Brasile: protetto dalla chiesa, prete pedofilo offriva per turismo sessuale i minori a lui affidati
20 giugno 2013 Un prete italiano che gestiva un ricovero per bambini di strada in Brasile, è stato accusato di aver abusato sessualmente di ragazzi per anni e di aver favorito il turismo sessuale. Padre Clodoveo Piazza, ora lavora come missionario in Mozambico, è stato accusato insieme ad un altro ex direttore del gruppo no-profit Organizzazione Aiuto Fraterno, un gruppo privato con sede in Salvador. Lidivaldo Britto, procuratore capo dello stato di Bahia nel Brasile nord-orientale, ha detto che almeno 10 ragazzi sono stati abusati sessualmente per diversi anni, mentre Piazza gestiva il gruppo. Britto ha detto che “Piazza oggi sta lavorando con i bambini in Mozambico, e questo è preoccupante per noi. Dobbiamo avvertire la comunità internazionale, e stiamo inviando a loro una copia delle accuse per l’Ambasciata in Mozambico.
Sacerdote chileno es investigado por el Vaticano por abusos sexuales a seminaristas y menores de edad
15/06/2013 |
Las medidas cautelares fueron originadas por una investigación que se inició cuando la orden recibió la primera denuncia por abuso sexual contra Mariano Labarca, en abril del año pasado.
El Vaticano investiga al sacerdote chileno Mariano Labarca, ex superior provincial y mundial de la Orden de la Merced, quien está acusado de abusos sexuales contra ex seminaristas y, eventualmente, menores de edad, denuncias que también involucran a otros seis religiosos.
La información fue revelada por el sitio electrónico señaló que por orden de la jerarquía eclesiástica romana, el cura se encuentra recluido en un convento en Lo Cañas.
Labarca llegó al país el pasado martes 4 de junio, proveniente de Bogotá, Colombia, y de inmediato se trasladó al Convento de las Monjas Mercedarias, ubicado en la comuna de La Florida en Santiago.
El sacerdote no puede oficiar misa en público ni confesar ni reunirse con otros religiosos de la orden ni con laicos cercanos a la misma y las visitas que recibe deben ser autorizadas por los superiores de la congregación.
Las medidas cautelares fueron originadas por una investigación que se inició cuando la orden recibió la primera denuncia por abuso sexual contra Labarca, en abril del año pasado.
De acuerdo a Ciper Chile, un primer informe fue entregado en noviembre al Arzobispado de Santiago y como el documento incluye testimonios que apuntan a la posibilidad de que Labarca hubiese abusado de menores, se hizo obligatorio que la investigación partiera a Roma.
Después de seis meses, tras ser sometidas a revisión por las autoridades vaticanas del Congregación para la Doctrina de la Fe y la Congregación de los Institutos de Vida Consagrada, las denuncias contenidas en el pre-informe fueron consideradas admisibles.
Por tal razón, el jueves 30 de mayo Labarca recibió una carta donde le comunicaron que estaba siendo investigado y que el Vaticano había determinado que mientras durase la investigación, debía dejar su posición de párroco en la Iglesia de San Pedro Nolasco de la capital colombiana y volver a Chile a mas tardar el 7 de junio.
Labarca fue denunciado por un ex seminarista, quien acusa que fue abusado sexualmente por el ex superior de los mercedarios. Las pesquisas arrojaron otros testimonios que apuntan a que otro joven seminarista habría sido víctima.
Asimismo, de la indagatoria surgió la sospecha de que Labarca pudo haber abusado de menores de edad cuando ejerció el cargo de rector del colegio de la orden en Concepción. Aunque esto último no se ha comprobado, fue por este motivo que la investigación debió ser enviada a Roma.
El pre-informe remitido al Vaticano contiene otra arista compleja, pues señala que en el curso de la investigación que afecta a Labarca, han aparecido testigos y denunciantes que involucran a seis sacerdotes de la orden en conductas impropias, algunas de las cuales podrían constituir abuso de menores, informó Ciper Chile.
E’ stato nominato da papa Francesco consigliere sulla riforma dell’ amministrazione opaca della Chiesa. Chi meglio di lui?
Il Cardinale australiano George Pell è stato coinvolto in pieno in uno scandalo sulla pedofilia. Il porporato, infatti, ha ammesso di aver coperto gli abusi di numerosi sacerdoti sui minori, per paura che esplodesse uno scandalo. Il governo australiano, titolare dell’inchiesta, ha spiegato che “la motivazione principale sarebbe stata quella di tutelare la reputazione della Chiesa”.
Il cardinale Pell è uno degli otto nominati da Papa Francesco come consiglieri sulla riforma dell’amministrazione opaca della Chiesa Cattolica, ma a quanto pare era ben a conoscenza dei 620 bambini abusati da esponenti del clero australiano dal 1930 in poi, molti dei quali hanno recentemente testimoniato la loro esperienza coi sacerdoti.
Abusi sessuali e orge su bambine in un orfanotrofio cattolico (10 anni di impunitá)
PROVINCIA DE HIGUEY, REPUBLICA DOMINICANA, Preso Amontonado en la Carcel Publica de la provincia de Higuey Lugar:Provincia de Higuey Foto:Cesar de la Cruz Fecha:
Gli ultimi casi di abuso sulle bambine della Casa Infantile Cattolica Francisco Javier, di San Rafael del Yuma, Higüey sono stati registrati nell’anno 2003.
nel carcere di Higüey sono morti 136 prigionieri, tra loro vari accusati del caso dell’orfanotrofio.Acento.com.do/Archivo.
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SANTO DOMINGO, Repubblica Dominicana.- Oggi, 4 di giugno, é il Giorno Internazionale dei Bambini Vittime Innocenti di Aggressione, dichiarato dall’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU).
“Il proposito del giorno é riconoscere il dolore che soffrono i bambini in tutto il mondo che sono vittime di maltrattamenti fisici, mentali ed emozionali. Questo giorno afferma l’impegno delle Nazioni Unite di proteggere i diritti del bambino”, ha dichiarato l’ ONU.
Prendendo occasione di questa importante data, Acento.com.do ricorda che dieci anni fa la Repubblica Dominicana assisteva con stupore alla denuncia del fatto che decine di bambine e bambini sono stati violentati e sottomessi ad altri abusi, incluso essere obbligati a partecipare a riti “satanici” e omicidi, nell’orfanotrofio Casa Infantile Cattolica Francisco Javier, di San Rafael del Yuma, Higüey.
La giornalista Edith Febles, allora giornalista investigatrice del quotidiano El Caribe, ha pubblicato nel 2005 una serie di reportage su questo fatto orrorifico.
Gli abusi e le violenze sessuali sulle bambine sono state commesse negli anni 2002 e 2003. Nelle indagini del Pubblico Ministero sono stati presentati esami medici di 12 bambine, che hanno rivelato che per lo meno quattro sono state vittime di “deflorazione della membrana dell’imene” . Altre presentavano “membrana dell’ imene intatta, peró con lacerazioni e manipolazioni vaginali”.
Per dieci anni, l’ impunitá ha coperto la chiesa cattolica e coloro che avrebbero dovuto rispondere davanti alla giustizia per questi atti.
Uno degli indagati, il diacono Rigoberto de Jesús González Padial, cubano – americano, é morto nel 2006, dopo essere stato favorito da un “Non luogo a procedere”.
Altri accusati sono morti in un incendio che ha distrutto il carcere di Higüey, dove sono morti 136 reclusi. Ci sono stati seri sospetti del fatto che l’incendio sia stato provocato da parti interessate a che lo scandalo dell’orfanotrofio non venisse debitamente chiarito.
“Violentavano tutte le bambine e i bambini. E ci violentavano tutti quelli che stavano lá, nella casa…Sí; io ho visto il padre Cirilo e il padre Betances e Joel che si mettevano costumi, parrucche, gonnelline, reggiseni, magliettine; loro mettevano musica, si mettevano a ballare, violentavano bambine e uccidevano anche persone”
Dalla fine del 2005 il caso é rimasto chiuso, a prescindere da tutte le prove e le rivelazioni delle vittime, fino a che nel 2010 il Secondo Tribunale Collegiato della Camera Penale de La Altagracia ha fissato per il 22 di novembre di quest’anno l’udienza a due preti ed altri accusati di violentare sessualmente nove minorenni della casa infantile cattolica.
I giudici Sagrario del Río, presidente, Vicente Marte Jiménez ed Arístides Heredia Sena si sono decisi a processare i sacerdoti Cirilo Antonio Núñez e Ramón Antonio Betances, e i salariati ed impiegati dell’orfanotrofio Margarita Gardin vedova González, Alejandro del Rosario Divison e Rosa Elena Mota. Il diacono Rigoberto González Padial, principale responsabile dell’ orfanotrofio “La Cittá dei Bambini, San Francisco Javier”, é morto il 7 di gennaio del 2006 in una clinica di Santiago. Non é stata ancora emessa una sentenza definitiva sul caso.
L’orfanotrofio é stato chiuso. I sacerdoti riposizionati in altre responsabilitá. Il vescovo Ramó Benito de la Rosa Carpio é stato trasferito dalla Diocesi de La Altagracia all’ Arcidiocesi di Santiago de los Caballeros (in pratica, una promozione).
E intanto gli anni passano e questi crimini rimangono in una vergognosa dimenticanza, la cupola della chiesa cattolica pretende continuare ad erigersi nella direttrice morale di tutta la societá dominicana, e decidere che cosa si insegna o non si insegna sull’educazione sessuale e la salute ed i diritti di riproduzione. Appoggia anche l’ordine di imporre la mano dura (uccidere) i delinquenti di strada, mai quelli in colletto bianco.
