Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: World

  • PRETI PEDOFILI, I SILENZI DEL CARD. BERGOGLIO SUGLI ABUSI. UN DOSSIER DAGLI STATI UNITI

    PRETI PEDOFILI, I SILENZI DEL CARD. BERGOGLIO SUGLI ABUSI. UN DOSSIER DAGLI STATI UNITI

    KANSAS CITY-ADISTA. Il gruppo statunitense BishopAccountability.org, impegnato nella raccolta di dati riguardanti i casi di abusi sessuali perpetrati da membri della Chiesa per la costruzione di un database sul fenomeno, ha pubblicato il 12 marzo la prima analisi dell’operato di Jorge Maria Bergoglio su questo fronte durante gli anni trascorsi come arcivescovo di Buenos Aires (1998-2013) e come presidente della Conferenza episcopale argentina (2005-2011) nonché le informazioni disponibili su 42 preti argentini accusati di pedofilia (il materiale è accessibile al sito http://www.bishop-accountability.org/Argentina/). Ne ha dato notizia il settimanale Usa National Catholic Reporter (12/3).

    Il quadro che ne emerge è sconcertante: sostanzialmente, mentre i vescovi degli Usa e europei affrontavano lo scandalo, Bergoglio, pur in analogo contesto, sarebbe rimasto in silenzio. «Non ha pubblicato documenti, non ha fatto nomi di preti accusati, non ha tenuto registri dei preti accusati, non ha elaborato una politica di gestione degli abusi, nemmeno ha pronunciato una espressione di scuse nei confronti delle vittime».

    Nelle sue numerose omelie e dichiarazioni (archiviate e accessibili  sul sito dell’arcidiocesi di Buenos Aires), spiega BishopAccountability, l’allora arcivescovo di Buenos Aires ha correttamente attaccato la corruzione del governo, l’iniqua distribuzione della ricchezza, il traffico sessuale: sugli abusi sessuali da parte del clero, nemmeno una parola. Nel libro Il cielo e la Terra, d’altronde, Bergoglio afferma che il problema, nella sua diocesi, non è mai esistito: «Nella diocesi non mi è mai accaduto, ma una volta un vescovo mi ha telefonato per chiedermi cosa doveva fare in una situazione di questo tipo e gli ho detto di togliere all’interessato le licenze, di non permettergli di esercitare più il sacerdozio e di avviare un giudizio canonico».

    Non è plausibile, commenta il gruppo, che Bergoglio dal 1992  – quando fu nominato vescovo ausiliare di Buenos Aires, prima di diventarne arcivescovo sei anni dopo – al 2013 non abbia mai dovuto occuparsi di un prete pedofilo, mentre nel mondo «decine di migliaia di vittime denunciavano alla Chiesa gli abusi subiti». In base ad un’analisi comparativa con i dati emersi negli Usa e in Europa, la stima presunta dei preti pedofili nell’arcidiocesi di Buenos Aires si aggira, secondo BishopAccountability, per il periodo 1950-2013, intorno ai 100 casi, e di questi almeno un decimo doveva essere noto alle autorità della Chiesa. Bergoglio compreso.

    Il ruolo di Bergoglio in 5 casi di abuso

    Nell’arcidiocesi, poco o nulla è emerso in superficie, mancando gli elementi che altrove avevano dato il via allo svelamento del fenomeno: azioni civili delle vittime, investigazioni della Chiesa e indagini governative. Solo un prete di Buenos Aires, Carlos Maria Gauna, è stato pubblicamente accusato, ma nei quattro casi oggi più noti di religiosi o di preti pedofili di altre diocesi – p. Julio César Grassi, p. Rubén Pardo, p. Fernando Enrique Picciochi e p. Mario Napoleon Sasso –  «vi è la prova che Bergoglio», presidente dei vescovi argentini, «deliberatamente o inconsapevolmente, ha frenato le vittime intenzionate a denunciare e a perseguire i loro aggressori». Vittime che, riporta il gruppo, «affermano di aver cercato, invano, l’aiuto del cardinale», secondo quanto riportato dalWall Street Journal (8/4/13), che afferma pure che, stando a un portavoce della diocesi di Buenos Aires, Bergoglio avrebbe «rifiutato di incontrare le vittime». Grande ritardo, inoltre, per l’elaborazione delle linee guida che devono stabilire la politica di gestione dello scandalo: richieste dal Vaticano nel 2011, la loro elaborazione fu rimandata dalla Conferenza episcopale argentina, tanto che sono state pubblicate solo lo scorso aprile; anche questo elemento spinge BishopAccountability ad affermare che la Chiesa argentina, nella gestione degli abusi, è stata «tra le meno trasparenti nel mondo».

    Ecco la sintesi della gestione di Bergoglio dei cinque casi noti, per i quali BishopAccountability fornisce, sul sito, i link alle fonti.

    P. Julio César Grassi:  nonostante fosse stato condannato nel 2009 per molestie su un minore, Bergoglio commissionò uno studio riservato per convincere i giudici della Corte suprema argentina dell’innocenza del religioso. Tale intervento è ritenuto il motivo per il quale Grassi restò in libertà per quattro anni dopo la sua condanna. È stato incarcerato nel settembre 2013.

    P. Rubén Pardo: nel 2003 un prete confesso pedofilo malato di Aids era tenuto nascosto alle autorità civili in un vicariato dell’arcidiocesi di Buenos Aires, all’epoca guidata da Bergoglio, dove faceva il confessore dei bambini e insegnava in una scuola. Nello stesso vicariato, a quanto sembra, viveva un vescovo ausiliare di Bergoglio. È altamente improbabile che Pardo vivesse e esercitasse il suo ministero senza l’approvazione di Bergoglio.

    P. Fernando Enrique Picciochi: una vittima, dopo aver scoperto che il prete che aveva abusato di lui era fuggito negli Stati Uniti per eludere l’intervento delle autorità civili, si rivolse a Bergoglio perché fosse tolto il sigillo della segretezza imposto dalla congregazione religiosa di appartenenza del sacerdote. Incontrò il segretario privato di Bergoglio e il suo vescovo ausiliare, mons. Mario Poli. Nessuna risposta.
    P. Mario Napoleon Sasso: nel 2001 Sasso, dopo una terapia in un centro gestito dalla Chiesa, al termine della quale fu definito soggetto pedofilo, venne nominato pastore di una parrocchia di persone disagiate. Nel 2002-2003, abusò di 5 bambine. Nel 2006, mentre egli era in carcere ma senza essere ancora stato condannato, i genitori delle bambine avrebbero chiesto invano un incontro con Bergoglio.

