Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Abusi sessuali dal prete nel 2016. Il pm: denuncia tardiva, archiviate

    Abusi sessuali dal prete nel 2016. Il pm: denuncia tardiva, archiviate

    Milano – Gli abusi denunciati risalgono al 2015 e al 2016 quando la vittima, all’epoca 47enne, frequentava la parrocchia dell’Annunciazione nel quartiere milanese di Affori. Violenze, secondo il racconto della donna, commesse dall’allora parroco, don Maurizio Lucchina, ora indagato per violenza sessuale. Il pm Roberto Fontana ha chiesto l’archiviazione del procedimento, in quanto la denuncia è stata presentata l’anno scorso, oltre il limite temporale di un anno dai fatti già aumentato dal cosiddetto Codice rosso. Istanza alla quale si è opposto il legale della donna, l’avvocato Daniela Cultrera, che ha chiesto di disporre l’imputazione coatta del sacerdote 65enne, attualmente responsabile della parrocchia Santa Maria alla Fontana di Milano, per il reato di violenza privata (procedibile d’ufficio) aggravato perché commesso da un ministro di culto, in concorso con il reato di violenza sessuale con abuso delle condizioni di inferiorità psichica.

    In questo modo si potrebbe aprire un processo, “bypassando“ i termini. Il caso approderà quindi davanti al gip di Milano, che dovrà fissare l’udienza per decidere se archiviare il caso, disporre l’imputazione coatta del sacerdote oppure chiedere alla Procura nuove indagini. Il parroco denunciato dalla donna è fratello di un altro prete, don Alberto Lucchina, anche lui finito al centro di accuse su presunti abusi sessuali. Episodi non collegati fra loro. Nel 2020, quando don Alberto era parroco di Inzago, alle porte di Milano, una donna pubblicò una lettera sul portale dell’associazione Rete L’abuso, che sostiene le vittime di abusi sessuali in ambienti ecclesiastici, accusandolo di averla violentata negli anni Novanta.

    «Lo può sapere bene chi come me, in prima media, affidata come tanti altri bambini/e dai propri genitori alle sue cure durante i campeggi estivi – scriveva la donna – lo vedeva togliersi la maschera da prete integerrimo la notte, quando veniva a trovarmi nel mio sacco a pelo”. Nei confronti di don Alberto Lucchina, che si è autosospeso, è in corso un procedimento davanti al Tribunale ecclesiastico regionale: la vittima, ascoltata, ha confermato gli episodi. Il fratello, don Maurizio, è stato invece denunciato in Procura dall’altra donna, anche lei sostenuta da Rete L’abuso, che ha depositato una chiavetta Usb con la videoregistrazione di un incontro con il sacerdote avvenuto nel 2021 e ha citato come testimoni una psichiatra, una psicologa e un’educatrice. Dopo gli episodi, avvenuti in casa e nell’ambiente della parrocchia, la donna ha vissuto infatti una profonda e crisi, sfociata l’anno scorso nella decisione di denunciare. Testimoni mai ascoltati.

    Anche la donna e il parroco non sono mai stati convocati dalla Procura, che ha chiesto da subito l’archiviazione perché il termine per denunciare la violenza sessuale è scaduto il primo gennaio 2017. “Termini così stringenti non hanno senso – spiega Francesco Zanardi, fondatore dell’associazione – perché gli abusi avvenuti in questo ambiente hanno un iter di maturazione lunghissimo. Secondo gli studi, una persona può arrivare alla scelta di denunciare anche dopo 35 anni. Noi abbiamo raccolto in questi anni circa 1.400 segnalazioni: il 90% è improcedibile, sia in ambito civile che penale, perché i reati sono già prescritti”.