Per testimonianza per la storia e la coscienza nazionale, qui avanti riproduciamo parte degli interrogatori eseguiti sulle minorenni violentate e torturate nella Casa Infantile Cattolica Francisco Javier, di San Rafael del Yuma, Higüey. Anche parte degli interrogatori ai sospettati e a persone relazionate con l’orfanotrofio.
I nomi delle minori sono stati omessi per ragioni legali. Avvertiamo che si tratta di un contenuto esclusivamente per lettori adulti, a causa della crudezza dei fatti narrati.
Si tratta di un documento realista, con un contenuto forte, crudo. Portanto, raccomandiamo alle persone molto sensibili che si astengano dal leggerlo.
Questi interrogatori sono stati fatti dal Tribunale della Prima Istanza di Bambini, Bambine ed Adolescenti nel Distretto Nazionale. Hanno la data del 31 di maggio del 2005, e sono stati diretti dal magistrato Carmen Mancebo, giudice presidente.
Bambina 1:
P. “Quanti anni hai?”
R. “12 anni”.
P. “Cosa faceva o diceva Rigoberto (il diacono)?”
R. “Lui chiamava nel suo ufficio (menziona il nome di 4 bambine) per domandare loro perché dicevano questo (parlare delle violenze sessuali e dei maltrattamenti). Lui le chiamava una per una.”
P. “Ricordi qual’era l’attitudine delle bambine dopo essere uscite dall’ufficio?”
R. “Dopo questo, loro hanno smesso di parlare di questo”.
P. “A cosa credi che sia dovuto che loro hanno smesso di parlare di questo, dopo che Rigoberto ha parlato con loro?”.
R. “La cosa piú sicura é che lui gli abbia detto di non dire niente”.
P. “Credi che Rigoberto credesse in quello che le bambine dicevano?”.
R. “No; lui credeva solo a me e a …., perché eravamo le piú grandi, per questo lui ci chiamava e ci domandava se era vero, e noi gli dicevamo che no, che non lo sapevamo”.
P. “Perché voi gli dicevate di no, se voi vedevate che sí, che stavano facendo danno alle bambine?”
R: “Perché loro dicevano delle feste e noi non sapevamo delle feste.”
P. “Perché non le dicevate delle violenze che dici che vedevi nella casa di Ventura?”.
R. “Joel mi diceva di non parlare”.
P. “Cosa ti diceva esattamente Joel?”.
R. “Di non parlare, che se parlavo mi avrebbe tagliato la lingua”.
Bambina 2:
P. “Cosa facevano alla figlia di ( ….) e chi glielo faceva?”
R. “Le mettevano le dita nella vulva e le davano da bere qualcosa perché dormisse. Mettevano anche le bambine a metterle le dita …”.
P. “Quante volte siete andati a fare questo che dici?”.
R. “Varie volte”.
P. “Sai dire perché hanno smesso di lavorare nella casa Dolores, Elena Marcela e Magali?”.
R.“Elena ha detto che se ne andava perché doveva operarsi un seno. Magaly se n’é andata perché io dicevo a Rigoberto che lei colpiva le bambine. Dolores, perché dicevano che lei aveva violentato … e … e Marcela se n’é andata perché ha avuto paura che dicessero che anche lei stava in questo”.
P. “Conosci Adocinda?”
R. “Sí, lei é la moglie di Ventura, che vive al lato della casa”.
P. “Quando Joel portava le bambine a casa sua a fare loro “porcherie”, dove stava Adocinda?”.
R. “Stava nella sua casa”.
P. “Lei si rendeva conto di quello che si faceva?”
R. “Sí”.
P. “Cosa faceva lei?”
R. “Lei solo guardava”
P. “Quando terminavano di violentare le bambine, cosa facevano?”
R. “Ci portavano alla casa e ci mettevano a letto”.
P. “Ricordi di aver visto animali nella casa di Ventura?”.
R. “Sí, lui aveva cavalli, vacche, porci e una cagna”.
P. “Ricordi di aver visto uno di quegli animali dentro alla casa di Ventura quando stavano violentando le bambine?”.
R. “No. Peró … diceva che Joel lo lo metteva a fare sesso con la cagna”.
P. “Chi é….?”
R. “Il fratellino di … che ha 7 anni”.
P. “Hai udito dire a una delle bambine che portavano alla casa di Ventura, che si uccidevano (sacrificavano) persone o animali?”.
R. “Sí … e … dicevano che Joel e Ventura uccidevano neonati e mettevano il sangue in una latta, e che la notte facevano una circolo fuori dalla casa di Ventura (nel patio), che mettevano una di loro in mezzo al circolo, a lato della candela, che dicevano molte cose e poi le tiravano addosso il sangue e poi si mettevano a fare “porcherie” tra loro”.
P. “Se queste bambine dicevano questo, perché non lo dicevi agli incaricati della casa?”
R. “Perché loro lo dicevano davanti a loro, a Rigoberto e Margarita”.
P. “Cosa facevano loro quando le bambine dicevano questo?”
R. “Margarita diventava come nervosa, alcune volte non poteva parlare né camminare. Rigoberto non faceva niente, rimaneva uguale”.
P. “Quante volte hai udito le bambine parlare di questo davanti a Rigoberto e Margarita?”
R. “Tutti i giorni loro parlavano di questo davanti a loro.”
Bambina 3:
P. “Spiegaci, cos’é successo?”
R. “Violazioni”.
P. “Cosa vuoi dire con “violazioni”?”.
R. “Che ci violentavano”.
P. “Chi violentava e chi violentavano?”
R. “Violentavano tutte le bambine e i bambini. E ci violentavano tutti quelli che c’erano lá, nella casa”.
P. “Puoi darci i nomi delle persone che stavano nella casa?”.
R. “Raysa, Yoly, Jesenia, Joel, Ventura, Adocinda, Caco (Charo, la mamma di Raysa), Felicia (che era innamorata di Joel), Dolores, Eliseo”.
P. “In che luogo succedevano gli abusi?”
R. “Nelle stanze delle bambine e dei bambini, nella casa di Margarita e Rigoberto, e nella casa di Adocinda e Ventura”.
P. “Quando questo succedeva nella casa di Margarita e Rigoberto, dove stavano loro?”
R. “Lí; perché era che loro (Joly e Yesenia) li ubriacavano e glielo facevano anche a loro”.
P. “Cos’ era quello che facevano a Margarita e a Roberto?”
R. “Che gli salivano sopra e cominciavano a fargli oziositá”.
P. “Hai potuto vedere il pene di Rigoberto?”.
R. “Sí”.
P. “Come ce l’aveva?”
R. “Quando lo intontivano, ce l’aveva basso; ma poi lui si svegliava e faceva finta di essere intontito e gli si alzava”.
P. “Cosa facevano a Margarita e a Rigoberto per ubriacarli?”
R. “Gli davano qualcosa da annusare o da bere”.
P. “Chi gli faceva questo?”
R. “Joly e Yesenia”.
P. “Quando loro andavano alla casa di Rigoberto, come stavano Rigoberto e Margarita?”.
R. “Dormendo”.
P. “Chi apriva loro la porta?”
R. “Rigoberto e Margarita lasciavano sempre aperta la porta di dietro.”
P. “In qualche occasione hai visto qualche persona mascherata che violentava qualcuna delle bambine?”.
R. “Sí; io ho visto il padre Cirilo e il padre Betances e Joel che si mettevano costumi, parrucche, gonnelline, reggiseni, “magliettine”; loro mettevano musica, si mettevano a ballare, violentavano bambine ed anche uccidevano persone”.
P. “Questo che ci racconti, lo hai visto o qualcuno te lo ha raccontato?”
R. “Io l’ho visto. Loro ci mettevano ad uccidere bambinie gente anziana, perché loro prendevano foglietti e li distribuivano nel quartiere perché venisse gente incinta, bambini piccoli… loro li invitavano come ad una festa.
“Il primo rituale lo hanno fatto con me, che hanno ucciso un chichí (bebé). Mi hanno messo a prenderlo tra le braccia, poi hanno messo legna, hanno fatto un fuoco, mi hanno tolto il bimbo dalle braccia. Un uomo lo ha violentato e poi lo ha ucciso infilandogli un coltello nella schiena.
“Poi un uomo e Yesenia gli hanno tolto il cuore e lo hanno buttato in una latrina, gli hanno tolto gli occhi e li hanno dati ad una donna che non so come si chiama, ma é la sorella di un’amica di Yesenia, che si chiama Jesennolie. Poi gli hanno tolto il sangue e hanno spruzzato tutti noi, ce lo hanno tirato addosso.
“Per ultimo, hanno bruciato il corpo ed hanno buttato le ceneri. Quando é terminato il rituale, le persone che stavano nel circolo si sono messi i loro vestiti perché eravamo nudi”.
“Dopo aver bruciato il corpo del bambino, é arrivata una signora incinta, l’hanno intontita e l’hanno sdraiata in un letto. Al letto hanno fatto un buco ed hanno messo un cubo sotto al buco. Poi hanno messo … una delle bambine perché la uccidesse; Joel le ha dato un coltello ma lei non la voleva uccidere e stava tremando e quindi Joel le ha picchiato sulla mano … perché le cadesse il coltello … a (la bambina) é scappato il coltello ed ha ucciso la donna.
