Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia, scontro in Vaticano su Barros O’Malley critica le parole di Francesco

    Pedofilia, scontro in Vaticano su Barros O’Malley critica le parole di Francesco

    Città del Vaticano – Non nascondono un certo rammarico le parole del cardinale Sean O’Malley,tra i porporati più vicini a Francesco e presidente della Pontificia Commissione per la Tutela dei minori, riguardo alle recenti dichiarazioni del Papa sul “caso Barros”. Ovvero la polemica sul vescovo di Osorno i cui fedeli – sacerdoti e laici – chiedono la rimozione immediata da tre anni, esattamente dal giorno in cui Papa Francesco lo ha posto nel 2015 alla guida della diocesi cilena, accusandolo di aver insabbiato i crimini dell’abusatore seriale padre Fernando Karadima. Una polemica incendiaria che ha superato ormai i confini del Cile.

    «È comprensibile che le dichiarazioni di Papa Francesco siano state fonte di grande dolore per i sopravvissuti agli abusi sessuali da parte del clero», ha detto il porporato in una nota pubblicata sul sito dell’arcidiocesi di Boston. Due giorni fa, Bergoglio incalzato da alcuni giornalisti cileni che chiedevano conto del pastore di Osorno, “figlioccio” spirituale del carismatico parroco della parrocchia de El Bosque e formatore di gran parte del clero cileno, rispondeva: «Il giorno che avremo una prova contro il vescovo Barros, parlerò. Non c’è una sola prova d’accusa. Le altre sono tutte calunnie, chiaro?».

    Parole, secondo O’Malley, facilmente travisabili «che trasmettono il messaggio che “se non puoi provare le tue affermazioni, allora non sarai creduto”» e che suonano come «un abbandono» di «coloro che hanno subito violazioni riprovevoli della loro dignità umana, relegando i sopravvissuti ad un esilio screditato».

    Il cardinale, tuttavia, nella medesima nota precisa: «Non essendo stato coinvolto personalmente nei casi oggetto dell’intervista, non posso sapere perché il Santo Padre ha scelto le parole particolari che ha usato in quel momento. Quello che so, comunque, è che Papa Francesco riconosce pienamente gli eclatanti fallimenti della Chiesa e del clero che ha abusato dei bambini e l’impatto devastante che questi crimini hanno avuto sui sopravvissuti e sui loro cari».

    Accompagnando il Papa in numerosi incontri con i sopravvissuti come presidente dell’organismo per la tutela dei minori «ho assistito alla sua pena nel conoscere la profondità e l’ampiezza delle ferite inflitte a coloro che sono stati abusati e che il processo di recupero può richiedere una vita intera», spiega il cardinale O’Malley. «Le affermazioni del Papa sul fatto che non c’è posto nella vita della Chiesa per coloro che abusano dei bambini e che dobbiamo seguire una tolleranza zero per questi crimini sono autentiche e sono il suo impegno».

    La preoccupazione principale, però, è sempre rivolta alle vittime e ai loro familiari. «Non possiamo mai annullare la sofferenza che hanno vissuto o che il loro dolore sia completamente guarito», sottolinea l’arcivescovo di Boston. «In alcuni casi dobbiamo accettare che anche i nostri sforzi per offrire assistenza possono essere una fonte di disagio per i sopravvissuti e che dobbiamo pregare quietamente per loro mentre provvediamo a fornire un supporto nell’adempimento dei nostri obblighi morali». Il porporato ribadisce il suo impegno costante «per la guarigione di tutti coloro che sono stati così danneggiati» e per fare «tutto ciò che è possibile per garantire la sicurezza dei bambini nella Chiesa in modo che questi crimini non accadano mai più».

    La dichiarazione di O’Malley va a suggellare una settimana di accese critiche e manifestazioni di piazza contro il vescovo Juan Barros prima, durante e dopo la permanenza del Papa a Santiago. Un nutrito gruppo di Osorno, approfittando della visibilità internazionale data dalla visita papale, ha sfilato per le strade della capitale cilena con cartelloni e striscioni che mostravano immagini di Karadima (oggi 87enne e ricoverato in ospedale) nell’atto di benedire il vescovo con accanto frasi in spagnolo del tipo: «Osorno soffre. Il vescovo Barros insabbiatore» oppure «Vescovo insabbiatore, non può essere pastore».

