Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Asti

  • Prof di religione invia foto hard ai suoi studenti. Denuciano in tre: indaga la procura di Latina

    Prof di religione invia foto hard ai suoi studenti. Denuciano in tre: indaga la procura di Latina

    Messaggi hard agli studenti minorenni, per questo un professore di religione è finito sotto inchiesta della procura di Latina. Sono stati i ragazzi a raccontare tutto ad altri professori e con il loro supporto hanno denunciato l’accaduto al dirigente scolastico.

    Secondo il racconto, l’insegnante, un supplente, aveva stretto un rapporto amichevole con gli studenti di varie classi, ma dopo qualche mese, verso l’estate, ha cominciato a cambiare atteggiamento e inviare su Instagram i messaggi hard.

    https://roma.repubblica.it/cronaca/2023/02/02/news/professore_religione_foto_hard_latina-386177798/

  • La beffa dei risarcimenti per le vittime di abusi sessuali in Francia

    La beffa dei risarcimenti per le vittime di abusi sessuali in Francia

    In Fracia sono stati creati due organismi ecclesiastici per le vittime di abusi sessuali commessi da parte di uomini del clero e laici: un’autorità nazionale e una commissione. Entrambi si occupano del riconoscimento dei reati e del risarcimento di chi li ha subiti. Ad aprire il vaso di pandora è stato un rapporto del 5 ottobre 2021 della Commissione indipendente sugli abusi sessuali sui minori che rilevava come tra il 1950 e il 2020, sono state oltre 330 mila le vittime di abusi sessuali in Francia.

    Nancy Couturier è una di loro. Aggredita e violentata da bambina è stata il primo caso di cui si è occupata la commissione per il riconoscimento e il risarcimento. Nella lettera che hanno ricevuto lei e altri si dice che tutto è noto, dai responsabili alla struttura che c’era dietro gli abusi.

    Per Nancy “è arrivato il momento di far parlare la giustizia del denaro, perchè quella civile non esiste più: è giusto che tutte queste vittime siano prese in considerazione per ciò che hanno subito e per quello per cui soffrono ancora, mentalmente e moralmente. Ma quando ha aperto la lettera (ricevuta da molti solo per posta ordinaria), ha scoperto la beffa.

    “Ho visto un risarcimento pari a 37 mila euro. Poi ho detto: ma non è possibile, solo 37.000 euro?! Allora per ottenere i massimo possibile di 60 mila, devi essere costretto letto per il resto dei tuoi giorni… è disgustoso, non è normale!

    Nancy Couturier  Vittima di abusi sessuali da parte della Chiesa francese

    Così Nancy ha deciso di fondare un’associazione per tutte quelle persone che come lei vogliono far valere i propri diritti. Secondo Jean Sannier, avvocato dell’associazione creata da Nancy, è necessario ristabilire un importo di risarcimento in linea con i reati commessi, perché spesso il massimo di 60 mila euro copre solo le spese di terapia psico-fisica.

    Ma a detta del presidente della Commissione per il riconoscimento e la riparazione, Antoine Garapon, non c’è somma di denaro che possa riparare delle vite distrutte. Per lui è “disonesto” chiedere un risarcimento che non esiste.

    E poi c’è il problema del silenzio, che non aiuta. A oggi, meno dell’1% delle 200 mila vittime ancora in vita ha chiesto un risarcimento.

    https://it.euronews.com/2023/01/31/la-beffa-dei-risarcimenti-per-le-vittime-di-abusi-sessuali-in-francia

  • CONFESSIONE REPORTER – MEA CULPA, LE MOLESTIE DI ECCLESIASTICI SUI MINORI

    CONFESSIONE REPORTER – MEA CULPA, LE MOLESTIE DI ECCLESIASTICI SUI MINORI

    Sabato 3 dicembre, in seconda serata, su Retequattro, appuntamento con i reportage di «Confessione Reporter»: la seconda puntata del programma di Stella Pende, a cura di Sandra Magliani, s’intitola Mea Culpa.

