Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia. Famiglia Cristiana e cattolici americani contro card. Mahony, “Coprì preti pedofili, non entri in Conclave”

    Pedofilia. Famiglia Cristiana e cattolici americani contro card. Mahony, “Coprì preti pedofili, non entri in Conclave”

    NEGLI STATI UNITI IL PRELATO è GIà stato sollevato da tutti gli incarichi
    Al Conclave il cardinale Mahony che coprì lo scandalo abusi: negli Usa scoppia la polemica
    Petizione di un gruppo di cattolici Usa contro l’ex arcivescovo
    E anche in Italia «Famiglia cristiana» solleva il caso

    Il cardinale Mahony non deve votare in Conclave. È la richiesta di un gruppo di cattolici americani, Catholics United, che hanno lanciato anche una petizione nazionale. Roger Mahony è l’ex arcivescovo di Los Angeles che è stato sollevato da tutti gli incarichi dal suo successore alla diocesi, mons. Josè Gomez, perché riconosciuto colpevole di aver insabbiato 129 casi pedofilia da parte di sacerdoti. Proprio su uno di questi casi, sabato 23 febbraio Mahony dovrà deporre in Tribunale.

    LA PROTESTA – «Se un Cardinale è privato del suo ruolo pubblico nella diocesi, perché dovrebbe essere premiato con la possibilità di votare per il prossimo Santo Padre? Il Cardinal Mahony aggraverebbe ulteriormente lo scandalo e la vergogna per la nostra Chiesa se partecipasse al Conclave» si legge nella petizione che chiede all’alto prelato di restare a casa.

    IL SONDAGGIO SU «FAMIGLIA CRISTIANA» – E la questione arriva anche in Italia. Famiglia Cristiana lancia un sondaggio online chiedendo agli utenti di esprimere la loro opinione: Mahony al Conclave sì o no? Oltre che aprire il suo sito con un lungo dossier sulla vicenda, in cui si parla anche della petizione, avviata in Usa.

    LA REAZIONE – Mahony ammette sul suo blog la sofferenza provocata dalle critiche ricevute negli ultimi giorni: «Per essere onesto fino in fondo non posso dire di avere raggiunto il punto in cui posso pregare per ulteriori umiliazioni. Sono allo stadio in cui chiedo la grazia di sopportare l’umiliazione subita al momento». E ancora: «Negli ultimi giorni mi sono trovato ad essere umiliato molte volte. Sono stato affrontato in più di un luogo da gente molto infelice. Posso capire la loro rabbia nei miei confronti e nei confronti della Chiesa», ha scritto il Cardinale.

    Redazione Online 18 febbraio 2013 | 18:26© RIPRODUZIONE RISERVAT

  • Pedofilia, il cardinale Usa Mahony rimosso da tutti gli incarichi

    Pedofilia, il cardinale Usa Mahony rimosso da tutti gli incarichi

    La decisione presa dall’arcivescovo di Los Angeles Jose Gomez

    Pedofilia, il cardinale Usa Mahony rimosso da tutti gli incarichi

    Con una decisione senza precedenti nella Chiesa Cattolica americana, l’arcivescovo di Los Angeles ha sollevato il suo predecessore – il cardinale Roger Mahony – da tutti gli impegni pubblici per la sua cattiva gestione dei presunti abusi sessuali su bambini negli anni ’80. Mahony guidò l’arcidiocesi dal 1985 al 2011. Dimissioni anche per il vescovo di Santa Barbara. Pubblicati, sul sito della diocesi, migliaia di documenti su come la Chiesa gestì le sorti di 122 sacerdoti accusati di molestie
    Roger Mahony
    LOS ANGELES –

    Con una decisione senza precedenti nella Chiesa Cattolica americana, l’arcivescovo di Los Angeles, Jose Gomez, ha annunciato di aver sollevato il suo predecessore, cardinale Roger Mahony, da tutti i suoi impegni pubblici per la cattiva gestione dei presunti abusi sessuali su bambini negli anni ’80 (Mahony guidò l’arcidiocesi dal 1985 al 2011).

