Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: George Pell

  • Pell accusa predecessore a Melbourne: crimini e insabbiamento

    Pell accusa predecessore a Melbourne: crimini e insabbiamento

    Mons. Little e testimonianze davanti a commissione a Roma

    Roma, 2 mar. (askanews) – Il cardinale George Pell ha definito la diocesi di Melbourne – dove è stato vescovo ausiliare (1987-1996) prima di diventare l’arcivescovo – un “mondo di crimini e insabbiamento”, suggerendo in particolare che il suo predecessore, mons. Frank Little, sia stato sollecitato alle dimissioni, nel 1996, per inadempienza verso le accuse emerse contro i preti pedofili della diocesi. Nella terza audizione davanti alla Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse (“Commissione reale sulle Risposte istituzionali agli Abusi sessuali sui Minori”), la scorsa notte, in video-collegamento da Roma con l’Australia, l’attuale prefetto per la Segreteria dell’Economia, ha espresso il suo “rammarico” per non aver fatto di più nel caso di un prete pedofilo in un’altra diocesi, Ballarat. Il porporato, che si è detto disponibile a incontrare le vittime di preti abusatori giunti a Roma per assistere alle sue audizioni, verrà ascoltato ancora questa sera, per la quarta e ultima testimonianza. Le vittime, intanto, chiedono di incontrare Papa Francesco. Questa sera quarta e ultima testimonianza. La commissione ha esaminato alcuni casi di preti pedofili a Ballarat e Melbourne, nello Stato australiano di Victoria, relativi agli anni Settanta e Ottanta. Quanto al fratello Edward (Ted) Dawlan, insegnante al St Patrick’s College di Ballarat, il porporato, che all’epoca era vicario episcopale per l’educaizone, ha ammesso che vi erano “voci” circa le sue “attività con i giovani”, precisando però che erano “non specifiche” sugli abusi sessuali e concludendo: “Mi rammarico di non aver fatto di più in quel momento”. La commissaria Gail Furness ha poi passato in rassegna il caso del sacerdote Peter Searson, parroco nella diocesi di Melbourne, poi condannato nel 1997 per abusi sessuali su minore e morto nel 2009. Il sacerdote, oggetto di “una litania di accuse”, minacciava i bambini con armi e uccidendo davanti a loro animali, e lo stesso Pell lo ha definito come “un uomo sconcertante, nei suoi momenti peggiori poteva essere descritto come uno dei preti più sgradevoli che io abbia conosciuto”, ma “non avevamo sufficienti evidenze per rimuoverlo”. L’allora arcivescovo della diocesi, mons. Frank Little, ora defunto, “sembrava – secondo Pell – incapace di affrontare padre Searson, o anche di fornire informazioni adeguate sulla situazione” e ha reagito in modo “assolutamente insoddisfacente” alle preoccupazioni che circolavano sul sacerdote, prese “decisioni sbagliate” e, sebbene si dimise in anticipo sull’età della pensione formalmente per motivi di salute, “non mi sorprenderebbe” se tra le reali cause delle dimissioni ci fosse una richiesta del nunzio dell’epoca in Australia, mons. Franco Brambilla, dovuta alla sua inadeguatezza sui casi di pedofilia. “Ero fortemente critico di come l’arcivescovo Little gestiva i casi contro i preti”, ha detto Pell. Il porporato ha detto peraltro di essere stato ingannato dal Catholic Education Office che non gli ha fornito adeguate informazioni sul caso di questo sacerdote. La commissaria, citando questo fatto, le critiche all’arcivescovo Little, e analoghe accuse rivolte da Pell ieri in merito al vescovo Mulkearrns di Ballarat, ha commentato: “E’ una posizione straordinaria, cardinale”. “Quello – ha ribattuto il porporato – era uno straordinario mondo di crimini e coperture e le persone non volevano che lo status quo venisse disturbato”. Ska Ska MAZ

    http://www.askanews.it/top-10/pell-accusa-predecessore-a-melbourne-crimini-e-insabbiamento_711749385.htm

  • Pedofilia, le vittime chiedono udienza al Papa: “Pell ci offende”

    Pedofilia, le vittime chiedono udienza al Papa: “Pell ci offende”

    Le 15 vittime di abusi sessuali da parte di sacerdoti giunte in Italia dall’Australia per seguire da vicino la deposizione del cardinale George Pell, attuale super-ministro delle finanze vaticano, hanno espresso il desiderio di essere ricevute da Papa Francesco prima di lasciare Roma. La notizia e’ trapelata dall’Hotel Quirinale, dove nella Sala Verdi l’audizione del porporato si svolge in teleconferenza a causa del certificato medico, attestante una condizione fisica che non permetterebbe un viaggio Oltreoceano, presentato da Pell alla Commissione Reale di indagine sugli abusi che gli chiede conto della gestione dei casi nell’aricdiocesi di Melbourne, della quale e’ stato arcivescovo dal 1996 al 2001 dopo esserne stato ausiliare e prima ancora vicario episcopale. La terza seduta, iniziata alle 22 ora italiana in un clima piu’ sereno di quello delle precedenti, si e’ infiammata a causa di alcune frasi di Pell che le vittime hanno ritenuto offensive. A suscitare sdegno e’ stata in particolare l’affermazione: “A volte i genitori delle vittime non vogliono che il loro caso passi nelle mani della polizia o delle autorita’ ecclesiastiche”.

    Momenti di tensione si sono verificati nella Sala Verdi anche quando il cardinale Pell ha definito “inadeguata” la rete di informazioni che arrivarono al suo ufficio di arcivescovo di Melbourne. Ed ha detto, di fatto addossando ogni responsabilita’ ad altri e sgravando se stesso: “non credo che avrei potuto fare qualcosa di piu’ di quanto ho fatto”. Secondo i membri della Commissione Reale, invece, l’attuale ministro delle finanze di Papa Francesco avrebbe potuto impedire allora il perpetuarsi di questi crimini semplicemente non voltando la testa da un’altra parte. E questo ritengono amche le vittime, tanto che nella Sala Verdi una signora ha imprecato contro Pell a voce alta. In sostanza, il cardinale australiano sostiene di essere stato ingannato dal “sistema dell’epoca” perche’ era risaputo che lui non avrebbe accettato lo stato delle cose e avrebbe proceduto adottando “azioni decisive”. “Sapevano che avrei fatto domande scomode se fossi stato meglio informato”, ha detto. Un ragionamento che contrasta con la realta’ e anche con altre dichiarazioni fatte poco prima dallo stesso Pell, che, ad esempio, si e’ dilungato a descrivere quello che ritiene essere un suo capolavoro (e che per altri e’ invece una ulteriore percossa assestata a persone ferite gravemente dai preti abusatori): il cosidetto “Melbourne Response” da lui creato quando era vescovo ausiliare e che poi ha utilizzato da arcivescovo, uno schema di risarcimenti per le vittime volto a disincentivare le onerose cause giudiziarie contro la diocesi. Lo schema pero’ e’ stato ampiamente criticato dalle vittime e dalle loro famiglie durante tutto il corso dell’indagine condotta dalla Commissione d’inchiesta australiana sulle risposte delle istituzioni agli abusi sessuali sui minori. Nel corso di una pausa dell’audizione di questa notte i giornalisti hanno chiesto dei commenti alle vittime presenti nella Sala Verdi e una di loro ha detto che “Pell avrebbe potuto essere l’eroe dell’Australia se solo fosse stato chiaro sin dall’inizio”.

