Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • “Quel prete era un predatore di bambini”

    “Quel prete era un predatore di bambini”

    02/05/2012 – Processo in Irlanda per il sacerdote che masturbava i bambini

    Il giudice che ha letto la sentenza di custodia da 18 mesi moltiplicati per sette reati ha definito il sacerdote imputato davanti alla corte di Dundalk, estremo nord della Repubblica d’Irlanda un uomo “in una posizione di fiducia e di autorità mentre le sue vittime erano vulnerabili ed isolati”. L’uomo avrebbe perpetrato “abusi sistematici e seriali” contro i ragazzi a lui affidati e il suo comportamento sembrava essere quello di “un predatore che era in una condizione di dominio” sui poveri bambini.

    CONDANNATO – L’identità dell’imputato non è nota, spiega l’Irish Examiner, per ragioni legali. Si sa che è stato ridotto allo stato laicale, che ha 61 anni e che, prima di diventare un mostro pedofilo, a sua volta aveva subito violenze sessuali. Il che rende il caso ancora più complicato e controverso. L’uomo ha ammesso sei reati nei confronti di un bambino, e ha confermato un’altra accusa nei confronti di un altro bambino. “Il prete ha masturbato uno dei piccoli, dicendogli che questo avrebbe evitato un suo ricovero in ospedale per essere circonciso, e avrebbe prevenuto ulteriori problemi nella sua vita sessuale futura. Ha analogamente masturbato un altro bambino di 13 anni nei giardini nella scuola”, il tutto fra il 1982 e il 1984.
    TERAPIA – L’uomo lavorava in una scuola cattolica e in quegli ambienti, e nei momenti in cui “si doveva occupare del benessere dei bambini” agendo “in luogo dei parenti”, li rendeva soggetti ad attenzioni improprie. “E’ pieno di rimorso e dispiaciuto per il suo comportamento. Si è sottoposto a terapia ed ora è davvero a basso rischio di recidiva”, ha detto il suo avvocato difensore. Anche i due bambini hanno dovuto subire terapia psicologica “per superare gli effetti del trauma”, conclude l’Examiner.

    http://www.giornalettismo.com/?p=277336

  • Decine di suicidi in Australia, dopo abusi di preti cattolici

    Decine di suicidi in Australia, dopo abusi di preti cattolici

    Si parla di almeno 40 morti suicidi a causa di violenze sessuali subite da un prete cattolico a Melbourne, in Australia
    di Beatrice Niciarelli 16 aprile 2012 11:30

    Suicidi in Australia dopo abusi di preti cattolici

    E’ salito a cinque il numero dei suicidi (forse addirittura a otto), a seguito di presunti abusi sessuali subiti da un prete cattolico. Siamo in Australia e le violenze risalgono a un periodo compreso tra il 1960 e il 1980. Ai suicidi, venuti alla luce grazie alle ricerche di un avvocato (che segue casi di pedofilia) di nome Judy Courtin, si devono aggiungere almeno altri 40 casi, sempre causati da violenze subite in giovane età e provate dalla polizia in un rapporto presentato anche al premier Ted Baillieu.

    Il quotidiano The Age annuncia che il governo sta avviando un’indagine, con la costrizione forzata delle testimonianze sotto giuramento e volta a scoprire tutti gli abusi commessi sui minori da parte di religiosi. L’avvocato Courtin, che sta svolgendo anche una ricerca universitaria sugli abusi della chiesa cattolica, ha scovato un gran numero di suicidi (tra i cinque e gli otto), tutti riconducibili a padre Ronald Pickering. Il prete non si trova più in Australia, ha infatti lasciato il Paese nel 1993, prima dell’incriminazione. All’epoca, prestava servizio nella parrocchia di Melbourne e le vittime erano tutti cherichetti o membri del coro parrocchiale. I bambini, all’epoca, frequentavano la parrocchia anche tramite i genitori, che si sentivano sicuri a lasciare i piccoli in mano ai religiosi, per attività di gioco o di sport.

    Denis Hart, arcivescovo di Melbourne, non crede che questi suicidi possano essere correlati all’operato della chiesa e ripete che le sole informazioni in possesso dell’accusa sono quelle presenti nei giornali e nulla più. Vere connessioni tra padre Pickering e i suicidi mancano di fondamento, non ci sono, questo proverebbe l’innocenza dell’imputato. Un motivo che non impedisce comunque l’opinione pubblica di risentirsi ancora, per l’ennesimo caso di presunti abusi sessuali da parte di persone che hanno dedicato la loro vita a Dio. Restiamo in attesa di ulteriori sviluppi.

    Decine di suicidi in Australia, dopo abusi di preti cattolici

  • Filadelfia. Non denunciò centinaia di preti pedofili. Processo a prete omertoso, In Italia processerebbero qualche centinaio di vescovi

    Filadelfia. Non denunciò centinaia di preti pedofili. Processo a prete omertoso, In Italia processerebbero qualche centinaio di vescovi

    Preti pedofili, a Philadelphia parte il processo nel silenzio generale

    Enrico Pedemonte

    A Filadelfia è in corso un processo a William Lynn, per dodici anni supervisore dei sacerdoti della città americana, che creò un archivio riservato su centinaia di episodi di pedofilia senza mai intervenire. È la prima volta che la gerarchia cattolica rischia una condanna penale per non aver voluto agire. Intanto, in Messico, un libro sostiene che la Santa sede fin dagli anni Quaranta era a conoscenza di abusi su minori. Lo dimostrano 212 documenti filtrati dagli archivi vaticani.