    Gomez ha annunciato anche che il vescovo di Santa Barbara, Thomas J.Curry, si è dimesso. L’annuncio è arrivato in contemporanea con la pubblicazione sul sito della diocesi di decine di migliaia di documenti, in precedenza rimasti segreti, riguardanti il modo in cui la Chiesa gestì le sorti di 122 sacerdoti accusati di molestie.

    Gomez ha accompagnato il tutto con una lettera ai parrocchiani sottolineando che la lettura dei documenti potrebbe risultare “brutale e dolorosa”. “Il comportamento descritto in quei documenti è terribilmente odioso e diabolico. Non ci sono scuse per quel che accadde a questi bambini. I sacerdoti coinvolti avevano il dovere di essere i loro padri spirituali e fallirono. Oggi dobbiamo riconoscere quel terribile errore”.

    http://www.grr.rai.it/dl/grr/notizie/ContentItem-a383f388-dd2a-401b-a8fe-3865a4034151.html

  • Bufera abusi sulla Chiesa polacca. La scure di Benedetto XVI

    Bufera abusi sulla Chiesa polacca. La scure di Benedetto XVI

    3/02/2013
    Bufera abusi sulla Chiesa polacca. La scure di Benedetto XVI San Pietro, la Cupola

    San Pietro, la Cupola
    Le rivelazione di un libro del giornalista olandese Ekke Overbeek “Abbiate paura”, che denuncia alcuni esponenti nella chiesa
    Giacomo Galeazzi – Città del Vaticano

    Sos abusi nel clero polacco, in arrivo un nuovo scandalo pedofilia per la Chiesa cattolica.”In Polonia potrebbero esserci migliaia di vittime di preti pedofili”, scrive il giornalista olandese Ekke Overbeek nel suo libro Lękajcie się (“Abbiate paura”). “È una bomba a orologeria all’interno della Chiesa?”, si domanda il quotidiano polacco Polska.

    L’autore del libro descrive le vite distrutte di dodici vittime di abusi sessuali e condanna duramente la Chiesa polacca, ancora molto influente nel Paese, accusandola di “non aver fatto praticamente nulla” per sradicare la pedofilia dai suoi ranghi. “

    Nella Chiesa gli abusi sessuali sono sempre anche una forma di abuso di potere”, denunciò a settembre l’ex promotore di giustizia della Congregazione della Dottrina della Fede, Charles Scicluna, oggi vescovo ausiliare di Malta. Parole utili a capire cosa cosa stia accadendo in queste ore in Polonia e negli Stati Uniti in termini di “purificazione” anti-abusi.

    Il fronte della lotta alla pedofilia ingaggiata da Benedetto XVI, che si sta spostando in Polonia, dove la vicinanza di alcuni sospettati all’entourage di papa Wojtyla troppo a lungo ha reso ardue le indagini. E’ la stessa ragione per la quale il caso Maciel era stato colpevolmente “congelato” fino all’elezione di Benedetto XVI. Ora si sta finalmente alzando il tiro: non ci si limita piu’ a individuare i colpevoli materiali dei delitti ma si colpisce duramente anche chi li ha coperti, senza guardare in faccia a nessuno”.

    Per questo nel giro di poche settimane le cronache hanno visto visto “cadere”, dopo oltre una sessantina di vescovi rimossi, anche le teste di due cardinali. Il primate irlandese Sean Brady, che aveva omesso, quando era un giovane sacerdote incaricato di indagini su casi di pedolfilia, la denuncia alla Santa Sede del proprio vescovo colpevole di insabbiamento, adesso si e’ visto estromettere dalla cura pastorale della sua diocesi con l’arrivo di un coadiutore con pieni poteri.