    Al Palazzo della Moneda, era intervenuto anche il presidente della Camera dei Deputati cilena, Fidel Espinoza, che ha fatto pervenire al Pontefice tramite il cardinale Parolin una lettera della comunità cattolica di Osorno in cui veniva richiesta – ancora una volta – la rimozione del presule.

    Ad alimentare poi la rabbia dei manifestanti, guidati da tre ex vittime di Karadima, Juan Carlos Cruz, James Hamilton e José Andre’s Murillo, divenuti negli anni un “simbolo” – come loro stessi si definiscono – della denuncia degli abusi del clero cileno, la presenza di Barros a tutte le messe papali. In prima fila o nelle tribune riservate ai vescovi. Una chiara «provocazione», a detta degli accusatori. Come provocatorie sono state le dichiarazioni rese da Barros – che ha sempre respinto ogni accusa – alla stampa locale sul fatto che il Papa era stato «molto affettuoso» nei suoi confronti e che gli aveva detto «parole di sostegno». Le stesse, probabilmente, che il Pontefice ha pronunciato poi ai giornalisti.

    La reazione delle vittime non si è fatta attendere: «Questi sono pazzi», ha commentato Cruz dal suo account Twitter, chiedendosi quali altre prove si debbano ancora fornire sulla complicità di Barros. «Come se avessi potuto farmi un selfie o scattare una foto mentre Karadima mi toccava nelle parti intime e abusava di me con Barros in piedi accanto a lui, vedendo tutto!». «Il vero scandalo nelle parole di Francesco sta nel fatto che sta dando del bugiardo alle vittime e non a chi ha abusato di loro», ha fatto eco il portavoce dell’associazione di laici di Osorno che chiedono l’allontanamento di Barros, Juan Carlos Claret. In questo modo, secondo le vittime, cioè senza alcun provvedimento nei confronti del vescovo ma anzi con una pubblica difesa, la richiesta di perdono espressa dal Papa nel suo primo discorso ufficiale in Cile rimane solo «un gesto vuoto».

    http://www.ilsecoloxix.it/p/mondo/2018/01/21/ASGiLPkM-pedofilia_francesco_vaticano.shtml

  • Pedofilia, il cardinale O’Malley attacca il Papa: “Le sue parole su Barros scoraggiano le vittime”

    Pedofilia, il cardinale O’Malley attacca il Papa: “Le sue parole su Barros scoraggiano le vittime”

    Il pontefice rispondendo a una domanda sul vescovo di Osorno ha detto: “Il giorno che mi portano prove contro il vescovo Barros, parlerò. Non c’è una sola evidenza contro di lui. Questa è calunnia. Chiaro?”

    Duro scontro in Vaticano sulla pedofilia. A far esplodere il caso sono le dichiarazioni di papa Francesco sul vescovo di Osorno, frasi così inattese che hanno sorpreso il capo della commissione per la protezione dei minori Sean Patrick O’Malley (di fatto il braccio destro di Francesco contro la pedofilia) e lo hanno spinto addirittura a fare una nota ufficiale per criticare le dichiarazioni del pontefice.

    Il cardinale O’Malley, membro del Consiglio dei 9 cardinali che affianca il papa nello studio della riforma della Curia e presidente della Pontificia Commissione per la protezione dei minori oltre che arcivescovo di Boston ha scritto: “E’ comprensibile che le parole di Papa Francesco siano state fonte di grande dispiacere per le vittime di abusi sessuali da parte del clero”.

    Secondo il porporato, la risposta del Papa ai giornalisti cileni sul caso del vescovo di Osorno, Juan Barros, “il giorno che mi portano prove contro il vescovo Barros, parlerò. Non c’è una sola evidenza contro di lui. Questa è calunnia. Chiaro?” rischiano di scoraggiare le vittime di abusi. Infatti se la Chiesa sostenesse che “se non riesci a dimostrare le tue lamentele, allora non ci si crederà” questo significherebbe “abbandonare coloro che hanno subito illecite violazioni della loro dignità personale”, che si sentirebbero relegati “all’esilio del discredito”.

    “Non essendo stato personalmente coinvolto nel situazioni che sono state oggetto dell’intervista del Papa, non posso spiegare – precisa O’Malley – perchè il Santo Padre abbia scelto le parole che ha usato nella sua risposta. Ma quello che so davvero è che Papa Francesco riconosce pienamente gli enormi fallimenti della Chiesa e del suo clero che hanno abusato di bambini, e l’impatto devastante che questi crimini hanno avuto sulle vittime che ama particolarmente”.

