Roma, (askanews) – E’ a Roma per le sue bambine Anthony Foster, intervistato fuori dall’hotel Quirinale a margine dell’incontro fra il cardinale George Pell e le vittime australiane di abusi. Emma e Katie furono violentate dal loro parroco quando erano alle elementari. Emma è morta di overdose, Katie, divenuta alcolista, è paralizzata dopo un incidente stradale. “Questa era la mia famiglia perfetta… Noi l’avevamo creata. La Chiesa cattolica l’ha distrutta, perché non ha sorvegliato i suoi preti e ha permesso che dei bambini fossero violentati. Quanti casi sono? Migliaia, migliaia”. “George Pell era il vescovo ausiliare nella nostra zona ed era responsabile del prete che ha abusato le mie bambine”. “No, non ho bisogno di vedere il Papa. Io rivoglio le mie bambine. La reazione della Chiesa dovrebbe essere l’umiltà, chiederci perdono, fare tutto quello che possono per risanare la vita di tutte le vittime che ci sono. Finora abbiamo solo parole. Abbiamo bisogno di azioni concrete e di tutto il peso della Chiesa impiegato per aiutare le vittime e perché non succeda di nuovo, questo vogliamo”.
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Pedofilia, una spina nel fianco per Papa Francesco
di Marco Politi
La questione della pedofilia rischia di diventare una spina nel pontificato di Francesco. Bergoglio nei primi anni del suo papato ha imboccato una linea dura nei confronti degli abusi sessuali. Pochi mesi dopo la sua elezione (nel luglio 2013) ha inserito nel codice penale dello Stato vaticano i delitti contro i minori, sottoponendo alla giurisdizione penale tutti i membri della Curia romana e dell’amministrazione della Santa Sede.
Appena informato delle accuse circostanziate rivolte al nunzio (ambasciatore) vaticano Jozef Wesolowski a Santo Domingo, lo ha richiamato a Roma e lo ha sottoposto ad un processo canonico, al termine del quale Wesolowski è stato spogliato del suo rango di arcivescovo e ridotto allo stato laicale. Di più: il pontefice ha ordinato l’arresto del prelato degradato e ha ordinato che fosse istruito contro di lui anche un processo penale con la partecipazione di una rappresentanza della stampa internazionale.
La morte per infarto dell’ex nunzio polacco (nella notte fra il 27 e il 28 agosto 2015) gli ha evitato questa vergogna. Ma la svolta di Francesco a riguardo è stata radicale. Mai un arcivescovo, membro del corpo diplomatico della Santa Sede, era stato oggetto di una punizione così esemplare e pubblica. Per fare un paragone basti ricordare che in presenza dei crimini sessuali di Marcial Maciel, fondatore e capo dei Legionari di Cristo, Benedetto XVI lo aveva allontanato dalla guida del movimento e gli aveva imposto una vita appartata, ma non aveva avuto il coraggio di sottoporlo a processo.
Francesco ha proseguito la sua opera di contrasto agli abusi, creando una commissione pontificia incaricata di elaborare nuove linee guida per la protezione dei minori. La commissione è presieduta dal cardinale di Boston Sean Patrick O’Malley, che nella sua diocesi funestata per decenni da preti predatori (come racconta con precisione il film Il caso Spotlight) aveva fatto una grande operazione di pulizia. A far parte della commissione – anche questa un’assoluta novità – sono state chiamate due vittime: l’irlandese Marie Collins, abusata a tredici anni da un prete, e l’inglese Peter Saunders che ha fondato nel suo paese la National Association for People Abused in Childhood, un’organizzazione di sopravvissuti all’abuso.
Infine il papa argentino ha creato recentemente un tribunale speciale presso la Congregazione per la Dottrina della fede per giudicare l’“abuso di ufficio” di quei vescovi che non hanno dato seguito alle denunce di pedofilia loro pervenute. Un nuovo organismo, che in linea di principio dovrebbe permettere a ogni fedele in qualsiasi parte del mondo di portare in giudizio i vescovi insabbiatori o che rimangono inerti a fronte di segnalazioni di abusi.Inutile dire che tutta questa strategia in molta parte dell’apparato ecclesiastico, abituato da secoli all’omertà, non ha incontrato entusiastica approvazione né un concreto appoggio. Le difficoltà sono cominciate proprio con la commissione per la tutela dei minori. Nel marzo 2014 il pontefice aveva creato un organismo snello composto di otto persone: quattro donne e quattro maschi, quattro laici e quattro chierici. Il primo segno di resistenza da parte dell’apparato ecclesiastico a Roma e nel mondo è venuto dalle critiche che la commissione sarebbe stata troppo ristretta e non rispecchierebbe l’universalità della Chiesa. Così è stato perso un anno alla fine del quale la commissione è stata ampliata a 17 membri. Ma la battaglia più forte è divampata sul ruolo della commissione stessa. Tra quanti considerano l’organismo uno strumento per fare pulizia all’interno della Chiesa dei preti predatori ancora esistenti e dell’omertà episcopale e per portare alla luce crimini tuttora rimossi e quanti invece puntano a fare unicamente lavoro di prevenzione per il futuro, lasciando di fatto gli scheletri negli armadi.
Simbolo e vittima di questa battaglia è Peter Saunders, che ha espresso forti critiche per l’inerzia della commissione oltre che su casi specifici come le accuse rivolte in Australia al cardinale George Pell di avere coperto preti pedofili quando era vescovo di Melbourne e Sidney, e per questo a febbraio scorso è stato estromesso dalla commissione con la singolare motivazione che “si prenderò un periodo di aspettativa per riflettere come egli possa contribuire nel modo migliore al lavoro (del gruppo)”. Al fondo c’è una questione cruciale, che costituisce la cartina di tornasole per giudicare la serietà o meno delle gerarchie ecclesiastiche nell’opera di contrasto agli abusi del clero: il problema delle denuncia alla magistratura. Marie Collins, membro della commissione e vittima, ha sempre dichiarato che si tratta di un “passo decisivo” (se la vittima è d’accordo).
Ma su questo punto la resistenza di gran parte delle gerarchie ecclesiastiche di tutto il mondo è stata strenua e a tutt’oggi vincente. Tranne nei casi dove lo impone la legge del paese, la maggioranza degli episcopati mondiali non vuole sentire parlare di obbligo di denuncia. Tipico il caso della Conferenza episcopale italiana, che scantona affermando che il “vescovo non è pubblico ufficiale”.
Il cardinale O’ Malley dinanzi a questo atteggiamento di sabotaggio radicato nell’apparato ecclesiastico è stato costretto a dichiarare che la denuncia alle autorità civili è un “obbligo morale”. Ma è troppo poco.
L’atteggiamento di resistenza passiva alla strategia di tolleranza zero, che Francesco vorrebbe perseguire, si manifesta inoltre nella realizzazione pratica delle Linee-guida, che già Benedetto XVI aveva chiesto ad ogni conferenza episcopale di elaborare per contrastare efficacemente il fenomeno degli abusi.Ci sono paesi dove ogni anno si presentano rapporti che informano sullo stato della questione. Stati Uniti e Svizzera, per citarne alcuni. Ci sono paesi in cui c’è un vescovo incaricato dalla conferenza episcopale di seguire tutto il dossier-abusi a livello nazionale: per esempio in Germania. Ci sono paesi dove è stata creata una commissione di indagine indipendente: vedi l’Austria, dove agisce il cardinale Christoph Schoenborn. E dove sono stati elaborati criteri per i risarcimenti.
