Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Asti

  • Una bimba di 7 anni è stata violentata da un ecclesiastico 83enne

    Una bimba di 7 anni è stata violentata da un ecclesiastico 83enne

    Una bimba di sette anni vittima delle attenzioni morbose di un 83enne. È successo a Trento, dove un ex pastore della chiesa evangelica è stato arrestato dalla squadra mobile. L’uomo è indagato per atti sessuali con una minorenne e ora si trova ai domiciliari.

    La vittima è una bimba straniera che nel 2022 era stata ospitata nella comunità con sede in Trentino con la famiglia.

    Proprio in quel periodo sarebbero avvenute le molestie. L’inchiesta è nata dalla segnalazione fatta da una volontaria della Caritas, alla quale di era rivolto il padre della piccola.

    Sembra infatti che i genitori avessero dei sospetti ma non si erano rivolti alle forze dell’ordine perché in uno stato di soggezione rispetto all’accusato.

    A sostegno dell’accusa ci sarebbe anche un file audio dove l’ormai ex pastore ammetterebbe di aver molestato la piccola.

    L’83enne è stato sollevato dall’incarico non appena la comunità evangelica è stata informata dell’accaduto.

    https://www.today.it/cronaca/molestie-sessuali-bambina-trento.html

  • Il Consiglio di Stato ha sospeso il sacerdote accusato di abusi

    Il Consiglio di Stato ha sospeso il sacerdote accusato di abusi

    La decisione era scontata. Ma oggi è arrivata la conferma da parte del Servizio dell’informazione e della comunicazione del Consiglio di Stato: il sacerdote in detenzione preventiva alla Farera con l’accusa di atti sessuali con fanciulli, coazione sessuale, atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere nonché pornografia è stato sospeso.

    Il Consiglio di Stato, appena venuto a conoscenza delle accuse e in attesa degli accertamenti di competenza del Ministero pubblico, ha immediatamente provveduto a prendere le misure amministrative di propria competenza. In particolare, ha provveduto a sospendere l’accusato dalla sua funzione in seno alla Commissione cantonale per l’integrazione degli stranieri e dall’incarico di docente di istruzione religiosa cattolica presso le scuole cantonali, esercitato lo scorso anno scolastico presso un istituto del medio superiore. È stata altresì aperta un’inchiesta disciplinare, sospesa in attesa delle prime risultanze del procedimento penale.

    Don Rolando Leo, lo ricordiamo, è anche cappellano e docente del Collegio Papio di Ascona, assistente diocesano della Pastorale giovanile, e assistente dell’Azione Cattolica. L’arresto è giunto a oltre quattro mesi dalla denuncia presentata dalla presunta vittima (un giovane adulto, stando a quanto ci risulta) «per alcuni approcci inadeguati» dell’uomo di fede nei suoi confronti, ha riferito nel tardo pomeriggio di sabato la Curia vescovile in un comunicato stampa che ha precisato alcuni punti contenuti nella nota inviata giovedì ai media. In questo lasso di tempo non è stato adottato nessun provvedimento verso il prete «per non interferire nell’accertamento della verità e rischiare l’inquinamento delle prove».

    Del «disagio» della presunta vittima «adulta al momento dei fatti» (fattispecie che, ricordiamo, sarebbe accaduta 4-5 anni fa) era stato reso edotto direttamente il vescovo Alain de Raemy in febbraio. Presunta vittima che ha parlato altresì di atteggiamenti inappropriati «forse nei confronti anche di un minorenne». Come da prassi è iniziato quindi l’accompagnamento da parte della Commissione di esperti in caso di abusi sessuali in ambito ecclesiale per «aiutarlo (il giovane adulto, ndr.) a decidere se deporre denuncia». Ciò che è avvenuto nelle settimane seguenti (indicativamente tra gli ultimi giorni di marzo e i primi di aprile), «dopo un periodo di riflessione» e di condivisione dei fatti con la ristrettissima cerchia di persone che ne era stata messa a conoscenza. A inizio aprile la Procura ha aperto il fascicolo nei confronti del cappellano, che è stato arrestato una settimana fa.

