Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Simo non c’è più

    Simo non c’è più

    Simo non c’è più. Se ne è andata per sempre, dopo più di un mese di Covid che, con la fragilità portata dalla Sclerosi Multipla avanzata, l’ha devastata.

    È sato come un incontro sul ring, durato dalla metà di dicembre fino ad oggi. Le arrivava un colpo e lei reagiva, si rialzava; arrivava il secondo colpo e lei ancora reagiva e si rialzava, al terzo colpo di fila il suo organismo non ha retto e alla fine, dopo aver combattuto anche questa volta, ormai stremata, ha detto basta a una sofferenza che non le lasciava più scampo.

    Ci stringevamo le mani, ci guardavamo negli occhi. Quei suoi occhi che sono come l’infinito – per me parlarne al passato non è possibile – facevano trasparire la voglia di dire basta ma anche quella di non lasciarsi, dopo oltre vent’anni. “Hai combattuto con tutte le tue forze, se sei stanca ora è giusto che tu ti possa riposare”. Dai suoi occhi un’espressione di sollievo, il viso rilassato, anche dietro la mascherina che spara l’ossigeno, mi stringe forte la mano e inizia a rilassarsi e lasciarsi andare, non distogliendo il suo sguardo dolce dal mio.

    Trattengo le lacrime, la coccolo con una mano, mentre l’altra è ancora stretta con la sua, il suo volto dopo tanti giorni di sofferenza, di una lotta continua ed impari, diventa sereno. Le parlo ancora, ci parliamo soprattutto con gli occhi, come ormai facevamo da tempo, quando, nei momenti del riacutizzarsi della Sclerosi Multipla, faceva fatica a parlare. Senza più opposizione, piano piano scende la pressione, scendono le pulsazioni, entra così dopo qualche decina di minuti, in quella fase che precede l’addio. L’addio definitivo.

    Non posso smettere di stringere la sua mano, di accarezzarle il volto, di tenere la sua testa nella mia mano, con le dita tra i suoi capelli. Piano piano il respiro rallenta. Poi arriva l’ultimo, mentre i battiti del cuore sono ormai ridotti allo zero.

    Le lacrime a quel punto possono scendere, libere, mentre le gambe iniziano a dare segni di cedimento. È un’istante che sembra non passare mai.

    Vent’anni insieme, nelle battaglie dell’associazione che è nata soprattutto per la sua spinta ideale e pratica, e che fino all’ultimo ha voluto seguire e sostenere, nonostante le limitazioni sempre maggiori della sua patologia.
    Più di vent’anni insieme nella vita. La passione per la musica, i concerti, i libri… gli stessi valori. Si affrontava sempre ogni caduta come una spinta a rialzarsi. Gli attacchi che ha avuto sono stati tanti, troppi. Li ha sempre affrontati e vinti, recuperando tutto il possibile. Non voleva gli ospedali, era stanca dei ricoveri, soprattutto dopo il 2016. Voleva curarsi e recuperare a casa, nel suo ambiente. E così si è fatto. Grazie ai terapisti dell’Aism, in particolare Matteo e Sara. Grazie all’assistenza costante della Gigi Ghirotti, in particolare con Manuel, Cristina, Yuri, ai volontari, alla neurologa dottoressa Marogna e allo pneumologo dottor Ferrara. Grazie al nutrizionista, dottor Bogdanovic, che l’ha seguita con costanza senza guardare ai giorni festivi o agli orari. Così è stato sino al penultimo giorno, quando poi l’ossigenazione troppo bassa ha convinto anche lei a dire “sì, andiamo al Pronto Soccorso”. Un rischio per lei, con le difese immunitarie ormai abbattute, di contrarre altri nuovi contagi. Ma solo così si poteva tentare di vincere l’ultima battaglia o, quantomeno, arrivare ad una fine serena e dignitosa. Come poi è stato, grazie agli operatori di Villa Scassi.

    In 59 anni aveva sofferto l’inverosimile e non si è mai arresa, fino a poco prima delle cinque del 18 gennaio. Le avevo promesso di non lasciarla mai, di prendermi cura di lei e di rispettare le sue volontà. Una promessa che pesava più a lei che a me. Non voleva restare sola e quando stava male comunicava solo con me, con gli altri serrava la bocca o, in certi casi, mandava l’interlocutore tranquillamente in quel posto.