  • In Francia inizia la “riparazione” delle vittime della pederastia nella Chiesa

    In Francia inizia la “riparazione” delle vittime della pederastia nella Chiesa

    Il meccanismo per “riparare” e risarcire le tante vittime di abusi sui minori all’interno della Chiesa cattolica in Francia è già in atto. Quattro mesi e mezzo dopo che una commissione indipendente stimava almeno 216.000 casi di pederastia commessi da religiosi francesi negli ultimi sette decenni, l’Agenzia nazionale indipendente per il riconoscimento e la riparazione (INIRR) , l’organismo creato dalla Conferenza episcopale di Francia (CEF) per accompagnare le vittime e determinare, se del caso, l’indennizzo cui hanno diritto, ha comunicato che sta già gestendo i primi casi.

    Nonostante la sua presentazione pubblica sia avvenuta giovedì in un evento a Parigi e l’intero team non sia ancora stato chiuso, circa 180 persone hanno già contattato l’INIRR nelle ultime settimane, quando era ancora in fase di costituzione, per chiedere un “risarcimento” per gli abusi sofferto, ha rivelato Marie Derain de Vaucresson , presidente di questa istituzione, finanziata dalla Conferenza episcopale ma che lavorerà in piena autonomia. L’istituto che guiderà il prossimo triennio, con mandato rinnovabile una sola volta, ha già diversi milioni di euro raccolti dalle diocesi per far fronte alla prevedibile compensazione economica.

    Tuttavia, il giurista veterano, specializzato in violenze sui minori e che era difensore civico per l’infanzia, ha sottolineato che il denaro non è la priorità della maggior parte di coloro che bussano alla sua porta. In effetti, “meno della metà” dei casi già presidiati, che dovrebbero moltiplicarsi in modo esponenziale nei prossimi mesi e anni, dà priorità alla questione finanziaria quando cerca un risarcimento per gli abusi subiti, ha assicurato. Molti chiedono a malapena “un euro simbolico” e quello che cercano è solo di poter parlare di ciò che hanno sofferto, sentire un pentimento o almeno confrontarsi con i loro aggressori o con i loro capi religiosi che all’epoca non volevano o sapevano ascoltare loro.

    “Il nostro compito è molto semplice: si tratta di ascoltare, riconoscere e riparare”, a cominciare da una domanda apparentemente semplice: “Cosa vuoi che facciamo per te?” De Vaucresson ha riassunto in una conferenza stampa a Parigi sul compito della tua squadra. Questo consisterà in una serie di “referenti del dialogo” ancora da specificare, persone che assisteranno individualmente ciascuna vittima per “dialogare e rispondere alle sue richieste”. I referenti, il cui numero dipenderà dal numero delle vittime che giungono all’INIRR, saranno reclutati tra giuristi, specialisti in psicologia e mediatori, tra gli altri.

    Ciascun referente effettuerà un “ascolto individualizzato” della vittima, “senza giudicarla”, e cercherà di identificare con lei non solo gli abusi di cui è stata vittima, ma anche le “colpe e carenze della Chiesa e altre persone intorno a lei.” ”. Farà anche una valutazione delle “conseguenze a lungo termine sulla sua vita” di questi abusi, ha spiegato De Vaucresson. Con gli “eventi evocati, le conseguenze traumatiche, i bisogni e le pretese precedenti” della vittima, e sempre in coordinamento con la vittima, verrà redatto un verbale che potrà sfociare in una “richiesta di riconoscimento e riparazione” che a sua volta essere analizzato da un “collegio di esperti”. È un corpo permanente composto da 12 persone – medici, avvocati e persino magistrati – che vengono reclutate per la loro esperienza in campi come la salute,

    Il “collegio degli esperti” emetterà a sua volta una “decisione”, che può variare da una semplice “affermazione forte e simbolica che conferma ciò che la persona ha vissuto e le carenze, soprattutto dei membri della Chiesa” fino alla richiesta di una “riparazione finanziaria”. Le forme e gli importi dei risarcimenti sono ancora da definire, ha precisato De Vaucresson, anche se ha anticipato che si spera di iniziare a “soddisfare le richieste di riparazione finanziaria” (l’esperto preferisce non usare la parola risarcimento) nei prossimi mesi, in comunque “fino all’estate”.

