Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Nola

  • Sfregiata dall’esorcista, adesso è guerra tra le perizie

    Sfregiata dall’esorcista, adesso è guerra tra le perizie

    Il consulente della difesa sostiene che la malformazione dell’orecchio è congenita, che la piccola al centro del processo per presunti abusi mascherati da esorcisti, aveva il padiglione auricolare deformato già prima di approdare a Casapesenna dove l’ebbe in carico don Michele Barone. Quella del professor Raffaele Lambi dell’istituto di medicina legale dell’Università Vanvitelli, consulente del collegio difensivo del prete, rappresentato dagli avvocati Camillo Irace e Maurizio Zuccaro, è dunque una versione diametralmente opposta a quella dei periti della Procura di Santa Maria Capua Vetere, Questi ultimi sostengono infatti che le lesioni sono subentrate in seguito ai maltrattamenti che la ragazzina avrebbe subito durante le preghiere di liberazione dal demonio. Preghiere durante le quali, allo scopo di scacciare gli spiriti maligni dal corpo dell’adolescente, il prete avrebbe esercitato una pressione col piede sull’orecchio della ragazza. Le perizie, entrambe, sono al vaglio del collegio. Agli atti depositati anche delle foto. Quelle prodotte dall’accusa, rappresentata in aula dai pm Alessandro Di Vico e Daniela Pannone, testimoniano che prima dell’approdo presso don Barone la ragazzina non aveva l’orecchio malforme. Dal canto loro, invece, i difensori sostengono di avere prova fotografica che già nei primi anni di vita la piccola presentava un orecchio deformato. Le perizie sono terreno di scontro perché tra i capi d’imputazione contestati al sacerdote dei vip, detenuto ormai da un anno e unmese, c’è quello delle lesioni permanenti che avrebbe procurato alla ragazzina. Ma non è l’unica accusa dalla quale il sacerdote deve difendersi. La Procura diretta da Maria Antonietta Troncone gli contesta anche l’abuso sessuale nei confronti di due ventenni. E l’avere proibito alla vittima minorenne di curarsi presso i centri clinici che l’hanno inizialmente accolta. Come il Bambin Gesù di Roma.

    COINVOLTO UN ALTRO ESORCISTA
    Eppure, a riascoltare la testimonianza della psicologa Vinciguerra, incaricata dalla struttura sanitaria alla cura della bimba dopo la diagnosi. La teste, ascoltata nelle udienze precedenti, ha affermato di avere appreso da entrambi i genitori della minorenne «che non volevano proseguire con la terapia e le cure farmacologiche perché avevano intenzione di seguire un prete esorcista, il quale li avrebbe posti di fronte a una scelta: o seguite me o seguite la medicina e la psicologia». Così i due, sotto processo e con la responsabilità genitoriale già sospesa «hanno scelto di interromperete le cure mediche e psicologiche per seguire il prete». Dopo l’interruzione della psicoterapia la sorella della bimba ha più volte contattato la psicologa per chiederle aiuto perché disperata per come stavano andando le cose col prete. Ma, dopo l’interruzione della psicoterapia, a quanto pare la bimba non fu affidata immediatamente a don Barone. Spunta il nome di un altro esorcista, tale Angelo, al quale la ragazzina fu affidata nei tre mesi precedenti l’arrivo a Casapesenna e quindi a don Michele Barone. Resta da stabilire se il primo esorcista o quello sotto processo abbiano determinato, insieme ai genitori e alla sorella della vittima, l’interruzione delle cure mediche in favore di quelle spirituali.

    «DON MICHELE STA MALE»
    Il prete sotto processo, dal canto suo, sta vivendo male la detenzione. Arrestato nel febbraio 2018, è transitato per le carceri di Vallo della Lucania e Secondigliano prima di approdare a Carinola. Nel frangente ha perso trenta chili e ha subito l’abbassamento della vista. Don Barone, che si professa innocente, sta affrontando anche un altro procedimento, scaturito dalle aggressioni in carcere, a Vallo, che hanno portato poi al trasferimento.

    https://www.ilmattino.it/caserta/sfregiata_dall_esorcista_adesso_e_guerra_tra_le_perizie-4366637.html
     
     
     
     
     
     
     
     

  • Le vittime rompono il silenzio della Chiesa – Las víctimas rompen el silencio de la Iglesia