  • Vittime dei preti pedofili ad askanews: in Italia 200 casi dal 2006. “Obbligare i vescovi a denunciare per evitare insabbiamenti”

    Vittime dei preti pedofili ad askanews: in Italia 200 casi dal 2006. “Obbligare i vescovi a denunciare per evitare insabbiamenti”

    Genova, 2 mar. (askanews) – “Anche in Italia sono tanti i casi di preti pedofili che sono stati insabbiati. Noi abbiamo realizzato una mappa con i casi di abusi sessuali su minori o adolescenti da parte del clero registrati negli ultimi 10 anni e sono quasi 200, di cui circa 120 con condanne ormai definitive”. Lo ha denunciato ad askanews Francesco Zanardi, fondatore e portavoce della “Rete L’Abuso”, l’associazione italiana delle vittime dei preti pedofili, commentando la vittoria agli Oscar 2016 come miglior film della pellicola “Il caso Spotlight”, che racconta l’indagine che nel 2001 il Boston Globe fece sull’insabbiamento sistematico delle accuse ai preti pedofili nella diocesi statunitense allora guidata dal cardinale Bernard Law. “Che questo film abbia vinto l’Oscar – ha sottolineato Zanardi – indubbiamente ci ha fatto piacere e ci ha anche un po’ riscattati perché in alcuni passaggi della pellicola si parla di ‘Snap’, un’associazione statunitense analoga alla nostra che veniva un po’ additata come associazione anticlericale ed è la stessa cosa che succede qui in Italia”.

    “Si parla tanto della ‘grande rivoluzione’ di Papa Francesco ma su questo tema in realtà – ha affermato il portavoce della rete ‘L’Abuso’- stiamo parlando di presupposti per il futuro perché la nostra associazione riunisce quasi 500 vittime e tutte si lamentano di non essere state contattate o aiutate dalla Chiesa. Per il momento a neanche una di queste vittime la Chiesa ha prestato aiuto”.

    Per evitare insabbiamenti, secondo l’associazione italiana che riunisce la vittime dei preti pedofili, i vescovi dovrebbero essere costretti a denunciare alla giustizia ordinaria i casi di abusi sessuali da parte di religiosi. “La nostra associazione e le altre associazioni simili – ha spiegato Zanardi – sono contrarie alle varie commissioni d’inchiesta istituite da Bergoglio. Noi pensiamo che davanti a questo problema ci sia solo una soluzione: obbligare i vescovi a denunciare i casi di pedofilia presso l’autorità giudiziaria dello Stato in cui sono stati commessi questi reati”.

    “Malgrado le linee guida di Papa Francesco – ha denunciato il portavoce della rete ‘L’Abuso’- purtroppo questi casi continuano ad essere sommersi. Inoltre molti sacerdoti condannati dai tribunali ecclesiastici sono stati poi reintegrati e tante volte sono stati reintegrati anche quelli condannati dai tribunali civili”. Come esempio Zanardi ha citato un prete condannato a 4 anni per abusi su minore: “La condanna – ha ricordato – è scaduta nel settembre del 2015 ed è stato subito reintegrato a Civitavecchia”.

    “Quello che manca e non rende credibili le dichiarazioni del Vaticano – ha sottolineato il fondatore dell’associazione italiana delle vittime dei preti pedofili – è che il Vaticano sta facendo dichiarazioni per il futuro senza però assumersi le responsabilità di quello che la Chiesa ha seminato fino ad oggi, cioè soccorrere le altre vittime. Questo – ha concluso – sarebbe un gesto concreto che potrebbe dargli più credibilità”.

    Della rete “L’Abuso”, che da anni si batte per difendere i diritti delle vittime, fa parte anche Mirko Gabossi, che ha raccontato la sua storia ad Askanews. “Sono venuto in contatto con il prete che ha abusato di me – ha spiegato Gabossi – più o meno all’età di 12 anni, partecipando alle attività che si facevano in parrocchia con i ragazzi. Rispetto ad altri però io ho avuto la sfortuna di entrarci in contatto di più”. “Da quando è avvenuto l’abuso – ha ricordato – per oltre 10 anni non ho più pensato a quello che era accaduto. Poi quando ho scoperto che Francesco aveva messo in piedi l’associazione ‘Rete L’Abuso’ questo ricordo è venuto a galla e ho deciso di entrare a far parte anch’io dell’associazione.

    Ora insieme a lui – ha affermato Gabossi – sto contribuendo a fare in modo che le vittime escano allo scoperto con le loro testimonianze”. “Stiamo cercando di trovare giustizia per queste vittime – ha sottolineato – attraverso assistenza legale e di fornire loro l’aiuto necessario. Stiamo inoltre muovendo una battaglia nei confronti della struttura che copre questi abusi che ormai avvengono da moltissimi anni”. “Nel mio caso come in quello di Francesco e di altri – ha precisato Gabossi – sono tutti reati andati in prescrizione ma non per questo sono meno importanti o meno validi di altri. I vescovi -ha concluso- dovrebbero occuparsi di quello che accade nelle strutture di cui sono messi a capo e quindi salta subito agli occhi il fatto che non sia né etico né naturale coprire un abuso sessuale da parte di un loro sottoposto”.

    Intanto, nella terza audizione davanti alla Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse (“Commissione reale sulle Risposte istituzionali agli Abusi sessuali sui Minori”), la scorsa notte, in video-collegamento da Roma con l’Australia, il cardinale George Pell ha definito la diocesi di Melbourne – dove è stato vescovo ausiliare (1987-1996) prima di diventare l’arcivescovo – un “mondo di crimini e insabbiamento”, suggerendo in particolare che il suo predecessore, mons. Frank Little, sia stato sollecitato alle dimissioni, nel 1996, per inadempienza verso le accuse emerse contro i preti pedofili della diocesi. L’attuale prefetto per la Segreteria dell’Economia, ha espresso il suo “rammarico” per non aver fatto di più nel caso di un prete pedofilo in un’altra diocesi, Ballarat. Il porporato, che si è detto disponibile a incontrare le vittime di preti abusatori giunti a Roma per assistere alle sue audizioni, verrà ascoltato ancora questa sera, per la quarta e ultima testimonianza. Le vittime, intanto, chiedono di incontrare Papa Francesco. Questa sera quarta e ultima testimonianza. Fos/Int9

    http://www.askanews.it/top-10/vittime-dei-preti-pedofili-ad-askanews-in-italia-200-casi-dal-2006_711749646.htm

  • Pedofilia, le vittime australiane chiedono udienza con Papa Francesco

    Pedofilia, le vittime australiane chiedono udienza con Papa Francesco

    Chiedono un’udienza con il Papa le vittime australiane di abusi che si trovano a Roma per assistere all’interrogatorio del Cardinale George Pell. Quattordici delle 53 vittime del prete pedofilo Gerald Ridsdale si trovano in Vaticano per seguire la testimonianza del Cardinale che fu vescovo di Melbourn e poi di Sidney. Phil Nagle, una delle vittime:

    “Vogliamo essere ascoltati, vogliamo la dimostrazione che il nostro caso interessa e che può essere utile a cambiare le cose per i bambini nel futur…

    ALTRE INFORMAZIONI: http://it.euronews.com/2016/03/02/ped…

  • Dall’Australia a Roma: “Noi, vittime di abusi qui per vedere Pell”

    Dall’Australia a Roma: “Noi, vittime di abusi qui per vedere Pell”