    Molti dei quali sono in italiano. 16 aprile 2012 – 12:10 Fino a che punto la gerarchia ecclesiastica va ritenuta responsabile del comportamento dei preti pedofili? La stampa italiana ne parla poco (sempre meglio non avere guai con il Vaticano) ma in molti paesi del mondo lo scandalo continua a suscitare interesse e nelle ultime settimane, negli Stati Uniti e in Messico, sono accadute tre cose importanti che potrebbero riaccendere lo scandalo, aprendo nuovi fronti di indagine e nuove controversie. La prima notizia arriva da Filadelfia dove lunedì si è aperto un processo a cui il New York Times ha dedicato un ampio editoriale: A Monsignor Goes on Trial. Il monsignore in questione è William Lynn e la sua storia fa rumore perché per la prima volta a salire sul banco degli imputati non è un prete pedofilo, ma un membro della gerarchia accusato di avere coperto lo scandalo per anni. In passato William Lynn è stato per dodici anni il supervisore dei sacerdoti di Filadelfia.

    Negli anni Ottanta, di fronte al moltiplicarsi degli abusi che si verificavano all’ombra delle chiese e dei seminari, Lynn fu incaricato di creare un archivio segreto sui preti coinvolti in episodi di pedofilia. In seguito, nel 1994, il cardinale Anthony Bevilacqua, della diocesi di Filadelfia, gli ordinò di distruggere tutto. Ma nel 2006 una copia di quell’archivio fu trovata in un armadio della diocesi e nel 2011 fu consegnata alle autorità giudiziarie. Il cardinale Bevilacqua, che avrebbe dovuto testimoniare al processo, è morto il 31 gennaio. Nell’archivio, aggiornato fino al 1994, sono citati 35 preti che continuavano a svolgere la loro opera come sacerdoti in quella diocesi nonostante fossero accusati di violenza su minori. In totale i sacerdoti collegati ad abusi sessuali nella diocesi, tra il 1948 e oggi, sono sessanta. William Lynn, che era perfettamente a conoscenza di ogni cosa, va considerato colpevole? Il problema che si apre davanti al giudice di Filadelfia è drammatico.

    Negli Stati Uniti, negli ultimi tre anni, settecento preti sono stati obbligati ad abbandonare il sacerdozio, molti di loro sono stati condannati e sono finiti in carcere, ma i vertici della Chiesa non sono mai stati toccati dallo scandalo, almeno da un punto di vista penale. Uno dei sacerdoti interrogati dai giudici di Filadelfia ha detto che la gerarchia cattolica trattava i preti pedofili come alcolizzati da curare con programmi simili a quelli degli alcolisti anonimi. Il fatto che quei preti non fossero dipendenti dall’alcol ma dall’abuso dei bambini appariva secondario. Colpevoli sono solo i preti pedofili o anche i vertici che li hanno coperti, magari spostandoli altrove? L’interrogativo non è semplice da sciogliere. In alcuni stati (Missouri, Wisconsin, Utah) i giudici hanno sostenuto che in questo caso processare la gerarchia cattolica sarebbe una violazione del Primo emendamento, che garantisce la libertà di pensiero, di religione e di stampa. È la linea di difesa, sempre più aggressiva, seguita dagli avvocati delle diocesi messe sotto accusa.

    E qui arriviamo alla seconda notizia. In Missouri, all’inizio di marzo, gli avvocati dei preti accusati di abuso sui minori hanno portato in tribunale la Snap (Survivors Network of Those Abused by Priests) un’associazione di volontari che dal 1989 si occupa di assistere le famiglie delle persone che hanno subito abusi. Gli avvocati chiedono ai vertici della Snap di consegnare ai giudici tutta la corrispondenza scambiata con gli assistiti in ventitre anni. Obiettivo: verificare se nelle migliaia di lettere e email tra l’associazione e le vittime ci siano irregolarità. I militanti della Snap replicano che si tratta di una odiosa violazione della privacy di migliaia di vittime, un modo subdolo per segnalare a chiunque voglia rivolgersi all’associazione che la sua vita privata sarà resa di pubblico dominio. William Donohue, presidente della Catholic League for Religious and Civil Rights, ha spiegato al New York Times: «Lo Snap è una minaccia alla Chiesa Cattolica. In passato la Chiesa è stata troppo veloce a firmare assegni. Ormai abbiamo capito che sarebbe stato meno dispendioso se avessimo lottato su ogni singolo caso (di abuso, ndr)».

    Questo chiaro cambiamento di strategia da parte della Chiesa ci porta alla terza notizia, legata al recente viaggio in Messico del papa, che si è rifiutato di incontrare le famiglie delle vittime di abusi sessuali. Il Messico è un paese particolare per il Vaticano. È il paese di Marcial Maciel, il fondatore dell’ordine dei Legionari di Cristo, scomparso nel 2008. Fin dagli anni Quaranta, Maciel abusò di decine di bambini e giovani seminaristi ed ebbe diversi figli (uno certo, altri cinque incerti) da donne diverse. Ora le vittime accusano la Chiesa di avere coperto Maciel per decenni. Alla fine di marzo, mentre papa Ratzinger sbarcava a Città del Messico, Jose Barba stava dando alle stampe un libro secondo il quale il Vaticano sapeva da decenni che Maciel era un drogato e un pedofilo. Barba è un ex sacerdote dei Legionari che nel 1998 intentò una causa legale contro Maciel per avere abusato sessualmente di lui mentre era in seminario. Il libro (“La voluntad de no saber”) è basato su 212 documenti riservati che Barba ha ottenuto da una fonte che ha accesso agli archivi vaticani. I documenti sono oggi pubblicati online all’indirizzo www.lavoluntaddenosaber.com. È una documentazione imponente, in larga parte scritta in italiano. Ha scritto l’Associated Press in un articolo pubblicato integralmente dal Wall Street Journal: «I nuovi documenti sembrano rafforzare le prove che il Vaticano fosse a conoscenza delle accuse ben prima che queste diventassero pubbliche».

