Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Corte di cassazione

  • Pedofilia, le vittime chiedono ​10 milioni di euro a don Ruggero

    Pedofilia, le vittime chiedono ​10 milioni di euro a don Ruggero

    La richiesta di risarcimento danni arriva dopo la condanna definitiva a 11 anni di carcere per 7 episodi di abusi su minori.

    Le vittime presentano il conto al prete pedofilo: dieci milioni di euro.

    Dopo l’epilogo del processo penale, con l’esecuzione della condanna definitiva a a 11 anni di carcere, per don Ruggero Conti, si apre un nuovo capitolo. Le famiglie delle 7 vittime degli episodi di pedofilia accertati a Roma tra il 1998 e il 2008, quando era parroco alla Natività di Maria Santissima di Selva Candida, chiedono il risarcimento dei danni.

    Per la comunità, costituita da famiglie a medio e basso reddito, Don Ruggero era una garanzia: chi non poteva permettersi una baby sitter lasciava i figli a casa sua o in oratorio. Il prete fu scoperto anche grazie alla denuncia di un altro sacerdote, il suo vice. Nel corso del processo vennero alla luce anche presunti abusi consumati a Legnano, nel Milanese, dove Conti, negli anni Ottanta insegnava educazione sessuale alle scuole medie Bonvesin de La Riva ed era educatore all’oratorio San Magno. Tutti però erano oramai caduti in prescrizione.

    In sede civile, il processo per il risarcimento dei danni era già stato avviato nel 2011, ma poi era stato congelato in attesa della sentenza penale. Nel caso di sentenza di assoluzione non si sarebbe più parlato né di vittime né di risarcimenti. La condanna di primo grado, a 15 anni e 4 mesi di reclusione, emessa dal tribunale di Roma nel marzo 2011, fu ridotta nel 2013 dalla Corte di Appello a 14 anni e 2 mesi, perché nel frattempo uno degli episodi contestati era caduto in prescrizione.

    Nel marzo 2015 il ricorso presentato dalla difesa era stato giudicato inammissibile dalla Corte di Cassazione, e due settimane fa i carabinieri hanno eseguito la sentenza ormai diventata definitiva.

    Ruggero Conti, sospeso a divinis dall’esercizio del sacerdozio fin dal 2011, dovrà scontare in carcere un totale di 11 anni, 10 mesi e 19 giorni di reclusione, grazie a un ulteriore sconto di pena dovuto alla prescrizione.

    Ora che la colpevolezza dell’ex sacerdote è stata accertata, gli avvocati che durante il processo penale si erano costituiti parte civile hanno chiesto al tribunale civile di “scongelare” il procedimento avviato per chiedere il risarcimento danni che in totale hanno quantificato in dieci milioni di euro. Richiesta che fino a questo momento è rimasta inascoltata tanto dai difensori dell’imputato quanto dalla Chiesa. Nei prossimi giorni sarà fissata la data della prima udienza che riaprirà il processo.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/pedofilia-vittime-chiedono-10-milioni-euro-don-ruggero-1227016.html

  • Prete italo-argentino complice dei torturatori di Videla non sarà estradato dall’Italia: nel codice non è reato

    Prete italo-argentino complice dei torturatori di Videla non sarà estradato dall’Italia: nel codice non è reato

    Franco Reverberi è un sacerdote della diocesi di Parma e vive tranquillo a Sorbolo, a circa dieci chilometri dalla città emiliana. Ha 78 anni e origini argentine. Ma negli anni Settanta, durante il sanguinoso regime di Jorge Videla, era cappellano dell’esercito presso la “Casa dipartimentale”, nella località di San Rafael. Secondo il racconto di alcuni testimoni, e grazie alle prove raccolte dalla giustizia di Buenos Aires in questi anni, nelle celle di quell’edificio si sono compiuti atroci atti di tortura ai danni degli oppositori. Ben quattro persone hanno identificato in Reverberi il cappellano militare della “Casa dipartimentale”.

