Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: George Pell

  • Cardinale George Pell coinvolto in un’inchiesta per abuso sui minori in Australia

    Cardinale George Pell coinvolto in un’inchiesta per abuso sui minori in Australia

    Il Cardinale George Pell ha fortemente negato le accuse di coinvolgimento negli abusi sessuali su minori, che lo avrebbero interessato ai tempi in cui si trovava nella diocesi di Ballarat, in Australia, dicendo che sono prive di fondamento e assolutamente false. Ma d’altra parte le notizie trapelate dai fascicoli delle indagini della Polizia dello Stato di Vittoria informano che l’uomo del Vaticano è sotto inchiesta per “reati multipli“.

    La polizia di Vittoria ha rifiutato di commentare un eventuale coinvolgimento dello stesso cardinale George Pell, attualmente in carica in qualità di capo della segreteria del Vaticano per l’economia, cercando di mantenere delle riserve sul caso ancora in via di svolgimento.
    Pell, dopo la diffusione della notizia, ha chiesto che la polizia apra un’inchiesta pubblica, sostenendo che le informazioni sulle indagini sono trapelate al solo scopo di danneggiare egli stesso, l’Arcidiocesi di Mellbourne in cui ha prestato servizio per molti anni e lo stesso Vaticano in cui adesso ricopre una delle più alte cariche.

    Nel dossier compilato dagli investigatori australiani si trovano diverse accuse a carico del Cardinale GeorgePell, il quale avrebbe commesso diversi “reati” quando era ancora un prete a Ballarat negli anni 60, e in seguito quando divenne un sottoposto dell’arcivescovo di Melbourne. Tra i vari reati a carico del Capo della segreteria del Vaticano vi è anche quello di abuso di minori
    La polizia di Vittoria ha rifiutato di rispondere a tutte le domande fatta dalla stampa sull’indagine, che ha avuto inizio l’anno precedente.
    “Non possiamo rilasciare commenti sulle indagini su tutti gli individui,” ha detto un portavoce della polizia di Vittoria, liquidando la questione delicata sia per la polizia che per la stessa Chiesa Cattolica.
    Le accuse sono state “chiaramente progettate per fare il massimo danno al cardinale e la chiesa cattolica e minare il lavoro della commissione reale,” ha dichiarato un portavoce del Vaticano.

    La questione resta molto intricata: la verità è che intanto il cardinale George Pell è stato chiamato dalla Commissione Reale australiana e dovrà testimoniare in un processo il prossimo 29 febbraio. Ma le ragioni della sua testimonianza sembrano legati a capi d’accusa che non lo riguardano direttamente, per dei reati verificatisi mentre era ancora al servizio dell’Arcidiocesi Melbourne.
    Il capo della segreteria del Vaticano farà la sua testimonianza tramite video, poiché i suoi medici hanno informato che le condizioni di salute attuali non gli permettono di affrontare il lungo viaggio per l’Australia.

    http://www.graffitiblog.it/cardinale-george-pell-coinvolto-in-uninchiesta-per-abuso-sui-minori-in-australia342/

  • Chiesa e pedofilia: grosso guaio in Vaticano

    Chiesa e pedofilia: grosso guaio in Vaticano

    Il film di Tom McCarthy, “Il caso Spotlight”, arriva in Italia in uno dei periodi più controversi della lotta alla pedofilia clericale annunciata dalla Chiesa di Bergoglio.

    di Federico Tulli

    Massima trasparenza e tolleranza zero. Da tre anni sono le parole d’ordine di papa Bergoglio quando c’è di mezzo la storica e drammaticamente attuale questione della pedofilia nel clero cattolico. Ma queste parole corrispondono a fatti concreti? L’occasione per capire a che punto è l’opera di rinnovamento della Chiesa guidata dal pontefice gesuita è venuta in questi giorni da due vicende scollegate tra loro, almeno in apparenza.

    Della prima è stato protagonista nella totale indifferenza dei media italiani un alto esponente della Compagnia di Gesù, monsignor Tony Anatrella. «I vescovi non sono obbligati a denunciare gli abusi sui minori compiuti da preti» ha tuonato il prelato francese dal pulpito del Pontificio Consiglio per la Famiglia di cui è consulente in qualità di psicoterapeuta. Di fatto negando uno dei capisaldi della Lettera circolare pubblicata il 3 maggio 2011 dalla Congregazione per la dottrina della fede con l’obiettivo di suggerire la traccia da seguire da parte di tutte le diocesi del mondo nelle rispettive Linee guida antipedofilia. «L’abuso sessuale di minori – si legge al punto 1e) della Lettera della Cdf – non è solo un delitto canonico, ma anche un crimine perseguito dall’autorità civile.

    Sebbene i rapporti con le autorità civili differiscano nei diversi paesi, tuttavia è importante cooperare con esse nell’ambito delle rispettive competenze. In particolare, va sempre dato seguito alle prescrizioni delle leggi civili per quanto riguarda il deferimento dei crimini alle autorità preposte, senza pregiudicare il foro interno sacramentale. Naturalmente, questa collaborazione non riguarda solo i casi di abusi commessi dai chierici, ma riguarda anche quei casi di abuso che coinvolgono il personale religioso o laico che opera nelle strutture ecclesiastiche».

    L’esternazione di mons. Anatrella è stata rilanciata dalla stampa in (quasi) tutto il mondo occidentale – dal Guardian al Washington post – proprio nelle ore in cui si consumava una clamorosa rottura all’interno della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori creata da papa Francesco nel 2014. Dopo diversi mesi da separato in casa, uno dei membri laici, il britannico Peter Saunders, è stato messo in “aspettativa” per “meditare” sul contributo che può portare alla Commissione. Qual è il compito specifico di questo organismo lo ha spiegato lo stesso Francesco all’atto della fondazione: «…. sarà quello di propormi le iniziative più opportune per la protezione dei minori e degli adulti vulnerabili, sì da realizzare tutto quanto è possibile per assicurare che crimini come quelli accaduti non abbiano più a ripetersi nella Chiesa».