    Il settimanale di approfondimento della rete diretta da Sebastiano Lombardi propone un’inchiesta ricca di voci: in quelle raccolte da Giulia Pezzolesi, tra Roma e Napoli, si cerca di spiegare come possa accadere che un uomo di Chiesa violi l’innocenza di un ragazzino. Un viaggio nel buio delle testimonianze delle vittime, ma anche nelle voci di vescovi e prelati coraggiosi.
    Stella Pende, invece, a Enna incontra e racconta la storia di Antonio: nel suo caso, le molestie avvennero quando aveva solo 11 anni.
  • Il vescovo emerito di Albany chiede a Papa Francesco la rimozione dal sacerdozio

    Il vescovo emerito di Albany chiede a Papa Francesco la rimozione dal sacerdozio

    Il vescovo emerito di Albany, che ha accolto di aver coperto abusi sessuali da parte di alcuni preti e che è accusato in prima persona di averli compiuti, ha formalmente chiesto a Papa Francesco di essere rimosso dal sacerdozio.

    Howard Hubbard , 84 anni, ha annunciato la sua decisione in una dichiarazione rilasciata venerdì, giorno in cui le Nazioni Unite hanno indetto la Giornata mondiale per la prevenzione e la guarigione dallo sfruttamento, dall’abuso e dalla violenza sessuale sui minori.

    Hubbard ha affermato di voler essere “laicizzato”, ossia di essere sottratto alla giurisdizione ecclesiastica, perché non più capace di essere sacerdote – data la politica della Chiesa statunitense che impedisce ai sacerdoti indagati di svolgere il loro ministero. Se accettata, la laicizzazione solleverebbe Hubbard dai suoi obblighi di celibato.

    Chiedere al Papa la laicizzazione volontaria è una mossa piuttosto insolita, soprattutto per un vescovo e per un prete che nega le accuse rivolte nei suoi confronti. Di solito, infatti, i sacerdoti chiedono la laicizzazione se le prove di abuso contro di loro sono schiaccianti o se vogliono lasciare il sacerdozio per sposarsi.

    Il vescovo emerito di Albany chiede a Papa Francesco la rimozione dal sacerdozio

  • Francia, pedofilia nella Chiesa: indagati per presunti abusi undici vescovi

    Francia, pedofilia nella Chiesa: indagati per presunti abusi undici vescovi

    Undici persone, tra vescovi ed ex vescovi, sono sotto indagine per presunte violenze sessuali su minori. Lo ha annunciato Eric de Moulins-Beaufort, il presidente della Conferenza episcopale francese, durante una conferenza stampa a Lourdes lunedì 7 novembre.

    Non è stato rivelato se l’indagine è davanti al tribunale civile o si tratta di una procedura interna alla Chiesa. Tra le persone coinvolte ci sono personalità di primo piano della Chiesa francese, tra le quali l’ex vescovo di Créteil Michel Santier – già al centro di uno scandalo per abusi sessuali – e monsignor Jean-Pierre Ricard, ex vescovo di Bordeaux. Moulins-Beaufort ha aggiunto che quest’ultimo è già stato riconosciuto responsabile di una «condotta riprovevole» su una minorenne 35 anni fa.

    Nella conferenza, l’arcivescovo ha sottolineato la «grande diversità delle situazioni, dei fatti perpetrati o imputati» agi undici vescovi.

    A Lourdes sono riuniti da giovedì scorso i 120 della Conferenza episcopale francese. Tra gli obiettivi dell’assemblea plenaria d’autunno, quello di lavorare a «proposte concrete» per migliorare la comunicazione e la trasparenza delle misure di diritto ecclesiastico assunte contro i prelati coinvolti in vicende di abusi sessuali.

    https://www.open.online/2022/11/07/francia-pedofilia-chiesa-indagati-9-vescovi/

  • La chiesa compra il silenzio delle vittime

    La chiesa compra il silenzio delle vittime

    Federica Tourn per DOMANI – Da quasi vent’anni Massimiliano Gamalero bussa alla porta della Chiesa per denunciare il prete che aveva abusato di lui quando era ragazzo. E nessuno gli ha mai dato retta. Ma oggi che don Carlo Bottero, reo confesso, sta per compiere 74 anni, ecco che fa arrivare alla vittima una proposta di risarcimento per le violenze subite.

    Il prete si impegna a versargli venticinquemila euro in cinque anni, in comode rate di cinquemila euro ciascuna. A farsi garante dell’offerta è Luigi Testore, vescovo della diocesi di Acqui (provincia di Alessandria) a cui Bottero appartiene. Ma c’è il trucco: l’accordo contiene una clausola di riservatezza e, in caso di divulgazione da parte della vittima, l’impegno del prete verrà meno. Insomma: ti paghiamo in cambio dell’oblio.