Poi ci hanno messo (le cinque bambine) a toglierle la pelle. Dopo averle tolto la pelle, loro hanno preso la carne della donna e l’hanno fritta e l’hanno data alla gente (presente) perché la mangiassero. Le hanno anche tolto gli occhi e li hanno fritti. Le ossa le buttavano lontano”.
“Questa stessa notte hanno intontito anche un uomo ed hanno messo … perché lo uccidesse, ma neanche lei voleva uccidere, ma lo ha ucciso. All’uomo hanno tolto la pelle e gli hanno tagliato il pene. In quel luogo c’era anche … che é una bebé; lei era seduta sulle gambe di … ed hanno messo a congelare il pene dell’uomo morto e quando é diventato duro lo hanno dato alla bebé perché lo succhiasse.”
P. “Alcune delle bambine parlavano con Rigoberto e Margarita di quello che stava succedendo?”
R. “Sí, io, …, …, … e … . Loro ci hanno messo a scrivere tutto quello che succedeva, dall’inizio fino all’ultimo, abbiamo fatto cinque quaderni, lí abbiamo messo tutti i nomi delle persone che ci violentavano, tutte le cose del diavolo, tutto quello che ci facevano”.
P. “Cos’hanno fatto Rigoberto e Margarita quando voi gli avete scritto questo che dici?”.
R. “Rigoberto si suppone che stava piangendo, con le mani sulla faccia, ma stava fingendo; e nemmeno Margarita ha fatto nulla”.
P. “Dove stanno questi quaderni?”
R. “Li abbiamo lasciati lá, nella casa. Un vescovo che difendeva il padre Cirilo, ci voleva confondere, come per far sí che non parlassimo del fatto che c’era il padre Cirilo. Un giorno, il padre Cirilo e Rigoberto si volevano uccidere, perché il padre Cirilo tutti i sabati andava a dire messa nella cappella e Rigoberto non voleva che andassimo, perché io sapevo quello che stava succedendo. E Cirilo ci chiamava ma noi non andavamo, quindi Rigoberto voleva dare un pugno sui denti e una pugnalata a Cirilo, ma Alejandro lo ha afferrato e per questo non lo ha fatto”.
P. “Dici che il padre Cirilo e il padre Betances hanno partecipato nelle cose cattive che hanno fatto a voi. Quante volte li hai visti partecipare?”
R. “Due volte, nella casa di Adocinda. Loro, Betances e Cirilo, prendevano il pane della chiesa e lo portavano alla casa di Adocinda e dicevano: “Questo é il corpo di Satana” e lo passavano sul pene e la vagina di tutti noi che stavamo lí, anche delle bambine, e poi ce lo davano da mangiare a tutti. Prendevano anche il vino e lo mescolavano con pipí e ce lo davano da bere.”
P. “Cirilo e Betances hanno abusato di voi?”
R. “Sí, ci mettevano il pene nella vagina”.
P. “Questi padri vi facevano regali?”
R. “No. Quando il padre Chirlillo dava messa, quando terminava la messa, Rigoberto ci tirava delle foto nella cappella e il padre Cirilo approfittava e ci toccava i glutei, lui ci abbracciava sempre e ci sedeva sempre sulle sue gambe”.
Seconda parte:
Interrogatorio a Rigoberto De Jesús González Padial
Domanda: “Quando lei ha ricevuto la notizia delle violenze alle bambine della casa San Francisco Javier, qual’é stata la sua reazione?”
Risposta: “L’ho ricevuta il 29 di febbraio, io ero arrivato il giorno prima, ed eravamo riuniti in una festina Alejandro, Elena, Margarita, che é mia moglie, ed io, ed hanno interrotto 3 o 4 bambine dicendo a Margarita che avevano qualcosa da dirle. Quindi lei ha detto loro che era occupata, é uscita con le bambine ed é tornata, ed ha detto che quello che le avevano detto a lei lo ripetessero a noi. E le bambine ci hanno manifestato che erano state abusate sessualmente da Yesenia, la haitiana. Quindi il giorno dopo era il primo di marzo, ed io ho mandato a cercare Joel, e gli ho ordinato di dire a Yesenia di non tornare al centro a lavorare, nonostante questo lei si é presentata al centro e l’abbiamo confrontata, l’amministrazione insieme alle bambine e poi abbiamo chiamato il poliziotto assegnato al centro, capo Jenry (sic) Concepción, e l’ha arrestata mentre io e Alejandro formalizzavamo la denuncia”.
Domanda: “Cosa intende lei che fa cambiare la dichiarazione delle bambine, quando poi implicano altre persone in questo fatto?”
Risposta: “Per quello che capisco le bambine erano sotto pressione o minacciate e mentre vedevano intorno le altre persone, non si azzardavano a menzionarle”.
Domanda: “In uno scritto che lei ha passato al Ministero Pubblico di questo Distretto Giudiziale, lei attribuisce responsabilitá penali ai padri Betances, Cirilo e Antonio?”.
Risposta: “Io ho consegnato una denuncia basata sulle dichiarazioni, nomi e fatti che ci hanno dato le bambine, non posso accusare direttamente nessuno perché io non sono stato testimone di nessuno dei fatti, mi sono dedicato solamente ad informare il Ministero Pubblico perché attuasse sui fatti.”
Domanda: “Con quali intenzioni lei voleva andarsene dal paese sabendo che su di lei pesava un ordine di divieto di uscita?”
Risposta: “Perché nella mio giudizio interno credo che sia stata commessa un’ingiustizia, non so nemmeno le leggi vigenti, non sono un legale, non sono mai stato coinvolto in nessun momento della mia vita e mi sento libero”.
Domanda: “Qual’é il nome di sua moglie?”
Risposta: “Margarita Gardin De González”.
Domanda: “Lei potrebbe dire a sua moglie che a noi interessa interrogarla?”
Risposta: “Non c’é nessun problema, perché mia moglie venga al paese per essere interrogata, ma in questo momento lei non puó camminare.”
Domanda: “Quali sono i responsabili di queste violenze?”
Risposta: “Non lo so, sono solo un interlocutore di queste bambine, quello di cui sono sicuro é che sono state violentate”.
Domanda: “Peró lei crede che ci sia stato una trascuratezza vostra o degli incaricati della Casa?”.
Risposta: “No, so solo che mi hanno ingannato i miei impiegati, tra loro Joel, Yoly, Ludy e Leticia.
Domanda: “Qual’é la ragione per la quale le bambine, nell’interrogatorio che gli é stato fatto dalla Procura Generale della Repubblica, hanno menzionato il direttore di questo centro come una delle persone che hanno partecipato nelle violenze?”.
Risposta: “Nella nostra denuncia noi menzioniamo, nonostante la vergogna che ho sentito verso la mia famiglia e la societá, che le bambine ci hanno detto che anche noi siamo stati violentati sessualmente, incoscienti e drogati, ossia che ci hanno portati via addormentati.”
Domanda: “Per quale ragione é venuto in un paese come il nostro e si é collocato nel paesino di Yuma a contribuire o edificare la Casa San Francisco Javier?”
Risposta: “Per me sono cose di Dio.”
Terza parte:
Interrogatorio a Alejandro Del Rosario Divison
D.“Perché le bambine e Rigoberto dicono che lei partecipava in questi atti (violenze e torture)?”.
R.“Non lo so, dato che loro dicono che portavano anche noi addormentati a questi riti satanici.”
D. “Quale crede che sia il motivo che induce la bambina (…) a mencionare lei e sua moglie?”.
R. “All’inizio di settembre del 2003 noi abbiamo consegnato al Pubblico Ministero le informazioni che noi avevamo a nostra disposizione e abbiamo detto alle autoritá che ci aiutassero in questa situazione.”
Quarta parte:
Interrogatorio al sacerdote Cirilo Antonio Núñez
D. “Quali erano le sue relazioni d’amicizia con il padre Betances in Yuma?”
R. “Non ho mai avuto relazioni con lui lá.”
D. “Perché il diacono Rigoberto la menciona in questo fatto, il padre Betances e il padre Antonio?”
R. “Non intendo per quale ragione”.
D. “Le bambine negli interrogatori dicono che lei partecipa negli atti sessuali”
R. “Non ho coscienza di questo”.
D. “Qual’era il padre che andava al centro con una pistola?”.
R. “Non ho evidenza di questo”.
D. Lei non ha ascoltato se il diacono Rigoberto participava in questi abusi?”.
R. “No, non ho evidenza di questo”.
D. “Lei é cosciente del fatto che sono stati perpetrati abusi sessuali nella Casa San Francisco Javier?”.
R. “Sí, dovuto al fatto che portavano i certificati medici, ma non si sa se queste bambine sono arrivate al centro giá abusate”.
Quinta parte:
Interrogatorio al padre Ramón Antonio Betances De Jesús
D. “Quanti giorni visitava il centro dei bambini?”.
R. “Io sono stato lí molte poche volte. Non ho mai ufficiato una messa lí”.
P. “Il diacono Rigoberto González menziona il padre Cirilo, il padre Antonio e il ex padre Ramón Betances, é certo che voi avete partecipato negli abusi delle bambine?”