    A Roma una delegazione di alcune delle vittime di Ballarat, dove il cardinale ha occupato posizioni di rilievo mentre si verificavano gli abusi. L’accusa: “Sapeva delle violenze”. La replica: “Falso”

    di PAOLO RODARI

    CITTÀ DEL VATICANO – Inizia oggi, nel territorio neutrale dell’hotel Quirinale di Roma, la deposizione, in video conferenza con l’Australia, del cardinale George Pell (capo della Segreteria per l’Economia della Santa Sede) davanti alla Commissione governativa australiana che indaga sugli abusi sessuali su minori commessi da uomini di Chiesa quando egli era semplice prete a Ballarat e poi vescovo a Melbourne e a Sydney. L’accusa è di aver coperto i preti pedofili, spostandoli – come era prassi consolidata in alcune diocesi del mondo – da una parrocchia a un’altra.
    Caso Josef Wesolowski a parte, è la prima volta che accuse dirette arrivano a coinvolgere un alto esponente della Santa Sede. Oggi il porporato australiano, dopo la video conferenza, viene ricevuto da Francesco.
    L’udienza è in realtà in “tabella” e dunque dovrebbe essere legata principalmente all’incarico ricoperto in Vaticano. Anche se non è escluso che papa Bergoglio possa essere informato in tempo reale anche di quanto appena avvenuto all’Hotel Quirinale.
    Soltanto pochi giorni fa, del resto, tornando dal viaggio apostolico in Messico, egli aveva definito “una mostruosità ” gli abusi sessuali commessi dai preti e aveva detto: “Un vescovo che cambia la parrocchia ad un sacerdote, quando si verifica un caso di pedofilia, è un incosciente, e la cosa migliore che possa fare è presentare la rinuncia”.
    Pell ha sempre respinto con forza ogni addebito dicendo di non essere mai stato a conoscenza dei fatti. Ancora pochi giorni fa ha ribadito che “le accuse sono senza fondamento e completamente false”. Ma la sua difesa non è mai avvenuta davanti alla Commissione, bensì attraverso dichiarazioni a distanza.
    La Commissione avrebbe voluto ascoltare Pell in Australia, ma il porporato ha presentato certificati medici che gli impediscono il viaggio.
    Per questo, a Melbourne come a Sydney, l’attesa per il faccia a faccia di oggi è grande. Pell è ritenuto da parte dell’opinione pubblica del suo Paese colpevole: in sostanza, dicono, non poteva non sapere.
    Non così a Roma, dove il porporato è invece conosciuto principalmente per essere colui al quale Francesco ha affidato il delicato compito di riforma dell’economia vaticana. In suo favore si è recentemente espresso anche il padre gesuita Frank Brennan. In passato critico nei confronti del porporato, ha detto recentemente “che nessuna prova è stata prodotta per dimostrare che Pell sapesse qualcosa degli abusi”.
    A Roma per ascoltare la deposizione ci sono oggi anche alcune delle vittime di Ballarat. Dice il loro portavoce, Andrew Collins, che desiderano “sentire la verità dalla bocca di Pell”. E ancora: “Occupava posizioni di rango a Ballarat quando sono accaduti gli abusi peggiori. Vogliamo sapere cosa ha saputo e quando ne è venuto a conoscenza. Vogliamo anche sapere perché le vittime non sono state prese in seria considerazione e perché la Chiesa ha tentato di insabbiare questi crimini”.
    Spiega Carolyn Worth, portavoce del “The Victorian Casa Forum”, il centro di aiuto di Melbourne per chi ha subito abusi sessuali e al quale fanno riferimento anche le vittime di Ballarat, che “un certo numero di vittime crede che Pell non è stato trasparente nelle sue risposte date in passato alla Commissione Reale.
    Soprattutto in merito alle risposte date circa gli abusi di Ballarat, quando era vescovo ausiliare di Melbourne. Per le vittime è importante vedere il cardinale dare la sua testimonianza. Vedono ciò come parte del loro processo di recupero “.
    http://www.repubblica.it/vaticano/2016/02/29/news/vittime_abusi_a_roma_audizione_pell-134465225/
  • Preti pedofili, il vero volto del cardinale Pell

    Preti pedofili, il vero volto del cardinale Pell

    Il braccio destro di papa Francesco è accusato da molte vittime e sopravvissuti di aver protetto i sacerdoti che avevano compiuto abusi sui bambini quando era in servizio in Australia. Tra lussi sfrenati e un passato ingombrante, ecco chi è il porporato chiamato a Roma da Bergoglio per fare trasparenza nei conti del Vaticano

    DI EMILIANO FITTIPALDI
    Il cardinale George Pell ha cambiato strategia. «Non sono qui a difendere l’indifendibile: la Chiesa cattolica ha commesso enormi errori, ma sta lavorando per rimediare». Così ha detto solenne, testimoniando in videoconferenza dall’Hotel Quirinale a Roma davanti alla Commissione d’inchiesta voluta dal governo australiano per far luce sulle violenze dei pedofili durante gli anni ’70, ’80 e ’90. «È vero, in quel periodo la Chiesa era fortemente propensa a smentire gli abusi per proteggere l’istituzione», ha aggiunto. Un cambio di rotta rispetto all’ultima deposizione di un anno fa, quando paragonò i sacerdoti pedofili agli autotrasportatori: «Da un punto di vista legale non credo che una compagnia di trasporti possa essere considerata responsabile delle azioni dei suoi camionisti», disse sconcertando giudici e vittime. Un passo avanti, ma non decisivo: Pell continua infatti a negare di essere stato a conoscenza di abusi a minori, nonostante uno dei preti in carcere, condannato per aver violentato 53 bambini, fosse suo amico, e con lui avesse condiviso l’alloggio a Ballarat.

    «Il mio predecessore Little ha nascosto le lettere di denuncia delle vittime? Di certo in alcune occasioni non ha agito come avrebbe dovuto. Io ho ancora il pieno sostegno del papa».

    Eppure è noto che i rapporti tra i due siano peggiorati già un anno fa, quando qualcuno inviò al papa tutte le voci di spesa della neonata segreteria per l’Economia, che Bergoglio aveva affidato qualche mese prima proprio a Pell, il cardinale chiamato dall’Australia per raddrizzare usi e abitudini nefaste della curia che ha spadroneggiato durante l’era di Benedetto XVI. Bergoglio inforcò gli occhiali, scorse la lista, una ventina di pagine fitte di numeri e fatture, e raggiunta l’ultima pagina scosse la testa sconsolato: il suo protetto – oltre alle beghe australiane – aveva investito centinaia di migliaia di euro per voli in business class, vestiti su misura, mobili di pregio, perfino per un sottolavello da 4600 euro.

    Un elenco di spese pazze che ha raggiunto per appena sei mesi di attività del nuovo dicastero un totale di oltre mezzo milione di euro. Il prelato venuto da Melbourne per mettere a posto i conti del Vaticano, però, non ha battuto ciglio di fronte ai mugugni. E a chi lo criticava ha risposto secco di fidarsi di lui, di aver comprato solo quello che serviva per il suo lavoro. Eppure le carte raccontate in anteprima da “L’Espresso” e poi pubblicate integralmente nel libro inchiesta “Avarizia” parlano chiaro, e Oltretevere sono in tanti a essere rimasti di stucco davanti alle uscite del centro di costo del ministero (numero D70000) nato con l’obiettivo dichiarato di moralizzare il corrotto clero di Roma.

    Da luglio 2014 a gennaio 2015 gli esborsi hanno infatti toccato i 501 mila euro, tra computer, stampati interni, stipendi monstre per amici degli amici, vestiti messi in conto al Vaticano, affitti, biglietti aerei, arredi di lusso e tappezzeria su misura. Non male, per un ente che non era ancora operativo (gli statuti sono stati approvati solo il 22 febbraio 2015) e per un ufficio dove lavoravano appena tre persone. Per fare un confronto, il neo consiglio per l’Economia ha speso nello stesso periodo 95 mila euro, meno di un quinto, nonostante sia composto da ben 15 membri. Le cifre sono un paradosso per chi, come Pell, in un rapporto interno sulle “Politiche di Financial Management” ha invitato gli altri cardinali a capo di ministeri vaticani a “rafforzare il processo di pianificazione affinché le risorse economiche siano destinate alla missione della Chiesa secondo criteri di efficienza, efficacia e una gestione saggia e ragionevole delle risorse”.

