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Tag: Corte di cassazione

  • La Cassazione conferma la condanna per don Desio: ora l’ex prete andrà in carcere

    La Cassazione conferma la condanna per don Desio: ora l’ex prete andrà in carcere

    Otto anni e otto mesi è la pena che dovrà scontare l’ex parroco di Casal Borsetti, condannato in via definitiva per atti sessuali su quattro minori e violenza sessuale su uno di loro

    Per Don Desio si aprono le porte del carcere, dopo la conferma della condanna da parte della Corte di Cassazione, che ieri sera ha dato lettura della sentenza, dichiarando inammissibile il ricorso avanzato dall’ex prete – come si legge sul Corriere di Ravenna in edicola oggi. L’uomo era stato arrestato il 4 aprile del 2014 per violenza sessuale e atti sessuali su quattro ragazzini minorenni che frequentavano la sua parrocchia.

    In primo grado era stato condannato a 10 anni e 8 mesi dal giudice del Tribunale di Ravenna nel 2015, dopo un processo svolto con rito abbreviato. Pena poi ridotta dalla Corte di Appello di Bologna ad 8 anni e 8 mesi nel novembre dello stesso anno, pena confermata dalla Cassazione.

    Ora l’ex sacerdote 55enne, che fino a ieri si trovava detenuto agli arresti domiciliari in una struttura di Saronno, sarà trasferito in carcere.

    Confermate anche le disposizioni relative ai risarcimenti: 200mila euro per il ragazzino oggetto dei fatti più gravi, 50mila agli altri due minori che si erano costituiti parte civile (non lo fece il quarto ragazzino coinvolto), 20mila euro ai genitori delle giovani vittime.

    Le indagini su Don Desio partirono dall’episodio che lo vide finire ubriaco con il suo Suv nelle acque del canale Candiano, salvato in extremis da alcuni passanti. Per riabilitare la sua immagine compromessa, Desio utilizzò anche i profili social di alcuni ragazzini che frequentavano la sua parrocchia pubblicando messaggi di fuoco contro la stampa locale, ma il padre di uno di loro se ne accorse e da lì partì un’inchiesta per sostituzione di persona, che portò poi alla luce i fatti ben più gravi in cui era coinvolto l’allora prete.

    http://www.ravennanotizie.it/articoli/2016/11/16/la-cassazione-conferma-la-condanna-per-don-desio-ora-lex-prete-andr-in-carcere.html

  • ‘Don’ condannato e poi assolto per pedofilia, fine di un incubo

    ‘Don’ condannato e poi assolto per pedofilia, fine di un incubo

    La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del padre che lo aveva accusato

    È finito un incubo. O almeno una parte di esso. La terza sezione della Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, ai soli effetti civili, di Damnjan Mitrovic contro la sentenza di appello che aveva assolto don Andrea Margutti e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

    Si chiude così il capitolo – uno dei capitoli – che vedeva contrapposti il 35enne di origine serba e il sacerdote ferrarese. La vicenda risale al 2010, quando il parroco accoglie il 35enne e la sua famiglia nella propria abitazione. Pochi mesi dopo sorgono già i primi problemi:  il parroco chiedeva ai suoi ospiti di trovare una nuova sistemazione, ma il capofamiglia gli avrebbe risposto minacciando di denunciarlo per violenza sessuale sul figlio, di appena tre anni: “Se mi sfratti ti denuncio per pedofilia”, sono le parole che don Margutti riportò in aula durante il processo di primo grado. Dopo la condanna a un anno e quattro mesi per violenza sessuale su minore, il parroco fu sospeso ‘a divinis’ dal vescovo Luigi Negri. Ma la decisione del tribunale ferrarese fu ribaltata lo scorso dicembre dalla corte di appello di Bologna, che lo assolse con formula piena ‘perchè il fatto non sussiste’.

    Mentre un tribunale, quello di Bologna, assolveva don Margutti, un altro, quello di Ferrara, apriva – a febbraio – la causa contro Mitrovic, denunciato per estorsione e calunnia. Nel frattempo il 35enne aveva fatto ricorso, senza esito, come visto.