    Negli ultimi ricoveri, compreso quello senza ritorno, non è mai rimasta sola. Non potevo tradire quella promessa che mi aveva chiesto di farle e che il suo sguardo smarrito, quando ci si è dovuti separare, ieri per alcune ore, arrivati all’Ospedale, mi ricordava.

    È stata dura in questi anni, vedere i colpi che la malattia le infliggeva a ripetizione. Ma è stato naturale accompagnarla in questi momenti e sostenerla nella sua reazione e ripresa. Ancora l’estate scorsa, quando per la mancanza di cerotti alla scopolamina, era arrivata la bronchite. Pochi mesi ed eccola che aveva recuperato. Sino all’arrivo del Covid.

    Non ci credo ancora che non ci sia più. Non riesco ad accettarlo. Non posso vedere stanza e ufficio vuoti. Vuoti sì, perché manca lei. Manca la sua determinazione e schiettezza nel portare avanti le battaglie della “Casa”. Anche qui, non usava mezzi termini, era diretta, coraggiosa. Quando non ha più potuto seguire direttamente le attività esterne, voleva essere aggiornata. Tenuta informata. Soffriva per non poter essere più attiva come prima, ma ha sostenuto la “Casa” come nessun altro ha fatto in questi anni, dando il poco che aveva per permettere di continuare il lavoro iniziato nel 2004, fino a che siamo diventati un’associazione nel 2016. L’ironia era una delle sue armi migliori, così come il non tirarsi indietro davanti agli attacchi era forse il principale tra i suoi tratti caratteriali. Non si nascondeva e metteva faccia, nome e cognome. Odiava il compromesso, la reticenza e l’indifferenza.

    Ora però non c’è più.
    È vero senza alcun dubbio che era ormai stanca di questa lotta continua contro i colpi della Sclerosi Multipla e di ciò che a margine la colpiva. È vero che si è liberata da un dolore che ormai era diventato insopportabile ed è stata serena nelle ultime ore prima di addormentarsi e andarsene per sempre. È tutto vero, non vi è dubbio. Ma il vuoto che ha lasciato in me non trova fine. Mi manca e mi mancherà per sempre, perché non era “un peso” sostenerla e curarla, giorno e notte, in ogni momento di bisogno. Era naturale farlo. Era nella natura stessa del rapporto che avevamo. Così come era naturale confrontarsi con lei, sempre, sulle cose da fare come associazione, anche negli ultimi pesanti mesi.

    Simo mi ha insegnato a non cedere davanti alle cadute. Mi ha dato forza in questi decenni, perché quella forte tra noi due era lei, che contro ogni tentazione egoistica davanti al personale dolore della malattia, ha dato una prova di forza straordinaria: combattere quella patologia devastante che l’accompagnava e al contempo le ingiustizie e le mafie.

    Non riesco a entrare nella stanza e in ufficio. Non ce la faccio. È troppo doloroso. E non entrando mi viene spontaneo l’impulso di aprire la porta perché “ora vado a vedere come va Simo”. Ma Simo non c’è più. È e resterà per sempre dentro di me. Non posso dirle addio. Non ci riesco. Fa male, troppo male.

    Le lacrime scorrono. Scorrono anche se penso: ora ha smesso di soffrire, e si è meritata quelle poche ore di serenità che hanno anticipato il riposo profondo e quindi la morte. Scorrono anche se vi è la consapevolezza che ormai questa botta finale aveva compromesso praticamente ogni organo e l’equilibrio del suo fragile corpo e se, per una sorta di miracolo, ne fosse uscita, non sarebbe più stata la persona che desiderava essere ma si sarebbe ritrovata ridotta a uno stato vegetativo, una prospettiva che aveva sempre rifiutato. Lei, con il suo attivismo, con il suo coraggio e la sua determinazione, non avrebbe mai voluto – mai e poi mai – finire così. Consapevolezze che danno certamente un leggero sollievo al dolore, ma non lo cancellano. Non possono cancellarlo, perché lei non c’è più.