    Le vittime rompono il silenzio della Chiesa – Las víctimas rompen el silencio de la Iglesia

    Più di cento persone raccontano a EL PAÍS la storia degli abusi che presumibilmente hanno sofferto per mano dei sacerdoti e che fino ad ora sono rimasti nascosti

    Più di un centinaio di persone, presunte vittime di abusi sessuali nelle parrocchie e nelle scuole religiose in diversi periodi – dagli anni Quaranta fino agli anni recenti – hanno scritto a El PAÍS il loro dramma, nascosto fino ad ora. Alcune di queste presunte vittime hanno lasciato una testimonianza documentata della loro denuncia per questo rapporto. “L’impotenza, la rabbia, l’angoscia e il mio dolore ancora vivo”, dice una delle vittime. “Ero un essere estremamente vulnerabile. L’insegnante ha trascorso l’estate toccando me e pochi altri studenti, appartandosi. Ho condiviso i ricordi con la mia famiglia e gli amici …” dice un altro. “La rabbia mi dura 53 anni dopo, ho sofferto abusi da parte di un prete, e so che non ero l’unico.”

    Questo giornale ha provato in tutti i casi pubblicati in queste informazioni a confrontare i fatti denunciati dalle presunte vittime. Ha contattato le autorità ecclesiastiche di ogni luogo in cui presumibilmente si sono verificati gli abusi. E ha cercato possibili testimoni. Nei casi in cui è stato impossibile confrontare i fatti con il silenzio della Chiesa o con altre circostanze, El PAÍS ha scelto di segnalare la denuncia attraverso la presunta vittima, ma senza fornire i nomi degli accusati o dei luoghi specifici in cui i fatti si sono verificati. Il giornale offre cinque storie come un esempio di un problema nascosto dalla leadership ecclesiastica.

    La Chiesa spagnola mise a tacere per decenni i casi di pederastia che conosceva o istruiva nei suoi tribunali ecclesiastici. Il Centro nazionale per la documentazione giudiziaria (Cendoj) ha registrato negli ultimi 30 anni solo 33 casi processati in tribunali civili che colpiscono 80 minori vittime di abusi sessuali da parte di sacerdoti.

    Ottenere informazioni simili dalla Conferenza episcopale o dalle 70 diocesi esistenti o dalle congregazioni religiose si è rivelato impossibile. Le diocesi rifiutano di offrire dati, anche statistiche, sui casi di abusi sessuali nella Chiesa giudicata attraverso i loro tribunali ecclesiastici. Hanno risposto solo 17 diocesi, evasive o negative; il resto, 53, ha scelto il silenzio.

    La Congregazione per la Dottrina della Fede, che riceve ogni anno a Roma una media di 500 casi di pedofilia inviati dalle diocesi di tutto il mondo, si rifiuta di fornire dettagli su come molti di questi problemi provengono dalla Chiesa spagnola. La Conferenza Episcopale ha annunciato due settimane fa, in seguito alla pubblicazione della notizia nel paese sulla sua copertura nei casi di abuso, la creazione di una commissione speciale per aggiornare i protocolli esistenti nelle varie diocesi per combattere la pedofilia. Solo tre di questi protocolli obbligano il vescovo a comunicare le denunce che riceve alla Procura.

    Diversamente dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, né la Conferenza Episcopale Spagnola né le sue 70 diocesi elaborano statistiche pubbliche sulle questioni relative alla pedofilia elaborate durante l’anno.

    (traduzione con Google)

    https://elpais.com/sociedad/2018/10/26/actualidad/1540551133_625878.html

  • Il don e il talent scout adescavano ragazzini

    Il don e il talent scout adescavano ragazzini

    Luca Fazzo

    Un anno e dieci mesi al prete, don Alberto Lesmo, che pagava i ragazzini per andarci a letto, ma almeno non li costringeva; quattro anni e mezzo al regista e talent scout, Guido Milani, che rimorchiava adolescenti con il miraggio del cinema, e poi abusava di loro. La Corte d’appello, con una sentenza depositata ieri, conferma le condanne scaturite dalla denuncia di un diciassettenne, ricoverato in ospedale dopo un tentativo di suicidio e confidatosi con la psicologa. Nel corso del processo sono emersi numerosi altri nomi di ragazzi – minorenni o appena maggiorenni – rimorchiati dai due imputati. Ma sia Lesmo che Milani restano per ora a piede libero. E l’aspetto preoccupante è che il secondo è ora accusato di avere continuato sulla stessa strada: indagini a suo carico sono in corso da parte della Procura di Lecco dopo la denuncia di un giovane aspirante attore. E con la società «Ragazzi e Cinema», attiva sulla riviera romagnola, continua a lavorare a stretto contatto con gli adolescenti.

