Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: World

  • Usa, rimossi 5 preti per pedofilia

    Usa, rimossi 5 preti per pedofilia

    Appartegono a diocesi di Philadelphia

     L’arcivescovo di Philadelphia, Charles Chaput, ha annunciato la rimozione definitiva di cinque preti, giudicati “non compatibili con il ministero” in seguito ad accuse di molestie sessuali o comportamenti impropri. Uno di loro, Michael Chapman di 67 anni, è stato sospeso, in attesa che vengano chiarite le accuse riguardanti fatti presumibilmente accaduti 40 anni fa. Due altri sacerdoti sono stati invece assolti.

  • Portogallo, prete condannato a 10 anni per sevizie su minori

    Portogallo, prete condannato a 10 anni per sevizie su minori

    Accusato di aver abusato di almeno cinque seminaristi

    Lisbona, 2 dic. Un prete cattolico portoghese, ex vice rettore del seminario di Fundao, nel centro del Paese, è stato condannato oggi a dieci anni di reclusione senza la condizionale per sevizie sessuali su sei minori di età fra i 13 e i 15 anni. Lo hanno riportato i media locali.

    Il prete, Luis Miguel Mendes, 37 anni, è stato riconosciuto colpevole dei 19 capi di imputazione dei quali era stato chiamato a rispondere davanti al tribunale di Fundao. Il verdetto è stato annunciato al termine di un processo tenutosi a porte chiuse per proteggere le vittime, cinque delle quali, all’epoca dei fatti, erano seminaristi. Arrestato nel dicembre 2012, padre Mendes era stato da allora assegnato ai domiciliari e costretto ad indossare un braccialetto elettronico.

    Questo caso di pedofilia nella Chiesa cattolica è scoppiato a seguito della testimonianza di un quindicenne che aveva assistito alle sevizie di cui erano stati vittime i suoi compagni. L’ultimo caso di un prete cattolico perseguito e processato per pedofilia risale al 1993 quando padre Frederico Cunha fu condannato a 13 anni per l’omicidio di un quindicenne che aveva seviziato.

    Il caso di Luis Miguel Mendes ha rinnovato i sospetti che la Chiesa portoghese possa aver fatto passare sotto silenzio altri simili crimini. (con fonte Afp)

  • Abusi su minori, mandato d’arresto in Canada per prete francese

    Abusi su minori, mandato d’arresto in Canada per prete francese

    Ricercato dal 1998: i fatti contestati risalgono al 1968/70 per l’aggressione di tre minori.

    Montreal, 29 nov. (TMNews) – Un prete francese della Congregazione degli Oblati ha ricevuto un mandato di arresto in Canada per aggressione sessuale su tre minori: lo ha riferito l’ufficiale Yvonne Niego della Gendarmeria reale del territorio del Nunavut, nell’Artico.
    Padre Joannis Rivoire è ricercato dal 1998 per abusi sessuali su tre minori locali tra il 1968 e il 1970, quando era un missionario della comunità cattolica degli Oblati a Rankin Inlet, un villaggio a nord-ovest della baia di Hudson nel Canada settentrionale. “Abbiamo un mandato di arresto in buona e debita forma”, ha spiegato Yvonne Niego.

    http://plutopaperino.blogspot.it/2013/11/abusi-su-minori-mandato-d-in-canada-per.html

  • LE IMMAGINI CHOC DI UN PRETE PEDOFILO

    LE IMMAGINI CHOC DI UN PRETE PEDOFILO

    Tra alcune settimane , il processo al prete pedofilo Eric Dejaeger si terrà a Nunavut ( territorio nel nord del Canada ) . Il sacerdote è sospettato di atti di libidine multipla e stupro di bambini a partire dal 1970.
    Una troupe televisiva ha visitato il villaggio di Igoolik , dove ha fatto più di 40 vittime. Ha acquisito il filmati di repertorio terribilmente scioccantidove si vede il sacerdote giocare coi bambini sulle ginocchia, in mutande, baciandoli sulla bocca, senza che nessuno interviene, nemmeno l’autore del video.

    “Ero così spaventata che ho obbedito ”
    “Ho dovuto toccare perchè lui mi ha sempre minacciato con un coltello . Non potevo dirlo a nessuno ed ho dovuto procurargli altri bambini. Ero così spaventata che ho taciuto e ho obbedito ” dice una vittima . Per oltre 30 anni il prete ha imposto la sua legge nella comunità Inuit , dove era una figura molto rispettata . “E ‘stata la prima volta che abbiamo visto un uomo bianco , che è più di un prete “, dice un abitante.