    In merito O’Malley ricorda le psrole pronunciate da Francesco a Santisgo del Cile: “non posso fare a meno di manifestare il dolore e la vergogna che provo per il danno irreparabile fatto ai bambini dai ministri della Chiesa”, e conclude il suo comunicato con questa frase: “Le mie preghiere e la mia preoccupazionesaranno sempre con le vittime e i loro parenti. Non possiamo mai sottovalutare la sofferenza di ciò che hanno sofferto o curare completamente il loro dolore”.

    Il vescovo Barros, 61 anni, è accusato di aver protetto con il suo silenzio un prete pedofilo.

    http://www.repubblica.it/vaticano/2018/01/21/news/caso_osorno_il_cardinale_o_malley_attacca_il_papa-186947665/
  • Papa Francesco nella bufera per avere offeso le vittime della pedofilia

    Papa Francesco nella bufera per avere offeso le vittime della pedofilia

    di Franca Giansoldati
    Lima – Bufera sul Papa per la pedofilia. Se in Perù alcuni politici chiedono al Papa di contribuire a fare estradare un pedofilo – Luis Figari – che ora vive protetto in un convento italiano, e se in Cile le vittime di un altro orco, Karadima criticano il Papa per continuare a difendere «incomprensibilmente» il vescovo (Juan Barros) che lo ha coperto, dagli Stati Uniti si alza la voce del cardinale, Sean O’Malley che se la prende addirittura con Bergoglio per avere accusato di calunnie le vittime. «È comprensibile che le dichiarazioni di Papa Francesco siano state fonte di grande dolore per i sopravvissuti agli abusi sessuali da parte del clero», ha detto il porporato in una nota pubblicata sul sito dell’arcidiocesi di Boston. Due giorni fa, incalzato da alcuni giornalisti cileni che chiedevano conto ddel vescovo di Osorno, Bergoglio rispondeva seccato: «Il giorno che avremo una prova contro il vescovo Barros, parlerò. Non c’è una sola prova d’accusa. Le altre sono tutte calunnie, chiaro?».
    Parole, secondo O’Malley, «che trasmettono il messaggio che se non puoi provare le tue affermazioni, allora non sarai creduto» e che suonano come «un abbandono» di «coloro che hanno subito violazioni riprovevoli della loro dignità umana, relegando i sopravvissuti ad un esilio screditato». Il cardinale, tuttavia, nella medesima nota precisa: «Non essendo stato coinvolto personalmente nei casi oggetto dell’intervista, non posso sapere perché il Santo Padre ha scelto le parole particolari che ha usato in quel momento. Quello che so, comunque, è che Papa Francesco riconosce pienamente gli eclatanti fallimenti della Chiesa e del clero che ha abusato dei bambini e l’impatto devastante che questi crimini hanno avuto sui sopravvissuti e sui loro cari».

    O’Malley era stato nominato da Bergoglio a capo della Commissione per la Tutela delle vittime degli abusi, un organismo che è stato fatto scadere a metà dicembre e da allora mai rinnovato. Non solo. In questi anni di lavoro due membri della commissione, Marie Collins e Peter Sanders, entrambi ex vittime di orchi, sono stati costretti a dimettersi per divergenze di vedute con la curia vaticana. Al centro del contenzioso il progetto per la costituzione di un tribunale interno incaricato di valutare il comportamento dei vescovi omertosi e procedere, nel caso, alle sanzioni. L’idea di questo tribunale poco dopo l’annuncio era stata messa in soffitta e da allora dimenticata.

    http://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/papa_francesco_vittime_pedofilia_barros_cile_peru_o_malley_cardinale_vaticano_abusi-3498199.html
  • Pedofilia, O’Malley critica il Papa: “Addolora sua difesa di Barros”

    Pedofilia, O’Malley critica il Papa: “Addolora sua difesa di Barros”

    Il cardinale di Boston presidente della commissione della Santa sede contro gli abusi sui minori prende le distanze da Bergoglio

    La polemica sul vescovo di Osorno, Juan Barros, varca ancora le mura leonine e, mentre Papa Francesco è ancora in visita apostolica in Perù, coinvolge i vertici della Santa Sede.

