arcidiocesi avevano ricevuto numerose segnalazioni a proposito della condotta di Wehmeyer ma non erano intervenuti in alcun modo né avevano riferito nulla alle autorità fino al 2012, cioè a distanza di molti anni. La multa massima prevista per ciascuno dei sei capi d’accusa è di tremila dollari. Al tempo stesso le autorità dello Stato hanno presentato una procedura civile contro l’arcidiocesi con l’intento di evitare che in futuro avvengano casi simili.

    http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/pedofilia-chiesa-Minnesota-sotto-accusa-sacerdote-molestie-minori-744db7f1-3d1a-4c3f-8971-af300323da2f.html

  • Il «mea culpa» dei vescovi del Canada per le violenze ai nativi

    Il «mea culpa» dei vescovi del Canada per le violenze ai nativi

    L’arcivescovo di Ottawa Prendergast alla «marcia della riconciliazione» con inuit e metis sulle «scuole residenziali» dove 150mila bambini vennero strappati alle famiglie.

    In Canada è giunta al termine dei suoi lavori la Commissione per la Verità e la Riconciliazione sulle «scuole residenziali», gli istituti gestiti da Chiese cristiane dove – a partire dalla metà dell’Ottocento e per quasi tutto il XX secolo – il governo federale trasferì forzatamente circa 150mila bambini delle tribù native per perseguire la politica dell’assimilazione forzata. Per domani è attesa la presentazione del rapporto finale, con i racconti dettagliati delle violenze subite e il numero sconvolgente di almeno 6mila bambini morti in queste strutture. Ma già ieri a Ottawa si è svolta una «marcia della riconciliazione» per riconoscere la verità di una barbarie che solo a partire dagli anni Ottanta in Canada si è cominciata a riconoscere come tale. E tra le migliaia di persone che hanno preso parte alla marcia di Ottawa c’erano anche l’arcivescovo cattolico della città, monsignor Terrence Prendergast e una rappresentanza ufficiale dei vescovi canadesi.

    Quella delle violenze nei confronti dei piccoli inuit e metis strappati alle loro famiglie per farli diventare «veri canadesi» è una pagina nera della storia di tutto il Canada: già nel 2008 il premier Stephen Harper aveva presentato scuse formali alle comunità aborigene per questa vicenda, avviando il processo della Commissione per la Verità e la Riconciliazione. Questo organismo ha raccolto le testimonianze delle vittime di questo sistema, protrattosi fino ad anni recentissimi (l’ultima delle «scuole residenziali» è stata chiusa nel 1996). Ed è una vicenda che ha chiamato in causa in prima persona anche la Chiesa cattolica che – forte della sua tradizione in ambito scolastico – gestiva molte di queste strutture. E sotto accusa non c’è solo il fatto di aver collaborato con il governo federale in quest’opera di sradicamento della cultura nativa, ma anche i casi non isolati di violenze fisiche e psicologiche gravissime – compresi abusi sessuali – commessi nei confronti di questi piccoli all’interno delle scuole.

    «Guardiamo al passato e chiediamo perdono», ha scritto l’arcivescovo di Ottawa in una lettera pastorale indirizzata alla sua diocesi in occasione della «marcia della riconciliazione». «Molte delle scuole residenziali erano gestite da enti cattolici e riconosciamo di avere una responsabilità morale in ciò che è successo, insieme all’obbligo di pentirci per questi errori. Con la vostra consapevolezza di questa vicenda – ha aggiunto Prendergast rivolgendosi ai fedeli – con la vostra presenza agli eventi e con la preghiera, aiuterete la Chiesa nel suo desiderio di collaborare con le comunità aborigene per costruire un futuro condiviso nel rispetto reciproco».

    In questo stesso percorso di presa di coscienza e purificazione della memoria da parte della Chiesa canadese, va anche ricordato che nel 2009 in Vaticano era già avvenuto un incontro tra papa Benedetto XVI e il «Grande capo» dell’Assemblea dei nativi del Canada, Phil Fontaine, organizzato dall’allora presidente della Conferenza episcopale canadese, monsignor James Weisgerber. In quell’occasione – spiegò un comunicato della Sala stampa vaticana – Ratzinger manifestò «il suo dolore e l’angoscia causata dalla deplorevole condotta di alcuni membri della Chiesa» in questo sistema delle scuole residenziali, aggiungendo che «atti di abuso non possono essere mai tollerati nella società» e pregando perché le vittime potessero ricevere conforto.