    Dalla documentazione pubblicata online emerge chiaramente che il Vaticano era a conoscenza dei problemi di Maciel fin dalla fine degli anni Quaranta. Nel 1954 una lettera di un prete della Legione al vicario di Città del Messico sosteneva che Maciel era morfinomane. Nel 1956 alcune lettere lo accusano esplicitamente di atti di sodomia nel confronti di ragazzi della congregazione. In una lettera del 1976, Juan Jose Vaca (che Ratzinger ha rifiutato di incontrare nel suo recente viaggio) scrive chiaramente di avere subito violenze in seminario fin dal dicembre 1949, quando aveva tredici anni. Vaca cita altri venti preti che subirono lo stesso trattamento. Dal 1978 al 1992 scrisse lettere alle autorità della Chiesa. Poi lasciò la tonaca. Joseph Ratzinger, che nel 1998 era a capo dell’ufficio che ricevette quelle denunce, ha detto di essere venuto a sapere delle accuse a Maciel solo nel 2000. Impiegò sei anni a emettere sanzioni nei suoi confronti. Aspettò che fossero i suoi colleghi Legionari ad accusare apertamente il fondatore dell’ordine. D’altra parte anche Papa Wojtyla ammirava l’ortodossia e la disciplina dei Legionari. Non tutte le persone che hanno subito abusi hanno chiesto di essere ricevuti dal papa in occasione del suo viaggio in Messico. Jose Barba (l’autore del libro) e altre vittime hanno detto di non volere un incontro con Benedetto XVI. Jose Antonio Perez Olvera, un ex legionario che subì gli abusi di Maciel, ha dichiarato all’Associated Press: «Per nessuna ragione al mondo vorrei incontrare qualcuno che ha protetto Maciel invece di punirlo. Non veniamo a patti con i criminali, né con i loro protettori e i loro complici». Questa dichiarazione è stata pubblicata dal Wall Street Journal. In Italia ha avuto scarsa eco.

    Leggi il resto: www.linkiesta.it/preti-pedofili-philadelphia#ixzz1sDSXeGWM

  • Croazia, arrestato per pedofilia un prete cattolico a Zagabria

    Croazia, arrestato per pedofilia un prete cattolico a Zagabria

    ZAGABRIA – A Zagabria un prete cattolico croato ha ammesso il reato di uso di materiale pedopornografico, ed ha raggiunto un accordo con la magistratura patteggiando una pena di un anno di carcere.

    Mladen Kozina, che negli scorsi dieci anni era a capo di una parrocchia nella periferia della capitale croata, e’ stato arrestato in ottobre nell’ambito di una vasta operazione internazionale contro la pedofilia, conosciuta sotto il nome in codice ‘Oliver’.

    In Croazia sono state trenta le persone coinvolte nelle indagini. Nel computer di Kozina la polizia aveva trovato migliaia di foto a contenuto pornografico, che mostravano neonati e bambine.

    La notizia dell’arresto del sacerdote e’ stata diffusa dell’Arcivescovato di Zagabria, che lo ha immediatamente sospeso in attesa del processo. Non ci sono finora indizi o testimonianze su un suo eventuale abuso diretto sui minori.

    Si tratta del terzo prete cattolico condannato per pedofilia in Croazia negli ultimi cinque anni.
    11 aprile 2012 12:58

    http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-europa/croazia-arrestato-per-pedofilia-un-prete-cattolico-a-zagabria-1188742/

  • Preti pedofili. Il primate del Belgio sapeva. Ma alla polizia negò, Cardinale Godfried Danneels informato almeno 40 volte

    Preti pedofili. Il primate del Belgio sapeva. Ma alla polizia negò, Cardinale Godfried Danneels informato almeno 40 volte

    11 aprile 2012
    Danneels sapeva, atto di accusa di 20 vittime

    Bruxelles- Nuove rivelazioni della stampa belga nel quadro dell’operazione “Calice” sugli abusi sessuali compiuti da preti in Belgio. Il cardinale Godfried Danneels, ex primate del Paese – scrive oggi il quotidiano popolare fiammingo Het Laatste Nieuws – sarebbe stato informato «almeno quaranta volte» di casi di abusi sessuali in seno alla Chiesa sulla base delle lettere emerse dal dossier dell’inchiesta. Interrogato nel 2010 dalla polizia giudiziaria di Bruxelles «Godfried Danneels aveva indicato che non era al corrente di casi di abusi sessuali nella sua diocesi».

    Immediata la reazione del Cardinale che, tramite il suo legale, ha fatto sapere che non ha più nulla da aggiungere alle risposte già date alla commissione per gli abusi sessuali. Per l’avvocato, Fernand Keuleneer, l’articolo «è un cattivo piatto riscaldato, non pubblicato a caso, in quanto è solo di qualche giorno la sentenza della Corte di Cassazione nella quale l’illegalità delle perquisizioni e dei sequestri è stata definitivamente confermata».

    In un comunicato il Cardinale e il suo consiglio annunciano che presenteranno un nuovo ricorso presso il giudice d’istruzione «al fine di determinare se, ancora una volta, si è di fronte a un problema di disinformazione e di manipolazione dell’istruzione, e di violazione del suo segreto».