    Non è l’INIRR che dovrebbe distribuire i soldi. Questa istituzione invierà le sue raccomandazioni al Fondo per l’aiuto e la lotta contro gli abusi sui minori (Selam, per il suo acronimo in francese), organismo creato lo scorso anno dalla Conferenza episcopale e che, a gennaio, ha annunciato di essere riuscito a raccogliere il primo 20 milioni di euro grazie alla vendita di beni immobili e investimenti di varie diocesi e vescovadi. Di questa prima voce, cinque milioni sono già stati destinati all’”accompagnamento finanziario” delle vittime come stabilito dall’INIRR e un altro milione alle “azioni di prevenzione e memoria”. Il Selam, creato come INIRR dalla Conferenza Episcopale, non potrà discutere a priori la cifra consigliata dagli esperti dell’istituto Vaucresson e questi, dal canto loro, non devono giustificare la cifra presentata davanti al fondo, ha spiegato il segretario generale ad interim dell’INIRR, Daniel Gacoin.

    Insieme all’INIRR ha già iniziato a lavorare un’altra istituzione indipendente, la Recognition and Reparation Commission (CRR), creata anch’essa a fine anno e in risposta al rapporto della Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa (Ciase, nel suo acronimo in francese) dalla Conferenza dei religiosi e delle religiose di Francia (Corref) , che si occuperà delle richieste delle vittime della pederastia nelle congregazioni religiose. A differenza dell’INIRR, che stabilirà l’indennizzo a carico del fondo della Chiesa, il CRR deve negoziare un risarcimento finanziario con la congregazione colpita in ogni singolo caso.

    De Vaucresson ha riconosciuto che l’esistenza di due istituzioni simili “complica le cose per le vittime”, ma ha spiegato che questo formato è stato deciso per “questioni legali” su come concordare e distribuire i risarcimenti e garantisce che le due commissioni lavorino già a stretto contatto contatto e che è anche previsto un “portale comune” per accogliere le vittime prima di indirizzarle a una o un’altra istanza.

    https://elpais.com/sociedad/2022-02-24/comienza-en-francia-la-reparacion-de-las-victimas-de-pederastia-en-la-iglesia.html

  • Mio padre è un prete. Storie e segreti tra conventi e sacrestie

    Mio padre è un prete. Storie e segreti tra conventi e sacrestie

    “Figli della colpa, concepiti fra parrocchie e conventi. Nascite occulte, frutto di relazioni proibite e perfino di violenze sessuali. È un esercito, sparso per il mondo, formato da “irregolari”. Chi sono? Quanti sono? Migliaia o forse decine di migliaia. Centinaia in Italia. Cifre approssimative, raccolte da associazioni impegnate a svelare un fenomeno antico e sommerso, che travolge la regola (contestata) del celibato e i voti di castità, vigenti nella Chiesa Cattolica Romana. Più che le statistiche qui interessano le vite difficili dei protagonisti: figli di preti, per lo più. E di monache che, forzatamente o non, hanno ceduto ai desideri di maschi prepotenti. Persone segnate nel profondo, spesso psicologicamente fragili, inseguite dalla vergogna delle proprie origini. Ma in queste pagine vi sono anche figli che hanno superato il trauma. Combattivi, a testa alta rivendicano verità e diritti. Di più: alcuni di loro si mostrano orgogliosi nell’affermare “mio padre è un sacerdote”.” Prefazione di Ernesto Miragoli. Postfazione di Lucetta Scaraffia.

  • 10 fake news sugli abusi clericali ai danni di minori nella Chiesa.

    10 fake news sugli abusi clericali ai danni di minori nella Chiesa.

    Il presente decalogo è tratto dall’articolo pubblicato su Vida Nueva Digital sul “Progetto Repara” dell’Arcivescovado di Madrid in Spagna.

    Un decalogo contro le ‘fake news’

    1. La denuncia aiuta: A quanti sostengono che la denuncia nuoce alla Chiesa, Repara ricorda loro che «la denuncia di possibili abusi, in realtà, aiuta a far fronte e a prevenire il verificarsi di questo tipo di situazioni. Ciò che lo danneggia davvero è il silenzio e la sfiducia delle vittime”.