    Questo è il vero buco nero della Chiesa italiana: quanti casi simili conosce? Quanti abusi sessuali dei sacerdoti sono stati seppelliti sotto la clausola di riservatezza? E questo è anche il problema del nuovo presidente della Cei (Conferenza episcopale italiana), il cardinale Matteo Zuppi che, come vedremo, sull’argomento è costretto a fare lo slalom tra ambiguità e contraddizioni.

    Quando iniziano le violenze, Massimiliano ha sedici anni e il prete venti più di lui. Don Carlo conosce bene il ragazzo: per otto anni è stato parroco a Mombaruzzo, il paese in provincia di Asti dove Massimiliano abita con la famiglia; è lui che lo ha cresimato soltanto due anni prima ed è stato anche il suo insegnante di religione alle superiori. «C’era un rapporto di fiducia fra di noi – ricorda Gamalero – ero stato rimandato in tre materie e mia madre gli chiese di aiutarmi in storia e letteratura in vista degli esami di riparazione». Tutti i giorni di quell’estate dell’84 Massimiliano prende il treno che da Mombaruzzo lo porta ad Acqui Terme per farsi dare lezioni di ripetizione nel Seminario vescovile di cui don Bottero è stato appena nominato rettore. Superato il grande portone d’ingresso, Massimiliano, i libri sotto il braccio, aspetta che il prete venga a prenderlo.

    «Mi portava in una stanza e lì, mentre leggevo, cominciava a toccarmi e io cercavo di sfuggire alla sua presa serrando le gambe, nella speranza che la smettesse – ricorda Gamalero – le braccia invece rimanevano inchiodate sul banco, come per far finta di niente o forse per paura di una reazione violenta». Il prete, però, continua. «Era come trasfigurato: più io tentavo di resistere, più lui usava la forza per costringermi. Cercava a tutti i costi di masturbarmi e ottenere la mia eccitazione. Alla fine è riuscito a spogliarmi e a portarmi su un divano, dove mi ha fatto sedere sulle sue ginocchia».

    Nel racconto emerge a questo punto un particolare che da solo racconta dell’ambiente clericale più di molte ammissioni di colpevolezza. Durante una di queste lezioni, mentre don Bottero sta come di consueto palpeggiando il ragazzo, all’improvviso entra nella stanza un altro prete. Il nuovo arrivato non si scandalizza, anzi, comincia a scherzare con il rettore che, senza alcun imbarazzo, continua a toccare Massimiliano. «Don Carlo era lì che armeggiava con il mio corpo e con naturalezza si mise a parlare con questo prete, senza neppure tentare di nascondere quel che stava facendo», precisa oggi la vittima. Massimiliano per i due preti non è che una cosa, un oggetto inanimato a cui non è necessario prestare attenzione.

    Che cosa accadeva abitualmente nel Seminario vescovile di Acqui, se gli abusi su un minore – a maggior ragione se commessi dal rettore, esempio e guida per i seminaristi – venivano considerati normali e il sacerdote non avvertiva neanche bisogno di dissimularli? Che genere di preti può aver formato un luogo simile, dove la violenza su un ragazzo non era considerata degna di rilievo? E soprattutto, la Chiesa che cosa fa di fronte a vicende come questa che conosce in ogni particolare?

    Don Carlo Bottero rimane al suo posto di rettore del Seminario di Acqui per ben nove anni, dal 1983 fino al 1992, quando viene destinato dall’allora vescovo Pier Giorgio Micchiardi alla parrocchia di Spigno Monferrato, nell’alessandrino.

    Per Massimiliano inizia il periodo della rimozione dell’abuso: «Per vent’anni ho nascosto l’accaduto a tutti, anche a me stesso – commenta – mi vergognavo profondamente e mi sentivo in colpa per non essere riuscito a difendermi». Sono anni difficili, in cui non riesce ad avere relazioni sentimentali soddisfacenti e anche l’inserimento nel mondo del lavoro è problematico: è demotivato e sfiduciato nei confronti della vita e delle persone che incontra. Nel ’93, arrivano i primi episodi di depressione e le crisi di panico, ma dovranno passare ancora dieci anni prima che trovi la forza di denunciare. A quel punto sono trascorsi quasi vent’anni dagli abusi, troppi per poter ricorrere alla giustizia dello Stato; ma non per quella ecclesiastica, che fissa proprio a vent’anni la prescrizione per questo genere di delitto.