    P. Carlos Maria Gauna: prete arcidiocesano sotto la diretta supervisione di Bergoglio, nel 2001 fu accusato di molestie da due bambine. Bergoglio disse che se ne sarebbe occupato. Gauna è ancora attivo nell’arcidiocesi come cappellano ospedaliero: «Ciò potrebbe indicare – afferma BishopAccountability – che Bergoglio considerava le accuse credibili ma decise di trasferirlo piuttosto che allontanarlo dal ministero».

    «Francesco ha davvero la volontà di risolvere questo problema catastrofico?», si chiede la condirettrice di BishopAccountability Anne Barrett Doyle, molto irritata dalle affermazioni fatte da Bergoglio sulle pagine del Corriere della Sera del 5 marzo scorso, in cui affermava che «la Chiesa cattolica è forse l’unica istituzione pubblica ad essersi mossa con trasparenza» e ciononostante  «è la sola ad essere attaccata». (ludovica eugenio)

    http://www.adista.it/?op=articolo&id=53716

  • Intervista a João Oliveira: “I capi della multinazionale hanno scelto di eliminare l’argomento”

    Intervista a João Oliveira: “I capi della multinazionale hanno scelto di eliminare l’argomento”

    João Paulo Gomes de Oliveira, 38 anni, è un medico veterinario e ha lavorato in cooperazione internazionale e sviluppo dal 2001. È stato membro di organizzazioni nazionali e internazionali di diversi paesi.

    Quando, nel 2010, è stato posto come insegnante dal Centro polivalente Dehon a Gurúè, in Mozambico, come parte di un programma dell’allora Istituto portoghese per il supporto allo sviluppo (IPAD), finanziato dal Ministero degli Affari Esteri, coinvolgendo i sacerdoti responsabili del centro e un orfanotrofio nelle vicinanze.

    Cosa ti ha spinto a presentare un reclamo? 
    Soprattutto la gravità della situazione. Quando mi sono iscritto alla scuola e gli studenti hanno capito che non ero imparentato con i preti [il preside della scuola e il capo di un orfanotrofio in Gurúè], ho iniziato ad avere sospetti, a notare fatti e comportamenti strani come le guardie armate alla porta dell’orfanotrofio. Quando sono stato avvicinato da un alunno angosciato e disperato che voleva scappare, ma non aveva nessun altro posto dove andare, l’ho affrontato e ho ricevuto un racconto spaventoso di quello che stava succedendo.

    I due sacerdoti – Ilario Verri e Luciano Cominotti – vengono indagati in Italia esclusivamente sulla base della loro denuncia? 
    Non posso dire Ma è noto che il mio reclamo è stato preso sul serio e sufficientemente sostanziale e ben fondato per essere stato rinviato dal sistema giudiziario all’ufficio del pubblico ministero in Italia e meritato diversi mesi di indagini. Sono stato chiamato dalla procura italiana a testimoniare su questi preti, che è accaduto lo scorso settembre.

    Che prove hai presentato? 
    Le prove sono state presentate alle autorità competenti e sono oggetto di indagine. Non sarà un processo facile data la natura del crimine, i limiti delle istituzioni in Mozambico e, nel caso della procura italiana, la barriera linguistica. Questo caso sottolinea la responsabilità criminale della Chiesa cattolica e l’importanza della giustizia secolare nel risolvere questi casi semplicemente perché sappiamo tutti che la giustizia, la polizia e la libertà di stampa funzionano solo in una parte ristretta del mondo. Ed è proprio nell’altra parte che la maggior parte dei bambini non è protetta. È molto importante che la Chiesa cattolica si assuma le sue responsabilità e prenda misure per l’effettiva protezione dei bambini.

    Ha riferito la situazione ai suoi superiori all’IPAD. Cosa ti aspettavi che facessero? 
    Il crimine riferito al Ministero degli Affari Esteri [da cui dipendeva l’IPAD] è un crimine che viola le convenzioni internazionali sui diritti umani firmate dallo Stato portoghese. Si spera che lo Stato portoghese non trascuri la sicurezza delle vite umane, specialmente quando parliamo di bambini svantaggiati nei paesi fratelli. Se ci sono sufficienti indicazioni per indagare sulla giustizia di due paesi stranieri, è incomprensibile per la negligenza dell’AMF responsabile degli stessi fatti, che hanno semplicemente scelto di cancellare l’argomento.

    I due paesi – Italia e Mozambico – hanno giurisdizione giudiziaria. Il Portogallo no, perché non erano né le vittime né il presunto agente del crimine portoghese. 
    In ogni caso, dal momento che l’insegnamento è l’obiettivo principale della cooperazione portoghese nel PALOP, questa procedura solleva seri interrogativi sulla procedura del MAE quando vengono a conoscenza situazioni analoghe. La scuola in cui lavoravo non era mai stata visitata da nessuno dei miei superiori. Non era prima, durante o dopo. Chi garantisce che in altre istituzioni, che beneficiano della cooperazione portoghese, non esistano reati di questo tipo?

    https://www.publico.pt/2014/03/02/mundo/entrevista/entrevista-com-joao-oliveira-os-responsaveis-do-mne-optaram-por-apagar-o-assunto-1626571

  • Mozambico: Preti indagati con l’accusa di abuso gestiscono orfanotrofio e scuola che ha avuto il sostegno del Portogallo

    Mozambico: Preti indagati con l’accusa di abuso gestiscono orfanotrofio e scuola che ha avuto il sostegno del Portogallo

    ANA DIAS CORDEIRO 02/03/2014 – 08:38

    Una scuola del Centro Polivalente Leão Dehon ha beneficiato dell’appoggio del Portogallo mediante la collocazione di insegnanti. Uno di loro ha fatto una denuncia di sospetti abusi sessuali sui minori contro due sacerdoti italiani di quella città del Mozambico: il direttore di questo centro e il responsabile di un orfanotrofio. Il caso è oggetto di indagine dalla Procura in Italia e in Mozambico, mentre le Nazioni Unite chiedono che i preti sospettati di abusi sui minori vengano rimossi.