    2. Le vittime hanno bisogno di sanare le loro ferite: Repara, come risultato del lavoro quotidiano con le vittime, nega che cerchino di nuocere alla Chiesa e sottolinea che ciò di cui hanno bisogno è “guarire le loro ferite”, così profonde che molte volte “fanno anche resistenza a dare il nome della persona che li ha abusati” o non osano “nominare ciò che hanno subito” fino a “30 o 40 anni dopo”. “Il passare del tempo non sana le ferite. Il dolore non prescrive”.

    3. È necessario denunciare possibili casi di abuso: Di fronte a chi sostiene che attualmente non ci sono casi di abuso nella Chiesa, riconosce che il fatto che “non ci siano denunce, non significa che non ci siano casi. Inoltre, i casi passati sono casi presenti. Soprattutto quando la ferita della vittima è ancora aperta e anche se l’aggressore è morto”.

    4. Le vittime sono le più colpite: “La maggior parte delle denunce è fondata. Di solito non ci sono affermazioni false, ma difficili da provare. Chi si dichiara vittima di abusi e lo denuncia ha poco da guadagnare e molto da perdere”.

    5. Un solo caso di abuso è già di troppo: Repara rifugge le giustificazioni che l’abuso si verifica in altri ambienti e che nella Chiesa «la percentuale è minima». È vero che «gli abusi avvengono per lo più all’interno della famiglia», ma «non esclusivamente» e «quando si verificano nella Chiesa è ancora più grave e scandaloso perché contrasta con la sua autorità morale e con la sua credibilità etica». “Un solo caso di abuso è già troppo. Se nella Chiesa si scopre un solo caso di abuso, esso rappresenta già di per sé una vera mostruosità”.

    6. Non credere alle vittime comporta un doppio dolore: “Raramente i bambini inventano storie legate alla loro intimità. Non possono fantasticare su dettagli di attività sessuali la cui conoscenza è assolutamente inappropriata per la loro età”.

    7. I ragazzi e le ragazze sono vittime: “I comportamenti seduttivi a fini sessuali non possono scaricarsi sul bambino né parlare di consenso”.

    8. Non esiste un’età minima o massima per le vittime: “In una relazione asimmetrica basata sull’abuso di potere, e che si conclude con l’abuso sessuale, non c’è consenso”, dato che “la libertà della vittima è stata compromessa dal tipo di relazione che ha con la persona che abusa di lei”.

    9. Chi abusa viola la vittima, la rende vulnerabile: “Nell’abuso si viola la dignità della vittima. La vulnerabilità non è qualcosa che ha la vittima, come se fosse un difetto, ma qualcosa che l’aggressore provoca. È la relazione abusiva che porta la persona in una situazione di vulnerabilità”.

    10. Il dolore delle vittime non prescrive: “Il passare del tempo non sana le ferite. Ci sono vittime che osano nominare ciò che hanno subito 30 o 40 anni dopo”.

    Infine, il video “False credenze sull’abuso e le sue conseguenze” in lingua spagnola.

    10 fake news sugli abusi clericali ai danni di minori nella Chiesa.

  • Abusi su ragazza, ex seminarista patteggia 2 anni a Milano La scorsa estate gli era stata notificata una misura cautelare

    Abusi su ragazza, ex seminarista patteggia 2 anni a Milano La scorsa estate gli era stata notificata una misura cautelare

    (ANSA) – MILANO, 14 FEB – Ha patteggiato 2 anni, con pena sospesa, un 27enne ex seminarista, aiuto di un parroco e addetto alla gestione di un oratorio nel Milanese (poi allontanato dall’istituto ecclesiastico), che era accusato di aver abusato di una 15enne.

    La scorsa estate all’uomo era stata notificata una misura di divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla sua giovane vittima, ossia l’oratorio, la parrocchia e la scuola del paese, firmata dal gip di Milano Alessandra Clemente nell’inchiesta del pm Alessia Menegazzo. Il patteggiamento è stato ratificato oggi dal gup Sara Cipolla, dopo che l’indagato ha versato anche un risarcimento a favore della famiglia della vittima.