    La sentenza depositata ieri riconosce piena attendibilità al racconto del ragazzo, un adolescente problematico che aveva iniziato a prostituirsi on line dall’età di sedici anni, e che raccontava di avere incontrato don Lesmo – prete nella parrocchia milanese di Santa Marcellina – almeno venti volte, compresi diversi appuntamenti in canonica, al prezzo tra i 150 e 250 euro per volta; da Milani spiegava di avere ricevuto in pagamento anche cocaina, e soprattutto di essere stato costretto una volta a subire un rapporto passivo contro la propria volontà: «Durante questo rapporto lui mi ha girato di peso, mi ha disteso sul letto a pancia in giù tenendomi le mani avanti con le sue e io mi dimenavo perché non volevo». Da qui, anche l’accusa per Milani di violenza carnale, oltre a quella di utilizzo della prostituzione minorile mossa a entrambi gli imputati.

    Milani ha parlato di «incontri platonici consistenti perlopiù in abbracci» e ha comunque negato di sapere che il ragazzo era minorenne. I giudici ritengono che un riscontro importante alle dichiarazioni della vittima siano i controlli effettuati presso l’albergo dove nel 2010 il ragazzo diceva di essere stato portato da Milani la notte dello stupro, e che hanno confermato la presenza dei due: «E l’approccio esula da ragioni altrimenti identificabili rispetto alla sfera sessuale, considerato anche il sito internet sul quale hanno fatto conoscenza», cioè una pagina specializzata proprio in incontri hard. «Non può non rilevarsi come la persona offesa nel corso del giudizio avesse reso dichiarazioni molto dettagliate, sempre concordi nel loro nucleo essenziale e che le leggere sbavature evidenziate dalle difese non attengono a punti essenziali delle imputazioni». In ogni caso «nessuno dei due imputati ha svolto alcuna doverosa indagine per accertarsi dell’età effettiva del ragazzo, considerato il suo aspetto imberbe».

    http://www.ilgiornale.it/news/milano/don-e-talent-scout-adescavano-ragazzini-1557081.html

  • Italy  #ChurchToo – NAPOLI 7-8 Aprile, Sit-in delle vittime di preti pedofili davanti al Duomo

    Italy #ChurchToo – NAPOLI 7-8 Aprile, Sit-in delle vittime di preti pedofili davanti al Duomo

    Un Sit-in di due giorni davanti al Duomo di Napoli dove diverse vittime, mettendoci la faccia, protesteranno chiedendo conto al Cardinale Crescenzio Sepe e alla Diocesi napoletana, sull’esito dei loro procedimenti canonici, divenuti ormai come il segreto di Pulcinella.

    L’iniziativa non violenta partita dalle vittime e patrocinata dall’Associazione Rete L’ABUSO, nasce soprattutto a seguito dell’ultimo scandalo napoletano, quello del sacerdote Silverio Mura recentemente scoperto a fare il prete sotto falso nome in un piccolo paesino del nord, Montù Beccaria, dove da un anno circa, malgrado le denunce, operava ancora a stretto contatto con i minori.

    La Rete L’ABUSO ha svolto alcune indagini sul caso scoprendo che don Silverio Mura arriva nel piccolo cento di Montù Beccaria poco più di un anno fa, dopo la morte della madre.

    A proporlo come aiuto al parroco di Montù – don Simone Baggio – sarà padre Egidio Pittiglio, un sacerdote della Diocesi di Cremona che ha fatto carriera, oggi è Superiore Generale della Congregazione dei Missionari della Divina Redenzione e vive proprio a Napoli, per esattezza a Nola e assegnato alla Parrocchia dei Santi Cosma e Damiano, Carbonara di Nola.

    Da quanto apprendiamo, padre Pittiglio avrebbe proposto da subito don Silverio Mura con un nome falso (Saverio Aversano) al parroco di Montù, che così riuscirà ancora una volta a nascondersi insieme ai suoi scheletri, fino allo scorso 7 marzo, quando un servizio delle IENE lo smaschera.