    La Chiesa era a conoscenza delle azioni del prete , ma fu tenuto nel silenzio . Per la prima volta , i Padri Oblati nelle Fiandre riconoscono i fatti. Per anni , la congregazione alla quale apparteneva il sacerdote l’ha coperto ed ha fatto in modo che potesse fuggire dal paese . Cardinal Danneels anche lui accusato per complicità nella relazione perchè era a conoscenza del caso dal 2001, arcivescovo emerito di Malines -Bruxelles aveva ignorato una lettera in cui venivano denunciati gli abusi.

    Articolo originale in francese:

    DANS QUATRE SEMAINES, LE PROCÈS DU PRÊTRE PÉDOPHILE ERIC DEJAEGER SE TIENDRA DANS LE NUNAVUT (TERRITOIRE DES INUITS À L’EXTRÊME NORD DU CANADA). CET HOMME, ORIGINAIRE DE ROULERS, EST SUSPECTÉ DE MULTIPLES ATTOUCHEMENTS ET VIOLS SUR DES ENFANTS INUITS À PARTIR DES ANNÉES ’70.

    UNE ÉQUIPE DE TÉLÉVISION DE VTM S’EST RENDUE DANS LE VILLAGE D’IGOOLIK, OÙ IL AURAIT FAIT PLUS DE 40 VICTIMES. ELLE S’EST PROCURÉ DES IMAGES D’ARCHIVES TERRIBLEMENT CHOQUANTES. ON Y VOIT LE PRÊTRE EN TRAIN DE TRIPOTER DES ENFANTS ET EN TRAIN DE LES EMBRASSER SUR LA BOUCHE, SANS QUE PERSONNE N’INTERVIENNE, PAS MÊME L’AUTEUR DE LA VIDÉO.

    “J’AVAIS TELLEMENT PEUR QUE J’OBÉISSAIS”
    “JE DEVAIS LE TOUCHER ET APRÈS, IL ME MENAÇAIT TOUJOURS AVEC UN COUTEAU. JE NE POUVAIS RIEN DIRE À PERSONNE. ET JE DEVAIS ALLER CHERCHER D’AUTRES ENFANTS POUR LUI. J’AVAIS TELLEMENT PEUR QUE JE ME TAISAIS ET J’OBÉISSAIS”, TÉMOIGNE UNE VICTIME. PENDANT PLUS DE TRENTE ANS, L’INDIVIDU A IMPOSÉ SA LOI DANS CETTE COMMUNAUTÉ INUIT, OÙ IL ÉTAIT UNE FIGURE TRÈS RESPECTÉE. “C’ÉTAIT LA PREMIÈRE FOIS QU’ON VOYAIT UN BLANC, QUI PLUS EST UN PRÊTRE”, EXPLIQUE-T-ON LÀ-BAS.

    L’EGLISE ÉTAIT AU COURANT DES AGISSEMENTS DU PRÊTRE, MAIS S’EST MURÉE DANS LE SILENCE. POUR LA PREMIÈRE FOIS, LES PÈRES OBLATS EN FLANDRE RECONNAISSENT LES FAITS. PENDANT DES ANNÉES, LA CONGRÉGATION À LAQUELLE APPARTENAIT LE PRÊTRE L’A COUVERT ET A FAIT EN SORTE QU’IL PUISSE FUIR LE CANADA. LE CARDINAL DANNEELS EN PREND AUSSI POUR SON GRADE DANS LE REPORTAGE. AU COURANT DE L’AFFAIRE DEPUIS 2001, L’ARCHEVÊQUE ÉMÉRITE DE MALINES-BRUXELLES AURAIT ENTRE AUTRES IGNORÉ UNE LETTRE D’ACCUSATION.

    LE REPORTAGE DE TELEFACTS EST À SUIVRE CE MARDI À PARTIR DE 21H40 SUR LA CHAÎNE NÉERLANDOPHONE VTM

  • La vergognosa ipocrisia ecclesiastica protegge P. Mansour Labaky

    La vergognosa ipocrisia ecclesiastica protegge P. Mansour Labaky

    da Adista Notizie n. 34 del 05/10/2013 – 37317. BEIRUT-ADISTA. P. Mansour Labaky, prete cattolico-maronita di Beirut, nel Libano, che ha svolto il suo ministero anche in Francia, nel 1990 ha fondato “Lo Tedhal – Non temere”, un «movimento spirituale» che si «propone di essere una scuola di santità», e nel 2005 l’orfanatrofio Kfar Sama Orphanage; è conferenziere di successo; è musicista e autore di vari libri – fra questi L’enfant du Liban (“Il bambino del Libano”) – accolti sempre dal favore della stampa anche laica che ne ha esaltato qualità quali la tenerezza e la liricità, Le Monde compreso.