    Gamalero sente l’urgenza di essere ascoltato, ma non sa che stanno per scadere i termini per la denuncia alla Congregazione per la Dottrina della fede. Lo sa invece il vescovo Micchiardi: «Mi disse di stare tranquillo – racconta Gamalero – e di non preoccuparmi del prete, che ci avrebbe pensato lui». Infatti il vescovo ci pensa, guardandosi bene dall’avviare un’indagine su don Bottero, che viene però prontamente trasferito da Spigno a Canelli, nell’astigiano, dove diventa parroco della chiesa di San Leonardo. Mentre il vescovo fa melina, scatta la prescrizione anche per il processo canonico: «Micchiardi mi ha fatto perdere l’ultima occasione che avevo per portare don Carlo davanti a un tribunale», puntualizza amaro Gamalero. Se il vescovo tace, il parroco di Mombaruzzo don Pietro Bellati, a cui Gamalero chiede aiuto, non è da meno e gli suggerisce di dimenticare tutto: «Mi disse testualmente che non voleva “andare a fare del can can”».

    Intanto ansia, depressione e deliri di persecuzione continuano ad assillare la vittima: sviluppa disturbi della personalità e gli viene diagnosticata anche la fibromialgia, una malattia debilitante che comporta dolori diffusi e stanchezza cronica. A causa dei problemi fisici e psicologici causati dal trauma subito, per due anni non riesce nemmeno ad andare a lavorare. Nel 2017, sentendosi abbandonato dalle istituzioni, va a suonare alla porta di don Bottero, che nel frattempo è stato nominato responsabile della formazione degli aspiranti diaconi e direttore dell’Asilo infantile Cristo Re di Villanuova di Canelli, dove è sempre a contatto con i bambini. «Gli ho rinfacciato tutto quello che mi aveva fatto – racconta la vittima – e lui non ha negato, anzi, voleva che lo perdonassi». Don Bottero ammette quindi le violenze e di lì a poco si dimette anche da parroco, scegliendo un profilo più basso in parrocchia.

    Gamalero, non soddisfatto, a marzo di quest’anno torna alla carica con il nuovo vescovo Luigi Testore, che nel frattempo ha sostituito Micchiardi alla guida della diocesi di Acqui. Segretario particolare del cardinale Carlo Maria Martini dall’80 all’86, Testore è un esponente di spicco della diocesi ambrosiana e della stessa Cei, dove è membro del Consiglio per gli affari economici. Testore si dice subito pronto a ricevere Gamalero e, di fronte al racconto della vittima, si impegna a incontrare il prete e ad avviare la canonica “investigatio previa”. Indagine che si svolge velocemente tanto che, due mesi dopo, il 13 maggio scorso, il vescovo invia i risultati al Dicastero per la dottrina della fede (ex Congregazione): è vero che i fatti sono ormai prescritti, ma il Dicastero, se lo ritiene opportuno, ha la facoltà di derogare ai termini. Un mese dopo, monsignor Testore scrive a Gamalero che Bottero si è dichiarato colpevole. «Preferivo attendere istruzioni da Roma prima di comunicarglielo e Le sarei grato se Lei tenesse la cosa per sé fino a quando mi arriveranno precise indicazioni», scrive il vescovo, e aggiunge: «Ho sentito il mio predecessore, che mi ha confermato quanto da Lei riferito».

    Vent’anni dopo, dunque, monsignor Micchiardi, ormai emerito, ammette di essere sempre stato a conoscenza dell’abuso, ma non una parola viene spesa dai due vescovi sulla mancata denuncia alla Congregazione per la dottrina della fede nel 2003. «Quando gli ho chiesto cosa pensasse del vescovo precedente, che mi aveva tenuto buono per anni impedendomi di chiedere giustizia, mi ha risposto che monsignor Micchiardi non aveva un intento malevolo ma soltanto l’intenzione di aiutarmi», commenta Gamalero. Un aiuto “spirituale” che evidentemente non poteva prescindere dal mantenere il silenzio sulla vicenda e che ha messo il prete pedofilo al riparo da indagini interne che potessero verificarne l’attitudine a occuparsi di bambini e adolescenti. Perché la conseguenza (voluta) degli insabbiamenti è proprio questa: lasciare che un pedofilo continui a venire in contatto con i minori, con la possibilità tutt’altro che infrequente che ripeta gli abusi.

