Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia: card. Barbarin in appello

    Pedofilia: card. Barbarin in appello

    Il legale:’Sentenza non convince. La contesteremo’

    (ANSA) – PARIGI, 7 MAR – L’arcivescovo di Lione e cardinale, Philippe Barbarin, intende ricorrere in appello dopo la decisione della giustizia francese di condannarlo a 6 mesi di prigione per omessa denuncia degli abusi sessuali su minori perpetrati negli anni ’70 e ’80 da padre Bernard Preynat. “La motivazione del tribunale non mi convince. Contesteremo dunque questa sentenza con tutti i mezzi utili della giustizia”, ha dichiarato il legale dell’alto prelato, Jean-Félix Luciani.

    http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2019/03/07/pedofilia-card.-barbarin-in-appello_0700d0b4-699c-40ae-8134-365d1056ee65.html

  • Pedofilia: Pell,il 5-6/6 udienze appello

    Pedofilia: Pell,il 5-6/6 udienze appello

    Giudicato colpevole per abusi sessuali su 13enni, attesa sentenza

    (ANSA) – SYDNEY, 7 MAR – Si terranno il 5 e il 6 giugno prossimi le prime udienze di appello davanti alla Court of Appeal dello Stato di Victoria nell’ambito del ricorso presentato dal cardinale australiano George Pell, giudicato colpevole di pedofilia e in attesa della sentenza.

    La corte si occuperà prima dell’istanza per il permesso di presentare appello e, superato il primo ostacolo, si passerà all’appello stesso. Passerebbero poi altre settimane prima che i giudici annuncino se l’appello è stato accolto o meno.
    Intanto, il verdetto è atteso per il 13 marzo: fino ad allora il 77enne prelato rimane in detenzione, i suoi legali non hanno fatto domanda di libertà su cauzione.
    Pell è stato giudicato colpevole lo scorso dicembre dalla County Court del Victoria per abusi sessuali su due coristi tredicenni nella sacrestia della cattedrale di St. Patrick a Melbourne nel 1996 e 1997, quando era vescovo di quella diocesi.

    http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2019/03/07/pedofilia-pellil-5-66-udienze-appello_a68462bd-c3a7-4c4d-8430-bdbcb185c464.html

  • Pedofilia, cardinale Barbarin condannato in Francia, si dimette

    Pedofilia, cardinale Barbarin condannato in Francia, si dimette

    Tribunale di Lione, 6 mesi di prigione con la condizionale

    L’arcivescovo di Lione e cardinale Philippe Barbarin ha offerto le sue dimissioni dopo la condanna a 6 mesi di prigione con la condizionale per mancata denuncia di abusi sessuali su minori perpetrati da un sacerdote negli anni ’70 e ’80.

    Barbarin, 68 anni, è stato condannato per mancata denuncia di abusi sessuali su minori, durante i campi scout, da padre Bernard Preynat. Barbarin intende ricorrere in appello dopo la decisione della giustizia francese: “La motivazione del tribunale non mi convince. Contesteremo dunque questa sentenza con tutti i mezzi utili della giustizia”, ha dichiarato il legale dell’alto prelato, Jean-Félix Luciani.

    Si terranno il 5 e il 6 giugno prossimi le prime udienze di appello davanti alla Court of Appeal dello Stato di Victoria nell’ambito del ricorso presentato dal cardinale australiano George Pell, giudicato colpevole di pedofilia e in attesa della sentenza. La corte si occuperà prima dell’istanza per il permesso di presentare appello e, superato il primo ostacolo, si passerà all’appello stesso. Passerebbero poi altre settimane prima che i giudici annuncino se l’appello è stato accolto o meno. Intanto, il verdetto è atteso per il 13 marzo: fino ad allora il 77enne prelato rimane in detenzione, i suoi legali non hanno fatto domanda di libertà su cauzione. Pell, come è noto, è stato giudicato colpevole lo scorso dicembre dalla County Court del Victoria per abusi sessuali su due coristi tredicenni nella sacrestia della cattedrale di St. Patrick a Melbourne nel 1996 e 1997, quando era vescovo di quella diocesi. In particolare, su di lui pesano 5 reati, ciascuno passibile di una pena di 10 anni di carcere: un reato di penetrazione di un minore sotto i 16 anni e di quattro reati di atti indecenti con minori di 16 anni.