    Il 23 aprile 2012 è stato condannato, per reati di pedofilia e di crimen sollicitationis durante la confessione, perpetrati su almeno tre minori all’epoca degli abusi, dal Tribunale ecclesiastico dell’arcivescovato di Parigi (va detto che è stato denunciato di abusi anche su una ragazza maggiorenne). Le pene inflittegli sono state: «La privazione di tutti gli uffici ecclesiastici»; «l’interdizione di celebrare i sacramenti coram populo», ovvero in pubblico; «una vita di preghiera e penitenza in una comunità religiosa o in altro luogo», in «accordo con la Congregazione per la Dottrina della Fede»; «la perdita della facoltà di confessare»; «l’interdizione di esercitare qualsiasi forma di direzione spirituale, di partecipare a manifestazioni pubbliche o mediatiche», come «di prendere contatto con i media o con le vittime». Il sacerdote ha fatto ricorso a Roma, alla Congregazione per la Dottrina della Fede. Il 19 giugno 2013, la Congregazione – tanto si legge in una comunicazione dell’11 settembre scorso del Tribunale ecclesiastico parigino – «ha deciso di rigettare il ricorso», stabilendo che da quella stessa data, il 19 giugno, entravano in vigore le sanzioni inflitte a p. Labaky, la non osservanza delle quali avrebbe comportato per il prete la scomunica.

    Mai pena fu forse più platealmente disattesa. La Alliance Saint Antoine, associazione costituita il 17 gennaio del 2012 in rappresentanza delle vittime di p. Labaky, ha manifestato tutta la sua indignazione nel vedere che il sacerdote condannato ha assistito, il 27 giugno 2013, in forma assolutamente palese, alla presentazione di un libro del fratello Joseph nell’aula magna dell’Università Notre-Dame di Louaizé, in Libano. Occasione in cui inoltre Joseph Labaky ha tessuto pubblico elogio del fratello di cui non poteva ignorare la condanna definitiva appena inflittagli. Ma tanto più l’Alliance prova indignazione in quanto il prete, già condannato per un reato così grave, aveva preso posto in prima fila a poca distanza (precisamente sei poltrone) dal cardinale e patriarca della Chiesa maronita, Bechara Raï; ad un evento pubblico, dunque, al quale il prete pedofilo, impedito dalle sanzioni imposte otto giorni prima, non avrebbe dovuto partecipare. Le foto di tanta contiguità sono visibili non solo sul sito dell’Università (http://ndu.edu.lb/newsandevents/current/labaki/index.htm), ma anche su quello della diocesi di Beirut. L’associazione denuncia perciò «la complicità di Joseph Labaky» e la «compiacenza del presidente dell’Università Notre-Dame», ma esprime soprattutto «profonda incomprensione riguardo al card. Bechara Raï, che accetta di fare da garante con la sua presenza a questa mascherata, rendendo più manifesto il sostegno della Chiesa maronita a un prete pedofilo».

    Eppure dovevano sapere le autorità ecclesiastiche presenti, perché una simile sentenza non poteva che essere stata tempestivamente trasmessa al patriarcato e all’ordinario del luogo, l’arcivescovo di Beirut dei maroniti, mons. Paul Youssef Matar.

    L’Alliance però non vuole ascrivere «la responsabilità di questa gaffe» al patriarca, chiamando invece in causa «gli organizzatori di questa conferenza, perché – motivano – non possiamo immaginare che il card. Raï, così vicino a papa Francesco, ignori che il primo atto di governo di quest’ultimo, è stato di convocare mons. Müller, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, chiedendogli di inasprire e accelerare le procedure contro i preti colpevoli di abusi sessuali», esigendo al contempo che si facesse di «tutto per essere a fianco delle vittime, consigliarle, ascoltarle, rispettarle».