C’è una massa di conferenze episcopali, al contrario, dove regna una voluta passività. L’Italia è in testa a questo esercito di inerti. La Cei non ha impegnato i vescovi a istituire in ogni diocesi centri di ascolto per le vittime. Non si pubblica nessun rapporto su quanto avviene (e molti casi di negligenza vengono segnalati costantemente dalle organizzazioni italiane di contrasto alla pedofilia). Non c’è nessun rappresentante ecclesiastico diocesano né nazionale a cui chiedere conto. Non c’è nessuna direttiva sui risarcimenti. Non c’è nessuna indagine sui crimini del passato ancora nascosti.
La lotta su un aspetto essenziale del riformismo di papa Bergoglio si svolge su questo terreno. Ed è, dietro le quinte, una lotta accanita. Non a caso la lettera che un gruppo di vittime australiane ha inviato a Francesco, chiedendogli un incontro, accenna alla necessità di un “impegno in favore dei bambini del passato e dei bambini del futuro per attuare misure affinchè ciò non si ripeta mai più”. In altre parole, non è possibile parlare di prevenzione se non si indaga attivamente e non si scoperchiano i crimini del passato.
E a proposito di passato, resta una ferita aperta il mancato incontro di Francesco in Messico con le vittime di Marcial Maciel, capo dei Legionari di Cristo. Papa Bergoglio ha già incontrato altre vittime in Vaticano e negli Stati Uniti. Tutte le vittime sono eguali, ma non tutte le vicende sono identiche. Il caso messicano è particolare, perché la denuncia degli episodi criminosi era arrivata direttamente in Vaticano ed aveva assunto la forma di un regolare procedimento di fronte alla Congregazione della Dottrina della fede, allora guidata dal cardinale Joseph Ratzinger. E lì, in spregio alla legge canonica, si era arenata. Per quanto si è potuto ricostruire Raztinger ha incontrato ostacoli a suo tempo nella Segreteria di Stato e nella segreteria personale di Giovanni Paolo II. Non si voleva toccare l’immagine di una organizzazione potente e influente come i Legionari di Cristo.
Benedetto XVI, recandosi in Messico nel 2012, rifuggì dall’incontro che le vittime gli avevano chiesto. La loro richiesta di un colloquio con Francesco a Città del Messico nel febbraio scorso non ha avuto seguito. Ma il loro diritto ad un faccia a faccia con il pontefice resta. Perché si tratta di un insabbiamento avvenuto ai massimi livelli del Vaticano.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/03/03/pedofilia-una-spina-nel-fianco-per-papa-francesco/2514943/
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Preti pedofili, il cardinale Pell: «Io ingannato dai miei superiori»
Il «ministro» dell’Economia vaticano, accusato di aver coperto gli abusi, ammette: «Potevo fare di più». Le vittime arrivate a Roma chiedono un incontro con il Papa
CITTÀ DEL VATICANO Il presidente della «Royal Commission» governativa su crimini pedofili Peter McClellan gli dice che la sua testimonianza «non ha assolutamente senso», la legale Gail Furness che «è completamente implausibile». Stanotte il cardinale australiano George Pell deporrà per la quarta volta, dalle 21 alle 3 di giovedì, sempre in collegamento video con l’Australia dall’Hotel Quirinale di Roma, per quella che dovrebbe essere l’ultima seduta. E l’«audizione», più simile a un processo, si fa sempre più dura per il «ministro» dell’Economia vaticano: accusato di aver coperto i preti pedofili negli Anni Settanta e Ottanta, Pell ripete di non aver mai saputo nulla, «era un mondo di crimini e occultamenti», e punta il dito contro i superiori di allora; la Commissione australiana lo incalza sui singoli casi e non ha affatto l’aria di credergli.
«Un mondo di crimini»Dopo il caso del prete pedofilo seriale Gerald Ridsdale, spostato da una parrocchia all’altra mentre abusava di 54 bambini – Pell aveva detto che Ronald Mulkearns, il vescovo di Ballarat del quale era consulente, aveva mentito e lo tenne «all’oscuro» di tutto – nell’ultima deposizione si è parlato tra altro di Peter Searson, altro pedofilo seriale della parrocchia di Doveton, «uno dei preti più sgradevoli che abbia mai incontrato», ha commentato il cardinale. Pell dal 1987 era vescovo ausiliare dell’arcivescovo di Melbourne Thomas Francis Little, morto nel 2008. «L’arcivescovo Little sembrava incapace di affrontare padre Searson, o almeno di fornire informazioni adeguate sulla situazione», ha detto Pell, alludendo al fatto che le dimissioni dell’arcivescovo nel ’96 fossero state sollecitate. Il cardinale sostiene che Little e il «Catholic Education Office» gli avevano nascosto le accuse di pedofilia contro Searson. Come gli era accaduto nella diocesi di Ballarat, con Ridsdale: «È un mistero ma in ambedue i casi, per qualche ragione, occultarono tutto». Gail Furness gli ha chiesto se non sia «straordinario» che fosse stato ingannato due volte dalle autorità ecclesiastiche, a Ballarat come a Melbourne, e Pell ha replicato: «Avvocato, era un mondo straordinario. Un mondo di crimini e occultamenti e la gente che non voleva fosse disturbato lo status quo».
«Avrei dovuto fare di più
La commissione ha chiesto a Pell anche del caso di Edward Dowlan, sacerdote a Ballarat et Melbourne, più tardi condannato per abusi su una ventina di studenti: «Non sapevo esattamente quello di cui era accusato. Non mi ricordo i dettagli, solo che c’erano delle voci su ciò che faceva con i giovani. Mi dispiace di non aver fatto di più in quel momento», ha detto il cardinale. Dice che aveva fatto delle supposizioni, gli ha chiesto il presidente, ma si è informato? «No, non l’ho fatto», ha risposto Pell. «Avrei dovuto fare di più».
Le vittime
L’ultima audizione si sarebbe dovuta concludere alle 2 ma è andata avanti fino alle tre di notte. Il gruppo di quindici vittime arrivate a Roma chiede un incontro con Francesco: «A Pell non importa di noi, siamo qui perché vogliamo fare qualcosa per le future generazioni di bambini», spiega uno di loro, Phil Nagle, all’uscita dell’hotel. Il cardinale ha fatto diffondere dai suoi uffici una dichiarazione nella quale dice che sarebbe «felice di assisterli nella richiesta di incontrare papa Francesco, ma deve fare riferimento ai responsabili ufficiali per queste richieste». Pell assicura di essere disposto a incontrare le vittime: «ll cardinale vorrebbe potere ascoltare i sopravvissuti e gli incontri privati offrono una opportunità a questo fine, piuttosto che incontri allargati dove non tutti possono essere in grado di raccontare la loro storia e le emozioni possono dilagare. I sopravvissuti sono benvenuti nel portare una persona a loro sostegno durante gli incontri, ma a causa della natura privata e pastorale degli incontri non sarebbe opportuna la presenza dei media o dei rappresentanti legali». Alcune vittime incontreranno giovedì un componente della pontificia Commissione per la tutela dei minori istituita da Francesco come strumento di consiglio per le misure di protezione e prevenzione in tutto il mondo, e della quale fanno parte altre vittime di preti pedofili.
http://www.corriere.it/cronache/16_marzo_02/preti-pedofili-cardinale-pell-io-ingannato-miei-superiori-vaticano-37e37494-e06e-11e5-a744-ac338b23c563.shtml
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Pell, gli abusi e quella mentalità da cambiare
Pedofilia: emergono nuovi casi di vecchie coperture e omissioni negli Usa, mentre il cardinale Prefetto dell’Economia continua la sua deposizione. Le norme anti-pedofili ci sono, ma non bastano.