    Grazie a chi è venuto, a chi ha telefonato, a chi ha scritto. Grazie di cuore a tutti, a chi ha espresso le condoglianze, a chi ha mandato o dato un abbraccio, a chi ha cercato di dare consolazione. Grazie davvero. Ma c’è una cosa che Simo merita: rimanere “viva” nel ricordo di tutti coloro che l’hanno conosciuta. E chi l’ha conosciuta sa che per lei il ricordo è impegno, altrimenti è solo retorica e la retorica non la sopportava proprio.
    Tenerla “viva” è portare avanti il lavoro della “Casa” che le è costato tanti sacrifici. Tenerla “viva” è l’espressione di un saluto da parte di chi l’ha incrociata nella sua vita di impegno, sabato alle ore 12 al Tempio Laico del Cimitero Monumentale di Staglieno. Si dice sempre che chi ci lascia “vive” nel ricordo e nel portare avanti il suo impegno, e allora questo credo sia il modo migliore per farla “vivere” ancora.

    Ma il mio GRAZIE più profondo, come se la stringessi ancora in un abbraccio, è te Simo. Per questi decenni vissuti ed affrontati insieme. Un percorso di vita intenso, con tutte le difficoltà incontrate, che ora fanno sentire un vuoto davvero incolmabile, in cui vi sono i ricordi che si sovrappongono, le sensazioni vissute che riemergono, che se rendono quel vuoto della tua assenza ancora più profondo, resteranno per sempre dentro di me.

    Christian Abbondanza Simonetta Castiglion

  • Se ne è andata serenamente, dopo una lunga malattia, Simonetta Castiglion

    Se ne è andata serenamente, dopo una lunga malattia, Simonetta Castiglion

    Questa mattina, 18 gennaio 2024, poco prima delle cinque se ne è andata Simonetta Castiglion, fondatrice e Vice Presidente della “Casa della Legalità”.

    Nella sua vita a Genova, ha affrontato coraggiosamente e senza compromessi mafie e illegalità, proprio come aveva fatto precedentemente a Vicenza, dove si batteva per i diritti dei lavoratori della sanità e perché questa fosse efficace e centrata su diritti e dignità dei pazienti.

    Mentre combatteva queste battaglie, senza mai tirarsi indietro, lottava da decenni contro la Sclerosi Multipla. Questa la colpiva e lei si rialzava, più e più volte sino a quando, pur restando lucida, non è stata più in grado di muoversi. L’inabilità al lavoro e l’invalidità totale non l’hanno fermata dal continuare a sostenere le battaglie e le iniziative della Casa della Legalità. Ne seguiva le attività, continuando ad indignarsi per le ingiustizie che osservava e desiderando sempre contribuire al meglio. Continue ricadute la tenevano ferma per qualche tempo, ma lottava, come sempre, come una leonessa, e si riprendeva.

    Purtroppo, il Covid che l’ha colpita a metà dicembre non le ha dato scampo.

    Assistita da anni a casa, come lei desiderava, grazie ai terapisti dell’Aism e al personale della Fondazione Gigi Ghirotti, dal suo compagno di oltre vent’anni, ha combattuto sino all’ultimo, lasciandosi andare solo quando ormai la situazione non le lasciava più scampo.

    Se ne è andata serenamente, senza rimanere da sola nemmeno negli ultimi istanti, con dignità e senza accanimento, come ha sempre voluto, presso l’Ospedale di Villa Scassi.

    Per ricordarla e salutarla si terrà una cerimonia laica sabato 20 gennaio, alle ore 12, presso il Tempio Laico del Cimitero Monumentale di Staglieno a Genova. Si invita, chi vorrà, a non mandare fiori ma effettuare donazioni alla Fondazione Gigi Ghirotti.

    la Casa della Legalità

    Alcune foto in ricordo di Simonetta

  • Nasce Rete L’ABUSO WEB PORTAL con tre siti tematici dedicati

    Nasce Rete L’ABUSO WEB PORTAL con tre siti tematici dedicati

    Un’esigenza per continuare a mantenere un servizio informativo di eccellenza, soprattutto in Italia dove l’informazione è estremamente carente, tanto da venire troppo spesso meno a quella che dovrebbe essere la sua funzione sociale.