    Il 15 novembre 2012 il tribunale federale di San Rafael ha chiesto la “detenzione immediata” del sacerdote italo-argentino, per essersi negato alle domande che i giudici avrebbero voluto fargli, chiamandolo a rispondere di un’eventuale implicazione in quei crimini. Già nel 2010 don Franco aveva deposto in aula, quando i testimoni lo avevano identificato. Poi è tornato in Italia. Il tribunale argentino di San Rafael ha quindi sollecitato il nostro paese a estradare Reverberi, perché possa essere giudicato sul sospetto coinvolgimento nelle torture alla “Casa dipartimentale”. Dall’Italia, però, è arrivato un netto rifiuto: nel nostro codice penale il reato di tortura non è previsto, non ci sono pertanto i presupposti per un’estradizione. Don Franco dovrebbe rispondere anche del reato di lesioni; ma è stato prescritto, quindi niente da fare.

    Il caso di Reverberi è noto ai media argentini e spagnoli. In Italia solo un grande silenzio. Che Monica Bernabè, giornalista del quotidiano El mundo, ha provato a rompere, recandosi a Sorbolo per parlare con alcuni parrocchiani. Ma tutti si negano, nessuno si sbilancia: «No, non sappiamo», «Sì, qualcosa. Però è una storia passata, non lo hanno estradato. Don Reverberi è una persona buona e tranquilla, non possiamo giudicarlo per ciò che è avvenuto anni fa. Ci penserà Dio».

    Di anni ne sono trascorsi esattamente 40: era infatti il 1976 quando, nelle celle della “Casa dipartimentale”, si consumarono, anche grazie alla complicità di don Franco, le torture dei militari argentini. Questa è la tesi dell’accusa, che vorrebbe interrogare direttamente Reverberi, ma che finora ha ricevuto dall’Italia solo rifiuti. L’ambasciata argentina a Roma ha fatto ricorso presso la Corte di Cassazione contro la decisione della Corte d’Appello di Bologna, che negava l’estradizione del sacerdote a Buenos Aires. Fonti ufficiali della rappresentanza diplomatica in Italia, inoltre, fanno sapere che la stessa richiesta è stata formulata per altri due generali italo-argentini, che vivono indisturbati nel nostro paese.

    Il tema dell’introduzione del reato di tortura in Italia non è nuovo nel dibattito pubblico e ha già suscitato polemiche e scontri tra chi ritiene che il nostro ordinamento dovrebbe colmare questa grave lacuna legislativa e chi si oppone strenuamente (come le sigle sindacali delle forze dell’ordine), giustificando la posizione contraria col timore che ciò porti a «criminalizzarle», dice Fabrizio Gonnella, presidente dell’associazione Antigone, che si batte da anni perché la tortura diventi un reato anche per il codice penale italiano. Nell’aprile 2015 la Corte europea dei diritti umani ha condannato il nostro paese a risarcire di 45mila euro Arnaldo Cestaro, una delle vittime delle violenze compiute durante il G8 di Genova del 2001.

    Arturo Salerni, uno degli avvocati dell’ambasciata argentina a Roma che segue il caso, spiega che si potrebbe tentare la strada del diritto internazionale, ad esempio appellandosi alla Convenzione Onu contro la tortura, firmata anche dall’Italia. Ma la Corte di Cassazione su questo punto ha usato parole che più chiare non potrebbero: “È necessaria una legge che converta la proibizione internazionale della tortura in un delitto”.

    Tocca quindi al Parlamento italiano pronunciarsi. Un’altra strada, in realtà, sarebbe percorribile e l’Assemblea permanente per i diritti umani di San Rafael non la esclude a priori. A Roma, infatti, vive un illustre argentino, che potrebbe facilitare una soluzione del caso. Sì, è proprio Papa Francesco. In Vaticano sono stati inviati alcuni documenti, in due distinte occasioni: nella prima, è stata comunicata l’avvenuta ricezione; nella seconda, neanche questo. Padre Federico Lombardi, direttore della Sala stampa vaticana, ha dichiarato: «Tutti ricorrono a Papa Francesco come se potesse risolvere ogni problema. Se la giustizia italiana non ha concesso l’estradizione, che possiamo fare?».

    http://www.ilmessaggero.it/primopiano/esteri/prete_italo_argentino_torture_videla_estradizione_reato-1552591.html

  • Don Conti in carcere. Parlano le vittime

    Don Conti in carcere. Parlano le vittime

    I carabinieri della compagnia di Tuscania, in esecuzione di un’ ordinanza messa dalla Corte d’ Appello di Roma, al termine della decisione della Suprema Corte di Cassazione, hanno arrestato don Ruggero Conti, ex parroco della diocesi di Porto-Santa Rufina.