    Come riporta Repubblica, la decisione di allontanare Saunders, che in patria svolge la professione di avvocato di vittime di sacerdoti pedofili, è legata alle sue critiche nei confronti del cardinale George Pell. Dalla scorsa primavera il super ministro vaticano dell’Economia è accusato da Saunders di sottrarsi con dei certificati medici agli interrogatori della Commissione governativa australiana che deve far luce sugli abusi nel suo Paese d’origine, riguardo alla gestione dei sacerdoti colpevoli o sospettati di pedofilia nella diocesi di Melbourne, quando Pell ne era l’arcivescovo. Tuttavia l’avvocato inglese non è stato il solo a puntare il dito contro la scarsa propensione di Pell a fare chiarezza sugli scandali pedofili di cui si è macchiata la Chiesa cattolica australiana. Emiliano Fittipaldi nel suo libro inchiesta “Avarizia” (Feltrinelli) racconta di diversi mal di pancia scoppiati nell’entourage di papa Francesco quando il pontefice argentino ha chiamato Pell a ripulire l’immagine internazionale della Chiesa sporcata da decenni di gestione opaca (in alcuni casi criminale) delle finanze vaticane. Data la fama che si porta appresso dall’emisfero australe, per alcuni confidenti di Bergoglio Pell non sembra la persona più indicata a riflettere nel mondo l’immagine di pulizia e trasparenza che richiede un ruolo del genere.

    Tutti elementi inducono a pensare che, sebbene la commissione antipedofilia sia stata presentata urbi et orbi come un chiaro segnale di discontinuità rispetto ai pontificati precedenti, la Santa Sede ha ancora delle notevoli contraddizioni interne da risolvere.

    A cominciare proprio dalla svolta rispetto al passato, come si evince da un’affermazione di Saunders: «Nulla è cambiato in questi anni in termini di trasparenza quando in Vaticano si devono affrontare casi di abusi su minori» ha detto l’avvocato durante la conferenza stampa di “commiato” dalla Commissione che si è svolta a Roma il 6 febbraio.

    Con questo scenario sullo sfondo va sottolineata la tempistica con cui la Bim distribuzione porta nelle sale italiane “Il caso Spotlight”. Candidato a sei Oscar e tre Golden globe, il film di Tom Mc Carthy esce giovedì 18 febbraio. Spotlight era il nome della squadra di giornalisti del Boston Globe che nel 2001 indagarono su alcuni casi di pedofilia segnalati in precedenza anche al giornale e mai finiti nel mirino dell’autorità giudiziaria. Per mesi i coraggiosi giornalisti, guidati da un direttore per nulla intimorito dalle pressioni più o meno velate di illustri abitanti della città più europea e cattolica degli Stati Uniti, intervistarono le vittime, passando in rassegna migliaia di pagine di documenti fino a scoprire anni di insabbiamenti da parte delle gerarchie cattoliche guidate dal potente arcivescovo Bernard Law. Il 6 gennaio 2002 la svolta. Dopo aver sistemato tutti i tasselli, il Globe apre con il primo articolo dall’eloquente titolo a nove colonne: “Church allowed abuse by priest for years”. Alla fine del 2002 si conteranno altri 600 articoli, in cui furono ricostruiti circa 1000 casi di abusi psicofisici nei confronti di altrettanti bambini da parte di 70 preti della diocesi di Boston. Su tutti spicca padre Geoghan, ucciso in prigione nel 2003 dove si trovava per una condanna a dieci anni, al quale sono attribuiti ufficialmente 130 stupri.

    Lo scoop, che nel 2003 fruttò il Pulitzer al Boston Globe, fu per la Chiesa cattolica americana l’equivalente del Watergate. Non solo costò il posto a mons. Law che ammise di aver nascosto per anni gli abusi dei suoi sacerdoti, ma dette la forza a migliaia di vittime rimaste in silenzio e isolate dalla Chiesa di cui si fidavano ciecamente (questo genere di abusi avviene quasi sempre all’interno di ambienti profondamente religiosi) di denunciare quanto subito alle autorità civili. Emerse così che l’insabbiamento delle segnalazioni e il trasferimento dei sacerdoti sospettati di pedofilia erano la norma negli Usa. Ben presto, grazie alla lezione universale di giornalismo realizzata dall’inchiesta Spotlight e magistralmente ricostruita da Mc Carthy, si scoprirà che lo stesso accadeva da decenni anche in Europa, Australia, Sud America e Africa.

    Una lezione ignorata a tutti i livelli in Italia se pensiamo che la Conferenza episcopale in piena sintonia con mons. Anatrella e ignorando il suggerimento della Cdf di cui si è parlato all’inizio, nelle proprie Linee guida antipedofilia stabilisce che i vescovi italiani non sono obbligati a denunciare i sacerdoti pedofili alla magistratura. Perché? «Per tutelare la privacy delle vittime» ha spiegato senza imbarazzo il capo della Cei, card. Bagnasco, il 30 marzo 2014. Una presa di posizione che finalmente la Pontificia commissione antipedofilia si è decisa a criticare, con inspiegabile ritardo, proprio in queste ore. “Abbiamo tutti la responsabilità morale ed etica di denunciare gli abusi presunti alle autorità civili che hanno il compito di proteggere la nostra società” si legge in una nota diramata il 15 febbraio dall’organismo presieduto dal cardinale di Boston, il cappuccino Sean Patrick O’Malley.

    A tal proposito, tra i tanti meriti de “Il caso Spotlight”, nel cui cast troviamo Michael Keaton, Mark Ruffalo, Rachel McAdams e Stanley Tucci, c’è quello di aver reso con estrema precisione l’idea di quanto sia importante la trasparenza nella gestione dei casi di abusi clericali e al tempo stesso quanto sia distruttiva per la salute psico fisica delle vittime qualsiasi strategia “istituzionale” che non vada in questa direzione. In questo contesto, occorre ribadirlo, la pellicola di Tom Mc Carthy dimostra quanto sia decisivo il ruolo di un’informazione libera e indipendente. Ma non solo.