    Una scelta radicale che valorizza con i suoi contenuti la stessa storia del paese e le inascoltate proteste dei sopravvissuti, documentata con migliaia di contenuti di cui molti non più reperibili sul web, ma presenti nel nostro archivio.

    Il nuovo PORTALE trova oggi all’indirizzo solito test.retelabuso.org/ tre distinte strutture:

    – Il PORTALE  che conterrà i soli contenuti relativi all’Associazione, l’operato negli anni, i consigli e i servizi MEDICI e LEGALI regionali, per le vittime.

    – Il  PORTALE –  contenente non solo tutte le edizioni del TG NEWS ma la selezione di tutte le notizie di archivio storico, suddivise per Regione e categoria.

    – Il PORTALE – contenente gli unici dati statistici italiani.

    I database sui sacerdoti accusati; quelli condannati; le strutture della chiesa per curare i preti pedofili (nessuna per le vittime); i vescovi insabbiatori tuttavia rimasti al loro posto in Itali, malgrado il Motu proprio; le statistiche sulla base europea; i riscontri sull’entità del fenomeno in Italia.

    Dati unici in quanto a differenza degli altri paesi, l’Italia non ha mai prodotto.

    Come è visibile a colpo d’occhio da ogni portale di accesso tematico, emerge uno storico molto chiaro, malgrado i contenuti siano gli stessi di prima.

    La struttura in realtà, malgrado i tre PORTALI tematici permette tramite la ricerca interna al PORTALE  – indipendentemente dal portale utilizzato – la scansione dell’intero ARCHIVIO STORICO, con contenuti documentali che partono dal 1870 con sentenze di condanna (all’epoca MORALE) del RE d’Italia Umberto 1° e continuano con la storia “censurata” dalla memoria del paese, come lo “scandalo” di Varazze, luglio 1907, dietro ai preti pedofili, la guerra civile che in due giorni da Savona, travolse tutta Italia.

    I tre PORTALI sono già attivi e consultabili a pieno regime nella maggior parte dei servizi, alcuni ancora in fase di riallestimento.

    Ci scusiamo per i disservizi.

    Per suggerimenti, modifiche e disservizi di vario genere vi preghiamo di comunicare a info@retelabuso.it .

    Grazie per la vostra dedizione

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  • Germania, si è dimessa la presidente della Chiesa evangelica accusata di aver coperto abusi sessuali

    Germania, si è dimessa la presidente della Chiesa evangelica accusata di aver coperto abusi sessuali

    La presidente del Consiglio della Chiesa evangelica in Germania (EKD) , l’organizzazione più importante del protestantesimo nel Paese, Annette Kurschus, si è dimessa oggi dal suo incarico con effetto immediato. Contestualmente si è dimessa anche dalla carica di presidente della Chiesa evangelica della Vestfalia. Lascia perché è accusata di aver insabbiato un caso di violenza sessuale nel suo ex distretto ecclesiastico di Siegen negli anni Novanta. Nell’annunciare il proprio passo indietro dalle posizioni di leadership della chiesa protestante, la teologa sessantenne ha detto: «Sono in pace con Dio e con me stessa. Posso camminare a testa alta».

    Stando alle accuse, all’epoca Kurschus sarebbe stata a conoscenza del fatto che un dipendente della sua chiesa era sospettato di molestie sessuali a giovani. La Procura di Siegen sta indagando su diversi casi ma -secondo la stessa procura- non è ancora chiaro se l’uomo, che ora è in pensione, sia stato coinvolto in comportamenti penalmente rilevanti. Le «vittime» di allora potrebbero essere state tutte maggiorenni all’epoca.

    Il quotidiano Siegener Zeitung ha riportato le dichiarazioni di due uomini che affermano di aver informato Kurschus «in dettaglio sulle accuse di abusi» negli anni ’90, una denuncia anonima contro l’indagato è arrivata agli inizi di quest’anno. Una settimana fa, al sinodo evangelico di Ulma, Kurschus aveva respinto con forza tutte le accuse, ma la pressione su di lei è rimasta altissima.