    L’ uomo dovrà scontare una condanna totale di 11 anni, 10 mesi e 19 giorni nonché pagare la multa di 39.600 euro per violenza sessuale su minori e induzione alla prostituzione minorile. L’ arrestato, dopo le formalità di rito, è stato trasferito in un istituto religioso protetto in attesa di essere definitivamente tradotto in un carcere. Don Ruggero Conti, lombardo di origine, a Roma era finito in una delicata inchiesta del sostituto procuratore Francesco Scavo con l’ accusa di aver abusato, tra il 1998 e il 2008, di sette adolescenti che partecipavano o avevano partecipato ai gruppi parrocchiali nella chiesa della «Natività di Maria Santissima», nella zona di Selva Candida, dove era parroco. Li avrebbe circuiti promettendo capi d’ abbigliamento e ricariche telefoniche. La vicenda divise i fedeli. Condannato in primo grado a 15 anni e 4 mesi, pena poi ridotta due anni dopo, in appello, la pena era stata ridotta a 14 anni e due mesi perché nel frattempo erano finiti in prescrizione tre degli episodi contestati. Don Conti era stato sottoposto a divieto dell’ esercizio pubblico del ministero nel 2008 e quindi sospeso «a divinis» nel 2011.

    Si attende ora la riduzione allo stato laicale del sacerdote che ha fatto parte di Comunione e Liberazione, provvedimento  inevitabile con le attuali norme. «L’intera Chiesa diocesana – ha dichiarato la diocesi di Porto e Santa Rufina, dove il sacerdote era stato anche direttore della Caritas – è ora chiamata a un percorso di preghiera, di solidarietà fraterna e di rinnovamento per continuare a operare per la crescita dei bambini e dei ragazzi perché nessuno di loro abbia a soffrire violenza da parte di chi è chiamato ad essere per tutti punto di riferimento e padre».
    La testimonianza delle vittime
    “Ho sognato la mia vita senza questo schifo, perchè ormai è l’unico mio desiderio, il desiderio mio piu’ grande: riuscire ad andare avanti come se tutto non fosse mai successo”. È la testimonianza di uno dei ragazzi che accusa di violenza don Ruggero Conti, il parroco di Selva Candida, alla periferia della Capitale, condannato dal tribunale penale di Roma. “Che fa suo figlio, signora?, puo’ venire a pranzo da me oggi?”, chiedeva il sacerdote alla mamma ignara dell’inferno nel quale l’adolescente stava sprofondando. “Era molto cattolica. Non volevo deluderla”, spiega il giovane alla cronista Angela Camuso, che per l’editore Castelvecchi ne ha raccolto i tormenti nel libro “La preda, le confessioni di una vittima”.  “Questo non è un libro contro la Chiesa Cattolica. È piuttosto un libro dedicato soprattutto ai cattolici di tutta Italia e di tutto il mondo, alle famiglie, ai ragazzi, ai preti e alle suore, ai vescovi e ai cardinali. Se mi è permesso, al Sommo Pontefice”, confida nella premessa Angela Camusso, che con il suo scritto vuole “rendere giustizia a quei preti, la stragrande maggioranza, che i bambini li amano come figli e basta”. Il libro – peraltro – ricorda la circostanza sconcertante che “le indagini su don Ruggero Conti sono iniziate grazie alla denuncia di un sacerdote (il vicario parrocchiale, ndr.), il quale, incredibilmente, per aver osato tanto, verrà, piuttosto che premiato, punito dai suoi superiori con un decreto di allontanamento dalla parrocchia teatro dello scandalo”. A convincere “in alto” della propria innocenza era stato lo stesso don Conti, “capace di mentire per anni spudoratamente, anche di fronte all’evidenza e di accusare le sue vittime attraverso riuscite manipolazioni della realtà”. Una capacità mistificatoria che ha favorito la creazione di un vero e proprio movimento di opinione a favore di don Conti.
    Secondo la Camuso, del resto, proprio grazie a questa sua particolare abilità nel convincere gli altri, per ottenere la propria soddisfazione sessuale, “don Ruggero non ha mai usato la forza fisica”, e nonostante tutto, “pur sapendo che tornando sarebbero state violentate di nuovo, quasi tutte le sue prede sono tornate da lui”.
  • Pedofilia, arrestato a Tuscania ex parroco don Ruggero Conti