    Di qui la rabbia delle vittime di don Silverio Mura, quella delle mamme di Montù Beccaria, ma in particolare quella della vittima Diego Esposito, che da otto anni, dopo essersi sottoposto ad un processo canonico, poi insabbiato dalla Diocesi e riaperto lo scorso 17 febbraio da Papa Francesco, scopre l’ennesima presa in giro, che questa volta potrebbe essere costata cara anche ad altri minori, cosa per lui e per noi tutti inaccettabile.

    Un’iniziativa rara in Italia dove generalmente siamo abituati a vedere i fedeli in processione per difendere il pedofilo, mai nessuno per la vittima.

    L’iniziativa coinvolgerà le vittime di due casi insabbiati nel napoletano, quello di don Silverio Mura e quello di don Maurizio Palmieri.

    Sarà presente nei due giorni di Sit-in anche il Presidente della Rete L’ABUSO Francesco Zanardi, anche lui vittima di abusi, che personalmente vuole sostenere in questa lodevole iniziativa civile e non violenta le vittime napoletane e le loro famiglie che saranno presenti al Sit-in del 7 e 8 aprile.

    L’iniziativa è patrocinata dalla Rete L’ABUSO (Associazione italiana dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero) e rientra nelle iniziative internazionali del programma #ItalyChurchToo

    L’Ufficio di Presidenza

    contattaci: info@retelabuso.org

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  • Don Silverio, anche il vescovo «indaga»

    Don Silverio, anche il vescovo «indaga»

    Il sacerdote accusato di abusi a Nola: il giallo del doppio nome. Le mamme stanno raccogliendo altre informazioni in paese

    MONTÙ. Il vescovo di Tortona verrà a Montù con le informazioni raccolte sul caso don Silverio. Non si ferma, infatti, la mobilitazione delle famiglie del paese per il caso di don Silverio Mura, il sacerdote napoletano accusato di abusi sessuali (il caso è stato riaperto dal Vaticano), che è rimasto per circa un anno nel paese oltrepadano sotto falso nome.

    E proprio sull’identità utilizzata per nascondere il suo passato, don Saverio Aversano, emergono nuovi sviluppi: il cognome è quello della madre, scomparsa alla fine del 2016, poco prima che il sacerdote partisse da Ponticelli per approdare in Oltrepo. Inoltre sembra che nei giorni precedenti alla fuga avesse fatto scorta di farmaci, come se si stesse preparando a lasciare il paese, avvisato da qualcuno.

    Le mamme investigatrici A guidare la mobilitazione c’è il gruppo di mamme del paese, i cui bambini frequentavano il catechismo proprio con don Silverio/Saverio. Superato il rammarico per non essere riuscite a fermarlo in tempo, ora hanno deciso di proseguire nelle indagini e hanno lanciato un tam tam sui social.

    «Nel nostro piccolo qualcosa siamo già riusciti a fare – commentano -. Ora ci auguriamo che questa mobilitazione anche a livello nazionale contribuisca a scovarlo». Nel frattempo le mamme stanno cercando di capire dai loro figli come si comportava durante il catechismo: «Era molto severo e durante gli incontri non volava una mosca – spiegano -. Voleva che i bambini imparassero le preghiere in latino.

    Inoltre parlava spesso del diavolo». Uno degli aspetti più inquietanti della vicenda resta quello del falso nome con cui si spacciava don Silverio: «Quando è arrivato si è sempre presentato come don Saverio» assicura un abitante del paese. Questa identità fasulla sarebbe stata utilizzata anche in altre occasioni, visto che, nell’ultimo anno, la corrispondenza arrivava in canonica a nome di don Saverio Aversano.

    Nessuno, però, al suo arrivo, ha chiesto i documenti al sacerdote. L’altro enigma riguarda l’arrivo del sacerdote a Montù come aiuto pastorale dalla diocesi di Nola. I legami tra la diocesi campana e quella di Tortona partono da lontano e sono legati al vescovo Egisto Melchiori: prima di diventare vescovo di Tortona, infatti, Melchiori fu per dieci anni, dal 1924 al 1934, vescovo di Nola e da lì porto con sé a Tortona il giovane Arturo D’Onofrio, che poi fu ordinato sacerdote.