    http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2019/03/07/francia-condannato-cardinale-barbarin_c000eb90-276e-4666-bda0-b412fc006b3a.html

  • Preti pedofili, dopo i casi McCarrick e Pell la condanna di Barbarin. Le parole del Papa rischiano di diventare un boomerang

    Preti pedofili, dopo i casi McCarrick e Pell la condanna di Barbarin. Le parole del Papa rischiano di diventare un boomerang

    Come si è visto nei casi in questi tre casi è stata la giustizia civile a fare luce sui casi di pedofilia. Emblematico è quello che sta avvenendo in Vaticano in merito alla vicenda del cardinale australiano. La conferma che la Chiesa cattolica continua a inseguire la giustizia civile e non ad anticiparla

    di Francesco Antonio Grana

    Lo scandalo pedofilia continua a travolgere la Chiesa. Il cardinale Philippe Barbarin, arcivescovo di Lione, è stato condannato a 6 mesi con la condizionale per mancata denuncia di abusi sessuali su minori perpetrati negli anni ’70 e ’80 durante i campi scout da padre Bernard Preynat. La sentenza è stata pronunciata dal tribunale di Lione. Si tratta del terzo porporato che nel giro di pochi giorni riceve una condanna per pedofilia. In questo caso, però, il cardinale Barbarin è stato dichiarato colpevole di aver coperto gli abusi sessuali su minori. Negli altri due casi, invece, quello di Theodore Edgar McCarrick e George Pell sono stati gli stessi porporati a commettere gli abusi.

    Padre Preynat è accusato di aver abusato di un gruppo scout tra il 1986 e il 1996. Un caso così sentito da aver spinto il regista francese François Ozon a farne un film, Grâce à Dieu presentato all’ultimo Festival di Berlino. Una vicenda simile a quanto era avvenuto con lo scandalo pedofilia nell’arcidiocesi di Boston che aveva ispirato il film Il caso Spotlight, vincitor dell’Oscar nel 2016.

    Supportati dall’associazione di vittime La Parole libérée, nove uomini hanno prima accusato padre Preynat di averli abusati, fatti per i quali quest’ultimo non è stato processato, quindi hanno presentato denuncia contro chi avrebbe coperto gli abomini del sacerdote. In assenza di procedimenti giudiziari, nel 2017 hanno fatto richiesta di convocazione diretta davanti al tribunale, che ha garantito loro un processo, bypassando le indagini che si erano chiuse con un nulla di fatto. “Non ho mai cercato di nascondere nulla, tantomeno questi fatti orribili”, si è difeso Barbarin davanti al giudice spiegando di aver appreso degli abusi di padre Preynat solo nel 2014, quando una vittima si confidò con lui. Ma secondo l’avvocato di parte civile, Jean Boudot, il cardinale era a conoscenza dei fatti almeno dal 2010, quando parlò con il prete dei rumors che giravano attorno alla sua condotta. La mancata denuncia di aggressione sessuale sui minori di 15 anni è classificata dal codice penale francese tra i reati di ostruzione alla giustizia. A quanto pare, inoltre, c’è anche uno scambio di lettere, avvenuto nel 2015, tra il cardinale il Vaticano che gli consigliava di licenziare il prete “evitando lo scandalo pubblico”. Istruzioni seguite alla lettera da Barbarin per sua stessa ammissione.

    Gli scandali dei cardinali McCarrick, ridotto allo stato laicale da Bergoglio, Pell, attualmente detenuto in una cella dell’Assessment Prison di Melbourne, e ora Barbarin minano fortemente la credibilità del summit sulla pedofilia del clero voluto recentemente da Francesco in Vaticano. La promessa del Papa era stata chiara: “Se nella Chiesa si rilevasse anche un solo caso di abuso – che rappresenta già di per sé una mostruosità – tale caso sarà affrontato con la massima serietà”. Un’affermazione, però, che ora rischia di diventare un vero e proprio boomerang. Tra i punti indicati dal Papa per contrastare la piaga degli abusi nella Chiesa cattolica, ce ne sono due particolarmente importanti: “Deliberare che i sacerdoti e i vescovi colpevoli di abuso sessuale su minori abbandonino il ministero pubblico” e “informare le autorità civili e le autorità ecclesiastiche superiori nel rispetto delle norme civili e canoniche”. Ma finora, come si è visto nei casi di McCarrick, Pell e Barbarin, è stata la giustizia civile a fare luce sui casi di pedofilia. Emblematico è quello che sta avvenendo in Vaticano in merito alla vicenda del cardinale australiano, fino al momento della condanna prefetto della Segreteria per l’economia, seppure in congedo per potersi difendere nel processo. “Dopo la sentenza di condanna di primo grado nei confronti del cardinale Pell, – ha affermato il portavoce vaticano Alessandro Gisotti – la Congregazione per la dottrina della fede si occuperà ora del caso nei modi e con i tempi stabiliti dalla normativa canonica”. La conferma che la Chiesa cattolica continua a inseguire la giustizia civile e non ad anticiparla.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/03/07/preti-pedofili-dopo-i-casi-mccarrick-e-pell-la-condanna-di-barbarin-le-parole-del-papa-rischiano-di-diventare-un-boomerang/5020563/