    L’ex seminarista, incaricato di seguire i ragazzini come educatore, stando alle indagini, approfittando delle insicurezze della ragazza aveva cominciato con l’invio insistente di messaggi, molti dei quali sui canali social, per poi andare oltre. La scoperta delle violenze e degli abusi, in particolare, è avvenuta dopo che la 15enne era finita in ospedale, dove era rimasta ricoverata per alcune settimane a causa delle gravi conseguenze psicologiche e fisiche per quello che aveva subito.

    Subito dopo il 26enne era stato trasferito in una località lontana dall’oratorio, dove gli era stata notificata la misura disposta dal giudice con le accuse di violenza sessuale aggravata e anche di produzione di materiale pedopornografico. Contestazioni su cui, tra l’altro, erano arrivate ammissioni da parte del giovane già nell’interrogatorio davanti al gip.

    Leonardo Gualdoni

  • Abusi del clero sui minori: un tema culturale fondamentale

    Abusi del clero sui minori: un tema culturale fondamentale

    Certo possiamo essere sconvolti dalle recenti vicende sui dossier francesi e tedeschi (e non solo) riguardanti gli abusi di persone organiche all’organismo ecclesiale verso minori o comunque fragili. Ma, come ho cercato di sostenere in un articolo apparso su FC (qui), se cerchiamo di pensare il problema, non possiamo non rilevare che si tratta di un disastro che deriva da un paradigma culturale ben preciso: quello secondo cui l’istituzione va salvaguardata a tutti i costi, anche a danno delle persone, perché lo scandalo va evitato a prescindere.

    Continuando ad accumulare coperchi sugli scandali, questi alla fine esplodono e mettono in grave crisi anche coloro che invece lavorano quotidianamente con dedizione e passione, anche se non senza difetti, nella Chiesa e sul territorio.

     Non si tratta neppure di essere più o meno umani, come sostiene anche comprensibilmente padre Zöllner. La questione è culturale: quanti hanno responsabilità apicali, anche nella Chiesa, si sono sempre preoccupati di salvaguardare l’istituzione per affermarne la credibilità.

    Questo era, dal loro punto di vista, il compito affidatogli, anche a scapito del loro tornaconto personale (dedizione per loro ha questo senso e spesso è stata vissuta in maniera esemplare). Questa cultura ha dominato per secoli, anche dopo il Vaticano II. Ma non è la cultura che si genera dal Vangelo. Ma siamo sicuri che, anche nel campo della società cosiddetta civile e laica, non abbiamo bisogno di un’analoga inversione di tendenza?

    La svolta alla quale tutti dobbiamo lavorare riguarda appunto la centralità della persona (“diritto sussistente” secondo Antonio Rosmini), da salvaguardare e custodire soprattutto quando è vittima di violenze e abusi. Attenzione però che essa dovrà riguardare sia le vittime che i veri o presunti carnefici. Molto spesso, infatti, essi sono stati a loro volta vittime.

    A questo riguardo vale la pena riflettere sul contesto sessuofobico in cui la maggior parte dei presbiteri sono stati formati. E, in questo contesto, si è trattato di una educazione tendente a comprimere, se non sopprimere, la dimensione affettiva e sessuale dell’esistenza, la quale, a lungo andare, esplode, in forme del tutto deviate e decisamente condannabili.

    Dove ha portato la fedeltà assoluta all’istituzione ecclesiale, se non alla deriva concernente la sua credibilità? E questo riguarda non solo gli scandali di natura sessuale, ma anche quelli che afferiscono alla sfera economica. In entrambi i settori le gogne mediatiche e giudiziarie retroattive non servono a nulla, fatta salva la necessità di perseguire penalmente i reati ove provati al di là di ogni ragionevole dubbio.

    Piuttosto bisogna guardare al futuro e prepararlo, anche se su di esso pesano secoli di una tendenza opposta, che ci pone sempre e comunque al cospetto della banalità del male, dirompente anche in questi casi.