    D’Onofrio scese di nuovo a Nola nel 1943 e fondò la Congregazione dei missionari della Divina Redenzione, che nel 2010 tornò con padre Egidio Pittiglio a reggere la parrocchia di Montù. Nel 2014, poi, padre Egidio divenne superiore della Congregazione e fu nominato parroco padre Simone Baggio. Nell’ottobre 2016 è stato proprio padre Simone a chiedere alla diocesi di Nola un aiuto per la celebrazione delle messe (sotto la parrocchia ricadono anche le chiese di Costamontefedele, San Damiano al Colle, Villa Marone, Mondonico, Soriasco e Donelasco) tramite padre Egidio, che, non a caso, la settimana scorsa era a Montù, probabilmente per cercare una soluzione. Prima del servizio in tv de “Le Iene” (che ha sollevato il caso) intorno alla figura di don Silverio/Saverio non sono mai sorti dei sospetti: «Era quasi sempre sorridente – afferma un residente – Partecipava alle iniziative della parrocchia, come il pranzo degli anziani, andava a benedire le case ed è anche andato a dare l’estrema unzione ad un parrocchiano». Ora i fedeli attendono risposte dalla diocesi di Tortona, che non si è ancora espressa: «Padre Simone ci ha assicurato che il vescovo Viola sta raccogliendo informazioni sulla vicenda e che presto verrà a Montù a parlare con la comunità. Lo aspettiamo» concludono le mamme.

    Oliviero Maggi

    http://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2018/03/22/news/don-silverio-anche-il-vescovo-indaga-1.16625999

  • Prete accusato di pedofilia “sparito” da Montù beccaria, madri sul piede di guerra

    Prete accusato di pedofilia “sparito” da Montù beccaria, madri sul piede di guerra

    Prete accusato di pedofilia sparisce dopo un anno di servizio a Montù Beccaria.

    Prete accusato di pedofilia

    Una storia delicata e dai contorni poco chiari ha investito il comune di Montù Beccaria. Don Saverio è un sacerdote sulla cui testa pende la pesantissima accusa di pedofilia. Stando alle versioni ufficiali il parroco di Montù – don Simone Baggio – avrebbe chiesto alla Diocesi di Nola un aiuto pastorale per la Congregazione, così è stato mandato don Silverio. Sia il Comune che la Parrocchia assicurano di essere all’oscuro, come i parrocchiani, delle accuse a carico del nuovo arrivato.

    Il servizio delle Iene

    Recentemente, però, è stata riaperta l’inchiesta su di lui che era stata chiusa due anni fa. Don Saverio, nel frattempo, aveva fatto perdere le sue tracce e la Diocesi di Nola aveva dichiarato ufficialmente che si trovava chiuso in un convento senza contatti con il pubblico. Nella realtà fattuale il prete si trovava sulle colline dell’Oltrepo Pavese, ospite della Congregazione dei missionari della Divina Redenzione. Ad accendere definitivamente la miccia è stato un servizio delle Iene in cui è stato intervistato don Diego Esposito, il sacerdote che accusa don Silverio di aver abusato di lui quando aveva tredici anni. A quel punto in paese a molti si è gelato il sangue nelle vene, riconoscendo l’accusato.

    La rabbia delle madri di Montù

    Simona Cremonesi affida ai propri social la rabbia e la paura derivate dall’essere venuta a conoscenza, insieme ad altre madri, soltanto ora della situazione: “Adesso parliamo noi… parliamo noi mamme di 3a elementare della scuola di Montù Beccaria, che con estrema fiducia avevano lasciato i proprio figli per il catechismo con chi a loro doveva insegnare e trasmettere i “buoni valori. Don Saverio Aversano, ecco com’è giunto nel nostro paese questo individuo, così si faceva chiamare, così si era mascherato; è arrivato a Montù Beccaria nell’ottobre 2016, e da quel giorno scorrazzava tranquillo e sereno tra le strade del paese, tra le nostre colline a benedire case, celebrare messe e addirittura insegnare catechismo ai nostri figli… noi mamme serene quanto lui, inconsapevoli che il diavolo era di lui vestito e soprattutto… tra di noi!” Parole forti, comprensibilissime da parte di una madre, anche se va ricordato che al momento l’uomo è presunto colpevole.