R. “Saremmo incapaci di partecipare in qualcosa cosí”.
Sesta parte:
Interrogatorio a Rosa Elena Mota
D. “Anche lei é stata abusata?”
R. “Le bambine dicono questo, ma io non lo so.”
D. “Per lei i responsabili di questi fatti stanno in carcere?”.
Vicario episcopale rimosso. Proteggeva prete pedofilo invece di allontanarlo dai bimbi
Pubblicato il 26 maggio 2013 19.14 | Ultimo aggiornamento: 26 maggio 2013 19.14
NEWARK, STATI UNITI – Il vicario generale della arcidiocesi di Newark, New Jersey, John E. Doran, e’ stato allontanato per non aver monitorato propriamente le attivita’ di un prete al quale era stato vietato di avere contatti con i bambini. Ad annunciarlo la stessa arcidiocesi dopo aver ”rinvenuto alcune debolezze operative nel sistema. I protocolli in atto non sono stati sempre osservati.
Il risultato di queste carenze e’ il fatto che sia io – scrive l’arcivescovo Jophn J. Myers in una lettera ai fedeli – sia mons. Doran riteniamo che l’arcidiocesi sara’ meglio servita con le sue dimissioni da vicario generale. Questa azione apre la strada a modifiche piu’ efficaci nella nostra funzione di monitoraggio”. A mons. Doran – riporta il New York Times – era stata assegnata la supervisione del reverendo Michael Fugee, accusato nel 2003 di aver molestato un ragazzo.
Il verdetto era stato successivamente capovolto in seguito a un errore giuridico, ma il reverendo Fugee aveva confessato alle autorita’ di aver impropriamente toccato un ragazzo e si era accordato per sottoporsi a una terapia. Nell’ambito dell’accordo raggiunto con le autorita’ della contea di Bergen, il reverendo si era impegnato a non officiare piu’ a giovani ragazzi per il resto della sua vita. A Doran era stata quindi data la responsabilita’ di sorvegliare il rispetto dei patti.
Le indagini condotte dal quotidiano del New Jersey, The Star Ledger, e pubblicate in aprile hanno pero’ rivelato che il reverendo Fugee ha continuato a lavorare con bambini e ragazzi, ascoltando le loro confessioni, partecipando a ritiri e anche pubblicando alcune sue foto con i ragazzi sulla sua pagina Facebook. Rivelazioni che hanno costretto il reverendo Thomas Triggs, della chiesa di Colts Neck dove Fugee partecipava ai ritiri giovanili, a dimettersi. L’arcivescovo Myers ha invece continuato a difendere la gestione del caso fino alla scorsa settimana, quando padre Fugee e’ stato arrestato per aver violato l’accordo con le autorita’.
Papa mette in punizione il cardinale O’Brien, dovrà abbandonare la Scozia e andare in ritiro Il religioso – che ha ammesso le molestie sessuali nei confronti di giovani seminaristi – ora viene trasferito e destinato a un percorso di penitenza. Gli era già stato impedito di prendere parte al Conclave. Monito di Bergoglio ai vescovi: “No al carrierismo”
Papa mette in punizione il cardinale O’Brien, dovrà abbandonare la Scozia e andare in ritiro.
CITTA’ DEL VATICANO – E’ stato costretto a rinunciare al conclave. Ora, per volontà di Papa Francesco, subirà una punizione esemplare. Il cardinale scozzese Keith O’Brien – che ha ammesso la sua responsabilità per molestie sessuali compiute nei confronti di seminaristi nell’arco di trent’anni – dovrà lasciare la Gran Bretagna e andare in un ritiro di preghiera. “Per le stesse ragioni per cui decise di non prendere parte all’ultimo Conclave – afferma ora una nota della Sala Stampa della Santa Sede – il cardinale Keith Patrick O’Brien, arcivescovo emerito di St. Andrews and Edinburgh, d’intesa con il Santo Padre, nei prossimi giorni lascerà la Scozia per molti mesi di rinnovamento spirituale, preghiera e penitenza. Ogni decisione circa la destinazione futura del Cardinale sarà da concordare con la Santa Sede”.
Come anticipato da Repubblica il 6 maggio scorso, a spendersi contro la sua permanenza era stato anzitutto l’arcivescovo di Glasgow, Philip Tartaglia. Aveva scritto a Roma spiegando che i fedeli non avrebbero capito la presenza del porporato in Scozia dopo l’ammissione delle sue colpe. Probabilmente dietro la richiesta vi era anche preoccupazione per ulteriori casi di pedofilia. Diverse indagni, infatti, stanno continuando soprattutto nel Lanarkshire, diocesi dove si sono verificati molti episodi di pedofilia a sfondo omosessuale nella Chiesa. La punizione conferma
la linea dura adottata da Papa Francesco contro la pedofilia nel clero. “Tolleranza zero” è stato il monito lanciato da Jorge Mario Bergoglio nel corso della “Giornata dei bambini vittime della violenza”. Ma su questo fronte, affermava, ci vogliono “coraggio e chiarezza”.
Non è l’unico monito lanciato da Bergoglio. “Quando un vescovo o un prete va sulla strada della vanità, entra nello spirito del carrierismo e fa tanto male alla Chiesa”, ha detto stamattina durante l’udienza generale in piazza San Pietro ed ha aggiunto: “Se andiamo sulla strada delle ricchezze, diventiamo non pastori ma lupi”.
La diocesi di Ratisbona è lontana chilometri da un chiaro chiarimento dei casi di abusi sessuali. Ciò è esemplificato dagli oltre 50 anni di storia di insabbiamento dell’ex direttore dei Domspatzen Georg Friedrich Zimmermann.
A metà aprile 2013, il nuovo vescovo di Ratisbona, Rudolf Voderholzer, ha parlato per la prima volta di casi di abusi nelle istituzioni cattoliche nella sua diocesi. Quando gli è stato chiesto se vedeva la necessità di ulteriori azioni dopo aver esaminato i file pertinenti, ha risposto in modo cortese ma vago. Lo vergogna, lo preoccupa, “ciò che è venuto alla luce.” Tutto deve essere chiarito.
Ma chi è il destinatario di questo ricorso? La sua stessa cattedra, che finora è stata coinvolta meno nel chiarimento che nell’occultamento dei collegamenti? Il suo predecessore Gerhard Ludwig Müller, che nel frattempo è stato promosso prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e deve quindi chiarire la propria inadeguatezza come ex vescovo di Ratisbona? O la corporazione dei giornalisti che il vescovo Müller ha voluto spazzare nell’angolo nazista insieme a Joseph Goebbels nel 2010?
Chi ricapitola i precedenti annunci della cattedra di Ratisbona in relazione alle indagini sui casi di abuso scoprirà presto che il bel parlare non corrisponde all’azione concreta. Questa è una delle principali fonti della continua perdita di credibilità della Chiesa cattolica romana.
Quanto lontano si sia realmente nella diocesi di Ratisbona da un trasparente chiarimento degli episodi di abuso annunciati nel marzo 2010 tramite tutti i media si può ben mostrare in una storia di insabbiamenti che dura da più di 50 anni: nella storia dell’ex direttore dell’orchestra diocesana di musica e cattedrale Georg Zimmermann, che è stato più volte notato per “fornicazione con tossicodipendenti”.
Georg Zimmermann: allievo del seminario maschile di St. Wolfgang
Nato nel 1916 a Pfrentsch vicino a Eslarn, Georg Zimmermann non ha avuto un inizio di vita facile. Dopo aver perso il padre all’età di tre anni, il secondo marito di sua madre non voleva avere niente a che fare con lui. Mentre frequentava le scuole elementari, il musicalmente talentuoso Georg aveva già annunciato di voler diventare prete.
A quel tempo, i ragazzi provenienti da ambienti poveri vi arrivavano tramite il seminario maschile episcopale a St. Wolfgang. Dal 1883 il suo scopo principale è stato l’educazione scolastica dei giovani sacerdoti, che mancavano ovunque. Questo è finanziato fino ad oggi dal birrificio della fondazione vescovile “Bischofshof”, tra gli altri. Gli alunni sono stati alloggiati negli edifici dell’Obermünsterstift, durante il giorno hanno frequentato l’”Altes Gymnasium” in Ägidienplatz.
Dopo aver conseguito il diploma di scuola superiore nel 1937, Zimmermann entrò in seminario e studiò teologia all’Università di Ratisbona. Con l’inizio della seconda guerra mondiale, le università statali filosofiche e teologiche della Baviera furono chiuse.
Come la maggior parte degli altri seminaristi, Zimmermann fu arruolato nel servizio militare – nessuno rifiutò. Più di 30 dei 167 seminaristi della diocesi di Ratisbona sono morti “una morte eroica per la patria”, secondo una dichiarazione. La sua morte probabilmente non fu dolce, tuttavia, poiché la targa commemorativa degli “Eroi della prima guerra mondiale” presso l’”Alten Gymnasium” giura: “Dulce et decorum est pro patria mori” (in inglese: It is sweet and honorable to morire per la patria). Zimmermann è sopravvissuto ma ha perso una gamba a causa di un grave infortunio.
Zimmermann diventa sacerdote, prefetto di musica e direttore dei Domspatzen
Dopo il suo ritorno da un breve periodo come prigioniero di guerra, Zimmermann terminò il seminario clericale e fu ordinato sacerdote dal vescovo Buchberger a metà del 1949. Un anno dopo assunse la carica di prefetto nel seminario vescovile di Straubing, dove divenne prefetto di musica. Tuttavia, è stato liberato da questo obbligo dal vescovo Buchberger, che lo ha costantemente patrocinato, per lo studio tanto atteso della musica. Per fare questo, Zimmermann si recò prima a Monaco, poi a Colonia e Vienna.