    Di qui la domanda sull’identità del “funzionario di Dio”, per dirla con Eugen Drewermann. E riguarda chiunque assuma un ruolo nella comunità credente, dai ministri domenica scorsa investiti di tale compito, ai diaconi, presbiteri, vescovi…

    Se, infatti si tratta di essere funzionali al Dio di Gesù Cristo, allora si tratterà di essere a servizio esclusivo delle persone e non delle strutture. Al momento non ci sembra di intravedere tali figure nei ruoli apicali della comunità credente, a meno che non ci si rivolga ai parroci e a quanti come loro sono al fronte, piuttosto che dietro le scrivanie dei dicasteri o delle curie.

    Ripartire dalla formazione e formulare un progetto educativo, comprensivo delle diverse dimensioni della persona, è un punto di partenza imprescindibile perché le future generazioni non abbiano a doversi misurare con scandali di questo genere, ma, come dice Paolo oportet haereses esse (1Cor 11,19), a patto che sappiamo trarne impulsi e spinte per un rinnovamento radicale del sistema anche ecclesiastico.

    http://www.settimananews.it/chiesa/abusi-del-clero-sui-minori/?fbclid=IwAR24oN7EsnQFtLlobEiymK6ytJEGzkVWKtJkdVh8iwertME4ChIa3raFlHs

  • Smentita in merito alla Diffida alla Diocesi di Savona – Noli trasmessa in data 18/11/2021

    Smentita in merito alla Diffida alla Diocesi di Savona – Noli trasmessa in data 18/11/2021

    Riscontro il Vostro “Atto di Diffida a Diocesi e Parrocchie Savonesi”, trasmesso a mezzo P.E.C. in data di ieri, del quale ho appreso il contenuto in quanto riferitomi e inoltratomi in copia dal destinatario, esclusivamente a titolo personale e per quanto strettamente riguardante il sottoscritto, per significarVi quanto appresso.

    In particolare, non sono componente, né lo sono mai stato, di alcuna commissione facente capo alla Diocesi e/o a qualsivoglia ente ecclesiastico o laico, che si occupi delle questioni e vicende da Voi indicate e, in generale, di abusi e/o violenze sulle persone.

    La Vostra affermazione, secondo la quale “[…] la commissione diocesana […]. Vede attualmente come unico componente attivo della commissione, l’avvocato Simone Mariani […]” non corrisponde al vero e mi corre, pertanto, l’obbligo di smentirla e di intimarVi l’immediata e doverosa rettifica, laddove abbiate divulgato (o intendiate divulgare) la suddetta missiva a mezzo stampa, rete, social networks e quant’altro.

    Distinti saluti.

    Mariani Rete l’Abuso smentita 2021

  • Abusi sessuali nella Chiesa cattolica: l’inventario schiacciante della commissione Sauvé

    Abusi sessuali nella Chiesa cattolica: l’inventario schiacciante della commissione Sauvé

    Ancor più del valore assoluto, tragico ma probabilmente sottovalutato, è il confronto che è devastante. Il rapporto della commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa cattolica (Ciase), reso pubblico martedì 5 ottobre, stima in 216.000 persone adulte nell’attuale popolazione le vittime, minorenni, di violenze sessuali da parte di un sacerdote, diacono o religioso.

    La commissione presieduta da Jean-Marc Sauvé, già vicepresidente del Consiglio di Stato, ha cercato di sapere dove si collocava la Chiesa cattolica, in questa valutazione, rispetto ad altri ambiti della socializzazione. La sua risposta è categorica: “La Chiesa cattolica è, a parte gli ambienti familiari e amichevoli, l’ambiente in cui la prevalenza della violenza sessuale è più alta. “ Se a questo si aggiungono gli attacchi subiti da non sacerdoti o religiosi legati alla Chiesa (personale scolastico, catechisti, responsabili dei movimenti giovanili, ecc.), si arriva a una stima di 330.000 vittime.