    “Abbiamo ribaltato il nostro parroco”

    “Che colpo è stato scoprire il 15/03/18 che un presunto pedofilo aveva avuto a che fare con i nostri piccoli per così tanto tempo, è vero, le Iene ne avevano parlato il 07/03/18, ma nessuna di noi aveva avuto la fortuna di vedere la trasmissione in tempo reale, eh si perchè tante di noi, appena toccano il cuscino, cadono esauste in un sonno profondo… ah… le mamme! Però poi l’abbiamo saputo, e da allora noi (Laura, Simona, Elena, Chantal, Valeria, Paola, Chiara, Pamela, Samantha, Simona, Rosa, Cinzia. Auriela)… da quel giorno non abbiamo più pace… perchè un presunto criminale è andato via tranquillo con la sua Fiat punto nera, poche ore prima che noi lo scoprissimo… è in giro per l’Italia libero di volare e libero di danneggiare forse, qualche altro bambino meno seguito dei nostri! Abbiamo contattato le Iene, abbiamo incontrato e ribaltato il parroco della chiesa di paese, abbiamo richiesto un incontro con il Vescovo di Tortona, perchè qualcuno di loro doveva sapere… ne siamo certe… ne sono tutti certi… e non ci daremo pace mai, sino a che quell’essere gira libero senza processo, noi non ci fermeremo, perchè le nostre coscienze sono le coscienze delle mamme di quei bambini che nessuno ha difeso e protetto, sono le coscienze di tutte le mamme Italiane che ignorano e non hanno i mezzi per potersi difendere. Ora che non si dica che abbiamo accettato “senza fare una piega”, non si dica che non stiamo combattendo, perchè da vere leonesse stiamo difendendo i nostri cuccioli e i cuccioli del branco, così come avrebbero dovuto fare il Primo cittadino del paese e il Parroco, consegnando Don Saverio alle autorità e non lasciarlo andare via ripetiamo, impunito, sulla sua Punto Nera. Le mamme di 3a elementare di Montù Beccaria”.

    http://giornaledipavia.it/cronaca/prete-accusato-di-pedofilia-sparito-da-montu-beccaria-madri-sul-piede-di-guerra/

  • La rabbia delle mamme contro il prete accusato di abusi sessuali

    La rabbia delle mamme contro il prete accusato di abusi sessuali

    «Ha lasciato il paese dopo la benedizione delle case. Incontreremo il vescovo»

    MONTÙ. «Non ci fermeremo fino a quando quell’individuo non sarà processato». Le mamme di Montù Beccaria non si danno pace dopo aver scoperto che don Saverio Aversano, l’aiuto pastorale che era arrivato in paese nell’ottobre 2016 (probabilmente subito dopo la scomparsa della madre), mandato dalla diocesi di Nola, non era altri che don Silverio Mura, accusato di abusi sessuali e al centro di una nuova inchiesta del Vaticano.

    Erano pronte anche a fermarlo fisicamente venerdì scorso, impedendogli di lasciare Montù, ma giovedì il sacerdote aveva già lasciato le colline oltrepadane a bordo della sua auto, una Fiat Punto nera, verso un’altra destinazione, al momento ancora ignota (si parla di un viaggio in traghetto verso la Sardegna). Questo, però, non ha impedito al gruppo di mamme di continuare ad indagare per capire chi sapeva della vera identità di don Silverio e non ha detto nulla, lasciando che rimanesse a Montù a fare catechismo a 40 bambini dagli 8 ai 12 anni, a celebrare messa e a benedire le case nelle frazioni.

    «Siamo molto determinate perché vogliamo che questa persona salti fuori, dovunque sia – attacca Simona Cremonesi, portavoce del gruppo di mamme -. La Chiesa deve tornare a guadagnarsi la nostra fiducia. Se anche questa storia sarà insabbiata, infatti, si continuerà a fare di tutta l’erba un fascio». Le mamme sono riuscite a ricostruire gli ultimi giorni di don Silverio/Saverio a Montù Beccaria: «Il 7 marzo è andato in onda il servizio de “Le Iene” che però nessuna di noi aveva visto – spiega Cremonesi -. La voce è iniziata a girare nel fine settimana perché qualcuno lo aveva riconosciuto dalla foto. Le rappresentanti di classe si sono allarmate e così abbiamo iniziato ad indagare. Poi mercoledì scorso è stato visto benedire le case in frazione Costamontefedele e giovedì se ne andato: ci è sfuggito, volevamo fermarlo».