    E’ stato sanzionato anche l’arcivescovo emerito di Los Angeles, cardinale Roger Mahoney: l’attuale arcivescovo Josè Gomez (in accordo con Benedetto XVI) lo ha sollevato da tutti gli incarichi amministrativi e dalla possibilità di presiedere le celebrazioni pubbliche, avendolo riconosciuto responsabile dell’insabbiamento di centinaia di casi. “Si tratta di una vera e propria svolta perché in precedenza due altri cardinali coinvolti nello scandalo sono stati trattati ben diversamente- afferma il vaticanista Salvatore Izzo – Fu consentito di ritirarsi in un convento tedesco all’arcivescovo di Vienna Groer, colpevole direttamente di abusi e a lungo difeso a Roma da eminenti curiali, che avevano di fatto isolato l’allora cardinale Joseph Ratzinger, l’unico convinto della necessità di processare il porporato benedettino”.

    E fu addirittura trasferito a Roma come arciprete di Santa Maria Maggiore l’arcivescovo di Boston Law, che aveva sottolvalutato le denunce e consentito così ai preti pedofili di agire indisturbati (si limitava aventualmente a trasferirli da una parrocchia all’altra). “La purificazione della Chiesa voluta da Papa Ratzinger passa sempre di più per la dissezione di consolidati gruppi di potere, cordate che non si sono limitate negli anni a promuovere i loro esponenti a incarichi sempre più prestigiosi ma hanno di fatto coperto i loro delitti. Del resto l’altro grande tema della Riforma Benedettiana è la critica al carrierismo”.Il sistema delle cordate che Papa Ratzinger cerca da 7 anni di debellare certo non era avallato da Giovanni Paolo II che tuttavia negli anni della sua malattia non veniva puntualmente informato, ma che in alcune eclatanti vicende intervenne personalmente appoggiando le richieste di giustizia dell’allora prefetto della Cdf Ratzinger.

    A rompere il cerchio che blindava il Pontefice malato, quando si trattò di rimuovere il potente arcivescovo di Poznan Paetz, rinfacciandogli d’aver insidiato in più occasioni alcuni seminaristi, era stata la psichiatra Wanda Poltawska, che Karol Wojtyla considerava come una sorella e che oso’ entrare in conflitto con chi molto il alto aveva cercato di coprire il caso. Altri due coraggiosi che, insieme al pg Scicluna, hanno sfidato i potentati ecclesiastici apoggiando gli sforzi dell’allora cardinale Ratzinger sono stati i successori di Law e Groer, e cioè il cappuccino O’Malley (il cui principale collaboratore, l’inflessibile padre Oliver, è stato scelto da Benedetto XVI come successore di Scicluna) e il domenicano Schoenborn.

  • Germania/ Prete pedofilo a sbarra: Bimbi mi sembravano d’accordo

    Germania/ Prete pedofilo a sbarra: Bimbi mi sembravano d’accordo

    Padre Andreas ammette 280 abusi dal 2004, tre le vittime.

    Roma, 13 gen. (TMNews) – “Non ho mai avuto l’impressione che i bambini non fossero d’accordo”. Lo ha ripetuto più volte ieri in aula Padre Andreas, sacerdote 46enne di Salzgitter, sotto processo a Braunschweig, Bassa Sassonia, con l’accusa di avere commesso 280 abusi sessuali su tre minori che preparavano la comunione.

    Il sacerdote, reo confesso e in custodia cautelare, ha ammesso i suoi reati, cominciati nel 2004, ma non ha mostrato segni di pentimento davanti al tribunale della Bassa Sassonia, Land nord-occidentale a cui fa capo Hannover. Il prete ha cominciato con un ragazzino di 9 anni. Lo invitava a dormire nel suo letto, lo riempiva di baci, carezze e altro. Poi gli offriva dei regali costosi, tra cui una macchina fotografica, un cellulare, un computer e un viaggio a Disneyland a Parigi. Il martirio del ragazzo è durato due anni, dopo di che la madre ha tagliato i ponti, perchè il prete voleva immischiarsi nell’educazione del figlio.

