Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Francesco sapeva che nel Provolo si rifugiano abusatori e non ha mai fatto niente

    Francesco sapeva che nel Provolo si rifugiano abusatori e non ha mai fatto niente

    Daniel Satur @saturnetroc

    Da quando i preti Nicola Corradi (82 anni) ed Horacio Corbacho (55 anni) sono stati detenuti in Luján de Cuyo accusati di abuso sessuale e corruzioe di minori, ogni giorno escono delle novità. In queste ore si è conosciuta la prima vittima che accusa Corradi di avere commesso questi stessi delitti ma nella sede dell’Istituto Provolo de La Plata. Si tratta di Daniel Sgardelis, di 42 anni, il quale ha studiato nel Provolo platense tra il 1982 ed il 1991. Corradi ha vissuto e “lavorato” lì, secondo varie fonti, tra il 1984 e 1997.

    Sgardelis è nato e vive in Tartagal (Salta) ed ha già confermato che viaggerà alla capitale bonaerense (Buenos Aires) per esporre la sua relazione davanti al Pubblico Ministero che si occupa del caso a livello locale. Inoltre di avere sofferto da bambino attacchi diretti da parte di Corradi, l’uomo afferma che in questi anni sono state varie le vittime.

    Nell’indagine giudiziale che si svolge in Mendoza si era già parlato dei due casi avvenuti in La Plata, luogo per il quale Corradi e Corbacho sono passati vari anni prima di radicare nella provincia cuyana. Resta da sapere se Sgardelis è uno di questi due casi oppure sarebbe una terza vittima “platense” che si assommerebbe alle (fino ad ora) 22 vittime mendocine.

    Voti di silenzio

    Per il momento la gerarchia ecclesiastica rimane cauta. Poco e niente hanno detto gli uomini che abitano le alte cime dell’istituzione. Solo poche definizioni del presidente della Conferenza Episcopale Argentina, José María Arancedo, per il quale “la Chiesa non può occultare questi delitti gravi, né chiudere le porte alla Giustizia”. Ed un paio di comunicati dell’arcivescovo di La Plata, Héctor Aguer, elaborati con l’unico obiettivo di togliersi qualunque responsabilità dalla schiena, anche a costo di falsificare atti della realtà. Detto sia a proposito, Aguer prega che se qualcuno vuole denunciare abusi sofferti nel passato da preti, faccia la denuncia davanti al Vicariato della Giustizia del suo Arcivescovato e non prima del Potere Giudiziale. Un amico.

    Secondo Arancedo, “quando si prende una piccola luce gialla, bisogna agire, bisogna prendere carte nell’argomento”. Se non si stesse riferendo alla pedofilia praticata sistematicamente dai clerici e laici che lavorano nelle parrocchie e collegi si potrebbe dire che Arancedo è un audace. Ma nel paese nel quale la Chiesa ha benedetto il genocidio di quattro decadi fa senza avere mai chiesto perdono né avere consegnato i suoi massimi responsabili alla giustizia, né aperto i tenebrosi archivi del Vicariato castrense, le parole di Arancedo offendono.

    Una lunga storia di silenzio sepolcrale spiega, in parte, che oggi la gerarchia cattolica copra, azzittisca e persino muova cielo e terra per far sì che nessuno parli delle aberrazioni commesse dietro le porte dei suoi edifici. Ma è sufficiente che salti un punto di questa completa sutura per far sì che suppuri la marcescenza. E, con essa, appaiano le vittime e gli aguzzini.

    Nicola “l’italiano”

    In nessuna delle biografie di Jorge Bergoglio figura il dato che sia daltonico. Se così fosse, i suoi accoliti potrebbero ben spiegare che il papa non ha avuto l’opportunità di individuare le “luci gialle” delle quali parla Arancedo. Sarebbe uno scherzo di cattivo gusto, chiaro. Ma nemmeno questa scusa può salvare Francesco perché da sette anni (almeno) in Vaticano il nome di Nicola Corradi appare relazionato direttamente con atti di abuso e maltrattamento su bambini e bambine sordomuti. E come si è già stato detto, da 32 anni Corradi vive in Argentina.

    Nicola Corradi in La Plata, tre decadi fa (nella foto insieme a Daniel Sgardelis), ed in Mendoza, pochi giorni fa quando è stato arrestato

    Può non avere saputo l’allora arcivescovo di  Buenos Aires, Jorge Bergoglio, che una commissione d’indagine creata dal Papa Ratzinger aveva certificato nel 2009 che Corradi aveva abusato di bambine e bambini tra il 1955 ed il 1984 nell’Istituto Provolo di Verona? Può non avere saputo il cardinale Bergoglio che questo Corradi era lo stesso che dal 2007 dirigeva la sede di Mendoza di questa istituzione?

    Se entrambe le domande avessero qualche possibilità di ricevere una risposta negativa, ce ne sono altre più complicate. Perché quando Bergoglio era già Francesco, il nome di Corradi è tornato a stare di fronte ai suoi occhi. E già non solo menzionato come abusatore di bambini a Verona ma che addirittura indicava la sua ubicazione attuale: Argentina.

    “E Dio dov’era, Papa Francesco?”

    La filiale italiana della Rete di Sopravviventi all’Abuso Ecclesiatico  (Rete L’ABUSO Onlus) ha prodotto nel maggio del 2014 un video intitolato J’accuse delle vittime italiane.

    Le 17 persone tra i 18 ed i 64 anni chiedono a Bergoglio che faccia qualcosa. Almeno, che risponda alle loro lettere. Sono vittime di violenze ed abusi commessi per decenni da sacerdoti e vescovi in varie città italiane. Otto di queste testimonianze fanno riferimento a fatti accaduti  nella sede dell’Istituto Provolo di Verona.

    Ma questo “pugno” di testimonianze sono solo un “campione”. Secondo le fonti, delle più di 400 persone che hanno trascorso la loro infanzia nel Provolo italiano durante nel tempo soggetto di indagine, già 67 si sono costituiti come denuncianti ed accusano varie decine di religiosi.

    Nel video si assicura che “più della metà” dei preti del Provolo veronese “sono risultati essere pedofili”. E le testimonianze di Giuseppe Consiglio (24 anni), Pierpaolo Zanatta (43), Loretta Ferrari (61), Alda Franchetto (62), Alessandro Vantini (63), Dario Laiti (63), Moreno Corbellari (63) e Gianni Bisoli (64) sono contundenti. Gli otto sono sordi e nel video esprimono con chiarezza quanto hanno sofferto durante il loro passaggio nel Provolo di Verona.