    Pedofilia, arrestato a Tuscania ex parroco don Ruggero Conti

    L’uomo accusato di abusi su 7 adolescenti tra il 1998 e il 2008, quando era sacerdote a Roma presso la chiesa della Natività

    di Maria Santissima

    I Carabinieri della Compagnia di Tuscania ieri, in esecuzione di un’ordinanza messa dalla Corte d’Appello di Roma, al termine del decisione della Sprema Corte di Cassazione, hanno tratto in arresto Don Ruggero Conti ex parroco della curia di Roma. L’uomo dovrà scontare una condanna totale di 11 anni 10 mesi e 19 giorni nonché pagare la multa di € 39.600,00 per violenza sessuale su minori e induzione alla prostituzione minorile. L’arrestato, dopo le formalità di rito è stato trasferito in un Istituto religioso protetto in attesa di essere definitivamente tradotto in un carcere.

    Don Ruggero, a Roma, era finito in una delicata inchiesta del sostituto procuratore Francesco Scavo con l’accusa di aver abusato, tra il 1998 e il 2008, di sette adolescenti che partecipavano o avevano partecipato ai gruppi parrocchiali nella chiesa della Natività di Maria Santissima, dove il sacerdote svolgeva la missione. Don Conti era stato sottoposto a divieto dell’esercizio pubblico del ministero nel 2008 e sospeso “a divinis” nel 2011.

    http://www.ilquotidianodellazio.it/articoli/18945/pedofilia-arrestato-a-tuscania-ex-parroco-don-ruggero-conti

  • Prete pedofilo, l’ex arcivescovo di Palermo: “Non dovevo denunciarlo io”

    Prete pedofilo, l’ex arcivescovo di Palermo: “Non dovevo denunciarlo io”

    Monsignor Romeo interviene sull’arresto di padre Roberto Elice, l’ex parroco di via Perpignano accusato di violenza sessuale su tre minori.

    di NATALE BRUNO e SALVO PALAZZOLO

    “Non spettava a me denunciare don Roberto”, dice oggi l’ex arcivescovo di Palermo, il cardinale Paolo Romeo, rievocando i giorni dell’ottobre 2014 in cui il parroco di via Perpignano confessò in Curia di aver abusato di alcuni bambini. “Non spetta al vescovo denunciare – ribadisce Romeo – all’epoca, ci siamo comunque mossi con tempestività: abbiamo subito contattato la madre dei bambini, informandola del suo diritto dovere di denunciare. Ci disse che l’aveva già fatto”.

    Però oggi la signora è un po’ amareggiata per quella vostra scelta. “Preferisco non commentare”, ha detto ieri in un’intervista a “Repubblica”.
    “La signora può pensare ciò che crede. Ognuno è libero di farlo. Ma noi abbiamo seguito le regole previste dal diritto canonico. In otto giorni sono stati adottati alcuni importanti provvedimenti canonici nei confronti di don Roberto Elice. È stato rimosso dall’ufficio che ricopriva e invitato a seguire un percorso particolare in una clinica di Roma specializzata in questo tipo di situazioni. A don Roberto è stato anche vietato di celebrare messa in pubblico”.

    Leggi / Prete pedofilo arrestato, le scuse dell’arcivescovo Lorefice

    Non crede che una relazione scritta dell’arcivescovo alla procura della Repubblica su quanto appreso dal sacerdote reo confesso avrebbe potuto aiutare le indagini? La squadra mobile e i magistrati potevano contare solo sulla denuncia di un bambino, nulla sapevano della confessione in curia del parroco, e ci sono voluti mesi per trovare le prove necessarie. Don Roberto è stato arrestato solo tre giorni fa, quindici mesi dopo il vostro colloquio.
    “Lo ripeto. Alla Chiesa non tocca fare alcuna denuncia alla procura. Semmai informare le vittime del loro diritto dovere di denunciare. Ci siamo offerti anche di sostenere economicamente la mamma dei bambini. E con don Roberto si è adottata la massima severità. Certo, un padre non può abbandonare il proprio figlio, anche in questa situazione così grave. E il vescovo è un padre. Abbiamo aiutato quel figlio in difficoltà ad assumersi le sue responsabilità”.