    Un anno dopo, Don Andreas, si lega ad un altro bimbo di 9 anni e poi anche al fratello, 13 anni. Una delle due vittime ha rivelato tutto alla madre e finalmente il prete è stato arrestato. “Non avevo intenzione di avvicinarmi a loro sessualmente. Ho perso la testa”, ha dichiarato in aula, sostenendo tuttavia di considerare i ragazzini come dei figli. “Pensate che un padre infliggerebbe ciò ai suoi figli?”, ha detto parlando con il procuratore. Silenzio. Sono circa 2.800 le foto pornografiche ritrovate nel suo computer e tra queste c’erano anche quelle delle sue vittime.

  • Il mea culpa del cardinale che smonta la difesa della chiesa sugli abusi

    Il mea culpa del cardinale che smonta la difesa della chiesa sugli abusi

    24 gennaio 2013 – ore 14:53
    Il mea culpa del cardinale che smonta la difesa della chiesa sugli abusi

    “Tiene davvero un basso profilo”, confessa Elizabeth Johnson, vicina di casa del cardinale Roger Mahony, emerito di Los Angeles, ora residente a North Hollywood, appena dietro la chiesa di San Carlo Borromeo. La conferma di uno stile, quello di sua eminenza, da sempre coltivato nonostante oggi gli sia impossibile fuggire dai riflettori dei media. Tutti, infatti, adesso parlano di lui, a cominciare dal New York Times che in un pezzo di Laurie Goodstein spiega come le nuove sorprendenti rivelazioni – uscite poche ore fa e confermate dallo stesso porporato – in merito agli abusi sessuali commessi dai preti nella sua diocesi “macchino indelebilmente la sua figura”. Mahony ha sostanzialmente confermato non solo di aver in qualche modo coperto gli abusi dei preti su alcuni minori, ma di aver fatto in modo che un suo sacerdote accusato di pedofilia non tornasse in diocesi dopo un breve soggiorno in New Mexico perché “sarebbe stato processato”.
    Piaccia o no, questo era fino a pochi anni fa il modus operandi di molti vescovi di fronte a un problema, quello della pedofilia, sul quale la chiesa ha dimostrato enorme impreparazione. Solo che a Los Angeles, a differenza di Boston e di altre diocesi dove i vescovi hanno pagato un caro prezzo (basti pensare al cardinale Law), i fedeli non hanno mai sospettato azioni d’insabbiamento, e per questo hanno sempre difeso Mahony dalle accuse. Oggi però le nuove rivelazioni su Mahony, che nel 2011 è stato sostituito da José Gomez, parlano di fatti che molti ignoravano e cambiano l’idea che i fedeli si erano fatti di lui.

    La diocesi di Los Angeles è terra da tempo martoriata. Come risarcimento nei confronti di 508 persone che avevano denunciato abusi, la chiesa locale aveva accettato di pagare la cifra record di 660 milioni di dollari. Ma nonostante il pagamento per molto tempo sono rimasti dubbi sulla reale consapevolezza dei vertici, almeno dal punto di vista giudiziario, di quanto accadeva nel territorio. Fino a quando, negli scorsi giorni, sono stati presentati in tribunale alcuni rapporti prima sconosciuti, come parte della causa contro l’arcidiocesi. Pubblicati dal Los Angeles Times, i documenti mostrano in modo chiaro come l’arcidiocesi americana abbia cercato di coprire gli abusi dei sacerdoti prima che lo scandalo scoppiasse. Ma invece di rimuovere dall’incarico chi aveva commesso i crimini e contattare le forze dell’ordine, l’arcidiocesi si è limitata a inviare i sacerdoti responsabili in centri di trattamento. Nel 1986 lo stesso Mahony scrisse a un istituto del New Mexico, dove era stato inviato padre Peter Garcia che ammetterà poi di aver abusato di una dozzina di ragazzini: “Credo che se monsignor Garcia dovesse riapparire qui, nella nostra arcidiocesi, correremmo il rischio di azioni legali, a causa delle sue azioni”. Parole che mostrano come egli fosse a conoscenza dei crimini del sacerdote, la maggior parte compiuti contro ragazzi provenienti da famiglie di immigrati clandestini.