    La Curia, l’8 agosto, «ha sospeso cautelativamente dall’esercizio del ministero» don Rolando Leo, «in attesa che vengano chiarite le sue responsabilità a livello penale».

    https://www.cdt.ch/news/il-consiglio-di-stato-ha-sospeso-il-sacerdote-accusato-di-abusi-360422

  • Abusi sessuali nel clero italiano | A settembre arriva il censimento di migliaia di sopravvissuti

    Abusi sessuali nel clero italiano | A settembre arriva il censimento di migliaia di sopravvissuti

    Una nuova iniziativa in linea con la continuità di informazione e monitoraggio sul territorio che da anni l’Osservatorio permanente della Rete L’ABUSO mantiene in Italia. Da 15 anni siamo l’unica fonte di informazione nel paese che si occupa di monitorare e censire dati, come il database dei sacerdoti accusati, di quelli condannati, delle Diocesi non sicure e via dicendo.

    L’iniziativa ha lo scopo di censire, quantificare, informare e dare consapevolezza, questa volta, sull’entità dei sopravvissuti prodotti in Italia dal clero cattolico, in un arco temporale di circa 25 anni.

    Parliamo di migliaia di persone cancellate dalla memoria collettiva della società le cui violenze e storie stanno riemergendo dall’analisi di atti giudiziari, denunce, vecchi articoli di cronaca e così via, che da circa un mese stiamo censendo ininterrottamente e che contiamo di presentare pubblicamente, il prossimo settembre.

    Un lavoro certosino in quanto non abbiamo solo contato le vittime ma ne abbiamo catalogato anche il sesso, l’età, la zona geografica nonché l’eventuale impunità da parte dei due tribunali, quello italiano e quello canonico. Dato quest’ultimo che permetterà un’ulteriore valutazione sulla Giustizia resa a chi è stato vittima, quindi l’effettiva efficacia o fallimento delle leggi attuali, sia dello Stato, sia della Chiesa.

     

    Ma c’è di più!

    Il censimento infatti, oltre ai sacerdoti, sarà allargato anche ai laici, catechisti, insegnanti di religione e tutto quell’indotto che spesso, approfittando del ruolo di fiducia e del contatto con i minori, commette abusi.

    Ci saranno anche le suore e i sacerdoti abusati, ancora oggi un tabù difficile da scardinare ma che tuttavia, soprattutto ultimamente sta emergendo e crediamo che questo sia un modo per incoraggiarli ad unirsi a questa comune lotta. Una categoria le suore e i preti, mai censita da nessuno, soprattutto dalla chiesa e dai suoi stessi report, nei quali il dato è puntualmente omesso.

    Un lavoro di denuncia molto forte e rappresentativo del grave stato di inerzia che in Italia i cittadini subiscono, in particolare dallo Stato, l’unico in Europa da 15 anni a non aver intrapreso nessuna iniziativa di contrasto in materia, lasciando in tutta l’umiliazione delle stesse Istituzioni (deferite dall’Associazione all’ONU che già nel 2019 ne esprime la forte preoccupazione e raccomanda all’Italia solleciti interventi), spazio di gestire la cosa a chi in realtà, dovrebbe essere investigato, come accade nelle altre nazioni, per i crimini commessi dal personale ecclesiastico, che spesso ha persino coperto.

    Sarà un lavoro intenso, ma le poche centinaia di casi al momento analizzati hanno restituito già migliaia di vittime sopravvissute che neppure noi, che da 15 anni in Italia censiamo il fenomeno, mai ci saremmo aspettati di ottenere.

    Saranno inseriti separatamente anche i dati forniti dagli unici report ufficiali CEI.

    La scelta di separarli dal nostro censimento è dovuta alla fumosità degli stessi, privi di collocazione geografica, indagini su eventuali altre vittime oltre al singolo denunciante e tanti altri dettagli come eventuali processi canonici, sanzioni e attuale collocazione, che CEI ha omesso puntualmente dai suoi report, rendendoli incompleti ed incompatibili con il dettaglio minimo che abbiamo stabilito come parametro nei nostri.

    Se pure i dati siano già online in quanto dobbiamo censirli e inserirli uno a uno e, data la complessità del sistema che li restituirà in tempo reale, abbiamo preferito poterlo testare.

    Al momento la sezione di questo portale che abbiamo chiamato “Le nostre storie” resta comunque oscurata al pubblico fino alla presentazione di settembre, data ancora da destinarsi.