    Il primo atto di George è stato quello di assumere il suo economo personale, Danny Casey, con un appannaggio da 15 mila euro al mese. Esentasse, naturalmente. Il monsignore per il suo commercialista di fiducia vuole il meglio. Così la segreteria gli ha pure affittato una casa da 2900 euro al mese a via dei Coronari e ha pagato arredi di qualità per l’ufficio e per l’abitazione: le tabelle segnano alla voce “tappezzeria” 7292 euro, quasi 47 mila euro per “mobili e armadi” (tra cui il “sottolavello” da 4600 euro), oltre a lavoretti vari da 33 mila euro.

    Spulciando i rendiconti di spesa si scopre che il cardinale (o uno dei suoi segretari) ha messo in nota spese anche gli acquisti fatti al negozio Gammarelli, sartoria storica che dal 1798 veste la curia della città eterna: in genere i porporati pagano di tasca loro tuniche e berretta, ma stavolta la segreteria ha fatturato direttamente abiti per 2508 euro. Il nuovo boss del Vaticano non ha risparmiato nemmeno per i viaggi. Il “Ranger” per andare da Roma a Londra lo scorso 3 luglio ha speso 1103 euro. Un prezzo da business class.

    Quando vola, il cardinale al lusso non rinuncia mai: quattro giorni dopo si è fatto rimborsare dal suo ministero un volo Roma-Dresda, in Germania, da 1150 euro, un altro per Monaco da 1238, mentre lo scorso settembre la Scuola dell’Annunciazione del Devon, di cui l’ultraconservatore è diventato “patrono”, ha dovuto sganciare per un Roma-Londra 1293 euro. Pell e Casey si accomodano in business anche quando devono partire per Malta, dove vanno ad ascoltare i consigli del finanziere Joseph Zahra. Ma sono tutti gli uomini vicini al cardinale a volare in business, da lord Christopher Patten (ex presidente della Bbc che dovrebbe riformare la comunicazione della Santa Sede) all’industriale di Singapore George Yeo, membro della Commissione per la riforma del Vaticano.

    “Su Pell, Bergoglio ha preso un granchio colossale”, è il refrain ripetuto all’ombra delle sacre mura. “L’avevamo avvertito subito dell’inchiesta sulla pedofilia in Australia. Lui ha fatto di testa sua. Così, mentre da un lato il papa ha fatto arrestare l’ex nunzio polacco Józef Wesolowski, accusato di pedofilia (poi deceduto a fine agosto del 2015), abbiamo Pell che paragona i preti maniaci ai camionisti che molestano le autostoppiste. È imbarazzante.”

    L’ex vescovo di Melbourne e di Sydney (che Bergoglio ha voluto prima dentro il C9 – il gruppo dei “magnifici” chiamati a consigliare il pontefice nel governo della Chiesa universale – poi come prefetto del nuovo superministero che gestirà tutte le finanze vaticane) nell’agosto del 2014 è stato interrogato una prima volta dalla Commissione d’inchiesta creata dal governo di Canberra, a causa di alcune decisioni prese quando era arcivescovo, e per lo schema di risarcimenti da lui introdotto a partire dal 1996, il cosiddetto “Melbourne Response”, che stabilì un protocollo con cui la diocesi doveva affrontare ogni caso di pedofilia gli si profilasse davanti.

    “In realtà si trattava di un sistema progettato per controllare le vittime, contenere gli abusi e proteggere la Chiesa,” ha spiegato la ricercatrice e editorialista Judy Courtin, che insieme a molti altri osservatori considera le azioni di Pell volte – più che ad aiutare i sopravvissuti – a “minimizzare i reati, occultare la verità, manipolare, intimidire e sfruttare le vittime”. Di certo uno studio di un avvocato australiano, Kieran Tapsell, dimostra che in media le famiglie che hanno accettato lo schema di Pell hanno avuto solo 33 mila dollari australiani (circa 22 mila euro), mentre coloro che hanno ottenuto giustizia attraverso i tribunali ordinari hanno intascato risarcimenti molto più alti, di circa 382 mila dollari. Chiamato a rispondere del suo operato, Pell s’è giustificato paragonando i sacerdoti pedofili ad autotrasportatori e la Chiesa a un’azienda di tir: “Da un punto di vista legale non credo che una compagnia di trasporti possa essere considerata responsabile delle azioni dei suoi camionisti”. Una frase che ha choccato le vittime presenti all’udienza e i giornali di mezzo mondo (tranne quelli italiani, che al tempo non hanno scritto una riga sulla vicenda), provocando un diluvio di polemiche.

    Se le persone violentate da preti australiani hanno firmato lettere in cui parlano di “vergogna e oltraggio”, Tapsell ha ipotizzato che il cardinale voglia solo proteggere i soldi della diocesi “nascosti in un trust che controlla immobili” da possibili risarcimenti milionari ordinati dai giudici. Le prime controversie sulla figura di Pell risalgono a oltre dieci anni fa.

    Nel 2003, quando Giovanni Paolo II decise di promuoverlo con la porpora, furono molti a biasimare apertamente Wojtyla.

    Ultraconservatore, oratore schietto dotato di grande ironia, Pell qualche mese prima era stato infatti costretto ad autosospendersi dalla carica di arcivescovo dopo essere stato accusato di abusi sessuali su un ragazzino di dodici anni. Un’infamia da cui fu scagionato nel 2002 per mancanza di prove. Non solo. Se nel 2008 un’altra presunta vittima incolpò il cardinale di aver coperto un sacerdote maniaco (alcune lettere assai imbarazzanti firmate da Pell furono rese pubbliche da un programma d’inchiesta della tv nazionale Abc), i progressisti ricordano che il presule ex campione di football australiano è stato portato in tribunale anche da un ex chierichetto, John Ellis. Nel 2007 i legali del cardinale furono costretti ad ammettere gli abusi compiuti da un prete poi deceduto, ma riuscirono a convincere la Corte d’Appello che “la Chiesa non esiste come entità legale”. La causa è costata alla diocesi di Pell la bellezza di 750 mila dollari, ma la sentenza ha permesso alla Santa Sede di risparmiare milioni di dollari di risarcimenti.

    Difficile battere uno come Pell. Furbo, intelligente e scaltro, è figlio di un barista di Ballarat, città di ottantamila anime a cento chilometri da Melbourne. Affabile con tutti (capacità appresa servendo alcolici dietro il bancone del pub di famiglia), riuscì da bambino a sopravvivere a un tumore al collo, appassionandosi negli anni al football australiano, al canottaggio e al pugilato. Iniziò a frequentare il seminario nel 1960, poi volò a Oxford dove ottenne un dottorato in Storia della Chiesa. Nel 1996 il grande salto, quando viene nominato – su volere della gerarchia vaticana che ne apprezzava l’intransigenza dottrinaria – vescovo di Melbourne. Dopo aver risanato i conti della diocesi grazie all’aiuto del suo economo di fiducia Danny Casey che ora ha voluto con sé a Roma, negli anni si fa notare anche per dichiarazioni sorprendenti: da quelle sui preti pedofili (“È colpa anche del celibato e della diffusione della pornografia”) alle battute sull’Islam (“È una religione guerresca per natura”), fino alle aspre critiche rivolte al dimissionario Benedetto XVI. Ma sono le indagini della Commissione speciale a far finire il nome di Pell sui giornali anglosassoni: davanti ai giudici sono molte le vittime a tirarlo in ballo per i suoi modi spicci e intransigenti.