ANDREA TORNIELLI – CITTÀ DEL VATICANOMentre il meritato successo del film «Spotlight» sta riaccendendo i riflettori sulla nota triste vicenda delle coperture di cui hanno goduto per decenni i preti pedofili seriali in una delle diocesi più importanti degli Stati Uniti, quella di Boston, il cardinale George Pell, «ministro dell’Economia» vaticano, continua la sua deposizione a distanza di fronte alla Royal Commission del governo australiano. Nelle ultime ore nuove notizie da Oltreoceano: un report del gran jury reso noto ieri afferma che il vescovo emerito di Altoona-Johnstown, Joseph V. Adamec, e il suo predecessore James J. Hogan, hanno coperto abusi su minori avvenuti negli ultimi quarant’anni. I crimini di almeno cinquanta sacerdoti o religiosi coinvolti sarebbero stati «sistematicamente nascosti per proteggere l’immagine della Chiesa».
Ancora ombre inquietanti che emergono dal passato e che raccontano sempre la stessa storia, la stessa che va in scena nel set della videoconferenza con la Royal Commission australiana: vescovi che sapevano e hanno taciuto per non creare scandalo. Preti pedofili seriali trasferiti di parrocchia in parrocchia senza che chi aveva il dovere di fermarli lo facesse. Una patina di silenzio, di omertà, di generale sottovalutazione. E, ciò che è peggio, una totale mancanza di sensibilità verso le vittime di questi «sacrifici diabolici», come li ha definiti senza mezzi termini nei giorni scorsi Papa Francesco sul volo di ritorno dal Messico.
Ora, fino a questo momento non è emersa alcuna vera «pistola fumante» contro il cardinale Pell. Non ci sono testimonianze inconfutabili dalle quali emerga che l’uomo chiave delle finanze vaticane fosse a conoscenza degli abusi commessi da prete pedofilo seriale Gerald Ridsdale, e del fatto che questi venisse protetto e coperto dal vescovo di Ballart Ronald Austin Mulkearns.Pell, da sacerdote e collaboratore di Mulkearns, aveva preso parte a una riunione nel 1982, durante la quale si decise di trasferire per la sesta volta il pedofilo Ridsdale, ma continua a sostenere di essere stato all’oscuro delle vere ragioni del trasferimento, che il vescovo avrebbe tenuto per sé. «Non avevo ragione di volgere la mia mente al male che Ridsdale perpetrava», ha affermato il cardinale, suscitando la reazione indignata delle vittime, «non ero a conoscenza delle motivazioni del trasferimento». I giudici della Royal Commission su questo punto non appaiono troppo propensi a credergli, e affermano che «Pell non poteva non sapere»: affermazione destinata a rimanere debole dal punto di vista giuridico. Pell ha giurato sulla Bibbia di dire tutta la verità, ripete di non essere stato a conoscenza delle responsabilità di Ridsdale e finora non sono emerse evidenze in grado di smentirlo.
Questi trascorsi e queste accuse non erano ignote alla Santa Sede. Non è un mistero che Benedetto XVI avesse pensato di richiamare il porporato australiano arcivescovo di Sidney a Roma già nel 2010, come Prefetto della Congregazione dei vescovi, il dicastero che collabora con il Papa per designare i pastori delle diocesi. Gli venne preferito il canadese Marc Ouellet anche a motivo di quei trascorsi, che pur in mancanza di accuse provate e precise avrebbero comunque reso complicato il suo ruolo di selezionatore delle nuove gerarchie ecclesiali.
Ma l’assenza, fino a questo momento, di responsabilità precise non rende meno sconfortante il quadro che emerge e che va ben oltre la persona del cardinale Pell. Ancora una volta siamo messi di fronte a una realtà tremenda.Siamo di fronte a vescovi che, come nel caso di Mulkearns e ora dei due prelati statunitensi messi sotto accusa dal gran jury, invece di proteggere le vittime – bambini e bambine innocenti, violati nell’anima, «mangiati», segnati a vita da un peso insostenibile – hanno protetto i carnefici, permettendo di fatto a loro di continuare con i loro atti immondi.
È noto, e viene ripetuto in queste ore, che la Chiesa ha preso coscienza con grave ritardo del fenomeno, ma ha fatto pulizia. Questo è vero se ci si riferisce alle norme, alle leggi. Benedetto XVI, che da cardinale aveva dovuto ingoiare più di qualche rospo in quanto impossibilitato ad agire come avrebbe voluto dalle coperture offerte dalla corte wojtyliana (il caso Maciel docet), dopo essere divenuto Papa ha stabilito una legislazione d’emergenza. Da questo punto di vista, come istituzione, la Chiesa cattolica, che pure non ha mai avuto né la triste esclusiva né il triste primato su questo fenomeno, ha agito con fermezza e determinazione.
Ma c’è dell’altro. C’è altro che emerge dalle vicende di questi giorni, al di là delle responsabilità o delle mancate responsabilità personali di questo o di quel prelato. Le leggi e le norme non bastano, se non cambia la mentalità. Se i vescovi non comprendono che devono essere e comportarsi da padri innanzitutto per le vittime. Se non comprendono che il buon nome della Chiesa non si salva nascondendo, minimizzando, occultando. Si salva agendo, mettendo in condizione gli accusati di non nuocere in attesa di verificare la fondatezza delle accuse. Si salva manifestando paternità, vicinanza, accoglienza, assistenza alle vittime e alle loro famiglie. Non basta citare le statistiche, per affermare che la maggior parte degli abusi sui minori avviene in famiglia e che il fenomeno comunque interessa trasversalmente tante diverse comunità religiose.Papa Ratzinger ebbe il coraggio di presentare, attirandosi le critiche per lo più sommerse di molti sedicenti «ratzingeriani», il volto di una Chiesa «penitenziale», cosciente che il più grave e terribile attacco contro di essa arrivava dall’interno, dal peccato al suo interno, e non dagli attacchi esterni.
Che la mentalità non sia ancora cambiata e che tanto lavoro ci sia ancora da fare lo dimostrano i fatti di cronaca. Per rimanere all’Italia, dove il clericalismo è mentalità radicata e dove si vorrebbe far credere che il fenomeno quasi non esista, basta citare il caso avvenuto lo scorso dicembre – non nel dicembre 1970! – in una diocesi del Sud e riportata dai giornali locali. Un prete è stato fermato dai carabinieri mentre si trovava in auto con un ragazzino. Si è scoperto che gli abusi andavano avanti da anni e che il sacerdote aveva da tempo presentato al vescovo le dimissioni dalla parrocchia. Sono state rese note intercettazioni telefoniche nelle quali si sente il vescovo, a conoscenza delle accuse e dell’indagine, rassicurare il prete. È vero, le norme di sono. C’è bisogno di vescovi che le applichino.