    “Papa Francesco, io sono stata abusata da un prete dell’istituto per sordomuti Provolo di Verona all’età di 12 anni”, dice una. “Ho sofferto abusi sessuali da parte di preti durante le confessioni che succedevano in una stanza chiusa a chiave”, aggiunge un altro. “Dai 6 ai 12 anni sono stato sodomizzato moltissime volte dai preti e fratelli dell’istituto”, ricorda un terzo. “È stato durante la confessione per la preparazione alla prima comunione, da quel momento mi sono rifiutata di frequentare la chiesa”, espone una di loro. “Hanno torturato il mio corpo ed hanno distrutto la mia anima … e Dio dov’era?”, si domanda un altro.

    Il video termina con una lista di sacerdoti e laici veronesi (alcuni deceduti) accusati di ogni tipo di vessazioni. Lì appare Nicola Corradi e si dettaglia che risiede in Argentina. Inoltre si localizzano nel paese di Bergoglio altri accusati, come il sacerdote Giovanni Granuzzo ed un laico il cui cognome è Spinelli.

    Guarda il video… l’articolo continua dopo

    Una copia di questa informazione è stata consegnata dai membri della Rete L’ABUSO a monsignor Angelo Becciu, funzionario della Segretaria di Stato del Vaticano. Per Francesco Zanardi, fondatore della Rete L’ABUSO in Italia “Bergoglio, almeno dal 2013, sapeva delle denunce contro Corradi poiché il suo nome è nel video che abbiamo consegnato al Vaticano”.

    Santa copertura mediatica

    Non è una novità che le corporazioni giornalistiche argentine hanno un’adorazione per Francesco. E nell’ossequiosità arriva al punto di cercare di ripulire da ogni responsabilità il Sommo Pontefice in questo scandalo. Ma questa vocazione di servizio può cadere nel ridicolo.

    Dieci anni fa il quotidiano Clarín ha pubblicato un’intervista a Gianni Bisoli, uno dei sopravvissuti del Provolo di Verona che appaiono nel video pubblicato due anni e mezzo fa dalla Rete L’ABUSO. Lì l’uomo (oggi di 68 anni) conferma la sua denuncia e inoltre specifica quale ruolo ricopriva Corradi nella sede italiana dell’istituto durante quegli anni.

    “Io ero arrivato all’istituto a 9 anni appena compiuti. Tre mesi dopo sono cominciati gli abusi (…) il bagno della scuola era alla fine di un corridoio. Quando Nicola ci vedeva andare in bagno, ci veniva a cercare. Ci masturbava e ci obbligava a farlo a lui. Io mi paralizzavo e arrossivo”, racconta Bisoli al Clarín. “A volte ci svegliavano di notte. Ci venivano a cercare nel dormitorio e ci portavano all’ultimo piano dell’istituto. Ricordo Corradi nell’oscurità, la notte nella quale lui e gli altri clerici giovani ci hanno fatto appoggiare le mani in alto contro una parete, con le gambe aperte e ci hanno abbassato i pantaloni del pigiama. Ci facevano di tutto”, aggiunge.

    La giornalista del Clarín ha chiesto a Bisoli cosa direbbe a Corradi se lo avesse davanti ai suoi occhi. “Porco. Se potessi gli darei un pugno ma la legge non me lo permette. Allora sì lo insulterei. Gli direi porco, maiale, vigliacco”, risponde l’uomo.

    Chissà se la giornalista ha anche chiesto a Bisoli cosa direbbe a Jorge Bergoglio, il Papa Francesco, se lo avesse davanti ai suoi occhi. E chissà se l’uomo ha risposto altrettanto, aggiungendo chissà qualificativi come insabbiatore, falso, bugiardo o ipocrita. Chissà. Se è stato così, allora la forbice degli editori del Clarín ha fatto il suo (lavoro), poiché nell’articolo non esiste nessuna menzione al Santo Padre.

    Ma anche se intende tappare il sole con le mani, è innegabile che Bergoglio sappia da anni che in tutte le sedi dell’Istituto per sordomuti Antonio Provolo si rifugiano abusatori. E non ha mai fatto niente.

    Liberandosi dal male

    Quando Julieta Añazco, riferimento della Rete delle Vittime dell’Abuso Ecclesiastico in Argentina, ha preso contatto alcuni anni fa con i membri italiani della Rete L’ABUSO, l’hanno informata che, in seguito alla successione delle denunce, vari preti pedofili di Verona erano stati trasferiti in Argentina.

    Nell’ultimo fine settimana, uno degli avvocati della filiale italiana, ha confermato ad Añazco che, oltre a Corradi, Granuzzo e Spinelli (menzionati nel video del 2014) ci sarebbero altri tre “rifugiati” di questo paese in Argentina, tra loro una suora.

    A questo livello non ci sono dubbi che La Plata e Mendoza erano città elette specificatamente dalla gerarchia cattolica per “custodire” i pedofili fatti uscire dall’Italia. Se le massime autorità di questa istituzione oggi negano di avere saputo questo fino a due settimane fa, stanno mentendo.

    È tempo che la Rete di Sopravviventi aveva già localizzato il vecchio abusatore Corradi in Mendoza. Julieta Añazco e l’avvocato dell’organizzazione, Carlos Lombardi, lo tenevano nella mira. Mancava solo una cosa fondamentale: che qualche vittima si animasse a denunciarlo.

    Da due settimane le vittime non smettono di apparire. Ed alcuni tentano di far credere alla società che Bergoglio non ne è al corrente.

    Traduzione Roberta Pietra per Rete L’ABUSO Onlus

    http://www.laizquierdadiario.com/Francisco-sabia-que-en-el-Provolo-se-refugian-violadores-y-nunca-hizo-nada

  • Pedofilia; Fuggì dall’istituto Provolo di Verona dopo le denunce di abusi. Arrestato in Argentina insieme a un collega

    Pedofilia; Fuggì dall’istituto Provolo di Verona dopo le denunce di abusi. Arrestato in Argentina insieme a un collega

    Arrestano due preti ed un civile per abusi sessuali in un istituto di Luján

    di Ricardo Montacuto

    Due sacerdoti cattolici ed un civile impiegato del luogo sono stati arrestati nella notte di venerdì, accusati in un’oscura trama di corruzione di minori, abusi, violenze e pratica di sesso orale commesse su degli internati dell’Istituto per bambini sordi Antonio Próvolo, ubicato in Luján de Cuyo. Alcune delle vittime sarebbero stati minori d’età al momento dei fatti.