    Eppure Mahony non era l’unico a sapere: in una lettera del 1987 scritta da monsignor Thomas J. Curry sulla situazione del reverendo Michael Baker (inviato anche quest’ultimo per un trattamento in New Mexico dopo aver ammesso di aver abusato di ragazzi giovani), il primo si rivolge allo stesso arcivescovo emerito, affermando “di essere consapevole del fatto che ciò che era stato fatto rientrava tra i reati perseguiti dalle legge in California”. Per questo invitava a non far rientrare il prete che si era macchiato degli abusi. Un modo di fare consueto nelle diocesi americane fino a qualche anno fa, azioni che hanno portato Mahony a dire poche ore fa: “Soltanto due decenni più tardi, quando ho incontrato oltre cento vittime delle violenze, ho capito quanto abbiano potuto soffrire”.

    di Paolo Rodari – @PaoloRodari

  • Germania. Vescovi bloccano ricercatori antipedofilia., La loro colpa è di voler pubblicare gli atti dell’inchiesta

    Germania. Vescovi bloccano ricercatori antipedofilia., La loro colpa è di voler pubblicare gli atti dell’inchiesta

    In un comunicato, i presuli spiegano la decisione con il venir meno del rapporto di fiducia con il prof. Christian Pfeiffer, direttore dell’ Istituto.

    Alessandro Speciale – Roma –

    Il percorso di trasparenza della Chiesa cattolica tedesca di fronte allo scandalo pedofilia ha subito oggi un duro colpo: la Conferenza episcopale tedesca ha infatti annunciato la cancellazione di uno studio scientifico a 360 gradi sulle cause degli abusi commessi dai preti, ed è stata accusata di aver distrutto documenti e cercato di censurare i risultati della ricerca.

    Quando all’ inizio del 2010 lo scandalo degli abusi sessuali su minori, dopo aver travolto la Chiesa negli Stati Uniti e in Irlanda, si allargò anche alla Germania, i vescovi tedeschi reagirono con una prontezza e una apertura che molti osservatori definirono esemplari.
    Oltre a creare un referente unico per i casi di abuso in tutto il Paese – monsignor Stephan Ackermann, vescovo di Treviri – era stato istituito un numero verde per le vittime, le linee guida per affrontare i casi di abuso erano state riviste e la Chiesa aveva collaborato alla ‘ Tavola rotonda’ istituita dal governo federale. Lo sforzo era culminato con il Simposio mondiale sugli abusi nella Chiesa organizzato dalla Pontificia Università Gregoriana a Roma dello scorso febbraio, sponsorizzato da varie diocesi tedesche.

    La Chiesa di Germania aveva anche avviato due progetti scientifici. Il primo, in collaborazione con l’Istituto di ricerca criminologica della Bassa Sassonia (Kriminologischen Forschungsinstitut Niedersachsen, KFN), uno dei più rispettati del Paese, doveva comprendere un’ inchiesta sulle vittime di abusi dal 1945 a oggi, un’ analisi di come i casi erano stati gestiti nella Chiesa e una serie di interviste approfondite con vittime e molestatori.

    Dopo un anno e mezzo di lavoro (il progetto era partito nel 2011), monsignor Ackermann ha annunciato oggi in un comunicato la decisione di sospendere l’ accordo con il Kfn. I vescovi sono ra alla ricerca di un nuovo partner per completare la ricerca.