    La decisione del cardinale Godfried Danneels e del suo consiglio di presentare ricorso per determinare se c’è stata violazione del segreto d’istruzione nasce anche dal fatto che Het Laatste Nieuws, si riferisce «a delle fonti vicino all’istruzione giudiziaria; che il quotidiano riporta informazione sullo stato dell’istruzione e su quello che la giustizia avrebbe già concluso o no». L’articolo precisa che «nella più parte dei casi esistono scambi di lettere tra il cardinale e le vittime, le loro famiglie, e le persone a loro vicine».

    Lettere di denuncia a cui Danneels «ha a volte risposto scrivendo che pregava per le vittime. In un caso ha allontanato un prete pedofilo dalla parrocchia, ma senza informarne la Giustizia».

  • La diocesi che protegge i preti pedofili

    La diocesi che protegge i preti pedofili

    Mantenere i segreti e insabbiare lo scandalo invece che rivelare le molestie dei preti pedofili. Sembra questa la vera missione della diocesi diretta dal vescovo Stephan Ackermann, il responsabile della Cei tedesca per lo scandalo degli abusi commessi dai sacerdoti cattolici.  Nella diocesi di Treviri alcuni sacerdoti accusati di molestie sessuali sono stati coperti dal porporato secondo le rivelazioni di Der Spiegel, che evidenzia come anche i religiosi che vogliono chiarire questo scandalo siano condannati al silenzio dai vertici ecclesiastici, e perseguitati con metodi paramafiosi.

    IL PRETE CONTRO LA CHIESA – Padre Klauss Gorges è un prete di cinquantasei anni che ha servito la Chiesa per moltissimi anni. Una volta svolgeva la sua missione con gioia ed entusiasmo, mentre oggi è sconvolto ed intimidito dall’atteggiamento dei suoi superiori. Il motivo di questo stato emotivo è molto chiaro: padre Klaus ha provato a chiarire tre casi di pedofilia avvenuti nella sua parrocchia a St. Martin a Köllerbach, ma gli è stato praticamente impedito di farlo. Il sacerdote è indignato per il comportamento dei decani e dei suoi superiori, indignato per le azioni del vescovo di Treviri Stephan Ackermann e per quelle dell’ordinariato. Padre Gorges, che ha un’impostazione conservatrice, ha sfogato tutta la sua delusione in una lettera scritta ai vertici della Chiesa cattolica. In questa missiva  il sacerdote rimprovera alle gerarchie ecclasiastiche di non voler insabbiare e non chiarire lo scandalo della pedofilia, e chiede di fare pulizia all’interno della diocesi di Treviri. Nella Chiesa è piuttosto inusuale che un prete critichi così aspramente i suoi superiori in modo pubblico. Ma padre Gorges non è solo nella sua critica. Da quando  Der Spiegel ha riportato i ripetuti casi di sacerdoti noti pedofili impiegati come se nulla fosse all’interno della diocesi retta da Stephan Ackermann, il vescovo di Treviri ha subito molte accuse a livello mediatico e non. La Chiesa cattolica continua a non trovare la pace auspicata, perché nel rapporto con lo scandalo degli abusi sessuali ha imparato molto meno di quanto dice di aver fatto all’esterno. E non solo a Köllerbach. In una lettera aperta i fedeli di un’altra parrocchia si sono lamentati per il comportamento di Ackermann, che “finora non ha effettuato nessun chiarimento sui casi” né nei confronti dei cattolici né nei confronti delle vittime. Colloqui individuali sono stati negati, collaboratori della Chiesa intimiditi, così come misure di chiarimento procrastinate nel tempo oppure del tutto impedite. “Questi modi di agire scandalosi e profondamente non cristiani devono finire una volte per tutte”, protestano i fedeli cattolici.

    LA CONFESSIONE PER MOLESTARE – Padre Gorges è stato nominato parroco della comunità di S. Martin nel 2007. Il sacerdote appartiene alla fratellanza di Pietro, un ordine molto conservatore, ed ovviamente le sue posizioni non dispiacevano alla diocesi per il suo nuovo incarico. Nella primavera del 2010 il religioso ha appreso fatti concreti su tre suoi colleghi responsabili di terrificanti molestie sessuali. Uno di questi aveva abusato di una bambina di cinque anni, un altro invece si era approfittato ripetutamente di una ragazzina minorenne. La giovane aveva detto durante la confessione che il proprio padre la molestava sessualmente, e il religioso l’aveva abusata ricattandola su questa rivelazione. Gorges aveva immediatamente informato la direzione della diocesi di Treviri su questi misfatti compiuti da sacerdoti. Proprio in quel periodo il vescovo Ackermann era stato nominato dalla Cei tedesca responsabile per i casi di abusi sessuali compiuti da preti cattolici.  Un chiarimento sugli episodi denunciati da padre Gorges però non c’è mai stato, e il religioso è stato sollevato dal suo incarico dallo stesso Ackermann. Al posto di inchieste sulle sue scoperte solo silenzio. La stessa cosa è capitata ad un altro sacerdote di una parrocchia vicina dello stesso comune, Guido Ittmann. Il religioso era stato informato da padre Gorges sugli abusi compiuti da loro colleghi, e si era messo all’opera per cercare prove per una denuncia formale. Un fratello di una vittima aveva confermato gli abusi subiti dalla sorella e  la versione di padre Gorges. Padre Ittmann ha così presentato un esposto alla magistratura nell’estate del 2010, ma la diocesi di Treviri ha preferito non aiutarlo, coprendo il caso.