    NELSON GARRIDO
    “MNE ha tacitato l’argomento” “Non esiteremo nell’adottare provvedimenti”

    In quel giorno, uno dei ragazzi è stato colpito. Come chiunque abbia bisogno di riscattarsi e, allo stesso tempo, chiede aiuto. Aveva bisogno di parlare – lui e gli altri ragazzi, tutti minorenni, che hanno detto che il prete aveva costruito nell’orfanotrofio dove vivevano, una prigione per punire loro, una prigione con sbarre, come nei film.

    Spesso si sentivano osservati, anche perché si sentivano diversi: lui, e come lui gli studenti più giovani nella scuola diretta dal prete Ilario Verri, che vivevano nell’orfanotrofio del prete italiano Luciano Cominotti in Gurue, Mozambico. Si muovevano come ombre, sempre osservati e senza o quasi mai un sorriso. Essi avevano questo in comune. Questo, e la complicità di un terribile segreto.

    Questo sarebbe, tuttavia, un nuovo e differente giorno, in grado di dissipare i nebulosi sospetti che si gonfiavano ogni settimana sotto gli occhi del maestro João Gomes de Oliveira. Il veterinario era stato posto dalla cooperazione portoghese, come professore in una delle due scuole del Centro Polivalente Leão Dehon nel gennaio del 2010 in questa piccola cittá mozambicana di Zambézia, dove è stato selezionato tra i vari stagisti inviati quell’anno nell’ambito del programma Inov Mundus, finanziato dal Ministero degli Affari Esteri.

    È stato lì che ha udito della denuncia per abusi sessuali su minori contro i due sacerdoti. E lui ha presentato una denuncia relazionata alle inchieste giudiziarie attualmente in corso – una in Italia e l’altra nella Procura di Gurue in Mozambico.

    Le decine di avvisi che ha inviato alle organizzazioni internazionali dei diritti umani e dei bambini, al diretto responsabile dell’allora Istituto Portoghese di sostegno allo sviluppo (IPAD), al Console Generale del Portogallo in Mozambico, Graça Gonçalves Pereira, all’ambasciata del Mozambico nel Portogallo e dopo altri tre anni, all’ex ministro degli esteri Paulo Portas, e alle quali il PUBBLICO ora ha avuto accesso, si sono scontrate con il silenzio. Dalla Procura Generale della Repubblica, dove è stato inviata una denuncia presentata alla polizia giudiziaria, hanno risposto che, essendo questo un caso per la polizia e la giustizia del Mozambico, non potevano fare nulla.

    Per lui, più presto questo caso viene risolto, “meglio è”. La storia di questi ragazzi – alcuni orfani, altri no – è un fardello che porta da allora. “Cosa succede alle vittime di questi abusi quando crescono è una domanda alla quale nessuno mi ha saputo rispondere.”

    Dopo avere udito “lo spaventoso racconto” di due dei suoi alunni (vedere l’intervista in queste pagine), João Oliveira è stato violentemente aggredito. Mostra le sue fotografie scattate in ospedale dove è rimasto prima di lasciare per sempre Gurue. Sono stato preso a sassate sulla testa mentre guidavo la moto senza casco. “Non saprei dire chi lo ha fatto”. Ma crede che chi è stato sapeva che il maestro portoghese stava per denunciare i preti Ilario e Cominotti alla polizia di Gurue per abusi sessuali su ragazzi.

    Dovere legale e dovere morale.

    Una volta arrivato in Portogallo, sono stato ricoverato per un lungo recupero dopo l’aggressione. Nei giorni quando finalmente sono uscito, sono andato dalla polizia. La denuncia è stata accettata ed inviata al Pubblico Ministero dove è stata archiviata per “incompetenza territoriale”, nel Febbraio del 2011. “La denuncia poteva essere stata inviata immediatamente in Mozambico”, dice João Oliveira, che parla di “dovere morale” di avvisare le autoritá del paese.

    Dal punto di vista legale, essendo le vittime mozambicane e gli autori (del supposto crimine commesso in Mozambico) italiani, il Portogallo non aveva la competenza per trattare il caso, secondo i giuristi uditi dal PUBBLICO.

    La denuncia è stata sì inviata alla Procura Generale del Mozambico, ma solo due anni dopo, nel luglio 2013, “sotto la protezione della Convenzione di Assistenza Giudiziaria in materia Penale tra gli Stati Membri della Comunità dei Paesi di Lingua Portoghese” – ha confermato il PUBBLICO insieme alla PGR portoghese, che parla di “processo indipendente” e non chiarisce se questo è legato alla stessa denuncia di João Oliveira archiviata all’inizio del 2011, e non spiega il motivo per cui c’è  stato, in questo caso, un ritardo di due anni per farla proseguire per  il Mozambico.

    L’iniziativa è sorta giá dopo che la PGR portoghese ha saputo dell’apertura di un’indagine in Italia, anch’essa relazionata con una denuncia di João Oliveira che andò con i propri mezzi in Italia.

    “Sono andato in una stazione di polizia ed ho raccontato quello che stava succedendo”, ricorda. La denuncia contro i due italiani, il prete Luciano Cominotti dell’orfanotrofio, e il prete Ilario Verri, oggi direttore della scuola Centro Polivalente Leão Dehon, è stata ricevuta nell’aprile 2012.

    Due percorsi, un destino

    Ilario Verri é un prete dehoniano, in Mozambico da molti anni. Ha vissuto vicino alla frontera con il Malawi negli anni della guerra civile. Poi è andato a Maputo da dove è partito per Gurúè con l’obiettivo di ricostruire il complesso della scuola e del centro che giá esisteva dal 1969, ed era diretto dai religiosi dehoniani presenti en Mozambico dal 1968.