    Il verdetto del Dicastero per la dottrina della fede arriva a fine estate: il vescovo Testore il 14 settembre scorso convoca Gamalero e gli riferisce che il suo caso non è stato ritenuto abbastanza grave da permettere una deroga per aprire un processo a don Bottero. «Il Dicastero ha considerato non superabile la prescrizione e che non fosse quindi possibile adottare alcun provvedimento canonico», dichiara il vescovo a Domani. Il motivo? Lo ha spiegato con parole più chiare lo stesso monsignor Testore alla vittima: «Il vescovo mi disse che il Dicastero riapre casi prescritti soltanto di fronte a situazioni estreme, come gli abusi avvenuti durante la confessione», riporta Gamalero. Par di capire cioè che per la Chiesa è gravissima la molestia sessuale durante la confessione, meno grave la pedofilia durante una ripetizione di latino. Sottigliezze teologiche sulle quali sarebbero benvenuti gli autorevoli commenti del papa Bergoglio.

    La faccenda però non si chiude qui, anzi. In mancanza di una sentenza di colpevolezza, il vescovo Testore non può sanzionare il sacerdote, per quanto reo confesso, ma propone alla vittima un risarcimento. Don Carlo Bottero è infatti pronto a mettere mano al portafoglio per poter compensare in qualche modo la sofferenza causata. Gamalero allora fa un rapido calcolo delle sole sedute di psicoterapia dal 2008 ad oggi, senza includere i farmaci, e arriva a una cifra che si aggira intorno ai 36500 euro, sottolineando che rappresentano una minima parte del danno subito. Il primo ottobre arriva, sempre tramite il vescovo, la proposta di don Bottero, in cui la somma richiesta è già drasticamente ridimensionata. Il prete, dopo aver ribadito le sue scuse per «i fatti avvenuti nel 1984», si impegna infatti a versare venticinquemila euro in cinque rate annuali «per sovvenire alle spese mediche affrontate, pur consapevole che queste siano state negli anni ben superiori». L’impegno però verrebbe meno in caso di morte o di divulgazione dell’accordo. «Il vescovo mi disse che la proposta di risarcimento di don Bottero era un atto di gratuità, perché ormai non potevo più ricorrere alle vie legali», sottolinea Gamalero.

    Un gesto che in realtà tanto gratuito non era, considerato il vincolo della clausola di riservatezza. «Desiderei che questo scritto fosse considerato strettamente privato e personale, per questo ritengo che una eventuale divulgazione farebbe venir meno l’impegno da me sottoscritto», precisa infatti il prete nel documento. «Si tratta di un atto unilaterale di grande sensibilità, che la persona ha assunto per iscritto senza averne alcun obbligo. Egli ha indicato che si trattava di “scrittura privata”, il cui contenuto andava quindi considerato confidenziale», ribadisce dal canto suo a Domani monsignor Testore.

    Il primo bonifico è già pronto a partire ma Gamalero, via mail, rifiuta la clausola di segretezza, che bolla come «falsa e immorale» perché a questo punto, persa o negata la possibilità di un processo, «non ci sarebbe nulla di ufficiale sull’ammissione di colpevolezza» di don Bottero. «Bisogna però tener conto – gli risponde il vescovo – che non si tratta di una transazione ma di un impegno unilaterale che esprime davvero un desiderio di riparazione da parte del Bottero. E che quindi va considerato e apprezzato». Gamalero però è inamovibile e ribadisce che accetterà il risarcimento «solo ed esclusivamente se reso pubblico»; chiede inoltre al vescovo copia dei documenti relativi all’indagine previa e alla risposta del Dicastero, che gli vengono negati. «L’unico documento che ho visto in tutta questa vicenda è quello di don Bottero, che pretende un inaccettabile silenzio sull’abuso in cambio di 25 mila euro, una miseria in confronto al danno psicofisico che ho subito», commenta amaramente Massimiliano Gamalero.

    Questo non è certo l’unico caso in cui la Chiesa cerca di chiudere la bocca ai sopravvissuti alla violenza clericale attraverso dei risarcimenti vincolati al silenzio. Quanti avranno avuto la determinazione (o la possibilità economica) di respingere un’offerta simile? Quanti, abusati dai preti da piccoli, una volta adulti hanno accettato questi accordi?