    E ora “viene detta – si sfoga l’avvocato del sacerdote, Claudio Maruzzi – la parola fine sulla infamia che ha colpito Don Andrea, accusato ingiustamente di abusi sessuali nei confronti di un minore, dichiarando inammissibile il ricorso promosso, ai soli effetti civili, dai genitori del minore stesso, quando la stessa procura generale di Bologna aveva sollecitato l’assoluzione in appello. Verrebbe da dire che è finito un incubo. Ma il calvario del processo che è stato costretto a vivere il cittadino e sacerdote don Andrea Margutti, noto e benvoluto da tutti, per affermare la propria innocenza e le palesi assurdità delle accuse costruite a suo danno, è difficilmente emendabile”.

    Il riferimento è alla sospensione dalle funzioni sacerdotali, “con evidenti gravi difficoltà a gestire una situazione che, solo la forza della fede e la vicinanza che, nonostante tutto, molti fedeli e amici gli hanno in questi anni voluto assicurargli, hanno impedito che diventasse irrecuperabile”.

    Maruzzi assicura che il suo assistito “dedicherà ogni residua energia nella sua battaglia tesa a dimostrare che le accuse a suo danno erano non solo ingiuste, ma calunniose e parte di un disegno estorsivo”. E lo potrà fare già a partire dal 2 novembre, data fissata per la prosecuzione del relativo processo, ove il sacerdote è costituito parte civile.

    Il 27 ottobre invece è fissata l’udienza di un altro processo, sempre tra i due contendenti. Quello per il furto dei mobili subito dal cittadino serbo, allorchè fu costretto – per ordine del tribunale – a liberare l’immobile, che il sacerdote aveva concesso in uso alla sua famiglia.

    Il 6 dicembre, infine, è prevista la prosecuzione del processo per diffamazione a mezzo web, attraverso una intervista resa dal cittadino serbo e postata su Youtube da Rete L’Abuso.

    ‘Don’ condannato e poi assolto per pedofilia, fine di un incubo

  • La pedofilia nel clero, una crisi morale e dottrinale

    La pedofilia nel clero, una crisi morale e dottrinale

    (di Roberto de Mattei) Il quotidiano Il Tempo di Roma, diretto da Gian Marco Chiocci ha pubblicato, l’8 ottobre, un’ampia inchiesta dedicata alla diffusione della pedofilia nel clero italiano. Un triste fenomeno che vede finora 130 sacerdoti condannati e 100 sotto processo. Per sradicare il fenomeno, ha dichiarato don Nicola Bux, in un’intervista allo stesso quotidiano, «bisognerebbe avere il coraggio di dire che la pedofilia è connessa all’omosessualità. Tutti lo negano, ma gli studi e gli esperti affermano che è così». Riportiamo l’editoriale di Roberto de Mattei apparso su Il Tempo, con il titolo Crisi morale e dottrinale.

    La diffusione della pedofilia nel clero è una delle tante manifestazioni della profonda crisi morale esplosa negli ultimi decenni all’interno della Chiesa. Benedetto XVI, che nella Via Crucis del 2005 denunciò la «sporcizia nella Chiesa», in molte dichiarazioni, tra cui la Lettera ai cattolici di Irlanda del 19 marzo 2010, si è sempre espresso per una linea di estremo rigore contro gli abusi del clero, sottolineando l’urgenza di una riforma morale della Chiesa.

    Talvolta però la pedofilia viene strumentalmente utilizzata per squalificare il clero nel suo complesso e per proporre l’abolizione del celibato come soluzione del problema. In realtà la pedofilia non riguarda che una minima parte del clero e l’esistenza di preti pedofili non deve farci dimenticare l’esistenza di sacerdoti ingiustamente accusati come don Giorgio Govoni, un parroco della Bassa Modenese, accusato, alla fine degli anni Novanta, da un’assistente sociale, di guidare un gruppo di “satanisti pedofili”. La Corte di Cassazione confermò nel 2002 la sentenza della Corte d’Appello di Bologna secondo cui il sacerdote era stato ingiustamente calunniato. Ma intanto don Govoni, stroncato dalla vergogna, il 19 maggio 2000 era morto di infarto nello studio del suo avvocato.