    Tra loro c’è Anthony Foster, padre di due bambine molestate da un prete (una si suicidò, l’altra è su una sedia a rotelle dopo un incidente causato dall’alcolismo) che definì a verbale Pell come un uomo con “una sociopatica mancanza di empatia”. Visto il clima, il ragazzo che nei sogni del padre doveva diventare un medico o un grande avvocato decide che è arrivato il momento di lasciare l’emisfero australe. Nel 2010 prova a trasferirsi a Roma per la prima volta, pregando Ratzinger di nominarlo prefetto della Congregazione per i vescovi. L’operazione non riesce. Arrivato Francesco, l’ex atleta gioca davanti al nuovo papa nuove carte, e si presenta come esperto di finanza in grado di mettere in ordine la babele vaticana: dopo gli scandali, il suo piano di rifondazione dello Ior e dell’Apsa convince Bergoglio, che lo nomina di fatto suo braccio destro. Prima delle deposizioni di questi giorni, le ultime tegole cadute in testa a Pell risalgono all’inizio del 2015: il cardinale amante del buon vino quando era vescovo di Melbourne non avrebbe agito da buon cristiano, negando con forza le accuse delle vittime e offrendo risarcimenti ridicoli in sede civile.

    “Pell così facendo voleva scoraggiare altri potenziali querelanti dal citare in giudizio la Chiesa per abusi sessuali,” si legge sul rapporto preliminare della Commissione nazionale d’inchiesta sulla pedofilia voluta dal governo australiano. “Il prelato mancò di agire equamente da un punto di vista cristiano. L’arcidiocesi preferì difendere il suo patrimonio piuttosto che dare giustizia e compassione”. Ma Pell è stato attaccato anche da Peter Saunders, un laico irlandese abusato da ragazzo, che Francesco in persona ha voluto come membro della neonata Pontificia commissione per la tutela dei minori e che poi è stato allontanato proprio per le critiche rivolte al cardinale: “Personalmente penso che la posizione di Pell sia insostenibile, perché ora ha un catalogo di smentite. Ha ripetutamente denigrato le persone e ha agito con insensibilità, durezza di cuore, in modo quasi sociopatico”.

    Anche un vescovo in pensione, Geoffrey Robinson, parlando ai giudici australiani a fine agosto 2015, ha spiegato non solo che in Australia gli abusi venivano coperti sistematicamente e che i preti sospettati erano trasferiti da una parrocchia all’altra, ma che Pell – ideando il Melbourne Response – aveva “distrutto” la possibilità di risposta unitaria della Chiesa nei confronti dello scandalo delle violenze sessuali nel paese. Per replicare alle dichiarazioni giurate di testimoni e vittime, Pell non è volato in Australia per rendere testimonianza giurata, ma ha mandato un comunicato stampa in cui nega di essere stato complice o di aver coperto sacerdoti pedofili.

    “I suicidi di tante vittime sono una tragedia enorme, i crimini commessi contro di loro da preti e fratelli sono profondamente malvagi e completamente ripugnanti per me”. È improbabile che Pell perda oggi la poltrona di prefetto della segreteria per l’Economia. Ed è impossibile che possa essere inquisito dal tribunale vaticano, a cui recentemente Francesco ha dato nuovi poteri per perseguire i vescovi insabbiatori. Non solo perché a Roma nessuno ha mosso, nemmeno nei media, critiche formali a Pell, ma perché è stato Bergoglio in persona a promuoverlo prima tra i membri del cosiddetto C9 (il gruppo di cardinali che deve consigliare il papa nel governo della Chiesa universale) e poi prefetto del nuovo dicastero. È probabile che quando compirà 75 anni lascerà l’incarico andando in pensione. Sarebbe difficile per la Chiesa fare marcia indietro dopo le deposizioni di queste ore: i contraccolpi, anche mediatici, rischierebbero di essere devastanti.

    http://espresso.repubblica.it/inchieste/2016/03/01/news/preti-pedofili-ecco-il-vero-volto-del-cardinal-pell-1.252270
  • I 281 preti pedofili coperti Pell interrogato nella notte

    I 281 preti pedofili coperti Pell interrogato nella notte

    Collegamento video tra Roma e l’Australia, da dove la Commissione governativa chiederà conto al cardinale dei casi tenuti sotto silenzio. Lui replica: «Calunnie»

    di Gian Guido Vecchi

    CITTÀ DEL VATICANO La deposizione del cardinale australiano George Pell, dopo una lunga attesa, comincia nella notte tra oggi, domenica e domani, lunedì, quattro ore dalle 22 alle 2, e proseguirà agli stessi orari «per tre o quattro giorni». Dovrà rispondere alle domande della Commissione governativa australiana istituita nel 2003 che indaga sui crimini dei preti pedofili, alle accuse che lo braccano da anni e che lui ha sempre negato con sdegno: in sostanza, di avere coperto sacerdoti responsabili di abusi, permettendo che fossero trasferiti da una parrocchia all’altra, e di aver insabbiato gli scandali per evitare risarcimenti. Il cardinale parla da Roma, all’Hotel Quirinale di via Nazionale è stato allestito tutto il necessario per il collegamento audio e video. A Roma è arrivato anche un gruppo di una quindicina di vittime guidate da Andrew Collins, portavoce del Ballarat Survivors Group. Avevano lanciato in Rete una raccolta fondi per arrivare a 40 mila dollari e pagarsi il viaggio, hanno superato i duecentomila. Assisteranno all’audizione nell’hotel, «vogliamo guardarlo negli occhi».

    Le denunce sono state 853

    Ballarat, città natale di Pell, è un nome che ha una eco sinistra in Australia: 853 denunce per abusi su minori commessi soprattutto negli Anni Settanta, 281 sacerdoti coinvolti, la congregazione dei «Christian Brothers» costretta a pagare 37,5 milioni di dollari di risarcimenti. David Ridsdale, abusato dallo zio – padre Gerard Ridsdale, il più famigerato pedofilo australiano – sillaba: «Siamo qui per cercare la verità. Siamo qui per guarire la nostra città. Abbiamo il più alto tasso di suicidi in Australia». Ma la faccenda arriva fino al cuore del Vaticano. Il porporato Il cardinale australiano George Pell – prima nella diocesi di Ballarat, poi arcivescovo di Melbourne e infine di Sydney – è dal 2014 prefetto della Segreteria per l’Economia, un dicastero chiave nella riforma della Curia. Tra i capofila del fronte interno più conservatore, Pell è stato tra l’altro l’artefice della lettera al Papa firmata da un gruppo di tredici porporati (si disse, ma alcuni smentirono) che alla vigilia del Sinodo sulla famiglia di ottobre ne contestava il metodo e il documento di lavoro. Chi lo difende allude a fango contro la sua opera di riforma economica.

    Faccia a faccia con Bergoglio

    Di ritorno dal Messico, ai giornalisti che gli chiedevano di chi ha coperto i preti pedofili, spostandoli da un posto all’altro, Francesco ha risposto così: «Un vescovo che per questo cambia di parrocchia un prete è un incosciente e la cosa migliore che possa fare è dimettersi». Comunque sia, l’8 giugno Pell compirà 75 anni, l’età alla quale i cardinali di Curia sono «tenuti» a presentare rinuncia al proprio incarico. Proprio lunedì mattina Pell andrà dal Papa: un’udienza «di cartello», come si dice, gli incontri periodici che il Pontefice ha con i capi dicastero. Ma è difficile pensare che nel colloquio, oltre alle questioni economiche, non si parli anche dell’audizione. La commissione La «Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse» (Commissione reale sulle Risposte istituzionali agli Abusi sessuali sui Minori, www.childabuseroyalcommission.gov.au) aveva chiesto che Pell andasse in Australia per deporre. Il cardinale ha presentato un certificato medico, il 29 gennaio, in cui si dice che il viaggio in aereo sarebbe stato pericoloso causa ipertensione e cardiopatia. Di qui l’audizione a distanza. Le domande partiranno dall’epoca in cui, negli anni Settanta, Pell era tra i consulenti del vescovo della diocesi di Ballarat e aveva «responsabilità nel consigliare il vescovo sulla nomina dei preti nelle parrocchie». Sotto osservazione anche il periodo, dall’87, in cui era vescovo ausiliare a Melbourne.