    METODI MAFIOSI CONTRO CHI LOTTA CONTRO I PEDOFILI – Anche la ragazza vittima delle attenzioni sessuali dei sacerdoti ha denunciato i due religiosi insieme a suo padre, ma il vescovo di Treviri ha preferito affidarsi alla prescrizione dei reati, evitando qualsiasi chiarimento sul caso, e pure una difesa della vittima. Al contrario la diocesi ha messo sempre più sotto pressione i preti che tentavano di portare alla luce vicende sconvolgenti commesse da veri e propri mostri in tonaca. Padre Ittmann ha ricevuto lettere anonime, nelle quali era minacciato di violenza fisica. Sconosciuti hanno depositato davanti alla sua porta un sacco colmo di animali morti, mentre cadaveri di pipistrelli sono stati collocati nell’acquasantiera della sua chiesa. Nella parrocchia da lui guidata sono pure state messe in giro voci per le quali il religioso avrebbe dovuto chiedere scusa per misfatti compiuti in passato. Niente di vero, ma la diffamazione anonima ha colpito come si era prefissata di fare. Dopo un anno e mezzo di mobbing e di inutili richieste d’aiuto alla diocesi il sacerdote si è dato per vinto, e a Pasqua del 2011 padre Ittmann ha lasciato Köllerbach. Il vice vicario generale lo ha informato in forma scritta che le sue rivelazioni avrebbero dovuto essere formalizzate alla luce del suo congedo.

    LA DIOCESI PREFERISCE I MOLESTATORI – Già a marzo del 2010, così ha riportato il sacerdote, l’allora responsabile del personale della diocesi di Treviri, e incaricato dello scandalo degli abusi, Rainer Scherschel, aveva telefonato a Guido Ittmann per informarlo che “è stato deciso di tenere fuori dalla diocesi le storie di molestie sessuali di Köllerbach. Per questo il sacerdote avrebbe dovuto attenersi alla decisione dei vertici ecclesiastici e smettere ulteriori indagini sui casi. Padre Ittmann racconta a Der Spiegel, che gli era praticamente caduto il telefono dalla mano.” Non potevo assolutamente comprendere, che questa era davvero la reazione della diocesi ai sospetti di abusi sessuali compiuti dai sacerdoti.” Il “Noi” espresso dal vice vicario Rainer Scherschel si riferiva ovviamente alla decisione del vescovo di Treviri Ackermann.  Il vescovo avrebbe  smentito un suo interessamento nei casi di Köllerbach in un colloquio personale avuto con padre Ittmann. Stephan Ackermann gli avrebbe detto che si era comportato nel modo giusto, ma il vescovo di Treviri si è apparentemente dimenticato che ha un obbligo di assistenza anche nei confronti delle vittime dei preti pedofili della sua diocesi, che sono state da lui completamente ignorate. La diocesi di Treviri ha preferito non commentare queste rivelazioni. Dopo che le vittime e i preti che tentavano di aiutarle sono stati intimiditi, i rappresentati dei vertici ecclesiastici di Treviri hanno minimizzato i misfatti della parrocchia di Köllerbach, definendoli come semplici dicerie, per le quali non ci sarebbero stati indizi concreti. In verità uno dei presunti colpevoli di abusi avrebbe ammesso le molestie in un’inchiesta interna tenuta finora segreta e svoltasi in presenza dell’arcivescovo Robert Brahm nel 2011. Ma questo religioso è ancora attivo nella parrocchia dove ha compiuto le molestie tenute nascoste. Anche questa informazione non è stata né confermata né smentita dalla diocesi di Treviri.

    PONZIO PILATO VIVE A TREVIRI – La reazione del porporato è piuttosto burocratica, perché la diocesi di Treviri si dichiara semplicemente non competente per i fatti successi a Köllerbach. “All’epoca dei fatti né i preti accusati né le vittime degli abusi erano in qualche modo collegabili al vescovo di Treviri, e siccome nessuna richiesta d’aiuto formale è stata fatta, non era possibile “ per la direzione della diocesi effettuare colloqui o offerte d’aiuto”. Padre Ittmann e padre Gorges si trovano ora sotto pressione. Il presunto autore delle molestie influenza in modo molto importante la vita nella comunità di Köllerbach. Uno dei sacerdoti accusati è stato già condannato nel 200 a Friburgo e nel 2011 in Svizzera per abusi sessuali. L’altro prete invece dice ancora Messa a Treviri nonostante  il divieto comminatogli per un precedente caso di molestie. In un colloquio telefonico con Der Spiegel ha preferito non fare commenti sulle accuse nei suoi confronti, rimarcando solo che sui fatti di Köllerbach non è mai stato interrogato dalla diocesi, con la quale non ha più rapporti dal 2007.I preti che hanno scoperchiato il caso invece si sono scoperti impotenti di fronte al vescovo Ackermann. Padre Ittmann si è ritirato nella sua diocesi natale, come parroco ausiliario, e soffre per la pressione della sua Chiesa. “Non può essere vero, che l’incaricato per i casi di pedofilia nasconde sotto il tappeto gli abusi che si verificano a casa sua”. Anche padre Gorges è scoraggiato dalla vicenda. “Le circostanze emerse sono mostruose e infangano la Chiesa”. In realtà Stephan Ackermann è competente per il suo potere pastorale. Infatti i due sacerdoti accusati non avrebbero un superiore chiaramente definito, e di conseguenza le loro azioni cadono sotto la responsabilità del vescovo sotto al quale operano al momento, ovvero nella diocesi all’interno della quale lavorano. Anche il terzo prete accusato ricade sotto la competenza di Ackermann, poiché svolge il suo incarico in una comunità della diocesi. Ma un giorno dopo la pubblicazione della lettera di padre Gorges è arrivata una telefonata, che gli ha comunicato il divieto di esprimersi sugli abusi di Köllerbach. E’ questo il chiarimento della Chiesa cattolica secondo Der Spiegel.