    Scusi, eminenza. Ma in che modo don Roberto si sarebbe assunto le sue responsabilità? Perché non lo avete invitato a presentarsi subito alla squadra mobile per autodenunciarsi? In fondo, la questura è proprio di fronte al palazzo arcivescovile. Invece, la polizia ha impiegato mesi per scoprire che c’era anche un terzo bambino molestato dal parroco. E si sospetta che le vittime siano molte altre.
    “La Chiesa ha i suoi procedimenti ecclesiastici, che non sono meno gravi di quelli penali. Quello per don Roberto è ancora in corso. Ci sono norme precise da rispettare in questi casi. Le stesse che sono scattate nel caso di don Aldo Nuvola”.

    Leggi / Sui preti che molestano i bambini non basta scusarsi

    È vero che don Roberto le ha scritto una lettera? Un vescovo non ha neanche l’obbligo di segnalare alle autorità civili la confessione scritta di reati terribili?
    “Non ricordo se mi scrisse una lettera. È passato tanto tempo. Di sicuro, abbiamo parlato. Ma comunque è tutto agli atti dell’arcidiocesi “.

    Un’altra domanda, sullo stesso tema. Perché don Paolo Turturro, l’ex parroco di Santa Lucia, attualmente detenuto all’Ucciardone per scontare una condanna per pedofilia, non è stato ancora sospeso a divinis?
    “Ma quello è un caso diverso”.

    Eminenza, si tratta di un caso definitivamente chiuso. Una sentenza della

    Corte di Cassazione ha sancito la colpevolezza di don Turturro per avere molestato due bambini.
    “Quello è un caso diverso. Perché lui non esercita il ministero”.

    Non crede che la sospensione a divinis di un sacerdote condannato in via definitiva dalla giustizia terrena possa essere un segnale importante per tutta la comunità, sia ecclesiale che civile?
    “Mi scusi, ora devo proprio andare”.

    http://palermo.repubblica.it/cronaca/2016/02/05/news/prete_pedofilo_l_ex_arcivescovo_romeo_non_dovevo_denunciarlo_io_-132756774/

  • Roma, dieci anni di abusi sui bambini dell’oratorio: parroco arrestato

    Roma, dieci anni di abusi sui bambini dell’oratorio: parroco arrestato

    Dieci anni di abusi su sette adolescenti. Avvenuti tra il 1998 e il 2008 proprio lì, in quei gruppi parrocchiali nella chiesa della Natività di Maria Santissima, dove avrebbe dovuto svolgere la propria missione. E’ per questo che i carabinieri di Tuscania, ieri, hanno arrestato don Ruggero Conti, ex parroco della curia di Roma.
    Violenza sessuale su minori e induzione alla prostituzione minorile: queste le gravissime accuse. I carabinieri lo hanno portato in un istituto religioso protetto, prima del suo trasferimento in carcere. Don Conti era già stato sottoposto al divieto dell’esercizio pubblico del ministero nel 2008 e sospeso a divinis nel 2011.
    I militari dell’Arma ieri hanno eseguito un’ordinanza della Corte d’appello di Roma, al termine della decisione della Sprema Corte di Cassazione. L’uomo ora è chiamato a scontare una condanna di 11 anni, 10 mesi e 19 giorni, oltre a pagare una multa che sfiora i 40 mila euro.

    http://www.ilmessaggero.it/viterbo/arresto_don_ruggero_conti_pedofilia_abusi_bambini-1529416.html

  • Sconto di pena per l’ex parroco di San Giuliano a Como

    Sconto di pena per l’ex parroco di San Giuliano a Como

    La Cassazione: «Rapporti sessuali ma al di fuori di un legame di “affidamento»

    Le violenze sulle ragazze dell’oratorio di San Giuliano possono essere considerate tali solo dal momento in cui iniziarono (nell’inverno del 2008) fino al 30 settembre 2009, ovvero la data in cui l’ex don Marco Mangiacasale fu spostato da parroco della comunità a economo della Diocesi di Como. Da quel momento infatti, secondo la Corte di Cassazione, le ragazze non furono più “affidate” al parroco, facendo venir meno il presupposto base per chi compie atti sessuali con minori tra i 14 e i 16 anni.