    «Ho agito al meglio delle mie conoscenze e convinzioni in ogni momento», ha detto stamattina in conferenza stampa a Bielefeld, aggiungendo che negli ultimi giorni un caso locale è stato «trasformato in un caso di rilevanza nazionale» e che è stato «fomentato in pubblico» un conflitto tra lei e le vittime di abusi sessuali, e che non intende prestarsi a questo scontro per non mettere a repentaglio i successi nella gestione dei casi di abuso nella Chiesa evangelica in Germania. «Non voglio danneggiarli con i titoli dei giornali che potrebbero esserci se restassi in carica».

    Kurschus era amica da lungo tempo della famiglia del presunto violentatore, ma con lui non ha mai avuto un rapporto diretto di lavoro. «Vorrei essere stata così attenta, così preparata e così sensibile a comportamenti allarmanti 25 anni fa come lo sono oggi», ha dichiarato, aggiungendo di aver solo colto a suo tempo l’ omosessualità e l’infedeltà coniugale della persona che ora è indagata.

    La teologa che fino a oggi era a capo della Chiesa protestante tedesca ha sottolineato di non essersi mai sottratta dalle proprie responsabilità, nascondendo fatti o coprendo un accusato, ma che si è sempre preoccupata anche di tutelare i diritti personali di chi è sotto accusa.

    https://www.lastampa.it/esteri/2023/11/20/news/germania_dimessa_presidente_chiesa_evangelica_abusi_sessuali-13874718/

  • Rapporto, 440mila i casi di abusi nella Chiesa spagnola

    Rapporto, 440mila i casi di abusi nella Chiesa spagnola

    Circa 440mila persone, l’1,13% della popolazione maggiorenne spagnola, dichiara di aver subito abusi sessuali in ambito ecclesiastico e lo 0,6% di essere stato vittima di un prete o un religioso cattolico negli ultimi 50 anni.

    La metà dei casi, circa 200 mila, riguarderebbe minori.

    E’ quanto rivela il sondaggio commissionato dalla commissione d’inchiesta sul fenomeno, avviata dal Parlamento e curata dall’istituzione del Difensore civico.

    Un’indagine durata 15 mesi nata da una grande inchiesta giornalistica del quotidiano El Pais.

    https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2023/10/27/rapporto-440mila-i-casi-di-abusi-nella-chiesa-spagnola_d5d3b2f7-41e0-442c-b221-67a4332ee862.html

  • Lo vuole Gesù

    Lo vuole Gesù

    di Federico Tullli – La pedofilia di matrice ecclesiastica ha diverse peculiarità che la distinguono dalle violenze agite sui bambini in altri ambiti. Il pedofilo circuisce la vittima giocando sull’ambiguità e inducendola alla confusione. Quando c’è un rapporto di fiducia o affettivo, l’abuso è compiuto in maniera subdola, rasentando la linea di demarcazione che ci può essere con un rapporto amicale. La sua è una condotta violenta ma è raramente esercitata con violenza. C’è una grande ambiguità che però è tutta all’interno del pensiero religioso e che consiste nel farsi chiamare ‘padre’ da parte degli ‘educatori’. Per un bambino che non ha più figure femminili di riferimento, questo appare come un tentativo di ricostruire almeno il rapporto con il genitore, che però non è reale perché nessun prete è padre di nessuno. È questa ambiguità calcolata che apre la strada alla violenza. E non è un caso se numerose vittime siano bambini con tragiche storie familiari alle spalle.

    A tal proposito vale la pena ricordare le considerazioni di uno dei massimi esperti investigativi in Italia, l’ex procuratore aggiunto di Milano, Pietro Forno.