    Il cardinale Sean O’Malley, presidente della commissione della Santa sede contro gli abusi sui minori voluta dal Papa nel 2014 e membro del C9, prende le distanze da Bergoglio con una nota: è “comprensibile”, scrive, che le sue parole in difesa del vescovo di Osorno siano state “fonte di grande dolore per i sopravvissuti agli abusi sessuali da parte del clero”.

    Secondo O’Malley, le dichiarazioni del Papa potrebbero dare l’impressione che il Pontefice stia “abbandonando” le vittime: sono “parole che trasmettono il messaggio ‘se non puoi provare le tue affermazioni, allora non sarai creduto’”. Poi smorza, affermando di non “poter parlare” non essendo presente.

    “Quello che so, comunque – aggiunge il cardinale – è che Papa Francesco riconosce pienamente gli eclatanti fallimenti della Chiesa e l’impatto devastante che questi crimini hanno avuto sui sopravvissuti e sui loro cari”. Il vescovo di Boston ricorda l’impegno preso da Bergoglio sulla lotta senza frontiere alla pedofilia.

    Prima di partire per il Perù, ad Iquique, due giorni fa il Pontefice è tornato a difendere – questa volta con un gruppo di giornalisti cileni – la sua scelta sulla nomina di Barros. Le accuse contro il vescovo, per Papa Francesco, sono tutte calunnie, non essendo emersa negli anni alcuna prova che lo inchiodi. Barros è accusato di aver protetto Padre Karadima, condannato dal tribunale vaticano e dalla giustizia civile cilena per pedofilia, e si dice sia stato suo allievo spirituale.

    Gli abitanti della diocesi di Osorno protestano – e anche pesantemente nei giorni di permanenza di Bergoglio in Cile – chiedendo la rimozione di Barros, ma il Pontefice ha sempre difeso la sua scelta: del 2015 è il video diffuso sui media cileni che mostra il Papa mentre, a margine di un’udienza in Vaticano, prende strenuamente le parti di Barros. Il 16 gennaio nella Nunziatura Apostolica di Santiago del Cile, dopo il pranzo, Francesco ha ricevuto un piccolo gruppo di vittime di abusi sessuali da parte di preti. Il Vaticano non ha fornito ulteriori dettagli, ma è più che probabile si sia trattato delle vittime di Karadima.

    http://www.lapresse.it/pedofilia-o-malley-critica-il-papa-addolora-sua-difesa-di-barros.html

  • Le vittime degli abusi attaccano il Vaticano: Ancora troppa omertà”

    Le vittime degli abusi attaccano il Vaticano: Ancora troppa omertà”

    Il tweet di Marie Collins, la donna irlandese abusata da un prete quando aveva tredici anni, che si dimise dalla Pontificia Commissione per la tutela dei minori, riapre le polemiche sul suo rinnovo. E fonti dalla Santa Sede anticipano che Francesco nominerà i nuovi membri durante il viaggio in Cile e Perù

    di PAOLO RODARI

    CITTÀ DEL VATICANO – “Chiunque si preoccupi del lavoro della Commissione dovrebbe chiedersi perché nessuno, che abbia l’autorità di farlo, abbia rilasciato una dichiarazione sul suo stato attuale e su quello dei suoi membri. Tutto ciò che abbiamo avuto è una ‘fonte’ vaticana anonima che parla alla stampa”.

    Il tweet, pubblicato ieri sera, mercoledì 10 gennaio, non è di una persona qualsiasi. Bensì di Marie Collins, la donna irlandese abusata da un prete quando aveva tredici anni, che si dimise dalla Pontificia Commissione per la tutela dei minori per le troppe omissioni presenti sul tema della pedofilia all’interno della Santa Sede.

    Collins imputa al Vaticano di non aver risposto a un suo precedente tweet, nel quale chiedeva conto direttamente a Papa Francesco del perché abbia fatto scadere la Commissione, da lui istituita nel 2013, senza avere ancora provveduto a rinnovarla e a nominare nuovi membri.

    “Al momento la Commissione è solo sulla carta, un nome vuoto, perché di fatto non è stato ancora nominato nessun membro”, ha scritto sul suo profilo social qualche giorno fa, augurandosi una qualche risposta dal Vaticano, che invece non è arrivata. Fino a oggi, silenzio assoluto, se non per alcune dichiarazioni rese però da fonti anonime.