    L’Osservatorio Permanente

  • L’Abbé Pierre è accusato da sette donne di molestie tra il 1970 e il 2005

    L’Abbé Pierre è accusato da sette donne di molestie tra il 1970 e il 2005

    PARIGI – L’Abbé Pierre (1912-2007), il sacerdote fondatore dell’associazione Emmaüs contro la povertà in aiuto in particolare dei senza tetto, è accusato da sette donne di gesti inappropriati tra il 1970 e il 2005, rivela il quotidiano cattolico francese La Croix. Secondo un rapporto pubblicato da Emmaüs e dalla Fondazione Abbé Pierre, alcune delle accuse potrebbero essere classificate dai tribunali come aggressioni sessuali, altre come commenti sessisti e avances sessuali.

    Nel giugno 2023 la prima donna ha contattato i funzionari di Emmaüs Francia, affermando di essere stata aggredita sessualmente dall’Abbé Pierre tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta. All’epoca, i suoi genitori erano amici del sacerdote. Quando la donna era minorenne l’Abbé Pierre, di 50 anni più anziano di lei, le avrebbe toccato il seno in diverse occasioni quando era ospite nella casa di famiglia.

    La donna ha confidato di aver subito altre violenze sessuali quando era adulta. Al ritorno da un viaggio in Italia, l’Abbé Pierre «la baciò sulla bocca in modo brutale e del tutto inaspettato». Nel 2003, quattro anni prima della morte, l’uomo le chiese perdono in presenza del padre.

    Dopo questa prima testimonianza, Emmaüs International, Emmaüs France e la Fondation Abbé Pierre hanno incaricato Egaé, un’organizzazione indipendente che lotta contro la violenza sessista e sessuale, di condurre indagini più approfondite. Nel rapporto reso pubblico ieri, un totale di sette donne hanno parlato di violenze o comportamenti inappropriati da parte dell’uomo che per 16 volte è stato designato dai francesi come la «personalità preferita dell’anno».

    L’Abbé Pierre agiva di solito in una stanza d’albergo o in un ufficio. Gli episodi più antichi risalgono al 1970 e i più recenti al 2005, quando l’Abbé Pierre aveva 92 anni. Nell’ambito dell’inchiesta condotta da Egaé, associazione creata dall’attivista femminista Caroline de Haas, una donna ha rivelato di essere stata a conoscenza di altri episodi simili negli anni Cinquanta. Il rapporto afferma inoltre che almeno altre cinque persone, potenziali vittime, sono state identificate ma non sono ancora state ascoltate.

    Quando l’Abbé Pierre era in vita aveva confidato di aver infranto il suo voto di castità in un libro di interviste pubblicato nel 2005 da Frédéric Lenoir: «Ho sperimentato il desiderio sessuale e la sua rarissima soddisfazione». Nel 2005 aveva parlato di «una debolezza», «un incidente passeggero».

    Dopo la diffusione del report la Chiesa cattolica di Francia ha dichiarato su X di aver appreso «con dolore» delle testimonianze che accusano l’Abbé Pierre di aggressioni sessuali. La Conferenza dei vescovi di Francia ha aggunto che «tiene a garantire alle persone vittime della sua profonda compassione e vergogna che tali fatti possano essere stati perpetrati da un prete».

    https://www.corriere.it/esteri/24_luglio_17/abbe-pierre-accusato-sette-donne-molestie-c047e003-0e60-49e0-bb54-b63eaab17xlk.shtml

  • Giallo in Vaticano, studente trovato impiccato in bagno

    Giallo in Vaticano, studente trovato impiccato in bagno

    Il corpo senza vita appeso allo sciacquone del water. È giallo sulla morte di un giovane studente americano trovato ieri mattina impiccato nel bagno di una nota struttura ricettiva di proprietà del Vaticano, non lontana da Piazza San Pietro.

    L’ALLARME
    A dare l’allarme l’educatore del ventenne che, non vedendo il giovane arrivare a lezione, si è preoccupato e così è andato a cercarlo all’interno della struttura. Facendosi accompagnare da un dipendente dell’albergo, è arrivato davanti alla stanza del ragazzo. Dopo aver bussato innumerevoli volte senza ricevere alcuna risposta i due sono entrati nella camera. La stanza era in ordine e la porta del bagno era chiusa dall’interno.