    Malgrado l’interdizione del 23 aprile, p. Labaky aveva presentato un suo intervento al ritiro annuale dei giovani sacerdoti del Libano (18-23 giugno 2012), sotto la guida di mons. Shomali, vescovo ausiliare di Gerusalemme. Ed un’altra apparizione pubblica risulta il mese prima, il 2 maggio, quando l’allora assistente segretario di Stato Usa per il Medio Oriente e l’ambasciatrice americana in Libano andarono a visitare il Kfar Sama. (eletta cucuzza)

  • La chiesa che non risarcisce le vittime dei preti pedofili

    La chiesa che non risarcisce le vittime dei preti pedofili

    La chiesa polacca è sempre più cpoinvolta dagli scnadali dei preti pedofili, per i quali si scusa, ma non è disposta a risarcire le vittime.

    NON PAGHIAMO – Pochi giorni fa il segretario dell’episcopato polacco, il vescovo Wojciech Polak, si era scusato con le vittime dei preti pedofili e aveva offerto solidarietà e supporto piscologico e terapeutico, oggi però un altro presule, Jozef Kloch, ha confermato ufficialmente che la chiesa polacca non intende pagare risarcimenti alle loro vittime.

    MONTA LO SCANDALO – Sono circa 27 i preti accusati di attività pedofile in Polonia, ai quali di recente se ne sono aggiunti altri due, tra i quali un arcivescovo, ricercati a Santo Domingo e per i quali il paese caraibico ha chiesto l’estradizione. Proprio ieri è arrivato in giudizio il primo caso nel quale è stata presentata una richiesta di risarcimento in sede penale, ma gli avvocati dell’episcopato hanno negato ogni repsonsabilità e di conseguenza ogni risarcimento.

    NON RESPONSABILI? – Il ragionamento dei vescovi polacchi e dei loro avvocati probabilmente faticherà ad affermarsi, sia perché resta aperta la via del giudizio civile, sia perché igiudici potrebbero convenire diversamente e allinearsi all’interpretazione emersa in altri paesi, nei quali la responsabilità dei sacerdoti incriminata è risultata condivisa anche dall’istituzione ecclesiastica, sia per il frote legame gerarchico al quale è sottomesso il clero, sia per i numerosi episodi di favoreggiamento e persino inquinamento delle indagini messi in atto dalle gerarchie, che hanno provocato ulteriori sofferenze alle vittime nell’evidente tentativo di difendere il buon nome dell’istituzione prima che la lor integrità dagli assalti degli orchi in tonaca.

  • Abusi su minori: rimosso il vescovo peruviano Gabino Miranda

    Abusi su minori: rimosso il vescovo peruviano Gabino Miranda

    LIMA – Abusi sessuali su minori: questo sospetto è costato il posto al vescovo ausiliare di Ayacucho (Perù), Gabino Miranda Melgarejo, 53 anni e membro dell‘Opus Dei. Il prelato è stato rimosso dal Vaticano dalle sue funzioni. La Procura di Ayacucho ha aperto un’inchiesta.

    Luis Bambarén, vescovo emerito di Chimbote, ha confermato la destituzione di Miranda e ha spiegato che “non è possibile tollerare che un vescovo ausiliare di Ayacucho abbia abusato di minorenni” e che la Chiesa stessa ha chiesto l’intervento della giustizia locale.

    Il ministro per le Donne del governo peruviano, Ana Jara, si è rallegrata con la Chiesa per la presa di posizione nel caso Miranda.

    http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-mondo/abusi-minori-rimosso-vescovo-peruviano-gabino-miranda-1672519/

  • Australia, lo scandalo pedofilia che scuote  Chiesa e Ong: vittime oltre 4.000 bambini

    Australia, lo scandalo pedofilia che scuote Chiesa e Ong: vittime oltre 4.000 bambini

    Lunedì è iniziata l’udienza pubblica della Commissione d’inchiesta sugli abusi sessuali sui minori. Coinvolte comunità religiose, orfanotrofi, scuole, Scout e organizzazioni non governative. La terribile realtà di un sistema a danno dei bambinidi TIZIANO RUGI

    SYDNEY – “Le testimonianze che stiamo ascoltando saranno uno shock per molti”. Poche parole, quelle di Peter McClellan, presidente della Commissione reale sugli abusi sessuali sui minori in Australia, sufficienti a descrivere il clima di attesa nell’opinione pubblica per quella che potrebbe essere un’inchiesta senza precedenti nella storia australiana. E avere l’effetto di uno tsunami sulle comunità e le istituzioni religiose e non religiose del Paese, dagli orfanotrofi alle scuole, dagli Scout fino ai servizi di assistenza sociale per i figli dei cacciatori arborigeni.