    “Ci siamo trovati oggi costretti – si legge nella nota – a recedere con effetto immediato dall’accordo con il Kfn per gravi motivi, e a chiedere la restituzione di fondi per la ricerca già erogati”. Secondo il rappresentate dei vescovi tedeschi, si è rotto il “rapporto di fiducia” con il direttore dell’Istituto, Christian Pfeiffer.

    “La fiducia – sottolinea il comunicato – è un elemento irrinunciabile in un progetto così ampio e delicato. Su questo, i partner del progetto si erano trovati d’accordo fin dall’inizio. Il comportamento del professor Pfeiffer nel campo della comunicazione nei riguardi dei responsabili ecclesiali ha purtroppo causato la perdita di quella base di fiducia necessaria ad una ulteriore collaborazione costruttiva. Siamo spiacenti di non aver potuto trovare una soluzione consensuale, nonostante i nostri sforzi”.

    Secondo il KFN, che ha risposto con un suo comunicato all’ annuncio dei vescovi, dopo alcuni mesi di lavoro il progetto aveva iniziato a incontrare una “opposizione crescente” in seno alla Conferenza episcopale. Ad esempio, i vescovi avevano chiesto di poter mettere il veto alla pubblicazione dei risultati della ricerca – una richiesta respinta dall’ Istituto perché “non compatibile con la libertà di ricerca scientifica”.

    Inoltre, il KFN accusa la Chiesa tedesca di non aver mantenuto la promessa di fornire pieno accesso ai propri archivi sui casi di preti accusati di abuso. “Nell’ ultimo anno alcune persone all’ interno della Chiesa ci hanno informato in modo credibile che alcune diocesi avevano distrutto alcuni documenti”, spiega l’ Istituto. Si tratta di un atto condotto sulla base del canone 489 paragrafo 2 del Codice di Diritto Canonico, che recita: “Ogni anno si distruggano i documenti che riguardano le cause criminali in materia di costumi, se i rei sono morti oppure se tali cause si sono concluse da un decennio con una sentenza di condanna, conservando però un breve sommario del fatto con il testo della sentenza definitiva”. Il KFN ha chiesto alle diocesi quali e quanti documenti fossero stati distrutti in base a questa norma – ma senza ricevere risposta.

    La rottura della collaborazione con l’ Istituto è stato accolta con preoccupazione del movimento cattolico di riforma “Noi Siamo Chiesa”: “Il modo in cui i vescovi hanno gestito questa faccenda fa temere una nuova ondata di abbandoni della Chiesa, come quella che nel 2010 (anno di esplosione dello scandalo pedofilia, ndr) ha portato 181mila persona ad annunciare la loro uscita dalla comunità ecclesiale”.

  • I vescovi bloccano le indagini sui preti pedofili

    I vescovi bloccano le indagini sui preti pedofili

    I vescovi cattolici tedeschi hanno fermato le indagini sugli abusi sessuali commessi da alcuni sacerdoti su minorenni tra gli anni cinquanta e gli anni ottanta. Lo rivelaun’inchiesta del quotidiano Süddeutsche Zeitung.

    Stando al giornale, i vescovi tedeschi avrebbero chiesto all’Istituto di ricerche criminologiche della Bassa Sassonia, un organo indipendente guidato dal professor Christian Pfeiffer, di interrompere le ricerche cominciate nel 2011. La diocesi ha fatto sapere che l’inchiesta sarà affidata a un altro istituto, conferma la Bbc.

    La ricerca è stata avviata nel 2011, dopo che i vescovi avevano ricevuto centinaia di denunce riguardo a presunti abusi sessuali commessi tra gli anni cinquanta e ottanta in Germania da sacerdoti della diocesi. Il papa Benedetto XVI nei mesi successivi ha incontrato le vittime e ha offerto un risarcimento finanziario.