    La chiave per capire come i giornalisti di Spotlight siano riusciti a sbaragliare il potentissimo avversario sta nel fatto che si sono posti con un approccio laico, affettivo, nei confronti dei loro interlocutori sopravvissuti alle violenze. Vale a dire senza innalzare la barriera del giudizio morale che scatta con il pensiero religioso fondato sulla convinzione violentissima che sia il bambino (cioè il diavolo che sarebbe la sessualità umana) a indurre in tentazione l’uomo di fede. Una idea perversa che annulla la realtà del bambino (che non ha sessualità, la dimensione psicofisica che si realizza nella consapevolezza di sé con la pubertà), e che da un lato ha sempre alimentato il senso di colpa e di oppressione delle vittime riducendole al silenzio e dall’altro ha fornito alla Chiesa cattolica la giustificazione ideologica su cui poggia la garanzia di impunità ai pedofili in tonaca e crocifisso al collo.

  • Coprì decine di abusi pedofili: interrogato a Roma davanti alle vittime il cardinale Pell

    Coprì decine di abusi pedofili: interrogato a Roma davanti alle vittime il cardinale Pell

    Già arcivescovo di Melbourne e Sydney, ora prefetto degli Affari economici del Vaticano, il prelato è atteso dalla comissione d’inchiesta.

    Redazione Tiscali

    Ha superato ogni aspettativa in Australia la raccolta fondi per finanziare il viaggio a Roma di vittime di abusi del clero, perché possano assistere di persona alla testimonianza del cardinale George Pell, già arcivescovo di Melbourne e poi di Sydney e ora prefetto degli Affari economici del Vaticano, davanti alla Commissione d’inchiesta sulle risposte delle istituzioni agli abusi sessuali a minori.

    L’obiettivo quadruplicato – Il presidente della Commissione, il giudice Peter McClelland, dopo aver esaminato il certificato medico, secondo cui le condizioni cardiache sconsigliano al 74/enne prelato il viaggio in aereo, ha accettato che deponga da Roma in videolink. E’ presto scattata una campagna di sottoscrizione per finanziare il viaggio delle vittime, con un target di 55 mila dollari (36 mila euro) subito superato, con un totale che ha già raggiunto quota 200 mila. Una campagna a cui ha dato ancora più visibilità una canzone satirica, ‘Come home (torna a casa) cardinal Pell’, che ha subito spopolato sui social media.

    Trovare il luogo giusto – I fondi raccolti consentiranno al gruppo di vittime e sostenitori di essere accompagnati da medici e psicologi. La Commissione d’inchiesta non ha ancora assicurato un luogo appropriato da cui Pell possa testimoniare, e perché le vittime possano assistere è necessario che sia aperto al pubblico e che Pell sia d’accordo con il luogo scelto. Luogo preferito sarebbe l’ambasciata australiana a Roma.

    Abusi coperti per decenni – In passate udienze Pell è stato nominato più volte da vittime di pedofilia, secondo cui avrebbe ignorato e anche coperto per decenni abusi commessi da sacerdoti, permettendone il trasferimento da una parrocchia all’altra. Asserzioni che Pell ha più volte respinto. L’ufficio di Pell ha rilasciato un comunicato in cui dichiara che “il cardinale continuerà a cooperare con qualsiasi disposizione che la commissione d’inchiesta determinerà. Come ha fatto in udienze precedenti, è disposto a incontrare e ad ascoltare le vittime e a esprimere il suo continuato sostegno”. Il gruppo di vittime ha accolto con soddisfazione la notizia che il cardinale li potrà incontrare a Roma, ma sottolinea che la loro priorità è di vederlo deporre sotto giuramento, non di avere un ‘incontro privato con lui. “Questo sarà un viaggio estenuante, doloroso per tutti noi. Lo affrontiamo per poter essere nella stessa aula con lui e vederlo essere parte dei procedimenti della commissione, come abbiamo fatto noi”, ha detto uno di loro, David Ridsdale, che subì abusi dallo zio sacerdote e ha accusato Pell non solo di averlo ignorato, ma anche di aver tentato di comprare il suo silenzio.

    http://notizie.tiscali.it/cronaca/articoli/Copri-decine-di-abusi-pedofili-interrogato-a-Roma-davanti-alle-vittime-il-cardinale-Pell/

  • Pedofilia, il Vaticano sbugiarda i vescovi: “Denunciare abusi all’autorità giudiziaria è obbligo morale”

    Pedofilia, il Vaticano sbugiarda i vescovi: “Denunciare abusi all’autorità giudiziaria è obbligo morale”

    La Pontificia Commissione istituita da Papa Francesco punta il dito contro le conferenze episcopali, Chiesa italiana in primis, che nelle loro linee guida non prevedono l’obbligo di denuncia. Il testo della Cei afferma che “il vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale né di incaricato di pubblico servizio, non ha l’obbligo giuridico di denunciare all’autorità statuale”

    Sulla pedofilia il Vaticano e la Cei non parlano la stessa lingua. La Pontificia Commissione anti abusi istituita da Papa Francesco ha attaccato le conferenze episcopali, Chiesa italiana in primis, che nelle loro linee guida per combattere la pedofilia non prevedono l’obbligo di denuncia alle autorità civili. Nella dichiarazione dell’organismo presieduto dal cardinale di Boston, il cappuccinoSean Patrick O’Malley, infatti, si legge che “abbiamo tutti la responsabilità morale ed etica di denunciare gli abusi presunti alleautorità civili che hanno il compito di proteggere la nostra società”.