    Anche in questo caso hanno bussato, ma senza nessun riscontro. A quel punto, non sentendo alcun rumore, hanno deciso di aprire la porta grazie all’aiuto di un passe-partout. Una volta entrati, la terribile scoperta. Sconvolti e scioccati per la scena che si è presentata davanti ai loro occhi, i due hanno subito chiamato i soccorsi. Immediato l’intervento del personale del 118 che non ha potuto far altro che constatare il decesso del giovane. Pochi minuti dopo sul posto anche la Gendarmeria Vaticana e la polizia di Stato, che ora indaga sull’accaduto.

    LA LITE
    Il giovane era arrivato a Roma mercoledì insieme a un gruppo di altri studenti americani per frequentare un corso estivo in una delle tante università per stranieri che ci sono nella Capitale. In camera con lui dormivano altri due ragazzi con i quali, secondo le testimonianze raccolte dalle forze dell’ordine, la vittima avrebbe avuto un diverbio proprio poche ore prima di morire. Alla base della discussione ci sarebbe il tentativo della vittima di un approccio sessuale con i suoi compagni di stanza.

    Infastiditi per il gesto, i due connazionali sarebbero andati via dalla stanza lasciando il ventenne dormire da solo. Dopo aver trascorso la notte altrove, i due ragazzi sarebbero rientrati in camera per cambiarsi per la lezione e poi uscire di nuovo.

    Nel frattempo, sempre secondo il racconto dei due studenti, il giovane dormiva indisturbato sul suo letto. È stato quello l’ultimo momento in cui l’ avrebbero visto vivo.

    LE INDAGINI
    Gli investigatori ora dovranno scoprire cosa sia successo in quella stanza nelle ore successive. Bisognerà capire se quello dell’americano sia stato un gesto volontario o meno. Al momento non viene esclusa nessuna ipotesi.

    Utili alle indagini saranno i rilievi della polizia scientifica e le testimonianze che gli investigatori stanno raccogliendo tra i dipendenti della struttura, gli studenti e i docenti arrivati in Italia insieme al giovane.

    Luisa Urbani – Il Messaggero del 28-06-24

  • «Seminario a lungo rifugio per gay in fuga dai pregiudizi»

    «Seminario a lungo rifugio per gay in fuga dai pregiudizi»

    LUGANO – Il tema della “troppa frociaggine” nei seminari sollevato da Papa Francesco ha fatto il giro del mondo. Declinato in mille sfumature. Una cosa è certa: il Pontefice, pur esprimendosi in modo discutibile, non ce l’aveva con i gay. «Ha semmai messo sul tavolo un tema scomodo su cui si è parlato poco finora», spiega a tio.ch il teologo Alberto Bondolfi, professore emerito di etica all’Università di Ginevra.

    Dietro le parole del Papa c’è il seminario visto come un luogo di rifugio per omosessuali?
    «In un certo senso sì. Gli omosessuali maschi fino a pochi decenni fa non avevano vita facile nella società civile. Chi provava pulsioni verso persone dello stesso sesso a volte si sentiva più al sicuro in un ambiente fortemente tradizionale. Lì almeno non si sarebbe sentito perseguitato come in famiglia».

    Perché fuggire proprio in seminario?
    «Perché era un luogo in cui il sesso teoricamente era tabù, e considerato come colpa grave verso Dio e verso il prossimo. Non se ne parlava e non veniva praticato. In seminario la vita sessuale era messa tra parentesi. E comunque almeno dal punto di vista del prestigio il ruolo del prete aveva un impatto sulla società. Nonostante l’omosessualità non condivisa dalla società, ci si sentiva comunque qualcuno».

    D’accordo. Ma cosa poteva cercare un omosessuale in un seminario?
    «A volte semplicemente la pace. Eri in un posto protetto in cui nessuno ti giudicava».

    Sappiamo però che non sempre la castità è stata rispettata. Anzi.
    «Nei casi più felici la sessualità non veniva praticata. Al massimo in modo soft. Altri invece l’hanno praticata, lottando a lungo contro la clandestinità».

    Si dice che i preti gay siano molto legati alla messa in latino. Perché?
    «Perché è sinonimo di tradizione solenne. Cattolica al mille per cento. Tutto rientra nella logica del rifugio e del volere vivere in pace la propria omosessualità. Più c’era il sacro e più ci si sentiva protetti».