    http://www.giornalettismo.com/archives/238150/la-diocesi-che-protegge-i-preti-pedofili/

  • Chiesa tedesca, Der Spiegel accusa: 7 preti pedofili nella diocesi di Treves

    Chiesa tedesca, Der Spiegel accusa: 7 preti pedofili nella diocesi di Treves

    Secondo lo Spiegel, ci sono almeno sette sacerdoti, ancora nelle loro funzioni. Di questi , uno, responsabile di un internato all’epoca dei fatti contestati,  aveva costretto un ragazzo ad avere relazioni sessuali, mentre a casa di altri due era stato rinvenuto materiale pedopornografico. Ma il caso più scioccante riguarderebbe un prete condannato, nel 1995, per ben 40 casi di abusi sessuali e che oggi celebra regolarmente messe, battesimi e matrimoni.

    Sono numerosi i cattolici che si sono dichiarati scioccati dalla tolleranza dell’arcivescovo Stephan Ackermann. A sei mesi di distanza dalla visita di Papa Benedetto XVI, in cui Josip Ratzinger aveva promesso pieno sostegno alle vittime della pedofilia ecclesiastica, le rivelazioni del settimanale tedesco rischiano di mandare in frantumi la credibilità della Chiesa in Germania.

    Secondo il governo tedesco, più di 20mila vittime di abusi sarebbero state ascoltate nelle audizioni concordate tra Chiesa e istituzioni pubbliche, a seguito della scoperta, nel 2009, di atti di pedofilia commessi dai sacerdoti in molte regioni. A causa dello scandalo, più di 180mila cattolici tedeschi hanno abbandonato la Chiesa già nel 2010.

    Eva Signorile

  • Il vecchio parroco accusato di pedofilia

    Il vecchio parroco accusato di pedofilia

    Le vittime hanno rotto l’omertà dopo decenni. Il prete denunciato li avrebbe molestati a Bibigne, paese alle porte di Zara
    di Andrea Marsanich

    ZARA. Per anni avrebbe molestato un imprecisato numero di ragazzini che assistevano in chiesa all’ora di catechismo, coperto da un muro di omertà, rassegnazione e paura. Ma qualcuno ha deciso di parlare dopo decenni ed ora il presunto, clamoroso caso di pedofilia è in mano alla Procura statale croata e agli investigatori della Questura di Zara.

    Le indagini sono state avviate nei confronti di don Nedjeljko Ivanov, 72 anni, sacerdote emerito e per lungo tempo parroco di Bibigne, piccola località costiera alle porte di Zara. Ivanov, sistemato nella Casa per sacerdoti emeriti dall’anno del suo pensionamento, nel 1996, è stato denunciato pubblicamente da tre uomini, definitisi pluriennali vittime del parroco e che vivono all’estero.

    Sono il dottor Nenad Bugarija, residente negli Stati Uniti, Josip Lisica che vive in Svizzera e infine Mate Sindija, da anni in Australia, persone negli anta e che da adolescenti risiedevano in questo villaggio dalmata, sovente al centro di casi di cronaca nera, specie per episodi di violenza o per questioni legate alla droga. Della vicenda si è occupato anche il sindaco di Bibigne, Nino Simunic, che si è detto scioccato delle denunce. «Tutti sapevano e nessuno parlava? Ammetto di non aver udito mai una voce contro don Ivanov, che reputo fino a prova contraria un sacerdote e una persona esemplari.

    Non per niente il Consiglio comunale di Bibigne ha deciso di assegnargli il premio municipale per l’opera omnia, avendo contribuito al restauro della vecchia chiesa e alla costruzione di una nuova nella nostra località». Il sindaco ha aggiunto che la decisione sull’eventuale ritiro del premio, dovessero le accuse rivelarsi vere, spetterà pure al parlamentino locale.

    Non è rimasto insensibile nemmeno il ministro croato degli Interni, Ranko Ostojic, il quale ha confermato ai giornalisti che il caso del presunto prete pedofilo è quasi certamente caduto in prescrizione. «La Procura statale è al lavoro per capire cosa si possa ancora fare. Purtroppo all’epoca non c’è stata la collaborazione necessaria, né da parte delle vittime, né dei loro familiari o amici. So della proposta che si vorrebbero installare videocamere all’interno delle chiese, ma è una cosa senza senso perché vorrebbe dire generalizzare quanto avviene in questa importante istituzione. Piuttosto non si dovrebbe tacere su episodi del genere, denunciandoli invece apertamente».

    19 marzo 2012

    http://ilpiccolo.gelocal.it/cronaca/2012/03/19/news/il-vecchio-parroco-accusato-di-pedofilia-1.3700096