    Gli arresti sono stati confermati al POST da fonti sicure.

    Gli accusati per ora sono tre. Un prete italiano di 82 anni residente in Argentina, chiamato Nicola Corradi (“Il padre Nicola”), un altro sacerdote di 56 anni chiamato Horacio Corbacho, ed un terzo individuo internato o impiegato nell’Istituto, anch’egli sordo.

    I detenuti sono: Nicola Corradi (82) era stato denunciato nel 1984. Ma stava in Mendoza. Horacio Corbacho (foto) è l’altro prete incarcerato. 

    Il caso è atroce. La storia si è conosciuta quando una senatrice di Mendoza si mise in contatto con l’autorità giudiziaria, per informarla che una ragazza che soffre di sordità e problemi di linguaggio, voleva fare una dichiarazione. Lo ha fatto con il linguaggio gestuale davanti ad un pubblico ministero, una psicologa e ausiliari. Ha dichiarato attraverso un interprete, dopo che il Procuratore Generale Alejandro Gullé, informato del caso, ha disposto un’immediata indagine.

    La ragazza ha raccontato che da quando era bambina era stata testimone degli abusi, le violenze e le pratiche di fellatio (sesso orale) per anni nell’istituto Antonio Próvolo, diretto da sacerdoti. L’istituto dipende dall’Arcidiocesi di Mendoza. È la prima della lista delle organizzazioni di educazione cattolica cattolica. E dipende anche dalla DGE, per l’educazione formale che provvede.

    L’Antonio Próvolo ha la dipendenza ecclesiastica dalla “Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti”, Decanato Luján de Cuyo.

    La ragazza non è stata vittima personalmente. Ma attraverso la sua testimonianza, le autorità hanno potuto trovare una persona che è stata vittima degli abusi nell’istituto, dove le persone sono in un regime di internamento.

    I detenuti fino adesso sono tre. Due di loro sono sacerdoti. Uno ha 82 anni e l’altro circa 56 anni. I tre sono imputati di volenza ed abusi e i loro nomi non sono stati trascesi. Per ora restano detenuti in un’unità di polizia in Carrodilla. “Stanno cercando la maniera di mettere agli arresti domiciliari il prete di 82 anni. L’altro andrà in carcere” ha detto una fonte.

    Il terzo imputato è una persona interna all’istituto, che sarebbe stato obbligato a commettere gli abusi.

    L’informazione per ora è breve, ma significa uno scandalo di grandi proporzioni. Si sa che altri testimoni sfileranno davanti alla giustizia nelle prossime ore, e che questo  “istituto dell’orrore”, ecclesiastico, sará notizia nazionale in poche ore.

    Gli abusi sarebbero durati vari anni.

    Strani giri che fa il destino. Il caso è accaduto in Luján ed il pubblico ministero in carico è Fabricio Sidoti, lo stesso pubblico ministero che ha lavorato nel caso di Ayelén Arroyo, la ragazza abusata che ha finito per morire. C’è da sperare che questa volta, il pubblico ministero protegga le vittime.

    Nicola Corradi (82) era stato denunciato nel 1984. Ma stava in Mendoza. Horacio Corbacho (foto) è l’altro prete arrestato. Altri testimoni dell’orrore nell’Istituto Antonio Próvolo, di Luján de Cuyo. La storia completa.

    http://www.mendozapost.com/nota/50178-quienes-son-los-curas-presos-por-violaciones-a-ninos-sordos-en-lujan/

  • Chi sono i preti arrestati per abusi su bambini sordi in Luján

    Chi sono i preti arrestati per abusi su bambini sordi in Luján

    di Ricardo Montacuto

    Violenze. Abusi spaventosi con rapporti sessuali. Sodomia nei bagni e nelle stanze. Sesso orale con bambini molto probabilmente per anni, nella solitudine e l’oscurità dei fine settimana, in particolare, o quando meno gente c’era nella casa. Le storie di bimbi abusati nell’Istituto Antonio Próvolo per Bambini Sordi di Mendoza possono essere decine ed appena si conosce la punta dell’iceberg. Casi evitabili, inoltre: Uno dei preti detenuti trascina denunce di abusi sessuali su bambini sordi dal 1984, a Verona. Ed il suo caso viene presentato da una rete di vittime in Washington, l’anno scorso. Tuttavia, il prete stava lavorando in Mendoza, con decine di bimbi e bimbe indifesi e a sua disposizione.

    La storia, spaventosa, è stata rivelata da il POST sabato nella notte, e tratta di abusi sessuali a bambini e bambine sordomuti, internati nell’Istituto Próvolo, un collegio cattolico con collegio ubicato in Luján de Cuyo. Gli imputati per ora sono tre. Un prete italiano di 82 anni radicato in Argentina, chiamato Nicola Corradi (“Il padre Nicola”), un altro sacerdote di 56 anni chiamato Horacio Corbacho, ed un terzo individuo del quale ancora non è chiaro se sia un internato o un impiegato dell’Istituto, ma che è anch’egli una persona sorda. I tre uomini sono in arresto preventivo in un commissariato di  Carrodilla, dove il pubblico ministero Fabricio Sidoti –lo stesso del caso Ayelén Arroyo- sta prendendo le dichiarazioni. Potrebbe esserci un quarto detenuto, anch’egli impiegato dell’Istituto, anche se questo dato non è stato confermato.

    Le vessazioni sessuali intense e ripetute nel tempo su bambini sordomuti internati nell’Istituto Próvolo racchiudono nel mezzo alcune storie di coraggio. Di coloro che hanno vinto la paura per denunciare l’orrore che accadeva dentro le pareti del collegio  religioso.