    Il professor Christian Pfeiffer ha accusato i vescovi tedeschi di “censura”. “Tutto quello che facevamo doveva essere approvato dai vescovi”, ha aggiunto.

    La fine della collaborazione con Pfeiffer è stata confermata dalla stessa Conferenza episcopale tedesca. “Il rapporto di fiducia reciproca tra i vescovi e il capo dell’istituto si è rotto”, ha commentato il vescovo di Treviri, Stephan Ackermann.

    http://www.internazionale.it/news/germania/2013/01/09/i-vescovi-bloccano-le-indagini-sui-preti-pedofili/

  • Giudice impone alla Chiesa di rivelare i nomi dei sacerdoti accusati di abusi

    Giudice impone alla Chiesa di rivelare i nomi dei sacerdoti accusati di abusi

    L’Arcidiocesi di Los Angeles, ha sottolineato che gli adempimenti sono stati effettuati e “gran parte delle informazioni in questione sono già state rese pubbliche”

    REDAZIONE
    ROMA

    Saranno presto pubbliche gran parte delle 30.000 pagine di documenti che raccontano, nomi, luoghi, date, e orrori dei casi di pedofilia e abusi sessuali a carico di sacerdoti e prelati della Arcidiocesi cattolica di Los Angeles.

    Si tratta di una delle più gravi storie di pedofilia della Chiesa cattolica americana che portò nel 2007 ad un mega-rimborso alle vittime pari a 660 milioni di dollari. Nonostante l’accordo, l’identità dei sacerdoti coinvolti è sempre stata protetta dall’anonimato: ora, però, su appello dell’associazione delle vittime e di alcune organizzazioni di media Usa, il giudice della Corte suprema dell California, Emilie Elias, ne ha ordinato la pubblicazione.

    La sentenza rovescia un verdetto del 2011, in cui si dava ragione alla richiesta di 20 sacerdoti, concedendo alla Chiesa di `cancellare´ dai documenti i nomi degli ecclesiastici coinvolti. Le migliaia di pagine di denunce, confessioni, atti giudiziari contengono tra l’altro `documenti interni´ alla Chiesa che rivelerebbero corrispondenze scritte tra il Vaticano e preti accusati o colpevoli di abusi.

    «Non credete che i fedeli abbiano il diritto di sapere cosa è acaduto nella loro chiesa locale?», ha chiesto retoricamente il giudice Elias prima di pronunciare il verdetto. I tempi della pubblicazione non sono ancora stati definiti, ma l’avvocato dell’Arcidocesi, Michael Hennigan, ha dichiarato: «L’obiettivo diei miei clienti è arrivare ad una chiusura al più presto della vicenda».

  • Pedofilia, in Australia i vescovi collaborano con le autorità civili

    Pedofilia, in Australia i vescovi collaborano con le autorità civili

    Pedofilia, in Australia i vescovi collaborano con le autorità civili
    di Franca Giansoldati

    CITTA’ DEL VATICANO – Importante svolta dell’episcopato australiano colpito da una serie di scandali legati alla pedofilia.
    I vescovi, dopo una consultazione interna, non solo hanno scelto di abolire la prescrizione per i reati di pedofilia ma hanno deciso di accogliere l’obbligo di denunciare i preti pedofili alle autorità civili «con l’eccezione delle informazioni raccolte durante il sacramento della confessione». Un giro di vite vero e proprio per fare in modo che la giustizia (civile) possa operare congiuntamente alla Chiesa per estirpare questa piaga e punire tutti coloro che si sono macchiati di questo crimine.

    Il presidente della Conferenza episcopale, monsignor Denis Hart, arcivescovo di Melbourne, in un comunicato diffuso alla vigilia dell’apertura dell’Assemblea plenaria si è dichiarato totalmente favorevole al sostegno degli orientamenti maturati nella Royal Commission, la Commissione d’inchiesta nazionale istituita dal Governo federale per fare luce sul triste fenomeno.