    Quanta sofferenza si nasconde dietro un simile comportamento?
    «Tanta. Ora però il giudizio della società non è più così severo verso i gay. E Papa Francesco lo sa».

    Quindi?
    «Semplicemente non vuole che i seminari siano più luoghi in cui ci si prepara a una vita omosessuale in clandestinità. Non c’è più bisogno di nascondersi in un seminario. E le motivazioni per volere diventare prete devono essere ben ponderate».

    https://www.tio.ch/ticino/attualita/1763294/celibato-seminario-preti-papa-gay-castita-rifugio-seminari

  • I cantieri aperti della Chiesa cattolica

    I cantieri aperti della Chiesa cattolica

    di Francesca Luvini e Gaetano Agueci

    È necessario un risanamento radicale dell’istituzione della Chiesa. Oggi vertici della Chiesa cattolica intendono cambiar marcia, puntano sulla trasparenza e annunciano misure urgenti: uno sportello indipendente per il sostegno alle vittime, un tribunale penale ecclesiastico nazional, test psicologici per i nuovi sacerdoti.

    Basteranno per scardinare un sistema di potere che sta all’origine dello scandalo degli abusi?

    https://www.rsi.ch/play/tv/falo/video/i-cantieri-aperti-della-chiesa-cattolica?urn=urn:rsi:video:2171391

  • REPLICA DELL’AVV. MARIO CALIGIURI AL COMUNICATO DEL SACERDOTE LIVIO GRAZIANO RESO ATTRAVERSO IL SUO DIFENSORE

    REPLICA DELL’AVV. MARIO CALIGIURI AL COMUNICATO DEL SACERDOTE LIVIO GRAZIANO RESO ATTRAVERSO IL SUO DIFENSORE

    Lascia basiti la sfrontatezza delle parole che il religioso ha affidato al suo difensore con cui, poco dopo la sentenza definitiva, si autoproclami innocente, rimettendosi con fiducia alla Giustizia Divina.

    A riguardo sono d’obbligo, senza alcuna pretesa di completezza, le seguenti osservazioni.

    La denuncia, tempestivamente presentata dal padre del tredicenne, ha consentito ai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Avellino, l’avvio di indagini dall’esisto granitico in grado di resistere nel prosieguo del procedimento ad ogni successivo tentativo di confutazione in fatto ed in diritto.

    Basti considerare la sequela di segnali emotivi colti sul figlio, comprovati dal numero impressionante di messaggi inviati dal sacerdote sul cellulare del ragazzino.

    Ciò ha consentito agli inquirenti, oltre che approdare ad importanti elementi di prova, di poter desumere quei tratti di personalità del sacerdote inclini al controllo compulsivo ossessivo permanente.

    Il minore è stato ascoltato in ambiente protetto e ritenuto attendibile.
    A questo punto si rivolgono due domande.

    La prima è su quale sia stato il movente che ha animato un’intera famiglia a sostenere il falso.

    La seconda se sia il caso di appellarsi alla Giustizia Divina in considerazione dell’alta rischiosità di ottenere questa volta una pena perenne.

  • Abusi nella Chiesa, fondo risarcimenti quasi a secco

    Abusi nella Chiesa, fondo risarcimenti quasi a secco

    Il fondo di risarcimento creato nel 2017 per chi ha subito abusi nella Chiesa cattolica svizzera sarà presto esaurito. Questo perché le richieste di indennizzo sono significativamente aumentate dallo scorso settembre, quando è stato pubblicato l’ormai noto studio dell’Università di Zurigo, che ha portato alla luce più di mille episodi a partire dagli anni Cinquanta.

    Il risarcimento accordato è modesto, un massimo di 20’000 franchi a testa. Fino a settembre erano ogni anno in media una trentina le persone che trovavano il coraggio di fare richiesta: per la precisione 44 nel 2017, 52 nel 2018, 25 nel 2019, 21 nel 2020, solo 9 nel 2021, 17 nel 2022 e 34 nel 2023. Ora però, come detto, la situazione è drasticamente cambiata.