    In ogni caso, secondo quanto apprende Repubblica, la nomina dei nuovi membri non dovrebbe essere lontana. Con ogni probabilità avverrà durante la permanenza del Papa in Cile e Perù, un viaggio nel quale il tema dell’abuso sui minori non sarà secondario. Il Sudamerica, infatti, in queste ore è scosso dalla notizia che Francesco ha commissariato la Società di vita apostolica Sodalizio di vita cristiana dopo le pesanti accuse di abusi sessuali su minori rivolte al fondatore, il laico peruviano Luis Fernando Figari. Un personaggio discusso che dal 2010, proprio a motivo degli scandali, ha lasciato l’America latina e vive a Roma. Figari ha fondato nel 1971 in Perù il Sodalizio di vita cristiana la cui approvazione è arrivata nel 1997 da parte di san Giovanni Paolo II.

    Anche se la nomina dei nuovi membri arriverà a breve, l’uscita della Collins testimonia come la voce resti dissonante con la Santa Sede. Recentemente, in seguito alla decisione di dare sepoltura in Santa Maria Maggiore al cardinale Bernard Law, ex arcivescovo di Boston accusato di aver coperto per anni abusi commessi da preti e poi raccontati nel celebre film “Il caso Spotlight”, le vittime della pedofilia del clero americane, e con loro Peter Saunders, altra vittima che lasciò da subito la Commissione per la tutela dei minori nella quale era stato fatto membro, hanno protestato veementemente senza ottenere alcuna risposta.

    “Questa sepoltura è una mancanza di rispetto assoluta per noi vittime ”, hanno detto a Repubblica. E ancora: “Seppellire nel cuore della cristianità il cardinale Law con tutto quello che rappresenta, dopo averlo addirittura portato a Roma come arciprete, è un affronto che ferisce tutti noi vittime”.

    In merito alla notizia della non ancora avvenuta riconferma della Commissione vaticana ha reagito anche una vittima italiana, Francesco Zanardi, che ha dato vita alla associazione Rete l’Abuso. Zanardi giudica la Commissione utile soltanto “ad alleggerire quello che nel 2014 sarebbe stato il pesantissimo rapporto della Commissione Onu per la tutela del fanciullo, alla quale la Santa Sede avrebbe dovuto rispondere lo scorso primo settembre”.

    http://www.repubblica.it/cronaca/2018/01/11/news/il_papa_rinnova_la_commissione_vaticana_anti_pedofilia-186264450/

  • Ex vittima di un prete accusa il Papa: «Perchè ha fatto scadere la Commissione anti abusi?»

    Ex vittima di un prete accusa il Papa: «Perchè ha fatto scadere la Commissione anti abusi?»

    di Franca Giansoldati
    CITTA’ DEL VATICANO – Marie Collins stavolta punta il dito contro Papa Francesco per avere fatto scadere la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori senza avere ancora provveduto a rinnovarla e a nominare nuovi membri. Collins è una mite signora irlandese, abusata da un prete quando aveva 13 anni, e da anni impegnata in una complicata battaglia perchè la Chiesa possa dotarsi al suo interno di una maggiore consapevolezza di questa piaga, a cominciare dai danni che subiscono per sempre i bambini abusati. Nel 2014 fu chiamata a fare parte della Pontificia Commissione (scaduta il 17 dicembre) ma poi da quell’incarico si è dimessa con una lunga scia di polemiche dopo avere misurato troppe omissioni da parte della struttura centrale della curia. Marie Collins chiedeva venisse istituito una specie di tribunale per i vescovi  insabbiatori, coloro che avevano dato copertura ai preti pedofili per evitare scandali (un po’ quello che aveva fatto il cardinale Law a Boston).

    «Al momento la Commissione è solo sulla carta, un nome vuoto, perchè di fatto non è stato ancora nominato nessun membro» dice attraverso Twitter. Il Papa alla fine di dicembre ha assicurato il cardinale O’Malley, presidente della Commissione, che la struttura avrebbe continuato a lavorare come prima. Padre Hans Zoellner, il gesuita della Gregoriana in prima linea sul tema degli abusi, ripete che le nomine sono ancora al vaglio e che la struttura continuerà il lavoro di sempre. Chi ne farà parte resta un mistero e padre Zollner non si vuole sbilanciare. Di fatto la Commissione voluta da Bergoglio come simbolo del cammino fatto in merito alla tolleranza zero comincia a fare riflettere. Prima dell’addio della Collins un’altra vittima, Peter Saunders aveva sbattuto la porta e se ne era andato polemicamente accusando persino Papa Francesco di avanzare lentamente e senza troppa convinzione.