    Le nuove accuse e la replica

    Peter Saunders, vittima della pedofilia che ha lasciato di recente la Commissione pontificia per la protezione di minori (il Vaticano lo ha definito un «periodo di aspettativa»), era stato durissimo con Pell: «Si sta prendendo gioco della commissione, del Papa e delle vittime, dovrebbe dimettersi». Il cardinale ha parlato di accuse «false, fuorvianti e oltraggiose». I vescovi australiani lo hanno difeso in una nota: «È stato uno dei primi vescovi nel mondo a mettere in campo una risposta comprensiva della Chiesa alle indagini sulle accuse di abusi sessuali perpetuati da clero cattolico». Da ultimo, una decina di giorni fa, un giornale australiano ha accusato Pell direttamente di abusi, parlando di un’indagine della polizia dello Stato di Victoria. Accuse «senza fondamento e assolutamente false», ha replicato il cardinale. I suoi uffici hanno ricordato il «rapporto Southwell», una indagine indipendente della Chiesa che lo scagionò dall’accusa di avere abusato di un bambino durante un campo estivo a Phillip Island nel 1962: «Le accuse relative a Phillip Island sono pubbliche da 15 anni e il rapporto Southwell che scagiona il cardinale Pell è di pubblico dominio dal 2002». Insomma, il cardinale è «certo che la polizia raggiungerà velocemente la conclusione che le accuse erano false», concludono i suoi collaboratori: «Come arcivescovo per circa venti anni egli ha avuto un ruolo di guida nel porre fine agli insabbiamenti, nel proteggere le persone vulnerabili e nel tentare di portare giustizia alle vittime. Come il cardinale Pell ha fatto dopo le prime audizioni, è pronto a incontrare ed ascoltare le vittime ed esprime il suo continuo sostegno».

    http://www.corriere.it/cronache/16_febbraio_28/i-281-preti-pedofili-coperti-pell-interrogato-notte-australia-vaticano-16399338-de4c-11e5-8660-2dd950039afc.shtml

  • “Noi sopravvissuti ai preti pedofili di Ballarat, a Roma per chiedere al cardinale George Pell la verità”

    “Noi sopravvissuti ai preti pedofili di Ballarat, a Roma per chiedere al cardinale George Pell la verità”

    “Dall’Australia arriverò a Roma con il mio psicologo per assistere all’audizione del cardinale George Pell sui preti pedofili nella sua diocesi. Sarò nella stessa stanza. Voglio guardarlo negli occhi”.

    Le parole di Andrew Collins giungono dall’altro capo del mondo. Partono dalla città di Ballarat dove l’uomo, ora quarantaseienne, è nato e cresciuto. E dove è rimasto vittima di quattro sacerdoti che lo hanno violentato ripetutamente dall’infanzia all’adolescenza.

    “Pregavo Dio perchè fermasse gli stupri, ma non è successo. Le violenze includevano stupro anale, penetrazioni, carezze e molestie. Avevo fede ma me l’hanno strappata dal cuore”, racconta all’Huffington Post. Un orrore che lo ha segnato per sempre: “Un giorno decisi di impiccarmi, è stata mia moglie a tagliare il cappio per salvarmi”.

    Andrew Collins

    Collins è il portavoce del Ballarat Survivors Group, l’associazione che ora chiede alla Chiesa e al governo australiano non solo giustizia ma anche uno schema di welfare pensato proprio per riparare il danno permanente delle vittime di pedofilia: la maggioranza di questi uomini ormai maturi non riesce a lavorare, ha sviluppato malattie mentali o dipendenza da alcol e droga.

    Pregavo Dio perché fermasse gli stupri ma non è successo. Quei sacerdoti mi hanno strappato la fede dal cuore

    “Davvero in Italia non si parla di Ballarat?”, chiede con stupore. “E invece dovete sapere cosa è successo a noi da bambini. E vogliamo anche sentire la verità dalla bocca di Pell. Occupava posizioni di rango a Ballarat quando sono accaduti gli abusi peggiori. Vogliamo sapere cosa ha saputo e quando ne è venuto a conoscenza. Vogliamo anche sapere perché le vittime non sono state prese in seria considerazione e perché la Chiesa ha tentato di insabbiare questi crimini”.

    La vita procede con fatica per Collins, uno dei pochi con moglie e figli: “Avevo una azienda di trasporti ma a un certo punto sono crollato per un esaurimento nervoso. Da allora ci sono giorni nei quali non riesco nemmeno ad alzarmi dal letto. Il medico ha confermato che soffro di depressione e di sindrome da stress post-traumatico, perciò non potrò mai tornare a lavorare”.

    Gli abusi sono stati commessi dagli anni ’60 agli anni ’80. Innumerevoli: l’ordine dei Christian Brothers, i padri cristiani impegnati nelle scuole e nei seminari della zona come il St Patrick’s College, ha dovuto confrontarsi con 850 denunce per abusi sessuali e pedofilia nei quali sono stati implicati 281 sacerdoti. Fino a oggi l’istituzione ha sborsato 37 milioni di dollari di risarcimento. La macabra conta cittadina è arrivata a 47 suicidi tra le vittime.

    Ballarat è anche la città natale di uno dei personaggi più potenti del Vaticano, George Pell, il responsabile delle finanze della Chiesa di papa Francesco che domenica sera parlerà alla commissione d’inchiesta governativa australiana sugli abusi sessuali nei confronti dei minori, laRoyal Commission into institutional responses to child sexual abuse, istituita nel 2013.

    La vita pastorale di Pell a Ballarat è cominciata nel 1971. Nel 1973 diventò vicario apostolico incaricato di sovrintendere all’istruzione. Nel 1977 entrò a far parte della consulta della diocesi che aiutava il vescovo Mulkearns ad abbinare i preti alle parrocchie, oppure a spostarli. Dal 1996 al 2001 è stato arcivescovo della diocesi. I membri dell’organismo di indagine vogliono sapere come sia stato possibile che decine di preti potessero molestare degli innocenti senza che le autorità ecclesiastiche intervenissero.

    Uno di questi è il pedofilo più noto in Australia, padre Gerald Ridsdale, condannato per un centinaio di abusi sessuali, che agli attoniti giurati della commissione ha ammesso di aver stuprato una bambina nella casa che condivideva con Pell nei primi anni ’70.

    Padre Ridsdale durante il processo nel 1993

    Padre Gerald abusò anche del nipote David, ora attivista nel Ballarat Survivors Group.

    In una audizione David Ridsdale ha raccontato di aver un giorno chiamato per disperazione George Pell, chiedendo un intervento, ma il futuro cardinale avrebbe alluso durante la telefonata a un risarcimento in cambio del suo silenzio “Menzogne”, ha assicurato il potente prelato che per motivi di salute diserterà l’aula della Royal Commission e deporrà all’hotel Quirinale di Roma in una video-conferenza.

    Quando Collins e il gruppo degli ex ragazzi abusati hanno saputo che Pell non sarebbe volato in Australia sono rimasti di sasso. Non solo loro. La parlamentare Catherine King ha dichiarato al parlamento australiano, rivolgendosi a Pell: “Queste non sono azioni da uomo coraggioso”.

    A Ballarat è stata dunque lanciata una colletta – qualcuno dirà: crowdfunding – per permettere a questi uomini di essere presenti all’audizione in Italia: dovevano raccogliere circa 40mila dollari, ne sono arrivati 200mila.