    Nel 1975, con l’indipendenza, il complesso è stato nazionalizzato e, nel 1994 è tornato nella provincia mozambicana della Congregazione Dehoniana, una congregazione religiosa della Chiesa cattolica, fondata dal prete Leão Dehon nel 1878 e oggi presente in decine di paesi, tra cui il Portogallo.

    Il complesso è stato ricostruito e migliorato e gli è stato cambiato il suo nome a Centro Polivalente Leão Dehon (in onore del fondatore). Comprende la Scuola di Base Industriale (una scuola professionale, corrispondente alla scuola secondaria fino al 9 ° grado) e l’Istituto Superiore Agrario (che corrisponde al livello di scuola superiore). João Oliveira è stato collocato in quest’ultimo, ma ha dato anche lezioni di computer agli studenti più giovani della scuola professionale.

    Luciano Cominotti è diocesano ed è andato a Gurue per scelta personale dopo essere stato ordinato sacerdote a Milano o già in Gurue (le informazioni differiscono tra quello che dice il prete portoghese Luciano e il prete Ornelas a Roma, a capo della Congregazione (vedi intervista in queste pagine )).

    “E’ stato militare in Italia, ha deciso per il sacerdozio e ha fatto la richiesta al vescovo di Milano. Voleva andare in missione”, ha detto al PUBLICO il prete portoghese Luciano, con responsabilità nella Congregazione dei dehoniani in Portogallo e che faceva parte di due gruppi che hanno iniziato il programma di volontariato nel Centro Polifunzionale di Gurue. “All’inizio, quando è stato ordinato prete, uno rimane nella diocesi in cui è nato. Per passare ad un’altra diocesi deve esserci un motivo”, aggiunge.

    Luciano Cominotti ha scelto Gurue, dove entrerà nei primi mesi del 2000. Nel 2004 “la sua opera esisteva giá,” dice il prete portoghese a proposito dell’orfanotrofio che è stato ingrandito a misura che il prete Cominotti ha acquisito i terreni intorno grazie al supporto e le donazioni di “benefattori italiani.”

    Due immagini dell’orfanotrofio, disponibili su Internet, mostrano a distanza quel sontuoso palazzo che si vede attraverso le cime degli alberi, come uno strano castello accanto a una piccola città dove i segni di abbandono sono visibili, le case modeste e le strade sterrate. Una di queste immagini è dotato di un testo enigmatico, non firmato, e che descrive questa casa come un “orfanotrofio maschile per i bambini”, e allora ha osservato: “Mi dispiace per la distanza delle immagini, ma in fondo può vedere uno splendido edificio. È in Gurue, con vista sul lago e dispone di strutture che sarebbero considerate eccellenti in tutto il mondo civilizzato. Non manca nulla. Viene mantenuto da sponsor che visitano le strutture di volta in volta.”

    Un prete “dedicato”

    Chi conosce l’orfanotrofio è Adérito Barbosa, un prete che era dentro perchè era “un amico del padre Luciano Cominotti”, afferma PUBLICO, prima di essere messo di fronte alla denuncia contro il sacerdote italiano e alle indagini che girano in Mozambico e in Italia.

    “Si tratta di un sacerdote dedicato, con la responsabilità nella diocesi e con il suo lavoro, come questa casa di accoglienza per bambini”, continua il prete Adérito Barbosa, coordinatore nazionale della Famiglia Dehoniana in Portogallo e Presidente dell’Associazione dei volontari laici Dehoniani, fondata nel 1999 legato alla Provincia portoghese dei Sacerdoti del Cuore di Gesù (Dehoniani) e responsabile per l’invio di insegnanti volontari per il Centro Polifunzionale Leão Dehon e altre “opere” dehoniane in Mozambico e in altri paesi.

    È questo prete che descrive l’orfanotrofio – o meglio “un centro di assistenza per i bambini bisognosi” – come un “castello”. “E’ chiuso, non entra nessuno”, continua. “È chiuso perché è privato, ci sono dei giovani all’interno. Lui [Luciano Cominotti] mette i bambini al lavoro. Alcuni fanno la guardia, altri lavorano. Sono già stato lì in diverse occasioni, l’ultima delle quali quattro o cinque anni fa” prima di confermare che il palazzo ha guardie armate e che alcuni in città parlano del “terrore “che il luogo ispira.

    L’ultima volta che sono stato in Gurué fu l’anno scorso, ma il prete Luciano Cominotti non era lì. Lui e il prete Ilario a volte andavano a chiedere soldi in Italia per le “opere” che uno e l’altro dirigono. L’opera del prete Cominotti “è per aiutare i bambini.” L’orfanotrofio avrà “circa 50 bambini”, aggiunge.

    Il PUBBLICO ha tentato varie volte di contattare Cominotti nella Diocesi, ma non ha mai ottenuto risposta, e il prete Ilario Verri nel Centro Polifunzionale Leão Dehon, ma il direttore si trovava in Italia giá da alcuni mesi “per motivi personali”.

    “I due sacerdoti sono indissolubilmente legati”, spiega João Oliveira, che crede che Luciano Cominotti ha avuto, nel passato, dei collegamenti con la Congregazione dei Dehoniani, e che ci sia un tentativo di dissociarsi, per diluire le responsabilità.

    “Puó essere che, durante questo processo, il prete Luciano e l’orfanotrofio abbiano smesso di essere dei Dehoniani. Questo è un problema di chiarire. Sanno cosa sta succedendo e, ovviamente, ci sarà all’interno dell’ordine chi si oppone e ha causato questa conveniente separazione, apparente ed esterna “, considera.

    L’orfanotrofio è più esposto a sospetti abusi sui minori rispetto alla scuola, che anch’essa non sfugge alle “voci frequenti”, come ha raccontato al Publico un altro portoghese che vive a Gurue, e riceve i visitatori nelle loro case per i volontari in un vecchio seminario convertito in pensione, e che viene descritto sul sito della scuola (con le foto delle camere e la scuola) come “una bellissima villa non lontana dal centro.”