    Il testo della Cei, bocciato dal Vaticano una prima volta proprio su questo punto e poi emendato senza recepire la modifica che era stata chiesta, afferma che “nell’ordinamento italiano il vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale né di incaricato di pubblico servizio, non ha l’obbligo giuridico, salvo il dovere morale di contribuire al bene comune, di denunciare all’autorità giudiziaria statuale le notizie che abbia ricevuto in merito ai fatti illeciti oggetto delle presenti Linee guida”.

    Una posizione contraria a quella ribadita recentemente dal Papa che ha sottolineato che “i crimini e i peccati degli abusi sessuali sui bambini non devono essere tenuti segreti mai più. Garantisco – ha precisato Bergoglio – la zelante vigilanza della Chiesa per proteggere i bambini e la promessa della piena responsabilità per tutti”. Eppure ci sono ancora numerosi casi di insabbiamento di questi reati, paragonati da Francesco a una “messa nera“. Ne è prova il fatto che il Papa ha istituito una nuova sezione giudiziaria, all’interno della Congregazione per la dottrina della fede, per processare i vescovi che vengono denunciati per abuso d’ufficio episcopale per casi di violenza sessuale dei loro preti sui minori.

    Il cardinale O’Malley ha voluto anche ribadire che “negli Stati Uniti la charter dei nostri vescovi afferma chiaramente l’obbligo per tutte le diocesi e per tutto il personale di denunciare i sospetti abusialle autorità pubbliche. Ogni anno presso la nostra riunione di novembre, in una sessione di formazione per i nuovi vescovi, questo obbligo è ribadito, e durante ogni mese di febbraio la seconda conferenza propone un programma di formazione per i nuovi vescovi che ribadisce in modo chiaro ed esplicito questo obbligo. Come Commissione consultiva del Santo Padre per la tutela dei minori – ha aggiunto il porporato – abbiamo recentemente condiviso con Papa Francesco una panoramica estesa delle iniziative di educazione della Commissione per le Chiese locali nel corso degli ultimi due anni, e ribadito la volontà dei membri di fornire materiali per i corsi offerti a Roma, compreso tra gli altri il programma annuale di formazione per i nuovi vescovi e per gli uffici della Curia romana affinché possano utilizzarli nei loro sforzi per la protezione dei minori”.

    La precisazione della Pontificia Commissione anti pedofilia arrivadopo il duro scontro verificatosi proprio al suo interno con l’allontanamento di uno dei suoi 17 membri, l’ex vittima di abusiPeter Saunders. Quest’ultimo aveva duramente criticato il cardinale australiano George Pell, sotto inchiesta nel suo Paese con l’accusa di aver insabbiato la pedofilia del suo clero quando era arcivescovo di Melbourne. Ma Saunders aveva attaccato duramente anche il Papa definendo “oltraggiosa” la nomina di monsignorJuan de la Cruz Barros Madrid a vescovo di Osorno in Cile. Il presule, amico personale di Bergoglio, è infatti accusato di aver coperto la pedofilia di padre Fernando Karadima, un leader spirituale nella Chiesa cilena, che nel 2011 fu ritenuto colpevole di aver abusato sessualmente di minori.

    Twitter: @FrancescoGrana

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/16/pedofilia-il-vaticano-sbugiarda-vescovi-denunciare-abusi-allautorita-giudiziaria-e-obbligo-morale/2469130/

  • Il Caso Spotlight, al cinema l’inchiesta sulla pedofilia nella Chiesa

    Il Caso Spotlight, al cinema l’inchiesta sulla pedofilia nella Chiesa

    18 dicembre 2015, sacerdote arrestato in un paesino della Piana di Gioia Tauro per abusi a carico di minori. 28 gennaio 2016, prete arrestato a Brindisi e condannato a tre anni e otto mesi di reclusioneper atti sessuali su minori. 11 febbraio 2016, un sacerdote tra gli undici arrestati con l’accusa di aver avuto rapporti sessuali a pagamento con ragazzi minorenni. L’ultimo episodio risale a pochi giorni fa e andando a ritroso la media è di un caso al mese, quantomeno per quelli che diventano di dominio pubblico.

    Gli abusi sono talmente tanti che a raccontarli non si rende l’idea della vastità del problema, motivo per cui la onlus Rete l’Abuso ha stilato una mappa che indica caso per caso gli abusi sessuali commessi in Italia dai membri del clero, raggruppando tutti quelli noti, quelli giunti al terzo grado di giudizio, quelli attualmente in corso e quelli di cui non si è più saputo nulla.

    È in questo contesto che arriva in sala un film potente e necessario, che dimostra ancora una volta che la settima arte, così come il giornalismo, sono un bene imprescindibile per la società civile. Candidato a 6 premi Oscar tra cui Miglior film, Miglior regia e Miglior sceneggiatura originale, Il Caso Spotlight racconta la storia del team di giornalisti investigativi delBoston Globe soprannominato appunto Spotlight, che nel 2002 ha sconvolto il capoluogo della contea di Suffolk con le sue rivelazioni sulla copertura sistematica da parte della Chiesa Cattolica degli abusi sessuali commessi su minori da oltre 70 sacerdoti locali. Un’inchiesta talmente importante da ricevere il Premio Pulitzer, lasciando ai posteri una lezione del miglior giornalismo possibile, a cui oggi, specialmente in Italia, non siamo più abituati.

    L’avvio dell’indagine giornalistica e, nel film, della narrazione parte dall’arrivo nell’estate del 2011 di Marty Baron, a cui presta il voltoLiev Schreiber, atterrato da Miami per prendere le redini delGlobe. Senza indugiare un giorno il neodirettore incarica il team Spotlight di indagare sulla notizia di cronaca di un prete locale accusato di aver abusato sessualmente di decine di giovani parrocchiani nel corso di trent’anni. Consapevoli dei rischi a cui si espongono mettendosi contro un’istituzione come la Chiesa Cattolica a Boston, il caporedattore del team Spotlight, Walter “Robby” Robinson, interpretato da un immenso Michael Keaton, i cronisti Sacha Pfeiffer (Rachel McAdams) e Michael Rezendes (Mark Ruffalo) e lo specialista in ricerche informatiche Matt Carroll (Brian d’Arcy James) iniziano ad andare a fondo con le indagini sul caso.