Presumibilmente c’erano piani concreti per sostituire Theobald Schrems, che era già malato, come direttore della cattedrale. Anche qui Zimmermann ha avuto l’appoggio del vescovo Buchberger. Ma gli eventi al collegio di Domspatzen si intensificarono e Zimmermann non sostituì il Domkapellmeister, ma sostituì Friedrich Zeitler come direttore del collegio di Domspatzen dal gennaio 1959. Contestualmente , secondo un comunicato della cattedra del 5 marzo 2010 , è stato nominato direttore del liceo musicale. Tuttavia, queste informazioni contraddicono le relazioni annuali del Gymnasium.
La carriera dei Domspatzen, all’epoca molto apprezzata, terminò dopo soli otto mesi, da quando il direttore Zimmermann abusò dei suoi allievi del collegio, come il suo predecessore Friedrich Zeitler. La storia di Zeitler è strettamente legata a quella di Zimmermann.
alla maniera di Zeitler
Friedrich Zeitler, nato nel 1918, era l’unico figlio di una famiglia di mastri fabbri a Mitterteich. Anche se avrebbe dovuto rilevare l’azienda di famiglia, decise di diventare sacerdote. Presumibilmente, il fatto che Zeitler, come affermano gli atti del tribunale di Ratisbona, da bambino di otto anni sia stato ripetutamente “abusato sessualmente” da un fabbro operaio ha giocato un ruolo non trascurabile qui.
Il percorso di Zeitler per realizzare il suo desiderio di diventare di nuovo sacerdote ha attraversato l’Episcopal Boys’ Seminary di St. Wolfgang. Theobald Schrems, anch’egli originario di Mitterteich, potrebbe aver collocato il ragazzo Friedrich nell’Obermünsterstift. Per inciso, Schrems frequentò anche il Seminario Episcopale da ragazzo, e in seguito vi lavorò come prefetto (1920-1924).
Nel seminario per ragazzi, Zeitler ha poi incontrato Georg Zimmermann. Entrambi si diplomarono nello stesso anno ed entrarono insieme in seminario, dove frequentarono lo stesso corso. Entrambi furono ordinati sacerdoti dal vescovo Buchberger nel 1949. Da studente, Zeitler era ancora coinvolto nel collegio Domspatzen. Nel 1939, come prefetto, visse sotto lo stesso tetto del Domkapellmeister Theobald Schrems in Orleansstrasse.
Questi intrecci sociali a volte duraturi e le molteplici sovrapposizioni in termini di luoghi di origine e seminari cristiani sembrano essere tipici dell’intero ambiente del collegio. L’odore stabile di un seminario per ragazzi aiuta a poter sorgere nella diocesi, in particolare in quella dell’Obermünsterstift.
La fuga di Zeitler
Dopo la sua ordinazione sacerdotale, Friedrich Zeitler ha lavorato come collaboratore a Deggendorf, dove si è occupato anche dei boy scout locali come “leader spirituale”. Quando nel 1953 fu aperto il nuovo edificio del collegio Domspatzen in Reichsstrasse, Zeitler fu incaricato. Tuttavia, la posizione di direttore del collegio divenne vacante nell’aprile 1958 perché sfuggito all’accusa fuggendo in Svizzera.
Zeitler è stato inizialmente ricercato a livello internazionale per mesi con l’accusa di “fornicazione con tossicodipendenti”. Dopo il suo ritorno dal suo nascondiglio svizzero a St. Johannes-Stift Zizers, si è consegnato alla giustizia. Nel maggio 1959, dopo una confessione su larga scala, fu infine condannato a tre anni di carcere dal tribunale distrettuale di Ratisbona.
Ciò che colpisce della confessione di Zeitler è un dettaglio che non ha conseguenze, cioè non aumenta la pena. Di conseguenza, aveva già commesso “atti di indecenza” nel 1941 durante il viaggio di propaganda nazista dei “Domspatzen” in Spagna. Tra l’altro, ha confessato di aver sentito i genitali di uno studente di cattedrale di 13 anni “con intenzioni lussuriose”. Intanto: i suoi stupri di ragazzi del coro nella cappella della casa in Orleansstrasse intorno al 1940, denunciati nel 2010 dalle persone colpite al cosiddetto “commissario agli abusi della diocesi” dott. Birgit Böhm fu denunciata e divenne nota nell’ambiente Domspatzen, Zeitler all’epoca aveva taciuto durante il processo. Il professore lo tiene ancora segreto fino ad oggi.
Dopo la sua scarcerazione anticipata, Zeitler tornò in Svizzera e, nonostante fosse stato bandito dal lavoro, dall’ottobre 1961 lavorò come direttore spirituale al Constantinaeum, un collegio femminile di Coira. Secondo le informazioni della diocesi di Coira, non vi invadeva più.
Digressione: prima fornicazione oggi abuso
Secondo la situazione legale dell’epoca, i rapporti sessuali di Zeitler con gli studenti erano classificati come crimini continuati di “fornicazione con persone a carico” o di “bambino” e “fornicazione tra uomini”. Notevole: Dopo che gli studenti interessati avevano superato l’età di 14 anni, avrebbero potuto essere perseguiti anche secondo il “§ 175 – fornicazione tra uomini”, cosa che non è avvenuta.
Lo sfortunato §175 è stato rimosso dal diritto penale nel 1994 dopo diversi tentativi di riforma. Tuttavia, i rapporti sessuali con alunni o alunni (fino all’età di 16 anni e in casi speciali 18 anni) sono ancora puniti come reati gravi ai sensi del § 174, “Abuso sessuale dei reparti”.
Nonostante l’applicazione del §175, la condanna di Zimmermann e Zeitler non riguardava gli omosessuali che sono stati purtroppo perseguitati, ma i molestatori sessuali. Si tratta di sacerdoti immaturi che vivevano le loro preferenze sessuali in modo asociale con reparti dipendenti. Questa preferenza sessuale non era evidentemente rivolta ai bambini ma agli adolescenti – la classificazione scientifica: efebofilia – dello stesso sesso. Quindi, per quanto si può vedere, non è un pedofilo, ma un modello efebofilo.
Il fatto che gli autori abbiano prestato poca attenzione alle leggi statali è dovuto, tra l’altro, al fatto che le autorità ecclesiastiche non hanno quasi mai denunciato di propria iniziativa i preti abusivi alle autorità giudiziarie statali fino al 2010. E, ultimo ma non meno importante: si tratta di autori di atti spirituali che hanno ricevuto parti essenziali della loro dubbia socializzazione in istituzioni cattoliche d’élite per la creazione di giovani sacerdoti.
Velo sul caso Zimmermann
Da quando la cattedra di Ratisbona ha preso il volo nel marzo 2010 nel caso di Georg Zimmermann con una conferenza stampa, sono circolate molte informazioni sbagliate e incoerenti.
Uno dei motivi della conferenza stampa era che l’ex Domspatz Franz Wittenbrink aveva annunciato che sarebbe apparso in un talk show. Wittenbrink riferì all’epoca che il direttore del collegio dell’epoca, Zimmermann, si masturbava con gli studenti davanti al vino rosso e che anche tra gli studenti erano avvenute aggressioni sessuali.Le dichiarazioni di Wittenbrink non furono successivamente né ufficialmente smentite né confermate.
La politica di informazione diocesana nel caso Zimmermann rientra maggiormente nella categoria del “mimetizzazione e inganno”. Le informazioni ufficiali sulla data del processo e sulla durata della detenzione sono semplicemente errate. Inoltre, la cattedra afferma che a Zimmermann fu concesso inutilmente un congedo dal lavoro nell’agosto 1959 per studiare musica. Questa manovra diversiva è smentita dal fatto che l’uomo sfrattato ha fondato e diretto la “Sing- und Musikschule Eslarn” nella sua città natale nel 1961 dopo il suo intermezzo con i Domspatzen. Che discesa! Da direttore di Domspatzen a insegnante privato di musica nel “villaggio sulla striscia della morte” (come il titolo di un programma BR).
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Ma l’ordinariato non rimase inattivo. Dopo che Georg Zimmermann è stato presentato come un criminale condannato e deceduto alla conferenza stampa del marzo 2010, il personale diocesano ha determinato “abuso sessuale” sul posto e ha portato tutte le informazioni disponibili sull’ex direttore musicale a Ratisbona. In cambio, tuttavia, a Eslarn sono state lasciate informazioni fuorvianti. Da allora, le persone non hanno solo aspettato lì nel municipio un rapporto significativo sul caso Zimmermann.
Sono state respinte le richieste scritte all’Archivio Centrale Episcopale e al Vicariato Generale per le ragioni del suo licenziamento e per la verifica dei dati biografici di Zimmermann. La falsa informazione viene così cementata. Dall’archivio c’era almeno il bellissimo necrologio colorato del giornale della diocesi “Chi Dio dà la croce – in memoria del direttore musicale Georg Zimmermann” in occasione della morte di Zimmermann il 17 gennaio 1984. In esso, Zimmermann è ritratto come un esistenza sofferente. Non una parola sui suoi abusi e “cattiva condotta”.
Zimmermann (non) un “molestatore di ragazzi”
I dettagli dell’ambiente familiare di Zimmermann, d’altra parte, possono essere riconciliati con la descrizione di Wittenbrink. Alla domanda sui motivi della sostituzione di Zimmermann come direttore dei Domspatzen nel 1959, è stato detto che aveva “avuto a che fare con i ragazzi” in un modo speciale. Proprio come “gli antichi greci”. Ma per non essere accusato di essere un “molestatore di ragazzi”, rinunciò volontariamente alla sua posizione con i passeri della cattedrale.