    I sacerdoti dehoniani contattati a Lisbona e Roma dal PUBBLICO, negano la connessione, insistendo sul fatto che Luciano Cominotti è sempre stato un diocesano e svolge ruoli di responsabilità nella diocesi di Gurué – nel sito web della diocesi appare come amministratore. Loro dicono di non aver mai sentito parlare della denuncia del portoghese João Oliveira o di qualsiasi altro reclamo sul prete Ilario.
    “Ho sentito questo per la prima volta”, dice il prete Adérito Barbosa. “Ho le migliori referenze di lui e la sua opera,” afferma il prete portoghese Luciano anch’esso contattato. E su quell’ antico seminario, ora una “locanda” appartenente al Centro Polivalente, dice che “È stato ristrutturato, potenziato e migliorato per accogliere i turista, visitatori e persone legate ad imprese e al Governo”.

    Per João Oliveira, il collegamento tra i due sacerdoti è rilevante per dimostrare che una scuola che ha beneficiato del sostegno del Ministero degli Esteri portoghese mediante la collocazione di insegnanti come lui, ha servito da “facciata” per qualcosa che coinvolge le due istituzioni – orfanotrofio e Centro Polivalente Leão Dehon. E che, nonostante le sue denunce – e le indagini aperte in Italia e Mozambico – gli stessi sacerdoti, bersaglio di sospetti, continuano ad essere responsabili delle delle due istituzioni.

    João Oliveira sostiene che “È pienamente giustificata la necessità di un coinvolgimento delle Nazioni Unite in questo crimine globale” e accoglie con entusiasmo la decisione del Comitato delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo – agli inizi di febbraio – per esigere alla Santa Sede “il ritiro delle funzioni” dei preti pedofili o sospettati di esserlo, e che li consegnino alle autorità giudiziarie per le indagini (una dichiarazione che non vincolante).

    Richieste delle Nazioni Unite

    In un documento senza precedenti rilasciato un mese fa, e che il Vaticano ha criticato di “distorcere i fatti”, i periti del Comitato delle Nazioni Unite hanno notato che 400 sacerdoti sono stati espulsi dalla Chiesa cattolica nel 2011 e 2012, per le accuse di pedofilia, durante il pontificato di Benedetto XVI. Ma un’analisi approfondita del vasto dossier di denunce ricevute negli ultimi anni contro i sacerdoti cattolici in diversi paesi, ha concluso che gli abusi erano “sistematici” e che la verità sarà nota solo quando le vittime verranno ascoltate.

    João Oliveira si identifica pienamente in queste conclusioni e dice che è urgente che le vittime siano protetti per poter essere ascoltate. “Solo quando ciò accadrá, ci saranno prove” aggiunge.

    “Dopo l’aggressione che ho subìto, le vittime non parleranno mai ai sacerdoti apertamente. Era un messaggio violento ed efficace che ha messo a tacere molti testimoni”, ha scritto in una delle tante lettere che ha inviato da allora a sbloccare la situazione.

    Il medico veterinário, collocato come professore in Mozambico, afferma che questo paese si sta “convertendo in un esempio internazionale della passivitá
    della Chiesa cattolica verso il crimine della pedofilia “. Quando è stato aggredito, il suo status di funzionario in servizio per la cooperazione portoghese prevedeva che un allarme fosse stato attivato (all’Ambasciata del Portogallo in Mozambico), dai sacerdoti, perché essi sono i responsabili della scuola dove era stato collocato come apprendista Inov Mundus, con una assicurazione sanitaria che gli dava diritto ad un rimpatrio di emergenza.

    I sacerdoti non hanno avvisato e l’ambasciata portoghese è stata informato solo giorni dopo dall’Ambasciata di Danimarca, che ha appreso della situazione attraverso una funzionaria straniera che lavora in Gurue. Gli amici di João Oliveira – di diverse nazionalità – si sono alternati perchè non rimanesse mai solo nella stanza in quella vecchia Villa Junqueiro in Gurue, che non sembra un ospedale.

    “Il rimpatrio di emergenza è ben chiaro nella parte dell’assicurazione offerto nel contratto. Appena sono stato meglio, ho avvertito l’ IPAD, ho chiesto che mi portassero a Maputo, sono andato alla Ambasciata di Portogallo, dopo Johannesburg, e infine a Lisbona”, racconta João Oliveira.

    Poche o nessuna risposta

    In Portogallo, quasi non ho ricevuto risposte alle lettere inviate e alle quali il PUBBLICO ha avuto ora accesso, tra le quali all’allora ministro degli esteri Paulo Portas al quale ha scritto nel mese di aprile 2013 per accusare la cooperazione portoghese di rimanere “criminalmente silenziosa e passiva in questo problema” e avverte sul fatto che “L’MNE potrebbe essere sponsor pedofilia in Mozambico”.

    Due anni prima, ha scritto “più volte” all’allora Console Generale del Portogallo in Mozambico, Graça Gonçalves Pereira, “per chiedere aiuto per questi bambini” e le informazioni sulle istituzioni locali per un possibile “intervento”. Al PUBLICO, Graça Gonçalves Pereira detto di avere ricevuto “centinaia di reclami di portoghesi”, quando ha assunto le funzioni di Console generale a Maputo, nel 2012, e non ricordava quella specifica corrispondenza.

    E anche quando era in Gurue, ha ripetutamente messo in guardia i responsabili dell’ IPAD (ormai estinta e fusa con l’Istituto Camões). “Hanno detto che gli dispiaceva molto per quello che era successo. Non passò molto tempo fino a quando mi sono reso conto che non avrebbero fatto nulla “, spiega João Oliveira.

    “E’ stato un problema del quale la nostra gestione ha avuto conoscenza”, ha detto al PUBLICO Fernanda Catarino, una dei responsabili del Inov Mundus, e ha avuto frequenti contatti con il docente. Era con lei e con una sua superiore che João Oliveira ha da subito condiviso i suoi sospetti.

    A questo livello, nulla poteva essere fatto, dice Fernanda Catarino, ora ufficiale nel Camoes. “La questione è stata rinviata ad una considerazione superiore, alla direzione.” E’ stato l’allora presidente del IPAD, Augusto Manuel Correia, che non ha risposto alle domande inviate dal PUBBLICO.

    Anche il Camões – Istituto per la Cooperazione e la lingua (che ha assorbito l’ex IPD nel 2012) non ha chiarito al PUBBLICO quanti insegnanti portoghesi ha collocato nel Centro Polivalente Leão Dehon, ed in quali date ha dato altre forme di sostegno e quali criteri ha scelto per selezionare il Centro Polivalente e la sua scuola per l’inclusione nella lista delle entità che avrebbero beneficiato del sostegno della cooperazione portoghese.