    Non appena i giornalisti del team di Robinson iniziarono a parlare con l’avvocato delle vittime,Mitchell Garabedian, interpretato da Stanley Tucci, a intervistare gli adulti molestati da piccoli e a cercare di accedere agli atti giudiziari secretati, iniziò a emergere con sempre maggiore chiarezza che l’insabbiamento dei casi di abuso era ben più ampio e sistematico di quanto si potesse immaginare e che il fenomeno era molto più grave ed esteso.

    I più alti funzionari del clero, tra cui il Cardinale Law, arcivescovo di Boston, tentarono in tutti i modi di ostacolare il loro lavoro con svariate intimidazioni. Un disperato tentativo per non far pubblicare il dossier che, nonostante tutto, venne reso pubblico dal Globe nel 2002 e che scoperchiò letteralmente un vaso di Pandora, aprendo finalmente la strada a tante analoghe rivelazioni in oltre 200 diverse città del mondo.

    Presentato fuori concorso alla scorsa Mostra del Cinema di Venezia, il film diretto da Tom McCarthy è arrivato fino alla Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori che l’ha visionato in una proiezione privata. La Commissione è quella istituita da Papa Francesco nel 2014, la stessa attorno cui i giorni scorsi si erano scatenate le polemiche per l’allontanamento di uno dei suoi componenti, Peter Saunders, a fronte delle durissime critiche al cardinale George Pell e perfino al Papa stesso, sulle politiche messe in campo per contrastare i reati di pedofilia. Ovviamente il Vaticano non ha rilasciato alcun commento ufficiale sul film, un motivo in più per andarlo a vedere, dal 18 febbraio al cinema.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/15/spotilight/2464642/

  • Pedofilia, la Chiesa trema dal Messico all’Australia

    Pedofilia, la Chiesa trema dal Messico all’Australia

    Mentre otto vittime chiedono un incontro con il Papa, la Chiesa australiana finisce in tribunale.

    CITTÀ DEL MESSICO / SYDNEY – Il mondo ecclesiastico è scosso dagli scandali dovuti ai numerosi casi di pedofilia che stanno emergendo tra i rappresentanti della chiesa cattolica. Casi che spuntano da tutte le parti del mondo.

    Un gruppo di otto vittime di abusi da parte di sacerdoti, per fare un esempio, ha chiesto di poter avere un incontro con il Papa, che fra qualche giorno sarà in visita in Messico. A chiedere formalmente l’incontro è stato Joaquin Aguilar Mendez, dirigente della “Rete di sopravvissuti agli abusi di sacerdoti” (Snap).

    Tra le otto vittime (provenienti da Oaxaca, San Luis Potosí e dalla capitale) c’è lo stesso Aguilar, che ha subito abusi da bambino da parte del sacerdote Nicolas Aguilar Rivera, dello stato di Puebla, protagonista – ricordano i media – di quello che è considerato come il caso documentato di pedofilia più grave nel paese.

    Un’altra vittima di abusi che vorrebbe avere un incontro con il Papa, aggiunge la stampa, è Jesús Romero Colín. I nomi delle altre vittime non sono stati diffusi, ha precisato il dirigente di Snap, sottolineando che l’intenzione del gruppo è quella di incontrare il Papa “come vittime” più che come rappresentanti Snap: “La nostra “rete” si è dedicata non solo a criticare ma anche ad essere propositivi. Continueremo a bussare le porte” per avere il colloquio, ha d’altro lato concluso Aguilar Mendez.

    Casi in Australia – Il cardinale George Pell, già arcivescovo di Melbourne e poi di Sydney e ora prefetto della Segreteria per l’Economia del Vaticano, deporrà invece sui fatti di pedofilia dei quali è stata accusata la Chiesa australiana. La deposizione è attesa a partire dal 29 febbraio e il cardinale potrà testimoniare per videoconferenza da Roma davanti alla Commissione d’inchiesta, perché troppo malato per recarsi in Australia e testimoniare di persona.

    Si tratta di un momento molto atteso, considerato il ruolo di primo piano di Pell in Vaticano. In passate udienze il prelato è stato nominato più volte da vittime di pedofilia, secondo cui avrebbe ignorato e anche coperto per decenni abusi commessi da sacerdoti, permettendone il trasferimento da una parrocchia all’altra. Asserzioni che Pell ha più volte respinto.

    Ma la questione pedofilia scuote anche la Commissione pontificia istituita ad hoc. Oggi in un lungo rapporto sintetizza il lavoro fatto e annuncia le possibili proposte da sottoporre al Papa, dalla richiesta di ricordare a tutte le autorità della Chiesa l’importanza di “una risposta diretta alle vittime” all’istituzione di una Giornata Universale di Preghiera, fino al sito web per “condividere le “buone norme” per la tutela dei minori nel mondo”.

    Resta però di sfondo la polemica sull’uscita del membro laico Peter Saunders, da ragazzo vittima di abusi. “Non è suo compito – ha ribadito oggi parlando della Commissione il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi – discutere e approfondire i casi singoli”. Ma parlando con il giornale “The Irish Times”, Saunders è stato molto critico con la Santa Sede e nega di aver lasciato il suo ruolo.

    “L’unica persona che può cacciarmi via è il Papa”, dice, ma poi critica lo stesso Bergoglio: “Avevo grandi speranze in Papa Francesco ma fino a questo momento non vedo grandi cambiamenti”. E lo stesso Saunders, insieme a Juan Carlos Cruz, un cileno ex vittima di abusi, in questi giorni ha diffuso una lettera di cattolici cileni a Papa Francesco nella quale si chiede di rimuovere il vescovo di Osorno, mons. Juan Barros, colpevole, secondo le loro accuse, di aver coperto per anni i preti pedofili.