    A puntare il dito sulla anomalia di questa importante Commissione lasciata scadere senza un immediato rinnovo dal Papa è un’altra vittima di abusi che, in Italia, ha dato vita alla associazione Rete l’Abuso. In una lettera aperta Francesco Zanardi giudica la Commissione istituita nel 2013 una specie di specchietto per le allodole «utile ad alleggerire quello che nel 2014 sarebbe stato il pesantissimo rapporto della Commissione ONU per la tutela del fanciullo, alla quale la Santa Sede avrebbe dovuto rispondere lo scorso primo settembre».

    L’Associazione Rete l’Abuso lamenta poi che in Italia non tutte le diocesi e le parrocchie hanno avviato programmi per la formazione di personale ecclesiastico aggiungendo che vi sarebbero anche casi che fanno discutere. «Come per esempio il caso di un sacerdote di Palermo, don Turturro che scontata la pena civile la scorsa estate è stato reintegrato nella sua diocesi e ora predica e dice messa normalmente».

    http://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/papa_francesco_abusi_pedofilia_preti_marie_collins_pontificia_commissione_vittime_preti-3465302.html
  • «Così Don Gianni abusò di noi»

    «Così Don Gianni abusò di noi»

    Indossava il clergy e si faceva chiamare Don Gianni. Anche se la Chiesa lo aveva già ridotto allo stato laicale, vietandogli di avvicinare i bambini della parrocchia. Segno, che evidentemente, anche prima di accuse ufficiali e processi, la curia conosceva bene le tendenze di Giovanni Trotta, 57 anni. Un uomo che, stando al racconto delle sue presunte vittime in aula, aveva in sé un indissolubile senso dell’impunità. È l’ultimo caso tutto italiano di un cancro che attanaglia la Chiesa cattolica da sempre.

    Nei giorni scorsi è morto a 86 anni Bernard Law, il cardinale di Boston, l’uomo che coprì per diciotto anni i preti seriali che abusarono di una quantità enorme di bambini e che lui, quando la situazione diventò ingestibile, si limitò a spostare di parrocchia in parrocchia. Come fece per padre John Geoghan, ritenuto responsabile di 130 violenze. Finché un giorno lo scandalo divampò – ci avrebbero fatto anche un film, Il caso Spotlight – e lui fu trasferito a Roma, con il prestigioso nuovo incarico di arciprete alla Basilica di Santa Maria Maggiore.

    Le esequie si sono tenute alla Basilica di San Pietro, come per tutti i cardinali, alla presenza di Papa Francesco.

    In quegli stessi giorni la commissione d’inchiesta del governo australiano ha stilato un rapporto sulla pedofilia nel Paese: il 60% dei casi trattati ha subito l’abuso in ambito religioso. Si parla di migliaia di bambini. Un altro cardinale, George Pell, arcivescovo emerito di Sidney, è ora accusato di aver coperto preti pedofili. Secondo il rapporto in alcune diocesi australiane il 15% dei sacerdoti è sospettato di pedofilia. E Pell stesso, cosa mai accaduta ad un cardinale, andrà a processo per un episodio di stupro.

    Don Gianni

    Di questo cancro della pedofilia religiosa cattolica Giovanni Trotta, 57 anni, alias Don Gianni, rappresenta una metastasi. Perché, nella sua particolare storia, la Chiesa si era già espressa, spretandolo il 23 febbraio 2012 e vietandogli di «prestare, a qualunque titolo, servizio nella catechesi per bambini in fase prepuberale». A quanto si sa, non c’erano stati, all’epoca, processi e accuse ufficiali. Sicché, ci si immagina, le tendenze dell’uomo dovevano essere già state acclarate in curia. Nella provincia di Foggia, per essere precisi. Ma Don Gianni non se l’era sentita di diffondere la notizia. Aveva continuato ad indossare il clergy e aveva trovato modo di avvicinare i bimbi in altre maniere: facendo l’allenatore della squadra di calcio locale e dando ripetizioni nel pomeriggio. Quando lo arrestarono per gli abusi su un undicenne, tenuto vicino con la promessa di un provino per un’importante squadra di calcio e di un futuro da fotomodello, pensò subito di chiedere il rito abbreviato: se la cavò con otto anni di prigione.