    «Sono transazioni note da da anni – conferma Francesco Zanardi, presidente della Rete l’Abuso – io sono a conoscenza di una quarantina di casi ma sono certamente molti di più. La somma proposta non supera mai i venticinquemila euro, ma fino a una decina di anni fa era anche più bassa, oscillava fra i cinque e i venticinquemila. Si tratta di cifre ridicole ma la vittima spesso vive in condizioni psicofisiche estreme e non è in grado di rifiutare». Queste scritture private non sono contrarie alla legge, sia chiaro: il problema si pone su un piano etico, perché si realizzano in un contesto in cui la vittima è in condizione di fragilità psicologica a causa di quello che ha passato. «Spesso le persone che hanno subito violenza, pur prendendosela con il singolo prete, si fidano del contesto ecclesiastico e non si fanno nemmeno assistere da un legale», conferma l’avvocata Daniela Cultrera, che si è occupata di queste transazioni nel contesto clericale. «Lo schema è sempre lo stesso. Il confidente spirituale o una persona che riveste un ruolo di rilievo nella comunità spinge la vittima ad accettare l’accordo, presentandolo come un gesto di riconciliazione. Siamo di fronte a una vera e propria manipolazione di queste persone, che alla fine si sentono in colpa a rifiutare un gesto che è fatto “per il loro bene”. L’obiettivo invece è difendere la Chiesa».

    Eppure il presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi, si è sempre mostrato tiepido nei confronti di qualsiasi tipo di indennizzo alle vittime e proprio a Zanardi, durante un colloquio privato avvenuto l’estate scorsa, ha ribadito di essere contrario ai risarcimenti non per la clausola di riservatezza ma perché potrebbero incentivare le denunce a scopo di profitto. Dunque la “via italiana” della Cei alla lotta agli abusi sessuali dei sacerdoti passa attraverso questi “atti unilaterali di grande sensibilità” con vincolo di riserbo? Quanti di queste scritture private sono note alla Cei? Interpellato in proposito da Domani, il presidente della Cei si è limitato a citare le linee guida (contraddittorie) approvate dall’assemblea dei vescovi nel 2019: «La valutazione di eventuali clausole di riservatezza che potrebbero essere inserite nei contratti relativi al risarcimento del danno va fatta in relazione ai casi concreti, e in ogni caso non può di certo incidere sulla libertà della vittima di un abuso di ricercare la verità e di perseguire la giustizia negli ambiti civili e canonici». Però, precisa ancora Zuppi, «nessun silenzio o occultamento può essere accettato in tema di abusi». Due affermazioni incompatibili: infatti, se il silenzio sugli abusi è inaccettabile per la Cei, logicamente lo devono essere anche le clausole di riservatezza.

    Il senso di queste transazioni è chiaro: pagare le vittime perché tacciano la violenza subita. Dimenticare, nascondere, non far sapere: questo l’imperativo della Chiesa, che bada innanzitutto a non fare del “can can”. Un sistema che ignora la sofferenza delle vittime e la loro legittima richiesta di giustizia e, al contrario, agevola i pedofili che, protetti dalla negligenza dei loro superiori, rimangono liberi di continuare a molestare ragazzini da una parrocchia a un’altra. Nei corridoi delle curie spesso si conoscono i casi nei dettagli molto prima che arrivino (se arrivano) agli sportelli di ascolto diocesiani. Per quanto riguarda Acqui, il vescovo Testore ha assicurato a Domani che non risultano altre vittime nella sua diocesi, eppure a quanto pare don Bottero non era l’unico: il parroco di Mombaruzzo don Bellati ha confidato a Gamalero che in zona c’era un altro prete pedofilo, un’altra famiglia in preda alla disperazione. Nascondere gli abusi infatti non significa solo non voler sapere, come chiosa lo stesso Gamalero: «I preti non parlano ma le cose le sanno, eccome se le sanno».

    La storia finisce con un nuovo colpo di scena: nonostante il fermo rifiuto di Gamalero, i primi 5 mila euro del prete pedofilo sono stati accreditati sul suo conto. i primi cinquemila euro. «Ho detto al vescovo Testore di lasciarmi in pace perché sto male – taglia corto lui – e i soldi li ho già restituiti a don Bottero. Il mio silenzio non si compra».

    https://www.editorialedomani.it/fatti/preti-pedofili-pagamenti-silenzio-vittime-ec52nkag

     

  • BBC Our World: I peccati nascosti dell’Italia – VIDEO COMPLETO

    BBC Our World: I peccati nascosti dell’Italia – VIDEO COMPLETO

    Con la sede della Chiesa cattolica nel cortile di casa e il più alto numero di sacerdoti di qualsiasi paese, l’Italia è un bastione del cattolicesimo globale.