  • Pedofilia, la relazione sull’Irlanda. Vescovi inadeguati, omessi controlli

    Pedofilia, la relazione sull’Irlanda. Vescovi inadeguati, omessi controlli

    Il documento redatto dagli inviati di papa Ratzinger nell’isola parla di “superiori religiosi” incapaci di “arginare il dilagare di gravissimi episodi”, di “impunità per i colpevoli” e di “indifferenza verso le vittime”

    di ORAZIO LA ROCCA
    CITTA’ DEL VATICANO – “Vescovi e superiori religiosi inadeguati ad arginare il dilagare dei gravissimi episodi di pedofilia tra il clero”. “Omessi controlli”. “Impunità per i colpevoli”. “Indifferenza verso le vittime”. “Vergogna per le sofferenze inflitte alle piccole vittime”. Nuovo solenne pubblico mea culpa della  Chiesa cattolica per le violenze sessuali su minori da parte di sacerdoti, seminaristi e religiosi. Emerge dal Rapporto sulla pedofilia nelle chiese di Irlanda pubblicato oggi dalla Sala Stampa della Santa Sede. Il documento – scritto a conclusione della visita apostolica iniziata nel novembre 2010 nella Chiesa cattolica irlandese dagli inviati del Papa, tra i quali c’erano i cardinali statunitensi Sean O’Malley e Timothy Dolan – mette a nudo tutte le “mancanze” che negli anni passati hanno favorito nelle istituzioni cattoliche di Irlanda (parrocchie, seminari, comunità) l’espandersi della pedofilia, sulla scia di quanto avvenuto anche negli Usa e in altre Chiese europee, come in Germania, dove proprio proprio ieri è finito sotto inchiesta un alto prelato perché accusato di aver coperto sette preti pedofili.Il Rapporto. I firmatari del documento attestano, tra l’altro, “la gravità delle mancanze che in Irlanda hanno dato luogo nel passato a una non sufficiente comprensione e reazione, anche da parte di vescovi e superiori religiosi, al terribile fenomeno dell’abuso sui minori”. E annunciano “una riflessione comune della Santa Sede e dell’Episcopato irlandese circa l’attuale configurazione delle diocesi, per rendere le strutture diocesane meglio idonee a rispondere all’odierna missione della Chiesa in Irlanda” con particolare attenzione per la tutela di giovani e bambini. In materia di repressione, nel Rapporto si assicura che verso i responsabili di “tali misfatti” ci sarà tolleranza zero da parte delle autorità ecclesiali e che i colpevoli saranno automaticamente denunciati alla giustizia civile. E’ dunque prevedibile che il Vaticano imporrà l’uscita di scena di tutti quei vescovi che, più o meno in buona fede, nel corso degli anni hanno insabbiato  le indagini sui preti pedofili (sette dei quali hanno già dato le dimissioni) e la fusione di alcune diocesi irlandesi per consentire la riduzione del numero dei presuli e “migliorare la loro qualità”. Nel documento – definito ampio ed esauriente dal portavoce papale, padre Federico Lombardi – la Santa Sede conferma “il sentimento di vergogna e tradimento già espresso dal Papa nella lettera ai cattolici d’Irlanda” all’indomani dell’esplosione dello scandalo della pedofilia nel clero.Le denunce. I primi casi vennero denunciati il 25 ottobre del 2005, con la pubblicazione da parte del governo irlandese del rapporto Ferns sugli abusi compiuti dal clero nell’omonima diocesi. Ma solo quando il 20 maggio 2009 la Commission to Inquire into Child Abuse guidata dal giudice Sean Ryan pubblicò una seconda inchiesta, nota con il nome di rapporto Ryan, emerse la dimensione “endemica” che la pedofilia aveva assunto nell’isola nei decenni precedenti. Al Ryan Report (abusi sessuali e violenze compiuti sui minori negli istituti di formazione gestiti da ordini religiosi cattolici in tutta Irlanda) seguì la pubblicazione di altri due rapporti governativi, il rapporto Murphy del 26 novembre 2009 (compilato dalla giudice Yvonne Murphy sulla pedofilia nella diocesi di Dublino) e il rapporto Cloyne del 13 luglio 2011 (sulla pedofilia nella omonima diocesi). Si tratta, in sostanza, di una poderosa documentazione che descrive migliaia di abusi sessuali compiuti da centinaia di sacerdoti sui minori, a partire dagli anni Trenta e per i decenni successivi (gli ultimi casi sono di un decennio fa). Casi, il più delle volte, frutto anche di insabbiamento, o comunque, di mala gestione delle denunce da parte di chi avrebbe dovuto vigilare e punire i responsabili delle violenze, cioè i vescovi diocesani e le gerarchie ecclesiali.La risposta. Nei confronti della piaga della pedofilia nella Chiesa di Irlanda la risposta della Santa Sede è stata molteplice. Il Papa ha scritto una lettera ai fedeli irlandesi per esprimere la propria “vergogna per la pedofilia”, definita “crimine scellerato” e “peccato grave”, e per condannare gli abusi e l’inetta gestione dei vescovi, promettendo più controlli, maggiore formazione del clero e dei seminaristi, denuncia alle autorità civili dei colpevoli e riconciliazione con le vittime. Ha inoltre ricevuto i vescovi irlandesi in Vaticano per un vertice ‘ad hoc’ e ha inviato in Irlanda, circa un anno e mezzo fa, una visita apostolica che “ora – si legge nel rapporto pubblicato oggi – va considerata conclusa”. Ha poi spinto diversi vescovi alle dimissioni. Oggi sono quattro su 26 le diocesi vacanti: Cloyne, Derry, Kildare, Limerik. E nel corso degli anni sono stati sette in tutto i vescovi che hanno lasciato per accuse di insabbiamento, tra di essi monsignor John Magee, nel passato segretario personale di Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II.