    Una ex alunna maggiorenne –il suo nome di fantasia sarà “Ayelén” agli effetti di questa nota- è stata colei che ha rotto il cerchio la settimana passata, nell’ambito meno pensato di tutti, la Magistratura de Mendoza. “C’era un’attività pubblica nella Magistratura e partecipavano membri di un’associazione di persone sordomute. Una di loro si è avvicinato e ci ha chiesto aiuto. Fortunatamente contiamo con l’interprete ufficiale della Legislatura, che con il linguaggio gestuale ci ha facilitato la comunicazione con queste persone” ha raccontato la senatrice Daniela García, UCR Cambia Mendoza. Con l’aiuto dell’interprete poterono trovare Ayelén, la testimone dall’identità riservata che ha dato inizio a questa indagine.

    Vedere anche: L’Arcivescovato di Mendoza. Riconosce gli abusi dei preti nell’Istituto di Luján

    La senatrice García e la vicegovernatrice Laura Montero sono state coloro che hanno dato a Ayelén appoggio, protezione ed un “ponte” per dichiarare, armando il contatto con il Procuratore Generale Alejandro Gullé. E per giurisdizione, la causa è caduta sulla magistratura di Fabricio Sidoti, il pubblico ministero “messo alla gogna” per morte di Ayelén Arroyo. Sidoti non ha dormito venerdì notte dopo avere preso le prime dichiarazioni e di avere detenuto i due preti dell’Istituto ed il terzo sospetto. Ed il sabato ha dormito solo due ore. È a tempo pieno sul caso per evitare dispersione di possibili testimoni. Secondo quanto ha potuto sapere questo giornale, varie persone si sono messe in contatto per offrire testimonianze. Alcuni sarebbero i genitori dei bambini vittime dei sacerdoti accusati di pedofilia che vivevano nell’ Istituto Antonio Próvolo.

    La testimonianza di Ayelén

    “Ayelén” è un’ ex alunna del collegio cattolico nel quale hanno violentato bambini e bambine sordi per anni. È uscita dalla casa sei anni fa, ai 18 anni, ed ora è maggiorenne. Lei non è stata vittima diretta degli abusi, ma è stato testimone di violenze sessuali. Con la sua testimonianza si è potuto arrivare ad una delle vittime, un ragazzo che è stato oggetto sessuale dei sacerdoti e del terzo detenuto. “C’era di tutto… violenze sessuali… sesso orale… la testimonianza è terribile” ha detto una fonte.

    La testimonianza di “Ayelén” è riservata, soprattutto perché c’è segreto d’ufficio. E perché lei ha chiesto questo. Figlia di una famiglia agiata, nemmeno i suoi genitori sanno che ha deciso di testimoniare in questo caso. Ciò che ha raccontato venerdì a mezzogiorno con l’aiuto degli interpreti, insieme alla testimonianza del ragazzo vittima, è stato sufficiente per rinchiudere i due preti e la terza persona, sulla quale ci sono molti dubbi rispetto al suo ruolo. Anche se un’informativa dice che è imputabile, si crede che uno o i due sacerdoti arrestati gli davano indicazione su cosa fare ai bambini. I tre sono stati accusati e nessuno di loro ha ancora fatto dichiarazioni.

    I preti accusati di pedofilia hanno selezionato bene le loro vittime. L’Istituto Antonio Próvolo, che ha sedi in La Plata e dipende da “La Compagnia delle Sorelle di Maria”, un’ordine religioso dedicato ai bambini sordomuti, funziona come un collegio con internato. Gli internati in generale sono bimbi di altre province, specialmente del nord dell’Argentina, o di zone lontane da Gran Mendoza. “Hanno violentato bambini e bambine che non si poteva difendere per se stesso, e che inoltre avevano i genitori lontani” ha detto una fonte.

    La causa è appena cominciata. L’Istituto è a carico di una direttrice e si sa che un avvocato si è presentato a chiedere gli arresti domiciliari per il sacerdote Nicola Corradi, di 82 anni. È molto probabile che il pubblico ministero Sidoti gliela conceda ma non potrà essere nell’Istituto dove probabilmente ci sono ancora vittime. Oggi lunedì, nonostante il giorno feriale ci saranno ronde di testimoni. Già hanno dichiarato gli impiegati dell’Istituto e poi lo faranno docenti, non docenti ed altre persone relazionate alla casa. Dichiareranno anche persone che hanno saputo la notizia attraverso la nostra pubblicazione sul POST, e che offriranno la loro testimonianza.

    Cosa dice la chiesa

    Il caso è realmente un orrore. La chiesa cattolica ha perso centinaia di milioni di dollari per indennizzare le vittime dei preti nel corso degli anni, ed è un problema ricorrente di ogni papa di turno. Bisognerà vedere cosa farà ora il papa Francesco, argentino, con questo Istituto ed i preti arrestati accusati di pedofilia, cioè, violenza sui minori nel senso più crudo possibile.

    Intanto, l’arcivescovato di Mendoza ha inviato ieri ai media un comunicato nel quale cercano di essere vicini alle vittime, ma non riconoscono nessuna colpa. Sí, questi sono i fatti. “Ci intristiscono ed indignano questi accadimenti. Manifestiamo la nostra solidarietà e la vicinanza alle vittime dei fatti oggetto della denuncia” dice. “Appena saputa la notizia di questi accadimenti sono state informate le legittime autorità dell’Istituto (che è di Diritto Pontificio), i quali dovranno iniziare il debito processo canonico stabilito dalla chiesa per questi delitti denunciati” assicurano. “Per quanto sia alla portata di questo arcivescovato, si fornirà tutta la cooperazione che corrisponde alle autorità giudiziarie per fare rapida chiarezza dei fatti denunciati” hanno detto. Un dettaglio, che non è minimo. Alla prima chiamata di un’autorità giudiziaria, nell’arcivescovato di Mendoza avrebbero detto che non avevano giurisdizione sull’Istituto Antonio Próvolo. Ora le autorità ecclesiastiche di Mendoza dovranno spiegare perché viveva in un internato con bambini un prete che si trascinava dietro denunce di pedofilia dal 1984. Piccolo compito per il vescovo Franzini.