    Torna dunque in Appello a Milano la vicenda dell’ex parroco di San Giuliano, che si era rivolto ai giudici romani contestando i 3 anni e 5 mesi rimediati in secondo grado. Ora, dice la Cassazione, «la pena deve essere rideterminata» proprio in seguito a questa nuova valutazione. Il fatto è assai complesso. È punibile infatti chi compie atti sessuali con ragazze minori di 16 anni se queste sono a lui affidate per ragioni di educazione, istruzione, custodia o vigilanza, proprio come nel caso di un parroco che segue l’oratorio. Dice tuttavia la Cassazione, che dal momento in cui l’allora don Marco fu spostato a economo della Diocesi, nonostante rimanesse il confessore di almeno una delle ragazze, e nonostante vivesse ancora a San Giuliano, non era più configurabile quel fondamentale “affidamento” di cui si è detto. Da qui il rinvio della vicenda a Milano per rideterminare lo “sconto”. «Non è sufficiente la saltuaria confessione – scrivono i giudici romani – o il mero dato fisico per il quale il ricorrente continuava ad abitare sopra la parrocchia», per arrivare alla conferma di quanto deciso in Appello.

    La vicenda era esplosa il 7 marzo 2012, quando l’allora don Marco Mangiacasale era stato arrestato.
    Una ragazzina dell’oratorio aveva confidato di avere una sorta di relazione sentimentale con il sacerdote. Al termine dell’indagine i casi contestati erano aumentati.

    Il 15 novembre 2012, Marco Mangiacasale venne condannato in primo grado a tre anni e sei mesi di reclusione. Condanna poi confermata – con uno sconto di appena dieci giorni – in Appello, nel maggio 2013. Nel dicembre del 2013, Papa Francesco aveva tolto il colletto a Mangiacasale, decidendo «l’irrogazione della pena di dimissione dallo stato clericale».

  • Pedofilia, ex parroco scarcerato da Sanremo per decorrenza termini

    Pedofilia, ex parroco scarcerato da Sanremo per decorrenza termini

    Sanremo. E’ stato scarcerato dalla casa circondariale di Sanremo, per decorrenza dei termini massimi di detenzione preventiva, don Riccardo Seppia, ex parroco dello Spirito Santo di Sestri Ponente a Genova condannato in primo grado e secondo grado per reati legati alla pedofilia e alla cessione di stupefacenti.

    L’ex sacerdote che era detenuto nell’istituto di pena di Valle Armeadovrebbe essere ospitato in una comunità. Don Seppia era stato arrestato il 14 maggio 2011 e condannato in primo grado a 9 anni, 6 mesi e 20 giorni, pena confermata in appello. La Corte di Cassazione, nel novembre scorso, aveva parzialmente annullato la condanna rinviando ad altra sezione della corte d’appello il processo, non ancora fissato, per il nuovo calcolo della pena.

    Il ricorso in Cassazione era stato presentato dal difensore di don Seppia, avvocato Paolo Bonanni.

    Insieme a don Seppia era stato arrestato anche l’ex seminarista Emanuele Alfano con l’accusa di induzione alla prostituzione minorile poi condannato a 5 anni e tre mesi in primo grado, pena diminuita di un anno in appello. Insieme erano accusati di aver coinvolto adolescenti provenienti da situazioni di particolare disagio in rapporti sessuali e consumo di droga.

  • Genova, don Seppia vicino alla scarcerazione. Potrebbe tornare a dire messa

    Genova, don Seppia vicino alla scarcerazione. Potrebbe tornare a dire messa

    Il prete, condannato in appello per a 9 e anni e mezzo – sentenza rinviata parzialmente dalla Cassazione – tornerà libero in un paio di mesi per scadenza dei termini di custodia. In attesa di conoscere il suo destino giudiziario lo attende un periodo di penitenza, al termine del quale potrebbe ritrovare l’altare.

    Don Riccardo Seppia, il prete genovese condannato a 9 anni e mezzo di carcere per reati legati alla pedofilia e alla cessione di stupefacenti, in carcere dal 13 maggio 2011, fra un paio di mesi potrebbe tornare in libertà. E in un futuro non troppo lontano – se gli venisse revocata la sospensione a divinis che lo ha colpito dopo la condanna penale – potrebbe persino tornare a dire messa. Dopo avere scontato, tuttavia, il proprio peccato soggiornando in un centro di comunità di recupero e sostegno riservata ai religiosi.

    Don Seppia, parroco della chiesa genovese del Santo Spirito diSestri Ponente, era stato accusato di aver ceduto cocaina a minorenni in cambio di favori sessuali, nonché di aver ceduto cocaina all’ex seminarista Emanuele Alfano, anche lui arrestato nel corso della stessa inchiesta e accusato di induzione alla prostituzione minorile.