    Inoltre, secondo il sociologo Philip Jenkins, uno dei principali studiosi della pedofilia nel clero, il tasso di sacerdoti condannati per abusi su minori varia, a seconda delle aree geografiche, dallo 0,2% all’1,7% del totale, mentre per i ministri protestanti va dal 2 al 3%. Negli Stati Uniti, in particolare, la presenza di pedofili è da due a dieci volte più alta tra i pastori protestanti rispetto ai preti cattolici.

    La statistica è importante perché, dal momento che i pastori protestanti si sposano, dimostra che il problema non è in alcun modo legato al celibato dei sacerdoti. Un altro studio del John Jay College of Criminal Justice della City University of New York, citato dal sociologo Massimo Introvigne, attesta che oltre l’80% dei preti incriminati per pedofilia risultano di orientamento omosessuale.

    Il che, se non stabilisce l’equivalenza tra omosessualità e pedofilia, conferma che la soluzione del problema non sta nel matrimonio dei preti. Va anche detto che all’interno della Chiesa cattolica, si è diffusa una cultura relativista ed edonista ed esistono oggi seminari, collegi, istituti religiosi, in cui l’omosessualità, o almeno una tendenza omosessuale, è considerata come irrilevante dal punto di vista morale e pacificamente tollerata. Ma l’omosessualità che a differenza della pedofilia non è un reato, resta un peccato grave per la Chiesa cattolica e la sua diffusione all’interno del clero dovrebbe provocare nelle gerarchie ecclesiastiche un allarme che finora è mancato.

    Il vero problema sta nel fatto che la crisi morale della Chiesa si accompagna alla sua crisi dottrinale. La Chiesa invece di convertire il mondo alla legge del Vangelo, sembra voler piegare il Vangelo alle esigenze del mondo. E’ la strada che pare indicare l’Esortazione Amoris laetitia di papa Francesco, il cui equivoco di fondo sta proprio in questo: l’illusione che, accogliendo con “misericordia” le tendenze amorali della cultura contemporanea, sia la società e non la Chiesa a rinunciare alla propria identità. (Roberto de Mattei, in Il Tempo, 8 ottobre 2016)

    La pedofilia nel clero, una crisi morale e dottrinale

  • In Italia manca da 30 anni il reato di tortura. E il parroco “wanted” in Argentina per le violenze ai tempi di Videla, può restare in Italia a dire messa. L’incredibile storia di don Franco Reverberi

    In Italia manca da 30 anni il reato di tortura. E il parroco “wanted” in Argentina per le violenze ai tempi di Videla, può restare in Italia a dire messa. L’incredibile storia di don Franco Reverberi

    Sorbolo è un paesino di poco più di 9.500 abitanti in provincia di Parma. Vicino a Sorbolo c’è Enzano di Sorbolo. In Strada del Fienile, la Parrocchia di Sant’Andrea Apostolo. Gli abitanti di Enzano di Sorbolo sono circa trecento, ricorda il comunicato di Antigone. Una realtà tranquilla, con la sua villa comunale, le sue scuole, i suoi negozietti. E, ovviamente, la sua parrocchia. Un luogo di ritrovo, oltreché religioso per grandi e piccoli. E, specie in una realtà piccola come Sorbolo, l’esempio del parroco è quanto mai fondamentale. Succede, però, che proprio qui, nel piccolo paesello in provincia di Parma, il sacerdote è tale Don Franco Reverberi. E perché mai questo dovrebbe interessarci? Semplice: perché dall’alto del leggio, a tenere le omelie ogni santissima domenica, è un ricercato per tortura che, paradosso dei paradossi, non è allontanato da nessuno. Né dal Vaticano né tantomeno dallo Stato italiano.

    La denuncia arriva da Antigone, una delle associazioni da sempre più impegnate nella lotta a crimini in divisa, com’è appunto la tortura. “Sul web – denunciano da Antigone – vi è una scheda Interpol a lui dedicata”. Eccola qui:

    Come si legge dalla scheda, l’accusa rivolta a Don Reverberi è “imposicion de tormentos”. In italiano: tortura. “Don Reverberi – dicono ancora dall’associazione – è accusato di essere complice, anzi autore, delle torture perpetrate dai militari nell’Argentina di Videla”. Parliamo, ovviamente, di Jorge Rafael Videla Redondo, il dittatore che arrivò al potere con un colpo di Stato ai danni di Isabelita Perón, condannato a due ergastoli e 50 anni di carcere per vari crimini contro l’umanità, tra i quali l’assassinio e la tortura di 30 mila persone.