    Il “Padre Nicola”

    Nicola Bruno Corradi ha 82 anni. Era già stato accusato di abusare di bambini sordi tra il 1955 ed il 1984, nell’ Istituto Próvolo di Verona (Italia). Una sopravvissuta di vittime di abusi dei preti pederasti, Julieta Añazco, ha presentato il suo caso insieme agli altri dieci preti argentini accusati di pedofilia, nella Conferenza Internazionale della Rete di Sopravissuti di Abusi Ecclesiastici relizzata nel luglio dell’anno scorso in Washington. Questa informativa ha dati sul “Padre Nicola”, che sono stati presentati nella maniera seguente:

    “Nicola Bruno Corradi. Accusato di abusare tra il 1955 ed il 1984, nell’ Istituto Próvolo, di Verona (Italia), di bambini e bambine sordomuti. Davanti alle autorità ecclesiatiche sono state presentate denunce di violenze sessuali, masturbazioni obbligate dai preti e relazioni di sodomia commesse nei dormitori. I preti coinvolti sono stati approssimativamente 130. Alcuni di loro sono stati trasferiti in Argentina, in particolare a La Plata e Mendoza. In questa ultima città è arrivato il prete Corradi, attualmente ottantenne, che ha commesso abuso di potere contro docenti ed alunni. In via non ufficiale si sa che c’è stato abuso sessuale contro alcuni alunni. Quando i genitori hanno reclamato è stato “comprato” il loro silenzio con indennizzi” dice l’informativa.

    È realmente lapidario. Ora, il “Padre Nicola” è detenuto in Carrodilla. Le principali accuse indicherebbero lui. Nella web inoltre ci sono varie pubblicazioni datate 1984, in Verona, dove ex alunni della sede originale dell’Istituto -circa 60- hanno denunciato gli abusi.

    Il “Padre Horacio”

    Horacio Hugo Corbacho, l’altro sacerdote arrestato, è professore di Teologia ed oriundo di Castelar, Buenos Aires, dove è nato l’ 8 di aprile del 1960. Vive in Mendoza dal 2001. La comunità del collegio lo conosce come “Il Padre Horacio”. In un’antica pubblicazione, l’agenzia cattolica di notizie AICA ha detto di Corbacho “è il primo sacerdote argentino della Compagnia di Maria per l’Educazione dei Sordomuti”, annunciando la prima messa del prete in La Plata. Una curiosità: Corbacho è stato ordinato sacerdote da José María Arancibia, quando era arcivescovo di Mendoza. La cerimonia è stata fatta nell’ Istituto Antonio Próvolo de Luján de Cuyo. Lo stesso nel quale hanno violentato decine di bambini.

    Nell’ Istituto non ci sono ancora voci ufficiali. Si sa che c’è una direttrice incaricata, e che c’è una vera agitazione per l’arresto dei due preti. Inoltre, che qualcuno dei bambini alunni hanno chiesto di prendere contatto con il pubblico ministero.

    Questa storia di orrore, da molti anni, comincia recentemente ad essere conosciuta. Le reti sociali riproducono l’informazione a tutta birra. Di fatto, una lettrice del POST ha raccontato che aveva fatto una denuncia anni fa alla Magistratura 11 di Luján. La donna è madre di un ex alunno del collegio. Ieri, su richiesta di questo giornale, le autorità giudiziarie hanno cercato e trovato il procedimento, iniziato nella Magistratura di Mercedes Moya. La denuncia ha anni.

    Questi giorni saranno intensi per le dichiarazioni ed il movimento giudiziario. Il prete Corradi, il più anziano, sarà trasferito in qualche domicilio privato. Ed il “Padre Horacio” potrebbe essere inviato al carcere, mentre si sommano le testimonianze di quella che è possibile che sia la storia più terribile conosciuta nella Mendoza degli ultimi anni.

    http://www.mendozapost.com/nota/50189-una-argentina-denuncio-que-su-ex-secuestro-a-sus-hijos-en-chile/

  • Atti sessuali su chierichetti, don Gianpiero condannato anche in Appello

    Atti sessuali su chierichetti, don Gianpiero condannato anche in Appello

    BRINDISI – Confermata in Appello la condanna di don Gianpiero Peschulli, ex parroco della chiesa di Santa Lucia, a Brindisi, a tre anni e otto mesi di reclusione per atti sessuali su chierichetti. La Corte si è pronunciata con sentenza nella tarda serata di ieri, 10 novembre, accogliendo la richiesta del procuratore generale che al termine della sua requisitoria aveva chiesto la condanna del sacerdote, già ritenuto colpevole dal gup Giuseppe Licci del Tribunale di Brindisi di fronte al quale era stato incardinato il processo con rito abbreviato. La difesa, affidata all’avvocato Roberto Cavalera, aveva impugnato la sentenza per chiederne la riforma, con pronuncia di assoluzione perché il fatto non sussiste.

    La pronuncia di secondo grado, quindi, conferma in toto l’impianto accusatorio sostenuto dal pubblico ministero Giuseppe De Nozza, il quale aveva indicato due ragazzi come vittime degli atti sessuali del prete, 74 anni, attualmente ai domiciliari in una comunità terapeutica, dopo essere stato arrestato il 20 maggio 2015.

    „Nelle motivazioni della sentenza di primo grado, si legge che “I baci, gli abbracci, le carezze e i toccamenti ai chierichetti sono espressione di una personalità deviata del sacerdote, sensibile al fascino maschile: quel prete ha abusato dell’autorità morale e religiosa dell’essere il parroco della chiesa di Santa Lucia e della Santissima Trinità di Brindisi”.“ Il gup, inoltre, riportando alcuni stralci degli interrogatori, ha evidenziato come “mai siano caduti in contraddizione” nel corso dell’ascolto con la formula dell’incidente probatorio. I due all’epoca dei fatti non avevano ancora 14 anni, da qui la contestazione dell’altra aggravante. Sono diventati maggiorenni nel frattempo e uno si è costituito parte civile, con richiesta di risarcimento dei danni patiti, istanza ammessa dal gup.

    Il primo giudice ha rimarcato quanto evidenziato già nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Tea Verderosa, secondo la quale il “movente della condotta del parroco è da ascrivere alla sfera di eccitazione sessuale” e gli atti “venivano imposti o poco prima di servire la messa o dopo averlo fatto”. Stando a quanto si legge nelle motivazioni della sentenza, gli “atti sessuali sono consistiti nel dare al ragazzo baci sulle guance, nel farsi baciare lui stesso sulla guancia, nell’abbraccio dopo averlo tirato a sé con la forza, nel dargli la mano incrociando le sue dita con  quelle della mano del ragazzo, nell’accarezzargli le braccia e le gambe, nell’infilare la sua mano nei pantaloni”. Episodio quest’ultimo che secondo il gup è effettivamente avvenuto, così come ha ricordato il chierichetto “mentre si accingeva a prelevare calici e paramenti sacri.