    I numeri sono impressionanti: almeno 4.300 i bambini coinvolti, in un arco temporale lungo decenni, ma nei prossimi mesi l’inchiesta potrebbe addirittura ingigantirsi nel caso altre vittime decidano di denunciare gli abusi del passato. A far scattare le indagini lo scorso novembre era stata una serie di scandali sessuali sui minori, con numerosi preti indagati, e l’accusa di un alto funzionario della polizia rivolta alla Chiesa Cattolica di cercare di insabbiare le indagini sugli abusi. Da ieri pomeriggio la Commissione creata dall’ex premier laburista Julia Gillard ha aperto l’udienza pubblica dei testimoni.

    E quelle che sono tornate alla luce sono storie agghiaccianti: “Centinaia di vittime hanno sofferto abusi da piccoli e nel corso della loro vita hanno avuto bisogno di costante cura psicologica per limitare i danni: alcuni hanno persino tentato il suicidio”, ha raccontato il capo della Commissione d’inchiesta. Anche perché, spesso, negli orfanotrofi e nei collegi la pedofilia si accompagnava a “incredibili livelli di violenza fisica inflitta ai bambini da adulti che avrebbero dovuto occuparsi del loro futuro”.

    Adesso la speranza è quella di un effetto domino: “E’ risaputo che il problema della pedofilia è diffuso nella comunità australiana, ma ancora è presto per stabilire quali siano gli attori coinvolti e le loro responsabilità”, ha ammesso McClellan. Infatti, sotto gli occhi della Commissione non c’è solo la Chiesa Cattolica, ma anche alcune organizzazioni non governative.

    Nella prima udienza, dopo aver ascoltato più di quattrocento testimoni, sono state raccolte prove contro gli Scout, il servizio per i figli dei cacciatori arborigeni e la residenza per bambini della Ymca di Grafton. Nella prossima udienza, invece, sarà discusso il ruolo della Chiesa Cattolica nelle procedure di sanzione avviate in seguito alle denunce di abusi. Il sospetto è che in molti casi siano state quanto meno poco zelanti. La gravità della situazione era infatti a conoscenza delle alte gerarchie ecclesiastiche.

    A settembre la Chiesa Cattolica dello stato di Victoria aveva confermato che più di 600 bambini avevano subito abusi sessuali dai preti fin dagli anni Trenta. E durante la visita in Australia nel liglio del 2008, Papa Benedetto XVI aveva incontrato alcune vittime e si era scusato in pubblico accusando i preti pedofili.

  • Pedofilia, fondi della chiesa cattolica Usa trasferiti per sottrarli alle richieste di risarcimento

    Pedofilia, fondi della chiesa cattolica Usa trasferiti per sottrarli alle richieste di risarcimento

    Il cardinale Timothy Dolan, capo dei vescovi americani, chiese al Vaticano – che autorizzò – di spostare 57 milioni di dollari in un fondo fiduciario per “proteggerli” dai ricorsi legali presentati da vittime di abusi sessuali in cui erano coinvolti 42 sacerdoti.

    Nuove rivelazioni sul fronte di uno degli scandali di pedofilia che in America vedono coinvolta la Chiesa cattolica. Alcuni file pubblicati dall’arcidiocesi di Milwaukee, in Wisconsin, rivelano come nel 2007 l’arcivescovo di allora, il cardinal Timothy Dolan – oggi arcivescovo di New York e capo dei vescovi americani – chiese al Vaticano il permesso di spostare circa 57 milioni di dollari in un fondo fiduciario. Questo – scriveva lo stesso Dolan, “per meglio proteggere questi fondi da eventuali ricorsi legali e richieste di risarcimento” presentati da vittime di abusi sessuali da parte dei sacerdoti dell’arcidiocesi.

    Dolan ha sempre respinto queste accuse, definendole “attacchi vecchi e tesi a screditare la sua immagine”. Fatto sta che il Vaticano – secondo quanto emerge dalle carte – si mosse rapidamente per dare l’ok alla richiesta dell’arcivescovo, anche se ci vollero spesso anni – scrive il New York Times – per la rimozione dei preti che si sapeva erano coinvolti in casi di abusi sessuali su minori. Dai file diffusi emerge il profilo di circa 42 sacerdoti coinvolti. Dolan fu arcivescovo di Milwaukee dal 2002 al 2009.