    http://www.lastampa.it/2015/06/01/esteri/vatican-insider/it/il-mea-culpa-dei-vescovi-del-canada-per-le-violenze-ai-nativi-DuOyLqfB63TaAil5cmwbZI/pagina.html

  • Educazione sessuale, si va avanti

    Educazione sessuale, si va avanti

    Gli Stati hanno respinto l’iniziativa che ne chiedeva l’abolizione – Insegnamento ritenuto indispensabile per proteggere i minori contro gli abusi

    BERNA – È bastata poco più di mezz’ora oggi al Consiglio degli Stati per respingere (37 voti a 1) l’iniziativa popolare “Protezione dalla sessualizzazione nella scuola dell’infanzia e nella scuola elementare”. Per il plenum, questo tipo di insegnamento è indispensabile per proteggere i minori contro gli abusi, le malattie trasmissibili e le gravidanze indesiderate.

    I “senatori” hanno seguito le raccomandazioni della commissione preparatoria che aveva bocciato questa modifica costituzionale per 11 voti e un’astensione. Il Consiglio nazionale aveva già raccomandato la bocciatura di questo testo per 134 voti a 36 durante la sessione primaverile delle Camere federali. Il dossier è pronto per le votazioni finali

    L’iniziativa vuole abolire l’educazione sessuale per i bambini di età inferiore ai 9 anni. Stando al comitato promotore – di cui fanno parte anche la consigliera nazionale Roberta Pantani (TI/Lega) e il banchiere privato ticinese Michele Moor (ex candidato PPD al Consiglio nazionale nel 2007 ed ex presidente dell’UDC di Lugano) – la scuola materna dovrebbe fornire al massimo un corso destinato alla prevenzione degli abusi mentre l’educazione sessuale dev’essere di competenza esclusiva dei genitori.

    A partire dai 9 anni possono invece essere impartite lezioni facoltative di educazione sessuale. Corsi obbligatori sulla sessualità dovrebbero essere invece riservati soltanto a ragazzi di 12 anni e più nell’ambito delle lezioni di biologia, destinate alla “trasmissione di conoscenze sulla riproduzione e lo sviluppo umani”.

    Per la maggioranza dei “senatori”, sostenuti dal consigliere federale Johann Schneider-Ammann, l’iniziativa rappresenta un’ingerenza nelle competenze dei cantoni in materia educativa e va contro il loro obbligo costituzionale di provvedere al benessere e all’integrità dei fanciulli.

    Diversi oratori hanno messo in rilievo i benefici di queste lezioni che mettono in guardia dalle malattie trasmissibili e dalle gravidanze indesiderate. Se la Svizzera può vantare un basso tasso di gravidanze non volute ciò è da attribuire ai benefici delle informazioni trasmesse a scuola, hanno sostenuto diversi “senatori”.

    Per Liliane Maury-Pasquier (PS/GE), è illusorio pensare che tutti i genitori siano competenti in materia di educazione sessuale. Questo tipo di insegnamento, impartito con metodi che rispettano l’età degli allievi, vuole aprire gli occhi dei bambini sulle malattie sessuali, le gravidanze indesiderate e gli abusi, molti dei quali avvengono proprio nella cerchia famigliare. “Non facciamo dei bambini degli struzzi”, ha esortato la consigliera agli Stati ginevrina.

    Per la liberale-radicale argoviese Christiane Egerszegi-Obrist, l’iniziativa rappresenta un salto all’indietro di un secolo, quando parlare di sesso era tabù. Oggi, tuttavia, i tempi sono cambiati: immagini a forte connotazione sessuale, o pornografica, sono disponibili dappertutto. “Per questo la scuola, assieme ai genitori, ha il compito di mettere in guardia i bambini, specie da chi tenta di adescarli via Internet”, ha sostenuto la “senatrice” PLR, aggiungendo che sono “ormai superati i tempi del classico uomo cattivo che offre le caramelle”.

    Per il consigliere federale Johann Schneider-Ammann, oltre a misconoscere il buon lavoro di prevenzione operato dall’educazione sessuale a scuola, l’iniziativa viola il principio della pari opportunità: non tutti i fanciulli crescono in un ambiente protetto, ha fatto notare il ministro bernese.

    http://www.cdt.ch/svizzera/politica/132002/educazione-sessuale-si-va-avanti.html

  • Abusi dei Gesuiti sui nativi americani: ora è ufficiale e provato!

    Abusi dei Gesuiti sui nativi americani: ora è ufficiale e provato!