    Gli stessi autori dello studio avevano definito i casi emersi la punta dell’iceberg e l’indignazione generale sollevata dalla sua pubblicazione ha incoraggiato le vittime a farsi avanti. Nelle settimane successive almeno 160 persone – 10 in Ticino – hanno segnalato il loro caso, di queste 52 vittime – 5 in Ticino – hanno già fatto la domanda di indennizzo. Nei primi quattro mesi dell’anno sono già 32.

    I 500’000 franchi all’anno di cui dispone il fondo, quindi, non basteranno. La commissione che lo gestisce ha già chiesto altri soldi. Quelli ancora in cassa, saranno meno di 80’000 franchi questa estate una volta versato il dovuto per alcuni casi in sospeso, “saranno sufficienti per quattro o cinque persone”, ha confermato la presidente Liliane Gross al portale cath.ch. La richiesta di finanziamento è ancora in sospeso, ma Gross ritiene che sarà accolta e in tempo. “Parto dal principio che non saremo mai nella condizione di accogliere una richiesta di risarcimento e non avere il denaro per poterlo versare”, afferma.

    I principali contribuenti sono la Conferenza dei vescovi svizzeri – con 300’000 franchi – e la RKZ ovvero l’associazione delle organizzazioni ecclesiastiche cantonali, che versa 150’000 franchi. Secondo cath.ch, l’aumento di questa voce di spesa avrà conseguenze: la Chiesa cattolica, per esempio, non avrà i mezzi per partecipare finanziariamente allo studio sugli abusi previsto in un prossimo futuro anche dalla Chiesa evangelica riformata.

    https://www.rsi.ch/info/svizzera/Abusi-nella-Chiesa-fondo-risarcimenti-quasi-a-secco–2144442.html

  • Italia: irruzione della polizia nella casa di un prete di Neuchâtel

    Italia: irruzione della polizia nella casa di un prete di Neuchâtel

    Il vescovado di Losanna, Ginevra e Friburgo (LGF) ha informato, il 29 settembre 2023, che un sacerdote attivo nel cantone di Neuchâtel era stato sospeso per sospetto di abuso sessuale e che contro di lui era stato avviato un procedimento canonico.

    Il caso si è sviluppato il 13 aprile 2024, quando è avvenuta una grande irruzione della polizia nella casa di proprietà del sacerdote di origine italiana nel piccolo comune di Sant’Angelo in Vado (Marche).

    Ricerca importante

    Secondo ArcInfo , quasi dieci agenti della polizia scientifica sono scesi da tre auto e sono entrati in casa con le loro tute bianche e le loro valigette. Hanno perquisito tutti e tre i piani e hanno posto i sigilli. A interessare gli investigatori erano soprattutto il garage e i locali interrati. Secondo i media neuchâteliani, la polizia italiana sospetta il sacerdote di abusi sulla figlia minorenne dell’assistente medico che si prendeva cura di sua madre.

    Il caso è stato denunciato alle istituzioni della Chiesa oltre che alla giustizia italiana. Questa denuncia, fatta nel settembre 2023, è stata trasmessa anche a mons. Charles Morerod, vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo (LGF), perché il sacerdote risiede attualmente nel cantone di Neuchâtel. Il vescovado ha comunicato il 29 settembre la sospensione del sacerdote e l’avvio di una procedura canonica. La diocesi ha precisato di aver informato la procura di Neuchâtel.

    Nessuna procedura di Neuchâtel

    Il pubblico ministero del Cantone di Neuchâtel, Pierre Aubert, ha dichiarato ad ArcInfo di non poter pronunciarsi sull’opportunità di aprire un’indagine penale su questi fatti. Spiega di aver chiesto ulteriori informazioni alle autorità ecclesiastiche italiane. Hanno confermato l’apertura di un procedimento interno, precisando che la presunta vittima e la sua famiglia non avevano ancora presentato denuncia alle autorità civili. Nel cantone di Neuchâtel non è stata quindi aperta alcuna procedura.

    La diocesi della LGF ha affermato di collaborare con il sistema giudiziario e di essere consapevole che chiunque sia indagato non dovrebbe andare via.

    Da notare che il sacerdote in questione è già stato condannato per appropriazione indebita nelle parrocchie vodesi. (cath.ch/arcinfo/arch/rz) Roberto Pellizzari 

    https://www.cath.ch/newsf/italie-descente-de-police-dans-la-maison-dun-pretre-neuchatelois/