    Le vittime

    Ma il piccolo non sarebbe stato l’unico a subirne le angherie tra il 2013 e il 2014. In questi giorni sono sfilati in aula alcuni ragazzi, che all’epoca avevano tutti tra i 12 e i 13 anni. In lacrime e in palese imbarazzo, tanto da chiedere ai genitori di uscire dall’aula per evitare di far loro sapere com’è fatto l’inferno, hanno mimato a gesti e narrato quelle lezioni di foto di nudo e gli abusi, che filavano poi sui profili social in cui Don Gianni sapeva cavarsela bene. Cinque storie di violenze e altri reati, di cui l’ex sacerdote risponde ancora in abbreviato, ossia: pornografia minorile, diffusione di materiale pedopornografico e adescamento di altri quattro dodicenni attraverso Facebook e Whatsapp. Dieci casi in tutto, tutti avvenuti dopo la riduzione allo stato laicale. Ha scritto il gup di Bari Giovanni Anglana, nelle motivazioni della sentenza di condanna per il primo episodio, quello dell’undicenne: «Appare quantomeno superficiale l’atteggiamento tenuto dalle locali autorità religiose. Le quali, malgrado la chiara prescrizione contenuta nel verdetto della Congregazione della dottrina della fede (con il quale Trotta veniva ridotto allo stato laicale per ragioni correlate ad abusi su minori) con il quale l’imputato avrebbe dovuto essere segnalato nel caso di situazioni potenzialmente pericolose per i minori, hanno mantenuto assoluto silenzio al riguardo». Tanto da consentirgli «addirittura di continuare a indossare il clergy (il colletto bianco delle camicie usate dai sacerdoti) e a farsi chiamare don Gianni, così permettendo all’imputato di continuare impunemente a frequentare minori e a farne oggetto delle sue abominevoli perversioni». Con un atteggiamento diverso da parte della Chiesa, tutto questo, forse, non sarebbe successo.

    Edoardo Montolli

    frontedelblog.it 

    https://www.gqitalia.it/underground/2017/12/29/cosi-don-gianni-abuso-di-noi/

  • PAPA FRANCESCO CHE FA SOFFRIRE: perché? Non si poteva evitare?

    PAPA FRANCESCO CHE FA SOFFRIRE: perché? Non si poteva evitare?

    In questi giorni si legge ovunque la notizia della morte del cardinale Law e della partecipazione di Papa Francesco ai suoi funerali.

    Praticamente ogni quotidiano ne dà notizia, ne ho letti parecchi … ogni testata dà la sua interpretazione, ma ovunque vi è un collegamento con Boston, con il fatto che il Card. Law è diventato famoso per aver coperto innumerevoli casi di pedofilia usando il CLASSICO METODO del TRASFERIMENTO del prete pedofilo in un’altra parrocchia (dove poter ancora abusare di altri bambini).

    Qualche giornalista parla poi del suo trasferimento a Roma come arciprete della Basilica di Santa Maria Maggiore, delle sue dimissioni legate all’età avanzata … insomma ogni notizia legata al suo percorso.

    Su “Il Giornale” del 20 dicembre viene anche riportato che “Presentate le dimissioni, aveva scritto una dichiarazione personale, diffusa dalla Sala stampa della Santa Sede – specifica il quotidiano del Vaticano – con la fervente preghiera che potessero aiutare l’arcidiocesi di Boston a fare esperienza di guarigione, riconciliazione e unità, di cui ha così disperatamente bisogno”.

    Bene. Non è tutto questo che mi ha colpita. Sono notizie. Se non vi sono smentite le prendo per vere. Non ho elementi per dire diversamente.

    Sono invece rimasta colpita, profondamente spiazzata, addolorata, confusa da quello che ho letto ovunque rispetto a ciò che avrebbe fatto Papa Francesco.

    O meglio: ho cercato ovunque “QUELLA NOTIZIA, QUELLE PAROLE, QUEL GESTO”.

    Ho sperato fino all’ultimo che Papa Francesco facesse il primo gesto concreto pensando davvero alle vittime dei preti pedofili, ovvero non partecipare a quel funerale, dichiarando apertamente che non intendeva partecipare pensando a ciascuna delle vittime del sistema di insabbiamento tutt’ora ampiamente presente nella gestione di questo problema, in tutto il mondo.