  • Pedofilia, cardinale Barbarin condannato in Francia

    Pedofilia, cardinale Barbarin condannato in Francia

    Tribunale di Lione, 6 mesi di prigione con la condizionale

    http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2019/03/07/francia-condannato-cardinale-barbarin_c000eb90-276e-4666-bda0-b412fc006b3a.html
  • Philippe Barbarin, arcivescovo di Lione, condannato a sei mesi di prigione per avere coperto abusi sessuali

    Philippe Barbarin, arcivescovo di Lione, condannato a sei mesi di prigione per avere coperto abusi sessuali

    Il cardinale non aveva denunciato gli abusi sessuali di padre Bernard Preynat nei confronti di un gruppo scout tra il 1986 e il 1996

    Il cardinale Barbarin condannato a sei mesi di prigione per non avere denunciato gli abusi sessuali di padre Bernard Preynat, accusato di aver abusato di un gruppo scout tra il 1986 e il 1996.

    L’arcivescovo di Lione ha sempre ripetuto di non avere idea di cosa potesse essere giudicato colpevole. Di fatto il porporato, in Francia, incarna pienamente la crisi che la Chiesa sta attraversando con gli scandali di abusi e con gli insabbiamenti.

    Dopo le audizioni, la procuratrice Charlotte Trabut non aveva formulato accuse precise né contro l’arcivescovo né contro i cinque ex membri della diocesi indagati assieme a lui. Una posizione difficile da tenere dopo le testimonianze, crude e struggenti, consegnate da alcuni ex scout.

    Supportati dall’associazione di vittime ‘La Parole libérée’, nove uomini hanno prima accusato padre Preynat di averli abusati – fatti per i quali quest’ultimo non è stato processato -, quindi hanno presentato denuncia contro chi avrebbe coperto gli abomini del sacerdote. In assenza di procedimenti giudiziari, nel 2017 hanno fatto richiesta di convocazione diretta davanti al tribunale, che ha garantito loro un processo, bypassando le indagini che si erano chiuse con un nulla di fatto.

    “Non ho mai cercato di nascondere nulla, tantomeno questi fatti orribili”, si è difeso il prelato 68enne davanti al giudice, spiegando di aver saputo degli abusi di Padre Preynat solo nel 2014, quando una vittima si confidò con lui. Però per l’avvocato di parte civile, Jean Boudot, il cardinale era a conoscenza dei fatti almeno dal 2010, quando parlò con il prete dei rumors che giravano attorno a lui.

    La mancata denuncia di aggressione sessuale sui minori di 15 anni è classificata dal codice penale francese tra i reati di ostruzione alla giustizia. C’è però uno scambio di lettere avvenuto nel 2015 tra il vescovo e il Vaticano, che gli consigliava di licenziare il prete “evitando lo scandalo pubblico”: istruzioni seguite alla lettera dal cardinale, per sua stessa ammissione.

    https://www.repubblica.it/esteri/2019/03/07/news/philippe_barbarin_arcivescovo_di_lione_condannato_a_sei_mesi_di_prigione_per_avere_coperto_abusi_sessuali-220915135/?fbclid=IwAR0BwTyKvn771he8IYs-2c5p9rpOpSBnTvJW89nXzXHVyMFmJRP8wehcuco

  • Pell rimane in carcere, l’appello a giugno. Intanto si dimette l’avvocato: “Sentenza malvagia”

    Pell rimane in carcere, l’appello a giugno. Intanto si dimette l’avvocato: “Sentenza malvagia”

    Fissate tra tre mesi le prossime udienze. Il 4 marzo un cinquantenne ha citato in giudizio il cardinale per aver subito da lui molestie negli anni Settanta in una piscina a Ballarat

    Rimarrà almeno altri tre mesi in carcere, il cardinale australiano George Pell, in attesa che un tribunale di appello affronti il ricorso dell’alto prelato, ex “ministro dell’Economia” della Santa Sede, contro la sentenza di primo grado per abusi sessuali su minorenni.