    Secondo le accuse, ci sarebbero diversi testimoni e prgionieri che parlano di un cappellano italiano vestito da militare. Ecco, quel cappellano sarebbe Don Reverberi. Tanto basta per le autorità argentine per chiedere l’estrazione. Un’estradizione risalente già al 2012. La richiesta è stata giudicata prima dalla Corte d’Appello di Bologna e poi dalla Corte di Cassazione. Ma la risposta è stata sempre la stessa: la magistratura italiana non ha concesso l’estradizione all’Argentina in quanto in Italia manca il delitto di tortura e per gli altri reati a lui ascrivibili ci sarebbe stata prescrizione.

    Insomma, Don Reverberi può continuare tranquillamente a dire messa nella parrocchia di Sorbolo. Un’altra storia incredibile derivante da un vuoto normativo, quello sull’introduzione del reato di tortura nel codice penale, che va avanti da trent’anni.

    Tw: @CarmineGazzanni

    In Italia manca da 30 anni il reato di tortura. E il parroco “wanted” in Argentina per le violenze ai tempi di Videla, può restare in Italia a dire messa. L’incredibile storia di don Franco Reverberi

  • “Carezze” e attenzioni non gradite: prete condannato a un anno e due mesi in Appello

    “Carezze” e attenzioni non gradite: prete condannato a un anno e due mesi in Appello

    Il sacerdote avrebbe avvicinato la ragazza, l’avrebbe accarezzata più volte, stringendola contro un finestrino e provocandole alcune abrasioni al volto.

    Un viaggio su un bus universitario in direzione Rende, a seguito del quale tutto è cambiato per un sacerdote del Cosentino. Sul mezzo, verso Commenda, un pomeriggio di cinque anni fa, si trovava anche una studentessa fuori sede, diretta a casa di un’amica. Il sacerdote avrebbe avvicinato la ragazza, l’avrebbe accarezzata più volte, stringendola contro un finestrino e provocandole alcune abrasioni al volto. Poi la ragazza sarebbe riuscita ad allontanarsi da quella situazione alla fermata del mezzo, con conseguente apertura delle porte e corsa dai carabinieri per denunciare l’episodio, ancora sotto choc. Una ricostruzione che è costata cara al sacerdote. La Corte di appello di Catanzaro ha inflitto un anno e due mesi, confermando la condanna già disposta in primo grado nei suoi confronti.

    La pena è stata richiesta dal pg mentre la difesa del prete è riuscita ad ottenere la derubricazione del reato più grave di tentata violenza sessuale in tentati atti di libidine. Il legale del sacerdote, che si dichiara innocente, intende – una volta ottenute le motivazioni della Corte di appello – portare la questione dinnanzi ai giudici della Suprema Corte di Cassazione, proponendo ricorso.

    http://www.zoom24.it/2016/05/24/cosentino-carezze-attenzioni-non-gradite-bus-condannato-prete-in-appello-20396/

  • La Cassazione annulla la condanna nei confronti padre Secondo Bongiovanni.

    La Cassazione annulla la condanna nei confronti padre Secondo Bongiovanni.

    Padre Secondo Bongiovanni, gesuita di Alba era stato condannato con rito abbreviato nell’ottobre 2010 a 10 mesi di reclusione per essersi masturbato davanti a 12enne.

    Da quanto ci riferisce il legale del sacerdote, la Suprema Corte di Cassazione, III sezione penale, con sentenza n. 7873 del 13 gennaio 2016 ha annullato la sentenza di condanna emessa nei confronti di padre Secondo Bongiovanni.

    I giudici di merito avevano individuato nel gesuita l’autore dei fatti che sarebbero stati realizzati il 2 agosto 2008 presso lo stabilimento termale di Bormio in danno di un infraquattordicenne.

    Dopo sette anni e mezzo la Corte Suprema di Cassazione, riconoscendo la fondatezza di quanto prospettato dalla difesa del gesuita, ha annullato la sentenza di condanna perché, sulla base degli elementi in atti, il fatto incriminato non poteva essere attribuito al sacerdote.