    Dall’Italia invece tuonano le parole di don Fortunato Di Noto, fondatore e presidente dell’Associazione Meter: è “uno scandalo” – ha detto oggi a Radio Vaticana – il silenzio sulla pedofilia online da parte di stampa e istituzioni. Intanto il giudice per le indagini di Palermo Roberto Riggio ha concesso gli arresti domiciliari, presso la struttura romana in cui si stava sottoponendo a una cura, a don Roberto Elice, il sacerdote palermitano accusato di avere molestato tre minorenni quando era parroco nel capoluogo siciliano.

    http://www.tio.ch/News/Estero/Cronaca/1069769/Pedofilia-la-Chiesa-trema-dal-Messico-all-Australia/

  • Vaticano, scontro sulla commissione anti abusi. L’ex vittima Saunders: “Mai lasciato. Solo il Papa mi può cacciare”

    Vaticano, scontro sulla commissione anti abusi. L’ex vittima Saunders: “Mai lasciato. Solo il Papa mi può cacciare”

    Polemica tra Peter Saunders e la Santa Sede. “Non ho lasciato e non me ne vado”, ha detto il primo in conferenza stampa, dopo che l’organismo aveva dichiarato pubblicamente un “suo periodo di aspettativa”

    Scontro in Vaticano sulla lotta alla pedofilia. L’ex vittima Peter Saunders, messo fuori dalla Commissione vaticana anti abusi del clero dopo le durissime critiche al cardinale George Pell e perfino al Papa sulle politiche messe in campo per contrastare questi reati, ribatte: “Non ho lasciato e non me ne vado. L’unica persona che mi può rimuovere è colui che mi ha nominato, ovvero il Papa”. In una conferenza stampa, Saunders ha dichiarato di non essere stato messo al corrente della dichiarazione dell’organismo vaticano voluto da Bergoglio per contrastare la pedofilia nella quale si precisava che l’attivista inglese avrebbe preso “un periodo di aspettativa dalla sua partecipazione come membro per riflettere come egli possa contribuire nel modo migliore al lavoro della Commissione”.

    La versione di Saunders, infatti, è assai diversa da quella ufficiale del Vaticano. L’ex vittima ha spiegato che il 6 febbraio 2016 la Commissione anti pedofilia lo ha sfiduciato all’unanimità accusandolo di parlare troppo con i media. “Per me – ha spiegato Saunders ai giornalisti – come sopravvissuto, la Commissione è una vergogna. Essi credono che la pedofilia è dietro di noi, ma non è in alcun modo dietro di noi”. L’attivista inglese, nominato il 17 dicembre 2014 tra i 17 membri dell’organismo vaticano anti abusi del clero istituito da Francesco aveva infatti attaccato duramente il “ministro dell’economia” del Papa, il cardinale australiano Pell sotto processo nel suo Paese con l’accusa di aver insabbiato la pedofilia dei sacerdoti quando era arcivescovo di Melbourne.

    Saunders era stato molto chiaro: “Pell si sta facendo gioco della commissione papale, del Papa, ma soprattutto di tutte le vittime e per questo dovrebbe essere messo da parte e fatto tornare in Australia”. Ora, dopo un botta e risposta durato mesi e diversi certificati medici presentati dal porporato per evitare di rispondere nel suo Paese alle accuse sulla sua gestione dei casi di pedofilia, la Commissione australiana d’inchiesta sugli abusi sessuali sui minori ha deciso che Pell potrà deporre in videoconferenza da Roma. In una prima audizione sempre via webcam dall’Italia, nell’agosto 2014, il porporato aveva paragonato i preti pedofili ai “camionisti che molestano autostoppiste”.

    Ma le critiche di Saunders non avevano risparmiato nemmeno il Papa: “Non può dire una cosa e farne un’altra. Se c’è zero tolleranza nei confronti di chiunque nei ranghi della Chiesa che abusa, allora queste persone devono stare fuori, e si deve rimanere a quel punto. Ho bisogno di sapere perché queste cose non succedono, o altrimenti non c’è alcun motivo per cui io resti in commissione. E sono sicuro che altri la pensano allo stesso modo”. Il riferimento era alla nomina, decisa da Bergoglio, di monsignor Juan de la Cruz Barros Madrid a vescovo di Osorno in Cile. Il presule, infatti, amico personale di Francesco, è accusato di aver coperto la pedofilia di padre Fernando Karadima, un leader spirituale nella Chiesa cilena, che nel 2011 fu ritenuto colpevole di aver abusato sessualmente di minori.

    Immediata la risposta della Santa Sede alle pesanti critiche di Saunders: “Compito specifico della Commissione sarà quello di proporre al Papa le iniziative più opportune per la protezione dei minori e degli adulti vulnerabili, sì da realizzare tutto quanto è possibile per assicurare che crimini come quelli accaduti non abbiano più a ripetersi nella Chiesa. La Commissione promuoverà, unitamente alla Congregazione per la dottrina della fede, la responsabilità delle Chiese particolari per la protezione di tutti i minori e degli adulti vulnerabili”. Le proposte da sottoporre al Papa riguardano, come riporta un comunicato ufficiale, “la richiesta di ricordare a tutte le autorità della Chiesa l’importanza di una risposta diretta alle vittime e ai superstiti che li avvicinano; l’istituzione di una Giornata universale di preghiera e di una liturgia penitenziale”, ma anche “stabilire maggiore trasparenza sui processi canonici. Alla prossima assemblea plenaria saranno presentati un rapporto e alcune raccomandazioni e sarà anche attivato un website per condividere le buone norme per la tutela dei minori nel mondo”.