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Pell, secondo interrogatorio: “Pedofilia di un prete? Storia triste ma di non grande interesse”
Il porporato ha negato di essere stato a conoscenza degli abusi di Gerald Ridsdale, da lui spostato di parrocchia in parrocchia. Il sacerdote, attualmente in carcere, è stato condannato per 138 reati commessi ai danni di 53 vittime. Il cardinale ha dichiarato di avere il “pieno appoggio di Papa Francesco”
“La pedofilia di un prete? Storia triste ma non di grande interesse per me”. Ha risposto così il cardinale australiano George Pell al secondo interrogatorio della Commissione del suo Paese che indaga sugli abusi sessuali commessi dal clero. Il porporato ha negato di essere stato a conoscenza della pedofilia di padre Gerald Ridsdale, da lui spostato di parrocchia in parrocchia. Il sacerdote, attualmente in carcere, è stato condannato per 138 reati commessi ai danni di 53 vittime. Pell condivise l’alloggio con lui quando erano giovani preti e lo accompagnò anche alla prima udienza del processo a suo carico nel 1993.
Ai giornalisti il cardinale ha dichiarato di avere “il pieno appoggio diPapa Francesco” che, il giorno dopo la prima delle quattro audizioni via webcam con la Commissione australiana che indaga sugli abusi, lo ha ricevuto in udienza privata. Ma i giudici che stanno interrogando Pell sono convinti che il cardinale fosse a conoscenza della pedofilia del suo clero e che abbia insabbiato per anni gli abusi e lo hanno ribadito diverse volte durante l’interrogatorio. La legale della Commissione riunita a Ballarat,Gail Furness, ha incalzato il porporato sottolineando che “dato che i sacerdoti sono esseri umani come tutti certamente avranno parlato tra di loro circa le ragioni vere dei trasferimenti”. Ma Pell ha ribattuto che “gli esseri umani in diverse categorie hanno approcci molto diversi a tali questioni. Noi lavoriamo nell’ambito della morale cristiana e la discussione dei difetti degli altri non è ben vista”.
Alla domanda se accettava responsabilità per i trasferimenti delpadre Ridsdale da una parrocchia all’altra e per non averlo invece rimosso e denunciato alla polizia, Pell ha risposto di no. I commissari hanno anche voluto approfondire il ruolo del cardinale accanto a monsignor Ronald Mulkearns, suo predecessore a capo della diocesi di Melbourne. Il suo incarico iniziato nel 1977gli consentiva di aiutare il vescovo in varie questioni concernenti le nomine e gli spostamenti di sacerdoti da una parrocchia all’altra. Per questa ragione, dopo aver rivolto al porporato domande su padre Ridsdale, la dottoressa Furness si è concentrata proprio sul periodo in cui Pell, da sacerdote, lavorò nell’ufficio del vescovo. In quel periodo molti preti furono trasferiti all’improvviso, a volte quasi di nascosto, perché probabilmente avevano abusato di bambini. Ma Pell ha sempre sostenuto che allora nessuno ipotizzò mai che quei sacerdoti “fossero pedofili e che venissero allontanati per questo motivo”.
Il capo della Commissione, Peter McClellan, ha contestato al cardinale che tutti i consultori del vescovo sapevano che padre Ridsdale fosse pedofilo e che abusasse dei bambini: “È possibile che nessuna di queste persone abbia condiviso con lei ciò che si raccontava sul conto di Ridsdale?”. “Queste informazioni – ha risposto Pell – non vennero affrontate nelle riunioni dei consultori del vescovo”. Il cardinale ha anche sostenuto di essere stato ingannato da monsignor Mulkearns. In realtà, ha affermato Pell, “potevano esserci altre ragioni per spostare un sacerdote: irrequietezza, scarsa propensione ai rapporti umani, disguidi con colleghi. Per quanto riguarda padre Ridsdale nessuno – ha giurato il cardinale – esplicitò le ragioni, ma era chiaro che ci dovevano essere dei motivi di fondo”.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/03/01/pell-secondo-interrogatorio-pedofilia-di-un-prete-storia-triste-ma-di-non-grande-interesse/2508100/ -

Il Vaticano vince l’Oscar per la pedofilia. Hollywood chiede ancora giustizia. Il cardinale Pell ammette “fatti tremendi”
di Francesco Bonazzi
In una delle scene più azzeccate del “Caso Spotlight”, il film sulla pedofilia nel clero americano che ha vinto l’Oscar, il cardinale di Boston convoca il nuovo direttore del locale Globe, ebreo e per questo sospettato di muoversi per pregiudizio religioso, e gli regala un catechismo per adulti. Insomma, lo invita a convertirsi e a non rompere le scatole. Eppure, anziché fare proselitismo in mondo tanto arrogante, sarebbe bastato aprire quel catechismo per ripassare alcuni concetti semplici e chiari: “Non commettere atti impuri” (sesto comandamento) e “Chi scandalizza anche solo uno di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina” (Matteo, 18,6). Le regole spesso ci sono già, basta rispettarle. E le regole negli Stati Uniti sono importanti. Da quelle parti barare e mentire sono crimini (da noi decisamente un po’ meno). Forse sarà per questo che lo scandalo della pedofilia dall’altra parte dell’Oceano è una ferita ancora aperta. Una ferita che ha prodotto un film molto bello come questo, scritto da Tom Mc Carthy e Josh Singer, e che ha costretto la Chiesa cattolica a rinnovarsi (e a svenarsi). La vicenda raccontata dal film è venuta fuori nel 2002 ed è stato grazie a un’inchiesta da manuale, di quelle come si facevano sulla carta stampata quando i giornalisti avevano il tempo di lavorare su un caso anche per diverse settimane.
COPERTURE – Il Boston Globe, con un team di “inchiestisti” chiamato appunto “Spootlight”, riesce a inchiodare 90 sacerdoti dell’arcidiocesi e accusa il cardinalBernard Francis Law di aver coperto i preti pedofili. Alla fine Law verrà trasferito a Roma, dove fino al 2011 è stato arciprete della basilica di Santa Maria Maggiore. Non esattamente una diminutio. Ma si sa, la misericordia è una virtù. Il problema degli abusi sui minori nella Chiesa nord-americana, tuttavia, non riguardava solo il New England. Nel 2004, nel pieno degli scandali sulla pedofilia, la conferenza episcopale Usa affidò uno studio mirato al John Jay College of Criminal Justice della City University of New York per tentare di dare dei contorni più precisi al fenomeno. Ebbene, l’indagine confermò la fondatezza di 6.700 accuse nei confronti di 4.392 preti statunitensi tra il 1950 e il 2002, ovvero circa il 4% del totale. Gran parte dei casi erano stati maneggiati dalle varie diocesi nella massima segretezza, con risarcimenti diretti alle famiglie in cambio del silenzio totale. Ma dopo l’inchiesta del Boston Globe furono in molti a prendere coraggio e a uscire dall’ombra e dalla vergogna.
SBANCATI – Qualche flash. La diocesi di Fairbanks, in Alaska, ha dovuto pagare un risarcimento a 150 vittime, per fatti avvenuto tra il 1950 e gli anni Ottanta, e alla fine ha dichiarato bancarotta. Per gli stessi motivi, ha finito per portare i libri in tribunale anche la diocesi di Milwaukee, nello stato del Wisconsin. Decine di casi sono emersi a Filadelfia, in Pennsylvania, e a Chicago la Chiesa ha patteggiato (o versato su condanna) circa 80 milioni di dollari, per un totale di circa 250 casi di pedofilia. A Los Angeles sono stati scoperti 113 sacerdoti, che nel 2007 sono “costati” alla loro diocesi la cifra-monstre di 660 milioni.