    L’Ufficio Legale Rete L’ABUSO

    legale@retelabuso.org

  • RAVENNA: Don Desio chiede uno sconto di pena in Cassazione – VIDEO

    RAVENNA: Don Desio chiede uno sconto di pena in Cassazione – VIDEO

    A distanza di due anni dall’arresto, Giovanni Desio, ex parroco di Casalborsetti, prova a ottenere uno sconto di pena con un ricorso in Cassazione. Il religioso era stato condannato in primo grado a dieci anni e otto mesi di carcere per i rapporti sessuali avuti con almeno quattro giovani dai 12 ai 15 anni. In appello aveva ricevuto già uno sconto di pena, ridotta a otto anni e otto mesi. Ora Desio ha dato mandato al legale Battista Cavassi di rivolgersi alla Corte di Cassazione affinchè vengano considerate alcune attenuanti. Nello specifico, chiede che vengano tenuti in conto i cento mila euro che l’ex parroco ha destinato ai ragazzini. L’arresto da parte della polizia era avvenuto il 5 aprile del 2014 in canonica mentre il parroco, oggi 54enne, era in compagnia di una coppia prossima al matrimonio. Poco dopo la Chiesa aveva dispensato Desio dallo stato clericale. Lo stesso imputato in una lettera aveva detto di provare vergogna per gli atti compiuti.

    http://www.teleromagna24.it/cronaca/ravenna-don-desio-chiede-uno-sconto-di-pena-in-cassazione/2016/03/

  • Pedofilia, Cassazione conferma la condanna all’ex parroco don Ruggero

    Pedofilia, Cassazione conferma la condanna all’ex parroco don Ruggero

    Lo riferisce la sua diocesi. I fatti risalgono a quando operava, tra il 1998 e 2008, nella parrocchia romana nel quartiere di Selva Candida. Il vescovo: “Vicino alle vittime”

    “La Corte di Cassazione ha confermato definitivamente la condanna di don Ruggero Conti accusato di violenza sui minori”: lo riferisce il vicario generale della diocesi di Porto-Santa Rufina, monsignor Alberto Mazzola, sottolineando che il vescovo e tutta la comunità “rinnovano la più sentita vicinanza a tutte le vittime di questa grave e penosa vicenda”.

    I fatti addebitati a don Conti, sospeso dal sacerdozio dal 2011, risalgono a quando operava, tra il 1998 e il 2008, nella parrocchia romana nel quartiere di Selva Candida.

    Don Ruggero Conti, condannato nel 2013 in appello a 14 anni di reclusione per violenze sessuali sui minori, ora vede la conferma delle accuse anche da parte della Corte di Cassazione e a riferirlo è la stessa chiesa locale alla quale fa riferimento l’ormai ex parroco. “Il vescovo e la diocesi di Porto-Santa Rufina nel prendere atto della decisione, con doveroso rispetto per l’accertamento

    giudiziale e profonda tristezza per la condotta del sacerdote, rinnovano la più sentita vicinanza a tutte le vittime”, dice monsignor Mazzola. “Nei confronti di don Conti, già soggetto a divieto dell’esercizio pubblico del ministero nel 2008 e sospeso ‘a divinis’ nel 2011, “conclusa la prima fase del processo canonico la Congregazione per la Dottrina della Fede stabilirà i passi successivi per la definizione”, conclude il vescovo.

    http://roma.repubblica.it/cronaca/2015/03/13/news/confermata_condanna_per_pedofilia_all_ex_parroco_don_ruggeri-109428039/

  • Pedofilia, definitiva la condanna per ex frate di Pantelleria

    Pedofilia, definitiva la condanna per ex frate di Pantelleria

    La Corte di Cassazione ha posto il suo sigillo sulla sentenza con cui, il 2 marzo 2015, la Corte d’appello di Palermo aveva confermato la condanna a 9 anni di carcere emessa nel 2014 dal Tribunale di Marsala per un ex frate originario di Pantelleria, il 39enne Biagio Alberto Almanza, accusato di violenza sessuale su un minore.