    Sui libri di storia ci insegnano che Cristoforo Colombro ha “scoperto” l’America, come se si trattasse di una scoperta scientifica, come se fino a quel momento il continente americano non fosse esistito, come se avesse iniziato a vivere con l’arrivo di Cristoforo Colombo. Che certamente non era un benefattore.

    Le americhe ed i nativi americani facevano la loro vita, sicuramente più arretrata tecnologicamente, ma non meno valida. I nativi americani erano un popolo felice, e sopratutto viveva in armonia con la natura ed il regno animale, dal quale traevano sostentamento e tutto quello di cui abbisognavano.

    L’arrivo degli europei sancì per i nativi americani l’inizio di uno sterminio, un bagno di sangue unilaterale. I film dove gli indiani assaltano i treni, ed i “bianchi” si difendono, sono pura fantasia, propaganda letteraria. Da subito gli europei portarono nelle americhe malattie fin’ora a loro sconosciute, violenze e crudeltà gratuite.

    Ma il calvario dei nativi americani, ormai relegati in ristrettissime “riserve“, non finirono con la nascita degli USA. Le discriminazioni sono proseguite fino all’epoca odierna.  E tra i “carnefici”, ci sono i gesuiti. Se fino a poco tempo fa questa era una “voce”, una delle tante verità non provate e confermate, adesso pur a distanza di molti decenni, è tutto compravato dagli atti.  E l’Ordine dei Gesuiti dell’Oregon ha accettato di risarcire centinaia di indiani che erano stati abusati da bambini, con una pioggia di milioni di dollari: ben 166 milioni.

    Abusi subiti tra il 1940 ed il 1970 dai nativi che hanno frequentato scuole gestite dall’Ordine in Alaska, Idaho, Montana, Oregon e nello stato di Washington. In particolare, secondo l’accusa, l’Ordine dei Gesuiti aveva la consuetudine di inviare i sacerdoti che creavano problemi (o che si erano resi protagonisti di abusi) nei luoghi più sperduti, o all’interno delle riserve, dove in alcuni continuavano a molestare. Anzi, essendo luoghi arretrati e meno controllati, erano persino facilitati!

    Veritanwo

  • Pedofilia: il Papa espelle un prete in Spagna

    Pedofilia: il Papa espelle un prete in Spagna

    Prosegue la linea dura del Papa contro la pedofilia. In Spagna Bergoglio, ha espulso dallo stato clericale un sacerdote che aveva commesso abusi su minori.

    Lo ha comunicato ufficialmente oggi l’arcidiocesi in una nota in cui riferisce: “Papa Francesco espelle dallo stato clericale il sacerdote Jesus Maria Menendez Suarez”, conosciuto come Padre Chus.

    In seguito ad una serie di accuse nei confronti del sacerdote in questione la diocesi di Oviedo aveva chiesto un intervento alla Congregazione per la Dottrina della Fede che già nel 2014 aveva imposto nei confronti del sacerdote alcune misure cautelari. Valutati gli atti del processo, a febbraio di quest’anno l’ex Sant’Uffizio ha chiesto al Papa un provvedimento nei confronti del prelato e “il 6 marzo del 2015 – ha comunicato la diocesi spagnola toccata dalla vicenda – il Papa ha decretato l’espulsione dallo stato clericale” del sacerdote incriminato degli abusi nei confronti dei minori.

    “La comunità diocesana esprime il suo profondo dolore per i crimini che hanno portato un danno enorme, in particolare ai minori” e per il fatto che e’ stata “macchiata la santità del sacerdozio” dal prete. E per tutto questo chiede “perdono” alle vittime.

    http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=74251&typeb=0&pedofilia-il-papa-espelle-un-prete-in-spagna

  • Sacerdote accusato di abusi su bambini: il Papa lo espelle dal Clero

    Sacerdote accusato di abusi su bambini: il Papa lo espelle dal Clero

    Papa Francesco continua con la sua linea dura contro la pedofilia.

    In Spagna, riferisce l’arcidiocesi di Oviedo, il Santo Padre ha ridotto alla stato laicale “in maniera irrevocabile e inappellabile” un sacerdote accusato di abusi sessuali su minori.

     Si tratta dell’ormai ex don Jesus Maria Menendez Suarez, conosciuto come padre Chus.

    http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2015/05/29/sacerdote_accusato_di_abusi_su_bambini_il_papa_lo_espelle_dal_cle-68-420714.html