    Il parroco ha sempre respinto le accuse, anche davanti alle immagini registrate dalle telecamere de Le Iene, la trasmissione di Mediaset. Il servizio venne firmato dall’inviato Giulio Golia che a Brindisi arrivò con alcuni attori per incontrare il sacerdote dopo aver ricevuto una mail tra aprile e maggio 2014, nella quale una “persona residente in città riferiva di essere stata vittima di avance sessuali di Peschiulli”. Le Iene lo chiamarono il prete “pomicione”. Quando tornarono per chiedere spiegazioni lui si chiuse in sacrestia e chiamò il 112, mentre su Facebook si registrò una valanga di commenti.

    Anche in udienza, davanti al gup, il parroco spiegò di aver dimostrato solo il proprio affetto. Secondo il difensore è  “aberrante” il movente, sono contraddittorie le testimonianze e la sentenza è carente di motivazione. In subordine, aveva l’esclusione delle aggravanti, il riconoscimento dell’ipotesi di minore gravità.
    http://www.brindisireport.it/cronaca/atti-sessuali-su-chierichetti-don-gianpiero-condannato-anche-in-appello.html
  • Un’altra ragazzina si dice violentata da padre Anello durante la preghiera della guarigione

    Un’altra ragazzina si dice violentata da padre Anello durante la preghiera della guarigione

    Spuntano nuovi casi di violenza sessuale contro padre Salvatore Anello, il frate cappuccino finito in carcere insieme al tenente colonnello Salvatore Muratore nell’inchiesta su esorcismi e violenze sessuali.
    Le loro posizioni si aggravano anche perchè spuntano nuovi casi non riportati nell’ordinanza che li aveva portati al Pagliarelli.
    Il frate è indagato per un nuovo episodio, un abuso ai danni di una ragazzina di 16 anni che accusava disturbi nervosi.
    I genitori pensavano che ci volesse un sacerdote e non un dottore e hanno scelto il prete dei cappuccini. Padre Anello, secondo la ricostruzione degli investigatori, le ha riservato lo stesso trattamento denunciato dalle altre vittime.
    Palpeggiamenti nelle parti intime durante una cosiddetta «preghiera di guarigione», un rito che si sarebbe svolto in una stanza attigua alla chiesa dei Cappuccini.
    La minore ha raccontato tutto ai familiari che poi si sono presentati agli agenti della sezione di polizia giudiziaria del tribunale per i minorenni, titolari dell’ inchiesta sul sacerdote.
    Questo episodio, come scrive il Giornale di Sicilia, non era stato contestato nell’ordinanza di custodia a carico del prete, dato che quando è emerso gli atti erano già stati spediti al giudice per le indagini preliminari.
    Il contesto e le circostanze sembrano essere molto simili alle altre violenze addebitate al sacerdote.
    Genitori con istruzione modesta, che con ogni probabilità hanno scambiato un disturbo nervoso con una presunta possessione diabolica.
    E poi il comportamento del sacerdote. La giovane accolta dentro una stanza a pochi passi dalla parrocchia di piazza Cappuccini, il «rituale liberatorio» che prevedeva preghiere ma anche palpeggia menti, in questo caso sul seno e sul fondo schiena.
    Tutti atti necessari, sosteneva il prete, per cacciare via il demonio dal corpo della minore, ma che per l’accusa costituiscono dei veri e propri abusi sessuali.
    Riguardo alle accuse, il prete fino ad oggi non ha mai fornito la sua versione dei fatti. Quando è stato interrogato dal giudice subito dopo l’ arresto, ha preferito restare in silenzio. I poliziotti durante la prima fase delle indagini lo avevano però sentito come persona informata sui fatti.
    Stavano svolgendo accertamenti sul tenente colonnello Muratore, una sorta di «esorcista fai da te» accusato di cinque violenze. E dopo una serie di interrogatori di fedeli e loro familiari era saltato fuori il nome di padre Anello. Convocato dagli agenti, il suo atteggiamento a quanto pare lasciò alquanto perplessi gli investigatori. Sarebbe apparso nervoso e reticente, ansioso di andare via.
    Avrebbe anche detto che durante i riti era normale toccare ripetutamente i fedeli e anche questo dettaglio non convinse affatto i poliziotti. Così scattarono le indagini pure sul suo conto e con il passare dei giorni saltarono fuori le testimonianze di alcune donne che misero a verbale la loro esperienza con il sacerdote.
    Ad alcuni di questi rituali hanno assistito parenti e in un caso anche un fidanzato della presunta posseduta. Sia lei che lui hanno poi raccontato agli investigatori le invocazioni del frate cappuccino e subito dopo i massaggi con un non meglio precisato olio miracoloso e poi i palpeggiamenti ed i veri e propri abusi. Oltre alle vittime delle violenze, i poliziotti hanno ascoltato anche diversi religiosi con i quali le donne si erano confidate. Tutti hanno ammesso di avere ricevuto queste confidenze, ma nessuno aveva mai contattato gli investigatori e adesso la loro posizione è al vaglio degli inquirenti.
    Gli accertamenti della Procura – l’ inchiesta è coordinata dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca e dal sostituto Giorgia Righi – sono ancora in corso e non è escluso che si possa optare per un incidente probatorio, in cui eventualmente cristallizzare le dichiarazioni delle presunte vittime. È probabile che, come spesso accade con i reati di cui sono accusati Muratore e Anello, al termine delle indagini il pubblico ministero opti per una richiesta di giudizio immediato, che riduca i tempi del processo, consentendo di saltare l’ udienza preliminare.
    I due si sono avvalsi della facoltà di non rispondere durante l’ interrogatorio seguito al loro arresto e allo stato non si conoscono eventuali ricostruzioni alternative a quelle (gravissime) sostenute dalla Procura.

    http://palermo.blogsicilia.it/unaltra-ragazzina-violentata-da-padre-anello-durante-la-preghiera-della-guarigione/362743/

  • Don Luciano Cominotti; archiviato per mancanza di prove il procedimento in Mozambico

    Don Luciano Cominotti; archiviato per mancanza di prove il procedimento in Mozambico

    Nel marzo del 2014 il quotidiano portoghese Pùblico dava notizia che due sacerdoti italiani che dirigevano un orfanotrofio in Mozambico erano stati indagati con l’accusa di abuso.