    Eppure, a differenza di molti altri paesi, non è riuscita ad affrontare il flagello degli abusi sessuali da parte dei clericali.

    Non conserva statistiche ufficiali sulla questione e il numero di condanne rimane incredibilmente basso.

    I sopravvissuti agli abusi sono caduti in una combinazione di insabbiamento, complicità e mancanze legali nella loro ricerca di giustizia.

    Mark Lowen parla ai sopravvissuti, affronta gli accusati e incontra i funzionari che lavorano per svelare gli oscuri segreti sui quali le autorità italiane non sono state disposte a indagare.

    https://www.bbc.co.uk/programmes/m0014rd7

  • Chiesa e abusi, in Francia 60 mila euro di risarcimento alle vittime

    Chiesa e abusi, in Francia 60 mila euro di risarcimento alle vittime

    La Chiesa francese ha presentato, circa due giorni fa, un documento che esplicita a quanto ammontano i risarcimenti alle vittime di violenze da parte di preti e religiosi. Secondo quanto viene riportato dalle fonti, i criteri si basano sulla scala di valutazione già applicata da altre conferenze episcopali, e vengono però applicati i principi della giustizia civile già in pratica nei tribunali francesi.

    La cifra massima disposta è di 60 mila euro a vittima, spiega Marie Derain de Vaucresson – presidentessa dell’istituto indipendente di riconoscimento e riparazione (Inirr). Secondo quanto si apprende da Le Figaro, si tratta di un grande passo avanti, operato tra l’altro dai vescovi stessi. Già da tempo, infatti, era stato affidato ad una commissione indipendente (la CIASE) il compito di analizzare i dati degli archivi storici diocesani, così da rilevare l’espansione del fenomeno della pedofilia negli ultimi 70 anni della Chiesa.

    “Un gesto che può aiutare a voltare pagina”

    Le analisi avevano portato alla luce decine di migliaia di vittime, tanto che i dati rilevati erano stati contestatati dalle realtà ecclesiali. Proprio con l’emersione di questi dati, però, l’episcopato francese, nell’ultima riunione a Lourdes, aveva deciso di indennizzare le vittime di abusi.

    Le Figaro spiega che attualmente solo poco più della metà delle 735 vittime ha chiesto il risarcimento in denaro. Ad ogni modo, l’Inirr ha stabilito anche altri metodi di risarcimento e riconoscimento delle vittime – quali una cerimonia simbolica o percorso di accompagnamento atto al superamento del trauma.

    Attraverso dunque la “scala di gravità della situazione”, l’Inirr stabilisce tre tipi di criteri per effettuare una valutazione dei vari casi: gli atti di violenza sessuale; le mancanze nella prevenzione o nel trattamento da parte della Chiesa; le conseguenze sulla salute. Viene inoltre preso in considerazione anche il ruolo della Chiesa al momento dei fatti – così come anche quanto le autorità ecclesiastiche abbiano voluto insabbiarli o addirittura negarli.

    Sulla questione si è espresso anche padre Stéphane Joulain, psicoterapeuta. “La questione del riconoscimento è molto delicata”, ha esordito padre Joulain. E ha chiarito anche che, sebbene sia “un elemento significativo, rimane davvero simbolico”. “Naturalmente, un simbolo non sarà mai equivalente al trauma subito. Ma questo gesto può comunque aiutare a voltare pagina”, ha infine sottolineato il sacerdote.

    Chiesa e abusi, in Francia 60 mila euro di risarcimento alle vittime

  • Il liceo cattolico dell’Oklahoma ha fatto causa per 75 milioni di dollari per presunti abusi sessuali

    Il liceo cattolico dell’Oklahoma ha fatto causa per 75 milioni di dollari per presunti abusi sessuali

    Sala stampa di Washington, DC, 19 maggio 2022 / 19:28 (CNA). – Dieci studenti attuali ed ex, insieme a sei genitori o tutori, hanno citato in giudizio una scuola superiore cattolica in Oklahoma, una scuola che secondo loro “ha incoraggiato e consentito una cultura dello stupro” e “tollerato molestie e aggressioni sessuali” da parte di studenti maschi, insegnanti e allenatori da più di 10 anni, secondo la denuncia.

    La causa, depositata il 16 maggio presso il tribunale distrettuale della contea di Oklahoma, elenca la Mount St. Mary Catholic High School di Oklahoma City come imputato. Elenca anche coloro che hanno autorità sulla scuola: il consiglio di fondazione, l’arcidiocesi di Oklahoma City e le Sisters of Mercy.