    «Il discorso viene spesso liquidato “solo” come un problema di pedofilia. Ma il prete che abusa di un bambino è più paragonabile a un genitore incestuoso che a un pedofilo di strada che insidia i bambini ai giardinetti. Bisogna partire da un dato di fatto: il sacerdote ha un enorme potere spirituale, tanto che spesso viene chiamato ‘padre’, e questo è significativo. Se guardiamo questi episodi in senso non biologico ma spirituale e morale, ci troviamo di fronte più a una violenza incestuosa che a un classico stupro. Ricordo che anche nelle cronache si parla di atti avvenuti in confessionale. E io mi chiedo: perché proprio in confessionale? Perché proprio in quel luogo e in quel momento? Perché è in quel momento che più intensamente il sacerdote si presenta come rappresentante di Dio. È stato condannato a Milano un sacerdote che nel confessare ragazze di 14 o 15 anni le faceva spogliare e le palpeggiava dicendo: ‘Lo vuole Gesù’. Ecco, il concetto del ‘lo vuole Gesù’ è il punto d’arrivo dell’incesto spirituale». Queste riflessioni rilasciate in una famosa intervista al Giornale nel 2010 sono sicuramente preziose ancora oggi per chi è ha a cuore la tutela e l’incolumità psicofisica dei bambini eppure per queste parole Forno fu sottoposto a un’ispezione ministeriale per accertare che non avesse divulgato segreti d’ufficio. Una vicenda surreale che si concluse con un nulla di fatto ma che rende l’idea di cosa significhi indagare nel nostro Paese quando sotto la lente della magistratura finisce un sacerdote.

  • La Chiesa cattolica sperimenta l’esodo in seguito allo scandalo degli abusi sessuali

    La Chiesa cattolica sperimenta l’esodo in seguito allo scandalo degli abusi sessuali

    “Per motivi personali non desidero più essere soggetto all’imposta ecclesiastica.” Jérémy Stauffacher, avvocato indipendente, non vuole più pagare per la Chiesa cattolica, come ha fatto sapere la settimana scorsa in una lettera indirizzata alla sua parrocchia.

    Se l’avvocato ci pensava già da tempo, gli ultimi casi di abusi sessuali lo hanno spinto a rinunciare ai servizi dell’istituto.

    “La lettera era pronta da tempo, l’avevo digitata sul mio computer”, ha detto all’emittente pubblica svizzera RTS. “E alla fine, gli eventi accaduti mi sono serviti da stimolo, senza che si trattasse necessariamente di una vendetta contro la Chiesa”.

    E Jérémy Stauffacher non è il solo a prendere le distanze dall’istituzione. Nelle ultime tre settimane, solo nel cantone di Friburgo, 500 battezzati hanno lasciato la Chiesa. Si tratta di un record, poiché rappresenta un terzo delle uscite annuali.

    Insoddisfazione diffusa

    Centinaia di fedeli hanno lasciato la Chiesa anche nelle città di San Gallo, Lucerna, Basilea e Zurigo. Nel Vallese se ne contano 15 per l’anno in corso, di cui 12 nelle ultime settimane.

    Questa erosione si è accelerata, ma sta divorando l’istituzione da molto tempo. In dieci anni le partenze in Svizzera hanno fatto un’impennata, passando da 13.809 nel 2011 a 34.182 nel 2021.

    Il segretario generale dell’Ente ecclesiastico cattolico del cantone di Friburgo, David Neuhaus, si rammarica che l’accelerazione di queste partenze avvenga mentre la Chiesa cattolica cerca di far luce sul suo passato.

    Lo studio dell’Università di Zurigo che documenta più di 1.000 casi di abusi sessuali è stato infatti commissionato da tre organismi cattolici, tra cui la Conferenza episcopale svizzera.

    Sensazione triste

    “È in un momento in cui la Chiesa cattolica, commissionando questo studio, è alla ricerca della verità che le persone stanno abbandonando in massa la Chiesa”, lamenta. “E per noi è una sensazione molto triste.”

    La Chiesa, che dipende dalle tasse ecclesiastiche, è preoccupata per il suo futuro. Secondo David Neuhaus, senza il gettito di queste tasse molti servizi non potrebbero più essere forniti.

    “Abbiamo molti compiti legati alla solidarietà, alla diaconia, quindi all’aiuto agli altri, alla lotta alla precarietà, a livello delle cappellanie, all’aiuto alle persone in fin di vita”, elenca. “Questo è tutto ciò che preteriamo quando lasciamo la Chiesa”.