  • Il presidente di ‘Rete abuso’: “Filmini hard in Vaticano nella cassaforte di un notaio ticinese”

    Il presidente di ‘Rete abuso’: “Filmini hard in Vaticano nella cassaforte di un notaio ticinese”

     Il presidente dell’associazione, Francesco Zanardi, riporta alla magistratura il racconto di un imprenditore italiano che sostiene di aver preso parte a incontri sessuali.
    LUGANO – Filmati hard di festini in Vaticano sarebbero conservati nella cassaforte di un notaio di Lugano. È la dichiarazione shock che riporta questa mattina il Caffè, che ha raccolto la testimonianza di Francesco Zanardi, presidente di “Rete abuso”, un’associazione italiana che raccoglie da anni denunce di giovani vittime di sacerdoti, girandole in seguito alla polizia.
    Zanardi ha così messo in luce i fatti dei quali è venuto a conoscenza due anni fa, quando un imprenditore che lavora con la Santa Sede gli si è presentato raccontandogli storie di festini e adescamenti di ragazzi avvenuti dietro le mura del Vaticano.
    “Ho preso il suo racconto con le pinze, inizialmente con molta diffidenza – racconta Zanardi al Caffè -. Perché venire da me e perché dirmi quelle cose orribili? Mi ha risposto d’essere rimasto disgustato da quel mondo e che voleva uscire da un giro in cui era stato introdotto da un noto manager vicino alla Santa Sede. Erano i giorni in cui si parlava del Corvo in Vaticano. Ho capito, però,  che qualcosa di vero c’era”.
    Man mano che il racconto dell’imprenditore proseguiva, dettagli sempre più raccapriccianti emergevano, fornendo a Zanardi del materiale che potrebbe avere effetti devastanti per il Vaticano. “Man mano che l’imprenditore spiegava circostanze e fatti gli chiedevo dei riscontri – racconta al Caffè -. Mi ha dato numeri di telefono, fatto nomi e cognomi, in molti casi è stato davvero dettagliato. Mi ha messo anche in contatto con un ragazzo coinvolto in uno dei festini ai quali partecipavano – mi ha detto l’imprenditore, che peraltro è gay – alti prelati, di cui mi ha fornito pure nome e cognome”.
    Zanardi, molestato da bambino, si occupa da anni di pedofilia, viaggiando in lungo e in largo per l’Europa per scoprire fatti scabrosi e scovare preti pedofili, cercando di capire dove sono finiti, se sono ancora in attività e soprattutto se sono ancora in contatto con i ragazzi. Raccoglie dati, nomi e fatti verificando tutto puntualmente e trasmettendo le notizie degne di nota alla magistratura.
    Le sue ricerche vanno spesso a buon fine: è stato lui infatti a trovare nell’esilio di Pietra Ligure don Italo Casiraghi, l’ex parroco di Gordola condannato nel  2005  per atti sessuali con fanciulli. “L’ho anche filmato, e il video l’ho messo su internet, mentre celebrava la messa – racconta sempre al Caffé -. E pensare che il parroco del paese mi aveva detto che non era più in attività”.
    Questa volta la posta in gioco è alta e il rischio di incagliarsi in una bufala c’era. L’imprenditore aveva intuito che quell’uomo voleva anche delle informazioni da lui, “forse, ho pensato, per ricattare qualcuno, per estorcere soldi. Chissà? Questo l’ho pensato quando mi ha detto che alcuni ragazzini, durante le feste, hanno fatto dei video di nascosto con i telefonini. Ho chiesto quei filmati, ma non li ho mai avuti”, continua Zanardi.
    Dopo un certo tempo gli incontri con l’imprenditore sono improvvisamente cessati. Ma in seguito si rifece vivo, ammettendo che quei filmati erano stati messi al sicuro. “Mi ha detto che li aveva affidati, in due copie, uno a un notaio di Roma e l’altro ad un notaio di Lugano, perché in Svizzera è più difficile arrivare. Anche in questa circostanza mi ha fatto nomi e cognomi, e ho verificato che effettivamente quei professionisti esistevano. Tutte le indicazioni le ho passate alla magistratura di Savona, dove ha sede la nostra associazione”.
    La magistratura si è attivata aprendo un fascicolo per adescamento, in quanto il reato di violenza sarebbe stato commesso in uno Stato estero, il Vaticano appunto.
    La vicenda ha suscitato scalpore nei giornali italiani ed in televisione, e Zanardi suppone che i magistrati italiani abbiano interpellato i loro colleghi ticinesi per capire chi sia questo notaio.
    La speranza di Zanardi è che si vada a fondo in questa faccenda: “non so se questa storia sia vera e sino a che punto; questo lo dovranno dire i giudici. Io avevo uno scrupolo di coscienza ed è per questo che sono andato in procura a raccontare tutto”.
    FONTE