    Le prossime udienze sono state fissate per il 5 e 6 giugno, come ha reso noto un portavoce della stessa Corte di appello. Intanto il prossimo 13 marzo il giudice Peter Kidd del tribunale di Victoria emetterà la sentenza di condanna di dicembre, ma resa pubblica lo scorso 26 febbraio, che riconosce il porporato colpevole di cinque reati per i quali rischia fino a cinquant’anni di galera. Si tratta di atti osceni compiuti con o davanti a minorenni e abusi sessuali su due ragazzi di 12 e 13 anni (uno dei quali morto per overdose). I fatti sarebbero avvenuti nel 1996 nella sagrestia della chiesa di St. Patrick a Melbourne, dove Pell si era allora da poco insediato come arcivescovo, dopo una messa domenicale.

    Circostanze ritenute poco credibili dal team di avvocati di Pell, del quale non fa più parte Robert Ritcher – travolto nei giorni scorsi dalle polemiche per la frase sul «vanilla sex» – che dice di lasciare dopo anni l’incarico prima dell’avvio dell’appello perché «in questa fase non ho sufficiente obiettività» per seguire il caso. «Sono molto arrabbiato per questa sentenza, che è malvagia. Penso che Pell sia innocente e invece è stato condannato. Non è un’esperienza comune», ha detto alla stampa australiana..

    Dello stesso parere sono numerose persone in Australia che, contrastando la massiccia campagna mediatica contro il porporato, parlano di «processo viziato» reputando impossibile che l’allora arcivescovo, solitamente accompagnato dal suo cerimoniere, potesse violentare due ragazzi in una stanza con la porta aperta, durante il passaggio di altri coristi mentre la cattedrale era ricolma di fedeli.

    Gli avvocati sostengono infatti che la giuria non ha potuto stabilire la colpevolezza dell’ex prefetto della Segreteria per l’Economia «al di sopra di ogni ragionevole dubbio», in quanto i magistrati si sono basati sulle parole di un solo accusatore e oltre venti testimoni hanno dato «indiscusse prove a discolpa».

    Una delle due vittime, come detto, è morto di overdose nel 2014. Secondo i genitori, in particolare il padre che ha annunciato di voler intentare una causa di risarcimento sia contro il cardinale sia contro la Chiesa cattolica, il ragazzo era caduto nel tunnel delle dipendenze in seguito proprio al trauma adolescenziale.

    Il cardinale Pell condannato per pedofilia all’uscita dal tribunale di Melbourne

     

    Gli avvocati fanno notare inoltre quella che, a loro dire, è una «irregolarità fondamentale», cioè il fatto che a Pell non è stato concesso di dichiararsi «non colpevole» di fronte alla giuria e quindi di dimostrare la sua innocenza.

    Ora la palla passa alla Corte alla quale spetta di decidere se il ricorso sarà ammissibile e se sarà necessario giudicare ancora il porporato 77enne, figura di riferimento del fronte conservatore della Curia romana, rappresentante di quella opposizione “moderata” ad alcune novità del pontificato di Francesco, al quale ha sempre assicurato tuttavia il suo rispetto.

    Da più di una settimana si trova dietro le sbarre dell’Assessment Prison di Melbourne. «Vive questo momento con fede, raccolto in preghiera», raccontano a Vatican Insider persone a lui vicine. Pell era stato incarcerato dopo che la County Court di Melbourne, a conclusione di una «plea hearing», una udienza pre-sentenza di patteggiamento dove i legali delle due parti hanno presentato le argomentazioni conclusive, gli aveva revocato la libertà su cauzione di cui godeva da dicembre per motivi soprattutto di salute.

    Sul caso Pell, a otto giorni dalla pubblicazione della sentenza, si è levata ora la voce della Conferenza episcopale australiana che, tramite il presidente Anthony Fisher, arcivescovo di Sydney, afferma di essere impegnata «per la verità e la giustizia». Nessun commento specifico, invece, sul contenuto delle accuse e della sentenza fino all’appello.