    E in Germania. Intanto, il settimanale Der Spiegel nell’ultimo numero rivela che in Germania il vescovo Stephan Ackermann, incaricato di far luce sulle violenze sessuali sui minori da parte del clero, accoglie nella sua diocesi sette preti pedofili e ha deciso di offrire loro un’opportunità di riscatto in altre parrocchie. Il portavoce del vescovado – riporta il settimanale – minimizza, precisando che i sacerdoti saranno impiegati in ruoli “subalterni”, “non avranno possibilità di contatto con minori” e saranno “sorvegliati da vicino”. Lo scorso mese di dicembre, ricorda Der Spiegel, dopo un caso di abusi sessuali a Saarbruecken, monsignor Ackermann aveva assicurato di voler applicare una politica di “tolleranza zero” in materia di pedofilia tra il clero. Assicurazione clamorosamente smentita da quanto deciso nei confronti dei sette preti pedofili. Lo scandalo era scoppiato in Germania nel 2009, con un primo caso eclatante presso il prestigioso collegio gesuita Canesius di Berlino. Secondo le autorità nel corso delle indagini sono state ascoltate almeno 20mila presunte vittime di di abusi sessuali nelle scuole cattoliche tedesche.

    (20 marzo 2012)

    http://www.repubblica.it/esteri/2012/03/20/news/vaticano_pedofilia_irlanda-31888500/

  • Orrore in collegio cattolico olandese. Atroci violenze su bambini, castrati per “guarirli” dagli impulsi omosessuali

    Orrore in collegio cattolico olandese. Atroci violenze su bambini, castrati per “guarirli” dagli impulsi omosessuali

    Orrore in Olanda – riporta La Stampa -: fa scalpore la notizia che negli anni Cinquanta, in un collegio cattolico nei Paesi Bassi, almeno 10 minori olandesi vennero castrati per essere ‘guariti’ dagli impulsi omosessuali. Dopo la sua testimonianza, nel 1956, il giovane fu portato in un’istituzione psichiatrica e poi venne ricoverato in un ospedale dove venne castrato. A tanti anni di distanza il quotidiano olandese Nrc Handelsblad, che ha sede a Rotterdam, riporta l’agghiacciante vicenda. Il quotidiano sostiene di aver scoperto le “prove” della castrazione forzata di un ragazzo e “forti indizi” sul fatto che ad almeno una decina di altre vittime di abusi vennero forzatamente rimossi i testicoli. Tra le prove, atti giudiziari, cartelle cliniche e lettere private e di avvocati. Secondo il quotidiano, la pratica venne denunciata nel 2010 alla Commissione Deetman, incaricata dalla Chiesa Cattolica di indagare sugli abusi sessuali commessi sui minori, nel cui rapporto finale si parla di un numero stratosferico (“tra 10.000 e 20.000”) di abusi su minori avvenuti nell’ambito della Chiesa cattolica olandese a partire dal 1945 sino ad oggi. Ma la Commissione, guidata dall’ex ministro Wim Deetman, del Partito Cristiano Democratico, non ha fatto alcun cenno alle castrazioni nel suo documento finale perché – ha fatto sapere adesso, reagendo all’articolo – non trovò “indizi per ulteriori indagini”. Della vicenda si occuperà ora anche il Parlamento.

    Immancabilmente si sono innalzate le voci di chi ricorda che la Chiesa fa anche “tante opere di bene”, che “non bisogna fare di tutta l’erba un fascio” e che c’è anche un aprte “illuminata dal sole”. Sole che negli ultimi decenni (man mano che diminuisce il potere di oscuramento del clero) sta rivelando in maniera sempre crescente il gran marciume che invece sembra aver prosperato attorno a Santa e Sacra Madre Chiesa di Roma.

    Tra i commenti alla notizia un lettore del quotidiano torinese scrive: dovrei forse elencarle gli altri orrori della chiesa cattolica degli scorsi 2000 anni? Quello da lei citato è solo uno dei tanti. Ma sicuramente qualcuno dirà che la chiesa ha fatto anche tante “cose buone”, come dire che anche il nazismo oltre agli orrori perpetrati ai danni di milioni ha fatto anche “cose buone”, come anche il fascismo ha fatto “cose buone”… ha costruito strade, ferrovie, scuole eccetera eccetera. Manca forse di una visione a 360 gradi di tutto quello che ha fatto la chiesa da quando è venuta all’esistenza con l’imperatore Costantino, a meno che anche lei sia uno dei vari revisionisti della storia. Per valutare un’organizzazione che dice di seguire ed ubbidire al Cristo si devono prendere in considerazione tutte le sue attività e tutti i suoi insegnamenti e tutti i risultati che produce e mettere tutto sui piatti della bilancia, confrontandoli con le Scritture. Bisognerebbe vedere dove pende l’ago: verso il piatto degli orrori o quello delle “opere buone”. Non è d’accordo?… Cosa farebbe se (avendo la possibilità di scegliere e sottolineo “la possibilità di scegliere”) avesse davanti una bottiglia sulla cui etichetta ci fosse scritto: 50% acqua e 50% veleno? Ne berrebbe?… E se ci fosse scritto: 90% acqua e 10% veleno, berrebbe ugualmente?… Cosa farebbe se dovesse farsi un’operazione chirurgica e ci fosse un chirurgo disposto ad operarla ma tale chirurgo si sa che nella sua lunga carriera ha fatto morire il 50% dei pazienti mentre l’altro 50% lo ha salvato. Si farebbe operare tranquillamente da esso? E se invece ne avesse salvati il 90% mentre il 10% fosse morto si farebbe lo stesso operare serenamente, oppure andrebbe in cerca di un chirurgo dalla chiara fama di esperto? Lei affida la propria spiritualità ad una religione che nel corso di 2000 anni, oltre alle cosiddette “opere buone” ha fatto morire direttamente ed indirettamente milioni di persone innocenti?… È vero che una rondine non fa primavera, ma migliaia di rondini sì, please… (scritto da Origins il 19/3/2012)