LE SCUSE – Appena vinto l’Oscar, Michael Sugar, produttore de “Il caso Spotlight”, si è rivolto al Vaticano: “Papa Francesco, è ora di proteggere i bambini e di restaurare la fede”. Diciamolo, per la Chiesa di Roma questo film di enorme successo è un pugno nello stomaco perché riaccende i riflettori su uno scandalo planetario e riapre ferite ricucite a fatica e con esborsi di denaro notevoli. In ogni caso, è giusto ricordare che già due papi hanno risposto sulla pedofilia negli Usa. Ad aprile del 2008, Benedetto XVI andò a Washington in visita a George Bush e disse: “Proviamo una profonda vergogna e faremo tutto il possibile perché questi fatti non si ripetano più”. Quanto a Bergoglio, ha fatto cose impensabili fino a qualche anno fa. Lo scorso 27 settembre, a Philadephia, ha voluto incontrare alcune vittime di preti pedofili e poi ha arringato duramente i vescovi: “Sappiate che mi vergogno per questi abusi, Dio piange. E i responsabili dovranno renderne conto”. Poi, certo, l’industria del cinema americano non fa mai sconti al Vaticano, dal Padrino parte terza, ad Angeli e Demoni fino a questo Spotlight da Oscar, passando per i meno noti Philomena di Stephen Frears e il durissimo Dogma di Kevin Smith.
L’ammissione di Pell. In Australia fatti tremendi
di Giorgio Ferrini
Nelle stesse ore in cui “Il Caso Spotlight” conquistava la statuetta dorata dell’Oscar per il miglior film, c’era un cardinale che deponeva proprio in un processo sui casi di pedofilia. Non è stato mediaticamente fortunato George Pell, scelto da Papa Francesco come suo ministro dell’Economia per dare un segnale di rinnovamento e trasparenza nelle segrete stanze vaticane, ma ancora inseguito dall’onda lunga degli scandali sessuali avvenuti quando guidava l’episcopato australiano. Scandali che ovviamente non dispiacciono più di tanto ai suoi avversari tra le Mura leonine (vedi articolo a fianco). Pell, 75 anni a giugno, ha testimoniato in videoconferenza dall’Hotel Quirinale di Roma davanti alla Commissione d’inchiesta australiana sulla risposta delle istituzioni agli abusi sessuali su minori avvenuti negli anni Settanta e Ottanta. Si tratta della prima di quattro deposizioni, che andranno tutte in scena in questi giorni, a partire dalle 22. Subito dopo la seduta di esordio, il porporato si è fatto ricevere da Bergoglio, al quale ha spiegato la propria linea difensiva.
MEA CULPA – Nella prima deposizione Pell non si è nascosto dietro a un dito. “La Chiesa cattolica ha commesso errori tremendi, ma sta lavorando per rimediare. Ha causato gravi danni in molti luoghi e ha deluso i fedeli”, ha ammesso l’ex arcivescovo di Melbourne e poi di Sydney, ora prefetto degli Affari economici del Vaticano. Dopo di che ecco quasi uno slogan: “Non sono qui a difendere l’indifendibile”. In quei giorni la Chiesa era “fortemente propensa” a prendere per buone le smentite degli abusi da parte di chi ne era accusato. L’istinto allora era più di “proteggere dalla vergogna l’istituzione”, ha continuato Pell, che ha tuttavia negato di aver avuto alcuna conoscenza delle malefatte dei preti pedofili che operavano nella diocesi di Ballarat, in cui era viceparroco e assistente del vescovo Ronald Mulkearns.
TRASFERIMENTI – Alla sua prima deposizione hanno assistito 14 vittime di abusi sessuali. Il cardinale ha ammesso che la maniera in cui il prete pedofilo Gerald Ridsdaleè stato trasferito da una parrocchia all’altra, invece di essere denunciato alla polizia, è stata una “catastrofe” che gli ha consentito di continuare ad abusare di ragazzini. Ridsdale oggi è in carcere dopo essere stato condannato per 138 capi d’imputazione ai danni di ben 53 vittime. Che cosa c’entra con lui Pell? Solo una coincidenza: avevano condiviso l’alloggio quando erano giovani sacerdoti appena ordinati. Va detto che la modalità delle deposizioni è stata scelta per via delle condizioni di salute che in questa fase non consentono a Pell di affrontare un lungo viaggio. Ma come ha raccontato Andrea Tornielli su Vatican Insider, il cardinale s’è comunque trovato in compagnia, visto che in albergo c’erano alcuni seminaristi australiani e una delegazione delle vittime che aveva organizzato una colletta per godersi la diretta italiana dell’audizione.
Il ministro dell’Economia è divenuto sacerdote nel 1966 ed è diventato ben presto uno dei consiglieri di Mulkearns, accusato di aver sistematicamente insabbiato le denunce di pedofilia che toccavano alcuni preti della sua diocesi. Non solo, l’ex vescovo avrebbe perfino nascosto dei documenti compromettenti, ovviamnente per il “buon nome” della Chiesa tutta. Va detto che invece a Pell viene solo addebitato di aver ospitato, in una zona dell’arcidiocesi della quale era responsabile, un sacerdote pedofilo. In Australia è però ritenuto da molti uno che “non poteva non sapere”,anche se lui ha sempre negato di essere stato a conoscenza tanto degli abusi quanto dei trasferimenti prudenziali di pedofili. -

Pell fa l’arrogante: “Il Papa mi appoggia”. Ma si mette male: gli contestano mancati provvedimenti
Arrivato alle 22 in punto, ora italiana, all’Hotel Quirinale, il cardinale George Pell si è presentato per la seconda volta davanti ai membri della Commissione Reale australiana dopo le 4 ore di videoconferenza di domenica sera. La Sala Verdi appare oggi meno affollata e il ministro delle finanze vaticane prima di avviarsi alla sua postazione ha detto ai giornalisti di avere “il pieno sostegno del Papa”. Come è noto Papa Francesco e il cardinale Pell si sono incontrati faccia a faccia in Vaticano questa mattina, poche ore dopo la prima sessione del processo che si è concluso alle 2 della notte (ora italiana). Il Vaticano tuttavia non ha fornito dettagli sull’incontro di oggi. Francesco in realtà – nel volo che lo riportava dal Messico – ha detto che “i vescovi che si sono limitati a trasferire i preti pedofili debbono dimettersi”. “E’ chiaro?”, ha domandato in quella circostanza ai giornalisti per rafforzare il concetto. E, fanno sapere gli inquirenti australiani, “può accettare le dimissioni forzate di Pell a giugno, se la Commissione Reale australiana affermerà il pieno coinvolgimento del cardinale nei provvedimenti di delocalizzazione che hanno interessato i sacerdoti sospettati di abusi su minori”. Infatti, ha affermato la responsabile dell’audizione Gail Furness, “la Commissione Reale, esaminato il caso Ridsdale trasferito per 5 volte e considerata la posizione che l’attuale cardinale Pell ricopriva nel 1982, ritiene non plausibile che lui si dichiari all’oscuro dalle ragioni che avevano indotto il vescovo Ronald Mulkearns a questi provvedimenti.