    Secondo una proiezione dell’ufficio di ricerca Ecoplan, la Chiesa cattolica svizzera non sarà più in grado di compensare la riduzione delle tasse a partire dal 2030 se non adotta misure.

    https://www.swissinfo.ch/eng/catholic-church-experiences-exodus-in-wake-of-sex-abuse-scandal/48863274

  • Abusi nella Chiesa, oltre 900 vittime “ma è solo la punta dell’iceberg”

    Abusi nella Chiesa, oltre 900 vittime “ma è solo la punta dell’iceberg”

    Secondo quanto affermato dall’accademica Marietta Meier, responsabile dello studio insieme alla collega Monika Damman, “quanto scoperto non è che la punta dell’iceberg”. I 1’002 casi di abuso emersi dall’analisi degli archivi segreti delle istituzioni ecclesiastiche sono più numerosi di quelli di cui si aveva notizia finora poiché la maggior parte di essi non sono stati denunciati o i relativi documenti sono andati distrutti.

    Oltre mille abusi in sett’anni

    Gli episodi venuti alla luce nel primo studio scientifico sull’estensione di questo fenomeno nella Confederazione, coinvolgono 510 aggressori e 921 vittime, che in tre casi su quattro (74%) erano minorenni: salvo rare eccezioni, i reati risultano commessi da uomini. Poco più della metà (56%) delle persone oggetto delle loro sconcertanti attenzioni erano di sesso maschile mentre il 39% di sesso femminile (è ignoto il sesso della quota restante).

    Finora nessuno aveva condotto una ricerca indipendente come questa in cui sono state esaminate decine di migliaia di pagine di documenti riservati redatti dai responsabili ecclesiastici ed effettuate numerose audizioni di persone coinvolte.

    La maggior parte degli abusi sono stati perpetrati nell’ambito pastorale: confessioni e consulenze, servizi liturgici, insegnamento religioso, attività per l’infanzia. Un secondo settore toccato è quello della formazione e dell’aiuto sociale: nel 30% dei casi le violenze si sono consumate nelle strutture d’alloggio, scuole e internati cattolici.

    Fino agli anni 2000, è stato sottolineato dall’indagine, la maggior parte delle violenze sessuali era stata ignorata, occultata o minimizzata dai responsabili della Chiesa. “Quando erano costretti a intervenire, spesso non lo facevano in favore delle persone coinvolte ma per proteggere gli autori degli abusi, l’istituzione ecclesiastica e la sua posizione”, sostengono gli estensori del rapporto.

    “Un giorno importante per la Chiesa”

    In proposito Renata Asal Steger, presidente della Conferenza centrale cattolica romana della Svizzera, ha dichiarato nel corso della presentazione dello studio ai media, che questo tema “ci preoccupa da molto tempo, ci fa soffrire e ci fa vergognare”. “Abbiamo sfiorato questo problema – ha continuato la responsabile cattolica – abbiamo avanzato innumerevoli giustificazioni e gli interventi non sono stati all’altezza di tutto ciò cui le vittime hanno diritto”.

    Anche se oggi vengono alla luce atti atroci e innumerevoli manchevolezze nelle file delle tre organizzazioni nazionali cattoliche, ha aggiunto Asal Steger, siamo riconoscenti, “è un giorno importante per la Chiesa”.

    A circoscrivere la portata reale della ricerca, secondo quanto è stato rilevato, è stata la distruzione di documenti, in particolare all’interno di due diocesi, e una pratica “lassista”: episodi di questa natura non sono sempre stati riportati per iscritto e archiviati sistematicamente.

    Diritto canonico inapplicato

    Inoltre gli studiosi e le studiose hanno constatato la mancata applicazione, per lungo tempo, del diritto canonico in materia, che configura come delitti gravi gli abusi sui minori. In linea generale, inoltre, le sanzioni erano inesistenti o trascurabili.

    Le gerarchie ecclesiastiche provvedevano a trasferire sistematicamente, anche all’estero, i religiosi accusati (o condannati in base alle norme canoniche) allo scopo di evitare inchieste penali. Venivano insomma privilegiati, riferisce il rapporto, gli interessi della Chiesa e dei suoi rappresentanti su quelli della comunità dei fedeli.