    Già dopo aver lasciato Gurue, João Oliveira ha anche avvertito organizzazioni per i diritti umani. Human Rights Watch lo ha mandato da Amnesty International, che lo ha mandato all’ UNICEF che non ha risposto.

    La lettera che nel mese di aprile 2013, il cooperante portoghese ha scritto al vice procuratore del Dipartimento di Investigazione e Azione Penale (DIAP) per insistere sul fatto che il caso non venisse dimenticato, si è conclusa in questo modo: “Devo scusarmi per la mia insistenza, ma io conosco alcuni di questi ragazzi. Hanno un nome e poco altro. Non hanno padre nè madre o chi voglia sapere di loro. (…). La signora procuratrice può archiviare queste vite: io non lo faccio “.

    Traduzioni Roberta Pietra per Rete L’ABUSO

    Fonte https://www.publico.pt/mundo/noticia/mocambique-padres-investigados-por-suspeitas-de-abusos-dirigem-orfanato-e-escola-que-teve-apoio-de-portugal-1626570

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpwp-content/uploads/2025/02/chiesa-e-pedofilia-la-condanna-del-card-pell-in-australia-lalto-prelato-mai-sfiorato-dalla-magistratura-ecclesiastica.webpwp-content/uploads/2025/02/domenica-15-a-celle-ligure-gianluigi-nuzzi-presenta-il-suo-ultimo-libro-inchiesta-peccato-originale-interverra-francesco-zanardi-presidente-della-rete-labuso.webpwp-content/uploads/2025/02/preti-pedofili-e-adulti-complici-il-corto-di-cammuso-illumina-la-sala-farina-gesti-orrendi-camuffati-da-abito-religioso.webpwp-content/uploads/2025/02/dettagli-abusi-su-minori-in-nome-di-dio-da-piu-di-25-anni-ad-aci-bonaccorsi-la-comunita-che-plagiava-le-giovani-il-video.webpwp-content/uploads/2025/02/caso-vitale-processo-rinviato-a-dicembre-messere-a-telemolise-fatti-gravissimi-perche-commessi-da-chi-ha-una-funzione-educativa.webpwp-content/uploads/2025/02/chi-lha-visto-affronta-il-prete-che-ha-abusato-di-lui-la-risposta-preghiamo-insieme-un-caso-denunciato-dalla-rete-labuso.webpwp-content/uploads/2024/09/il-primo-film-sui-preti-pedofili-girato-a-savona-e-verona-sara-al-bari-international-film-festival-domenica-6-aprile.webp2014/02/27/moambico-le-accuse-e-larchiviazione-di-don-ilario-verri-che-calunnio-la-rete-labuso-e-don-luciano-cominotti/

  • Indagini sulla pedofilia insabbiate: dal Regno Unito un appello al Papa

    Indagini sulla pedofilia insabbiate: dal Regno Unito un appello al Papa

    Gli investigatori sui casi di abusi sessuali omessi dal Cardinale O’Brien accusano: la macchina della Chiesa blocca la verità.

     Da Edimburgo arriva un appello per il Papa Francesco: si faccia chiarezza sui casi di abusi sessuali commessi da sacerdoti e cardinali, che poi finiscono nel dimenticatoio grazie ad abili mosse di potere. A denunciarlo sono i tre preti e l’ex sacerdote che avevano smascherato gli abusi commessi dall’arcivescovo di St. Andrews ed Edimburgo, il cardinale Keith O’Brien. “La Chiesa è una macchina formidabile – confida uno di loro all’Observer – che riesce a coprire con un velo di fascino e diplomazia, casi come quello del Cardinale O’Brien, sminuito e procrastinato”.

    Nel frattempo l’arcivescovo che dovrebbe succedere O’Brien, Leo Cushley, sostiene che qualsiasi indagine a riguardo debba essere ordinata da Roma, proprio per questo i quattro uomini hanno deciso di rivolgersi direttamente a Bergoglio. Soltanto il Vaticano può decidere e mentre il tempo passa i quattro uomini che hanno denunciato gli abusi parlano di un anno traumatico: accusati di cercare vendetta e riflettori e invitati in vari modi dalla Chiesa a mantenere il silenzio. L’unico provvedimento preso dal Vaticano è stato quello di ordinare ad O’Brien di intraprendere un periodo indeterminato di “preghiera e penitenza “.

    I quattro uomini hanno inviato la lettera al Santo Padre, chiarendo specificatamente che dovrà essere consegnata al Papa in persona e a nessun altro, aggiungendo: “Se neanche Francesco parlerà delle vittime degli abusi, perché a farli è un cardinale, rimarremmo molto delusi”.

    http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=55170&typeb=0&Indagini-sulla-pedofilia-insabbiate-dal-Regno-Unito-un-appello-al-Papa

  • Zara. Don Nedjeljko Ivanov violentò centinaia di bimbi. Sospeso ma non spretato, Dalmazia. Crimini prescritti. E il prete si gode l’impunità

    Zara. Don Nedjeljko Ivanov violentò centinaia di bimbi. Sospeso ma non spretato, Dalmazia. Crimini prescritti. E il prete si gode l’impunità

    di Andrea Marsanich

    ZARA. È il primo sacerdote ad essere stato condannato per il reato di pedofilia dalle autorità ecclesiastiche croate. Don Nedjeljko Ivanov, 74 anni, è stato riconosciuto colpevole dopo un’indagine durata due anni e condotta dal tribunale ecclesiastico dell’Arcidiocesi di Zara. Lo scottante caso era stato affidato a questo arcivescovado dalmata in quanto i reati di don Nedjeljko, perpetrati tra il 1976 e il 1996, avvennero all’epoca in cui era parroco della località costiera di Bibbigne (Bibinje), una manciata di chilometri a est della città del maraschino.