“Se ci fossero oggi prove che le vere ragioni erano state dette nelle riunioni che facevamo, allora sarà plausibile quanto lei afferma. Altrimenti si tratta di sciocchezze”, ha replicato con una certa dose di arroganza Pell. Il cardinale – che l’inglese Saunders, per questo messo in aspettativa nella Commissione vaticana per i minori, ha recentemente definito “sociopatico” proprio per il suo distacco dal dolore degli altri – sembra non essere per nulla toccato dalla presenza di 15 vittime che gli contestano di non averle salvate dalle grinfie dei loro stupratori, mentre forse avrebbe potuto farlo semplicemnete aprendo gli occhi su quanto accadeva accanto a lui. E addirittura è arrivato a chiedere di poter suggerire alla Commissione che lo interroga “un diverso metodo di lavoro”. “Sappiamo noi cosa fare”, lo ha zittito la dottoressa Gail Furness, che ha aperto la seduta presentando una serie di prove che sono state fornite da una delle vittime che sarebbe stata abusata da padre Gerald Ridsdale accusato di aver commesso 130 abusi su bambini di età inferiore ai 14 tra i 1960 e 1980. Uno dei casi esaminati questa sera dalla Commissione Reale australiana riguarda infatti Paul Levey, rimasto vittima di abusi sessuali negli anni ’70 presso la parrocchia di Mortlake.
Paul, “abusato sessualmente per tutto il tempo quasi tutti i giorni” all’età di 14 anni, fa parte di quel gruppo di vittime arrivato a Roma per assistere personalmente alle deposizioni del cardinale George Pell. Nel corso della seconda giornata di interrogatori, i membri della CAR hanno manifestato una certa impazienza nei riguardi del presule australiano, che al momento dei fatti – lo ricordiamo – era vicario del vescovo Ronald Mulkearns. Pertanto
la dottoressa Furness ha chiesto a Pell perché padre Ridsdale, accusato di questi crimini, sia stato semplicemente spostato di parrocchia in parrocchia invece di essere segnalato alla polizia. Pell ha dichiarato che i provvedimenti che il vescovo Mulkearns e monsignor Fiskilini adottarono nei riguardi di Ridsale sono “inaccettabili” perché “sono stati un rischio per i bambini di Inglewood”.
Il cardinale australiano ha affermato che all’epoca dei fatti non sapeva le circostanze che portavano Gerald Ridsdale di parrocchia in parrocchia. “Io credevo che questi continui trasferimenti riguardassero la sua formazione e che gli avrebbero garantito di ampliare la sua esperienza sul territorio”. Tuttavia il cardinale ha ammesso che questi continui cambiamenti sono un provvedimento “insolito”. E ha confermato di aver coabitato con il sacerdote proprio in quel periodo, senza però sospettare nulla circa le sue inclinazioni e i suoi comportamenti.In seguito, c’è stato un acceso scambio di battute tra Pell e la Furness sulla responsabilità della Chiesa nei riguardi dei bambini. Dopo aver detto che la triste storia di Ridsdale non era di grande interesse per lui, causando qualche malumore tra la platea di Roma e quella di Melbourne, Pell ha osservato che sta a ciascun uomo seguire una propria etica perché le cose possano procedere senza problemi e senza che si verifichino episodi spiacevoli. Inoltre ha definito “eccellente” il vicario generale dell’epoca, che era tra l’altro suo cugino, monsignor Henry Nolan, che intervenne per allontanare Paul dal sacerdote pedofilo. Ma il capo della Commissione Reale, Peter McClellan, ha insisitito più volte sulla scarsa credibilità dell’asserzione di Pell sulla propria ignoranza dei fatti che avvenivano attorno a lui e, intervenendo nell’interrogatorio ha sottolineato con impazienza che tutti i consultori del vescovo sapevano Gerald Ridsdale fosse pedofilo e che abusasse dei bambini. “E’ possibile che nessuna di queste persone ha condiviso con te ciò che si raccontava sul conto di Ridsdale?”, ha chiesto al porporato. “Queste informazioni non sono state affrontate nelle riunioni dei Consultori, al massimo si era accennato a problemi di omosessualità e non di pedofilia”, ha risposto Pell ammettendo di essere stato ingannato da monsignor Mulkearns, che gli aveva fatto credere che i 6 spostamenti del sacerdote fossero in realtà finalizzati ad una brillante carriera e che ci fosse dietro l’angolo una importante promozione. In realtà, ha proseguito, potevano esserci una serie di ragioni per cui un religioso veniva spostato, irrequietezza, scarsa propensione ai rapporti umani, disguidi con colleghi, e se anche nessuno esplicitò le ragioni, “era chiaro che ci dovevano essere dei motivi di fondo”, ha spiegato Pell.
Malgrado George Pell continui a sostenere la sua mancata conoscenza delle ragioni effettive dei trasferimenti, i membri della Commissione Reale australiana non sembrano convinti, considerato che negli anni ’70 l’attuale ministro delle finanze di Papa Francesco era una figura di alto livello all’interno della diocesi, consultore e vicario episcopale, quindi molto vicino a molte altre figure di alto livello oltre che al vescovo Mulkearns, sul quale il giudizio di Pell è apparso severo perché all’epoca “non ha preso i provvedimenti necessari affinché il ragazzo venisse allontanto da Ridsdale e che questo venisse denunciato”.
“Dato che i sacerdoti sono esseri umani come tutti – ha detto Furness – certamente avranno parlato tra di loro circa le ragioni vere dei trasferimenti”. A questo punto Pell ha relicato: “Gli esseri umani in diverse categorie hanno approcci molto diversi a tali questioni. Noi lavoriamo nell’ambito della morale cristiana e la discussione dei difetti degli altri non è ben vista”.
Mentre era sacerdote a Ballarat, dunque, George Pell era già uno dei collaboratori più stretti del vescovo Ronald Mulkearns, allora a capo della diocesi. Il suo incarico iniziato nel 1977 gli consentiva di aiutare Mulkearns su varie questioni che riguardassero le nomine e i movimenti di sacerdoti da una parrocchia all’altra. Per questa ragione, dopo aver rivolto al cardinale domande su Ridsdale, Gail Furness si è concentrata proprio sul periodo in cui Pell, da sacerdote, lavorava nell’ufficio del vescovo. In quegli anni molti sacerdoti furono oggetto di trasferimenti immediati e a volte sottaciuti perché probabilmente avevano abusato di bambini. Pell ha sempre sostenuto che allora nessuno mai aveva ipotizzato che quei sacerdoti “erano pedofili e che venivano spostati per questo motivo”.
Ma se le prime due ore dell’udienza sono state interessate dal caso di padre Gerard Ridsdale, il più famigerato pedofilo australiano, la seconda parte è stata invece incentrata nello specifico sulla drammatica esperienza dei ragazzi rimasti vittime di abusi.