    Twitter: @FrancescoGrana

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/08/vaticano-scontro-sulla-commissione-anti-abusi-lex-vittima-saunders-mai-lasciato-solo-il-papa-mi-puo-cacciare/2443453/

  • La Commissione australiana sulla pedofilia: ok alla testimonianza di Pell via video

    La Commissione australiana sulla pedofilia: ok alla testimonianza di Pell via video

    Il Cardinale Segretario vaticano per l’Economia dovrà rispondere all’accusa di insabbiamento in un antico caso di abusi. Polisca: problemi di salute impediscono il volo aereo

    La Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse, commissione creata nel 2013 dal Governo australiano per indagare i casi di pedofilia perpetrati, tra l’altro, da sacerdoti, ha accettato la richiesta del cardinale George Pell, ex-arcivescovo di Sidney e attuale prefetto della Segreteria vaticana per l’Economia, di intervenire via video, anziché viaggiando in Australia, per motivi di salute, in un’audizione relativa a un caso nel quale è accusato di insabbiamento delle denunce.

    «Il cardinale George Pell – si legge in una nota del giudice Peter McClellan diramata stamane in Australia che ripercorre la vicenda – è stato prete a Ballarat e per un certo periodo è stato uno dei consulenti del vescovo della diocesi, monsignor Mulkearns. In quel ruolo ha avuto responsabilità insieme a un altro consulente per consigliare il vescovo in merito alla nomina dei preti nelle parrocchie e di fornire consigli in più generali questioni amministrative della diocesi. Pell è stato consulente in un periodo nel quale alcuni preti della diocesi hanno abusato bambini ed era presente agli incontri nei quali si è discusso della nomina di almeno un parroco noto per gli abusi. Pell è poi divenuto vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di Melbourne nel 1987. È rimasto in quel ruolo fino al 1996 quando è stato nominato Arcivescovo di Melbourne. I fatti attualmente a disposizione della Commissione indicano che ha avuto responsabilità come Vescovo ausiliare per aree dell’Arcidiocesi dove è stato sistemato almeno un prete abusatore. In quanto Vescovo ausiliare era membro del comitato di consulenza personale dell’arcivescovo e membro della curia. Nel suo periodo da Arcivescovo aveva ovviamente la responsabilità ultima per il management dell’arcidiocesi. A causa del ruolo del cardinale Pell a Ballarat e Melbourne i commissari considerano essenziale che Pell testimoni e spieghi le sue azioni nei periodi rilevanti. A parte i suoi ruoli a Ballarat e Melbourne, Pell è stato arcivescovo di Sidney. A Melbourne è stato responsabile per la il programma della Melbourne Response ed ha testimoniato quando essa è stata esaminata in un caso di studio. Quando era arcivescovo di Sidney, è stato discusso il caso di John Ellis e Pell ha testimoniato a questo proposito e sull’operazione del programma “Verso la guarigione” dell’arcidiocesi di Sidney. Le questioni per le quali ora i commissari chiedono l’assistenza del cardinale Pell sono distinte da quelle sulle quali ha già testimoniato».

    «Quando Pell ha testimoniato davanti alla Commissione reale abitava a Sidney. Nella seconda occasione, quando è stata discussa la Melbourne Response, ci si è accordati affinché egli potesse testimoniare in collegamento video da Roma, dove ora risiede. La testimonianza che gli si chiederà di dare nelle prossime audizioni è più estesa che in passato».

    «All’audizione a Melbourne l’11 dicembre dell’anno scorso un rappresentante del cardinale Pell ha indicato che a causa della sua attuale salute al cardinale era stato consigliato di non intraprendere lunghi viaggi in aereo e per quella ragione il cardinale ha chiesto di dare la sua testimonianza in collegamento video. I commissari non hanno avuto accesso a questa richiesta. Io – prosegue il giudice McClellan – dissi: “Data la complessità delle questioni toccate, e il fatto che ci sono due casi di studio attualmente all’attenzione della Commissione che coprono un periodo di tempo esteso, oltre alle difficoltà tecniche registrate nell’ultima testimonianza video quando il Cardinale era a Roma, è preferibile che egli testimoni personalmente in Australia”. Nella speranza che la salute del Cardinale potesse migliorare, abbiamo rinviato altre considerazione sulla procedura da adottare».

    «Da quando la questione è stata esaminata a dicembre mi è stato riferito che le difficoltà tecniche registrate nell’ultima occasione sono state affrontate e ora il collegamento video da Roma dovrebbe essere soddisfacente. Tuttavia, in ragione delle altre questioni che ho indicato sarebbe preferibile, ma non essenziale, che Pell testimoni personalmente in Australia».

    «Il signor Myers, che rappresenta Pell, ha rinnovato la richiesta che Pell possa testimoniare via video da Roma. In sostegno di questa richiesta ha fornito un rapporto medico di Patrizio Polisca, direttore del pronto soccorso medico presso l’università di Tor Vergata, datata Roma 29 gennaio 2016».

    Fino a luglio scorso, peraltro, Polisca era medico del Papa. «Il rapporto conferma le informazioni precedentemente fornite alla Commissione reale e indica che Pell soffre di ipertensione (per la quale si sottopone a un trattamento medico), malattia ischemica cardiaca, complicata da un precedente infarto miocardio, disfunzioni cardiache correlate all’ipertensione arteriosa e una precedente ischemia, oltre ad altre questioni di non immediata rilevanza».

    «Il Professore conclude come segue: “Tutti i summenzionati cambiamenti funzionali e clinici hanno un effetto sinergico negativo in merito alla sua capacità funzionale cardiovascolare e respiratoria, in particolare per una breve camminata o un esercizio fisico anche lieve, quando si prepara a trascorrere periodi prolungati in un depressurizzato ambiente (volo aereo), con conseguente ipossia relativa e aumento della pressione sanguigna ematica. A causa di quanto sottolineato, intraprendere un lungo viaggio potrebbe innescare un episodio di insufficienza cardiaca e se ciò avvenisse in colto sarebbe difficile da trattare. In conclusione, i problemi clinici che Sua Eminenza presenta rendono difficile per lei fare un volo in Australia, che potrebbe creare seri rischi alla Sua salute».