    Grazie a quel denaro 16 appartenenti al cerchio delle vittime stanno viaggiando verso Roma insieme a tre psicologi incaricati di tamponare l’inevitabile crisi emotiva. “Non sarà semplice vedere i simboli del cattolicesimo ovunque: le tonache, i crocifissi”, confida Collins mentre prepara le valigie: “La nostra preoccupazione è quella di non dormire: tutti noi abbiamo sviluppato grossi problemi con il sonno”, scrive nella chat alle 4 del mattino.

    In Australia persone come Andrew Collins sono chiamate “sopravvissuti”. Sopravvissuti agli agguati sessuali dei preti pedofili (“a un certo punto ero contento se l’insegnante portava via un mio compagno di classe e non me”), sopravvissuti a maestri con la tonaca che violentavano i bambini senza che nessuno intervenisse, nemmeno i genitori: quando Andrew parlò in famiglia di quelle aggressioni non venne creduto, un ulteriore trauma. La foto profilo che ha scelto per i social è un uomo avviluppato a un albero con il viso nascosto e imprigionato da miriadi di fili. Un’immagine di angoscia.

    Tocca al cardinale Pell scegliere se vuole essere ricordato come l’uomo che insabbiò le violenze sessuali sui bambini a Ballarat

    Il 25 febbraio Robert Mulkearns, ex vescoco della diocesi sospettato di aver coperto il pedofilo Ridsdale spostandolo semplicemente in una parrocchia diversa, ha chiesto scusa durante la sua deposizione: “Posso solo dire che mi spiace moltissimo per il fatto di non aver agito in maniera diversa nell’interesse di tutti. L’ho fatto anche per proteggere la chiesa dagli scandali”. Mulkearns si è ritirato proprio perché ha ammesso: “Non sapevo più come gestire il problema della pedofilia”.

    La commissione australiana ha dovuto ascoltare testimonianze ributtanti come quella di Stephen Woods, 53enne di Melbourne, ex alunno della ormai famigerata scuola elementare St. Alipius di Ballarat, l’epicentro infernale. L’abusatore di Stephen, padre Robert Best, è uno dei cinque esponenti del clero in quell’istituto poi processati e condannati.

    “Avevo 11 anni e mi trovavo in fondo all’aula, seduto. Mi si avvicinò e si sedette vicino a me e cominciò a far scivolare la mano fino al sedere”. “Quando ha visto che mi ritraevo diventò aggressivo”. “Mi chiedeva di spogliarmi lentamente mentre si masturbava dietro la cattedra. E mentre faceva questo mi diceva che era colpa mia, che ero cattivo, un ragazzo malvagio”.

    Stephen Woods

    Woods è stato violentato da altri due sacerdoti, e anche due fratelli più grandi hanno subìto la sua stessa traumatica esperienza. “I miei genitori sono morti pensando che non erano stati abbastanza bravi a proteggerci”, dice all’Huffington Post poco prima di prendere l’aereo per Roma. “Per me come per gli altri sopravvissuti agli abusi sessuali questo è un viaggio per la verità e la giustizia”.

    Non è la prima volta che la Royal Commission australiana sugli abusi sessuali dedica la sua attenzione a Ballarat. Ma nelle due sessioni precedenti si è concentrata sulle vittime. Ora ha deciso di alzare gli occhi e chiedere conto alle autorità ecclesiastiche. Come dice Woods: “Non è soltanto Pell, molti vescovi e sacerdoti hanno coperto i preti pedofili”.

    E’ invece la prima volta che il cardinale viene chiamato a rispondere pubblicamente sulle atrocità di Ballarat. Un appuntamento cruciale, specialmente ora che l’alto esponente della gerarchia cattolica è indagato dalla polizia di Victoria perché sospettato di avere abusato in prima persona di almeno cinque bambini.

    La notizia, risalente al 19 febbraio, è scoppiata come una bomba. Pell rifiuta con veemenza le nuove accuse, così come negli anni scorsi ha sempre negato di avere saputo che la zona pullulasse di sacerdoti pedofili nonostante i suoi incarichi via via più prestigiosi.

    Il dossier della commissione d’inchiesta ha però ricostruito fatti inoppugnabili che riguardano anche la diocesi di Melbourne, dove Pell divenne vescovo ausiliare nel 1987. In quegli anni tre parrocchie erano gestite da sacerdoti poi condannati per pedofilia: uno di questi, padre Peter Searson di Doveton, usava la pistola per terrorizzare e stuprare i bambini. Un altro, padre Kevin O’Donnell, venne bollato dalla polizia come “two-a-day man”, l’uomo che ne molestava due al giorno. Per decenni. Anche di questa supposta ignoranza totale dei vertici ecclesiastici di Melbourne dovrà rispondere il cardinale in diretta da Roma.

    I Christian Brothers hanno già sborsato risarcimenti da 37 milioni di dollari dopo aver ricevuto 850 denunce di pedofilia

    Gli ex bambini di Ballarat che arrivano nella Capitale sanno cosa si aspettano dall’incontro romano, dove è probabile che potranno confrontarsi a quattr’occhi con il cardinale a margine dell’audizione: “Per anni ho tentato di incontrarlo ma si è sempre rifiutato”, confessa Woods con rotta emozione.”Pell è stato legato a doppio filo con la St Patrick’s College School e, da prete, alla diocesi locale. Ora deve guardare le facce della gente di Ballarat e dare risposte. Non può scappare e nascondersi in Vaticano”.

    Bandiere italiane nel profilo Facebook e una festa per la partenza: così Ballarat supporta il viaggio dei sopravvissuti

    Agli occhi degli abusati, Pell si è macchiato di un comportamento ostile e poco sensibile specialmente per avere congegnato nella diocesi di Melbourne un programma di risarcimenti molto bassi per le vittime (50mila dollari). “Ha battagliato contro i sopravvissuti in tribunale affinché non potessero avere un compenso maggiore. Non se n’è interessato minimamente”, accusa Collins.

    Se all’audizione romana non rispondesse alle domande, confessa il portavoce, “allora rimarremo delusi”. Tuttavia è convinto che ora “la scelta è sua”: “Sarà lui a decidere come vuole essere ricordato. Può essere l’uomo che ha detto la verità per aiutare a cambiare il sistema di supporto alle vittime, o può essere l’uomo che ha mentito e coperto quei crimini”.

    Da giorni Ballarat è letteralmente ricoperta di nastrini colorati annodati alle ringhiere, alle scale dei palazzi, nei cortili delle scuole che un tempo hanno rappresentato l’inferno in terra per centinaia di bambini. Su Facebook il gruppo dei sopravvissuti pronti per volare in Italiasono ribattezzati “Rome Team”, la squadra di Roma. Qualcuno ha cambiato la foto profilo mettendo la bandiera italiana. “Il supporto e la solidarietà sono pazzesche”, annuisce Collins.

    Dopo anni di cure psichiatriche, frustrazioni e silenzio ora questi uomini sentono di vivere un momento importante. “Siamo così felici di venire a Roma, sarà un gesto molto forte nei confronti di Pell e della chiesa cattolica”, continua Woods. “Per noi sarà come dire che puoi anche scappare ai quattro angoli della terra ma dovrai sempre rispondere delle tue azioni”. Prende una pausa: “Per noi è un messaggio fondamentale: dalle persone con un brutto passato possono nascere cose buone”.

    “Veniamo a Roma per far capire alla Chiesa che puoi nasconderti anche in Vaticano ma dovrai sempre rispondere delle tue azioni”

    Peter Saunders, l’ex membro della Pontificia Commissione sugli abusi sui minori che recentemente ha lasciato il Vaticano accusando papa Francesco di non fare nulla contro i preti pedofili, ha dichiarato che Pell dovrebbe dimettersi.