    Il gruppo, però, non si è perso d’animo e ha subito chiamato in causa il parroco, padre Simone Baggio, che domenica, durante la messa, ha chiarito la sua posizione, ribadendo di non aver mai saputo nulla del passato di don Mura. «Noi crediamo assolutamente a padre Simone, che è stato molto collaborativo, ma adesso vogliamo sapere tutta la verità – aggiungono – Abbiamo anche chiesto un incontro con il vescovo di Tortona che ci ha assicurato che verrà a Montù Beccaria a parlare con tutte noi».

    Il paese è ancora scosso da questa vicenda e da più parti si chiede che venga chiarito ogni aspetto, soprattutto da parte delle alte sfere ecclesiastiche, a partire dal vescovo di Nola, che ha dichiarato pubblicamente che don Silverio era in un convento, non a contatto con il pubblico, quando invece da un anno era a Montù. «Facciamo tutto questo perché non si dica che il nostro paese è omertoso – concludono le mamme -. Da quel giorno non abbiamo più pace e non ce la facciamo a dormire la notte sapendo che è stato con i nostri figli e potrebbe stare con altri bambini».

    Oliviero Maggi

  • Montù Beccaria, il prete in odore di pedofilia usava un nome falso

    Montù Beccaria, il prete in odore di pedofilia usava un nome falso

    Montù Beccaria (Pavia), 21 marzo 2018 – Un piccolo accorgimento e don Silverio era diventato don Saverio. Il cognome, invece, totalmente cambiato: da Mura (quello vero) ad Aversano. A Montù Beccaria, il prete al centro di un presunto caso di pedofilia avvenuto nel Napoletano 27 anni fa (ma altri potrebbero essercene stati) e giunto in paese nell’ottobre 2016, lo conoscevano come don Saverio Aversano.

    Il sacerdote, come già pubblicato, fra i vigneti dell’Oltrepo era arrivato dopo una richiesta di supporto al Vescovo di Nola fatta dalla sede centrale della Congregazione della Divina Provvidenza che, da una decina di anni, gestisce anche la comunità parrocchiale di Montù Beccaria a cui fanno capo altre chiese della Valle Versa. Durissimo il contenuto di un post apparso sui social e scritto da una mamma di un alunno della terza elementare di Montù dove il prete insegnava catechismo. Le mamme, come altri residenti, hanno scoperto la storiaccia dopo il servizio mandato in onda nella trasmissione televisiva delle Iene, ma altri – secondo loro – dovevano, per forza, sapere. Almeno, dicono, c’è chi avrebbe dovuto sapere che si trattava, invece, di un’identità falsa e usata per non spaventare la gente. In paese si dice che Don Silverio/Saverio se ne è andato da Montù esattamente il giorno dopo la trasmissione delle Iene, a bordo della sua Punto nera. Durante la sua permanenza in Oltrepo durata meno di un anno e mezzo non ci sarebbero mai state lamentele, ma, ora, la vicenda anziché chiudersi in un silenzio più o meno convinto, continua a far discutere chiamando in causa non solo il parroco, padre Simone Baggio bensì il Vescovo della Diocesi di Tortona (da cui dipende l’Oltrepo Pavese) e il sindaco del paese. 

  • «Non sapevamo delle accuse di pedofilia»

    «Non sapevamo delle accuse di pedofilia»

    MONTU’ BECCARIA. Anche il parroco ha fatto un cenno alla questione, ieri mattina, al termine della messa domenicale, ribadendo di non sapere nulla del passato di don Mura fino al servizio delle Iene e di essersi subito mosso per risolvere un caso che rischiava di diventare spinoso. La comunità di Montù Beccaria è scossa dal caso di don Silverio Mura, che se ne è andato dal paese oltrepadano nei giorni scorsi. Il sacerdote di Ponticelli (Napoli) era a Montù da circa un anno. E’ coinvolto in un presunto caso di pedofilia, su cui di recente, per volere di papa Francesco, è stata riaperta l’inchiesta, chiusa due anni fa. Don Silverio, nel frattempo, aveva fatto perdere le sue tracce e la diocesi di Nola aveva dichiarato ufficialmente che si trovava chiuso in un convento senza contatti con il pubblico.