    Accusa con la quale Almanza era stato posto agli arresti domiciliari dalla Squadra mobile di Trapani nel novembre 2012. A chiedere il provvedimento, accordato dal gip Francesco Parrinello, fu il pm Giulia D’Alessandro. La misura restrittiva gli fu notificata in un convento in provincia dell’Aquila, dove l’uomo aveva cercato di isolarsi dal mondo dopo una vecchia condanna per pedofilìa, ormai definitiva, subìta a Milano.

    Davanti al Tribunale di Marsala, ad Almanza è stata contestata la violenza sessuale su un ragazzo di 12 anni, figlio di una coppia di Pantelleria con la quale aveva stretto un rapporto d’amicizia. Secondo quanto emerso dall’inchiesta, l’imputato avrebbe più volte abusato del ragazzino in momenti in cui era rimasto da solo con lui. I fatti contestati risalgono al 2008. Prima che prendesse i voti. Anche se, a quanto pare, per carpire la fiducia dei genitori della vittima, si fingesse già frate.

    A svolgere le indagini è stata la Squadra mobile di Trapani, che si attivò nel 2011, dopo una segnalazione di “Telefono Azzurro” (numero 19696). La notizia criminis, “veniva riscontrata – spiegò la polizia – dall’attività di indagine espletata in cui emergeva fortemente lo stato di malessere e sofferenza in cui versava il giovane, vittima incolpevole di quanto patito”.

    Ad accorgersi del malessere del ragazzino fu la madre, con la quale questi, poi, si confidò. Nel processo, i genitori si sono costituiti parte civile. Ad assisterli è stato l’avvocato Guglielmo Ivan Gerardi. La Corte d’appello aveva confermato anche la condanna al pagamento di una risarcimento danni in favore della parte civile di 40 mila euro.

    http://www.tp24.it/2016/02/23/cronaca/pedofilia-definitiva-la-condanna-per-ex-frate-di-pantelleria/98213

  • Legnano – Prete pedofilo, le vittime chiedono 10 milioni di danni

    Legnano – Prete pedofilo, le vittime chiedono 10 milioni di danni

    LEGNANO (MILANO) – Abusi sessuali su ragazzini della parrocchia: le famiglie delle vittime ora chiedono a don Ruggero Conti un risarcimento danni di oltre 10 milioni di euro. Il sacerdote – originario di Legnano, dove è stato animatore all’oratorio di San Magno e docente di educazione sessuale alle scuole Bonvesin de la Riva – è stato condannato settimana scorsa a 14 anni di carcere con sentenza definitiva della Corte di Cassazione al termine di un lungo e complesso iter giudiziario.

    Quantificare i danni

    Don Ruggero, che passerà un anno in convento e poi finirà in carcere, era conosciuto nel territorio: negli anni Ottanta insegnava e faceva l’educatore in oratorio a Legnano e, anche quando era parroco vicino a Roma, tornava spesso in città per celebrare matrimoni o impartire altri sacramenti. Chiuso il processo penale, dunque, per l’ex sacerdote si apre un nuovo capitolo: quello del processo civile, dove un altro Giudice dovrà quantificare i danni subiti dalle vittime degli abusi avvenuti tra il 1998 e il 2008 a Roma, quando il legnanese era parroco alla Natività di Maria Santissima di Selva Candida. Occorre specificare che, proprio in sede civile, il processo era già stato avviato nel 2011 ma era stato poi congelato in attesa della sentenza penale definitiva di terzo grado. Ora gli avvocati delle vittime hanno chiesto al Tribunale civile di far ripartire il procedimento avviato 5 anni fa.

    Richieste pesanti

    Le richieste sono pesanti. “Il risarcimento totale chiesto a don Ruggero Conti – spiega l’avvocato Fabrizio Gallo del foro di Roma, difensore di una delle vittime – supera i 10 milioni di euro. Qualcuno ha chiesto un milione, altri un milione e mezzo. Tra le vittime c’è un ragazzo che è ancora minorenne e con una sentenza penale di condanna così netta non credo si avrà difficoltà a ottenere giustizia”. Da parte della Chiesa, finora, nessuno si è ancora fatto vivo. “In tutti questi anni – ha continuato l’avvocato Gallo – non c’è mai stato un contatto e le nostre richieste sono state ignorate. Attendiamo la data dell’udienza, se ne riparlerà al processo”.

    Legnano – Prete pedofilo, le vittime chiedono 10 milioni di danni