Le circostanze del licenziamento di Zimmermann dal “Domspatzen” non sono ancora note. Ciò che può essere considerato certo, tuttavia, è che si è reso intollerabile come regista che coltivava “l’amore dei ragazzi” e non ha impedito abusi sessuali nella sua casa e nemmeno li ha commessi lui stesso. Soprattutto perché il suo predecessore Zeitler è fuggito e poi è andato in prigione proprio per questi crimini. Poiché anche gli attacchi di Zeitler furono pubblicamente lamentati, la reputazione della giovane scuola di musica minacciò di affondare ulteriormente sotto Zimmermann.
Direttori Domspatzen come abusatori
Ma la serie di direttori sessualmente abusanti del collegio di Domspatzen non si è conclusa con la sostituzione di Zimmermann. Il suo successore Siegfried Lintl, a sua volta ex allievo del seminario episcopale di St. Wolfgang e sacerdote del seminario di Ratisbona, è sospettato di aver abusato sessualmente di studenti della cattedrale.
Sorgono delle domande: come erano le condizioni sociali nel seminario di studio episcopale di Obermünster, noto come fucina di sacerdoti e che godeva della massima reputazione fino alla sua chiusura nel 1998? È una pura coincidenza che i primi tre direttori di collegio, Friedrich Zeitler, Georg Zimmermann e Siegfried Lintl – tutti ex sacerdoti e seminaristi di St. Wolfgang impiegati da Theobald Schrems – siano diventati sessualmente aggressivi nel collegio di Domspatzen? Difficilmente probabile.
Il breve episodio di Zimmermann con i “Domspatzen” sarebbe stato probabilmente dimenticato molto tempo fa se ex pensionanti come Wittenbrink e altri non avessero sottolineato le azioni del regista in quel momento. Nelle pubblicazioni commemorative e nei rapporti annuali dei Domspatzen, Zimmermann viene soppresso a buon mercato. Questi insabbiamenti ricordano i membri di una famiglia violenta che mentono a se stessi ea coloro che li circondano piuttosto che affrontare le realtà violente.
Ma come si è comportato Georg Zimmermann a Eslarn dopo essere stato sostituito come direttore del Domspatzen?
Da insegnante privato di musica a direttore musicale diocesano
Apparentemente come una sorta di reminiscenza del posto precedentemente previsto di direttore della cattedrale, Zimmermann iniziò inizialmente ad addestrare i ragazzi a Eslarn “per il sacro servizio nel canto corale”. È così che la cronaca parrocchiale di Eslarner del 1965 riportava teologicamente esagerata. Nel 1961 fondò e diresse la “Sing- und Spielschule Eslarn”, da cui si sviluppò la “Knaben-Kapelle Eslarn” e dalla quale Zimmermann reclutò le sue prossime vittime, per così dire.
Seguì presto un certo successo e la cappella raggiunse la stima nazionale. Zimmermann era considerato da molti dei suoi contemporanei un insegnante di musica molto dotato. Ma Eslarn era solo una soluzione di emergenza per lui.
Quando a Zimmermann fu offerto un ritorno a una posizione di alto livello nella diocesi, accettò immediatamente. A metà del 1964 è stato nominato primo direttore musicale diocesano di Ratisbona sotto il vescovo Rudolf Graber. Diresse così il neocostituito dipartimento diocesano per la musica sacra. Insieme al maestro di cappella della cattedrale, dall’inizio del 1964 Georg Ratzinger, e al direttore della musica sacra di Ratisbona, Ferdinand Haberl, il direttore musicale diocesano Zimmermann è stato uno dei tre principali musicisti di chiesa della diocesi. Che splendida rimonta. Tuttavia, il prossimo incidente non si è fatto attendere.
Già nel gennaio 1968, il suo secondo incarico di regista terminò bruscamente. Questa volta la sostituzione non è avvenuta in background, ma con una certa attenzione pubblica. Questa volta è stato anche arrestato per un breve periodo dopo che una madre a Eslarne lo ha denunciato con mandato d’arresto. Il sospetto di “fornicazione con persone a carico” venne processato. Nel febbraio 1969 Zimmermann fu condannato a 20 mesi di carcere e rilasciato nuovamente nel maggio 1969 dalla cattedra di Ratisbona.
La punta dell’iceberg di Eslarn
In un servizio giornalistico del NEUE TAG del 22 febbraio 1969, il giorno dopo il processo, sotto il titolo “Bevendo fuori strada”, viene tracciata l’immagine di un uomo pietoso che purtroppo cadde vittima di fornicazione. In base a ciò, Zimmermann, in quanto invalido di guerra, non è stato in grado di raggiungere il suo (non specificato) obiettivo professionale elevato, nonostante le “promesse di un anno fatte dai suoi superiori”. Di conseguenza, “è iniziato a bere”, ha preso antidolorifici, è stato respinto dalle donne e alla fine “è finito nelle grinfie di un omosessuale sposato”. È così che è arrivato a “sentire la mancanza dei suoi studenti di musica.” Gli “errori” sono andati avanti per alcuni anni. Spesso incontrava “resistenza violenta da parte dei ragazzi” “quando voleva toccarli indecentemente.” Poi si lasciò andare,
Poiché l’imputato ha confessato e si è pentito, i ragazzi interessati non hanno dovuto testimoniare. Il direttore sanitario di Ratisbona Sebastian Maier ha approvato la ridotta sanità mentale di Zimmermann, il che significa che di tutta la serie di reati penali “rimane solo una piccola mancia per la condanna”, secondo il pubblico ministero citato nel rapporto del quotidiano. Dei tre anni richiesti, sono rimasti 20 mesi di carcere.
Quello che il giornale non menziona è la posizione di Zimmermann come sacerdote e direttore del “Domspatzen”. Apparentemente anche la corte non sapeva che lì aveva già “trattato con ragazzi”, poiché gli incidenti del 1959 erano stati gestiti con discrezione. Visto il gran numero di attacchi rimasti comunque impuniti, probabilmente non volevano più sapere tutto questo con precisione. Dopo il suo rilascio dalla prigione, il consiglio parrocchiale di Eslarner, tra gli altri, ha discusso la situazione e ha sostenuto di dare a Zimmermann un’altra possibilità. Gli fu poi permesso di dare di nuovo lezioni di musica per i giovani.
La terza possibilità di Zimmermann
Dopo circa un anno e mezzo come insegnante di musica a Eslarn, Zimmermann è stato autorizzato a lavorare per la terza volta per la cattedra di Ratisbona all’inizio di settembre 1972. Questa volta Zimmermann ricevette la carica di prefetto di musica nel seminario di studio episcopale a Weiden, guidato dal pastore Heinrich Hiebl come direttore. Hiebl, che ha ricoperto una posizione dirigenziale nel seminario di Obermünster dal 1941 al 1955, potrebbe aver saputo delle aggressioni sessuali di Zimmermann. In ogni caso, c’era la condizione che Zimmermann non potesse pernottare al seminario, ma che dovesse tornare a Eslarn, a quasi 40 chilometri di distanza, ogni sera, quando la “tentazione” è nota per essere più forte.
Dopo circa un anno da prefetto ci fu un altro contenzioso. Di conseguenza, Zimmermann fu licenziato per la terza volta nel novembre 1973 o andò in pensione anticipata all’età di 57 anni. Ciò non è stato fatto dal regista Hiebl, ma dal suo successore. Sorprendentemente, anche Heinrich Hiebl, all’età di 62 anni, è stato messo in pensione anticipata in questa occasione. Cosa sia successo esattamente non è ancora noto.
Come valutare questo rinnovato impiego di Zimmermann o la “precauzione” di non consentire il pernottamento nel seminario? Ingenui, negligenti o inerenti alle strutture di abuso? Dal punto di vista odierno, l’edizione sembra aver perso il nocciolo del problema. Sarebbe stato facile per Zimmermann incontrare i rioni in città o fuggire a Eslarn. Il collega Zeitler fece lo stesso e abusò per un po’ di uno dei suoi allievi Domspatzen nella sua nativa Mitterteich.
Chiunque chieda i motivi della sostituzione di Zimmermann si imbatterà in un cartello del silenzio o “persone ignoranti”.
Un “Obermünsterer” non sa nulla
Tuttavia, ci sono ex dirigenti del seminario Weiden che potrebbero contribuire all’illuminazione.
L’ultimo direttore di Weiden, Joseph König, che ha frequentato il seminario di Obermünster (Abitur 1964) e ha lavorato prima come prefetto con i Domspatzen e poi nel seminario di Weiden, quando gli è stato chiesto del caso si è ricordato immediatamente del caso Zimmermann. Alla domanda sui motivi del licenziamento di Zimmermann, König ha detto che “non deve lavare i panni sporchi, vero?” Devi capirlo. No, “non è successo niente” nel seminario per quanto riguarda le aggressioni sessuali, non sapeva nulla degli incidenti a Eslarn. Joseph König, attualmente “Direttore della Fondazione Pielenhofen dei passeri del duomo di Ratisbona”, ha conservato ciò che è realmente accaduto, la cui sporcizia è ancora attaccata alla biancheria della cui biancheria.
In una relazione finale sul seminario di studio episcopale di Weiden, scritta quando l’istituto fu sciolto nel 1989, si cerca invano eventuali incidenti o un prefetto di musica di nome Georg Zimmermann. Josef Ammer, allora prefetto a Weiden, fu incaricato della stesura di questo documento. Dal 2006 Ammer è canonico e funzionario (vicario di corte) di Ratisbona. Rappresenta il vescovo nel suo ambito di giurisdizione ed è a capo dell’autorità del tribunale ecclesiastico, che è responsabile, tra l’altro, dei cosiddetti delitti morali.