    A dare il via alle indagini era stato João Paulo Gomes de Oliveira, un veterinario che nel 2010 insegnava nel Centro Polivalente Leão Dehon di Gurue, Mozambico.

    In una lettera pervenuta oggi presso la nostra sede di Savona, l’avvocato di don Luciano Cominotti, chiedendo rettifica comunica che la Procura Provinciale di Zambezia in Mozambico ha archiviato “per mancanza di legittimità riscontrata dal pubblico ministero nel proseguire l’azione penale per il crimine di attentato al pudore” nei confronti del suo assistito. Nella missiva si smentisce anche la notizia che il suo assistito sia stato denunciato in Italia, come invece aveva dichiarato João Paulo Gomes de Oliveira.

    Nel ribadire l’assoluta estraneità dei fatti imputati al suo assistito fornisce copia del documento ottenuto dalla Procura Provinciale di Zambezia dove si legge; “La informo che, in funzione della sua richiesta di chiarimento sul proscioglimento del procedimento penale instaurato per la denuncia di Joao Paulo Oliveira contro Luciano Cominotti, il pubblico ministero (Procura Provinciale da Zambezia) ha deciso per il non proseguimento del procedimento criminale per mancanza di prove sufficienti a determinare chi siano stati gli autori del crimine di tentato omicidio e furto praticato contro la vittima Joao Paulo Oliveira, da una parte e dall altra per la mancanza di legittimita del Pubblico ministero a continuare con l azione penale per il crimine di attentato al pudore nel quale la vittima è Aires G Muhuo”.

    L’Ufficio di Presidenza

  • Pedofilia, novità sul caso di don Pascal Manca

    Pedofilia, novità sul caso di don Pascal Manca

    Sembrava non ci fosse più nulla da aggiungere nell’istruttoria a carico di don Pascal Manca, ex parroco di Mandras e Villamar, arrestato nel maggio del 2015 con l’accusa di pedofilia. Accuse talmente gravi, e circostanziate, da costringere il tribunale del riesame a rifiutargli anche gli arresti domiciliari.

    Adesso, il colpo di scena, a distanza di quasi un anno e mezzo, ricompare uno dei ragazzini che sosteneva di aver subito abusi dal parroco, ritratta e incrina un castello accusatorio che fino ad oggi appariva inattaccabile.

    Il prossimo 4 novembre il sacerdote comparirà davanti al gup Ermengarda Ferrarese, su richiesta dei difensori Luigi e Pierluigi Concas, per chiedere il rito abbreviato. Gli sarà concesso, come ha precisato il magistrato, solo a condizione che sia presente il teste che ha ritrattato e che, don Pascal, si sottoponga ad una perizia psichiatrica che avvalori, in parte, la sua versione dei fatti. Vale a dire che non aveva la piena facoltà di intendere e di volere durante gli episodi che lo vedono incriminato, perché sotto l’effetto della grande quantità di #Farmaci che assumeva.

    Farmaci che hanno un ruolo fondamentale nell’intera vicenda. Infatti, secondo le accuse pervenute con una lettera anonima alla procura di Cagliari, il prete avrebbe usato degli psicofarmaci per ridurre i ragazzi, tutti compresi tra i 15 e i 17 anni, in una condizione di torpore e, comunque, tale da permettergli di approfittare facilmente di loro.

    Infatti, le conclusione a cui giunse il pubblico ministero Liliana Ledda furono raccolte in un solo capo d’imputazione: aver messo le vittime in condizioni d’incapacità per mezzo di bevande composte da farmaci dagli effetti sedativo-ipnotici, che li rendevano incapaci di difendersi dagli abusi sessuali.

    Il primo processo dello scorso 27 settembre risultò aperto e subito rinviato ma non a causa delle novità testimoniali intervenute, perché il ragazzo che ha ritrattato non era ancora comparso sulla scena. In rinvio che sicuramente è giustificato da motivi procedurali ma potrebbe, secondo qualche ipotesi, essere dettato da motivi di prudenza, perché pochi giorni prima c’era stato un evento che ha destato molto scalpore.

    Il caso riguardava don Luca Pretta, ex parroco della #Chiesa di Santa Giusta a Gesico, assolto dall’accusa di pedofilia perché le accuse erano assolutamente infondate. Infatti, il giudice per le indagini preliminari accogliendo la richiesta del pm Liliana Ledda pose fine all’incubo che aveva stravolto per un anno la vita del religioso.

    I motivi di queste ipotetiche perplessità potrebbero nascere da alcuni punti comuni tra le due vicende, anche se profondamente diverse. A destare curiosità è la presenza nelle due differenti istruttorie degli stessi due parroci che hanno accusato entrambi gli imputati. #magistratura

    http://it.blastingnews.com/cronaca/2016/10/pedofilia-novita-sul-caso-di-don-pascal-manca-001214977.html

  • Don Pascal, processo alla stretta finale: le vittime “fuori gioco”

    Don Pascal, processo alla stretta finale: le vittime “fuori gioco”

    Colpo di scena nel processo a Don Pascal che riprende domani a Cagliari: due delle presunte vittime di pedofilia hanno deciso di non costituirsi parte civile

    Stando alle prime indiscrezioni sono due le presunte vittime che, al momento, hanno deciso di non costituirsi parte civile nel procedimento contro don Pascal Manca e che domani vedrà l’udienza davanti al giudice per le udienze preliminari. Sono, infatti, tre (delle cinque individuate) ad aver optato per la costituzione di parte civile nei confronti del sacerdote accusato di violenza sessuale aggravata. Il religioso, difeso dagli avvocati Luigi e Pierluigi Concas, comparirà domani davanti al GUP Ermengarda Ferrarese per rispondere delle accuse nei suoi confronti.

    Il processo era stato aperto e subito rinviato nella prima udienza dello scorso 27  settembre.  Una udienza che giunge poche settimane dopo la clamorosa archiviazione del procedimento a carico di don Luca Pretta, ex parroco di Gesico e, a sua volta, accusato di pedofilia. Castello crollato sotto le attente indagini degli inquirenti che hanno portato il Pubblico Ministero Liliana Ledda a chiedere l’archiviazione perchè le accuse sono risultate infondate. Domani con l’apertura del processo si avrà un quadro più chiaro e preciso. Anche perchè, parafrasando Gustave Flaubert, “Dio è nei dettagli”.