    A comunicare la notizia della colpevolezza del sacerdote è stato il vicario giudiziale dell’Arcidiocesi zaratina, Zdravko Katuša, il quale ha confermato che le accuse rivolte nel 2012 all’ex parroco hanno fatto scattare l’inchiesta. «Le accuse partite da persone adulte, a quei tempi ragazzini, hanno visto i nostri giudici studiare attentamente gli argomenti – ha spiegato Katuša – sono venuti alla conclusione che don Ivanov si e’ macchiato di pedofilia ed ha una grande responsabilità morale per quanto accaduto». Il vicario giudiziale ha rilevato che la documentazione è stata inviata alla Congregazione per l’educazione cattolica che ha il compito di confermare definitivamente la sentenza. Null’altro ha voluto aggiungere l’incaricato della diocesi sulla pena inflitta a don Ivanov, che da tempo vive in isolamento nella casa sacerdotale di Zara, situata in pieno centro e circondata da alte mura.

    Da quanto è dato sapere, al prete pedofilo è stato impedito di confessare, non può avere alcun contatto pubblico e può celebrare messa soltanto ai colleghi sacerdoti. Da anni malato di diabete, don Nedjeljko (Domenico in italiano) ha molestato sessualmente centinaia di ragazzi delle scuole elementari zaratine, nella stragrande maggioranza dei casi chierichetti. Uomini ora trentenni e quarantenni hanno raccontato agli inquirenti che il sacerdote amava portarli nel confessionale della chiesa di Bibbigne, per poi toccare e accarezzare le sue giovanissime vittime, alcune delle quali ancora fortemente traumatizzate per quanto verificatosi decenni fa. Neanche l’arcivescovo di Zara, monsignor Želimir Pulji„, ha voluto specificare ai giornalisti i dettagli del verdetto, aggiungendo che nei confronti del religioso sono state adottate le misure spirituali, morali e materiali previste dalla Chiesa cattolica. È certo che don Ivanov non avrà invece alcuna conseguenza dai tribunali ordinari poiché il suo caso è caduto in prescrizione. Dall’ultimo reato commesso sono trascorsi più di 15 anni. La sua vicenda ha scandalizzato l’opinione pubblica zaratina essendo il sacerdote conosciuto nella regione: anni fa gli fu addirittura assegnato il premio per l’opera omnia del comune di Bibbigne. Ora sono in tanti a chiedere la revoca del riconoscimento.

    http://ilpiccolo.gelocal.it/cronaca/2014/0…ofilo-1.8733130

  • Los Angeles. Diocesi patteggia 13 mln di $ di risarcimento per pedofilia su 11 bimbi, 740 mln sborsati nell’ultimo decennio.

    Los Angeles. Diocesi patteggia 13 mln di $ di risarcimento per pedofilia su 11 bimbi, 740 mln sborsati nell’ultimo decennio.

    Decennio di scandali e tribunali terminato con un accordo da 13 milioni di dollari

    19 Febbraio 2014, 16:18
    L’arcidiocesi di Los Angeles ha chiuso con un accordo da 13 milioni di dollari l’ultima causa in corso per le molestie sessuali commesse dai suoi preti, chiudendo un decennio di scandali e tribunali che le sono costati in tutto 740 milioni di dollari. Le autorità hanno raggiunto l’accordo con le ultime 17 vittime la scorsa settimana, alla vigilia dell’apertura del processo contro padre Nicolas Aguilar-Rivera, che avrebbe molestato più di due dozzine di ragazzi in nove mesi nel 1987.

    Undici uomini, che all’epoca dei presunti abusi avevano tra i 7 e i 12 anni, avrebbero dichiarato in aula che “il cardinale Roger Mahony e i suoi consiglieri consentirono al prete di tornare in Messico” qualche giorno prima dell’intervento della polizia. Secondo gli avvocati degli uomini, Mahony e monsignor Thomas Curry avrebbero “attivamente messo i bastoni tra le ruote” e “fuorviato” gli investigatori del dipartimento di polizia di Los Angeles. L’accordo prevede circa un milione di dollari di risarcimento per 11 vittime e una somma inferiore per le altre sei, che sarebbero state molestate da altri preti.

    “Pensiamo che tutti questi casi siano ora alle spalle” ha detto Michael Hennigan, l’avvocato che ha difeso l’arcidiocesi. Le cause contro la Chiesa cominciarono a sommarsi nel 2002, dopo lo scoppio di uno scandalo nazionale che convinse centinaia di persone a uscire allo scoperto e a dichiarare di aver subito gli abusi dei preti. L’enorme quantità di denaro necessaria per risarcire più di 500 vittime – più alta di qualsiasi altra dovuta altrove – ha devastato finanziariamente la Chiesa di Los Angeles, che ha venduto proprietà, preso un prestito da 175 milioni di dollari e usato 115 milioni destinati alla manutenzione dei cimiteri per risarcire le vittime, secondo i dati forniti dal Los Angeles Times.

    Ultimo aggiornamento: 14 ore, 22 minuti fa

    http://america24.com/news/ultima-causa-chi…-di-los-angeles

     

  • Pedofilia. Arrestato collboratore dell’arcivescovo Jozef Wesolowski., nascosto in Vaticano

    Pedofilia. Arrestato collboratore dell’arcivescovo Jozef Wesolowski., nascosto in Vaticano

    Pedofilia: prete arrestato in Polonia, era in servizio a Santo Domingo.

    (ASCA) – Roma, 17 feb 2014 – La polizia polacca ha arrestato un prete cattolico sospettato di atti di pedofilia compiuti nella Repubblica Dominicana. L’uomo, 36 anni, identificato solo come ”Wojciech G”, prestava servizio presso la capitale dello Stato Caraibico ed era finito nella stessa inchiesta che ha riguardato il 65enne arcivescovo Jozef Wesolowski, ex inviato della Santa Sede a Santo Domingo, sospeso dalle sue funzioni nell’agosto scorso da papa Francesco che lo ha riconvocato in Vaticano. ”Wojciech G”, intervistato dai media polacchi, ha negato qualsiasi responsabilita’, sostenendo di essere stato incastrato da una banda di trafficanti di droga locali. La Chiesa cattolica in Polonia affronta proprio questo mese la prima causa civile per danni dovuta ai casi di pedofilia, con una richieste di risarcimento di 47.500 euro avanzata da un ragazzo di 25 anni, ”Marcin K”, che fu molestato da bambino. (fonte AFP). red-uda/

  • El Pais, arrestato un educatore dei Legionari di Cristo per avere abusato di un minore per sette anni

    El Pais, arrestato un educatore dei Legionari di Cristo per avere abusato di un minore per sette anni

    Per sette anni, il sorvegliante di un club giovanile dei Legionari di Cristo, a Barcellona, ha abusato sessualmente di un minore che, all’inizio della vicenda, aveva 10 anni. Il pedofilo è stato arrestato in gennaio, dopo che la vittima – che ora ha 24 anni – ha avuto la forza di presentare denuncia. La vicenda è raccontata da El Pais.