    In un comunicato Fisher, ribadendo il male provocato dagli abusi nella Chiesa e la vicinanza alle vittime, domanda ai cattolici fortemente scossi dalla vicenda giudiziaria di non essere «troppo veloci nel giudicare la situazione» perché «potremmo finire per unirci a demonizzatori o apologeti, a coloro che cercano il sangue o a coloro che lo negano».

    «Il processo legale riguardante il cardinale non è ancora completo, quindi non commenterò», afferma il vescovo nella nota. «Esorto le persone a non trarre conclusioni definitive finché i giudici d’appello non avranno avuto l’opportunità di riesaminare la questione. Tra le accese emozioni del presente, prego anche per la calma e la civiltà del pubblico».

    Sul cardinale Pell cade però un’altra tegola. Lunedì un uomo di cinquant’anni (che vuole rimanere anonimo) lo ha citato in giudizio sostenendo di essere stato molestato dal prelato, allora sacerdote, in una piscina a Ballarat, la sua città natale, negli anni Settanta.

    L’accusa non è nuova: secondo la presunta vittima, sembra che Pell avesse approfittato di tuffi e altri giochi in acqua per toccarlo nelle parti intime. Il cardinale ha sempre rigettato tale accusa. E la scorsa settimana, i pubblici ministeri avevano ritirato le accuse penali contro di lui relative a quel decennio facendo decadere il secondo processo che avrebbe dovuto prendere il via a metà marzo. L’uomo avrebbe dovuto testimoniare: il fatto che il processo sia saltato lo ha «devastato», afferma il suo avvocato Lee Flanagan, «dice che si era verificata una grave ingiustizia».

    Da qui la causa che prospetta, quindi, l’apertura di nuovo processo civile.

  • Pope Francis slammed by crying Church sex abuse survivors for NOT apologising and claiming most attacks take place in families

    Pope Francis slammed by crying Church sex abuse survivors for NOT apologising and claiming most attacks take place in families

    Papa Francesco, denunciano piangendo le vittime di abusi sessuali della Chiesa, NON ha chiesto scusa e sostiene che la maggior parte degli abusi hanno luogo nelle famiglie

    Gli ATTIVISTI hanno denunciato il Papa dopo che non è riuscito a scusarsi per i preti pedofili e ha detto che la maggior parte degli abusi si verificano in famiglia.

    Papa Francesco ha concluso il suo summit di quattro giorni sulla prevenzione degli abusi sessuali del clero promettendo di affrontare i molestatori con “l’ira di Dio”.

    In un discorso a 190 cardinali e vescovi riuniti a Roma, ha chiesto una “battaglia a tutto campo” contro un crimine che dovrebbe essere “cancellato dalla faccia della terra”.

    Ma ha fatto arrabbiare le vittime di abusi e attivisti dicendo che la maggior parte degli abusi si verifica nelle famiglie.

    Hanno anche affermato che ha ripetuto vecchie promesse e offerto poche nuove proposte concrete per affrontare il problema.

    Sopravvissuto all’abuso, italiano, Alessandro Battaglia pianse in piazza San Pietro insieme ad altre vittime.

    “Non ho sentito un “mi dispiace “, non ho sentito nulla, nulla di concreto, nulla di ciò che è giusto”, ha detto.

    “Sono loro che ci hanno distrutto. Questo non è abbastanza, non siamo soddisfatti. “

    Becky Ianni, che è stata molestata dal suo parroco quando aveva otto anni, ha detto: “Potrebbe licenziare qualsiasi vescovo o cardinale che copra gli abusi che potrebbero proteggere i bambini”.

    Ma lei ha detto alla ABC, invece di parlare di “come stiamo andando” a “come useremo penitenza e preghiera”.

    “Mentre quelli sono buoni sentimenti, nessuna di queste cose proteggerà i bambini in questo momento”, ha detto Ianni, membro del consiglio di Survivors ‘Network of Those Abused by Priests, in un’intervista con NPR.

    Sono loro che ci hanno distrutto. Questo non è abbastanza, non siamo soddisfatti

    Anne Barrett-Doyle, del gruppo di esperti per il monitoraggio degli abusi clericali negli Stati Uniti, bishopaccountability.org, ha definito le parole del Papa “una letale delusione”.