Furness ha mostrato a Pell i documenti che documenterebbero i diversi reclami fatti dai genitori dei bambini nei riguardi di Ridsdale, ma lui ha sostenuto per tutto il tempo che non solo non è era a conoscenza ma che non ha mai sentito parlare del sacerdote accusato come un pedofilo. “Ma, certamente, quella gente sapeva. Posso solo ripetere ciò che ho detto prima. Intorno al 1980, sono diventato Presidente dell’Istituto di Formazione cattolica che contava 2000 studenti tra Ballarat e Melbourne. Non era un piccolo lavoro. Andavo a Melbourne almeno un paio di volte alla settimana, non ero a contatto con la vita della diocesi, come chi lavorava a tempo pieno nelle parrocchie, per questo non sapevo cosa accadeva”, ha replicato il cardinale.Alessandro Notarnicola
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Gerald Ridsdale, il prete pedofilo che ha abusato di 54 bambini
“Non sapevo che padre Ridsdale fosse un pedofilo. Certo è una storia triste, ma non era di grande interesse per me”. Potrebbe essere racchiusa in queste parole la seconda giornata di deposizioni del cardinale australiano, George Pell, interrogato dalla Commissione reale d’inchiesta che indaga sugli abusi sessuali su minori commessi dal clero australiano negli anni 1970 e 1980.
Quasi del tutto incentrata sulla figura del prete pedofilo seriale Gerald Ridsdale, condannato alla reclusione per aver abusato di 54 bambini a partire dal 1961, la videoconferenza è durata circa 4 ore scaturendo dissensi e malumori tra le vittime presenti sia Roma che a Melbourne. “Una volta si disse che era omosessuale, se ben ricordo, ma che fosse pedofilo non è mai stato detto”, ha affermato il prefetto delle finanze vaticane sostenendo di essere stato tenuto all’oscuro delle “ragioni precise” relative i continui trasferimenti del sacerdote oggi ottantunenne, con il quale Pell ha ocndiviso un appartamento quando entrambi erano giovani sacerdoti.
Ma chi è Ridsdale? Gerald Francis Ridsdale è un sacerdote australiano condannato tra il 1993 e il 2013 per aver commesso un gran numero di abusi sessuali contro 54 tra bambini e ragazzi mentre lavorava come cappellano nella scuola di Sant’Alfio a Ballarat. In realtà, nel corso del primo processo la Commissione reale ha accusato il sacerdote di aver abusato sessualmente di bambini già all’età di 21 anni, nel 1955.
Dopo aver ricevuto molteplici denunce dai genitori dei ragazzi abusati, il vescovo James O’Collins dispose il primo trasferimento mandando il giovane prete a Mildura. Si sarebbe trattato solo del primo “provvedimento” nei riguardi di padre Gerald, ben conosciuto da Pell, trasferito per altre cinque volte. La Commissione Reale inoltre ritiene che anche il vescovo Mulkearns fosse a conoscenza dei reati commessi dal sacerdote, ed è proprio una lettera di Ridsdale indirizzata a Mulkearns, dell’11 Aprile 1988, a confermarlo: “Confermo la mia richiesta di dimissioni da questo lavoro parrocchiale che per me rappresenta una tentazione e una difficoltà”.
Lo stesso Pell ha attribuito al vescovo di Ballarat, di cui era consultore, la responsabilità di aver trasferito da una parrocchia all’altra Ridsdale, che ha continuato a commettere innumerevoli abusi fino ad essere condannato al carcere per aver commesso 138 reati ai danni di 53 vittime. Alla domanda se accettava responsabilità per i trasferimenti del prete da una parrocchia all’altra, invece di rimuoverlo dalla Chiesa e di denunciarlo alla polizia, Pell ha risposto di no. La Furness, il legale che interroga il cardinale, ha definito “non plausibile” che Pell non sapesse che le accuse di pedofilia verso Ridsdale erano la ragione per cui era necessario allontanarlo.
Nel corso del processo del 1994 è inoltre saltato fuori che a Ridsdale fosse stato consigliato uno psicologo, già nel 1971, anche se il vescovo della diocesi di Ballarat, Ronald Mulkearns, ha sempre sostenuto di essere rimasto all’oscuro dei fatti accaduti fino al 1975, quando il sacerdote era a Inglewood. In verità, il vescovo conosceva perfettamente le “tentazioni” di padre Gerald, tanto che sempre nel corso dello stesso processo un agente di polizia coinvolto nel caso ha testimoniato di aver parlato con Mulkearns e che quest’ultimo si è fatto carico di gestire Ridsdale. La via dell’occultamento ebbe inizio nel 1976, quando Ridsdale fu spostato a Edenhope. A questo primo cambio seguì nel 1980 Elsternwick, nel 1981 Sydney, e ancora nel 1986 Horsham. In questa diocesi due persone depositarono denunce su di lui nel 1988. Nel 1990, fu nominato cappellano all’ospedale S. Giovanni di Dio a Richmond, ma dopo qualche tempo venne arrestato dalla polizia australiana a seguito di una ennesima denuncia depositata al comando.
Nel maggio del 1993 la Commissione Reale chiamò a depositare l’allora arcivescovo di Melbourne, George Pell, il quale affermò di aver condiviso l’appartamento con padre Ridsdale mentre questi era cappellano all’istituto Sant’Alfio, ma che non poteva recriminare all’amico coinquilino alcuna colpa.
Ridsdale è stato, in quell’occasione, condannato al carcere per un periodo di 12 mesi. Poche settimane più tardi, è stato processato con l’accusa di abuso sessuale su minori. Imprigionato nel 1994 dopo essersi dichiarato colpevole di 46 accuse per aver abusato di 20 ragazzi e una ragazza tra il 1961 e il 1982, è stato condannato a 18 anni di reclusione, poi ridotti a 15.
Nel 2013, inoltre, Ridsdale è stato accusato dalla polizia australiana di essersi macchiato di 84 reati contro 14 vittime, tra il 1961 e il 1981. Dichiarato colpevole per 29 di questi, è stato condannato a otto anni di carcere nel mese di aprile 2014.