    «Sebbene – conclude la nota del magistrato – persone con le condizioni che ha Pell possono volare su lunghe distanze è evidente che dal rapporto medico nel caso del cardinale Pell c’è un rischio alla sua salute se intraprende un tale lungo viaggio in questo momento. Vista la natura dei suoi disturbi non ci si può attendere che la sua salute migliori probabilmente eliminando questi rischi. Sebbene sarebbe preferibile se egli testimoniasse in Australia, poiché è disponibile l’alternativa che egli testimoni via video i commissari sono soddisfatti di questa procedura».

    Poiché «non ci sarà tempo per raccogliere la testimonianza video del Cardinale nel periodo che precede la prossima audizione a Ballarat», la Commissione, che organizza ogni udienza in una diversa città australiana, programmerà la testimonianza di Pell «a partire da lunedì 29 febbraio quando la Commissione si riunirà a Sydney. Ci si attende che tale testimonianza possa durare tre giorni di seduta. Lo staff della commissione discuterà con i rappresentanti di Pell l’esatto orario che differirà dall’orario usuale per le sedute» a causa del fuso orario.

    In passate udienze il Prelato è stato nominato più volte da vittime di pedofilia, secondo le quali avrebbe ignorato e anche coperto per decenni abusi commessi da sacerdoti, permettendone il trasferimento da una parrocchia all’altra. Affermazioni che Pell ha più volte respinto e smentito.

    http://www.lastampa.it/2016/02/08/vaticaninsider/ita/nel-mondo/pedofilia-il-cardinale-pell-potr-deporre-in-videoconferenza-7PRs5PZrHsSNh6UbR4swQO/pagina.html

  • Preti pedofili, ex vittima fuori dalla Commissione vaticana anti abusi

    Preti pedofili, ex vittima fuori dalla Commissione vaticana anti abusi

    Nei mesi scorsi Peter Saunders aveva attaccato il Papa e il cardinale Pell accusandolo di aver insabbiato alcuni casi. Ora, tra i 16 membri nell’organismo voluto da Bergoglio, rimane solo una ex vittima, l’irlandese Marie Collins. Comunicato del Vaticano: “Prenderà un periodo di aspettativa”
  • Pedofila, polemica in Vaticano: Peter Saunders lascia Commissione della Santa Sede

    Pedofila, polemica in Vaticano: Peter Saunders lascia Commissione della Santa Sede

    CITTA’ DEL VATICANO – Peter Saunders, attivista inglese nella lotta contro la pedofilia, egli stesso vittima di abusi da parte di un sacerdote cattolico, lascia per ora la Commissione vaticana per la protezione dei minori nella quale lo aveva inserito Papa Francesco.

    “La Commissione Pontificia per la Protezione di minori – si legge in una nota diffusa dal portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi – nell’incontro di oggi ha discusso l’orientamento e gli scopi della Commissione stessa. Come risultato della discussione si è deciso che il signor Peter Sunders prenderà un periodo di aspettativa dalla sua partecipazione come membro per riflettere come egli possa contribuire nel modo migliore al lavoro della Commissione”.

    La decisione, assunta all’interno dell’organismo, arriva a seguito ad affermazioni dello stesso Saunders che ha criticato il cardinale George Pell,superministro vaticano dell’Economia, per aver risposto con certificati medici alle richieste di essere interrogato dalla Commissione governativa australiana che deve far luce sugli abusi nel grande paese, riguardo alla gestione dei sacerdoti colpevoli o sospettati di abusi nella diocesi di Melbourne, quando il porporato ne era l’arcivescovo.

    Saunders aveva dichiarato, durante la trasmissione televisiva australiana 60 Minutes, che Pell proverebbe “disprezzo” nei confronti dei bambini vittime di abusi sessuali ad opera dei preti pedofili locali. “Si sta prendendo gioco della commissione contro gli abusi, del Papa stesso – aveva detto Saunders – ma, soprattutto, di tutte le vittime e dei sopravvissuti”. Sopravvissuti come lui, ad esempio, che fu a suo tempo vittima di preti pedofili. Saunders ha aggiunto che Pell dovrebbe “farsi da parte, soprattutto perché ha fallito nel proteggere i bambini dagli abusi da parte di ecclesiastici nella chiesa australiana”. Ma alla fine, e per il momento, ad essersi fatto da parte è proprio lui.

    Da parte sua il porporato aveva emesso un comunicato descrivendo le accuse di Saunders come “false”, “fuorvianti” e “oltraggiose”. Il cardinale, che è stato poi anche arcivescovo di Sydney, aveva spiegato che le indagini hanno riportato alla luce vecchie accuse di cui è già stato scagionato da tempo. Tutto ciò evoca un po’ l’immagine biblica di Davide contro Golia, anche per la gigantesca statura fisica di Pell, che soprattutto è il prefetto  del nuovo super dicastero istituito da Bergoglio.

    Ma Saunders non c’è andato leggero, se davvero ha qualificato il cardinale australiano come “sociopatico” per non aver preso i necessari provvedimenti a difesa dei bambini ed essere rimasto “freddo” davanti alla sofferenza delle vittime e dei parenti, sottraendosi alle richieste di chiarimenti. Alla vicenda Pell si è aggiunta poi quella dei preti pedofili della diocesi cilena di Osorno, dove recentemente il vescovo non ha assunto i necessari provvedimenti. E Saunders è nuovamente insorto.

    In particolare, il vescovo cileno Juan Barros viene accusato di aver coperto un sacerdote, Fernando Karadima, che nel 2011 è stato riconosciuto colpevole di abusi su minori dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. Monsignor Barros, di cui Karadima ha accompagnato il cammino vocazionale e che apparteneva alla sua cerchia di amici più stretti.

    http://www.repubblica.it/vaticano/2016/02/06/news/vaticano_commissione_pedofilia_saunders-132841482/