    In realtà negli ultimi dodici mesi era sulle colline dell’Oltrepo, ospite della Congregazione dei missionari della Divina Redenzione, di cui fa parte il parroco di Montù, padre Simone Baggio. Il parroco si sarebbe messo in contatto con la diocesi di Nola, chiedendo un aiuto pastorale per la Congregazione, e così è stato mandato don Silverio. Ma sia il Comune che la parrocchia giurano di non essere mai stati a conoscenza del passato del sacerdote, anche se, appunto, al momento, non ci sono conferme ufficiali delle accuse a lui rivolte. Il caso è tornato alla luce la scorsa settimana, quando è andato in onda un servizio de “Le Iene” in cui è stato intervistato il 40enne che accusa don Silverio di aver abusato di lui quando aveva tredici anni. E’ stato solo allora che in paese molti hanno riconosciuto nell’accusato il sacerdote che da un anno incontravano ogni giorno al bar e in parrocchia. Ed è subito scoppiata la polemica, tanto che il sindaco Amedeo Quaroni, che era fuori sede, è dovuto rientrare in paese e a Montù è arrivato padre Egidio Pittiglio, parroco fino al 2014 e ora Superiore della Congregazione, che ha sedi a Visciano, Nola e anche in Veneto. Il sindaco cerca di abbassare i toni: «Io non sapevo nulla e nemmeno il nostro parroco era a conoscenza di questa situazione – commenta Quaroni -. Tra l’altro, quando ho chiesto informazioni sul caso, il sacerdote era già stato allontanato. Chiedo a tutti di usare la massima prudenza». A Montù nessuno ha mai espresso lamentele sul comportamento del sacerdote.

    La versione è stata confermata anche dal parroco, che ieri mattina, al termine della messa, ha ribadito di non sapere nulla del passato di don Silverio e di essersi subito mosso per risolvere un caso che rischiava di diventare spinoso. Tanto che, nel giro di qualche giorno, don Silverio ha lasciato Montù Beccaria per un’altra destinazione. I montuesi, però, non nascondono il loro disappunto per la presenza del sacerdote nella loro comunità: «Quando abbiamo visto il video siamo rimasti scioccati anche perché, per qualche tempo, don Silverio ha fatto anche catechismo ai nostri bambini – afferma un residente -. Bisogna dire che si è sempre comportato bene, ma è vergognoso che il vescovo di Nola dica che era in convento, quando invece era a Montù».

    Oliviero Maggi

    http://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2018/03/19/news/non-sapevamo-delle-accuse-di-pedofilia-1.16612595

  • Riaperto il caso pedofilia, don Mura scompare da Montù Beccaria

    Riaperto il caso pedofilia, don Mura scompare da Montù Beccaria

    MONTÙ BECCARIA. Era a Montù Beccaria da circa un anno e se ne è andato solo nei giorni scorsi, don Silverio Mura, il sacerdote di Ponticelli, in provincia di Napoli, accusato di pedofilia. Di recente è stata riaperta l’inchiesta su di lui che era stata chiusa due anni fa per volere di Papa Francesco. Don Silverio, nel frattempo, aveva fatto perdere le sue tracce e la Diocesi di Nola aveva dichiarato ufficialmente che si trovava chiuso in un convento senza contatti con il pubblico.

    In realtà negli ultimi dodici mesi è stato sulle colline dell’Oltrepo Pavese, ospite della Congregazione dei missionari della Divina Redenzione di cui fa parte il parroco di Montù Beccaria, padre Simone Baggio. Il parroco si sarebbe messo in contatto con la Diocesi di Nola, chiedendo un aiuto pastorale per la Congregazione, e così è stato mandato don Silverio.

    Ma sia il Comune che la parrocchia giurano di non essere mai stati a conoscenza del suo passato, anche se, appunto, al momento, non ci sono conferme ufficiali delle accuse a lui rivolte. Il caso è tornato alla luce la scorsa settimana, quando è andato in onda un servizio de “Le Iene” in cui è stato intervistato Diego Esposito, l’uomo che accusa don Silverio di aver abusato di lui quando aveva tredici anni.

    È stato solo allora che in paese molti hanno riconosciuto nell’accusato il sacerdote che da un anno incontravano ogni giorno al bar e in parrocchia.

    http://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2018/03/18/news/riaperto-il-caso-pedofilia-don-nura-scompare-da-montu-beccaria-1.16606463