Alessandro Notarnicola
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“La piccola emma abusata a 5 anni. Quelle violenze l’hanno uccisa
Da Sydney in Italia per sentire l’audizione internazionale del cardinale Pell. I genitori a caccia della verità
GIACOMO GALEAZZI – ROMALa via crucis di reticenze, candore tradito e sofferenze si stempera nella penombra di un hotel romano. «Il cardinale George Pell non mi ha neppure guardato negli occhi», si rabbuia, nel salone dell’albergo Quirinale, Anthony Foster, 63 anni. Sua moglie Chrissie siede a pochi metri dalla saletta in cui il porporato sta deponendo in video-collegamento alla commissione governativa sugli abusi sessuali.«Ci saremmo aspettati dal cardinale Pell almeno un po’ di umiltà: è il minimo dopo tutto quello che la nostra famiglia ha sofferto per colpa di padre Kevin O’Donnell e degli insabbiamenti di cui ha beneficiato per anni», aggiunge Chrissie con gli occhi lucidi. Il primo dovere della Chiesa, corruga la fronte, «è garantire la sicurezza dei bambini, in Australia le gerarchie ecclesiastiche hanno protetto preti criminali, boicottando l’accertamento giudiziario della verità e intimidendo le famiglie delle vittime». Con un unico obiettivo «evitare lo scandalo pubblico»
Sono sposati da 36 anni, alla tragedia non è seguito il rimpallo di responsabilità tra le mura domestiche. «Non potevamo immaginare che dietro il paradiso ci fosse l’inferno». L’educatore era da manuale, ma era solo una facciata che nascondeva l’abisso. La figlia Emma ha cominciato a subire «violenze sessuali» da padre O’Donnell a 5 anni, a 26 è morta di overdose. Ad «ucciderla dentro erano state le attenzioni morbose di un predatore mascherato da pastore». Adocchiata sui banchi delle elementari e chiamata a far parte di un gruppetto di bimbi in oratorio. «Da ragazzina ha tentato più volte il suicidio, poi ha iniziato a drogarsi: non si era mai ripresa dalle ferite insanabili dell’infanzia, covate in un silenzio impenetrabile». Genitori premurosi eppure non si erano accorti di niente. «Mia moglie è cattolica, io non sono credente ma ero felice che Emma frequentasse la scuola del Sacro Cuore di Oakleigh – spiega Anthony -. Non ci ha mai parlato delle molestie subite da padre O’Donnell, però i disturbi nel comportamento erano sempre più devastanti. La nostra fiducia verso quell’anziano sacerdote era totale, gli abbiamo affidato Emma e la sorellina Katie». Anni di lagnanze, sospetti, segnalazioni sono caduti nel vuoto. «Le accuse sono state ignorate dai vescovi che dovevano garantirci come genitori». Invece di denunciarlo alle autorità civili e ridurlo allo stato laicale, i suoi superiori «hanno in continuazione spostato padre O’Donnell da una parrocchia all’altra». Quando la verità è venuta a galla i danni erano ormai irreversibili. «Anni dopo gli abusi, in piena adolescenza – racconta il papa di Emma -. E lì è cominciato il nostro calvario. Il dolore e la rabbia si sono scontrati contro un muro di omertà. Non basta una denuncia per ottenere giustizia. Abbiamo ascoltato di altre vittime». Sempre lo stesso schema: negare, insabbiare, contrattare indennizzi. «Da 20 a 50mila dollari per chiudere senza arrivare in tribunale. Il prezzo del silenzio».
http://www.lastampa.it/2016/03/01/vaticaninsider/ita/nel-mondo/la-piccola-emma-abusata-a-anni-quelle-violenze-lhanno-uccisa-liZB1jKTXfuZdUdJRLm30H/pagina.html
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Pell interrogato sullo spostamento di un prete pedofilo seriale
Il Cardinale nega di avere saputo della pedofilia di Gerald Ridsdale nella seconda audizione davanti alla commissione governativa australiana in video-collegamento da Roma.
IACOPO SCARAMUZZI – CITTÀ DEL VATICANOIl cardinale George Pell è stato interrogato sullo spostamento da parrocchia a parrocchia di un prete pedofilo seriale, Gerald Ridsdale, all’epoca in cui l’attuale prefetto della Segreteria vaticana per l’Economia era vicario episcopale per l’educazione nella diocesi di Ballarat, nella seconda audizione davanti alla Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse («Commissione reale sulle Risposte istituzionali agli Abusi sessuali sui Minori»), la scorsa notte, in video-collegamento da Roma con l’Australia. Il Porporato ha negato di essere stato a conoscenza che il sacerdote fosse pedofilo, nonostante il fatto fosse noto a due parrocchie e a diversi maggiorenti della Diocesi, accusando il vescovo dell’epoca, monsignor Ronald Mulkearns, di avergli deliberatamente mentito.
«Non sapevo nulla della sua pedofilia. Sapevo che era per certi versi una persona difficile e ovviamente che era stato spostato piuttosto spesso», ha detto Pell, sottolineando che questi spostamenti erano «inusuali» ma, in teoria, possono dipendere da diversi fattori. Pell ha detto che, con la consapevolezza maturata dopo l’arresto del sacerdote, nel 1993, la decisione di spostare il sacerdote era «inaccettabile» e si è detto d’accordo con l’analisi che la Chiesa non è stata capace di proteggere i bambini di Ballarat: «Certamente c’è stato un gigantesco fallimento della leadership».
I commissari hanno sottolineato che all’epoca, in particolare tra il 1977 e il 1979, ci sono prove che mostrano che il Vescovo, diversi suoi collaboratori, a partire da monsignor Leo Fiscalini, e due parrocchie erano a conoscenza delle accuse di abusi sessuali su minori che circolavano sul sacerdote, ventilando dunque l’ipotesi che Pell non poteva non sapere. «I problemi con Ridsdale non erano un segreto, Cardinale. Erano noti, a quanto emerge dalle prove, da due comunità», ha detto la commissaria Gail Furness parlando di «conoscenza comune». «Suggerire, come ha fatto il Cardinale, che la conoscenza relativa a Ridsdale era segreta è semplicemente non vero». Il cardinale Pell ha ribattuto: «Non stavo suggerendo neanche per un minuto che non era conosciuto tra le persone che avete ascoltato. Stavo parlando in termini generali. Non era conosciuta da me e penso che non fosse conosciuta da diverse altre persone». Il Porporato ha sottolineato, tra l’altro, che all’epoca non c’era la stessa circolazione di notizie che c’è ora, che egli non era presente a tempo pieno nella organizzazione diocesana e che lui personalmente non indulgeva nel chiacchiericcio (gossip). Il Porporato, all’epoca in servizio in una parrocchia distante da quella dove si trovava Ridsdale, ha detto, suscitando un brusio nell’aula australiana, che le voci sugli abusi del sacerdote «erano una storia triste ma non era di grande interesse per me» e «non avevo ragione di volgere la mia mente al male che Ridsdale perpetrava».
Le domande dei commissari Gail Furness e Peter McClellan si sono concentrate in particolare su un’incontro avvenuto nel 1982, al quale Pell partecipò assieme ad altri consulenti, durante il quale il vescovo Mulkearns decise lo spostamento di Ridsdale da Mortlake a Sydney. «Da parte del Vescovo non vi è stato riferimento alla pedofilia di Gerald Ridsdale in quell’incontro», ha affermato, accusando il Vescovo di allora di un atteggiamento «grave e inspiegabile» e affermando di averlo ingannato con una «bugia». La spiegazione ipotizzata da Pell per questo atteggiamento che egli attribuisce al Vescovo è che «voleva evitare che io condividessi la sua colpevolezza» e «non voleva che io e altri ponessimo domande su questo». «Se arriviamo alla conclusione che lei sapesse, sarebbe colpevole anche lei?», ha domandato McClellan. «Esatto», ha risposto il Cardinale, che ha anche detto di non aver saputo nulla da padre Henry Nolan, vicario generale nonché suo cugino, circa le rimostranze di quest’ultimo con il Vescovo per il fatto che Ridsdale viveva con un ragazzo di 14 anni che ha successivamente raccontato di essere stato ripetutamente abusato dal sacerdote.
A Roma, nell’albergo Quirinale dove si svolgono le audizioni, sono presenti 15 persone che da bambini sono stati abusati da sacerdoti australiani, giunti a Roma grazie a una raccolta fondi di «crowdfunding». Tra di essi il nipote di Ridsdale, David, a sua volta abusato dal sacerdote. Il cardinale Pell, che ieri sera, giungendo all’albergo, ha detto di avere il «pieno sostegno» del Papa, comparirà nuovamente oggi, alle 22, e, nell’eventualità che l’interrogatorio non si esaurisca, domani.
http://www.lastampa.it/2016/03/01/vaticaninsider/ita/vaticano/pell-interrogato-sullo-spostamento-di-un-prete-pedofilo-seriale-nRI7ykuGlAkGyeeokPPoRO/pagina.html