    La Royal Commission australiana non potrà fare domande che riguardano la nuova indagine sul cardinale Pell. Ma potrebbe sollecitare l’intervento dei giudici se il prelato dovesse ammettere di essere venuto a sapere delle aggressioni sessuali senza prendere adeguati provvedimenti.

    David Marr, autore di un libro-inchiesta sul prelato intitolato “The Prince”, scrive sul quotidiano britannico Guardian che “questa è l’ultima occasione” per Pell di rispondere alle domande, compresa quella più scomoda e che riguarda la parziale ammissione di aver saputo dell’esistenza di preti pedofili a Melbourne: “Perché non ha chiamato la polizia?”.

    Domenica la parola passa a uno degli uomini più potenti della Chiesa.

    Pochi minuti prima di prendere l’aereo per Roma, un gruppo di sopravvissuti posa per un selfie. La foto è stata postata su Facebook da David Ridsale (il primo a destra)

    Il Cardinale George Pell

    http://www.huffingtonpost.it/2016/02/24/pedofilia-ballarat-george-pell_n_9303916.html?utm_hp_ref=italy

  • George Pell, ministro delle finanze del Vaticano accusato di abusi su un bimbo di 12 anni

    George Pell, ministro delle finanze del Vaticano accusato di abusi su un bimbo di 12 anni

    Il prossimo 29 febbraio il cardinale testimonierà via video da Roma davanti a una commissione australiana su distinte accuse di insabbiamento. «Oltraggiosa» fuga di notizie false.

    Il cardinale George Pell, arcivescovo emerito di Sidney e prefetto della Segreteria dell’Economia, respinge risolutamente le accuse di abusi sessuali su minori accreditate da un giornale australiano, Herald Sun, e, a una settimana dall’audizione in video-collegamento da Roma con una commissione governativa sugli abusi dove gli viene contestata da alcune vittime non già di aver compiuto abusi ma di avere insabbiato le accuse rivolte nei decenni scorsi contro alcuni sacerdoti sotto la sua responsabilità, critica la sospetta tempistica di questa fuga di notizie.

    «Il cardinale Pell deve testimoniare davanti alla commissione reale tra una settimana. La tempistica di queste fughe di notizie è chiaramente finalizzata a fare il massimo danno al cardinale e alla Chiesa cattolica e a minare il lavoro della commissione reale», si legge in una dichiarazione diramata dai suoi uffici. «Queste accuse sono senza fondamento e assolutamente false».

    Il Herald Sun ha scritto che il cardinale Pell è sotto inchiesta da parte dalla taskforce Sano della polizia dello stato australiano di Victoria per aver compiuto diversi abusi su minori sia stabilmente che occasionalmente all’epoca in cui era semplice prete a Ballarat e vescovo a Melbourne.

    «E’ oltraggioso che queste accuse siano state portate all’attenzione del cardinale tramite una fuga di notizia sulla stampa», si legge nella nota. «Il cardinale ha sollecitato un’inchiesta pubblica sulla fuga di notizia di queste accuse false dall’interno della polizia di Victoria chiaramente tesa a screditare il cardinale in un caso nel quale i fallimenti della polizia di Victoria sono stati evidenti».

    Nella sua nota il card. Pell fa riferimento all’inchiesta Southwell, una indagine indipendente della Chiesa in merito all’accusa di abusi che il porporato avrebbe commesso a danno di un chierichetto nel corso di un campo estivo a Phillip Island nel 1962. L’indagine, che fu condotta dal giudice in pensione della corte suprema Alec Southwell si concluse con l’assoluzione del porporato. «Le accuse relative a Phillip Island sono pubbliche da 15 anni e il rapporto Southwell che scagiona il cardinale Pell è di pubblico dominio dal 2002», si legge nella nota di oggi. «La polizia di Victoria non ha mai preso l’iniziativa in tutto questo periodo per perseguire le false accuse che allora vennero fatte, tuttavia il cardinale certamente non ha obiezioni all’ipotesi che essi rivedano il materiale che ha portato il giudice Southwell a scagionarlo. Il cardinale è certo che la polizia raggiungerà velocemente la conclusione che le accuse erano false». Ad ogni modo, «la polizia di Victoria non ha mai cercato di interrogarlo in relazione ad alcuna accusa si abusi sessuali su minori e a parte la falsa accusa indagata dal giudice Southwell il cardinale non è a conoscenza di nessuna accusa o incidente che lo riguarda.

    Pell «respinge ogni accusa di aver compiuto errori. Se la polizia vuole interrogarlo, egli coopererà, come ha sempre fatto con ogni indagine pubblica». Poiché c’è la chiara indicazione che diversi mass media hanno ricevuto «informazioni confidenziale filtrate da qualcuno all’interno della polizia di Victoria», il cardinale chiede «al premier e alla polizia ministeriale di indagare immediatamente la fuga di notizie di queste accuse senza fondamento».

    Il cardinale Pell testimonierà in video davanti alla Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse (Commissione reale sulle Risposte istituzionali agli Abusi sessuali sui Minori) il prossimo 29 febbraio. Con una raccolta fondi di «crowdfunding», 15 vittime si apprestano a viaggiare a Roma per assistere all’audizione del cardinale. «Come arcivescovo per circa venti anni egli ha avuto un ruolo di guida nel porre fine agli insabbiamenti, nel proteggere le persone vulnerabili e nel tentare di portare giustizia alle vittime», si legge in una distinta nota diramata nei giorni scorsi dagli uffici del porporato 74enne, che ha ottenuto di non recarsi in Australia per l’audizione per gravi motivi di salute. «Come il cardinale Pell ha fatto dopo le prime audizioni, è pronto a incontrare ed ascoltare le vittime ed esprime il suo continuo sostegno».

    http://www.lastampa.it/2016/02/19/vaticaninsider/ita/nel-mondo/pell-respinge-accuse-di-abusi-e-denuncia-la-tempistica-sospetta-ivZmNClqmL2VNMVIeeeqwK/pagina.html

  • Cardinale George Pell accusato di abuso di minori in Australia

    Cardinale George Pell accusato di abuso di minori in Australia

    Il cardinale Pell ha lamentato aspramente la fuga di informazioni da parte della polizia; secondo George Pell non si tratta altro che di un attacco mirato “per fare il massimo danno al Cardinale e alla Chiesa cattolica“.
    Il Cardinale George Pell ovviamente ha negato, e continua a negare, con forza le accuse di aver abusato sessualmente dei minori; insieme a lui anche gli altri due indagati un prete a Ballarat e l’arcivescovo di Melbourne negano ogni coinvolgimento nella torbida vicenda.

    “Le accuse sono prive di fondamento e assolutamente false“, ha detto il cardinale Pell, che dovrà testimoniare davanti la Commissione Reale in data 29 febbraio.
    Però non lo farà di presenza, ma solo in collegamento video da Roma, dove attualmente gestisce le finanze vaticane, dopo che la commissione reale ha accertato che le sue condizioni di salute non gli consentono di volare fino in Australia.

    “E ‘scandaloso che queste accuse siano state portate all’attenzione del cardinale attraverso una fuga di notizie. Queste accuse prive di dettagli non sono state sollevate da parte della polizia nei confronti del cardinale“, ​​dice una nota.

    “Egli nega con forza ogni accusa. Se la polizia vuole interrogarlo egli coopererà, come ha fatto con ogni inchiesta pubblica.”

    Un portavoce del governo Australiano ha detto: “Se, come riportato, c’è un’inchiesta attualmente all’esame della Polizia di Victoria non sarebbe opportuno per commentare“.

    http://www.ccsnews.it/cardinale-george-pell-accusato-di-abuso-di-minori-in-australia979/