    Frutto di due anni e mezzo di lavoro, il rapporto è stato presentato martedì ai suoi rappresentanti, la Conferenza episcopale francese (Cef) e la Conferenza dei religiosi francesi (Corref). Sotto la pressione dei collettivi delle vittime, le due organizzazioni, una rappresentativa delle diocesi e l’altra delle congregazioni, hanno deciso, nel novembre 2018, di creare un organismo indipendente per fare il punto su quanto accaduto. gerarchia ecclesiastica, per valutare i provvedimenti presi da vent’anni per porre fine a questo fenomeno e per avanzare proposte per impedirne il ripetersi. Da alcuni giorni erano stati trasmessi messaggi da alcuni vescovi che avvertivano i fedeli di aspettarsi rivelazioni particolarmente sconvolgenti.

    https://www.lemonde.fr/societe/article/2021/10/05/pedocriminalite-un-etat-des-lieux-devastateur-pour-l-eglise-catholique_6097197_3224.html#xtor=AL-32280270-%5Bwhatsapp%5D-%5Bios%5D

  • #PARTIAMODALBASSO – Il candidato Aureliano Pastorelli rompe il silenzio di tutti i candidati sindaco

    #PARTIAMODALBASSO – Il candidato Aureliano Pastorelli rompe il silenzio di tutti i candidati sindaco

    Aureliano Pastorelli a oggi è l’unico candidato di centro sinistra a dimostrare con i fatti che a certe cose crede.

    Nell’iniziativa ai candidati promossa in Liguria dalla Rete L’ABUSO HRC #PARTIAMODALBASSO, viene citata un’associazione lodevole e promotrice dell’Iniziativa, la Polisportiva di Quiliano, dai 450 ai 600 minori girano nella struttura.

    È proprio Aureliano Pastorelli il pioniere  e in tempi non sospetti, che con grande buonsenso ha introdotto da tempo (tre anni fa) nella sua associazione il protocollo #PARTIAMODALBASSO e che oggi si smarca dal silenzio dei candidati Sindaco sull’iniziativa. Ieri, è venuto nella sede della Rete L’ABUSO proprio per chiarire la sua posizione, indubbiamente integerrima che non ha visto da molti, neppure l’interesse per capire cosa fosse l’iniziativa.

    Un problema enorme in Italia quello della pedofilia, soprattutto negli ambienti del volontariato, scoperti dal certificato e quindi unico terreno di caccia rimasto.

    Un altro, non candidato ma avvocato del finalese, Luca Battaglieri che da anni sente il problema nello sport e più volte ci siamo confrontati. Qui il volantino che lui stesso ha prodotto e che entra più approfonditamente nella materia.

    Di seguito la lettera inviata qualche giorno fa alla lista, ma alla quale per il momento, tranne Aureliano Pastorelli, nessuno ha risposto.


    “Gentile Sig. Russo,

    mi permetto di contattarla nuovamente attraverso questo canale, per sottoporre ancora alla sua attenzione il protocollo che l’associazione Rete L’Abuso sta proponendo a tutti i candidati sindaco della Regione Liguria. 

    Il protocollo ‘Partiamo dal Basso’ prevede l’estensione della richiesta del certificato anti-pedofilia alle attività di volontariato, che al momento ne risultano escluse dalla attuale normativa. 

    Proprio tale esclusione, determina evidentemente uno spostamento dei condannati o indagati per abusi sui minori, verso quelle aree che non prevedono alcun controllo all’accesso, quindi proprio le attività di volontariato o le attività nelle quali prestano la propria collaborazione i volontari.

    E’ di qualche giorno la pubblicazione della sua ‘Lettera aperta agli studenti’, nella quale propone un interessante progetto di inclusione sociale che, attraverso lo sport, possa ridurre la dispersione scolastica, attivando progetti di collaborazione scuola-associazioni sportive.

    Ecco, il progetto, sicuramente interessante e dall’elevato potenziale, potrebbe rappresentare un corridoio aperto, per i pedofili verso la scuola dalla quale sono esclusi a causa di una lacuna normativa.