    «Non ci deve essere alcun ostacolo che impedisca alla nostra società di affrontare questo problema» ha dichiarato l’arcivescovo alla Radio Vaticana. «Il male degli abusi sessuali è così grave e orribile che l’unico modo per dare pace alle vittime è di portare alla giustizia i colpevoli». Monsignor Hart ha ribadito il parere favorevole espresso due settimane fa dai vescovi alla Royal Commission: «Sarà un momento di verità».

    Una relazione presentata recentemente alla Commissione parlamentare di inchiesta dello Stato di Victoria dalla Chiesa locale chiedeva di estendere l’obbligo della denuncia anche al personale religioso. L’opinione pubblica è ancora sotto choc dopo la tesi di un docente del Royal Institute of Technology di Melbourne, Des Cahill, secondo il quale, stando ai dati, in Australia, il sommerso sarebbe enorme. Fra coloro che hanno studiato al seminario nazionale Corpus Christi College quasi 1 sacerdote su 20 avrebbe compiuto atti di abuso sessuale su minori tra il 1940 e il 1966 (pari a 14 su 378 preti condannati). La maggioranza dei cattolici si dice assolutamente favorevole a che venga fatta chiarezza sui casi di pedofilia anche nella Chiesa.

    Ma a sollevare più scandalo era stato un rapporto della commissione parlamentare secondo cui oltre 600 bambini avrebbero subito violenze da sacerdoti a partire dagli anni Trenta. Inoltre secondo il documento, almeno 620 adolescenti sarebbero state vittime di abusi con una maggioranza di casi tra gli anni ’60 e ’80. L’arcivescovo Hart ha parlato pubblicamente di episodi «orribili e vergognosi». Le associazioni delle vittime sostengono, invece, che i giovani abusati sarebbero molti di più, oltre 10.000.

    IL Papa durante la visita a Sidney, nel luglio 2008, per la Giornata mondiale della Gioventù, aveva incontrato alcune delle vittime chiedendo loro scusa per il male subito, incoraggiando i vescovi a dare tutto il supporto psicologico possibile, alle famiglie e alle vitime segnate da questi traumi indelebili.
    Mercoledì 28 Novembre 2012 – 18:24
    Ultimo aggiornamento: Giovedì 29 Novembre – 13:06

    http://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/pedofilia_vaticano_australia/notizie/234654.shtml

  • Preti pedofili, vedova fa causa alla Chiesa per il suicidio del marito nel 1992

    Preti pedofili, vedova fa causa alla Chiesa per il suicidio del marito nel 1992

    AMSTERDAM – Il marito si è tolto la vita 20 anni fa e ora la vedova fa causa alla Chiesa cattolica. L’uomo era infatti stato vittima di preti pedofili da bambino. La donna, 73 anni, chiede “centomila euro alla Chiesa cattolica, che ritiene responsabile della morte del marito”, allora 58enne, riporta il sito del canale Rtv Oost.

    L’uomo sarebbe stato pesantemente molestato nella prima infanzia, quindi tra la fine degli anni Trenta e l’inizio dei Quaranta. Questo aprirebbe un nuovo fronte nello scandalo pedofilia che riguarda la Chiesa, dato che i casi emersi finora avevano riguardato gli anni Cinquanta e Sessanta.

    La donna, della città di Enschede, ha raccontato che il marito era stato vittima di abusi “per diversi anni” in un collegio di frati cattolici a Boxtel, nella provincia del Brabante. “Non è mai stato scoperto nulla – ha spiegato -. I bambini dovevano soddisfare (i sacerdoti) sessualmente. Se non collaboravano, venivano gettati in un armadio a muro, al buio”.

    L’uomo, anche dopo il matrimonio, appariva depresso e si è suicidato. Pertanto la donna chiede un risarcimento per danni e interessi.

    http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-europa/preti-pedofili-vedova-fa-causa-alla-chiesa-1383317/