    Il nuovo quadro accusatorio si desume dalle motivazioni della sentenza della Corte di Cassazione che nel novembre dell’anno scorso aveva riqualificato il reato per il quale don Seppia era stato condannato nei primi due gradi di giudizio: da tentata induzione alla prostituzione minorile a tentati atti sessuali con minorenni. La Suprema Corte aveva quindi annullato parzialmente la sentenza di appello con rinvio parziale ad un nuovo giudizio presso la Corte di appello di Genova. Che dovrà tenere conto delle indicazioni fornite dai giudici di ultima istanza. Spiega a ilfattoquotidiano.it l’avvocatoPaolo Bonanno, difensore del sacerdote: “La Cassazione ha accolto la nostra richiesta di considerare la continuazione fra i reati sessuali e quelli di spaccio di stupefacenti e di conseguenza la Corte d’Appello dovrà applicare una sorta di sconto sulla pena irrogata in precedenza. Inoltre i giudici di merito avevano considerato equivalenti l’aggravante della cessione di droga a minorenni e l’attenuante della modica quantità della sostanza. Ma la nuova normativa ridefinisce come un reato autonomo, punibile con una pena da 6 mesi a 4 anni, quella che era un’attenuante e come da noi richiesto i giudici di appello dovranno tenerne conto nelle determinazione della nuova pena”.

    C’è infine un ulteriore assetto in senso strettamente tecnico. La legge prevede che la detenzione in custodia preventiva non possa mai superare i quattro anni. E così si giungerebbe al 13 maggio 2015, data nella quale è escluso che il nuovo giudizio di Appello, nonché l’eventuale pronuncia della Cassazione, possano essere già stati emessi. Se l’istanza di scarcerazione del difensore sarà accolta Don Seppia potrà quindi uscire dal carcere e in attesa di conoscere la propria sorte giudiziaria sarà ammesso alla penitenza, invero non troppo pesante, della comunità di recupero. Dove lo attende una spartana ma non afflittiva disciplina. Ore 7,15 del mattino la recita delle Lodi, la sera l’Adorazione e il Vespro. Durante la giornata, il sacerdote dovrà svolgere dei lavori perché in quella comunità vige la regola di San Benedetto: Ora et labora.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/03/17/genova-don-seppia-vicino-scarcerazione-potrebbe-tornare-dire-messa/1514147/

  • Per il prete pedofilo amico di Alemanno arriva la condanna

    Per il prete pedofilo amico di Alemanno arriva la condanna

    Don Ruggero Conti operava nella parrocchia di Selva Candida quando fu accusato di violenze sui minori

    «La Corte di Cassazione ha confermato definitivamente la condanna di don Ruggero Conti accusato di violenza sui minori»: lo riferisce il vicario generale della diocesi di Porto-Santa Rufina, monsignor Alberto Mazzola, sottolineando che il vescovo e tutta la comunità «rinnovano la più sentita vicinanza a tutte le vittime di questa grave e penosa vicenda».

    GLI EPISODI INCRIMINATI – I fatti addebitati a don Conti, sospeso dal sacerdozio dal 2011, risalgono a quando operava, tra il 1998 e il 2008, nella parrocchia romana nel quartiere di Selva Candida. Nel maggio 2013 la III Corte d’appello di Roma lo aveva condannato a 14 anni e 2 mesi di reclusione; per Conti, sentenziata anche la prescrizione per tre episodi contestati.

    ROMA CAPITALE PARTE CIVILE – Per l’ex parroco scattarono le manette nel giugno del 2008, proprio mentre stava organizzando con l’oratorio il viaggio per partecipare alla Giornata Mondiale della Gioventù. Nel giugno 2009 all’inizio del processo di primo grado fu uno dei leader Radicali, Marco Staderini, che, utilizzando una norma dello Statuto capitolino, alla prima udienza si costituì in qualità di cittadino elettore in luogo dell’amministrazione comunale che invece non ne aveva fatto richiesta. All’udienza successiva, l’amministrazione tentò di inserirsi nel processo, ma il Tribunale ne negò la costituzione, ritenendo la proposta tardiva. Sono stati i giudici d’appello a ritenere un equivoco quanto registrato in primo grado, ammettendo Roma Capitale quale parte civile. Allora il Pd ricordò che don Ruggero era stato «l’ex garante per le famiglie e le periferie del sindaco Alemanno».