  • Oppido, il prete «consapevole» dei rapporti sessuali con i minori

    Oppido, il prete «consapevole» dei rapporti sessuali con i minori

    Si faceva chiamare “Nico” e si spacciava per un insegnante di educazione fisica (in alternativa per un carabiniere) don Antonello Tropea, l’ex parroco di Messignadi, frazione di Oppido Mamertina, condannato a 4 anni di reclusione (processo con il rito abbreviato) per prostituzione minorile, detenzione di materiale pedopornografico e adescamento di un minorenne. Adesso sono stati resi noti i motivi per i quali il Gup di Reggio, Filippo Aragona, ha condannato il prete con il vizio della prostituzione minorile pagando 20 euro per prestazione a luci rosse.

    Gli investigatori della Squadra Mobile di Reggio, che hanno approfondito una segnalazione delle Volanti di Gioia Tauro quando intercettano in zona Lungomare il prete falso professore di educazione fisica che si intratteneva a bordo di una autovettura con un ragazzino (conseziente) di 17 anni a cui hanno trovato anche uno zaino zeppo di materiale pornografico.

    Il prelato, seguito, pedinato, osservato ed intercettato, è stato smascherato, così come rimarca in sentenza il Giudice dell’udienza preliminare: «Le intercettazioni eseguite in due mesi, l’analisi del cospicuo materiale sequestrato nella dimora dell’indagato, gli ulteriori controlli di polizia e le testimonianze acquisite hanno consentito di smascherare la doppia vita dell’imputato, il quale di giorno esercitava il ministero sacerdotale presso la Chiesa di San Nicola di Mira a Messignadi, frazione di Oppido Mamertina, mentre la sera, sotto falsa identità si dilettava con numerosissimi rapporti sessuali, talvolta a pagamento con giovani contattati su Internet».

    Secondo il Gup di Reggio «sono emersi senza alcuna incertezza tutti gli elementi costituti del reato di prostituzione minorile», da cui la condanna a 4 anni di carcere affievolita rispetto alla più pesante richiesta di pena avanzata dal pubblico ministero (6 anni).

    Nessun dubbio, emerge dalla sentenza, sulla conoscenza e consapevolezza di intrattenersi con minori: «È stata la stessa persona offesa a riferire, prima al pm e poi in sede di incidente probatorio, che egli aveva comunicato all’imputato di essere un diciasettenne già in occasione del loro primo rapporto sessuale, con la conseguenza che la sera del 16 marzo 20015 il Tropea era ben consapevole di aver fatto sesso con un minorenne in cambio del pagamento a favore di quest’ultimo di 20 euro. Francamente non vi sono elementi sufficienti per ritenere non attendibile quanto dichiarato da Omissis nel corso del processo, ancorché questi si sia costituito parte civile, in quanto il suo racconto è apparso molto lineare e privo di contraddizioni…».

    http://www.gazzettadelsud.it/news/reggio/217985/oppido-il-prete-consapevole-dei-rapporti-sessuali-con-i-minori.html

  • Atti sessuali in chiesa, imputato l’ex parroco di Bozzano: chierichetto parte civile

    Atti sessuali in chiesa, imputato l’ex parroco di Bozzano: chierichetto parte civile

    Oggi prima udienza del processo a carico di don Francesco Caramia, arrestato il 15 giugno: è ai domiciliari in un convento del Lazio, respinge l’accusa e chiede l’ascolto di 55 testimoni, tra sacerdoti ed ex vescovi. L’inchiesta scaturita dalla denuncia del pediatra del minore che nel 2008 aveva nove anni.
    Atti sessuali in chiesa, imputato l’ex parroco di Bozzano: chierichetto parte civile

    BRINDISI – Prima udienza del processo, a porte chiuse, in cui è imputato don Francesco Caramia, l’ex parroco del rione Bozzano di Brindisi, accusato di atti sessuali su un chierichetto che nel 2009, anno della denuncia, aveva nove anni: il prete, arrestato il 15 giugno scorso, è ai domiciliari in un convento del Lazio e tramite i suoi legali ha chiesto l’ascolto di 55 testimoni per dimostrare la sua innocenza.

    Stamattina il sacerdote non era presente in aula davanti al collegio presieduto da Gienantonio Chiarelli. C’erano i suoi avvocati, Giancarlo Camassa e Rosanna Saracino, i quali hanno anticipato la volontà del prete di partecipare al dibattimento: oggi c’è stata rinuncia trattandosi di udienza per la sola costituzione delle parti.

    Come persona offesa si è costituito il minore che nel processo è rappresentato dall’avvocato Carmela Roma: la penalista ha chiesto la citazione del responsabile civile, indicando la Curia, il Tribunale ha rigettato l’istanza a cui si sono opposti i difensori del parroco.

    Per l’imputato gli avvocati Camassa e Saracino hanno chiesto l’ascolto di persone che hanno avuto modo di conoscere il parroco anche prima che fosse destinato alla parrocchia San Giustino de Jacobis del quartiere Bozzano, tra catechisti, sacerdoti e vescovi della diocesi di Brindisi-Ostuni. La citazione dei vescovi che hanno guidato la chiesa negli ultimi anni, coincidenti con il sacerdozio di don Francesco Caramia, è stata chiesta anche dall’avvocato della parte civile.

    Il pubblico ministero punta su otto testimoni, a partire dalla mamma del ragazzo, per sostenere l’accusa. Le dichiarazioni del minore sono state già acquisite in sede di incidente probatorio. Non è stato chiesto l’ascolto del pediatra che con la sua denuncia fece partire l’inchiesta.

    Don Francesco Caramia deve difendersi dall’accusa di atti sessuali compiuti tra il 2007 e il 2008 su un chierichetto di nove anni. Nel fascicolo delle indagini, sono confluite anche diverse intercettazioni ambientali e telefoniche oltre al verbale dell’interrogatorio reso dal minore ritenuto vittima degli abusi davanti al gip del Tribunale di Brindisi il 16 febbraio scorso. All’incidente probatorio ha assistito come consulente della difesa, la criminologa Roberta Bruzzone, volto noto su scala nazionale, anche per una serie di partecipazioni a programmi televisivi.

    http://www.brindisireport.it/cronaca/atti-sessuali-in-chiesa-imputato-l-ex-parroco-di-bozzano-chierichetto-parte-civile.html