Ammer è un tipico discendente diocesano auto-allevato, un “Obermünsterer”, come dice lui: A Regensburger di undici anni venne nel 1965 al seminario di studio St. Wolfgang Obermünster (Abitur 1975), lavorò nell’istituto successore come Sottoprefetto, ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale nel 1980, e poi dal 1984 al 1989 ha lavorato come prefetto nel seminario maschile di Weiden. Alla domanda sui motivi del licenziamento di Zimmermann, Ammer ha immediatamente rassicurato che all’epoca non sapeva nulla di Zimmermann, un prefetto della musica, o del sottofondo, quindi il fatto che non fosse menzionato nel rapporto non significava nulla. Inoltre non sa nulla di una chiesa o di un’indagine penale contro Zimmermann. Di fronte a una via Zimmermann a Eslarn, invece, rimarrebbe sorpreso: “Pensate che una via porti il nome di un
Da Eslarn a Moosbach
Dopo che Zimmermann dovette lasciare il seminario di Weiden nell’autunno del 1973, tornò a Eslarn come pensionato. Poiché ora c’erano delle riserve su di lui, non gli era permesso dare lezioni di musica individuali, solo lezioni di gruppo. L’allora scuola di canto e di recitazione ancora esistente era pragmaticamente chiamata “Grenzlandmusikschule Eslarn e. V.” ehm. Secondo il registro municipale delle associazioni, un tale gruppo esiste ancora a Eslarn.
Cosa accadde esattamente negli anni seguenti, nessuno vuole o può dare informazioni. In ogni caso Zimmermann fu infine giudicato intollerabile e, su insistenza del parroco locale, non fu più autorizzato a dare lezioni di musica. Nel 1978 si è poi trasferito nella vicina città mercato di Moosbach. Fu ricevuto lì con un bacio sulla mano e lasciato a lui per dirigere e addestrare la neonata “Jugendmusikcorps Moosbach”. Zimmermann mantenne questa posizione fino alla sua grave malattia a metà del 1983.
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Un ex studente di Moosbacher Zimmermann (e seminarista di Obermünster) non ha nulla di negativo da dire sul suo insegnante all’epoca: “Non era invadente con me o con gli altri.” Il suo insegnante di musica, aveva l’impressione, fosse stato cacciato da Eslarn. Zimmermann aveva le lacrime agli occhi quando ha detto che non gli era più permesso insegnare il coro dei suoi ragazzi. Tuttavia, secondo l’ex studente, in una certa identificazione con l’autore, il crimine compiuto di Zimmermann non dovrebbe oscurare i suoi meriti e il lavoro di una vita. Si dice che quasi tutti i musicisti attivi delle generazioni rilevanti a Eslarn, Moosbach e dintorni provengano dalle scuole di Zimmermann.
Aggressione contro le persone colpite e onorare l’autore
Diversi Moosbacher ed Eslarner – per lo più ex studenti del sacerdote – hanno subito espresso il loro dispiacere o hanno parlato di “casino” per il fatto che le gesta di 40 anni sarebbero state riesumate dopo la pena detentiva. L’oggetto di questo oltraggio aggressivo non è però la cattedra di Ratisbona, che nel marzo 2010 ha alimentato i media con la causa Zimmermann (o Zeitler) per ragioni tattiche, ma un nipote e vittima di abusi di Zimmermann: Gottlieb Hochwart.
Quasi sempre era (ed è) presunto un motivo finanziario, dal momento che ha usato le prime segnalazioni di abusi al Domspatzen nel marzo 2010 come un’opportunità per denunciare il proprio (ripetuto) stupro a nove anni da parte di suo zio nel 1959 . Hochwart riuscì a superare il vergognoso silenzio solo dopo 50 anni.
Il rapporto di Hochwart suona credibile e tipico di coloro che vogliono vedere condannata l’aggressione sessuale subita e che vogliono che gli autori siano identificati come autori. Tuttavia, nessuno di coloro che sono stati colpiti dall’ex banda di ragazzi degli anni ’60 ha parlato finora. Che sia per vergogna o disinteresse.
D’altra parte, le reazioni tendenzialmente aggressive degli ex studenti di Zimmermann nei confronti di Hochwart dopo aver accusato suo zio di abusi possono essere spiegate solo con la mancanza di empatia della vittima e/o di identificazione con l’autore del reato. Si adatta all’immagine inquietante quando senti da un’anziana signora di Eslarn che Zimmermann ha regolarmente infilato denaro nei ragazzi maltrattati della band maschile negli anni ’60 quando sono tornati a casa dopo le prove musicali. In privato si parla anche del termine “silenzio denaro”.
Ultimo ma non meno importante, l’identificazione con l’autore del reato ha portato a un’iniziativa a Eslarn 20 anni fa da parte di diversi club e gruppi musicali che volevano onorare Zimmermann con il nome di una strada. Di conseguenza, il consiglio comunale del mercato ha deciso alla fine del 1993 di creare una “Gg.-Zimmermann-Straße”.
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Un ex studente di Moosbacher Zimmermann (e seminarista di Obermünster) non ha nulla di negativo da dire sul suo insegnante all’epoca: “Non era invadente con me o con gli altri.” Il suo insegnante di musica, aveva l’impressione, fosse stato cacciato da Eslarn. Zimmermann aveva le lacrime agli occhi quando ha detto che non gli era più permesso insegnare il coro dei suoi ragazzi. Tuttavia, secondo l’ex studente, in una certa identificazione con l’autore, il crimine compiuto di Zimmermann non dovrebbe oscurare i suoi meriti e il lavoro di una vita. Si dice che quasi tutti i musicisti attivi delle generazioni rilevanti a Eslarn, Moosbach e dintorni provengano dalle scuole di Zimmermann.
Aggressione contro le persone colpite e onorare l’autore
Diversi Moosbacher ed Eslarner – per lo più ex studenti del sacerdote – hanno subito espresso il loro dispiacere o hanno parlato di “casino” per il fatto che le gesta di 40 anni sarebbero state riesumate dopo la pena detentiva. L’oggetto di questo oltraggio aggressivo non è però la cattedra di Ratisbona, che nel marzo 2010 ha alimentato i media con la causa Zimmermann (o Zeitler) per ragioni tattiche, ma un nipote e vittima di abusi di Zimmermann: Gottlieb Hochwart.
Quasi sempre era (ed è) presunto un motivo finanziario, dal momento che ha usato le prime segnalazioni di abusi al Domspatzen nel marzo 2010 come un’opportunità per denunciare il proprio (ripetuto) stupro a nove anni da parte di suo zio nel 1959 . Hochwart riuscì a superare il vergognoso silenzio solo dopo 50 anni.
Il rapporto di Hochwart suona credibile e tipico di coloro che vogliono vedere condannata l’aggressione sessuale subita e che vogliono che gli autori siano identificati come autori. Tuttavia, nessuno di coloro che sono stati colpiti dall’ex banda di ragazzi degli anni ’60 ha parlato finora. Che sia per vergogna o disinteresse.
D’altra parte, le reazioni tendenzialmente aggressive degli ex studenti di Zimmermann nei confronti di Hochwart dopo aver accusato suo zio di abusi possono essere spiegate solo con la mancanza di empatia della vittima e/o di identificazione con l’autore del reato. Si adatta all’immagine inquietante quando senti da un’anziana signora di Eslarn che Zimmermann ha regolarmente infilato denaro nei ragazzi maltrattati della band maschile negli anni ’60 quando sono tornati a casa dopo le prove musicali. In privato si parla anche del termine “silenzio denaro”.
Ultimo ma non meno importante, l’identificazione con l’autore del reato ha portato a un’iniziativa a Eslarn 20 anni fa da parte di diversi club e gruppi musicali che volevano onorare Zimmermann con il nome di una strada. Di conseguenza, il consiglio comunale del mercato ha deciso alla fine del 1993 di creare una “Gg.-Zimmermann-Straße”.
La prima Messa è il culmine altamente carico e sfaccettato di una comunità parrocchiale, l’obiettivo raramente raggiunto di coloro che lavorano per riprodurre il clero cattolico all’interno della propria comunità. Sebbene la benedizione di Zimmermann si sia rivelata una maledizione per molti, Eslarn onora il suo sacerdote.
Illuminazione concreta invece di parole vuote
Nel 2004, l’avvocato canonico di Bamberg Alfred E. Hierold ha presentato un inventario coerente a una conferenza di diritto canonico sul tema “Pedofilia ed efebofilia: protezione legale per vittime e accusati”: “Le vittime tacciono perché si vergognano”, i responsabili della comunità perché “temono effetti negativi sulla reputazione della comunità”. Anche le istanze di giustizia secolare tengono la luce agli occhi del pubblico. Al campanile non vengono appesi i risultati delle indagini e le sentenze dei tribunali per non “danneggiare l’immagine della chiesa”. Le pene detentive sono gestite con discrezione, le informazioni vengono fornite solo in silenzio. “Anche molti vescovi hanno taciuto per non smascherare i sacerdoti”.
Tutte queste osservazioni valgono anche per il caso Zimmermann. Ma Hierold si sbagliava su una cosa. Ha detto che i tempi sono cambiati radicalmente e che la Chiesa cattolica romana ha detto addio alla mentalità del carro e “ha professato una cultura di trasparenza e autocritica”. Questo non è affatto il caso della diocesi di Ratisbona, dove le frasi vuote e il freddo rifiuto delle persone colpite sono state finora l’unica cosa che è accaduta. Sarebbe una grande sorpresa se il vescovo Voderholzer rompesse in modo specifico con la precedente gestione degli abusi sessuali da parte del clero da parte dell’Ordinariato di Ratisbona.