    Ogni giorno, finché il minore ha compiuto 18 anni ed è partito per l’estero, l’educatore lo sottoponeva a toccamenti, lo isolava dai suoi amici, si appartava con lui, esercitando un controllo sulla sua vita, al punto di accaparrarsi la maggior parte del suo tempo libero. L’accusato ha cinque anni più della vittima: quando la ‘persecuzione’ cominciò, ne aveva 15, era minore anche lui.

     La loro relazione, racconta El Pais, iniziò nel 1999, quando la vittima si iscrisse a un centro giovanile di attività extrascolastiche, il Puigmal a Sarrià, collegato al collegio che la congregazione ultraconservatrice dei Legionari di Cristo ha a Barcellona.

    Il compito del sorvegliante, spiega una portavoce dei Legionari di Cristo, era di accompagnare i bambini, organizzare le attività e le gite del club. All’inizio, il sorvegliante si avvicinò al minore e suscitò “una grande amicizia”, tanto che i genitori del bambino gli chiesero se potesse fare da babysitter a lui e agli altri fratelli. Ma col tempo la relazione cambiò e il sorvegliante cominciò ad abusare sessualmente del ragazzino. Andò avanti così per sette anni.

    Compiuti i 18 anni, il giovane molestato scelse di andare all’estero a studiare, in parte per allontanarsi dal sorvegliante e dalla situazione di cui soffriva. La distanza gli ha permesso di prendere coscienza dell’accaduto e di fare il passo di denunciarlo. Prima s’è confidato con colui che era il suo direttore spirituale nella comunità. In seguito, il giovane e la sua famiglia hanno presentato denuncia alla polizia catalana. Il 22 gennaio il sorvegliante è stato arrestato e poi rimesso in libertà in attesa di essere convocato dal giudice.

    La congregazione non denunciò i reati raccontati dalla vittima al suo direttore spirituale. “La famiglia non voleva: non lo facemmo per rispetto verso di loro”, spiega la portavoce dei Legionari di Cristo. Ma aggiunge che oggi la congregazione agirebbe diversamente e, anche se la vittima non fosse d’accordo, denuncerebbe i fatti per evitare altri casi.

    La settimana scorsa, un comitato dell’Onu ha denunciato che il Vaticano continua a coprire casi di pedofilia. Il giorno dopo l’uscita del rapporto, i Legionari hanno chiesto perdono per “i gravissimi e immorali abusi” del loro fondatore Marcial Maciel. È il secondo caso in una settimana di abusi sessuali in ambienti ecclesiali riferito dalla polizia catalana. Mercoledì scorso, gli agenti hanno arrestato un parroco della chiesa di Santa Rosa a Santa Coloma de Gramenet, accusato di toccamenti nei confronti di tre fratelli minori d’età, che facevano catechismo con il sacerdote.

    http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-02-11/el-pais-arrestato-educatore-legionari-cristo-avere-abusato-un-minore-sette-anni-170405.shtml?uuid=ABWd2tv

  • Brasile, tredicenne stuprata nel bagno della chiesa durante la messa

    Brasile, tredicenne stuprata nel bagno della chiesa durante la messa

    Una ragazzina brasiliana di 13 anni è stata stuprata nel bagno di una chiesa dello stato di Rio de Janeiro mentre si stava celebrando la messa. Secondo il racconto dei testimoni, la ragazzina è andata in bagno nella sacrestia della chiesa di Sao Pedro ed è stata seguita da un uomo che assisteva alla funzione dall’esterno della chiesa, osservando i fedeli.

    «Ci ha detto che quando ha aperto la porta l’uomo l’ha spinta dentro facendola cadere a terra», ha raccontato la nonna della ragazzina alla stampa locale. L’adolescente è stata ricoverata nell’ospedale di Arraial do Cabo, nella regione dei laghi di Rio.

    «È in stato di choc e ha ancora dei vuoti di memoria: è molto comune quando ragazzine di quella età subiscono violenze del genere. Anche la sua famiglia è molto provata. Nelle prossime ora la polizia proverà a interrogarla di nuovo», ha detto l’assistente sociale che segue il caso, Isabel Pimentel.

    http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/ESTERI/chiesa_bambina_violenza_messa/notizie/511796.shtml

     

  • Vescovi svizzeri. Prevenire la pedofilia col certificato penale, Basta non farsi beccare prima e i pedofili hanno via libera in seminario

    Vescovi svizzeri. Prevenire la pedofilia col certificato penale, Basta non farsi beccare prima e i pedofili hanno via libera in seminario

     Conferenza vescovi svizzeri: nuove direttive su abusi sessuali

    Mette maggiormente l’accento sulla prevenzione la terza edizione delle direttive sugli “Abusi sessuali in ambito ecclesiale” che entra in vigore domani. Le disposizioni non sono più solo emanate dalla Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS), ma anche dall’Unione dei Superiori religiosi della Svizzera.

    Per l’ammissione dei seminaristi e dei candidati agli ordini e alle comunità religiose viene chiesta ad esempio la presentazione dell’estratto del casellario giudiziale, indica oggi la CVS.

    Se i candidati preti o alla vita religiosa cambiano luogo di formazione o comunità, il vescovo in carica deve redigere un attestato di moralità all’attenzione dei futuri sacerdoti.

    Sono pure illustrate le norme penali, civili ed ecclesiastiche a cui vanno incontro gli autori degli abusi.

    31.01.2014

    http://www.gdp.ch/ats-news/conferenza-vesc…ll_tabs%block_2