    Il comportamento dell’istituzione religiosa è iniziato a cambiare con l’inizio del secolo corrente, in particolare durante i pontificati di Ratzinger e Bergoglio, che più volte hanno chiesto scusa per gli abusi perpetrati da appartenenti alla Chiesa cattolica.

    https://www.tvsvizzera.it/tvs/cultura-e-dintorni/abusi-nella-chiesa–oltre-900-vittime–ma-%C3%A8-solo-la-punta-dell-iceberg-/48805182

  • Dopo il contro report delle vittime italiane a quello CEI, il report sulle omissioni della Conferenza Episcopale Italiana

    Dopo il contro report delle vittime italiane a quello CEI, il report sulle omissioni della Conferenza Episcopale Italiana

    Premessa al REPORT SULLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

    Abbiamo escluso dal rapporto tutti i casi precedenti al 2010, una trentina.

    Non sono completi oltre che sporadici, in quanto antecedenti alla creazione della Rete e documentati indirettamente.

    332 casi a campione, un numero eccellente anche a livello statistico che ci ha costretti dopo lo spoglio a questa premessa sui “I DATI CHE ARRIVANO DALLE DIOCESI ITALIANE” attraverso i sopravvissuti.

    Al fine di non ripetere nel corso dell’esposizione questo dato, che sarà quindi sistematicamente sottointeso in quanto presente in tutti i 332 fascicoli in nostro possesso e esaminati;

    nel 100% dei casi la chiesa non ha reso giustizia neppure alla vittima;
    nel 100% dei casi è stata omessa la comunicazione da parte dell’autorità ecclesiastica alla Giustizia italiana;
    nel 100% dei casi i sopravvissuti non hanno ricevuto soccorso medico adeguato;
    nel 100% dei casi non è stato dato nessun indennizzo da parte della chiesa, tranne che in quei casi (circa l’8-10%) dove c’è stato l’interesse della chiesa ad un accordo tra le parti con il vincolo della riservatezza. Casi che non possono essere accolti come indennizzi, non solo per la cifra indignitosa rispetto al danno (in genere 25.000€), ma per la finalità stessa per la quale quella cifra viene elargita, ovvero vincolare la vittima al silenzio lasciando il sacerdote “anonimo” e libero di poter reiterare.

    Queste prime premesse che emergono sistematiche da tutte le 332 schede, in Italia trovano fondatezza anche sugli organi di informazione, particolarmente propensi nella penisola a queste notizie incensanti verso la chiesa.

    Ebbene, malgrado ciò nemmeno la cronaca italiana documenta un solo caso contrario ai dati in premessa.

    A breve la pubblicazione del dossier, nell’editoriale del TG NEWS della Rete L’ABUSO prima del sinodo.

    Qui il contro report delle vittime alla CEI, censurato da TG e media nazionali.

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2023/10/02/il-report-delle-vittime-italiane-sulla-conferenza-episcopale-e-le-sue-omissioni-al-motu-proprio/

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  • Trans nuda si lancia dalla finestra del prete: l’estate folle del parroco tra sesso, droga e alcol

    Trans nuda si lancia dalla finestra del prete: l’estate folle del parroco tra sesso, droga e alcol

    DESENZANO – Una trans che vola dalla finestra del sacerdote della Diocesi di Verona si aggiunge agli episodi che coinvolgono il prete del Basso Garda, già denunciato per vicende legate a droga, sesso e minacce. Dalla sua abitazione di Desenzano, infatti, la scorsa notte una trans, dopo essersi spogliata, ha iniziato a minacciare di gettarsi dalla finestra.

    All’arrivo dei pompieri si è gettata sul telo elastico per darsi alla fuga, ma è stata fermata e identificata.

    I precedenti del prete

    Il sacerdote era già stato denunciato per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente, dopo che le forze dell’ordine avevano rinvenuto in casa sua alcuni grammi di cocaina. E, prima ancora, era stato protagonista di altri fatti legati a siti di incontri, sesso e minacce.

    Un barista 31enne ha dichiarato di aver incontrato il prete tramite l’app Grindr usata dal parroco con falso nome. L’uomo ha sostenuto di non sapere che fosse un parroco e l’ha denunciato per presunti mancati pagamenti dopo aver intrattenuto prestazioni sessuali.

    Il prete lo avrebbe quindi minacciato con audio e messaggi minatori. Su tutta la vicenda, iniziata nel 2020, stanno indagano le forze dell’ordine dopo la denuncia e i racconti del 31enne.

    https://www.ilgazzettino.it/nordest/verona/trans_prete_finestra_verona_desenzano-7562457.html