Brazilian prosecutors said Father Clodoveo Piazza, an Italian priest who ran an award-winning shelter for homeless children in Brazil, has been charged with sexually abusing boys for years and allowing visiting foreigners to exploit the children. Piazza, now working as a missionary in Mozambique, was charged along with another former director of the nonprofit group Fraternal Help Organization, a private group based in Salvador.
Lidivaldo Britto, chief prosecutor for Bahia state in northeastern Brazil, said at least 10 boys were sexually abused over several years while Piazza ran the group.
Sacerdote italiano accusato di pedofilia a Bahia è stato trasferito in Mozambico
da GLI AUTO-ESILIATI (Note) il Martedì 20 aprile 2010 alle ore 3.12
PEDOFILIA: PADRE ITALIANO É TRANSFERIDO DO BRASIL PARA MOÇAMBIQUE
BRASÍLIA, 16 ABR (ANSA) – O sacerdote italiano Clodoveo Piazza, naturalizado brasileiro e acusado de pedofilia pela Procuradoria do Brasil, foi transferido para Moçambique, onde vive em uma residência da ordem dos Jesuítas, publicou o jornal Folha de São Paulo.
Em 2009 a procuradoria acusou Piazza de abuso sexual no Estado da Bahia, onde também foi acusado de facilitar a exploração de crianças por estrangeiros.
Piazza vive há sete meses em Maputo, capital de Moçambique, onde negou as acusações e disse ser vítima de uma campanha “política”.
A procuradora Maria Eugenia Vasconcelos disse à Folha que a maioria dos processos contra o padre jesuíta prescreveu.
Piazza chegou a exercer o cargo de secretário estadual de Desenvolvimento Social e Combate à Pobreza na Bahia e foi premiado pelo seu trabalho na Organização de Ajuda Fraterna, em Salvador, capital da Bahia. (ANSA)
Clodoveo Piazza , sacerdote italiano naturalizzato brasiliano, accusato di pedofilia, è stato trasferito in Mozambico, dove vive in una residenza dell’ordine dei Gesuiti, secondo quanto scritto sul quotidiano “Folha de San Paolo”.
Nel 2009 la procura accusò Piazza di abuso sessuale nello stato di Bahia, dove fu anche accusato di favorire lo sfruttamento di minori da parte di stranieri.
Piazza vive da sette mesi a Maputo, capitale del Mozambico, da dove nega le accuse e dice di essere vittima di una campagna “politica”.
Il pubblico ministero Maria Eugenia Vasconcelos ha detto al giornale Folha che la maggior parte dei processi contro i padri gesuiti sono andati in prescrizione.
Piazza esercitava l’incarico di segretario di stato per lo Sviluppo Sociale e la lotta contro la povertà a Bahia, e fu premiato nella capitale Salvador, per il suo lavoro nell’Organizzazione per il Fraterno Aiuto.
Si dichiara colpevole il prete pedofilo dell’Oregon
Il reverendo Angel Armando Perez accusato di molestie sessuali e di aver indotto un minore a bere alcolici.
LO SCANDALO – La storia è cominciata ad agosto con un ragazzino di 12 anni che scappava dalla casa del reverendo in una cittadina al Sud di Portland, inseguito dallo stesso. La diocesi di Portland è stata la prima negli Stati Uniti a dichiarare bancarotta e in questo caso ha agito con rapidità rimuovendo il sacerdote dalle sue funzioni.
LA TRAPPOLA – Perez avrebbe invitato il giovane a casa dopo una funzione seguita a una festa in parrocchia alla St. Luke Catholic Church di Woodburn, dopo di che lo avrebbe fatto bere e quando questi si è addormentato, lo avrebbe spogliato.
L’ABUSO – Il giovane ha raccontato di essersi svegliato con il prete che gli toccava i genitali mentre scattava foto con il suo telefonino. Perez, che ha 47 anni, è stato condannato a sei anni di reclusione e al processo ha detto di non ricordare nulla di quanto accaduto, perché sarebbe stato ubriaco.
KAMPALA-ADISTA. Il celibato dei preti cattolici è «più una forzatura che una libera scelta, e i suoi effetti sono tutt’altro che positivi». Lo scrive, nero su bianco, don Anthony Musaala, sacerdote ugandese, in una lunga lettera aperta, inviata il 12 marzo a vescovi, consacrati e laici per suggerire l’avvio di una riflessione interna sul «fallimento del celibato tra i preti diocesani», «che potrebbero diventare uomini felicemente sposati, prima o dopo l’ordinazione, piuttosto che restare tristi e soli».
Un’opinione probabilmente scioccante – soprattutto per i cattolici africani tendenzialmente conservatori – ma inderogabile: continuare a far finta di niente non farà altro che provocare danni sempre più gravi, prosegue Musaala, legati tanto alla sofferenza dei preti quanto a derive “scandalose” e criminali. L’«auto-inganno», la negazione del problema, spiega ancora il sacerdote, si può protrarre ancora per una decina d’anni, ma poi troppi scandali verranno alla luce e allora il sistema imploderà, provocando l’abbandono della Chiesa cattolica e la migrazione di larga parte dei fedeli verso altre comunità di fede, «i cui pastori non saranno certo migliori, ma sembreranno comunque meno ipocriti». Il tutto in un contesto ecclesiale di crescente disaffezione, soprattutto da parte dei ceti medi.
Tutti in Uganda parlano delle relazioni amorose dei preti, si legge nella missiva: dal parrucchiere o al bar, in confessione o in casa. Si tratta di legami più o meno nascosti che i sacerdoti intrattengono fugacemente o stabilmente con parrocchiane, cameriere, studenti, preti, suore, anche religiosi che offrono sesso in cambio di denaro. E – è la triste postilla – purtroppo anche con minori, senza che in Africa lo scandalo pedofilia desti pubblica indignazione come è accaduto in Europa e Nord America. Completa il quadro un’imprecisata quantità di figli sparsi in giro per il Paese o abortiti per non “sporcare” l’immagine dello stesso prete. «Emerge così tutta una debolezza umana – conclude Musaala – dalle conseguenze catastrofiche sia per il sacerdote che per il partner. Debolezza che non può essere nascosta dietro un voto di celibato, riti e preghiere».
È «la nuda verità» che la Chiesa africana tratta come polvere sotto il tappeto, ben rappresentata da alcuni “casi” che don Anthony racconta nella lettera: un ragazzo di 21 anni che ha tentato il suicidio, figlio di un prete che finge di essere lo zio e che esercita nell’arcidiocesi di Kampala; un suo amico, nato della violenza di un padre bianco ormai deceduto, che non ha mai superato l’ingiustizia subita dalla madre, nonostante il risarcimento economico da parte della congregazione; una ragazza di Old Kampala caduta in miseria e poi raggirata e messa incinta da un prete; una donna che andava a confessarsi solo per farsi accarezzare nel buio del confessionale; lui stesso infine, che da giovanissimo ha scoperto il trafficato mondo del sesso tra gli studenti delle scuole cattoliche. «Casi non isolati, sintomatici di un sistema malato che ha perso la sua integrità, ma non intende ammetterlo».
La proposta
I casi di abuso su minore devono essere trattati con azioni legali alla stregua di tutti gli altri delitti, scrive Musaala, ricordando che nel frattempo – e ovviamente in totale autonomia dalla Chiesa – ha deciso di dar vita ad una rete di figure professionali in sostegno alle vittime della pedofilia ecclesiastica.
«Si rende necessaria – aggiunge – una campagna di sensibilizzazione per il celibato facoltativo», «visto che non esistono argomenti teologici», «ma solo vincoli di tradizione e disciplina della Chiesa». «Sono consapevole del fatto che la lotta sarà dura. Sfortunatamente il celibato serve anche alcuni interessi nella struttura di potere della Chiesa, e, naturalmente, per l’autorità ecclesiastica i sacerdoti celibi sono meno costosi, più facili da gestire e anche da manipolare. Credo che nel tempo saremo liberati da questo giogo inutile e tanto più grave in Africa, dove i legami familiari sono cruciali per l’equilibrio psicologico delle persone». Una regola, conclude togliendosi un sassolino dalla scarpa, che tra l’altro vale solo per quei preti che non hanno abbastanza potere da godere della copertura compiacente delle gerarchie cattoliche locali.
La risposta
Secondo l’arcivescovo di Kampala Cyprian Kizito Lwanga – il testo della sua risposta, del 19 marzo, è disponibile sul sito del quotidiano ugandese Daily Monitor, 20/3 – lo scritto di don Anthony Musaala ha provocato grande turbamento tra i fedeli e ha gettato in cattiva luce la Chiesa ugandese, da sempre impegnata nella difesa dei diritti dei minori e dei più deboli. Il celibato è un obbligo previsto dal codice di diritto canonico, ma anche un giuramento del diacono che prende i voti, aggiunge il prelato. Nessuno è costretto a farsi prete e, quindi, le critiche mosse da don Musaala sono scorrette. Il suo insegnamento, inoltre, dice ancora l’arcivescovo, «suscita l’odio e il disprezzo contro la Chiesa», e quindi «egli incorre nella sospensione ferendae sententiae come prescritto dal Can. 1314». (giampaolo petrucci)