    Pur nelle migliori intenzioni, i ragazzi più esposti, sarebbero proprio i più fragili, quelli che con il suo programma desidera aiutare, quelli che cercano e hanno bisogno di una figura di riferimento che li possa guidare e sostenere, e che più di altri sono proprio per questo le prede ideali del pedofilo, il quale avrebbe il tempo di osservare, conoscere, acquisire fiducia e colpire. 

    Il Protocollo proposto dalla Rete l’Abuso è uno strumento di prevenzione incredibilmente semplice, che sta attirando l’attenzione di diversi candidati in tutta la provincia di Savona e la regione. 

    Sono quindi nuovamente a rinnovare la mia disponibilità per fornirle le informazioni che ritiene necessarie oltre ad auspicare una sua adesione.

    Allego anche il link a una breve presentazione del protocollo e rimango in attesa di un gentile riscontro.

    Cordialità,

    Luisa Sicorello”

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpassociazione-sopravvissuti/panchina-viola/

  • “Devo andare a casa”: arrestato don Tempesta per abusi su sette bambini

    “Devo andare a casa”: arrestato don Tempesta per abusi su sette bambini

    di CHRISTIAN SORMANI

    Busto Garolfo (Milano) – È stato avvicinato da due uomini e una donna in borghese mentre passeggiava a Bardonecchia nella struttura dove è in vacanza con i ragazzini dell’oratorio. Don Emanuele Tempesta, dopo un rapido scambio di battute con quelli che poi sono risultati agenti della Squadra mobile di Milano, ha chiamato da parte un animatore limitandosi a dire: “Devo andare a casa”. Poi ha lasciato in fretta la località montana che vede questa settimana la presenza dei bambini nati nel 2010 e nel 2009 dell’oratorio del Sacro Cuore di Busto Garolfo. Il sacerdote era lì da quasi due settimane e avrebbe dovuto tornare oggi pomeriggio in bus con una sessantina di ragazzini che lo avevano accompagnato in questa esperienza. Invece il prete è stato accompagnato a casa dagli agenti e adesso si trova adesso ai domiciliari. L’accusa è di quelle pesantissime: abuso sessuale su minori.

    In particolare sarebbero sette i bambini tra gli 8 e i 12 anni vittime di violenza sessuale da parte del sacerdote. Emanuele Tempesta, classe 1992, è un volto conosciuto da anni a Busto Garolfo, paese dove aveva iniziato a fare prima il seminarista e poi, dopo essere diventato prete nell’estate del 2019, il vicario. In paese lo conoscono tutti come persona semplice, un giovane solare che ci aveva però messo parecchio tempo a terminare il seminario. Qualcuno in chiesa questa mattina lo difende: “Amava stare coi giovani e qualche genitore deve avere senza dubbio equivocato. Non abbiamo altre spiegazioni”.

    Ma le prove a carico del sacerdote sarebbero schiaccianti. Ai ragazzi presenti a Bardonecchia, una sessantina, gli animatori, informati di quanto stava accadendo, hanno spiegato che il don si era dovuto assentare per problemi gravi in oratorio a causa di alcuni furti, tanto da dover tornare in Lombardia in fretta e furia. Poi la decisione di vietare l’uso del cellulare ai bambini per non fare trapelare notizie nel penultimo giorno di vacanza e mantenere quella serenità di un ambiente che sembrerebbe – almeno sui monti del Piemonte – intatta fra i partecipanti della settimana a Bardonecchia. Di fatto ai genitori preoccupati di quanto stava succedendo, gli animatori hanno spiegato di poter far filtro con i figli presenti utilizzando nel caso il loro cellulare, avendo l’accortezza di non avvertirli dell’indagine.

    Dopo un primo giro di telefonate con don Ambrogio Colombo, parroco del paese, si è deciso di far proseguire normalmente la vacanza senza alcuna informazione, per evitare turbamenti. I bambini sono così rimasti tranquilli e gli stessi animatori ai genitori hanno spiegato che il sacerdote per tutta la vacanza non sarebbe mai rimasto solo con alcun bambino, essendoci sempre e costantemente uno di loro in presenza.