    “Mentre i cattolici del mondo invocano un cambiamento concreto, il Papa offre invece promesse tiepide, che abbiamo già sentito prima.

    “Particolarmente angosciante è stata la razionalizzazione familiare del Papa secondo cui gli abusi si verificano in tutti i settori della società.

    “Avevamo bisogno di lui per offrire un piano audace e decisivo. Ci ha dato invece retorica difensiva e riciclata. “

    Il summit di quattro giorni ha ascoltato le testimonianze anonime di otto vittime che hanno raccontato la loro esperienza di abuso.

    Ma il Vaticano non ha idea se gli abusanti delle vittime siano ancora attivi come sacerdoti, ha detto a CBC News un organizzatore principale del summit.

  • Nuovi e inquietanti risvolti nello scandalo della Chiesa cilena

    Nuovi e inquietanti risvolti nello scandalo della Chiesa cilena

    Un uomo ha accusato un sacerdote 67.enne di averlo violentato nella nella cattedrale metropolitana della capitale Santiago

    SANTIAGO DEL CILE – Nuovi, inquietanti risvolti nello scandalo di pedofilia che ha travolto la Chiesa cilena: un uomo ha accusato un sacerdote 67.enne, ex rettore della chiesa di Las Agustinas a Santiago del Cile, di averlo violentato in una stanza della cattedrale metropolitana. Il prete tra l’altro era stato nominato nell’incarico di rettore dal cardinale e arcivescovo di Santiago, Ricardo Ezzati Andrello, a sua volta indiziato per presunti occultamenti in vicende di pedofilia riguardanti membri del clero. La vittima ha raccontato che dopo aver denunciato i fatti è stato abbracciato da Ezzati, il quale gli avrebbe poi chiesto di pregare per il suo molestatore. I fatti sono venuti a galla pochi giorni fa, in seguito al deposito in tribunale della causa di risarcimento danni per mezzo milione di dollari (grossomodo la medesima somma in franchi) contro l’arcidiocesi di Santiago.

  • Pedofilia, l’appello del cardinale Pell inizierà a giugno

    Pedofilia, l’appello del cardinale Pell inizierà a giugno

    Il cardinale australiano, ex superministro vaticano dell’economia, costretto a restare in carcere almeno per altri tre mesi

    di PAOLO RODARI

    L’ex superministro per l’economia australiano, il cardinale George Pell, dovrà restare in carcere ancora almeno tre mesi: la sua domanda di appello verrà infatti accolta soltanto i prossimi 5 e 6 giugno.

    Pell, ex numero tre del Vaticano (oggi sospeso da Francesco da ogni incarico) è stato giudicato colpevole a dicembre da una giuria dello Stato di Victoria con l’accusa di violenza sessuale contro un ragazzo di 13 anni e quattro accuse di atti indecenti contro lo stesso ragazzo e un altro sempre di 13 anni.

    I fatti si sarebbero verificati ventidue anni fa. Il verdetto non è stato reso noto fino alla scorsa settimana, quando un ordine di soppressione del caso è stato revocato. Il porporato ora rischia di dover scontare dieci anni per ogni reato di cui è accusato, per un massimo quindi di cinquant’anni.

    Pell chiede di ricorrere in appello per tre motivi: i verdetti erano a detta dei suoi avvocati “irragionevoli”; il giudice ha commesso un errore non permettendo alla difesa di mostrare una video; c’era “un’irregolarità fondamentale” in quanto a Pell non è stato concesso di dichiararsi “non colpevole” di fronte alla giuria e quindi di dimostrare la sua innocenza.

    Gli avvocati del cardinale hanno anche argomentato che il verdetto di colpevolezza della giuria si è basato soltanto su una singola testimonianza. Cioè su quella dell’unica delle due presunte vittime dei suoi abusi sessuali, in quanto l’altra è morta di overdose di stupefacenti nel 2014. La giuria, inoltre, avrebbe ascoltato altri venti testimoni dell’accusa, senza sottoporli al confronto processuale.

    Insomma, per i legali di Pell le procedure adottate durante il dibattimento non avrebbero consentito alla giuria di essere “soddisfatta delle prove oltre ogni ragionevole dubbio”.

    https://www.repubblica.it/esteri/2019/03/06/news/pedofilia_l_appello_del_cardinale_pell_iniziera_a_giugno-220827493/