    Boston è il simbolo del “coperchio tolto dalla pentola”: una grande pentola che è presente in tutto il mondo, in ogni Diocesi. Anche il cardinale Law è purtroppo un simbolo, un simbolo negativo,  e malauguratamente sono in tanti ad imitarlo tutt’ora. Il suo “sistema” è tutt’ora seguito, nonostante le direttive e i proclami di “tolleranza zero”.

    Non voglio rischiare di essere fraintesa: non mi permetto di giudicare il percorso fatto dal card. Law, non affermo in alcun modo che non aveva diritto ad un funerale dignitoso, auspico che abbia avuto il tempo di ragionare sui suoi errori e che si sia salvato l’anima … ma il fatto che IL PAPA ABBIA PARTECIPATO UFFICIALMENTE  mi ha fatto male, mi ha provocato uno smarrimento profondo.

    Non sono una vittima di un prete pedofilo, ma sono la mamma di un ragazzino che è stato abusato da un prete.

    Conosco altri genitori di figli abusati, conosco altre vittime, ci si sente spesso … so cosa significa vivere ogni giorno a contatto con chi ha ora una sindrome da stress post-traumatico: è una “cosa che ti rimane appiccicata” per tutta la vita, devi imparare a convivere con questo malessere, ad affrontare la vita con una fatica enorme, ogni giornata è una incognita, a volte basta poco per riaccendere quel malessere legato al ricordo di quello che hai subito …

    Il gesto del Papa mi ha profondamente ferita … non me lo aspettavo … è in totale contraddizione con quello che lui stesso continua ad affermare rispetto all’attenzione per le vittime. Quale attenzione? Quale sensibilità? Quale cura come pastore di anime?

    Nemmeno una parola per le vittime … ma qui era necessario QUEL GESTO: dichiarare pubblicamente che non intendeva partecipare per rispetto alle vittime. Il funerale si faceva lo stesso. A distanza ho pregato anch’io per il card. Law: è immensa la Misericordia di Dio, ma è anche tremenda la Sua Giustizia.

    Il Papa ha perso un’altra occasione per essere credibile in questo campo.

    Da qui vorrei invece dare un abbraccio a ogni vittima che, come me, si è sentita profondamente ferita da questo evento. Grazie a ReteL’ABUSO che me lo permette.

    Una mamma

    (lettera firmata)

  • Casta divina

    Casta divina

    Di Massimo Gramellini

    Mentre tra italiani ci si divide sulla sepoltura in patria del Savoia fellone, senza fare una piega gli abitanti di un piccolo Stato confinante si accingono a tumulare nella basilica extraterritoriale di Santa Maria Maggiore le spoglie del cardinale che a Boston coprì per decenni i preti pedofili. Durante i funerali, celebrati ieri alla presenza di ambasciatori e prelati d’alto bordo, non una parola è stata spesa per le vittime dello scandalo rivelato dai segugi del Boston Globe e raccontato nel film Spotlight. Decine e decine di bambini sottoposti ad abusi e ricatti da parte di un manipolo di sacerdoti deviati, che il cardinal Law proteggeva anteponendo alla tutela dei deboli e degli indifesi quella del buon nome della sua Chiesa.

    Si rimane ogni volta ammaliati e sgomenti davanti allo spettacolo di questo consesso bimillenario di uomini anziani fatto di santi ma anche di una casta che a ogni costo difende e perpetua se stessa. Proprio nell’anno in cui il maschio di potere alla Weinstein ha perso il suo senso di impunità, parte dell’alto clero continua a ritenersi un pianeta a sé, slegato dalle leggi e dai costumi che valgono per tutti gli altri. La stessa logica ha guidato il cardinal Law nel proteggere gli orchi in sottana e la Curia nel proteggere lui. Prima in vita, assegnandogli un rifugio di lusso a Roma. Poi in morte, garantendogli esequie e sepoltura degni di quel principe che non è stato, ma che l’appartenenza a una lobby ristretta di privilegiati gli ha consentito di credersi.

    http://www.corriere.it/caffe-gramellini/17_dicembre_21/caffe-gramellini-casta-divina-cardinale-law-boston-a65a7ac8-e696-11e7-a31d-9c65415bd8d8.shtml

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