    La causa accusa tre dirigenti scolastici, che nel frattempo si sono dimessi, di svolgere un ruolo centrale nella “commissione di aggressione e molestie” e di insabbiarla: l’ex preside Talita DeNegri, l’assistente preside Wendy Faires e la consulente di orientamento Mallory Tecmire.

    “Nonostante sia stato informato in modo effettivo e costruttivo di centinaia di episodi di aggressione sessuale e molestie … MSM [Mount St. Mary’s] non ha adottato misure ragionevoli per denunciare o fermare la dilagante cultura dello stupro e gli abusi sessuali in corso che si trovano appena sotto la superficie”, si legge nella causa. “Piuttosto, MSM ha svergognato donne e ragazze che hanno denunciato, inclusi i querelanti studenteschi e altre vittime, e ha permesso a uomini e ragazzi di continuare a molestare e aggredire donne e ragazze, compresi i querelanti studenteschi”.

    La causa denuncia violazione del contratto, negligenza, inflizione intenzionale di stress emotivo, discriminazione sulla base del sesso e molestie in ambiente educativo ostile, disturbo pubblico e calunnia. I querelanti chiedono più di $ 75 milioni di danni.

    Uno studente maschio che ha frequentato la scuola superiore dal 2017 al 2022 – identificato come “XR” – è accusato nella denuncia di aver violentato o aggredito numerose donne, tra cui tre querelanti. Una donna lo ha accusato di palpeggiarla e baciarla mentre guidava, afferma la denuncia, mentre un’altra ha detto che l’ha aggredita in un’aula buia.

    I leader di Mount St. Mary hanno appreso di questi incidenti, sostiene la causa, ma non hanno fatto nulla per XR fino a quando i media non hanno riferito di accuse di abusi sessuali nella scuola. XR è stato o sarà accusato penalmente, afferma la causa.

    In risposta alla causa, il Mount St. Mary’s ha condiviso una dichiarazione con la CNA della direttrice entrante della scuola, Laura Cain.

    “Sono stato informato della causa, ma non sono in grado di commentare le situazioni legali in sospeso”, ha affermato Cain, che fungerà da preside a partire dal 1 luglio. “Quello con cui posso parlare è la fiducia che ho nella direzione della Mount St. Mary Catholic High School. Come ex-allieva ed ex genitore, conosco il dolore che la comunità della nostra scuola ha dovuto affrontare negli ultimi sei mesi. Dobbiamo assicurarci di mantenere un ambiente compassionevole in cui gli studenti possano crescere ed eccellere. Il nostro futuro offre un’opportunità non solo per educare, ma per migliorare”.

    L’arcidiocesi di Oklahoma City e le Sisters of Mercy non hanno risposto con commenti al momento della pubblicazione.

    Quando l’arcidiocesi ha appreso delle accuse l’anno scorso, il personale ha contattato la polizia, ha affermato Page Hauser, coordinatore dell’ambiente sicuro dell’arcidiocesi, ha riferito l’Associated Press.

    “Hanno anche lavorato con il consiglio di amministrazione della scuola per assumere un investigatore indipendente per esaminare le accuse, con conseguente dimissioni di tre membri del personale”, ha detto Hauser in una dichiarazione mercoledì.

    Oklahoma Catholic high school sued for $75M over alleged sex abuse 

  • MILANO – Don Alberto Lucchina condannato a 5 anni dal Tribunale ecclesiastico

    MILANO – Don Alberto Lucchina condannato a 5 anni dal Tribunale ecclesiastico

    Si è conclusa con una condanna a 5 anni di esercizio del sacerdozio solo presso una Casa di riposo per anziani, con sospensione da attività con minori, la vicenda di don Alberto Lucchina partita da una denuncia della vittima all’Associazione Rete L’ABUSO che pochi giorni dopo ha visto il sacerdote auto sospendersi.

    Un processo particolare dove per la prima volta è stato concesso alla nostra assistita la presenza di un nostro avvocato, Daniela Cultrera del Foro di Milano.

    Questa decisione conferma la credibilità della vittima e la veridicità di quanto raccontato nella denuncia, fatti poi ammessi dallo stesso sacerdote nel corso delle audizioni.

    Ora don Lucchina potrà decidere entro 10 giorni, se fare appello o meno alla sentenza di primo grado.

    Dalla curia fanno sapere che attualmente il sacerdote risiede in una struttura di accoglienza protetta.